Nagorno Karabakh, nuovo presidente de facto (Osservatorio Balcani e Caucaso 17.04.20)

Il 14 aprile scorso si è votato in Nagorno Karabakh per il secondo turno delle presidenziali. L’ex primo ministro Arayik Harutyunyan, sarà il nuovo presidente de facto. Il voto non è riconosciuto fuori dai confini dell’Armenia ed è ritenuto illegale dal vicino Azerbaijan

17/04/2020 –  Marilisa Lorusso

In 47.165 – cioè il 45,01% degli aventi diritto – hanno votato al secondo turno per le presidenziali in Nagorno Karabakh. Al primo turno, che era accorpato alle politiche, l’affluenza era stata più del 70%. Effetto Covid 19, sicuramente, tanto è vero che fra i votanti non si è presentato nemmeno l’altro candidato in lizza, che aveva invitato a non andare a votare per evitare il propagarsi della pandemia.

Il quadro politico post-elettorale

Secondo il conteggio dei voti finora disponibile, in attesa della pubblicazione definitiva dei risultati il 21 aprile, Arayik Harutyunyan, ex primo ministro (2007-2017), ministro di Stato (2017-2018), leader del partito Patria Libera è stato eletto Presidente con l’84,5% dei voti (39.860 voti) mentre Masis Mayilyan, ex ministro degli Esteri, ha ricevuto il 12,1% dei voti (5.428 voti).

Arayik Harutyunyan è un oligarca locale, con una vasta gamma di interessi commerciali nel territorio nel settore bancario, agricolo ed energetico, e secondo alcuni era l’uomo su cui puntava il primo ministro armeno Nikol Pashinyan. Un voto importante per l’Armenia: come avevamo già detto su queste pagine, non tutti i candidati si erano espressi a favore della nuova leadership e della rivoluzione di velluto a Yerevan.

I due candidati del secondo turno avevano comunque sottolineato il loro sostegno a Pashinyan.

Harutyunyan aveva in particolare dichiarato  : “Tutte le forze che oggi mettono in discussione le azioni delle autorità armene, in particolare del primo ministro, in relazione alla questione del Karabakh […] sono disfattiste, cospiratrici”.

Insomma, una nuova armonia dopo l’inusuale tensione post-rivoluzionaria: è infatti in Karabakh che la vecchia élite armena, caduta in disgrazia con la rivoluzione di velluto, ha il proprio bastione di resistenza e questo ha creato negli ultimi due anni non poche tensioni  .

Immediate le congratulazioni di Pashinyan  che rivolgendosi al neo-eletto presidente ha commentato: “Lei ha ricevuto un mandato dal popolo dell’Artsakh [Nagorno-Karabakh in Armeno] per rafforzare la sicurezza dell’Artsakh, per sviluppare l’economia e costruire una società basata sui valori democratici, sui diritti umani e sulle libertà fondamentali. A tal fine, ha adottato un programma volto all’attuazione di riforme profonde e sistematiche nella pubblica amministrazione, in ambito economico, politico, giudiziario e di altri aspetti della vita pubblica. Può contare sul sostegno del governo dell’Armenia e mio personale in questo processo”.

Unanime il non riconoscimento del voto, fuori dai confini dell’Armenia. Durissima la condanna dell’Azerbaijan  che denuncia l’illegalità delle elezioni.

Nonostante la condanna internazionale, dopo il voto nell’entità de facto nascerà un nuovo governo coerente politicamente con la nuova presidenza anche se il Partito della Patria Libera di Harutyunyan, in alleanza con il Partito dell’Alleanza Civica Unito, ha ottenuto sì il maggior numero di seggi (16, con il 39,7% dei voti), ma non abbastanza per formare un governo di maggioranza. Già in una conferenza stampa il 1° aprile scorso Harutyunyan  aveva annunciato di essere pronto a parlare con gli altri quattro partiti che hanno ottenuto seggi in parlamento per formare una coalizione.

La situazione Covid 19 in Nagorno-Karabakh

Sul tema Covid 19 fra il primo e il secondo turno qualcosa è cambiato in Nagorno Karabakh. Da zero casi di contagio si è passati nel giorno del voto a 6, con il primo caso registrato il 7 aprile. Il 13, il giorno prima del voto, le autorità della vicina Armenia avevano esteso lo stato di emergenza nel paese fino al 14 maggio. Il Presidente de facto uscente Bako Sahakyan il 12 aprile ha firmato un decreto con cui ha dichiarato lo stato di emergenza nel paese sulla base degli articoli 93 (disposizione 20) e 133.1 della Costituzione della Repubblica di Artsakh. Quindi si è potuto andare a votare, ma con il modulo di autocertificazione. Gli elettori si sono dimostrati reattivi e consapevoli del rischio, e non a caso a Mirik, dove è stato confermato il primo caso, l’affluenza alle urne è stata particolarmente bassa con solo il 10% degli aventi diritto che si sono presentati alle urne.

La missione d’osservazione elettorale armena non si è recata in Karabakh per il secondo turno. Troppo alto il rischio di contagio, con l’Armenia che ormai supera il migliaio di contagi e le vittime che si contano in due cifre.

Lo sforzo diplomatico ai tempi del COVID

Non vi è dinamica che si salva dalla pandemia, neanche il processo di pace. Ed è così che nonostante le tensioni di cui abbiamo già parlato non è possibile tornare alla prassi che accompagna il processo di mediazione per la soluzione pacifica del conflitto in Nagorno Karabakh.

I monitoraggi del team dell’OSCE lungo la linea di contatto sono sospesi, e buona parte delle delegazioni soprattutto non governative hanno lasciato non solo il Karabakh, ma tutto il Caucaso. Nell’esodo di cittadini verso i loro paesi di origine sono venute a mancare professionalità e ruoli importanti per le zone di conflitto. In questo periodo sospeso, in cui i problemi non sono risolti ma sono scomparsi i facilitatori di eventuali soluzioni, la diplomazia cerca di rimanere viva con i mezzi telefonici e digitali.

I contatti non si interrompono, come ha commentato il ministro degli Esteri armeno  : “La priorità è mantenere il cessate il fuoco. Anche se il normale ritmo di lavoro è in qualche modo interrotto in queste condizioni. Al momento non ci sono incontri, ma siamo in costante contatto con i Co-presidenti e il Rappresentante dell’OSCE per la Presidenza in carica. […] Apprezziamo gli sforzi volti a preservare il proseguimento del processo di pace”.

I Co-presidenti citati sono gli ambasciatori francese, russo e americano che costituiscono il Gruppo di Minsk, che dovrebbe portare alla conferenza di Minsk per la soluzione politica del conflitto, progetto rimasto sulla carta fino ad oggi nonostante il lavorio diplomatico del trio che dura da anni, con mandato dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa. Ogni presidenza a rotazione dell’Osce nomina poi un Rappresentate per il conflitto, e c’è appunto un team che staziona, in condizioni normali, permanentemente nella regione.

Il nuovo governo de facto dovrà probabilmente aspettare diverso tempo prima che si ritorni alla routine diplomatica della mediazione del conflitto. Nel frattempo c’è da sperare che prevalga la consapevolezza delle dimensioni della sfida in corso perché le armi e le lingue si fermino, e che quindi nessuna provocazione possa sabotare lo sforzo che deve essere per forza comune.

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Mkhitaryan: “Non mi rilasso, pronto a soffrire per la Roma” (Leggo.it 16.04.20)

Voglia di ricominciare. Ce l’ha pure Mkhitaryan che aveva appena iniziato a trovare la giusta continuità con la maglia della Roma dopo una serie di infortuni. Tre gol e 3 assist nelle ultime cinque partite di campionato prima della sosta imposta dal coronavirus. L’armeno sta vivendo nella capitale l’isolamento forzato a ma a fine stagione potrebbe tornare all’Arsenal. Troppo alto lo stipendio, troppo alte le richieste del club inglese a meno che l’agente Raiola non ottenga il prolungamento del prestito. Per ora Miki pensa solo a tornare in campo. “È difficile rilassarsi restando sempre nello stesso posto. L’obiettivo è riuscire a rimanere calmi e rilassati, accettare la situazione e concentrarsi sui prossimi passi. Sappiamo bene che la situazione non tornerà alla normalità rapidamente e che avremo bisogno di ulteriori settimane di lavoro per riprendere a giocare. C’è voglia di ripartire, ma al primo posto deve esserci la sicurezza di tutti”, ha ribadito in un’intervista-chat sui social. L’armeno è diventato da poche settimane papà e ha quindi parecchio da fare in casa: “Passo il lockdown nel mio appartamento e la maggiore del tempo va via con mio figlio. Quando c’è bel tempo e non si può uscire per fare una passeggiata è un peccato. Peccato anche non avere un giardino per stare un po’ di tempo all’aperto, ma mi consolo con Netlifx. Vedevo tanti film prima, ora ne vedo ancora di più. Con noi ci sono anche mia madre e mia suocera. Erano venute per la nascita di Hamleth, poi è iniziata questa emergenza e sono rimaste qui. In Armenia la situazione sembra sotto controllo”. E sui problemi legati agli allenamenti: “E’ una situazione diversa dal solito ma stiamo andando avanti con il lavoro. Il club ci segue costantemente, inviandoci anche l’attrezzatura necessaria. Abbiamo un programma da seguire e stiamo lavorando duro. Visto che dentro casa non riesco a correre sto utilizzando molto la cyclette”. In attesa del ritorno a Trigoria previsto per ora al 4 maggio.

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Mkhitaryan: “La Roma ci segue costantemente, stiamo lavorando duro anche da casa (insideroma.com 16.04.20)

La società giallorossa, tramite Whatsapp, ha intervistato Henrikh Mkhitaryan.. Queste le sue parole:

Ciao Micki, come va? (Posso chiamarti Micki sì?)
“Ciao! Come no? Mi chiamano tutti così! Qui tutto bene, è strano non avere la possibilità di uscire ma spero che tutto passi presto e che non succeda più”.

Come stai affrontando il lockdown?
“Sono qui, nel mio appartamento. Quando c’è bel tempo e non si può uscire per fare una passeggiata è un peccato. Peccato anche non avere un giardino per stare un po’ di tempo all’aperto. Ma bisogna restare a casa, questa è la cosa più importante da fare in questo momento”.

Però sei diventato papà da poco, complimenti!
“Grazie!”.

L’aspetto positivo almeno è che puoi passare tanto tempo insieme al piccolo Hamlet
“Sì, da questo punto di vista sono stato fortunato. Passare tutto questo tempo con la mia famiglia e con lui è la cosa migliore del mondo”.

Chi altro c’è a casa con voi?
“Con noi ci sono anche mia madre e mia suocera. Erano venute per la nascita di Hamleth, poi è iniziata questa emergenza e sono rimaste qui. Ed è un piacere per noi”.

Sei sempre aggiornato sulla situazione dei tuoi familiari e amici in Armenia?
“Sì, seguiamo costantemente le notizie da lì e gli aggiornamenti dei nostri amici. Anche in Armenia ci sono stati casi di Covid-19, ma la situazione è ancora sotto controllo e spero che si mantenga così. Abbiamo valutato se per qualcuno di noi fosse il caso di tornare in Armenia, ma poi abbiamo deciso che era meglio che nessuno si muovesse. Tutti dobbiamo fare la nostra parte”.

Come vanno gli allenamenti?
“Bene, ovviamente è una situazione diversa dal solito ma stiamo andando avanti con il lavoro. Il Club ci segue costantemente, inviandoci anche l’attrezzatura necessaria. Abbiamo un programma da seguire e stiamo lavorando duro. Visto che dentro casa non riesco a correre sto utilizzando molto la cyclette”.

A livello psicologico quanto è faticoso questo periodo?
“È difficile rilassarsi restando sempre nello stesso posto. L’obiettivo è riuscire a rimanere calmi e rilassati, accettare la situazione e concentrarsi sui prossimi passi. Sappiamo bene che la situazione non tornerà alla normalità rapidamente e che avremo bisogno di ulteriori settimane di lavoro per riprendere a giocare. C’è voglia di ripartire, ma al primo posto deve esserci la sicurezza di tutti”.

In che modo provi a rilassarti?
“Beh, per prima cosa c’è Hamlet da seguire. Poi c’è Netflix, sto guardando un sacco di film. Già ne vedevo molti, ora ancora di più”.

Che tipo di film vedi? E in che lingua?
“Vedo qualche film armeno, anche se quelli non si trovano su Netflix. Come lingua scelgo spesso il russo e l’inglese. Per l’italiano ancora non sono pronto, faccio fatica senza aggiungere i sottotitoli. Provo a seguire le notizie e i canali TV in italiano per migliorare il mio livello, ma per quanto riguarda i film faccio molta più fatica a capire”.

Tutti si sono accorti di quanto tu sia bravo con le lingue. Immagino che avrai tante chat aperte sul telefono in tante lingue diverse…
“Sì, cambio molto spesso la lingua in cui scrivo i messaggi di chat in chat”.

E questo non fa impazzire il correttore del telefono?
“Il mio cervello più che il correttore! Spesso mi trovo a non ricordare come si dice una parola nella lingua in cui sto scrivendo, mentre mi vengono in mente tutte le altre traduzioni”.

Quali sono i temi che ricorrono in questi giorni nelle differenti chat e nei gruppi?
“Principalmente aggiornamenti che riguardano il virus e le ipotesi su quando potremmo tornare ad allenarci. E poi girano un sacco di meme. Tutti li riceviamo e inviamo”.

Hai un esempio?
(Mkhitaryan invia un meme che ritrae un padre seduto comodamente sul divano e suo figlio neonato appeso al muro con una cinta di scotch, ndr). Questo fa ridere ma non riflette realtà. Hamlet ci tiene occupati parecchio ma è la normalità. A volte è difficile capire perché un bambino sta piangendo!”.

Con la spesa come va?
“Bene, ovviamente è più difficile del solito ma accompagno io in macchina mia madre o mia suocera al supermercato a prendere ciò di cui abbiamo bisogno”.

Grazie Micki, speriamo di rivederci presto a Trigoria!
“Grazie a te, a presto e stay safe!”.

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A Palermo c’è un gioiello nascosto ma abbandonato: una chiesetta in pieno centro (Balarm.it 15.04.20)

Diecimila è un numero spropositato per dei martiri. Eppure, benché non abbia fondamenti storici, all’incirca dal XIII secolo la leggenda dell’esercito composto da diecimila martiri giustiziati presso il monte Ararat in Armenia insieme al loro condottiero romano Acacio ha dato vita al loro culto religioso, che si commemora il 22 di giugno.

Tradizione rappresentata da diverse opere cinquecentesche conservate a Firenze e dal famoso dipinto di Dürer custodito nel Museo Nazionale di Vienna. Si racconta che, sotto gli imperatori Adriano ed Antonino Pio, nel II secolo d.C., Acacio fu inviato in Armenia insieme a novemila soldati, per sedare una rivolta nemica. Ma l’esercito romano non si aspettava di combattere contro centomila uomini.

Inizialmente spaventati per l’immane squilibrio di forze, i soldati imperiali furono rassicurati dall’apparizione di un angelo che li invitò a combattere in nome di Cristo per ottenere la vittoria. Dopo il successo della battaglia, furono battezzati sul monte Ararat. Ma gli imperatori romani, avendo appreso della loro conversione, intervennero per farli abiurare. Non riuscendo nel loro intento, li fecero torturare tremendamente in svariati modi: lapidazione, flagelli e obbligo di camminare su punte acuminate.

Ma nessun supplizio fu portato a termine nei loro confronti, poiché ogni volta furono salvati dagli angeli. Vedendoli uscire incolumi, altri mille uomini vollero convertirsi ed unirsi a loro, raggiungendo così il numero di diecimila. Diecimila che però non sfuggirono al loro destino, diventando martiri sullo stesso monte Ararat, dopo aver subito gli stessi tormenti di Cristo, compresa la crocifissione.

A Palermo, in via Francesco Raimondo quasi di fronte alla chiesa di S. Agostino, esiste ancora una chiesa (oratorio, secondo il Mongitore) dedicata ai Diecimila martiri. Un edificio sconsacrato e chiuso da tempo, di cui si può solo notare l’esterno, risultato di un rifacimento del XVII secolo, sul cui portale si trova un medaglione in stucco di S. Acacio dentro ad un timpano, sovrastato prima da una finestra ed infine da una loggetta.

Completano il tutto due tondi laterali decorati con le palme, simboli del martirio. La sacra fabbrica fu voluta, alla fine del XVI secolo, dalla Compagnia dei Diecimila Martiri, che era sorta nel 1580 nella scomparsa chiesa di S. Maria della Grazia al Capo. Detta Compagnia si univa alle processioni dell’ultima domenica del mese organizzate dalla parrocchia di S. Ippolito ed accoglieva i fedeli di tutti i ceti sociali, tanto da essere chiamata “di sciabica”.

L’edificio, composto da una sola aula rettangolare ed ormai privo pure dell’altare barocco, è in pessime condizioni. La volta è crollata e tutti gli elementi architettonici e decorativi sono praticamente scomparsi. Diverse decine di anni fa divenne sede di un partito politico e, a cavallo del secolo scorso, il cardinale De Giorgi la affidò all’Associazione artistico-culturale no profit Extroart che aveva l’intenzione di trasformarla in un centro Internazionale Multimediale di Arte Contemporanea. Ma il tempo è trascorso e dei fieri Diecimila martiri che coraggiosamente professarono la loro fede sino al martirio rimane un ricordo sbiadito ed una chiesa che attende ancora di rinascere.

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Armenia, il ct Caparros: «Ho parlato con Mkhitaryan prima di venire qui. Sarei andato a vederlo nel match Siviglia-Roma» (Laroma24.it 15.04.20)

EFE – Da qualche settimana è Joaquin Caparros il nuovo ct dell’Armenia. L’ex direttore sportivo e allenatore del Siviglia ancora non ha avuto modo di incontrare i propri giocatori a causa del Coronavirus, ma lavora quotidianamente con il suo assistente Luci Martin e il direttore sportivo della Federazione armena Ginéa Meléndez visionando video delle partite e analizzando le caratteristiche dei vari calciatori, anche di quelli che non sono mai entrati nel giro della nazionale e che potrebbero essere convocati. Il tecnico spagnolo non perde di vista neanche il capitano della squadra, Mkhitaryan, di proprietà dell’ e ora in prestito alla Roma, che ha già contattato prima che si insediasse sulla panchina della nazionale armena, come ha rivelato in un’intervista rilasciata all’agenzia di stampa iberica. «Mkhitarya continua ad allenarsi. Gli ho parlato prima di venire qui. È un caro ragazzo al livello sportivo e ha grandissime qualità umane – le parole di Caprros – Ciò che mi piace di questa nazionale è il senso patriottico che tutti hanno nel difendere la squadra e di questo me ne aveva parlato lo stesso Mkhitaryan. Se in questi giorni le partite si fossero giocate normalmente sarei andato a vederlo nel match di Europa League Siviglia-Roma, sebbene già lo conosca». «Sono in contatto con un gran numero di giocatori. Una delle prime cose che volevo fare è chiamare tutti i ragazzi convocati e presentarmi, visto che non lo avrei potuto fare personalmente» ha concluso il ct armeno.

Dr. Marsili: gli europei non possono continuare a ignorare l’indipendenza “di fatto” di Artsakh che, nel tempo, diventa lecita

Riceviamo e volentieri pubblichiamo il contributo del Dr. Marco Marsili sulla situazione dell’Artsakh. L’articolo è stato pubblicato dalla rivista Dialogorg.ru  in versione inglese e russa. Qui di seguito presentiamo la traduzione italiana del testo  (Google Translater)

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Le elezioni tenute in Artsakh hanno risuonato tra i circoli intellettuali e politici europei. Molti di loro, per ragioni oggettive, non hanno potuto partecipare alle elezioni, ma continuano a testimoniare l’emergere dell’indipendenza di Artsakh. Uno di questi e il nostro interlocutore è il dott. Marco Marsili, che, nell’ambito del progetto Artsakh 2020, ha risposto alle domande di Dialogorg.ru.

D:  Caro dottor Marsili Tu e molti altri personaggi internazionali avete accettato di venire ad Artsakh come osservatori delle elezioni presidenziali. Questo atto stesso rappresenta un importante supporto per Artsakh. Cos’altro potrebbero fare gli intellettuali e i politici europei amanti della libertà al riguardo?

UN:Sono stato onorato di essere invitato a osservare le elezioni generali che si sono tenute ad Artsakh il 31 marzo. Mi dispiace così tanto che, a causa delle misure di emergenza nel contesto della pandemia di COVID-19, le autorità abbiano limitato l’accesso agli stranieri, quindi non ho avuto l’opportunità di beneficiare di questa opportunità per visitare questo meraviglioso paese. Ho auspicato che i media mainstream europei e i colleghi accademici avrebbero dedicato una grande attenzione alle elezioni e, più in generale, alla questione dell’indipendenza di Artsakh. Gli europei non possono continuare a ignorare un’indipendenza “di fatto” che, col tempo, diventa lecita; Trovo ridicolo continuare a chiamare la questione Artsakh un conflitto “congelato” per 15 anni.

D: In che modo la parte armena potrebbe contribuire alle rispettive iniziative?

UN:L’Armenia è un alleato strategico di Artsakh. Non è un’alleanza vincente; è una “fratellanza” cementata da legami di sangue. Armenia e Artsakh condividono la stessa cultura; la stessa lingua; la stessa religione. È un collegamento profondo che non può essere interrotto. Solo uno sciocco può pensare di separare i fratelli dai confini amministrativi.

D: Come sostenitore del diritto all’autodeterminazione e all’indipendenza dei popoli, come descriveresti e distinguere il caso di Artsakh (Nagorno-Karabakh) da altri casi ben noti (ad esempio il caso della Catalogna)?

UN:La Catalogna si unisce a un’autonomia speciale in Spagna. Il catalanismo e il vasquismo, insieme ad altri nazionalismi e regionalismi in Spagna, sorsero alla fine del XIX secolo, ma l’Armenia, come stato-nazione, ha un antico patrimonio culturale che ha le sue radici. Duemila anni fa, quando la Spagna era sotto i sovrani visigoti, e successivamente sotto i sovrani arabi, ed era così lontana da diventare uno stato-nazione unico e indipendente, il Regno di Armenia era già stato istituito ed era il primo stato nel mondo che adotta il cristianesimo come religione ufficiale. Successivamente l’Armenia ha subito molte occupazioni fino ai tempi moderni, quando era sotto l’impero ottomano e iraniano – entrambi di religione musulmana – prima di essere conquistata dall’impero russo e in seguito incorporata, come membro fondatore, nell’Unione Sovietica, fino a quando non ha riguadagnato l’indipendenza nel 1991 dopo lo scioglimento dell’URSS. Ma, durante la dinastia Bagratuni che restaurò il regno armeno alla fine del IX secolo d.C., sorse il Regno di Artsakh e un’entità indipendente ancora riconoscendo la supremazia dei re Bagratidi. Potremmo parlare di altri casi: Kosovo, Palestina, Sudan del Sud, Abkhazia, Ossezia del Sud, Transnistria, Crimea, ognuno con le sue peculiarità e / o somiglianze con il caso Artsakh, ma ci vorrebbe troppo tempo.

D: Perché la virulenta Armenofobia mostrata dal governo azero rimane in gran parte inosservata dai media e dagli intellettuali europei, a parte le esclusioni? Pertanto, la ben documentata distruzione di migliaia di monumenti architettonici armeni a Nakhichevan non ha impedito all’UNESCO di tenere la sua sessione del Comitato del Patrimonio Mondiale a Baku, giugno 2019.

A:Le tensioni tra l’Azerbaigian musulmano e il suo allora autonomo distretto del Nagorno-Karabakh appartengono al crepuscolo dell’era sovietica, quando le rivendicazioni pacifiche per ripristinare l’indipendenza dell’Armenia provocarono proteste e morti, subito dopo il pogrom degli armeni a Baku nel gennaio 1990. La tensione aumentò nel 1988 quando il Nagorno-Karabakh dichiarò l’indipendenza con l’intenzione di ricongiungersi con la nuova Armenia indipendente. A mio avviso, sebbene siano entrambi membri del Consiglio d’Europa e dell’OSCE, Armenia e Azerbaigian, sono percepiti dagli europei come “paesi asiatici”, lontani dal cuore del Vecchio Continente.

Detto questo, sono stupito che l’UNESCO abbia deciso di tenere la sua sessione del Comitato del Patrimonio Mondiale a Baku nel giugno 2019, nonostante la ben documentata distruzione di migliaia di monumenti architettonici armeni a Nakhichevan. Il concetto di crimini di guerra è stato recentemente ampliato per includere casi, ma non inclusi. Nel settembre 2016, la Corte penale internazionale ha condannato un cittadino maliano, Ahmad Al Faqi Al Mahdi, membro di Ansar Dine, una milizia tuareg islamista in Nord Africa, a nove anni di reclusione per crimini di guerra per la distruzione di monumenti storici e religiosi in Timbuktu. Al Mahdi fu la prima persona a essere incarcerata per crimini di guerra contro il patrimonio culturale, inclusi santuari sacri, siti dedicati alla religione e monumenti storici che non erano obiettivi militari. Questa è una giurisprudenza importante che amplia la gamma di crimini processati dalla CPI. Per questi motivi, i leader azeri dovrebbero essere ritenuti responsabili di crimini di guerra, poiché hanno distrutto deliberatamente monumenti armeni come rappresaglia, che rientra tra le gravi violazioni delle convenzioni di Ginevra che sono considerate crimini di guerra ed è di per sé una grave violazione del diritto internazionale umanitario . Lo stato della Palestina si sta muovendo nella stessa direzione con la denuncia presentata alla corte contro lo stato di Israele. Sono sorpreso che l’UNESCO ignori questo orientamento giurisprudenziale e mi rammarico che, se consapevole, non ha annullato la sessione in programma a Baku per protesta. Sfortunatamente, come sappiamo, le organizzazioni internazionali sono spesso soggette alla volontà del più forte e la giustizia occupa il secondo posto. i leader azeri dovrebbero essere ritenuti responsabili di crimini di guerra, poiché hanno distrutto deliberatamente monumenti armeni come rappresaglia, che rientra nelle gravi violazioni delle Convenzioni di Ginevra che sono considerate crimini di guerra ed è di per sé una grave violazione del diritto umanitario internazionale. Lo stato della Palestina si sta muovendo nella stessa direzione con la denuncia presentata alla corte contro lo stato di Israele. Sono sorpreso che l’UNESCO ignori questo orientamento giurisprudenziale e mi rammarico che, se consapevole, non ha annullato la sessione in programma a Baku per protesta. Sfortunatamente, come sappiamo, le organizzazioni internazionali sono spesso soggette alla volontà del più forte e la giustizia occupa il secondo posto. i leader azeri dovrebbero essere ritenuti responsabili di crimini di guerra, poiché hanno distrutto deliberatamente monumenti armeni come rappresaglia, che rientra nelle gravi violazioni delle Convenzioni di Ginevra che sono considerate crimini di guerra ed è di per sé una grave violazione del diritto umanitario internazionale. Lo stato della Palestina si sta muovendo nella stessa direzione con la denuncia presentata alla corte contro lo stato di Israele. Sono sorpreso che l’UNESCO ignori questo orientamento giurisprudenziale e mi rammarico che, se consapevole, non ha annullato la sessione in programma a Baku per protesta. Sfortunatamente, come sappiamo, le organizzazioni internazionali sono spesso soggette alla volontà del più forte e la giustizia occupa il secondo posto. che rientra nelle gravi violazioni delle Convenzioni di Ginevra che sono considerate crimini di guerra ed è di per sé una grave violazione del diritto internazionale umanitario. Lo stato della Palestina si sta muovendo nella stessa direzione con la denuncia presentata alla corte contro lo stato di Israele. Sono sorpreso che l’UNESCO ignori questo orientamento giurisprudenziale e mi rammarico che, se consapevole, non ha annullato la sessione in programma a Baku per protesta. Sfortunatamente, come sappiamo, le organizzazioni internazionali sono spesso soggette alla volontà del più forte e la giustizia occupa il secondo posto. che rientra nelle gravi violazioni delle Convenzioni di Ginevra che sono considerate crimini di guerra ed è di per sé una grave violazione del diritto internazionale umanitario. Lo stato della Palestina si sta muovendo nella stessa direzione con la denuncia presentata alla corte contro lo stato di Israele. Sono sorpreso che l’UNESCO ignori questo orientamento giurisprudenziale e mi rammarico che, se consapevole, non ha annullato la sessione in programma a Baku per protesta. Sfortunatamente, come sappiamo, le organizzazioni internazionali sono spesso soggette alla volontà del più forte e la giustizia occupa il secondo posto. Sono sorpreso che l’UNESCO ignori questo orientamento giurisprudenziale e mi rammarico che, se consapevole, non ha annullato la sessione in programma a Baku per protesta. Sfortunatamente, come sappiamo, le organizzazioni internazionali sono spesso soggette alla volontà del più forte e la giustizia occupa il secondo posto. Sono sorpreso che l’UNESCO ignori questo orientamento giurisprudenziale e mi rammarico che, se consapevole, non ha annullato la sessione in programma a Baku per protesta. Sfortunatamente, come sappiamo, le organizzazioni internazionali sono spesso soggette alla volontà del più forte e la giustizia occupa il secondo posto.

D: Secondo te, quali sono le possibilità per l’Unione Europea di riconoscere l’indipendenza di Artsakh nel prossimo futuro? Quali ulteriori misure prese dai due stati armeni potrebbero facilitare il riconoscimento della Repubblica Artsakh?

Il diritto all’autodeterminazione e all’indipendenza dei popoli è sancito nei principali documenti sui diritti umani fondamentali, tra l’altro: la Carta delle Nazioni Unite; il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici del 1966; l’Atto finale di Helsinki adottato dalla CSCE nel 1975. Per questi motivi, penso che l’Unione europea debba andare avanti, nonostante i timori della Spagna di stabilire un precedente per la rivendicazione di indipendenza della Catalogna. Tuttavia, c’è il precedente del Kosovo, che non è ancora riconosciuto da molti stati, tra cui la Spagna. Il governo britannico, che ha permesso due volte alla Scozia di tenere un referendum sull’indipendenza, deve essere lodato; questo è il modello da seguire.

L’Europa e, più in generale, la comunità internazionale, non hanno, in effetti, una politica estera unica. La dichiarazione stampa rilasciata dai copresidenti del Gruppo Minsk dell’OSCE a seguito delle recenti elezioni in Artsakh – Russia, Francia e Stati Uniti – dimostra una certa “confusione”. Mentre “riconoscono il ruolo della popolazione del Nagorno-Karabakh nel decidere il suo futuro”, notano, tuttavia, che la sovranità di Stepanakert non è riconosciuta da nessun paese. Penso che le autorità di Yerevan possano e debbano fare qualcosa di più, come ha fatto la Russia con l’Abkhazia e l’Ossezia del Sud. È una lunga strada per ottenere l’indipendenza, ma c’è ancora spazio per i nuovi stati-nazione, come dimostrano i recenti casi di cui sopra.

ioVorrei approfittare di questa intervista per augurare tutto il meglio ai cittadini armeni, sia che vivano nella madrepatria, sia che siano separati in Artsakh o in altre parti del mondo. Ho visitato l’Armenia per la prima volta nel 2018, quando ho prestato servizio come osservatore nella missione dispiegata dall’OSCE / ODHIR per le elezioni parlamentari e conservo un ricordo meraviglioso e imperituro di questa terra e della sua gente. Ho ancora in memoria il lago ghiacciato Sevan e la vista del monte Ararat che era così vicino alla vista del mio hotel, e il cuore degli armeni, ma così lontano da essere facilmente raggiunto. Quindi, per me, questa intervista è un’opportunità per rafforzare una connessione che è iniziata allora e non si è mai interrotta. Grazie alla redazione di Dialogorg.ru. E un saluto speciale a tutti i lettori.

Marco Marsili è ricercatore con sede a Lisbona, dove ricopre incarichi presso il Centro di ricerca dell’Accademia militare / esercito portoghese (CINAMIL), presso il Centro di ricerca e sviluppo dell’Istituto universitario militare portoghese (CIDIUM), presso il Centro per Studi internazionali dell’ISCTE-Instituto Universitário de Lisboa (CEI-IUL), presso il Centro di ricerca dell’Istituto di studi politici dell’Università cattolica del Portogallo (CIEP-UCP). La sua area di interesse comprende relazioni internazionali, diritto internazionale, conflitti non convenzionali, difesa e sicurezza. È osservatore elettorale dal 2007, sia per organizzazioni intergovernative che come indipendente. Attualmente è coinvolto come esperto in due progetti finanziati dall’Agenzia europea per la difesa.

 

Armenia: premier Pashinyan, non siamo certi che il picco di contagi sia stato superato (Agenzianova 14.04.20)

Erevan, 14 apr 11:17 – (Agenzia Nova) – Il governo armeno ha dato a decine di migliaia di persone l’opportunità di tornare al lavoro: in questa fase la responsabilità maggiore spetta ai datori di lavoro perché riducano la possibilità di contagi fra i loro dipendenti. Lo ha detto in una diretta Facebook il primo ministro armeno Nikol Pashinyan. “Non dobbiamo abbassare la vigilanza per poter superare questa situazione il più presto possibile o assicurarci che il picco di contagi sia già alle nostre spalle”, ha detto Pashinyan, affermando che al momento non si può affermare con certezza che questa fase sia stata superata. (Res)

Armenia: coronavirus, Stato di emergenza esteso fino al 14 maggio (Agenzia Nova 13.04.20)

Erevan, 13 apr 16:29 – (Agenzia Nova) – Le autorità armene hanno annunciato il prolungamento dello Stato di emergenza, dichiarato lo scorso 16 marzo a fronte della pandemia di Covid-19, fino al prossimo 14 maggio. Lo riferisce l’agenzia di stampa “Armenpress”, aggiungendo che la decisione è stata presa durante la riunione di governo straordinaria odierna. Al termine dell’incontro, inoltre, il ministro della Giustizia Rustam Badasyan ha annunciato la sospensione delle misure restrittive precedentemente imposte all’attività dei media e dei servizi di informazione attivi nel paese caucasico. Le restrizioni erano state annunciate il mese scorso per impedire che la possibile diffusione di notizie non veritiere sul virus diffondesse il panico tra la popolazione. (Res)

Armenia: premier, graduale ripresa delle attività nel paese a partire dal 13 aprile (Agenzia Nova 11.04.20)

Erevan, 11 apr 18:00 – (Agenzia Nova) – Il primo ministro armeno, Nikol Pashinyan, ha annunciato la graduale ripresa delle attività per alcune categorie di imprese a partire dal prossimo 13 aprile. Lo riferisce l’agenzia di stampa “Armenpress”. “A partire da lunedì potranno riprendere le attività le aziende operanti nei seguenti settori: agricoltura, pesca, estrazione mineraria, energia elettrica, gas naturale, risorse idriche, gestione dei rifiuti, trasporti e assicurazioni; riapriranno inoltre gli uffici delle istituzioni finanziarie e gli uffici pubblici; infine, continueranno ovviamente ad operare le strutture sanitarie e i servizi sociali”, ha detto il premier, aggiungendo che “a partire dal 20 aprile riapriranno i negozi di vestiario, le industrie tessili e di trasformazione”. (Res)

NAGORNO-KARABAKH: Elezioni presidenziali, continuità e rinnovamento (East Journal 08.04.20)

Di Carlo Alberto Franco

Le elezioni presidenziali in Nagorno-Karabakh dello scorso 31 marzo hanno segnato un momento importantissimo nella storia della repubblica de facto situata nella regione montuosa contesa tra Armenia e Azerbaigian. Sono state, infatti, le prime elezioni dal lontano 2012, le prime tenute con il nuovo sistema presidenziale e, per di più, sono state segnate dall’assenza di Bako Sahakyan, dal 2007 presidente e assoluto protagonista della vita politica nazionale.

La riforma costituzionale

Nel 2017, in seguito a un referendum popolare, il Nagorno-Karabakh è passato da un sistema semipresidenziale a uno presidenziale. La principale differenza sta nella divisione dei poteri: in base all’ordinamento costituzionale precedente la figura del presidente e del primo ministro erano due cariche separate, mentre in quello attuale scompare la figura del premier, i cui poteri passano al capo di stato.

Dietro questa manovra, dettata a prima vista dalla necessità di apportare aggiustamenti tecnici a un sistema istituzionale relativamente giovane, ci sarebbe stata l’intenzione del presidente uscente Bako Sahakyan di restare al potere, emulando per certi versi quanto sta facendo il collega Vladimir Putin. Infatti, oltre a venire rieletto presidente ad interim nei tre anni di transizione, Sahakyan ha ottenuto anche l’azzeramento delle cariche ricoperte fino ad allora, diventando così legalmente abilitato a candidarsi di nuovo per guidare il paese.

Uncopione simile a quello già visto in altri stati, che tuttavia non si è ripetuto. Un anno dopo la modifica costituzionale in Nagorno-Karabakh, l’Armenia è stata protagonista della “Rivoluzione di velluto”, in seguito alla quale l’ormai ex-presidente Serzh Sargsyan si è visto costretto a rassegnare le dimissioni dopo che la folla inferocita è scesa in piazza per protestare contro il suo terzo mandato consecutivo. Timoroso di simili sviluppi in un paese la cui politica è legata a doppio filo a quella armena, Sahakyan ha quindi deciso di ritirarsi dalla corsa per le elezioni, dando il via libera a un rinnovamento della leadership.

Ritorno al passato

Nonostante i favorevoli auspici dettati dalle condizioni esterne, le elezioni presidenziali in Nagorno-Karabakh sono state un modo per le vecchie glorie della politica locale di tornare sotto i riflettori. Dei quattordici concorrenti, infatti, tra i principali figuravano Arayik Harutyunyan, primo ministro per dieci anni durante il mandato di Sahakyan, Vitaly Balasanyan, eroe di guerra ed ex-presidente del Consiglio nazionale di sicurezza e Masis Malayan, ministro degli esteri uscenti. Da segnalare inoltre la prima candidatura femminile, l’indipendente Kristin Balayan.

Con un’affluenza record del 73%, il 31 marzo la politica del Nagorno-Karabakh si è quindi apprestata a voltare pagina. Il primo turno non è stato tuttavia sufficiente a determinare un vincitore, data la necessità di una maggioranza assoluta per trionfare. Al primo posto è arrivato Harutyunyan, il quale ha totalizzato il 49,26%. A grande distanza è arrivato secondo Malayan, con il 26,4%. Nell’Assemblea nazionale – il parlamento locale in cui siedono 33 deputati  sono entrate cinque forze politiche, la cui più consistente è Patria Libera di Harutyunan, che ha conquistato ben sedici seggi. Il ballottaggio, previsto per il 14 aprile, sembra quindi essere una mera formalità per Hartunyan, a cui basterà ottenere un numero minimo dei voti ricevuti dai suoi avversari per governare il paese nei prossimi cinque anni.

Nonostante la grande partecipazione, una serie di fattori hanno macchiato il regolare svolgimento delle elezioni. In primis, il potenziale rischio di diffusione del coronavirus ha costretto il paese a chiudere le proprie frontiere. Ciò ha portato a uno svolgimento delle elezioni in assenza di osservatori internazionali, che ha pregiudicato il riconoscimento del risultato finale. Inoltre, come denunciato dall’Ombudsman, ci sono state molteplici segnalazioni di violazioni al regolare svolgimento del processo elettorale che suggeriscono che il voto di diversi elettori non sia stato spontaneo, bensì pilotato. A ciò va aggiunto il mancato riconoscimento del Nagorno-Karabakh e, conseguentemente, della legittimità delle sue elezioni a livello internazionale. Non destano, quindi, sorpresa le dichiarazioni dell’Azerbaigian e quelle di Peter Stano, portavoce della Commissione europea, che non hanno riconosciuto la legittimità delle elezioni.

Il destino della Repubblica

Considerando come praticamente sicura l’elezione di Hartunyan al prossimo turno, è possibile tracciare la futura traiettoria del Nagorno-Karabakh. Innanzitutto, va tenuto presente come qualsiasi decisione prenda il nuovo presidente, questa non possa prescindere da un confronto con Nikol Pashinyan, primo ministro dell’Armenia. Con una popolazione esigua e il mancato riconoscimento internazionale, la repubblica de facto non può prescindere dal supporto politico, economico e militare armeno. Va notato come, prima delle elezioni, Pashinyan si sia astenuto dal sostenere qualsiasi candidato, limitandosi a incontrare privatamente i favoriti, Hartunyan incluso.

Le elezioni presidenziali in Nagorno-Karabakh mostrano come, pur essendo uno stato non riconosciuto con tutte le incognite legate a questa situazione, la piccola repubblica prosegua il suo percorso di consolidamento istituzionale.

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Ue assegnerà 92 milioni € all’Armenia per affrontare il coronavirus (Sputniknews 08.04.20)

L’Unione Europea fornirà assistenza finanziaria all’Armenia per un importo di 92 milioni di euro per l’attuazione dei progetti di contrasto all’epidemia di coronavirus, ha fatto sapere oggi la delegazione di Bruxelles a Yerevan.

In Armenia è stato dichiarato lo stato di emergenza in relazione alla diffusione del coronavirus dal 16 marzo al 14 aprile. 881 casi di infezione sono stati rilevati nel Paese, 9 sono stati i decessi per COVID-19. Dal 25 marzo al 12 aprile, il lavoro di imprese e organizzazioni pubbliche è stato temporaneamente sospeso, ad eccezione di quelle strategicamente importanti, inoltre sono state introdotte restrizioni al movimento dei cittadini.

“L’UE fornirà assistenza all’Armenia per un importo totale di 92 milioni di euro per affrontare le esigenze urgenti nel breve periodo. I fondi saranno utilizzati per fornire attrezzature mediche, riqualificare il personale medico e il personale di laboratorio, sostenere le piccole e medie imprese e la comunità imprenditoriale, nonché fornire assistenza sociale e umanitaria alle vittime dell’epidemia di coronavirus”, si afferma in una dichiarazione pubblicata sulla pagina Facebook della delegazione europea.

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