Coronavirus, choc in Francia: morto l’ex ministro Devedjian (29.03.20)

La Stampa

PARIGI. Tre giorni dopo l’annuncio di essere stato contagiato dal coronavirus, è morto questa mattina nell’ospedale di Nanterre, alle porte di Parigi, l’ex ministro francese Patrick Devedjian. Aveva 75 anni, e ricopriva  la carica di presidente del consiglio del dipartimento Hauts-de-Seine.

Di origini armene, Devedjian è stato membro prima dell’Ump poi dei Republicains. La carica a ministro risale al 2008, quando l’allora presidente Nicolas Sarkozy gli affidò la responsabilità della gestione dell’emergenza finanziaria, carica che ricoprì per quasi due anni.

Giovedì il ricovero in ospedale e il tweet per annunciare di essere stato «colpito dall’epidemia». Nel messaggio,  Devedjiane afferma di «poter quindi testimoniare direttamente del lavoro eccezionale dei medici e di tutto il personale sanitario». E poi : «Stanco ma stabilizzato grazie a loro, risalgo la china ed esprimo loro un grande ringraziamento per l’aiuto costante a tutti i malati».

Avvocato, Devedjian era stato eletto in Parlamento nel suo dipartimento dal 1986 al 2017, poi era stato sindaco di Antony dal 1983 al 2002 e consigliere dipartimentale dal 2004, presidente del Dipartimento dal 2007. Fu portavoce dell’RPR, il partito neogollista, dal 1999 al 2001 e segretario generale dello stesso partito (quando divenne UMP) dal 2007 al 2008. Sotto la presidenza di Jacques Chirac era stato ministro delegato dell’Industria dal 2004 al 2005, poi con Sarkozy fu ministro del Piano di Rilancio dal 2008 al 2010.


Patrick Devedjian aveva annunciato solo tre giorni fa di essere stato contagiato dal coronavirus. Il primo ministro Philippe ammette che la situazione in Francia si aggraverà nei prossimi giorni

È una morte che ha sconvolto la Francia quella di Patrick Devedjian, 75enne ex ministro di Nicolas Sarkozy e presidente del Consiglio dipartimentale dell’Hauts-de-Seine.

L’uomo, che si è spento in ospedale a Nanterre, è uno dei tanti pazienti che hanno perso la vita a causa del coronavirus. A colpire, però, sono soprattutto le tempistiche fulminee del dramma: l’ex ministro, infatti, aveva annunciato di essere stato contagiato dall’infezione soltanto tre giorni fa.

La notizia è stata diffusa dal dipartimento parigino. Devedjian era stato nominato ministro per l’emergenza finanziaria nel 2008 da Sarkozy, nel corso della crisi economica, ricoprendo la carica per due anni.

La situazione sanitaria in Francia è sempre più grave. Solo ieri si sono registrati altri 319 decessi di persone contagiate dal coronavirus che portano il totale dei morti a 2.314. Il numero di pazienti infetti è salito a 37.575. Il peggio non è ancora arrivato. A mettere in guardia i cittadini è il primo ministro Edouard Philippe che, nel corso di un conferenza stampa per fare il punto sull’emergenza coronavirus nel Paese, ha lanciato un allarme specifico spiegando che “i primi 15 giorni di aprile saranno ancora più difficili dei 15 giorni appena passati”.

“La battaglia è appena cominciata”, ha ammonito Philippe che poi ha ricordato i due grandi assi della strategia del governo francese: “aumentare la nostra capacità di accoglienza nei servizi di rianimazione e appiattire la curva dei contagi” grazie alle misure di contenimento e la prescrizione di restare a casa. “Non lascerò che si dica- ha continuato il primo ministro- che c’è stato un ritardo nella decisione sul contenimento” presa dal 17 marzo e prolungata fino al 15 aprile. “In quel momento- ha concluso Philippe- c’erano meno di 8 mila casi e meno di 200 morti. Quando sarà il momento, impareremo da questa crisi. Non sono fra quelli che scaricano le responsabilità, ma lascio a chi pensa di sapere sempre perfettamente cosa bisogna fare questo lusso”.

Nel frattempo, come ha annunciato il ministro della Salute Olivier Veran, la Francia ha ordinato oltre un miliardo di mascherine per proteggere medici e infermieri impegnati nella lotta al coronavirus. Lo stesso Veran, citato dal sito di Le Figaro, ha spiegato che le consegne verranno scaglionate nelle prossime settimane e mesi. Per facilitare le spedizioni è stato organizzato un ponte aereo fra Francia e Cina. Il ministro ha poi affermato che sono stati ordinati anche 5 milioni di test per individuare l’infezione in soli 15 muniti.


 

La sindrome del Titanic (Laregione.ch 28.03.20)

Pubblichiamo un contributo apparso su Ticino7, allegato del venerdì nelle pagine de laRegione.

Oggi a cantare disinvolti mentre la nave punta dritto verso un iceberg chiamato coronavirus ci sono Bolsonaro e i fanatici degli assembramenti che sfidano i decreti d’emergenza dei governi europei. Prima di loro è toccato al popolo armeno, ai berlinesi, ai generali di Saddam Hussein e a Nicolae Ceaușescu. Perché – lo dice la storia – l’essere umano non solo non è in grado di fiutare da lontano il pericolo, ma – ancor peggio – non è in grado di razionalizzarlo nemmeno quando se lo trova sotto il naso. Pare che tutta questa miopia, se non addirittura cecità, abbia molto semplicemente a che fare con una cosa: la propria morte. E con il fatto che non la concepiamo per un motivo che definire banale è poco: siamo vivi, e morti non lo siamo mai stati. Insomma, pensiamo che in un modo o nell’altro ce la caveremo anche quando il cerchio si stringe. In psicologia si chiama autoinganno. È il nostro cervello che ci protegge dall’idea della morte, un’idea che potrebbe sopraffarci a tal punto da impedirci di vivere. Il che sarebbe contronatura esattamente come non morire. E quindi non c’è virus, terrorista, pallottola, vecchiaia o nazista che tenga. Pensare che sopravviveremo sempre e comunque è la nostra salvezza, perché sennò impazziremmo, ma – talvolta – anche la nostra condanna.

Un passaggio di Maschere per un massacro, in cui Paolo Rumiz racconta quella follia che fu la Guerra nei Balcani, è illuminante in questo senso: “Il sarajevese Sefer Hasanefendic (…) nel marzo del 1992 si stupì di fronte ai primi spari in città sul ponte di Vrbanja. Un mese dopo, ascoltando gli orrendi bollettini provenienti dalla Drina continuò a scuotere il capo dicendo: non è possibile. Non è che fosse sconvolto da una cosa mostruosa. Semplicemente non la credeva vera”. E ancora: “Tutte le mosse preparatorie del conflitto in Bosnia si sono svolte alla luce del sole. Alcune sono state provocatoriamente annunciate. Eppure quasi nessuno, in quella fatale primavera del ’92, vi prestò attenzione. Allora, la velocità impressionante della pulizia etnica fu resa possibile non solo dalla lunga, meticolosa preparazione, ma anche da questa incredulità delle vittime e della gente in generale”.

L’incredulità, quindi, perfino davanti a una serie di indizi inequivocabili. A proposito di pulizia etnica, nella Masseria delle allodole Antonia Arslan racconta molto bene l’escalation di violenza nei confronti della comunità armena da parte dei turchi, ma anche il continuo stupore delle vittime che, chiamate in prefettura senza un perché, non fuggono ma si mettono in fila ricordandosi e allo stesso tempo scacciando il pensiero dei massacri subiti pochi anni prima. Da quel momento la scia di morte inizia, prosegue, cresce andando a braccetto con l’incredulità. Come dire, fissi un punto dove oltre non si potrà arrivare, ma poi quel punto te lo ritrovi inevitabilmente alle spalle, e il peggio che non doveva arrivare è già arrivato. Anzi, non è più nemmeno il peggio.

Nell’estate del 1961, nella Berlino divisa della Guerra Fredda si parlava da mesi di un fantomatico muro a cui la gente non credeva, a Ovest come a Est. Lo tirarono su in una notte. Il 13 agosto i berlinesi si svegliarono separati e increduli, nonostante le avvisaglie ci fossero tutte. E se è vero che gridare continuamente “al lupo, al lupo” non serve, negare che ci sia un lupo in giro solo perché le pecore che ha ammazzato non sono le tue, serve ancora meno. Nella primavera del 2003 i generali iracheni non perdevano occasione di dire “gli americani non entreranno mai a Baghdad” quando gli americani erano già in marcia verso la capitale, dove in effetti arrivarono il 9 aprile.

Il 21 dicembre del 1989, con il blocco comunista già imploso e un Paese in subbuglio da giorni, il dittatore romeno Ceaușescu si ritrovò sommerso di fischi e insulti durante il suo discorso dal balcone presidenziale: il suo volto era talmente stupefatto da costringere la tv di stato a riprendere il cielo sopra Bucarest perché non si poteva riprendere la folla infuriata né la sua aria sorpresa. Tuttavia, quando da fuggiasco, insieme alla moglie, venne intercettato, arrestato e processato, continuò a insultare fino all’ultimo i suoi carcerieri convinto che l’avrebbe sfangata. Così, ovviamente, non fu.

L’incredulità davanti all’inevitabile è una reazione umana che, come abbiamo visto, colpisce le vittime dei dittatori e i dittatori stessi. Ma non solo. Nella serie tv Chernobyl viene mostrato lo stupore degli esperti davanti all’esplosione del reattore nucleare, che – nonostante avessero capito – negavano a loro stessi le conseguenze. Perché? Perché una tragedia di quelle proporzioni era troppo perfino per loro. Entrava nell’inimmaginabile anche per chi aveva gli strumenti per immaginarla.

Tornando a Sarajevo, nessuno poteva prevedere che quell’assedio sarebbe durato quasi quattro anni, più di quello di Stalingrado, ma era così difficile prevedere che sarebbe iniziato? “Il 5 aprile del 1992 – scrive ancora Rumiz – una massa enorme di pacifisti entrò cantando nel rione occupato dai serbi, Grbavica, senza vedere che i cecchini erano lì sui tetti, pronti a uccidere. E difatti uccisero, senza difficoltà alcuna. E di nuovo, sul volto della prima vittima, la giovane Suada Dilberovic colpita sul ponte di Vrbanja, si dipinse quell’inconfondibile espressione di sbigottito stupore. Racconta Samir Koric, che l’accompagnava: “Oggi molta gente vi dirà che si sapeva che la guerra stava arrivando. Non è vero, io non lo immaginavo e nemmeno Suada”. Eppure, da giorni, c’erano i cecchini e c’era l’artiglieria serba schierata tutt’intorno le colline di Sarajevo. Non poteva essere, eppure è stato, perché non poteva essere altrimenti. Così ognuno si schianta contro il proprio iceberg.

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Armenia: premier Pashinyan, assistenza a chi ha perso lavoro per crisi Covid-19 è priorità (Agenzia Nova 27.03.20)

Erevan, 27 mar 16:39 – (Agenzia Nova) – I cittadini armeni che hanno perso il lavoro a seguito della presa di misure restrittive per contenere la diffusione del Covid-19 nel paese caucasico hanno “immediato bisogno di assistenza, e nel prossimo futuro sarà questa la priorità del governo”. Lo ha dichiarato oggi il capo del governo di Erevan, Nikol Pashinyan, durante le consultazioni organizzate con i membri dell’esecutivo e i rappresentanti delle istituzioni statali competenti per trovare il modo di mitigare gli effetti economici dell’epidemia. In particolare, riferisce l’agenzia di stampa “Armenpress”, la discussione si è incentrata sulle misure da prendere per sostenere le fasce sociali maggiormente colpite dalla crisi. (Res)

Coronavirus: Armenia, confermato primo decesso in paziente positivo a Covid-19 (Agenzianova 26.03.20)

Erevan, 26 mar 15:43 – (Agenzia Nova) – Le autorità armene hanno confermato il primo decesso in un paziente positivo al Covid-19. Lo ha annunciato oggi la portavoce del ministero della Sanità del paese caucasico, Alina Nikoghosyan, in un messaggio pubblicato sul suo profilo Facebook. “Un paziente di 72 anni è deceduto oggi all’ospedale del distretto di Nork ad Erevan: sfortunatamente era affetto da patologie preesistenti come ipertensione, polmonite bilaterale, sindrome da disfunzione multiorgano e disturbi del ritmo cardiaco che hanno portato al decesso”, ha detto. (Res)

Coronavirus. I capi delle Chiese del Santo Sepolcro: “le celebrazioni continueranno” (Avvenire 26.03.20)

L’annuncio delle Comunità greco-ortodossa, latina e armena. Per motivi di sicurezza, presenti pochi fedeli. Ieri le autorità israeliane avevano decretato la chiusura della Basilica

“Le celebrazioni delle Comunità greco-ortodossa, latina, armena continueranno regolarmente, anche se per motivi di sicurezza e allo scopo di evitare il rischio di diffusione dell’infezione Covid-19, il numero dei
partecipanti alle celebrazioni sarà limitata a poche persone e la basilica sarà accessibile solo durante le liturgie”.

È quanto hanno stabilito i capi delle tre Comunità cristiane residenti nella basilica del Santo Sepolcro di Gerusalemme, i patriarchi greco-ortodosso e armeno di Gerusalemme, Teofilo III e Nourhan Manougian, e il custode di Terra Santa, padre Francesco Patton.

In una nota congiunta i tre firmatari assicurano che “le preghiere all’interno della basilica proseguiranno con maggiore intensità. Pregheremo per chiedere al Padre Celeste la fine della pandemia, la guarigione dei
malati, la protezione del personale medico, la saggezza per i pastori e i governanti e la salvezza eterna per coloro che hanno perso la vita. Eleviamo questa preghiera – conclude la nota -proprio dal luogo in cui Gesù Cristo, con la sua morte sul Calvario e con la sua risurrezione dal Sepolcro dopo tre giorni, ha sconfitto il male, il peccato e la morte”.

Ieri le autorità israeliane avevano ordinato la chiusura della Basilica del Santo Sepolcro. Decisione che seguiva quella dei giorni scorsi, con la quale erano state chiuse la Moschea di Al Aqsa e la Cupola della Roccia, oltre all’area esterna sul Monte del Tempio.

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La Roma sui social vince il derby ma è sotto Totti. Mikhi sul podio, record Zaniolo (Corriere dello sport 24.03.20)

ROMA – Senza ombra di dubbio, Nicolò Zaniolo è il giocatore della Roma che ha avuto la crescita più importante nell’ultimo anno e mezzo. Posto da titolare in giallorosso, probabile convocazione all’Europeo (prima dell’infortunio e del rinvio della competizione), numeri record in Champions League e qualità da vero campione. Crescita vertiginosa anche sui social: poco prima di approdare in giallorosso Zaniolo su Instagram veniva seguito più o meno da 15mila utenti, coloro che lo avevano saputo apprezzare nella Primavera dell’Inter e nella Nazionale Under19. In un anno e mezzo il suo profilo social registra invece una crescita anche qui record, con 913mila follower in costante aumento.

Tutte le notizie sulla Roma

È uno dei giocatori più popolari della Roma, così anche dai numeri social si possono intuire le qualità, le gerarchie e il passato dei protagonisti del campo di calcio. E allora dai profili Instagram e Twitter (anche se quest’ultimo va meno di moda tra i calciatori) è possibile capire perché la Roma stia cercando in tutti i modi di trattenere Henrikh Mkhitaryan e Chris Smalling, i veri senatori dello spogliatoio giallorosso e del panorama social capitolino. Il trequartista armeno ha fatto scorpacciata di fan nelle sue avventure in Ucraina, Germania e Inghilterra (oltre dai connazionali armeni), ed è al primo posto della classifica dei social giallorossi: 2,8 milioni di follower su Instagram 1,4 milioni su Twitter. Al secondo posto, distaccato di poco l’ex nazionale inglese (ma con serie possibilità di tornare) in prestito dal Manchester United con 2,4 milioni su Instagram e 1,7 su Twitter. Centomila ‘seguaci’ di differenza tra i due giocatori, due posizioni del podio blindate considerando che Dzeko sale sul terzo gradino con ‘solamente’ 1,4 milioni su Instagram e uno e mezzo su Twitter.

Il quarto posto di questa speciale classifica è conteso ma va a chi ha giocato nel Paris Saint Germain per tanti anni ed è apprezzato anche in Argentina. Javier Pastore con 995mila follower su Instagram e ben un milione su Twitter stacca di poco Cengiz Under con 984mila seguaci (quasi tutti provenienti da Roma e Istanbul) sul social delle fotografie (solo 199mila su Twitter che utilizza raramente), seguito poi da Zaniolo con 913milaKluivert con 812mila e Carles Perez con 684mila.

Roma-Pallotta, avanti per forza

Dall’ex Barcellona si apre una voragine con gli altri giocatori. Di ben 247mila seguaci con Diego Perotti (437mila follower), addirittura di 305mila con Lorenzo Pellegrini. Il ‘predestinato’ a indossare la fascia da capitano e diventare uno dei migliori giocatori italiani non riscuote grande successo sui social, complice anche una crescita meno veloce rispetto al talento Zaniolo. Chiudono la top ten dei più seguiti l’ex Juve Leonardo Spinazzola con 512mila e Davide Zappacosta con 484mila follower su Instagram.

E la Roma? Continua a crescere, sebbene sia ancora distaccata dai colossi storici come Juventus (38 milioni su Ig), Inter (4,8mln) e Milan (7,5mln). Con i suoi 3,2 milioni di follower su Instagram ha sicuramente vinto il derby con la Lazio (ferma a 595mila follower), ma sta ancora ‘lottando’ per superare la bandiera Francesco Totti che vanta 3,4 milioni di fan. Discorso inverso invece su Twitter, con il 1,5 milioni di utenti sul profilo giallorosso contro i 377mila dell’ex capitano.

Schick, e se alla fine tornasse alla Roma?

LA CLASSIFICA DEI GIOCATORI SU INSTAGRAM 

1- Mkhitaryan 2,8 milioni
2- Smalling 2,4 milioni
3- Dzeko 1,4 milioni
4- Pastore 995mila
5 – Under 984mila
6- Zaniolo 913mila
7- Kluivert 812mila
8 – Perez 684mila
9- Spinazzola 512mila
10 – Zappacosta 484mila
11- Perotti 437mila
12- Juan Jesus 408mila
13 – Pellegrini 379mila
14- Santon 266mila
15 – Diawara 246mila
16 – Kalinic 237mila
17- Kolarov 198mila
18 – Cristante 162mila
19 – Perez 152mila
20- Mancini 139mila
21- Pau Lopez 129mila
22- Veretout 107mila
23- Mirante 100mila
23 – Fuzato 73mila
24 – Ibanez 58mila
25 – Cetin 43mila
26 – Villar 35mila
27 – Fazio (social disattivato)

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Armenia: coronavirus, presidente Sarkissian invita a rispettare misure restrittive (Agenzianova 24.03.20)

Erevan, 24 mar 14:31 – (Agenzia Nova) – Il presidente dell’Armenia Armen Sarkissian ha firmato le leggi sugli emendamenti al codice penale e le modifiche al codice dei reati amministrativi. È quanto riferisce una nota della presidenza, secondo cui le leggi mirano a migliorare l’efficienza delle misure adottate dall’Armenia durante l’attuale stato di emergenza volte a combattere la diffusione del coronavirus. “Le misure preventive sono necessarie e dovrebbero essere attuate incondizionatamente da tutti in modo responsabile. Tutte le autorità competenti, comprese le forze dell’ordine, dovrebbero dimostrare un alto livello di responsabilità durante l’adempimento delle leggi”, ha detto Sarkissian. “Mentre si definiscono le regole di quarantena e di auto-quarantena, anche durante lo stato di emergenza, è necessario mostrare un atteggiamento premuroso e un approccio personale nei confronti delle persone che affrontano vari gravi problemi di salute”, ha aggiunto il capo dello Stato. Il parlamento armeno ha adottato ieri un disegno di legge che aggrava le pene e le sanzioni amministrative per chi viola le misura di quarantena sinché resterà in vigore lo stato di emergenza. (Res)

Mkhitaryan dà l’ok al riscatto: la Roma contatta l’Arsenal (Corrieredellosport.it 23.03.20)

ROMA – Giocando con un’applicazione sul telefono, Monika MKhitaryan ha ‘scoperto’ di avere un 21% di lineamenti italiani. Sui propri social ci ha scherzato su, magari avrà anche informato il fratello Henrikh proponendogli di provare il gioco. Il trequartista della Roma non ha origini italiane, ma non è escluso che il suo futuro possa ancora essere nel Belpaese. Perché il diesse Petrachi ha già avviato i contatti con l’Arsenal per acquistarlo, convinto che l’armeno possa essere anche nei prossimi anni un elemento importante della rosa giallorossa. E come non dargli torto: tornato in campo a febbraio dopo l’infortunio alla coscia, Mkhitaryan ha messo a segno tre gol e due assist in quattro partite, per un totale di sei reti in tredici presenze in campionato.

Mkhitaryan, l’offerta della Roma e la richiesta dell’Arsenal

Nel suo momento migliore, quando ormai sembravano essere alle spalle i problemi fisici, è arrivato lo stop per l’emergenza Coronavirus, ma è ormai intenzione di Petrachi portare definitivamente Henrikh a Trigoria la prossima estate. Molto dipenderà dalle sorti del campionato e dal piazzamento finale della Roma, ma intanto il diesse ha sondato il terreno con l’Arsenal e l’agente del giocatore. Apertura da parte di Mino Raiola, in ottimi rapporti con la Roma, disponibilità del club inglese a trattare. Le cifre però sono ancora da definire, perché li londinesi vorrebbero circa 24 milioni di euro per cedere Mkhitaryan, Petrachi invece è disposto ad offrirne al massimo venti, complice anche il contratto dell’armeno in scadenza il prossimo anno. Base di partenza quindici milioni più due di bonus, l’Arsenal tramite intermediari ha preso tempo aspettando altre offerte.

Roma, Fonseca lavora già al futuro: si riparte da lui

Mkhitaryan, la moglie si trova bene a Roma

Mkhitaryan? A Roma si trova bene, ama la città (come del resto tutti i giocatori), ha trovato un ottimo ambiente di lavoro a Trigoria e anche la moglie è attratta dalla possibilità di vivere in Italia. Hanno fatto nascere il loro primogenito nella Capitale, qui hanno trovato molti connazionali ed è in buoni rapporti sia con l’ambasciata sia con la comunità armena che ha incontrato in più di un’occasione. Il nodo non è l’ingaggio, sarà più basso rispetto a quello percepito all’Arsenal ma avrà più anni di contratto, la vera trattativa sarà con i londinesi che vorranno cercare di strappare un buon prezzo per la cessione dell’armeno.

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Una spada di 5000 anni fa portata alla luce nei pressi di Venezia (Focustech 20.03.20)

Custodita in una teca del museo di San Lazzaro, nel Monastero dell’Isola di San Lazzaro degli Armeni, assieme ad alcuni oggetti medioevali, vi è nascosto un tesoro ben più antico. Ad accorgersene è stata Vittoria Dall’Armellina, dottoranda dell’Università di Ca’ Foscari, che durante una visita al museo si è resa conto che poteva trattarsi di una spada di 5000 anni fa

Custodita in una teca del museo di San Lazzaro, nel Monastero dell’Isola di San Lazzaro degli Armeni, assieme ad alcuni oggetti medioevali, vi è nascosto un tesoro ben più antico. Ad accorgersene è stata Vittoria Dall’Armellina, dottoranda dell’Università di Ca’ Foscari, che durante una visita al museo si è resa conto che poteva trattarsi di una spada di 5000 anni fa.

Le somiglianze con le antiche spade anatoliche

La spada infatti somiglia molto ad alcune armi risalenti a quel periodo e rinvenute nel Palazzo Reale di Arslantepe, nell’Anatolia Orientale. Potrebbe dunque trattarsi di una delle armi più antiche al mondo. Un’altra spada davvero molto simile a quella di San Lazzaro, si trova infatti al museo di Tokat in Turchia e proviene dalla regione di Sivas. Per questo motivo la ricercatrice italiana, dopo aver appurato che la spada non faceva parte di nessuno dei cataloghi del vicino oriente, ha deciso di approfondire le indagini.

Le indagini, svolte con la supervisione della professoressa di Archeologia del Dipartimento di Studi Umanistici e suo supervisore dottorale, hanno confermato che la spada è molto simile, non solo nella forma ma anche nella composizione chimica, a quelle che risalgono al 3000 a. C. e provengono dalla zona dell’Anatolia.

Le analisi sulla composizione della lega metallica sono state eseguite in collaborazione con la professoressa Ivana Angelini e il Centro Interdipartimentale di Ricerca Studio e Conservazione dei Beni Archeologici, Architettonici e Storico-Artistici (Ciba) dell’Università di Padova. Dalle analisi è emerso che la spada è composta di rame arsenicato, una lega di rame e stagno il cui utilizzo era diffuso prima dell’avvento del bronzo.

La grande somiglianza con le spade di Arslantepe e la composizione del metallo hanno permesso di datare il reperto di San Lazzaro ad un periodo tra la fine del IV e l’inizio del III millennio a.C.. È stato anche confermato che si tratti di un reperto molto raro.

Ma come è giunta a San Lazzaro questa spada di 5000 anni fa?

Tutt’altra storia è il mistero di come la spada sia giunta al monastero di San Lazzaro. Grazie alla consulenza di Padre Serafino Jamourlian, del Monastero Mechitarista di San Lazzaro è stato possibile risalire ad una parte della storia della spada. Consultando gli archivi del museo è emerso che la spada giunse a Venezia dalla città di Trebisonda, come dono di Yervant Khorasandjian, un mercante e collezionista d’arte, ai Padri Armeni, nella metà dell’Ottocento.

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Armenia: Banca centrale, al momento non c’è rischio di un aumento di inflazione (Agenzia nova 20.03.20)

Erevan, 20 mar 10:22 – (Agenzia Nova) – Il rischio di un innalzamento dell’inflazione in Armenia, a fronte dello Stato di emergenza attualmente in vigore nel paese, è generalmente basso al momento. Lo ha dichiarato oggi Artur Stepanyan, membro del consiglio di amministrazione della Banca centrale armena, durante una conferenza stampa dedicata al futuro dell’economia nazionale nei prossimi mesi. “Lo scorso 17 marzo abbiamo abbassato il tasso di rifinanziamento, mentre la maggior parte dei paesi della regione lo hanno alzato: nei prossimi mesi lavoreremo per garantire la stabilità economica e dei prezzi, e posso dire con certezza che l’inflazione rimarrà ridotta”, ha detto. (Res)