APPELLO AL MINISTRO DI MAIO DA PARTE DELLE ORGANIZZAZIONI ITALO ARMENE

Le sottoscriventi associazioni e organizzazioni, rappresentanti cittadini italiani di origine armena, si rivolgono pubblicamente al ministro degli Esteri della Repubblica italiana, on. Luigi Di Maio

Premesso che

  • Dalla mattina di domenica 27 settembre è in corso un violento attacco da parte delle forze armate dell’Azerbaigian, spalleggiate da miliziani stranieri e armate dalla Turchia, contro la Repubblica d’Armenia de facto del Nagorno Karabakh (Artsakh)
  • L’azione, sviluppata su tutta la linea di contatto, ha chiari connotati di premeditazione
  • Solo tre giorni prima l’Azerbaigian si è rifiutato di accogliere la richiesta del rappresentante speciale del Presidente dell’Osce in carica perché la suddetta linea fosse monitorata stabilmente da osservatori internazionali
  • In spregio delle convenzioni internazionali vengono colpiti insediamenti civili armeni con vittime tra la popolazione
  • L’aggressione azera sta provocando decine di morti tra i militari di entrambi gli schieramenti
  • Da ultimo droni azeri hanno colpito un autobus civile nei pressi della città di Vardenis che si trova nella Repubblica d’Armenia
  • Dopo gli scontri provocati dall’Azerbaigian al confine con la Repubblica d’Armenia nello scorso mese di luglio sembra ora chiaro l’intento di spostare il conflitto da contesa territoriale sul Nagorno Karabakh a guerra aperta contro la Repubblica d’Armenia
  • Il presidente turco Erdogan nei giorni scorsi ha proclamato che la Turchia “porterà a compimento l’opera dei padri” con chiaro riferimento al genocidio del popolo armeno del 1915

Atteso che

  • La guerra ora in corso sta determinando conseguenze umanitarie gravissime oltre tutto in un periodo nel quale il mondo è flagellato dalla pandemia Covid 19
  • L’Italia, come membro dell’UnioneEuropea e di altre organizzazioni internazionali, è fortemente interessata al processo negoziale
  • Le pipeline di gas e petrolio provenienti dal mar Caspio rischiano di essere fortemente danneggiate dal conflitto in corso e provocare gravi problemi di approvvigionamento all’Italia stessa che beneficia di abbondanti forniture da quelle zone
  • La Turchia e l’Azerbaigian sono Paesi con basso livello di democrazia nei quali i diritti umani sono palesemente violati e la libertà di informazione è nulla e l’Europa non può consentire che regimi autoritari inneschino conflitti ai suoi confini orientali
  • L’attacco azero al popolo armeno rischia di destabilizzare l’intero quadro mediorientale

Si appellano al ministro Di Maio affinchè

  • L’Italia sia protagonista di azioni finalizzate alla cessazione delle ostilità unendo la propria voce a quella delle organizzazioni internazionali
  • Condanni con fermezza ogni atto di ostilità verso la popolazione civile e qualsiasi ingerenza di Paesi terzi che possa aumentare ulteriormente la tensione e minacciare la stabilità regionale

 

Unione degli Armeni d’Italia

Associazione Armeni Apulia/Apuliay Hayer

Associazione della Comunità Armena di Roma e del Lazio

Associazione Zizernak di Udine

Associazione Pro Loco di Brancaleone

Casa Armena – Hay Dun

Cattedra di Lingua e Letteratura Armena di Bologna

Centro Studi e Documentazione della Cultura Armena di Venezia

Comunità Armena – Calabria

Comunità Armena Napoli

Comunità Armena Roma

Consolato Onorario di Milano

Attacco Azero contro il Nagorno Karapagh (Artsakh) Rassegna stampa 03 e 04 ottobre 2010

 


 

Attacco Azero contro il Nagorno Karapagh (Artsakh) Rassegna stampa 02.10.20

Gerusalemme appartiene alla Turchia – Erdogan (Timesofisrael 01.10.20)

Gerusalemme appartiene alla Turchia – Erdogan
Secondo The Times of Israel (https://www.timesofisrael.com/jerusalem-is-our-city…/…) il presidente turco Recep Tayyip Erdogan giovedì scorso ha dichiarato che Gerusalemme appartiene alla Turchia, riferendosi al controllo ottomano delle antiche città nell’era moderna.
“In questa città, che abbiamo dovuto lasciare durante la prima guerra mondiale piangendo, si possono ancora trovare tracce dell’Impero Ottomano. Gerusalemme è la nostra città. La nostra prima qibla islamica è stata eseguita nella moschea di Al-Aqsa a Gerusalemme”, ha detto Erdogan durante il suo discorso all’apertura della nuova sessione legislativa del parlamento turco.
Proseguendo il suo lungo discorso Erdogan si è lamentato per il destino di Gerusalemme e per la difficile situazione dei palestinesi. “Un’altra crisi che il nostro Paese e la nostra nazione stanno seguendo è la pressione israeliana sui palestinesi e l’approccio indifferente che ignora la delicatezza e la sicurezza di Gerusalemme”, ha continuato.
“La questione di Gerusalemme non è un problema geopolitico ordinario per noi. Prima di tutto, l’aspetto fisico attuale della città vecchia, che è il cuore di Gerusalemme, fu costruito da Solimano il Magnifico, con un mercato e molti edifici. I nostri antenati hanno dimostrato l loro rispetto nei confronti di questa città per secoli”.
Il leader turco ha affermato che il popolo palestinese vive a Gerusalemme da “millenni” ma che i suoi diritti sono stati violati. “Consideriamo un onore rappresentare a nome del nostro paese, della nostra nazione, i diritti del popolo palestinese oppresso su ogni piattaforma, poiché abbiamo vissuto con loro per secoli”, ha detto. “Con questa considerazione, perseguiremo fino alla fine la causa palestinese, la causa di Gerusalemme”.
Il Ministero degli Esteri israeliano ha rifiutato di commentare il discorso di Erdogan.

ASSOCIAZIONI ARMENE IN ITALIA RIVOLGONO UN APPELLO AL MINISTRO DI MAIO (Politicamentecorretto.it 01.10.20)

Il “Consiglio per la comunità armena di Roma” rende noto che le Associazioni armene operanti in Italiain primis l’Unione degli Armeni d’Italia, alla luce delle gravi notizie provenienti dal Caucaso meridionale a seguito dell’attacco congiunto turco azero contro l’Armenia e il Nagorno Karabakh (Artsakh), hanno trasmesso in data odierna al ministro degli Affari esteri della repubblica italiana un appello affinché l’Italia si adoperi, in uno con le organizzazioni internazionali di cui fa parte, ad azioni finalizzate alla cessazione delle ostilità e al tempo stesso condanni con fermezza ogni atto di violenza verso la popolazione civile e qualsiasi ingerenza di Paesi terzi che possa aumentare ulteriormente la tensione e minacciare la stabilità regionale.

APPELLO AL MINISTRO DI MAIO

Il “Consiglio per la comunità armena di Roma”, rappresentante di cittadini italiani di origine armena come le altre associazioni co-firmatarie, esprime profonda preoccupazione per quanto sta accadendo e per le conseguenze che il radicamento del conflitto potrebbe avere sugli approvvigionamenti energetici all’Italia provenienti dal mar Caspio atteso che le pipeline corrono a pochissimi chilometri dalla linea di contatto oggetto in questi giorni di violenti combattimenti.

Poiché almeno un quarto delle importazioni petrolifere italiane provengono da tali zone, il ristabilimento della pace e la cessazione dell’attacco al popolo armeno è condizione necessaria per non correre il rischio di gravi carenze nel prossimo periodo invernale.

CONSIGLIO PER LA COMUNITA’ ARMENA DI ROMA

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Attacco Azero contro il Nagorno Karapagh (Artsakh) Rassegna stampa 01.10.20

L’ambasciatrice Tsovinar Hambardzumyan: “Le forze azere hanno attaccato l’Armenia con i droni turchi” (Lastampa.it)

Conflitto in Nagorno Karabakh: parla l’ambasciatrice armena a Roma (Il Giornale)

Le mani di Erdogan sul Nagorno Karabakh? La versione di Coppola e Ghazaryan (Formiche.it)

Nagorno Karabakh, feriti due giornalisti di Le Monde (Lastampa)

Conflitto in Karabakh, la comunita’ armena manifesta a Berlino (Ansa.it)

Abbattuti elicottero e aereo azeri da forze del Nagorno-Karabakh (Sputniknews)

Conflitto Armenia-Azerbaigian: Haroyan, difensore della nazionale armena, arruolato nell’esercito (Fanpage.it)

Armenia-Arzebaigian. Russia si offre di ospitare colloqui di pace (IlMetropolitano)

Grecia, salta il trasferimento di un calciatore armeno per il conflitto con l’Azerbaijan: “Haroyan è stato reclutato ed è già sul campo di battaglia” (Gazzetta dello sport)

Come l’Armenia è entrata a far parte dell’Impero russo

Intervista all’Ambasciatore armeno a Roma: “Turchia minaccia per l’Italia e per l’Europa” (Nazionefutura)

Haroyan, il capitano dell’Armenia chiamato alle armi: “È già sul campo di battaglia” (Gazzetta.it)

Nagorno-Karabakh: Stati Uniti, Russia e Francia preparano un documento congiunto (Euronews)

Nagorno-Karabakh: Erdogan sfida Macron, Putin e Trump (Sole24ore)

Perché stavolta in Nagorno-Karabakh rischia di essere peggio (limesonline)

AL QAEDA. Il Jihad globale sulla guerra nel Nagorno Karabakh

Attacco Azero contro il Nagorno Karapagh (Artsakh) Rassegna stampa 30.09.20

Armenia-Azerbaijan: il Consiglio di sicurezza dell’Onu chiede lo stop immediato agli scontri (Larepubblica)
Nagorno-Karabakh, Onu: “Stop agli scontri”. Armenia: “Non è l’ora dei negoziati. Valutiamo indipendenza della regione”(Ilfattoquotidiano)
Armenia, pronti a riconoscere l’indipendenza del Karabakh (Ansa)
Possibile svolta in Armenia. Il premier armeno: riconoscimento indipendenza non è escluso (Rainews)
L’Armenia potrebbe riconoscere l’indipendenza del Nagorno Karabakh (Agi.it)
Armenia, il premier: “Tempi non maturi per i negoziati con Baku” (Tgcom24)
Caucaso. L’Armenia: «Pronti a riconoscere l’indipendenza del Nagorno-Karabakh» (Avvenire)
Il Caucaso meridionale e il conflitto tra Armenia e Azerbaijan (ilbolive)
Cosa sta succedendo tra Armenia e Azerbaijan(doclevitaonline)
Nagorno, primo ministro Armenia: “Non ci sono condizioni per dialogo con Baku” (Adnkronos)
Armenia, pronti a indipendenza Karabakh. Diplomazia al lavoro, nessun spiraglio di pace (Tv2000.it)
Guerra in Nagorno-Karabakh, gli interessi del vicino turco (dinamopress)
Non è tempo di pace. L’appello Onu in Nagorno-Karabakh cade nel vuoto (Haffingtonpost)
L’Armenia potrebbe riconoscere l’indipendenza del Nagorno Karabakh (quotidianocontribuenti.co)
In Nagorno-Karabakh 100 morti. Oleodotti e gasdotti in pericolo (Ilgiornale.it)
ARMENIA, PALUMBO (PD): ACCOLTO APPELLO MKHITARYAN, PRESENTATA MOZIONE STOP SCONTRI (Agenparl)
Il sultano inevitabile: Erdogan avanza nel vuoto dell’Occidente (editorialedomani.it)
Fonseca aspetta Karsdorp, Mkhitaryan in aiuto dell’Armenia (Siamolaroma)
Lavrov tratta con i ministri degli Esteri di Armenia e Azerbaigian: “subito cessate il fuoco” (Sputniknews)
Perché l’attacco all’Armenia ci riguarda. L’analisi di Vittorio Robiati Bendaud (Formiche.it)
Guerra in Nagorno-Karabakh: le reazioni delle minoranze in Georgia (Osservatirio Balcani e Caucaso)
Armenia-Azerbaijan, ONU richiede stop immediato al conflitto armato (Lettoquotidiano)
I principi di Madrid: i negoziati di Baku ed Erevan dopo i conflitti armati (Sputniknews)
Possibile svolta in Armenia. Il premier armeno: riconoscimento indipendenza non è escluso (Rainews.it)

Nagorno Karabakh: sarà (nuovamente) guerra? (Ispi)

Armenia: una civiltà minacciata (Spondasud 30.9.20)

(Bruno Scapini) – Il recente nuovo attacco militare sferrato all’Armenia dall’Azerbaijan lo scorso 27 settembre, nel contesto di una guerra che si protrae da oltre trent’anni per la sopravvivenza del Nagorno Karabagh, regione storicamente armena ma contesa da Baku, assume una connotazione diversa rispetto a episodi simili avvenuti nel passato. L’attacco, oltre che per ampiezza del fronte impegnato  (lungo tutta la linea di contatto del Karabagh) e intensità della violenza impiegata (con dispiegamento di batterie missilistiche), si distingue questa volta sopratutto per l’intervento della Turchia.

Che esistesse una profonda ostilità di Ankara avverso l’Armenia  era già ben noto per via degli eccidi di massa perpetrati dall’Impero Ottomano ai danni del popolo armeno fin dalla fine del XIX secolo. Eccidi che sono poi culminati in quello che è passato alla Storia come il primo Genocidio del XX secolo. Oltre 1.500.000 armeni furono eliminati nel 1915, passati per le armi o lasciati morire esanimi in lunghe marce della morte negli aridi deserti della Siria. Eppure la Turchia ancora si ostina a non riconoscere quel deprecabile disegno di sterminio, adducendo pretestuose ragioni di disordine politico e sociale.

Oggi i turchi tornano all’antico odio contro gli armeni. Non che lo avessero mai abbandonato questo sentimento in realtà, ma per lo meno sembrava che lo avessero camuffato dietro un velo di indifferenza per tutto quello che poteva accadere aldilà del confine.

Improvvisamente, il più recente attacco azero ha messo a nudo una drammatica verità: la Turchia, appoggiando dichiaratamente e con concrete forniture militari quelli che enfaticamente chiama  i “fratelli azeri” in una guerra combattuta dal popolo armeno per l’indipendenza e la libertà del Karabagh, svela al mondo intero le sue perverse intenzioni di annientamento di un popolo.

L’Europa rifiuta di far sentire la propria voce. Un po’ per una sindrome acquisita di debolezza politica, un po’ per un ingiustificato ossequio verso i fornitori di risorse energetiche, stenta a riconoscere che nella guerra del Nagorno Karabagh non è soltanto in gioco la libertà di un piccolo popolo, ma le radici della sua stessa civiltà. E’ innegabile l’esistenza tra l’Armenia e i Paesi europei, tra cui principalmente proprio l’Italia, di forti legami culturali e commerciali che affondano radici nei tempi più antichi. Il Regno di Armenia, primo Stato tra l’altro a adottare il cristianesimo come religione ufficiale, era stato il miglior alleato di Roma nella difesa dell’Impero dalle invasioni asiatiche. Ed è con gli armeni che i veneziani nel corso dei secoli hanno stretto e mantenuto forti relazioni commerciali. Lo testimonia l’esistenza ancor oggi a Venezia dell’Isola degli Armeni. E che dire poi di quel superbo movimento di rinascita culturale noto come Rinascimento, di cui proprio l’Italia vanta la massima espressione, al quale uomini di genio armeni, fuggendo dal dramma della capitolazione di Bisanzio per mano turca, hanno offerto un significativo contributo di crescita?

Non illudiamoci! Le antiche guerre tra cristiani e ottomani non sono storie di un passato dimenticato! Purtroppo perdurano, sotto differenti forme e con diverse modalità, esse si ripetono cogliendo altre occasioni a pretesto per configurarsi come uno scontro di civiltà. I cristiani, gli antichi infedeli di una visione islamica del mondo tesa alla sottomissione dell’Europa, oggi sembrano i perdenti. E là, proprio nelle terre in cui armeni e azeri oggi si confrontano in una guerra che sembra senza fine, là si continua a distruggere quanto possa ancora esistere a memoria della antica civiltà cristiana. In Azerbaijan come in Turchia antiche monumentali chiese cristiane sono state distrutte, abbandonate o profanate da una impudente laicizzazione che ne ha estirpato persino la croce. Così del pari i kachkar, stupende opere in pietra finemente cesellate, sacre icone di una fede portata dagli armeni con orgoglio e coraggio, sono state spazzate via, distrutte dalla spinta delle scavatrici e gettate in disprezzo dell’antica memoria nei fiumi perché la forza della corrente le porti via dalla Storia.

Al Genocidio umano si è così aggiunto quello culturale. La furia dell’odio turcomanno cancella i segni di una civiltà che è anche la nostra. La calpesta, la schiaccia, la mortifica. Le guerre non si combattono solo per interessi. C’è dell’altro quando le riteniamo giuste e necessarie: i valori. I valori etici e morali e sopratutto quelli di libertà. E’ con essi che si costruisce la Storia, quella vera, quella che conta. E in questa guerra del Karabagh sono i valori che spingono gli armeni a combatterla offrendo anche volontariamente la propria vita in sacrificio.

Bruno Scapini è nato a Roma nel 1949. Conseguita la laurea in Scienze Politiche presso l’Università La Sapienza, entra nella carriera diplomatica ricoprendo una molteplicità di rilevanti incarichi in Italia e all’estero. Più volte Console Generale, svolge importanti funzioni presso varie Ambasciate italiane e, da ultimo, quale Ambasciatore d’Italia in Armenia. Lascia la carriera diplomatica nel 2014, ma continua a occuparsi di politica internazionale tenendo conferenze e scrivendo articoli di analisi geopolitica.

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Nagorno-Karabakh: preghiera per la pace a Etchmiadzin. Karekin II, “il diritto a vivere in modo indipendente e libero è un dono divino inviolabile” (SIR 30.09.20)

Una solenne preghiera per la pace e la sicurezza dell’Armenia e della Repubblica dell’Artsakh (o Repubblica del Nagorno-Karabakh) è stata celebrata ieri nel Monastero di San Gayane che si trova nel Sacro Etchmiadzin, a 20 chilometri da Yerevan, sede del Catholicos Karekin II, capo e patriarca supremo della Chiesa apostolica armena e di tutti gli armeni. Al termine della liturgia, il Catholicos ha preso la parola e ha detto: “In questo momento cruciale della nostra storia, stiamo combattendo di nuovo per la libertà e l’indipendenza della terra dell’Artsakh, la sua vita pacifica, la difesa dei nostri valori sacri. Il diritto a vivere in modo indipendente e libero è un dono divino indiscutibile e inviolabile. Il nostro popolo è risoluto e determinato a proteggere questo diritto”. La situazione nell’area preoccupa anche le diplomazie internazionali. La tensione si è riaccesa tra domenica e lunedì, quando per tutta la notte sono continuati gli scontri tra gli armeni e l’esercito dell’Azerbaijan nella regione del Nagorno-Karabach. Secondo gli ultimi bilanci, sarebbero 39 le vittime. In una riunione straordinaria del Consiglio di sicurezza, le Nazioni Unite hanno esortato “un negoziato profondo e di contenuto” e invitato Armenia e Azerbaijan ad una tregua. Quello che però suscita maggiore preoccupazione è il coinvolgimento nell’area di conflitto di altre potenze. Lo stesso Catholicos lo ha sottolineato nel suo discorso ieri: “Condanniamo fermamente le ostilità scatenate dall’Azerbaijan contro la Repubblica dell’Artsakh, nonché le invasioni ai confini dell’Armenia. Le operazioni militari dell’Azerbaijan, condotte con il pieno appoggio della Turchia, sono contenute con coraggio dai soldati dell’esercito armeno”. Karekin esorta il popolo armeno a rimanere forte e unito nel difendere la Patria e prevenire ogni tentativo di violazione alla libertà e indipendenza e dice di aver inviato “messaggi ai capi di Stato, ai leader delle nostre Chiese sorelle, al clero, ai leader di varie organizzazioni interecclesiali” affinché si compiano tutti gli sforzi “per stabilizzare la situazione nella regione, ripristinare la pace, una vita sicura” e contenere “i processi dittatoriali e aggressivi dell’Azerbaijan”. “Le vite umane sono sacre”, ha concluso il patriarca supremo, e “qualsiasi violazione compiuta su di esse è un atto di malvagità”.

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Julfa: emblema dell’Armenia storica e del suo triste destino (Elzeviro 29.09.20)

Ai numerosi appelli internazionali ha fatto seguito anche l’Unione europea che, nel 2006, ha inviato una delegazione per visitare il cimitero. Ma le autorità azere hanno impedito l’accesso al sito. A tutt’oggi il governo di Baku nega di averlo distrutto. Foto satellitari scattate nel 2010 però hanno dimostrato inequivocabilmente che la necropoli medievale è scomparsa e il suolo completamente livellato.

Gli antichi cimiteri armeni insieme alle decine di migliaia di khachkar sono stati letteralmente cancellati dalla storia. Si salvano soltanto gli esemplari presenti nell’attuale territorio della moderna Armenia. Un vergognoso genocidio culturale che continua tutt’oggi.

Sempre per mano turca e sempre con lo stesso identico obiettivo: turchizzare brutalmente l’intera penisola anatolica, fino alle montagne del Caucaso. Eliminando così etnie, lingue e culture millenarie insieme a ogni traccia del loro passaggio. Uno scempio indegno e perfettamente paragonabile a quello dei talebani in Afghanistan e dell’ISIS in Siria e Iraq.

Nonostante tutto questo, qualcuno sta ancora difendendo questa gente qua

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