Matteo Salvini: “Turchia mai nella Ue” (Haffingtonpost 13.10.19)

“Chiedo che vengano fermati i finanziamenti europei e italiani alla Turchia”. A dirlo Matteo Salvini a ‘Mezz’ora in più’ su Rai3, a proposito dell’attacco turco in Siria.

Salvini continua: “Non bastano gli appelli, va cancellata qualsiasi ipotesi di adesione della Turchia nell’Unione europea. Non possiamo cedere al ricatto dei migranti, l’Europa dovrà difendere i suoi confini”.

Il leader della Lega ricorda: “Un secolo fa il massacro, il genocidio degli armeni ad opera dei turchi, dell’Impero Ottomano. Può essere paragonato a quello che succede ora, mettendo al posto degli armeni i curdi”.

Salvini poi spiega: “Se questo governo porta documento efficace che ferma finanziamenti alla Turchia e adesione Turchia in Europa, io lo voto. Bisogna fermare i finanziamenti italiani ed europei al regime turco”.

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Armenia chiama Italia: +47% negli scambi e Sarkissian riceve gli imprenditori italiani (Sputniknews 13.10.19)

La due giorni della delegazione imprenditoriale italiana a Yerevan servirà ad individuare ed analizzare nuove possibilità di business nel paese caucasico. I presupposti ci sono: negli ultimi anni l’intescambio tra Italia e Armenia è cresciuto di pari passo con l’intensificazione del dialogo politico tra i due paesi.

Una delegazione di imprenditori affiliati a Confindustria Russia, guidata dal presidente Ernesto Ferlenghi visiterà la capitale dell’Armenia, Yerevan, il 14-15 ottobre. Lo scopo principale della visita sarà l’incontro con il presidente armeno Armen Sarkissian, nell’ambito del quale verranno discusse le prospettive di cooperazione commerciale e industriale tra Italia e Armenia.

Oltre all’incontro con il presidente armeno, nel programma è fissata una serie di colloqui con rappresentanti del business europeo ed italiano attivi nel paese e la visita al centro di formazione e ricerca sulle tecnologie digitali creative Tumo di Yerevan.

Italia-Armenia, interscambio in crescita

Secondo i dati diffusi da Confindustria Russia, l’interscambio tra Italia ed Armenia è cresciuto sensibilmente nel corso degli ultimi anni: l’ultima rilevazione, datata 2018, ha certificato che l’interscambio tra i due paesi ha raggiunto i 183 milioni di euro, in crescita rispetto ai 150 milioni di euro del 2017 ed i 125 milioni di euro del 2016. Cifre alla mano, si tratta di una crescita del 47% negli ultimi due anni, che risulta ancora più repentina se paragonata al valore dell’interscambio fra Armenia e Italia risalente all’anno 2000, che era di 99 milioni di euro.

Alla luce di questa tendenza positiva nella dinamica degli interscambi tra i due paesi è ora estremamente importante compiere ogni sforzo per consolodarla, nonché per cercare nuove aree di interazione tra imprese italiane e armene. Il dialogo bilaterale avviato dai nostri leader politici, che solo nell’arco dei ultimi 15 mesi si sono visti gia tre volte (nel giugno 2018 a Yerevan, nel novembre 2018 e nel settembre 2019 a Roma), certifica il reciproco interesse tra Italia e Armenia ed è ora necessario che questo dialogo attivo prosegua a livello di rappresentanti dei circoli aziendali – afferma il presidente di Confindustria Russia, Ernesto Ferlenghi.

L’Armenia attualmente e fino a fine 2019 è presidente di turno dell’Unione Economia Euroasiatica, alleanza fondata sulla base di una unione doganale e di un unico spazio economico, di cui fanno parte anche Bielorussia, Kazakhstan, Kirgyzstan e Federazione Russa. L’Unione Economica Euroasiatica ha in vigore accordi di libero scambio con Vietnam, Cina, Iran e Cuba.

Confindustria riunisce circa 150.000 aziende italiane nel mondo. All’interno della Federazione Russa, Confidustria Russia opera per lo sviluppo di rapporti di cooperazione tra le aziende italiane e russe, la creazione di joint-venture ed il trasferimento di know how tecnico ed imprenditoriale. I settori di maggiore attività sono meccanica, costruzioni, energetica, alte tecnologie, alimentare.

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Turchia – Siria. Per i cristiani l’incubo di una nuova persecuzione (Sanfrancesco 11.10.19)

Nella partita che si gioca nel Nord siriano, dove la Turchia ha lanciato un’offensiva militare contro i curdi, vengono spesso dimenticati altri “perdenti”: i cristiani. È difficile fornire delle statistiche precise circa l’attuale presenza cristiana nei territori governati dalle milizie curde. Prima della guerra siriana, si contavano comunità cristiane in tutte le principali località: 1.500 famiglie a Raqqa, metà delle quali greco-ortodosse; mille a Tall Abyad, in particolare armene; 300 a Tabqa (al-Thawra); 150 a Deir ez-Zor, principalmente siro-ortodosse, ma anche latine, siro-cattoliche e armene; senza contare le decine di migliaia di cristiani che popolavano le città di Hassaké e Qamishli, nel nordest, e tutta la Valle del Khabur con i suoi 35 villaggi assiri.

Di questa presenza la fondazione tedesca Konrad Adenauer ha tracciato di recente situazione e prospettive in un dossier di 92 pagine che mette in guardia dalle conseguenze di un intervento turco, che sarebbe l’ultimo anello di una serie di sventure che hanno costretto i cristiani all’esodo.

La più dura è stata l’avanzata del Daesh che è riuscita, tra il 2014 e il 2017, a spazzare via buona parte di queste comunità, specialmente nella parte centrale, da Tall Abyad a Raqqa. A Tabqa vivono oggi solo cinque famiglie siro-ortodosse, mentre a Deir Ezzor i cristiani esitano a fare ritorno nonostante la celebrazione, nel febbraio 2018, della prima Messa post-liberazione. In fondo, quei cristiani si definiscono come i “figli dei sopravvissuti”, scampati o al genocidio degli armeni e dei siriaci in Turchia oppure al massacro degli assiri in Iraq.

Il precedente dei cristiani di Afrin, “liberata” dai turchi l’anno scorso, è presente agli occhi di tutti. Tra le truppe dell’Els entrati nel cantone a fianco dei soldati di Ankara c’erano gruppi radicali islamici e addirittura jihadisti. Risultato: i cristiani sono fuggiti verso Kobane dove si contano oggi 300 cristiani, tutti presumibilmente curdi convertiti dall’islam.

La presenza massiccia di cristiani si registra comunque nell’estrema parte nordorientale della Siria. Il vescovo siro-cattolico, monsignor Jacques Behnan Hindo, parla di 5.000 famiglie nella sua diocesi di Hassaké-Nisibi. «In molti si erano già spostati dalle località di frontiera. Ora che il conflitto è diventato più grave temo che saranno in tanti ad emigrare».

Qualcuno cercherà di opporsi al destino con le armi. Tra le milizie che compongono le Forze democratiche siriane (Fds) fanno parte quella del Partito dell’unione siriaca e una sezione femminile detta Forze di protezione delle donne di Bethnarain. Una forza stimata tra 400 e 1000 combattenti cui si aggiunge una forza di polizia, detta Sutoro.

Camille Eid – Avvenire

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Chi sono i curdi, storia di un popolo e di uno Stato mai nato (Skytg24 10.10.19)

Sono circa 35 milioni e vivono nel Kurdistan, a cavallo tra Turchia, Iraq, Siria, Iran e Armenia. Dopo la prima guerra mondiale venne disattesa la promessa degli alleati occidentali di creare una nazione. Da allora i vari gruppi sono diventati minoranze in diversi Paesi

Rappresentano il quarto gruppo etnico più grande del Medio Oriente, la loro popolazione è stimata in circa 35 milioni di persone, ma non hanno mai ottenuto uno Stato nazionale permanente. I curdi sono distribuiti tra Turchia, Iraq, Siria, Iran e Armenia nel vasto altopiano del Kurdistan che racchiude i confini dei cinque Paesi. Anche se comunità curde vivono anche in Europa, soprattutto in Germania. Il sogno del Kurdistan non si è mai materializzato e la questione curda è tornata alla ribalta con l’offensiva dei turchi contro le milizie nel Nord-Est della Siria. (USA E UE VALUTANO SANZIONI CONTRO LA TURCHIA)

Il Kurdistan: lo Stato mai nato

Dopo la prima guerra mondiale e la sconfitta dell’Impero ottomano, i vincitori alleati occidentali avevano previsto la creazione di uno Stato curdo nel Trattato di Sevres del 1920. Una promessa che venne disattesa 3 anni dopo, quando il Trattato di Losanna ha fissato i confini della moderna Turchia senza definire confini geopolitici per il Kurdistan. Così i curdi sono rimasti una minoranza nei diversi Paesi in cui si sono ritrovati a vivere. Finora qualsiasi azione dei curdi per creare uno Stato indipendente è stata sempre repressa.

Le differenze fra i vari curdi

I curdi sono a maggioranza musulmana sunnita e formano una comunità distintiva, unita attraverso cultura e lingua, anche se non hanno un dialetto standard. Ogni gruppo nazionale, però, si differenzia l’uno con l’altro per priorità e alleati. I curdi turchi, i curdi siriani e i curdi iracheni, che insieme hanno combattuto contro l’Isis, sono i gruppi finiti nel mirino di Erdogan. I curdi iracheni hanno da tempo una loro regione autonoma all’interno dell’Iraq (il Kurdistan iracheno), mente i curdi siriani soltanto di recente hanno ottenuto il controllo della regione che abitano, il Rojava.

I legami tra curdi siriani e Pkk

Il Partito dell’Unione Democratica (la sigla in curdo è Pyd), assicura il governo dei territori sotto il controllo curdo attraverso l’ala militare dell’Ypg, unità di protezione popolare. Il Pyd ha espresso un’idea di società socialista-libertaria, un modello raro e innovativo rispetto alle tradizioni islamiche, un modo di pensare vicino a quello espresso dal Pkk, partito dei lavoratori del Kurdistan, di Abdullah Öcalan. Ed è anche per questa sintonia fra Pyd e Pkk che la Turchia ha fatto partire l’offensiva nel Nord-Est della Siria. Ankara considera infatti il Pkk un’organizzazione terroristica e il leader del partito Öcalan è in carcere in Turchia dal 1990.

La lotta contro l’Isis e il supporto degli Usa

Dei curdi siriani negli ultimi anni si è spesso parlato in Occidente anche per la loro battaglia contro l’Isis. L’Ypg ha anche ricevuto il supporto degli Stati Uniti, che individuarono come propri alleati sul terreno nella guerra contro l’Isis i curdi siriani. Nel corso del 2015 i guerriglieri curdi, con il sostegno Usa, riuscirono a riconquistare i propri territori (noti anche come Rojava, o Kurdistan siriano) che erano stati occupati dall’Isis e riuscirono anche ad espandersi in aree abitate da popolazioni arabe. Negli anni successivi, 2016 e 2017, i curdi-siriani rafforzarono il proprio controllo sul Rojava e contribuirono in modo determinante alla sconfitta finale dell’Isis.

Le simpatie occidentali per la causa curda

La causa curda dell’Ypg ha suscitato così grandi simpatie presso l’opinione pubblica occidentale. Non solo per il contrasto all’Isis, ma anche per l’ideologia espressa dal movimento. In un’ottica post-marxista, alle donne vengono riconosciuti gli stessi diritti che agli uomini. Esistono inoltre anche milizie curdo-siriane composte da donne, come ad esempio l’Ypj, Unità di protezione delle donne, che combattono spesso a capo scoperto contro gli estremisti islamici dell’Isis. Il Rojava, poi, è stato anche un esperimento politico-sociale, con l’adozione di una Costituzione di stampo democratico, pluralista e liberale, che enfatizza l’ambientalismo e il ruolo delle comunità locali nella gestione del potere.

Oggi i curdi siriani si sentono traditi

Attaccati dalla Turchia e abbandonati dagli Stati Uniti, i curdi siriani si sentono traditi proprio da quel mondo occidentale che aveva espresso sostegno e stima negli ultimi anni. Ilham Ahmed, presidente del Comitato esecutivo del Consiglio democratico siriano, da Bruxelles chiesto alle istituzioni europee di “non abbandonare i siriani” e di non chiudere gli occhi su Erdogan.”Gli Stati dell’Ue devono ritirare al più presto i loro ambasciatori dalla Turchia perché sta violando troppe leggi internazionali e continua a danneggiare la Siria. Questo crimine va fermato e la Turchia deve essere sanzionata per quello che ha fatto”.

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A Montemerano la storia e il genocidio degli armeni. Ne parla Gregorio Zovighian (Grossetonotizie 09.10.19)

Sabato 12 ottobre, alle 17:30, alla biblioteca comunale di storia dell’arte di Montemerano, si terrà l’incontro con Gregorio Zovighian dal titolo “Gli armeni: la storia, il genocidio”.

Gli armeni sono un popolo di origine antichissima che ha sviluppato nel corso dei secoli una civiltà e una cultura ancora in gran parte poco conosciute. Di loro ci si accorge quasi soltanto quando ci si imbatte in uno dei tanti armeni che in ogni luogo del pianeta si sono fatti conoscere per le loro opere e sono diventati famosi. E allora chi armeno non è si chiede il perché di una diaspora che ricorda sia pur in scala minore quella del popolo ebraico e quale storia abbia alle spalle questo popolo.
Degli armeni ci si ricorda anche ogni volta che viene citato il genocidio compiuto ai loro danni dalla Turchia durante la prima guerra mondiale, forse il più grave atto di persecuzione subito da questo popolo nel corso di una storia che purtroppo non è avara di persecuzioni nei loro confronti.
Siamo comunque in presenza di una grande civiltà e quindi il bisogno di conoscerla meglio diventa ineludibile per tutti coloro che credono non si possa prescindere dalla conoscenza della storia dell’intera umanità per interpretare e comprendere l’oggi.
L’Accademia del Libro intende fornire un contributo a questo approfondimento, invitando a parlare degli Armeni e dell’Armenia Gregorio Zovighian, attento conoscitore della materia da sempre impegnato nella diffusione della storia e della cultura armena.
La storia degli armeni, dall’antichità ai giorni nostri, con particolare riferimento al genocidio del 1915, sarà il tema della conversazione che terrà sabato prossimo a Montemerano. Saranno proiettate diverse immagini illustrative e al termine il relatore sarà a disposizione degli intervenuti per rispondere a domande e richieste di chiarimenti.

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Armenia: Erevan al 69mo posto in rapporti competitività Forum economico mondiale (Agenzianova 09.10.19)

Erevan, 09 ott 11:53 – (Agenzia Nova) – L’Armenia è salita all’interno dell’Indice di competitività globale preparato dal Forum economico mondiale, passando dal 70mo al 69mo posto con un aumento di 1,4 punti. Lo riferisce l’agenzia di stampa “Armenpress”, aggiungendo che il paese caucasico ha avuto ottimi risultati nella classifica relativa al mercato del lavoro, attestandosi alla 32ma posizione su un totale di 141 paesi. Un miglioramento importante è stato registrato anche all’interno del pilastro sulla stabilità macroeconomica, in cui l’Armenia si è classificata 64ma con un aumento di 25 punti.

Nagorno-Karabakh, scambio di accuse tra Baku e Yerevan. Putin tenta di mediare (Il Manifesto 08.10.19)

Torna alta la tensione tra Armenia e Azerbaigian i due paesi ex sovietici da sempre in conflitto per il controllo dell’enclave del Nagorno-Karabakh divenuta repubblica filo-armena indipendente dall’Azerbaigian nel 1991.

La contesa provocò una lunga guerra tra i due paesi tra il 1992 e il 1994 che costò la vita a oltre 50mila persone, segnata da pogrom e violenze inaudite sulla popolazione civile.

Dopo una pausa di quasi 3 anni degli scontri alle frontiere e una serie di incontri di pace a Minsk mai decollati veramente, la situazione è peggiorata drasticamente nelle ultime settimane. L’escalation sta avvenendo sullo sfondo di dichiarazioni estremamente dure da parte dei leader dei due paesi. In risposta alle parole del presidente armeno Nikol Pashinyan che ha affermato recentemente «il Karabakh è Armenia e punto», Ilham Aliyev, il suo omologo azero, ha risposto a muso duro qualche tempo dopo affermando alla riunione del Club di Valdai giusto l’opposto: «Il Karabakh è Azerbaigian, punto esclamativo!» Ma non stanno volando solo parole tra due paesi, ma già da agosto anche proiettili e scambi di salve di cannone.

La portavoce del ministero degli esteri armeno Anna Naghdalyan ha denunciato ieri una nuova escalation nella zona di conflitto del Nagorno-Karabakh, accusando la parte azera di «deliberato aggravamento della situazione». «A seguito di recenti incidenti, un soldato delle forze armate armene è morto e altri tre sono rimasti feriti», ha detto Naghdalyan, esortando Baku di «astenersi da qualsiasi azione provocatoria lungo il confine internazionale armeno-azero».

A sua volta, il ministero della difesa dell’Azerbaigian ha riferito che solo in un giorno, dal 4 al 5 ottobre, gli armeni avrebbero violato il cessate il fuoco più di 20 volte. E un soldato azero sarebbe stato ucciso negli scontri. La risoluzione n.853 adottata dal Consiglio di sicurezza Onu sul conflitto ha dato implicitamente ragione agli azeri contro le pretese armene, sostenute dalla Federazione russa, di staccare l’enclave e annettersela. Il 29 luglio 1993, in particolare, l’Onu confermava la «sovranità e integrità territoriale dell’Azerbaigian», condanna «il sequestro della regione di Agdam e di tutte le altre regioni occupate di recente della Repubblica dell’Azerbaigian» e chiedeva «il ritiro immediato, completo e incondizionato della partecipazione nel conflitto delle forze di occupazione». Tuttavia Pashanin intervenendo all’ultima sessione generale dell’Onu lo scorso 25 settembre, è tornata a gettare benzina sul fuoco su una questione rimasta per tanto tempo in stand-by.

«Le autorità azere non intendono risolvere questo conflitto. Invece, vogliono sconfiggere il popolo del Nagorno-Karabakh. Non vogliono scendere a compromessi. Il loro obiettivo è la vendetta dopo dei tentativi fallito di aggressione contro il popolo del Nagorno-Karabakh negli anni ’90 e 2016» ha detto il leader armeno. Nella partita si è subito infilato il presidente turco Erdogan, per note ragioni nemico giurato degli armeni, e schieratosi quindi subitaneamente con il leader azero. «È inaccettabile che il Nagorno-Karabakh e le aree circostanti, che sono il territorio dell’Azerbaigian, siano ancora occupate, nonostante tutte le risoluzioni adottate», ha replicato Erdogan.

A trovarsi nella posizione più scomoda ora è Putin. Da sempre la Russia ha basi militari in Armenia ed è alleata strategica di Yerevan. Tuttavia sin dal crollo dell’Urss, Lukoil e altre imprese petrolifere russe detengono lo sfruttamento di parte dell’oro nero che sgorga a Baku. Un affare da oltre 2,5 miliardi di dollari annui a cui Mosca non vuole rinunciare. A questo si aggiunge l’ormai stretta alleanza con la Turchia. Per questo il presidente russo ha moltiplicato i contatti con le parti in causa perché la tensione non scivoli inesorabilmente verso il conflitto armato.

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Le Kardashian tornano in Armenia, figli di Kim battezzati a ‘casa’ (Adnkronos 08.10.19)

Ritorno alle origini per due delle sorelle Kardashian. Kim e Kourtney sono state accolte da una folla festante a Erevan, dove si sono fermate prima di raggiungere il ‘Vaticano’ della Chiesa apostolica armena, la Cattedrale di Etchmiadzin, nella vicina Vagharshapat.

Le due star americane sono arrivate in Armenia, il paese da cui sono emigrati i loro avi alla fine dell’Ottocento), per il battesimo dei tre figli più piccoli di Kim (che ne ha quattro insieme al marito il musicista Kay West. “Non è stata organizzata nessuna cerimonia speciale, come ogni altra famiglia, anche loro si sono registrati in anticipo e si sono presentate nella data programmata”, ha spiegato padre Vahram Melikyan, portavoce della cattedrale. Nel 2015, Kim Kardashian aveva battezzato il primogenito, North, nella Chiesa apostolica armena di Gerusalemme.

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Kim Kardashian battezza i figli in Armenia: assente Kanye West (Il Giornale 08.10.19)

L’assenza del produttore si è fatta notare nel viaggio dell’influencer, che per ora non ne ha spiegato i motivi. Tuttavia, Kim non era sola nel suo viaggio: ad accompagnarla in questa esperienza c’era sua sorella Kourtney, che ha scelto di essere con lei in un momento così importante.

A dare la notizia di questo viaggio è stato il Daily Mail, che ha condiviso alcune foto del battesimo. Kim Kardashian non ha battezzato solo il piccolo Psalm, nato appena 4 mesi fa, ma anche Saint e Chicago, che hanno rispettivamente 3 anni e 20 mesi. La cerimonia si è tenuta nella splendida Cattedrale di Echmiadzin. Quella di Kim Kardashian non è stata una scelta casuale: la modella e la sua famiglia sono originarie proprio di questa città, considerata la più sacra di tutto il Paese. La figlia più grande della coppia, North, adesso ha 6 anni ed è stata battezzata nel 2015 nella chiesa apostolica armena di Gerusalemme. È stata una grandissima festa per Kim Kardashian e per i suoi figli, che hanno potuto rivedere quella parte di famiglia che frequentano poco proprio a causa della distanza.

Finalmente un po’ di relax per Kim Kardashian, che nelle ultime settimane è stata al centro della cronaca per i problemi di salute che sono stati svelati durante il programma televisivo che la vede protagonista. In un primo momento sembrava che la donna fosse affetta da lupus o da artrite reumatoide, due patologie a cui era risultata positiva nei test preliminari. Indagini più approfondite, invece, hanno evidenziato che Kim Kardashian soffre di artrite psioriasica, un’altra patologia molto fastidiosa.

Ogni Dove. Intervista a Bianco-Valente (Artibune 06.10.19)

UN CONCETTO MOLTO ATTUALE È QUELLO DI “CULTURA DIFFUSA”. MA COSA SIGNIFICA ESATTAMENTE? PROVANO A SPIEGARLO GLI ARTISTI GIOVANNA BIANCO (LATRONICO, 1962) E PINO VALENTE (NAPOLI, 1967) CHE DAGLI ESORDI NEL 1993 A NAPOLI, INCENTRANO LA PROPRIA ARTE SULL’IMPORTANZA DELLE COORDINATE. E DELLE ‘CONNESSIONI’ FATTE DI PERSONE

Curato da Isabella Indolfi, Ogni Dove/ ԱՄԵՆՈՒՐԵՔ è un progetto maturato da Bianco-Valente durante un soggiorno a Yerevan, in Armenia. Un’esperienza che ha permesso loro di intrecciare il proprio quotidiano di coppia – non solo nell’arte ma anche nella vita – con quello degli armeni e conoscere più da vicino la loro storia e cultura, cogliendone aspetti delicati e problemi che riguardano la comunità intera. Si tratta di una comunità che nel tempo ha subìto diverse complicazioni perlopiù sociali. Durante la Prima Guerra Mondiale infatti, la notte del 24 aprile 1915 molti armeni sono stati costretti a lasciare la terra di origine per scappare dal genocidio nei territori dell’Impero ottomano, mantenendo nonostante le grandi distanze, un forte senso di appartenenza verso la famiglia e le persone care. Senza perdere mai il valore di comunità diffusa, annullando differenze economiche e culturali.
Bianco-Valente, da sempre interessati al tema delle connessioni hanno deciso di indagare ancora una volta l’importanza delle relazioni come opportunità di crescita e condivisione tra gli individui. Il peso della ricerca delle identità oltre confine li ha spinti a chiedere agli armeni che vivono in patria e non solo, di scrivere su un lenzuolo bianco la scritta Ogni Dove e stenderlo fuori dal balcone la mattina del 4 settembre per rafforzare idealmente, senza limiti geografici, il legame del popolo armeno.

Bianco Valente, Ogni dove Amenurek, Yerevan
Bianco Valente, Ogni dove Amenurek, Yerevan

LA SCRITTURA COME ELEMENTO DI IDENTITÀ

Pino Valente: Parlando con molte persone abbiamo scoperto che gli armeni sono un popolo che usa la scrittura come elemento di identità. L’alfabeto è un collante che tiene unita la loro origine nel mondo. Ogni Dove è nato per sottolineare il legame tra loro, nella propria terra e all’estero. Bisogna osservare il fenomeno come apertura verso l’altro.

Giovanna Bianco: Abbiamo coinvolto diverse istituzioni, qualcuna ha dato il patrocinio al progetto, altre ci hanno ospitato come l’ICA, l’Istituto per l’Arte Contemporanea di Yerevan. In Italia la Congregazione Armena Mechitarista, che ha sede nell’isola di San Lazzaro a Venezia, il 4 settembre ha esposto una foto di grande formato su una balconata della loro sede. Il progetto è stato presentato presso l’Ambasciata d’Italia in Armenia, in presenza dell’ambasciatore Vincenzo Del Monaco.

Con il patrocinio dell’Ufficio dell’Alto Commissario per la Diaspora della Repubblica di Armenia, l’opera collettiva comprende anche un altro intervento da parte della comunità, quello di inviare agli artisti una fotografia del palmo della propria mano con la medesima scritta. Le immagini poi sono diventate cartoline da distribuire per rafforzare il senso dell’opera collettiva.

P.V.In questa parte del progetto non abbiamo curato la qualità dell’immagine. In genere l’artista vuole avere il controllo di tutto, ma non in questo caso: le persone che spontaneamente hanno fotografato la propria mano, rappresentano se stesse anche attraverso il mezzo che viene utilizzato, quindi ne scaturisce la propria vera immagine.

Un’immagine in cui la mano si frappone tra l’identità di un popolo molto forte, che agisce come se si affacciasse sul Mar Mediterraneo, e il territorio di riferimento. Linee della mano come radici, chiaro riferimento alle opere del 2018 ComplementareBreviario del Mediterraneo e Terra di me. Progetti incentrati su esperienze sensoriali, linguaggi, mani e quegli incontri fatti di relazioni e memorie che esplorano i limiti. Emigrare per restare, per riscoprire se stessi, le proprie origini e l’importanza di essere liberi.

LIBERTÀ NELLO SPAZIO PUBBLICO

A proposito di libertà personale in rapporto allo spazio pubblico, invitati da Maria Carmen Morese direttrice del Goethe Instiut, Bianco-Valente hanno partecipato al progetto internazionale Freiraum – Berlino/Amsterdam – Neapel (2018). Come suggerisce il termine Freiuram, che significa spazio libero, alcuni artisti sono stati chiamati ad analizzare il concetto di libertà nelle città europee. e n gemellaggio con Amsterdam, Bianco-Valente hanno scelto Napoli, dove a prevalere in un intreccio di culture, è “l’autorganizzazione dello spazio pubblico”. In un talk organizzato all’art concept hotel SuperOtium, dopo aver soggiornato per un periodo nel capoluogo campano, l’architetto siriano-berlinese Yasser Almaamoun con cui è stato definito il progetto, ha proposto una sua idea di come reinterpretare alcuni luoghi del centro antico di Napoli, in rapporto alle esigenze della popolazione locale.

G.B.L’Olanda è un Paese che vuole dare l’idea di libertà, ma pensando all’Italia le cose cambiano: si ha una percezione più di chiusura che di apertura. Il progetto è stato realizzato con l’urbanista Fabio Landolfo e abbiamo prodotto una bandiera che rappresenta un mix di culture: oltre 200 pezzi disegnano la mappa del centro storico di Amsterdam. Ogni pezzo ricucito è stato ricavato dalle bandiere delle culture presenti in Olanda, come Siria, Iraq, Libano, Turchia, Germania, Marocco, ecc. La bandiera è stata poi presentata ufficialmente durante il festival We make the city.

I PROGETTI FUTURI

G.B.: In occasione della giornata del contemporaneo, Alessandra Bertini Malgarini direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura a Tirana, ci ha invitati a sviluppare in Albania un progetto di intervento di arte pubblica con gli studenti dell’Accademia di Belle Arti, come abbiamo fatto in passato con gli studenti di Napoli e vicino Lecce. Il progetto è realizzato con Harabel, la piattaforma di interscambio dedicata agli artisti di arte contemporanea, fondata dal promotore culturale Ajola Xoxa e dall’artista Driant Zeneli.

Misuro il tempo (2019) a Ischia, Towards you (2015) a Capri, Di luce propria (2015) ad Aversa, Il mare non bagna Napoli (2015) al Museo Madre, Ogni Dove (2015) a Latronico (Pz), Relational (2013) alla stazione di Napoli Mergellina e Stoccolma. La poetica di Bianco-Valente si percepisce a partire dai titoli scelti per ciascuna opera: c’è sempre un legame che intercorre tra le parole scelte e il progetto di riferimento. Legame che finisce a rappresentare un po’ ciascuno di noi in ogni installazione, in modo che il fruitore trovi in qualche maniera se stesso e ricordi le proprie origini, fino a diventare tutt’uno con l’opera e il territorio.

– Fabio Pariante

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“A Sua Immagine”: le novità con gli speciali su Amazzonia, Armenia e Quirinale (Agensir 05.10.19)

Ogni anno il Sir, con l’avvio della nuova stagione Tv, entra nella redazione di “A Sua Immagine”, storico programma di Rai Uno dedicato all’informazione religiosa e culturale realizzato da 22 anni dalla Rai e dalla Conferenza episcopale italiana. Abbiamo incontrato la conduttrice Lorena Bianchetti e i due responsabili, Laura Misiti e padre Gianni Epifani. Come sempre un momento di dialogo ricco e trascinante. Ecco le novità più attese

È diventato ormai un appuntamento fisso. Ogni anno il Sir, con l’avvio della nuova stagione Tv, entra nella redazione di “A Sua Immagine”, storico programma di Rai Uno dedicato all’informazione religiosa e culturale realizzato da 22 anni dalla Rai e dalla Conferenza episcopale italiana. Abbiamo incontrato la conduttrice Lorena Bianchetti e i due responsabili, Laura Misiti e padre Gianni Epifani. Come sempre un momento di dialogo ricco e trascinante. Ecco le novità più attese.

Uno sguardo diverso sull’Amazzonia. Sabato 5 ottobre alle 15.15 su Rai Uno “A Sua Immagine” è in onda con un documentario sull’Amazzonia, “Tra acqua e cielo. Una Chiesa dal volto amazzonico”, in occasione dell’inizio del Sinodo indetto da Papa Francesco (6-27 ottobre). “Un viaggio nel cuore della regione amazzonica – sottolinea Laura Misiti – alla scoperta di un autentico gioiello della natura, grazie alla collaborazione dei Cappuccini dell’Umbria, la cui Missione si snoda lungo il Rio Solimões, nel Nord-Ovest dell’Amazzonia brasiliana. In questo percorso, con la regista Maria Amata Calò, siamo stati guidati da fra Paolo Braghini, missionario italiano da 15 anni in America Latina, che ci ha permesso di incontrare le popolazioni indigene Ticune e i missionari attivi sul territorio”. “A Sua Immagine” non è nuova ai documentari e ai grandi speciali. Del progetto ci parla padre Gianni Epifani: “A dire il vero, è il primo speciale interamente dedicato all’Amazzonia; volevamo far conoscere al pubblico questo straordinario polmone verde del mondo, dove è feconda e intesa l’esperienza missionaria. Con fra Paolo ci siamo spinti in posti raramente mostrati dalle telecamere, raccogliendo anche storie di difficoltà come la tratta degli esseri umani. Un racconto attento, tra inchiesta e speranza. Il viaggio in Amazzonia non si esaurisce solo con la messa in onda del documentario: fra Paolo infatti tornerà in collegamento con lo studio di ‘A Sua Immagine’ ogni domenica di ottobre”.

Un cardinale e una suora a commentare il Vangelo su Rai Uno. Alla vigilia del Sinodo, sabato 5 ottobre, è fissato anche il Concistoro, con la creazione di 13 nuovi cardinali. Unico italiano è mons. Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna, che cura il commento al Vangelo per il sabato di “A Sua Immagine”. “Nel fare i nostri migliori auguri al neo cardinale Zuppi – evidenziano Laura Misiti e padre Gianni Epifani -, possiamo dire che per la prima volta un cardinale commenta il Vangelo nello spazio ‘Le ragioni della speranza’; pastore di una Chiesa in uscita, il card. Zuppi tornerà nel 2020 a condividere storie di testimonianza dalle periferie di Bologna. Accanto a lui, confermatissimi i sacerdoti impegnati nel sociale come don Ciotti, don Patriciello, don Pozza, don Banzato, don Goccini e don Verdi”. Su questo punto, Misiti rimarca: “A breve ci sarà un’altra grande novità: un ciclo di commenti al Vangelo guidato da una donna. È suor Alessandra Smerilli, esperta di economia, che porterà il Vangelo nei luoghi di lavoro e nelle buone pratiche, da attuare per un’economia sociale”.

Nelle stanze del Quirinale, sulle tracce dei Pontefici. Ai due responsabili di “A Sua Immagine” abbiamo chiesto inoltre di svelarci qualche altra anteprima. “Tra i prossimi impegni – ci racconta padre Epifani – c’è uno speciale sul Palazzo del Quirinale, che nasce sulla linea dei focus estivi tra storia, arte e tradizioni religiose. Andremo a raccontare uno dei posti più suggestivi e interessanti dal punto di vista architettonico. Forse non tutti ricordano che il Quirinale era un palazzo papale, dove si sono tenuti addirittura quattro conclavi. Tra i luoghi più emozionanti di certo la Cappella Paolina e la Cappella dell’Annunziata, dove è esposta la ‘Madonna del cucito’ di Guido Reni”.

Pellegrinaggio in Armenia con don Marco Pozza. Durante l’Avvento “A Sua Immagine” ci regalerà un altro prezioso viaggio, per lo sguardo e per lo spirito. Dopo i pellegrinaggi in Terra Santa e Giordania realizzati con l’Opera romana pellegrinaggi, sarà la volta dell’Armenia. A raccontarci questa esperienza è Laura Misiti: “Nuovamente in marcia, in tempo d’Avvento, come pellegrini alle sorgenti della nostra fede. L’attesa, infatti, è cammino. Visiteremo l’Armenia insieme a don Marco Pozza e don Giovanni Biallo, guida storica dell’Opera romana pellegrinaggi. Maestosa, affasciante, inaspettata, l’Armenia costituisce un ponte tra Asia ed Europa; è la più antica nazione cristiana della Storia. Il nostro viaggio ha inizio dal monastero di Khor Virap, ai piedi del monte Ararat; si dice che lì si trovi l’Arca di Noè. Visitando poi l’Echmiadzin (sede del “papa” della Chiesa Armena), approfondiremo poi la storia del monachesimo; entreremo anche nei monasteri di Geghard e Tatev: per arrivarci si prende la funivia più lunga del mondo. Il viaggio si concluderà a Yerevan, la capitale del Paese, dove don Marco commenterà il Vangelo dal memoriale del genocidio”.

Lorena Bianchetti, il sorriso gentile della domenica Rai. Raggiungiamo poi Lorena Bianchetti, da anni al timone di “A Sua Immagine”. In più di un’occasione è stata definita il “sorriso della domenica mattina”, entrando nelle case degli italiani con competenza e modi gentili. “Più bel complimento non potevo riceverlo” – esordisce la conduttrice Rai – “Ci tengo però a precisare che ogni puntata è frutto di un lavoro di gruppo, di una redazione coesa e compatta guidata da due straordinari responsabili. Ogni settimana cerco di approfondire i vari argomenti che trattiamo con scrupolosità, documentandomi tra quotidiani e libri; quello su cui mi soffermo maggiormente poi sono osservazioni, commenti e domande che ascolto, respiro, nei vari ambienti che frequento. Quando vado ad esempio al mercato per fare la spesa, in palestra o nei tanti viaggi in treno…. Provo a mettermi sempre in ascolto e dialogo con chiunque, anche con chi è lontano dal mondo cattolico”.

Le formule del racconto televisivo. Domandiamo sempre alla Bianchetti come si ponga “A Sua Immagine” nel panorama televisivo attuale. “In generale, oggi il racconto televisivo – spiega la conduttrice – è decisamente più dinamico rispetto al passato. Domande e risposte vivacizzano più di un monologo, a meno che questo non tratti argomenti così importanti da non permettere allo spettatore alcuna distrazione. È vero, tutto deve essere veloce ma, secondo me, senza mai perdere di vista i contenuti; a volte una pausa, un silenzio, possono aiutare, più di tante parole, a metabolizzare, a sintonizzare i cuori di chi ascolta e ad accompagnarli in un coinvolgimento diverso da quello superficiale che la società non di rado ci impone”.
Nello specifico della trasmissione, aggiunge: “Nel nostro studio il più delle volte abbiamo tre ospiti e questo ci permette di garantire un impatto visivo più caldo dal punto di vista umano, una completezza maggiore nel modo di affrontare l’argomento della puntata. Coinvolgiamo molti esperti ma anche tante testimonianze, per offrire al pubblico una verità di servizio che non vuole mai ‘pontificare’ ma comprendere, condividere senza giudizio”.

Uno sguardo rinnovato dalla maternità. Concludendo, chiediamo a Lorena Bianchetti della sua bambina, se la maternità le ha regalato una prospettiva diversa: “La maternità mi ha donato una completezza, una gioia che purtroppo non riesco a circoscrivere con le parole, tanto è infinita. Questo dono mi permette di sviscerare gli argomenti con un’attenzione maggiore, la stessa che istintivamente mi viene nell’osservare mia figlia, caratterizzata da un calore che vuole accogliere ed essere luce; che vuole accompagnare senza opprimere o pilotare, nella libertà e nel rispetto. Ogni puntata è per me, per tutti noi, una specie di figlio da proteggere, amare e rispettare allo stesso tempo”.

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