Nella Basilica di S. Giuseppe artigiano, anticamente dedicata a S. Biagio d’Amiterno, la solenne Festa di S. Biagio (laquilablog 30.01.20)

Il 3 febbraio 2020, si celebra la festa di S. Biagio, vescovo e martire. In Città all’Aquila, nella basilica di S. Giuseppe Artigiano, anticamente denominata S. Biagio d’Amiterno, dalla sua riapertura al culto, ogni anno si celebrano solennemente i festeggiamenti di S. Biagio con il solenne rito della benedizione della gola e del pane di S. Biagio e in particolare. Quest’anno la S. Messa solenne in onore del Santo vescovo martire, sarà celebrata alle ore 18:30 da don Federico Palmerini, amministratore parrocchiale della Parrocchia Personale Universitaria e sarà animata dai giovani della Pastorale Universitaria della nostra Arcidiocesi, essendo la Basilica di S. Giuseppe Artigiano, la sede principale della Parrocchia Universitaria. Al termine della Solenne celebrazione eucaristica, saranno benedetti e distribuiti ai presenti, i pani di S. Biagio.

Nelle parrocchie della diocesi, i festeggiamenti di S. Biagio si caratterizzano oltre che nella benedizione della gola con le candele incrociate, benedette il giorno precedente, cioè nella festa della Presentazione di Gesù al tempio, detta anche Candelora, anche con la benedizione, in alcuni luoghi delle ciambelle di San Biagio e in altri con la benedizione dei pani di S. Biagio.

Le Ciambelle di San Biagio, un dolce preparato in occasione di questa festa, sono delle ciambelle dolci preparate con l’aggiunta di semi di anice o di finocchio e alcuni altri ingredienti come la farina, lo zucchero, il latte, l’olio di semi e sono decorate con dei canditi rossi. Simboleggiano la gola del bambino, liberata dalla lisca di pesce con il miracolo di S. Biagio e sono decorate con canditi rossi per ricordare il colore del sangue del martirio del Santo Vescovo. Mentre, i Pani di S. Biagio, simboleggiano la gola di cui San Biagio è protettore e vengono mangiati per devozione, infatti il Santo salvò la vita di un ragazzo che stava morendo soffocato da una lisca di pesce. I pani della festa di San Biagio sembrano un preludio anticipatorio della “Cena di San Giuseppe”, che si celebra solennemente nella Basilica di S. Giuseppe Artigiano all’Aquila, il 19 marzo di ogni anno.

San Biagio, venerato tanto in Oriente quanto in Occidente, era un medico armeno, vissuto nel III secolo d.C. Si narra che compì un miracolo quando una madre disperata gli portò il figlio morente per una lisca conficcata in gola. Negli atti del martirio, si testimonia che il vescovo Biagio avrebbe prodigiosamente liberato il bambino dalla lisca conficcata nella sua gola, prima di morire martire. Questo Santo, era Vescovo di Sebaste d’Armenia quando nell’Impero romano si concede la libertà di culto ai cristiani, nel 313, sotto Costantino e Licinio, cioè imperatori. Licinio che governava l’Oriente, fece scoppiare una persecuzione contro i cristiani, sembrerebbe per dare risposta alle ingerenze dell’imperatore d’occidente Costantino e S. Biagio muore martire intorno all’ anno 316 d.C. Il corpo di Biagio è stato deposto nella sua cattedrale di Sebaste; ma nel 732 d.C. una parte dei resti mortali viene imbarcata da alcuni cristiani armeni alla volta di Roma, ma una improvvisa tempesta tronca il loro viaggio a Maratea (Potenza) e qui i fedeli della Città, accolgono le reliquie di San Biagio in una chiesetta, che poi diventerà l’attuale basilica a lui dedicata.

don Daniele Pinton

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“Bene il ricordo di Norma Cossetto, ora ricordiamo anche il genocidio armeno” (Varesenews 30.01.20)

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato di Alessandro Franzetti sul tema delle dedicazioni di alcuni spazi ed edifici comunali

Ho letto sulla stampa con vivo interesse che, su proposta delle donne presenti in amministrazione a Luino, la giunta comunale ha deliberato di intitolare il “Parco a Lago” a Norma Cossetto, giovane martire vittima dei comunisti di Tito, che subì violenze indicibili e fu infoibata solo per il suo essere italiana.

Approvo quest’attribuzione, anche perché nel 2014 fui promotore insieme al sindaco Pellicini di un convegno e di una mostra a Palazzo Verbania dedicati alle foibe, dove furono coinvolte diverse classi del Liceo “Sereni” e che ebbe come ospite il giovane Giacomo Fortuna, dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, e sono contento che a Luino, dopo il cippo a ricordo delle vittime delle Foibe posto in Piazza Crivelli Serbelloni dinanzi al Municipio, il nostro bellissimo “Parco a Lago” sia dedicato a una donna (già questa cosa è per me molto significativa) che per molti anni fu dimenticata, ingiustamente e vergognosamente.

Sarebbe stato ancora più bello se, insieme alle donne presenti nella maggioranza che governa la nostra Città, fosse coinvolta nella proposta di intitolazione anche la consigliera Enrica Nogara, che si è sempre distinta per un’azione politica volta alla tutela dei deboli e delle minoranze.

Quando sono stato consigliere nel primo mandato Pellicini, ho promosso tre intitolazioni (all’eroe della Resistenza Edgardo Sogno, partigiano monarchico e liberale, al prof. Luigi Alfré preside del Liceo di Luino per molti anni e al fabbricatore di organi delle nostre Chiese Francesco Carnisi), e questo perché ritengo che una buona memoria storica e civile condivisa, si debba poggiare su sicuri riferimenti a grandi del passato, e questo come esempio per tutti, in particolare per le nuove generazione.

A mio parere ora è il momento di ricordare anche un’altra figura femminile che è stata molto importante anche per Luino: Laura Solera Mantegazza.

Nel 2016 vi fu un’iniziativa pubblica in cui fu presentato un volume dedicato a Laura Solera Mantegazza e Anna Bono Cairoli e il sindaco Andrea Pellicini dichiarò di aver “ letto con piacere questo libro, da considerarsi un tributo a due donne incredibili che hanno fatto il Risorgimento. Il grande valore della Solera sta proprio nel fatto che soccorre sia garibaldini che austriaci: questo è un gesto meraviglioso”.

L’ing. Carlo Alessandro Pisoni, che era uno dei promotori dell’incontro, fece sapere agli astanti che “il socio del Magazzeno Storico Verbanese, l’ingegner Roberto Troubetzkoy, gli aveva comunicato la mattina stessa una buona notizia: su richiesta del Magazzeno Storico Verbanese e del socio Troubetzkoy, infatti, il dottor Andrea Corneo, presidente della Società Italiana della Camelia (che sul lago Maggiore, a Oggebbio ha una delle più importanti sue sedi), si è attivato per individuare una camelia a cui possa essere attribuito il nome di “Laura Solera Mantegazza”: il colore del fiore sarà un bianco screziato di rosso”.

A questo punto, oltre a una camelia ritengo sia il caso di dedicare alla Solera Mantegazza un luogo pubblico, per esempio il tratto di lungolago situato tra Palazzo Verbania e piazza Libertà, un vero polmone verde che sarebbe stupendo fosse dedicato a una figura così importante per il Risorgimento.

Inoltre, in aggiunta a ciò, ritengo doveroso intitolare un luogo pubblico significativo ai martiri del primo genocidio del ‘900, e cioè il popolo armeno.

Tra il 1915 e il 1916  l’Impero Ottomano deportò ed eliminò 1,5 milioni di armeni.

L’Italia riconobbe il genocidio armeno e invitò la Turchia a fare i conti con la propria storia nel 2000, con una mozione proposta dall’on. Giancarlo Pagliarini firmata da 165 parlamentari.

Solo 29 paesi hanno riconosciuto ufficialmente il genocidio armeno, da sempre negato dalla Turchia.

Quindi propongo al sindaco e alla giunta comunale di ricordare sia la splendida figura di Laura Solera Mantegazza, sia i martiri del genocidio armeno, per troppi decenni caduti nel dimenticatoio.

Alessandro Franzetti

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Nagorno-Karabakh: concluso incontro tra ministri Esteri di Armenia e Azerbaigian a Ginevra (Agenzianova 30.01.20)

Erevan, 30 gen 14:54 – (Agenzia Nova) – l conflitto tra Armenia e Azerbaigian per l’area del Nagorno-Karabakh – territorio occupato dai militari di Erevan ma riconosciuto internazionalmente sotto la sovranità di Baku – è iniziato nel 1988, quando la regione autonoma del Nagorno-Karabakh ha chiesto il trasferimento dalla Repubblica sovietica dell’Azerbaigian a quella armena. Nel 1991 a Stepanakert – autoproclamatasi capitale – è stata annunciata la costituzione della Repubblica del Nagorno-Karabakh. Nel corso del conflitto, sorto in seguito alla dichiarazione di indipendenza, l’Azerbaigian ha perso de facto il controllo della regione. Dal 1992 proseguono i negoziati per la soluzione pacifica del conflitto all’interno del Gruppo di Minsk dell’Osce. L’Azerbaigian insiste sul mantenimento della sua integrità territoriale, mentre l’Armenia protegge gli interessi della repubblica separatista. La Repubblica del Nagorno-Karabakh, in quanto non riconosciuta internazionalmente come entità statale, non fa parte dei negoziati. (Res)

Armenia, Mkhitaryan vince per la nona volta il premio di miglior calciatore dell’anno: “Un onore” (Forzaroma.it 29.01.20)

Con la Roma le cose non vanno benissimo a causa dei troppi infortuni. In Armenia però Mkhitaryan è ancora un punto di riferimento, tanto da essere votato per la nona vota come miglior giocatore dell’anno. Ecco il suo post social per ringraziare i tifosi: “E’ sempre un onore per me essere votato come giocatore dell’anno del mio paese, per la nona volta ormai. Grazie a tutti coloro che hanno votato“.

Libano: capi delle Chiese, no a violenze di piazza. Sostegno al nuovo governo libanese (SIR 29.01.20)

Apertura e incoraggiamento verso il nuovo governo, denuncia della piaga della corruzione, insieme all’avvertenza che il legittimo diritto a manifestare non può essere invocato per giustificare le azioni violente e “incivili” perpetrate da gruppi di facinorosi nelle piazze e nelle strade libanesi durante le manifestazioni di protesta degli ultimi mesi. Sono questi i giudizi e i richiami condivisi dai capi delle Chiese e comunità ecclesiali presenti in Libano, riunitisi martedì 28 gennaio su invito del Patriarca maronita Bechara Boutros Rai presso la sede patriarcale maronita di Bkerkè. Motivo della convocazione, riferisce l’agenzia Fides, valutare insieme il passaggio storico delicato e pieno di insidie attraversato dalla nazione libanese. Al “vertice spirituale” dei Capi delle Chiese presenti in Libano hanno preso parte anche il Patriarca greco cattolico melchita Youssef Absi, il Patriarca siro cattolico Ignace Youssif III Younan, il Patriarca siro ortodosso Ma r Ignatius Aphrem II, il Catholicos di Cilicia degli armeni apostolici Aram I e il reverendo Joseph Kassab, presidente del Consiglio supremo delle Comunità evangeliche in Libano e Siria. Nel documento comune, diffuso alla fine del summit, i capi delle Chiese presenti in Libano, tra le altre cose, esprimono soddisfazione per la formazione del nuovo governo affidata a Hassan Diab, e per gli esperti cooptati dal premier incaricato nella squadra governativa. Gli ecclesiastici richiamano l’intero ceto politico a intraprendere con decisione la via delle riforme strutturali necessarie per far uscire il Paese dalla crisi economica che lo sta soffocando. I capi delle Chiese chiedono anche di fermare l’emorragia di risorse sottratta al popolo libanese dalla corruzione. Patriarchi, Vescovi e capi delle comunità cristiane riaffermano il pieno diritto a manifestare pubblicamente il proprio dissenso verso la classe politica, ma nel contempo condannano fermamente l’impronta “incivile” che hanno assunto diverse manifestazioni di piazza, soprattutto a Beirut, esprimendo apprezzamento per l’operato dell’esercito e delle forze di sicurezza, e sollecitando i gruppi violenti a esprimere il proprio dissenso in forme consone all’ordinamento democratico, e ribadendo che la salvezza della nazione non può mai arrivare attraverso lo spargimento di sangue.

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Armenia-Giordania: ministro Industria a Erevan, sviluppare rapporti economici (Agenzianova 29.01.20)

Erevan, 29 gen 13:32 – (Agenzia Nova) – Il ministro dell’Economia armeno, Tigran Khachatryan, ha ricevuto oggi una delegazione guidata dal titolare del dicastero dell’Industria, del Commercio e delle Forniture della Giordania, Tariq Hammouri. La delegazione si trova in Armenia per preparare i preparativi per l’imminente visita del re Abdullah II di Giordania in Armenia, nonché per discutere dell’andamento della cooperazione bilaterale. Khachatryan ha affermato che i due paesi hanno un grande potenziale economico inespresso. Il ministro giordano ha affermato che l’interazione economica tra i due paesi è molto modesta rispetto all’alto livello delle relazioni politiche. Il funzionario governativo giordano ha anche parlato del potenziale di sviluppo dell’Armenia nel comparto delle tecnologie dell’informazione. Durante il colloquio è stato raggiunto un accordo per istituire dei gruppi di lavoro dovranno favorire l’attuazione degli accordi raggiunti. (Res)

Eurovision 2020: fra gli aspiranti armeni Athena Manoukian e un ex vincitore JESC (eurofestivalnews 28.01.20)

ARM TV, la tv nazionale armena, ha annunciato i 12 artisti che si sfideranno nella competizione Depi Evratesil, il concorso nazionale di selezione per l’Eurovision. Diversi nomi noti della scena nazionale e non solo. Finale secca il 15 febbraio alle 19 italiane. Ecco di seguito gli artisti che si sfideranno per Rotterdam, con l’obiettivo di riportare l’Armenia in finale dopo l’eliminazione di Sbruk nella passata edizione.

Athena Manoukian

Agop: Band della scena pop nazionale armena

Arthur Aleq: cantautore, pianista e violinista, ex partecipante ad X Factor Armenia.

Athena Manoukian: nome grosso della scena musicale di quelle zone, è una cantante greca di radici armene che ha trascorsi nella selezione per lo Junior Eurovision 2008 in Grecia e che nel 2018 ha preso parte ad X Factor UK. Più volte associata ad una partecipazione eurovisiva, per Grecia, Cipro o Armenia

ERNA: vincitrice del concorso internazionale New Wave nel 2017, ed in precedenza (2014) in gara a The Voice of Armenia.

Eva Rida: Cantautrice della scena pop armena

Gabriel Jeeq: cantautore pop sulla scena da diversi anni, prodotto dalla Global Rockstar di Christoph Straub, il padre dell’austriaca Zoe

Hayk Music: cantautore della scena indie

Karina Evn: russa di famiglia armena, nel 2014 ha partecipato a The Voice of Armenia.

Miriam Baghdasaryan: altro nome in rampa di lancio, l’armeno-canadese è reduce dalla versione del Canada francofono di The Voice, dove ha chiuso seconda.

Sergey & Nikolay Harutyunov: si tratta di una coppia di artisti over 60, che hanno preso singolarmente  parte alla prima edizione di The Voice Senior Russia, talent show riservato agli artisti sopra i 60 anni.

TOKIONINE: David Badalyan, in arte TOKIONINE, è un cantautore, autore del brano di Srbuk, che ha rappresentato l’Armenia all’Eurovision 2019.

Vladimir Arzumanyan: oggi ventiduenne, quando aveva 12 anni si aggiudicò lo Junior Eurovision Song Contest. E’ nato nella regione contesa con gli azeri del Nagorno-Karabakh

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Giorno Memoria, i Liberali ricordano il Genocidio armeno e la tragedia degli italiani di Crimea (Piacenzasera 28.01.20)

L’Associazione dei Liberali Piacentini Luigi Einaudi ha ricordato per il terzo anno consecutivo (il giorno successivo alla conclusione del Festival della cultura della libertà) il genocidio armeno e la “tragedia dimenticata” della deportazione degli italiani della Crimea nei gulag sovietici in Kazakhistan, avvenuta la notte del 29 gennaio 1942.

Dopo Bobbio e Lugagnano, quest’anno una rappresentanza dell’Associazione Liberali si è recata a Nibbiano (Comune Alta Val Tidone), accolta dal sindaco Franco Albertini, dall’assessore Giovanni Dotti, dal presidente dell’Associazione “La Valtidone” Valentino Matti e dal titolare della filiale della Banca di Piacenza Lorenzo Bersani, che hanno accompagnato la delegazione (tra i presenti, l’avv. Corrado Sforza Fogliani e il vicepresidente dell’Associazione dott. Carlo Giarelli) tra le vie dell’accogliente borgo.

Nella chiesa parrocchiale di San Pietro don Giuseppe Bertuzzi, coadiuvato da don Sergio Sebastiani, ha celebrato la messa in suffragio delle vittime di genocidi. «Oggi 27 gennaio – ha spiegato don Giuseppe – è il Giorno della Memoria a 75 anni dalla liberazione del campo di sterminio di Auschwitz; ed è significativo che si ricordino anche altri stermini: nel 1915-1916 in Armenia si consumò il primo genocidio del XX secolo con un milione e mezzo di morti; la nostra comunità di Crimea, che lì si era insediata nell’800 proveniente soprattutto dalla Puglia, fu invece deportata nel 1942 nei campi di lavoro sovietici solo per il fatto di essere italiani, quindi alleati della Germania di Hitler. Tornarono in pochissimi. Oggi è doveroso ricordare e pregare per tutte le vittime innocenti. Grazie per aver scelto questa chiesa».

La giornata si è conclusa con un momento conviviale all’agriturismo La Pobiella di Trevozzo.

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Armenia: premier Pashinyan su crisi Corte costituzionale, presto sarà tutto risolto (Agenzianova 28.01.20)

Erevan, 28 gen 09:33 – (Agenzia Nova) – La crisi che si è venuta a creare attorno alla Corte costituzionale armena, in particolare a seguito dell’avvio di un procedimento penale nei confronti del presidente Hrayr Tovmasyan, sarà risolta nel prossimo futuro. Lo ha dichiarato il primo ministro del paese caucasico, Nikol Pashinyan, durante le celebrazioni organizzate oggi in occasione della Giornata delle Forze armate. “Presto sarà tutto risolto”, ha detto il premier, rifiutando di aggiungere ulteriori dettagli in merito alla vicenda. (Res)

27-1 – Un Giorno della Memoria per tutti i genocidi del Novecento (Orwell.live 27.01.20)

l cosiddetto “secolo breve” è stato anche il più sanguinoso caratterizzato da persecuzioni politiche, religiose o etniche che hanno colpito molti popoli

Oggi è il “Giorno della Memoria” giorno in cui, in tutto il mondo, si commemorano le vittime dell’Olocausto. Una commemorazione ufficiale che, però, è relativamente recente, essendo stata istituita solo nel 2005, con la risoluzione 60/7 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Si scelse il 27 gennaio perché in quel giorno del 1945 le truppe dell’Armata Rossa entrarono nel campo di concentramento di Auschwitz liberandone i detenuti.

Anche in Italia la dicitura parte da quella ferita, per poi però citarne altre: «…ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati». Così recita la legge nazionale sul 27 gennaio.

In questo giorno, quindi, è giusto che la Memoria percorra anche tutti gli altri olocausti – e sono molti – che hanno insanguinato l’Europa e il Mondo nel Novecento. Facciamo quindi menzione, qui, dei più terribili.

Armeni
Il primo genocidio del ’900 fu, appunto ,quello perpetrato contro il popolo armeno. Fu ordinato, tra il 1915 e 16, dal governo dei cosiddetti “Giovani Turchi”, allora alla guida dell’Impero Ottomano, mirando all’eliminazione fisica o alla deportazione, di questa popolazione, di religione cristiana che abitava l’area anatolica fin dal VII secolo a.C. Negli eccidi, dal 1915 agli anni successivi, perirono i due terzi degli armeni residenti nell’Impero Ottomano, ovvero almeno 1 milione e mezzo di persone. Molti bambini furono forzatamente islamizzati e le donne rese schiave sessuali.

Cristeros
«La Chiesa è la sola causa di tutte le sventure del Messico». Con questa convinzione il presidente messicano Plutarco Elias Calles, nel 1926, diede vita a una serie di persecuzioni anticattoliche, con distruzione di chiese espulsione dei sacerdoti e perdita dei diritti civili di chi faceva confessione di fede. A partire dal 1 agosto 1926, in tutto il Messico non si poterono più celebrare né la Santa messa né i sacramenti, se non clandestinamente. Questa persecuzione generò la rivolta dei cosiddetti “Cristeros”, che furono trucidati a migliaia nelle varie regioni dell’immenso Paese centramericano. Le rivolte cattoliche terminarono solo nel 1941, con un bilancio stimato in 80mila morti.

Ucraini
Carestia e repressione politica da parte del governo comunista sovietico: un doppio tacco che schiacciò il popolo ucraino negli anni ’30, segnandone il destino. Tanto che quella terrificante pagina di storia ha un nome: Holodomor. Dal 1932, accusati da Mosca di contestare il sistema della proprietà collettiva, gli ucraini furono oggetto di una brutale repressione dei bolscevichi, con la misura della requisizione di tutte le risorse agricole che portò in brevissimo tempo alla fame totale tutta la popolazione della repubblica da poco proclamata. Vi sono documenti che dinostrano con certezza la premeditazione della condanna imposta al popolo ucraino. Il conto delle vittime, nonostante la difficoltà di reperire dati ufficiali a distanza di ormai 90 anni, è terribile: almeno 6 milioni di persone, forse più, persero la vita per fame, stenti ed esecuzioni sommarie.

Kulaki
Lo sterminio per fame e stenti degli ucraini aveva del resto un precedente su cui poggiare: quello dei “kulaki”, i piccoli proprietari terrieri della Russia contadina, che furono i primi a sperimentare sulla propria pelle l’eliminazione programmata dal nuovo regime comunista. La colpa dei kulaki fu quella di non essere in linea con la “nuova politica economica” imposta da Lenin e quando, nel 1922, prese il potere Stalin, egli diede il via alla “collettivizzazione”, così i kulaki divennero, a tutti gli effetti, nemici dello Stato. Iniziò allora un vero e proprio rastrellamento nelle campagne e i kulaki finirono nei campi di concentramento (i gulag) della Siberia. Anche qui la cifra esatta dei deportati, torturati e massacrati non si è mai saputa, ma si tratta comunque di milioni di persone: un’intera classe sociale che costituiva lo scheletro economico della Russia zarista che scomparve in una tomba di ghiaccio.

Cosacchi
Si rimane, purtroppo, nella Unione sovietica dopo la rivoluzione del 1917. Il popolo Cosacco era sempre stato fedele allo zar e i suoi soldati ne erano la guardia. Per questo a decine di migliaia morirono opponendosi alla rivoluzione. L’episodio più odioso, però, avviene alla fine della Seconda guerra mondiale. Nel corso di questa, i Cosacchi si arruolarono in massa nell’esercito tedesco per combattere contro i sovietici e vendicare così gli stermini del 1917-20. Nel 1944 i Cosacchi armati, con le loro famiglie e i loro Pope cristiano, si stabilirono in Italia, nella Carnia friulana, dove avevano avuto la promessa di poter costruire una loro comunità. A guerra finita si rifugiarono in Austria, consegnandosi alle truppe inglesi. Stalin però fu irremovibile e obbligò l’alleato inglese a rimandare in Russia uomini donne e bambini, circa 50mila persone. Migliaia di loro si suicidarono ancora prima di partire. Nessuno di loro restò in vita.

Foibe
Questa volta parliamo di italiani. Più di 12.000 quelli gettati nelle cavità carsiche, spesso ancora vivi, dai partigiani partigiani comunisti jugoslavi. Oltre 350.000 quelli costretti a lasciare tutto e fuggire in quello che è stato il primo esempio di quella “pulizia etnica” che caratterizzò la regione balcanica, anche dopo la morte di Tito negli anni ’80. A loro è dedicato il Giorno del Ricordo, il 10 febbraio e, in quella data, torneremo a parlarne.

Altri genocidi “dimenticati”
Oltre alle molte guerre sanguinose, Sudest asiatico e Africa, nel dopoguerra, hanno un primato in fatto di stragi e genocidi. Forse il più gigantesco è quello commesso in Cambogia dai cosiddetti “khmer rossi” di Pol Pot che fecero almeno 3 milioni di vittime negli anni ’70. In Africa, dal 1994, i massacri per puro odio razziale tra Hutu e Tutsi hanno portato alla morte, principalmente nel Ruanda, di almeno un milione e mezzo di persone. Più recentemente, in Sud Sudan la guerra civile fra l’etnia Dinka (islamica al governo) e Nuer (cristiana) si è trasformata in una vera e propria pulizia etnica ai danni di quest’ultima, anche qui con milioni di morti e di sfollati.

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