Esce il terzo volume di Ritratti Veneziani, le biografie dei nostri “grandi” (Ilgazzettino.it 06.12.19)

Nuova pubblicazione della biblioteca del Gazzettino. Da martedì 10 dicembre, in tutte le edicole della provincia di Venezia, Il Gazzettino sarà abbinato, a richiesta, per un sovrapprezzo di 7,90 euro, al volume “Ritratti Veneziani” n.3, che raccoglie le biografie storiche di Alberto Toso Fei pubblicate sul Gazzettino – con le illustrazioni di Matteo Bergamelli – nel corso del 2019.

Il volume, 165 pagine, edito da De Bastiani, rappresenta la continuazione dei due precedenti volumi di Ritratti Veneziani, che contenevano rispettivamente le raccolte 2017 e 2018. Nel corso del 2019 la fortunata rubrica storica, che esce nell’edizione di Venezia del Gazzettino ogni domenica, e anche sul sito online del Gazzettino, si è arricchita con le biografie di personaggi che hanno fatto grande Venezia, dal doge Francesco Morosini il Peloponnesiaco, che nel Seicento capitanò la conquista veneziana della Morea e mise sotto scacco il potentissimo Impero ottomano, a Saddo Drisdi, il turco che non voleva lasciare Venezia, ultimo abitante nel 1838 del Fontego dei Turchi, a Ghevont Alishan, il grande poeta armeno nato a Costantinopoli che visse l’intera sua vita nell’isola di San Lazzaro degli Armeni, in Laguna, ad Aldo Manuzio, l’uomo che a Venezia inventò l’editoria moderna, a Bellisandra Meraviglia, la nobildonna veneziana che per non cadere progioniera ed essere fatta schiava dai Turchi a Cipro, diede eoicamente fuoco alla santabarbara della nave ammiraglia turca, sacrificandosi. E tante altre biografie.

Una galleria di personaggi della grandissima storia di Venezia, la storia che a scuola non ci viene più insegnata: una galleria di brevi, fulminanti biografie che tutti dovremmo conoscere e amare.

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Premio internazionale Empedocle, ecco tutti i riconoscimenti: via alla consegna (Agrigentonotizie 06.12.19)

Premio internazionale Empedocle, ecco tutti i riconoscimenti: via alla consegna

ilvano Maria Tomasi, membro del Dicastero per lo sviluppo umano integrale, Pietro Kuclukan, console onorario della Repubblica di Armenia in Italia, e Ennio Petrigni, procuratore aggiunto presso il Tribunale di Palermo, sono le personalità cui quest’anno è stato assegnato il premio internazionale Empedocle per le scienze umane, giunto alla sua ventiseiesima edizione ed organizzato dall’Accademia di Studi Mediterranei, su impulso del suo presidente onorarioAssunta Gallo Afflitto.

Le cerimonia di consegna del premio nelle sue tre sezioni e dei riconoscimenti ad esso collegati avverrà domani pomeriggio, sabato 7 dicembre, alle ore 16,00 nella sala Zeus del Museo archeologico Regionale “Griffo”.

Dopo i saluti di rito sono previsti gli interventi, oltre che dei tre premiati, anche dell’arcivescovo mons. Franco Montenegro, di mons. Enrico dal Covolo, assessore del Pontificio comitato di scienze storiche, del prof. Sante De Angelis, presidente dell’Accademia Bonifaciana, del prof. Giovanni Fiandaca, direttore del Dipartimenti di Strudi Europei e dell’Integrazione, del dott. Vincenzo Fazio, presidente del Comitato scientifico dell’Accademia di studi mediterranei, della dott. Alhanesh Fessaha, presidente della Ong Gandgi e del col. Giovanni Pellegrino, comandante provinciale dei carabinieri.

Si passerà dunque alla prima sezione dal titolo “Migrazione in una realtà globalizzata”. La giuria, presieduta dal cardinale Montenegro e composta da mons. Dal Covolo, dal prof. Paolo Carlotti, ordinario di Teologia morale fondamentale all’Università Pontificia salesiana, da don Cosimo Semeraro, membro del pontificio Comitato di Scienze Storiche, e dal prof. Don Carmelo Mezzasalma dell’Istituto “Marsilio Ficino”,  ha assegnato il premio a mons. Silvano Maria Tomasi.

Nella seconda sezione, dal titolo “La missione del Giusto nelle deportazioni, negli esodi, nelle migrazioni”, presieduta dalla prof. Milena Santerini, ordinario di pedagogia all’università cattolica Sacro Cuore di Milano, e composta dal prof. Romano Lazzeroni dell’Accademia dei Lincei, dal prof. Sante de Angelis, dalla dott. Maria Cecilia Sangiorgi, giornalista, dal gen. Giuseppe Lanzillotti, già com andante provinciale dei carabinieri di Agrigento, e dal dott. Antonio Preziosi, direttore di Rai Parlamento, ha premiato il dott. Kucluklan.

Nella terza sezione, intitolata a Paolo Borsellino, la giuria era presieduta dal prof. Fiandaca ed composta dal magistrato dott. Massimo fedeli, dal prof. Antonio La Spina, ordinario di sociologia generale all’università di Palermo, dal prof. Vittorio Villa, ordinario emerito di filosofia del diritto nell’ateneo palermitano e da padre Clemente Bobchev, archimandrita della Chiesa Bulgara in  Italia. Il premio è andato al dott. Ennio Petrigni.

Un riconoscimento è andato alla dott. Alganesh Fessaha, mentre una Menzione speciale della città di Agrigento sarà consegnata dal sindaco Calogero Firetto a mons. Dal Covolo. Infine sarà ufficializzato il gemellaggio tra l’Accademia di studi mediterranei e l’Accademia Bonifaciana.

Oggi in tanto sono state scoperte, nel Giuardino dei Giusti nella Valle dei templi, le stele dedicate al vescovo Giovanni Battista Scalabrino, alla prof. Alganesh Fessaha, a Sophie ed Hans Scholl, a Giuseppe Cordewro Lanza di Montezemolo, agli eroici militari della Guardia di Finanza trucidati nelle foibe ed al maresciallo deiu carabinieri Giuliano Guazzelli, le cui figure in mattinata sono state rievocate nel corso di un’apposuta tavola rotonda presieduta dal prefetto Dario Caputo.

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La nuova sfida di Rondine alle Nazione Unite: coinvolgere gli Stati per costruire leadership per la pace (Vita.it 06.12.19)

Ridurrei conflitti armati nel mondo formando i futuri leader globali di pace. È questa l’ambiziosa proposta di Rondine Cittadella della Pace che vuole rispondere così al bisogno di nuove guide capaci di governare le sfide della globalizzazione in un mondo sempre più diviso. Rondine è tornata alle Nazioni Unite, a un anno del lancio della campagna Leaders for Peace, per rinnovare il suo appello e proporre agli Stati che vorranno sostenerla di collaborare alla costruzione di quello che sarà il risultato concreto della campagna: la Global Leaders School. Una proposta di formazione e specializzazione di alto livello per gli studenti e giovani professionisti provenienti da tutto il mondo, in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda ONU 2030 4.7 e 4 per un’istruzione di qualità, equa e inclusiva.

L’evento chesi è svolto ieri – 5 dicembre – presso la sede delle Nazioni Unite di New York è stato organizzato in collaborazione con laRappresentanzaPermanente italiana, le RappresentanzePermanenti di Armenia e Giordania e la Delegazione dell’Unione Europea presso le Nazioni Unite, l’Ufficio dell’Inviato Speciale del Segretario Generale per la Gioventù, l’OHCHR e il Dipartimento delle Nazioni Unite per la Comunicazione Globale.

“A un anno di distanza dal lancio della campagna “Leaders for Peace”, Rondine torna al Palazzo di Vetro per un punto di situazione con i protagonisti di questa iniziativa: i giovani studenti della Cittadella della Pace. Sono loro i leader di domani: siamo qui per portare le loro proposte ai tavoli che contano, quelli in cui si decide come affrontare a livello globale le sfide di oggi. Rondine è fonte di ispirazione ed esempio perché mette i giovani al centro: pace e coesistenza pacifica si fondano sull’apertura al dialogo e sulla comprensione dell’altro, valori che questi ragazzi – pur avendo vissuto esperienze drammatiche – hanno fatto propri attraverso il metodo Rondine. Oggi, proprio in queste sale, vengono a ricordarcene l’importanza.” ha affermato l’Ambasciatrice Mariangela ZappiaRappresentante Permanente italiana all’ONU.
“Per la prima volta Rondine è al centro di un evento promosso non solo dall’Italia ma anche dalle rappresentanze di altri Stati e agenzie ONU e questo dimostra il riconoscimento del forte potenziale del metodo che propone. Potenziale riconfermato dall’interesse del mondo accademico americano e canadese”.

Afferma Franco Vaccari, presidente di Rondine Cittadella della Pace.“Davanti a noi una sfida globale per ridisegnare il futuro delle relazioni fra i governi e della società. Sfidanella quale vogliamo coinvolgere i Paesi affinché sostengano la campagna Leaders for Peace e partecipino alla creazione della Global Leaders School perché diventi uno strumento formativo efficace e aperto a giovani di ogni nazionalità che vogliano formarsi come leader nel campo della politica, dell’impresa a della formazione”.

Un anno fa, settant’anni dopo la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, proprio al Palazzo di Vetro di New York i giovani studenti di Rondine hanno lanciato la campagna globale “Leaders For Peace”per chiedere ai capi di stato didestinare un importo simbolico – corrispondente al costo di un’arma – del loro budget per la difesa in favore di borse di studio per i futuri leader di pace e di porre un focus specifico sui diritti umani nei loro programmi nazionali di istruzione. Dopo l’impegno dell’Italia con la firma della campagna da parte del premier Giuseppe ConteRondine intende mettere a disposizione il proprio Metodo, fondato sull’esperienza ventennale nell’educare le giovani generazioni alla risoluzione dei conflitti, alla diplomazia di secondo livello e alla promozione della pace e dei diritti umani con l’obiettivo di disinnescare il conflitto attraverso il dialogo e trasformarlo in un’occasione di crescita e sviluppo della società. Metodo che è stato al centro di un tour di lezioni e incontri, tenuti dal Presidente Franco Vaccari, nelle più prestigiose università canadesi e americane tra cui il St. Michael’s College, University of Western Ontario e King’s College, Manitoba University, St. Paul’s College, in Canada, la George Mason University e l’American University di Washington, il National Centre for Truth and Reconciliation e il Centre for Human Rights Research e infine la prestigiosa Università di Harvard.

L’obiettivo è costruire un modello di leadership che possa diventare strumento efficace di pace oltre che un modello rispondente alle specifiche necessità globali che emergeranno dalla riflessione avviata al tavolo di lavoro delle Nazioni Unite.

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Armenia: parlamento adotta bozza legge di bilancio per il 2020 (Agenzianova 06.12.19)

Erevan, 06 dic 12:07 – (Agenzia Nova) – Il parlamento dell’Armenia ha adottato la bozza di legge di bilancio per il 2020 con 77 voti a favore e 37 contrari. In precedenza i gruppi parlamentari di Armenia prospera e Armenia luminosa, schieramenti all’opposizione, avevano annunciato il loro voto contrario alla legge di bilancio. “Secondo il progetto di bilancio 2020 si prevede una crescita economica del 4,9 per cento che consentirà di gestire eventuali rischi. Il gettito fiscale del prossimo anno sarà superiore dello 0,3 per cento. (Res)

Inter-Roma, una storia di armeni: Mkhitaryan sulle orme di Djorkaeff (Gazzetta.it 05.12.19)

In questa foto scattata negli anni Novanta, nel più classico degli incontri generazionali, i due più grandi calciatori armeni di tutti i tempi. La pubblicò su Twitter Youri Djorkaeff nel maggio 2017 per congratularsi con Henrik Mkhitaryan, fresco vincitore dell’Europa League con la maglia del Manchester United: “Quella volta mi hai detto che anche tu un giorno avresti vinto la Coppa…”. Ma Djorkaeff armeno lo è soltanto alla lontana, per via della nonna paterna (il nonno era invece originario della Calmucchia, a Sud della Russia, l’unica regione europea a maggioranza religiosa buddista); mentre “Miki” da quest’anno sta tenendo alta la bandiera del suo Paese anche da noi, primo giocatore armeno della storia a giocare e segnare in serie A.

Dici Inter-Roma e pensi per forza a Djorkaeff, che il 5 gennaio 1997 segnò sotto la Nord il gol più bello della storia di questa classica, almeno per parte nerazzurra (i romanisti magari eccepiranno, opponendogli il cucchiaio di Totti a Julio Cesar del 26 ottobre 2005…). Quel meraviglioso gesto tecnico e atletico diventò l’immagine scelta dall’Inter per la campagna abbonamenti della stagione successiva. Con un giorno d’anticipo sulla Tosca che sabato sera inaugurerà la stagione teatrale dell’omonimo teatro, domani sera Mkhitaryan vivrà l’emozione della sua “prima” alla Scala del calcio da giocatore di serie A, anche se ha già conosciuto San Siro due anni fa, segnando – sotto la Sud – la rete del vantaggio dell’Arsenal contro il Milan in Europa League. Le interviste del post-partita di Verona hanno rivelato un ragazzo misurato e intelligente, tanto da parlare un italiano quasi perfetto, affinato negli anni grazie alla passione per la nostra musica, in particolare per le canzoni di Albano e Romina.

LO “SCORPIONE”

L’intelligenza, calcistica e umana, non è mai mancata neanche a Djorkaeff, che oggi è impegnato in numerosi progetti umanitari per conto della Fifa e fa parte della super-squadra di 48 ambasciatori per Euro 2020. Mkhitaryan non potrà fargli compagnia: la sua Armenia è stata respinta con perdite nel recente girone di qualificazione, con la batosta finale del 9-1 incassato a Palermo da un’Italia a forti tinte giallorosso-nerazzurre. Un’umiliazione sportiva a cui “Miki” ha assistito da spettatore, fermo ai box per l’infortunio muscolare alla gamba destra da cui è rientrato proprio domenica scorsa, meditando la rivincita sportiva da prendersi in campionato. L’armeno non è nuovo a colpi spettacolari, come lo “scorpione” segnato nel 2016 al Sunderland con la maglia dei Red Devils, su assist di Ibrahimovic (un altro che, a quanto pare, sta per tornare in città). Il biglietto da visita ideale per il primo Inter-Roma della sua vita, sognando un gol in sforbiciata volante da copertina…

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Concerto Komitas Vardapet Gloria Eterna (Romatoday 05.12.19)

Concerto Komitas Vardapet Gloria Eterna | 12 dicembre 2019

Per la prima volta in Italia il Coro dei Diaconi della Sede Madre di Santa Etchmiadzin si esibirà, in occasione del 150° anniversario della nascita del Padre della Musica Armena “Komitas”.

Un repertorio di canti religiosi e popolari della ricca e antica tradizione armena echeggerà in un viaggio nel tempo per portarci nelle aree lontane, quando quelle melodie cosi intime e melanconiche, venivano tramandate verbalmente da una generazione all’altra, fino all’arrivo del genio di Komitas che fece appena in tempo a salvarle dall’eterna distruzione e dall’oblio, prendendole in custodia per restituirle alle future generazioni.

Komitas, al secolo Sogomon Sogomonian, nacque il 26 ottobre del 1869 a Kutina in Anatolia (attuale Turchia). Perse la madre quando aveva meno di un anno e il padre 1o anni dopo. Grazie alla bellissima voce a 12 anni fu selezionato per studiare al Seminario religioso di Echmiadzin (Sede Madre della Chiesa Armena Apostolica).
Nel 1890 divenne sacerdote, prendendo il nome di Komitas (il catholikos armeno del VII sec, poeta e autore di “sharakan”, inni religiosi). Nel 1895 ricevette il titolo di vardapet – archimandrita. Nel 1896 studiò composizione e teoria musicale a Berlino (presso il Conservatorio di R.Schmidt e l’Università Friedrich Wilhelm). Conseguito nel 1899 a Berlino il titolo di dottore in musicologia tornò a Echmiadzin, divenne maestro di canto del seminario e assunse la direzione del coro polifonico maschile.

Girò in lungo e in largo varie regioni d’Armenia, raccogliendo e registrando i canti e i balli di tradizione popolare armena, nonché persiana, curda e turca. Diede alla pubblicazione circa 3000 canti, molti nella trasposizione per l’esecuzione polifonica.
Nel 1910 Komitas si stabilì a Costantinopoli. Il 17 e 18 aprile 1915 nella chiesa armena del quartiere Galata di Costantinopoli fu eseguita una delle opere più grandiose del maestro, Patarag – la Divina Liturgia. La successiva rappresentazione, programmata per il 3 maggio, non ci fu. Il 24 aprile Komitas insieme agli altri intellettuali armeni fu arrestato e deportato nella località Chankiri dell’Anatolia centro-settentrionale.
Sulla strada della deportazione il maestro divenne testimone della tragedia del proprio popolo, che gli fece perdere l’equilibrio mentale. Per l’intercessione di alcuni intellettuali turchi e dell’ambasciatore americano Henry Morgenthau fu riportato a Costantinopoli e internato nell’ospedale militare.

Trascorse il resto della vita (1919-1935) nella clinica psichiatrica di Villejuif, vicino a Parigi, dove morì nel 1935. Non meno tragico fu il destino del suo patrimonio musicale. La maggior parte della produzione fu distrutta o dispersa. Nel 1936 le sue ceneri furono trasportate a Yerevan e sepolte al Pantheon di illustri personaggi del mondo della cultura armena. Mentre i suoi manoscritti furono portati da Parigi a Yerevan negli anni ’50.

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Cristiani perseguitati: p. Ayvazian (armeni Siria), dopo assassinio di padre Hanna “sensazione è che qualcosa di grave possa ancora accadere” (Sir 04.12.19)

“Non ci sentiamo al sicuro, la sensazione è che qualcosa di grave possa ancora accadere”. Fatica a riprendersi la comunità cristiana di Qamishli (nord est siriano) dopo l’attentato terroristico, rivendicato dall’Isis, in cui hanno perso la vita il parroco armeno-cattolico di san Giuseppe, Ibrahim (Hovsep) Hanna, e suo padre. Era l’11 novembre quando il sacerdote è stato freddato da due uomini mentre, insieme al genitore che era in auto con lui, si dirigeva verso Hassakè. “La comunità e il clero vivono una sorta di psicosi, la sensazione palpabile è che ci possano essere ancora attacchi – dichiara al Sir padre Antonio Ayvazian, vicario episcopale della comunità armeno-cattolica dell’Alta Mesopotamia e della Siria del Nord –. La paura è diffusa ma cerchiamo di continuare la nostra vita e la nostra missione, soprattutto ora che abbiamo cominciato il tempo di Avvento. Ma con qualche cautela in più, specialmente per gli spostamenti verso altre città. Ci muoviamo con discrezione, senza comunicare orari, modifichiamo gli itinerari, non usiamo auto rese riconoscibili da adesivi o permessi che possono ricondurre alla Chiesa. Lo stesso per le celebrazioni. Vigiliamo e siamo prudenti”. “Lo stato d’animo di tutta la comunità risente di quanto è accaduto ma non perdiamo la speranza”, conclude il vicario ribadendo quanto già affermato durante i funerali dei “due martiri”: “Non vogliamo vendetta. Il sangue di questi martiri farà germogliare frutti di fede, di amore, di pace e di bene per tutti”.

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Chi è Ara Malikian, la rockstar del violino di origine armena (Notiziemusica 03.12.19)

Ara Malikian: la carriera, la vita privata e le curiosità sul violinista libanese di origini armene che ha fuso classica e rock. Tra i violinisti che hanno saputo coniugare al meglio musica classica e rock in questi ultimi anni c’è l’artista di origini armene Ara Malikian. Da molti denominato ‘il violinista pazzo‘, è un musicista dal talento incommensurabile, capace di suonare ogni tipo di brano con naturalezza e grande classe. Andiamo a scoprire alcune curiosità sulla carriera e la vita privata di questo immenso artista.

Chi è Ara Malikian Classe 1968, Ara Malikian è un violinista nato a Beirut, in Libano, ma di origini armene. Ha iniziato ad interessarsi di musica già in giovanissima età e subito si mette in mostra per un talento straordinario, che illumina il paese natio in un periodo difficilissimo di guerra civile.

L’eco del suo talento arriva fino in Germania, tanto che il governo tedesco decide di concedergli una borsa di studio per studiare all’Hochschule fur Musik und Theater di Hannover all’età di soli 15 anni. Diventa così il più giovane studente ammesso in questo centro di studi musicali. Dopo aver completato in tante scuole di primissimo livello il suo percorso di formazione, inizia una carrera e si forma un repertorio che comprende in pratica tutte le grandi opere scritte per violino. Ha suonato praticamente in ogni teatro importante al mondo, e ha ricevuto ogni tipo di riconoscimento nel mondo della musica contemporanea. Nel corso della sua carriera ha pubblicato tantissimi album rielaborando grandi classici di Paganini, Vivaldi, Bach e altri compositori storici. Inoltre, ha esplorato terreni musicali lontani dalla classica, con riferimenti importanti alla musica araba, ebraica, gitana, klezmer, ma anche al tango e alla musica fiamminga, facendosi apprezzare anche dal pubblico meno avvezzo alla classica per le sue incursioni nel rock e nel pop.

Sai che… -Sulla vita privata di Ara Malikian conosciamo pochi dettagli. Ha un figlio di nome Kairo. Dal 2018 è sposato con l’attrice spagnola Natalia Moreno. -Ha tenuto il primo vero concerto a 12 anni. -Ha suonato come violino solista in orchestre come la Tokyo Symphony Orchestra, la Genova Opera Orchestra, l’Orchestra Sinfonica di Madrid, la Filarmonica di Belgrado, la Filarmonica dell’Armenia e tante altre ancora. -Suo nonno Krikor era un sopravvissuto del genocidio armeno. -Ha suonato una nuova versione di Voglio vederti danzare del maestro Franco Battiato. -Ara è un grande amico di Serj Tankian, il compositore e cantante leader dei System of a Down. -Su Instagram Ara Malikian ha un account ufficiale da oltre 180mila follower.

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Nagorno-Karabakh: Lavrov, a riunione Osce auspichiamo firma dichiarazione congiunta (Agenzianova 03.12.19)

Baku, 03 dic 14:52 – (Agenzia Nova) – I ministri degli Esteri di Armenia, Azerbaigian, Francia, Russia e Stati Uniti dovrebbero tenere una riunione a margine del consiglio dei ministri dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) che potrebbe tradursi in una dichiarazione congiunta sulla risoluzione del conflitto nel Nagorno-Karabakh. Lo ha detto il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov nel corso della conferenza stampa con l’omologo azerbaigiano, Elmar Mammadyarov. “Oltre all’incontro tra i ministri degli Esteri di Azerbaigian e Armenia, i due ministri avranno un altro incontro con i ministri dei paesi che copresiedono il Gruppo Minsk dell’Osce (Francia, Russia e Stati Uniti) a Bratislava. Questa riunione è in fase di preparazione”, ha detto Lavrov. “Se funzionerà, vorremmo adottare una dichiarazione concordata dai due ministri e dai tre copresidenti. Se per qualche ragione non sarà possibile, i tre copresidenti probabilmente sigleranno comunque la loro dichiarazioni congiunta ma io spero che ci sarà una dichiarazione con le posizioni delle cinque parti in causa”, ha aggiunto Lavrov. Domani, intanto, è previsto il colloquio a Bratislava fra il ministro degli Esteri armeno Zohrab Mnatsakanyan e l’omologo azerbaigiano, Elmar Mammadyarov, alla vigilia del consiglio ministeriale dell’Osce che si terrà il 5 e 6 dicembre. (segue) (Res)

Al salotto letterario Degennaro si ricorda il genocidio armeno (Dabitonto.com 03.12.19)

È stato il primo grande genocidio del XX secolo, costato la vita a circa 1,5 milioni di persone. Ma celebrarne la memoria non è certo facile, ancora oggi, ad un secolo da quei tragici eventi. Parliamo del genocidio armeno compiuto dall’Impero Ottomano, ma di cui ancora oggi, nell’odierna Turchia, si nega la memoria, a causa delle responsabilità del suo fondatore, Mustafa Kemal, detto Ataturk.

A parlarne, giovedì 5 dicembre alle 18.30, nel salotto letterario “Degennaro”, sarà Luigi Antonio Fino, autore del libro “Il genocidio armeno” edito da Nuova Palomar. Un volume frutto di anni di intenso studio di questa tristissima pagina della storia, ancora sottaciuta, negata.

Dialogheranno con l’autore, il giornalista Marino Pagano e Carlo Coppola, dell’associazione “Armeni Apulia”