Consiglio Lazio, Pirozzi: regione riconosce genocidio armeno (Askanews 18.03.19)

Roma, 18 mar. (askanews) – “Grazie all’approvazione da parte del Consiglio Regionale della mozione da me presentata su richiesta del “Consiglio per la Comunità Armena di Roma”, si colma la grave lacuna del mancato riconoscimento del genocidio armeno da parte della Regione Lazio. Il dramma del popolo armeno era infatti già stato riconosciuto sia dall’Onu, sia dal Parlamento Europeo, sia da quello italiano. Ringrazio i colleghi consiglieri che hanno approvato all’unanimità la mozione che impegna la giunta al riconoscimento per la sensibilità mostrata su un tema dimenticato da troppo tempo”. Così in una nota Sergio Pirozzi, Presidente della XII Commissione Tutela del territorio, erosione costiera, emergenze e grandi rischi, protezione civile, ricostruzione del Consiglio Regionale del Lazio.

Germania-Armenia: presidente parlamento Mirzoyan, dobbiamo rafforzare rapporti con Ue (Agenzianova 18.03.19)

Berlino, 18 mar 14:34 – (Agenzia Nova) – L’Armenia ritiene che un rafforzamento dei rapporti con l’Unione europea sia fondamentale per assicurare lo sviluppo e l’efficacia dei modelli democratici sul piano internazionale. Lo ha dichiarato il presidente del parlamento di Erevan, Ararat Mirzoyan, in un intervento rilasciato oggi di fronte al Bundestag a margine della sua visita ufficiale attualmente in corso in Germania. “Siamo fortemente determinati a continuare il processo di riforma istituzionale che stiamo portando avanti, insieme ai nostri partner europei”, ha detto Mirzoyan, elogiando le iniziative avviate dalla Germania in Armenia e nel Caucaso meridionale. “Il dialogo di alto livello che abbiamo istituito, insieme alla collaborazione interparlamentare e al rafforzamento dei nostri legami economici e culturali, è un’ulteriore dimostrazione dell’efficacia della cooperazione bilaterale”, ha aggiunto il presidente del parlamento di Erevan. (Geb)

L’intervista. Lali Panchulidze e il dialogo culturale tra Georgia e Armenia (Caserta24ore.it 16.03.19)

” Siamo un arcobaleno di diverse culture, che non vogliono mescolarsi nel grigio mondialismo”: è questa una delle eloquenti, incisive riflessioni di Lali Panchulidze, presidente dell’Associazione Acigea, che promuove dialogo culturale, interazione economica, tra Georgia, Armenia, e rappresentanti dell’Italia, ed altro ancora. Esponenti di una cultura antica ed intensamente sentita, Lali Panchulidze ed in generale l’Associazione Acigea rimarcano l’importanza anche di una possibile strada verso il futuro, in cui l’Eurasia ed, in particolare, una impostazione che valorizzi l’eurasiatismo, controbilanci un mondo troppo squilibrato in senso atlantista-ultracapitalista. Parte di una nobile famiglia georgiana cristiana-ortodossa, e rappresentante della famiglia reale Bragationi, di Georgia, Armenia e Cilicia, in Italia, Lali Panchulidze, laureata in letteratura e consulente in uno studio legale, unisce la fedeltà alle tradizioni con l’apertura alla modernità e con toni particolarmente cordiali ed atteggiamenti alla mano verso gli interlocutori. Inoltre, l’Associazione Acigea è impegnata in diverse importanti iniziative di dialogo tra confessioni religiose e benefiche, che non dimenticano la nobiltà morale del cercare di favorire la pace tra i popoli: pace che può derivare anche da una migliore conoscenza reciproca. Anche per questo la Georgia, l’antica Colchide del mito di Giasone, terra in cui realmente vi furono anche insediamenti greci ancora culturalmente significativi, è tuttora una nazione di incontro, da conoscere molto meglio.

1) L’Associazione Acigea promuove una migliore conoscenza della Georgia, attraverso viaggi, incontri di cultura, diffusione di prodotti di pregio, che sono un fiore all’occhiello della sua economia, con un valore storico e simbolico. Puoi esporci di più alcune specificità della Georgia, che la rendono più originale e preziosa?

La posizione geografica centrale fra Europa e Asia ha creato e plasmato nei secoli la perla del Caucaso, sintesi originale di culture differenti, di mondo occidentale e orientale. La Georgia è una civiltà unica, una terra ricca di paesaggi naturali incredibili, potenti e ancora selvaggi, ma anche di storia, monumenti, identità religiosa, folklore, cibi tradizionali ed il nostro famoso vino. ACIGEA promuove quindi viaggi turistici, culturali ed enogastronomici, nel Caucaso, in Georgia e Armenia. Ma oltre al turismo vi sono anche molte opportunità per imprenditori ed investitori italiani, con interessanti incentivi amministratici e fiscali da parte del nostro governo.

2) Nella terra georgiana è radicata una antichissima cultura cristiana-ortodossa per cui, tra gli ideali che animano l’associazione  Acigea, vi è l’intensificazione di un dialogo di pace tra cristiani occidentali ed orientali: puoi spiegare di più in cosa consistano le vostre iniziative in proposito?

La Chiesa Apostolica di Georgia è una delle più antiche chiese autocefale cristiane ortodosse. L’identità della Georgia è fondata sulla religione come simbolicamente chiaro nella nostra bandiera crociata, simile al vessillo templare della Città Santa di Gerusalemme, e nello stemma dello stato ovvero San Giorgio Megalomartire, Protettore della Georgia e di tutta la cavalleria cristiana, che uccide il diabolico drago. Il mondo cristiano, di fronte al terrorismo islamico ma anche agli altrettanto pericolosi materialismo consumista e relativismo morale, tipici del decadente modello liberal capitalista, deve ritrovare identità e unità, per un mondo migliore di pace, benessere diffuso e giustizia sociale, rispetto di tutti, innanzitutto di noi stessi.

3) Sei parte della nobile famiglia georgiana Panchulidze e rappresenti la Casa Reale Bragationi, che nei secoli fu famiglia regnante per Georgia, Armenia e Cilicia. Ci puoi aiutare a conoscere meglio le vicende di questa storica dinastia? In particolare, perchè sia importante per una parte dell’identità della Georgia, se ci siano stati problemi di particolare rilievo in epoca comunista sovietica, e quali siano ruolo e prospettive, nell’ottica del futuro.

La mia famiglia è sempre stata fedele, nei secoli, alla nostra gloriosa dinastia Bagrationi che ha governato sul Caucaso per oltre 1500 anni. I Bagrationi sono stati l’anima della Georgia cristiana ortodossa, la sua corona che univa i vari klan, il suo scettro che governava in pace, la sua spada che ne difendeva i sacri confini e diritti. La nostra era una monarchia tradizionale e tribale dove re, principi, nobili, cavalieri e popolo vivevano in gerarchica armonia, con grande senso del dovere, della giustizia e dell’onore. Oggi il giovane Principe Irakli Bagationi e la Casa Reale di Imereti promuovono innanzitutto l’identità della Georgia nel mondo, attraverso iniziative culturali e benefiche. La nostra delegazione organizza presentazione di libri, mostre d’arte e concerti, convegni ed eventi enogastronomici, portando avanti il dialogo ecumenico con i fratelli cattolici, relazioni economiche e dipolomatiche eurasiatiche.

4) L’associazione Acigea non si occupa di politica in senso attivo, e spesso si è concentrata su iniziative benefiche, tuttavia siete anche attenti a favorire dialogo e pace grazie ad una visione eurasiatista: modello di impostazione per diverse teorie geopolitiche. Tu stessa, in  un’altra intervista, hai considerato la vostra impostazione un argine a certe diaboliche manovre contro la pace, dicevi, che effettivamente sono state messe in atto da NATO e CIA, per aggredire e destabilizzare…
Puoi farci maggiormente presente il perchè del concetto di Eurasia, anche per favorire un mondo multipolare e quindi più equilibrato e giusto?

La Georgia è il cuore dell’Eurasia, il ponte elevatoio, su e giù a secondo delle diverse circostanze storiche, che unisce l’Occidente all’Oriente. Noi siamo una terra di confine, l’ultimo ed estremo baluardo cristiano, il limes romano, ma dopo di noi non ci sono i barbari ma grandi imperi e civiltà: la Persia, l’India e la Cina. E naturalmente la Russia Ortodossa, nostra sorella più grande (solo come dimensioni), alla quale siamo storicamente e culturalmente legati. Io non faccio politica ma basta guardare il mappamondo per capire dove e come siamo: vicino all’Europa ed al Mediterraneo e molto lontani dall’Atlantico e dalle Americhe…

5) Avete rapporti particolari con altre realtà con altre realtà associative e/ politico-sociali, con cui il dialogo sia particolarmente fruttuoso? E c’è qualcosa che vuole aggiungere, che finora non è stato adeguatamente rimarcato, a proposito del vostri impegno?

ACIGEA collabora con tutte le istituzioni italiane, nazionali e locali, particolarmente con Regione Lombardia, ma anche con il Parlamento Europeo. Siamo partner ed amici della associazione culturale Lombardia Russia di Gianluca Savoini, e del Centro Studi Sinergie, ma lavoriamo a stretto contatto con tutte le comunità straniere ortodosse presenti in Italia: georgiani, russi, armeni, greci, serbi e romeni… ma anche con kazaki, uzbeki e kirghisi. Siamo un vero arcobaleno di diverse culture che non vogliono mescolarsi nel grigio mondialista. Siamo difensori delle differenze e del dialogo interculturale, nel pieno rispetto reciproco e siamo contro la innaturale ideologia della uguaglianza forzata..

Introduzione e quesiti di Antonella Ricciardi; intervista ultimata il 14 marzo 2019

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L’Armenia intende acquistare altri Sukhoi Su-30SM (Analisidifesa.it 16.03.19)

Come largamente anticipato sul nostro canale Telegram già dalla scorsa estate e come confermato successivamente su questa rubrica lo scorso mese, l’Armenia ha proceduto all’acquisto di alcuni esemplari di caccia multiruolo Sukhoi Su-30SM.

Anche in quel contesto, riportando nostre fonti russe, avevamo poi anticipato che il contratto riguardava nel dettaglio 4 esemplari di Su-30SM; notizia che è stata successivamente confermata da tutti i media specializzati.

A tal proposito pochi giorni fa sono giunte nuove dichiarazioni da parte del Ministro della Difesa armeno David Tonoyan secondo cui l’Aeronautica armena non intende di certo concludere l’approvvigionamento dei caccia Sukhoi con questo primo contratto dichiarando testualmente: – “Non ci accontenteremo di [soli] quattro caccia…” – specificando inoltre che i Su-30SM – “verranno consegnati in conformità con l’accordo stipulato. Questi sono i migliori, moderni e collaudati caccia polivalenti!”

E’ presumibile insomma che l’obiettivo sia quello di procedere alla creazione di uno squadrone di almeno 12 Su-30SM da acquistare entro il prossimo triennio.

Nostre fonti russe riferiscono che Yerevan avrebbe inizialmente pensato ad acquistare i MiG-29 e che addirittura alcuni piloti armeni avrebbero persino iniziato dei corsi di formazione ad hoc, ma poi “qualcosa sarebbe andato storto” facendo saltare l’accordo. E tutto sommato considerata la ridotta dimensione geografica del paese (pari a 29.800 km quadrati, ovvero un decimo dell’estensione dell’Italia) la soluzione dei Fulcrum poteva essere decisamente più consona anche a livello economico.

Foto Astana Times (un Su-30 kazako con elaboraziine grafica con le insegne armene)

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Addio al patriarca armeno Mesrob, amico della pace (huffingtonpost.it 15.03.19)

Si è parlato poco in Europa della scomparsa di Mesrob Mutafyan, patriarca armeno, testimone del Novecento, uomo dai tratti umani, capace di sentimenti amicali profondi. Vale la pena invece farlo per conservare la testimonianza di un uomo che amava la pace.

Ottantaquattresima guida della Chiesa armena ortodossa di Istanbul, eletto patriarca nel 1998, negli anni precedenti, in uno dei suoi soggiorni romani, aveva conosciuto, giovane prete, la Comunità di Sant’Egidio: ne nacque una lunga e ricca amicizia grazie alla quale fu possibile inviare aiuti agli armeni dopo il terribile terremoto che colpì il Paese nel 1988.

“Tutti abbiamo ereditato peccati antichi, antichi malintesi, antichi problemi” diceva, pensando alla difficile storia della sua Armenia, quasi a dire che era necessario voltare pagina e guardare con speranza al futuro. Ma anche che non si poteva per alcun motivo tornare agli incubi del passato.

Il passato era quello doloroso di un popolo che era stato vittima delle stragi dei cristiani (tra un milione e un milione e mezzo di morti solo tra gli armeni) avvenute all’inizio del XX secolo in quella regione. Consapevole che tutto ciò era stato possibile anche per lo scoppio del primo conflitto mondiale, aveva assunto una posizione molto ferma di rifiuto di ogni guerra e di ogni violenza.

Proprio dentro la prima guerra mondiale si consumò infatti la strage degli armeni, in una Turchia che fino a poco prima li considerava sadiqa millet, nazione fedele al potere ottomano. Ma erano ormai finite, all’inizio del Novecento, le strutture del millet e dell’impero, e andava rafforzandosi la nuova struttura, la “nazione”.

Mesrob è stato l’uomo giusto al momento giusto per costruire ponti tra Oriente e Occidente: la storia da cui proveniva lo aveva reso consapevole che, una volta distrutto un ponte, è molto difficile ricostruirlo, riaprire un dialogo.

Guida di 50.000 armeni – tanti erano i suoi correligionari, gli altri sono nella Repubblica di Armenia o nella diaspora – è sempre stato un uomo di pace in uno scenario così difficile e complesso come quello della Turchia e tutto il Medio Oriente.

Infine, una memoria privata. Lo scenario è una casa per anziani poveri, nel centro di Roma. La visito e trovo una donna anziana, Valérie, dai tratti fini, che rivela antiche frequentazioni di mondi lontani alternando l’italiano al francese, ma anche al greco, arabo e turco…Mi viene un sospetto: è armena?

Racconta di scontri in Turchia: lei, quindicenne che assiste a scene violente e tutto torna, perché si tratta del 1915, anno horribilis, essendo nata nel 1900. So che è a Roma un amico, il futuro patriarca, e nel raccontargli della mia nuova conoscenza, lo invito a passare in quella casa. Risultato: due ore felliniane. Un prete ortodosso, in abito religioso, si intrattiene con una donna che potrebbe essere di Roma, ma anche di Alessandria, forse meglio definirla mediterranea.

Ascolto, come in una sinfonia, suoni di parole che al mio orecchio mutano di accento…Vedo Mesrob che passa dall’italiano al francese, al greco, al turco, all’arabo e infine…all’armeno. Tutto è perduto con la guerra, niente è perduto con la pace. Ciao Patriarca!

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ASIA/TURCHIA – Istituto storico turco prepara 25 volumi per confutare le accuse sul“Genocidio armeno” (Fides 14.03.19)

Ankara (Agenzia Fides) – Un comitato di esperti dell’Istituto di storia turca ha sponsorizzato il lavoro di ricerca dei propri membri in archivi storici e biblioteche negli Stati Uniti, in Russia, in Germania e nel Regno Unito allo scopo di analizzare migliaia di fonti storiche, con l’intento di pubblicare l’esito di tali ricerche in una collana di 25 volumi orientata a confutare le accuse rivolte alla Turchia riguardo al cosiddetto Genocidio armeno.
Un funzionario dell’Istituto – secondo quanto riportato da organi di stampa nazionali come Akşam – ha riferito che le ricerche storiche nei diversi Paesi si sono concentrate su documenti originali risalenti agli anni dal 1900 al 1915 rinvenuti negli archivi e nelle biblioteche dei diversi Paesi. Da tali ricerche, a detta del portavoce dell’istituto, sarebbe emerso che alcuni documenti sarebbero stati manipolati per accreditare le responsabilità della leadership turca nella pianificazione dei massacri anti-armeni perpetrati nella Penisola anatolica nel 1915. Il funzionario ha anche chiamato in causa le responsabilità di formazioni armene in azioni violente compiuti in quegli anni convulsi ai danni della popolazione turca.
L’iniziativa editoriale, presentata come operazione di contropropaganda, viene annunciata mentre la comunità armena in Turchia è alle prese con i problemi legati alla successione di Mesrob II Mutafyan, il Patriarca armeno apostolico di Costantinopoli scomparso lo scorso 8 marzo dopo aver vissuto negli ultimi anni in una condizione di totale disabilità, a seguito della malattia neurologica invalidante che lo aveva colpito nel 2008. (GV) (Agenzia Fides 14/3/2019).

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Pinocchio è una ballerina armena con Virginio Gazzolo che legge Collodi (Globalist.it 14.03.19)

Al Teatro Goldoni di Firenze va in scena un Pinocchio in forma di danza interpretato da Tamara Aydinyan, ballerina armena dalla compagnia Small Theatre / Nca di Yerevan, con l’attore Virginio Gazzolo che recita testi da Collodi, Kleist, Rilke, Hugo, Baudelaire, Meyerhold.
La Cob / Compagnia Opus Ballet e la Compagnia Giardino Chiuso portano sul palcoscenico in prima nazionale un “Pinocchio” coprodotto da Versiliadanza e da Fondazione Fabbrica Europa con la Fondazione del Maggio Musicale Fiorentino. Lo spettacolo nasce dalla collaborazione tra l’Opus Ballet, diretto da Rosanna Brocanello, e Giardino Chiuso, diretto da Patrizia de Bari e Tuccio Guicciardini.

Sabato 16 alle 20 la “prima”. Replica domenica 17 marzo alle 16,30, poi per le scuole quattro matinée dal 12 al 15 marzo alle 10.30.

Dieci sono i danzatori, compresa Tamara Aydinyan. Firma la coreografia Patrizia de Bari, la drammaturgia è curata da Tuccio Guicciardini, i video sono di Andrea Montagnani , i costumi disegnati da Santi Rinciari.

Lo spettacolo incrocia diversi linguaggi fra danza, parola, video, musica, con “scene immaginifiche e surreali” dove Pinocchio riflette la figura dell’artista e della sua creatività tra disavventure e voglia di libertà fino all’epilogo: diventare bambino in carne e ossa viene letto qui come un assoggettarsi “all’anonimato della massificazione”.

Biglietti www.maggiofiorentino.com o www.vivaticket.it

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Sollevamento pesi, Mondiali Youth 2019: nella notte ori ad Arabia Saudita, Armenia, Perù e Messico (Oasport.it 13.03.19)

Nuova nottata di gare a Las Vegas, (Stati Uniti) dove si sta disputando l’edizione 2019 dei Mondiali Youth di sollevamento pesi, che ci stanno mostrando i campioni del domani, con alcuni ragazzi che si stanno rendendo protagonisti di misure vertiginose, anche da record del mondo. Andiamo dunque ad analizzare nel dettaglio tutti i risultati di giornata.

Iniziamo dalla gara degli 89 kg maschili, e dal duello tra l’armeno Garik Karapetyan ed il saudita Ali Yousef Alothman, con il primo capace di trionfare nello strappo con 137 kg, mentre il secondo si è imposto nello slancio con la misura di 171 kg, appena uno in più di Gevorg Ghahramanyan.

Cortissima la classifica combinata, dove Alothman ha superato tutti con la misura di 307 kg, precedendo i due armeni, con Karapetyan fermo a 305 kg e Ghahramanyan a 304 kg.

Due invece le gare femminili disputate nella notte, iniziando da quella dei 64 kg, dominata dall’uzbeka Kumushkhon Fayzullaeva, che si è portata a casa tre ori, vincendo lo strappo con 93 kg, lo slancio con 122 kg (nuovo record del mondo) e di conseguenza la classifica combinata con 215 kg. Identico il podio in tutte e tre le gare, con l’argento che è andato alla messicana Queysi Rojas ed il bronzo alla romena Mihaela Ilie.

Netta anche la superiorità della messicana Emmy Velazquez, autrice di una tripletta nella categoria dei 71 kg, vincendo lo strappo con 93 kg, ma anche lo slancio con 121 kg, imponendosi di conseguenza anche nella combinata. Sempre d’argento, ma molto distante, la statunitense Olivia Reevs, mentre sono due i bronzi al collo della peruviana Estrella Saldarriaga.

gianni.lombardi@oasport.it

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Primo Consultorio ad Atene: la Chiesa (armena) al fianco delle famiglie in difficoltà (Vaticannews.va 12.03.19)

Ha iniziato la sua attività nel quartiere di Neos Kosmos, presso la sede della Caritas dell’esarcato armeno cattolico di Atene ed è frutto della collaborazione con la Caritas Hellas e con l’arcidiocesi della capitale greca. Un Consultorio come uno spiraglio di luce per una grave crisi ancora in corso

Gabriella Ceraso – Città del Vaticano

La crisi in Grecia non è finita eppure non se ne parla più e soprattutto le famiglie in tanti anni di difficoltà sono state dimenticate. I tagli imposti dal programma di salvataggio firmato Bce, Ue e Fmi sono costati cari in termini di sanità, pensioni, mutui, istruzione: tutti settori che gravano in modo particolare sui nuclei famliari, che già devono fare i conti tante volte con licenziamenti, anziani o disabili a carico. Un quadro che in Grecia si è fatto ancor più critico negli ultimi tre anni almeno, a causa del continuo passaggio di migranti. “Sono stati tanti gli aiuti arrivati per far fronte all’ondata migratoria, ma il resto del tessuto sociale sembra essere stato dimenticato”. Esordisce così ai microfoni di Vatican News, Elena Tommolini, coordinatrice del progetto del primo Consultorio familiare nato nel quartiere di Neos Kosmos presso la sede della Caritas dell’esarcato armeno cattolico di Atene.

Ascolta l’intervista a Elena Tommolini

Ritrovare la fiducia in sè e nel futuro

Sono dieci le famiglie seguite assiduamente dal Consultorio, aperto ufficialmente il primo dicembre del 2018, ma sono circa una trentina quelle che già ruotano intorno al team – composto da una psicologa, un ginecologo, una consulente familiare e un assistente spirituale – e che partecipano agli incontri informativi e ai seminari che si stanno diffondendo anche nelle parrocchie e nelle scuole. “Quello di cui hanno più bisogno le famiglie ora”, spiega Elena Tommolini, è “recuperare fiducia in se stesse, nella comunità e nel futuro. Il lavoro che cerchiamo di fare non è dare loro soluzioni che cadono dall’alto, ma aiutare i nuclei familiari a ritrovare in sè la forza di reagire e di affrontare i problemi”. Tante le difficoltà che dopo la crisi si sono abbattute su genitori e figli: giovani coppie che hanno perso il lavoro, che hanno visto dimezzata la pensione dei propri anziani o che hanno avuto la casa confiscata per impossibilità di saldare le rate del mutuo.

Non solo l’individuo ma la comunità

“L’assistenza di base a livello statale esiste” precisa la Tommolini, “ma è sempre molto, anzi troppo, centrata sull’individuo e non tanto sulla famiglia e anche il modo di affrontare le problematiche è molto individualista e non tiene conto della sfera famigliare che sta dietro per esempio alle problematiche dei bambini a scuola”. Cosa può fare invece una famiglia forte e ben armonizzata? “Può fare tanto! Se è consapevole dei propri punti di forza- afferma la Tommolini – può in modo autonomo affrontare i problemi legati alla vita quotidiana e anche momenti di crisi, come una gravidanza inaspettata o un lutto o il passaggio all’età adolescenziale di un figlio”.

Vicine alle famiglie nel sacramento del matrimonio

La nascita del Consultorio di Atene nasconde anche una radice profondamente religiosa. La sinergia con Caritas Hellas, la continua collaborazione con l’arcivescovo latino ha segnato l’origine di questo progetto. Mons. Joseph Bazouzou nativo di Aleppo in Siria e amministratore apostolico degli armeni cattolici in Grecia, spiega a Vatican News quanto e come collaborino in questo impegno verso le famiglie greche gli armeni, i cattolici, i tanti emigranti musulmani e i greci ortodossi. ” Abbiamo sin  dall’inizio condiviso la realtà del Paese per aiutarci, anche attraverso i vari centri di ascolto che per esempio la Caritas ha già sul territorio”. C’è tanto bisogno, precisa ancora mons. Bazouzou, nelle famiglie di fronte ai problemi, anche della dimensione spirituale. “E’ importante ricordare alle famiglie che frequentano il Consultorio che il matrimonio è una Sacramento e dunque attraverso di esso il Signore concede una grazia speciale: lo facciamo con le famiglie cristiane ma anche con i non credenti perchè anche per loro il matrimonio è una cosa sacra”.

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L’Armenia in gara all’Eurovision 2019 con Walking Out di Srbuk: ascolta la canzone (Soudsblog.it 12.03.19)

Srbuhi Sargsyan è la cantante che rappresenterà l’Armenia in gara all’Eurovision Song Contest 2019.

Ha studiato al Conservatorio Statale Komitas e ha iniziato a suonare il qanun, strumento a corde. Nel 2010 è arrivata al secondo posto di X Factor Armenia. Otto anni dopo si è presentata all’ottava edizione di The Voice Ucraina, dove è entrata a far parte della squadra del cantante Potap, classificandosi quarta.

Walking Out è il brano in gara all’Eurovision 2019. In apertura post il video, a seguire testo e traduzione della canzone.

Srbuk, Walking Out, Lyrics

[Verse 1]
Who are you? What you really do
When you have to fight the agony that’s aiming back at you?
Who are you? Who you run to?
Depend, defend, hope on
Can you function on your own?

[Verse 2]
Are you from those who will swallow down
The pain, disgrace, the sadness? Yeah
When the one you love so much
Can take your soul and break it, no

[Pre-Chorus1]
Wait for, oh, wait for
What I waited for?
Wait for, oh, wait for
Oh, no, I’m done

[Chorus2]
Walking out, uh
Whatever I’ve built I’m gonna burn down
I’m walking out, uh
You’re no more a king ‘cause I was your crown

[Verse 3]
First you said you would die for me
But in the end I was the one bleeding all alone
First you said, you kneeled, you swore
You loved, you lived for me
How could you forget it all?

[Verse 4]
Are you from those who can take a loving heart
And squeeze it out of love?
Than prepare to slowly get
Not loved but hated instead

[Chorus2]
Walking out, uh
Whatever I’ve built I’m gonna burn down
I’m walking out, uh
You’re no more a king ‘cause I was your crown

[Post-Chorus4]
Walking out, walking out (Walking out, walking out)
No crying now
Walking out, walking out (Walking out, walking out)
No begging
Walking out, uh
At last, I feel proud
I’m walking out

[Bridge5]
You knew that my heart wasn’t small
But somehow you came and filled it all

[Chorus2]
(Walking out, uh)
(Whatever I’ve built I’m gonna burn down) Yeah…
(Walking out, uh) Yeah…
(You’re no more a king ‘cause I was your crown)

[Post-Chorus4]
(Walking out, walking out) Walking out, walking out
Crying now
(Walking out, walking out) Walking out, walking out
Begging, yeah
(Walking out, uh)
(At last, I feel proud)
I’m walking out

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Srbuk, Walking Out, Traduzione

Tu chi sei? Cosa fai veramente
Quando devi combattere l’agonia che ti sta puntando?
Tu chi sei? Verso chi corri?
Dipende, difendi, spera
Puoi funzionare da solo?

Sei da quelli che inghiottiranno
Il dolore, la disgrazia, la tristezza? si
Quando quello che ami così tanto
Può prendere la tua anima e romperla, no

Aspetta, oh, aspetta
Per cosa ho aspettato?
Aspetta, oh, aspetta
Oh, no, ho chiuso

Stai uscendo, uh
Qualunque cosa abbia costruito, brucerò
Sto uscendo, uh
Non sei più un re perché ero la tua corona

Prima hai detto che saresti morto per me
Ma alla fine sono stato io a sanguinare tutta da sola
Prima hai detto, ti sei inginocchiato, hai giurato
Hai amato, hai vissuto per me
Come hai potuto dimenticare tutto?

Sei tra quelli che possono prendere un cuore amorevole
E spremerlo per amore?
Invece di prepararsi ad averlo lentamente
Non amato ma odiato invece

Stai uscendo, uh
Qualunque cosa abbia costruito, brucerò
Sto uscendo, uh
Non sei più un re perché ero la tua corona

Uscendo, uscendo (uscire, uscire)
Non piangere ora
Andando via, uscendo (uscire, uscire)
Nessuna supplica
Uscendo, uh
Alla fine, mi sento orgogliosa
Sto andandomene

Sapevi che il mio cuore non era piccolo
Ma in qualche modo sei venuto e lo hai riempito tutto

Stai uscendo, uh
Qualunque cosa abbia costruito, brucerò
Sto uscendo, uh
Non sei più un re perché ero la tua corona

Uscendo, uscendo (uscire, uscire)
Non piangere ora
Andando via, uscendo (uscire, uscire)
Nessuna supplica
Uscendo, uh
Alla fine, mi sento orgogliosa
Sto andandomene