Torna la Rassegna internazionale del folklore, “uniti nella diversità” (La Nazione 08.08.25)

Castiglione del Lago – Torna a Castiglione del Lago dal 10 al 15 agosto la Rassegna internazionale del folklore, giunta alla 46esima edizione e organizzata dal gruppo folcloristico Agilla e Trasimeno. Un’esperienza inclusiva e coinvolgente, capace di avvicinare generazioni diverse e di promuovere valori universali come il rispetto, la cooperazione e l’inclusione, aprendo una finestra sul mondo ogni sera: la tradizione umbra, rappresentata dai gruppi ‘Interamna folk’ di Terni e dal locale gruppo folcloristico ‘Agilla e Trasimeno’, così, incontrerà quella armena del gruppo Armenner e ucraina del gruppo Yagidka, con tappe a Moiano, Gioiella, Camucia, Cortona e Villastrada, fino al gran finale a Ferragosto alla rocca Medievale di Castiglione del Lago.

Le esibizioni, a ingresso gratuito, avranno inizio alle 21.15: si parte dunque domenica con l’esibizione del gruppo ucraino Yagidka a Moiano e lunedì 11 agosto a Gioiella, nella piazza del Giardino; martedì 12 tappa a Camucia, dove accanto al gruppo ucraino si esibirà il gruppo armeno Armenner e mercoledì 13 a Cortona per uno spettacolo coinvolgente di entrambi i gruppi; giovedì 14 ancora un doppio appuntamento a Villastrada con i Yagidka e al camping Badiaccia di Castiglione del Lago con gli Armenner.

Il 15 agosto, infine, a Castiglione del Lago a Palazzo della Corgna alle 11 tradizionale ricevimento delle autorità locali con scambio dei doni fra i quattro gruppi e alle 12 sfilata per le vie del paese e breve esibizione in piazza Mazzini. La sera, poi, la Rocca Medievale vedrà protagonisti tutti i quattro gruppi ‘uniti nella diversità’, come recita il motto della Rassegna internazionale del folklore, che in un tempo segnato da conflitti e divisioni, rappresenta un piccolo, ma importante contributo verso un futuro di convivenza pacifica, promuovendo valori profondi come il dialogo interculturale, l’amicizia fra i popoli e l’integrazione tra culture diverse.

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Armenia-Azerbaigian, Trump: “Paesi si impegnano per fine guerra” (Rassegna 08.08.25)

Incontro alla Casa Bianca tra Donald Trump, Aliyev e Pashiniyan per la firma di un memorandum di intesa per un futuro accordo di pace tra Armenia e Azerbaigian. Collegamento con Mariano Giustino da Ankara (Radio Radicale)

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Azerbaijan e Armenia firmano l’accordo, “Grazie a Trump pace nel Caucaso, merita il Nobel” (Tgcom24)

Sarà istituita la cosiddetta “Trump Route for international peace and prosperity”, un corridoio di transito che garantirà a Baku pieno accesso all’enclave di Nakhichevan “nel pieno rispetto della sovranità dell’Armenia

Accordo storico alla Casa Bianca tra Armenia e Azerbaijan dopo 30 anni di conflitti. Il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato che l’accordo firmato tra i due Paesi risolve “la questione chiave che aveva fatto fallire i precedenti negoziati”, istituendo la cosiddetta “Trump Route for international peace and prosperity“. Il corridoio di transito garantirà a Baku pieno accesso all’enclave di Nakhichevan “nel pieno rispetto della sovranità dell’Armenia”. Secondo Trump, il corridoio sarà sviluppato in partenariato esclusivo tra Armenia e Stati Uniti “per un periodo fino a 99 anni”, con la prospettiva di “significativi investimenti infrastrutturali da parte di aziende americane”, con benefici economici per i due Paesi caucasici e per Washington. Il presidente armeno e quello azero hanno ringraziato Trump grazie al quale “torna la pace nel Caucaso”.

L’avverimento russo all’Armenia, Lavrov: “Rischia di perdere la sovranità con un avvicinamento alla Nato”

Il presidente dell’Azerbaijan, Ilham Aliyev, ha definito “storico” l’accordo raggiunto oggi con l’Armenia alla Casa Bianca e ha attribuito un ruolo decisivo al presidente statunitense Donald Trump. “Quello che non siamo riusciti a ottenere in oltre trent’anni, oggi lo abbiamo realizzato: la pace nel Caucaso meridionale”, ha dichiarato, ricordando “due guerre molto dure” e “molte vite sacrificate” nel conflitto con Erevan. Aliyev ha sottolineato che, senza l’intervento di Washington, “oggi Armenia e Azerbaijan sarebbero ancora intrappolati in un interminabile processo negoziale”. Il presidente ha inoltre evidenziato l’importanza della “Trump route for international peace and prosperity”, che “creerà nuove linee di connettività, abbatterà muri e offrirà opportunità di collegamento per molti Paesi, con investimenti, prosperità e stabilità”. “Abbiamo perso molti anni tra occupazione e spargimenti di sangue. Oggi giriamo pagina e offriamo un futuro luminoso e sicuro ai nostri figli”, ha concluso Aliyev, esprimendo gratitudine a Trump per il ruolo svolto.

Anche il primo ministro armeno Nikol Pashinyan ha definito “storico” l’accordo siglato con l’Azerbaijan alla Casa Bianca, ringraziando il presidente statunitense Donald Trump e il suo team “per aver mediato questo risultato che cambia le regole del gioco”. “Si tratta di un successo per i nostri Paesi, per la nostra regione e per il mondo, perché una regione più pacifica significa un mondo più sicuro”, ha dichiarato Pashinyan, parlando di “una testimonianza ulteriore della leadership globale e dell’eredità di statista e pacificatore” di Trump. “Portare la pace ha richiesto visione, coraggio politico e determinazione – ha aggiunto – ma soprattutto fede nella causa. Come dice la Bibbia: ‘Beati i pacificatori, perché saranno chiamati figli di Dio’. Che Dio illumini questa strada”.

Azerbaijan e Armenia propongono il Nobel per la pace a Trump

 Il presidente dell’Azerbaijan Ilham Aliyev ha suggerito di inviare una candidatura congiunta, insieme all’Armenia, per il conferimento del Premio Nobel per la Pace a Trump, dopo che i due Paesi rivali hanno firmato un accordo volto a porre fine a decenni di conflitto. “Quindi forse concordiamo con il Primo Ministro (Nikol) Pashinyan di inviare un appello congiunto al comitato per il Nobel affinché assegni il Premio Nobel per la Pace al Presidente Trump”, ha dichiarato durante l’evento alla Casa Bianca. Pashinyan ha risposto: “Penso che il Presidente Trump meriti il Premio Nobel per la Pace e noi lo difenderemo e lo promuoveremo”.

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Missione Caucaso per il pacificatore Trump. Armenia e Azerbaigian meno distanti (Formiche.it)

Se Trump sarà visto come una “forza politica irresistibile”, allora potrà favorire la stabilizzazione in un’area strategica in cui gli Stati Uniti consolideranno la loro influenza, erodendo quella dei rivali

La Casa Bianca si prepara a ospitare domani una cerimonia che Donald Trump definisce un “Vertice storico per la pace”. Al fianco del leader azero Ilham Aliyev e del primo ministro armeno Nikol Pashinyan, il presidente statunitense firmerà un’intesa destinata — nelle intenzioni — a chiudere una delle dispute territoriali più lunghe e radicate del pianeta.

Si tratta di un traguardo che Trump presenta come uno dei maggiori successi di politica estera della sua presidenza, parte del tentativo di consolidare l’immagine di “uomo di pace” che lo accompagnerà nella storia (magari anche attraverso un Premio Nobel). Il negoziato arriva dopo aver già promosso accordi di normalizzazione tra Rwanda e Repubblica Democratica del Congo, India e Pakistan (sebbene New Delhi smentisca), e più di recente tra Cambogia e Thailandia. Sullo sfondo, però, restano irrisolte le crisi in Ucraina e a Gaza, dove la diplomazia americana non è ancora riuscita a imprimere svolte decisive.

Il conflitto armeno-azero ha origini negli anni ’80 e ha conosciuto diverse ondate di violenza, l’ultima nel 2023, quando Baku ha preso il controllo del Nagorno-Karabakh. L’intesa mediata da Washington prevede una clausola economica di forte impatto: l’Armenia consentirà il passaggio nei 43,5 chilometri del Corridoio di Zangezur — battezzato “Trump Route for International Peace and Prosperity” — che collegherà il territorio principale dell’Azerbaigian con l’exclave di Nakhichevan, al confine turco.

Il tracciato, che sarà sviluppato da imprese statunitensi, permetterà di spostare merci e persone tra Turchia e Azerbaigian, e da lì verso l’Asia centrale, bypassando sia l’Iran sia la Russia. Una svolta logistica di peso, perché l’attuale frontiera tra Armenia e Azerbaigian è chiusa e fortificata. Ankara ha già espresso pieno sostegno al progetto, mentre Teheran lo osteggia apertamente e Mosca lo ha criticato, temendo un indebolimento della propria influenza nel Caucaso.

Il negoziato ha preso forma in primavera, quando l’inviato speciale Steve Witkoff — che sta guidando questi e tutti i negoziati di pace e stabilità su cui Washington si è lanciato — ha visitato a sorpresa a Baku, su sollecitazione del governo del Qatar, arrivando da Mosca. A quel punto, Witkoff ha incaricato Aryeh Lightstone, già stretto collaboratore di David Friedman nell’ambasciata Usa a Israele e vicino a Jared Kushner, di guidare il processo. Aryeh Lightstone ha effettuato cinque missioni nell’area, lavorando in silenzio con le due delegazioni.

Secondo fonti americane, la chiave per convincere Nikol Pashinyan è stata la prospettiva di rafforzare i rapporti con Washington e ottenere un “paracadute strategico” contro eventuali future pressioni militari di Baku. La stessa fonte sottolinea che l’approccio è stato “tipicamente trumpiano”: spostare la questione dal piano della rivalità etnica a quello delle opportunità commerciali.

Resta comunque complesso il quadro politico interno: per molti osservatori, un accordo duraturo richiederà anche una revisione della Costituzione armena per eliminare ogni riferimento al Nagorno-Karabakh come territorio nazionale. Inoltre, la bozza non affronta ancora nodi umanitari e culturali cruciali, come la sorte dei circa 120.000 armeni sfollati nel 2023, la liberazione dei prigionieri di guerra o la protezione dei siti culturali armeni.

Se l’intesa dovesse reggere, gli Stati Uniti potrebbero rafforzare in modo decisivo la loro posizione in un’area di cerniera tra Europa e Medio Oriente, riducendo la capacità di influenza di Russia, Iran e Cina. Questo accordo crea un percorso irreversibile verso la normalizzazione dei rapporti sotto l’egida dell’amministrazione Trump, spiegano le fonti americane, aggiungendo che all’inizio sarà una pace tra governi, ma l’obiettivo è trasformarla col tempo in una pace calda tra i popoli.

Rimane aperta la questione dell’eventuale ripristino degli aiuti militari statunitensi all’Azerbaigian, sospesi dall’amministrazione Biden quando Baku si era avvicinata a Mosca e Aliyev aveva ventilato nuove operazioni militari contro l’Armenia. Da ricordare che in passato, il sostegno americano aveva raggiunto i 100 milioni di dollari in equipaggiamenti e finanziamenti.

Oggi l’Azerbaigian non avrebbe bisogno sul piano pratico di quel sostegno, forte della collaborazione militare con Israele. Ma un parziale ripristino degli aiuti avrebbe un significato politico, e potrebbe comunque rappresentare “la ciliegina sulla torta” per rendere più appetibile l’accordo a Baku.

Per mantenere l’intesa, “Trump deve essere percepito in Armenia come una forza politica irresistibile”, osserva Matthew Bryza, ex ambasciatore Usa a Baku e già negoziatore sul conflitto. Sarebbe un passo storico verso l’integrazione di una regione strategica, che consoliderebbe la presenza statunitense nel Caucaso — cruciale per la Belt & Road cinese e sempre più sotto le attenzioni internazionali per rotte commerciali e materie prime.

Come ricorda Mike Carpenter, ex ambasciatore Usa presso l’Osce e già direttore per l’Europa nel Consiglio di Sicurezza Nazionale sotto l’amministrazione Biden, “l’accordo rafforzerebbe indubbiamente il peso degli Stati Uniti. Ma, soprattutto, ridurrebbe il ruolo di attori esterni che in questa regione, e non solo, esercitano un’influenza destabilizzante, in primo luogo Iran e Russia”.


Armenia-Azerbaigian, Trump: “Paesi si impegnano per fine guerra” (Skytg24)

“La mia ambizione è portare la pace nel mondo”, ha detto il tycoon in occasione dell’incontro alla Casa Bianca tra i leader dei due Paesi del Caucaso meridionale, impegnati in una guerra durata quasi 40 anni. Il presidente statunitense ha annunciato anche la revoca delle restrizioni alla cooperazione militare tra gli Stati Uniti e Baku

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che l’Armenia e l’Azerbaigian sono impegnati per una pace permanente. Accogliendo alla Casa Bianca i leader dei due paesi del Caucaso meridionale – impegnati in una guerra decennale – Trump, annunciando anche la revoca delle restrizioni alla cooperazione militare tra gli Stati Uniti e Baku, ha affermato: “L’Armenia e l’Azerbaigian si impegnano a porre fine a tutti i combattimenti per sempre, ad aprire il commercio, i viaggi e le relazioni diplomatiche e a rispettare la sovranità e l’integrità territoriale dell’altro”. “La mia ambizione come presidente è portare la pace nel mondo”, ha detto.

Quasi 40 anni di guerra

I leader dei due Paesi hanno firmato un “accordo quadro” dopo quasi 40 anni di guerra. Il primo ministro armeno Nikol Pashinyan e il presidente azero Ilham Aliyev si sono incontrati alla Casa Bianca, dove hanno firmato l’accordo che dovrebbe portare a una pace formale, mediato dal presidente Donald Trump.

Ue: “Passo decisivo”

L’Ue si congratula con il presidente dell’Azerbaigian, Ilham Aliyev, e il primo ministro dell’Armenia, Nikol Pashinyan, per la firma della dichiarazione congiunta di pace alla Casa Bianca. “E’ un passo decisivo verso una pace e una stabilità durature”, scrive su X la commissaria europea per l’Allargamento, Marta Kos, aggiungendo di attendere la sua prossima visita nei due Paesi. “Sono pronta a sostenere il processo di normalizzazione e la connettività regionale”, aggiunge. Intanto, il presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev ha suggerito di inviare una candidatura congiunta, insieme all’Armenia, per il conferimento del Premio Nobel per la Pace a Trump. Il presidente armeno Pashinyan ha risposto: “Penso che il Presidente Trump meriti il Premio Nobel per la Pace e noi lo difenderemo e lo promuoveremo”.

Approfondimento

Turchia: “Bene progressi per pace duratura”

La Turchia ha accolto positivamente l’annuncio del presidente degli Stati Uniti Donald Trump e l’accordo a Washington tra Armenia e Azerbaigian che si sono impegnati a “porre fine definitivamente” al conflitto decennale tra i due Paesi. “Accogliamo con favore i progressi compiuti verso una pace duratura tra Azerbaigian e Armenia”, ha scritto il Ministero degli Esteri turco in una nota.-


Trump media la pace tra Armenia e Azerbaigian, con un corridoio strategico che porta il suo nome (TGLa7)


Trump riceve i leader di Armenia e Azerbaijan: “Storico vertice di pace” (Repubblica)


Trump ospita alla Casa Bianca lo storico vertice di pace tra Armenia e Azerbaigian (Euronews)


Ue, ‘bene intesa di pace Armenia-Azerbaigian, passo decisivo’ (Ansa)


Azerbaigian e Armenia firmano un accordo di pace storico dopo decenni di conflitto (Euronews)


Armenia, Azerbaigian e le paci di Trump (Il Foglio)


Armenia e Azerbaijan hanno firmato un accordo di pace, anche grazie a Trump (Post)


Azerbaigian e Armenia firmano un accordo di pace storico dopo decenni di conflitto (Euronews)

Nagorno-Karabakh: aiuti russi agli armeni (Politicamentecorretto 07.08.25)

di Gualfredo de’Lincei

Nell’ambito del progetto “La Russia è con voi”, è stata presa la decisione di trasferire aiuti umanitari ai rifugiati del Nagorno-Karabakh che hanno perso le loro case a causa dell’aggressione azera, e ora si trovano nella Repubblica armena. La missione, a guida Rossotrudnichestvo in stretta collaborazione con le organizzazioni di volontariato armene e i rappresentanti della società civile, è iniziata il 31 luglio 2025 e si svolgerà in più fasi. Ad agosto ci sarà la prima, che garantirà la massima disponibilità di aiuti umanitari attraverso diversi punti sparsi nelle varie città dell’Armenia: Abovyan, Gyumri, Kapan, Masis e altre ancora.

La Russia prevede l’invio di almeno 140 tonnellate di viveri e articoli per l’igiene personale, che verranno consegnati a migliaia di rifugiati del Nagorno-Karabakh, con priorità alle donne, bambini e anziani. “Questa azione non è un semplice trasferimento di aiuti, ma è un impegno di solidarietà che parte dal profondo del cuore per i nostri compatrioti. È uno degli esempi di vera diplomazia popolare, che dimostra come le persone dei nostri Paesi siano pronte ad aiutarsi reciprocamente nelle situazioni avverse. La storia del Nagorno-Karabakh e dei suoi abitanti, molti dei quali oggi si trovano sfollati internamente, è una realtà condivisa da decine di migliaia di persone. E non abbiamo alcun diritto morale di lasciarli soli con i loro problemi. La Russia ha già iniziato a fornire aiuti umanitari agli sfollati del Nagorno-Karabakh molti anni fa, e questo impegno continuerà”, ha dichiarato il vicedirettore di Rossotrudnichestvo, Igor Chaika. La Russia non si è limitata a fare proclami sulla necessitò di aiutare, ma interviene con fatti concreti senza porre alcuna condizione al popolo armeno.

Nonostante i fatti reali dicano l’esatto contrario, negli ultimi anni è stata sviluppata una vera e propria maldicenza che attribuisce alla Russia la responsabilità di tutti i tragici eventi accaduti in questa regione. Il Popolo armeno ha, però, il sacrosanto diritto di porre domande a chi, negli ultimi trent’anni, aveva la capacità di decidere: sapevano che l’Azerbaigian non avrebbe mai accettato l’esistenza di uno Stato armeno al suo interno e che si sarebbe preparato a una guerra per il non riconoscimento della Repubblica del Nagorno-Karabakh? Se il processo di pace era considerato inaccettabile, in tutti questi anni cosa è stato fatto per rafforzare le capacità difensive del Nagorno-Karabakh, da chi e con quali risultati? Perché le questioni controverse non sono state risolte in condizioni geopolitiche più favorevoli per l’Armenia?

Per il momento non è possibile conoscere tutto quello che sta dietro alla tragedia, ma i segreti che la politica reale nasconde non rimarranno sepolti per sempre, perché la verità riemerge sempre! Il progetto umanitario non è quindi una mera azione politica, ma la naturale solidarietà dovuta a un popolo fratello!

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Il Festival di Locarno si apre fra i fantasmi dell’Armenia e gli eterni tormenti di Gaza (Corriere della Sera 07.08.25)

Ad aprire fuori concorso il settantottesimo Festival di Locarno, il direttore Giona Nazzaro ha scelto «Le Pays d’Arto» (Il paese di Arto) della regista armena Tamara Stepayan per inaugurare il nuovo mega-schermo della Piazza Grande (26 metri per 14), scosso da qualche polemica perché la nuova struttura che lo sostiene (egregiamente) aveva sostituito quella progettato da Livio Vacchini nel 1971 e che alcuni avrebbero voluto mantenere. Ma gli applausi (e il cielo sereno) che ha accompagnato la serata si sono incaricati di spegnere le polemiche.

Per recuperare il certificato di nascita del marito armeno morto da poco, Céline (la sempre ottima Camille Cottin) arriva da Parigi nel paese da cui l’uomo proveniva, convinta di sbrigare la pratica in poche ore. E invece scopre, non senza difficoltà, che il marito aveva cambiato cognome e che nascondeva un passato molto controverso: c’è addirittura chi lo accusa di essere stato un disertore che aveva tradito la sua patria. Impossibile non pensare a Borges e alla «Strategia del ragno» di Bertolucci, con uno scarto significativo però: là, il film faceva i conti con la figura paterna, qui Tamara Stepayan scava dentro i fantasmi di un Paese e della sua lotta per il Karabakh, accompagnando la protagonista a confrontarsi con un passato che sembra non voler finire mai.

Il tema del passato e del suo persistere è al centro anche del film che ha inaugurato il concorso per il Pardo d’oro, «With Hasan in Gaza» (Con Hasan a Gaza) del regista e videomaker palestinese, ma trasferitosi in Germania, Kamal Aljafari. Il film ripropone, con minimi interventi, i nastri video che lui aveva girato nel 2001, quando cercava di ritrovare a Gaza un amico con cui aveva diviso alcuni mesi di prigionia in Israele (per ragioni politiche, ovviamente). Quello che si vede sono più o meno degli appunti di viaggio, a volte rallegrati dall’incontro con dei bambini che si divertono in spiaggia, a volte segnati dal dolore e dalla paura di chi deve fare i conti con una guerra che non voleva finire. Nessun commento, solo il sonoro originale con l’aggiunta di qualche canzone (commovente quella che apre il film e parla del sangue che ormai scorre come acqua. E che risale agli anni Settanta!) e le immagini di una vita che adesso non esiste più. E che l’oggi ha reso ancor più strazianti.

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In the land of Arto di Tamara Stepanyan: recensione, Locarno 2025

Il destino dell’Armenia. Cosa spera di ottenere Pashinyan consegnandosi a Erdoğan? (Korazym 07.08.25)

[Korazym.org/Blog dell’Editore, 07.08.2025 – Renato Farina] – Ci sono movimenti intorno al destino dell’Armenia. E che cosa si intende qui per Armenia?

  1. Anche ma non solo: la Repubblica di poco più di tre milioni di abitanti, con capitale Erevan, situata nel Caucaso Meridionale (o Transcaucasia). Micro-territorio grande come la Lombardia e dotato anch’esso di un lago bello come il Lario, e che si chiama Sevan.
  2. Anche ma non solo: la galassia fluorescente di dieci-undici milioni di persone che, dovunque esse abitino (Americhe, Europa, Asia, Africa, Oceania) hanno le loro radici in quell’entità spirituale-corporale, storica e metastorica, Cristiana e traditrice del Cristianesimo, ma inesorabilmente legata a Gesù Cristo e a Sua Madre, in una maniera particolarissima, una specie di predilezione che come tutte quelle divine spande molto sangue e petali di rose.
  3. Anche ma non solo: segno misterioso dell’ultimo giorno proprio perché è stata la prima nazione battezzata fino alle sue midolla dal vino di Noè appeno sceso dall’Arca, preparata al martirio perenne da quello degli apostoli Bartolomeo (a cui fu cavata anche la pelle) e Taddeo, qui giunti insieme con la lancia di Longino che trafisse il fianco del Nazareno e si piantò a Echmiadzin profezia di genocidi senza fine.
  4. Infine, cosa che direte infima: è l’oggetto del mio amore, e motiva il mio essere qui su questa pagina a rompervi le scatole, essendomi preso questo diritto benché io sia l’ultimo a potersi fregiare dell’alito misterioso e carnale del suo nome, oltretutto per adozione eretica, afferrato per il mignolo del piede sinistro da una forza attrattiva che non mi lascia in pace.

Insomma. Mettiamocelo in testa: l’Armenia è molto più dell’Armenia. Va bene se dico che è la dracma perduta dalla donna del Vangelo di Luca? E allora perché non spazziamo la casa per impedire che sparisca? È la perla più bella del tesoro.

Lo scontro con il Catholicos

Eravamo rimasti al fatto che il Presidente del Consiglio, Nikol Pashinyan, insieme alla moglie Anna, ha rinnegato il Catholicos di Echmiadzin, Karekin II, dichiarandolo decaduto e pretendendo di convocare un comitato per eleggere il nuovo Papa della Chiesa Apostolica Armena. Karekin II avrebbe violato il voto di castità generando una figlia, cosa che lo renderebbe indegno di mantenere il soglio primaziale. Mi fermo qui. La gerarchia e il clero sono con Karekin (in comunione con Roma), ed è un fatto ahimè già visto ai tempi dell’Unione Sovietica la pretesa del capo politico di scegliere il Patriarca. Pashinyan ha arrestato un paio di vescovi (cose già viste in Italia dopo il 1861, peraltro) così da avere le mani libere e stabilire una pace durevole con i vicini. Si rincorrono le voci. E le fotografie. Ce n’è una dove si vede il nostro cinquantenne Premier Nikol accanto a Recep Teyyip Erdoğan, che lo sovrasta. Nulla di male a incontrare il potente vicino. Occorre tutelare il popolo. Lo capiamo benissimo. Realpolitik, ovvio. Bisogna fare in modo che il neo-Sultano tenga le briglie all’alleato Ilham Aliyev, dittatore dell’Azerbajgian, per impedire che dopo essersi ingoiato il Nagorno-Karabakh (il nostro Artsakh) costui si prenda l’intera Repubblica che chiama Azerbajgian Occidentale. Il prezzo è giusto? Solo la Chiesa Apostolica Armena, nelle persone sia del Catholicos di Echmiadzin sia di quello della Cilicia, si è opposta a questa violazione efferata. Nessuno nella comunità mondiale, e neppure la Santa Sede, ha eccepito. Si è accettata la guerra di aggressione come l’equivalente del diritto. Del resto il mondo ormai è questo.

Fidarsi del Sultano?

E cosa dice il nuovo ordine in cerca di convenienze nazionali e non di giustizia? Tra una settimana non so, quando leggerete chissà. Adesso che sto scrivendo seduto ai bordi del lago di Sevan, mentre l’argentea principessa del lago guizza cercando di farmi felice: va be’, lo dico, il Caucaso ha per Signore e Padrone Erdoğan. E all’Occidente sta bene così. E la Russia? Digrigna i denti oppure è d’accordo? Non si capisce. Di certo prima ha lasciato ad Aliyev il bottino dell’Artsakh, come ringraziamento per il traffico di gas e petrolio russo da lui triangolato, ma adesso l’Azerbajgian, amatissimo da Israele e perciò da Trump, si sente tutelato meglio da Erdoğan, che sta riuscendo ad ottenere un collegamento diretto con Baku attraversando l’Armenia come si fa con un panetto di burro. Fidarsi di Erdoğan?

Pashinyan è sicuro che sia il passaporto per l’Europa. Ottimo. Ma quale Europa? La Chiesa e la maggioranza degli Armeni del mondo recalcitrano. Pashinyan, d’accordo con il suo grande protettore Macron, vuole laicizzare la Repubblica, farne uno Stato “liberale” anonimo, senza più pesantezze sacrali, lance di Longino, fede popolare, ciascuno privatamente si arrangi con Dio.

Posso tradurre? Fare un patto con chi non riconosce il genocidio che hanno patito i tuoi lombi, lo rifarà. Si comincia – diceva il vostro Pasolini – con un genocidio culturale. È il prezzo giusto per evitarne uno di sangue? Come diceva il vostro grande pensatore ribelle, da poco defunto, Goffredo Fofi: “Qualche volta per sopravvivere si può vendere il culo, ma l’anima no”.

Il Molokano

Questo articolo è stato pubblicato sul numero di agosto 2025 di Tempi.

Foto di copertina: 20.06.2025 – Si è svolto a Istanbul l’incontro tra il Primo Ministro della Repubblica di Armenia, Nikol Pashinyan, e il Presidente della Repubblica di Turchia, Recep Tayyip Erdoğan. Durante l’incontro, le parti hanno discusso del processo di normalizzazione delle relazioni tra Armenia e Turchia, sottolineando l’importanza di proseguire un dialogo costruttivo e di raggiungere risultati concreti. Gli interlocutori hanno inoltre affrontato gli sviluppi regionali e le possibili direzioni della cooperazione bilaterale in questo contesto. Il Primo Ministro Pashinyan ha sottolineato l’impegno dell’Armenia nel processo di garanzia della pace e della stabilità nella regione e ha ribadito il suo impegno nel proseguire la politica di normalizzazione delle relazioni con i paesi vicini. I leader dei due Paesi hanno ribadito la loro disponibilità a proseguire i contatti diretti e il dialogo. Hanno scambiato opinioni sul processo di pace tra Armenia e Azerbajgian, nonché sul progetto “Crocevia della Pace” del Governo della Repubblica di Armenia (Fonte: Primo Ministro della Repubblica di Armenia)

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“Cbs”: Trump pronto ad annunciare alla Casa Bianca l’accordo di pace tra Armenia e Azerbaigian (Agenzia Nova e altro 07.08.25)

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, annuncerà domani alla Casa Bianca un accordo di pace tra Armenia e Azerbaigian. Lo scrive il quotidiano statunitense “Cbs”, citando due fonti informate della Casa Bianca secondo cui il presidente azero, Ilham Aliyev, e il primo ministro armeno, Nikol Pashinyan, saranno domani allo Studio ovale. L’accordo sarà il primo di questo tipo tra i due leader e arriva dopo che i funzionari statunitensi cercano di rafforzare i legami diplomatici con i due Paesi, soprattutto per le loro risorse infrastrutturali ed energetiche. Secondo quanto riferito dalle fonti a “Cbs”, l’Armenia annuncerà i diritti di sviluppo degli Stati Uniti su un corridoio di transito di 43 chilometri che sarà chiamato “Trump Route for International Peace and Prosperity”, e che contribuirà a fornire all’Occidente l’accesso alla regione.

A fine luglio Trump ha detto di aver fermato “cinque guerre” finora, inclusa la più recente tra Thailandia e Cambogia. Lo ha detto in Scozia, in occasione dell’inaugurazione dei suoi nuovi campi da golf ad Aberdeen. “Giocherò per poco tempo, poi tornerò a Washington. Abbiamo fermato una guerra, ne abbiamo fermate cinque finora. Questo è più importante che giocare a golf”, ha affermato il capo della Casa Bianca nel suo intervento. Oltre che al conflitto nel sud-est asiatico, il presidente Usa potrebbe aver fatto riferimento al coinvolgimento di Washington nei tentativi di mediazione tra India e Pakistan, tra Siria e Israele, tra Iran e Israele e tra Repubblica democratica del Congo e Ruanda.

Le tensioni tra i due Paesi durano da decenni e sono sfociate in un vero conflitto l’ultima volta nel 2023, quando l’Azerbaigian ha lanciato un’offensiva in una regione contesa che ha causato la fuga di decine di migliaia di armeni. Un cessate il fuoco nel settembre 2023 ha evitato una guerra più ampia e i Paesi hanno concluso i colloqui su un trattato di pace a marzo. Ma i colloqui successivi, svolti ad Abu Dhabi e destinati a cementare l’accordo, si sono arenati. Negli ultimi mesi l’inviato speciale Usa, Steve Witkoff, e l’amministratore delegato dell’istituto di pace per gli Accordi di Abramo, Aryeh Lightstone hanno visitato la regione in diverse occasioni. Secondo le fonti citate da “Cbs”, entrambi sono attesi domani alla Casa Bianca per la firma. Per l’amministrazione Trump, l’adesione dell’Azerbaigian a un accordo di pace è funzionale a un suo ingresso negli Accordi di Abramo (l’intesa siglata con Washington nel 2020 con la quale alcuni Paesei arabi hanno riconosciuto Israele).

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Donald Trump fa da garante alla pace tra Armenia e Azerbaigian (Faro di Roma)


Pace Armenia-Azerbaigian, media Usa: “Domani Trump darà l’annuncio” (Tgla7)


Armenia-Azerbaigian: Pashinyan e Aliyev incontrano Trump, prevista la firma di un accordo trilaterale

Armenia e Azerbaigian a Washington: possibile annuncio di un accordo di pace (Euronews 06.08.25)

Donald Trump incontrerà a Washington i leader di Armenia e Azerbaijan. I due Paesi, coinvolti in un conflitto di lunga data, potrebbero annunciare un accordo di Pace dopo la visita alla Casa Bianca

Il presidente azero Ilham Aliyev e il primo ministro armeno Nikol Pashinyan incontreranno venerdì Donald Trump alla Casa Bianca in un vertice che potrebbe cambiare le sorti dei due Paesi da tempo impegnate in un conflitto. Il governo armeno ha reso noti mercoledì alcuni dettagli del prossimo incontro.

Pashinyan terrà un incontro bilaterale con il presidente degli Stati Uniti per approfondire il partenariato strategico tra l’Armenia e Usa.

Al bilaterale farà seguito un incontro trilaterale a cui si aggiungerà Aliyev e in cui si discuterà di pace, prosperità e cooperazione economica nella regione.

Secondo il Washington Post, Trump starebbe cercando di mediare un accordo di pace tra Erevan e Baku che potrebbe essere annunciato subito dopo l’incontro.

Un accordo di pace sul tavolo

Il ministero degli Esteri armeno aveva dichiarato lo scorso marzo che il testo dell’accordo di pace con l’Azerbaigian era stato concordato da entrambe le parti e che Yerevan era pronta a discutere proposte sul luogo e sui termini della firma del documento.

Il portavoce del ministero degli Esteri azero, Ayhan Hajizade, ha affermato che l’accordo potrebbe essere concluso se fossero soddisfatte diverse condizioni, tra cui la fine dei bombardamenti al confine e modifiche alla Costituzione armena che escludano rivendicazioni territoriali contro Baku.

Pashinyan ha dichiarato che il suo governo potrebbe avviare l’adozione di una nuova costituzione in futuro.

Nikol Pashinyan e Ilham Aliyev durante l'incontro ad Abu Dhabi
Nikol Pashinyan e Ilham Aliyev durante l’incontro ad Abu Dhabi AP Photo

I due leader hanno partecipato a un vertice ad Abu Dhabi il 10 luglio dove si è discusso della dell’apertura del cosiddetto corridoio Zangezur.

Si tratta di un progetto per una via di transito attraverso la regione di Syunik, in Armenia, che dovrebbe collegare la parte principale dell’Azerbaigian con la sua Repubblica autonoma di Nakhchivan.

Erevan è pronta a consentire il transito attraverso il suo territorio, ma richiede l’accordo su una serie di condizioni, in particolare la determinazione del suo status e del controllo su di esso.

Uno dei principali ostacoli nelle relazioni tra Azerbaigian e Armenia per molti anni è stata la situazione relativa alla non riconosciuta Repubblica del Nagorno-Karabakh, popolata principalmente da armeni, ma che in epoca sovietica faceva parte della Rss azera.

Nel settembre 2023, l’Azerbaigian ha condotto un’operazione militare che ha portato al ritorno dell’intero territorio della regione sotto il suo controllo, con l’abbandono della quasi totalità della popolazione armena.

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I leader di Armenia e Azerbaigian in visita da Trump

Caucaso, nuovi equilibri: l’Azerbaijan stringe un patto con l’Ucraina, la Russia manda aiuti in Armenia (InsideOver 06.08.25)

Dopo la grave crisi diplomatica di inizio luglio tra Russia e Azerbaijan, che aveva portato all’arresto, in condizioni brutali, di diversi cittadini di entrambi i Paesi, un nuovo e inedito avvicinamento di Baku all’Ucraina potrebbe sancire la definitiva rottura dei rapporti con Mosca, modificando il delicato equilibrio politico nella regione del Caucaso in maniera irreversibile.

Tutto era cominciato lo scorso 27 giugno nella città russa di Ekaterinburg, quando nel corso di un raid le autorità russe avevano arrestato un gruppo di almeno 9 persone con cittadinanza azera, nell’ambito di un’indagine su una serie di omicidi avvenuti tra il 2001 e il 2011. In quell’occasione, in seguito all’arresto, due uomini – i fratelli Gusejn e Zijaddin Safarov – avevano perso la vita in condizioni poco chiare, suscitando la dura risposta delle autorità azere, che avevano reagito arrestando a propria volta alcuni giornalisti russi che operavano nella sede azera del quotidiano Sputnik.

Sebbene in un primo momento le autorità russe avessero cercato di minimizzare l’aggravarsi delle tensioni, dopo la diffusione in rete di alcuni filmati in cui i giornalisti russi arrestati da Baku venivano trattati malamente dalle autorità azere, con visibili segni di percosse, Mosca aveva risposto arrestando anche Shahin Shikhlinsky, presidente dell’Organizzazione Culturale Nazionale Pubblica di Sverdlovsk Azerbaijan-Ural con sede a Ekaterinburg, e rappresentante della comunità azera in Russia.

In questo delicato contesto di continue rappresaglie reciproche, la situazione è in ulteriore evoluzione dato che non solo il presidente azero Ilham Aliyev nelle ultime due settimane ha esortato pubblicamente l’Ucraina a “non accettare mai l’occupazione” – con un evidente riferimento alla guerra con la Russia – ma Kiev e Baku hanno anche siglato un importante accordo commerciale sul rifornimento del gas. In particolare, la società statale ucraina Naftogaz, attiva nel settore petrolifero e del gas, ha stipulato un accordo con l’omologa società azera Socar (State Oil Company of Azerbaijan Republic), e “per la prima volta una spedizione di prova di gas verrà consegnata attraverso la rotta trans balcanica lungo il corridoio Bulgaria-Romania-Ucraina”, come ha affermato un portavoce di Naftogaz.

E Mosca si riavvicina all’Armenia

Un evidente “smacco” per Mosca, mentre l’Azerbaijan sembra inserirsi, attraverso la Socar, nel cruciale canale di scambio fino a poco tempo fa occupato quasi esclusivamente dalla russa Gazprom, rompendo definitivamente i rapporti non solo economici, ma anche politici con la Russia, ora che Baku sembra essersi ufficialmente schierata con Kiev.

Verosimilmente, queste sono le ragioni che hanno portato la Russia a un nuovo tentativo di riavvicinamento politico con l’Armenia, storicamente in conflitto con l’Azerbaijan, dato che recentemente la portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zacharova, ha annunciato un eccezionale pacchetto di 140 tonnellate di aiuti umanitari per i rifugiati armeni colpiti nel Nagorno-Karabach, che saranno destinati a circa 30.000 persone. La decisione sul piano di aiuti era già stata annunciata nel mese di maggio, e, circa due settimane dopo l’accordo economico tra Baku e Kiev, è diventata effettiva: tra il 31 luglio e il 4 agosto sono infatti giunti a destinazione i primi pacchetti di aiuti, che sono stati ricevuti da 93 famiglie in 4 località differenti. “In Ucraina cercano di utilizzare le recenti tensioni tra la Russia e l’Azerbaijan per scatenare odio nazionale”, ha inoltre commentato Maria Zacharova, citata da alcuni media russi.

Lo storico incontro tra il Primo ministro armeno Nikol Pashinyan e il presidente azero Ilham Aliyev ad Abu Dhabi, il 10 luglio 2025

Gli Usa vogliono mediare tra Armenia e Azerbaijan

Il tutto avviene dopo lo storico primo incontro formale tra il Primo Ministro armeno Pashinyan e il presidente azero Aliyev ad Abu Dhabi, lo scorso 10 luglio, in attesa di concordare un definitivo trattato di pace, proprio rispetto alla situazione in Nagorno-Karabach, dopo le offensive azere che avevano portato allo sfollamento di circa 100mila cittadini armeni nel 2023 e alla dissoluzione della Repubblica dell’Artsakh.

Un nuovo delicatissimo equilibrio, che ridisegna i rapporti di forza tra Russia, Ucraina e Caucaso, in cui nella giornata di lunedì 4 agosto, si sono inseriti a sorpresa anche gli Stati Uniti, dato che Donald Trump ha ufficialmente invitato le autorità di Azerbaijan e Armenia a siglare un memorandum sotto mediazione statunitense alla Casa Bianca il prossimo 8 agosto, cercando forse di “sottrarre” lo storico ruolo di intermediario proprio della Russia.

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L’Armenia a piedi: immersion totale nella natura, lontano dalla folla per un’avventura unica nel cuore del Caucaso (Ottiche parallele magazine 06.08.25)

Otto imperdibili itinerari di trekking in Armenia per amanti della natura, appassionati di cultura e viaggiatori che cercano accoglienza sincera, lontano dalla folla.

L’Armenia offre ai viaggiatori la possibilità di vivere un’avventura unica nel cuore del Caucaso attraverso una selezione di sentieri straordinari che uniscono natura spettacolare, storia millenaria e ospitalità genuina. Percorsi pensati per chi ama camminare, il silenzio e lo zaino in spalla – ma anche per chi è attratto dalla bellezza, dal patrimonio culturale e dall’incontro umano, lontano dalla folla.

Tra i più spettacolari, il Transcaucasian Trail attraversa l’Armenia da nord a sud come parte di un più ampio progetto regionale. Per oltre 800 chilometri, gli escursionisti si inoltrano in paesaggi incontaminati, villaggi remoti e tracce dell’antica Via della Seta.

Altro itinerario d’eccezione è l’Armenian National Trail (ANT): 950 chilometri che collegano 5 regioni e 109 tra villaggi e città, in un viaggio denso di cultura e suggestioni sensoriali. Dalle gole spettacolari del Lori alle foreste del Tavush, dalle sponde del lago Sevan (Gegharkunik) ai vigneti del Vayots Dzor e ai monasteri rupestri del Syunik, il tracciato offre una visione ricca e sfaccettata dell’ospitalità e della diversità armena. È già percorribile il tratto di 153 km nella regione di Lori, con schede dettagliate disponibili sul sito HIKEArmenia. Il segmento della regione di Tavush sarà completato e segnalato entro il 2026.

A pochi chilometri da Yerevan, il Tempio di Garni rappresenta un’eredità del passato pagano dell’Armenia. Un sentiero collega questo gioiello greco-romano alle meraviglie geologiche circostanti, dalle gole basaltiche agli altipiani vulcanici: un’immersione rara nella spiritualità e nella geologia del Paese. Per chi cerca paesaggi sorprendenti, l’Angel’s Canyon Loop propone formazioni rocciose spettacolari e viste panoramiche: un’escursione giornaliera ideale (distante un’ora dalla capitale Yerevan) per chi ama la varietà e la possibilità di avvistare la fauna locale della vicina Riserva Statale Khosrov.

Nel nord-est del Syunik, il Legends Trail riecheggia miti e tradizioni orali ancora vive nei villaggi armeni tra Goris e Kapan. Tra rovine misteriose, foreste nebbiose e accoglienza in famiglie locali, l’esperienza è profondamente umana e profonda – ideale per chi ama camminate leggere e viaggi immersivi.

Nel nord dell’Armenia, gli appassionati di patrimonio culturale non possono perdersi il percorso che unisce i monasteri di Sanahin e Haghpat, entrambi inseriti nella lista del Patrimonio Mondiale UNESCO. Un breve tratto sospeso tra cielo e terra, che offre un’intensa esperienza spirituale e un viaggio nell’arte medievale armena. Per chi cerca un’escursione facile senza rinunciare alla bellezza, il sentiero per la cascata di Trchkan, la più alta dell’Armenia, attraversa la tranquilla valle del fiume Chichkhan e circondata da meravigliose montagne. In due ore si arriva a un angolo nascosto tra le province di Lori e Shirak, un luogo idilliaco, dove la natura esplode tra acque impetuose e fioriture spontanee, con la possibilità di fare un picnic nell’area attrezzata.

Le montagne dell’Armenia invitano gli escursionisti più esperti a guadagnare quota e prospettiva. Dalla vetta più alta del Paese, il monte Aragats (4.090 m), al lago incantato nel cratere del monte Azhdahak (3.598 m), che domina la catena montuosa di Geghama, questi picchi offrono panorami indimenticabili e un’intima connessione con la natura. Da non perdere anche il monte Khustup (3.206 m) nel sud, i versanti variopinti del monte Vayotssar (2.581 m) nel Vayots Dzor, e le creste ventose del monte Dimats (2.378 m), nel Parco Nazionale di Dilijan. Ogni cima rivela un volto diverso dell’anima armena.

Con un numero crescente di strutture ricettive (eco-lodge, guesthouse e molto altro), sentieri sempre meglio segnalati e servizi pensati per gli escursionisti, l’Armenia si sta affermando come una destinazione di trekking sostenibile, accessibile e memorabile. Facilmente raggiungibile da Milano, Roma e Venezia con voli diretti, e dagli altri aeroporti con voli che fanno scalo in una città europea, l’Armenia conquista con la sua genuinità, la ricchezza dei paesaggi e una calorosa ospitalità.

Informazioni sull’Armenia
Il Tourism Committee invita a scoprire l’Armenia, un Paese dove storia antica, tradizioni vivaci e paesaggi mozzafiato si fondono. Situata nel cuore del Caucaso, l’Armenia è rinomata per il suo ricco patrimonio culturale, l’ospitalità calorosa e le esperienze autentiche e diversificate: dai monasteri inclusi nella lista UNESCO ai sentieri montani panoramici, dagli sport d’avventura a una scena culinaria fiorente ispirata a ricette secolari.
Per ulteriori informazioni sull’Armenia
Sito ufficiale: https://armenia.travel/
Facebook: https://www.facebook.com/ArmeniaTravelOfficial
Instagram: https://www.instagram.com/armenia.travel/

 

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Giovani libanesi dal Giubileo a Brescia (La Voce del Popolo 06.08.25)

Carissimi giovani, voi siete il futuro della Chiesa, ma soprattutto, siete il presente vivente del Cristo che cammina tra noi”. Con queste parole, sua beatitudine Raphael Bedros XXI Minassian, Patriarca della Chiesa cattolica armena, si è rivolto ai giovani presenti a Roma per vivere il Giubileo della gioventù appena conclusosi. Molte le esperienze vissute nella città eterna, affiancate da due pellegrinaggi a Cascia e ad Assisi sulle orme dei santi che vi hanno vissuto. Centoventi giovani libanesi, accompagnati da padre Aram Aprahamyan, coordinatore per la pastorale giovanile dei cattolici armeni in Libano, hanno quindi vissuto l’esperienza unica del Giubileo, partecipando a tutti gli eventi alla presenza di Papa Leone e ad altri specifici appuntamenti loro dedicati. Il 30 luglio, ragazzi e ragazze, insieme a tutti i gruppi di giovani libanesi presenti a Roma, hanno ricordato le vittime dell’esplosione a Beirut, che interessò l’area del porto della città libanese il 4 agosto 2020, uccidendo 218 persone. L’1 agosto, invece, Mons. Minassian ha celebrato una messa, radunando tutti i gruppi di cattolici armeni libanesi. Poi, ancora, la partecipazione alla Veglia e alla celebrazione con il Papa a Tor Vergata. “La nostra partecipazione al Giubileo dei giovani è stata un’esperienza molto bella e ci ha permesso di vivere appieno la speranza, sentendoci una grande famiglia e parte della Chiesa universale” ha affermato padre Aprahamyan. “Come amava affermare san Giovanni Paolo II, il Libano è come un mosaico, all’interno del quale convivono tanti riti diversi della stessa Chiesa Cattolica: armeni, maroniti, siriaci, caldei e greci. Il nostro Patriarca, sua beatitudine Raphael Minassian è guida per la Chiesa Cattolica armena e ci ha accompagnato durante questa esperienza del Giubileo che abbiamo vissuto” ha concluso il sacerdote. C’è un lungo legame tra il Paese dei Cedri e la nostra città, rappresentato dalla collaborazione con la Caritas Diocesana e dalla figura del monaco San Charbel, venerato anche in città nella chiesa del Buon Pastore.

Dopo l’esperienza del Giubileo, i giovani libanesi hanno quindi fatto tappa a Brescia dove sono stati ospitati nella parrocchia delle Sante Capitanio e Gerosa. Martedì 5 agosto, dopo un incontro con l’amministrazione cittadina, e la visita alla città, il Patriarca ha presieduto una Santa Messa in Cattedrale, seguita da un pranzo comunitario in oratorio. “Noi giovani libanesi vorremmo ringraziare la vostra città per la straordinaria ospitalità che ci ha riservato. Pur essendo lontani da casa ci siamo sentiti in famiglia. Un ringraziamento speciale al parroco e a tutti i volontari della parrocchia. La gentilezza e la generosità di Brescia rimarranno per sempre nei nostri cuori” ha affermato Sergio Apikian, uno dei giovani.

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