Siria: genieri armeni operano ad Aleppo sotto il coordinamento del Centro russo per la riconciliazione (Agenzianova 04.03.19)

Damasco, 04 mar 10:44 – (Agenzia Nova) – Specialisti dello sminamento umanitario inviati dall’Armenia su richiesta del governo siriano hanno iniziato a lavorare su
campi minati nei pressi del villaggio di al Husseinia, nella provincia di Aleppo. Lo ha annunciato Arkadij Rzhevskij, rappresentante del Centro russo per la riconciliazione delle parti in guerra. “I genieri lavoreranno sotto gli auspici del Centro russo per la riconciliazione. L’attrezzatura necessaria, i mezzi speciali, così come tutti i tipi di equipaggiamento sono garantiti dalla Russia”, ha dichiarato Arkadij Rzhevskij, rappresentante del Centro russo per la riconciliazione delle parti in guerra. La missione dei militari armeni è pianificata su un periodo di diversi mesi. L’area a rischio nelle vicinanze di Aleppo si estende per più di 30 chilometri quadrati. La missione armena conta 83 specialisti, compresi medici. Prima della guerra, la diaspora armena di Aleppo contava oltre 100 mila persone. A metà febbraio, il governo siriano ha concordato con Erevan il sostegno all’azione umanitaria, con conseguente irritazione da parte di Washington. Il dipartimento di Stato Usa ha specificato di non sostenere la cooperazione di Erevan con il governo siriano, indipendentemente dal fatto che persegua obiettivi umanitari o militari. In risposta, il ministero degli Esteri armeno ha sottolineato che una grande comunità armena vive in Siria e che i cittadini del paese stanno seguendo con allarme la situazione nella Repubblica araba. (Rum)

Le storie nascoste dei criptoarmeni (Lucidamente.com 01.03.19)

Un’intervista in esclusiva alla scrittrice e storica Fatemeh Sara Gaboardi sul suo ultimo libro “II viaggio di una promessa. Attraverso la storia di un popolo dimenticato: gli armeni nascosti dell’Anatolia” (Edizioni DivinaFollia)

Nonostante sia passato oltre un secolo, il genocidio degli Armeni del 1915 per opera dell’Impero ottomano è ancora un argomento controverso. LucidaMente ha intervistato la storica e scrittrice Fatemeh Sara Gaboardi Maleki Minoo, che ha recentemente pubblicato il libro Il viaggio di una promessa. Attraverso la storia di un popolo dimenticato: gli armeni nascosti dell’Anatolia (Edizioni DivinaFollia, 2018, pp. 316, € 18,00). Il saggio è dedicato alle storie dei criptoarmeni, cioè di quelle persone che, dopo il genocidio – o Medz yeghern, “il grande crimine”, in lingua armena – dichiararono la propria conversione all’Islam o nascosero la loro identità per lungo tempo.

15-1-GaboardiCom’è nata l’idea del libro?
«Il libro nasce da coinvolgimenti sia storici sia personali. Sono storica di formazione, ho una specializzazione in studi armeni e ho vissuto in Turchia per anni: l’interesse per gli oltre tre milioni di criptoarmeni residenti oggi nel Paese è quasi scontato. Inoltre, questa ricerca si lega alla storia delle mie origini [la Gaboardi è stata adottata da bambina da una famiglia italiana, ma è nata in Persia, ndr]: stavo cercando l’uomo che aveva aiutato i miei a fuggire dall’Iran dopo la rivoluzione del 1979 e ho scoperto tante vicende che ho deciso di raccontare. Perciò ho iniziato a cercare in Anatolia orientale (dove vive la maggior parte dei criptoarmeni) sia i discendenti di armeni che si sono convertiti al tempo delle persecuzioni, sia quelli di bambini adottati all’epoca da famiglie turche o curde e che hanno scoperto le proprie radici solo in un secondo momento. Persone forzatamente islamizzate, che ancora oggi sono costrette a nascondere la loro vera identità e a dichiararsi, per motivi di sicurezza, turchi o curdi e musulmani, relegando la propria cultura – linguistica e religiosa – all’intimità della dimensione privata».

15-ArmeniaCom’è strutturato il saggio?
«Si sviluppa su tre filoni complementari: il vissuto degli intervistati, che ho voluto raccontare per dare alla storia un volto umano e coinvolgere maggiormente il lettore; è stata inoltre l’occasione per parlare delle mie origini e concludere il racconto iniziato nel mio libro Con gli occhi del cuore. Storia di una famiglia iraniana nella Persia dello Shah, attraverso la figura dell’uomo che ha salvato la mia famiglia; infine, ho potuto approfondire la storia della Turchia contemporanea. Ci tengo a sottolineare che il progetto è stato interamente autofinanziato e autoprodotto, in primis perché l’idea di una ricerca sul tema è stata mia, poi perché non ho trovato molto sostegno: mi sono rivolta ad alcune personalità armene in Italia per avere appoggio per la pubblicazione ma, paradossalmente, mi è stato detto che non lo avrebbero fatto in quanto io non ero armena. Francamente, la cosa mi ha stupito: il fatto che un non armeno si interessi a un evento che non lo riguarda direttamente dovrebbe essere un valore aggiunto, non un ostacolo».

Come ha condotto le sue ricerche?
«Le ricerche sono state lunghe e difficili. Immaginate che nessuno conosca le vostre origini, che ancora oggi devono essere tenute nascoste: in Turchia sono ancora molti a negare il genocidio armeno, il primo esempio nella storia contemporanea di azione finalizzata allo sterminio di un popolo su base culturale e religiosa. Una volta individuati i soggetti, li ho intervistati in prima persona, a volte rischiando la mia stessa incolumità. Per garantire l’anonimato delle persone, ho preferito mescolare nel racconto le vicende delle diverse famiglie coinvolte, per evitare che qualcuno potesse essere riconosciuto».

15-2 l’autrice Fatemeh Sara GaboardiPerché, secondo lei, è necessario raccontare oggi un genocidio di oltre cento anni fa?
«Innanzitutto perché non è riconosciuto universalmente e non si è concluso, in quanto è ancora in corso la cancellazione di una cultura millenaria, al punto che vengono impedite non solo la pratica religiosa ma anche l’uso della lingua: non esiste un filone letterario dedicato agli armeni sopravvissuti e i pochi che conoscono la lingua sono costretti a parlarla di nascosto. Ci sono però dei tentativi di recupero: a Diyarbakır, nella Turchia sud-orientale, il sindaco ha attuato alcune iniziative nel tentativo di ripristinare la pluralità culturale esistente nella zona prima del genocidio. Ha istituito un corso di lingua armena per tutti coloro che volessero recuperare la propria origine e ha promosso la ristrutturazione della cattedrale armena, distrutta nuovamente nel marzo 2016 in seguito a combattimenti tra esercito turco e guerriglieri curdi».

Purtroppo, la discriminazione su base culturale e religiosa è ancora oggi realtà e stiamo assistendo in tutto il mondo al ritorno del nazionalismo. Che tipo di azioni si possono fare per contrastare questi fenomeni, soprattutto tra i più giovani?
«Penso che sensibilizzare i giovani alla storia sia assolutamente necessario per renderli consapevoli del passato e, soprattutto, per aiutarli a capire gli avvenimenti del presente. Lavoro molto con gli adolescenti: spesso vengo chiamata in vari istituti a fare dei seminari sul genocidio armeno e sulle problematiche dei Paesi islamici contemporanei. Ogni volta mi rendo conto di quanto il genocidio armeno sia ancora oggi affrontato nei libri di storia in modo superficiale. Gli stessi studenti sono sorpresi perché non ne sanno praticamente nulla, ma apprezzano molto le mie lezioni, non avendo davanti uno storico, bensì una persona che ha vissuto direttamente certe situazioni e che può raccontare la propria esperienza dando testimonianze tangibili, come foto e video. Penso che sia importante un approccio “umano” alla storia per renderla interessante, soprattutto per i più giovani, e sperare che non venga dimenticata».

15-3 genocidio armenoHa qualche aneddoto che vuole raccontare?
«Il libro si apre con il racconto delle reazioni dei miei amici di Istanbul quando ho detto loro che sarei partita per l’Anatolia orientale a fare ricerche sui criptoarmeni: tutti mi hanno esplicitamente detto che avevo perso la ragione. Ma non sono riusciti a farmi desistere: ormai avevo deciso che avrei scritto questo libro, non solo per dare una spiegazione storica al fenomeno, ma soprattutto per analizzarlo dal punto di vista umano. Volevo raccontare il dramma di persone che da anni vivono nel dualismo: in pubblico dicono di essere in un modo e solo in privato fanno emergere la loro vera natura. Che tipo di vita conducono? Quali sono i loro problemi e le loro sensazioni? Era questo ciò che più mi interessava. Purtroppo non è stato semplice: come ho detto, l’argomento in Turchia è ancora tabù e mi sono trovata anche in situazioni pericolose. Per fortuna è andato tutto bene e, a ripensarci, non saprei dire se sono stata più incosciente o coraggiosa: d’altra parte, spesso per ricercare la verità sono entrambe caratteristiche necessarie».

Per approfondire l’argomento, consigliamo di vedere questa puntata di Rai Storia sul genocidio armeno. Inoltre, qui e qui trovate ulteriori informazioni.

Le immagini: la copertina del libro Il viaggio di una promessa; cartina geografica; la storica e scrittrice Fatemeh Sara Gaboardi; una rara foto del genocidio degli armeni a opera dei turchi.

Elena Giuntoli

(LucidaMente, anno XIV, n. 159, marzo 2019)

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Antonia Arslan autrice del bestseller La masseria delle allodole al Teatro delle Muse di Ancona (tmnotizie 01.03.19)

ANCONA –Antonia Arslan  l’autrice del bestseller  “La masseria delle allodole”  che nel 2007 ha fatto conoscere al mondo il genocidio degli Armeni –  dal quale i fratelli Taviani hanno tratto l’omonimo film-  e di altri romanzi e saggi, quali  “La strada di Smirne” e  “La collana dalle perle di legno” sarà ad Ancona il 6 e il 7 marzo prossimi.

Su invito della comunità ebraica incontrerà la cittadinanza mercoledì 6 marzo alle 18, 15 al Ridotto del Teatro delle Muse per una conversazione sull’eredità ebraica e su quella armena, sulle tragedie, le rinascite e le speranze tra le coste mediterranee e mediorientali, fino al nostro Paese, con un sguardo alla contemporaneità.

A dialogare con la prof. Arslan, di origine armena e già docente di Letteratura italiana contemporanea, il giornalista Cristiano Bendin e, inoltre, Vittorio Bendaud della Comunità Ebraica di Ancona.

La mattina seguente, giovedì 7 marzo,  accompagnata dall’assessore alla Cultura Paolo Marasca ed altri rappresentanti delle istituzioni, la scrittrice visiterà la chiesa di San Gregorio Illuminatore (o degli Armeni) recentemente riaperta dopo quasi mezzo secolo, con la mostra Terre in Movimento, dedicata al sisma marchigiano.  Una occasione per confrontarsi con una preziosa e autorevole testimone su una pagina della storia controversa e terribile , tuttora negata da diversi Paesi.

Antonia Arslan, padovana di origine armena, è tra le più amate scrittrici italiane. Docente per numerosi anni all’Università di Padova di Letteratura Italiana contemporanea, nel 2004 scrive La Masseria delle Allodole, raccontando il Genocidio Armeno. Il libro, divenuto ben presto un bestseller mondiale (tra i classici italiani più tradotti al mondo), viene trasposto cinematograficamente dai fratelli Taviani.

Antonia Arslan è divenuta in Italia e in Europa, assieme al compianto Charles Aznavour, la voce dell’Armenia e della Diaspora armena, spendendosi per la causa del suo popolo. Parimenti, la Arslan è nel mondo oggi un’ambasciatrice della cultura italiana e della nostra letteratura.

Cristiana d’Oriente e intrisa di cultura italiana (e veneta), per ragioni biografiche, affettive e culturali è strettamente legata al mondo ebraico, peninsulare e internazionale, ed impegnata nel  dialogo ebraico-cristiano. Ricordiamo la sinergia intellettuale con l’insigne rabbino e studioso Giuseppe Laras.

Letterata ‘a maturazione lenta’, come ama definirsi, si spende da anni per la causa dei cristiani d’Oriente e contro l’antisemitismo. Nella sua missione di ‘cantastorie’, Antonia Arslan continua a scoprire e diffondere tesori della letteratura italiana e di quella armena, con particolare sensibilità verso il femminile e le tradizioni popolari.

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Sabato 2 marzo a Cagliari per Musica e Storia una serata dedicata al genocidio armeno (castedduonline.it 27.02.19)

Sabato 2 marzo alle 19 nel Palazzo Siotto di Cagliari arriva il secondo appuntamento per Musica e Storia, la rassegna organizzata dalla Fondazione Siotto, dedicata per questa settima edizione ai genocidi perpetrati tra Ottocento e Novecento.

Questa volta al centro della serata, intitolata Medz Yeghern, sarà il genocidio armeno.

Si parte con una conferenza di Agop Manoukian, rappresentante degli Armeni in Italia. Al suo intervento seguirà il concerto della pianista franco-libanese, da tempo residente in Sardegna, Irma Toudjian, durante il quale Paolo Cossi, graphic novelist tra i più quotati e apprezzati in Europa, realizzerà illustrazioni in tempo reale.

L’appuntamento prosegue alle 21,15 con la proiezione del film di Atom Egoyan “Ararat” (Canada, 2002, 115’), evento realizzato in collaborazione con la Società umanitaria- Cineteca sarda che sarà introdotto da Alice Deledda.

Scrive il politico e attivista Pancho Pardi: “La storia della comunità armena fu avvolta in un silenzio che diventò sempre più intollerabile, anche quando Franz Werfel scrisse I quarata giorni del Mussa Dagh e rese nota una vicenda terribile. Poi, come un’onda che si richiude, il silenzio si è richiuso su questa storia”.

Per informazioniwww.fondazionegiuseppesiotto.org oppure fgsiotto@gmail.com. Telefono: 070 682384.

Agop Manoukian è nato a Como il 30 agosto 1938 da padre armeno e madre italiana. Ha vissuto e studiato a Como fino all’età di vent’anni. Nel 1962 ha conseguito la laurea presso la facoltà di Economia e commercio all’Università di Trento. Dal 1968 al 1978, accanto al lavoro universitario di docenza e ricerca, ha svolto attività di consulenza organizzativa in un istituto (Studio Aps) da lui fondato con altri colleghi universitari. Dal 2006 al 2010 ha assunto un incarico di insegnamento sulla Gestione delle risorse umane presso l’Università Cattolica di Milano. A partire dagli anni ’60 ha maturato una articolata conoscenza del mondo armeno e ha assunto diverse iniziative e rivestito vari incarichi associativi tra cui quello della presidenza dell’Unione degli Armeni d’Italia.

Irma Toudjian. Pianista e compositrice di origine armena, nasce a Beirut, in Libano. Inizia lo studio dello strumento in tenera età e perfeziona gli studi musicali a Parigi presso l’Ecole normale supérierure de Musique/Alfred Cotort. Dopo aver vissuto diciasette anni nella capitale francese si trasferisce a Cagliari dove vive da più di 26 anni, e prosegue la carriera di compositrice, concertista e animatrice culturale con la sua associazione, Suoni e Pause, con la quale organizza annualmente il festival internazionale Le Salon de Musique. Discografia essenziale: Ritratti (2005), Aghen (2006), March in desert (2008), L’Attente (2011), in_certezza (2017).

Paolo Cossi. Pordenone, 1980. E’un fumettista e graphic novelist italiano, soprannominato dalla critica “il folletto del fumetto”. Fra i suoi numerosi libri si ricordano: Corona, l’uomo del bosco erto; Corona, la montagna come la vita”; Tina Modotti; Unabomber; Il terremoto del Friuli; La Storia di Mara; Anarchie per erbe bollite; 1918; Destini d’ottobre.

Ha ricevuto il Premio Alberarelli nel 2004 come miglior giovane autore italiano. Nel 2009, per Medz Yghern il premio Condoreet- Aron per la democrazia dal Parlametno della comunità francese del Belgio e il premio Diagonale come miglior albo straniero pubblicato in Belgio nel 2009. I suoi libri sono stati tradotti in Armenia, Belgio, Corea, Francia, Grecia, Norvegia, Olanda, Russia, Spagna e Stati Uniti.

Musica e storia è realizzato in collaborazione con: MiBAC – Direzione Generale Biblioteche e Istituti Culturali, Comune di Cagliari, Regione Autonoma della Sardegna – Assessorato alla Cultura, UNHCR, MIUR, Esercito Italiano.

Collaborano inoltre: Associazione degli istituti culturali italiani, Associazione Le Officine, Associazione per la Cooperazione Culturale in Sardegna, Comitato Grandi Eventi Sardegna, Istituto per la Storia del Risorgimento, Società Italiana per lo studio della storia contemporanea, Consiglio Italiano dei Rifugiati, Osservatorio Balcani-Caucaso, associazione culturale Echi lontani, associazione Suoni e Pause, società cooperativa Vox Day, Società Umanitaria Cineteca Sarda, associazione Chenabura – Sardos pro Israele, associazione Bene Rwanda Onlus.

Con il contributo della Fondazione di Sardegna. Media partner è Unicaradio.

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Famiglia armena evita la deportazione. Ma ora l’Olanda stringe su immigrazione (Euronews.com

Miracolo all’Aia

Si dice che le vie del Signore siano infinite ed effettivamente in un quartiere residenziale dell’Aia è accaduto un piccolo miracolo.

Per salvare una famiglia di armeni dalla deportazione, i sacerdoti della chiesa protestante locale e i vicini hanno organizzato per tre mesi, da ottobre a gennaio, una messa non-stop. La legge olandese vieta infatti alla polizia di entrare in una chiesa durante la funzione religiosa.

Isolde Verburgt vive a qualche metro di distanza dalla chiesa di Bethel. Nonostante non sia credente, sia lei che sua figlia hanno partecipato a molte attività di supporto per la famiglia Tamrazyan. Ci racconta che è stata un’esperienza di solidarietà umana: “Molte persone che hanno partecipato non erano credenti, altre sì. È una questione di accoglienza e di amore verso il prossimo, come dice la Chiesa. Ho deciso di partecipare a questa iniziativa perché in generale volevo stare dalla parte di tutti quei bambini che dovrebbero ricevere protezione. E credo che questa sia stata la ragione per cui anche altre persone hanno aderito”.

La famiglia Tamrazyan era fuggita nove anni fa dall’Armenia a causa dell’attività politica del padre, considerato un oppositore del governo. Una volta arrivato dei Paesi Bassi, aveva richiesto asilo attraverso la procedura standard, ma dopo cinque anni le autorità avevano negato lo status di rifugiato a tutta la famiglia.

In seguito, i Tamrazyan avevano richiesto il cosiddetto “Kinderpardon”, che garantisce l’asilo alle famiglie i cui bambini hanno vissuto nel Paese per almeno cinque anni.

La situazione era abbastanza paradossale per i figli della famiglia (il più piccolo ha 12 anni), che avevano iniziato e portato a termine il loro corso di studi nei Paesi Bassi.

Una volta rigettata anche questa richiesta e con un ordine di deportazione in atto, la famiglia non aveva altra opzione che chiedere aiuto alla Chiesa.

Grazie alla mobilitazione, il governo ha infine concesso asilo a questa famiglia e ad altri 700 casi simili.

È stata un’azione estrema ma necessaria, spiega Theo Hettema, presidente del Consiglio dell’Aia della Chiesa protestante: “Abbiamo sempre detto al governo che non vogliamo prendere il suo posto: loro hanno la loro responsabilità e noi vogliamo cooperare con loro, vogliamo discutere con loro. Ma anche noi abbiamo le nostre norme e amiamo i nostri vicini. Dobbiamo occuparci di queste persone e non smetteremo mai di farlo“.

Ma le elezioni europee sono all’orizzonte, e dopo questo episodio il governo liberale olandese guidato da Mark Rutte ha rivisto le politiche sull’immigrazione.

Se da un lato si prevede di velocizzare il processo di trattamento della richiesta d’asilo, dall’altro il “Kinderpardon” è stato cancellato, in quanto considerato inefficace e soggetto ad abusi da parte dei migranti economici.

A pagare le conseguenze della stretta sull’immigrazione sono stati anche i rifugiati delle Nazioni Unite. L’Olanda ha infatti deciso di ridurre il numero di rifugiati che ogni anno accetta di accogliere dai campi dell’ONU, passando da 750 a 500.

Nuova coalizione europeista in Polonia

Cinque partiti di opposizione hanno formato in Polonia una coalizione per presentarsi alle elezioni europee a maggio, accusando i conservatori al potere di essere anti-europeisti. “Renderemo impossibile l’uscita dall’Unione europea”, assicurano il Partito dei contadini, i liberali, i socialdemocratici e i verdi. Dal suo insediamento nel 2015, il partito diritto e giustizia si è spesso scontrato con Bruxelles.

Germania e Olanda sono le grandi favorite dall’euro

La Germania e l’Olanda sono i paesi che hanno maggiormente beneficiato dell’euro, secondo uno studio del centro per le politiche europee. I cittadini di questi paesi oggi sono in media più ricchi di 20.000 euro rispetto a quando è stata introdotta la moneta unica. Per quasi tutti gli altri stati membri l’euro ha invece rappresentato un ostacolo alla crescita economica.

Governo tedesco diviso sulla vendita delle armi all’Arabia Saudita

I socialdemocratici tedeschi, partner del governo di Angela Merkel, vogliono prolungare l’embargo della vendita di armi all’Arabia Saudita oltre il 9 marzo, nonostante le pressioni di Gran Bretagna e Francia. La questione sta dividendo sempre di più la coalizione in vista delle elezioni europee. Airbus e la britannica BAE Systems avvertono: la misura potrebbe danneggiare le loro finanze.

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Incontro a Latina con la scrittrice italo-armena Antonia Arslan (h24orenotizie.it 25.02.19)

Antonia Arslan, scrittrice italo-armena, autrice del celebre romanzo “La masseria delle allodole” in cui è raccontato per la prima volta il genocidio attuato in Anatolia dal governo turco contro la popolazione armena, sarà a Latina giovedì 28 febbraio alle ore 17.30 presso la Sala Convegni San Lidano della Curia vescovile. L’evento, promosso dall’UCID (Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti), si inserisce nel ciclo “Incontri con lo scrittore” che prevede alcuni momenti di riflessione culturale fortemente voluti dal Presidente dell’UCID pontina, l’Ing. Francesco Berardi.

“Antonia Arslan con i suoi meravigliosi romanzi – sottolinea il Presidente dell’UCID, Francesco Berardi – non solo ha fatto conoscere nel mondo il drammatico genocidio vissuto dalla popolazione armena in Anatolia agli inizi del novecento, ma ci trasmette attraverso la sua scrittura quella bellezza che è la base del nostro linguaggio e della nostra cultura.”

“L’incontro, moderato dal giornalista Gianluca Campagna – continua Berardi – vedrà la partecipazione dell’Ambasciatrice della Repubblica d’Armenia, Sua eccellenza Victoria Bagdassarian, assieme al Sen. Riccardo Pedrizzi, Presidente del CTS nazionale di UCID, al prof. Rino Caputo e a Carlo Piccolo, membro del nostro gruppo giovani. Come UCID non possiamo dimenticare che all’origine del genocidio, tuttora negato dal Governo turco, vi era la fede cristiana del popolo armeno, uno dei primi episodi nella storia moderna di quel cristianicidio che ad oggi prosegue in molte parti del mondo, nel silenzio generale dei media e dei governi”.

“Con questa iniziativa – conclude il Presidente dell’UCID – l’Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti torna ad interpretare quel ruolo per noi caro di minoranza creativa, capace di provocare e interrogare la comunità con contenuti culturali in grado di sfidare il cosiddetto pensiero unico”.

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Russai-Armenia: Telefonata tra Putin e Premier Nikol Pashinyan (AVG 25.02.19)

Il presidente russo Vladimir Putin e il primo ministro armeno Nikol Pashinyan ha discusso per telefono lo sviluppo della cooperazione russo-armena, così come le questioni regionali. Lo ha reso noto il servizio stampa del Cremlino in una dichiarazione.


Russia-Armenia: colloquio telefonico Putin-Pashinyan, focus su futuro rapporti bilaterali
Mosca, 25 feb 12:51 – (Agenzia Nova) – Il futuro dei rapporti bilaterali tra la Federazione Russa e l’Armenia, insieme ad una serie di questioni pressanti sul piano regionale, è stato al centro del colloquio telefonico di questa mattina tra il capo dello Stato russo, Vladimir Putin, e il primo ministro armeno, Nikol Pashinyan. Questo quanto si legge all’interno di una nota rilasciata oggi dal servizio stampa del Cremlino. “Il presidente Putin e il capo del governo di Erevan, Nikol Pashinyan, hanno parlato al telefono questa mattina, e discusso il futuro dei rapporti e della cooperazione bilaterale tra Russia e Armenia, insieme ad una serie di questioni pressanti dal punto di vista regionale”, si legge nel documento. (Rum)

Armenia. Un libro che non è solo un libro. (Mediterraneoantico.it 23.02.19)

Alberto Elli vive di passioni. E quando le vive le scrive. E’ stato così ogni volta che ha toccato qualcosa che lo ha incuriosito, entusiasmato e infine catturato.

Noi di MediterraneoAntico pubblichiamo da anni i suoi interessantissimi lavori su testi spesso complessi e generalmente introvabili in italiano e siamo quindi lieti di presentare questa sua ultima fatica. Lasciamo la parola a lui, perché l’entusiasmo che traspare da quanto lui stesso ha affidato ai social ben descrive lo stile di questa guida storico archeologica sull’Armenia. Una guida che non è una guida, un saggio che non è un saggio…chiamiamolo dunque per quello che è realmente: un atto d’amore.

Ho finalmente in mano (in libreria sarà nel mese di marzo) il prodotto della mia ultima fatica, questo libro, una guida storico-archeologica dedicato a una nazione, l’Armenia, che mi conquistato fin dalla prima volta che l’ho visitata, nel 2007. Sono rientrato dall’Armenia con il desiderio di ritornarci, e l’ho poi fatto più volte, ma anche con … una grammatica armena! Mi sono infatti dedicato allo studio di quella bella ma difficile lingua, anche se con scarsi risultati(!): sono sempre, infatti, stato convinto che solo studiando (“Imparando” è un termine troppo impegnativo per me) la lingua di un popolo è possibile capire a fondo la civiltà e lo spirito degli uomini e delle donne che quella civiltà hanno espresso e continuano orgogliosamente a esprimere.
Questo libro è quindi una mia testimonianza di ammirazione e di amore per un popolo che ha avuto un passato glorioso e, soprattutto, ha dimostrato un attaccamento viscerale alla sua fede cristiana, sua vera anima inalienabile, per adesione alla quale non ha esitato a passare anche attraverso la terribile prova del genocidio. E dire che molti non sanno che farsene della propria fede!
Così scrive il dott. Pietro Kuciukian, console onorario della Repubblica d’Armenia a Milano, nella prefazione al libro:
«Alberto Elli scrive di storia, di archeologia, di una nazione rinata che guarda al futuro, ma vuole soprattutto svelare i tesori del passato comunicandoci il significato in essi racchiuso: luoghi di gioie, dolori, speranze, luoghi di vita comunitaria, di cultura, di creatività, monasteri, chiese, fortezze, cimiteri, croci di pietra, luoghi di fede che emanano il valore dello spirito armeno. … 
L’Armenia ha vissuto anni difficili, ma dopo ogni tappa drammatica della sua storia l’“uomo armeno” e stato capace di riprendere vigore, di ricostruire la societa civile, di riparare i monumenti, di far rinascere le tradizioni, di riprogettare il futuro. …
Il lavoro di Alberto Elli e riuscito di fatto a comunicarci questa realtà, a rinsaldare i legami tra l’Armenia e l’Occidente, tra l’Armenia e l’Italia, offrendoci la possibilità di conoscere, capire e discernere, preparando tutti noi a “vedere” veramente l’Armenia, la vitalità, lo spessore culturale e la fede di un popolo».

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Business news: governo Armenia, privilegi doganali a importazioni per produzione munizioni e armamenti (Agenzianova 23.02.19)

Erevan, 23 feb 05:00 – (Agenzia Nova) – Il governo armeno ha garantito una serie di privilegi doganali alla società Arsenal Ltd, per l’importazione di materie prime, componenti e apparecchiature tecnologiche nel quadro del programma d’investimento nazionale. Lo riferisce l’agenzia di stampa “Armenpress”, aggiungendo che il ministro dello Sviluppo economico e degli Investimenti, Tigran Khachatryan, ha annunciato alla seduta parlamentare di stamattina che i beni d’importazione saranno utilizzati per la produzione di munizioni e armamenti. Stando alle informazioni diffuse, il programma d’investimento avviato dall’esecutivo di Erevan prevede investimenti per circa 3,26 miliardi di dram (5,89 milioni di euro), che creeranno più di 200 nuovi posti di lavoro. (Res)

Grecia: Caritas Armena e Hellas, nasce il primo consultorio familiare ellenico. Mons. Bazouzou (armeno): “La cura dell’ascolto” (SIR 22.02.19)

Un consultorio familiare per rispondere in modo efficace ai bisogni delle famiglie in difficoltà: è il progetto messo in campo dalla Caritas dell’esarcato armeno cattolico di Atene, in sinergia con Caritas Hellas, l’arcidiocesi della capitale e Caritas Italiana. Si tratta del primo Consultorio familiare di Grecia e sarà operativo dalle prossime settimane. Il sostegno della Cei, attraverso l’Ufficio per la pastorale della famiglia7

Un consultorio familiare per rispondere in modo efficace ai bisogni delle famiglie in difficoltà: è quanto si propongono mons. Joseph Bazouzou, nativo di Aleppo in Siria, e Amministratore apostolico degli armeni cattolici in Grecia, in sinergia con Caritas Hellas, l’arcidiocesi di Atene, Caritas Italiana ed altri partner che in queste settimane stanno lavorando al lancio dell’iniziativa.

Come è noto, lo scorso 20 agosto la Troika (Bce, Ue e Fmi) ha dato il via libera alla Grecia per uscire dal programma di salvataggio, costato ben 288,7 miliardi di euro di prestiti in cambio di duri pacchetti di tagli alla spesa sociale dalla sanità alle pensioni, dal lavoro all’istruzione, che hanno penalizzato in modo particolare le famiglie. Secondo alcune stime per la metà dei nuclei familiari greci l’unica fonte di reddito disponibile è la pensione di uno dei suoi membri. Una famiglia su tre dichiara di avere almeno un componente disoccupato. Più del 30% dei nuclei familiari non riesce a fare fronte al pagamento di tasse, mutui e bollette. Sono in aumento divorzi e separazioni, ma non sono tutte di natura conflittuale. Molte coppie si separano solo per cercare di alleggerire il prelievo fiscale sui rispettivi stipendi. Ma non mancano le famiglie scoppiate per le difficoltà economiche. Penalizzate anche quelle con disabili: molte non ricevono più il sussidio come in passato a causa dei tagli. Per ottenere una pensione prima bisognava avere una percentuale di disabilità di almeno il 67%, mentre oggi è salita all’80%.

Un quadro critico. Un quadro critico, aggravato anche dal continuo passaggio di migranti, che da tre anni gli operatori e volontari del Centro di Ascolto, sito presso la sede della Caritas dell’esarcato armeno cattolico di Atene, nel quartiere di Neos Kosmos, registrano ogni giorno nella loro attività. “All’inizio – spiega al Sir mons. Bazouzou – abbiamo avuto a che fare soprattutto con profughi e rifugiati, ma pian piano nel Centro sono arrivate anche le famiglie greche. A tutti abbiamo offerto un aiuto anche se non in modo sistematico. Da qui l’idea di implementare il servizio, indirizzandolo anche verso i bisogni specifici di una famiglia, a partire dall’ascolto”. Nel portare avanti l’idea di un consultorio familiare – “una novità assoluta per la Grecia che ne è sprovvista” sottolinea il sacerdote – la Caritas dell’esarcato armeno cattolico di Atene è sostenuta, oltre che da Caritas Italiana, anche dalla Cei, dall’Università cattolica di Brescia e dalla Caritas di Foligno, quest’ultima attiva con il suo braccio operativo “L’Arca del Mediterraneo” e dalla Confederazione Italiana dei Consultori familiari di Ispirazione Cristiana, presieduta da don Edoardo Algeri.

La cura dell’ascolto. “Abbiamo avuto diversi incontri preparatori per mettere a punto i dettagli del progetto che riteniamo di particolare importanza – spiega mons. Bazouzou – la Grecia, infatti, fino ad oggi, non ha nessun Consultorio attivo. Quindi saremo degli apripista in questo ambito. Prima della crisi che ha sconvolto il nostro Paese vi erano degli operatori sociali che andavano nelle scuole e nelle università per incontrare gli studenti. Ma anche questo servizio minimo è scomparso”. L’impegno assunto non spaventa l’amministratore apostolico degli armeni cattolici in Grecia: “ci attende un lavoro duro e complicato. I problemi delle famiglie sono tanti e legati anche a liti, separazioni, divorzi.

La cura dell’ascolto che può dare un Consultorio familiare aiuterà a trovare soluzione ai problemi.

Lo stesso vale per quelle famiglie in cui si manifestano disagi comportamentali, problemi psichici e fisici. Spesso i genitori non sono in grado di provvedere ai bisogni del proprio nucleo familiare e ciò provoca notevoli ricadute psicologiche. Per tutti questi motivi serve qualcuno preparato che sappia consigliare la famiglia sulle strade da percorrere per uscire fuori dalla crisi”. Pronta la piccola task force del primo Consultorio greco: “il team sarà composto da una psicologa, una ginecologa e una consulente familiare” e dallo stesso padre Bazouzou. L’ufficio è quello della sede Caritas a Neos Kosmos e l’apertura è prevista già nelle prossime settimane. “Abbiamo già quattro famiglie assistite ma in questa fase iniziale – spiega il padre armeno – cercheremo di pubblicizzare il Consultorio”. L’iniziativa sta avendo anche dei risvolti ecumenici poiché sono stati avviati contatti con sacerdoti di altre denominazioni cristiane. L’obiettivo è anche quello di coinvolgere la Chiesa greco-ortodossa.

 

L’impegno della Cei. Una collaborazione auspicata anche dalla Cei che sostiene il progetto attraverso il suo Ufficio nazionale per la pastorale della Famigliadiretto da don Paolo Gentili. “L’apporto della Cei al progetto del Consultorio – dichiara al Sir don Gentili – va letto nell’orizzonte del consolidamento della comunità ecclesiale che è fatta di famiglie che hanno bisogno di sostegno concreto anche sul piano pastorale.

Abbiamo ascoltato il grido di aiuto della Chiesa greca e delle altre confessioni religiose sorelle. C’è una comunità da ricostruire e questa opera credo debba essere compiuta anche con un accompagnamento della vita di coppia, di famiglia, in ogni dimensione della vita umana, affettiva e di fede.

Metteremo a disposizione del progetto la nostra esperienza nel campo. Si tratta – conclude il direttore – di un progetto apripista utile anche a rifondare una vera e propria pastorale familiare in Grecia”.

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