Castiglione del Lago: la cultura del folklore torna dal 10 al 15 agosto (Centritalianews 31.07.25)

nternazionale del Folklore di Castiglione del Lago dal 1978 si propone come occasione d’incontro, di confronto e di scambio culturale tra gruppi folkloristici di tutto il mondo allo scopo di promuovere la conoscenza delle tradizioni, sviluppare l’amicizia tra i popoli e operare assieme a favore della pace e della fratellanza, mantenendo e valorizzando le ricchezze immateriali di ogni popolo. Per il “Gruppo Folkloristico Agilla e Trasimeno” è stata una missione perfettamente riuscita, a detta di tutti, in questi 47 anni di spettacoli che hanno portato sulle rive del lago la musica e le tradizioni da ogni parte del mondo. Introduce la XLVI edizione della RIF il presidente storico di Agilla e Trasimeno Giancarlo Carini. «La RIF ha un forte valore culturale in quanto rappresenta un momento significativo di incontro, scambio e conservazione delle tradizioni popolari di diverse comunità del mondo. La nostra rassegna contribuisce alla preservazione del patrimonio immateriale (danze, canti e musiche) che rischierebbe altrimenti di scomparire. In più il suo carattere internazionale permette l’incontro tra gruppi proveniente da diversi Paesi, favorisce la conoscenza reciproca, educa alla tolleranza e al rispetto delle differenze culturali attraverso il contatto umano. La rassegna diventa quindi un luogo dove la diversità è vista come ricchezza, e non come ostacolo. Eventi di questo tipo hanno un valore educativo specialmente per le nuove generazioni: avvicinano i giovani alla storia e antropologia delle culture, favoriscono una formazione civica basata sull’inclusione e il rispetto, stimolano la curiosità verso il mondo». Ma la Rassegna del Folklore è molto di più di uno spettacolo: da quasi 50 anni ha anche un ruolo importante nella promozione del territorio portando al Trasimeno tanto pubblico eterogeneo che può vedere sul palco culture vive e vitali; la RIF è un ponte tra culture, un custode della memoria collettiva e uno strumento potente di educazione e coesione sociale. Nell’edizione 2025 si celebra l’incontro tra culture, musiche e tradizioni di tre Paesi ricchi di storia e identità: Italia, Ucraina e Armenia. «Proprio in questi anni segnati da sanguinosi conflitti bellici – afferma Carini – abbiamo bisogno più che mai di occasioni che uniscano, che facciano riscoprire la bellezza dell’incontro, del dialogo e della condivisione. E quale linguaggio è migliore di quello del folklore per raccontare ciò che siamo?». In questa edizione prosegue il gemellaggio all’interno dei paesi membri dell’associazione “I Borghi più belli d’Italia”: è la volta di Castiglione del Lago e Spello che insieme danno ancora più forza al valore culturale e ambientale dell’iniziativa: un modo per unire tradizioni, paesaggi e comunità in una unica narrazione di bellezza e appartenenza, valorizzando anche i territori, il paesaggio e l’identità profonda dei luoghi.

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Giubileo dei giovani: la parola ai giovani dei paesi in guerra (Rondine), “la pace è un cammino difficile . Si costruisce passo dopo passo” (AgenSir 30.07.25)

“La pace è un cammino difficile fatto di incontri sinceri. Si costruisce passo dopo passo. Ci si lavora quando riesci a metterti in ascolto dell’altro senza paura, senza preconcetti, senza giudicare”. È la voce timida di  Ofelya, 25 anni, armena, a parlare. È stata invitata insieme a Bernadette, 25 anni, del Mali a dare la loro testimonianza questa mattina ai 1.000 giovani italiani nella prima catechesi del Giubileo. Entrambe stanno vivendo un periodo di esperienza a Rondine Cittadella della Pace.

Siamo nella parrocchia romana di Ognissanti sulla via Appia Nuova e qui oggi si è parlato della parola “abbraccio” e soprattutto di pace. Ofelya ha ancora negli occhi e nel cuore la grande guerra scoppiata nel settembre del  2020 tra l’Armenia e l’Azerbaigian. Lei si trovava lì, lungo la linea di confine. “Ho perso amici e parenti”, ha raccontato. “Persone con cui sognavamo un futuro ma la guerra ci ha portato via tutto anche i sogni e i piani futuri. Tante domande – prosegue Ofelya – rimangono ancora oggi senza risposta. Fino a quando? Fino a quando ci saranno persone obbligate a vivere sotto il peso di una guerra? Quante promesse di vite saranno ancora spezzate? Quanti sogni interrotti? E arrivato il momento del cambiamento. È arrivato il tempo di mettere in pratica quello che mi aveva detto una mia insegnante a scuola, ‘sono i piccoli passi a cambiare le grandi cose’”.

(Foto sir)

Ha poi preso la parola Bernadette, 24 anni, del Mali. Altro continente, stessa esperienza. “Sono nata nella capitale del Mali ma sono cresciuta nella paura”, esordisce la ragazza. Aveva 11 anni e stava andando a scuola quando improvvisamente viene fermata dagli spari. “Sento il cuore battere fortissimo ed esplodere di paura”, racconta. “Fu quello il momento in cui qualcosa si è spezzato per sempre. La mia infanzia era finita. Le risate si sono trasformate in grida di dolore. La luce in buio. Ma la cosa peggiore non è il rumore delle armi. È il silenzio. Il silenzio di un padre che non torna a casa e di una madre che fa di tutto per trattenere le lacrime e il pianto davanti ai figli”. Nonostante il dolore, la mancanza della famiglia, la preoccupazione per il fratello minore, Bernadette riesce ancora a dire: “Credo in un mondo in cui i giovani non saranno obbligati a imbracciare le armi. Credo ancora possibile un mondo di pace. Vorrei allora rivolgermi a voi: portate via da questo incontro un messaggio di speranza e non fate mai mancare attorno a voi un abbraccio di pace a chi ve lo chiede e a chi ne ha più bisogno”.

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Giubileo dei giovani: la testimonianza sul conflitto in Libano dei membri del Consiglio dei giovani del Mediterraneo

[ REPORTAGE ] Armenia, alle origini della civiltà: viaggio tra pietra, mito e storia nella fortezza di Garni (Turismoitalianews 31.07.25)

Giuseppe Botti, Yerevan / Armenia

Un altopiano affacciato sul fiume Azat custodisce uno dei siti archeologici più affascinanti del Caucaso. È Garni, antica fortezza e culla di civiltà millenarie, dove storia, religione e natura si intrecciano tra le pieghe del tempo. Siamo nel cuore dell’Armenia, ad appena 28 chilometri dalla capitale Yerevan. E questo è molto più di un monumento.

(TurismoItaliaNews) Collocata su una spettacolare terrazza triangolare ai piedi dei monti Geghama, la cittadella di Garni costituisce una delle testimonianze più significative dell’Armenia precristiana. Il nome stesso deriva dai Giarniani, popolo insediato in questa regione già nell’VIII secolo a.C., ma le tracce di presenza umana risalgono addirittura all’ultimo quarto del IV millennio a.C. Un luogo che ha resistito a secoli di guerre, invasioni e cataclismi, e che oggi offre un raro affaccio sulla stratificazione culturale dell’Armenia.

Armenia, alle origini della civiltà: viaggio tra pietra, mito e storia nella fortezza di Garni

Armenia, alle origini della civiltà: viaggio tra pietra, mito e storia nella fortezza di Garni

Armenia, alle origini della civiltà: viaggio tra pietra, mito e storia nella fortezza di Garni

Il tempio di Mihr, icona dell’Armenia pagana

Il simbolo indiscusso del sito è il Tempio di Garni, l’unico tempio greco-romano colonnato ancora esistente in Armenia. Costruito nel I secolo d.C. dal re Tiridate I in onore del dio del sole Mihr, rappresenta un capolavoro architettonico in stile ionico, armoniosamente integrato nel paesaggio montano che lo circonda. Dopo la conversione dell’Armenia al cristianesimo nel IV secolo, il tempio venne probabilmente riadattato come residenza estiva per la nobildonna Khosrovidukht, sorella di Tiridate III. Altri studi suggeriscono che potesse trattarsi di una tomba reale, spiegando così la sua sopravvivenza alla sistematica distruzione dei luoghi di culto pagani. Nel 1679, un terremoto ha raso al suolo il tempio, che è stato ricostruito solo nel ventesimo secolo (tra il 1969 e il 1975) grazie ad un progetto archeologico ambizioso. Oggi è uno dei principali poli turistici del Paese e sede rituale del neopaganesimo armeno, che qui trova il suo santuario più emblematico.

La fortezza di Garni: bastione millenario

Oltre al tempio, Garni custodisce i resti di un’intera fortezza strategica, citata dallo storico romano Tacito come Gorneas. Posta in posizione dominante sulla valle dell’Azat, la struttura fu un punto nevralgico per la difesa della piana dell’Ararat. Le incursioni tra il XIII e il XVII secolo la danneggiarono gravemente, e fu solo nel 1830, dopo le guerre russo-persiane e russo-turche, che alcuni profughi armeni provenienti da Maku, in Persia, ne ripopolarono l’area. L’intero complesso monumentale comprende le rovine del tempio di Mitra, resti di mura, un palazzo reale, bagni termali di epoca romana decorati con mosaici, una stele Vishap (drago in lingua armena), fondamenta di una chiesa del VII secolo e diverse costruzioni di valore storico-artistico.

Armenia, alle origini della civiltà: viaggio tra pietra, mito e storia nella fortezza di Garni

Armenia, alle origini della civiltà: viaggio tra pietra, mito e storia nella fortezza di Garni

Armenia, alle origini della civiltà: viaggio tra pietra, mito e storia nella fortezza di Garni

Il Palazzo reale e il torchio vinario

A pochi metri dal tempio si estende l’antico complesso di palazzo, costruito su un costone roccioso con vista mozzafiato. Gli scavi hanno portato alla luce una grande sala ad arco e numerose stanze dai diversi usi, alcune delle quali ancora conservano frammenti di intonaco rosa scuro, testimonianza delle originarie decorazioni parietali. Di particolare interesse è il torchio a tre sezioni, che racconta un frammento inedito della vita quotidiana dei sovrani armeni: il mosto d’uva veniva raccolto, filtrato e trasferito da una brocca all’altra attraverso un ingegnoso sistema di tubi in terracotta. Sotto le rovine del palazzo si trovano le basi della chiesa di S. Sion, una delle prime costruzioni cristiane della zona, a pianta circolare tetraconca e dotata di cupola centrale. Un altro indizio della continua trasformazione religiosa e culturale del sito, passato dal culto di Mihr alla spiritualità cristiana.

Una meta per viaggiatori consapevoli

Garni non è solo un museo a cielo aperto, ma un invito a riflettere sulla resilienza culturale di un intero popolo. Ogni pietra, ogni rilievo e ogni restauro raccontano storie di distruzione e rinascita, tra religione, arte e ingegneria. Immerso in un paesaggio di rocce basaltiche, gole profonde e vegetazione rigogliosa, il sito rappresenta una delle tappe imprescindibili per chi visita l’Armenia. Il villaggio moderno di Garni, con i suoi 8.000 abitanti, accoglie i visitatori con strutture turistiche, artigianato locale e una cucina che affonda le radici in secoli di tradizione.

Armenia, alle origini della civiltà: viaggio tra pietra, mito e storia nella fortezza di Garni

Armenia, alle origini della civiltà: viaggio tra pietra, mito e storia nella fortezza di Garni

Armenia, alle origini della civiltà: viaggio tra pietra, mito e storia nella fortezza di Garni

Garni è dunque più di un monumento: è un viaggio nel tempo che attraversa epoche e civiltà, ideale per chi cerca nel turismo un’esperienza autentica, tra natura incontaminata e grande storia.

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Armenia: amb. Ferranti con viceministro Amministrazione Territoriale, Simonyan (Il Giornale Diplomatico 31.07.25)

GD – Jerevan, 31 lug. 25 – L’ambasciatore d’Italia in Armenia, Alessandro Ferranti, è stato ricevuto dal viceministro dell’Amministrazione Territoriale e delle Infrastrutture della Repubblica d’Armenia, Armen Simonyan.
Nel dare il benvenuto all’amb. Ferranti, il viceministro Simonyan ha espresso la sua gratitudine per l’interesse dimostrato dall’Italia verso i vari progetti di sviluppo infrastrutturale in corso in Armenia.
Durante l’incontro sono state trattate questioni relative alle infrastrutture di trasporto aereo e terrestre, con particolare riguardo alla rete ferroviaria, e alle potenziali opportunità di investimento e coinvolgimento di aziende italiane nel settore.

Armenia: amb. Ferranti con presidente Comitato Investigativo, Poghosyan (Il Giornale Diplomatico 31.07.25)

GD – Jerevan, 31 lug. 25 – L’ambasciatore d’Italia in Armenia, Alessandro Ferranti, è stato ricevuto dal Presidente del Comitato Investigativo della Repubblica di Armenia, Artur Poghosyan.
Nel corso dell’incontro il presidente Poghosyan ha sottolineato l’importanza di una stretta collaborazione tra i sistemi giudiziari dei due Paesi, esprimendo soddisfazione per l’efficacia delle iniziative di assistenza legale reciproca.

L’amb. Ferranti, nel sottolineare il grande e significativo potenziale per l’ulteriore approfondimento dei legami bilaterali nel settore giudiziario e della sicurezza, ha ringraziato il presidente del Comitato per la disponibilità a promuovere la continuità di tale cooperazione.
Il presidente Poghosyan ha inoltre fatto riferimento alle richieste di assistenza giudiziaria reciproca inviate dal Comitato Investigativo alle Autorità pertinenti italiane, osservando che in diversi casi tali richieste sono state di significativa importanza per la risoluzione di procedimenti penali di rilevanza pubblica.
Durante il colloquio sono state infine discusse nuove opportunità di scambio di esperienze nel settore della perizia forense e delle tecniche investigative e delle relative tecnologie applicate, nonché sul piano della formazione professionale congiunta.

Viaggio a Syunik, il silenzio di un paese (La Ragione 30.07.25)

Qui, nella provincia di Syunik, la popolazione è calata del 20% in pochi anni, a causa dei conflitti e della fuga verso altre località

Tegh – Otto uomini seduti nella piazza centrale vegliano sul silenzio di un paese che appare vuoto. Ogni passo suona violento in questa assenza di rumori. Nessuno vuole parlare, si scambiano occhiate e fanno melina. Hasmik, che mi accompagna, prova a soffiare sul loro orgoglio: «Non capita tutti i giorni di avere un reporter internazionale da queste parti». «Se è per questo, neppure quelli armeni mettono piede qui» risponde Artur, l’unico loquace del gruppo. Cede, ci guida pochi metri più in là e giustifica i suoi amici: «Non parleranno, temono problemi con il governo». Indica le postazioni azere sulle montagne davanti a noi: «Una volta erano a più di 100 km da qua, ora a poche centinaia di metri. Occupano le terre coltivate dai nostri nonni e – continua – sentiamo i loro spari ogni notte».

Fino al 2020 la linea di contatto fra armeni e azeri era infatti ai piedi del confine naturale del Piccolo Caucaso, a Est. Ma dopo la cosiddetta guerra dei 44 giorni, le Forze armate dell’Azerbaigian avevano circoscritto la presenza armena nel Karabakh montuoso alla sola enclave dell’autoproclamata Repubblica dell’Artsakh. Quest’ultima era collegata alla Repubblica di Armenia da un corridoio – garantito dai russi fino al 2023 – che coinvolgeva anche Tegh. Qui, nella provincia di Syunik, la popolazione è calata del 20% in pochi anni, a causa dei conflitti e della fuga verso altre località. Chi resta ha paura di perdere il poco che ha. «Abbiamo un pezzo di terra. Possiamo coltivare patate e qualcosa per l’inverno. In città (a Yerevan) cosa andremmo a fare?» sostiene Artur.

Le grida di bambini che giocano più in là rompono la quiete di Tegh. La gioia per un goal si riconosce ovunque e in qualunque lingua. Hanno dai 9 ai 14 anni e corrono su un campetto di cemento coperto da teli di sintetico consumato. Tra quelli in panchina c’è Gayane, 10 anni. Vorrebbe diventare una dottoressa, ma non qui. Sogna Yerevan. In campo Samvel, 12 anni, sfida da solo Movses (14) e Vardan (10). «Vuoi fare il calciatore?» gli chiediamo. Fa spallucce, dribbla Movses e segna. In dieci minuti si è portato sul 4 a 1. Movses e Vardan vengono ‘salvati’ da un improvviso acquazzone. Tutti scappano, tranne gli uomini che ci avevano accolto all’arrivo. Sotto una tettoia anche loro giocano. Forse a morra, forse a carte. Non sono più silenziosi.

L’unico riparo per noi è a una ventina di metri dal campetto: un ombrellone di lamiera all’interno del cimitero dei caduti fra il 2020 e il 2023. Scorrendo le lapidi, il più vecchio aveva 32 anni e il più giovane 19. Sotto un altro ombrellone si ripara una signora accompagnata da due bambine. È una dei 120mila rifugiati dell’Artsakh, quell’exclave armena sgomberata con la forza dall’esercito dell’Azerbaigian tra il 19 e il 20 settembre 2023: la fine della presenza millenaria armena nel Nagorno-Karabakh. La signora dice di avere quattro figli e che il marito fa la sentinella in una delle forze di difesa locale: «È l’unico introito della nostra famiglia». E per far quadrare le cose, anche loro coltivano patate.

Incurante della pioggia, ci raggiunge Armine, molto attiva in paese. Anche lei segnala che da Tegh si sentono gli spari dei soldati azeri «ogni notte a orari fissi: alle 22.20, alle 23.00, a mezzanotte, a mezzanotte e venti, alle 2.00 e alle 4.00». Dice di averci fatto l’abitudine. La preoccupa di più il taglio dell’Usaid, l’agenzia Usa pressoché smantellata dal (fu) duo Trump-Musk. «Una telefonata un venerdì ci anticipava che lunedì avremmo ricevuto una mail per ufficializzare la cancellazione dei fondi», sgrana gli occhi come fosse ora. «Mettevamo a terra molti progetti di sviluppo per contenere lo spopolamento. Abbiamo dovuto ridimensionare tutto. Ora sarà davvero difficile».

Nel confronto successivo con Hasmik, figlia di questa provincia, è chiaro che neppure lei fosse fino in fondo a conoscenza della pressione azera su questa linea di confine. Il silenzio iniziale del ‘comitato di benvenuto’ di Tegh trova un senso.

di Giacomo Ferrara

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Armenia: amb. Ferranti in visita al Museo Matenadaran di Jerevan (Giornale Diplomatico 30.07.25)

GD – Jerevan. 30 lug. 25 – L’ambasciatore d’Italia in Armenia, Alessandro Ferranti, è stato in visita al Museo dei manoscritti Matenadaran di Jerevan su invito del direttore, Ara Khzmalyan.
Nel corso della visita è stato possibile ammirare una tra le più ricche e vaste collezioni di manoscritti e documenti armeni esistente al mondo, la quale comprende anche numerosissimi preziosi codici in altre lingue, tra cui il latino e l’italiano.
L’ambasciatore italiano ha inoltre assistito alle varie fasi in cui si esplicano le operazioni di ricerca e restauro dei testi e dei manoscritti antichi, esprimendo profondo apprezzamento per le attività del Matenadaran.
Durante il colloquio avuto con il direttore Khzmalyan, entrambe le parti hanno sottolineato l’importanza di continuare a coltivare ed approfondire la proficua collaborazione già esistente con l’Italia in materia di conservazione, valorizzazione e restauro dei manoscritti antichi, quale straordinario e inestimabile patrimonio dell’umanità.

Ritratti di città. Erevan, identità e spirito eclettico (Ilgiornaledellarchitettura 29.07.25)

EREVAN (Armenia). La città di Erevan si sviluppa su di una superficie di 223 chilometri quadrati a circa 1.000 metri di quota, con una popolazione di 1 milione di persone. Ha una eredità storica e culturale che, come in pochi altri casi, è possibile leggere nell’approccio architettonico ed urbanistico che negli anni le ha dato il volto che ha oggi.

Situata ai piedi del monte Ararat e attraversata dal fiume Hrazdan, la capitale dell’Armenia rappresenta un centro urbano unico, caratterizzato dall’intrecciarsi di stratificazioni storiche, identità culturali e sperimentazioni architettoniche di indubbio interesse. Fondata ufficialmente nel 782 a.C. con la costruzione della fortezza di Erebuni, la sua storia ha avuto nei secoli una complessa evoluzione urbana, culminata nel XX secolo con l’intervento pianificatorio di Aleksandr Tamanian (1878-1936), che ha riconcepito il volto della città secondo i canoni del classicismo sovietico reinterpretato in chiave autoctona.

Oggi, Erevan si presenta come una città in bilico tra memoria e trasformazione: da un lato, conserva un ricco patrimonio architettonico che va dalle chiese in tufo vulcanico agli edifici monumentali del periodo socialista; dall’altro, è attraversata da processi di modernizzazione che pongono nuove sfide in termini di pianificazione urbana, qualità dello spazio pubblico e sostenibilità ambientale.

 

Tradizioni e riqualificazioni
Erevan sembra una città fedele a sé stessa e molto legata alla tradizione. Va fiera della propria storia urbana, rappresentata principalmente dalla figura di Aleksandr Tamanian, che ne ha ridisegnato il volto urbanistico con il piano del 1924. Il suo rinnovamento passa attraverso azioni di riqualificazione volte ad enfatizzare un senso identitario che si vede nell’ambiente urbano e che si percepisce osservando la popolazione armena.

Un primo esempio consiste nel progetto di riqualificazione del quartiere Noragyugh, nel distretto Kentron, immediatamente a nord-est del Cascade Complex. Porta la firma dello studio francese Wilmotte & Associés, sotto la direzione dell’architetto Jean-Michel Wilmotte. Il promotore principale di questo progetto è la municipalità di Erevan con il sindaco Tigran Avinyan. Il progetto – che dovrebbe concludersi nel 2030 – parte da una concezione architettonica circolare, in continuità visiva e funzionale con la geometria del Cascade. L’intento è quello di trasformare il quartiere di Noragyugh in un nuovo centro urbano, integrando spazi pubblici, piazze, gallerie, infrastrutture culturali e un quartiere più vivibile e poroso rispetto all’attuale tessuto urbano denso.

Di dimensioni importanti è anche il progetto di riqualificazione dell’ex fabbrica Armelektromash. Il sito si estende su circa 50 ettari nel distretto di Shengavit, a sud-ovest del centro di Erevan, occupando gli spazi dell’ex stabilimento produttivo, abbandonato dagli anni Novanta. Prevede il lavoro congiunto degli architetti ucraini di Archimatika, guidati da Mykola Morozov, che curano volumi, facciate e pianificazione dei blocchi abitativi. Il masterplan verrà elaborato dallo studio olandese West 8. Prevede primariamente la realizzazione di unità abitative a blocchi di 6-7 piani, con torri che arrivano anche a 11 livelli; l’intento dei progettisti è quello di riqualificare i capannoni industriali presenti nel sito. Prevista una copertura a spazi verdi del 40% dell’intera area, con la realizzazione di facciate realizzate con tufo, basaltite, travertino e ornamenti in pietra scolpita, in riferimento all’identità armena.

Tra i progetti istituzionali si segnala il cosiddetto Circular Garden, esempio partecipato di rigenerazione urbana del Circular Park promosso da Unpd e Strelka KB. Insieme al recupero spaziale delle aree verdi pubbliche, il lavoro include una forte componente di analisi socio-spaziale, il coinvolgimento cittadino e la sperimentazione di soluzioni tecnologiche e urbane innovative.

 

Cinque visioni dal sapore internazionale
Erevan sembra protagonista di una vera e propria rinascita urbana. Dai grandi progetti istituzionali (Academic City, TUMO) e piani storici (Kond, Aram Street) ai poli residenziali più moderni, infrastrutturali e commerciali, consistenti anche in progetti di riqualificazione urbana (Elite Plaza, Dalan Tech Park, Noragyugh, Armelektromash), passeggiare per Erevan oggi significa essere investiti da un vento fresco, frizzante che interpreta la volontà di questa città, e dell’Armenia tutta, di riscoprirsi nuova, moderna, europea ed europeista. Proponiamo una rassegna di progetti in corso.

Academic City – Partiamo dall’Academic City, un complesso universitario su scala urbana che riunisce 26 università a nord-ovest della città, con campus, alloggi, spazi culturali (museo, teatro, centro ricerca), aree sportive e collegamento ferroviario in stile TOD (Transit Oriented Development). Il progetto, realizzato dallo studio gmp Architekten (Gerkan, Marg und Partner), con Stephan Schütz e Tobias Keyl come principali progettisti, sarà terminato nel 2030. Finanziato e direttamente promosso dal governo armeno, avrà un costo di 5 miliardi di dollari.

TUMO – Il TUMO Centre for Creative Technologies è un innovativo hub formativo gratuito inaugurato nel 2011, progettato da Bernard Khoury dello studio Bernard Khoury Architects (DW5). L’intento del progetto è stato quello di concepire un campus di apprendimento e di autoapprendimento. Con una superficie totale di 6.000 metri quadrati, consiste in un unico edificio a 6 piani, lungo 200 metri, sospeso sul pendio del canyon Hradzan con ampi sbalzi strutturali e con una facciata in policarbonato traslucido che diffonde la luce negli ambienti interni.

Multifunctional Center – Interessante è sicuramente anche il Multifunctional Center – Northern Ray, sull’asse nord della città. Il centro sorgerà nell’Arabkir District, precisamente in Komitas Avenue 49/9, all’incrocio tra il viale Komitas e il cosiddetto Northern Ray (Raggio Nord) di Erevan. Il progetto, curato dallo studio armeno Ithaka 999 LLC, porta la firma degli architetti Gohar Isakhanyan, Ani Simonyan e Argina Kochkoyan. Presenta un involucro in doppia curvatura ispirato al “vishap” (drago armeno antico), integra giochi di luci e ombre, realizzati grazie a tecnologie di modellazione avanzata. Il Centro multifunzionale offre aree destinate allo shopping, intrattenimento, ristorazione, business e aree ricreative in un unico spazio coperto di circa 5.000 metri quadrati.

Elite Plaza Business Center – Situato in Movses Khorenatsi Street 15, nel centro finanziario, a breve distanza da Republic Square e dalla Banca Centrale, c’è l’Elite Plaza Business Center. Progettato dall’architetto armeno Hovhannes Mutafyan, lo sviluppo e la costruzione sono stati gestiti da Elite Group Il grattacielo, che ad oggi è il più alto dell’Armenia con i suoi 85 metri, 19 piani ed una superficie totale di 21.700 metri quadrati, per lo più dedicata ad uffici, ed il più alto business center dell’area caucasica, ha suscitato non poche polemiche in fase di realizzazione. Per molti infatti ha rappresentato un elemento di radicale cambio rispetto all’identità di Erevan.

Dalan Technopark – Al 9/1 Tsitsernakaberd Highway, a circa 10 minuti dal centro città, nei pressi dell’area di Dalma e del complesso memoriale Tsitsernakaberd, il Dalan Technopark è un progetto sviluppato da Dalan Technopark LLC, con il supporto di 1SQ come Project Construction Management e Red Invest come sales partner. Il progetto consiste in una struttura di 22 piani (inclusi 6 sotterranei), altezza di circa 110 m, con una superficie totale costruita di circa 160 .000 metri quadrati. All’interno sono inclusi spazi per 3.000 posti di lavoro, uffici conformi agli standard BOMA, spazi commerciali (ristoranti, food court, brand boutiques), palestra, piscina, spa, campi sportivi, centro expo, hotel, sale conferenze ed elisuperficie.

Questa rassegna di progetti permette di cogliere lo spirito di Erevan: città che si sta trasformando radicalmente ma con un forte ancoramento a storia e identità. Sembra un percorso, consapevole, di liberazione dalle sudditanze culturali e intellettuali, ancora presenti nel paesaggio urbano, per affacciarsi al mondo con un volto nuovo ed eclettico. Come sono i suoi abitanti.

 

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Armenia: a Jerevan Concerto del gruppo Ars Nova Napoli (Giornalediplomatico 28.07.25)

GD – Jerevan, 28 lug. 25 – Nella Sala Concerti Aram Khachaturian di Jerevan, si è tenuto il concerto del gruppo Ars Nova Napoli. Durante la serata è stato presentato al pubblico il patrimonio musicale campano con un ampio repertorio di brani tradizionali, eseguiti con elementi contemporanei di Nu Folk.
Il concerto è stato organizzato dall’Ambasciata d’Italia in Armenia, con il sostegno del Comitato Nazionale Neapolis, nell’ambito delle celebrazioni del 2500-esimo anniversario dalla fondazione di Napoli.

Le nuove strade di Shavarsh Hakobian (Gioiellis.com 27.07.25)

Shavarsh Hakobian è stato il primo designer di origine armena a proporre le sue opere a GemGèneve. Il design lavora a Erevan, capitale dell’Armenia, dal 2008 e propone pezzi unisex. I gioielli sono realizzati in piccole serie. Dopo aver presentato tre collezioni a GemGenève, Hakobian nell’ultima edizione dell’evento ha presentato una nuova linea di gioielli creata per l’occasione. Il designer non segue strade già tracciate: preferisce affrontare nuove sfide tecniche e interpretative. A partire da un anello disegnato ispirandosi alla capigliatura di Nadège Totah, co-organizzatrice di GemGenève.

Anello in oro giallo, titanio, diamanti. Copyright: gioiellis.com
Anello in oro giallo, titanio, diamanti. Copyright: gioiellis.com

Come nel caso dell’anello in oro giallo, titanio e diamanti attraversato da sottili fili verdi. Oppure dell’anello in oro e argento rodiato con granati che presenta un decor ispirato a un tradizionale motivo armeno. Altri anelli accanto ai classici materiali come oro, titanio e pietre preziosi aggiungono un sorprendente utilizzo di un elemento naturale, come un frammento di ala di farfalla, incastonata con l’utilizzo di una superficie in vetro zaffiro.

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