Armenia, ratificato accordo con Russia per prestito alla difesa (Sputniknews.it 16.12.17)

Il presidente armeno Serzh Sargsyan ha firmato la legge per la ratifica dell’accordo sul prestito russo alla difesa di 100 milioni di dollari, approvato il 6 dicembre dal parlamento del paese. Lo riporta il sito internet della presidenza armena.

“Il presidente Sargsyan ha firmato oggi la legge sulla ratifica dell’accordo armeno-russo sulla concessione al governo della Repubblica di Armenia di un prestito statale per l’esportazione, adottato dall’Assemblea nazionale”, si legge nella nota.

Conformemente all’accordo intergovernativo firmato il 24 ottobre, la Russia emetterà un prestito all’Armenia di 100 milioni di dollari per finanziare la fornitura di prodotti militari di produzione russa. La parte armena utilizzerà il prestito per finanziare fino al 90% del costo di ciascun contratto. Il pagamento anticipato dovrebbe essere pari ad almeno il 10% del valore del contratto ed essere implementato dalla parte armena a favore delle organizzazioni russe autorizzate. Il progetto di accordo stabilisce che il prestito è emesso con una scadenza di 15 anni (dal 2023 al 2037) al 3% annuo. L’Armenia dovrebbe utilizzare i fondi di credito nel 2018-2022.

Durante la discussione del progetto di legge sulla ratifica dell’accordo, il primo vice ministro della Difesa dell’Armenia Artak Zakaryan ha dichiarato che sono già stati siglati tre accordi, il cui valore totale supera i 100 milioni di dollari. Secondo lui, i fondi di credito rappresenteranno il 90% di questi contratti.

Sargsyan ha anche firmato una legge sulla ratifica di un accordo con l’Organizzazione di supporto tecnico e rifornimento della NATO nell’ambito del quale è previsto l’utilizzo di oltre 160 armamenti.

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CANTI RELIGIOSI ARMENI/ Choeurs en exil: il film che rende omaggio a Aram e Viriginia Kerovpyan (Ilsussidiario 15.12.17)

E’ stato presentato a Roma in questi giorni, nell’ambito della XXI edizione del Tertio Millennio Film Fest, festival del dialogo interreligioso, il film documentario Choeurs en exil, all’interno della Filmoteca Vaticana. Tema chiave del festival – organizzato dalla Fondazione Ente dello Spettacolo con il patrocinio della Segreteria per la comunicazione della Santa Sede, del Pontificio consiglio della cultura, dell’Ufficio Nazionale per le Comunicazioni Sociali Cei, della Direzione generale Cinema MiBACT e dell’assessorato alla Crescita culturale del Comune di Roma – è quello delle migrazioni. L’opera racconta la riscoperta del canto modale, una antichissima tradizione che due armeni della diaspora, Aram e Virginia Kerovpyan, da anni si stanno operando a recuperare. Nel film i due conducono alcuni attori europei del Grotowski Institute di Wrocalw in Anatolia. dove questo tipo di canto era una volta molto popolare. In questo viaggio non possono che imbattersi in testimonianze del genocidio armeno operato dai turchi all’inizio del secolo scorso: il canto modale è oggi dimenticato anche dagli armeni con rare eccezioni.

Prima della proiezione è stato eseguito un concerto, “Canti dall’Armenia” eseguiti dai due ricercatori. “Canti religiosi nel più bel senso del termine, vale a dire che mettono in connessione, collegano la terra al cielo, i morti con i vivi, gli armeni con i turchi, i figli delle vittime con quelli dei carnefici. Se il film riuscirà anche a scuotere le certezze di chi guarda, spingendolo a riconsiderare i propri pregiudizi, se offrirà una prospettiva diversa sul mondo, allora sapremo di aver fatto qualcosa di utile e il nostro lavoro troverà il suo significato” hanno spiegato i due registi, Nathalie Rossetti e Turi Finocchiaro. “Choeurs en exil” è uno dei nove film in lizza per il “Premio Tertio Millennio – Un film per il dialogo interreligioso” assegnato da una giura interreligiosa presieduta da Mons. Davide Milani e composta da Tiago Branchini, Delegato italiano dell’Associazione Internazionale Protestante Cinema INTERFILM, Sira Fatucci, Delegato per Il Pitigliani – Centro Ebraico Italiano, e Zanolo Yahya Abd al-Ahad, Delegato della Comunità Religiosa Islamica Italiana CO.RE.IS.

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Armenia: incontro trilaterale a Erevan con Cipro e Grecia su diaspora (Agenzianova 14.12.17)

Erevan, 14 dic 15:51 – (Agenzia Nova) – Il secondo incontro trilaterale sulla diaspora tra Armenia, Cipro e Grecia ha avuto luogo oggi a Erevan. I tre paesi hanno concordato sullo sviluppo degli eventi e delle attività congiunte nell’ottica di promozione delle questioni legate alla diaspora. Secondo quanto riferito in un comunicato del governo cipriota, all’incontro hanno preso parte il consigliere presidenziale per gli Affari umanitari e le questioni estere di Cipro, Photis Photiou, il vice ministro degli Esteri greco Terence Quick e il ministro per la Diaspora armeno Hranush Hakobyan. (Res)

Tertio Millennio Film Fest: presentato oggi pomeriggio alla Filmoteca Vaticana il documentario “Choeurs en exil” (SIR 13.12.17)

“Canti religiosi nel più bel senso del termine, vale a dire che mettono in connessione, collegano la terra al cielo, i morti con i vivi, gli armeni con i turchi, i figli delle vittime con quelli dei carnefici. Se il film riuscirà anche a scuotere le certezze di chi guarda, spingendolo a riconsiderare i propri pregiudizi, se offrirà una prospettiva diversa sul mondo, allora sapremo di aver fatto qualcosa di utile e il nostro lavoro troverà il suo significato”. Con queste parole i registi Nathalie Rossetti e Turi Finocchiaro hanno presentato questo pomeriggio il documentario “Choeurs en exil”, proiettato in anteprima nella cornice della Filmoteca Vaticana, alla presenza dell’ambasciatrice della Repubblica Armena in Italia, Victorya Bagdassarian, e dell’ambasciatore della Repubblica Armena presso la Santa Sede, Mikayel Minasyan. L’evento – organizzato nell’ambito della XXI edizione del Tertio Millennio Film Fest, festival del dialogo interreligioso – è stato preceduto dal concerto “Canti dall’Armenia”, una selezione di canti della tradizione popolare armena eseguiti dai musicisti Aram Kerovpyan e Virginia Pattie Kerovpyan, al cui lavoro è dedicato “Choeurs en exil”. Il film è “un viaggio iniziatico sulle tracce di una tradizione culturale che rischia di scomparire e mostra come sia possibile ricordare, curare e superare i traumi della storia attraverso un’esperienza estetica totale”.
“Nel loro peregrinare, Aram e Virginia incontrano testimonianze del passato, resti dimenticati sulle orme del Genocidio armeno. Ricordano e tentano di ritardare il tempo in cui il canto tradizionale e liturgico scomparirà – spiegano i due registi -. Questa arte in via di estinzione è sempre meno impiegata nelle chiese armene e le nuove generazioni hanno poco interesse nel trasmettere tale cultura, sebbene alcuni di loro continuino a crederci. Questi ultimi formano una minoranza, a Parigi, a Istanbul e forse anche altrove. Aram e Virginia cantano non solo per gli armeni, nelle chiese, ma in tutta Europa, sia nei concerti che nel corso degli incontri tenuti nei villaggi curdi o turchi; e le loro canzoni sono un soffio di verità”. “Choeurs en exil” è uno dei nove film in concorso per il “Premio Tertio Millennio – Un film per il dialogo interreligioso” assegnato da una giura interreligiosa presieduta da mons. Davide Milani. La cerimonia di consegna si terrà, alla presenza di mons. Dario E. Viganò, prefetto della Segreteria per la Comunicazione della Santa Sede, sabato 16 dicembre alle ore 17.30 in Filmoteca Vaticana.

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Grecia-Armenia: siglato memorandum d’intesa su cooperazione politica (Agenzianova 13.12.17)

Atene, 13 dic 12:59 – (Agenzia Nova) – I ministri degli Esteri di Grecia e Armenia, Nikos Kotzias e Edward Nalbandian, hanno siglato oggi un memorandum d’intesa sull’istituzione di un meccanismo per le consultazioni politiche bilaterali. Lo riferisce il ministero degli Esteri di Atene tramite il proprio profilo Twitter, precisando che la firma è avvenuta nell’ambito dell’incontro tra i due ministri oggi nella capitale greca. Dopo il colloquio bilaterale, l’incontro è stato esteso alle delegazioni ministeriale di Atene e Erevan. Kotzias e Nalbandian nella conferenza stampa congiunta hanno parlato delle relazioni secolari fra Armenia e Grecia, e dei risultati raggiunti nella cooperazione avviata dopo che 25 anni fa sono state stabilite regolari rapporti diplomatici bilaterali.


Grecia-Armenia: incontro bilaterale ad Atene fra ministri Kotzias e Nalbandian

Atene, 13 dic 11:06 – (Agenzia Nova) – I ministri degli Esteri di Grecia e Armenia, Nikos Kotzias ed Edward Nalbandian, hanno avuto un incontro bilaterale ad Atene. Al termine della riunione i due capi delle diplomazie hanno tenuto una conferenza stampa congiunta, durante la quale si è discusso della politica estera dei due paesi, ma anche di varie tematiche internazionali e regionali. Nalbandian nel suo intervento ha parlato delle relazioni secolari fra Armenia e Grecia, e dei risultati raggiunti nella cooperazione avviata dopo che 25 anni fa sono state stabilite regolari rapporti diplomatici bilaterali. Il ministro armeno ha parlato anche dell’espansione delle relazioni con l’Unione europea e del nuovo accordo bilaterale siglato lo scorso 24 novembre durante i lavori del Partenariato orientale. Il capo della diplomazia di Erevan ha infine sottolineato il ruolo dell’Armenia per quanto riguarda il contrasto ai crimini contro l’umanità e gli sforzi che il paese sta conducendo per risolvere il conflitto del Nagorno-Karabakh (area contesa con l’Azerbaigian) insieme al Gruppo di Minsk dell’Osce (Francia, Russia e Stati Uniti), organismo che monitora il cessate il fuoco. (Gra)

Armenia-Francia: Macron visiterà Erevan nel mese di ottobre (Agenzianova 12.12.17)

Erevan, 12 dic 12:45 – (Agenzia Nova) – Il presidente francese, Emmanuel Macron, visiterà l’Armenia nell’ottobre del 2018 per partecipare al Summit della francofonia che si svolgerà a Erevan il prossimo anno. Lo ha detto l’ambasciatore francese in Armenia, Jonathan Lacote‏, durante una conferenza stampa odierna. Lacote ha specificato che è già in fase di preparazione la visita del capo dello stato francese in Armenia. “Erevan ospiterà il Summit della francofonia nel mese di ottobre del 2018. Il presidente francese tradizionalmente partecipa a quest’evento. La partecipazione sarà ufficialmente annunciata l’anno prossimo, ma stiamo già lavorando per preparare la visita”, ha detto l’ambasciatore. Il Summit della francofonia si dovrebbe svolgere i prossimi 11 e 12 ottobre. (Res)

Tlc: Armenia, ministro Martirosyan riceve delegazione Nokia (Agenzianova 11.12.17)

Erevan, 11 dic 16:51 – (Agenzia Nova) – Il ministro dei Trasporti e delle Comunicazioni armeno, Vahan Martirosyan, ha ricevuto oggi una delegazione della compagnia finlandese Nokia guidata dal direttore per le relazioni con l’Europa, Olaf Schulz. Martirosyan ha espresso la speranza che Nokia venga rappresentata in Armenia non solo nel ramo delle telecomunicazioni, ma anche per quanto concerne le infrastrutture digitali. Secondo quanto riferito dall’ufficio stampa del dicastero di Erevan, Schulz ha presentato gli ultimi progetti della compagnia, in particolare per quanto riguarda l’economia digitale e le prossime attività della società in Armenia. Il ministro ha proposto di stabilire nel paese est europeo un laboratorio di ricerca. (Res)

Armenia: rinnovate ambizioni europee (Osservatorio Balcani & Caucaso 10.12.17)

Cosa cambia nel paese dopo il nuovo Accordo di partenariato con l’UE? Intervista doppia a Stepan Grigoryan, presidente dell’Analytical Centre on Globalisation and Regional Cooperation, e Anahit Shirinyan, ricercatrice associata presso Chatam House ed esperta di politica armena e relazioni Armenia-UE

10/12/2017 –  Emanuele Cassano

Il 24 novembre, nel corso del 5° summit del Partenariato orientale tenutosi a Bruxelles, l’Unione Europea e l’Armenia hanno firmato un Accordo di partenariato globale e rafforzato (CEPA) mirato a riavviare le reciproche relazioni, raffreddatesi dopo la decisione di Yerevan di rinunciare all’Accordo di Associazione per aderire invece all’Unione doganale (e successivamente all’Unione economica) euroasiatica.

Secondo il testo dell’accordo, pubblicato a settembre, in cambio del sostegno e dei finanziamenti europei l’Armenia si impegna ad attuare una serie di riforme che se implementate dovrebbero portare concreti benefici per la repubblica caucasica. Tra i principali propositi vi è lo sviluppo del settore finanziario e delle istituzioni democratiche, al fine di allentare la dipendenza economica da Mosca e rafforzare lo stato di diritto nel paese.

Degli obiettivi e delle opportunità del CEPA abbiamo parlato con Stepan Grigoryan, presidente dell’Analytical Centre on Globalisation and Regional Cooperation , think tank con sede a Yerevan e Anahit Shiranyan, ricercatrice associata presso Chatam House ed esperta di politica armena e relazioni Armenia-UE.

Dopo una fase di stallo, la firma del CEPA è riuscita a dare nuova linfa alle relazioni tra Armenia ed UE, aprendo interessanti prospettive di cooperazione. Cosa rappresenta per Yerevan tale accordo? Quali sono i principali benefici che potrà portare al paese?

S. Grigoryan: La firma del CEPA rappresenta un importante traguardo per l’Armenia, considerando che l’accordo ambisce a rafforzare la tutela dei diritti umani, affermare il principio di legalità, riformare il sistema giudiziario e combattere la corruzione. È inoltre importante ricordare come nell’accordo siano stati inclusi una serie di programmi volti a sostenere l’economia armena attraverso ad esempio il sostegno alle piccole e medie imprese, lo sviluppo del settore turistico, l’aumento della cooperazione con l’UE nel settore del trasporto aereo e la ricostruzione delle fabbriche dismesse nelle zone rurali del paese. Ma soprattutto l’entrata in vigore del CEPA darà all’Armenia la possibilità di spezzare il monopolio russo in settori chiave come l’energia e i trasporti. In tutto questo le organizzazioni della società civile giocheranno un ruolo di fondamentale importanza, in quanto il CEPA riconosce ad esse il diritto di svolgere un’opera di osservazione e monitoraggio sullo stato di attuazione dei punti previsti dall’accordo.

A. Shirinyan: Dopo la mancata firma dell’Accordo di Associazione le relazioni tra Armenia ed UE sono rimaste sospese in un limbo. Ora il CEPA offre alle due parti la possibilità di aprire una nuova pagina di dialogo, imparando dagli errori del passato e costruendo sulla precedente cooperazione. L’accordo dà a Yerevan l’opportunità di bilanciare la propria politica estera, finora eccessivamente dipendente dalla Russia, nonché l’occasione di usare i consigli, gli strumenti e i finanziamenti dell’UE per modernizzarsi e riformarsi, al fine di diventare un vero e proprio paese europeo. Dal punto di vista economico, gli accordi sul libero scambio presenti nel mancato Accordo di Associazione sono stati rimossi a causa dell’incompatibilità con gli impegni che l’Armenia ha preso nei confronti dell’Unione economica eurasiatica (UEE). Tuttavia, Yerevan può ancora beneficiare dell’accesso preferenziale al mercato europeo nel quadro del regime GSP+ . La maggior parte delle riforme previste sono relative al riavvicinamento e all’armonizzazione con l’acquis e le norme dell’UE, ma è soprattutto lo spirito dell’accordo che prevede la democratizzazione e la liberalizzazione economica, con valori comuni che le parti si impegnano a rispettare. Il successo del CEPA dipenderà in larga parte dal modo in cui le due parti, e in particolare l’Armenia, lo implementeranno. Se l’attuazione avrà successo si potrebbero aprire prospettive di cooperazione ancora più ampie per Yerevan e Bruxelles.

Dopo la decisione di aderire all’Unione economica euroasiatica il processo di integrazione europea dell’Armenia è sembrato compromesso. Cosa ha spinto Yerevan a riavvicinarsi a Bruxelles? È possibile costruire un futuro europeo per il paese senza rinunciare al progetto euroasiatico?

S. Grigoryan: La scelta di riavviare la cooperazione con l’UE è una conseguenza dell’insoddisfazione nei confronti dell’Unione euroasiatica, il cui operato si è rivelato fin qui fallimentare. Il livello di corruzione nel paese rimane alto, le infrastrutture hanno bisogno di manutenzione, e all’interno dell’UEE non vi è un ambiente in grado di favorire lo sviluppo di economie effettive. Tutto questo ha finito per avere un’influenza negativa sull’Armenia, spingendo il paese a ripristinare i propri legami con l’UE. Non è certamente possibile costruire un futuro europeo senza rinunciare al progetto euroasiatico, ma sono sicuro che l’Armenia prima o poi uscirà dall’UEE, in quanto i benefici promessi non sono mai arrivati, con Yerevan che si è invece ritrovata a dover gestire una serie di obblighi eccessivamente onerosi, come il fatto di non poter approfondire le proprie relazioni economiche con paesi terzi, come la Georgia o l’Iran.

A. Shirinyan: L’adesione all’UEE è stata un’interruzione imposta al processo di europeizzazione dell’Armenia; non si è trattato di una scelta sovrana, a prescindere da ciò che sostiene il governo armeno, ma di una conseguenza delle pressioni di Mosca. Dal 2009 al 2013 l’Armenia ha subito un processo di europeizzazione silente, dimostrandosi molto ricettiva ai valori europei anche senza la prospettiva dell’adesione; è naturale quindi che dopo una “pausa strategica” le due parti abbiano trovato un compromesso. L’Unione euroasiatica è un’alleanza disfunzionale dal punto di vista economico: oltre a legare le mani all’Armenia, non ha prodotto i benefici sperati. Essendo inoltre un’unione di stati dalle credenziali democratiche discutibili, potrebbe finire per inibire il processo di sviluppo del paese. Sarà quindi una sfida per l’Armenia dimostrare di essere “un paese europeo all’interno dell’Unione euroasiatica”; i politici armeni amano usare questa narrativa per scopi retorici, ma saranno ben presto chiamati a dimostrarla. Il futuro dell’Unione euroasiatica si prevede buio: prima l’Armenia troverà altri mezzi per sostentarsi e tanto meglio sarà.

Come è stata accolta la firma dell’accordo dalla Russia, paese egemone all’interno dell’UEE nonché principale partner economico di Yerevan, e dall’Azerbaijan, con cui l’Armenia è in forte competizione?

S. Grigoryan: La Russia non è entusiasta del CEPA, ma in questo caso, prendendo atto della volontà di Yerevan, non ha ritenuto necessario fare pressioni sulle autorità armene al fine di bloccare i negoziati. Lo stesso Azerbaijan non può dirsi soddisfatto: per tentare di ostacolare la firma dell’accordo, durante la stesura della dichiarazione finale del summit, i rappresentanti di Baku hanno provato a far passare un punto di condanna all’Armenia in merito alla gestione della situazione nel Nagorno-Karabakh. Tale punto, ritenuto inaccettabile dalla delegazione armena, non è però stato approvato.

A. Shirinyan: Durante i negoziati, l’accordo è stato concordato con Mosca. Sebbene non abbia accolto positivamente la firma, la Russia percepisce il nuovo accordo come una minaccia minore, ora che il contesto politico è differente rispetto a quello del 2013. L’Armenia è entrata nell’Unione euroasiatica, e il CEPA è meno ambizioso del mancato Accordo di Associazione; per Mosca il timore che Yerevan possa uscire dalla propria orbita è quindi diminuito. A causa della concorrenza intrinseca tra Armenia e Azerbaigian, Baku non è felice nel vedere progredire le relazioni tra l’Armenia e l’UE. D’altra parte, questa competizione potrebbe spingere l’Azerbaijan ad accelerare i colloqui con l’UE e firmare a sua volta un accordo simile. Una più stretta cooperazione tra Baku e Bruxelles rappresenterebbe uno sviluppo positivo anche per Yerevan, poiché potrebbe potenzialmente trasformare l’Azerbaijan in un vicino più prevedibile per l’Armenia.

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ARMENIA: Il nuovo Accordo di partenariato riavvicina Yerevan all’Europa (Eastjournal 06.12.17)

Il 24 novembre si è tenuto a Bruxelles il 5° summit del Partenariato orientale, programma nato nel quadro della politica europea di vicinato del quale fanno parte le repubbliche post-sovietiche di Moldavia, Ucraina, Bielorussia, Georgia, Armenia e Azerbaigian.

Quest’anno al centro dell’evento vi è stata la firma dell’Accordo di partenariato globale e rafforzato tra l’Unione Europea e l’Armenia (CEPA), mirato a riavvicinare Yerevan a Bruxelles dopo che nel 2013 il paese caucasico decise di interrompere il processo di integrazione europea in favore dell’ingresso nell’Unione euroasiatica.

L’accordo

Firmato dal ministro degli Esteri armeno Edward Nalbandian e dall’Alto rappresentante dell’UE per gli Affari Esteri Federica Mogherini, il CEPA va a sostituire il vecchio Accordo di partnership e cooperazione sottoscritto nel 1999, andando a rafforzare le relazioni bilaterali tra le due parti ed espandendo i reciproci legami economici.

Come previsto, rispetto all’Accordo di associazione saltato nel 2013 il nuovo testo non prevede la creazione di una zona di libero scambio con l’UE, essendo nel frattempo l’Armenia entrata a far parte dell’Unione economica euroasiatica; tuttavia la maggior parte delle disposizioni è stata ripresa dal mancato accordo, con Yerevan che ha concordato con Bruxelles una serie di obiettivi di fondamentale interesse per il paese. Tra i punti principali del CEPA vi è lo sviluppo del settore finanziario, da attuare attraverso una riforma delle istituzioni e dell’industria primaria (energia e agricoltura), così come l’aumento dell’efficienza delle istituzioni democratiche, al fine di garantire lo stato di diritto e il rispetto dei diritti umani.

Le riforme previste dall’accordo andranno a interessare anche il settore della ricerca e dell’innovazione, la protezione dell’occupazione, i sistemi di istruzione e formazione, fino alla sicurezza, la diffusione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione e la protezione dell’ambiente.

Yerevan tra Mosca e Bruxelles

Con la firma del CEPA, Yerevan prova dare nuova vita al processo di integrazione europea interrottosi nel settembre 2013 in seguito all’annuncio con cui Sargsyan dichiarò la volontà di aderire all’Unione doganale euroasiatica (l’Unione economica verrà poi creata nel 2015). L’annuncio avvenne a soli due mesi dal summit di Vilnius, durante il quale l’Armenia avrebbe dovuto avviare l’iter per la firma dell’Accordo di associazione all’UE insieme a Georgia, Moldavia e Ucraina (la quale a sua volta sospese all’ultimo il procedimento, generando le proteste che diedero vita a Euromaidan).

Fino a quel momento l’Armenia aveva sempre mantenuto una posizione ambigua in politica estera, rimanendo sospesa tra Mosca e Bruxelles. La scelta di aderire all’Unione doganale euroasiatica, e successivamente all’Unione economica, sembrò aver definito una volta per tutte gli obiettivi di Yerevan, la cui decisione venne però fortemente indotta dalle pressioni di Mosca. In realtà, l’Armenia non smise mai di guardare all’Europa. Nel 2015 infatti, le due parti riaprirono i negoziati per arrivare a un nuovo accordo, i cui termini vennero definiti lo scorso febbraio. Il testo definitivo venne poi siglato il mese successivo.

La firma del CEPA rappresenta un considerevole passo in avanti verso lo sviluppo delle relazioni tra l’UE e l’Armenia. Da un parte Bruxelles è stata abile nell’evitare il ripetersi di uno scenario come quello del 2013, rinegoziando e concludendo un importante accordo con l’Armenia nonostante l’adesione della stessa all’Unione economica euroasiatica; dall’altra Yerevan ha ora la possibilità di ripristinare quella politica dell’equilibrio portata avanti per anni fino all’ingresso nell’UEE, soprattutto dopo che la sua stessa presenza all’interno dell’Unione euroasiatica è stata messa in discussione a causa degli scarsi benefici che essa ha generato per il paese.

Da parte sua, Mosca è comunque consapevole che l’Accordo di partenariato tra UE e Armenia rappresenta tutto sommato un male accettabile, in quanto non andrà a compromettere negativamente il ruolo del Cremlino nel paese caucasico. La Russia resta infatti il principale partner economico e alleato militare di Yerevan (a Gyumri è presente l’unica base militare russa del Caucaso meridionale); per questo l’Armenia non ha interesse nel pregiudicare le proprie relazioni con Mosca.

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Armenia: ratificato il contratto con la Difesa russa da 100 milioni di dollari (Spuntniknews 06.12.17)

Il Parlamento dell’Armenia ha ratificato il contratto di Yerevan con la Difesa russa per un prestito con un credito di 100 milioni di dollari.

In conformità all’accordo intergovernativo firmato il 24 ottobre, la Russia deve fornire alla controparte armena un prestito di 100 milioni di dollari per finanziare la fornitura di prodotti militari di fabbricazione russa. La parte armena ha utilizzato il prestito al 90% del costo del contratto. Il pagamento anticipato deve essere di almeno il 10% del valore del contratto e deve essere a favore di organizzazioni russe. Nel progetto di accordo si specifica che il prestito è emesso con una scadenza di 15 anni, dal 2023 al 2037, sotto il 3% annuo. L’Armenia deve beneficiare del credito dal 2018 al 2022, per la ratifica hanno votato 92 deputati.

Nel corso della discussione del disegno di legge di ratifica del trattato, il primo vice ministro della difesa dell’Armenia Аrtaк Zakaryan ha detto che ha già siglato tre accordi, il cui valore complessivo supera i 100 milioni di dollari. Secondo lui, i fondi di credito ammontano al 90% da questi contratti. Zakaryan ha sottolineato che gli armamenti per l’Armenia sono completamente nuovi. Il vice ministro ha aggiunto che la fornitura aumenta livello di sicurezza dell’Armenia e rafforza il potenziale delle forze armate, in quanto si tratta di tipi di armi ” di rilevanza regionale”.

In precedenza, il presidente dell’Armenia ha detto a Ria Novosti che l’accordo è già stato firmato e la sua attuazione inizierà dopo il completamento di tutti gli accordi interstatali. Il ministro della difesa dell’Armenia Vigen Sarkisian ha riferito che, Yerevan intende acquistare da Mosca, nell’ambito del nuovo credito della difesa, armi di deterrenza strategica. Secondo lui, il mercato russo delle armi è conveniente per l’Armenia. Il dieci novembre la Corte Costituzionale dell’Armenia ha riconosciuto gli impegni del contratto e il 16 novembre il governo ha inviato la ratifica del parlamento, riconoscendo la questione come urgente. Nel mese di giugno 2015 è stato firmato un accordo per fornire all’Armenia un prestito di 200 milioni di dollari per l’acquisto di prodotti militari di fabbricazione russa, nell’ambito di questo prestito sono stati firmati 18 contratti.

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