BULGARIA: Le commemorazioni del 103° anniversario del Genocidio armeno (Eastjournal 16.05.18)

Centinaia di persone hanno ricordato le vittime del genocidio armeno avvenuto fra il 1915 e il 1922 nei territori dell’impero ottomano, sfilando per le vie di alcune delle maggiori città del paese tra cui Sofia, Plovdiv, Silistra, Ruse, Shumen, Dobrich e Pleven. Il 24 aprile corrisponde storicamente alla data in cui ebbe luogo la prima deportazione organizzata della classe intellettuale armena dall’allora Costantinopoli verso la città di Ankara, in ciò che costituì il preludio ai massacri su larga scala diretti verso l’intera popolazione. Si stima che circa un milione e mezzo di persone sia stato ucciso dalle violenze dei Giovani Turchi, guidati dal ministro dell’interno Talaat Pasha, considerato il principale ideatore del piano di eliminazione della popolazione armena. La strage degli armeni è stata riconosciuta come “genocidio” da ventinove paesi al mondo, nonché da diverse organizzazioni ed istituzioni internazionali tra cui le Nazioni Unite e il Consiglio d’Europa.

Nel 2015, in concomitanza del centenario dall’inizio delle persecuzioni, il parlamento bulgaro ha adottato una dichiarazione di riconoscimento storico di tali avvenimenti, definiti “sterminio di massa del popolo armeno nell’impero ottomano”. In tale occasione, il primo ministro Boyko Borisov ci tenne a specificare come la definizione corrispondesse all’espressione bulgara per “genocidio”, ma tale dichiarazione non ha soddisfatto chi sperava in un riconoscimento inequivocabile a livello internazionale. In realtà, già da diversi anni le municipalità cittadine di Plovdiv, Burgas, Ruse, Stara Zagora e Pazardžik riconoscono i massacri armeni come “genocidio”, un fatto che ha portato in alcuni casi a delle tensioni nei rapporti con la Turchia. Un esempio al riguardo è la sospensione del progetto di istituire una linea area low cost fra le città gemellate di Bursa e Plovdiv in seguito al riconoscimento del genocidio armeno da parte del consiglio municipale di quest’ultima.

Le commemorazioni del 24 aprile nella città di Plovdiv

Plovdiv è una città particolarmente sensibile ai temi armeni, dal momento che qui risiede la comunità più consistente del paese, ovvero circa 4000 persone sulle 12000 totali stimate nelle cifre ufficiali. Non stupisce dunque come anche quest’anno le celebrazioni del 24 aprile siano state marcate da grande partecipazione e commozione. La giornata è iniziata con una messa commemorativa nella chiesa armena apostolica “Surp Kevork”, seguita da alcuni minuti di raccoglimento davanti alla grande croce di legno (“khachkar”) situata nel cortile del complesso della comunità, fra la chiesa e la scuola armena “Viktoria e Krikor Tiutiundjian”.

Alcuni studenti hanno recitato dei versi dedicati ai loro antenati periti nel genocidio e reso onore alle vittime collocando dei fiori attorno al monumento. Nel pomeriggio, centinaia di persone, tra cui cittadini bulgari e i maggiori esponenti delle organizzazioni armene locali, hanno sfilato per la principale via della città sventolando la bandiera armena così come quella bulgara. Alla fine della marcia, terminata nella piazza centrale, è stata letta una dichiarazione con cui si esorta la Turchia a riconoscere i crimini perpetrati durante la prima guerra mondiale come “genocidio contro gli armeni”. La giornata si è dunque conclusa in un cinema della città, dove si è tenuta la proiezione del recente documentario sul genocidio armeno “Izkorenyavane” (“Estirpazione”, 2017) del regista bulgaro Kostadin Bonev, che ha avuto luogo simultaneamente in varie città del paese.

La solidarietà dei bulgari e la istituzioni culturali armene a Plovdiv

Nello stesso giorno, su diversi media è stato pubblicato un breve video in cui gli armeni bulgari si rivolgono al loro paese balcanico “adottivo”, dichiarando profonda gratitudine per l’ospitalità e la solidarietà offerte al loro popolo in diversi momenti storici. Indubbiamente, questa manifestazione di fratellanza toccò il suo apice nel periodo immediatamente successivo al genocidio, negli anni compresi fra il 1922 e il 1926, quando circa 25000 armeni in fuga dai territori turchi giunsero nel paese, grazie all’apertura dei confini voluta dall’Imperatore bulgaro Boris III per accogliere i sopravvissuti. La maggior parte dei profughi che decise di rimanere in Bulgaria si fermò proprio a Plovdiv, dove esisteva una rilevante comunità armena composita e stratificata: i primi arrivi risalivano addirittura al IX secolo e i più recenti agli anni delle persecuzioni contro gli armeni del Sultano ottomano Abdul Hamid II, avvenute fra il 1892 e il 1896.

Con l’afflusso dei nuovi rifugiati, Plovdiv confermò il suo ruolo di città multietnica, creando il terreno fertile per l’ulteriore sviluppo di importanti istituzioni culturali atte a preservare l’identità etnolinguistica di questa minoranza. A tale proposito, è importante ricordare come l’odierna scuola armena Tiutiundjian sia stata fondata nel 1834, e come diversi periodici armeni avessero visto la luce già nella seconda parte del 19° secolo. I loro attuali eredi sono il bisettimanale Parekordzagani Tzain (dell’associazione caritatevole Armenian General Benevolent Union) e il settimanale Vahan, entrambi bilingui. Sulle pagine di questi giornali il tema del genocidio è uno dei più ricorrenti, e il discorso al riguardo viene portato avanti a livello transnazionale grazie al contatto con le comunità diasporiche in diversi paesi (soprattutto Romania, Turchia, Stati Uniti, Canada) nonché in virtù del rapporto con la Repubblica d’Armenia, che ha istituito uno specifico Ministero della Diaspora.

Una casa editrice armena locale (“Armen Tur”) pubblica opere di scrittori appartenenti alla comunità di Plovdiv e della diaspora mondiale (tra cui ricordiamo l’opera di Hrant Dink, giornalista turco-armeno ucciso a Istanbul nel gennaio 2007). Ciò dimostra come vi sia una specifica volontà, accompagnata da una forte memoria culturale e identitaria, nel portare avanti le fondamentali caratteristiche che costituiscono il nocciolo vivo dell’“armenità” attraverso il tempo e la distanza.

La diaspora armena più recente e i rapporto armeno-bulgari

Nel 2005, durante la ricorrenza del 90° anno dall’inizio del genocidio armeno, la comunità di Plovdiv è riuscita a realizzare l’idea, nutrita per diversi anni, di erigere un monumento in memoria delle vittime del genocidio del 1915 e di istituire un piccolo spazio museale dedicato nella cripta della propria chiesa apostolica. In esso sono stati collocati numerosi reperti, tra cui oggetti personali, libri, foto, documenti ufficiali che le persone in fuga dai massacri sono riusciti a portare via con sé, e i cui discendenti hanno donato al museo per contribuire ad un’opera essenziale di memoria collettiva. La diaspora armena in Bulgaria ha conosciuto una nuova fase di vigore in seguito alla caduta dell’URSS e alla conseguente creazione dell’Armenia indipendente nel 1991. Contrariamente alle aspettative nutrite dalla stessa comunità diasporica, a causa delle difficoltà economiche, il paese caucasico non riuscì a catalizzare un flusso migratorio dalle comunità armene disperse in tutto il mondo. Si innescò invece un movimento contrario, mediante il quale molte persone furono costrette a trasferirsi altrove, come ad esempio in Bulgaria, in un processo migratorio che non si è ancora del tutto arrestato. Il rapporto fra armeni e bulgari continua ad essere caratterizzato da atteggiamenti positivi e di collaborazione: un fatto importante a cui si è assistito negli ultimi anni è la crescita dell’interesse da parte del pubblico bulgaro verso la cultura armena, che ha stimolato la pubblicazione di molte opere di storia e letteratura armena, anche grazie alla cattedra di Armenistica e Caucasologia istituita presso l’Università “Sveti Kliment Ohridski” di Sofia. Infine, in riferimento ai contatti interculturali fra i due paesi, non si può dimenticare il celebre poema “Armentsi”, scritto ad inizio ‘900 da Peyo Yavorov, uno dei più illustri poeti bulgari, per rendere onore agli armeni vittime dei massacri hamidiani di fine 1800, un profondo esempio di fratellanza armeno-bulgara, rimasto impresso nella coscienza di entrambi i popoli fino ad oggi.

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Putin ha incontrato il nuovo primo ministro dell’Armenia Pashinyan (Sputniknews 14.05.18)

Il presidente russo Vladimir Putin ha incontrato a Sochi il nuovo primo ministro dell’Armenia Nikol Pashinyan. Ha dichiarato che Mosca collaborerà attivamente con Yerevan in campo internazionale, nelle organizzazioni internazionali, a cominciare con l’ONU per le organizzazioni regionali e nel campo della sicurezza e dello sviluppo economico.

Il presidente russo ha detto che la Russia rimane il leader commerciale e primo partner economico dell’Armenia, che rappresenta oltre il 25% del fatturato del commercio dell’Armenia e gli investimenti russi costituiscono il 35% di tutti gli investimenti nell’economia armena.

“Abbiamo recentemente osservato un aumento del fatturato intorno al 25%, al contempo aumentano le esportazioni di prodotti agricoli dall’Armenia al mercato russo, nei mesi precedenti, l’incremento è stato del 38%” ha detto Putin, sottolineando che “questa è un ottima dinamica”.

Da parte sua, Pashinyan ha assicurato l’invariabilità delle relazioni strategiche alleate tra Armenia e Russia e ha rilevato che esiste un consenso su questo tema in Armenia”.

“Penso che nessuno abbia mai messo e non metterà mai in dubbio l’importanza strategica delle relazioni armeno-russe, e siamo determinati a dare un nuovo slancio a queste relazioni sia in senso politico che in ambito commerciale ed economico” ha affermato il primo ministro armeno.

Ha anche espresso la speranza per lo sviluppo delle relazioni con la Russia nel settore tecnico-militare.

A questo proposito, Pashinyan ha ricordato la Parata il 9 maggio, esprimendo “ammirazione per le realizzazioni del complesso militare-industriale russo”.

Il nuovo primo ministro ha sottolineato che in Armenia apprezzano molto la posizione equilibrata che la Russia ha dimostrato durante la crisi politica interna del Paese.

“Questa è una posizione molto costruttiva, e penso che questo sia molto apprezzato non solo dal nostro governo, ma anche in generale dalla società armena”, ha detto Pashinyan.

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Armenia, neopremier Pashinyan: rapporti con Mosca resteranno forti (Askanews.it 14.05.18)

Erevan (Armenia), 14 mag. (askanews) – Il neopremier armeno Nikol Pashinyan ha assicurato al presidente russo Vladimir Putin che le relazioni tra Erevan e Mosca resteranno forti. Pashinyan, salito al potere dopo settimane di proteste di piazza, ha incontrato Putin a margine del Forum Euroasiatico a Sochi. Si è trattato del primo incontro con un leader straniero dall’elezione avvenuta la scorsa settimana.

“Le posso assicurare che su questo tema c’è consenso in Armenia e nessuno ha messo in dubbio o metterà in dubbio l’importanza strategica delle relazioni russo-armene”, ha detto il premier armeno al presidente russo.

Il 42enne, ex direttore di un giornale armeno, ha anche ringraziato Putin per la “posizione equilibrata” della Russia nel corso della crisi politica del Paese del Caucaso. “E’ stato molto apprezzato non soltanto dal nostro governo ma anche dall’intera società armena”.


Russia-Armenia: Putin riceve premier Pashinyan a Sochi, confermata partnership strategica
Mosca, 14 mag 12:52 – (Agenzia Nova) – Il presidente russo Vladimir Putin ha incontrato il primo ministro dell’Armenia Nikol Pashinyan a margine dei lavori del vertice dell’Unione economica eurasiatica (Uee) che si tiene oggi a Sochi, sul Mar Nero. Lo riferisce l’agenzia di stampa russa “Ria Novosti”. “Voglio augurare ogni successo al capo del governo e mi auguro che le nostre relazioni si svilupperanno in modo costante, come è stato sino ad oggi”, ha dichiarato Putin durante l’incontro con Pashinyan. Il presidente russo ha sottolineato che Mosca considera Erevan no “stretto collaboratore e alleato nella regione”. Si tratta del primo incontro fra Putin e Pashinyan da quando quest’ultimo è stato eletto premier dell’Armenia. Il primo ministro armeno ha ringraziato per l’incontro, affermando che diverse questioni sono all’ordine del giorno della discussione. “Ma l’unico che non è oggetto di discussione sono le relazioni strategiche e alleate tra Armenia e Russia. Posso assicurare che esiste un consenso in merito in Armenia, e nessuno ha mai messo in discussione e spero che non metterà in discussione le relazioni fraterne armeno-russe”, ha detto il neo premier. (segue) (Rum)

Armenia: Zohrab Mnatsakhanyan nominato nuovo ministro Esteri (Agenzianova 13.05.18)

Erevan, 13 mag 09:41 – (Agenzia Nova) – Il rappresentante permanente dell’Armenia presso le Nazioni Unite, Zohrab Mnatsakhanyan, è stato nominato nuovo ministro degli Esteri di Erevan. In base ad un decreto presidenziale, Mnatsakhanyan prende il posto di Eduard Nalbandyan, in carica dal 2008. La nomina è stata effettuata dal presidente armeno Armen Sarkissian; già fra 2011 e 2014, Mnatsakanyan era stato vice ministro degli Esteri. L’avvicendamento al dicastero si lega al rinnovamento nell’esecutivo successivo alla nomina del nuovo premier Nikol Pashinyan. (segue) (Res) © Agenzia Nova – Riproduzione riservata

In Armenia formato il nuovo governo (Sputniknews 12.05.18)

Il presidente dell’Armenia Armen Sarkissian ha nominato tutti i ministri del nuovo governo, riferisce il servizio stampa del capo dello stato.

Sabato per decreto del presidente, il vice-primo ministro nominato è Mher Grigoryan, il ministro del lavoro e politiche sociali è il deputato della fazione “Elk”  Mane Tandiljan,  il ministro delle finanze è l’ex tesoriere del paese Atom Zhandzygasjan, il ministro della giustizia è il deputato del parlamento della fazione “Elk” Аrtak Zainaljan, il ministro della sanità è Arsen Torosjan, che non ha ricoperto in precedenza incarichi statali.

Il ministro dell’agricoltura è l’ex governatore di Shirak Arthur Khachatryan, il ministro dello sviluppo economico e degli investimenti è l’ex-capo del dipartimento della protezione della natura Azvik Minassian, entrambi del partito “Dashnak”. Il ministro dello sport e gioventù è l’ex capo di uno degli uffici competenti Lavon Vagradjan, il direttore del Ministero delle Emergenze è l’ex capo del ministero dello sport Gracian Rostomjan.

Il ministro delle infrastrutture energetiche e delle risorse naturali è diventato Arthur Grigoryan, il ministro della cultura è Lilith Makunz, ministro per la conservazione della natura è Eric Grigoryan, il ministro dei trasporti, delle comunicazioni e delle tecnologie dell’informazione  è Ashot Akopian.

In precedenza è stato riferito che ministero degli esteri è Zorab Mnazakanjan.

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Argentero al Baff con ‘Hotel Gagarin’: “In Armenia freddo e magia” (Lapresse.it 12.05.18)

“Con Simone siamo amici da anni, gli ho detto ‘se vuoi fare un film sono disposto a seguirti fino in capo al mondo’… e lui mi ha portato in Armenia”. Luca Argentero è il protagonista della penultima serata del Busto Arsizio Film Festival, dove presenta in anteprima il film ‘Hotel Gagarin’, opera prima di Simone Spada.

La commedia racconta la storia di cinque italiani, spiantati e in cerca di un’occasione, che vengono mandati a girare un film in Armenia. Argentero interpreta un fotografo in fuga dalla malavita che si presta a fare l’operatore. Con lui Giuseppe Battiston nei panni di un professore di liceo con velleità da regista, Claudio Amendola, un elettricista che ha paura di volare e diventa tecnico di scena, e Silvia D’Amico, nella parte di una prostituta ingaggiata per fingersi attrice. Tutti loro, però, sono vittima del complotto di un falso produttore senza scrupoli, che vuole solo mettersi in tasca decine di migliaia di euro di fondi europei.

Appena arrivano in Armenia, scoppia una guerra e il sedicente produttore sparisce con i soldi. Abbandonati all’Hotel Gagarin, isolato nei boschi e circondato dalla neve, trovano il modo di inventarsi un’inaspettata occasione di felicità. “Truffe nel cinema? Purtroppo ne accadono, ma il film non parla proprio di questo”, scherza Spada, alla prima opera dopo vent’anni da aiuto regista. “Dicono che sono un giovane regista, anche se ho già i capelli bianchi. Una cosa molto italiana”. La commedia, tra scenari desolati e paesaggi innevati, regala scene surreali e momenti poetici. “Dal film trasparirà solo una parte del freddo che abbiamo sofferto sul set”, racconta Argentero, ma ne è valsa la pensa perché, dice, “abbiamo incontrato un popolo magico che fa da sfondo a questa storia, ambientata in un posto che sembra molto lontano, anche se poi così lontano non è”.

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Turchia: “Pronti ad aprire una nuova pagina con lʼArmenia” (Tgcom24 12.05.18)

La Turchia è pronta ad aprire “una nuova pagina” con l’Armenia dopo le dichiarazioni del nuovo primo ministro armeno, Nikol Pachinian, il quale ha ipotizzato di ristabilire le relazioni diplomatiche fra i due Paesi. “Se l’Armenia rinuncia alla politica ostile, se cambia il suo approccio negativo alla questione delle frontiere e dell’integrità territoriale della Turchia, noi rispondiamo”, ha dichiarato il premier Binali Yildirim.


Turchia: pronti a aprire nuova pagina in rapporti con Armenia (Tvsvizzera 12.05.18)

La Turchia è pronta a discutere l’appello giunto dal nuovo primo ministro dell’Armenia, Nikos Pashinyan, per l’apertura di “una nuova pagina” nelle relazioni bilaterali. Lo ha detto il capo del governo di Ankara, Binali Yildirim.

Quest’ultimo ha affermato che un dialogo è possibile “se l’Armenia abbandona il suo approccio ostile”.

Nel 2009, Ankara ed Erevan siglarono un accordo per lo sviluppo di relazioni diplomatiche e l’apertura dei confini, ma l’intesa venne poi abbandonata per una disputa sulla richiesta all’Armenia di ritirare le sue trappe dal Nagorno-Karabakh, regione contesa con l’Azerbaigian, sostenuto dalla Turchia. I due Paesi si scontrano inoltre periodicamente sul riconoscimento del genocidio armeno del 1915, sempre negato da Ankara.

La “rivoluzione di velluto” in Armenia. Intervista a Monica Ellena (Radioradicale 10.05.18)

Un’analisi della situazione del Paese caucasico, al centro di uno scacchiere geopolitico complicato e alle prese con l’ultraventennale conflitto con l’Azerbaijan per il Nagorno-Karabakh, dopo la “rivoluzione di velluto” che ha portato al potere Nikol Pashinyan che promette una nuova stagione politica fatta di riforme, rinnovo della classe politica, fine della corruzione e distensione internazionale.

Monica Ellena è coordinatrice editoriale del portale Chai-Khana e collaboratrice di Osservatorio Balcani e Caucaso-Transeuropa e di altre importanti testate italiane e internazionali.

“La “rivoluzione di velluto” in Armenia. Intervista a Monica Ellena” realizzata da Roberto Spagnoli con Monica Ellena (coordinatrice editoriale del portale Chai-Khana).

L’intervista è stata registrata giovedì 10 maggio 2018 alle 16:56.

Nel corso dell’intervista sono stati trattati i seguenti temi: Armenia, Azerbaigian, Caucaso, Esteri, Geopolitica, Politica, Riforme, Turchia, Unione Europea.

La registrazione audio ha una durata di 26 minuti.

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La marcia popolare che ha cambiato l’Armenia («ma il difficile arriva adesso») (Tempi.it 10.05.18)

Quando è partito con pochi seguaci con la sua marcia di protesta il 1o aprile dalla città di Gyumri, la seconda più grande dell’Armenia, Nikol Pashinyan era solo un ex giornalista di 42 anni noto per aver creato molti problemi al sistema politico che guida la Repubblica caucasica con tante ombre dal 2008. Nel giro di un mese, quello che era un marginale leader della coalizione di opposizione si è trasformato in un condottiero in grado di infiammare gli animi della popolazione e portare in piazza nella capitale Erevan 300 mila persone in quella che è stata ribattezzata “Rivoluzione di velluto”. Una rivolta pacifica, non violenta, che ha spinto alle dimissioni il contestato premier appena nominato Serzh Sargsyan e che ha “obbligato” il Parlamento a eleggere martedì primo ministro proprio Pashinyan.

«FENOMENO ORIGINALE». «Non credo sia necessario trovare un’etichetta o un colore per ogni stravolgimento e non so se userei il termine “rivoluzione”», dichiara a tempi.it Aldo Ferrari, docente di Lingua e letteratura armena, storia del Caucaso, e storia della cultura russa presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, appena tornato dall’Armenia. «Di sicuro si tratta di un fenomeno originale e non violento, che dimostra come il paese abbia non solo una grande storia ma anche una capacità di organizzazione democratica pacifica notevole. È un cambiamento di governo importante, anche perché nei paesi post-sovietici quasi mai chi è al potere riesce ad essere scalzato».

“IL MIO PASSO”. La marcia di Pashinyan di 120 chilometri, denominata “Il mio passo”, iniziata tra l’indifferenza dei media e sfociata nella più grande manifestazione di piazza di cui si abbia memoria nella Repubblica post-sovietica, parte però da lontano. Nel 2008 violente proteste seguirono all’elezione a presidente della Repubblica di Sargsyan, accusato di frodi e compravendita di voti. Le manifestazioni, nelle quali rimasero uccise dieci persone, furono sedate solo dall’intervento della polizia, che arrestò decine di cittadini. Rieletto di nuovo nel 2013, e non potendo più candidarsi a causa del limite di due mandati previsto dalla Costituzione, Sargsyan riuscì nel 2015 a far modificare la Costituzione per trasferire tutti i poteri che contano al primo ministro con un referendum. In seguito alle elezioni parlamentari del 2017, durante le quali il Partito Repubblicano ha ottenuto la maggioranza assoluta, il 17 aprile 2018 Sargsyan si è fatto nominato premier, dopo aver promesso che non l’avrebbe mai fatto, aggirando così di fatto i limiti previsti dalla Costituzione.

UN PAESE BLOCCATO. «La forzatura di Sargsyan è la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso», continua Ferrari, che è anche direttore dei programmi di ricerca su Russia, Caucaso e Asia Centrale dell’Ispi di Milano. «Sono 20 anni che chi occupa il potere occupa tutte le leve del controllo economico e politico del paese. Negli ultimi anni l’Armenia, uno Stato con poche risorse, si è trovata in una situazione di difficoltà economica. E nonostante l’aiuto della diaspora armena, 7-8 milioni di persone che hanno inviato importanti rimesse a casa, i fondi sono stati gestiti in modo oscuro. Gli armeni hanno avuto la sensazione che il paese fosse bloccato, senza possibilità di miglioramento. L’azione di Pashinyan è arrivata nel momento giusto».

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Dalla Biblioteca Universitaria a New York: la Mappa Armena di Marsili torna a splendere (Magazine.unio.it 09.05.18)

visitatori del museo di Palazzo Poggi possono assistere al restauro pubblico dell’eccezionale documento cartografico che a settembre verrà esposto in America

restauratrice Melania ZanettiLa “Mappa Armena” del conte Luigi Ferdinando Marsili prende nuovamente vita grazie al restauro pubblico realizzato nella Biblioteca Universitaria di Bologna. L’intervento sull’eccezionale documento cartografico, dedicato all’Armenia sacra e risalente al 1691, viene infatti realizzato sul tavolo della sala IV della Biblioteca, in vista della sua esposizione a settembre al Metropolitan Museum of Art di New York.

Il restauro della Tabula Corographica Armenica, come è meglio conosciuta, si svolge dall’8 al 26 maggio ed è aperto al pubblico, che nel corso della visita al museo di Palazzo Poggi può godere in presa diretta del ritorno della carta al suo antico splendore. L’iniziativa, organizzata da Sistema Museale di Ateneo, dalla Biblioteca Universitaria di Bologna e dal Dipartimento di Storia Culture Civiltà dell’Università di Bologna, con il patrocinio dell’Ambasciata della Repubblica d’Armenia in Italia, consente ai visitatori di osservare la restauratrice Melania Zanetti nel corso del suo intervento sulle lacerazioni, che riguardano l’intero perimetro della mappa e alcuni dei 16 fogli che compongono l’opera. Verranno in questo modo riparati i danni provocati dalle sollecitazioni dovute all’arrotolamento della Tabula nel corso del tempo.
Per le sue caratteristiche e per la storia che la circonda, la mappa costituisce un’opera d’arte unica nel suo genere. Si tratta infatti di una carta verticale di grandi dimensioni, lunga tre metri e mezzo e larga 120 centimetri, in cui sono rappresentati i luoghi sacri dell’Armenia attraverso una fitta trama di illustrazioni a colori e scritte. A realizzarla fu l’intellettuale Eremia Č‘ēlēpi K‘ēōmiwrčean, che nel 1691 rispose al desiderio del nobile bolognese Luigi Ferdinando Marsili di conoscere i luoghi sacri armeni. Della Tabula si erano perse le tracce fino al 1991, quando venne ritrovata dalla professoressa Gabriella Uluhogian nel Rotolo 24 del Fondo Marsili, custodito nella Biblioteca Universitaria. Con il restauro, la “Mappa Armena” torna ad avere il prestigio che le compete.
Per l’occasione, giovedì 10 maggio alle 10 nell’aula Magna della Biblioteca Universitaria di Bologna (via Zamboni 35), si terrà l’evento “La Mappa Armena del Marsili e i tesori armeni della Biblioteca Universitaria di Bologna”, durante il quale interverranno: la professoressa Anna Sirinian del Dipartimento di Storia Culture Civiltà , Khachik Harutyunyan della Biblioteca e Istituto dei manoscritti armeni antichi «Matenadaran» di Erevan, Barbara Bertoni, Direttore commerciale «Imago s.r.l.», e Nazenie Garibian della Biblioteca e Istituto dei manoscritti armeni antichi «Matenadaran» e Accademia delle Belle Arti di Erevan.
Durante il restauro sarà inoltre possibile partecipare a due visite guidate gratuite a cura della prof.ssa Anna Sirinian, che si terranno venerdì 18 e 25 maggio alle 14.45, previo pagamento del biglietto di ingresso al Museo e prenotazione. Dall’8 al 26 maggio si potrà assistere al restauro nei seguenti giorni ed orari: il martedì, mercoledì e venerdì dalle 10.00 alle 16.00, quando la mappa sarà stesa sul tavolo dell’aula IV; mentre giovedì (10.00 – 16.00), sabato e domenica (10.00 – 18.00), martedì 22 e mercoledì 23 maggio verrà esposto il fac-simile.

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