Armenia-Messico: delegazione parlamentare messicana visita regione di Artsakh (Agenzianova 24.10.17)

Erevan, 24 ott 10:52 – (Agenzia Nova) – Una delegazione parlamentare messicana si è recata nella regione di Artsakh, l’area dell’autoproclamata repubblica del Nagorno-Karabakh (non riconosciuta dalla comunità internazionale). La delegazione, secondo quanto riferito dall’ufficio stampa del parlamento armeno, era composta da Blanca Margarita Cuata Dominguez, Maria Cristina Teresa Garcia Bravo e Carlos Hernandez. Accompagnati dal vicepresidente del parlamento di Erevan, i delegati messicani hanno visitato il memoriale di Stepanakert e deposto una corona di fiori dedicata ai martiri armeni. Ieri Sharmazanov ha ricevuto la delegazione a Erevan. La visita è stata organizzata in concomitanza con il 25mo anniversario dall’inizio delle relazioni diplomatiche bilaterali. Discutendo dei rapporti fra Armenia e Messico, Sharmazanov ha espresso la fiducia sul fatto che i lavori del gruppo parlamentare d’amicizia aprirà una nuova pagina e favorirà lo sviluppo delle relazioni ad alto livello in termini politico, economico e in altre sfere. (segue) (Res)

Armenia ha concesso asilo a decine di migliaia di profughi dalla Siria (Sputniknews 24.10.17)

L’Armenia ha concesso asilo a più di 22mila profughi provenienti dalla Siria dall’inizio del conflitto nel Paese mediorientale: lo ha dichiarato il ministro degli Esteri Eduard Nalbandian alla conferenza di Palermo dell’OSCE sul problema immigrazione.

La comunità armena in Siria era considerata una delle più numerose prima dell’inizio del conflitto nel Paese e contava su circa 110mila persone.

Dopo lo scoppio del conflitto siriano, secondo diverse stime, più di 90mila armeni hanno lasciato la Siria.

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Iialia -Armenia: Al Senatore Di Biagio onorificenza Mkhitar Gosh (Adnkronos 23.10.17)

Roma, 23 ott. (AdnKronos) – “Il conferimento dell’onorificenza Mkhitar Gosh da parte del Presidente della Repubblica armeno rappresenta per me occasione di sincero orgoglio in ragione delle attività da me svolte a sostegno delle verità storiche e della vicinanza e condivisione di valori e di progetti con il popolo armeno”. Lo afferma il senatore di Alternativa popolare-Centristi per l’Europa Aldo Di Biagio.”Il carattere autorevole dell’onorificenza tra le più significative in Armenia, rappresenta -aggiunge- l’espressione di un percorso di mutuo rispetto, amicizia ed impegno che sono certo, facendomene garante, possa condurre ad approdare a risultati condivisi sempre nella prospettiva di un rinnovato rafforzamento delle relazioni bilaterali tra l’Italia e l’Armenia”.


ITALIANI ALL’ESTERO – ARMENIA – SEN. DI BIAGIO (AP-CE): “CONFERITAMI ONORIFICENZA MKHITAR GOSH DAL PRESIDENTE SARGSYAN”

(2017-10-23)

Il Sen. Aldo Di Biagio ha annunciato oggi il conferimento dell’onorificenza Mkhitar Gosh da parte del Presidente della Repubblica Armeno.

“L’onorificenza Mkhitar Gosh rappresenta per me occasione di sincero orgoglio in ragione delle attività da me svolte a sostegno delle verità storiche e della vicinanza e condivisione di valori e di progetti con il popolo Armeno.

Il carattere autorevole dell’onorificenza tra le più significative in Armenia, rappresenta l’espressione di un percorso di mutuo rispetto, amicizia ed impegno che sono certo, facendomene garante, possa condurre ad approdare a risultati condivisi sempre nella prospettiva di un rinnovato rafforzamento delle relazioni bilaterali tra l’Italia e l’Armenia.” ha dichiarato il Sen. Di Biagio.(23/10/2017-ITL/ITNET)

Libri: presentazione ‘Nor Arax’, la Storia del Villaggio Armeno di Bari (Giornale di Puglia 23.10.17)

BARI – A Bari il 27 ottobre 2017 alle ore 18.00, presso la Sala Massari del Palazzo di Città sarà presentato il volume di Emilia Ashkhen de Tommasi dal titolo “Nor Arax” la Storia del Villaggio Armeno di Bari (LB edizioni, 2017 pp.120, euro 10,00). L’evento è realizzato dalla casa editrice LB edizioni e vi prenderanno parte l’autrice Emilia Ashkhen de Tommasi insieme a Rupen Timurian, decano degli Armeni di Bari e la giornalista Rosalia Chiarappa membro del Centro Studi Studi Hrand Nazariantz di Bari, in veste di moderatrice.

Nagorno-Karabakh: segretario generale Onu soddisfatto per incontro di ieri fra presidenti armeno e azero (Agenzia nova 17.10.17)

New York, 17 ott 10:43 – (Agenzia Nova) – Alla riunione di ieri hanno partecipato anche i capi delle diplomazie dei due paesi, l’armeno Edward Nalbandian e l’azero Elmar Mammadyarov, insieme ai copresidenti del Gruppo di Minsk Stephane Visconti, Igor Popov e Andrew Schofer e il rappresentante personale del presidente dell’Osce, Andrzej Kasprzyk. L’incontro, stando alla dichiarazione ufficiale pubblicata ieri, si è svolto in un’atmosfera costruttiva. I copresidenti hanno espresso la loro soddisfazione per questi colloqui diretti, che si svolgono dopo un lungo periodo di tempo”, prosegue la nota, secondo cui nel prossimo futuro verrà organizzata una riunione di lavoro fra i ministri degli Esteri. Il conflitto tra Armenia e Azerbaigian per l’area contesa del Nagorno-Karabakh è iniziato nel febbraio 1988, quando la regione autonoma del Nagorno-Karabakh ha chiesto il trasferimento dalla Repubblica sovietica dell’Azerbaigian a quella armena. Nel settembre 1991, a Stepanakert – autoproclamata capitale – è stata annunciata la costituzione della Repubblica del Nagorno-Karabakh.

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Armenia, una campagna contro la violenza sui bambini (Osservatorio Balcani e Caucaso 16.10.17)

Cinque anni di iniziative per ridurre, in Armenia, la violenza subita dai bambini. Le ong del paese lanciano una campagna sui diritti dell’infanzia. Una rassegna

16/10/2017 –  Ani Chitemyan

Le principali organizzazioni per la protezione dei bambini in Armenia hanno recentemente unito le loro forze per lanciare una delle più grandi iniziative per mettere fine alla violenza contro i bambini. “Condividi l’amore, non la violenza” è una campagna pubblica della durata di cinque anni che punta a ridurre la violenza contro i bambini a casa, a scuola e ovunque possa manifestarsi.

Secondo un recente sondaggio di World Vision Armenia, il 39,7 % dei genitori del paese usa la violenza fisica come mezzo per punire i propri figli. Dati confermati da un recente sondaggio sulla demografia e sulla salute, realizzato nel 2016 dal Servizio nazionale di statistiche e dal ministero della Salute dell’Armenia che mostra che “sette bambini su dieci da 1 a 14 anni sono stati esposti a punizioni psicologiche o corporali nei 30 giorni precedenti all’indagine”. Secondo questo sondaggio, l’aggressione psicologica è più prevalente della violenza fisica: più di due bambini su tre (65%) sono stati esposti a violenza psicologica, mentre il 38% sono stati vittime di una forma di punizione corporale.

I numeri riflettono norme e comportamenti che sono prevalenti in Armenia, dove i genitori credono che la punizione corporale assicurerà che i loro bambini si comporteranno bene, saranno obbedienti e andranno bene a scuola. Sono molti gli armeni a credere nelle parole di una vecchia canzone popolare che dice “Colui che non è mai stato sculacciato da sua madre, è stato cresciuto da orfano”.

E’ un problema reale

“In Armenia, il più importante passo avanti per aver successo con la nostra campagna è far accettare alla popolazione e ai politici che questo è un problema reale,” ha sottolineato Zhirayr Edilyan, direttore di World Vision Armenia. La campagna punta ad una riforma della legislazione esistente, per assicurare l’effettività di un sistema di protezione dei bambini e per la creazione di servizi d riabilitazione per i bambini esposti a violenza. Le Ong promotrici mirano anche a rafforzare la collaborazione con le istituzioni statali preposte e con la polizia e al coinvolgimento della comunità dei donatori e del settore imprenditoriale in modo che le aziende includano la lotta alla violenza contro i bambini tra le priorità dei loro programmi di responsabilità sociale d’impresa.

In occasione dell’evento lancio della campagna, il 26 settembre scorso, Nelly Duryan, dirigente della polizia armena, ha dichiarato che quello avviato è un processo davvero importante e che “la cooperazione con il governo è cruciale perché si possa arrivare a risultati concreti alla fine di questa campagna”.

Il vice-ministro della Giustizia armeno, Souren Krmoyan, le ha fatto eco: “Il ministero della Giustizia, dando priorità alla protezione dei diritti dei bambini e alla prevenzione della violenza contro i bambini, è pronto a cooperare e sostenere le iniziative di protezione dei diritti dei bambini”. Souren Krmoyan ha anche annunciato che il governo armeno è interessato a prendere parte alla Cooperazione globale per la fine della violenza contro i bambini . Per questo obiettivo, il governo cercherà il sostegno delle organizzazioni di società civile nazionali ed internazionali, in modo che l’Armenia possa con successo diventare uno dei leader di questo movimento globale.

Una campagna popolare

Rilevante è anche che questa iniziativa è una delle prime in Armenia che parte collaborando in modo molto attivo con varie testate giornalistiche (TV, radio e media online) e gli stessi bambini sono stati coinvolti nella progettazione delle attività della campagna. “Volevamo evitare la classica campagna da ONG, dove tutte le decisioni sono prese da specialisti della protezione dei bambini, vogliamo coinvolgere fin dall’inizio esperti di media e i bambini stessi. Coinvolgendoli ci auguriamo di ottenere una comprensione più profonda degli obiettivi della campagna, come anche delle idee innovative,” ha dichiarato Zhirayr Edilyan.

“Sono così entusiasta che abbiamo deciso di lavora con metodi semplici e popolari. Questa canzone pop con un pezzo rap sul condividere l’amore, non la violenza, è già un successo. Esattamente ciò di cui abbiamo bisogno poiché riteniamo che una canzone popolare possa avere un effetto incredibile nel cambiare l’opinione delle persone, o almeno nel farle pensare, prima di alzare le mani per sculacciare i loro bambini la prossima volta,” ha dichiarato, a nome di tutte le Ong coinvolte, Aida Muradyan, un’esperta di gestione di programmi di protezione dei bambini, commentando un pezzo rap a sostegno dei diritti dei bambini.

 

Le Ong promotrici dell’iniziativa sono: World Vision Armenia, Il Fondo Armenia ONU per i Bambini, Save the Children International Ufficio Armenia, SOS Children’s Villages Armenia, Fondo per i Bambini Armeni, Istituto per la Società Civile, Child Protection Network, Family and Community NGO, Centro per il Supporto ai Bambini del Fondo per l’Aiuto in Armenia, Staff dei Difensori dei Diritti Umani in Armenia.

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Nagorno-Karabakh: fonti stampa, prossima settimana summit fra Armenia e Azerbaigian a Ginevra (Agenzianova 13.10.17)

Erevan, 13 ott 08:44 – (Agenzia Nova) – I presidenti di Armenia e Azerbaigian si incontreranno a Ginevra la prossima settimana per un nuovo round di colloqui sul conflitto nel Nagorno-Karabakh, l’area contesa fra i due paesi. È quanto annunciato del capogruppo parlamentare del Partito repubblica armeno (Rpa), Armen Ashotyan, citato dalla stampa locale. Secondo Ashotyan a promuovere l’iniziativa sono stati i copresidenti del Gruppo di Minsk (Francia, Russia e Stati Uniti; monitora il cessate il fuoco). Secondo Ashotyan, la posizione dell’Armenia sul Nagorno-Karabakh è nota e il presidente armeno, Serzh Sargsyan, l’ha espressa di recente anche dinnanzi all’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Secondo il capogruppo parlamentare “è ovvio” che i principi adottati nei summit di Vienna e San Pietroburgo restano sul tavolo dei negoziati. Nei giorni scorsi il presidente azero, Ilham Aliyev, ha dichiarato che nonostante vari tentativi l’Armenia non è riuscita a far fallire i negoziati sul Nagorno-Karabakh. La posizione di Baku, secondo il capo dello stato azero, resta invariata: “L’integrità territoriale nazionale non è oggetto di negoziati”. Il presidente ha confermato che l’Azerbaigian non consentirà la creazione di una seconda nazione armena nel suo territorio. (segue) (Res)

Giornata FAI d’Autunno, un ricco programma in Città vecchia (Corriereditaranto.it 13.10.17)

Torna la Giornata FAI d’Autunnno e per Taranto è un’altra bella occasione per mettere in mostra i suoi tesori, in Città vecchia. Infatti, è proprio l’isola protagonista della domenica del FAI, quest’anno dedicata al tema del recupero dell’identità tarantina: le aperture, infatti, tendono a sottolineare gli sforzi, pubblici e privati, che stanno interessando alcune zone della Città vecchia. Le aperture hanno come epicentro Piazza Monteoliveto: tale zona sta vivendo in questi anni un grande recupero e un particolare fermento culturale.
Questi i luoghi visitabili: Ipogei di Palazzo Gallo; la Chiesa di Sant’Andrea degli Armeni e l’ex sacrestia; l’Osservatorio Meteorologico e Geofisico “L. Ferrajolo”. Le aperture seguiranno i seguenti orari: la mattina dalle 10.00 alle 13.00 (ultimo ingresso previsto h 12.30) e nel pomeriggio dalle 15.30 alle 18.00 (ultimo ingresso previsto h 17.30).
Ingresso gratuito. All’ingresso di ogni luogo si potrà lasciare un contributo facoltativo a sostegno dell’attività della Fondazione. Sarà inoltre possibile iscriversi al FAI in loco con uno sconto di 10 euro. Per informazioni: www.giornatefai.it; www.fondoambiente.it; pagina FB: Fai Giovani – Taranto, Instagram (faigiovanitaranto).
Ipogei di Palazzo Gallo (Piazza Monteoliveto): esempio di residenza nobiliare tarantina del XVIII secolo, Palazzo Gallo presenta in facciata elementi architettonici tipici del Rococò. Il Palazzo, che si sviluppa intorno ad una piccola corte centrale, possiede vasti ambienti ipogei direttamente scavati nel banco roccioso.
Chiesa di Sant’Andrea degli Armeni e l’ex sacrestia (Piazza Monteoliveto): il primo nucleo della chiesa di S. Andrea risale al XIV secolo, quale punto di riferimento della comunità armena stanziata nel cuore della città di Taranto. Sul finire del XIV secolo la chiesa venne distrutta durante l’assedio della città comandato da Ladislao di Durazzo. Nel 1573 l’abate Scipione di Aricia decise di ricostruire una nuova chiesa che si attenesse ai canoni dell’epoca. La facciata presenta semplicemente quattro lesene che giungono sino al timpano il quale, a sua volta, come unico elemento decorativo, mostra lo stemma della famiglia dei Capitignano titolari del patronato sulla chiesa almeno sino al XVI secolo. Il timpano è sormontato da due statue laterali raffiguranti una figura femminile e una maschile di difficile interpretazione. L’interno, ad aula unica e longitudinale, termina con un presbiterio rialzato al quale si accede da un arco trionfale decorato con motivi rinascimentali. La volta è lunettata e le murature laterali sono realizzate ad opus incertum.
Osservatorio Meteorologico e Geofisico “L. Ferrajolo” (Via Duomo): fondato dal prof. Luigi Ferrajolo nel 1892, con il concorso del Regio Ufficio Centrale di Meteorologia, l’osservatorio “Ferrajolo” risulta essere uno dei più antichi di Italia. Nel 1908, su invito dell’Associazione Sismologica Internazionale, fu fondata anche la stazione sismica. L’Osservatorio, con la sua serie storica di dati completi e ininterrotti dal 1892 ad oggi, costituisce un patrimonio scientifico per lo studio della climatologia. La struttura è dotata di un piccolo museo di strumentazioni scientifiche e di una ricca biblioteca.
In contemporanea, il Comune ha deciso di approfittare per aprire gli ipogei di via Cava e Palazzo Pantaleo. Lo rende noto un comunicato di Palazzo di città.

Ipogeo di via Cava

“Dopo il boom di visitatori in Città Vecchia per l’iniziativa delle scorsa domenica, vorremmo replicare l’esperienza e, con l’assessore alla cultura, Franco Sebastio – spiega l’assessore al patrimonio, Francesca Viggiano – abbiamo deciso che anche domenica prossima, 15 ottobre , in concomitanza con la giornata nazionale FAI, gli ipogei comunali di via Cava e Palazzo Pantaleo resteranno aperti al pubblico dalle ore 9 alle 13 e dalle ore 16 alle 20, prevedendo per quest’ultimo importante palazzo storico anche visite guidate gratuite. E’ una occasione che non volevamo perdere per valorizzare e per far conoscere i tesori del nostro patrimonio culturale. Ogni volta che abbiamo la possibilità di parlare di Taranto e di svelare i suoi tesori… noi ci siamo, perchè dalla narrazione, convinta ed entusiasta della nostra città, della sua storia e delle suo patrimonio architettonico e paesaggistico si deve partire per favorire un cambiamento di rotta e una nuova immagine per questa città”.

 

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Speciale difesa: Armenia-Azerbaigian, ministero di Erevan annuncia uccisione militare al confine (Agenzianova 11.10.17)

Erevan, 11 ott 15:30 – (Agenzia Nova) – Un militare armeno di 19 anni di stanza nei pressi del confine è stato ucciso ieri da un colpo a fuoco proveniente dal lato dell’Azerbaigian. È quanto riferisce il ministero della Difesa di Erevan, secondo cui il militare ucciso si chiamava Chaplin Margaryan ed è morto mentre era impiegato in delle attività di sorveglianza nell’area nord orientale del paese. Il ministero ha comunicato l’avvio di un’indagine per accertare le cause della morte e ha esteso le condoglianze alla famiglia del militare ucciso. Il conflitto tra Armenia e Azerbaigian per l’area contesa del Nagorno-Karabakh è iniziato nel febbraio 1988, quando la regione autonoma del Nagorno-Karabakh ha chiesto il trasferimento dalla Repubblica sovietica dell’Azerbaigian a quella armena. Nel settembre 1991, a Stepanakert – autoproclamata capitale – è stata annunciata la costituzione della Repubblica del Nagorno-Karabakh.

Nel corso del conflitto sorto in seguito alla dichiarazione unilaterale di indipendenza, l’Azerbaigian ha perso de facto il controllo della regione: Stepanakert, infatti, conta poco più di 50 mila abitanti, tutti di origine armena, dato che quelli di origine azera sono stati costretti a lasciare la città in seguito al conflitto. Dal 1992 proseguono i negoziati per la soluzione pacifica del conflitto all’interno del Gruppo di Minsk, formato che opera sotto l’egida dell’Osce. L’Azerbaigian insiste sul mantenimento della sua integrità territoriale, mentre l’Armenia protegge gli interessi della repubblica separatista, dal momento che la Repubblica del Nagorno-Karabakh, in quanto non riconosciuta come entità statale, non fa parte dei negoziati. (Res)

Armenia, una piccola Chiesa globale e in diaspora affronta la sfida della comunicazione (Acistampa 10.10.17)

Come comunicare una Chiesa in diaspora? Se lo è chiesto Adrienne Suvada, ricercatrice della Università di Zurigo per le Ricerche Applicate con un passato di studi alla Pontificia Università della Santa Croce. Che ha dedicato alla piccola Chiesa cattolica armena uno studio lungo sette anni, sfociato nel libro “Comunicazione ed Organizzazione della Chiesa Armeno-Cattolica” (Edizioni Il Cerchio).

Un libro che l’arcivescovo Raphael Minassian, a capo dell’Ordinariato armeno dell’Europa orientale, non esita a definire “un capolavoro”, perché risponde al bisogno di “questa piccola comunità, questa piccola Chiesa che è rimasta sempre fedele alla Chiesa di Cristo” di mostrare il suo lavoro i cui “frutti si trovano dappertutto”.

Per comprendere l’importanza della Chiesa armena, si deve andare indietro in una storia che, si dice in Armenia, le altre nazioni misurano in secoli, ma l’Armenia misura in millenni. È la prima nazione cristiana, ha fondato la sua cristianità su 36 soldati che sono poi le lettere dell’alfabeto che diede alla nazione il geniale Mashtoz, traducendo la Bibbia e facendo del Cristianesimo una parte costitutiva di questa terra.

“Essere cristiani è il DNA di tutti gli armeni. Il 92 per cento della popolazine si dichiara cristiano”, dice, conversando con ACI Stampa, Adrienne Suvada. Che poi spiega come la cosa più importante per la Chiesa armena sia proprio “il rito, rimasto praticamente intatto nei secoli, suggestivo e profondo, che è l’arma più importante che la Chiesa armena ha per la comunicazione”.

Suvada ha studiato la comunicazione di aziende importanti ed ha lavorato nelle multinazionali. Ma la sua analisi della comunicazione istituzionale della Chiesa armena parte da una considerazione fondamentale: “I comunicati stampa devono essere ben fatti, le foto devono essere professionali, si deve essere moderni nel comunicare. Ma questo non deve andare a discapito dell’identità. L’identità deve essere preservata”.

Anche perché si tratta di una identità fortemente connaturata con la storia. Paradossalmente, è stata la diaspora che ha permesso alla Chiesa armeno cattolica di mantenere la propria identità, ma anche le ferite vive come quella del “Grande Male”, il genocidio armeno che resta una data viva nella memoria. Ma le sfide di oggi sono l’arrivo della secolarizzazione e anche un rapporto con la Chiesa Apostolica che resta complicato.

L’arcivescovo Minassian sottolinea che, dopo il viaggio del Papa, resta il grande ricordo della visita, che viene ancora celebrata come una festa, ma che sui rapporti con la Chiesa Apostolica “si sta lavorando per rafforzarli”. Eppure è ottimista quando spiega che “la Chiesa armena, sia apostolica che cattolica, con tutte le diversità e malgrado le separazioni che permangono, rimane l’unica Chiesa fedele alla confessione delle fede universale: restano i sacramenti identici, resta il rito identico. Guardare alla Chiesa armeno significa guardare al passo più breve per la riconciliazione”.

Ma allora perché si sa così poco della Chiesa armena? Perché – risponde ad ACI Stampa Suvada – manca la comunicazione. “Non stanno comunicando per bene, non stanno utilizzando in modo professionale i nuovi mezzi di comunicazione”. Poi ci sono altri problemi: c’è “una situazione politica che sta avendo effetti drammatici sulla vita dei Cristiani in Medioriente”, e anche la crescente secolarizzazione, che si rispecchia nella “diminuzione del numero dei praticanti in alcune comunità in diaspora del mondo occidentale”.

Eppure, si tratta di una Chiesa – aggiunge Suvada – “ottima, perché piccola ma in grado di agire globalmente, diffusa in tutto il mondo”.

Una Chiesa grandemente apprezza anche dal Cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazone delle Chiese Orientali, che recentemente ha preso parte ai festeggiamenti per i 25 anni di relazioni diplomatiche tra Santa Sede e Armenia.

“Credo – dice il Cardinale ad ACI Stampa – che sia la Chiesa apostolica che la Chiesa cattolica in armena sono eredi di una grande tradizione che le ha avvicinate a Cristo. Una tradizione di spiritualità, di liturgia, di grandi dottori e padri della Chiesa, tra i quali San Gregorio di Narek. E il mio augurio è che la Chiesa apostolica e la Chiesa cattolica siano sempre testimoni di Cristo e aiutino non solo i fedeli a crescere nella speranza”. E sottolinea come proprio “la comunicazione ben pensata diventa uno degli strumenti a servizio della comunione, nutre l’evangelizzazione, fornisce materiali e fa condividere esperienze e pratiche virtuose nella pastorale e più in generale della vita della Chiesa”.

Fede, identità, storia: sono queste alla fine le pietre miliari della comunicazione di una comunità in diaspora come quella armena. Cui va aggiunta anche la professionalità. Una professionalità, però, che non è chiamata ad andare oltre alla storia, ma piuttosto a rafforzare l’identità.

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