Iran-Armenia: premier Karapetyan, grandi opportunità di cooperazione con Teheran (Agenzianova 10.10.17)

Teheran, 10 ott 12:33 – (Agenzia Nova) – L’Armenia e l’Iran hanno un grande potenziale di cooperazione economica e ci sono diverse opportunità bilaterali. Lo ha detto il premier armeno, Karen Karapetyan, in visita a Teheran. Il capo del governo di Erevan ha sottolineato anche gli importanti vantaggi offerti dalla cooperazione trilaterale fra Armenia, Iran e Turkmenistan. “Sono convinto che la cooperazione trilaterale proseguirà a lungo e consentirà un incremento degli scambi commerciali. Inoltre abbiamo concordato con i nostri partner iraniani di rilanciare le nostre relazioni bilaterale e di proseguire gli sforzi congiunti nell’ottica di sviluppare le nostre capacità di raggiungere risultati positivi”, ha detto il premier al termine della visita all’Ararat Sports and Cultural Complex, dove ha incontrato la comunità armena residente in Iran. (segue) (Irt)

Convivenza possibile fra fedi diverse?/ Il caso del Santo Sepolcro, conteso da cattolici, ortodossi, armeni… (Ilsussidiario.it 10.10.17)

La convivenza tra religioni diverse è possibile? La risposta potrebbe arrivare dal Santo Sepolcro di Gerusalemme, considerato la chiave della pace. Chi vi si reca in pellegrinaggio nota due cose: due porte, di cui una murata, e una scala a pioli che poggia sulla balaustra al primo piano della facciata bizantina. È lì da oltre un secolo: era stata appoggiata per la riparazione di un vetro rotto, ma l’operazione venne interrotta per un motivo strano. Non era chiaro chi dovesse farlo. Questa basilica è, infatti, condivisa da diversi cleri: armeno, greco ortodosso, siriano, copto ed etiope. Ognuno di essi ha una propria giurisdizione sullo stesso edificio. Una bella dimostrazione di convivenza tra fedi diverse direbbe qualcuno, ma invece non sono mancate le liti, motivo per il quale nel 1852 le chiavi dell’unica porta vennero affidate ad un musulmano, da trasmettere di padre in figlio. L’ultima rissa – come racconta Il Giornale – risale al 2008, quando fu necessario l’intervento della polizia israeliana per sedare la lite. Ci sono regole precise, e scoppia il putiferio se non vengono rispettate. Pensate, ad esempio, alle pressioni sotto Pasqua, quando si arriva a programmare tempi e percorsi, perché il minimo sforamento provoca risse.

SIMBOLI DI CONVIVENZA O OCCASIONI SPRECATE?

Il Santo Sepolcro di Gerusalemme potrebbe essere la risposta a chi è convinto che chi professa religioni diverse non possa convivere pacificamente. Ma rischia di essere un’occasione sprecata, perché qui i rappresentanti delle diverse confessioni si parlano a stento. Ma ci sono anche casi nei quali le stesse regole di convivenza sono state messe in discussione: nel 1970, ad esempio, alcuni monaci copti si allontanarono per la veglia di Pasqua, così entrarono alcun monaci tipi che cambiarono le serrature e rivendicarono il monastero come loro. Il bilancio di quella rissa fu di 11 monaci in ospedale. Così si può comprendere quanto sia difficile la manutenzione di questo luogo sacro, visto che ci sono diverse comunità a dover decidere gli interventi. Il Santo Sepolcro di Gerusalemme non è però l’unico simbolo di convivenza tra religioni diverse. Prendete, ad esempio, la basilica della Natività di Betlemme, dove l’apertura della porta spetta ai greco-ortodossi. La Grotta, però, è in comproprietà con i frati francescani, mentre le altre confessioni hanno solo diritto d’uso. I cattolici, ad esempio, possono dire messa solo sull’altare dei Magi e incensarne la Stella. Eppure nel 2011, come ricorda Il Giornale, in occasione della pulizia di Natale scoppiò tra armeni e greco-ortodossi una lite così violenta che intervenne la polizia di Abu Mazen per sedarla. Ecco, forse bisognerebbe partire dalla convivenza in questi luoghi sacri per insegnare al resto del mondo che è possibile davvero una convivenza pacifica.

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Armenia: parlamento vota contro uscita da Commissione economica eurasiatica (Agenzianova 04.10.17)

Erevan, 04 ott 11:34 – (Agenzia Nova) – Il parlamento armeno ha declinato l’iniziativa del partito di opposizione Yelq (Via d’uscita) di formare una commissione temporanea per valutare la possibilità di un’uscita di Erevan dalla Commissione economica eurasiatica (Eaeu). Sono stati 79 i parlamentari che si sono espressi contro la creazione della commissione, mentre solo dieci si sono detti a favore. “Non dobbiamo attribuire i passi falsi del nostro governo nelle questioni nazionali e internazionali all’Eaeu”, ha detto il vicepresidente del parlamento, Michael Melkumyan. Armen Rustamyan, capogruppo in parlamento della Federazione rivoluzionaria armena (Arf), ha affermato che all’aula non è stata fornita un’analisi approfondita delle conseguenze di quest’uscita dalla Commissione per l’economia nazionale. Secondo il partito Yelq, l’adesione all’Eaeu è stata dannosa per gli indici socioeconomici dell’Armenia e ha ostacolato i suoi contatti con paesi non appartenenti all’Unione economica eurasiatica, tra cui la Georgia e l’Iran. L’Unione economica eurasiatica mira a promuovere la cooperazione economica tra gli Stati membri: Armenia, Bielorussia, Kazakhstan, Kirghizistan e Russia. (Res)

Armenia, la misteriosa (Repubblica/Donna 03.10.17)

Cos’è questo paese? È la domanda a cui sono stati chiamati a rispondere creatori da tutto il mondo. Per il debutto della Triennale d’Arte Contemporanea fra Yerevan, Gyumri e il lago Sevandi Alessandra Mammì

Armenia, la misteriosa
Jia Zhangke, Black Breakfast, 2008

«Mi chiamo Mikayel Ohanjanyan, scultore, nato nel 1976 a Yerevan, durante gli anni dell’Armenia sovietica. Dopo l’indipendenza del 1991, ho studiato in Europa. Ora vivo a Firenze. Finché non ho incontrato Adelina Cu?beryan von Fu?rstenberg non mi sono posto domande sulla mia identità». Adelina, curatore sui generis, non mette insieme opere, ma artisti, cui lancia sfide, compiti, viaggi, letture, temi; perché una mostra non sia un collage di lavori, bensì un’esperienza, per loro e i visitatori. Così fu per Mikayel quando, nel 2015, si trovò accanto a connazionali a lavorare sul tema Armenity nell’isola di San Lazzaro, per la Biennale di Venezia; il padiglione vinse a sorpresa il Leone d’oro. Ora Adelina lo ha richiamato per la prima Triennale d’arte contemporanea d’Armenia.

Una missione che, per gli artisti convocati, comincia con l’obbligatoria lettura di un libro, Il monte analogo, scritto nel 1944 dall’eclettico surrealista René Daumal e rimasto incompiuto a causa della sua morte prematura. Un testo simbolico, esoterico, simile a una formula stregonesca: ispirerà i teosofi naturisti che in Svizzera, ai primi del 1900, ribattezzarono Monte Verità quello di Ascona, e l’immaginifico regista Alejandro Jodorowsky per il suo film di culto La montagna sacra. Fino a diventare testo di riferimento per Harald Szeemann, grande storico dell’arte e curatore degli anni ’70. Anche l’Ararat, magico e mitologico, è un luogo che esiste e non esiste. Per la Genesi, fu la prima terra emersa dal diluvio e dette asilo all’Arca. Per questo tormentato Paese, è un simbolo, riprodotto perfino nei cioccolatini dei duty free degli aeroporti. È un massiccio totem, coperto da ghiacci perenni che, con i suoi 5.137 metri, domina la capitale e l’immaginario di tutti gli armeni, anche quelli sparsi nel mondo per la diaspora. Eppure, sebbene dal suo nome venga quello dello Stato, l’Ararat è loro inaccessibile, al di là di una frontiera che lo ha deportato in terra turca.

Armenia, la misteriosa
Aleksey Manukyan, Urban Stamp, 2017.

Questa Triennale è iniziata così: con un libro e un viaggio che in aprile ha riunito artisti greci, francesi, russi, italiani, palestinesi, israeliani e iraniani, più naturalmente armeni, in un’esplorazione del territorio, e soprattutto in un’esperienza comunitaria. Fra cene e discussioni notturne, nel giardino anni ’20 di un hotel de charme, Villa Kars a Gyumri, l’Armenia si è ricomposta come un puzzle: le pietre di tufo rosse e nere; gli orizzonti spalancati dell’altopiano; il genocidio; la diaspora; l’architettura sovietica; la letteratura; l’eleganza grafica della scrittura; i terribili terremoti che scuotono la faglia su cui poggia l’intero Paese; gli anni ’90, con l’indipendenza e l’apertura al mondo; l’agricoltura e il bestiame, tuttora la più grande ricchezza; i cinesi che stanno costruendo la grande autostrada da Yerevan a Gyumri. Seconda città del Paese, sebbene distrutta dal sisma del 1988, conserva un centro antico integro, a differenza della capitale, stravolta dalla grandeur dell’urbanistica sovietica. Ed è a Gyumri (dove nacque Georges Gurdjieff, filosofo mistico esoterico e guru di Daumal) che ha sede la collettiva, nel decadente e affascinante Museo dell’architettura e della vita urbana.

Che cos’è l’Armenia? «Un paesaggio violento, forte, una vibrazione del territorio», risponde Mikayel che, per simboleggiarla, è ricorso a un mito. La sua è una potente scultura di rocce, imprigionate e incise, che narrano di un dio costretto a restare nascosto proprio in una roccia perché la terra non avrebbe potuto sopportare il suo peso fino al giorno in cui non fosse finalmente diventata giusta. Il Paese per Benji Boyadjian, israeliano di padre armeno, è invece «terra di conflitti come la mia; un viaggio nel tempo che attraversa dominazioni, imperi, massacri e ci trascina indietro fino all’età della pietra». E accanto a un misteriosa installazione, a metà tra macchina ottica e arma arcaica, mostra il suo diario di viaggio, con delicati disegni a matita: la finestra di un caseggiato popolare, il cibo venduto sul ciglio della strada, le poche e secche pietre di un rudere vittima di una guerra o di una scossa della terra. «Viaggio molto e sono un solitario.

Armenia, la misteriosa
Ayreen Anastas & Rene Gabri, And You, What Do You Seek?, 2017

Per me sono state una scoperta sia l’Armenia, sia l’esperienza collettiva», dice Francesco Arena, esploratore di luoghi impervi da cui nascono installazioni fra natura, storia, scienza, archeologia. «Con un collega armeno ho attraversato il territorio, ho parlato con gli abitanti, ho raggiunto gli archivi». Nella testa il libro di Daumal, negli occhi l’altopiano e le sue cave di ossidiana dalle pietre specchianti. Il monte, per Arena, si declina in una sinfonia di frammenti sapientemente ricomposti su tavoli da lavoro, come una stanza delle meraviglie. Ayreen Anastas & Rene Gabri sono una coppia. Palestinese lei, iraniano lui. Entrambi altissimi, magrissimi, silenziosi, misteriosi. Passi felpati, lunghi capelli, volti ossuti e intensi. Per mesi hanno camminato fra villaggi, città e fattorie, raccolto storie e testimonianze per il loro delicato film. «Ci siamo chiesti e abbiamo chiesto: ha senso lottare perché un genocidio sia riconosciuto? Dimostra forza o debolezza? Fino a che punto l’orrore può ricostruire identità?». Ecco che entra prepotente un tema rimosso: il genocidio del 1915, perpetrato dall’impero ottomano in decadenza. Il massacro di un milione e mezzo di persone, soprattutto anziani, donne e bambini, costretti a marciare nel deserto e morti di fame, sete e torture. Uno sterminio che i turchi ancora non vogliono ammettere, e che aleggia come un fantasma nei racconti e nelle opere della Triennale.

Si intravede anche nella performance dell’italiana Marta dell’Angelo e dell’armeno Aleksey Manukyan, un’iniziazione che riprende l’antichissimo monosandalismo greco e li vede scalare l’Ararat con un solo piede nudo. «Che cos’è l’Armenia?» chiediamo, infine, a chi ha voluto cercarla nella scrittura, ritmata da 38 caratteri obliqui simili a note su un pentagramma. Giuseppe Caccavale, napoletano di stanza a Parigi, ne ha fatto un affresco. Ha preparato un intonaco denso come burro per incidere sulle pareti del museo di Gyumri i versi, trasformati in disegno, di Osip Mandel’stam, poeta ebreo perseguitato da Stalin: «Armenia, minaccioso toro a sei ali, qui appare il lavoro agli uomini e gonfie di sangue venoso fioriscono rose autunnali. E amo la tua lingua di presagi sinistri, le tue giovani tombe, dove ogni lettera è tenaglia, ogni parola uncino».

Armenia, la misteriosa
Benji Boyadjian, Sedimentary Derivations, 2017

ISTRUZIONI PER L’USO
Termina oggi a Yerevan la prima parte della Triennale d’arte armena, con la mostra del grande fotografo modernista Gaspar Gasparian, armeno brasiliano scomparso nel 1966, e l’intensa installazione ispirata a Mozart di Ilya & Emilia Kabakov all’Hay-Art Cultural Center. A Gyumri, oltre alla collettiva nel Museo dell’architettura e della vita urbana, da non perdere i video di vari registi, da Jafar Panahi a Idrissa Ouédraogo, allestiti nella casa-museo delle sorelle Aslamazyan, bizzarre autrici di inquieti dipinti, ceramiche, disegni. Nella seconda parte (14/9-31/12), oltre all’installazione dello svizzero Felice Varini nella stazione centrale di Yerevan, la Triennale si sposta al Writer’s Resort sul lago Sevan: confronto fra progettisti armeni ed europei a cura dello storico dell’architettura Ruben Arevshatyan.

Russia: al via esercitazione militare congiunta con paesi CSTO (IlVelino 03.10.17)

L’esercitazione militare dell’Organizzazione del trattato sulla sicurezza collettiva (CSTO) denominata Combat Brotherhood-2017 prende il via oggi nel distretto militare sud della Russia per continuare fino al 20 ottobre nei territori di Armenia, Kazakistan, Russia e Tagikistan. Secondo la nota del CSTO, le manovre sono finalizzate al miglioramento del sistema congiunto della gestione delle forze armate CSTO, al coordinamento della preparazione delle operazioni congiunte e all’addestramento di varie attività di manovra congiunta. Il capo dello stato maggiore di CSTO, colonnello generale Anatoly Sidorov ha affermato che circa 12.000 uomini, 1.500 mezzi e circa 90 aeromobili sarebbero coinvolti nelle esercitazioni

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Ue-Armenia: commissario Hahn ricevuto da ministro Esteri Nalbandian a Erevan (Agenzianova 02.10.17)

Bruxelles, 02 ott 13:43 – (Agenzia Nova) – Il commissario Ue per l’Allargamento e la politica europea di vicinato, Johannes Hahn, è stato ricevuto oggi a Erevan dal ministro degli Esteri dell’Armenia, Edward Nalbandian. Lo rende noto Hahn sul suo accont Twitter, descrivendo quella con Nalbandian come una “buona discussione”, con un focus sulle relazioni tra l’Ue e l’Armenia. Nel corso dell’incontro si è parlato del nuovo quadro per l’accordo di partenariato globale e rafforzato (Cepa) e delle priorità del Partenariato orientale (Armenia, Azerbaigian, Moldova, Ucraina, Georgia e Bielorussia). Tra i temi sul tavolo anche il vertice del Partenariato orientale, che si terrà il prossimo novembre a Bruxelles. Secondo quanto riferisce Hahn, con Nalbandian si è discusso anche di come assicurarsi che i cittadini armeni possano beneficiare dei “deliverables”, ossia risultati desiderati per i paesi del Partenariato, da realizzare entro il 2020 secondo l’agenda del summit. (Beb)

Armenia: Hahn in visita ufficiale lunedì 2 ottobre (Ansa 29.09.17)

BRUXELLES – Il commissario europeo all’Allargamento, Johannes Hahn, sarà in missione ufficiale in Armenia lunedì 2 ottobre per preparare il summit sul partenariato orientale, che si terrà a Bruxelles il 24 novembre. A Erevan, Hahn incontrerà il presidente Serzh Sargsyan, il primo ministro Karen Karapetyan, e il ministro degli Esteri, Edward Nalbandia.

Al centro dei colloqui sul partenariato orientale, i 20 risultati attesi dall’Ue per il 2020. “Discuteremo i nostri progressi congiunti”, ha spiegato Hahn, puntualizzando che gli obiettivi fissati da Bruxelles “mirano a portare benefici tangibili alla vita quotidiana dei cittadini armeni”.

La visita di Hahn sarà inoltre un’occasione per discutere delle relazioni tra Ue e Armenia. “Questo è un anno molto importante” per le relazioni tra i due Paesi, spiega il commissario, sottolineando che Bruxelles “è pronta a firmare il nuovo accordo di partenariato globale e rafforzato con l’Armenia” e a cooperare e investire in particolare su “istruzione e innovazione” nel paese. (ANSA).

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Salvatore Lilli, un santo della nostra terra (Missionario anche in Armenia) – (Ilfaro24.it 29.09.17)

SALVATORE LILLI, frate minore nato in terra d’Abruzzo, nel paesino di Cappadocia, nella Marsica. I genitori erano commercianti e vivevano agiatamente, ma egli senti l’attrazione per la povertà francescana sin da ragazzo. A diciassette anni vesti il saio dei frati minori a Roma, al convento di San Francesco a Ripa. A motivo della legge italiana di soppressione degli ordini religiosi fu mandato a completare gli studi in Terra Santa dove divenne sacerdote a Gerusalemme, all’età di venticinque anni.
Inviato nella missione di Marasc, nell’Armenia Minore, cioè il territorio armeno sotto il domino turco. Da lì  segui molte opere caritative dei francescani di Terra Santa lavorando a Rodi, a Cipro e in Egitto.
Una volta tornato in Abruzzo, lo bloccarono per un processo di renitenza alla leva.  Imparò l’arte del falegname, del calzolaio e del sarto.Nel 1890 fu nominato parroco in Armenia, a trentasette anni. Subito divenuto parroco affrontò una dura emergenza per un’epidemia di colera; aiutò gli ammalati in ogni modo.
Quattro anni dopo fu trasferito alla missione vicina di Mujuk-Deresi. Dopo un anno, era il 1895, scoppiò una violenta persecuzione contro i poveri armeni, disprezzati dai turchi per la loro fedeltà al cristianesimo. Ci furono stragi enormi. Furono uccisi a migliaia, uomini e donne, bambini e anziani.
È stata la prima delle stragi terribili che cancellarono la presenza armena e cristiana dalla Turchia. Il culmine dell’orrore si raggiunse pochi anni dopo, nel 1915, quando il movimento dei “Giovani Turchi” col benestare del governo sterminò tutto il popolo armeno. Un genocidio da un milione di morti.
Gli giunse un messaggio urgente dai suoi superiori, i quali gli suggerivano di abbandonare la missione per il grave pericolo che si correva. Non fece in tempo a rispondere che me ne giunse un secondo dello stesso tenore. Questa fu  la sua risposta: «Il pastore non può abbandonare il gregge in pericolo».
Dopo un mese giunsero i soldati con le baionette spianate. Presero tutti prigionieri. Tentarono addirittura di farli rinnegare Cristo per Maometto. Al loro rifiuto li uccisero tutti.
Gli altri martiri furono sette, I loro nomi : Baldji Oghlou Ohannes, Khodianin Oghlou Kadir, Kouradji Oghlou Tzeroum, Dimbalac Oghlou Wartavar, Geremia Oghlou Boghos, David Oghlou David e Toros Oghlou David.

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Armenia-Egitto: dopo 12 anni, prima riunione della Commissione bilaterale per la Cooperazione tecnico-scientifica (Agenzianova 29.09.17)

l Cairo , 29 set 17:32 – (Agenzia Nova) – Si è riunita oggi a Yerevan in Armenia la Commissione bilaterale armeno-egiziana per la Cooperazione tecnico-scientifica. La commissione non si riuniva dal 2005. Lo ha reso noto, in un comunicato, il ministero egiziano per la gli Investimenti e la Cooperazione internazionale. Il ministro Sahar Nasr ha precisato che “è un passo in avanti verso una proficua collaborazione tra i due paesi” ed ha auspicato un salto di qualità nella storia di Egitto e Armenia. Presieduta congiuntamente da Nasr e dal ministro armeno per l’Amministrazione territoriale, David Lokyan, la commissione ha assistito alla firma di sette accordi con l’Armenia nei settori degli investimenti, della cultura, delle politiche giovanili e della cooperazione tra l’Università del Cairo e l’Università statale di Yerevan. Nars ha invitato poi gli imprenditori armeni ad investire nel suo paese, ricordando che la costituzione di progetti congiunti in Egitto significa “accedere a un mercato di 100 milioni di consumatori, oltre a poter operare in un paese caratterizzato da una posizione geografica unica”. Il ministro egiziano ha anche aggiornato la commissione sulle recenti riforme economiche adottate dal suo paese per il consolidamento e il miglioramento del settore imprenditoriale. (segue) (Cae)

Speciale energia: l’Iran costruirà un parco fotovoltaico lungo il confine con l’Armenia (Agenzianova.com 27.09.17)

Teheran, 27 set 14:15 – (Agenzia Nova) – L’Iran realizzerà un impianto fotovoltaico da 50 megawatt vicino al confine con l’Armenia. Lo ha dichiarato ieri il capo della delegazione iraniana per la cooperazione economica tra Iran e Armenia, Ali Reza Daemi, secondo quanto pubblicato oggi dalla stampa iraniana. Parlando delle relazioni bilaterali e dei memorandum d’intesa siglati tra Teheran e Yerevan, Daemi ha anche aggiunto che l’Armenia è un buon partner politico ed economico per l’Iran che progetta di trasferire energia elettrica grazie a una linea da 400 kilowatt. (Res)