Il Cattolicesimo Latino e le quattro principali ‘famiglie’ di chiese (Si24 04.04.18)

Accanto al Cattolicesimo Latino, nella forma di cristianesimo cui noi in Italia siamo più abituati, esiste (oltre alle chiese di tradizione protestante, sviluppatesi a partire dal sedicesimo secolo) una ricchissima e antichissima tradizione Cristiana orientale. Essa consiste di quattro principali “famiglie”di chiese: le chiese greco-ortodosse, le chiese ortodosse orientali, le chiese cattoliche di rito orientale e infine la chiesa nestoriana o chiesa assira d’oriente.

Il Cattolicesimo e le sue quattro ‘famiglie’

Queste chiese si sono sviluppate nei secoli in Medio Oriente, in Africa, nell’Asia Minore, nell’Europa Orientale e nell’India Meridionale. Le chiese greco-ortodosse contano oggi 240 milioni di fedeli in tutto il mondo; a maggioranza greco-ortodossa sono oggi paesi quali la Federazione Russa, l’Ucraina, la Bielorussia, la Moldova, la Georgia, la Serbia, la Bulgaria, la Romania, la Macedonia, la Grecia e Cipro. Numerosi fedeli greco-ortodossi vivono anche in Medio Oriente (soprattutto in Libano e Siria) e nelle comunità della diaspora in tutto il mondo (Europa Occidentale, Stati Uniti, Canada, Australia). Le chiese ortodosse orientali si distinguono dalle chiese greco ortodosse perchè esse non accettano alcuni fra i concili ecumenici dei primi secoli;la maggiore fra esse per numero di fedeli è la chiesa copta etiope, che conta decine di milioni di aderenti e fa capo ad un patriarca che risiede ad Addis Abeba.

Poi c’è la chiesa copta egiziana, che conta circa 8 milioni di fedeli e il cui patriarca risiede ad Alessandria. La chiesa siriaca giacobita ha circa due milioni di fedeli,che in parte vivono nelle terre in cui questa chiesa si è sviluppata, cioè Siria, Iraq e India meridionale, in parte in diaspora nel mondo occidentale. Il patriarca di questa chiesa risiede a Damasco.

Infine ecco la chiesa apostolica armena, la chiesa nazionale degli armeni, con una tradizione antichissima risalente al quarto secolo dopo Cristo e parrocchie sparse in tutto il mondo nei paesi in cui si è insediata la vasta diaspora armena; il patriarca degli armeni risiede vicino Yerevan,capitale dell’Armenia resasi indipendente dopo il crollo dell’Urss. La chiesa assira d’oriente si rifà agli insegnamenti cristologici di Nestorio, un personaggio del quinto secolo dopo Cristo; era nel medioevo una chiesa importantissima, con milioni di fedeli sparsi per tutta l’Asia. Oggi ha solo poche centinaia di migliaia di fedeli, che vivono prevalentemente in Iraq, Iran, India, Australia, Svezia e Stati Uniti. Il patriarca degli assiri vive nella capitale irachena Baghdad.

Il Cattolicesimo rischia di scomparire

Le chiese cattoliche orientali sono, infine, delle chiese particolarissime, perchè pur mantenendo propri patriarchi e propri riti liturgici diversi da quello latino, sono da secoli in piena comunione con Roma, cioè riconoscono l’autorità suprema del Papa. Fra le chiese cattoliche orientali, le maggiori per numero di fedeli sono la chiesa greco-cattolica ucraina, la chiesa maronita libanese e la chiesa melchita, i cui fedeli vivono perlopiù in Siria, Giordania e Israele. Purtroppo oggi molti fedeli delle chiese orientali che vivono nel mondo arabo stanno subendo la pressione del radicalismo islamico (soprattutto in tre paesi: Egitto, Siria ed Iraq), e dunque stanno optando, per sfuggire al clima sociale negativo nelle proprie terre d’origine, per l’emigrazione verso l’Europa Occidentale, il Nordamerica e l’Australia. Tragicamente, il Cristianesimo rischia di scomparire proprio nelle terre in cui storicamente si è formato.

Armenia-Ue: il 9 aprile riunione commissioni parlamentari su accordo di partenariato (Agenzianova 03.04.18)

Erevan, 03 apr 15:32 – (Agenzia Nova) – Le commissioni parlamentari per gli affari esteri e l’integrazione europea terranno una sessione congiunta il 9 aprile per discutere l’accordo di partenariato globale e rafforzato fra Armenia-Ue. Lo riferisce l’agenzia di stampa “Armenpress”. Il viceministro degli Esteri Karen Nazaryan sarà il principale relatore dell’accordo. Anche il presidente della commissione parlamentare per gli affari esteri, Armen Ashotyan, e la presidente della commissione per l’integrazione europea Naira Zohrabyan presenteranno le loro relazioni sul tema. L’Armenia e l’Unione europea hanno firmato il l’accordo il 24 novembre 2017 a margine dell’ultimo summit del Partenariato orientale (Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Georgia, Moldova e Ucraina). Sinora tra gli stati dell’Ue solo il parlamento estone ha ratificato l’accordo, mentre quello lettone l’ha adottato in prima lettura. (Res)

Il Papa inaugura la statua dell’eroe della cultura armena Gregorio di Narek (Il Messaggero 03.04.18)

Città del Vaticano – Papa Francesco ha voluto nei Giardini Vaticani l’eroe della cultura armena. L’inaugurazione di una grande statua di bronzo alta più di due metri, ben visibile da Santa Marta, raffigurante  San Gregorio di Narek, dottore della Chiesa, ponte tra Oriente e Occidente e simbolo dell’ecumenismo avverrà il prossimo 5   aprile a mezzogiorno. Sarà una grande cerimonia alla quale prenderanno parte  anche il presidente dell’ Armenia, Sargsyan; Karekin II, Patriarca   Supremo e Catholicos di tutti gli Armeni e Aram I, Catholicos della   Chiesa Armena Apostolica di Cilicia.

L’opera bronzea di David Erevantsi è stata realizzata in una fonderia nella Repubblica Ceca ed è stata resa possibile grazie al sostegno finanziario dell’Ambasciatore armeno presso la Santa Sede Mikayel Minasyan e di Arthur Dzhanibekyan. Ne sono state prodotte due copie, una per i Giardini Vaticani e l’altra destinata ai giardini del Catolicossato di Etchmiadzin. L’arte diventa così un messaggio di fratellanza capace di unire Chiese sorelle. «L’idea di offrire alla Città del Vaticano e a Francesco la statua bronzea di Gregorio di Narek che verrà inaugurata è affiorata due anni fa, durante il viaggio in Armenia del Pontefice, quando il Presidente Sargsyan ha donato al Santo Padre una piccola statua bronzea di San Gregorio di Narek con l’auspicio di poterla vedere un giorno nei Giardini Vaticani molto più in grande», spiega il Vaticano. Gregorio di Narek è stato un poeta, un monaco, un teologo, un filosofo, un mistico e un santo (951- 1010).

E’ considerato una figura centrale, quasi eroica, della storia dell’Armenia per avere modellato il pensiero orientale cristiano. Per certi versi, dal punto di vista intellettuale, può essere paragonato ad un Dante Alighieri e per questo dagli studiosi è considerato un ponte eccezionale tra Oriente e Occidente. Papa Francesco lo ha elevato alla dignità di Dottore della Chiesa Universale il 12 aprile 2015. Il 36esimo Dottore della Chiesa accanto a San Leone Magno, Tommaso d’Aquino, Caterina da Siena, Teresa d’Avila, Giovanni della Croce. La proclamazione era stata data, tramite lettera apostolica, lo stesso giorno in cui il Papa aveva celebrato la grande messa a san Pietro per ricordare il centenario del genocidio del popolo armeno, costato la vita a un milione e mezzo di persone sterminate dai turchi, sotto il governo ottomano (1915-1919), con il preciso piano di eliminare la influente e ricca minoranza cristiana.

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Arriva in Vaticano la statua di san Gregorio di Narek (Rassegna 03.04.18)

Arriva in Vaticano la statua di san Gregorio di Narek (Romasette.it 03.04.18)

L’inaugurazione il 5 aprile con il Papa. L’opera è stata prodotta in due copie: una per la Santa Sede, l’altra per il Catolicossato di Etchmiadzin: un «messaggio di fratellanza capace di unire Chiese sorelle»

San Gregorio di Narek, dottore della Chiesa, ponte tra Oriente e Occidente, simbolo dell’ecumenismo, oltre che eroe della cultura armena. L’opera bronzea che lo raffigura, realizzata da David Erevantsi, sarà inaugurata da Papa Francesco giovedì 5 aprile alle 12 nei Giardini Vaticani. All’inaugurazione, informano dall’ambasciata armena presso la Santa Sede, prenderanno parte il presidente della Repubblica d’Armenia Serzh Sargsyan, Karekin II, patriarca supremo e Catholicos di tutti gli Armeni, e Aram I, Catholicos della Grande Casa di Cilicia.

La statua è stata realizzata in una fonderia nella Repubblica Ceca ed è stata resa possibile grazie al sostegno finanziario dell’ambasciatore armeno presso la Santa Sede Mikayel Minasyan e di Arthur Dzhanibekyan. Ne sono state prodotte due copie, una per i Giardini Vaticani e l’altra destinata ai giardini del Catolicossato di Etchmiadzin. «L’arte diventa così un messaggio di fratellanza capace di unire Chiese sorelle», si legge in una nota dell’ambasciata armena. L’idea di offrire alla Città del Vaticano e a Francesco la statua bronzea di Gregorio di Narek che verrà inaugurata è affiorata due anni fa, durante il viaggio in Armenia del pontefice, quando il presidente Sargsyan ha donato al Santo Padre una piccola statua bronzea del santo con l’auspicio di poterla vedere un giorno nei Giardini Vaticani molto più in grande.

Gregorio di Narek è stato un poeta, un monaco, un teologo, un filosofo, un mistico e un santo (951-1010). È considerato una figura centrale, quasi eroica, della storia dell’Armenia per avere modellato il pensiero orientale cristiano ed è considerato dagli studiosi un ponte eccezionale tra Oriente e Occidente. Papa Francesco lo ha elevato alla dignità di Dottore della Chiesa Universale il 12 aprile 2015 con apposita lettera apostolica, annunciata il giorno stesso durante la Messa speciale celebrata a San Pietro alla presenza di Karekin II, Aram I e Nerses Bedros XIX, patriarca di Cilicia degli Armeni cattolici.


Papa Francesco: il 5 aprile inaugura la statua di San Gregorio di Narek (SIR 03.04.18)

Giovedì prossimo, 5 aprile, il Papa inaugurerà nei Giardini Vaticani una statua di bronzo, che raffigura l’eroe della cultura armena, san Gregorio di Narek, dottore della Chiesa, ponte tra Oriente e Occidente, simbolo dell’ecumenismo. L’inaugurazione – informa l’Ambasciata di Armenia presso la Santa Sede – si svolgerà alle ore 12, alla presenza di Serzh Sargsyan, presidente della Repubblica d’Armenia, di Sua Santità Karekin II, patriarca supremo e Catholicos di tutti gli Armeni e Sua Santità Aram I, Catholicos della Grande Casa di Cilicia. L’artista che ha realizzato l’opera si chiama David Erevantsi. L’opera bronzea è stata realizzata in una fonderia nella Repubblica Ceca ed è stata resa possibile grazie al sostegno finanziario dell’ambasciatore armeno presso la Santa Sede Mikayel Minasyan e di Arthur Dzhanibekyan. Ne sono state prodotte due copie, una per i Giardini Vaticani e l’altra destinata ai giardini del Catolicossato di Etchmiadzin. “L’arte diventa così un messaggio di fratellanza capace di unire Chiese sorelle”, si legge nel comunicato. L’idea di offrire alla Città del Vaticano e a Francesco la statua bronzea di Gregorio di Narek che verrà inaugurata è affiorata due anni fa, durante il viaggio in Armenia del Pontefice, quando il presidente Sargsyan ha donato al Santo Padre una piccola statua bronzea del santo con l’auspicio di poterla vedere un giorno nei Giardini Vaticani molto più in grande. Gregorio di Narek è stato un poeta, un monaco, un teologo, un filosofo, un mistico e un santo (951-1010). È considerato una figura centrale, quasi eroica, della storia dell’Armenia per avere modellato il pensiero orientale cristiano. Per certi versi, dal punto di vista intellettuale, può essere paragonato ad un Dante Alighieri e per questo dagli studiosi è considerato un ponte eccezionale tra Oriente e Occidente. Papa Francesco lo ha elevato alla dignità di Dottore della Chiesa Universale il 12 aprile 2015 con apposita lettera apostolica, annunciata il giorno stesso durante la messa speciale celebrata a San Pietro alla presenza di Karekin II, Aram I e Nerses Bedros XIX, patriarca di Cilicia degli Armeni cattolici.


 

Difesa: al via esercitazioni militari russe in Armenia (Agenzianova 02.04.18)

Mosca, 02 apr 09:27 – (Agenzia Nova) – Al via una settimana di esercitazioni per i militari russi di stanza in Armenia. Secondo quanto riferito oggi dal portavoce del Distretto militare meridionale russo, Vadim Astafijev, le truppe dispiegate nella base d’addestramento situata sull’altopiano di Alagyanz hanno iniziato oggi una serie di manovre militari della durata di una settimana. “I contingenti militari eseguiranno attività di guida in condizioni di area montuosa e rocciosa; ed esercitazioni a fuoco vivo con armi di piccolo calibro, lanciagranate, armamenti di veicoli da combattimento di fanteria, carri armati, artiglieria e sistemi antiaeree”, ha detto Astafijev. Particolare attenzione sarà dedicata allo svolgimento dell’attività tattica di fanteria motorizzata per fornire supporto all’artiglieria, alle forze di difesa aerea e all’aeronautica. Le esercitazioni militari nella regione della Transcaucasia coinvolgono più mille militari e quasi 300 pezzi di equipaggiamento militare speciale, compresi aerei da combattimento e droni. (Rum)

Kurdistan: prospettive internazionali e responsabilità politiche (Salvisjuribus.it 02.04.18)

Va consumandosi in silenzio, nonostante occasionali e ancora isolate contestazioni degli attivisti per i diritti umani, l’operazione del governo turco “Ramoscello d’Ulivo”, nei confronti del Cantone di Afrin e del Governatorato di Aleppo. Ai giuristi spetta di trarre alcune conclusioni che si spera concorreranno a far maturare nell’opinione pubblica internazionale prese di coscienza più determinate e incisive avverso situazioni di questo tipo.

L’intervento del governo turco presenta a prima vista almeno tre profili problematici. Innanzitutto, si tratta di un’operazione militare indirizzata, anche formalmente, contro movimenti politici di uno Stato terzo: i partiti della rappresentanza curda in Siria.

In particolar modo, il bersaglio immediato sembra essere il Partito dell’Unione Democratica. Per i cultori delle scienze politiche e del diritto comparato, lo statuto di quel partito presenta in realtà aspetti decisamente interessanti, tradottisi in pratiche amministrative ancor più significative.

Il Partito dell’Unione Democratica adotta i principi del confederalismo democratico, ha posizioni non interventiste sulla questione siriana, sostiene l’organizzazione municipale dei territori. Vero è che in filigrana queste rivendicazioni, in realtà non sempre minoritarie nel Medio Oriente, rimandano al pensiero del politico curdo Abdullah Öcalan, detenuto dal 1999 in una struttura speciale turca e tutt’oggi ritenuto leader carismatico del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK). D’altra parte, l’influenza di Öcalan sui partiti di orientamento filo-curdo è molto forte e tale pare continuare a essere nel breve e nel medio periodo.

La regione curda è ricompresa tra la Turchia, l’Iran, la Siria, l’Iraq e l’Armenia. In ciascuno di questi Stati operano partiti e movimenti che rivendicano l’autonomia del Kurdistan da posizioni socialiste (talvolta di socialismo libertario). Probabilmente nella sola Armenia, meno interessata alla questione curda per ragioni demografiche e geografiche, ma anche ideologiche, la partecipazione politica dei curdi ha un peso specifico minore. Ciò è ancor più vero se si considera che la regione armena è ormai ritenuta afferente al Kurdistan originario solo da una progressivamente ridotta quota di curdi vetero-nazionalisti. Sembra, inoltre, che l’Armenia non abbia adeguata forza “contrattuale”, nel novero dell’area, per intervenire direttamente in una questione tutto sommato percepita marginalmente dalla sua opinione pubblica. Ciò non bastasse, sarebbe improbabile immaginare un intervento armeno, attesi gli irrisolti strascichi delle controversie internazionalistiche innestatesi sulla definizione del genocidio armeno del 1915/1916. Quei massacri, di carattere etnico-razziale oltre che religioso, furono compiuti dall’Impero Ottomano, che dal punto di vista strettamente costituzionalistico non identifica certamente la stessa soggettività politica dell’attuale Turchia.

Sarebbe, però, parimenti illusorio credere che la presente conformazione giuridico-parlamentare del sistema turco abbia favorito la soluzione della controversia. La Turchia non solo non riconosce il genocidio al tempo compiuto dall’esercito ottomano, ma addirittura variamente avversa, anche in sedi propriamente diplomatiche e internazionalistiche, gli Stati e le entità politiche che riconoscono ufficialmente la portata del genocidio. Proprio su questa tema, del resto, si evidenzia una delle poche iniziative di specifico (ma disatteso) protagonismo geopolitico poste in essere dall’Unione Europea.

In varie risoluzioni parlamentari, sin dalla fine degli anni Ottanta, è stato sovente adoperato il lemma genocide per accostarsi al massacro degli Armeni avvenuto all’inizio del Ventesimo secolo. Queste implicazioni non hanno particolare voce nel recepimento internazionalistico della questione curda, se non forse come ulteriore elemento di discredito nei confronti del governo turco, ma è prudente che le due controversie (quella armena, trascorsa e non riconosciuta; quella curda, ancora in atto e di difficile composizione) siano ritenute concettualmente autonome sotto il profilo giuridico, oltre che ideologico.

Nelle strategie di Ankara, comunque sia, la sconfitta, se del caso anche militare, della vasta area del dissenso politico curdo sembra prioritaria, al punto che alcuni osservatori internazionali hanno ben concluso che, persino più dell’Unione Democratica, vero bersaglio di “Ramoscello d’Ulivo” sia la milizia organizzata dell’Unità di Protezione Popolare. Non appena si consideri che anche la forza armata del Rojava è in comprovati rapporti col PartîyaKarkerénKurdîstan, la natura inequivocabilmente anti-curda dell’operazione militare è destinata ad apparire ancor più difficilmente controvertibile.

In secondo luogo, per quanto il Kurdistan ricada in parte nel territorio di Stati europei che ambiscono ad aderire all’Unione (come la Turchia) o di Stati che hanno risalenti rapporti geostrategici con i Paesi europei, l’assalto ad Afrin riguarda al momento soprattutto i rapporti tra gli Stati Uniti e la Turchia. Questo aspetto certifica la strutturale debolezza dell’Unione Europea in materia di diplomazia internazionale, ove è spesso scavalcata da ragioni di realpolitik (facilitate dalla ancora parziale messa a fuoco dell’Alto Rappresentante dell’Unione per gli Affari Esteri e la politica di sicurezza, nel diritto dei trattati e nella correlata prassi attuativa).

D’altra parte, ciò testimonia dell’uso intenzionalmente bifronte che il governo statunitense ha fatto della resistenza curda, appoggiandone gli esiti quando il bersaglio principale dell’autonomismo curdo armato era l’Islamic State, ma disinteressandosi degli attacchi turchi nelle altre circostanze. Il Presidente Erdoğan ha chiarito che proseguirà in direzione di Mambij, proprio la città dove un contingente statunitense aveva dato man forte alle truppe curde per scacciare vittoriosamente le milizie di Daesh nel 2016. A quel punto il ruolo politico-militare degli Stati Uniti dovrà essere formalizzato anche sul piano eminentemente giuridico.

L’impressione è che la dottrina internazionale della Presidenza Trump stia antistoricamente opponendo alla crisi del multilateralismo – persino in materia commerciale: si pensi alla politica di dazi e sanzioni – un ritorno al bilateralismo circostanziale, negoziato volta per volta secondo l’alleanza più vantaggiosa. Se in questo quadro dovesse risultare più utile il confronto con la Repubblica di Turchia, ogni recente trascorso di alleanza territoriale locale per smantellare i fortini dell’Islamic State sarebbe presto consegnato al dimenticatoio.

Una posizione allo stato equilibrata è quella della Repubblica Islamica dell’Iran, per bocca del suo presidente, HassanRouhani, giurista e fautore almeno dichiarato dell’implementazione dei diritti umani nell’area. In questa fase storica, l’intervento contro i partiti e i movimenti del confederalismo democratico in Siria non era né una priorità politica, né una urgenza internazionale. Oltretutto, e lo testimonia il discreto attivismo del Presidente di una repubblica sciita, aspetto non irrilevante della battaglia autonomistica curda è dato dalla multireligiosità, sostanzialmente pacifica, del suo popolo. Non è raro imbattersi in comunità curde dove convivono, nonostante le fisiologiche tensioni, sunniti ed ebrei, cristiani e sciiti, devoti dei culti zoroastriani, ma anche laici secolari.

In ultimo, l’intervento militare turco rischia di compromettere la soluzione politica dell’autonomia curda, contestualmente creando nella medesima area geografica le condizioni per un ripristino di cellule terroristiche, di molto agevolate dalla inevitabile confusione portata dalle operazioni belliche.

Un passo importante era stato compiuto col referendum nella regione irachena, avvenuto nel Settembre 2017. Il prevedibile plebiscito a favore dell’autonomia curda dall’Iraq, in realtà, non era l’indizio di una rappresaglia contro il governo iracheno, che, anche nel quadro politico-costituzionale successivo alla seconda guerra del Golfo, ribadiva, e stavolta su delega dell’autorità governativa statunitense, uno statuto prudentemente municipalista per la regione curda. La posizione degli Stati Uniti, non ostile alle rivendicazioni curde almeno dal punto di vista strumentale, aveva pure determinato il sostegno israeliano alla causa referendaria, attesi i rapporti politici ulteriormente rinsaldatisi tra il governo di Gerusalemme e quello di Washington.

Sullo scacchiere internazionale, purtroppo, altre questioni sembrano ora rivendicare ben maggior peso dei massacri di Afrin, che non hanno riguardato, secondo operatori internazionali accreditati come Human Rights Watch, soltanto i ribelli siriani filo-curdi, ma anche semplici civili e rifugiati. Capire se Erdoğan, ottenuta la piena egemonia dell’area, potrà tornare alleato affidabile tanto per l’Alleanza atlantica quanto per la Federazione Russa – che hanno nelle medesime regioni interessi tuttavia spesso confliggenti – appare questione impellente per le diplomazie più forti. Verificare cosa sarà della Presidenza siriana dell’alawita Bashar al-Assad pare ulteriore “distrattore”, rispetto allo sforzo delle cancellerie internazionali.

Il silenzio della UE, in parte voluto e in parte incoraggiato dalla maggior forza dei fattori esterni, non toglie imbarazzo e colpe per le migliaia di morti che un’operazione militare intitolata alla pace sta invece inequivocabilmente mietendo.

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Armenia-Francia: ministro Esteri Nalbandian riceve sottosegretario Lemoyne, focus su relazioni bilaterali (Agenzianova 30.03.18)

Erevan, 30 mar 14:55 – (Agenzia Nova) – Il ministro degli Esteri Edward Nalbandian ha ricevuto oggi a Erevan la delegazione francese guidata da Jean-Baptiste Lemoyne, sottosegretario agli Esteri con delega agli affari europei. Durante la riunione si è discusso della preparazione del Vertice francofono e di una serie di eventi collaterali che si terranno a Erevan tra il 7 e il 12 ottobre. All’ordine del giorno della riunione anche le relazioni privilegiate armeno-francesi, confermate anche dalle frequenti visite reciproche; dall’approfondimento delle relazioni interparlamentari; dall’istituzione di nuovi rapporti amichevoli tra le regioni e le città dei due paesi: dall’approfondimento della cooperazione economica; e dall’aumento degli investimenti francesi nell’economia armena. Il ministro degli Esteri armeno ha informato Jean-Baptiste Lemoyne sui recenti sviluppi del processo di risoluzione pacifica del conflitto del Nagorno-Karabakh (regione contesa con l’Azerbaigian), apprezzando gli sforzi della Francia nella sua veste di paese co-presidente dell’Osce per il gruppo di Minsk. (Res)

Russia rifornirà l’Armenia di armamenti con nuovo prestito (Sputniknews.com 29.03.18)

L’Armenia inizierà a consegnare armamenti all’Armenia nell’ambito del nuovo prestito della difesa da 100 milioni di dollari quest’anno, ha dichiarato ai giornalisti giovedì durante la mostra ArmHiTech-2018 il vice direttore del Servizio Federale per la cooperazione tecnico-militare Vladimir Drozzhov.

“Sono previste per il 2018” ha risposto ad una domanda del giornalista.

Questo dicembre il presidente dell’Armenia Serzh Sargsyan ha firmato una legge sulla ratificazione di un accordo di un prestito russo di 100 milioni di dollari per un periodo di 15 anni per acquistare armamenti.

Inoltre a giugno 2015 è stato firmato una accordo che prevede un prestito governativo di esportazione russo all’Armenia per 200 milioni di dollari per l’acquisto di armamenti di produzione russa. Nell’ambito di questo prestito sono stati firmati 18 contratti ha commentato il Ministro della difesa dell’Armenia.

Come ha dichiarato il Ministro della difesa dell’Armenia Vigen Sarkisian, Erevan intende acquistare armamenti di “contenimento strategico” da Mosca nel quadro del prestito della difesa russo.

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Armenia, il 5 aprile l’inaugurazione di una statua di San Gregorio di Narek nei Giardini Vaticani (Lastampa.it 28.03.18)

Una statua in bronzo alta 2 metri di San Gregorio di Narek, monaco armeno vissuto nel X secolo, dichiarato nel 2015 da Papa Francesco 36esimo Dottore della Chiesa, sarà inaugurata il prossimo giovedì 5 aprile, alle 12, nei Giardini Vaticani alla presenza del Pontefice. Per l’evento giungerà in Vaticano il presidente dell’Armenia, Serzh Sargsyan, che sarà ricevuto la mattina in udienza privata dal Papa nel Palazzo Apostolico. Subito dopo seguiranno le udienze al patriarca Karekin II, catholicos di tutti gli Armeni, e ad Aram I, catholicos della Chiesa Armena Apostolica di Cilicia.

La realizzazione dell’opera d’arte che verrà inaugurata ad aprile – informa il sito Il Sismografo – è stata curata da un team guidato dello stesso scultore che ha realizzato la statuetta donata al Papa. La scultura è stata trasferita nei Giardini Vaticani lo scorso 21 marzo, come reso noto dall’ambasciatore armeno presso la Santa Sede, Mikayel Minasyan, con un post sul suo profilo Facebook.

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Difesa: Armenia, apre domani a Erevan esposizione internazionale ArmHiTec-2018 (Agenzianova 28.03.18)

Erevan, 28 mar 17:19 – (Agenzia Nova) – Si apre domani a Erevan l’esposizione internazionale del settore degli armamenti e delle tecnologie per la difesa ArmHiTec-2018. L’evento, che durerà fino al 31 marzo, vedrà la partecipazione di oltre 60 compagnie, sia straniere che armene. Secondo il vice ministro della Difesa dell’Armenia e presidente della commissione statale per l’Industria militare Davit Pakhchanyan, obiettivo dell’esibizione è quella di rafforzare la sicurezza del paese, dare maggiore sviluppo all’industria della Difesa e approfondire le relazioni con i partner internazionali, sviluppando nuovi legami commerciali. Secondo il vice ministro, ripreso dall’agenzia “Armenpress”, saranno presenti 34 compagnie armene e 30 straniere da 14 paesi, inclusi Russia, India, Cina, Francia, Germania, Italia, Croazia, Polonia, Serbia. (segue) (Res)