Nuova impasse nel processo per l’elezione del Patriarca armeno di Costantinopoli (Agenzia Fides 15.09.17)

Istanbul (Agenzia Fides) – Il processo per l’elezione del nuovo Patriarca armeno di Costantinopoli, sta vivendo una nuova fase di stallo, legata a episodi di silenzioso boicottaggio da parte delle istituzioni turche, ma anche alle perduranti divisioni che si registrano all’interno della comunità armena.
Dopo l’elezione – il 15 agosto 2016 – dell’Arcivescovo Karekin Bekdjian come nuovo locum tenens del Patriarcato, in sostituzione dell’Arcivescovo Aram Ateshyan, e dopo la costituzione di un gruppo di lavoro incaricato di far avanzare il processo elettorale, le lettere ufficiali inviate dal Patriarcato armeno alle autorità turche per sollecitare il riavvio delle procedure per l’elezione del Patriarca non hanno avuto risposta. Bagrat Estukian, direttore della sezione armena di Agos – giornale bilingue armeno-turco pubblicato a Istanbul – ha riferito all’agenzia Armeniapress che il Patriarcato armeno non ha ricevuto nessun invito a partecipare alle commemorazioni ufficiali turche per la festa della vittoria, lo scorso 30 agosto, dove invece erano stati invitati i rappresentanti di tutte le altre Chiese e comunità religiose presenti in Turchia. Nella comunità armena tale mancato invito è stato percepito come un segnale di avversione nei confronti dell’attuale locum tenens del Patriarcato. Lo stesso Estukian ha anche accennato al ruolo negativo giocato da personaggi in vista della comunità armena che puntano ad accreditarsi come “intermediari” tra la sessa comunità e le autorità turche, vantando entrature di alto livello nelle istituzioni nazionali.
Secondo indiscrezioni riprese dallo stesso Agos, proprio alcune delle persone selezionate dall’arcivescovo Bekchyan non sarebbero graditi agli apparati politici e istituzionali turchi. E le difficoltà presenti sarebbero connesse anche all’atteggiamento di sostenitori dell’ex locum tenens Aram Ateshyan, che auspicano le dimissioni di Bekdjian e del gruppo di lavoro, trovando appoggi all’interno delle istituzioni turche.
L’ultimo accordo sulle procedure da seguire per eleggere il successore di Mesrob II Mutafyan – giovane e intraprendente Patriarca armeno di Costantinopoli reso inabile da una malattia incurabile che lo ha colpito dal 2008 – erano state concordate tra alcuni alti rappresentanti del Patriarcato durante un summit convocato a Erevan, presso la Sede patriarcale di Echmiadzin (Armenia) dal Patriarca Karekin II, Catholicos di tutti gli Armeni, lo scorso 23 e 24 febbraio. (GV) (Agenzia Fides 15/9/2017).

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Istoria Viaggi, itinerario in Israele con Antonia Arslan e David Meghnagi (Travelquotidiano.com 15.09.17)

“Storie di donne, armeni ed ebrei” è il titolo del viaggio speciale in Israele organizzato dal tour operator Istoria dal 29 ottobre al 5 novembre. A far da guida saranno la scrittrice italo-armena Antonia Arslan (nella foto) e il prof. David Meghnagi, direttore del master sulla didattica della Shoah all’Università Roma Tre. Accompagneranno il gruppo anche don Andrea Varliero (diocesi Adria-Rovigo) e Vittorio Robiati Bendaud (tribunale Rabbinico del centro-nord Italia). La quota è di mille 950 euro (supplemento singola di 495 euro). L’itinerario inizia a Tel Aviv e si conclude a Gerusalemme dopo aver fatto tappa a Tiberiade, Cafarnao, Galilea e molte altre località legate al tema del viaggio. Per informazioni e iscrizioni: www.istoriaviaggi.com

 

Armeni Mechitaristi, parla l’arcivescovo Zekyian: tre secoli di storia e un futuro su tre “pilastri” (Gente Veneta 13.09.17)

L’amore per lo studio, la conservazione di un patrimonio culturale inestimabile, la diffusione e declinazione contemporanea di uno stile ecumenico.

Ci sono almeno questi tre pilastri a tenere in piedi, oggi e in vista del domani, la congregazione dei padri Armeni Mechitaristi.

Sono tre pilastri che affondano le radici nel passato, ma guardano decisamente al futuro. Proprio come aveva fatto Mechitar di Sebaste, l’abate armeno che tre secoli fa diede vita ad un’esperienza monacale che in laguna di Venezia, nell’isola di San Lazzaro, ha avuto il suo cuore.

Il monaco Mechitar era stato un innovatore e i religiosi della congregazione da lui creata possono oggi, a distanza di tre secoli, trovare i modi per declinare nel presente la spinta innovatrice ed evangelizzatrice del fondatore.

Ne è convinto mons. Lévon Boghos Zekiyan, 73 anni, arcieparca di Costantinopoli e delegato pontificio per la Congregazione mechitarista, nonché presidente della Conferenza episcopale di Turchia. Mons. Zekiyan ha un legame molto forte con Venezia, non solo perché a lui è affidata la congregazione che ha il suo centro storico a San Lazzaro, ma anche perché dal 1955 vive e opera nel territorio lagunare.

Era un ragazzino, infatti, Lévon Boghos Zekiyan quando arrivò per la prima volta a Venezia, per studiare. E qui è rimasto, fino all’ordinazione episcopale, insegnando per molti anni lingua e letteratura armena a Ca’ Foscari.

Ma oggi che si celebrano i trecento anni da quando – l’8 settembre 1717, Mechitar e i suoi discepoli si insediarono nell’isola di San Lazzaro, concessa loro dal doge – si tratta di portare avanti e innovare la sostanza di questa storia tri-secolare.

Tutto ciò anche per garantire la continuità della presenza dei monaci. Oggi la congregazione ne conta solo 24, molti meno dei circa 80 di cui disponeva a metà del Novecento. La crisi delle vocazioni, certo, non è un problema che si pone solo per i Mechitaristi: tutte le famiglie religiose, sia pure con numeri e modalità diversi, ne sono afflitte.

Ma proprio perciò si tratta di dare linfa attuale alla ricchezza che il carisma di Mechitar ha generato. Un dottore della Chiesa armena, ricorda l’arcivescovo Zekiyan, dice che l’amore per lo studio è immagine dell’amore di Dio. E questo si fa chiaro a coloro che ne fanno esperienza. Questo amore per lo studio, per la conoscenza e la ricerca è tuttora una delle ragioni di fondo della missione.

A San Lazzaro, data la lunga storia, fa tutt’uno con la conservazione e la tutela di un grande patrimonio.

Sono più di 4mila, infatti, i manoscritti conservati. Dopo la biblioteca nazionale di Yerevan, la capitale dell’Armenia, San Lazzaro è lo scrigno di più ricco di documenti antichi: «E, dal punto di vista della varietà tematica – precisa il vescovo Zekyian – la collezione veneziana è la più importante in assoluto. Quindi è un tesoro. Perciò dico spesso che già solo poter conservare questo patrimonio, giovandoci di criteri e tecniche attuali, è una missione sufficiente per i nostri monaci».

Ma c’è un terzo “pilastro”, altrettanto e forse più essenziale per l’oggi: «Mechitar ha avuto, da anticipatore, una visione ecumenica della Chiesa. Ha precorso i secoli, sulla scia della tradizione della Chiesa armena».

Il monaco fondatore ha innestato, cioè, il nuovo sull’antico. E questo è proprio il risultato cui è chiamata la congregazione, trecento anni dopo, per mostrare la sua attualità.

Chiarisce mons. Lévon Boghos Zekiyan: «L’odierno ecumenismo si fonda sulla distinzione fra la sostanza della fede e il linguaggio che esprime questa sostanza. Il linguaggio può variare, mentre la sostanza resta la stessa. Questo principio Mechitar lo sostenne apertamente ed esplicitamente. Perciò credo che la congregazione, da questo punto di vista, abbia una missione particolare nel dialogo ecumenico, che possa essere fruita come modello per la Chiesa universale. La congregazione stessa è un vissuto concreto ed esistenziale di questo principio ecumenico».

E Venezia non è estranea alla genesi e alla vitalità di questo stile ecumenico: «È una mia ipotesi – sostiene l’arcivescovo armeno di Costantinopoli – ma sono convinto che Mechitar non sarebbe potuto sopravvivere, con questo ideale ecumenico, in quell’epoca post-tridentina, se non fosse stato a Venezia».

Giorgio Malavasi

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L’Arcivescovo Marayati: “La guerra si combatte con il perdono” (Agenzia Fides 13.09.17)

Munster (Agenzia Fides) – “La guerra non si combatte con la guerra, ma con il dialogo, con il perdono, con la riconciliazione e con la volontà di cominciare una nuova vita camminando su strade di pace”: lo ha detto l’Arcivescovo armeno cattolico di Aleppo, Butros Marayati, all’incontro internazionale “Strade di Pace” organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio a Munster, in Germania. Come appreso da Fides, Marayati, che guida la comunità armena della città di Aleppo, luogo simbolo del lungo conflitto siriano, ha ricordato gli altri due Vescovi di Aleppo, il siro-ortodosso Mar Gregorios Yohanna Ibrahim e il greco ortodosso Paul Yazigi, rapiti il 22 aprile 2013, rinnovando un appello per la loro liberazione: “Aleppo attende il ritorno dei suoi vescovi e sacerdoti rapiti, aspetta la fine della guerra, spera e confida nel Signore” ha detto. Ricordando l’immane sofferenza di bambini, donne e dei profughi che attendono la pace, l’Arcivescovo Marayati ha concluso: “Da tutti loro sale il grido ‘mai più la guerra’, perché la guerra è sempre un’inutile strage”.
I due Vescovi metropoliti di Aleppo furono rapiti nell’area compresa tra la metropoli siriana e il confine con la Turchia. L’auto su cui viaggiavano i due Vescovi fu bloccata dal gruppo dei rapitori e l’autista fu freddato con un colpo alla testa. Da allora, nessun gruppo ha rivendicato il sequestro. Intorno al caso sono state fatte filtrare a più riprese indiscrezioni rivelatesi infondate. A oltre quattro anni dal sequestro, non vi sono notizie certe sulla sorte dei due.
Nei mesi scorsi, in un messaggio congiunto, due Patriarchi di Antiochia, il greco ortodosso Yohanna X e il siro ortodosso Mar Ignatios Aphrem II, avevano richiamato la comunità internazionale a far memoria dei due Metropoliti rapiti e ad adottare sforzi adeguati per ottenerne il rilascio. (PA) (Agenzia Fides 13/9/2017)

L’Arena fa scuola in Armenia (Larena.it 12.09.17)

KRASAR (ARMENIA)

Un nugolo di bambine dalle lunghe trecce agghindate con pon pon di toulle e fasce decorate, abitini blu, bandierine e musiche caucasiche. Un vortice di danze, ritmi e costumi tradizionali apre la giornata e l’anno scolastico in questo villaggio di 550 anime nel nord-ovest dell’Armenia, Krasar, a duemila metri di altitudine. S’inaugura la nuova scuola in pietra (LA FOTOGALLERY). E si consolidano così l’amicizia e la solidarietà tra l’Armenia, l’Italia, Verona e L’Arena. Duramente colpita, l’Armenia, il 7 dicembre del 1988, dal terremoto che provocò 25mila morti e 700mila senzatetto, su una popolazione allora, quando era ancora nell’Unione Sovietica – è indipendente dal 1991 – di tre milioni di abitanti.

Le lezioni, per un centinaio di ragazzi di elementari e medie, si aprono in una nuova scuola in muratura a due piani, con palestra e sale computer. Costruita con criteri antisismici per iniziativa di Garen Kökciyan, 56 anni, un ingegnere armeno nato in Turchia, a Istanbul, trasferitosi in Italia nel 1978 e residente ad Avigliana (Torino). Attivatosi con la Banca mondiale e con l’Armenian Territorial Development Fund, aiutato da un gruppo di benefattori per costruire un edificio scolastico al posto di quello che andò distrutto dal terremoto.

Alunni e studenti hanno a disposizione quest’anno anche 3.000 euro, donati dalla Società Athesis, editrice del nostro giornale, che servirà ad acquistare libri e quaderni per quattro anni. Il legame con Verona continua. Già, perché a Krasar, come L’Arena ha raccontato anche di recente, il 7 dicembre 1989, esattamente un anno dopo il sisma, fu inaugurata la «Scuola Verona». Cioè un prefabbricato in cartongesso – che sopperì alla mancanza della scuola – realizzato grazie a una sottoscrizione promossa dopo il sisma da L’Arena, che raccolse 300 milioni di lire.

In quella scuoletta, costruita dalla Ofma, di Udine, ora quasi inagibile per infiltrazioni d’acqua – d’inverno si arriva a 40 gradi sotto zero – hanno studiato in quasi trent’anni duemila ragazzi, fino al giugno scorso. Fu Un miracolo. A cui se ne è aggiunto un altro. Quello di Garen Kökciyan, venuto a conoscenza da un nostro reportage da qui dell’esistenza della Scuola Verona e della necessità, ora, di un edificio vero.

Dentro la nuova scuola però – all’inaugurazione bandiere rosso blu arancio armene e verde bianco rosso dell’Italia – è stata collocata la targa «Scuola Verona-L’Arena ottobre 1989», «come segno di eterna gratitudine ai veronesi, lettori de L’Arena», dice l’ingegnere, tagliando il nastro con Giovanni Ricciulli, ambasciatore d’Italia in Armenia. Presenti il vicepresidente della Regione Shirak, Seyran Petrosyan, alunni, insegnanti, genitori. Un’altra targa ricorda il legame «Italia-Verona-L’Arena», con un «Grazie». Nella palestra, poi, una chicca di arte. Frutto di un popolo antico, colto, che ha sopportato vari genocidi, fino all’ultimo cent’anni fa, attuato dai turchi: un milione e mezzo di morti. Si esibisce per i convenuti il Quartetto d’archi Komitas, con primo violino Eduard Tadevosyan, un mito in Armenia, e poi con Syuzi Yeritsyan, Aleksandr Kosemyan e Angela Sargsyan, che in futuro potrebbero esibirsi a Verona.

Bruno Panziera, ex giornalista de L’Arena, che attuò il progetto della Scuola Verona – la quale diventerà un centro d’incontro – consegna alla direttrice i 3.000 euro della Società Athesis per il materiale didattico e formelle su Verona prodotte dalla Cooperativa sociale Filo Continuo, di Pescantina. E L’Arena riceve a sua volta una formella con il «grazie per aver contribuito in maniera determinante all’educazione dei nostri giovani in questi 28 anni».

Letti messaggi di augurio del sindaco di Verona, Federico Sboarina, e di monsignor Claudio Gugerotti, veronese, ora nunzio apostolico in Ucraina, a Kiev, e per 10 anni nunzio in Armenia, Georgia e Azerbaigian, dopo essere stato responsabile del settore armeno della Congregazione delle Chiese orientali. Si era attivato lui per costruire l’ospedale Redemptoris Mater, ad Ashotsk, qui vicino, donato da Giovanni Paolo II utilizzando fondi della Caritas italiana. C’è poi padre Tovma Khachatryan, parroco della comunità della Chiesa apostolica armena di Milano.

«Ringrazio di cuore tutti quelli che hanno contribuito materialmente, moralmente o anche soltanto leggendo i messaggi sull’avanzamento dei lavori, alla realizzazione del progetto», dice commosso Kökciyan. Che ha messo il cuore e le mani per la sua Armenia, «la terra delle pietre urlanti».

Enrico Giardini

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«Tante opportunità  di rapporti e sviluppo  tra italiani e armeni» larena.it 12.09.17

KRASAR (ARMENIA)

Prima di tagliare il nastro della nuova scuola in pietra, l’ambasciatore d’Italia in Armenia, Giovanni Ricciulli, visita il villaggio e la scuoletta in prefabbricato, la Scuola Verona, costruita da L’Arena nel 1989. Con lui c’è Garen Kökciyan, l’ingegnere armeno promotore del nuovo edificio in muratura.

«Sono due opere frutto della grande generosità degli italiani, che hanno consentito e consentiranno ancora di mantenere l’istruzione in questo piccolo centro sperduto, per dare futuro a tanti ragazzi», dice Ricciulli, che esprime «un grande ringraziamento al giornale L’Arena, per quanto continua a fare per l’Armenia, e all’ingegner Kökciyan, per aver realizzato il nuovo edificio». Ricciulli, calabrese, è da quattro anni attivo in Armenia, nella capitale Yerevan, a 180 chilometri da Krasar. Sottolinea, l’ambasciatore, che i rapporti tra l’Italia e l’Armenia, oltre che improntati alla massima cordialità, siano già consolidati a livello istituzionale, ma anche in crescita dal punto di vista economico e culturale.

«In numerosi settori la cooperazione e gli scambi sono già stati implementati di recente», spiega Ricciulli, «grazie a incontri avvenuti anche a Roma, con imprenditori e amministratori italiani e armeni. Sul fronte dell’agricoltura, ma anche dell’agroindustria e delle energie rinnovabili, il ruolo dell’Italia qui può essere rilevante».

E.G.

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Leader religiosi di Russia, Armenia e Azerbaigian per la pace in Nagorno Karabakh (Interris.it 09.09.17)

Incontro a Mosca tra il patriarca Kirill, il Catholicos di tutti gli armeni e lo Sheikh ul-Islam azero: firmata una dichiarazione che chiede il rilascio dei prigionieri di guerra

Ieri, 8 settembre, Mosca ha ospitato un incontro tra il patriarca russo-ortodosso Kirill, lo Sheikh ul-Islam azero Haji Allahshukur Pashazade e il Catholicos di tutti gli armeni Karekin II.

Il conflitto in Nagorno Karabakh

Al centro dei colloqui tra i tre leader religiosi il conflitto nel Nagorno Karabakh, regione caucasica ufficialmente parte dell’Azerbaigian e per la quale l’Armenia rivendica una Repubblica indipendente. Le attività belliche tra gli eserciti dei due Paesi riprendono periodicamente. Ultimo episodio grave è avvenuto nell’aprile 2016, quella conosciuta come la “guerra dei quattro giorni”ha provocato novanta morti secondo fonti armene e trecentoventi secondo fonti azere.

L’impegno per la pace

Come riferisce l’agenzia azera Apa, i tre leader hanno firmato una dichiarazione sui risultati della riunione, in cui si chiede il rilascio dei prigionieri di guerra.

Il patriarca Kirill ha espresso soddisfazione per l’incontro nell’incontro con i giornalisti avvenuto a margine: “La differenza di opinioni può essere eliminata solo basandosi sui principi di vicinato e sui valori morali. Gli azeri e gli armeni dovrebbero vivere fianco a fianco. Pertanto, c’è bisogno di pace e di cooperazione. Preghiamo per la soluzione pacifica di tutti i problemi umanitari legati al conflitto”.

Il rispetto dei luoghi di culto

Kirill ha posto l’accento sulla necessità di escludere i civili dal conflitto. “Chiediamo il rilascio di coloro che non hanno partecipato alla guerra ma sono rimasti coinvolti durante il conflitto”, ha detto. Importante è inoltre “la protezione delle chiese, delle moschee e di altri luoghi sacri nella zona di guerra”.

Trattative politiche

Contestualmente si lavora per una via d’uscita al conflitto nel Nagorno Karabakh anche nelle alte sfere politiche. A Baku, sempre ieri, si sono incontrati il capo di Stato maggiore della Federazione Russa Valerij Gerasimov e l’omologo dell’Azerbaigian, Najmeddin Sadykov. L’ufficio stampa del ministero della Difesa azero ha diffuso un comunicato, ripreso da AgenziaNova, che afferma: “Si è discusso della situazione militare e politica nella regione. Il generale Sadykov ha osservato che il conflitto nel Nagorno Karabakh è la principale minaccia per la sicurezza regionale. Il capo di Stato maggiore ha sottolineato l’importanza di ottenere una soluzione al conflitto nelle norme del diritto internazionale”.

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Diocesi: Venezia, patriarca Moraglia a celebrazioni in rito armeno per 300 anni Abbazia mechitarista (Agensir.it 08.09.17)

Domani e domenica, il patriarca di Venezia Francesco Moraglia partecipa alle celebrazioni in rito armeno, a S. Marco e nell’isola di S. Lazzaro, per i 300 anni dell’Abbazia mechitarista. Mons. Moraglia parteciperà alle 18 di domani, sabato 9 settembre, nella basilica cattedrale di San Marco a Venezia, al canto dei Vespri solenni – celebrati in rito armeno – in occasione delle celebrazioni per il Tricentenario del Monastero Abbaziale di San Lazzaro a Venezia. Domenica 10 settembre, alle 11 nella chiesa di San Lazzaro in isola a Venezia, il patriarca Moraglia assisterà alla celebrazione eucaristica solenne – in rito armeno – che sarà presieduta da mons. Levon Boghos Zekiyan, attuale arcieparca di Costantinopoli per gli armeni cattolici e presidente della Conferenza episcopale della Turchia nonché delegato pontificio per la Congregazione mechitarista.

Cultura e sport nel weekend di Figline e Incisa (met.provinia.fi.it 07.09.17)

Al via le visite alla mostra sul Comune unico al Pretorio. L’8 settembre incontro a tema Armenia a Perlamora, il 10 Grand Prix Podistico
Il prossimo weekend sarà all’insegna della cultura e dello sport a Figline e Incisa. Si parte già da venerdì 8 settembre, quando al Perlamora Festival si terrà un incontro a tema Armenia. L’appuntamento è fissato alle 21,30 al centro Perlamora, in via Golfonaia-Figline, dove la presentazione del libro “Il bambino e i venti d’Armenia” di Arthur Alexanian (che interverrà durante l’incontro) sarà un’occasione per parlare anche del contesto culturale e storico di quel paese.
Si tratta di un romanzo incentrato sulla storia di un bambino che, a piccoli passi, recupera la memoria sul suo passato, restituendo al lettore immagini vivide di ciò che ricorda. Attorno a lui ruotano anche le storie degli altri protagonisti, divisi tra Oriente (terra d’origine) e Occidente (luogo di fuga per la sopravvivenza).
Oltre all’autore, saranno presenti anche Sivia Huober (giornalista), Alessandra Olivieri (casa editrice Ibiskos), Andrea Ulivi (fotografo e direttore di Meridiana) e l’assessore alle Attività Produttive del Comune di Figline e Incisa Valdarno, Sauro Testi.
Sabato 9 e domenica 10 settembre sarà il primo fine settimana di visite a ingresso libero alla mostra “Il Comune unico e la sua Comunità”, inaugurata a Palazzo Pretorio lo scorso 2 settembre. L’esposizione è promossa dalla Presidenza del consiglio comunale con la finalità di mostrare i momenti più esemplari della storia di entrambi i capoluoghi della città, che passa attraverso una serie di scatti fotografici di luoghi, amministratori e cittadini, immortalati principalmente durante la partecipazione a eventi o manifestazioni collettivi. La mostra sarà visitabile solo il sabato e la domenica, fino al 24 settembre, la mattina dalle 10 alle 13 e il pomeriggio dalle 16 alle 19.
Infine, domenica 10 settembre, si terrà la prima edizione del Trofeo Girasole, organizzato dall’Atletica Futura in collaborazione con ECV Group. Si tratta di una doppia corsa campestre (10,5 km gara competitiva e 4,5 km gara non-competitiva), che si terrà a partire dalle 9 presso le strade sterrate del Camping Girasole a Figline (via Di Norcenni, 7). L’incasso sarà devoluto all’Ospedale pediatrico Meyer e al Calcit Valdarno Fiorentino.
Per iscrizioni e informazioni contattare i numeri 347.2374927 e 335.1006164 oppure scrivere a segreteria@atleticafutura.it.
Per ulteriori informazioni su questi e altri eventi e per i dettagli sulle modifiche alla viabilità cittadina in occasione delle varie iniziative si rimanda al sito www.fiv-eventi.it.

07/09/2017 12.11
Comune di Figline e Incisa Valdarno

Il Veneto incontra l’Armenia. Oggi alla Mostra del Cinema Film su conflitto in Nagorno Karabakh (Regione.veneto.it 07.09.17)

Oggi pomeriggio nello spazio della Regione del Veneto al Lido di Venezia, nell’ambito della 74 Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, era in programma la presentazione del film “The Last Inhabitant” sulla cultura armena e sul conflitto in Nagorno Karabakh. In mattinata, l’assessore regionale alle attività culturali e di spettacolo del Veneto si è incontrato a Palazzo Balbi a Venezia con l’Ambasciatrice della Repubblica di Armenia in Italia Victoria Bagdassarian, che era accompagnata tra gli altri dal regista del film Jivan Avetisyan.
L’assessore ha sottolineato il rapporto storico esistente tra il  Veneto e il popolo armeno e il significato di questa e altre iniziative per consolidare la collaborazione presente e futura. La vetrina offerta dalla Mostra del Cinema di Venezia a cui guarda tutto il mondo – ha aggiunto – sarà un’importante occasione per sottolineare la vicinanza al popolo armeno e la necessità, in un momento internazionale così difficile, di difendere valori fondamentali come la pace e il dialogo consapevole.
Anche l’ambasciatrice ha fatto riferimento agli storici legami con il Veneto ed esprimendo apprezzamento per l’ospitalità offerta al film ha detto che parla della sopravvivenza del popolo armeno nel Nagorno Karabakh. E’ il racconto di un conflitto, ha detto il regista, ma rivolto all’obiettivo finale che è quello della pace.

Sotto lo sguardo dell’Ararat: l’Armenia in mostra alla casa dello studente (Diario di Pordenone 04.09.17)

PORDENONE – La nuova stagione di Casa Zanussi si apre nel segno dell’arte e della fotografia: fino al 17 settembre nello Spazio foto del Centro Culturale Casa Zanussi di Pordenone è visitabile la mostra ‘L’armenia nelle fotografie di Udo Koehler’, che sarà presentata dall’autore lunedì 4 settembre, alle 17.30 a Casa Zanussi. La mostra si focalizza in due settori principali: l’espressione dall’Armenia nel suo paesaggio che contiene tutti gli elementi della sua classicità e della sua sacralità e un aspetto fortemente legato all’attualità, per far conoscere ai visitatori gli elementi dell’Armenia di oggi con tutte le sue contraddizioni, ma anche con il suo fascino improntato alla semplicità. I paesaggi sono presentati in fotografie singole per focalizzare il connubio straordinario fra senso paesaggistico ed architettura creata dall’uomo, specie quella religiosa che è tipicamente armena e perciò non si trova da nessun’altra parte del mondo. E poi l’Armenia delle persone, delle storie nella Storia, l’Armenia dei mestieri. Il secondo settore trattato da Koehler con la consueta maestria, è composto di pannelli dove convivono più fotografie, ad esprimere il complesso connubio di sentimenti che muovono la vita. Un escamotage artistico per stimolare una coscienza ragionata verso i molti elementi straordinari incarnate dall’Armenia, in chiave positiva ma anche in negativo e tragico, come il genocidio. La mostra sarà visitabile dal lunedì al venerdì in orario 9-19 e sabato 9-18, con accesso libero. Info: www.centroculturapordenone.it

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