Speciale difesa: Nagorno-Karabakh, ministero azero, attaccate postazioni militari armene per impedire atti di sabotaggio (Agenzianova 24.07.17)

Baku, 24 lug 16:00 – (Agenzia Nova) – Nuovo attacco delle forze armate azere contro delle postazioni armene per prevenire degli atti di sabotaggio. Il ministero della Difesa azero ha riferito che dal distretto di Qazakh e di Tovuz sono stati sparati alcuni colpi di mortaio per impedire che le forze armene compissero nuovi attacchi contro la popolazione civile azerbaigiana. La nota del ministero è stata pubblicata come risposta ad alcune notizie apparse sui media armeni secondo cui le forze armate dell’Azerbaigian stavano bombardando villaggi armeni situati vicino al confine. “Notizie simili, diffuse dalle autorità armene, hanno lo scopo di giustificare le provocazioni commesse dall’Armenia nei confronti dei civili azeri nei villaggi di confine”, si legge nella nota del ministero, secondo cui per prevenire questi atti le forze armate hanno adottato delle contromisure immediate sopprimendo le attività della controparte armena.

Il recente avvenuto l’11 luglio fra i ministri degli Esteri di Armenia Edward Nalbandian e Azerbaigian Elmar Mammadyarov a Bruxelles, su iniziativa dei co-presidenti del Gruppo di Minsk dell’Osce (Francia, Russia e Stati Uniti), si è incentrato sull’avanzamento del processo negoziale volto a risolvere il conflitto nel Nagorno-Karabakh. Nalbandian ha sottolineato l’importanza di stabilizzare la situazione lungo la linea di contatto e ha in questo senso sottolineato la necessità di attuare gli accordi raggiunti durante i Vertici di Vienna e San Pietroburgo. Mammadyarov, dal canto suo, ha ribadito che l’Azerbaigian sostiene il proseguimento dei negoziati. I co-presidenti hanno chiesto ai ministri di trasmettere ai presidenti dei due paesi la loro proposta di organizzare un vertice entro la fine di quest’anno. È stato inoltre raggiunto un accordo per convocare la prossima riunione tra i ministri degli Esteri a settembre a New York ai margini dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite.

La situazione nella regione ha subito una nuova fase di deterioramento nella prima settimana del mese corrente. Venerdì 7 luglio il ministero della Difesa azero ha riferito che, per prevenire nuovi atti di sabotaggio da parte delle Forze armate armene, sono state colpite delle postazioni militari e vendicare la morte dei civili uccisi lo scorso 4 luglio nel villaggio di Alkhanli, situato nel distretto azero di Fuzuli: in questa data, secondo Baku, le forze armate dell’Armenia hanno colpito il villaggio in questione usando dei mortai da 82 e 120 mm e lanciagranate pesanti, provocando tre vittime. (Res)

Charles Aznavour incanta Roma (Messinawebtv 23.07.17)

Le passioni si seguono, spesso si inseguono, non sempre si appagano e quelle che sono state stemperate dal tempo, di certo, non erano grandi passioni.
Ma quelle che ci portiamo dentro e custodiamo come gioielli, vivono con noi, invecchiano con noi e segnano il percorso che chiamiamo vita.

aznavour2E’ questa la passione che ha richiamato tanto pubblico da tutta Italia all’Auditorium della Musica di Roma per ascoltare Charles Aznavour nel primo dei tre concerti che effettuerà in Italia.
Le prossime tappe lo porteranno, eterno viaggiatore, a Cagliari il 18 agosto e a Milano il 13 novembre, al Teatro degli Arcimboldi.

aznavour4Settantanni di carriera e novantatre di vita, un romanzo difficile da immaginare anche per il più prolifico degli scrittori. Un artista immenso che ha spaziato dal mondo della musica, scrivendo ed interpretando canzoni indimenticabili a quello del cinema. Truffaut, Chabrol, Lelouch sono alcuni dei registi che lo hanno scelto e diretto. Un artista che non teme di mostrare, anzi condivide con il pubblico, ammettendole apertamente, le fragilità dell’età avanzata.

aznavour5La voce meno possente, la memoria che va aiutata dal “gobbo”, ma nulla intacca la sua presenza in scena. Scordatevi il concerto d’addio. Aznavour entra in scena, con l’esperienza di un “mostro sacro” e la passione di un debuttante. È lui “Le Cabotin” l’Istrione “cui la scena da’ la giusta dimensione”; bastano le prima note di questa canzone per far partire un’ovazione di applausi.
Il testo scritto da Aznavour nel 1968 (la musica di George Garvarentez) oggi appare come una straordinaria testimonianza della sua vita di artista. Animato dal sacro fuoco dell’arte, si proietta in quell’abisso buio che è la scena, per rivivere il “sogno sempre uguale”.

Istrione, ma non saltimbanco nella vita, oggi ancora di più può dirlo forte:“Non e’ per vanità, quel che valgo lo so’ e ad essere sincero solo un vero istrione e’ grande come me. Ed io ne sono fiero”. Grande anche Giorgio Calabrese, ricordato da Aznavour, che nel 1970 ha tradotto per il mercato italiano questo successo.

aznavour6Il concerto ha avuto inizio con la canzone “Les migrantes”, che tocca un tema caro ad Aznavour, di origine armena e da sempre attivo nella protezione della comunità caucasica, vittima di diversi genocidi. Il messaggio “Avec leurs mains, iIls ont travaillé pour demain” (con le loro mani, hanno lavorato per il domani) supera le domande “ da dove provengono, come rimangono” per lasciarne altre aperte: “cosa hanno temuto, cosa hanno mangiato, cosa hanno sofferto”.

Di seguito Morire d’amore, La vie est faite de hasard (2011 album Toujours) e dopo Paris au mois d’août, Devi sapere (Il faut savoir) e Je voyage (2003 omonimo album), Sa jeunesse, Lei, Désormais Mon ami, mon Judas” hanno preparato la strada a brani immortali quali: l’istrione, Ave Maria, Ieri sì (Hier encore).

La musica di Aznavour trasporta in un mondo di “Plaisirs démodés”, il ritmo zigano di “Les deux guitars” coinvolge il pubblico, infine, la Bohème, Com’è triste Venezia e Emmenez-moi concludono il programma, interpretato senza interruzioni.

Forse troppo classico o déjà vu? Assolutamente no, meno che mai per chi, ha potuto assistere ad una lezione di vita e d’arte e, in piedi, ha tributato scroscianti applausi a questo Artista vero.
Chapeau, Monsieur Aznavour e … arrivederci.

L’Ambasciatrice della Repubblica Armena Victoria Bagdassarian in visita al Comune di Montesilvano (Abruzzonews 21.07.17)

 

 

Le ultime dal Comune di Montesilvano | Montesilvano – 21 luglio 2017. «Quando in Consiglio Comunale abbiamo approvato la risoluzione per il riconoscimento del genocidio del popolo armeno lo abbiamo fatto anche pensando ai nostri giovani, perche’ possano sviluppare una visione critica sul mondo e sulla storia. E’ quanto si legge in un comunicato diffuso, poco fa, dal servizio informazione e comunicazione del Comune di Montesilvano. Il contenuto della nota, della quale si riporta testualmente il contenuto completo, e’ stato divulgato, alle ore 17, anche mediante il sito internet dell’ente, attraverso il quale e’ stata rilanciata la notizia. »E’ quanto ha dichiarato il sindaco Francesco Maragno durante la visita istituzionale a Palazzo di Citta’ dell’Ambasciatrice Victoria Bagdassarian, accompagnata dall’architetto Antonio Antonilli, presidente dell’associazione ‘Viva la Solidarieta”. Ad accoglierla, oltre al primo cittadino, gli assessori Valter Cozzi e Deborah Comardi, il presidente del Consiglio Comunale Umberto Di Pasquale e il consigliere Adriano Tocco.Lo scorso 18 maggio, il Consiglio Comunale di Montesilvano ha approvato all’unanimita’ una risoluzione per il riconoscimento del genocidio Armeno, avvenuto nel 1915 per mano ottomana e che ha portato alla morte di un milione e mezzo di uomini, donne, bambini ed anziani.«L’incontro di questa mattina – ha continuato il Sindaco Maragno – rientra in quel percorso che la nostra Amministrazione ha avviato per aprire il nostro territorio a nuovi scambi commerciali, turistici e culturali. Oltre alla sottoscrizione del gemellaggio con il comune tedesco di Lahnstein, abbiamo avviato un’attivita’ per tessere relazioni con altri Paesi e culture. Sto pensando ad esempio agli incontri avuti con il Presidente del Touring and Automobile Club of the Islamic Republic of Iran e Mir Fakhraei Abdolreza, Presidente del Centro Italo Iraniano di Cooperazione Culturale e Economica (CICE) e ora le opportunita’ che possono svilupparsi con l’Armenia. L’auspicio e’ che quello di oggi sia solo il primo di una lunga serie di incontri che possano coinvolgere tutti i settori della nostra economia territoriale».Molto soddisfatta dell’incontro l’Ambasciatrice Bagdassarian che ha ricordato come «Montesilvano, con il riconoscimento del Genocidio degli Armeni, abbia posto le basi per un futuro diverso in cui mai piu’ dovranno ripetersi crimini cosi’ terribili contro l’umanita’ e abbia dato valore alla conoscenza come mezzo di prevenzione attiva». L’Ambasciatrice ha poi sottolineato come la Repubblica Armena «sia particolarmente interessata allo sviluppo delle relazioni economiche. Il nostro Paese e’ un ponte tra il mercato euroasiatico e quello iraniano e il lavoro dell’ultimo anno e’ stato orientato proprio in tal senso. A tal proposito abbiamo promosso a giugno alla Farnesina un forum che e’ stato l’occasione per presentare le opportunita’ di commercio e investimento in Armenia. Siamo sicuri che potremo portare avanti un progetto di collaborazione con il territorio di Montesilvano». | A cura della Redazione giornalistica AN24. Fonte: comunicato stampa diramato dall’ente.

Vai al sito


Montesilvano, l’ambasciatrice armena in visita al Comune (cityrumors 21.07.7)

Montesilvano. “Quando in Consiglio Comunale abbiamo approvato la risoluzione per il riconoscimento del genocidio del popolo armeno lo abbiamo fatto anche pensando ai nostri giovani, perché possano sviluppare una visione critica sul mondo e sulla storia”. Lo ha detto il sindaco Francesco Maragno durante la visita istituzionale a Palazzo di Città dell’Ambasciatrice Victoria Bagdassarian, accompagnata dall’architetto Antonio Antonilli, presidente dell’associazione “Viva la Solidarietà”. Ad accoglierla, oltre al primo cittadino, gli assessori Valter Cozzi e Deborah Comardi, il presidente del Consiglio Comunale Umberto Di Pasquale e il consigliere Adriano Tocco.

Lo scorso 18 maggio, il Consiglio Comunale di Montesilvano ha approvato all’unanimità una risoluzione per il riconoscimento del genocidio Armeno, avvenuto nel 1915 per mano ottomana e che ha portato alla morte di un milione e mezzo di uomini, donne, bambini ed anziani.

“L’incontro di questa mattina – ha continuato il Sindaco Maragno – rientra in quel percorso che la nostra Amministrazione ha avviato per aprire il nostro territorio a nuovi scambi commerciali, turistici e culturali. Oltre alla sottoscrizione del gemellaggio con il comune tedesco di Lahnstein, abbiamo avviato un’attività per tessere relazioni con altri Paesi e culture. Sto pensando ad esempio agli incontri avuti con il Presidente del Touring and Automobile Club of the Islamic Republic of Iran e Mir Fakhraei Abdolreza, Presidente del Centro Italo Iraniano di Cooperazione Culturale e Economica (CICE) e ora le opportunità che possono svilupparsi con l’Armenia. L’auspicio è che quello di oggi sia solo il primo di una lunga serie di incontri che possano coinvolgere tutti i settori della nostra economia territoriale”.

Molto soddisfatta dell’incontro l’Ambasciatrice Bagdassarian che ha ricordato come “Montesilvano, con il riconoscimento del Genocidio degli Armeni, abbia posto le basi per un futuro diverso in cui mai più dovranno ripetersi crimini così terribili contro l’umanità e abbia dato valore alla conoscenza come mezzo di prevenzione attiva”.

L’Ambasciatrice ha poi sottolineato come la Repubblica Armena “sia particolarmente interessata allo sviluppo delle relazioni economiche. Il nostro Paese è un ponte tra il mercato euroasiatico e quello iraniano e il lavoro dell’ultimo anno è stato orientato proprio in tal senso. A tal proposito abbiamo promosso a giugno alla Farnesina un forum che è stato l’occasione per presentare le opportunità di commercio e investimento in Armenia. Siamo sicuri che potremo portare avanti un progetto di collaborazione con il territorio di Montesilvano”.


L’Ambasciatrice della Repubblica Armena Victoria Bagdassarian in visita al Comune di Montesilvano (Notizieabruzzo 21.07.17)

«Quando in Consiglio Comunale abbiamo approvato la risoluzione per il riconoscimento del genocidio del popolo armeno lo abbiamo fatto anche pensando ai nostri giovani, perché possano sviluppare una visione critica sul mondo e sulla storia.»

E’ quanto ha dichiarato il sindaco Francesco Maragno durante la visita istituzionale a Palazzo di Città dell’Ambasciatrice Victoria Bagdassarian, accompagnata dall’architetto Antonio Antonilli, presidente dell’associazione “Viva la Solidarietà”. Ad accoglierla, oltre al primo cittadino, gli assessori Valter Cozzi e Deborah Comardi, il presidente del Consiglio Comunale Umberto Di Pasquale e il consigliere Adriano Tocco.

Lo scorso 18 maggio, il Consiglio Comunale di Montesilvano ha approvato all’unanimità una risoluzione per il riconoscimento del genocidio Armeno, avvenuto nel 1915 per mano ottomana e che ha portato alla morte di un milione e mezzo di uomini, donne, bambini ed anziani.

«L’incontro di questa mattina – ha continuato il Sindaco Maragno – rientra in quel percorso che la nostra Amministrazione ha avviato per aprire il nostro territorio a nuovi scambi commerciali, turistici e culturali. Oltre alla sottoscrizione del gemellaggio con il comune tedesco di Lahnstein, abbiamo avviato un’attività per tessere relazioni con altri Paesi e culture. Sto pensando ad esempio agli incontri avuti con il Presidente del Touring and Automobile Club of the Islamic Republic of Iran e Mir Fakhraei Abdolreza, Presidente del Centro Italo Iraniano di Cooperazione Culturale e Economica (CICE) e ora le opportunità che possono svilupparsi con l’Armenia. L’auspicio è che quello di oggi sia solo il primo di una lunga serie di incontri che possano coinvolgere tutti i settori della nostra economia territoriale».

Molto soddisfatta dell’incontro l’Ambasciatrice Bagdassarian che ha ricordato come «Montesilvano, con il riconoscimento del Genocidio degli Armeni, abbia posto le basi per un futuro diverso in cui mai più dovranno ripetersi crimini così terribili contro l’umanità e abbia dato valore alla conoscenza come mezzo di prevenzione attiva». L’Ambasciatrice ha poi sottolineato come la Repubblica Armena «sia particolarmente interessata allo sviluppo delle relazioni economiche. Il nostro Paese è un ponte tra il mercato euroasiatico e quello iraniano e il lavoro dell’ultimo anno è stato orientato proprio in tal senso. A tal proposito abbiamo promosso a giugno alla Farnesina un forum che è stato l’occasione per presentare le opportunità di commercio e investimento in Armenia. Siamo sicuri che potremo portare avanti un progetto di collaborazione con il territorio di Montesilvano».

Quartu Sant’Elena, mostra dei pittori armeni (cq24.it 19.07.17)

Da sempre Sciampitta è promotrice delle culture oltre confini, sin da quel 1985, anno della prima edizione, che ogni anno richiama migliaia di persone che vengono ad ammirare i migliori gruppi folk da tutto il mondo. Una rassegna ricca di colori, suoni e portatrice di cultura che fanno di Sciampitta una delle migliori kermesse mondiali.

Quartu Sant’Elena, 19 luglio 2017 – Nell’ambito della 31° edizione “Sciampitta” 2017, dalle ore 17 alle 20 è possibile ammirare all’ex Convento dei Cappuccini a Quartu Sant’Elena la Mostra Artisti Armeni a cura dell’Ingegnere Giacomo Carlo Tropeani, organizzata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Quartu S. Elena, in collaborazione con la Sovrintendenza Beni Artistici Storici, Archeologici di Cagliari, l’Ambasciata Armena e l’Associazione Settenote e più”.

Da sempre Sciampitta è promotrice delle culture oltre confini, sin da quel 1985, anno della prima edizione, che ogni anno richiama migliaia di persone che vengono ad ammirare i migliori gruppi folk da tutto il mondo.

Una rassegna ricca di colori, suoni e portatrice di cultura che fanno di Sciampitta una delle migliori kermesse mondiali.

Pronunciare la parola Armenia ci conduce alla fama universale del Monte Ararat, il monte dell’Arca di Noè, il monte dove tutto ricominciò dopo il Diluvio Universale. Attualmente conosciamo l’Armenia attraverso la musica di Arto Tuncboyaciyan( https://youtu.be/gwK6wO1QW0) e degli” Armenian Navy Band” e dei “System of a Down”, ma vi è anche un’Armenia che si esprime attraverso i colori, e le raffigurazioni dell’arte pittorica e plastica che non solo parla della propria storia e vissuto umano, ma rivolge lo sguardo all’uomo ed anche alla sua intimità, sogni e paure. Il celebre passo della Genesi 8,4 “ Nel settimo mese, il 17 del mese l’arca si posò sui monti dell’Ararat, ( in ebraico: al Harey Ararat) e dal significato duplice della lingua ebraica l’etimologia ha fatto sorgere leggende di vario tipo sull’ubicazione esatta del dove di posò l’Arca di Noè. Famosa per avere dato i natali al pensatore Gurdjeff e per essere stata una delle prime terre ad accogliere le prime comunità cristiane, l’Armenia ancora piange per il dolore subito della diaspora avvenuta nel 1915 a causa del genocidio ad opera dei “Giovani Turchi”. La notte del 24 aprile 1915 l’organizzazione nazionalista turca “I Giovani Turchi” portava avanti l’ideologia di uno stato nazionale turco, spurgato delle eredità culturali cristiano, armene ed indoeuropee. Il Genocidio iniziò in primi s a Costantinopoli, con lo sterminio nella notte del 24 aprile del 1915 nelle case degli studiosi, poeti ed intellettuali per diffondersi a tutti gli armeni che abitavano i territori orientali da millenni fino alle terre dell’Ararat, antica Armenia. Gli Armeni erano stati i primi al mondo a dichiarare il Cristianesimo religione ufficiale del proprio paese nell’anno 301 d.C. secondo la tradizione della Chiesa Armena fatta risalire a Taddeo Bartolomeo due apostoli di Gesù e solo nel IV secolo d.C. che San Gregorio l’illuminatore con il battesimo del re Tiridate III il Cristianesimo è diventato il pilastro dell’identità e cultura armena. Il genocidio armeno, tuttora negato dal governo turco, obbligò alla deportazione donne, vecchi e bambini, uomini e donne costringendoli dal territorio turco a vagare nel deserto siriano . Molti bambini dovettero subire l’inchiodamento ai piedi di ferri di cavallo tortura imposta prima dell’attraversamento del deserto siriano. Gli unici armeni sopravvissuti alla diaspora si sono sparsi per le nazioni del mondo, da Israele, dove la chiesa Armena è custode dei luoghi santi, fino le terre d’oltremare. Lo stesso Adolf Hitler in un suo celebre discorso del 1939 affermò: “ Chi mai si ricorda dei massacri degli armeni?” Di lì a poco con la sua frase “ Wer redet noch heute von der Vernichtung der Armenier?” rivolta ai suoi generali il “Füher” dava ordine di invadere con spietatezza e senza alcun riguardo la Polonia. Iniziava la messa in opera dell’Olocausto. Tempi passati e tempi presenti. La storia si ripete. Rinascono i nazionalismi, turchi e non e si dimenticano i genocidi.

Questa mostra vuole essere ancora un inno alla vita, alla presa di coscienza del colore e del sentimento contro l’oscurità delle barbarie e l’annientamento dei sentimenti umani. È ancora un inno alla vita, alla storia di questi giovani e contemporanei artisti armeni che si ripropongono e nella loro arte si esprimono tutte le sfumature e linguaggi della comunicazione grafica e segnica. Una rinascita che l’uomo attraverso l’arte rivive e ritrova il senso dell’essere, della funzione vitale e la sua infanzia primordiale, la ricerca dell’arcano esistere e della sua ancestrale domanda all’essere qui, oggi abitante di questo pianeta, ancora martoriato dall’ignoranza e cecità umana. Un’arte che vuole sorridere e partecipare alla vita ed alla rinascita dell’esserci ancora, sia come popolo che come individui e persone. È l’inno alla vita che l’arte con i suoi colori sa ancora trasmetterci emozioni e sentimenti.

A cura di Antonio Piludu e Paula Pitzalis

Vai al sito

Charles Aznavour/ Il cantautore francese sulle note de “L’istrione”, video (Ilsussidiario.it 19.07.17)

Cresce l’attesa per il nuovo episodio di Techetechetè, che anche stasera ricostruirà le carriere dei personaggi più interessanti del panorama musicale italiano attraverso il sapiente montaggio dei filmati contenuti nelle teche Rai. Come già anticipato, fra protagonisti che questa resa risveglieranno la nostalgia dei tanti telespettatori ci sarà il cantautore francese Charles Aznavour, che a partire dagli anni ’60 è diventato uno dei protagonisti più amati della discografia italiana. Fra i 33 giri più interessanti ricordiamo quello del 1966 dal tritolo: “Dall’Olympia i grandi della canzone francese”, ma anche “Canto l’amore perché credo che tutto derivi da esso”. Impossibile dimenticare anche Un Natale un po’ speciale”, del 1978, e tutta una serie di album che fanno parte della sua discografia francese. Fra i successi rimasti indelebili della storia della musica italiana ricordiamo, uno fra tutti, “L’istrione”, una canzone che nel 1971 ha raggiunto un grande successo (qui è possibile ascoltare il brano). (Aggiornamento di Fabiola Iuliano)

CHARLES AZNAVOUR: “POSSO FARMI ASCOLTARE MA NON FACCIO POLITICA” (TECHETECHETÈ)

A 93 ANNI PRONTO PER UN NUOVO PROGETTO CULTURALE

Grande spettacolo questa sera su Rai 1 nell’ambito della trasmissione Techetechetè che riserva tanto spazio a Charles Aznavour, uno dei cantautori ed attori più amati in Europa nello scorso secolo. Un artista di origini armene naturalizzato francese che spesso e volentieri si è occupato di politica e di questioni sociali. In questi giorni a 93 anni di età, Aznavour ha parlato dei suoi prossimi progetti artistici, culturali e politici. Nello specifico, come dichiarato al quotidiano La Repubblica, Aznavour ha annunciato l’apertura in Armenia della Charles Aznavour House: “Venti giorni fa a Erevan il governo armeno mi ha consegnato le chiavi del Museo Aznavour, ancora tutto da fare. E io, insieme a mio figlio Nicholas, ho annunciato la creazione della Aznavour Foundation, attraverso la quale continuerò ad aiutare il popolo armeno e aprirò la Charles Aznavour House. Non sarà soltanto un museo, ma anche luogo di spettacolo e cultura”.

UNA DOPPIA VITA, AMBASCIATORE E SCRITTORE

Durante l’intervista rilasciata a La Repubblica, Aznavour ha parlato della sua vita odierna rimarcando come sia costante il suo impegno di scrittore nonché quello di ambasciatore. L’artista nello specifico ha dichiarato: “Se continuo a scrivere? Tutti i giorni. Dopo tre autobiografie sto scrivendo un libro per i giovani che vogliano fare una professione artistica. Non do consigli. Apro una porta sulla mia vita privata. Non mi riferisco alle donne che ho amato. Non ne ho mai parlato. Non avrei avuto il diritto di usare le donne che ti hanno dato la vita, anche se sono state cattive e alla volte ti hanno lasciato. Il mio ruolo di ambasciatore? È al tempo stesso onorario e non. Gli armeni hanno bisogno che si parli di loro. Un po’ come Israele, l’Armenia è circondata da paesi che non la amano troppo. Intervenendo su piccoli problemi con paesi stranieri, io posso farmi ascoltare. Ma non faccio politica. Non sono né di sinistra, né di destra, né di centro”.

Vai al sito

I libri di Franz Werfel e il racconto di un mondo che finì con la seconda guerra mondiale (illibraio.it 19.07.17)

Franz Werfel, scrittore austriaco della prima metà del Novecento, nelle sue opere racconta il crepuscolo del mondo precedente la seconda guerra mondiale, l’Impero Asburgico, e il suo progressivo declino… – L’approfondimento sull’autore di libri come “I quaranta giorni del Mussa Dagh”, “Una scrittura femminile azzurro pallido” e “Piccoli amori”

Franz Werfel (Praga, 10 settembre 1890 – Los Angeles, 26 agosto 1945) è stato un grande scrittore austriaco, amico personale di Franz Kafka, autore di romanzi, racconti, drammi e poesie, vissuto nella prima metà del Novecento, capofila dell’espressionismo.

Di origini ebraiche, all’inizio della seconda guerra mondiale, per paura delle persecuzioni naziste, si rifugiò negli Stati Uniti, dove visse fino alla morte. Negli ultimi anni è stato oggetto di una meritata riscoperta, e di una rinnovata fortuna editoriale.

I quaranta giorni del Mussa Dagh è l’opera che diede la fama a Franz Werfel, abbozzata durante un viaggio in Siria, pubblicata nel 1933, racconta il tragico destino del popolo armeno, minoranza etnica odiata e perseguitata per la sua antica civiltà cristiana, in eterno contrasto con i turchi. Verso la fine del luglio 1915 circa cinquemila armeni perseguitati dai turchi si rifugiarono sul massiccio del Mussa Dagh, a nord della baia di Antiochia. Fino ai primi di settembre riuscirono a tenere testa agli aggressori ma poi, cominciando a scarseggiare gli approvvigionamenti e le munizioni, sarebbero sicuramente stati sconfitti se non fossero riusciti a segnalare le loro terribili condizioni a un incrociatore francese. Su quel massiccio visse per quaranta giorni la popolazione di sette villaggi, in un’improvvisata comunità.

Con il romanzo breve Nella casa della gioia Franz Werfel descrive la fine di un mondo e una società, attraverso la parabola di un bordello di lusso, di una grande città dell’impero asburgico. In via del Camoscio si danno convegno militari, politici e personalità del mondo culturale cittadino, in un vivace e caotico salotto dove sfilano, ritratti da Werfel con ironia, personaggi indimenticabili: il nasuto intellettuale Schleissner, il pianista Nejedli, ex “Imperial-Regio Fanciullo Prodigio” il cui repertorio si è ridotto a tre brani, Morè, presidente nientemeno che della Società spinoziana, che si guadagna da vivere vendendo lapidi tombali, e tanti altri. Tutto è sotto il rigido controllo della signorina Edith e del signor Maxl. La morte di quest’ultimo segna la fine dell’istituzione, mentre Ludmilla ex inquilina della “casa della gioia”, diventa una signora borghese che non riconosce più nessuno dei suoi vecchi clienti, il ricordo si è spento in un’agiata rispettabilità.

Nel breve romanzo Piccoli amori Franz Werfel descrive l’ingresso in un’agiata famiglia borghese, nella Praga dei primi decenni del Novecento, di una giovane ragazza, Erna, che dovrà prendersi cura di un adolescente sensibile e inquieto, Hugo. Il torpore di un’adolescenza troppo protetta si infrange d’improvviso all’irrompere della bellezza femminile di Erna, destinata al ragazzo come istitutrice. L’incontro con Erna si trasforma per Hugo in un’infatuazione, che lo porterà a idealizzare tutto ciò che la circonda, inclusi i suoi amanti, dei quali si farà ingenuo complice. Quando le fugaci, eppur rischiose trame d’amore della ragazza la porteranno a cozzare contro le norme borghesi, Hugo dovrà accettare il distacco da Erna, l’estromissione di lei da un mondo che ora gli sembra angusto. Ma quell’incontro gli ha lasciato un segno indelebile: ha gettato uno sguardo fuori di casa, là dove piccole vite si spendono in piccoli amori, ed è ormai cambiato.

L’anniversario dell’esame di maturità racconta un incontro di vecchi compagni dell’imperial-regio Ginnasio di San Nicola, venticinque anni dopo l’esame di licenza, durante cui si risvegliano memorie lontane nella mente del giudice istruttore, Consigliere di Corte d’appello dottor Sebastian. Tra i volti ormai appesantiti dagli anni manca quello di Adler, l’artista, il più dotato, il solo a possedere il segreto della poesia. Mosso da quest’assenza, e da un incontro fatto poco prima, in una notte insonne Sebastian riscrive una vecchia vicenda giovanile; che è anche la storia di una colpa e di un’espiazione mancata, e del­l’eterna crudeltà degli uomini verso gli eletti, quando li riconoscano come tali. Così nel 1928, ispirandosi ai suoi ricordi personali, Franz Werfel ridusse ai termini della giovinezza e della memoria il mito prediletto della finis Austriae, rappresentando nella mediocrità dei personaggi la debolezza e la sorte di un’intera civiltà.

Una scrittura femminile azzurro pallido ci porta nella Vienna degli anni Trenta, dove un appagato funzionario ministeriale, assurto ai vertici della burocrazia statale grazie al conveniente matrimonio con una rampolla dell’alta società, riceve una lettera. Il cuore si ferma, dentro di lui, quando sulla carta della busta riconosce una scrittura femminile azzurro pallido. Quella grafia gli ricorda una donna, forse l’unica che abbia mai amato, l’unica che abbia mai dato colore a un’esistenza altrimenti dominata dal grigiore del lavoro e della carriera. In quella lettera, dai toni freddi e distaccati, la donna gli chiede di intercedere in favore di un giovane diciottenne la cui madre è ebrea. Chi è quel misterioso giovane? Forse dietro di lui si cela il figlio che l’uomo potrebbe aver avuto da quella relazione tanto appassionata, ma scomoda e troppo presto dimenticata? Franz Werfel dimostra in questo racconto tutta la sua maestria nel raccontare le passioni del cuore umano.

Vai al sito

Gianikian & Ricci Lucchi. Dalle avanguardie russe all’Armenia (Atribune 18.07.17)

Protagonisti del volume edito da Humboldt Books, incentrato sul loro progetto filmico dedicato alle avanguardie russe degli Anni Venti e Trenta, i due artisti tengono alto il nome della creatività armena. Proprio quando l’Armenia si accinge a ospitare la sua prima triennale d’arte contemporanea, curata da Adelina von Fürstenberg, già curatrice del Padiglione armeno, vincitore del Leone d’Oro alla Biennale di Venezia del 2015.

Humboldt Books ha pubblicato un volume dedicato a un nuovo capitolo dell’infinita e infinitesima ricerca dei due artisti di origini italo-armene Yervant Gianikian (Merano, 1942) e Angela Ricci Lucchi (Lugo di Romagna, 1942), The Arrow of time. Il progetto prende origine da una serie di eventi organizzati da ERG – École de Recherche Graphique a Bruxelles, nei primi mesi del 2015, e incentrati sul lavoro della coppia. In particolare, nel corso di una manifestazione dal titolo Portes Ouvertes e organizzata al Bozar, viene preparata una serata sui loro film. Conseguentemente la Cinémathèque royale de Belgique dà avvio alla loro prima grande retrospettiva filmica in Belgio.
Purtroppo in quel periodo Gianikian subisce un incidente grave e non può seguire direttamente le celebrazioni in Belgio. Ma la coppia di artisti, in cambio del materiale prestato, richiede comunque a ERG di sovrintendere a una pubblicazione sul loro lavoro. Nel frattempo, però, prendono avvio i piani per una grande retrospettiva al Pompidou (settembre-novembre 2015) e, snodo fondamentale per la loro carriera, finalmente viene portato a termine il loro progetto filmico sulle avanguardie russe degli Anni Venti-Trenta.

UN DIARIO INTIMO

Proprio su questa tematica verte il libro di Humboldt Books, a cura di Corinne Diserens ed Eva Fabbris. Il volume si ricollega anche al 2015 e a Bruxelles, perché in quel periodo, durante la programmazione di una Carte Blanche, una serata a cura dei due artisti, vengono mostrati film e spezzoni di pellicole a partire da David Abelevič Kaufman – meglio noto con lo pseudonimo Dziga Vertov – in avanti. Assieme al materiale che i Gianikian hanno raccolto discretamente e segretamente a partire dal 1989, vengono mostrate anche, tra innumerevoli viaggi in Russia e in Europa, testimonianze di autori del cinema e della letteratura d’avanguardia sopravvissuti alle purghe staliniane. In quella serata di Bruxelles il duo delinea una traccia della memoria sulla vita e i ricordi di coloro che hanno imparato a coesistere con le brutture della repressione staliniana, senza dimenticare il fervore delle avanguardie.
Questo percorso è ora racchiuso all’interno di un’ottantina di pagine in anastatica dei loro diari che non sono mai stati pubblicati, grazie a una sapiente selezione delle pagine. Facciate così intime che risuonano come una rivelazione delle pratiche dei Gianikian, un avvicinamento alla produzione dei loro film, tra letture, incontri, ricette, racconti dei litigi e molti spunti che ricuciono, a loro volta, arte e vita.

Ginevra Bria

Yervant Gianikian, Angela Ricci Lucchi – The Arrow of Time. Notes from a Russian Journey 1989 – 1990
Humboldt Books, Milano 2017
Pagg. 300, € 30
ISBN 9788899385262
www.humboldtbooks.com

Vai al sito

Junior Eurovision 2017: per l’Armenia c’è Michael Grigoryan alias Misha (eurofestivalnews 18.07.17)

L’Armenia si aggiunge al lotto delle partecipanti allo Junior Eurovision Song Contest 2017, facendo salire la quota di Paesi in gara a 11. Lo fa presentando anche l’artista, Michael Grigoryan, che come nome d’arte utilizza Misha, mentre la canzone sarà svelata in un secondo momento.

Misha, che ha 9 anni, è nato nel 2008 nella regione che un tempo fu nota come Artsakh e che oggi è quella del Nagorno-Karabakh. E’ figlio di un’insegnante di musica e del direttore d’orchestra dell’Esercito della Difesa del Nagorno-Karabakh. Frequenta la scuola primaria a Stepanakert, la maggiore città della regione del Nagorno-Karabakh, che è riconosciuta come capitale della stessa.

Misha ha cominciato a fare musica a livello professionale a soli 4 anni. E’ sotto l’ala protettrice di Lira Kocharyan, che l’ha inserito nel gruppo delle cosiddette Voci di Artsakh. Nelle varie volte in cui è andato all’estero per competizioni musicali, è spesso tornato indietro con premi.

Nel 2016 si è visto al New Wave Junior, dov’è arrivato secondo (a proposito del concorso, citiamo qui il fatto che nella sua versione adulta abbiano vinto, lo scorso anno, il croato Dino Jelusic, vincitore del primo JESC nel 2003, e l’italiano Walter Ricci).

Misha, che adora il violino, il pianoforte e la batteria, sogna di poter duettare un giorno con Bruno Mars, Stevie Wonder e Robertino Loretti (quello di Un bacio piccolissimo che nel 2013 gli Elio e le Storie Tese riproposero come cover a Sanremo con Rocco Siffredi, per capirci; Loretti è rimasto poi famoso a est).

Abbiamo detto dei vari legami col Nagorno-Karabakh del rappresentante armeno: il sospetto forte è che l’ARMTV voglia mandar segnali in assenza dell’Azerbaigian, che allo JESC ha partecipato due sole volte nel 2012 e 2013. E’ vero che, da parte armena, l’Eurovision è visto  anche come in chiave politica oltrechè in quella musicale (parole che si son sentite nel 2012, nei mesi in cui si tentò di assicurare la partecipazione dell’Armenia all’Eurovision in Azerbaigian, tentativo poi fallito). Tuttavia, sembra davvero esagerato mettere di mezzo un bambino in tale situazione.

Vai al sito

Energia: Armenia, dieci società passano a secondo turno gara d’appalto per costruzione prima centrale solare (Agenzianova 18.07.18)

Erevan, 18 lug 09:54 – (Agenzia Nova) – Dieci fra società e consorzi sono passati al secondo turno della gara internazionale per la costruzione della prima centrale elettrica da 55 MW in Armenia. Secondo quanto riferito dal ministero delle Infrastrutture e delle Risorse naturali di Erevan, la decisione è stata adottata dalla Commissione istituita per assistere il programma di costruzione degli impianti di energia solare in Armenia sulla base della valutazione di criteri tecnici, finanziari e legali in base alle offerte presentate. Le società che hanno superato la fase di pre-qualificazione sono le seguenti: la cinese Tbea Xinjiang Sunoasis; l’olandese Subsolar Energy Holding e la sudafricana Phelan Energy Group; la sudcoreana Electric Power Corporation e l’indiana Shapoorji Pallonji Infrastructure Capital Company Private Limited; la cinese Risen Energy e la greca Metka; la libanese Energy Phoenix e l’emiratina Access Infra Central Asia Limited; la francese Eren Renewable Energy; la spagnola Tsk Electronica e l’olandese Fotowatio Renewable Ventures; le spagnole Solar Sl e Acciona Energia e l’italiana Building energy; la sudafricana H1 Holdings e Sky Power Global, società registrata alle Isole Cayman; e infine il consorzio fra la tedesca Enerparc Projects e un’altra società delle Cayman chiamata CountourGlobal. (segue) (Res)

Armenia vuole ottenere un nuovo prestito militare dalla Russia (Sputnikws.it 18.07.17)

Con la Russia sono in corso trattative per ottenere un nuovo prestito per obiettivi militari.

L’Armenia conduce trattative con la Russia, iniziate quest’anno, per un nuovo prestito militare, ha dichiarato il ministro delle Finanze armeno Vardan Aramyan in una conferenza stampa.

“L’Armenia prevede di aumentare le spese militari di 60 milioni di dollari l’anno e sta discutendo con la Russia la possibilità di un nuovo prestito militare”, — ha detto il ministro.

Anche se non ha specificato l’ammontare del nuovo prestito, l’orizzonte temporale e per quali finalità verranno spesi i fondi, ha osservato che le discussioni con la Russia sono in corso.

“La Russia è un nostro partner strategico, queste discussioni sono in corso,” — ha detto Aramyan.

Secondo il ministro, al momento sono rimasti da pagare 30 milioni di dollari di un precedente prestito ottenuto dalla Russia pari a 200 milioni $.

Vai al sito