Da Locri a Dubai: il violinista Haik Kazazyan trionfa al Classic Violin Olympus (Il Reggino.it 11.05.25)

Lo scorso 29 aprile il grande violinista Haik Kazazyan ha vinto il primo premio da €200. 000 al Classic Violin Olympus International Competition 2025 di Dubai, insieme ad un violino modello Stradivari realizzato appositamente dal rinomato liutaio lucchese Fabio Piagentini.

Il violinista armeno si era esibito lo scorso ottobre presso il Teatro Palazzo della Cultura di Locri con la Senocrito Festival Orchestra sotto la direzione del M° Gianluca Marcianò.

Un talento unico che abbiamo avuto il privilegio di ascoltare dal vivo attraverso le composizioni del contemporaneo Baruch Berliner e il concerto doppio in Do maggiore di Vivaldi, al fianco del violinista Guinness World Record Nicolay Madoyan.

Considerato uno dei concorsi per violino più prestigiosi al mondo, il Classic Violin Olympus riunisce ogni anno i migliori talenti della scena internazionale.

Durante la finale, i dodici violinisti si sono confrontati in un programma diviso in sei fasi, progettato per mettere in luce diverse abilità, tra cui un’esibizione con l’Orchestra Sinfonica di Stato dell’Armenia e l’Orchestra Filarmonica di Madrid, oltre ad esibizioni soliste e una sessione di domande e risposte con la giuria.

«È davvero incredibile, come un sogno», sono state le parole di Haik sul palco dopo aver ricevuto il premio. «Grazie per aver apprezzato il mio modo di suonare e la mia arte. Sento una grande responsabilità nei confronti di tutti coloro che hanno creduto in me oggi, di continuare a migliorarmi costantemente».

Haik Kazazyan ha ereditato la passione per la musica, diventata poi la sua professione, da entrambi i genitori, amanti della musica classica; la scelta di suonare uno strumento quale il violino (divenuta negli anni la sua “scelta di vita”) è scaturita proprio dal padre che amava particolarmente le “Quattro Stagioni” di Vivaldi.

Il violinista si esibisce sui più prestigiosi palchi del mondo, come la Carnegie Hall di New York, la Berliner Philharmonie, la Victoria Hall di Ginevra, la Rachmaninoff Hall del Conservatorio di Mosca. Collabora con la Royal Scottish National Orchestra, la Mariinsky Orchestra, la Russian National Orchestra, la Prague Philharmonic Orchestra, la Irish National Orchestra, la State Academic Symphony Orchestra of Russia (Svetlanov Symphony Orchestra), l’Orchestre National de France e la Münchener Kammerorchester.

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L’Anno santo delle Chiese orientali (L’Osservatore Romano 10.05.25)

Fedeli e rappresentanti delle Chiese orientali cattoliche, i patriarchi e i metropoliti: a loro è dedicato l’evento giubilare in programma dal 12 al 14 maggio.

Tre giornate scandite da diverse celebrazioni: lunedì, nella cappella del Coro della basilica di San Pietro, alle 8.30, si tiene la Divina liturgia in rito etiopico, guidata dalle Chiese etiopiche ed eritree. Alle 11.30, nella cappella Paolina della basilica di Santa Maria Maggiore, è la volta della Divina liturgia in rito armeno, organizzata dalla stessa Chiesa armena. A seguire, nel medesimo luogo, alle 15, la Chiesa copta guida la Divina liturgia nel proprio specifico rito.

Il giorno successivo, 13 maggio, lo scenario sarà nuovamente la basilica Vaticana dove, alle 13, è in programma la Divina Liturgia in rito siro-orientale, con l’anafora di Addai e Mari, ovvero l’antica preghiera eucaristica cristiana, caratteristica della Chiesa d’Oriente. A coordinare la celebrazione saranno la Chiesa caldea e quella siro-malabarese.

Nel tardo pomeriggio, alle 18.45, la basilica Liberiana ospiterà i Vespri in rito siro-occidentale, organizzati dalla Chiesa siro-cattolica, da quella maronita e da quella siro-malankarese. Infine, alle 21, sul sagrato della medesima basilica, si terrà l’Acatisto, ossia l’inno di lode alla Madre di Dio tipico della tradizione liturgica della Chiesa ortodossa.

Mercoledì 14 maggio, ultimo giorno del pellegrinaggio giubilare delle Chiese orientali, si tornerà in San Pietro per la divina liturgia in rito bizantino che si terrà alle 14 e sarà guidata dalle seguenti Chiese: greco-cattolica melchita, greco-cattolica ucraina, greco-cattolica romena, insieme con le altre Chiese sui iuris di rito bizantino.

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Il Giubileo delle Chiese orientali: tre giorni ricchi di preghiere e di parole di speranza

Il musicista lucano Pippi Dimonte in concerto a Yerevan (Armenia) (Suditaliavideo 08.05.25)

Un nuovo interessante impegno internazionale attende il contrabbassista lucano Pippi Dimonte, infatti per Mercoledì 14 Maggio sarà a Yerevan, capitale dell’Armenia, alla Arno Babajanyan Concert Hall, sede dell’Orchestra Filarmonica di Stato, per un concerto frutto della collaborazione fra due musicisti armeni, due italiani e uno olandese.

Il progetto, che sarà alla sua prima assoluta mondiale, intende coniugare musica classica, sonorità della tradizione armena, suoni mediterranei e world music di autori contemporanei. Erik Manukyan al violino, Karen Ananyan al pianoforte, Tolga During alle chitarre, Enrico Pelliconi all’accordion, Pippi Dimonte al contrabbasso formano il quintetto AR-IT Music Project con cui iniziano questa nuova avventura e che in futuro dovrà portarli a tenere concerti in altre città armene, italiane e nel resto d’Europa. L’iniziativa è patrocinata dal Ministero della Cultura armeno e dall’Orchestra Filarmonica di Stato dell’Armenia. I nostri musicisti voleranno a Yerevan qualche giorno prima per effettuare le relative prove di preparazione dell’evento e per fare un giro turistico in città.

Erik Manukyan è primo violino dell’Orchestra Giovanile di Stato Armena, del Quartetto d’Archi Saryan e della Arms Symphony Orchestra. Diplomato al Conservatorio di Yerevan ha tenuto concerti sia in Armenia che all’estero.

Karen Ananyan compositore e pianista di fama internazionale ha studiato al Conservatorio di Yerevan dove attualmente insegna pianoforte e composizione. E’ autore di  musiche per pianoforte solo, per orchestra e musica da camera con le quali ha pubblicato diversi album. Ha tenuto concerti in Armenia, Russia e Francia.

Enrico Pelliconi pianista e fisarmonicista ha studiato presso i Conservatori di Bologna e Ferrara e già da giovanissimo si esibisce in orchestrine di liscio romagnolo come tastierista e cantante. Attualmente suona con numerose formazioni jazz e contemporaneamente insegna pianoforte e fisarmonica. Musicista e compositore poliedrico ha inciso tre Cd di composizioni proprie: Mai Troppo Piano, Avanzo di Balera e Breastroke.

Tolga During è un musicista e compositore di Amsterdam che vive in Italia da diversi anni. Ha pubblicato ben nove album con composizioni proprie che vanno dal gypsy, al mediterranean jazz, alla world music e suona una particolare chitarra acustica con due manici, di cui uno fretless, appositamente costruita per lui. La rivista Moors Magazine scrive di lui: “Musica di una bellezza incredibile che supera i confini di tempo e di genere”. E’ impegnato contemporaneamente in vari suoi progetti: OttoMani, LiberDjango, Amar Corda, Gypsy Trio, Quai des Brumes e ha tenuto concerti in tutta Europa.

Giuseppe ‘Pippi’ Dimonte è un musicista e compositore originario di Bernalda che vive a Bologna. Suona con numerose formazioni jazz e con il suo contrabbasso è sempre in giro per concerti sia in Italia che all’estero. Contrabbassista gypsy fra i più richiesti ha suonato con i più importanti chitarristi manouche in attività. Diplomato in Contrabbasso Classico (VO) ha studiato presso i Conservatori di Matera e Bologna. A 17 anni è già compositore iscritto alla Siae dove deposita i suoi primi lavori. Ha pubblicato cinque album con tutte composizioni proprie: Morning Session, Hieronymus, Trio Mezcal, Majara e Dinamo.

Un convegno fuori luogo alla Gregoriana. Ad Aliyev mancava solo la scusa delle radici Cristiane per massacrare gli Armeni (Korazym 08.05.25)

Aliyev e Erdogan

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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 08.05.2025 – Renato Farina] – È una vergogna, mi rendo conto, rimando ancora la trattazione del film dedicato a Komitas, il genio musicale del Cristianesimo del Novecento: Armeno e perciò universale. Ma la realtà mi prende per la gola qui vicino al lago di Sevan, in attesa probabile (non sono un allegrone, mi rendo conto) di deportazione ad opera degli Azeri. E questo trasloco forzato – di noi Molokani e dei miei e vostri fratelli d’anima Armeni – è diventato più probabile dopo un convegno purtroppo propagandistico che l’Università pontificia, la nobilissima Gregoriana, ha proposto con la collaborazione esclusiva (ed escludente) dell’Azerbaigian sull’antica comunità di Albània, che fiorì nelle terre più o meno corrispondenti all’attuale superficie dello Stato governato da Ilham Aliyev. Il popolo si convertì al cristianesimo nei primi secoli del primo millennio grazie alla predicazione di Sant’Eliseo.

L’Albània rappresenta per molti versi ancora oggi un mistero. Ma che sia esistita, lasciando tracce della propria fede (prima di rinunciarvi durante le persecuzioni) e che le stirpi che la costituirono siano qua e là ancora presenti nel Caucaso, è certo. Da decenni, queste reliquie del passato sono usate per rivendicare la primogenitura Albano-Cristiana (di cui gli Azeri si ritengono eredi) sull’Artsakh (Nagorno-Karabakh), e di conseguenza a preparare il terreno per giustificare la sovranità sull’intero Caucaso, Armenia compresa, da ottenersi con le buone o con le cattive. Una sorta di diritto a premere sotto il proprio calcagno per ora soltanto l’ex Repubblica autonoma dell’Artsakh falsificando – senza possibilità di contraddittorio – l’appartenenza alla civiltà Albana (e dunque a Baku) di chiese e abbazie di quel territorio sottoposto a pulizia etnica e spogliazioni oscene dopo l’invasione del 19 settembre 2023.

Bugie sul sigillo

La sovranità dell’Azerbaigian sul Nagorno-Karabakh è riconosciuta dall’ONU, e oggi anche dalla Repubblica armena (con la pistola alla tempia), sulla base assai discutibile – dal punto di vista del diritto internazionale e della morale su cui si dovrebbe regge – della volontà di Stalin che assegnò a Baku e non a Erevan quelle terre, fregandosene dei referendum che si celebrarono in Nagorno-Karabakh nel 1988 (sotto la legge sovietica) e poi nel 1991. Ma si sa: il diritto non basta averlo, occorre che qualcuno che può gestire il mondo te lo dia. E non è il caso degli Armeni, che dalla loro parte – come insegna la storia antica e recente – hanno solo Uno che si è fatto mettere in croce, non proprio un protettore vittorioso in tempi brevi.

Qual è il problema rispetto a quel convegno? In un certo senso non c’è nulla di nuovo, in un altro senso tutto questo è nuovissimo. Sono anni che Ilham Aliyev fa insegnare nelle scuole azere che la capitale della Repubblica di Armenia, Erevan, è in realtà una città azera, e che tutto quel territorio che inizia con il lago di Sevan e si sviluppa a ovest, è in realtà Azerbaigian occidentale. L’ho scritto su Tempi un sacco di volte. Così come ho ricordato che il socio di Aliyev, cioè Erdoğan, intende restaurare l’Impero ottomano estendendolo di popolo turco in popolo turco fino all’Afghanistan, spianando l’anomalia Cristiana dell’Armenia. La differenza dove sta? Quelli che in precedenza erano argomenti di tipo storico simili a quelli che useranno gli alieni quando invaderanno il pianeta sostenendo che Noè sull’Arca era uno di loro, insomma bugie risibili, adesso gli Azeri possono dire di aver ricevuto il sigillo scientifico della più prestigiosa università pontificia, che di civiltà Cristiana e non solo, ha una autorità indiscussa.

Vedrete: occuperanno l’Armenia, e diranno noi siamo i legittimi eredi degli Albàni, di cui parlarono gli storici e geografi classici Cassio Dione, Plutarco e Strabone. E poi siamo ancora noi dell’Azerbaigian ad essere eredi del Cristianesimo diffuso nel Regno dell’Albània da Sant’Eliseo. Ehi, cari amici della Gregoriana, reverendissimi padri e professori Gesuiti, come avete potuto consentire questo esercizio di propaganda sotto il vostro manto? Gli organizzatori e gli studiosi a cui avete offerto la vostra cattedra, senza alcun contraddittorio, negando il dialogo con i maggiori esperti al mondo sul tema (a parte Monsignor Fekete, grande e bella persona, Salesiano slovacco, e Vescovo cattolico di Baku), tagliando fuori gli studiosi Armeni, si sono posti sotto l’egida di uno Stato e di una cultura ufficiale che nega il genocidio armeno. Proprio quello che Papa Francesco riconobbe il 12 aprile 2015 come il primo genocidio del XX secolo.

Come spiegano i signori organizzatori la distruzione sistematica, totale delle diecimila croci armene, appena gli Azeri si sono insediati in Nakhchivan, la città capoluogo dell’exclave a sovranità di Baku sottratta all’Armenia sempre da maneggi sovietici e post-sovietici? Proprio lì dove predicò a Ordubad, l’Apostolo San Bartolomeo, non esiste più alcuna traccia di Cristianesimo, né albano né armeno. Insomma: o scempio sacrilego o – quando va bene – damnatio memoriae: un simile sistematico trattamento azero dei segni apostolici vi pare dia garanzie di dialogo interreligioso? Nachchivan è parola dell’antico armeno, e significa letteralmente “il Primo Paradiso”, e fu fondata nei luoghi dell’Eden, secondo tradizione, proprio da Noè disceso dall’Ararat dov’era approdato dopo il diluvio. Che ne hanno fatto gli Azeri… E questo lo sanno i reverendi padri professori Gesuiti?

Una palese contraddizione

Noi Molokani non siamo oscurantisti. Tendiamo a informarci. Attingiamo preziose ipotesi dal libro avventuroso e onesto di Augusto Massari, già ambasciatore italiano a Baku, dedicato a Il Regno perduto dell’Albània caucasica (Cantagalli 2024, 464 pagine). E se ci sono prove scientifiche che attestano una diffusione del cristianesimo transcaucasico coeva a quella armena, va bene, benissimo, al diavolo le gelosie del passato, ma perché allora rifiutare di mettere a confronto in questa università del Papa le scoperte e le interpretazioni? Non perdiamo certo l’unicità della nostra storia qualora se ne trovasse un’altra, sorella di essa, fissandone ambiti e reperti autentici. Che poi gli Albàni abbiano perso la fede, cedendo alle lusinghe e arrendendosi alle persecuzioni, chi siamo noi per giudicare? E la piccola comunità di Albàni (tremila fedeli, coccolati dal regime azero in chiave anti-armena, peraltro) che vive ancora, sia benedetta.

Resta un fatto. Gli Azeri, nel valorizzare questo passato cristiano dei loro territori, legandolo all’etnia albana e a quella lingua, sono in palese contraddizione con l’ostinata rivendicazione del ceppo turcico (si scrive così) che è il faro geopolitico e motivazionale dei leader turchi e turcici? Ammettere da parte di Aliyev di avere radici cristiane non accadrà mai, se non per situarle in una bacheca per acchiappare i gonzi. Propaganda. Anzi peggio. Se si usano sacre memorie non per il Vangelo ma per impossessarsi di terre altrui, questa è simonia. E tributare attestati di cristianesimo a chi sta perseguitando i tuoi fratelli, che nome ha?

Non mi viene la parola. Forse Realpolitik? O Patto faustiano?

Il Molokano

Questo articolo è stato pubblicato sul numero di maggio 2025 di Tempi in formato cartaceo.

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Inaccettabile le parole contro gli Armeni alla Conferenza azero sul Cristianesimo in Azerbaigian alla Pontificia Università Gregoriana – 11 aprile 2025 [QUI]

Lettera aperta a Santa Sede, CEI e Gregoriana in riferimento allo scandaloso convegno organizzato dall’Azerbaigian – 12 aprile 2025 [QUI]

Foto di copertina: l’autocrate azero Ilham Aliyev con il suo grande alleato e protettore, il Presidente turco Recep Tayyip Erdoğan.

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L’assessora Purchia riceve il Console Onorario della Repubblica di Armenia (Torinoclick 08.05.25)

L’assessora alla Cultura Rosanna Purchia ha accolto oggi a Palazzo Civico una delegazione armena guidata dal Console Onorario della Repubblica di Armenia in Italia, Pietro Kuciukian, accompagnato dal presidente dell’Unione Armeni d’Italia, Baykar Sivazliyan. All’incontro erano presenti anche i consiglieri comunali Simone Fissolo e Elena Apollonio, tra i promotori di un ordine del giorno del Consiglio Comunale volto a rafforzare i legami con il popolo armeno.

Tra le prospettive di collaborazione tra la Città di Torino e la comunità armena vi sono percorsi congiunti in ambito culturale, accademico e istituzionale. In particolare, sono stati evocati possibili progetti di partecipazione a manifestazioni cittadine, il coinvolgimento del mondo universitario, iniziative pubbliche e mostre volte a favorire una maggiore conoscenza reciproca e a consolidare il dialogo tra le comunità.

Nel pomeriggio, alle ore 16.15 nella Sala Colonne di Palazzo Civico, si è tenuto l’evento intitolato “1915. Il canto spezzato”, iniziativa dedicata alla sensibilizzazione della cittadinanza e alla riflessione storica sul genocidio del popolo armeno, con l’obiettivo di promuovere consapevolezza, memoria e dialogo tra culture.

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Riflessioni e verità storica, la presentazione alla Camera del libro “Non ti scordar di me” sul genocidio armeno. (Nicolaporro 08.05.25)

Genocidio Armeno, alla Camera un incontro per la memoria: istituzioni unite contro il negazionismo

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Si è tenuta ieri, nella cornice di Palazzo San Macuto, presso la Sala del Refettorio, la presentazione del volume Non ti scordar di me, dedicato al genocidio armeno. L’iniziativa ha offerto un’occasione di riflessione collettiva sulla necessità di custodire la verità storica, contrastare ogni forma di negazionismo e rinnovare l’impegno della politica nella difesa della memoria.

Ad aprire l’incontro è stato il Presidente della Camera, Lorenzo Fontana, che ha richiamato il “dovere di verità” delle istituzioni nel raccontare una delle pagine più drammatiche del Novecento. Un dovere morale e civile, ha sottolineato, che riguarda soprattutto le nuove generazioni, chiamate a riconoscere e affrontare le conseguenze della storia in un mondo ancora attraversato da conflitti e tensioni.

Il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha insistito sull’importanza della documentazione storica come fondamento della memoria. “Quod non est in actis, non est in mundo”, la mancanza di prove rischi di alimentare narrazioni distorte, aprendo la strada a una pericolosa rimozione collettiva del passato.

Un forte richiamo alla responsabilità del linguaggio e delle istituzioni è arrivato da Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, che ha denunciato con fermezza la persistenza del negazionismo, sottolineando come il silenzio e l’ambiguità possano rappresentare un ulteriore oltraggio alle vittime di questi orribili crimini contro l’umanità.

Galeazzo Bignami (Fratelli d’Italia) ha riportato al centro il tema dell’impegno personale e collettivo, rievocando le parole di Antonio Gramsci: “Lindifferenza è il peso morto della storia”. Una riflessione che ha dato forza all’idea di una memoria attiva, capace di resistere all’oblio e all’indifferenza.

Giulio Centemero (Lega) ha ripercorso con soddisfazione l’iter che ha portato la Camera, nel 2019, a riconoscere ufficialmente il genocidio armeno. “Un atto di giustizia – ha detto – che nasce dall’ascolto delle testimonianze e dalla volontà di affermare con chiarezza la verità storica”.

A chiudere gli interventi parlamentari è stato Maurizio Lupi (Noi Moderati), che ha sottolineato come il riconoscimento del genocidio armeno non sia solo un tema di giustizia storica, ma anche un impegno di civiltà. “Ricordare significa costruire ponti, non muri”, ha dichiarato, auspicando un maggiore impegno dell’Europa per la tutela dei diritti umani e delle minoranze.

Tra i momenti più intensi dell’incontro, la testimonianza dell’Ambasciatore della Repubblica dArmenia in ItaliaVladimir Karapetyan, che ha espresso profonda gratitudine per l’attenzione dimostrata dalle istituzioni italiane. Le sue parole, cariche di emozione, hanno richiamato la responsabilità collettiva di mantenere viva la memoria e il valore della solidarietà internazionale di fronte alle ingiustizie del passato e del presente.

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Bendaud, Mieli, Nordio non dimenticano il Genocidio Armeno. Foto di Pizzi (Formiche 08.05.25)

Si è tenuta ieri la presentazione del libro “Non ti scordar di me – Storia e oblio del Genocidio Armeno” a Roma, presso la Sala del Refettorio di Palazzo San Macuto, sede della Camera dei Deputati. L’iniziativa ha visto la partecipazione del ministro della Giustizia Carlo Nordio, che ha definito il genocidio armeno come parte di un “catalogo buio di omissioni”, sottolineando l’importanza della memoria storica per evitare il ripetersi di simili tragedie.

Il volume, scritto da Vittorio Robiati Bendaud con prefazione di Paolo Mieli, è stato presentato alla presenza di numerose personalità istituzionali, tra cui il Presidente della Camera Lorenzo Fontana, che ha evidenziato come “la memoria è un dovere di verità”. L’evento ha incluso anche interventi di parlamentari e dell’Ambasciatore della Repubblica Armena in Italia, Vladimir Karapetian.

Ecco le foto di Umberto Pizzi.

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Genocidio armeno: Fontana, ‘trasmettere memoria perché non si ripetano più tragedie’ (La Sicilia 07.05.25)

oma, 7 mag “L’orrore che si consumò 110 anni fa costò la vita a oltre un milione e mezzo di innocenti, civili e militari, appartenenti alle minoranze cristiane dell’Impero ottomano. Insieme agli Armeni, infatti, furono duramente colpite anche le antiche comunità assiro-caldee. Rievocare quei drammatici fatti offre l’occasione per trasmettere, soprattutto ai giovani, la memoria del passato, perché simili tragedie non si ripetano più”. Lo ha detto il presidente della Camera Lorenzo Fontana alla presentazione del libro ‘Non ti scordar di me. Storia e oblio del Genocidio Armeno’.

“Considerati per un certo periodo sudditi fedeli, i cristiani armeni e assiro-caldei furono trasformati in nemici. Non si trattò di una violenza improvvisa, ma dell’esito di un processo lungo e consapevole, frutto di un pericoloso intreccio tra nazionalismo e rivendicazioni ideologiche. Si passò, dunque, dalla tolleranza all’odio, dalla diffidenza alla persecuzione”, ha sottolineato Fontana.

“Ecco perché, in un momento storico segnato dal riemergere di tensioni identitarie e di conflitti ideologici, la memoria è un dovere di verità che nessun Paese può negare. Ma il ricordo è anche un richiamo a tutti noi a rafforzare concretamente gli strumenti che promuovono il dialogo e la cooperazione internazionale”, ha detto ancora Fontana, aggiungendo: “Ritengo quindi indispensabile mantenere sempre alto l’impegno in difesa della pace e dei diritti inalienabili di ciascun individuo, intensificando al contempo gli sforzi per una riconciliazione vera e duratura dei popoli coinvolti”.

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Genocidio Armeno, alla Camera il libro “Non ti scordar di me”. Nordio: “Quanto non è negli atti non è nel mondo” (IlDifforme 07.05.25)

Quod non est in actis non est in mundo“. Così il ministro della giustizia Carlo Nordio in apertura alla presentazione del libro sul genocidio armeno “Non ti scordar di me” di Vittorio Robiati Bendaud, avvenuta questa mattina alla Sala del refettorio di palazzo San Macuto della Camera dei deputati. A dispetto del numero esorbitante delle morti – che dovrebbe aggirarsi attorno al milione -,  il Medz yeghern, il “grande crimine” consumato ai danni della popolazione armena all’inizio del secolo scorso rimane fra le pagine meno indagate e conosciute della storia.

Esistono pochissimi documenti, soprattutto visivi, di quanto è accaduto“, ha sottolineato infatti Nordio, parlando di un vero e proprio “catalogo buio di omissioni“, che rischia di cancellare completamente il ricordo delle vittime. L’obiettivo, allora, è custodire la memoria, intraprendere un difficile compito di ricostruzione affidato alle generazioni presenti e future per restituire al mondo quanto accaduto. Un’ esigenza, questa, che s’intreccia indissolubilmente con un impegno volto a far sì che quanto subito dal popolo armeno non si verifichi ancora.

Raccontare un genocidio

Cosa significa, oggi, raccontare un genocidio? Ma soprattutto, che tipo di sguardo sul presente ci invita ad assumere l’impegno a rinnovare questa memoria storica? La questione è pregnante soprattutto perché, come ricordato da Nordio stesso, “purtroppo l’opera di sterminare popoli diversi c’è ancora, lo sappiamoQuesto va affrontato – ha proseguito il ministro – con una solida difesa militare, ma anche con la consapevolezza di quello che è accaduto negli anni passati e che speriamo non riaccada più“.

Sulla stessa scia l’intervento dell’onorevole Chiara Gribaudo, che ha sottolineato: “Noi siamo la memoria che coltiviamo: coltivarla è indice di civiltà. Il negazionismo si annida in troppi conflittianche in quelli contemporanei”. Inevitabile allora rivolgere il pensiero alla Palestina, che la deputata del Pd decide di menzionare pur richiamandosi alle parole di Liliana Segre che, com’è noto, esclude senza dubbio l’idea che a Gaza si possa parlare di genocidio.

Ricordare per capire il presente. Ma per Bendaud e Mieli oggi “nessun genocidio”

Molto più categorica e priva di ambiguità invece la posizione dell’autore, Vittorio Robiati Bendaud. Il filosofo e coordinatore del tribunale Rabbinico del Centro-Nord Italia, sollecitato sul tema del negazionismo e della memoria, ha esordito accostando esplicitamente la questione del ricordo della Shoah alla situazione attuale dello Stato ebraico: “Appartengo a un popolo che sa cos’è la memoria, perché l’ha subita e deve cercare di sopravvivere. Anche e soprattutto oggi Israele“.

Affermazioni, queste, che non lasciano spazio all’eventualità che il popolo palestinese stia affrontando oggi una condizione simile a quella degli armeni o degli ebrei nel XX secolo. Non solo, ma in questa prospettiva le azioni di Israele, che ha da poco annunciato la prossima occupazione totale di Gaza e lo sfollamento dei civili, vengono considerate una legittima strategia di sopravvivenza. Lo Stato ebraico, ha detto Robiati Bendaud, “è in pericolo” e non ammetterlo è “l’ultima forma di negazionismo” della Shoah.

Anche Paolo Mieli, autore della prefazione al testo presentato alla Camera, si è espresso in modo netto sulla questione: “Oggi la parola genocidio viene confusa: cose che non sono genocidio vengono definite tali”. E ancora, ha aggiunto il giornalista, “dobbiamo abituarci al fatto che possono essere fatte cose terribili, che condanniamo, che non sono genocidio. Chi parla di genocidio compie manipolazioni che hanno conseguenze pesanti“.

Negazionismo occulto ed ethos del genocidio

Proprio il tema del negazionismo è stato al centro degli interventi successivi: chi nega quanto accaduto, è stato ripetuto da Mieli e da diversi altri relatori, si rende complice. Nel suo testo Robiati Bendaud approfondisce la questione parlando anche di forme di negazionismo occulto, più insidioso, che rimuove le cause profonde delle violenze. L’odio che porta al genocidio ha radici profonde: “Non ci fu nessuna banalità nel male fatto dai nazisti, non sono d’accordo con Hannah Arendt“, ha detto l’autore, sottolineando come ci sia piuttosto un vero e proprio ethos del genocidio.

Eppure, questo ethos non è stato a lungo riconosciuto. Paolo Mieli ha ricordato infatti il percorso tortuoso che portò a riconoscere che l’eccidio degli armeni fosse in realtà un vero e proprio genocidio. Ciò accadde, spiega, anche “a causa della diffidenza di Israele e di molti ebrei“, che opponevano resistenza all’idea che la vicenda armena “potesse essere messa sullo stesso piano” della Shoah.

Forse, l’impegno affinché quanto accaduto non si ripeta dovrebbe partire proprio da qui: evitando che la cura della propria memoria storica si atrofizzi, evitando che il dolore delle ferite ancora aperte ci renda incapaci di riconoscere la multiformità dell’ethos genocidario.

Bari decolla verso l’Armenia: dal 26 ottobre il primo volo diretto per Erevan (Buonasera24 07.05.25)

BARI – Un nuovo ponte tra la Puglia e il Caucaso si apre nei cieli del Mediterraneo. Dal 26 ottobre 2024, l’aeroporto di Bari sarà collegato direttamente a Erevan, capitale dell’Armenia, grazie a un nuovo volo operato dalla compagnia WizzAir. La tratta, che rappresenta una prima assoluta per il network internazionale dello scalo barese, avrà frequenza bisettimanale con voli il mercoledì e la domenica: partenza da Erevan alle 05:30 con arrivo a Bari alle 06:10, e ripartenza dallo scalo pugliese alle 06:45 con arrivo in Armenia alle 13:20.

Aeroporti di Puglia, in sinergia con Regione Puglia, ha lavorato a lungo per concretizzare questo obiettivo, rispondendo alle richieste della comunità armena residente nel territorio, da tempo attiva e ben integrata nel tessuto locale. «È un passo strategico per rafforzare la nostra rete internazionale e ampliare le connessioni verso l’Est Europa e il Caucaso – ha dichiarato Antonio Maria Vasile, presidente di Aeroporti di Puglia –. Il volo nasce dall’ascolto del territorio e rappresenta un’opportunità concreta per turismo, economia e relazioni culturali, oltre che un riconoscimento alla presenza armena in Puglia».

Il nuovo collegamento non è solo una rotta commerciale, ma un segno tangibile di fratellanza tra popoli, ha sottolineato il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano: «È un ponte simbolico che unisce tradizioni, persone e visioni, in linea con la vocazione storica della nostra terra: quella di essere una porta aperta sul Mediterraneo, un crocevia di civiltà».

Anche l’ambasciatore della Repubblica di Armenia in Italia, Vladimir Karapetyan, ha espresso grande soddisfazione per il risultato raggiunto: «Questo volo accorcia le distanze fisiche, ma soprattutto rafforza legami culturali, economici e turistici tra il Sud Italia e l’Armenia. Ringrazio tutti coloro che hanno creduto nella possibilità di realizzarlo».

Per Bari si tratta di una nuova tappa nel percorso di internazionalizzazione. Il sindaco Vito Leccese ha evidenziato come questa connessione rappresenti «una chance concreta per aprire la città a nuovi flussi turistici dall’Europa orientale, favorendo anche la destagionalizzazione». Non solo: «È anche un gesto di memoria storica, che rinsalda il legame con quella parte di comunità armena che trovò rifugio in città all’inizio del secolo scorso».

Soddisfazione profonda anche da parte di Dario Rupen Timurian, console onorario della Repubblica di Armenia in Puglia: «È un risultato che nasce dalla collaborazione continua e dalla vicinanza istituzionale. Come armeno e come pugliese, non posso che essere fiero di questo traguardo che guarda al futuro, senza dimenticare le nostre radici».

Con il nuovo volo Bari–Erevan, la Puglia si apre a scenari inediti, rafforzando il suo ruolo centrale nel Mediterraneo e dimostrando ancora una volta di saper ascoltare le comunità che la abitano e di scommettere sul dialogo tra i popoli.


Armenia: Wizz Air apre una base a Erevan e avvia voli verso otto città europee

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