Commemorazione e liturgia per l’anniversario del Genocidio degli Armeni a Padova il 24 aprile 2017 Eventi a Padova (Padovaoggi 07.04.17)

Commemorazione e liturgia per l’anniversario del Genocidio degli Armeni a Padova il 24 aprile 2017 Eventi a Padova

Lunedì 24 aprile ricorre la commemorazione del 102esimo anniversario del Genocidio degli Armeni, in occasione della quale vengono organizzate due iniziative a cura dell’associazione Italiarmenia e del comune di Padova

Nel quadro storico del primo conflitto mondiale (1914-1918) si compie, nell’area dell’ex Impero Ottomano in Turchia, il genocidio del popolo armeno (1915-1923), il primo del XX secolo.
Con esso il governo dei Giovani Turchi, che ha preso il potere nel 1908, attua l’eliminazione dell’etnia armena presente nell’area anatolica fin dal VII secolo a.C.
Gli storici stimano che persero la vita circa i due terzi degli armeni dell’Impero Ottomano, circa un milione e cinquecentomila persone.

Medz Yegern – il Grande Male, è l’espressione con la quale gli Armeni nel mondo designano il massacro subito in Anatolia dal loro popolo.

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CERIMONIA COMMEMORATIVA

Lunedì 24 aprile, ore 11 – palazzo Moroni
Deposizione di una corona di alloro, sul bassorilievo in bronzo, in ricordo dei martiri del genocidio armeno.
Interventi:

  • Paolo De Biagi, commissario straordinario del comune di Padova
  • Aram Giacomelli, presidente dell’associazione Italiarmenia

A seguire, musiche armene eseguite dal maestro Aram Ipekdjian.

LITURGIA IN LINGUA ARMENA

Lunedì 24 aprile, ore 9.30 – Chiesa di Sant’Andrea
Liturgia in rito armeno in memoria dei martiri del Genocidio degli Armeni, officiata dai Padri della Congregazione Mechitarista di San Lazzaro degli Armeni – Venezia.

INFORMAZIONI

Ufficio relazioni esterne – Settore Gabinetto del Sindaco
049.8205232 – 8205095
relazioni.esterne@comune.padova.it
Associazione Italiarmenia
info@italiarmenia.it
www.italiarmenia.it

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Se questa è la vostra libertà, vi odiamo (Lavocedelpopolo.it 07.04.17)

“59 missili americani lanciati in nome della libertà”. Esordisce così con amarezza mons. Antonio Antraning Ayvasian, vicario generale dell’Alta Mesopotamia per i Cattolici di Rito Armeno, che questa sera a Brescia, all’interno del programma dei Quaresimali proposti dai Custodi delle Sante Croci, parla del sangue della Siria. “In Siria San Paolo è diventato cristiano. In Siria Gesù si è fatto vivo dopo la sua ascensione in cielo. In Siria abbiamo grandi Santi, filosofi e teologi. La Siria – spiega mons. Antonio – è un Paese tollerante. Non abbiamo mai avuto problemi né con gli ebrei né con i musulmani. Hanno voluto dividere un Paese. E oggi, che cosa abbiamo? Prima eravamo liberi, adesso siamo tornati 1500 anni indietro. Voi cosa preferite? Il barbarismo e la distruzione dei simboli religiosi? Se questa è la vostra libertà, noi vi odiamo”.

Da lontano si fatica a comprendere la situazione… L’opinione pubblica è stata colpita dall’utilizzo delle armi chimiche…

Hanno bombardato un deposito di armi, al cui interno c’erano anche materie chimiche. Gli americani due settimane fa hanno ucciso 240 tra donne e bambini a Mosul ma nessuno ne parla. C’è una regia unica di tutti i mass media per far cadere il governo di Assad… ma chi vi ha dato questa procura? Noi siamo liberi, vogliamo essere liberi. Tutto il mondo prende le notizie solo da Rami Abdul Rahman che vive a Londra e parla a nome dell’opposizione siriana.

Siete delusi dall’Occidente?

Che cosa fate voi stranieri in un Paese sovrano e indipendente? Con quale ragionamento? L’Europa, purtroppo, non può uscire dall’obbedienza agli Stati Uniti e alla Nato. Non ci aspettavamo che proprio l’Occidente, campione della libertà, ci togliesse questa libertà.

E l’Isis?

Nell’Isis sono rappresentati 103 Paesi ma non ci sono siriani: che cosa fanno in Siria? La nostra ferita è profonda.  L’Isis finisce quando gli americani mettono fine alle telecomunicazioni. Hanno rubato il petrolio che è stato rivenduto ai turchi. Hanno venduto a metà prezzo, anche agli italiani, le opere d’arte. Si disinteressano se muoiono le persone.

Quali sono i rapporti della Chiesa con Assad?

Non abbiamo rapporti, ma vediamo in lui la figura che unisce il popolo siriano. Non fa distinzioni tra musulmani e cristiani. Ci rispetta.

Che ruolo giocano i ribelli siriani?

Ma quali ribelli? Questa è una barzelletta… Hanno pescato alcuni venditori di verdure, ma noi siamo 24 milioni di abitanti.

Cosa ha imparato in questi anni?

Ho imparato che non dobbiamo avere fiducia in nessuno al di fuori della nostra appartenenza alla Chiesa cattolica. Se non fossi stato un cattolico, avrei imbracciato le armi contro gli americani.

Visti i molteplici interessi in gioco, da dove possiamo ripartire?

Uno, per capire, deve venire sul posto. Erdogan è il capo dei Fratelli Musulmani. E’ lui che apre i confini e addestra, pagato dall’Arabia e dal Golfo, questi signori. Le armi sono fabbricate in Turchia e finanziate dall’Arabia. La Turchia sta bene economicamente. Erdogan odia la Siria perché noi siamo una famiglia con più etnie.

La Chiesa non ha smarrito la speranza

Non abbiamo più beni. Facciamo un lavoro sociale e paramedico perchè ci confrontiamo con grandi povertà e miserie. Le persone hanno perso tutto. I curdi hanno confiscato le case dei cristiani, hanno occupato i terreni agricoli. Siamo quasi isolati. Non abbiamo la libertà di scendere nelle strade e di uscire dai quartieri cristiani senza rischiare di essere presi e sfruttati per il traffico di armi. Per questo la gente, con rammarico, fugge.

Anche il Papa dimostra continuamente la sua vicinanza…

L’unico nunzio apostolico (mons. Mario Zenari) che porta il titolo di cardinale è in Siria. Poco tempo fa, mons. Zenari ha detto: Quelli che non credono nell’Inferno, vengano in Siria e lo vedranno”.

C’è una quotidianità difficile da raccontare…

Le scuole sono aperte. Di giorno ci muoviamo, di notte no. Non osiamo. Sappiamo che dal cielo può cadere qualcosa. Anche tutti i riti della Pasqua, che comunque celebreremo, li faremo di giorno.

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“The Promise” proiettato in Vaticano (Laterradihayk.com 06.04.17)

– VATICANO: Il film “The Promise”, il primo film sul Genocidio Armeno realizzato ad Hollywood grazie al filantropo Kirk Kerkorian, scomparso nel 2015, è stato proiettato martedì scorso in Vaticano, alla presenza del regista Terry George e del produttore Eric Esrailian, come riporta in esclusiva il sito Variety.
Gli attori principali del film, Christian Bale e Oscar Isaac, non hanno partecipato alla proiezione, riservata per pochi intimi. Hanno partecipato, invece, le star Shoreh Aghdashloo e James Cromwell insieme al cantautore Chris Cornell.
La proiezione è avvenuta ad un anno di distanza dalla visita del Papa in Armenia, in cui pronunciò la parola “Genocidio” durante un discorso, provocando la reazione diplomatica turca.
Il film, il cui budget stimato è di circa 100 milioni, rappresenta un evento storico ad Hollywood, dopo decenni di tentativi di realizzare film dedicati al Genocidio Armeno, tutti falliti a causa di quella che il regista George chiama la “lobby negazionista”, una macchina molto efficiente attualmente guidata dal premier turco Erdogan.
Pur non avendo potuto fermare la produzione di “The Promise”, la lobby turca è riuscita a produrre un film con elementi simili, intitolato “The Ottoman Lieutenant”, che invece racconta gli eventi successivi al 1915 dal punto di vista dei negazionisti.
Il critico Dennis Harvey ha scritto su Variety che nel film prodotto principalmente con soldi turchi “gli eventi storici, politici ed etnici – senza parlare di quel perpetuo elefante nella stanza, il Genocidio Armeno, iniziato nel 1915 – sono sorvolati in favore di una generica aura “Cosa vuoi farci…la guerra è brutta” che implica una coscienza dei fatti senza in realtà dire nulla”.
La casa di produzione Survival Pictures ha lanciato una campagna denominata #KeepThePromise reclutando personaggi famosi del calibro di Elton John, Sylvester Stallone, Andre Agassi, Cher, Barbara Streisand, per dare al film la visibilità opportuna, visti anche i suoi scopi filantropici.

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Al liceo Cornaro una mostra sul genocidio armeno con le foto di Armin Wegner (Ladifesapopolo.it 06.04.17)

Martedì 4 aprile al liceo Alvise Cornaro di Padova, è stata inaugurata la mostra Armin T. Wegner e gli armeni in Anatolia, 1915. Immagini e testimonianze. Per l’occasione si è svolto anche l’incontro “Genocidi dimenticati”, in cui si è riflettuto con gli studenti, alla presenza di esperti e testimoni, del genocidio armeno e ruandese. La mostra, che è visitabile fino all’8 aprile, è stata esposta per la prima volta nel 1995 in occasione dell’ottantesimo anniversario del genocidio armeno, perpetrato nel 1915 dal governo dei giovani turchi (gruppo appartenente al movimento politico dell’Ittihad, Comitato unione e progresso, sorto in seno all’impero ottomano).

L’esposizione è costituita da carte geografiche, schede storiche, testi e circa 80 fotografie scattate dall’ufficiale tedesco Armin T. Wegner, testimone oculare del genocidio in cui hanno perso la vita più di un milione e mezzo di persone. Si trattò del primo genocidio del ventesimo secolo.

«La vedova di Stefano Serapian, un sopravvissuto al genocidio – ha affermato, in riferimento alla genesi della mostra, Anna Maria Samuelli che, con Pietro Kuciukian, ne ha curato la parte storica – aveva consegnato a Pietro Kuciukian un centinaio di foto: immagini che l’ufficiale tedesco Armin T. Wegner aveva scattato tra Costantinopoli e Bagdad nel 1915, quando assistette impotente alla deportazione dell’intero popolo armeno. Stefano Serapian aveva ricevuto le fotografie direttamente dalle mani di Armin Wegner».

La professoressa Samuelli ha poi affermato che diverse persone espressero dubbi sull’autenticità delle stesse immagini: «Avvenne successivamente che il figlio di Armin Wegner, Mischa, contattato da Kuciukian, gli consegnò le lettere che Armin Wegner aveva inviato alla madre in Germania in cui si descrivevano i terribili massacri a cui assistette e che erano state raccolte in un libro, La via senza ritorno. Un martirio in lettere, pubblicato nel 1919. Si constatò quindi che alcuni passaggi delle lettere si riferivano alle immagini e ciò avvalorò la veridicità delle stesse.

Così Kuciukian decise di procedere alla realizzazione di una mostra, per far conoscere a più persone possibili la tremenda strage».La studiosa ha aggiunto che nell’aprile 1995 la mostra fu inaugurata al museo archeologico di Milano e, dopo moltissime altre tappe, è giunta in questi giorni a Padova. Gli organizzatori si augurano che la riflessione e la memoria di questi fatti storici, soprattutto da parte delle giovani generazioni, possa essere un’ulteriore occasione per comprendere fino a che punto il male dell’uomo può manifestarsi e colpire, e quanto esso debba essere riconosciuto e debellato sul nascere. –

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Genocidi dimenticati: mostra al liceo scientifico Alvise Cornaro di Padova Eventi a Padova (Padovaoggi 04.04.17)

In occasione del 102° anniversario del Genocidio degli Armeni, che ricorre il 24 aprile, il liceo scientifico Alvise Cornaro di Padova ospita la mostra fotografica “Armin T. Wegner e gli Armeni in Anatolia, 1915”, a cura dell’Associazione Italiarmenia, che intende ricordare quei tragici eventi.
Dopo l’inaugurazione della mostra, in programma martedì 4 aprile alle ore 10, viene organizzata “Genocidi dimenticati”, una conferenza, riservata agli studenti, sul tema dei genocidi armeno e rwandese.

La mostra ha la collaborazione del comune di Padova – Giardino dei Giusti del Mondo.

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Programma

  • Mostra fotografica “Armin T. Wegner e gli Armeni in Anatolia, 1915”
    Inaugurazione: martedì 4 aprile, ore 10
    Modalità di accesso alla mostra: nei giorni 5, 6 e 7 aprile, dalle ore 15 alle 17, previa prenotazione obbligatoria via email all’indirizzo pdps06000v@istruzione.it.
  • Conferenza “Genocidi dimenticati”
    Relatori: Vartan Giacomelli, Giuliano Pisani, Anna Maria Samuelli, Lucia Bressan e Jean De Dieu Harelimana.
    La conferenza è riservata agli studenti.

Per informazioni

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‘Imparare a memoria’: la lezione dell’arte sugli armeni (bari.repubblica.it 06.04.17)

‘Imparare a memoria’, per non dimenticare. E’ il senso provocatorio e poetico del progetto che Agnese Purgatorio presenta fino al 25 aprile a Milano, nella comunale Casa della memoria (dal lunedì al venerdì 9-17; info 02.864.530.05). L’artista barese prosegue qui la sua sofisticata riflessione sulla tragica storia degli Armeni, dal genocidio a una diaspora di cui le coste del Mediterraneo recano ancora testimonianze. In sei collage digitali inserisce i protagonisti di una campagna americana proarmeni all’interno di cine-teatri in abbandono (photo courtesy Podbielski Contemporary). Mentre in uno dei due video, J’ai utilisé la mémoire, documenta una sua performance realizzata in Armenia con due sopravvissute allo sterminio. E nell’altro, Rimani mi dicesti ed io resta, reca omaggio allo scomparso Hrand Nazariantz, uno dei più importanti poeti armeni, vissuto per diversi anni a Bari (Antonella Marino)

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“I disobbedienti”, presentazione del libro di Kuciukian alla Casa della Memoria (Gariwo 05.04.17)

Giovedì 5 aprile, si inaugura alla Casa della Memoria di Milano la mostra fotografica “Learning by Heart”, realizzata da Agnese Purgatorio per commemorare il centenario del genocidio armeno. La mostra, per la prima volta in città, è curata da Martina Corgnati e organizzata dal Comune di Milano. (Apertura dal 6 al 25 aprile, lun-ven 9.00-17.00; sab-dom 10.00-18.00).

Contestualmente, si terrà la presentazione del libro di Pietro Kuciukian “I disobbedienti. Viaggio tra i Giusti ottomani del genocidio armeno”. L’autore dialogherà con Martina Corgnati a partire dalle ore 17.00, nella sede di via Federico Confalonieri 14 (MM5-Isola, ingresso libero fino a esaurimento posti).

Learning by heart, “Imparare a memoria”, è un progetto video e fotografico composto da sei collage digitali che migrano letteralmente da una posizione all’altra e da un ruolo all’altro: in questo caso sono luoghi, cine-teatro abbandonati, occasioni visive di fascino e di degrado, in cui sono stati ambientati personaggi e particolari tratti dalla campagna che il presidente americano, all’epoca Thomas Woodrow Wilson, aveva lanciato a sostegno degli armeni. Oltre a questi elementi, le immagini contengono testi e numeri, computi delle vittime.

L’artista presenta due video, J’ai utilisé la mémoire, dedicato alle donne armene sopravvissute al genocidio e frutto di una performance realizzata dall’artista in Armenia al confine con la Turchia davanti alla antica città di Ani; e Rimani mi dicesti ed io restai, dove il suono ovattato di un contrabbasso sembra commentare i versi del poeta armeno Hrand Nazariantz, recitati da un giovane uomo amplificato da un vecchio megafono fra poltrone, altrettanto vecchie, di un cinema teatro abbandonato.

Contestualmente al MIC – Museo Interattivo del Cinema, Fondazione Cineteca Italiana il 7 aprile si terrà una giornata di proiezioni, che prevede alle 16 “Ararat – Il monte dell’Arca” (2002), di Atom Egoyan e alle 18.30 “La masseria delle allodole” (2007), trasposizione cinematografica dei fratelli Taviani dell’omonimo romanzo di Antonia Arslan.

L’ingresso alle proiezioni è libero per i visitatori di Casa della Memoria tramite tagliando rilasciato presso Casa della Memoria. Ingresso intero 5.50 euro.

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Nagorno-Karabakh, Lavrov: più vicina soluzione conflitto tra Azerbaigian e Armenia (Sputniknews.it 04.04.17)

Il ministro degli Esteri russo in un editoriale pubblicato su un quotidiano azero.

Azerbaigian e Armenia sono in condizioni di avvicinare le loro posizioni e concordare i principi base per la risoluzione del conflitto del Nagorno-Karabakh. Lo ha detto il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov. “Grazie alla collaborazione dei mediatori, le parti sono riuscite a convergere su una serie di questioni che erano controverse. E sono stati fissati i principi generali per la soluzione del conflitto” ha scritto Lavrov in un editoriale pubblicato su Bakinskiy Rabochiy.

La Russia collabora con Stati Uniti e Francia nel meccanismo di risoluzione del conflitto noto come il Gruppo di Minsk dell’OSCE. Il conflitto nel Nagorno-Karabakh ha avuto inizio nel 1988, quando la regione autonoma a maggioranza armena ha proclamato la sua indipendenza dalla Azerbaigian. Le parti in guerra hanno posto ufficialmente fine alle ostilità nel 1994, ma le violenze non sono cessate e anzi una recrudescenza del conflitto si è registrata a partire da aprile 2016.

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ARMENIA: Il Partito Repubblicano si conferma alla guida del paese (East Journal 03.04.17)

Le elezioni parlamentari di domenica 2 aprile in Armenia hanno sancito l’apertura del periodo di transizione da un ordinamento semi-presidenziale al parlamentarismo puro. Vincitore, come da previsioni, ne è uscito il Partito Repubblicano del presidente Sargsyan.

I risultati

Il Partito Repubblicano Armeno si è riconfermato prima forza politica del paese, con il 49,21% delle preferenze. I repubblicani del primo ministro uscente Karen Karapetyan, che detengono la maggioranza in parlamento dal 1999, hanno però chiuso appena al di sotto della soglia necessaria (50%) a ricevere il premio di maggioranza studiato per garantire la governabilità.

Le urne – più di 2000 seggi in tutta l’Armenia – hanno aperto alle 8 del mattino. Già nel pomeriggio gli exit poll hanno iniziato a evidenziare un netto vantaggio per il Partito Repubblicano: fin dai primi risultati parziali il portavoce dei repubblicani Eduard Sharmazanov si è infatti detto ottimista riguardo la possibilità di formare un nuovo governo.

La coalizione guidata da Gagik Tsarukian e da Armenia Prospera, principale forza dell’opposizione, non è invece riuscita ad andare oltre al 27,38% dei consensi, nonostante le proiezioni di marzo la indicassero come un’insidiosa rivale, deludendo parte delle aspettative.

Nel nuovo parlamento vi saranno anche rappresentanti della coalizione “Via d’uscita”, guidata da Edmon Marukyan, leader del partito Armenia Luminosa, che ha conquistato il 7,72% dei voti (la soglia di sbarramento per le coalizioni era del 7%), e la Federazione Rivoluzionaria Armena (Dashnaktsutyun), che invece ha ottenuto il 6,59% (la soglia per i partiti era del 5%).

Rimangono fuori dal parlamento invece il partito Rinascimento Armeno (3,72%), la coalizione Ohanyan-Raffi-Oskanyan, guidata dal partito dell’Eredità (2,08%), la coalizione guidata dal Congresso Nazionale Armeno dell’ex presidente Levon Ter-Petrosyan (1,62%), i Democratici Liberi (0,93%) e il Partito Comunista (0,74%). L’affluenza alle urne è stata del 60,86%, confermando la media del paese.

Prospettive post-elettorali

È proprio dal Partito Repubblicano che proviene Serzh Sargsyan, presidente armeno in carica dal 2008 nonché segretario del partito stesso. Diversi attivisti e membri della società civile hanno ipotizzato che il passaggio al parlamentarismo puro sia stata una mossa studiata a tavolino proprio dal presidente Sargsyan per continuare a mantenere il controllo del paese anche dopo la scadenza del suo secondo mandato quinquennale, nel 2018, magari reinventandosi in futuro nell’ormai più prestigioso ruolo di primo ministro.

Secondo alcuni analisti, essendo arrivati appena al di sotto della soglia necessaria a ottenere il premio di maggioranza, i repubblicani rinnoveranno l’attuale alleanza con la Federazione Rivoluzionaria Armena: sarebbero così questi due partiti a nominare il primo ministro. Chiaramente, con il passaggio dal semi-presidenzialismo al parlamentarismo puro, la nomina del premier diverrà un atto politico strategico, mentre la carica di capo di Stato assumerà una connotazione più simbolica.

Nell’eventualità di una rinnovata alleanza tra i repubblicani e il Dashnaktsutyun, si renderebbe probabile la riconferma dell’attuale premier Karen Karapetyan, esponente del Partito Repubblicano che gode di diversi consensi tra la popolazione armena.

Corruzione e malcontento

Mentre ancora gli armeni si recavano alle urne, sono iniziate le segnalazioni di decine di violazioni connesse al problema della segretezza del voto, ai diritti dell’elettorato e degli scrutatori, oltre che a problemi tecnici dovuti alle nuove tecnologie impiegate nel corso delle elezioni. Stando a quanto dichiarato dal colonnello Meruzhan Hakobyan e dagli osservatori del Citizen Observer Initiative, molte segnalazioni riguarderebbero attività di indirizzamento e influenza sugli elettori, violazioni del segreto dell’urna elettorale e scambi di identità.

Inosservanze e violazioni, dunque, continuano a intaccare il processo elettorale in Armenia, nonostante la supervisione messa in atto dalla delegazione UE e le numerose iniziative volte a tutelare le libertà democratiche nel paese. Il tentativo di fermare il flusso della corruzione non è però del tutto fallito: le segnalazioni, più numerose rispetto ai casi passati, dimostrano l’accresciuta intolleranza dei cittadini nei confronti di violazioni dei diritti dell’elettorato.

Il malcontento, tuttavia, non è solo motivato da questioni di carattere politico. Nel 2016, infatti, il tasso di crescita è ulteriormente sceso: dal 3% del 2015 si è passati allo 0.2%. Tsarukyan, intervistato all’uscita dal seggio, ha definito “impossibile” la crescita economica del paese nella situazione presente. Intanto, cresce anche l’intolleranza nei confronti di una classe politica che negli anni passati ha acuito la recessione economica.

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Armenia: le elezioni parlamentari confermano la solida leadership dei repubblicani (Agenzia Nova 03.04.17)

Erevan, 03 apr 12:24 – (Agenzia Nova) – Una vittoria con ampio margine e che dovrebbe consentire al Partito repubblicano armeno (Arp) di formare senza particolari intoppi un nuovo governo: le elezioni parlamentari che si sono svolte in Armenia, come da pronostico, hanno confermato la vittoria dello schieramento guidato dal presidente della Repubblica, Serzh Sargsyan, al potere da oltre 20 anni. Secondo quanto riferito dalla Commissione elettorale centrale, anche se i dati non sono ancora definitivi, l’Arp si attesta addirittura oltre il 49,1 per cento, ben distaccato dal principale rivale, il blocco Tsarukian (dal nome del noto imprenditore locale Gagik Tsarukian che guida il movimento), che si è fermato al 27,3 per cento. Gli altri due partiti sicuri di accedere alla legislatura sono il blocco Yelk (Via d’uscita) e la Federazione rivoluzionaria armena (Rfa), tradizionale schieramento (è stato fondato nel 1890) dal forte senso patriottico e con un elettorato stabile.

Il voto di ieri è stato il primo dalle modifiche dopo gli emendamenti costituzionali, votati nel referendum del 6 dicembre 2015, che hanno trasformato la forma di governo da una repubblica semipresidenziale a una forma di governo parlamentare. Per la prima volta nella storia delle elezioni parlamentari in Armenia, quindi, il voto si è tenuto interamente sulla base di un sistema proporzionale con uno sbarramento del 5 per cento per i singoli partiti e del 7 per cento per le coalizioni. Il processo di revisione costituzionale si completerà nel 2018 quando, alla scadenza del mandato del presidente della Repubblica Serzh Sargsyan, il capo dello stato non sarà più eletto col voto popolare ma dal parlamento. Queste modifiche acuiscono quindi l’importanza delle consultazioni odierne. Nella modifica costituzionale non si specificano, come d’altronde anche prima degli emendamenti, un numero fisso di parlamentari ma viene indicato solo un numero minimo – che passa da 131 a 101 – e la necessità di avere una maggioranza stabile, pari al 54 per cento dei seggi.

Nel caso in cui dai risultati delle elezioni non emerga una maggioranza stabile, dopo 28 giorni dal voto (il 30 aprile) potrebbe tenersi un secondo turno cui parteciperanno i due partiti, o le due coalizioni, che hanno ricevuto il maggior numero di consensi. Il vincitore del ballottaggio otterrà dei seggi extra che gli consentiranno di formare la maggioranza stabile necessaria per convocare la legislatura. Tuttavia negli ambienti repubblicani circola ottimismo, come emerge dalle parole del portavoce della forza politica, Eduard Sharmazanov. “Secondo i primi risultati delle elezioni, il Partito Repubblicano ha tutte le possibilità di formare il nuovo governo”, ha detto Sharmazanov. Tuttavia, non mancano le rivendicazioni dell’opposizione, secondo cui vi sarebbero diversi casi di frode elettorale, che tuttavia le varie organizzazioni che hanno monitorato le consultazioni non hanno riscontrato.

Qualche irregolarità, tuttavia, si è verificata, fra cui delle violazioni segreto elettorale e dei casi di voto multiplo. Un giornalista locale ha postato ieri sui social un video che mostra l’aggressione subita da lui e da una sua collega da parte di alcuni presunti attivisti filogovernativi. Secondo alcuni media locali, l’incidente si sarebbe verificato dopo che il giornalista aveva notato come queste persone avessero ricevuto dei soldi all’interno di una sede dell’Arp. Fra i principali problemi riscontrati dalle autorità, invece, delle mere questioni tecniche relative al sistema di identificazione degli elettori attraverso le loro impronte. Persino lo stesso Sargsyan ha avuto delle difficoltà nella procedura di riconoscimento elettronica.

Proprio quest’ultimo entra nel suo ultimo anno di mandato, che si concluderà nel 2018. In base alla legislazione armena Sargsyan non potrà essere eletto per una terza volta, ma recentemente ha dichiarato che non lascerà la vita politica. Il presidente aveva definito le elezioni di ieri come “una tappa importante sulla strada della democratizzazione” del paese “dopo la riforma costituzionale”. Proprio la questione relativa agli standard democratici è stata uno dei problemi principali dell’amministrazione Sargsyan, lo scorso anno scossa da diverse proteste pubbliche di massa con l’accusa, secondo un rapporto di Human Rights Watch, di “uso eccessivo e sproporzionato della forza contro dei manifestanti pacifici”, di avere aggredito giornalisti, e di avere favorito dei procedimenti penali ingiustificate contro i leader e i partecipanti alle proteste”.

In una fase di profonda sfiducia nei confronti dei partiti tradizionali – che ha consentito a un movimento nuovo con quello di Tsarukyan di ottenere comunque un elevato numero di consensi –, l’Rpa è riuscito tuttavia a mantenere un ampio margine di vantaggio, non tanto grazie al suo storico leader, quanto più al volto nuovo del partito, il premier Karen Karapetyan. Salito al governo lo scorso settembre nel corso di un rimpasto di governo, Karapetyan è diventato un membro effettivo dei repubblicani lo scorso novembre, ed è diventato rapidamente la personalità più popolare a livello istituzionale. Dal suo insediamento, il nuovo primo ministro ha lavorato per migliorare l’immagine del partito che stava perdendo sempre più consensi a causa del lavoro di alcuni suoi esponenti di spicco, come per esempio l’ex primo ministro Hovik Abrahamyan, la cui discutibile attività aveva appannato la reputazione dei repubblicani.

L’opposizione per la prima volta da tempo è riuscita a raccogliersi sotto l’egida di un unico schieramento, Armenia prospera, fondato e guidato da Gagik Tsarukyan. A metà gennaio Tsarukyan aveva annunciato che sarebbe tornato in politica. Meno di un mese dopo, è stato eletto presidente di Armenia prospera e ha riunito sotto la sua sfera alcuni schieramenti minori, formando il cosiddetto “blocco Tsarukyan”. Il successo in così poco tempo del blocco si deve soprattutto al forte sostegno fra le classi più disagiate derivante dal lavoro filantropico di Tsarukyan. Utilizzando una dialettica di vicinanza alla popolazione, durante la campagna, l’imprenditore ha promesso di tagliare le tariffe del gas naturale e dell’energia elettrica e di aumentare stipendi e pensioni del settore pubblico. Un messaggio che non ha lasciato indifferente l’elettorato ma che non è bastato a spodestare i repubblicani.

I due principali rivali alle elezioni hanno espresso nella loro campagna la necessità di mantenere stretti legami con la Russia, l’alleato chiave nel conflitto congelato sul Nagorno-Karabakh (l’area contesa con l’Azerbaigian). I legami fra i principali leader armeni e Mosca sono molteplici, dai contatti di lavoro ai rapporti personali. Per esempio Karapetyan è legato a diverse figure influenti a Mosca e, in qualità di ex dirigente del ramo armeno di Gazprom, vanta un consolidato rapporto con diversi quadri della società. Queste relazioni sono una risorsa per la Russia: a Mosca, infatti, sono consapevoli che il partito vincitore avrà un peso nella politica estera dell’Armenia e l’Rpa rappresenta una garanzia che i movimenti anti-russi resteranno fuori dalla maggioranza. Anche Tsarukyan nella sua attività imprenditoriale può contare sui solidi rapporti con la Russia, a conferma che l’unico che, a prescindere dai risultati finali, non perderà le elezioni sarà Mosca. (Res)

Armenia, partito di governo verso vittoria a voto “fondamentale” (Askanews.it 03.04.17)

Primo dopo riforma costituzionale che ha introdotto parlamentarismo

Erevan, 3 apr. (askanews) – Il partito di governo in Armenia si prepara a vincere le prime elezioni parlamentari dall’adozione della riforma costituzionale che ha trasformato l’ordinamento politico del Paese in repubblica parlamentare. Dopo lo spoglio del 50,4% delle schede la commissione elettorale centrale ha detto che il partito repubblicano del presidente Serzh Sarkisian, filorusso, è in vantaggio sulla formazione guidata dal magnate Gagik Tsarukyan, 50,43% a 28,29%. “In base ai primi risultati elettorali il partito repubblicano ha ogni probabilità di formare il nuovo governo” ha detto il portavoce del partito Eduard Sharmazanov. Dashnaktsutyun, un partito nazionalista, ha ottenuto il 6,88% e si prepara a entrare in Parlamento. L’affluenza è stata del 60,86%.

L’Occidente considera il voto di ieri un importante test democratico per il Paese stretto tra Anatolia e Caucaso che nella storia non ha mai trasferito il potere all’opposizione attraverso le urne. Sarkisian ha detto che il suo governo “ha fatto sforzi enormi perchè questo voto fondamentale non fosse problematico”.

La violenza esplose a seguito della sua elezione nel 2008, quando 10 persone furono uccise negli scontri tra polizia e opposizione. E i politici di opposizione hanno riferito di violazioni ai seggi dopo aver avvertito prima delle elezioni che il governo preparava brogli di massa. “Abbiamo registrato numerose violazioni ai seggi, violazioni della segretezza del voto e voti multipli” ha detto Hovsep Khurshudyan, leader di Ohanyan-Raffi-Oskanyan, coalizione di opposizione.

Prima del voto la delegazione Ue in Armenia e l’ambasciata Usa in Armenia avevano dichiarato di essere “preoccupati per le accuse di intimidazione degli elettori, di tentativi di compravendita di voti, di uso sistematico delle risorse amministrative per aiutare alcuni partiti in lizza”.

Il voto segue la riforma della costituzione promossa da Sarkisian nel 2015, che secondo i suoi oppositori mira a perpetuare la permanenza al potere del Partito repubblicano, alla guida del Paese da vent’anni. Dal 2018, alla fine del secondo e ultimo mandato di Sarkisian, l’Armenia passerà dal presidenzialismo al parlamentarismo. L’opposizione sostiene che le modifiche sono state studiate per permettere a Sarkisian, 62 anni, di conservare la presa sul potere. Sarkisian nega e dice che le modifiche” rientrano nel processo di democratizzazione del Paese”. Il presidente ha già detto che resterà “attivo” nella politica armena restando alla guida del suo partito.

La campagna è stata centrata su promesse populiste, sotto gli slogan “lavoro, salari, pensioni” ha detto all’Afp Gevorg Poghosyan, sondaggista dell’Associazione dei sociologi armeni. “E’ quel che importa agli elettori” in un Paese dove il 30% vive sotto la soglia ufficiale della povertà. Tsarukyan ha costruito la sua campagna su generose promesse di tagli alle tariffe del gas e dell’elettricità e di aumenti dei salari pubblici e delle pensioni.

In gara per i 101 seggi del parlamento, assegnati con un sistema proporzionale c’erano cinque partiti e quattro coalizioni. La soglia di sbarramento per un singolo partito è al cinque per cento, per una coalizione al sette per cento.

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Armeni al voto per le politiche, test dopo riforma costituzionale (Askanews 02.04.17)

Roma, 2 apr. (askanews) – Gli armeni hanno cominciato oggi a recarsi alle urne per votare in elezioni politiche considerate cruciali, perché sono le prime dall’adozione delle riforme costituzionali volte a trasformare il paese ex sovietico in una repubblica parlamentare.

Il voto è visto dall’Occidente come un test democratico chiave per il piccolo paese di 2,9 milioni di abitanti che non ha una storia di alternanza politica attraverso il voto. Tuttavia la campagna elettorale è stata già oggetto di denunce da parte dell’opposizione, la quale ritiene che il governo abbia preparato brogli massicci.

Prima del voto la delegazione dell’Unione europea in Armenia e l’Ambasciata Usa hanno emesso un comunicato congiunto nel quale hanno detto di essere “preoccupati dalle accuse d’intimidazione degli elettori, dai tentativi di comprare voti e dall’uso sistematico di risorse amministrative per aiutare alcuni partiti in competizione”.

Ci sono anche timori di violenze, dopo che 10 persone sono state uccise nel 2008 i scontri tra la polizia e i sostenitori dell’opposizione dopo l’elezione del presidente filorusso Serzh Sarkisian.

Questa volta il paese punta a tenere un voto esemplare per eleggere “un parlamento che abbia la fiducia della società”, ha detto il presidente in un’intervista a marzo. “Abbiamo fatto enormi sforzi perché il voto non abbia ombre”, ha continuato.

Le elezioni vengono dopo la riforma costituzionale voluta da Sarkisian nel 2015 che, secondo i suoi oppositori, è stata disegnata per mantenere al potere il suo Partito repubblicano. Il referendum che l’ha poi approvata è stato occasione di porteste di piazza.

Gli emendamenti prevedono che il paese passi da una forma presidenziale di governo a una parlamentare allo scadere del secondo e ultimo mandato di Sarkisian, nel 2018. Il presidente, 62 anni, è al timone del paese dal 2008. I suoi detrattori ritengono che, altro che afflato democratico, lo scopo sia quello di continuare a esercitare il potere anche dopo che si sarà dimesso. “Gli emendamenti perpetueranno il regno di Sarkisian e del suo Partito repubblicano”, ha accusato Aram Manukyan, parlamentare del Congresso nazionale armeno, formazione di opposizione.

Sarkisian ha negato recisamente l’accusa e ha sostenuto che la riforma è “parte del processo di democratizzazione”, assicurando che darà potere anche all’opposizione. Comunque il presidente ha affermato che, dopo che avrà finito il suo incarico, rimarrà “attivo” e ha fatto capire che farà il leader del Partito repubblicano, che è al potere da un ventennio.

Il voto odierno, secondo gli analisti, è dominato dal duro confronto tra il partito di maggioranza e quelli di opposizione guidati da Gagik Tsarukian, un ex campione di braccio di ferro divenuto uno dei più ricchi uomini d’affari del paese. Entrambi i partiti hanno promesso lavoro, salari, pensioni, in un paese nel quale il 30 per cento vive al di sotto dei livelli di povertà.

Tsurukian, accusando il Partito repubblicano di corruzione endemica e di malgoverno, ha costruito la sua campagna promettendo un taglio alle tariffe del gas e dell’elettricità e sull’aumento dei salari e delle pensioni.

Il voto è iniziato stamani alle 6 italiane e continuera fino alle 18. A monitorarlo gli osservatori internazionali dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa.

 

Mercoledì, al Teatro Massimo di Cagliari, alle 21.00, andrà in scena “Affinità con i cieli notturni”. (Laprovincia 03.04.17)

Ancora un viaggio nella cultura armena mercoledì 5 aprile per Le Salon de Musique, la rassegna che l’associazione culturale Suoni & Pause organizza per creare momenti d’attenzione verso la musica, le arti visive e la letteratura.

Alle 21.00, al Teatro Massimo di Cagliari, va in scena in “Affinità con i cieli notturni”, uno spettacolo dove teatro, musica e arti visive si intrecciano per ripercorrere le pagine dell’omonimo libro della scrittrice armena Astrid Katcharyan.

Sul palco ci saranno l’attrice Marta Proietti Orzella e la pianista Irma Toudjian che ha composto anche le musice. Firma la regia Lia Careddu, mentre la scenografia è di Sabrina Cuccu. I video sono di Giovanni Coda.

“Affinità con i cieli notturni” racconta la vera storia di Astra Sabondjian, nata negli ultimi anni dell’Ottocento nella cultura e nel prestigio dell’antica Armenia. Sabondjian, femminista ante litteram, rompe con la tradizione facendo valere i propri ideali. È tra le prime donne a diventare giornalista e fonda ad Atene una prestigiosa casa di moda. Scampata al genocidio degli Armeni (1915), vive il dramma dell’esilio e della deportazione. Una che parla di amore, perdita e sopravvivenza, sullo sfondo della tragedia armena.

L’appuntamento è organizzato in collaborazione con l’associazione Luna Scarlatta, Festival Pazza idea – Progetto Futuro.

Il costo del biglietto è di Intero € 10,00; studenti € 7,00.

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