Roma ricorda genocidio degli armeni 110 anni dopo,’memoria viva’ (Ansa e altri 30.04.25)

A110 anni dal genocidio armeno, le istituzioni capitoline, i rappresentanti della Chiesa armena in Italia e gli ambasciatori presso il Quirinale e la Santa Sede hanno ricordato il tragico evento, sottolineando il persistente pericolo di conflitti su base etnica, non solo in Armenia, e auspicando un riconoscimento del genocidio da parte della Turchia.
Un ricordo delle vittime, circa un milione e mezzo secondo le fonti ufficiali, si è svolto al Giardino degli Armeni di Roma.
Sono state ricordate le parole di papa Francesco, che definì quello degli armeni “il primo genocidio del XX secolo”.

Un attacco ritentato nel 2023 quando – è stato ricordato – “120 mila armeni, i figli dell’Artsakh-Nagorno Karabakh sono stati sotto assedio, affamati e stremati per poi essere cacciati dagli azeri, sotto la minaccia della pulizia etnica, dalla terra che avevano abitato da millenni e con i loro leader ingiustamente carcerati senza la possibilità di avere una giustizia”.
“La negazione dei fatti storici implica il ripetersi dei crimini”, ha detto l’ambasciatore armeno in Italia Vladimir Karapetyan.

“La ferita inferta agli armeni continua a sanguinare perché c’è ancora silenzio, omertà, indifferenza”, ha detto un rappresentante della Comunità Armena. “L’Armenia guarda al futuro – ha affermato la Comunità in una nota – e sceglie la strada della democrazia e dell’Unione Europea”. Su questo percorso chiede il sostegno dell’Italia, “poiché i regimi autocratici di Erdogan e Aliyev vogliono distruggere l’ultima speranza degli armeni per una vita dignitosa in Europa”. “Oggi più che mai gli armeni hanno bisogno di aiuto affinché il genocidio non venga dimenticato. Senza un riconoscimento da parte della Turchia di quanto è avvenuto – conclude la nota – dimostriamo al mondo che è accettabile ammazzare le persone soltanto per loro origine etnica”.


Roma ricorda genocidio degli armeni 110 anni dopo,’memoria viva’ (GiornalediBrescia)


 

Non ti scordar di me/ Un video reportage e un libro per ricordare il Genocidio Armeno (Il Sussidiraio 30.04.25)

‘Non ti scordar di me’: Liberilibri pubblica un videoreportage e un libro scritto da Vittorio Robiati Bendaud per commemorare e capire il Genocidio armeno

È stato pubblicato in questi giorni – proprio in occasione del 110mo anniversario che cadeva lo scorso 24 aprile – il video reportage ‘Non ti scordar di me‘ che accompagna l’omonimo libro scritto da Vittorio Robiati Bendaud e pubblicato da Liberilibri dedicati – entrambi – allo spesso dimenticato, ignorato e talvolta insabbiato Genocidio Armeno del che risale agli anni a cavallo tra il 1915 e il 1916: due documenti – appunto, ‘Non ti scordar di me‘ – che oltre a voler tenere sempre viva la memoria di un evento storico crudo e tristemente drammatico, ne indagano anche gli antefatti e il persistente relazionismo turco ed azerbaigiano reso possibile – più o meno volontariamente – dalla complicità dell’intero occidente.

Prima di arrivare ai documenti che portano il titolo di ‘Non ti scordar di me‘ – richiamando il noto ed omonimo fiore perenne scelto come simbolo ed emblema del centenario di quella triste pagina della storia moderna -, vale la pena ricordare che il Genocidio Armeno venne perpetrato (appunto) dalla Turchia e dall’Azerbaijan all’epoca raccolti sotto l’egide dell’impero ottomano: si stima che tra deportazioni e veri e propri stermini, nell’arco di appena un anno morirono più di 3 milioni di armeni; mentre ad oggi sono solamente 29 i paesi del mondo (tra cui l’Italia) che riconoscono quegli eventi come genocidio, con la Turchia e numerosi storici mondiali che si limitano a parlare di “massacri” negando la natura genocidiaria di quegli eventi.

‘Non ti scordar di me’: il video reportage e il libro di Vittorio Robiati Bendaud per ricordare il Genocidio armeno

Tornando a noi, il video reportage ‘Non ti scordar di me – pubblicato sempre da Liberilibri e raggiungibile gratuitamente semplicemente cliccando su queste parole – è stato diviso in tre differenti parti nel corso delle quali oltre a commemorare quei tragici eventi di oltre un secolo fa, si fissa l’obbiettivo di indagare le ragioni storiche dell’accaduto estendendosi fino al presente per uscire da quella visione relegata nella storia: ancora oggi – infatti – il popolo armeno è soggetto a violenze, isolamento e precarietà nel Caucaso nel più completo silenzio da parte dell’occidente libero che diventa cancellazione dal passato.

La pubblicazione del videoreportage – lo accennavamo già prima – segue peraltro a stretto giro la pubblicazione del libro ‘Non ti scordar di me – Storia e oblio del Genocidio armeno scritto da Vittorio Robiati Bendaud con una prefazione firmata da Paolo Mieli e una postfazione di Antonia Arslan: anche in questo caso – e il libro è acquistabile a questo indirizzo – oltre a ricordare quanto accaduto al popolo armeno 110 anni fa, ci si estende fino al presente per indagare l’atteggiamento negazionista della Turchia avallato dall’assenza di sanzioni o punizioni da parte dell’occidente che fa sì che il genocidio sia tuttora in essere.

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“La Chiesa non si fermi Serve un terzo Concilio” (Il Giornale 29.04.25)

Il “Papa armeno” Aram I: “Il cambiamento deve proseguire Bergoglio era amato da noi, riconobbe il genocidio”

"La Chiesa non si fermi Serve un terzo Concilio"

Aram I è il patriarca degli armeni. Lo chiamano anche il Papa armeno e gli riconoscono il titolo di Sua Santità. È un arcivescovo cristiano orientale, il suo nome all’anagrafe è Aram Keshishian, ha 78 anni, era molto legato a Papa Bergoglio che ha incontrato diverse volte a Roma.

Papa Francesco è stato un Papa amico degli armeni?

«Ho conosciuto Papa Francesco molto da vicino, è stato un grande Papa e ha provato costantemente a rendere la Chiesa cattolica una realtà viva e in trasformazione, vicina alla vita delle persone. Per questo è stato definito il Papa delle persone. Aveva una posizione chiara riguardo qualsiasi problema riguardante i diritti umani e i valori biblici. In occasione del centesimo anniversario del genocidio armeno, durante le celebrazioni eucaristiche in Vaticano, il Papa si è espresso pubblicamente ed apertamente, dichiarando che ciò che è accaduto alla popolazione armena durante il primo conflitto mondiale è stato un genocidio organizzato. Per questo motivo, per la popolazione armena il Papa è diventato ancor di più una persona altamente rispettata ed è anche per questo che ho voluto essere presente al suo funerale».

Cosa perdiamo con la morte del Papa?

«Il Papa ha fatto del suo meglio per realizzare la sua visione, come ogni buon leader. Papa Francesco voleva prendere la Chiesa e portarla oltre la Chiesa e la liturgia, offrendola alle persone. La Chiesa è una comunità, esiste nelle persone che la formano, non è l’amministrazione o la gerarchia. Adesso la responsabilità è dei cardinali: guardando alla nostra società in continua evoluzione dovranno decidere che tipo di Chiesa vogliono, e quindi che Papa è giusto eleggere».

Cosa si aspetta dal Conclave?

«Giovanni XXIII iniziò il Concilio Vaticano II nel 1962 e utilizzò la parola aggiornamento: voleva che la chiesa fosse reattiva nei confronti della società e che si aprisse al mondo. Dopo oltre 50 anni io chiesi a Giovanni Paolo II: Non è il tempo di iniziare il Concilio vaticano terzo?. E poi lo chiesi a Papa Benedetto, e lui mi rispose: Probabilmente lo farà il mio successore. Infine, lo chiesi a Papa Francesco che iniziò l’aggiornamento della Chiesa con la sinodalità, un processo importante per l’agenda vaticana. Dal conclave spero giunga la consapevolezza di vivere in un’età di ecumenismo, di congiunzioni e cooperazione».

Quali sono le sue relazioni con la Chiesa cattolica?

«Siamo sempre stati vicini al Vaticano e siamo anche oggi impegnati a continuare questa relazione».

C’è qualcosa in particolare che ricorda degli incontri con il Papa?

«L’ho incontrato tante volte e in differenti contesti, privati, pubblici, congressi. La sua posizione sul genocidio degli armeni è molto chiara, e che un Papa si esprima in maniera così netta ha costituito un evento storico, e mi ha impressionato che lui abbia affermato ciò che ha affermato, semplicemente perché lo sentiva dentro di se e per essere fedele alla storia».

Qual è l’atteggiamento dell’Occidente nei confronti del genocidio armeno?

«Il mondo politico si muove in base agli interessi. La religione invece si muove sui valori. Questa è la differenza fondamentale. Alcuni paesi esprimono la loro solidarietà, alcuni restano in silenzio, ma è solo questione di interessi politici, dei quali la religione non si cura».

La tragedia armena non ha mai avuto grande riconoscimento, cosa pensa di questo?

«La storia è la testimone di ciò che è accaduto ma noi continueremo il nostro lavoro perché ci sia il riconoscimento del genocidio. In particolare vogliamo che la Turchia lo riconosca, perché è necessario si guardi in faccia la realtà, che i turchi sappiano che i loro bisnonni hanno ucciso i nostri bisnonni. Devono guardare in faccia l’amara realtà comprendendo che per quanto triste la storia non può essere cambiata e questa è la mia aspettativa e speranza».

Armenia e Azerbaijan: qual è lo stato delle cose?

«Tutti sanno che gli armeni erano lì (nel Nagorno-Karabakh) storicamente: oltre 120.000 armeni vivevano lì. Adesso l’Azerbaijan ha l’obiettivo di deportarli e si può dire si tratti di un differente tipo di genocidio, supportato dalla Turchia. Sono molto deluso dal fatto che ci sia stato un convegno internazionale all’università gregoriana, e il tema era la presenza cristiana in Azerbaijan, e non solo si è completamente ignorata e negata la presenza di armeni, ma le chiese armene sono state presentate come parte della cultura dell’Azerbaijan. Una cosa del genere nelle mura vaticane, qualcosa organizzato da un’università così conosciuta, ha profondamente deluso gli armeni, in tutto il mondo. In questo momento ci sono negoziazioni e lo scopo è stabilire una pace permanente ma non c’è pace senza giustizia e giustizia è il vero nome della pace».

Che domanda vorrebbe fare al nuovo Papa?

«Chiederei che continui il processo di aggiornamento della Chiesa su tanti temi. Per esempio sul tema dei matrimoni omosessuali. In questo piccolo mondo non possiamo dire questo è un tuo problema, non mio. E credo quindi sia necessario guardare a questi problemi esistenziali in modo che sì preservino i valori della religione ma rispondendo alla realtà. La mia domanda al nuovo papa è questa: come possiamo riconciliare i valori biblici e la realtà del mondo presente?».

I suoi pensieri sul conflitto Russo- Ucraino?

«Ho ottimi rapporti con il Patriarca russo Kirill. Riguardo al conflitto, la guerra ha le proprie regole e non ho alcun giudizio sulle parti. Ma questi due Paesi sono vicini per cultura, etnia, religione. Ritengo sia urgente che si fermino le armi, che si fermino queste uccisioni il prima possibile, con l’impegno di trovare una soluzione accettabile da tutti e due i contendenti».

Ha una preferenza per uno dei papabili?

«Lascio questa decisione al conclave che opera per lo Spirito santo».

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Chi è Aram I? Biografia del Catholicos della Chiesa Apostolica Armena?

ARMENI, AZERI E ALBANIA CAUCASICA di GIAN ANTONIO STELLA (Corriere della Sera 29.04.25)

Con la morte di Francesco, dicono gli armeni, hanno perso più che un amico: non mancava mai il 24 aprile a Buenos Aires alla Giornata del Ricordo delle stragi di un secolo fa, definì nel 2015 quei massacri di oltre tre milioni di cristiani un «genocidio» a dispetto dell’irritazione turca, aprì gli archivi vaticani su quei pogrom, andò in pellegrinaggio nel 2016 in Armenia, esaltò la figura di san Gregorio di Narek… Eppure, insieme col dolore per l’addio a Jorge Bergoglio, che ha attutito ogni polemica, non cessa la raccolta di firme di intellettuali di mezzo mondo (inclusa Antonia Arslan che scrisse «La masseria delle allodole») della rivista armeno-americana asbarez.com contro la decisione della pontificia Università Gregoriana di aver ospitato il 10 aprile un convegno intitolato «Il Cristianesimo in Azerbaigian: storia e modernità». Una provocazione, dicono. Per promuovere «narrazioni sponsorizzate dallo Stato azero volte a cancellare la presenza storica della Chiesa armena e ad appropriarsi dei suoi monumenti attribuendoli falsamente agli antichi albanesi caucasici».
Obiettivo: «delegittimare le radici indigene degli armeni e dipingerli come estranei alle loro terre ancestrali».
Distorcendo «la millenaria eredità della Chiesa armena, sul suolo armeno ora occupato da un regime con una comprovata storia di sradicamento culturale».
Nella scia dell’«assalto genocida dell’Azerbaigian al Nagorno-Karabakh nel settembre 2023, che portò alla pulizia etnica di 120.000 armeni cristiani indigeni». La Gregoriana ha sdrammatizzato: è stata solo affittata una sala all’ambasciata azera presso la Santa Sede. La polemica, però, non cessa.
Con gli armeni che definiscono «inaccettabile che un simile revisionismo abbia potuto radicarsi in un’importante istituzione accademica della Santa Sede». E invitano il Vaticano a non accettare ulteriori donazioni da Baku per il restauro di edifici religiosi: solo la maschera d’una «incessante campagna di genocidio culturale».

Il Circolo della lirica di Padova mette in scena “Nur”, ovvero viaggio attraverso la musica armena rivisitata in chiave contemporanea (Padovaoggi 29.04.25)

QuandoDal 11/05/2025 al 11/05/202517
Prezzo5 euro
Altre informazioniSito web circolodellalirica.it

 


Il Circolo della lirica di Padova mette in scena “Nur”, ovvero viaggio attraverso la musica armena rivisitata in chiave contemporanea l’11 maggio 2025
https://www.padovaoggi.it/eventi/concerto-musica-armena-nur-11-maggio-2025.html
© PadovaOggi

 

ur, che in lingua armena significa melograno, è il frutto simbolo stesso dell’Armenia, rappresentato in antichi manoscritti insieme all’uva e ai suoi tralci, simbolo di salute e abbondanza idi fertilità dell’allegria e dell’amore, espressione dell’esuberanza della vita. Il programma è infatti dedicato alla musica tradizionale armena rivisitata in chiave moderna. Lo spirito e i testi delle canzoni tradizionali sono attraversati da nuove sonorità che arricchiscono il prezioso repertorio folkloristico dei più importanti compositori armeni.

L’utilizzo di ritmi pulsanti in contrapposizione ad ambienti rarefatti immerge l’ascoltatore in una affascinante cultura lontana.
L’elegante voce del soprano armeno-americano Rosy Anoush Svazlian si fonde con il pianismo energico, gli arrangiamenti e l’affascinante racconto di Andrea Manzoni, pianista-compositore italiano e parigino di adozione, per dare vita a una performance ritmata e unica, capace di trascinare e coinvolgere l’ascoltatore in un affascinante viaggio alla scoperta di cultura lontana e preziosa.

Dopo i prestigiosi concerti alla chiesa di Saint Martin in the Fields di Londra, all’e-Luminate festival di Cambridge, al festival MITO di Milano, al Teatro Sociale di Bellinzona, e dopo il successo al Carnegie Hall, il tempio della musica classica di New York City, “Nur – Armenian Melodies” arriva a Padova a Palazzo Zacco!

  • Domenica 11 maggio h. 17 – Chiusura accesso alla sala h. 16.45
  • Palazzo Zacco Armeni – Circolo Unificato dell’Esercito
  • Prenotazione obbligatoria ai numeri 349 802 6146 – 380 759 6925 – 335 630 3408


Il Circolo della lirica di Padova mette in scena “Nur”, ovvero viaggio attraverso la musica armena rivisitata in chiave contemporanea l’11 maggio 2025
https://www.padovaoggi.it/eventi/concerto-musica-armena-nur-11-maggio-2025.html
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Il genocidio armeno, una questione ancora da risolvere, un libro per studiare il passato e valutare il futuro (AciStampa 29.04.24)

“Nel complicato scacchiere mediorientale, infatti, gli stati del Caucaso (le tre repubbliche ex sovietiche, Armenia, Georgia, Azerbaigian: le prime due cristiane, la terza musulmana sciita) rivestono un’importanza molto maggiore di quel che sembrerebbe, se si guarda solo alla loro ridotta estensione geografica.

E nella situazione attuale, in contemporanea con i due conflitti ‘maggiori’ riguardanti Ucraina e Israele, si vede chiaramente una terza guerra serpeggiare minacciosamente intorno all’Armenia”: così ha scritto la scrittrice Antonia Arslan nel mensile ‘Vita e Pensiero’, editato dall’Università Cattolica del Sacro Cuore, presentando il libro ‘Un genocidio culturale dei nostri giorni. Nakhichevan: la distruzione della cultura e della storia armena’, scritto con il professor Aldo Ferrari, docente di lingua e letteratura armena, storia dell’Eurasia, storia del Caucaso e dell’Asia centrale all’Università Ca’ Foscari di Venezia, dove dirige l’Osservatorio di politica e relazioni internazionali (OPRI).

Sempre la scrittrice di origine armena nel saggio scrive che il Nchkichevan “situato fra l’Armenia ex sovietica e l’Azerbaigian, è una piccola enclave fra le alte montagne del Caucaso, abitato da millenni da tribù di etnia armena, come dimostrano i numerosi monumenti là presenti, le chiese e i monasteri antichissimi (con affreschi meravigliosi da poco restaurati) e le pittoresche rovine archeologiche (ricche di straordinari ritrovamenti) risalenti all’epoca del più vasto regno armeno, quello del re Tigrane il Grande (95-55 a.C.).

Fu Stalin, plenipotenziario di Lenin per il Caucaso (come è noto, lui proveniva dalla Georgia), che negli anni tumultuosi del primo dopoguerra stabilì i confini fra le tre repubbliche transcaucasiche, dopo aver soppresso la loro fragile indipendenza. E decise di attribuire alla sovranità azera due territori confinanti con l’Armenia, e popolati in grande maggioranza da Armeni, uno ad est (il Nakhichevan) e l’altro ad ovest (che è, appunto, l’Artsakh). Vennero classificati come oblast, cioè regioni ‘a statuto speciale’, con un soviet proprio, dotato di una certa autonomia, in cui si usava la lingua armena”.

Partendo da queste note storiche al prof. Aldo Ferrari abbiamo chiesto di raccontarci, dopo 110 anni cosa resta del genocidio armeno, avvenuto il 25 aprile 1915: “Resta la realtà irrevocabile della tragedia che tra il 1915 ed il 1923  ha portato al massacro e all’espulsione di un popolo intero dal suo territorio ancestrale, alla distruzione di gran parte dei suoi monumenti, alla falsificazione della memoria di questo crimine da parte dello Stato, la Turchia, che è erede di quello (l’impero ottomano) che lo ha perpetrato. Resta la precarietà del piccolo e debole stato armeno, che occupa solo un decimo del suo territorio storico; resta, infine, una vasta ‘diaspora’, che non potendo neppure sperare di far ritorno in patria ha saputo ricostruirsi un’esistenza decorosa e spesso benestante in molti paesi del mondo”.

Per quale motivo ancora si parla poco del genocidio armeno?

“Le ragioni sono molteplici e di ordine diverso. Da un lato vi è certo la forza politica della Turchia, capace di limitare la conoscenza stessa del genocidio. Ma occorre anche pensare allo scarso peso politico, demografico ed economico della repubblica d’Armenia, a cui stessa esistenza appare minacciata e è quindi  meno efficace della ‘diaspora ‘nel diffondere la memoria del genocidio armeno”.

Quali sono le ragioni per cui ci si ostina a negare ciò che è accaduto?

“Il persistente negazionismo della Turchia dipende in primo luogo dal fatto che il genocidio le ha consentito di mantenere i territori storicamente armeni e che in quanto tali erano stati attribuiti all’Armenia dal trattato di Sèvres del 1920. Riconoscere il genocidio minerebbe la legittimità (morale se non giuridica) del loro possesso. Inoltre Ankara dovrebbe impegnarsi in una colossale opera di risarcimento a favore dei discendenti degli armeni, molti dei quali avevano ingenti patrimoni. Infine, il riconoscimento dovrebbe essere accompagnato dall’ammissione di aver mentito per più di un secolo e di aver considerato eroi nazionali persone responsabili di crimini orrendi”.

Quanto è stato importante il Nakhichevan?

“Questa regione, storicamente parte dell’Armenia, ma attribuita negli anni 20 del ‘900 all’Azerbaigian dalle autorità sovietiche, ha visto dapprima il completo abbandono della popolazione armena quindi la recente e completa distruzione del suo patrimonio artistico, costituito da circa 90 chiese e oltre 10.000 khachkar, le croci di pietra così caratteristiche dell’arte sacra del popolo armeno. Queste distruzioni costituiscono senza dubbio il più grave caso di genocidio culturale dei nostri giorni e lasciano intravvedere la possibilità che la stessa sorte tocchi adesso al patrimonio artistico del Nagorno-Karabakh, una regione abitata in larga maggioranza da armeni,  ma attribuita anch’essa all’Azerbaigian dai sovietici, e completamente svuotata dalla sua popolazione armena nel settembre del 2023”.

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Quanto è stato importante il cristianesimo nella storia armena?

“La conversione dell’Armenia al cristianesimo, avvenuta nel 301 secondo la datazione tradizionale, ha avuto un’importanza straordinaria per questo paese. Da allora e sino ad oggi l’identità del popolo armeno è indissolubilmente legata alla fede cristiana, che ha determinato l’invenzione dell’alfabeto nazionale nel 405,  la creazione di una letteratura quanto mai ricca e di un’arte estremamente originale. La secolare fedeltà al cristianesimo in un contesto sempre più islamico è la ragione principale delle numerose traversie conosciute dal popolo armeno, sino a quella del genocidio”.

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L’attivismo della Comunità Armena Calabria in occasione delle celebrazioni del 24 Aprile 2025 (IlMetropolitano 29.04.25)

La Comunità Armena Calabria ha vissuto un anno ricco di iniziative culturali e commemorative, rafforzando il legame tra la storia armena e il territorio calabrese. Tra le principali attività svolte nel 2025 in occasione delle celebrazioni del Genocidio Armeno è stato l’invito colto dai comuni calabresi per l’esposizione della bandiera Armena nei rispettivi municipi. Hanno aderito all’iniziativa i comuni di: la città di Zungri (VV), Gerace (RC), Bovalino (RC), Sant’Agata del Bianco (RC), Brancaleone (RC), Staiti (RC), Palizzi (RC), Africo (RC), e la Città di Cosenza con un momento commemorativo presso la stele dedicata al Genocidio armeno in Piazza Cappelo dove erano presenti la Presidente della Comunità Armena Calabria Tehmine Arshakyan e Roberto Sacco Presidente del consiglio Comunale di Cosenza che ha partecipato alla commemorazione ponendo dei fiori alla stele insieme ad una piccola rappresentanza armena presente.

Il Convegno “Gli Armeni in Calabria

Il 16 aprile, presso la Biblioteca Comunale Cesare Pavese di Brancaleone, si è tenuto un convegno dedicato alla storia e alla memoria della comunità armena in Calabria. L’evento organizzato da: Comunità Armena Calabria, Pro Loco di Brancaleone e l’Associazione Pensionati con il Patrocinio dell’Amministrazione Comunale di Brancaleone ha visto la partecipazione di esperti e storici, che hanno approfondito il contributo culturale e sociale degli Armeni nella regione.

Il Tour “Valle degli Armeni

Il 25 aprile si è svolto il tradizionale tour culturale “Valle degli Armeni”, che ha coinvolto i borghi di Brancaleone, Staiti e Bruzzano. L’itinerario ha permesso ai partecipanti di scoprire luoghi di grande valore storico e culturale, come il Museo dei Santi Italo-Greci a Staiti e il Castello di Rocca Armenia a Bruzzano Zeffirio. Il tour si è concluso a Brancaleone Vetus con una cerimonia di commemorazione per le vittime del genocidio armeno, un momento toccante che ha unito la comunità locale e armena.

La Commemorazione del Genocidio Armeno

La commemorazione del 110° anniversario del genocidio armeno è stata un momento centrale delle attività della comunità. La cerimonia, tenutasi a Brancaleone Vetus, ha incluso l’accensione del Braciere della Memoria, un gesto simbolico per onorare le vittime e mantenere viva la memoria storica.

Le iniziative della Comunità Armena Calabria, anche quest’anno hanno dimostrato un impegno costante nella valorizzazione della cultura armena e nella promozione del dialogo interculturale attraverso iniziative ed eventi che puntano ha rafforzare il legame con il territorio calabrese, creando opportunità di crescita culturale, nell’ottica della sensibilizzazione dell’opinione pubblica sul Genocidio armeno che è fondamentale per avvicinare sempre più la regione Calabria all’Armenia. I fondatori, Tehmine Arshakyan, Sebastiano Stranges e Carmine Verduci hanno ringraziato tutti i comuni della Regione Calabria, Enti, Istituzioni e Associazioni per aver commemorato questo importante evento storico che dev’essere ricordato per non spegnere mai la memoria verso un popolo che ci è fratello.

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Brancaleone celebra la cultura armena: con il tour “Valle degli Armeni” (lReggino)


Brancaleone celebra la cultura armena: con il tour “Valle degli Armeni”

Cristiani in Nagorno Karabakh, l’Azerbaijan prova a riscrivere la storia. L’Armenia non ci sta (AciStampa 29.04.25)

È una guerra che l’Azerbaijan combatte prima di tutto sul piano culturale, quella che ha visto Baku riprendere il controllo dei territori del Nagorno Karabakh, che gli armeni chiamano con il suo antico nome di Artsakh. E, di fronte alle accuse di “genocidio culturale” nella regione, con vasta documentazione di chiese cristiane armene completamente scomparse, l’Azerbaijan risponde con una storia diversa: quella della presenza di una Chiesa cattolica dell’Albania caucasica, precedente alla Chiesa Apostolica Armena collegata alla prima nazione che si è proclamata cristiana, e dove la storia si legge in millenni, e non in secoli.

Questa “contro storia” è stata promossa dall’Azerbaijan anche in una conferenza che si è tenuta il 10 aprile alla Pontificia Università Gregoriana, con un intervento anche del Cardinale Claudio Gugerotti, prefetto del Dicastero per le Chiese Orientali – attualmente decaduto perché si è in sede vacante – che ha tenuto un discorso in cui sposava fino in fondo la narrativa azera.

“L’Azerbaijan – ha detto Gugerotti – crocevia di popoli e fedi, è una terra antica su cui territorio si custodiva una tradizione cristiana che affonda le sue radici nell’epoca dell’Albania caucasica.
I monumenti sacri, le chiese, i manoscritti e le memorie del tutto rappresentano non solo testimonianze artistiche, ma espressioni tangibili dell’anima di un popolo che ha saputo onorare Dio nella varietà e nelle forme e nella fedeltà della propria fede”.

Il cardinale descriveva la conferenza come una “opportunità eminente di riflessione”, ricordava le visite in Azerbaijan di San Giovanni Paolo II nel 2002 e di Papa Francesco nel 2016, e auspicava “che i frutti di questo incontro non si limitino all’ambito accademico, ma si producano in testimonianza concreta di pace, giustizia e verità, che in un impegno veramente scientifico, certo, costituiscono a dissipare il livore e la divisione. Con tale animo e nella fiducia al futuro segnato dalla concordia, vi auguro proficuo e ispirato svolgimento dei lavori”.

Così, dopo l’articolo dell’Osservatore Romano del 24 luglio 2024 in cui si parlava chiaramente dell’Albania Caucasica, anche un cardinale ha dato adito alla riscrittura della storia, creando non poco sconcerto nella comunità armena, che tra l’altro il 15 aprile ha ricordato il Centodecimo anniversario del Metz Yegern, il grande male, ovvero il genocidio armeno.

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Che però si andasse in questa direzione era prevedibile. Nel 2022, dopo che il conflitto in Nagorno Karabakh si era concluso con un cessate il fuoco doloroso per l’Armenia, nell’ultimo atto di quella che sembra una guerra combattuta prima di tutto sul piano culturale, Anar Karimov, ministro della Cultura dell’Azerbaijan, ha annunciato la creazione di un gruppo di lavoro per le aree riconquistate del Nagorno-Karabakh per “rimuovere le tracce fittizie di armeni su siti religiosi albaniani”. Dichiarazione che rilanciano la preoccupazione degli armeni per il patrimonio cristiano in Artsakh, il nome storico armeno del Nagorno Karabakh.

Per comprendere le dichiarazioni del ministro della cultura si deve fare un passo indietro. Il territorio del Nagorno Karabakh era stato assegnato all’Azerbaijan dall’Unione Sovietica, e si era poi proclamato indipendente al momento della dissoluzione dell’URSS, proclamando la sua identità armena. Nel corso del secolo scorso, è stata più volte denunciata la sistematica distruzione di patrimonio cristiano storico nel territorio, definito da alcuni studiosi come un genocidio culturale, come è stata denunciata anche la volontà azera di riscrivere la storia etnica del territorio esaltandone le radici albaniano-caucasiche.

Da parte azera, si lamenta invece che l’Armenia reclami una presenza che è solo successiva alla presenza degli albaniani, e viene denunciata la distruzione di moschee durante il periodo in cui il Nagorno Karabakh aveva mantenuto una autonomia, sebbene mai riconosciuto come Stato nemmeno dall’Armenia.

C’è un genocidio culturale in atto in Artsakh? Da parte azerbaijana, si nega la distruzione del patrimonio cristiano, si lamenta, piuttosto, la distruzione di patrimonio musulmano nel Nagorno Karabakh da quando gli armeni ne hanno preso il controllo, e quindi si è passati al contrattacco, delineando la storia della Chiesa cattolica albaniana.

La conferenza del 10 aprile era intitolata Cristianesimo in Azerbaigian: storia e modernità. Dedicata al patrimonio dell’Albania caucasica, la conferenza era stata organizzata dal Baku International Multiculturalism Center, dall’A.A. Bakikhanov Institute of History and Etnology dell’Accademia Nazionale delle Scienze dell’Azerbaigian, dall’Ambasciata della Repubblica di Azerbaigian presso la Santa Sede e dalla Comunità religiosa cristiana Alban-Udi.

Non è stata ovviamente coinvolta alcuna organizzazione di studi armeni, mentre – ha denunciato il team di Monitoraggio del Patrimonio Culturale dell’Artsakh – “sono stati riuniti e reclutati decine di specialisti provenienti da diversi paesi (Turchia, Kazakistan, Uzbekistan, Corea del Sud, Russia, Polonia, Italia, Georgia, Germania, Francia, Canada, Stati Uniti, Lituania) con l’obiettivo di escludere la storia armena, la cultura armena e la presenza degli Armeni nel territorio dell’Azerbaigian, quindi, in particolare quei monumenti armeni, ricoperti da centinaia di iscrizioni armene, vengono presentati come albanesi. Si tratta di Amaras, Ganadzasar, Dadivank, ecc.
Per noi è anche incomprensibile che abbiano partecipato alcuni noti ricercatori del settore, visto che a questa Conferenza non ha partecipato nessun ricercatore armeno e non è stata pronunciata una sola parola sugli Armeni”.

La conferenza è parte di una marcia di avvicinamento dell’Azerbaijan alla Santa Sede. La fondazione legata al presidente Aliyev, da ormai dieci anni, finanzia restauri in Vaticano, mentre Baku ha voluto stabilire una ambasciata residenziale presso la Santa Sede e, dal 2 aprile, Vatican News si è persino arricchita dell’offerta di una sezione in lingua azerbaijana.

Ovvio che le comunità armene, alla notizia della conferenza, si siano ribellate. Il Consiglio per la Comunità Armena di Roma si è unita “allo sgomento e rabbia di tutti gli Armeni” per la conferenza in cui “ancora una volta gli oratori hanno ripetuto la falsa teoria sulla Chiesa Cristiana Albana che sarebbe stata spodestata da quella Armena; teoria infondata e ridicola che non ha alcun cultore al di fuori dell’Azerbaigian e che è stata riproposta per giustificare l’occupazione del Nagorno-Karabakh (Artsakh) cancellando secoli di civiltà e storia armena nella regione, dopo aver cacciato da quei territori, sotto la minaccia della pulizia etnica, più di 120 mila Armeni, che oggi, dopo aver perso tutto, persino le tombe dei loro cari, si trovano rifugiati in Armenia”.

Durante la conferenza, è intervenuto anche l’analista politico Fuad Akhundov, che ha accusato gli armeni di distruggere i monumenti religiosi azeri, descrivendo queste azioni come “una politica anticristiana volta a distruggere la vera storia della regione”.

“Il Consiglio per la comunità armena di Roma – si legge nella comunicazione – ritiene inaccettabile che istituzioni pontificie, ancorché in buona fede, ospitino tali eventi caratterizzati da armenofobia, razzismo, intolleranza e basati su teorie prive di qualsiasi valore storico, religioso e scientifico e offensive nei confronti di un popolo che ha versato il proprio sangue per non rinnegare la propria fede Cristiana e che si sta accingendo a commemorare il prossimo 24 aprile il 110° anniversario del Genocidio del 1915 dove persero la vita più di un milione e mezzo di Cristiani Armeni”.

Il Patriarcato Armeno di Divani, in un comunicato, è arrivato a dire che “il Vaticano si è comportato irresponsabilmente, permettendo alla sua piattaforma accademica di essere usata per propagare una narrativa ben conosciuta e inventata – che cerca di cancellare la presenza storica della Chiesa Apostolica Armena nel Caucaso del Sud dalla memoria intellettuale degli studiosi”, e a denunciare una narrativa che punta a “tinteggiare tratti di una statualità moderna in un passato che non esiste”.

Gli azerbaijani sostengono che la storia cristiana della regione è legata a quell’Albania caucasica, l’Antica Illiria, e fanno risalire l’evangelizzazione della zona addirittura al periodo apostolico, sottolineando come il cristianesimo fu adottato come religione ufficiale dell’Albania caucasica nel 313, e che avrebbe fatto sviluppare una architettura cristiana dal IV al VII secolo. Anzi, pongono il cristianesimo dell’Albania caucasica come un modello perché si sarebbe integrato con gli altri sistemi religiosi della regione, creando uno stile architettonico peculiare. Poi c’è uno stop per via della conquista del territorio azero da parte del Califfato nel IX secolo, e poi una nuova fioritura di architettura cristiana fino al XII secolo, quando poi ci sarebbe stata una nuova fioritura di edifici religiosi. E vengono citati i complessi monastici di Khudavang (1214, situato nell’attuale distretto di Kelbajar in Azerbaigian), Ganjasar (1216-1238, distretto di Terter in Azerbaigian), Khatiravag (1204, distretto di Kelbajar) e altri, divennero centri dove fiorirono le costruzioni religiose.

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Aram I, Vescovo Chiesa Armena: “Papa Francesco ha aperto al popolo”/ “Chiesa dovrà affrontare realtà odierna” (Il Sussidiario 29.04.25)

Il Vescovo della Chiesa Armena Aram I a Quarta Repubblica: “Papa Francesco aveva una chiara visione di apertura della Chiesa al popolo”

Il Vescovo della Chiesa Armena Aram I, è intervenuto alla trasmissione Quarta Repubblica dopo aver partecipato ai funerali di Papa Francesco insieme ad altri esponenti religiosi e politici di tutto il mondo per ricordare il pontefice scomparso che definisce: “Colui che ha aperto al popolo e trasformato le parole liturgiche in realtà quotidiana della gente“, e parlare delle nuove sfide da affrontare, anche individuando le priorità della realtà odierna, questioni che potrebbero essere alla base dell’elezione del nuovo Papa durante il Conclave.

Senza pronunciarsi in merito ad una previsione sul possibile successore di Bergoglio, il patriarca dichiara infatti che nel processo decisionale, dovrà essere identificata una chiara visione di quale tipo di Chiesa si vuole avere, identificando poi di conseguenza il nome. Prosegue poi soffermandosi poi sul ricordo dei vari papi conosciuti oltre all’ultimo, anche Benedetto XVI e Giovanni Paolo II, di cui dice: “Sono personaggi diversi con visioni e priorità diverse. Giovanni Paolo II spezzò i muri tra l’Europa orientale e quella occidentale“. Mentre Benedetto: “Era un bravo teologo che insisteva sul modo in cui si potesse rendere la teologia attuale nel mondo odierno“.

Il Vescovo della Chiesa Armena Aram I: “La Turchia riconosca il genocidio del popolo armeno”

Il Vescovo della Chiesa Armena Aram I a Quarta Repubblica ha anche ricordato il merito di Papa Francesco e di molti paesi del mondo nell’aver riconosciuto il genocidio del popolo armeno, mentre ha sottolineato che Donald Trump ancora non riesce ad ammettere non riferendosi a questo tragico evento con la parola giusta, affermando: “Il presidente degli Stati Uniti deve avere il coraggio di dire quello che esattamente è avvenuto nella storia“.

Ha aggiunto poi un appello rivolto al presidente della Turchia, per chiedere che finalmente venga ammesso il massacro compiuto.Proseguendo poi nell’analisi dei problemi odierni che le varie comunità cristiane devono affrontare, soprattutto la persecuzione in alcune zone del mondo tra cui il Medio Oriente ha detto: “Noi cristiani siamo ancora perseguitati, ma non ci sentiamo una minoranza e non ci consideriamo nella periferia della società“.

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Genocidio e fede del popolo armeno e i temi del Giubileo nell’arte: a Saronno due incontri culturali con il Circolo La Bussola (Saronnonews

Giovedì 8 maggio il popolo armeno protagonista dell’incontro con l’inviata Rai Stefania Battistini e il giornalista Renato Farina. Domenica 11 maggio lo storico dell’arte Luca Frigerio parlerà dei temi del Giubileo attraverso i capolavori di grandi pittori del passato

Il Circolo La Bussola di Saronno propone nel mese di maggio due incontri di alto livello su temi di grande interesse.

Giovedì 8 maggio alle 21 nell’Aula Aldo Moro sarà protagonista l’Armenia, con un incontro dal titolo “Il genocidio infinito ma la Croce rinasce”.

«Una terra di antichissima cristianizzazione, perennemente contesa, per secoli senza una vera e propria entità statuale, sempre in bilico tra la sua vocazione valoriale occidentale e la sua collocazione geografica asiatica – spiegano gli organizzatori – Negli ultimi 150 anni è stata oggetto di genocidi e persecuzioni che continuano ancora oggi e di una guerra con l’Azerbajan per il controllo del Nagorno Karabak tutt’ora in corso. In occasione della Giornata del Ricordo del genocidio armeno del 1915/1916, in lingua armena il Medz yeghern, ovvero “il grande crimine” che causò 3 milioni di morti, abbiamo chiamato a parlarne due grandi giornalisti: Stefania Battistini (nella foto)inviata del TG1 Rai nei luoghi più pericolosi e complicati del mondo, e Renato Farina, già vicedirettore e oggi editoralista di Libero. Entrambi sono stati sul campo e ci racconteranno le loro sensazioni, suggestioni, emozioni». Saranno presenti all’incontro alcuni esponenti della comunità armena di Milano. Qui la locandina

Domenica 11 maggio alle 16, sempre nell’Aula Aldo in collaborazione con la Cooperativa Popolare Saronnese secondo appuntamento con l’arte raccontata da Luca Frigerio. Molto conosciuto a Saronno, giornalista e storico dell’arte della Diocesi di Milano, questa volta Luca Frigerio presenterà una riflessione sui temi del Giubileo nell’incontro intitolato “Misericordia e Speranza: l’arte dell’Amore”.  Attraverso alcune opere d’arte di grandi pittori del passato, tra cui Rembrandt, Van Gogh e Caravaggio,  Frigerio condurrà il pubblico in un percorso affascinante con la consueta maestria, riuscendo ad illustrare in modo diretto e comprensibile temi di grande profondità culturale. Qui la locandina

Gli incontri, ad ingresso libero, sono realizzati con il patrocinio del Comune di Saronno, in collaborazione con la Comunità pastorale Crocifisso Risorto e la Pro loco di Saronno.

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Il genocidio armeno e la Croce che rinasce: incontro al Circolo La Bussola di Saronno (La Provincia di Varese 29.04.25)