Armenia: l’Ambasciatore Ferranti incontra il Patriarca Karekin II (Aise 04.03.25)

JEREVAN\ aise\ – Nuovo Ambasciatore italiano in Armenia, Alessandro Ferranti il 28 febbraio scorso si è recato in visita presso la Santa Sede di Etchmiadzin dove è stato ricevuto da Sua Santità Karekin II, Supremo Patriarca e Catholicos di Tutti gli Armeni.
Ne dà notizia l’Ambasciata, riportando che il Patriarca armeno, congratulandosi con l’Ambasciatore per l’inizio della sua missione diplomatica in Armenia, ha osservato che l’amicizia tra i popoli italiano e armeno ha profonde radici storiche e che le cordiali relazioni tra la Chiesa Apostolica Armena e la Chiesa Cattolica svolgono ancora oggi un ruolo importante nel rafforzarla.
Durante l’incontro, il Catholicos di Tutti gli Armeni ha inoltre sottolineato le proprie preoccupazioni legate ai rapporti con l’Azerbaigian, con particolare riguardo alla questione dei prigionieri di guerra e alla tutela del patrimonio spirituale e culturale armeno, richiamando l’importanza di una presa di posizione forte della comunità internazionale.
A sua volta, l’Ambasciatore Ferranti ha dato assicurazione a Sua Santità il Patriarca dell’impegno a compiere ogni sforzo per un ulteriore approfondimento e ampliamento della cooperazione tra Italia e Armenia in tutti i settori. (aise) 

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SUDESTIVAL 25 – Focus su Armenia e Albania (Cinemaitaliano 04.03.25)

Proseguono gli appuntamenti del Sudestival 2025, il festival lungo un inverno della Città di Monopoli ormai punto di riferimento del cinema italiano di qualità in Puglia. Anche quest’anno il festival vivrà la propria dimensione internazionale grazie a due eventi speciali: la giornata del 13 marzo sarà dedicata alla sezione Armenia, mentre il 14 marzo sarà la volta della sezione Albania. Verranno quindi proiettate tre opere armene e tre opere albanesi per celebrare il legame storico, sociale e culturale con queste due realtà.

SEZIONE ARMENIA – 13 MARZO

AURORA’S SUNRISE di Inna Sahakyan, 2022
Durante l’orrore del genocidio armeno, a soli 14 anni Aurora perse tutto. Quattro anni dopo, grazie al suo straordinario coraggio e un po’ di fortuna, Aurora riuscì scappare a New York. Lì la sua storia divenne un caso mediatico. Recitò nel ruolo di sé stessa nel blockbuster hollywoodiano Auction of Souls e divenne il volto di una delle più importanti campagne di beneficenza nella storia degli Stati Uniti. Alternando animazione, interviste dell’epoca ed estratti di Auction of Souls, il film racconta una storia di sopravvivenza che era stata dimenticata.

IL COLORE DEL MELOGRANO di Sergei Parajanov, 1969
Un ritratto dell’illustre poeta e musicista armeno del XVIII secolo Sayat-Nova, che segue la sua figura emblematica dall’infanzia fino alla morte ed esamina le sue molte relazioni con le donne, in particolar modo con la sua musa.

I WILL REVENGE THIS WORLD WITH LOVE – S. PARADJANOV di Zara Jian, 2024
Un film documentario sulla vita, l’opera, il trionfo e la tragedia del maestro Paradjanov, nei ricordi e nei discorsi di persone cadute nella trappola dei regimi politici dei nostri giorni.

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Influenze azerbaigiane nel mondo accademico e mediatico italiano tra propaganda e false credenziali (Fai.informazione 02.23.25)

In questi ultimi giorni fa discutere il caso di Valentina Chabert, dottoranda e “caporedattrice” di Opinio Juris – Law & Politics [*], per le sue attività di promozione del cosiddetto “Azerbaigian occidentale” che hanno attirato l’attenzione della Comunità armena così come del neo ambasciatore della Repubblica di Armenia in Italia, S.E. Vladimìr Karapetyan, così come per le diverse credenziali e informazioni non esatte fornite sia ai media azerbaigiani che all’Università La Sapienza di Roma.

Un caso intricato che parte però dall’indagine giornalistica effettuata dal giornale armeno Aliq Media Armenia subito dopo la partecipazione di Valentina Chabert a una conferenza intitolata “Il diritto al ritorno: promuovere la giustizia per gli azeri espulsi dall’Armenia” organizzata dalla Comunità dell’Azerbaigian occdentale nella veste di “caporedattrice” del già menzionato Opinio Juris, di rappresentante dell’Università La Sapienza di Roma, e dell’European Youth Think Tank di Strasburgo secondo quanto si apprende da diverse fonti aperte. Un evento che si è concluso con la membership onoraria nella Comunità dell’Azerbaigian occidentale per i partecipanti, e quindi anche Valentina Chabert.

Nella narrativa e nella retorica di Baku, con il termine “Azerbaigian occidentale” ci si riferisce spesso alla regione storica che ora fa parte dell’Armenia moderna, che l’Azerbaigian rivendica come propria sulla base di legami storici e culturali. Nel gennaio 2025, il ministro degli Esteri armeno Ararat Mirzoyan ha risposto al suggerimento del presidente azero Ilham Aliyev in merito alla cosiddetta comunità “Azerbaigian occidentale” affermando che questa narrazione rappresenta una rivendicazione territoriale diretta contro l’Armenia e ne mina l’integrità territoriale. Ha sottolineato che la designazione del territorio armeno come “Azerbaigian occidentale” indica le aspirazioni di Baku a violare la sovranità di Yerevan.

Tale evento ha quindi attirato l’attenzione prima dei media armeni, poi della Comunità armena in Italia che, tramite un comunicato stampa, ha chiesto spiegazioni al al Rettore della Sapienza per conoscere la posizione dell’Università riguardo all’accaduto reputando il caso di una gravità che sfiorerebbe l’incidente diplomatico. Lo stesso neo ambasciatore armeno ha commentato l’accaduto dichiarando che “Questa è un’ulteriore testimonianza che l’Azerbaigian sta utilizzando i mezzi finanziari per influenzare le persone. Queste iniziative non sono destinate ad avere successo, poiché con queste modalità la comunità azera non può coinvolgere nomi importanti, persone di spicco o valore. Potranno aderire a simili accordi solo persone disposte a farsi convincere dietro compenso. Con questi mezzi non potranno mai essere coinvolte persone di spessore. Penso che iniziative del genere avranno un esito fallimentare. Questa signora, aderendo a una simile proposta , si è messa in una lotta interna, andando contro le persone che lavorano onestamente e si coinvolgono con fiducia in iniziative accademiche. Eventi organizzati con la finalità di influenzare economicamente i ricercatori e gli studiosi non avranno una buona sorte.  Avranno successo le persone che parlano e credono nella giustizia e nella pace.

Chabert: rappresentante de La Sapienza oppure no?

Parole dure che colpiscono sia l’Università La Sapienza di Roma dove Valentina Chabert è titolare di una borsa di ricerca in Diritto Pubblico, Comparato e Internazionale presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e anche cultrice della materia. Infatti, non è la prima volta che la Chabert prende parti ad eventi in Azerbaigian i quali, spesso, sono stati riportati dai media azeri conferendo il titolo alla dottoranda italiana di “rappresentante dell’Univeristà La Sapienza di Roma”. È il caso, ad esempio, della sua partecipazione nel dicembre 2023 al Forum Karabakh co-ospitato dall’Università ADA e dal Centro di Analisi delle Relazioni Internazionali, dove il presidente azero Ilham Aliyev ha parlato sul tema “Karabakh: ritorno a casa dopo 30 anni. Risultati e sfide”. Un evento riportato dai media azerbaigiani in cui Valentina Chabert, nel rivolgere una domanda allo stesso presidente Aliyev, è stata presentata ancora una volta come “rappresentante dell’Università La Sapienza di Roma”.

Andando a fare una ricerca sul web è possibile, in effetti, imbattersi in diversi articoli azerbaigiani scritti in lingua inglese, azera e russa che riportano le parole e i commenti di Valentina Chabert così come la sua partecipazione in diversi eventi dove la dottoranda italiana viene qualificata come “the representative of the Sapienza University of Rome” (Trend.azIkisahil.az;  Xalq CebhesiDay.az) , “Doctor of Philosophy in the field of international law at the Sapienza University of Rome” (Report.azInfogate.clAzerbaycan24) , e “an associate in International Law at Sapienza University of Rome” (APA.az).

Titoli importanti che permetterebbero di qualificare sia la partecipazione che le parole della Chabert come importanti, perché provenienti da una rappresentante di una istituzione accademica europea. Titoli, però, che sollevano diversi dubbi e che hanno portato sia Aliq Media Armenia che la Comunità armena a chiedere chiarimenti e spiegazioni all’Univeristà La Sapienza di Roma essendo singolare il fatto che una dottoranda possa avere incarichi così prestigiosi.

Chabert, Opinio Juris e il professarsi “giornalista”

Continuando a indagare sulla figura professionale della dottoranda italiana, come evidenziato dal giornale armeno, si evince che lei è membro dell’Advisory Board dell’Istituto di ricerca dell’Aja sull’Europa orientale, l’Asia centrale e il Caucaso meridionale nei Paesi Bassi. Da settembre 2023 è docente di Studi Strategici e Sicurezza presso l’Università LUMSA e di Relazioni Internazionali e Global Governance presso l’Università UNINT di Roma. A metà del 2023, Chabert è stato Visiting Research Fellow presso diverse istituzioni azere, tra cui il Ministero degli Affari Esteri e l’Agenzia per lo Sviluppo Internazionale dell’Azerbaigian (AIDA). La sua ricerca durante questo periodo si è concentrata sui danni ambientali durante i conflitti armati, sul diritto internazionale e sulla ricostruzione post-conflitto, argomenti che risuonano con le discussioni in corso sull’impegno militare dell’Azerbaigian nel Nagorno-Karabakh.

Incarichi che incrocerebbero ancora una volta la carriera professionale della Chabert con l’Azerbaigian, come si evince anche dai tanti articoli o saggi pubblicati su diversi portali, tra i quali emerge Opinio Juris – Law and Politics Review, definita sullo stesso portale dell’Università La Sapienza di Roma come una rivista italiana che si occupa di affari internazionali, dove svolgerebbe l’incarico di “caporedattrice” per le sezioni energia, ambiente e diritto internazionale. Informazione ribadita anche sul curriculum vitae caricato dallo stesso portale accademico in cui, oltre a questo ruolo, è possibile leggere anche il suo incarico di “giornalista e analista per Scenari Internazionali”. Titoli importanti, se non fosse che, come notato dal giornale armeno, Valentina Chabert non risulta essere una giornalista iscritta all’Ordine dei Giornalisti (OdG) e Opinio Juris non si può configurare né come testata giornalistica, perché non iscritta a nessun tribunale (anche se il portale pubblica con frequenza notizie e report e il suo podcast “La Geopolitica in tasca” viene definito come “radiogiornale con le più importanti notizie dal mondo”), né presenta una struttura e comitato tale da poterla sicuramente definire una “rivista scientifica”.

La propaganda di Baku nel mondo accademico e nel “falso” giornalismo italiano: il caso Valentina Chabert

Titolo di “giornalista freelance” che appare anche nella biografia di Valentina Chabert pubblicata dal portale Ethics4Growth a dimostrazione di come professarsi giornalista non sia un caso isolato.

La propaganda di Baku nel mondo accademico e nel “falso” giornalismo italiano: il caso Valentina Chabert

Secondo quanto riportato dall’OdG e dalla giurisprudenza, in base alla sentenza n. 8956 dell’8 novembre 2022, depositata il 1° marzo 2023, la sesta sezione penale della Corte di Cassazione è intervenuto in tema di esercizio abusivo della professione di giornalista e decretato che “nessuno può assumere il titolo né esercitare la professione di giornalista, se non è iscritto nell’elenco dei professionisti ovvero in quello dei pubblicisti dell’albo istituito presso l’Ordine regionale o interregionale competente. La violazione della disposizione del primo periodo è punita a norma degli articoli 348 e 498 del codice penale, ove il fatto non costituisca un reato più grave”.

In conclusione è possibile dire che il caso di Valentina Chabert solleva significative preoccupazioni in merito alla sua rappresentanza presso l’Università La Sapienza, al suo coinvolgimento con le istituzioni azerbaigiane così come alle sue frequenti menzioni sui media azerbaigiani e alle sue dichiarazioni relative al suo ruolo di giornalista e caporedattore.


La replica della rivista Opinio Juris all’articolo “Influenze azerbaigiane nel mondo accademico e mediatico italiano…”

 

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inviato da chshmartutyun – 03/03/2025 – 23:58

La replica di Opinio Juris presenta delle informazioni non completamente esatte, caratteristica in comunque con il caso Valentina Chabert come esposto nell’articolo. Infatti:

1) Opinio Juris dichiara: “Al convegno West Azerbaigian la dottoressa è andata solo come rappresentante di Opinio Juris, e non con altre qualifiche professionali. Ed è un fatto che come direttore di Opinio rivendico” – I media azerbaigiani, però, come evidenziato dai link nell’articolo, la descrivono non solo come rappresentate di Opinio Juris, ma anche come “rappresentante de La Sapienza” (https://en.apa.az/western-azerbaijan/panel-held-on-right-to-return-of-azerbaijanis-forcibly-expelled-from-armenia-photo-454823) e come membro dell’European Youth Think Tank di Strasburgo (https://fact-info.az/23814-ermenistandan-zorla-cixarilmis-azerbaycanlilarin-geri-qayitmaq-huququ-movzusunda-panel-kecirilib.html). La domanda sorge spontanea, quindi, dove è l’errore? E’ nei media azerbaigiani che hanno deciso di descrivere Valentina Chabert con queste qualifiche, come fatto anche negli anni precedenti, oppure no? Non stupisce ovviamente che tali “qualifiche errate” siano state riportate dai media azerbaigiani, considerando che Reporters without Borders posiziona l’Azerbaigian al 154° posto su 180 paesi per il ranking di libertà di stampa.

2) Opinio Juris dichiara “(Valentina Chabert) non ha usurpato in alcun modo il titolo di giornalista professionista o pubblicista come l’articolo in questione sembra far comprendere”. Il titolo di “giornalista e analista” viene menzionato nel Curriculum Vitae di Valentina Chabert fornito dalla stessa dottoranda e pubblicato dal portale de La Sapienza, istituzione accademica (https://phd.uniroma1.it/dottorati/cartellaDocumentiWeb/7305c336-db79-4ce8-b34f-46a951d78753.pdf) così come dal portale di Ethics4Growth (https://ethics4growth.com/the-e4g-professional-network/) come documentato dalle immagini allegate all’articolo.Sorprendono quindi le dichiarazioni del direttore di Opinio Juris quando nega e contesta quanto documentato da fonti aperte (alcune fornite dalla stessa Valentina Chabert) dimostrando anche tanta “Opinio” e poca “contezza della Juris” così come quando definisce i suoi podcast “radiogiornale”.

3) Il rappresentate di Opinio Juris parla di doppi standard e di etica del giornalismo (anche se Opinio Juris non è una testata e non annovera giornalisti al suo interno). Interessante vedere come, facendo fede al link prodotto sull’Armenia; Opinio Juris dal 4 novembre 2022 ad oggi abbia prodotto 10 articoli/report/post sull’Armenia. Nello stesso periodo, invece, Opinio Juris ha prodotto 20 articoli/report/post sull’Azerbaigian (https://www.opiniojuris.it/category/azerbaijan/). C’è un equilibrio in questo?

4) Se parlare dei profughi del cosiddetto Azerbaigian occidentale è “dovere di Opinio Juris” (e nessuno lo contesta), perché la “rivista” non ha analizzato o menzionato per diritto di cronaca ed etica professionale i 100 mila e più profughi armeni fuggiti dal Nagorno-Karabakh dopo il settembre 2023 quando l’Azerbaigian, tramite la forza militare, ha conquistato l’intero territorio dopo più di 9 mesi di blocco totale del corridoio di Lachin causando una crisi umanitaria sottolineata anche da Amnesty International (https://www.amnesty.org/en/latest/news/2023/02/azerbaijan-blockade-of-lachin-corridor-putting-thousands-of-lives-in-peril-must-be-immediately-lifted/)? Invitiamo Opinio Juris ad approfondire anche la questione tortura in Azerbaigian facendo fede, ad esempio, a World Organisation Against Torture (https://www.omct.org/en/resources/statements/azerbaijan-authorities-must-stop-repressing-freedom-of-expression), perché per il diritto internazionale anche la tortura e la repressione devono essere sanzionati.

 

«Sono perseguitato come armeno». Il caso Vardanyan e il razzismo azero (Tempi 02.03.25)

La dittatura di Baku sta conducendo un’incessante offensiva razzista contro la nazione armena, una campagna che dura da oltre tre decenni. Questa offensiva si manifesta nella distruzione del patrimonio storico-culturale armeno rimasto in Artsakh (Nagorno-Karabakh), nelle continue rivendicazioni territoriali contro l’Armenia e nel processo farsa contro i prigionieri di guerra armeni, tra cui Ruben Vardanyan.

Ex ministro di Stato della Repubblica dell’Artsakh, noto imprenditore, filantropo e cofondatore dell’Aurora Humanitarian Initiative, Vardanyan è riconosciuto per il suo impegno a favore della democrazia e dei diritti umani ed è il cofondatore della scuola internazionale UWC Dilijan in Armenia, che ospita tra l’altro anche studenti italiani.

«Sono perseguitato come armeno»

Da quasi dieci giorni ha intrapreso uno sciopero della fame, denunciando la persecuzione politica in un messaggio alla comunità internazionale:

«È stato chiaro fin dall’inizio che questo caso mira a perseguitarmi come armeno, semplicemente per aver esercitato i miei diritti alla libertà di opinione e di espressione e alla partecipazione politica ai sensi del diritto internazionale, diritti che tutelano la popolazione armeno-cristiana dell’Artsakh».

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L’invasione dell’Artsakh

L’offensiva razzista è iniziata negli anni ’90 del secolo scorso, come una reazione violenta all’esercizio del diritto all’autodeterminazione del popolo armeno in Artsakh ed è poi evoluta in una marcia implacabile di odio etnico. Nel 2020 l’Azerbaigian, con il pieno sostegno della Turchia e dei jihadisti siriani inviati in Nagorno-Karabakh con il supporto turco, ha scatenato una brutale guerra di 44 giorni, contrassegnata da una violenza inaudita: massacri di civili dell’Artsakh, decapitazioni e mutilazioni.

Questi crimini sono stati perpetrati dalle forze turco-azere e dai loro alleati mercenari siriani, e il mondo ha assistito all’orrore delle loro atrocità. Nel 2023, la completa pulizia etnica dell’Artsakh da parte dell’Azerbaigian ha creato le condizioni per le sue pericolose ambizioni espansionistiche. Queste politiche -previste da tempo dai combattenti per la libertà armeni fin dalla prima guerra del Nagorno-Karabakh – mirano ora all’intero territorio della Repubblica di Armenia.

In un perverso colpo di scena, l’Azerbaigian rivendica queste terre come “Azerbaigian occidentale”. Uno stato-dinastia, quello di Ilham Aliyev, creato nel 1918, e una “nazione” fabbricata da Stalin negli anni ’30, che ora fa guerra contro i popoli autoctoni di Armenia, Artsakh e Nakhichevan – terre che appartenevano agli Armeni migliaia di anni fa, molto prima che l’identità turca emergesse sull’Altopiano armeno.

Il blocco del Corridoio di Lachin

Le autorità azere diffondono regolarmente messaggi anti-armeni, esortando «il popolo armeno a chiudere la pagina del Nagorno-Karabakh» e presentando il revanscismo turco-azero come una vittoria definitiva. Ma una vittoria per chi? Per i regimi dittatoriali, naturalmente, regimi che soffocano la democrazia e si pongono come eredi delle pratiche genocidarie dell’Impero Ottomano, perpetrate fino agli anni ’90 a Baku, Sumgayit e Maragha, e culminate nella completa dearmenizzazione dell’Artsakh.

Questo è un caso esemplare di genocidio, sottolineato dal blocco totale del Corridoio di Lachin durato nove mesi, imposto per affamare la popolazione armena e costringerla all’esodo nel settembre 2023.

 

Il vino armeno diventa azero

Archiviata l’oscena vicenda della mostra al Colosseo, allestita dalla Turchia, in cui l’Armenia veniva cancellata dalla mappa, ora sono i turchi del Caspio (l’Azerbaigian) a diventare protagonisti di un nuovo caso di appropriazione culturale. Alla Slow Wine Fair di Bologna, appena conclusa, uno stand di Baku ha esposto vini armeni dell’Artsakh ribattezzati come azeri, proseguendo così una sistematica opera di falsificazione e distorsione della realtà. Emblematico è il caso del vino Khindogni, il cui nome indica la sua origine armena: la radice “խինդ” (“khind”), che in armeno significa “gioia”, sfida apertamente il tentativo di riscrittura storica portato avanti dai promotori di questa operazione.

Ma forse ancora più paradossale è l’ambizione dell’Azerbaigian, paese a maggioranza musulmana, che ha orchestrato pogrom e operazioni di pulizia etnica contro gli armeni su tutto il territorio che occupa, di presentarsi come il custode di tradizioni e simboli cristiani e di vantarsi di un’antica civiltà vinicola.

Gli “eroi” dell’Azerbaigian

L’Azerbaigian di oggi risulta, purtroppo, un buco nero dove i filantropi e i combattenti per la libertà vengono incarcerati, i rappresentanti dei media e voci fuori dal coro perseguitati, invece gli assassini razzisti come Ramil Safarov si guadagnano l’alloro di “eroi nazionali”.

La dinastia di Aliyev, alla guida del regime burattino della Turchia di Erdogan e della Russia di Putin, continua a soffocare il diritto del popolo armeno all’autodeterminazione e alla democrazia. È fondamentale sottolineare come una semplice giustapposizione dei fatti riveli la vera natura di questi regimi: non sono altro che una giunta profondamente radicata nei sistemi oligarchici locali, con diversi tentacoli internazionali, e tutt’altro che estranei a scandali di portata globale.

Basti pensare all’ex ambasciatore azero nel Regno Unito, recentemente accusato di aver aggredito sessualmente tre membri dello staff di una clinica di riabilitazione o al cugino del presidente Ilham Aliyev, temporaneamente detenuto in Grecia con l’accusa di traffico di droga.

Questi sono gli standard morali ed etici di un regime che cerca di opprimere gli armeni, non limitandosi alla conquista di un’intera regione armena, l’Artsakh, in violazione degli accordi raggiunti sotto il Gruppo di Minsk, l’unico organismo internazionale con il mandato di risolvere il conflitto.

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‘Carrara chiama Erevan’ e scopre l’Armenia con Marta Tongiani (La Nazione 02.03.25)

Carrara incontra l’Armenia e rafforza il proprio gemellaggio con la capitale della repubblica del Caucaso. L’occasione è la presentazione del libro ‘Carrara chiama Erevan’ dell’autrice carrarese Marta Tongiani, in programma alle 10 di martedì nella sala consiliare del municipio, alla quale parteciperà anche l’ambasciatore armeno in Italia, Vladimir Karapetyan, appena arrivato nel nostro Paese, avendo presentato le sue credenziali al Presidente della repubblica lo scorso 2 dopo essere stato Ambasciatore in Ucraina. Ad accoglierlo ci saranno, oltre all’autrice, la Sindaca, Serena Arrighi, il professor Riccardo Canesi, docente di geografia e conoscitore dell’Armenia, l’avvocato Alberto Pincione, già Sindaco di Carrara fra il 1991 e il 1993, e una delegazione della scuola media ‘Carducci’ e dell’Istituto Turistico ‘Einaudi’, con gli studenti di quest’ultima che, prima dell’incontro, illustreranno le bellezze del centro storico all’Ambasciatore accompagnati dal prof. Davide Lambruschi.

“Dopo la tragedia della Seconda Guerra Mondiale – hanno spiegato Tongiani e Canesi –, negli anni Cinquanta e Sessanta, in molte città dell’Europa, sia nei paesi vinti che in quelli vincitori, nasce l’esigenza di rafforzare i legami di pace, di favorire il dialogo e la comprensione reciproca. Migliaia sono le città che intraprendono questa strada attraverso i cosiddetti gemellaggi, incentivando collaborazioni culturali, educative, economiche e turistiche. Carrara è tra queste e nel 1962 ne ha sottoscritto uno con una città straordinaria, Erevan, capitale di una Stato, l’Armenia, culla di un popolo dalla storia e da una cultura millenaria”.

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Martedì 4 marzo ‘Carrara chiama Erevan, storie di gemellaggi’. L’ambasciatore armeno alla presentazione del libro (Voceapuana 01.03.25)

L’ambasciatore dell’Armenia a Carrara in visita martedì prossimo. Dopo la tragedia della Seconda Guerra Mondiale, negli anni 50 – 60,…

L’ambasciatore dell’Armenia a Carrara in visita martedì prossimo. Dopo la tragedia della Seconda Guerra Mondiale, negli anni 50 - 60,...

L’ambasciatore dell’Armenia a Carrara in visita martedì prossimo. Dopo la tragedia della Seconda Guerra Mondiale, negli anni 50 – 60,…

L’ambasciatore dell’Armenia a Carrara in visita martedì prossimo. Dopo la tragedia della Seconda Guerra Mondiale, negli anni 50 – 60, in molte città europee, sia nei paesi vinti che in quelli vincitori, nasce l’esigenza di rafforzare i legami di pace, di favorire il dialogo e la comprensione reciproca. Migliaia sono le città europee che intraprendono questa strada, attraverso i così detti gemellaggi, incentivando collaborazioni culturali, educative, economiche e turistiche. Carrara è tra queste e, tra i diversi gemellaggi, ne ha sottoscritto uno, nel 1962, con una città straordinaria, Erevan, capitale di una Stato che è l’Armenia, culla di un popolo dalla storia e da una cultura millenaria.

Per rafforzare questa amicizia, l’ambasciatore Vladimir Karapetyan (nella foto), nuovo ambasciatore della Repubblica Armena in Italia, sarà in visita a Carrara il prossimo martedi 4 marzo. Nell’occasione, parteciperà alla presentazione del volume ‘Carrara chiama Erevan, Storie di gemellaggi’, scritto dalla nostra concittadina Marta Tongiani. All’iniziativa, che si svolgerà in Comune alle 10, parteciperanno, oltre all’autrice, anche Riccardo Canesi, docente di geografia e discreto conoscitore dell’Armenia, Alberto Pincione, già sindaco di Carrara e Serena Arrighi, attuale sindaca. All’incontro, aperto a tutti, parteciperanno anche le delegazioni di alcune scuole cittadine, tra cui la ‘Carducci’ e l’istituto Turistico ‘Einaudi’.

Prima dell’incontro, gli studenti di quest’ultimo, accompagnati da Davide Lambruschi, illustreranno le bellezze del nostro centro storico all’ambasciatore. Marta Tongiani, storica rappresentante dell’Associazione Italia-URSS di Massa Carrara, oggi Circolo Culturale Vostok, ha curato per molti anni, con competenza ed entusiasmo, le relazioni tra le amministrazioni di Carrar ed Erevan.

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Una preghiera a San Gregorio di Narek per la guarigione del Papa (VaticaNews 27.02.25)

“O San Gregorio di Narek, intercedi per il successore di San Pietro, il Santo Padre Francesco. Concedigli forza, salute e guarigione, affinché possa continuare la sua missione e il suo servizio dedicato al popolo di Dio”. Questa la preghiera innalzata ai piedi della statua nei Giardini Vaticani di San Gregorio di Narek, monaco e mistico armeno, dottore della Chiesa Universale, durante uno speciale momento di orazione per la guarigione di Papa Francesco tenutosi oggi, 27 febbraio, alle 15.

La cerimonia

L’appuntamento è stato organizzato nel giorno della festa liturgica del santo, che il Papa ha deciso venga commemorato ogni 27 febbraio. L’Ambasciata armena presso la Santa Sede, guidata dall’ambasciatore Boris Sahakyan, ha voluto dedicare – insieme al rettore del Pontificio Collegio Armeno, monsignor Khachig Kouyoumadjian – questa giornata di festa al Pontefice, ricoverato dal 14 febbraio al Policlinico Gemelli. Alla cerimonia era presente, tra gli altri, madre Arousiag Sagionian, superiora della Congregazione delle Suore Armene dell’Immacolata Concezione.

Il Libro delle Lamentazioni di Gregorio di Narek ha un contesto biblico per gli armeni. Ogni famiglia armena, insieme alla Sacra Bibbia, ha il Narek come nutrimento spirituale del popolo, da cui riceve continuamente espiazione per i peccati e guarigione per i malati. Ed è con questa intenzione che si è svolta la preghiera di supplica al santo armeno, chiedendo la sua intercessione per la guarigione di Francesco.

La preghiera

“Allontana i dolori e guarisci le malattie del tuo popolo e del tuo servo Papa Francesco, nostro Signore Dio, e concedi a tutti la salute perfetta attraverso la tua Croce vittoriosa, con la quale hai distrutto la debolezza della razza umana e condannato il nemico della nostra vita e della nostra fede”, ha recitato il gruppo riunito di fronte alla statua. “Tu sei la nostra vita e la nostra forza, un Dio benevolo e misericordioso, che solo può perdonare i peccati e allontanare da noi malattie e infermità. Conosci le necessità dei bisognosi. Donatore di beni secondo il bisogno di ciascuno. Concedi abbondantemente la tua misericordia alle tue creature, per mezzo delle quali la Santissima Trinità è continuamente glorificata e amata, ora e sempre e per sempre. Amen”.

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La guarigione del Pontefice affidata all’intercessione di san Gregorio di Narek (Osservatore Romano 28.02.25)

«O San Gregorio di Narek, intercedi per il successore di San Pietro, il Santo Padre Francesco. Concedigli forza, salute e guarigione, affinché possa continuare la sua missione e il suo servizio dedicato al popolo di Dio». È questa la preghiera innalzata ieri pomeriggio, giovedì 27 febbraio, memoria liturgica del santo armeno, ai piedi della statua del dottore della Chiesa, che è stata inaugurata e benedetta nei Giardini vaticani da Papa Francesco nel 2018. Al momento di raccoglimento hanno preso parte l’ambasciatore di Armenia presso la Santa Sede Boris Sahakyan, il rettore del Pontificio collegio armeno Khatchig Kouyoumjian e la superiora della Congregazione delle suore armene dell’Immacolata Concezione, madre Arousiag Sagionian.

In Azerbaijan la stampa libera è sempre più in difficoltà (L’Inkiesta 28.02.25)

Nello Stato caucasico sta peggiorando la già precaria situazione dei media e negli ultimi mesi sono aumentati arresti e attacchi a giornalisti indipendenti. La situazione mette in luce un contesto di crescente repressione verso i media non conformi al regime di Ilham Aliyev

Il governo dell’Azerbaijan ha ordinato la chiusura degli uffici della redazione della Bbc, operativa in lingua azera dal 1994. La decisione di sospendere definitivamente le attività è arrivata dopo che, due settimane, il media statale azero APA.az aveva riportato la notizia citando fonti governative di Baku. La dichiarazione ufficiale della Bbc è arrivata però solamente il 21 febbraio, affermando che «una misura così restrittiva contro la libertà di stampa rammarica profondamente».

In un primo momento, il governo azero aveva ordinato di «apportare modifiche alle redazioni», non solo della stessa Bbc ma anche del media russo Sputnik Azerbaijan e della radio Voice of America. L’obiettivo dichiarato pubblicamente da Baku era quello di raggiungere una «parità tra le attività dei media statali azeri all’estero e quelle dei giornalisti stranieri nel nostro Paese». In altre parole, il numero di giornalisti russi che lavorano a Baku dovrebbe essere uguale al numero di giornalisti dell’agenza statale azera Azertac in Russia.

In Azerbaijan la libertà di stampa ha subito diversi colpi negli ultimi anni, intensificatesi nel corso degli ultimi mesi del 2024, in cui si sono susseguite non solo le chiusure delle redazioni ma anche arresti ingiustificati di giornalisti azeri. Il governo di Ilham Aliyev, presidente-dittatore che governa ininterrottamente dal 2003 dopo esser succeduto al padre, ha iniziato colpendo per primi i media azeri non conformi al regime. «Dopo una prima fase di arresti iniziata nel 2022, che riguardava prettamente l’attivismo di tipo religioso», spiega a Linkiesta il politologo dell’Ispi Carlo Busini. «Dalla primavera del 2023 e fino ad ora è stato il turno dei pochi media indipendenti e non conformi al regime. Il primo a essere chiuso è stato Abzas Media, accusato di avere posizioni troppo critiche nei confronti del governo». Gli uffici sono stati perquisiti e messi a soqquadro dalle autorità azere, che hanno arrestato senza nessuna accusa sette dei giornalisti presenti.

«Successivamente il governo ha iniziato ad attaccare i singoli giornalisti. Il caso più famoso è quello Bahruz Samadov, collaboratore di diverse testate, tra cui OC Media, arrestato nell’agosto 2024 con l’accusa di alto tradimento verso lo Stato a causa delle sue posizioni definite “pacifiste” verso la questione nel Nagorno-Karabakh con l’Armenia», aggiunge Busini. Da questo momento gli obiettivi della polizia sono diventati non solo giornalisti ma attivisti e accademici promotori di un dibattito e confronto pacifico con il governo di Yerevan.

L’Azerbaigian è in una disputa decennale con l’Armenia per la regione del Nagorno-Karabakh, territorio di popolazione armena autodichiaratosi indipendente nel 1991 su cui però Baku esercita di fatto la sovranità. Nel 2023, il governo azero ha lanciato una forte offensiva nella regione stabilendone forzatamente il predominio anche sui villaggi storicamente abitati da armeni. Chi quindi nel corso degli ultimi due anni si è occupato di peace building sulla questione, è stato bersaglio della cerchia di Aliyev. Diverse persone sono state arrestate con accuse false, piazzando quantitativi importanti di sostanze stupefacenti o grandi somme in contanti anche in valuta estera nelle loro abitazioni.

La repressione ha poi colpito per ultimo Meydan Tv nel dicembre 2024. Sei giornalisti della testata sono stati arrestati con l’accusa di contrabbando di valuta estera e sostegno all’Armenia.  Tutto ciò durante lo svolgimento e le ultime battute della Cop29 delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico. Un ulteriore colpo alla redazione di Meydan è stato assestato il 20 febbraio, quando la polizia azera ha arrestato Nurlan Gakhramanli, giornalista che già da due mesi lavorava in esilio a seguito delle minacce ricevute.

L’accusa è sempre la stessa: contrabbando di valuta estera. Le autorità sembrano sfruttare il fatto che i media indipendenti ricevano finanziamenti esteri, attraverso sovvenzioni ottenute legalmente, per accusare i loro giornalisti di reati economici aggravati dall’alto tradimento contro lo stato. Sebbene Gakhramanli e altri giornalisti di Meydan Tv, non abbiamo praticamente mai pubblicato articolo con la loro firma, le autorità sono riuscite a identificare il giornalista come corrispondente dell’emittente, dato che solo un piccolo numero di giornalisti indipendenti continua a riferire di eventi politicamente significativi a Baku.

Secondo l’International Press Istitute (Ipi), al febbraio 2025 almeno ventisei giornalisti  sono stati arrestati nell’ultimo anno con accuse inventate. Molti di loro avrebbero subito torture e altri maltrattamenti durante la detenzione. Inoltre, stando all’ultimo indice sulla libertà di stampa stilato da Reporter senza frontiere (Rfs) per il 2024, l’Azerbaijan si colloca al centosessantaquattresimo posto su centottanta Paesi, poco al di sopra di dittature repressive nei confronti della stampa, come Arabia Saudita, Bielorussia e Cina.

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San Gregorio di Narek, 27 febbraio 2025/ Oggi si celebra il “Dottore della Pace” della Chiesa armena (Il Sussidiario 27.02.25)

Ogni anno, il 27 febbraio, la Chiesa celebra San Gregorio di Narek, un monaco armeno vissuto nel XI secolo che Papa Francesco, nel 2015, ha nominato Dottore della Chiesa universale. Teologo, poeta e scrittore, era particolarmente devoto alla Madonna e il suo Libro delle Lamentazioni è un esempio fulgido di perdono e compassione per i nemici, con un chiaro messaggio di pacificazione.

San Gregorio di Narek, abate di un monastero armeno che divenne celebre

San Gregorio di Narek nacque in una famiglia di scrittori nel 951 nella città armena di Andzevatsik, attualmente territorio turco. Perse presto la mamma, allora il padre Khosrov – arcivescovo molto apprezzato – chiese al filosofo Anania di provvedere all’educazione del piccolo Gregorio. Anania era uno dei dottori più famosi della zona e dirigeva il monastero di Narek, oltre a essere parente della famiglia di Khosrov. Per Gregorio la strada era tracciata: brillante negli studi e seguito amorevolmente da Anania i risultati non si fecero attendere.

Cominciò a eccellere in teologia e letteratura, dilettandosi con buoni risultati anche nella poesia; il periodo storico era inoltre favorevole agli studi dato che l’Armenia prosperava in pace. Gregorio cresceva stimato da tutti, sia nell’ambiente del monastero che fuori. Molto presto fu ordinato sacerdote ed iniziò a predicare, sempre conducendo una vita semplice e caritatevole.

Quando morì Anania, Gregorio venne nominato Abate al suo posto, il monastero di Narek visse un lungo periodo di notorietà grazie alla sua fama. Ma, come succede spesso, non tutti approvavano la rigidità delle regole monastiche imposte dal nuovo abate e così cominciarono a girare voci su presunte eresie di Gregorio. Il consiglio dei vescovi decise di far valutare la sua eventuale santità da due vecchi monaci. Questi si presentarono da Gregorio nel periodo di Quaresima – quindi con divieto assoluto di consumare carne – e gli offrirono un patè di piccione spacciandolo come pesce.

In Italia non risultano città o paesi di cui San Gregorio di Narek sia Santo Patrono. Di rilievo il fatto che nelle scuole armene, dopo aver imparato l’alfabeto, i ragazzi dovessero necessariamente conoscere il suo Libro delle Lamentazioni.

Gli altri Santi del giorno

Il giorno 27 febbraio la Chiesa festeggia anche le seguenti persone di fede: San Gabriele dell’Addolorata, Sant’Anna Line martire, Beato Arcangelo da Treviglio francescano, Santi Basilio e Procopio, Sant’Eucherio di Maastricht vescovo, Beato Giacomo de Valois mercedario, San Giovanni di Gorze abate, Beato Guglielmo Richardson martire e Sant’Onorina martire.

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