L’Armenia al crocevia tra Europa e Asia (La Regione 03.05.26)
Summit a Erevan e primo vertice con la UE rafforzano cooperazione e sicurezza mentre corridoio commerciale e pressioni geopolitiche riorientano il paese
Con tutti i problemi che ci sono, concentrarsi sull’Armenia può sembrare strano. Perché prestare attenzione a un Paese da 3 milioni di persone, disperso nel Caucaso meridionale? Molto di quello che è – e ancor più di quello che potrà essere – l’Europa e l’Unione Europea passa, o potrà passare, da qui.
In fondo è sempre il perimetro che definisce un cerchio e il suo centro, come si vede in Ucraina, in Groenlandia, nel Mediterraneo. Ebbene: in Armenia troviamo tutti gli ingredienti che compongono il romanzo geopolitico contemporaneo: gli equilibri tra UE, Russia e USA, guerre antiche e moderne, spiragli di pace e la costruzione di nuove rotte commerciali, e sarebbe il caso che, per una volta, la storia avesse un lieto fine.
A Erevan, in questi giorni, si ribalta la prospettiva: da perimetro diventa centro. Prima il summit della Comunità Politica Europea – 48 capi di Stato e di Governo invitati – e poi il primo vertice con la UE, dove si rafforzerà la cooperazione bilaterale, anche sul tema delicato della sicurezza.
L’Armenia, infatti, benché nella sfera d’influenza del Cremlino, da quando è guidata dal premier Nikol Pashinyan, andato al potere sull’onda della rivoluzione di velluto del 2017, ha scelto di diversificare le sue opzioni e di avvicinarsi all’UE, ad esempio congelando la partecipazione al Trattato di Sicurezza Collettiva, la Nato di Mosca.
“Eravamo a un passo da uscire ma a Bruxelles e Washington ci hanno scoraggiato”, confida all’ANSA un alto funzionario armeno. Insomma, il caso ucraino ha fatto scuola. A Erevan – città, invero, moderna, molto verde, dalle strade curate, dove sfrecciano auto europee turbodiesel e vetture cinesi elettriche – il crocevia di mondi e culture lo vedi e lo senti: il russo è più diffuso dell’inglese, le compagnie aeree russe volano accanto alle low-cost europee, i taxi li ordini con l’app Yandex, come a Mosca. Per ora la politica multivettore funziona ma, se davvero andrà avanti con l’intenzione di entrare nell’UE, dovrà fare una scelta: o di là o di qua.
Zoro vende flauti di legno tradizionale al mercato Vernissage del centro, meta turistica imprescindibile. “Ho grande rispetto per l’Europa, ma le nostre mentalità non coincidono del tutto, viviamo in modo diverso”, confida. “Oggi l’Europa è amica ma i governi cambiano, questo è un mondo impazzito, e noi siamo nel blocco con Mosca. Guardate cosa accade in Ucraina. Dobbiamo essere molto cauti, non offendere nessuno”. Zoltan, poco più in là, vende tappeti. Lui è più netto. “Conosco la Russia, non mi piace. Preferisco di gran lunga l’Unione Europea. Chiedere di entrare? Magari più avanti, non ora”. Sonia invece serve i caffè al bar del mercato. “Noi siamo amici della Russia, ma della sua gente, non del suo governo. L’Europa? Non so, forse. È una domanda troppo grande per me, io sono una lavoratrice, non mi occupo di politica”. Artur sceglie un approccio ecumenico. “Amiamo gli europei ma entrare nell’UE? Non so, forse. Noi vogliamo essere amici di tutti: Unione Europea, Russia, USA”.
Gira che ti rigira, si torna sempre lì. La geopolitica. “Gli istinti dell’ex potenza coloniale russa potranno essere rimasti gli stessi ma ciò non significa che il risultato debba essere uguale”, commenta un’alta fonte europea a proposito delle attività maligne del Cremlino, volte a influenzare le elezioni del 7 giugno, in cui alle urne si sfideranno l’attuale maggioranza pro-occidentale e l’opposizione pro-russa. L’UE, sul piatto, metterà 2 miliardi di euro per sviluppare il corridoio di mezzo, che collegherà l’Armenia a Turchia e Azerbaigian dopo decenni d’isolamento – non appena l’accordo di pace sarà firmato – e così, per estensione, l’Europa all’Asia, evitando sia la Russia sia la rotta marittima classica, dove le merci impiegano 42 giorni di viaggio; sarebbe una rivoluzione dato che, a regime, attraverso il corridoio di mezzo ne basteranno 12.
Già ora le cose si stanno muovendo. Il colosso danese Maersk ha concluso i primi test sulla rotta – senza il corridoio armeno il transito impiega comunque 18 giorni – e gli USA, con l’iniziativa Trump Route for International Peace and Prosperity (TRIPP), sono saltati sul carro, firmando un’intesa con Erevan per sviluppare i 42 chilometri di collegamento più delicati. Come tutto questo si adatterà all’asse viario nord-sud che l’Armenia sta sviluppando con la Russia e l’Iran, però, non è al momento chiaro.
