Le bevande tradizionali plurisecolari dell’Armenia (Apetimemagazine 11.04.24)

Il tour dedicato alle bevande tradizionali nel mondo questa settimana, lascia l’America Latina e approda in Asia occidentale, per la precisione in Armenia, la piccola Repubblica ex sovietica che, nonostante sia popolata da meno di 3 milioni di abitanti, propone diverse bevande tradizionali con una storia plurisecolare.

La posizione strategica di questo Paese è come un ponte che collega due mondi solo apparentemente distanti: oriente e occidente. Si tratta di un territorio che funge da collegamento non solo geografico: l’Armenia infatti si trova incastonata ai piedi del Caucaso tra Georgia, Azerbaigian, Turchia e Iran, ma soprattutto costituisce un ponte culturale. Un territorio che fin dall’antichità è stato abitato da grandi civiltà fra cui l’Impero romano nel periodo della sua massima espansione.

E’ stata terra di conquiste e di ricchezze quasi leggendarie, l’incontro tra la religione ebraica e quella cristiana: il simbolo dell’Armenia, infatti, è il Monte Ararat, anche se oggi si trova in Turchia, luogo sacro dove si è posata l’Arca di Noè una volta che è terminato il diluvio universale.

Volgendo lo sguardo alle bevande tradizionali armene sono due quelle maggiormente diffuse e delle quali parleremo: Mehxoş e Nanə Araq. La prima, prodotta con uva e melograno, sebbene sia simile al vino, richiede una preparazione molto più laboriosa. Il processo prevede infatti due diversi momenti ed il primo riguarda la lavorazione del melograno.

 

La stagione durante la quale crescono i frutti della pianta è fra ottobre e novembre: una volta raccolti vengono subito spremuti. Questo processo si svolge durante le ore più fresche e ventose, cioè dalle 5 alle 7 del mattino e il succo ottenuto viene conservato in un contenitore chiuso e senza ossigeno seppellito nel terreno ad una profondità di due metri o in celle frigorifere, evitando di spostarlo fino alla maturazione delle viti dell’anno successivo.

La stagione in cui matura l’uva rossa è invece tra agosto e settembre. Dopo la vendemmia, gli acini vengono sottoposti al processo di fermentazione: trascorse tre settimane circa in cui si provvede all’agitazione continua del liquido, il prodotto fermentato viene separato dalla polpa ed il succo è miscelato con quello che era stato ottenuto dai frutti del melograno nei mesi precedenti.

Inizia così il periodo definito di “fermentazione rapida” e anche qui la bevanda deve essere collocata in un luogo caldo ma ombreggiato e privo di ossigeno: questo importante passaggio dura circa una settimana durante la quale il succo diventa di colore rosso-bordeaux.

Il liquido filtrato viene poi posto in grandi bottiglie e conservato in un luogo fresco e dopo altri sette giorni viene ulteriormente colato: questo consente al vino di iniziare a maturare. Il profumo e l’acidità del melograno sono predominanti data la maggiore aromaticità dei frutti di questa pianta rispetto all’uva.

Il Mehxoş, attualmente, viene consumato in casa da numerose famiglie e, sebbene possa essere categorizzato come un prodotto vinicolo, in passato veniva utilizzato non solo come bevanda, ma anche come rimedio per le malattie cardiovascolari grazie alle proprietà antiossidanti dei due frutti che lo compongono.

Dato che il melograno ha sempre rivestito un ruolo importante nella cultura gastronomica armena, i locali impiegano i frutti di questa pianta anche per produrre aceto e, per tale motivo, il Mehxoş è presente in numerosi piatti tipici della cucina del Paese.

melograno

La seconda bevanda tradizionale è invece il Nanə Araq che, nonostante il nome che letteralmente significa “vodka alla menta”, è un distillato analcolico che viene estratto dalla pianta fin dall’antichità: si tratta di un liquido limpido, verde, fresco e profumatissimo.

Per la preparazione è necessario un chilo di foglie di menta selvatica che devono bollire in circa 5 litri d’acqua. L’estrazione dell’essenza avviene durante la fase dell’ebollizione: non appena il liquido raggiunge la bollitura il suo vapore viene conservato nel coperchio della pentola.

Ogni 5 minuti le gocce d’acqua che cadono dal coperchio sono raccolte in una tazza: questa operazione richiede molta pazienza e dura 7-8 ore. Il prodotto, che è equiparabile all’acqua aromatizzata, viene poi conservato per diversi giorni in una stanza senza luce affinché fermenti: trascorso questo periodo è pronto per il consumo.

In alcune occasioni se ne aggiungono un paio di cucchiaini alle torte, alle paste e a quasi tutti i dolci tradizionali per aromatizzarli: in alcune regioni del Paese si consuma anche al naturale, in piccole dosi, come cura per le malattie gastrointestinali ed è inoltre un’ottima cura per stabilizzare la pressione sanguigna.

Il Paese vanta inoltre una tradizione plurisecolare nella produzione di distillati, fra i quali alcuni dal profilo aromatico simile a quello del cognac, di vini e nella realizzazione delle antenate delle moderne birre che vantano un cronista d’eccezione quale lo storico Senofonte che a riguardo scrisse: “C’erano barili pieni di grano e orzo, con i chicchi di quest’ultimo che galleggiavano in superficie. La gente afferrava i chicchi, se li metteva in bocca e si dissetava con i raccolti succosi. Quando i greci chiesero il nome del Paese, gli fu risposto che si chiamava Armenia”.

distillati

Quello armeno quindi, come visto, è un territorio ricco di storia, la cui cultura è stata influenzata dai popoli latini, arabi ed orientali: per questo non poteva non portarsi dietro un bagaglio ricco di tradizioni che si riflettono anche nella produzione delle bevande tradizionali realizzate con un ampio ventaglio di materie prime.

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