Non si lasci sola l’Armenia che sta difendendo l’indipendenza del Karabakh (assadakah.com 19.07.20)

di Letizia Leonardi

In piena emergenza covid-19, il 12 luglio scorso, sono ricominciate le ostilità tra l’Armenia e l’Azerbaijan con un attacco azero sulla linea di confine, precisamente  nel distretto di Tavush in Armenia e il distretto di Tovuz nell’Azerbaijan.  Le forze armate azere hanno bombardato abitazioni dei villaggi armeni e anche una fabbrica che produce mascherine anti-covid. Si sono registrati purtroppo anche delle vittime.

Si tratta di un conflitto che ha radici lontane, a quando Stalin, per ingraziarsi i musulmani, cedette temporaneamente il territorio dell’enclave armena del Nagorno Karabakh all’Azerbaijan in attesa di definire la situazione con la Convenzione di Pace che doveva esserci a breve ma che non si è più tenuta. Dopo la dissoluzione dell’URSS tutte le repubbliche che ne facevano parte hanno cercato di riprendersi la propria sovranità. Ciò ha fatto l’Armenia, nel 1991 con un referendum, ciò ha fatto l’Arzerbaigian e anche il Nagorno Karabakh che si è autoproclamata Repubblica indipendente senza però il riconoscimento a livello internazionale e soprattutto senza quello dell’Azerbaijan. Negli anni ’91-’92 l’Armenia e l’Azerbaijan o Albania caucasica (come la definiscono alcuni) hanno combattuto una terribile guerra con migliaia di morti. Nel 1994 è stata firmata una pace ma cecchini azeri contro i soldati armeni sono sempre al confine e i due eserciti sono schierati. L’esercito armeno è presente per rivendicare l’indipendenza della piccola enclave, che chiamano Artsakh, e l’esercito azero per ribadire la propria sovranità sul territorio. Ha sintetizzato molto bene la questione, in un suo articolo (Su Ln International),  lo storico Bruno Scapini, già Ambasciatore d’Italia e Presidente Onorario e Consulente Generale dell’Associazione Italo-armena per il Commercio e l’Industria che ha precisato che «la via dell’indipendenza  è stata percorsa in virtù della legge sovietica sulla ”Secessione degli Stati” approvata dal Soviet Supremo dell’URSS il 3 aprile del 1990. Un diritto, quello sancito da questa legge, di cui si è naturalmente avvalso l’Azerbaijan per proclamarsi indipendente, senza per contro che venisse riconosciuto lo stesso diritto al territorio autonomo del Karabakh. Ecco in estrema sintesi, e aldilà di considerazioni surrettizie e pretestuose, il vero oggetto del contendere».

Mentre la Turchia si è detta pronta ad affiancare l’Azerbaijan in caso di guerra, tutte le altre istituzioni internazionali hanno reagito invitando le parti a un immediato cessate-il-fuoco. Papa Francesco si è dichiarato fortemente preoccupato. Sul fronte italiano invece c’è purtroppo un assordante silenzio: non c’è una presa di posizione netta e chiara. Purtroppo i Governi dei vari Paesi sono più  interessati ai risvolti economici, alle fonti energetiche dell’Azerbaijan piuttosto che al rispetto della libertà e indipendenza del territorio del Nagorno Karabakh. Lo storico Scapini scrive: «In questo quadro internazionale, sorprende come proprio le Nazioni Unite abbiano adottato sul Karabagh le Risoluzioni del 1993, e più recentemente la n. 62/243 del 2008 (peraltro rigettata dai mediatori dello stesso Gruppo di Minsk),  in totale disprezzo di una imparziale quanto obiettiva valutazione di quel principio di libertà  tanto prima sbandierato dalla medesima Organizzazione per oltre mezzo secolo! Ma la memoria è corta in certi casi, e a fronte della determinata volontà del popolo armeno del Karabagh ci si ostina ancor oggi a non riconoscere le storiche verità vedendo addirittura qualcuno  nell’indipendenza del Kosovo un pericolosissimo precedente per la minaccia alla integrità territoriale degli Stati».

In tutti questi anni l’Armenia ha adottato una strategia di difesa respingendo gli attacchi ma la minaccia del Ministro della Difesa dell’Azerbaijan che ha ufficialmente dichiarato che le forme armate azere potrebbero lanciare attacchi missilistici contro la Centrale Nucleare di Metsamor in Armenia, rischia di trasformare l’azione di difesa armena in azione d’attacco per scongiurare una catastrofe umana e ambientale e salvaguardare un’area particolarmente strategica per l’Europa per il transito di importantissime condotte energetiche. Per questo è di fondamentale importanza l’intervento dell’UE e di tutti gli Stati per risolvere una volta per tutte questa spinosa questione che si trascina ormai da troppi anni e ha sacrificato anche diverse vite di giovani soldati

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