Nota dal Consiglio per la Comunità Armena di Roma in merito al ‘Nagorno-Karabakh’ (Ivl24.it 07.09.20)

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO la lettera inviataci dal Consiglio per la Comunità Armena di Roma in merito al nostro articolo pubblicato lo scorso 2 settembre a firma del nostro Professore carmine Cassino e dal titolo “Un plebiscito di tutti i giorni”: breve viaggio nell’Europa delle insolite identità nazionali

ROMA – Spett. Redazione,

ci sia consentita una precisazione in merito all’articolo a firma di Carmine Cassino pubblicato lo scorso 2 settembre e dedicato a un saggio di Graziano Graziani sulle micronazioni.

Fra queste viene anche citata la repubblica del Nagorno Karabakh (Artsakh)  che nel testo viene definita “una regione geopoliticamente da sempre appartenuta all’Azerbaijan”.

Nulla di più sbagliato.

Negli anni Venti, dopo la progressiva sovietizzazione di tutta l’area caucasica, più volte i Congressi del popolo regionali chiesero l’unificazione con il soviet dell’Armenia giacchè il 95% della popolazione era di tale etnia. Invano. Stalin, per una sua strategia politica, decise di concederla al pari del Nakhchivan all’Azerbaigian di cui mai aveva fatto parte.

I monasteri, i katchkar, le chiese armene disseminate tra le valli del piccolo Nagorno Karabakh attestano una storia incontrovertibile; tra le mura del monastero di Amaras nacque l’alfabeto armeno nel quinto secolo d.C. e nonostante occupazioni da parte di popolazioni limitrofe la lingua armena e la fede cristiana sono rimaste elemento peculiare della popolazione.

Oggi la propaganda azera tenta di riscrivere la storia puntando su un’appartenenza durata solo nei settanta anni di Unione sovietica e cerca di trasformare il regalo di Stalin in un diritto acquisito nei secoli.

Grazie per l’attenzione che vorrete dedicare a questa precisazione

Cordiali saluti e buon lavoro.

CONSIGLIO PER LA COMUNITA’ ARMENA DI ROMA

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