Santo mandillo, la storia della reliquia custodita a S. Bartolomeo degli Armeni in “Presa diretta” (Primocanale 13.05.26)
Una reliquia sacra, di interesse mondiale, che pochi conoscono: parliamo del Santo mandillo, custodito nella chiesa di San Bartolomeo degli Armeni, nel quartiere genovese di Castelletto, curiosamente ospitata in un palazzo, tanto che da fuori è difficile indovinare che di chiesa si tratti. In “Presa diretta”, in onda questa sera alle 22.30 e in streaming su prinmocanale.it, raccontiamo questa storia, con Padre Giorgio Viganò, rettore della chiesa di San Bartolomeo degli Armeni di Genova. Mandillo in dialetto genovese significa fazzoletto, e anche in greco, mandyilion.
La storia ha origine da Abgar, re di Edessa
“La tradizione vuole che Abgar, re di Edessa e quindi re degli Armeni, ammalato, avesse chiesto, peraltro tramite un rapporto epistolare che sarebbe un unicum per quanto riguarda Gesù, sarebbe un’unica lettera scritta da Gesù, di essere guarito da una malattia. Gesù gli risponde appunto epistolarmente, ovviamente questa lettera non la custodiamo, però ne custodiamo il testo tramandato da Eusebio di Cesarea, ad esempio.
E dov’è la lettera?
È tramandata da testi come la storia ecclesiastica di Eusebio di Cesarea, poi in realtà fattivamente non c’è la lettera. Ma Gesù gli risponderebbe: guarda per me si stanno compiendo i giorni per cui sono stato inviato, per cui non posso venire da te. Quando sarò salito al cielo verrà da te un mio discepolo che ti porterà la salute del corpo e quella dello spirito. In effetti il popolo armeno è il primo caso di popolo che si converte come popolo al cristianesimo. Non è la storia di singole conversioni che poco alla volta si sono fatte è un popolo intero che si converte, quindi qualcosa al di là di questa leggenda o dentro questa leggenda qualcosa di vero c’è. Bene, Abgar non contento della risposta dice al servo Anania “vai e fammi almeno un ritratto di Gesù”.
L’emozione di Anania che non riesce a ritrarre Gesù
Anania, evidentemente pittore, trovandosi di fronte a Gesù, alla sua autorevolezza, alla sua immagine, è talmente agitato che non sa da che parte cominciare. Quindi Gesù si asciuga in un lino, appunto in un mandilion, dal sudore e lascia questo mandilion di lino ad Anania e Anania ricalcando un pochino le tracce lasciate dal sudore e dall’acqua riesce a dipingere questo volto, che poi i raggi X dimostrano essere una ridipintura probabilmente legata anche alla necessità di conservarlo lungo il tempo. Il volto originale sembrerebbe essere un volto di Gesù, dicono gli specialisti, a goccia rovesciata, quindi dobbiamo immaginarlo senza le due ciocche di capelli a destra e a sinistra, però certamente l’antichità del manufatto è evidente anche perché nel 1300 arriva Genova.
Il Santo mandillo custodito da 650 anni nella chiesa di San Bartolomeo degli Armeni a Genova
Come il Santo mandillo arriva a Genova
Leonardo Montaldo, questo condottiero, porta a Genova, non si sa se perché la riceve in dono, perché la trafuga, questa icona e la consegna, pur mantenendone la proprietà, ai monaci basiliani che appunto gestivano questa chiesa. C’è un passaggio intermedio testimoniato anche dalla bellissima rizza d’argento in filigrana d’argento dorato che è di Costantinopoli, quindi da Edessa passiamo a Costantinopoli, da Costantinopoli a Genova. Oltretutto le dieci formelle che fanno parte della rizza d’argento costantinopolitana raffigurano più o meno la storia che vi ho raccontato adesso.
Ecco. Diceva, racconta… Che testimonia il passaggio da Edessa a Costantinopoli. Gli storici dicono se a Costantinopoli si è reputato necessario fare una cornice di questo tipo, che è un unicum da un punto di vista anche dell’oreficeria, significa che gli abitanti di Costantinopoli davano un valore immenso al dipinto.
Che prima aveva un’altra cornice, probabilmente il volto era contornato da perle, però cornice è andata perduta, restano soltanto i segni, le scalfitture. Ecco, il dipinto è effettivamente lino incollato su una tavoletta di pioppo. Ci sono anche delle stoffe preziosissime che lo avvolgevano e che noi custodiamo in casa. E il ricamo del broccato, anche gli ortodossi che spesso vengono a venerare questa reliquia, è tale da far pensare all’autenticità di tutto, perché i monaci e gli ortodossi hanno detto sì, questa stoffa è dell’epoca, questa stoffa è un ricamo tipico di Edessa, eccetera. Quindi, insomma, abbiamo a Genova, e molti non lo sanno perché questa chiesa è inglobata in un palazzo”.
Nella puntata di “Presa diretta” anche un viaggio nel quartiere di Castelletto insieme ad Antonio Figari, creatore del sito web I segreti dei vicoli.
