Su Khojaly la versione armena. Agccomunication.eu

ITALIA – Roma. 28/02/14. Riceviamo e pubblichaimo.

«In riferimento all’articolo “Khojaly: 39 alla sbarra pe genocidio” apparso su AGC Communication  il 24 febbraio 2014 a nome di Graziella Giangiulio,  a norma della Legge 416/1981, l’Ambasciata della Repubblica d’Armenia con la presente chiede gentilmente la pubblicazione della seguente rettifica».
«Gentile Redazione, prendo atto che nel vostro articolo “Khojaly: 39 alla sbarra pe(!) genocidio” di Graziella Giangiulio del 24 febbraio, oggi è stata aggiunta la fonte, cioè il portale azero www.trend.az (fonte del regime azero) che, sempre il 24, pubblicava un articolo identico in lingua inglese ( http://en.trend.az/news/karabakh/2245424.html). Il lettore può considerare attendibili informazioni veicolate da un regime agli ultimi posti di indici internazionali per libertà politiche e di espressione e il cui presidente, nel 2012, è stato nominato “Uomo dell’anno per la corruzione” dall’OCCRP?

Ed è inaccettabile che nell’articolo gli armeni, vittime del primo genocidio del ‘900, siano accusati essi stessi di genocidio. Da fonti esclusivamente azere emergono le responsabilità criminali delle autorità azere a Khojaly, sia in termini di violazione del diritto umanitario internazionale (shield policy Ginevra 1977, Art. 51) che per quel che riguarda la fucilazione di centinaia di civili azeri da parte delle formazioni paramilitari del Fronte Popolare Azero.

All’inizio dell’invasione azera del Nagorno-Karabakh, Khojaly era un avamposto dei lanciarazzi Grad dell’esercito azero puntati contro la popolazione civile armena. Le forze di autodifesa del Nagorno-Karabakh avevano lo scopo di neutralizzare i lanciarazzi e da settimane informavano sia le autorità azere che la popolazione civile dell’imminenza di un attacco e dell’esistenza di un corridoio umanitario per l’evacuazione dei civili. Nel volume “Khojaly: chronicle of genocide” (Baku, 1993), a pagina 31, Salman Abbasov, abitante di Khojaly, dice: ”Gli armeni hanno ripetutamente annunciato via radio che sarebbero avanzati nella nostra direzione e ci chiedevano di lasciare la città (…). Infine quando fu possibile evacuare donne, bambini e anziani, loro, gli azeri, ce lo vietarono”. Ramiz Fataliev, Presidente della Commissione di indagine sugli eventi di Khojaly (fonte  http://www.azadliq.org/content/article/1818751.html) dichiara: “Il 22 febbraio, alla presenza del Presidente, del Primo Ministro, del capo del KGB e di altri, ebbe luogo una sessione del Consiglio di sicurezza nazionale (azera) durante la quale venne presa la decisione di non evacuare i civili da Khojaly”. E ancora, in un’intervista alla Nezavisimaya Gazeta dell’aprile 1992, il deposto presidente azero Mutalibov afferma: “Gli armeni avevano lasciato un corridoio per la fuga dei civili. Quindi perché avrebbero dovuto aprire il fuoco? Specialmente nell’area intorno ad Agdam, dove, all’epoca c’erano abbastanza forze (azere) per aiutare i civili”. Sempre Mutalibov, in un’intervista alla rivista “Novoye Vremia” del marzo 2001 ribadisce: “Era ovvio che qualcuno aveva organizzato il massacro per cambiare il potere in Azerbaijan”, alludendo così al Fronte Popolare Azero, che nei giorni successivi alla tragedia di Khojaly aveva condotto un golpe a Baku. Il regime Aliyev ha confezionato una “verità” armenofoba e finora i dissidenti azeri che hanno contestato tale “verità” sui fatti di Khojaly sono stati arrestati o uccisi.

Solidalmente con la comunità internazionale, l’Armenia è determinata, a differenza del governo azero, ad arrivare a una soluzione negoziata del conflitto che escluda l’utilizzo dello strumento militare. Concludo dichiarando il mio più profondo disgusto, da discendente di sopravvissuti al genocidio armeno, per la manipolazione dei fatti architettata a Baku – di tragedie umanitarie ed esprimendo il mio cordoglio per tutte le 35 mila vittime civili della guerra imposta dall’Azerbaijan».

Khojaly, 22 anni dopo 26Feb2014 

AZERBAIJAN – Baku 26/02/2014. Nella notte tra il 25 e il 26 febbraio è ricorso il XXII anniversario del massacro di Khojaly. Fonte ambasciata Azera. 

 

Piccola città nel Nagorno-Karabakh, a 14 km a nordest dal capoluogo Khankendi, con una superfice totale di 94 kmq, Khojaly aveva una popolazione di 6.300 abitanti.

Nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 1992, le forze militari armene attaccarono la città. La popolazione cercò la fuga tra la neve, costretta ad abbandonare ciò che gli apparteneva. Nessuno fu risparmiato dalla milizia, o dal ghiaccio. Khojaly venne saccheggiata e poi rasa al suolo. Il resoconto delle vittime del massacro è di 613 persone, tra cui 106 donne, 83 bambini e 70 anziani; 56 persone vennero uccise con particolare crudeltà. Otto famiglie totalmente sterminate. 25 bambini persero entrambi i genitori e 130 bambini un genitore. Come conseguenza di questa tragedia, 487 persone furono rese invalide. 1.275 civili, incluse donne e bambini, vennero catturati e subirono violenze, umiliazioni, gravi ferite fisiche, durante la loro prigionia. Tra questi, 150 prigionieri sparirono senza lasciare traccia.

Human Rights Watch ha descritto il massacro di Khojaly come «il più grande e orribile massacro del conflitto» del Nagorno Karabakh tra Armenia ed Azerbaigian.

Di grande attualità, oggi, ricordare le radici del conflitto del Nagorno-Karabakh, che risale agli inizi del XIX secolo. Nel 1828, dopo una lunga guerra tra la Russia e la Persia, l’Azerbaigian venne diviso in due parti. La parte settentrionale divenne parte della Russia, la parte meridionale territorio persiano. Secondo un trattato firmato da Russia, Turchia e Persia, la Russia trasferì da questi paesi al territorio del Nagorno-Karabakh 120.000 armeni, al fine di creare una roccaforte nei territori dell’Azerbaigian appena occupati.

Dopo la rivoluzione russa, il 28 maggio 1918, l’Azerbaigian del Nord ottenne l’indipendenza dalla Russia, e, con la denominazione di Repubblica Democratica dell’Azerbaigian, venne riconosciuto da molti paesi dell’Europa. L’indipendenza durò solo quasi 2 anni a causa di una nuova invasione sovietica.

Dopo la riconquista dell’Azerbaigian da parte dell’Armata Rossa e la sua incorporazione nell’Unione Sovietica, al Nagorno-Karabakh venne concesso un elevato grado di autonomia all’interno dell’Azerbaigian. Il popolo armeno nel Nagorno-Karabakh  godeva di tutti i diritti delle minoranze, che potevano coltivare  la loro lingua e cultura attraverso numerose scuole, teatri, università, chiese ecc.

Nel 1988, con l’Urss in declino, diversi movimenti ultra nazionalisti armeni promuovevano pretese territoriali contro l’Azerbaigian, chiedendo l’annessione del Nagorno-Karabakh all’Armenia.

Da qui l’inizio di una guerra non dichiarata dell’Armenia contro il paese confinante. Da oltre 20 anni, con l’occupazione militare da parte dell’Armenia del Nagorno Karabakh, regione dell’Azerbaigian, e delle sette regioni azerbaigiane circostanti, l’Armenia ha invaso, in cifre, il 20% del territorio dell’Azerbaigian, causando distruzioni e rovina.

Tale occupazione ha causato la morte di 30 mila cittadini dell’Azerbaigian e ha costretto la comunità azerbaigiana del Nagorno Karabakh, regione dell’Azerbaigian, e delle 7 regioni circostanti,  ad abbandonare le proprie case.

Oggi in Azerbaigian vive oltre un milione di rifugiati e di profughi interni: 250 mila azerbaigiani che vivevano in Armenia prima del 1988 (ora rifugiati), quando sono stati oggetto di una vera pulizia etnica da parte dell’Armenia, e oltre 750 mila provenienti dai territori dell’Azerbaigian occupati dall’Armenia (ora profughi interni), di cui 50.000 dallo stesso Nagorno Karabakh, dove risiedevano fino al 1992, e 700 mila provenienti dai territori circostanti. Quando si parla del conflitto del Nagorno Karabakh tra Armenia ed Azerbaigian è importante ricordare che ci sono quattro risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, n.822, 853, 874 e 884 del 1993, che invocano il ritiro delle forze armate armene dai territori dell’Azerbaigian occupati, che sono state ripetutamente ignorate, così come altri documenti dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, del Consiglio d’Europa, dell’Unione Europea, del Parlamento Europeo, di Osce, della Nato, etc. Ultima in ordine temporale la Risoluzione del Parlamento Europeo del 23 ottobre 2013, in cui nel paragrafo 16 si dice che la risoluzione del conflitto del Nagorno-Karabakh tra Armenia ed Azerbaigian dovrebbe essere conforme alle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e ai principi fondamentali del Gruppo di Minsk dell’Osce sanciti nella dichiarazione comune del G8 dell’Aquila del 10 luglio 2009.

Il massacro di Khojaly è stato riconosciuto e commemorato a vari livelli in Honduras, Messico, Colombia, Repubblica Ceca, Turchia, Bosnia Erzegovina, Pakistan, Perù e 15 stati americani.

http://www.agccommunication.eu/component/content/article/89-regoledingaggio/6630-khojaly-massacro-azerbaijan-armenia

Khojaly: 39 alla sbarra pe genocidio  24Feb2014 By Graziella Giangiulio

 

AZERBAIJAN – Baku. 24/02/14. La procura militare dell’Azerbaigian ha adottato la decisione di avviare un procedimento penale contro i 39 autori del genocidio Khojaly. Fonte: vice procuratore generale, Khanlar Veliyev, in una conferenza stampa durante la 22esima giornata internazionale dedicata all’anniversario del genocidio Khojaly.

«Non sono solo gli armeni, tra gli imputati, ma anche militari della fanteria del 366 ° reggimento delle truppe sovietiche» ha riferito Veliyev. Il vice procuratore Veliyev ha aggiunto che l’ufficio del procuratore aveva condotto un’indagine, seguendo tre filoni a partire dal 1988, connessa con i genocidi, crimini e deportazioni per mano  dalle forze armate armene contro l’Azerbaijan. Il primo filone d’indagine è riguardato i crimini commessi contro la nazione azera a Khojaly, Meshali, Garadagli e altri insediamenti. La seconda direzione ha seguito le indagini sui crimini commessi da armeni in veicoli, anche in metropolitana e in altri luoghi e la terza direzione è quella seguita per i reati in materia di prigionieri e ostaggi.

Ad oggi sono state identificate 2089 persone colpevoli di questi crimini. Il 25 e il 26 febbraio del 1992, le forze di occupazione armene insieme alla fanteria del 366 ° reggimento delle truppe sovietiche di stanza in Khankendi hanno commesso un atto di genocidio contro la popolazione della città azera di Khojaly.

613 persone sono state uccise, di questi 63 erano bambini, 106 donne e 70 anziani. Otto famiglie sono state completamente sterminate, 130 bambini hanno perso uno dei genitori e 25 bambini hanno perso entrambi. 1.275 abitanti innocenti sono stati presi in ostaggio, mentre il destino di 150 rimane sconosciuto.

Il conflitto tra i due paesi del Caucaso meridionale ha avuto inizio nel 1988, quando l’Armenia ha rivendicato alcune aree territoriali nei confronti Azerbaijan. Le forze armate armene hanno occupato il 20 per cento del territorio azero dal 1992, compresa la regione del Nagorno- Karabakh e sette distretti circostanti.

Azerbaigian e Armenia hanno firmato un accordo di cessate il fuoco nel 1994. Attualmente sono in corso i negoziati di pace con i co – presidenti del Gruppo di Minsk dell’OSCE, Russia , Francia e Stati Uniti. L’Armenia non ha ancora attuato quattro risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sulla liberazione del Nagorno- Karabakh e le regioni circostanti.