Trentaquattresimo giorno del #ArtsakhBlockade. Realpolitik dell’Italia? Avevamo un’altra idea delle radici cristiane come valore fondativo di questo governo (Korazym 14.01.23)

[Korazym.org/Blog dell’Editore, 14.01.2023 – Vik van Brantegem] – Il blocco criminale azero del Corridoio di Berdzor (Lachin) è sempre attivo, mentre l’Italia stringe accordi militari con Baku per il gas azero (ovvero, russo riciclato). Tutto il traffico (di persone e merce) da e per la parte ancora libera della Repubblica di Artsakh/Nagorno-Karabakh rimane interrotto dal 12 dicembre 2022. Passano solo veicoli del contingente di pace russi e del CICR.

La #StradaDellaVita, lungo il segmento di Shushi dell’autostrada interstatale Stepanakert-Goris, rimane chiuso da sedicenti “eco-attivisti” organizzati e pagati dal regime autoritario dell’Azerbajgian, sostenuti dalla polizia azera e sotto l’occhio vigile delle forze armate azere.

Inoltre, l’Azerbajgian da cinque giorni non consente l’esecuzione di lavori di riparazione dell’unica linea ad alta tensione che alimentava l’Artsakh dall’Armenia. Poi, il 12 gennaio vicino al blocco l’Azerbaigian ha tagliato il cavo in fibra ottica che fornisce internet all’Artsakh dall’Armenia. L’Azerbajgian sta attivamente distruggendo l’infrastruttura civile dell’Artsakh. Poi, Internet in Artsakh è stato ripristinato, ma il territorio rimane isolato da ogni transito e commercio civile.

Il Ministro di Stato della Repubblica di Artsakh/Nagorno-Karabakh, Ruben Vardanyan, ha scritto in un post su Twitter: «L’Azerbajgian deve capire che la pace non arriva a costo delle vite armeni. Siamo pronti ad avere un dialogo costruttivo su cosa significhi la pace sia per gli Armeni che per gli Azerbajgiani. Ma non rinunceremo mai al diritto di vivere una vita con dignità, rispetto e libertà nella nostra patria, l’Artsakh».

Armenia, la città di Goris alle ore 14.00 di oggi, sabato 14 gennaio 2023. Qui inizia l’autostrada interstatale per Stepanakert, dal 12 dicembre 2022 bloccato dall’Azerbajgian. Gli Armeni dicono che vogliono vivere. Voi no?

“Le patate sono un lusso”: le scorte vitali diminuiscono mentre gli “eco-attivisti” bloccano una regione separatista sorvegliata dalla Russia di Tamara Qiblawi – CNN, 12 gennaio 2023. Mentre il dittatore dell’Azerbajgian sta mentendo con l’ovvio intento della pulizia etnica degli Armeni dall’Artsakh, la CNN ha impiegato un mese per riferire di questo genocida #ArtsakhBlockade, in cui 30.000 bambini sono sull’orlo della fame, le scuole materne sono chiusi, centinaia di bambini sono lasciati senza cure parentali, cibo e medicine.

Armeni e amici di Qamishli – città nel nord-est della Siria al confine tra Siria e Turchia, adiacente alla città di Nusaybin in Turchia – hanno tenuto una manifestazione di protesta, chiedendo all’Azerbajgian di togliere il blocco dell’Artsakh. Nella loro dichiarazione hanno chiesto di ascoltare la voce dell’Artsakh, che è sotto la minaccia di genocidio.Qamishli è una.

L’Amministratore del United States Agency for International Development (USAID), Samantha Power, ieri sera in un post su Twitter ha scritto: «Il trasporto attraverso il Corridoio di Lachin è bloccato da oltre un mese. Ogni giorno che il traffico commerciale e l’assistenza umanitaria non possono fluire liberamente verso il Nagorno-Karabakh, aumenta il rischio di una crisi umanitaria. La libera circolazione attraverso il Corridoio deve essere ripristinata».

Solo belle parole, che prendono atto di una situazione che perdura da più di un mese, nonostante tutte le belle parole spese in tutto il mondo, senza intervenire. Ma soprattutto, non nomina l’aggressore, l’Azerbajgian e Aliyev, che ingrazia.

È importante informare le persone giuste e sollecitarle ad agire per aprire il Corridoio di Berdzor (Lachin). Chi ha bloccato il Corridoio? Non è stato il meteo. Chi dovrebbe ripristinare la libera circolazione sull’autostradale interstatale Goris-Stepanakert e rimuovere il blocco di Sushi, Signora Power? Possiamo menzionare il colpevole o è un passo eroico oltre il consentito?

L’opinione pubblica (e i governi sono distratti con altri problemi, le forniture energetiche, il cibo, contribuire alla guerra della Russia – e della NATO – in Ucraina, ecc.). Il dittatore azero Aliyev se la ride con le belle parole e con quanto guadagna con il gas continua ad armarsi e da«istruzioni per mantenere la prontezza al combattimento delle unità ad alto livello ed essere costantemente pronti a sopprimere ogni possibile provocazione». Si fa riferimento alle quotidiane accuse di fantomatiche “provocazioni” da parte dell’Armenia e dell’Artsakh, mentre le provocazioni sono droni turchi e israeliani dall’arsenale di Baku, l’esercito azero continua ad occupare territorio sovrano dell’Armenia e presidiare il blocco del Corridoio di Berdzor (Lachin).

Sotto l’amministrazione di Samantha Power, USAID in passato ha valutato che l’invio di aiuti all’Artsakh rappresentava un “rischio” che la popolazione armena tornasse a casa.

14 gennaio 2022
10 settembre 2022

«Il Ministro della Difesa dell’Azerbajgian [Colonello Generale Zakir] Hasanov [l’amico del Ministro della Difese italiano, Guido Crosetto] “ha dato istruzioni per mantenere la prontezza al combattimento delle unità ad alto livello ed essere costantemente pronti a sopprimere ogni possibile provocazione”. Tali ordini sono stati dati il 10 settembre 2022, due giorni prima di attaccare l’Armenia. L’Azerbajgian si prepara a tentare un’altra aggressione!» (Tatevik Hayrapetyan).

Domani è domenica 15 gennaio 2023. Non vorrei che ci svegliamo con la notizia di una nuova guerra, come domenica 27 2020, che non era soltanto uno dei primi giorni del incubo pandemia, ma l’inizio della guerra dei 44 giorni dell’Azerbajgian contro l’Artsakh [QUI]. Quel giorno, avvisato da un amico di quanto stava succedendo, pubblicò il mio articolo quando neanche le agenzie in Italia avevano battuta la notizia. Quel giorno, iniziò la mia copertura quotidiana degli avvenimenti belliche, mantenuto negli anni successivi, e ripreso quotidianamente dal 12 dicembre 2022, quando Aliyev metteva il cappio al collo degli Armeni dell’Artsakh.

Il 12 gennaio 2023 il sito ufficiale del Ministero della Difesa italiano ha dato la notizia Il Ministro Crosetto in Azerbaigian in visita ufficiale [QUI], con le seguenti righe:

«Oggi, il Ministro della Difesa Guido Crosetto si è recato in visita ufficiale in Azerbaigian per una serie di colloqui istituzionali incentrati su temi di comune interesse. A Baku, il Ministro Crosetto ha incontrato il Presidente della Repubblica Ilham Aliyev, con il quale ha affrontato temi di comune interesse nel settore della Difesa ed energetico. “L’Italia – ha detto il Ministro – conferma il suo contributo per un’ulteriore rafforzamento delle relazioni tra Azerbaigian e NATO e tra Azerbaigian e Unione Europea”. Dichiarazione che ha incontrato il reciproco impegno e gradimento. Il Ministro ha aggiunto che: “tale obiettivo è condiviso anche dal Presidente del Consiglio Giorgia Meloni”. Il Ministro Crosetto e il Presidente Aliyev si sono confrontati sulle prospettive di espansione della cooperazione nei settori dell’energia, delle costruzioni, del turismo, dell’agricoltura, dell’industria della difesa e altri ancora. Il Presidente dell’Azerbaigian ha affermato che le relazioni bilaterali, basate sul partenariato strategico, si stanno sviluppando con successo, sottolineando che la cooperazione con l’Italia è particolarmente proficua in vari campi, compreso quello energetico, citando l’efficace funzionamento del Corridoio meridionale del gas (SGC) che rifornisce i mercati europei dal Mar Caspio. A Baku il Ministro Crosetto ha incontrato, inoltre, il Ministro della Difesa Colonel General Zakir Hasanov con il quale ha firmato un protocollo d’intenti sulla cooperazione nel campo della formazione e dell’istruzione delle Forze Armate. A seguire l’incontro con il Capo dei Servizi di Sicurezza Colonel General Ali Naghiyev. Durante la visita, ha poi reso omaggio ai Caduti deponendo una corona al Monumento dei Martiri [foto di copertina]».

Il 12 gennaio 2023, nel trentaduesimo giorno – un mese esatto dopo l’inizio – del #ArtsakhBlockade, abbiamo dedicato il titolo (Oggi a Baku Italia firma un protocollo per ampliare la cooperazione militare con Azerbajgian) e la foto di copertina (sopra) della nostra cronaca quotidiano della situazione esplosiva nel Causaso meridionale, alla scandalosa visita del Ministro della Difesa italiano, Guido Crosetto, a Baku, quello stesso giorno [QUI].

Oggi, due giorni dopo, possiamo dire – con tristezza, pensando al patimento della popolazione armeno dell’Artsakh – che non siamo più soli: sulla vicenda – vergognosa per il governo Meloni – oggi sono tornato Il Riformista (“L’idea riformista, l’idea libertaria e l’idea garantista. Informazione e battaglia delle idee. Tutto qui. Le idee – capito? – non la propaganda”, diretto da Paolo Liguori e Piero Sansonetti) e Libero Quotidiano (“Di opinione conservatore e vicino alle idee di centro-destra, che prende posizione rivelando il suo orientamento e la sua linea editoriale nei contenuti e nel taglio delle notizie, garantendo però pluralità di voci e accogliendo tesi e pareri di ogni orientamento”, diretto da Vittorio Feltri, Alessandro Sallusti e Pietro Senaldi).

Riproponiamo la nostra domanda al Ministro della Difesa italiana: «Guido Crosetto, lei è d’accordo con il blocco di 120.000 persone dell’Artsakh/Nagorno-Karabakh da parte dell’Azerbajgian? È passato un mese, siamo sull’orlo di un disastro umanitario e lei è andato a Baku a firmare un protocollo di cooperazione con l’esercito del dittatore Ilham Aliyev, che lei è pure andato ad ossequiare, portando i saluti del Presidente del Consiglio dei Ministri e Capo del partito di cui lei è un cofondatore».

Realpolitik italiana a Baku
Caro Crosetto, attento ad armare gli Azeri
Il Ministro rinnova la fornitura di gas sin cambio di aiuto militare. Contro l’Armenia cristiana?
di Renato Farina
Libero Quotidiano, 14 gennaio 2023

Con imponente solennità, enfatizzata dalla stessa prestanza fisica di entrambi i protagonisti dell’incontro, il nostro Ministro della Difesa, Guido Crosetto, e il Presidente dell’Azerbajgian, Ilham Aliyev, hanno rinnovato i rapporti di amicizia tra le due nazioni, dando un’ulteriore salutare spinta alle forniture di gas di cui quel Paese è ricco e il nostro bisognoso.

Ma, inopinatamente, con sbattere di tacchi, la cooperazione si è allargata al settore militare. Insomma: l’Italia si impegnerà a istruire reclute e ufficiali. Abbiamo capito giusto? A chi spareranno con maggior precisione grazie ai nostri brillanti istruttori i soldati azeri? Un’idea ce l’avremmo. Ma certo: gli Armeni, in particolare coloro tra questi che costituiscono il resto degli abitanti del Nagorno-Karabakh (Artsakh nella lingua di chi ci vive). L’esercito di Aliyev, dapprima per 44 giorni nel 2020, grazie alla stratosferica superiorità delle armi fornite dagli alleati turchi, ha falciato come grano maturo le truppe dei resistenti.

Le vittime

Gli Armeni – la Nazione cristiana più antica e più perseguitata di tutte, il cui battesimo data 303 d.C. – avevano sperato in qualche fornitura di droni o cannoni da parte della NATO, o almeno in sanzioni commerciali, per fermare la strage. Putin, dopo aver lasciato fare per punire l’avvicinamento di Erevan all’Unione Europea, alla fine obbligò Aliyev a fermarsi, per ragioni legate un po’ all’ortodossia e molto alla necessità di non lasciare mano libera ai Turchi nel Caucaso. Duemila soldati dell’ex Armata rossa dovrebbero salvaguardare la vita dei civili armeni dell’Artsakh. Con i guai del Donbass Mosca conta pochissimo, e la Turchia domina. E così tra i danni collaterali (per modo di dire) della follia neo-zarista, autorevoli osservatori includono pulizia etnica e – Dio non voglia – genocidio (vedi Le Figaro e Le Point). Con la replica degli orrori turchi del 1915: un milione e mezzo di cristiani assassinati.

L’Artsakh

Realpolitik? Certo. Ed essa a volte autorizza – in stato di necessità – un doppio standard. Primum vivere, prima il gas insomma. Per cui l’autarchia russa è demoniaca e la libertà degli Ucraini sacra, mentre la dittatura azera e la strage di Armeni sono peccatucci. Parigi val bene una messa, non è vero? Non troppo zelo, però. Patti militari no, un po’ di pudore. La Realpolitik ha un limite invalicabile: la vita degli altri, specie se fratelli. È quanto accade (adesso) con l’assedio terroristico che l’Azerbajgian sta conducendo contro 120mila armeni (di cui 30mila bambini) che si vogliono annientare prendendoli per fame e confidando in epidemie. Da 33 giorni è bloccato qualsiasi approvvigionamento di viveri e medicinali, Baku ha tolto energia elettrica e gas. Come Mosca fa con Kiev.

Avevo un’altra idea delle radici cristiane come valore fondativo di questo governo.

Indice – #ArtsakhBlockade [QUI]