Trentasettesimo giorno del #ArtsakhBlockade. “Riconoscimento per la salvezza” del popolo dell’Artsakh minacciato nella sua esistenza dall’Azerbajgian (Korazym 17.01.23)

[Korazym.org/Blog dell’Editore, 17.01.2023 – Vik van Brantegem] – L’assedio criminale azero dell’Artsakh/Nagorno-Karabakh equivale a condannare il popolo armeno dell’Artsakh a una lenta morte, mentre l’Italia stringe accordi militari con Baku per il gas azero (ovvero, russo riciclato). Tutto il traffico (di persone e merce) da e per la parte ancora libera della Repubblica di Artsakh/Nagorno-Karabakh rimane interrotto dal 12 dicembre 2022. Passano solo veicoli del contingente di mantenimento della pace russi e del CICR. La #StradaDellaVita, lungo il segmento di Shushi dell’autostrada interstatale Stepanakert-Goris, è chiuso da sedicenti “eco-attivisti” organizzati e pagati dal regime autoritario dell’Azerbajgian, sostenuti dalla polizia azera e sotto l’occhio vigile delle forze armate azere.

L’Azerbajgian continua a non consentire la riparazione dell’unica linea ad alta tensione che alimentava l’Artsakh dall’Armenia. La situazione dell’approvvigionamento energetico rimane tesa e da oggi è introdotto un programma di 4 ore di blackout continui invece delle precedenti 2 ore.

37 giorni e contando di un blocco illegale di oltre 100.000 Armeni in Artsakh negando loro i bisogni primari e lasciandoli in circostanze terribili. Per favore condividi questo video quante più volte e dove puoi! Agisci [QUI] – #endtheblockade ! #artsakhblockade (Serj Tankian-#StopArtsakhBlockade @serjtankian).

Saveartsakh.org

Alla politica ostile dell’Azerbajgian si dovrebbe rispondere, sollevando la questione dello status dell’Artsakh e parlando della formula del “Riconoscimento per la salvezza”, ha detto oggi il deputato Artur Khachatryan nel suo discorso all’Assemblea nazionale dell’Armenia: «Oggi, quando abbiamo iniziato la nostra sessione, l’Azerbajgian ha nuovamente chiuso la fornitura di gas. 120mila persone sono attualmente in cattività azera. C’è carenza di cibo e medicine. Abbiamo attraversato gli anni freddi e bui, quando i beni di prima necessità venivano dati con i buoni. Artsakh sta affrontando una crisi umanitaria”, ha sottolineato Khachatryan. Secondo il deputato, l’Azerbajgian ha creato quella crisi, avendo obiettivi politici, è la continuazione della loro politica anti-armena. “Pertanto, l’azione politica ostile dovrebbe essere risolta nella dimensione politica, non con dichiarazioni sdentate. Ogni giorno facciamo una dichiarazione, chiediamo di aprire il Corridoio e torniamo a casa con la coscienza pulita. Il problema deve avere una soluzione politica. Le autorità dell’Armenia, in risposta alla politica ostile dell’Azerbajgian, dovrebbero approfittare di questa opportunità e riportare la questione dello status dell’Artsakh sulla scena internazionale. Questa azione dell’Azerbajgian dimostra che il popolo dell’Artsakh non può vivere all’interno dell’Azerbajgian, perché la sua esistenza è minacciata. Pertanto, dovremmo parlare della formula “Riconoscimento per la salvezza”. Questo è il momento», ha concluso Khachatryan.

Ecco, un’esempio di cosa intende con “restauro” l’Azerbajgian. Questo è il risultato del restauro “all’azera” della Cattedrale del Santo Salvatore Ghazanchetsots di Sushi, capitale culturale dell’Artsakh, conquistata dall’esercito dell’Azerbajgian nella guerra dei 44 giorni del 2020. È stata “restaurata” (a detta degli Azeri). In realtà sono rimossi croci dai campanili e gli angeli, ed è stata tolta la cupola “all’armena”, con lo scopo di cancellare l’identità armena del luogo, mentre nel frattempo fanno sparire le prove dell’attacco missilistico durante la guerra. Ne abbiamo scritto il 4 maggio 2021 [QUI].

«Mi chiamo Tatev. Vivo nella mia terra natale Artsakh con la mia famiglia e i miei parenti. Viviamo senza gas, luce e cibo perché l’aggressore Azerbajgian ha chiuso l’unica strada che collega l’Armenia con il mondo esterno. Mi rivolgo a voi Nazioni Unite: perché non tutelate i nostri diritti?» (Tatev Safaryan).

Alcuni cittadini della Russia e di altri Paesi che erano rimasti bloccati nell’Artsakh a seguito del blocco sono stati trasferiti, ha dichiarato su Twitter il Ministro di Stato dell’Artsakh, Ruben Vardanyan: «I cittadini della Russia e di altri Paesi sono bloccati nell’Artsakh a causa del blocco. Le famiglie, comprese quelle con bambini, sono bloccate per più di un mese. Il governo dell’Artsakh insieme ai caschi blu russi aveva preparato da tempo e oggi hanno organizzato il ritorno di una parte di loro in patria. Tuttavia, il blocco disumano continua per i 120.000 cittadini dell’Artsakh, tra cui 30.000 bambini».

L’Azerbaijan ha nuovamente tagliato il gas all’Artsakh: oggi alle 13.00 ora locale (ore 10.00 di Roma) ha chiuso l’unico gasdotto, che viene dall’Armenia. La temperatura massima oggi a Stepanakert è di 3 °C.

Il Ministro di Stato della Repubblica di Artsakh, Capo dello Stato Maggiore Operativo, Ruben Vardanyan, ha convocato una riunione urgente riguardante l’interruzione della fornitura di gas dall’Armenia all’Artsakh da parte dell’Azerbajgian. Sono state discusse misure per garantire il funzionamento ininterrotto delle strutture vitali nella situazione attuale. Il Ministro di Stato ha incaricato i funzionari dei settori delle infrastrutture di adottare modi alternativi per garantire il funzionamento delle strutture e garantire la domanda minima della popolazione.

Poi, dopo alcune ore è stato ripristinato la fornitura del gas. «È come quando i bambini giocano con gli interruttori della luce, accendono, spengono, accendono, spengono… Qualcuno gioca con la valvola del gas. L’ultima volta l’Azerbaigian ha tagliato il gas dopo due giorni di blocco del Nagorno-Karabakh/Artsakh. Bisogna avere nervi d’acciaio per vivere così» (Marut Vanyan, giornalista freelance a Stepanakert).

Dal 9 gennaio, anche l’alimentazione elettrica dall’Armenia all’Artsakh è stata interrotta sul territorio sotto il controllo azero. La parte azera non consente ai tecnici di avvicinarsi e eseguire lavori di ripristino di emergenza, se necessario. Durante l’inverno, i 120.000 abitanti dell’Artsakh sono infatti privati dell’approvvigionamento energetico, sia luce che gas. Attualmente l’approvvigionamento energetico nella Repubblica di Artsakh viene effettuato solo con fonti nazionali, con risorse molto limitate.

Domani inizierà la distribuzione dei tagliandi di razionamento dei generi alimentari.

Il Nagorno Karabakh Observer riporta oggi un video da Twitter [QUI] dal blocco stradale dell’Azerbajgian vicino a Sushi nel Nagorno-Karabakh diffuso ieri, che dimostra “eco-attivisti” organizzati dal governo di Baku che cantano l’inno del Paese. Sembrano tutti uomini giovani, non c’è molta diversità di età e genere vista in questo video, osserva il Nagorno Karabakh Observer.

Il Nagorno Karabakh Observer informa che le autorità dell’Azerbajgian mantengono il blocco del Corridoio di Lachin, mentre secondo rapporti non confermati si sarebbe svolti dei negoziati tra rappresentanti dell’Azerbajgian, dell’Artsakh e della Russia all’aeroporto di Stepanakert. Non sono disponibili dettagli.

«Il personale militare del contingente di mantenimento della pace russo, insieme all’organizzazione caritativa internazionale armena “Hayer Miatsek”, ha svolto un’azione umanitaria nella regione di Martuni, dove hanno ricevuto assistenza mirata 237 famiglie, che si sono trovate in una situazione sociale difficile! Alle famiglie sono stati consegnati pacchi alimentari! Dove siamo NOI, c’è MONDO!» (Canale Telegram della forza di mantenimento della pace russa in Nagorno-Karabakh, 17 gennaio 2023 [QUI]).

L‘Azerbajgian ignora l’OSCE e tutto il diritto internazionale perché l’Azerbajgian è uno stato terrorista gestito da un dittatore guerrafondaio e genocida. L’Azerbajgian è una dittatura che nella classifica della libertà di Freedom House sta più in basso dell’Afghanistan. La Russia possiede quote significative nei suoi giacimenti petroliferi e l’Azerbajgian ricicla il gas russo per la rivendita in Europa, con cui finanzia le sue guerre contro gli Armeni Cristiani. È colpevole di crimini di guerra, attualmente impegnato nella pulizia etnica con il #ArtsakhBlockade, con la sicurezza dell’impunità.

Riunione del Consiglio permanente dell’OSCE, 17 gennaio 2023

Alla sessione speciale del Consiglio permanente dell’ Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), convocata oggi su iniziativa dell’Armenia, la Francia ha ribadito il suo appello a ripristinare immediatamente e senza condizioni la libertà e la sicurezza di movimento attraverso il Corridoio di Lachin, nel rispetto dei diritti della popolazione locale.

“La Francia ha ribadito il suo impegno a sostenere la ricerca di progressi nei negoziati tra Armenia e Azerbajgian al fine di stabilire una pace duratura nella regione, nonché la sua disponibilità a contribuire alla realizzazione di questo obiettivo in collaborazione con tutti i partner e le parti interessate”, ha scritto in un post su Twitter il servizio stampa della Rappresentanza permanente della Francia presso l’OSCE.

Gli Stati Uniti sono seriamente preoccupati per il fatto che il Corridoio di Lachin sia stato bloccato per più di 30 giorni, causando gravi carenze di cibo, medicine e altri rifornimenti nel Nagorno-Karabakh. “Questi fatti sono indiscutibili”, ha dichiarato l’Ambasciatore degli Stati Uniti presso l’OSCE, Michael Carpenter.

“Chiediamo all’Azerbajgian e alla Russia di ripristinare immediatamente il transito ininterrotto, mantenendo i loro impegni precedenti, che includono chiaramente garanzie, come lei [il Ministro degli Esteri dell’Armenia, Ararat Mirzoyan] ha citato, “per il movimento sicuro di persone, veicoli e merci in entrambe le direzioni attraverso il Corridoio di Lachin. La continua interruzione del traffico privato e commerciale sulla strada di Lachin potrebbe avere gravi conseguenze umanitarie per le persone che vivono nel Nagorno-Karabakh”, ha affermato Carpenter. Ha inoltre ringraziato il Comitato Internazionale della Croce Rossa per aver fornito un’importante assistenza e ha invitato l’Azerbajgian a garantire il rispetto dei diritti, la sicurezza e il benessere delle persone che vivono nell’area. “Tutti gli Stati partecipanti all’OSCE sono obbligati a proteggere la sicurezza delle persone sul loro territorio, indipendentemente dall’etnia”, ha affermato Carpenter.

L’OSCE e le sue varie istituzioni sono ben posizionate per sostenere l’Armenia e l’Azerbajgian, sulla base del nostro approccio globale alla sicurezza e ancorate ai nostri valori, principi e impegni. Disponiamo di un’ampia gamma di strumenti che possono essere utilizzati in questo conflitto e dobbiamo discutere come possiamo farlo”, ha sottolineato l’Ambasciatore statunitense presso l’OSCE. Ha aggiunto che gli Stati Uniti invitano l’Azerbajgian e l’Armenia a riprendere negoziati significativi per risolvere le loro controversie. “Un accordo di pace globale è l’unica vera via per una pace duratura basata sulla normalizzazione delle relazioni e sul riconoscimento reciproco. Chiediamo inoltre all’Azerbajgian e all’Armenia di indagare sulle presunte atrocità e consegnare i responsabili alla giustizia”, ha affermato Michael Carpenter. Ha aggiunto che gli Stati Uniti continueranno a lavorare con l’Azerbajgian e l’Armenia sia a livello bilaterale che multilaterale, attraverso partner come l’Unione Europea e attraverso organizzazioni internazionali come l’OSCE, per raggiungere una soluzione globale e sostenibile a questo conflitto.

Discorso del Ministro degli Esteri dell’Armenia al Consiglio permanente dell’OSCE

Riportiamo di seguito nella traduzione italiana gran parte del discorso pronunciato oggi a Vienna alla sessione speciale del Consiglio permanente dell’OSCE dal Ministro degli Esteri armeno, Ararat Mirzoyan:

«Sfortunatamente, la crisi della sicurezza e le sfide causate dalla guerra dell’Azerbajgian del 2020 contro il Nagorno-Karabakh e la successiva aggressione e occupazione del territorio sovrano dell’Armenia minacciano la democrazia armena, minando gli sforzi del governo armeno per stabilire la pace, la stabilità e la sicurezza nel Caucaso meridionale.

Poiché è la prima volta dopo la guerra di 44 giorni e l’occupazione del territorio dell’Armenia che il Ministro degli Esteri dell’Armenia parla al Consiglio permanente, vorrei fare un breve riferimento all’impatto di questo uso della forza ai fini della risoluzione dei conflitti su vasta scala senza precedenti, sull’OSCE, su suoi principi e obblighi, in generale e sulla percezione del concetto di sicurezza integrale.

La guerra di 44 giorni è stata accompagnata da crimini di guerra e diffuse violazioni del diritto internazionale umanitario, attacchi contro civili e infrastrutture, distruzione del patrimonio culturale, che non sono stati adeguatamente indagati e nessuno è stato ritenuto responsabile.

Nel corso dei decenni, l’OSCE ha sviluppato una serie di strumenti o kit di strumenti finalizzati al preallarme e alla prevenzione dei conflitti. Purtroppo, dobbiamo ammettere che l’OSCE non è riuscita ad attuare questo pacchetto di strumenti in modo efficace e tempestivo.

Inoltre, la mancanza di una risposta adeguata e chiara ha portato all’impunità per l’uso della forza come mezzo di risoluzione dei conflitti, violando i principi dell’OSCE, gli obblighi stabiliti nei suoi documenti principali e portando alla legittimazione della violenza nelle relazioni interstatali e intrastatali.

Il 9 novembre 2020, dopo la firma della dichiarazione tripartita sulla cessazione delle operazioni militari nel Nagorno-Karabakh, l’Armenia non ha risparmiato sforzi per normalizzare le relazioni con l’Azerbajgian e affrontare la questione dei diritti e della sicurezza del popolo del Nagorno-Karabakh. Sfortunatamente, la parte azera, invece di partecipare ai negoziati in buona fede, continua la sua politica distruttiva. Immediatamente dopo la firma della dichiarazione tripartita, la parte azera ha violato il cessate il fuoco e la cessazione di tutte le operazioni militari e ha attaccato il Nagorno-Karabakh, a seguito della quale sono stati occupati altri due villaggi e sono stati catturati dei militari armeni. A maggio e novembre 2021, e sempre nel settembre 2022, la parte azera ha scatenato l’aggressione contro la Repubblica di Armenia, occupando circa 150 chilometri quadrati del territorio sovrano dell’Armenia. Oggi, bloccando il Corridoio di Lachin, la parte azera ha creato una crisi umanitaria, perseguendo obiettivi di vasta portata.

Il 12 dicembre 2022, un gruppo di Azeri, dichiarandosi attivisti ambientalisti, ha chiuso il Corridoio di Lachin, l’unica ancora di salvezza che collega il Nagorno-Karabakh all’Armenia e al resto del mondo, isolando di fatto 120.000 residenti del Nagorno-Karabakh, di cui 30.000 sono bambini. Più di 1.000 persone, tra cui 270 bambini, non possono tornare a casa in Nagorno-Karabakh. Alcuni di quei bambini sono stati separati dai genitori e hanno trovato temporaneamente rifugio in Armenia.

Era ovvio fin dall’inizio che questo blocco fosse un’operazione pre-pianificata, diretta e finanziata dalle autorità azere, usando la copertura dei cosiddetti “eco-attivisti” per una credibile negazione delle loro azioni.

Queste azioni dell’Azerbajgian sono una chiara violazione del punto 6 della dichiarazione tripartita del 9 novembre, che afferma chiaramente che: “Il Corridoio di Lachin rimane sotto il controllo delle truppe di mantenimento della pace della Federazione Russa. La Repubblica dell’Azerbajgian garantisce la sicurezza del movimento di cittadini, veicoli e merci in entrambe le direzioni attraverso il Corridoio di Lachin.

È passato più di un mese da quando il popolo del Nagorno-Karabakh è di fatto sotto assedio. Le forniture alimentari, mediche ed elettriche al Nagorno Karabakh sono state quasi completamente interrotte. In precedenza, ogni giorno venivano importate dall’Armenia al Nagorno-Karabakh circa 400 tonnellate di beni di prima necessità, tra cui grano, farina, riso, verdura, frutta, medicinali, alimenti per l’infanzia. Ora, dopo quasi cinque settimane di blocco, tutto ciò che è essenziale e estremamente necessario.

Inoltre, la deliberata interruzione della fornitura di gas per 3 giorni nelle fredde condizioni invernali, seguita dalla continua interruzione delle linee elettriche e delle telecomunicazioni in tutto il territorio del Nagorno-Karabakh, è un’altra prova delle azioni pianificate delle autorità azere. Ciò influisce gravemente sulla vita quotidiana delle persone e porta a una serie di conseguenze umanitarie avverse, come la mancanza di elettricità, l’interruzione del processo educativo nelle scuole, il funzionamento dei dipartimenti governativi, delle imprese e il guasto del riscaldamento negli ospedali e in altri servizi vitali delle istituzioni. Le persone sono private del riscaldamento e dell’acqua calda. Le autorità hanno introdotto restrizioni alla vendita di carburante, e ora anche alla vendita di generi alimentari e beni di prima necessità.

La crisi umanitaria si intensifica di giorno in giorno e richiede l’intervento immediato e mirato della comunità internazionale. Non possiamo stare da parte e guardare le persone morire di fame lentamente a causa di giochi politici e forse calcoli geopolitici. Il momento di agire è ora.

Su richiesta dell’Armenia, la questione è stata discussa nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Abbiamo informato i membri del Consiglio di Sicurezza e anche il Segretario generale della terribile situazione e abbiamo esortato i nostri partner a intervenire e fermare il disastro umanitario in corso.

Naturalmente, accolgo con favore le dichiarazioni e le posizioni inequivocabili dei nostri Paesi partner, che invitano l’Azerbajgian a revocare immediatamente e incondizionatamente il blocco e garantire un movimento libero e senza ostacoli attraverso il Corridoio di Lachin. Penso che dovremmo aumentare la pressione sull’Azerbajgian in modo che rispetti i suoi impegni. L’Azerbajgian deve essere ritenuto responsabile delle sue azioni.

Il blocco del Nagorno-Karabakh non è un episodio isolato e dovrebbe essere considerato come parte di una politica su vasta scala e sistematica dell’Azerbajgian volta alla pulizia etnica del popolo del Nagorno-Karabakh creando condizioni di vita insopportabili. L’Azerbajgian mira a costringere la popolazione del Nagorno-Karabakh a lasciare la propria terra natale e le proprie case. L’ultima dichiarazione del Presidente dell’Azerbjigian, in cui propone di deportare quegli Armeni che non vogliono diventare cittadini dell’Azerbajgian, dimostra la loro intenzione di effettuare la pulizia etnica.

È imperativo inviare una missione conoscitiva internazionale nel Nagorno-Karabakh e nel Corridoio di Lachin per valutare la situazione umanitaria sul campo, nonché per garantire un accesso umanitario ininterrotto al Nagorno-Karabakh per i pertinenti organismi delle Nazioni Unite.

Mostrando la volontà politica di normalizzare le relazioni con l’Azerbaigian, il governo armeno ha avviato coscienziosamente negoziati a tre con l’Azerbajgian, che sono l’apertura di tutti i collegamenti di trasporto nella regione, la demarcazione e la sicurezza delle frontiere e un accordo di pace o risoluzione delle relazioni tra Armenia e Azerbajgian.

Nella prima direzione, che si riferisce al ripristino dei collegamenti economici e di trasporto nella regione, abbiamo costituito un gruppo di lavoro tripartito guidato dal Vice Primo Ministro della Repubblica di Armenia. In questo formato si sono svolti numerosi incontri, sono state discusse questioni relative alle possibili comunicazioni stradali e ferroviarie, nonché altri dettagli relativi allo sblocco delle comunicazioni regionali.

Sfortunatamente, l’approccio dell’Azerbajgian a questo processo non è stato costruttivo fin dall’inizio. Nonostante il suo chiaro impegno nelle dichiarazioni tripartite del 9 novembre 2020 e dell’11 gennaio 2021, l’Azerbajgian ha avanzato una richiesta infondata di un corridoio extraterritoriale attraverso il territorio sovrano dell’Armenia. Voglio affermare chiaramente che l’Armenia non ha mai assunto alcun obbligo o acconsentito in alcun modo alla fornitura di alcun corridoio extraterritoriale attraverso il suo territorio, e tutte le affermazioni della parte azera sono un’evidente distorsione e manipolazione del contenuto delle dichiarazioni tripartite.

Di recente, il Presidente dell’Azerbajgian ha ammesso di aver introdotto nell’agenda internazionale il termine “Corridoio di Zangezur” e ha minacciato di aprirlo prima o poi, indipendentemente dal fatto che l’Armenia lo voglia o meno. E ha detto di aver introdotto questo termine dopo la firma della Dichiarazione Trilaterale del 9 novembre [2020].

Voglio chiarire ancora una volta che escludiamo qualsiasi corridoio extraterritoriale nel territorio della Repubblica di Armenia e non forniremo alcun corridoio a nessuno. Questa è una posizione di principio e irreversibile, pienamente coerente con la disposizione pertinente della dichiarazione del 9 novembre. Inoltre, la decisione di fornire un collegamento tra le regioni occidentali dell’Azerbajgian e del Nakhichevan può essere presa rapidamente, una volta che l’Azerbajgian accetterà che tutte le comunicazioni devono operare all’interno della giurisdizione e della legislazione della Repubblica di Armenia.

In questo contesto, vorrei informarvi che recentemente un altro tentativo di trovare un accordo definitivo sull’apertura delle comunicazioni ferroviarie è fallito, poiché la parte azera ha proposto nuove condizioni che contraddicevano la comprensione primaria delle parti in merito ai regolamenti. In effetti, questa è stata la seconda volta che le azioni dell’Azerbajgian hanno compromesso i progressi in questa materia. Un accordo preliminare per risolvere i problemi di connessione ferroviaria è stato raggiunto per la prima volta nel dicembre 2021. Questo fatto è stato persino incluso nella dichiarazione del Presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel, il 14 dicembre 2021.

La seconda direzione della regolamentazione delle relazioni è il lavoro della demarcazione dei confini e delle commissioni per la sicurezza delle frontiere. Le commissioni sono state istituite il 12 maggio 2021 dopo l’invasione del territorio sovrano della Repubblica di Armenia da parte delle forze armate azere e la successiva occupazione dei territori dell’Armenia.

Le commissioni hanno tenuto riunioni per discutere i criteri per la demarcazione del confine interstatale tra Armenia e Azerbajgian. Siamo convinti che senza criteri chiaramente concordati per la demarcazione dei confini sarà impossibile raggiungere una pace duratura. A questo proposito, sono estremamente importanti gli accordi raggiunti a Praga e a Sochi, in particolare con riferimento alla dichiarazione di Alma-Ata e ai successivi protocolli. Tuttavia, nei suoi ulteriori commenti, il Presidente dell’Azerbajgian, affermando che l’Armenia ha così riconosciuto l’integrità territoriale dell’Azerbajgian, non ha confermato il riconoscimento dell’integrità territoriale dell’Armenia.

L’Azerbajgian ostacola il lavoro delle commissioni. In primo luogo, nonostante gli accordi raggiunti durante la seconda riunione tripartita dei leader di Armenia e Azerbajgian il 26 novembre 2021 a Sochi e ospitata dal Presidente del Consiglio Europeo, che la commissione dovrebbe avere un duplice mandato e lavorare sulla demarcazione dei confini e sulla stabile situazione di sicurezza nelle aree di confine, l’Azerbajgian ha rifiutato il titolo delle commissioni includendo il termine “sicurezza di frontiera” che indicava chiaramente le sue vere intenzioni. Quindi, il 13 settembre 2022, le forze armate dell’Azerbajgian hanno lanciato un attacco militare su larga scala infondato e ingiustificato nelle direzioni sud e sud-est della Repubblica di Armenia. che ha portato all’occupazione di altre parti del territorio sovrano dell’Armenia. Morirono più di 200 soldati. Le città e i villaggi delle province di confine sono stati bombardati indiscriminatamente. Va notato che durante la guerra dei 44 giorni si sono verificate anche violazioni su larga scala del diritto internazionale umanitario. ha sottoposto i soldati armeni, comprese le donne, alle più scioccanti e terribili umiliazioni e torture. Questi fatti sono stati registrati dagli stessi militari azeri e pubblicati su vari siti social, ovviamente con lo scopo di intimidire la parte armena. (…)

L’aggressione di settembre, così come gli attacchi e le provocazioni dell’Azerbajgian nel periodo precedente, vanno inquadrati sullo sfondo delle sempre crescenti rivendicazioni territoriali avanzate dal Presidente dell’Azerbajgian contro l’Armenia, compresa la capitale Yerevan, ripetute da altre alte cariche funzionari di rango e accompagnati da chiare minacce di forza.

Finora, non vediamo alcun segno di cambiamento in questa linea politica, vale a dire la volontà dell’Azerbajgian di abbandonare le rivendicazioni territoriali e la retorica bellicosa e di rimanere impegnato per la pace. In queste circostanze, abbiamo tutte le ragioni per credere che anche dopo la firma dell’accordo transattivo delle relazioni, l’Azerbajgian continuerà le sue assurde rivendicazioni territoriali contro l’Armenia.

La terza direzione dei negoziati si riferisce al testo di un possibile accordo o trattato di pace tra Armenia e Azerbajgian, che dovrebbe affrontare in modo completo tutte le questioni e creare un ambiente di sicurezza favorevole per continuare le discussioni in diverse direzioni.

La parte armena ha presentato diverse proposte fondamentali, in particolare, per quanto riguarda il chiarimento dei criteri per la delimitazione del confine interstatale, la rimozione delle forze armate dal confine di stato e la creazione di una zona smilitarizzata, nonché la formazione dell’istituzione dei garanti del trattato di pace. È triste che tutte le proposte della parte armena siano state respinte dall’Azerbajgian.

Insieme a tutto questo, crediamo che debba essere risolto anche il conflitto del Nagorno-Karabakh. verranno affrontati i temi dei diritti e delle garanzie di sicurezza delle persone che vivono nel Nagorno-Karabakh. Tuttavia, tenendo conto della proposta azerbajgiana di discutere la questione separatamente dall’accordo di pace, la parte armena ha proposto di creare un meccanismo di dialogo internazionale tra Stepanakert e Baku.

Dobbiamo riconoscere l’enormità di questo problema, dato che non c’è praticamente alcuna relazione tra i due Paesi da più di 30 anni. Ma siamo convinti che la regolamentazione delle relazioni Armenia-Azerbajgian sia di cruciale importanza per la sicurezza e la stabilità della regione e per le sue prospettive. Tuttavia, la risoluzione del problema non può essere raggiunta senza la volontà politica di affrontare le cause profonde del conflitto, i diritti umani fondamentali e l’impegno per la riconciliazione.

Il blocco del Corridoio di Lachin, che è un passo nella direzione esattamente opposta e allontana ulteriormente la prospettiva di qualsiasi progresso in tutte queste direzioni, dimostra ancora una volta l’assoluta necessità di un impegno internazionale nell’affrontare i diritti e le questioni di sicurezza della popolazione del Nagorno-Karabach.

Il conflitto del Nagorno-Karabakh continua a rappresentare una seria sfida per la pace e la stabilità regionali e internazionali. Questo fatto è confermato dall’atteggiamento aggressivo dell’Azerbajgian, dalla retorica anti-armena diretta contro il Nagorno-Karabakh e l’Armenia, dal blocco del Corridoio di Lachin.

A più di due anni dalla firma della dichiarazione tripartita del 9 novembre 2020, l’Azerbajgian si rifiuta di rimpatriare tutti i prigionieri di guerra armeni e le altre persone detenute, violando gli obblighi assunti dalle Convenzioni di Ginevra, dalla Dichiarazione tripartita e dai continui richiami della comunità internazionale. Secondo informazioni confermate dall’Azerbajgian, 33 persone sono ancora tenute in ostaggio a Baku. Devo anche evidenziare due dozzine di casi documentati di sparizione forzata. Possediamo delle prove indiscutibili e registrati della cattura dei prigionieri di guerra armeni, ma l’Azerbajgian nega la loro cattura.

L’Armenia è anche molto preoccupato per lo stato del patrimonio culturale armeno nei territori che passarono sotto il controllo dell’Azerbajgian dopo la guerra del 2020. La missione conoscitiva dell’UNESCO in Nagorno-Karabakh e nelle aree circostanti, su cui le discussioni continuano da novembre 2020, è ancora respinta dall’Azerbajgian.

È chiaro che attualmente l’OSCE non sta vivendo i giorni migliori e la situazione nel Caucaso meridionale non è l’unica crisi che l’Organizzazione sta affrontando. Allo stesso tempo, riteniamo che tutti i conflitti nell’area di responsabilità dell’OSCE debbano essere oggetto della dovuta attenzione da parte dell’organizzazione e dei suoi organi. L’OSCE, unitamente alla co-Presidenza del Gruppo di Minsk, è stata coinvolta nella soluzione politica del conflitto del Nagorno-Karabakh sin dall’inizio. Nonostante tutte le sfide, il Gruppo di Minsk ha ancora la responsabilità, perché la soluzione politica del conflitto non è ancora raggiunta.

Riteniamo che l’OSCE possa svolgere un ruolo importante attraverso il coinvolgimento delle sue strutture non solo nel raggiungimento della pace, ma anche nel suo mantenimento».

Indice – #ArtsakhBlockade [QUI]