LECCE – 12 aprile 2018 – Presentazione del libro “ Il Genocidio armeno 1915 nel pensiero degli Intellettuali arabi siriani” di Nora Arissian

Un punto di vista inedito in Italia sulla questione del Genocidio Armeno, ovvero quello degli arabi siriani. Le testimonianze raccolte aiutano a comprendere a fondo i motivi della strage e a ricostruire puntualmente le fasi e i piani della “soluzione finale”, scrupolosamente orditi dai Turchi per l’eliminazione del popolo armeno. Da Damasco ad Aleppo, a nord del deserto, i ricordi della gente riaffiorano sotto forma di racconti e testimonianze degli avvenimenti.


Il libro sarà presento anche a:

Bari, Venerdì 20 Aprile. ore 18.00, Comune di Bari, presso la Sala Massari del Palazzo di Città Corso V. Emanuele,84

Francavilla Fontana, Lunedì 23 Aprile , ore 17:30 presso Istituto Comprensivo “Aldo Moro – Publio Virgilio Marone” Scuola Secondaria di 1° Grado

Galatina , Sabato 28 Aprile, ore 19:00 Centro Ecumenico Oikos, presso la Sala Pollio della Chiesa di San Biagio.

San Vito dei Normanni, Lunedì 30 Aprile, ore 19:00 presso la Biblioteca delle Suore Oblate Benedettine – Via Prete Alcide, 1.

MILANO – 09 aprile 2018 – Commemorazione di Sumgait Karabakh oggi, rapporti con l’Unione Europea

 Milano-Piazza Velasca 4 MM Missori – III piano 

Tel.: +39 3402101174 e-mail mekitar@libero.it 

HADUCASARMENA

Programma di aprile 2018

Lunedì 9  h. 20.00

1988-2018

Commemorazione di  Sumgait

Karabakh oggi, rapporti con l’Unione Europea

intervengono

Pietro Kuciukian, console onorario della Repubblica Armena in Italia

e Baykar  Sivazliyan, presidente emerito dell’Unione Armeni d’Italia

segue rinfresco

 evento in collaborazione con UAI e UGAB

(Incontro riservato agli invitati)

SAN ROCCO CARNAGO – Dal 7 al 24 aprile – Mostra delle opere di Dott.Yervant Der Mossighian in arte VANADUR

Mostra delle opere di Dott.Yervant Der Mossighian in arte VANADUR, intitolato – L’Attesa della Pittura a San Rocco, Carnago, Varese. 

 
Inaugurazione, Sabato, 7 aprile ore 17:30.

ROMA – dal 15 al 25 marzo 2018 – La Bastarda di Istanbul al Teatro Sala Umberto

15 – 25 marzo 2018
Pupi e Fresedde – Teatro di Rifredi
presentano
SERRA YILMAZ

LA BASTARDA DI ISTANBUL
con VALENTINA CHICO, RICCARDO NALDINI, MONICA BAUCO
MARCELLA ERMINI, FIORELLA SCIARRETTA, DILETTA OCULISTI, ELISA VITIELLO
video-scenografie di Giuseppe Ragazzini
costumi Serena Sarti – luci Alfredo Piras – elementi scenici Tuttascena
riduzione e regia di ANGELO SAVELLI

I diritti d’autore di Elif Shafak sono gestiti dall’agenzia Curtis Brown

 

Un’affascinante saga familiare multietnica, popolata da meravigliosi personaggi femminili, da storie brucianti e da segreti indicibili che legano Istanbul all’America e la Turchia all’Armenia.
Elif Shafak, indiscussa protagonista della letteratura turca, grande conoscitrice del passato e profonda osservatrice del presente del suo Paese; Serra Yilmaz, attrice amatissima e fascinosa affabulatrice nonchè testimone vivente della fecondità del dialogo interculturale; Angelo Savelli autore di un’audace riduzione del complesso romanzo e saldo timoniere di un cast attoriale di grande spessore; tutti insieme affrontano questo viaggio teatrale nella cattiva coscienza di una famiglia e di un popolo, navigando tra gli scogli della tragedia e le onde dell’ironia, mentre all’orizzonte scorrono le mobili e colorate video-scenografie di Giuseppe Ragazzini.
Durata spettacolo: 135′ compreso intervallo

Vai al sito

TORINO – 24 marzo 2018 – Nur – Tesori della musica armena

Salone d’Onore di Palazzo Barolo (per maggiori info Vai al sito)

Rosy Anoush Svazlian, soprano
Andrea Manzoni, pianoforte

Oror
Keler tsoler
Yes siretzi
Kakavik
Hov arek

Gurdjeff per pianoforte
Brano originale
Brano originale
Dle yaman
Kani vur jan im
Oror (berceuse)
Alagyaz/khnki tsar
Ervum em
Shogher jan

NUR – Giovanni Tasso

Stretta tra l’Europa, il Medio Oriente, la Russia e i paesi dell’Asia centrale, l’Armenia ha risentito delle influenze culturali degli imperi che con il tempo si sono succeduti in questa regione. In particolare, nel corso dei secoli nel territorio corrispondente all’attuale Armenia sono passati tra gli altri gli urartei, una civiltà fiorita all’epoca degli assiri nella zona del Lago di Van e tuttora avvolta dalle nebbie del tempo, i greci, i persiani, i romani, gli arabi, gli ottomani e i russi ma – nonostante questo – il popolo armeno ha sempre saputo preservare la propria identità culturale, che iniziò a svilupparsi con l’adozione del Cristianesimo come religione di stato, avvenuta nel 301 d.C. – oltre un decennio prima dell’Editto di Milano emanato da Costantino e Licinio – e la creazione di un proprio alfabeto, che permise la traduzione in lingua armena dei testi sacri e la creazione di una fiorente letteratura.

Sotto il profilo musicale, l’Armenia vanta una tradizione antichissima, le cui prime testimonianze certe risalgono al V secolo, quando vennero tradotti in armeno alcuni tropari e canti liturgici e vide la luce una serie di inni sacri originali. L’importanza fondamentale di queste prime opere musicali fu sottolineata dall’antico storico armeno Mosè di Corene, che giunse al punto da definire la musica un elemento distintivo dell’identità nazionale.
Tra le tempestose vicende che funestarono la storia del popolo armeno, nel 1869 nacque Soghomon Gevorki Soghomonyan, un compositore e musicologo geniale, passato alla storia della musica con il suo nome da monaco Komitas Vartapet. Rimasto orfano in tenera età, il ragazzo venne allevato dagli zii, che gli fecero proseguire gli studi nel seminario di Etchimiadzin, dove imparò la lingua armena – in precedenza era in grado di esprimersi solo in turco. Accanto agli studi sacri e letterari, il giovane Soghomon si avvicinò alla musica, iniziando a nutrire un interesse sempre maggiore per la musica tradizionale del suo popolo, che lo portò a diventare l’antesignano degli etnomusicologi, molto tempo prima dell’ungherese Béla Bartók. Questa passione lo condusse a girare per anni di villaggio in villaggio, alla ricerca di canti contadini, che raccolse con sistematicità, rielaborò e fece conoscere a un pubblico sempre più vasto e variegato. Con ogni probabilità, senza la sua opera questo suggestivo patrimonio culturale sarebbe andato in gran parte perduto. Secondo Avedis Nazarian, un musicista contemporaneo armeno residente in Italia, Komitas ebbe «il merito di aver portato il canto popolare a un livello altissimo, ponendo le fondamenta della musica sinfonica e orchestrale armena». Con la sua capillare ricerca, il compositore intendeva andare alle radici della musica armena, partendo da canti di epoca precristiana e non tralasciando espressioni musicali turche e curde. La tipologia dei canti raccolti è quanto mai ampia, comprendendo l’horovel, legato alla vita dei campi, canti domestici, ninne nanne, canti patriottici, canti di montagna e di pianura, canti di accompagnamento a danze maschili e femminili, canti d’amore, canti rituali, canti di emigrazione, uno dei quali è dedicato alla gru, l’uccello che nell’immaginario armeno simboleggia la diaspora.

Dopo avere pronunciato gli ordini sacri e assunto il nome Komitas, il compositore iniziò a scrivere una Divina Liturgia (Badarak) diventata una delle più utilizzate dalla Chiesa apostolica armena, e a presentare il patrimonio musicale del suo paese in tutti i principali stati europei. Durante il genocidio armeno perpetrato dalle truppe ottomane Komitas venne deportato in uno sperduto paese dell’Anatolia centrale, ma l’intervento di alcuni intellettuali e dell’ambasciatore degli Stati Uniti ne permise la liberazione e il ritorno a Istanbul, dove si era trasferito nel 1910. Purtroppo, le atrocità dei massacri compiuti contro il suo popolo fecero vacillare il suo equilibrio psico-fisico, al punto da renderne necessario nel 1919 il ricovero in una clinica psichiatrica parigina, dove si spense nel 1935. In seguito le sue ceneri furono traslate a Yerevan, dove oggi riposano con tutti gli onori nel Pantheon.
A oltre ottant’anni di distanza dalla scomparsa di Komitas, il soprano americano di origine armena Rosy Anoush Svazlian e il pianista e compositore italiano Andrea Manzoni stanno portando avanti un’ambiziosa opera di riscoperta della musica tradizionale armena, presentandola – come aveva fatto pioneristicamente lo stesso compositore – in alcune delle sale da concerto più importanti del mondo. In particolare, i due interpreti si pongono l’obiettivo di proporre al grande pubblico una serie di brani, mantenendone intatto da un lato lo spirito evocativo e aggiungendo dall’altro sonorità fresche ed estremamente attraenti, per tramandare alle generazioni che verranno la preziosa eredità di Komitas e di un millennio e mezzo di storia della musica armena.

BOLOGNA – 21 marzo 2018 – Antonia Arslan a “Un thè con la poesia”

EstroVersi – Associazione di promozione dell’arte e della cultura

e Grand Hotel Majestic Bologna “già” Baglioni

Con il sostegno del sito culturale italo-francese www.Altritaliani.net per gli articoli sugli autori pubblicati in Missione Poesia http://www.altritaliani.net/spip.php?rubrique58

 Vi invitano

Mercoledì 21 marzo 2018 –  con inizio alle ore 17.30

all’appuntamento con la grande poesia contemporanea 

“Un thè con la poesia”  presso il

Grand Hotel Majestic già “Baglioni” di Bologna

condotto da Cinzia Demi, con noi gli autori:  

Antonia Arslan, scrittrice  armena    –    Alessandro Rivali, poeta, editore

Intervento di Arthur Alixanian, scrittore armeno

Parleremo della poesia armena, in occasione dell’uscita dell’antologia “Benedici questa croce di spighe” (ARES Edizioni, 2017)

Accompagnerà il percorso poetico la musica di : Nicolas Palombarini (clarinetto) – Maria Chiara Bignozzi (fagotto) Conservatorio G.B. Martini 

Si raccomanda la prenotazione presso l’Hotel al n. 051 225445.

(Costo dell’evento comprensivo della consumazione di thè e pasticcini 10,00 €., costo speciale studenti 5,00 €.)

Segnaliamo inoltre che:

Giovedì 22 marzo, ore 11.00, Aula Mansarda, Via Zamboni 32, Università degli Studi di Bologna: “Benedici questa croce di spighe…” La voce Armena della poesia. In occasione della pubblicazione dell’Antologia di scrittori armeni, vittime del Genocidio, un appuntamento con Antonia Arslan, scrittrice armena, e Alessandro Rivali, per la Casa editrice ARES, che incontreranno gli studenti. Interverranno Riccardo Frolloni, Direttore del Centro di Poesia Contemporanea dell’UNIBO e Cinzia Demi. Ingresso aperto al pubblico.

Si ringraziano: Grand Hotel Majestic “già” Baglioni di Bologna, Università di Bologna, Centro di Poesia Contemporanea dell’Università e Conservatorio G. B. Martini di Bologna, Ristorante “Il Veliero di Bologna, The Dammann Frères– Domori Gruppo Illy Caffè, Pasticceria Gino Fabbri, il Sito culturale italo-Francese Altritaliani, la Casa della Poesia di Como, Associazione Gruppo del Tasso (Ferrara)

 

ROMA – dal 08 al 18 marzo 2018- Spettacolo Teatrale “Se la Terra Trema” con Marinè Galstyan

SALA UNO TEATRO

DALL’8 AL 18 MARZO 2018

Dal Martedì al Sabato ore 21

Domenica ore 18

 

dall’8 al 18 marzo 2018 al Teatro Sala Uno S. Giovanni (Piazza di S. Giovanni in Laterano n. 10 – Roma) lo spettacolo teatrale  SE LA TERRA TREMA. Protagonista e unica interprete dello spettacolo, scritto e diretto da Maria Inversi, sarà Marinè Galstyan.

Marinè sarà sul palco “espressione della storia umana, sociale e universale che oggi ci interroga in modo incalzante, poiché la trasmigrazione è divenuta massicciamente femminile e dunque, rappresentativa, anche dei velocissimi mutamenti sociali”.

Lei, forse, è la sola superstite di un terremoto (vi ricordate di Spitak?), di una città abbattuta, di un aereo caduto. Forse si è persa allontanandosi dal gruppo fuggitivo…

Ogni supposizione sarà valida. Un video racconterà come le città si sgretolano, mentre la protagonista si narra tra passioni e tenerezza, tra danza e canto. Si assiste alla ricostruzione di un’identità femminile che rintraccia, nella memoria, accadimenti del contesto famigliare che la vide, pur nella povertà, felice. Uno spettacolo poetico e toccante in cui l’autrice Maria Inversi vuole ricordare il ruolo tutt’altro che secondario, pur se diverso da quello degli uomini, che le donne hanno avuto durante le guerre, tutte le guerre, così come in ogni ricostruzione urbana dovuta a disastri di cui, purtroppo, la memoria tende a dimenticare e cancellare.

 

 

SE LA TERRA TREMA

Testo e regia di Maria Inversi

Con Mariné Galstyan

Assistente alla regia Elisa Leibelt

Costumi e disegni DVD Clelia Catalano

Realizzazione DVD e oggetti scenici: Simona Belardi, Elisa Bianchi, Ilenia Carrino, Livia Ciuco, allievi dell’Accademia delle Belle Arti Prof. Quinto Fabriziani

Produzione La Fabbrica dell’Attore Teatro Vascello

 

 

 

 “Dio Tu non ci hai dato un cuore per odiarci l’un l’altro, né delle mani per sgozzarci a vicenda…” (Voltaire – Trattato sulla tolleranza)

 

Dall’8 al 18 marzo sul palcoscenico del Teatro Sala Uno di Roma debutta in prima assoluta Se la terra trema, spettacolo scritto e diretto da Maria Inversi, la cui protagonista, causa terremoto, situazione bellica, danno ecologico, diviene cieca. La narrazione si dispiega per dirci la sua fragilità, ma soprattutto il suo coraggio e la forza estrema di far fronte alla nuova situazione trasmettendo al mondo- pubblico, speranza.

La scena, ideata dalla regista e realizzata sia da Catalano che dagli allievi dell’Accademia delle Belle Arti, si mostra tra detriti in un grande silenzio, ma qual è la distruzione che ha preceduto ciò che appare tra luci e ombre?

La protagonista, di cui non si conosce nome, provenienza e destinazione, parla, oltre l’italiano, alcune lingue europee (francese, inglese, portoghese-spagnolo, tedesco), quelle che hanno definito assetti geografici e accadimenti di cui siamo oggi testimoni delle conseguenze. Di tanto in tanto la memoria cristallizza parole della lingua madre, così come alcuni passaggi canori di consolazione, per dar vita ad un poliglottismo simbolico, inteso come spazio temporale di fuga dalla realtà.

Un testo emblematico della debolezza di ognuno di noi nell’assetto geo-politico-migratorio, le cui cause vanno cercate non solo nei disastri ambientali in genere, ma anche dalla mancanza di visione equa della distribuzione della ricchezza.

Il personaggio è pertanto espressione della storia umana, sociale e universale che oggi ci interroga in modo incalzante, poiché la trasmigrazione è divenuta massicciamente femminile e dunque, rappresentativa, anche dei velocissimi mutamenti sociali.

Uno spettacolo poetico e toccante in cui l’autrice vuole ricordare il ruolo tutt’altro che secondario, pur se diverso da quello degli uomini, che le donne hanno avuto durante le guerre, tutte le guerre, così come in ogni ricostruzione urbana dovuta a disastri di cui, purtroppo, la memoria tende a dimenticare e cancellare.

Se la terra trema, scritto nel 2016, è prodotto da La Fabbrica dell’Attore del Teatro Vascello, e inizia il suo percorso artistico, come atto politico, intrapreso dall’autrice e regista, per consentire l’acquisizione del canto della lingua italiana all’attrice e danzatrice armena Mariné Galstyan, unica interprete dello spettacolo.

Lei, forse, è la sola superstite di un terremoto, di una città abbattuta, di un aereo caduto, forse si è persa allontanandosi dal gruppo fuggitivo…ogni supposizione sarà valida. Un video a dirci che le città si sgretolano, mentre lei si narra tra passioni e tenerezza, tra danza e canto. Si assiste alla ricostruzione di un’identità femminile che rintraccia, nella memoria, accadimenti del contesto famigliare che la vide, pur nella povertà, felice.

Un confronto diretto e sincero, sia con l’estraneo, sia con lo straniero che è dentro di noi e si intuisce, accoglie o condivide il punto di vista dell’autrice: non vi è sud del mondo, se non nel modo con cui ognuno guarda l’altro/a e tutte le diversità e tutte le perdite affettive, oppure di ciò che ha consistenza: casa, oggetti, indumenti: il mondo che ci rassicura.

Il pubblico partecipa tanto al senso del perdersi del personaggio, quanto alla gioia del vivere vera forma di speranza perché, come scrive la filosofa M. Zambrano: la vita vuole vivere.  E l’autrice aggiunge: “nonostante il dolore”. (M.I.)

 

 

SE LA TERRA TREMA di Maria Inversi

Attrice, danzatrice: Mariné Galstyan

Costume e disegni DVD: Clelia Catalano

Realizzazione DVD e elementi scenografici a cura degli allievi dell’Accademia delle Belle Arti prof. Quinto Fabriziani

Assistente alla regia: Elisa Leibelt

Allestimento, luci, testo e regia: Maria Inversi

Produzione: La fabbrica dell’attore/Teatro Vascello Roma

Sponsor FIAS

Sponsor morali: Ambasciata Armena, Ambasciata Messicana

 

INFO

Teatro Sala Uno S. Giovanni – Piazza di S. Giovanni in Laterano n. 10 tel. 067008691

8 -18 marzo 2018 h. 21  domenica h. 18

durata h. 1,10

 

Prenotazioni: sms n. 3486114950 – info@salaunoteatro.com – 0686606211

ROMA – 17 marzo 2018 – L’adozione in musica – CONCERTO “The Family Band”

L’ADOZIONE IN MUSICA

CONCERTO “THE FAMILY BAND”

SABATO 17 MARZO 2018 ORE 18.30

EVENTO UNICO

a sostegno del progetto di Cooperazione Tessere per Essere in Armenia