IL GAS DI ALIYEV CHE PIACE TANTO…

La popolazione armena del Nagorno Karabakh, al buio, senza gas e in difficoltà da sei giorni.

Viviamo tempi difficili con l’ennesima guerra che insanguina il mondo.
E tuttavia questo nuovo bagno di sangue non frena certi dittatori dal continuare a perseguire la strada della violenza e della minaccia contro i “nemici”, contro l’inerme popolazione.

Per nulla scottato dal voto quasi unanime del Parlamento europeo che lo scorso 10 marzo ha votato una risoluzione a favore della protezione del patrimonio culturale armeno nei territori del Nagorno Karabakh (Artsakh) ora occupati dagli azeri dopo la guerra da loro scatenata nell’autunno 2020, il presidente dell’Azerbaigian, Aliyev sta di nuovo alzando la tensione nella regione.

Negli ultimi giorni si intensificano le violazioni del cessate-il-fuoco con colpi anche di mortaio da 120 mm contro i pacifici insediamenti armeni che hanno portato al ferimento di alcuni civili.

DA SEI GIORNI L’INTERO NAGORNO KARABAKH E’ SENZA GAS perché la condotta che arriva dall’Armenia è stata interrotta in un tratto sotto controllo azero e i soldati delregime azeroimpediscono ai tecnici di riparare quello che potrebbe essere un guasto o più probabilmenteun sabotaggio intenzionale.

Oltre centomila persone vivono senza riscaldamento (con temperature che in questo periodo sono abbondantemente sotto lo zero), senza possibilità di cucinare e di usare acqua calda per lavarsi.

Un nuovo crimine del dittatore azero (ricordiamo sempre che l’Azerbaigian è al 168° posto su 180 nazioni nella classifica di Reporter Senza Frontiere sulla libertà di informazione nel mondo) che si fa forte del suo tesoro energetico specie in questi tempi di crisi.

Ora va bene fare affari anche con i peggiori regimi, ma dimenticare e calpestarei diritti dell’uomo, i valori della democrazia, il rispetto per le persone, in nome del commercio non può essere accettato.

Ci appelliamo alle istituzioni italianeperché facciano pressione sull’Azerbaigian e venga immediatamente ripristinato il diritto degli armeni a scaldarsi, mangiare e lavarsi, il diritto di vivere. In pace.

 

P.S. Ci domandiamo se il Dr. Antonio Stango, nella sua veste di Presidente della “Federazione italiana diritti umani- Comitato Helsinki”, sempre così “sensibile” verso l’Azerbaigian, ritenga questa volta opportuno intervenire nei confronti del regime azero per la violazione dei diritti della popolazione del Nagorno Karabakh

Il Parlamento Europeo vota una risoluzione di condanna per la distruzione del patrimonio culturale armeno in Nagorno Karabakh. L’Azerbaigian sta commettendo un Genocidio culturale

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Parlamento europeo

2019-2024

 

TESTI APPROVATI

 

P9_TA(2022)0080

Distruzione del patrimonio culturale nel Nagorno-Karabakh

PE719.421

Risoluzione del Parlamento europeo del 10 marzo 2022 sulla distruzione del patrimonio culturale nel Nagorno-Karabakh(2022/2582(RSP))

Il Parlamento europeo,

–       viste le sue precedenti risoluzioni sull’Armenia e l’Azerbaigian,

–       vista la sua risoluzione del 16 febbraio 2006 sul patrimonio culturale in Azerbaigian[1],

–       vista la sua risoluzione del 17 febbraio 2022 sull’attuazione della politica estera e di sicurezza comune – relazione annuale 2021[2],

–       vista la dichiarazione comune rilasciata il 9 dicembre 2021 dalla presidente della delegazione per le relazioni con il Caucaso meridionale, dal relatore permanente del Parlamento europeo sull’Armenia e dal relatore permanente del Parlamento europeo sull’Azerbaigian sulle ordinanze emanate dalla Corte internazionale di giustizia il 7 dicembre 2021 nelle cause tra Armenia e Azerbaigian,

–       viste le relazioni della commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza (ECRI) del Consiglio d’Europa,

–       vista la comunicazione congiunta della Commissione e dell’alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, del 18 marzo 2020, dal titolo “La politica del partenariato orientale dopo il 2020: rafforzare la resilienza – Un partenariato orientale vantaggioso per tutti” (JOIN(2020)0007),

–       visto il piano economico e di investimenti per i paesi del partenariato orientale,

–       vista la dichiarazione rilasciata dai copresidenti del gruppo di Minsk dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) l’11 novembre 2021, in cui ribadiscono l’importanza di proteggere i siti storici e culturali nella regione,

–       vista le ordinanze emanate il 7 dicembre 2021 dalla Corte internazionale di giustizia,

–       viste le conclusioni del Consiglio, del 21 giugno 2021, sull’approccio dell’UE al patrimonio culturale nei conflitti e nelle crisi,

–       vista la convenzione dell’UNESCO concernente la protezione del patrimonio mondiale culturale e naturale del 16 novembre 1972,

–       vista la dichiarazione dell’UNESCO, del 17 ottobre 2003, sulla distruzione intenzionale del patrimonio culturale,

–       visto il Patto internazionale sui diritti civili e politici del 16 dicembre 1966,

–       viste la Convenzione culturale europea, la Convenzione europea riveduta per la protezione del patrimonio archeologico e la Convenzione quadro per la protezione delle minoranze nazionali, di cui l’Armenia e l’Azerbaigian sono parti,

–       visti la Convenzione dell’Aia del 1954 per la protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato, di cui l’Armenia e l’Azerbaigian sono parti, e il relativo protocollo, applicabile ai territori occupati, nonché il secondo protocollo sulla protezione rafforzata dei beni culturali, che vieta “qualsiasi alterazione o modifica di uso dei beni culturali con lo scopo di celare o distruggere reperti culturali, storici o di valore scientifico”,

–       vista la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 10 dicembre 1948,

–       vista la Convenzione internazionale sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale del 21 dicembre 1965,

–       visti l’articolo 144, paragrafo 5, e l’articolo 132, paragrafo 4, del suo regolamento,

  1. considerando che la distruzione o la dissacrazione di qualsiasi monumento o bene appartenente al patrimonio culturale, religioso o nazionale viola i principi dell’Unione europea;
  2. considerando che 1 456 monumenti, principalmente armeni, sono passati sotto il controllo dell’Azerbaigian dopo il cessate il fuoco del 9 novembre 2020; che durante la guerra del 2020 l’Azerbaigian ha deliberatamente provocato ingenti danni al patrimonio culturale armeno, in particolare con il bombardamento della Chiesa di Gazanchi, la cattedrale di Cristo San Salvatore/Ghazanchetsots a Shusha/Shushi nonché la distruzione, la riconversione o i danni inflitti ad altre chiese e cimiteri durante e dopo il conflitto, come la chiesa di ZoravorSurbAstvatsatsin nei pressi della città di Mekhakavan e la chiesa di San Yeghishe vicino al villaggio di Mataghis nel Nagorno‑Karabakh; che in occasione della sua visita alla chiesa armena del XII secolo a Tsakuri il presidente Aliyev ha promesso di rimuovere le iscrizioni armene dalla chiesa;
  3. considerando che, come indicato nella dichiarazione dell’UNESCO del 2003 sulla distruzione intenzionale del patrimonio culturale, quest’ultimo costituisce un elemento importante dell’identità culturale delle comunità, dei gruppi e degli individui, nonché della coesione sociale, cosicché la sua distruzione intenzionale può avere conseguenze negative per la dignità umana e i diritti umani;
  4. considerando che la distruzione di siti, manufatti e oggetti del patrimonio culturale contribuisce all’inasprimento delle ostilità, dell’odio reciproco e dei pregiudizi razziali tra le società e al loro interno;
  5. considerando che il rispetto delle minoranze, compresa la tutela del loro patrimonio culturale, è parte integrante della politica europea di vicinato; che la politica europea di vicinato mira a istituire un partenariato con l’Armenia e l’Azerbaigian sulla base di valori comuni;
  6. considerando che il più recente conflitto armato nel Nagorno-Karabakh e nelle zone limitrofe si è concluso a seguito di un accordo su un cessate il fuoco integrale nel Nagorno-Karabakh e dintorni tra Armenia, Azerbaigian e Russia, firmato il 9 novembre 2020 ed entrato in vigore il 10 novembre 2020;
  7. considerando che il Nagorno-Karabakh ospita numerose chiese, moschee, khachkar (cippi funerari) e cimiteri;
  8. considerando che il 7 dicembre 2021 la Corte internazionale di giustizia ha disposto nella sua ordinanza che l’Azerbaigian “adotta tutte le misure necessarie per prevenire e punire atti di vandalismo e dissacrazione a danno del patrimonio culturale armeno, inclusi ma non limitati a chiese e altri luoghi di culto, monumenti, punti di riferimento, cimiteri e manufatti”; che la Corte internazionale di giustizia ha ordinato all’Armenia e all’Azerbaigian di adottare “tutte le misure necessarie per prevenire l’incitamento e la promozione dell’odio razziale”; che essa ha inoltre ordinato all’Azerbaigian di “proteggere dalla violenza e dalle lesioni personali tutte le persone catturate in relazione al conflitto militare del 2020 che rimangono in stato di detenzione”; che nelle sue ordinanze la Corte internazionale di giustizia ha sancito che “entrambe le parti si astengono da qualsiasi azione che possa aggravare o estendere la controversia dinanzi alla Corte o rendere più difficile la risoluzione”;
  9. considerando che l’UNESCO ha ribadito l’obbligo dei paesi di proteggere il patrimonio culturale conformemente ai termini della Convenzione dell’Aia del 1954 per la protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato e ha proposto di condurre una missione di esperti indipendenti al fine di redigere un inventario preliminare dei beni culturali significativi come primo passo verso l’effettiva salvaguardia del patrimonio della regione;
  10. considerando che la tutela del patrimonio culturale svolge un ruolo fondamentale nel promuovere una pace duratura, favorendo la tolleranza, il dialogo interculturale e interreligioso e la comprensione reciproca, nonché la democrazia e lo sviluppo sostenibile;
  11. considerando che i beni culturali rivestono grande importanza culturale, artistica, storica e scientifica e devono essere protetti da appropriazioni illecite, deterioramento e distruzione; che le chiese e i monasteri armeni appartengono al più antico patrimonio cristiano del mondo e al patrimonio comune dell’umanità;
  12. considerando che nella causa dinanzi alla Corte internazionale di giustizia sono state formulate gravi accuse circa il coinvolgimento delle autorità azere nella distruzione di cimiteri, chiese e monumenti storici nel Nagorno-Karabakh;
  13. considerando che il prolungato conflitto ha avuto un impatto catastrofico sul patrimonio culturale del Nagorno-Karabakh e della regione; che negli ultimi 30 anni l’Azerbaigian ha causato la distruzione irreversibile del patrimonio religioso e culturale, in particolare nella Repubblica autonoma di Nakhchivan, dove sono state distrutte 89 chiese armene, 20 000 tombe e oltre 5 000 lapidi; che ciò si è verificato anche nelle precedenti zone di conflitto restituite all’Azerbaigian dall’Armenia, in particolare la distruzione e il saccheggio quasi totale di Aghdam e Fuzuli;
  14. considerando che la prima guerra del Nagorno-Karabakh ha portato al deterioramento e alla distruzione del patrimonio culturale azero, compresi i siti culturali e religiosi abbandonati dagli sfollati interni azeri nella regione; che tali siti sono stati distrutti, parzialmente distrutti, trascurati o demoliti per ottenere materiali da costruzione;
  15. considerando che il patrimonio culturale armeno nella regione del Nagorno-Karabakh si sta eliminando non solo mediante il suo deterioramento e la sua distruzione, ma anche attraverso la falsificazione della storia e i tentativi di ricollegare tale patrimonio all'”Albania caucasica”; considerando che il 3 febbraio 2022 il ministro della Cultura dell’Azerbaigian, AnarKarimov, ha annunciato l’istituzione di un gruppo di lavoro incaricato di eliminare “le tracce fittizie lasciate dagli armeni sui santuari religiosi albanesi”;
  16. condanna con forza la persistente politica dell’Azerbaigian di cancellare e negare il patrimonio culturale armeno nella zona del Nagorno-Karabakh e nelle aree limitrofe, in violazione del diritto internazionale e della recente decisione della CIG;
  17. riconosce che la cancellazione del patrimonio culturale armeno si iscrive nel quadro più ampio di una politica sistematica a livello statale promossa dalle autorità azere incentrata sull’armenofobia, il revisionismo storico e l’odio nei confronti degli armeni, che include la disumanizzazione, l’esaltazione della violenza nonché rivendicazioni territoriali nei confronti della Repubblica d’Armenia che minacciano la pace e la sicurezza nel Caucaso meridionale;
  18. sottolinea che il patrimonio culturale si compone di una dimensione universale quale testimonianza della storia indissolubilmente legata all’identità dei popoli, che la comunità internazionale deve proteggere e preservare per le generazioni future; evidenzia l’importanza del ricco patrimonio culturale della regione; esorta tutti gli Stati ad adottare le misure necessarie per garantire la salvaguardia dei siti del patrimonio culturale immateriale presenti nel territorio sotto il loro controllo; deplora il fatto che i conflitti nella regione del Nagorno-Karabakh abbiano portato alla distruzione, alla razzia e al saccheggio del patrimonio culturale comune, alimentando ulteriori diffidenze e animosità;
  19. ricorda che il revisionismo storico e la deturpazione e la distruzione del patrimonio culturale o religioso sono in contrasto con l’ordinanza della CIG del 7 dicembre 2021 e con la risoluzione del Parlamento del 20 maggio 2021[3];
  20. riconosce, al pari dell’Ufficio del procuratore della CIG, che il patrimonio culturale costituisce una testimonianza unica e importante della cultura e delle identità dei popoli, e che il degrado e la distruzione del patrimonio culturale, sia esso materiale o immateriale, rappresenta una perdita per le comunità colpite e per la comunità internazionale nel suo complesso;
  21. valuta positivamente il ruolo centrale svolto dall’UNESCO nella protezione del patrimonio culturale e nella promozione della cultura quale strumento per avvicinare le persone e favorire il dialogo;
  22. accoglie con favore la proposta dell’UNESCO di inviare una missione di esperti indipendenti e ne chiede l’invio senza indugio; sottolinea che l’Azerbaigian deve concedere un accesso senza restrizioni a tutti i siti del patrimonio culturale affinché la missione possa redigere un inventario sul campo e valutare quanto accaduto ai siti;
  23. insiste fermamente sul fatto che l’Azerbaigian debba consentire all’UNESCO di avere accesso ai siti del patrimonio culturale nei territori sotto il suo controllo, al fine di poter procedere con l’inventario e assicurare la loro protezione; esorta l’Azerbaigian a garantire che non venga eseguito alcun intervento sui siti del patrimonio armeno prima di una missione di valutazione dell’UNESCO e che gli esperti armeni e internazionali in materia di patrimonio culturale vengano preventivamente consultati nonché strettamente coinvolti durante tali interventi; chiede la piena ricostruzione di questi e di altri siti distrutti nonché un maggiore coinvolgimento della comunità internazionale, in particolare dell’UNESCO, nella protezione dei siti del patrimonio mondiale situati nella regione;
  24. invita l’UE a partecipare attivamente agli sforzi tesi a proteggere il patrimonio culturale a rischio nel Nagorno-Karabakh, in particolare ricorrendo a meccanismi atti ad agevolare la missione conoscitiva dell’UNESCO; incoraggia tutte le iniziative, comprese quelle private, a contribuire alla conservazione di tale patrimonio; suggerisce di ricorrere al Centro satellitare dell’UE (SatCen) per fornire immagini satellitari che possano contribuire a determinare le condizioni esterne del patrimonio in pericolo nella regione;
  25. evidenzia che la protezione del patrimonio storico e culturale deve essere affrontata nell’ambito del più ampio quadro di risoluzione dei conflitti tra Armenia e Azerbaigian e della definizione definitiva dello status del Nagorno-Karabakh; invita, in tale contesto, l’Azerbaigian ad abbandonare le mire massimaliste, l’approccio militaristico e le rivendicazioni territoriali nei confronti dell’Armenia e a impegnarsi in buona fede nei negoziati sotto l’egida del gruppo di Minsk dell’OSCE sullo status definitivo del Nagorno-Karabakh;
  26. sottolinea che le misure indicate nell’ordinanza della CIG del 7 dicembre 2021 devono essere adottate senza indugio; evidenzia che qualsiasi nuovo caso di distruzione o alterazione del patrimonio culturale dovrebbe essere affrontato immediatamente dalla comunità internazionale;
  27. invita l’Azerbaigian ad attuare pienamente la decisione provvisoria della CIG, in particolare “astenendosi dal sopprimere la lingua armena, distruggere il patrimonio culturale armeno o eliminare in altro modo la presenza culturale storica dell’Armenia o impedire agli armeni l’accesso a tale presenza culturale e la fruizione della stessa” nonché “ripristinando o restituendo edifici, siti, artefatti o beni del patrimonio culturale e religioso armeno”;
  28. ribadisce il suo invito all’UE a includere una clausola sulla protezione dei siti archeologici e storici nei piani d’azione che orientano il partenariato tra l’UE e l’Armenia e l’Azerbaigian, giacché entrambi i paesi fanno parte della politica europea di vicinato;
  29. sottolinea che il rispetto dei diritti delle minoranze, compreso il patrimonio storico, religioso e culturale, è un presupposto indispensabile per un’efficace attuazione della politica europea di vicinato e per la creazione di condizioni favorevoli alla riabilitazione postbellica, a un’autentica riconciliazione e a relazioni di buon vicinato tra Armenia e Azerbaigian;
  30. invita i governi dell’Azerbaigian e dell’Armenia, con il sostegno della comunità internazionale, a garantire indagini efficaci su tutte le accuse di violazione del diritto internazionale, anche per quanto riguarda la protezione del patrimonio culturale;
  31. chiede che l’UE e gli Stati membri continuino a sostenere il lavoro delle organizzazioni internazionali impegnate nella protezione del patrimonio culturale e religioso;
  32. invita l’UE e gli Stati membri a continuare a sostenere la fornitura di assistenza umanitaria urgente;
  33. chiede che l’UE e gli Stati membri sostengano le organizzazioni della società civile in Armenia e Azerbaigian che contribuiscono realmente alla riconciliazione;
  34. invita l’UE, l’UNESCO, il Consiglio d’Europa e l’OSCE a incoraggiare e sostenere congiuntamente gli sforzi tesi a salvaguardare il patrimonio culturale e religioso;
  35. chiede che la Commissione si avvalga di tutti gli strumenti disponibili per prevenire atti di vandalismo, distruzione o alterazione del patrimonio culturale nel Nagorno-Karabakh;
  36. evidenzia che gli sforzi della comunità internazionale nella salvaguardia del patrimonio culturale sono essenziali per gettare le basi per una pace duratura nella regione;
  37. incarica la sua Presidente di trasmettere la presente risoluzione al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Consiglio, alla Commissione, al governo e al Presidente dell’Armenia, al governo e al Presidente dell’Azerbaigian, alla Segretaria generale dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, alla Segretaria generale del Consiglio d’Europa, alla direttrice generale dell’UNESCO e al Segretario generale delle Nazioni Unite.

 

[1]        GU C 290 E del 29.11.2006, pag. 421.

[2]        Testi approvati, P9_TA(2022)0039.

[3]        Risoluzione del Parlamento europeo del 20 maggio 2021 sui prigionieri di guerra all’indomani del più recente conflitto tra Armenia e Azerbaigian (GU C 15 del 12.1.2022, pag. 156).

Storie dei Giusti: Armeni T Wegner (GARIWO)

EPISODIO 2: ARMIN T. WEGNER

Alla scoperta di uno dei personaggi più incredibili del Novecento, che documentò il genocidio degli armeni ed ebbe persino il coraggio di scrivere una lettera a Hitler per suggerirgli di non perseguitare gli ebrei.
Pacifista, spirito libero e strenuo difensore dei diritti umani, lo scrittore Armin Wegner è riconosciuto dagli armeni come “Giusto” per essere stato uno dei primi a denunciare il dramma del loro popolo attraverso le fotografie scattate nei campi profughi della Mesopotamia. Quello stesso riconoscimento lo ha ricevuto nel 1967 anche a Gerusalemme per aver denunciato le leggi antisemite.

Non solo, durante la sua vita Armin Wegner ha raccontato e denunciato anche i crimini sovietici e scritto decine di lettere contro la guerra indirizzate ai grandi della Terra.

Ospite: Pietro Kuciukian

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Novità in Libreria: I ribelli del Mussa Dagh

Narek, quattordici anni, studia con brillante profitto ad Antiochia. Per lui, figlio di contadini, si profila un futuro diverso. Quando, senza motivo apparente, viene emarginato e poi espulso dalla scuola inizia a capire. La sua colpa? Essere armeno. Siamo in Turchia, nel 1915. Sta per iniziare uno dei più spaventosi genocidi della storia. Seguiamo le vicende di Narek, i giorni della resistenza sul monte Mussa Dagh, il crescendo di paura, lo spirito di ribellione, l’amore per la propria identità, la voglia di vivere e di gioire delle piccole cose, nonostante tutto. Postfazione di Antonia Arslan. Età di lettura: da 11 anni.

E’ in libreria la nuova edizione di “I quaranta giorni del Mussa Dagh” con la prefazione di Antonia Arslan

I QUARANTA GIORNI DEL MUSSA DAGH
Traduzione di Cristina Baseggio ed Elena Broseghini
Prefazione di Antonia Arslan

Primavera 1915, nei pressi di Antiochia, Impero ottomano. Gabriel Bagradian, un armeno da tempo stabilitosi all’estero, è in visita nel villaggio natale con la moglie francese e il figlioletto quando il governo ottomano dà inizio alla deportazione e allo sterminio del suo popolo. Le comunità che abitano alle pendici del monte Mussa Dagh decidono di combattere. Gabriel Bagradian, l’intellettuale che ha studiato alla Sorbona, si trova così, quasi per caso, a guidare l’eroica resistenza di alcune migliaia di armeni asserragliati sulla “Montagna di Mosè”. Grande poema corale brulicante di personaggi indimenticabili, “I quaranta giorni del Mussa Dagh”, pubblicato nel 1933, fece conoscere al mondo il feroce sterminio del popolo armeno. Basato su una ricchissima documentazione storica, è soprattutto un romanzo epico e drammatico, una vibrata, profetica denuncia di tutti i genocidi della storia e un inno alla determinazione dell’uomo e alla sua capacità di resistere. Prefazione di Antonia Arslan.

Novità in Libreria: Il Calice Frantumato di Arthur Alexanian

Il Calice Frantumato è fatto di memorie che Arthur Alexanian dedica al padre Boghos. L’autore affianca delicatamente il precedente romanzo Il bambino e i venti d’Armenia. Boghos, il personaggio principale rappresenta il prototipo dell’uomo spostato dalle proprie terre, l’armeno scampato al genocidio, che ha trovato la Francia come sponda. Arthur, figlio di Boghos è la prima generazione nata in Francia da genitori armeni che riesce ad aprire una finestra sul padre, diventando una delle voci narranti del libro; lo segue nelle ambizioni e desideri in un viaggio di vita. Questa condizione umana che unisce padre e figlio come in un arcobaleno, non ha fine. Questa storia rappresenta l’eterna condizione umana.

Novità in libreria: NERSĒS ŠNORHALI, Con fede ti confesso.

NERSĒS ŠNORHALI, Con fede ti confesso. Ventiquattro preghiere, Introduzione, traduzione e commento a cura di Matteo CRIMELLA, Prefazione di Boghos Levon
ZEKIYAN (Padri orientali), Qiqajon, Magnano (BI) 2021, pp. 194, € 20.
Il volume intende far conoscere al pubblico italiano le Ventiquattro preghiere di Nersēs Šnorhali, per secoli vero e proprio manuale di orazione del popolo armeno.
Il libro consta di tre parti: un’introduzione (pp. 11-40), il testo delle ventiquattro preghiere (pp. 41-91), il commento teologico (pp. 93-190).
Nell’introduzione viene presentata la figura di Nersēs Šnorhali (1100/2 1173) nel contesto del suo tempo, ovverosia il momento in cui viene a formarsi il regno di Cilicia. Particolare risalto è dato alla discussione fra gli armeni e i greci, cioè fra Nersēs Šnorhali e l’imperatore Emanuele Comneno (e il suo teologo Theorianos). Alcuni passi della corrispondenza fra i due sono tradotti, così da rendere conto, con documenti di prima mano, del livello della discussione, incentrata su questioni cristologiche, ma riguardante pure usanze e tradizioni ecclesiali. V’è poi un’introduzione storico-letteraria alle Ventiquattro preghiere di Nersēs Šnorhali. Il testo delle preghiere affianca l’originale armeno (seguendo l’edizione dei Mechitaristi) e la versione italiana. La traduzione è volutamente abbastanza letterale, nello sforzo di rendere il più possibile la ricchezza dell’originale armeno.
V’è poi il commento ad ogni strofa, quasi parola per parola. L’intuizione di fondo è la seguente: Nerses non cita mai né la Scrittura, né la liturgia, ma allude in continuazione sia alla Scrittura, sia al patrimonio liturgico della Chiesa cui appartiene. Concordanze alla mano il commentatore ha intenso mostrare il mondo che sta dietro il testo di Nersēs Šnorhali. I riferimenti alla Bibbia armena sono stati esplicitati e i passi sono stati tradotti abbastanza letteralmente; anche le allusioni alla grande tradizione liturgica sono state chiarificate, così che il lettore italiano (che solitamente non conosce la liturgia armena) possa cogliere i nessi fra il testo di Nersēs e il patrimonio eucologico. Le ventiquattro preghiere di Nersēs Šnorhali appaiono essere un vero e proprio tessuto composto dalla trama della Bibbia con l’ordito della liturgia e mostrano la loro immensa ricchezza, la quale riflette la statura teologica e spirituale del loro autore, uno dei giganti della spiritualità armena


PREFAZIONE
La traduzione e il commento che l’amico don Matteo Crimella porge oggi al pubblico italiano della grande preghiera, in ventiquattro strofe, di san Nersēs Šnorhali, catholicos ed esimio dottore della chiesa armena, nella sua semplicità e profondità di significati, nella sua unzione e trasparenza di un’esperienza mistica per quanto sublime altrettanto accessibile a tutti i fedeli, è uno dei capolavori della letteratura spirituale cristiana. Tradotta in non meno di trentasei lingue, sparse sull’intero pianeta, e pubblicata in numerose edizioni, essa ha avuto, a seconda dei tempi, una notevole diffusione in diversi ambienti culturali oltre ai paesi dell’Europa occidentale. Quanto al suo congenito ambiente armeno, questa preghiera faceva parte fino a tempi recenti – praticamente fino alla grande convulsione delle patrie
tradizioni e abitudini provocata dal genocidio del Metz Yeghern nel 1915 – della devozione quotidiana dei credenti armeni: moltissimi la conoscevano a memoria, per intero o in buona sua parte.
L’importanza e la singolare grandezza di san Nersēs Šnorhali deriva anzitutto dalla profonda originalità della sua spiritualità, che si è espressa nella più assoluta semplicità, ma al tempo stesso con una forza di risonanza quasi travolgente, tanto nella vita interiore del santo quanto nei suoi comportamenti pubblici come monaco, presbitero, vardapet (dignità gerarchica particolare nella chiesa armena, riconosciuta ai presbiteri celibi rivestiti del ruolo di “maestri di teologia”), vescovo e infine catholicos (la dignità gerarchica suprema nella chiesa armena). Originalità che è attestata altresì da tanti episodi, simili ai fioretti del Poverello d’Assisi, tramandati  dalla devozione popolare e trascritti dai discepoli e ammiratori più fedeli del santo, come nel caso di san Francesco. Il carisma, quasi irripetibile, che Šnorhali rappresenta nel firmamento della santità e della dottrina cristiana universale deriva al tempo stesso dal fatto che abbiamo in lui un precursore assoluto del movimento ecume nico contemporaneo, di cui san Paolo VI non esitava ad affermare espressamente che è “una cosa nuova” nella vita della chiesa1.
Infatti lo sforzo sublime in cui Nersēs Šnorhali s’impiegò, avendo come interlocutore il grande imperatore bizantino Manuele Comneno (1143-1180), offre il modello e le linee “direttrici” fondamentali, come si esprimeva un grande studioso della storia della chiesa armena,il mechitarista padre Paolo Ananian, di ogni eventuale unione fra le chiese. Di lui scriveva infatti l’Ananian che, nonostante il mancato compimento dell’obiettivo di unione con i greci, egli “tracciò, pur
tuttavia, le direttrici di un’unione ecclesiastica, che rimarranno per sempre valide”2.
Il nocciolo della questione può essere riassunto nella seguentefrase: la medesima fede cristiana può essere espressa in varie formulazioni secondo categorie concettuali diverse, purché quelle categorie siano chiaramente definite nella loro portata filosofica e teologica, per esprimere la sostanza della fede che si vuole tradurre nel linguaggio umano. Tale principio suppone una coscienza profonda, raramente evidenziata nella storia cristiana, della fragilità e della convenzionalità del linguaggio umano, coscienza e consapevolezza che Šnorhali aveva ereditato e interiormente assimilato dal suo modello e maestro di santità e di dottrina, san Gregorio di Narek, elevato da papa Francesco alla dignità di dottore universale della chiesa cattolica. Infatti, è uno dei punti cruciali della mistica narekiana il
“naufragio”, inevitabile, del linguaggio umano, per cui di Dio non 1 Citato da G. Pattaro, Corso di teologia dell’ecumenismo, Queriniana, Brescia 1985,
p. 4.2 P. Ananian, s.v. “Narsete IV Klajetzi”, in Bibliotheca sanctorum IX, Città Nuova, Roma 1967, coll. 746-759. possiamo né dire né non dire, ma di fronte alla sua inaccessibile grandezza cadiamo per terra privi di parole e “ammutoliti”. Ancora una volta è giocoforza pensare al Poverello d’Assisi che, nell’ultima fase della sua vita, si prostrava a terra sul monte della Verna escla mando continuamente: Deus meus, quis es tu et quis sum ego?,
“Dio mio, chi sei tu e chi sono io?”.
Mi congratulo di cuore con don Matteo Crimella per questo lavoro di traduzione e commento assai utile, con l’auspicio che il devoto e pio lettore trovi in questa semplice ma sublime preghiera un denso nutrimento per la sua vita spirituale.
✠ Boghos Levon Zekiyan
arcieparca degli armeni cattolici
di Istanbul e di Turchia
delegato pontificio
per la congregazione mechitarista

Novità editoriale: PALLOTTOLE E PETROLIO di Emanuele Aliprandi

Il 27 settembre 2020 l’Azerbaigian, con il supporto logistico della Turchia e l’impiego di mercenari jihadisti provenienti dalla Siria, attaccava la piccola repubblica armena de facto dell’Artsakh (Nagorno Karabakh).

Quarantaquattro giorni di violenti combattimenti e bombardamenti, un accordo di tregua mediato dalla Russia a novembre, la vittoria per il regime di Aliyev e la pesante sconfitta armena. Un dopoguerra ancora turbolento tra violazioni dell’accordo, prigionieri di guerra armeni non riconsegnati e problemi di confine tra le due ex repubbliche sovietiche.

Ancora una volta nel contenzioso su questo fazzoletto di terra nel Caucaso meridionale la diplomazia cede il passo alle armi.

Intrecci geopolitici, l’ombra inquietante della Turchia di Erdogan, questioni energetiche che toccano da vicino anche l’Italia, exit strategy mancate e future vie d’uscita alla ricerca di una pace ancora lontana.

Preceduta da una breve disamina storica e giuridica della questione, la cronaca drammatica di un conflitto che riguarda da vicino l’Italia molto più di quanto potrebbe apparentemente sembrare.


Emanuele Aliprandi da anni studia la questione armena e in particolare il caso del Nagorno Karabakh.

Su tale tema ha tra l’altro pubblicato “Le ragioni del Karabakh” (2010).


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PALLOTTOLE E PETROLIO: Il conflitto del Nagorno Karabakh (Artsakh) e la nuova guerra che ha infiammato il Caucaso. I rischi per l’Italia e il fattore energetico. Exit strategy mancate e ipotesi per un futuro di pace

di Emanuele Aliprandi | 24 apr. 2021

Novità in libreria: “Il viaggio in Armenia: Dall’antichità ai nostri giorni”

“Il viaggio in Armenia: Dall’antichità ai nostri giorni”

Aldo Ferrari    Università Ca’ Foscari Venezia, Italia

Sona Haroutyunian    Università Ca’ Foscari Venezia, Italia

Paolo Lucca    Università Caʼ Foscari Venezia, Italia

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ABSTRACT

Il volume raccoglie saggi di studiosi di diversa estrazione dedicati alle narrazioni che visitatori, mercanti, missionari e viaggiatori di varie epoche e provenienze hanno dedicato all’Armenia, alla sua storia, alla sua cultura. Attraverso l’analisi di fonti primarie e documenti inediti, il tema del viaggio in Armenia è affrontato in prospettiva storica, storico-artistica, religiosa, filologica e letteraria, coprendo un periodo di quasi mille anni.

Il volume è liberamente scaricabile a questo indirizzo:   https://edizionicafoscari.unive.it/it/edizioni4/libri/978-88-6969-498-5/.