COMUNICATO STAMPA INAUGURATO IL VOLO DIRETTO BARI–JEREVAN: UN NUOVO PONTE AEREO TRA PUGLIA E ARMENIA

Bari, 26 ottobre 2025 – Alle ore 6,30 di questa mattina dopo l’atterraggio del primo volo diretto proveniente da Jeran, si è svolto questa mattina, presso l’Aeroporto di Bari “Karol Wojtyła”, il taglio del nastro del nuovo collegamento diretto Bari–Jerevan, che segna una tappa storica nei rapporti tra la Puglia e la Repubblica d’Armenia. Il volo, simbolo di un ponte culturale e umano millenario, consolida un legame che affonda le sue radici nella storia e si proietta verso nuove prospettive di cooperazione economica, turistica e istituzionale.
La cerimonia di inaugurazione
Il taglio del nastro è stato presieduto dal Console Onorario della Repubblica di Armenia per la Puglia, Dario Rupen Timurian, affiancato dai due consiglieri del Consolato Onorario composta prof. Carlo Coppola e dalla dott.ssa Siranush Quaranta. L’evento, carico di significato simbolico, ha sottolineato l’importanza strategica di questo collegamento aereo per entrambe le regioni, in un contesto di crescente apertura internazionale.
L’incontro istituzionale con Aeroporti di Puglia
Nei giorni che hanno preceduto l’inaugurazione, una delegazione armena sempre guidata dal Console Timurian aveva incontrato il Presidente di Aeroporti di Puglia S.p.A., Antonio Maria Vasile. Alla cerimonia avevano preso parte alcuni cittadini pugliesi di origine armena, che hanno accolto con entusiasmo l’avvio della nuova rotta, riconoscendone il valore per il mantenimento dei rapporti familiari, culturali e commerciali tra le due sponde.
L’incontro, svoltosi in un clima di grande cordialità e visione condivisa, ha posto le basi per ulteriori sinergie tra i due Paesi nel campo del turismo e dei trasporti.
In segno di gratitudine e amicizia, la delegazione armena ha donato al Presidente Vasile un’opera d’arte di straordinario valore simbolico: una fotografia d’autore di Patrizia Posillipo, raffigurante un antico documento pergamenaceo del 991 d.C., custodito a Bari. Si tratta della più antica testimonianza scritta in caratteri armeni rinvenuta in Italia, prova storica dell’antichissimo legame tra la Puglia e l’Armenia, che affonda le sue radici in oltre un millennio di relazioni culturali e spirituali.
La celebrazione liturgica
A coronare la dimensione spirituale dell’iniziativa, il cappellano dell’Aeroporto di Bari, Don Mimmo Memoji, ha presieduto una liturgia della parola nella cappella aeroportuale. La celebrazione, arricchita da letture tratte dagli Atti degli Apostoli e dal canto del Salmo 22, si è conclusa con la preghiera comune del “Hayr Mer” (Padre Nostro) e del “Ter Voghormia” (Signore abbi Misericordia) in lingua armena.
Un momento di profonda comunione tra le tradizioni cristiane d’Oriente e d’Occidente, che ha conferito alla giornata un tono di intensa spiritualità e fraternità universale.
Un collegamento strategico tra Europa e Caucaso
Il nuovo volo Bari–Jerevan rappresenta molto più di un collegamento aereo: è un ponte
tra due popoli, due culture e due economie. La nuova rotta aprirà canali privilegiati per gli scambi commerciali, il turismo, la collaborazione accademica e culturale, rafforzando al contempo la presenza armena in Puglia e favorendo la conoscenza reciproca tra le comunità.
L’iniziativa si inserisce in una più ampia strategia di internazionalizzazione di Aeroporti di Puglia, volta a consolidare il ruolo dello scalo barese come porta d’Europa verso il Caucaso e il Medio Oriente. Con l’avvio del volo Bari–Jerevan, la Puglia si conferma così crocevia di culture e punto di incontro tra l’Occidente e l’Oriente cristiano.
Il Consolato Onorario della
Repubblica d’Armenia in Bari

Libro vini armeni, comunicato stampa

Vini armeni, il libro che ti accompagna nella culla della viticoltura.
Dalle colline venete patrimonio Unesco dove viene prodotto il Prosecco Superiore Docg Conegliano – Valdobbiadene alla Valle dell’Ararat, in Armenia, il percorso potrebbe sembrare senza senso ai più e nemmeno essere annoverato alla spensierata scampagnata domenicale fuori porta, visti i 3.000 chilometri che separano le due realtà. Invece Enrico Dal Bianco – nativo proprio dalle colline coneglianesi – accompagna il lettore alla scoperta dei nettari locali con il libro “Vini Armeni. Viaggio nella culla della viticoltura” facendo seguito alle esplorazioni intraprese nella terra di Noé, durante gli ultimi otto anni. Il volume si dipana nel percorso ‘eno-storico’ che inizia dal Neolitico fino ad arrivare ai giorni nostri: dall’esplorazione della grotta di Areni, dove pochi anni fa sono stati rinvenuti i reperti archeologici che al momento fanno indicare questo luogo come prima cantina al mondo di produzione di vino (6.100 anni fa), fino alla moderna rinascita della viticoltura armena post sovietica. Queste evidenze dimostrano come la storia del vino si intrecci indissolubilmente con quella della civiltà umana, e come la vite domestica (Vitis vinifera) sia legata all’ antropizzazione umana sin da epoche antiche. Il libro è altresì impreziosito dalla sezione riguardante la storia dell’architettura armena, curata dall’autrice cadorina Manuela Da Cortà, con particolare riferimento ai divini e pittoreschi monasteri di questa terra sacra e mistica; l’Armenia infatti è stata la prima realtà che ha abbracciato la religione cristiana come religione di stato, sin dal 301 d. C.
Enrico Dal Bianco commenta: “Questa è l’area geografica, il Caucaso, dove è nata la viticoltura e dove si sono approntate le prime forma di domesticazione della vite nonché le prime forme di vinificazione ‘di massa’, tra i seimila e gli ottomila anni fa. Qui, in Armenia, mi sono innamorato dell’antica cultura, dell’arte locale, dell’enogastronomia e la gente ti accoglie a braccia aperte come se ti conoscesse da sempre, come uno di famiglia. Il richiamo alla terra armena è stato sin da subito magnetico, mistico, misterioso. E il libro in questione, a livello spirituale, è stata una forma di creatività che mi è venuto spontaneo scrivere quale atto d’amore verso una terra che mi ha donato più di quanto potessi immaginare: era giunto il momento di ricambiare, ed ecco la nascita della pubblicazione su vini armeni.”
Il mondo del vino, con la sua storia millenaria e le sue profonde radici culturali, si arricchisce quindi di un volume straordinario: “Vini Armeni. Viaggio nella culla della viticoltura”. Pubblicato da Kellermann Editore (Vittorio Veneto) nella collana “Grado Babo”, questo libro (144 pagine, € 18,00) si propone non solo come un’esplorazione del vino armeno, ma come un invito a scoprire un paese intriso di storia, mistero e fascino. Ma “Vini Armeni” va ben oltre la pura cronaca archeologica. È un’affascinante immersione in un Paese magico e un territorio unico, dove Occidente e Oriente si incontrano. Il libro invita il lettore a scoprire le peculiarità artistiche, storiche, religiose ed enogastronomiche dell’Armenia, svelando un fascino che va oltre il semplice prodotto della vite.
Il volume è arricchito da contributi di pregio: la prefazione è firmata da Antonia Arslan, scrittrice, saggista ed ex professoressa universitaria, la cui opera “La masseria delle allodole” ha narrato il genocidio armeno ed è stata adattata nell’omonimo film dei fratelli Taviani. La sua sensibilità e conoscenza della cultura armena aggiungono una profondità unica al testo. Inoltre il puntuale testo di Aldo Ferrari – storico e politologo di fama internazionale, professore all’Università Ca’ Foscari di Venezia e direttore del Programma di Ricerca su Russia, Caucaso e Asia Centrale per ISPI – completa il quadro, fornendo un contesto storico e geopolitico essenziale.
“Vini Armeni” non è solo un libro per esperti del settore, ma un’opera che saprà conquistare chiunque sia affascinato dalla storia, dalla cultura e, naturalmente, dall’eccellenza di un prodotto antico e affascinante come il vino. Un’opportunità imperdibile per riscoprire le origini di una delle bevande più celebrate al mondo.
Link all’articolo del blog:
Cordiali saluti.
Enrico Dal Bianco
tel: 3283522413
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ROMA – 19 ottobre 2025 – Cerimonia di canonizzazione del Beato Ignazio Maloyan – Arcivescovo Armeno Cattolico di Mardin, Martire del Genocidio Armeno (1915).

l prossimo 19 ottobre 2025 alle ore 10,30 il Santo Padre Leone XIV presiederà in San Pietro la Cerimonia di Canonizzazione del Beato Ignazio Maloyan, Arcivescovo Armeno Cattolico di Mardin, Martire del Genocidio Armeno (1915).
👉 Per i biglietti (gratuiti) rivolgersi al Pontificio Collegio Armeno – Salita di San Nicola da Tolentino, 17 – Roma 
Il giorno seguente Lunedì 20 ottobre 2025 alle ore 18,00 il Patriarca di Cilicia degli Armeni Cattolici
Sua Beatitudine Raphael Bedros XXI Minassian presidierà la Celebrazione Eucaristica di Ringraziamento
per la Canonizzazione di San Ignazio Maloyan.
I biglietti sono sempre reperibili presso il Pontificio Collegio Armeno

L’Armenia a piedi: immersione totale nella natura, senza folla

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IL 4 LUGLIO IN LIBRERIA LA NUOVA EDIZIONE DE I BARONI DI ALEPPO DI FLAVIA AMABILE E MARCO TOSATTI

 

Dal genocidio armeno alla Siria di Assad, le vicende di tre generazioni di una famiglia di albergatori e un secolo di storia, visti dalle finestre del più noto albergo del Medioriente, il Baron’s di Aleppo.

Il 4 luglio arriva in libreria la riedizione de “I baroni di Aleppo” di Flavia Amabile e Marco Tosatti (Marlin editore, collana Vulcano). Una storia di straordinaria attualità, alla luce dei conflitti che stanno tormentanto il mondo, a partire da quell’area geografica attraversata, amata, conosciuta e analizzata con precisione e lucidità dagli autori.

Il libro

I baroni di Aleppo è il racconto della storia del Medio Oriente dall’inizio del Novecento a oggi attraverso le vicende di una famiglia armena e del suo albergo fondato ad Aleppo nel 1911. Il libro ha inizio in Anatolia nella seconda metà dell’Ottocento quando l’impero ottomano stava preparando il genocidio armeno. E armeni sono i Mazloumian che, per sfuggire alla strage che stava per abbattersi sul loro popolo, lasciano la casa e la terra che dava loro da vivere e arrivano ad Aleppo. Hanno soltanto un carretto, alcuni bauli e tanta voglia di lavorare. È qui che Krikor, il patriarca, ha l’intuizione che cambierà la vita della famiglia: fonderà il primo albergo della regione. Non poteva scegliere momento e luogo migliore: l’anno seguente il treno Orient-Express arriva in città, Aleppo diventa un crocevia ancora più strategico e il Baron’s è il quartier generale di ogni trama, di ogni intrigo, di ogni incontro di rilievo. Durante la prima guerra mondiale i Mazloumian riescono a nascondere nelle stanze del loro albergo il giornalista Aram Andonian e le prove del genocidio armeno, negli anni Trenta sulla terrazza Agatha Christie scrive Assassinio sull’Orient Express. Il declino ha inizio dopo la seconda guerra mondiale quando, terminato il controllo francese, la Siria si incammina lungo un tormentato percorso che nel 1966 viene interrotto da un colpo di stato. Il Baron’s viene nazionalizzato e la famiglia conduce una lunga battaglia contro lo Stato per riprenderne il controllo. Armen, l’ultimo Mazloumian, fa quello che può per tenere aperto l’albergo ma nel 2012 scoppia la guerra civile e Aleppo finisce sotto le bombe…

Il giudizio di Gian Antonio Stella

Di padre in figlio, la storia avventurosa e struggente dei Mazloumian e del loro leggendario Hotel Baron, storia di trionfi e cadute, esilii e ritorni nel cuore di Aleppo, la città di Hadad il dio della tempesta, racchiude non solo i destini d’una famiglia armena ma di un mondo millenario a cavallo tra l’Occidente e l’Oriente, tra Agatha Christie, Lawrence d’Arabia e l’Isis”.

Dichiarazione di Flavia Amabile

Sembra difficile immaginarlo adesso ma la Siria è stata per secoli un luogo di incontro tra culture e religioni diverse. La storia dell’hotel Baron’s di Aleppo e della famiglia Mazloumian che raccontiamo in questo libro permette di ripercorrere questa epoca e questa Siria che oggi sono scomparse. Quattro generazioni che hanno vissuto amori e subito persecuzioni, dittature, regimi corrotti partendo dal genocidio armeno di fine Ottocento alla guerra civile che ha devastato la Siria dopo il 2012. Attraverso la storia dei Mazloumian si entra nella grande storia del Medio Oriente del secolo scorso”.

Dichiarazione di Marco Tosatti

L’idea di questo libro nacque per puro caso, una sera, sullaterrazza dell’Hotel Baron. Eravamo gli unici due clienti stranieri. Il proprietario, Armen Mazloumian, ci narrò la storia della sua famiglia e dell’hotel. Poi se ne andò. Flavia ed io restammo incantati dalla magia del suo racconto. Sembrava una fiction, ma era tutto vero;una catena di fatti personaggi, drammi e avventure che si dipanavano all’ombra della Cittadella di Aleppo, una delle città più antiche del mondo. Decidemmo, lì per lì, che non avremmo permesso che quel tesoro restasse nascosto, o perso per sempre. Così come siamo rimasti colpiti dalla magia di quella storia, speriamo che anche voi, che leggete queste righe, o vedete il video, vi facciate rapire dalla curiosità di scoprire il Baron Hotel e i suoi ospiti leggendari. Buon viaggio”.

Flavia Amabile

Nata a Salerno, vive e lavora a Roma. Giornalista del quotidiano “La Stampa”, ha pubblicato i seguenti volumi: Ultimi, viaggio nell’Italia che scompare (Gamberetti 1999), La vera storia del Mussa Dagh (con Marco Tosatti, Guerini, 2005), Mussa Dagh. Gli eroi traditi (con Marco Tosatti, Guerini, 2007), I baroni di Aleppo (con Marco Tosatti, La Lepre, 2009), Fiordamalfi (La Lepre, 2009), Elvira (Einaudi 2022), I contadini volanti (All Around, 2023).

Marco Tosatti

Nato a Genova nel 1947, è giornalista dal 1972, e ha coperto molti settori: sport, cronaca, politica, sindacale, e istruzione. Dal 1981 si occupa di informazione su temi religiosi. È stato il vaticanista de “La Stampa” dal 1981 al 2008. Ha scritto numerosi libri, su temi di religione e storia, in particolare del Medio Oriente, e sulla questione armena: I Baroni di AleppoLa vera storia del Mussa DaghGli eroi traditi; e inoltre: Inchiesta sul demonio, Padre Pio e il diavoloSanti posseduti dal demonioInchiesta sulla Sindone. Con don Gabriele Amorth ha scritto Memorie di un esorcista. Attualmente è titolare di un suo blog, “Stilum Curiae” su religione, politica, costume ed economia.

Vai al sito

Il Consiglio Regionale del Veneto riconosce la verità storica del genocidio armeno

VERITÀ STORICA: L’IMPORTANZA DEL RICONOSCIMENTO DEL GENOCIDIO DEGLI ARMENI DA PARTE DELLA REPUBBLICA DI TURCHIA

Leggi la mozione in Pdf risoluzione favero genocidio armeno

RaiRadio3 Ad alta voce – PODCAST – “I quaranta giorni del Mussa Dagh”

Il Programma “Ad alta Voce” di Rai Radio3 propone il podcast de “I Quaranta Giorni del Mussa Dagh” di Franz Werfel
Arroccati su una montagna, gli uomini e le donne di sette villaggi armeni lottano per difendere la propria vita e la propria identità. “I quaranta giorno del Mussa Dagh” è un romanzo di Franz Werfel letto da Elio De Capitani. La Rai resta disponibile alla corresponsione dei compensi per diritto d’autore agli aventi diritto che non è stato possibile reperire al momento della messa in onda. Adattamento di Fabiana Carobolante.
Franz Wefel iniziò a scrivere questo libro nel 1929, durante un soggiorno a Damasco, in Siria, una narrazione epica del tragico destino del popolo armeno. I quaranta giorni del Mussa Dagh letto da Elio De Capitani, dal 28 aprile, alle 17 alla radio e in podcast su RaiPlay Sound

Comunicato stampa – Viaggio in Armenia: guida essenziale per scoprire il meglio del Paese

Conferenza: La Santa Sede e il genocidio degli armeni e delle altre minoranze cristiane nell’Impero ottomano

Pubblichiamo di seguito il testo della Conferenza tenutasi il 18 giugno 2025 presso la Chiesa e Fondazione Reale Belga San Giuliano dei Fiamminghi dal titolo “La Santa Sede e il genocidio degli armeni e delle altre minoranze cristiane nell’Impero ottomano”

Mons Gabriel Quicke ha ripercorso la storia del legame che vi è tra la Santa Sede, gli armeni e la Questione Armena, facendo riferimento al monumentale “lavoro innovativo” del gesuita Padre Georges Ruyssen, che si basa su documenti inconfutabili e sulle posizioni della Santa Sede e dei Pontefici a difesa degli armeni dal tempo del genocidio del 1915 fino ai giorni nostri.

 

CONFERENZA GABRIEL QUICKE


 

CONFERENZA MONS. DR. GABRIEL QUICKE

18 GIUGNO 2025

Eminenza,

Eccellenze,

Reverendi Padri,

Reverende Suore,

Cari amici,

sono onorato di accoglierVi questa sera nella Chiesa Reale Belga “San Giuliano

dei Fiamminghi” in occasione della Conferenza;

 

Vorrei salutare anche il Reverendo Padre Jim Loughran, Direttore del Centro Pro-

Unione con cui abbiamo iniziato una collaborazione.

Ieri sera il professor Ruyssen mi ha contattato per comunicare la notizia che non

può tenere la conferenza.

Il Generale della Compagnia di Gesù ha ricevuto

una lettera della Segreteria di Stato.

Sono stati avvisati diplomaticamente della nostra iniziativa di organizzare una

conferenza sul Genocidio armeno.

Nella lettera, tra le righe, si chiedeva che l’iniziativa fosse cancellata.

Il professor Ruyssen è stato esplicitamente scoraggiato a tenere la conferenza

Alla fine, in collaborazione con padre Jim Loughran,

ho proposto di assumere il ruolo di MEDIATORE.

Non era più possibile per me avvisare tutti.

Inoltre, avevamo anche organizzato il ricevimento con il catering.

I was considering to present the bill but I have understood that the Compagnia di

Gesù is not very generous.

Il patrone di questa Fondazione è San Giiliano l’ospitaliere.

Nello spirito di ospitalità vorrei accogliervi tutti

e presentare un’ umile introduzione al lavoro scientifico di Padre Ruyssen

E dare voce a chi non ha più voce.

Vi prego gentilmente di mantenere la serenità di costruire insieme ponti di pace e

di giustizia e “di credere nella verità in modo da poter rinascere nella verità”,

come dice Sant’ Agostino

“l a verità non appartiene né a me né a chiunque altro, ma a tutti noi”Confessiones XII, 25, 34.

Non sono un agostiniano, ma in un certo senso mi sento figlio di Agostino

che parla di Christus mediator.

“Cerchiamo di crescere per saper discernere il bene dal male e sempre più

attaccarci al Mediatore che potrà liberarci dal male, con una guarigione

interiore” Tractatus in Iohannis Evangelium, 98, 6.

 

Healing of memory.

Dunque voglio essere MEDIATORE !

Avendo lavorato per 10 anni nel Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani,

dove ero responsabile del dialogo con i cristiani ortodossi orientali,

e avendo anche seguito da vicino la relazione con la Chiesa apostolica armena,

vorrei fare stasera un’umile introduzione

al lavoro innovativo svolto dal professor Ruyssen.

In accordo con il professor Ruyssen

che vi saluta tutti,

stanotte ho fatto la traduzione di un testo

di un libro (in inglese)

che ho scritto qualche tempo fa

sui cristiani in Medio Oriente,

in cui parlo anche del genocidio armeno, fra le altre cose.

—————————————————-

 

Il genocidio armeno ebbe inizio alla fine del diciannovesimo secolo, con il primo

massacro a Sason (Anatolia orientale). Le prime uccisioni di massa di cristiani

armeni ebbero luogo tra il 1894 e il 1896, durante il regno del sultano Abdül-

Hamid II, soprannominato il “sultano rosso” per le sue atrocità in Europa. Si stima

che in quel periodo siano morte tra le 250.000 e le 300.000 vittime.

Quando il gruppo militare dei “Giovani Turchi” salì al potere dopo un colpo di

Stato nel 1909, ci fu un secondo massacro pianificato in Cilicia. Prima nella città

di Adana e nelle sue vicinanze, poi nel resto della provincia, morirono circa

30.000 vittime.

Nel febbraio 1915, procedettero al completo disarmo dei soldati e dei gendarmi

armeni dell’esercito turco. Prima furono trasferiti nei campi di lavoro. Poi molti

di loro furono uccisi in piccoli gruppi di 50 o 100 persone.

All’alba del 24 aprile 1915, a Costantinopoli (Istanbul), centinaia di leader politici,

banchieri e intellettuali armeni furono radunati e portati via, senza alcun processo.

In un mese, più di mille intellettuali furono deportati e uccisi poco dopo.

Quel giorno ben definito, il 24 aprile 1915, è considerato l’inizio effettivo del

genocidio armeno ed è diventato la data della commemorazione del genocidio

armeno.

Nei mesi successivi, un movimento di deportazione di massa ebbe luogo in tutto

l’impero, ad eccezione di Istanbul e Smirne (Izmir). Accompagnati da gendarmi e

soldati, i cristiani armeni furono costretti a lasciare le loro residenze nelle province

sudorientali dell’allora Impero Ottomano (Aleppo, Rakka, Deir-el-Zor, Mosul e

Baghdad).

Il motivo addotto era la necessità di “evacuazione” a causa delle condizioni di

guerra. Un piccolo numero di deportati sopravvisse al viaggio. All’inizio della

deportazione, i parenti maschi sono stati separati dal gruppo e uccisi poco dopo.

Molti furono vittime della fame e della sete, della brutale violenza delle guardie o

delle bande criminali che rendevano la zona insicura. Testimonianze e resoconti

riportano pratiche orribili come gravi percosse e omicidi, stupri e mutilazioni

sessuali di donne e ragazze, roghi collettivi, appendimento e annegamento di

massa. Inoltre, sono stati creati molti “campi di concentramento” (ai confini

dell’odierna Siria e dell’Iraq) che spesso servivano solo come campi di transito.

Le stime sul numero delle vittime sono varie. Si può ipotizzare che circa un

milione e mezzo di armeni siano stati uccisi tra il 1894 e il 1922.

Molti ricorderanno che durante la celebrazione della liturgia per i fedeli di rito

armeno il 12 aprile 2015 nella Basilica di San Pietro a Roma, Papa Francesco ha

fatto riferimento al genocidio armeno. All’epoca lavoravo nel Consiglio e so bene

cosa succedeva dietro le scene.

Per capire meglio il ruolo del Vaticano nella questione armena, dobbiamo tornare

indietro nella storia, tra la fine del diciannovesimo e l’inizio del ventesimo secolo.

Il gesuita fiammingo Georges Ruyssen ha svolto un lavoro innovativo in questo

senso. Egli ha infatti scritto un’opera imponente; si tratta di un’edizione scientifica

del materiale d’archivio vaticano relativo al genocidio armeno. Grazie a questo

lavoro di studio, possiamo avere una visione migliore del ruolo della Santa Sede.

Già in occasione dei primi massacri, negli anni 1894-1896, Papa Leone

tredicesimo cercò di mediare e incoraggiò il sultano Abdul-Hamid II a portare

avanti la riconciliazione. Anche Papa Benedetto quindicesimo intervenne in modo

impressionante.

Ruyssen sottolinea che “l’unico capo di Stato o leader religioso” che ha protestato

ufficialmente contro le uccisioni di massa del 1915 è stato Papa Benedetto XV. In

una lettera al sultano Mehmed V (10 settembre 1915), egli scrisse:

“Il popolo armeno ha già visto molti dei suoi figli mandati a morte, altri

imprigionati o esiliati, compresi molti sacerdoti e anche vescovi. Oggi ci

giungono notizie di interi villaggi e città i cui abitanti sono costretti ad

abbandonare le loro case, a farli trasferire in condizioni di grave disagio e

miseria in regioni lontane, dove soffrono moralmente e spesso devono vivere nella

più povera miseria, tormentati dalla fame”.

L’erudito studio di Ruyssen si concentra anche sull’evacuazione dello Stato

armeno di Cilicia in Siria e Libano. La corrispondenza mostra chiaramente come

la Chiesa cattolica, attraverso i suoi delegati apostolici (il vescovo Eugenio

Pacelli, nunzio a Monaco di Baviera, e il successivo Papa Pio dodicesimo; come

anche il vescovo Angelo Maria Dolci, nunzio a Costantinopoli – era chiamato

“l’amico degli armeni”), cercò in molti modi di porre fine ai massacri, inviando

anche generi di soccorso alle vittime e dando rifugio agli orfani armeni a Castel

Gandolfo. Papa Benedetto XV inviò una lettera al Presidente Wilson tre giorni

prima della fine della Prima Guerra Mondiale per chiedere la creazione di

un’Armenia indipendente: “è inutile ricordare quanto questo povero popolo abbia

sofferto, soprattutto negli ultimi anni! Anche se la maggior parte degli armeni

non appartiene alla Chiesa cattolica, la Santa Sede ha più volte preso a cuore la

loro sorte, anche nella nostra nota alle Grandi Potenze belligeranti del 1 agosto

1917, ma anche in lettere al sultano per porre fine ai massacri a beneficio dei

poveri armeni, inviando inoltre aiuti materiali per alleviare un po’ le loro

sofferenze. Ma tutto questo è inutile se non si riconosce all’Armenia il diritto alla

piena indipendenza, che si merita pienamente. Ecco perché tutta l’umanità tiene

gli occhi puntati sul potente presidente della più grande democrazia del mondo”.

Ruyssen sottolinea inoltre che per quanto riguarda la Cilicia, la Santa Sede ha

cercato di fare di tutto per ottenere garanzie e diritti per le minoranze cristiane

della Turchia.

È significativo come nella storia più recente si noti una certa evoluzione nell’uso

del termine “genocidio”. In passato era comune parlare di “le Grand Mal” o di

“Metz Yeghérn” in Vaticano, al posto della parola “genocidio”.

Durante il viaggio apostolico di Papa Giovanni Paolo II in Armenia nel settembre

2001, sono stati utilizzati sia i termini “Metz Yeghérn” che “genocidio”. Durante

la cerimonia al monumento nazionale di Tzitzernakaberd, a Yerevan (il 26

settembre 2001), Giovanni Paolo II ha pronunciato le parole “Metz Yéghern” in

una commovente preghiera:

“O Giudice dei vivi e dei morti, abbi pietà di noi!

Ascolta, o Signore, il lamento che si leva da questo luogo,

l’invocazione dei morti dagli abissi del Metz Yeghérn,

il grido del sangue innocente che implora come il sangue di Abele,

come Rachele che piange per i suoi figli perché non sono più.

Ascolta, o Signore, la voce del Vescovo di Roma,

che riecheggia la supplica del suo Predecessore, il Papa Benedetto XV,

quando nel 1915 alzò la voce in difesa

“del popolo armeno gravemente afflitto,

condotto alla soglia dell’annientamento”.

Il giorno dopo, tuttavia, la Dichiarazione comune di Papa Giovanni Paolo II e del

Catholicos Karekin II (27 settembre 2001) ha usato il termine “genocidio”. Anche

se il termine non è stato pronunciato, è apparso per la prima volta in una

Dichiarazione congiunta. Sembra che fino all’ultimo minuto abbiano valutato se

aggiungere o meno il termine genocidio al testo:

“Lo sterminio di un milione e mezzo di Cristiani Armeni, che generalmente viene

definito come il primo genocidio del XX secolo, e il successivo annientamento di

migliaia di persone sotto il regime totalitario, sono tragedie ancora vive nel

ricordo della generazione attuale. Gli innocenti che furono massacrati senza

motivo non sono canonizzati, ma molti di loro sono stati certamente confessori e

martiri per il nome di Cristo. Noi preghiamo per il riposo delle loro anime ed

esortiamo i fedeli a non perdere mai di vista il significato del loro sacrificio.”.

Durante la sua visita a Istanbul nel 2006, Papa Benedetto XVI ha toccato la

delicata questione del genocidio – anche se non in termini espliciti – durante un

incontro con il Patriarca apostolico armeno di Istanbul, Mesrob II: “Ringrazio Dio

per la fede e la testimonianza cristiana del popolo armeno, trasmessa da una

generazione all’altra, spesso in circostanze molto tragiche come quelle vissute nel

secolo scorso”.

Durante il saluto all’inizio dell’Eucaristia con i fedeli di rito armeno nella Basilica

di San Pietro il 12 aprile 2015, Papa Francesco ha pronunciato la parola

“genocidio”. È stata la prima volta che un Papa ha definito pubblicamente le

uccisioni in Armenia un genocidio. Così facendo ha toccato il cuore del popolo

armeno: Nel farlo, Francesco ha citato la Dichiarazione congiunta del 2001 del

Catholicos Karekin II e di Papa Giovanni Paolo II:

“La nostra umanità ha vissuto nel secolo scorso tre grandi tragedie inaudite: la

prima, quella che generalmente viene considerata come «il primo genocidio del

XX secolo» (Giovanni Paolo II e Karekin II; essa ha colpito il vostro popolo

armeno – prima nazione cristiana –, insieme ai siri cattolici e ortodossi, agli

assiri, ai caldei e ai greci. Furono uccisi vescovi, sacerdoti, religiosi, donne,

uomini, anziani e persino bambini e malati indifesi. Le altre due furono quelle

perpetrate dal nazismo e dallo stalinismo. E più recentemente altri stermini di

massa, come quelli in Cambogia, in Ruanda, in Burundi, in Bosnia. Eppure

sembra che l’umanità non riesca a cessare di versare sangue innocente… Pare

che la famiglia umana rifiuti di imparare dai propri errori causati dalla legge del

terrore; e così ancora oggi c’è chi cerca di eliminare i propri simili, con l’aiuto

di alcuni e con il silenzio complice di altri che rimangono spettatori. Non abbiamo

ancora imparato che “la guerra è una follia, una inutile strage”.

Verso la fine del suo saluto, Papa Francesco ci ha invitato a commemorare il

centenario di quel tragico evento con un cuore trafitto dal dolore, ma anche pieno

di speranza nel Signore risorto:

“Ricordarli è necessario, anzi, doveroso, perché laddove non sussiste

la memoria significa che il male tiene ancora aperta la ferita; nascondere o

negare il male è come lasciare che una ferita continui a sanguinare senza

medicarla!”.

Dopo il suo arrivo dal viaggio apostolico in Armenia (26-28 giugno 2016), il Papa

ha incontrato politici, diplomatici e rappresentanti delle autorità civili armene

presso il Palazzo presidenziale di Yerevan. Nel suo discorso, Papa Francesco ha

parlato della ricca storia, della bellezza naturale e della profondità della fede

dell’Armenia, che nel 301 è stato il primo Paese al mondo ad adottare il

cristianesimo come religione di Stato. Papa Francesco ha anche parlato della

tragedia che gli armeni hanno sopportato negli ultimi secoli. In particolare, il Papa

ha ricordato la commemorazione del centenario del genocidio armeno, avvenuta

nel 2015. Il testo del discorso rilasciato in anticipo non includeva la parola

“genocidio”. Al momento del discorso, il Papa ha aggiunto la parola “genocidio”:

“Quella tragedia, quel genocidio, inaugurò purtroppo il triste elenco delle

immani catastrofi del secolo scorso, rese possibili da aberranti motivazioni

razziali, ideologiche o religiose, che ottenebrarono la mente dei carnefici fino al

punto di prefiggersi l’intento di annientare interi popoli. E’ tanto triste che – sia

in questo come negli altri due – le grandi potenze guardavano da un’altra parte”.

Durante l’ultimo giorno della sua visita, è stata firmata una Dichiarazione

congiunta che ha fatto nuovamente riferimento, come il 12 aprile 2015, alle parole

della Dichiarazione congiunta del 2001.

Potrei scrivere un altro libro su ciò che è successo dietro le quinte.

Il genocidio armeno del 1915 farebbe quasi dimenticare che, nello stesso periodo,

un’altra minoranza cristiana dell’Impero Ottomano, i cristiani siriani, fu vittima di

un genocidio. Questo genocidio, il “Sayfo” (spada in siriaco), uccise circa 300.000

persone. Il professor Ruyssen ha pubblicato anche qualche volume su questo

argomento. È stato quindi particolarmente incoraggiante che Papa Francesco,

nelle sue parole di apertura della celebrazione del 12 aprile 2015, non solo abbia

menzionato il genocidio armeno, ma abbia anche fatto riferimento al tragico

destino dei cristiani siriani, assiri e caldei.

I cristiani assiri, siriaci e caldei si considerano i discendenti dei popoli dell’antica

Mesopotamia, tra i fiumi Tigri ed Eufrate. Questi cristiani vivevano nell’Iran nord-

occidentale, nell’Anatolia orientale (Hakkari, Diyarbakir, Mardin, Midyat, Tur

Abdin), nell’Iraq settentrionale (Mosul, la valle di Ninive e Kirkuk) e nella Djazira

siriana.

Si stima che 300.000 cristiani siriani siano stati uccisi e 200.000 siano morti nei

campi per fame, sete e sfinimento. Molti altri sono stati sfollati o costretti a

convertirsi con la forza. A titolo esemplificativo, riportiamo alcuni esempi. La

regione montuosa di Hakkari, che era un rifugio per 100.000 cristiani, è stata

completamente epurata dalla presenza cristiana. Nella provincia di Diyarbakir

sono scomparsi 75.000 dei 100.000 cristiani siro-ortodossi, 10.000 caldei, 4.000

cattolici siriani e 500 protestanti. Nello stesso periodo, il vescovo siro-cattolico

Flavien Mikhail Malke morì da martire. È stato beatificato.

Queste uccisioni di massa sono state accompagnate anche dal sequestro delle

proprietà terriere e dalla distruzione del patrimonio culturale, come monumenti

storici, chiese, biblioteche e monasteri. Nella regione di Diyarbakir sono stati

distrutti più di 150 chiese e monasteri. Lo stesso vale per la regione montuosa di

Hakkari, dove delle oltre 200 chiese non è rimasto quasi nulla. Non si tratta quindi

solo di distruggere un popolo, ma anche un patrimonio culturale.

Papa Francesco ha più volte sottolineato che ci sono più martiri oggi che nei primi

secoli. La situazione delle minoranze cristiane in Medio Oriente, un’area che si

estende dalle valli dei fiumi Tigri ed Eufrate alle rive del Nilo, ci collega al tempo

dei primi martiri e ai martiri di oggi. Quanti cristiani non hanno versato il loro

sangue per Cristo, non solo nei primi secoli, ma anche e forse soprattutto nel

ventesimo e ventunesimo secolo? I monasteri di Wadi al-Natrun in Egitto, il

monastero di Mor Gabriel a Tur Abdin in Turchia, Deir Mar Musa in Siria, la

Valle di Qadisha in Libano, il monastero di Khor Virap in Armenia, non sono solo

rovine, ma pietre vive, piene di una presenza orante e di un silenzio ispirante.

Papa Francesco ha denunciato in diversi messaggi che i cristiani vengono uccisi

perché sono cristiani: i cristiani uccisi a causa della loro confessione di Cristo

sono legati da un “ecumenismo del sangue”.

 

Cari amici,

Questa è soltanto una introduzione umile

al lavoro scientifico, originale e unico del professor Ruyssen

L’editore Il signor Pirolli

ha messo a disposizione una copia delle sue pubblicazioni

SULLA QUESTIONE ARMENA

e SULLA QUESTIONE CALDEA e ASSIRA

Per valorizzare il lavoro del professor Ruyssen

Vi invito ad ordinare una copia della sua pubblicazione durante il ricevimento

Adesso il Reverendo Padre Jim Loughran prenderà la parola per i Ringraziamenti.

Al termine saremo lieti di invitarVi al Rinfresco nella Sala.

Vi ringrazio per la vostra cortese attenzione

e vi invito ad applaudire in onore del professor Ruyssen.

Mons Dr Gabriel Quicke

 

Novità in Libreria: Vini Armeni, viaggio nella culla della viticoltura

VINI ARMENI Viaggio nella culla della viticoltura

Manuela Da Cortà

Enrico Dal Bianco

€ 18,00

Formato: Cartaceo

Prefazione di Antonia Arslan

Testo introduttivo di Aldo Ferrari

 

In libreria dal 4 giugno, disponibile in anteprima al Salone del Libro di Torino

 

Roma, 03 giu. – L’Armenia è giustamente definita l’antica culla della vitivinicoltura: le ricerche archeologiche hanno portato a rinvenire nella grotta di Areni le prime forme mondiali di produzione vinicola, risalenti a più di seimila anni fa. Tali scoperte hanno dimostrato che la storia del vino viaggia in parallelo con quella della civiltà, e la vite domestica (Vitis vinifera) si è sicuramente intrecciata con la cultura umana a partire dal Neolitico, o forse anche molto prima.

Questo libro, però, non è solo un affascinante viaggio agli albori della viticoltura, ma anche un invito a scoprire un Paese e un territorio magici. L’Armenia affascina per le sue peculiarità artistiche, storiche, religiose, enogastronomiche. È Occidente e Oriente che si incontrano.

Manuela Da Cortà ha lavorato per molti anni come interprete e traduttrice; dopo un percorso universitario anche in conservazione dei beni culturali, si dedica allo studio e alla diffusione del patrimonio storico e artistico della sua terra d’origine, il Cadore, e alla promozione di eventi. Con l’editore Il Poligrafo ha pubblicato La Siria ritrovata negli studi di Adriano Alpago-Novello (2022).

Enrico Dal Bianco si occupa di comunicazione, con particolare attenzione per il mondo del vino, sua grande passione (che l’ha portato a formarsi anche come sommelier). È autore del sito Winealogue.

Antonia Arslan, scrittrice, saggista, ex professoressa universitaria, ha esordito in narrativa nel 2004 con La masseria delle allodole (Rizzoli), che narra la storia del genocidio armeno attraverso le vicende della sua famiglia. Il libro ha vinto numerosi premi ed è stato adattato in un film dai fratelli Taviani. Tra le altre sue opere: La strada di Smirne (Rizzoli, 2009), Il cortile dei girasoli parlanti (Piemme, 2011), Il rumore delle perle di legno (Rizzoli, 2015), Lettera a una ragazza in Turchia (Rizzoli, 2016).

Aldo Ferrari, storico e politologo, è professore ordinario presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, dove insegna Lingua e Letteratura Armena, Storia dell’Eurasia, Storia del Caucaso e dell’Asia Centrale. È inoltre direttore del Programma di Ricerca su Russia, Caucaso e Asia Centrale per l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) di Milano. Ha presieduto l’Associazione per lo Studio in Italia dell’Asia centrale e del Caucaso (ASIAC). È autore di numerosi studi e pubblicazioni.

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