Ieri la visita dell’ambasciatrice dell’Armenia a Palazzo di Città (Comune di Bari 06.01.24)

Si è tenuta ieri mattina, a Palazzo di Città, la visita di Tsovinar Hambardzumyan, ambasciatrice della Repubblica d’Armenia in Italia. A ricevere l’ambasciatrice il vicesindaco Eugenio Di Sciascio nel corso di un incontro che ha rappresentato l’occasione per rafforzare ulteriormente le relazioni tra l’Armenia e la città di Bari. Tra i temi affrontati, l’intensificazione della cooperazione in campo culturale e in quello tecnologico e le importanti opportunità aperte dal crescente interscambio economico tra l’Armenia e l’Italia.

Al colloquio, conclusosi con uno scambio di doni, è seguito un incontro in sala giunta con la comunità armena barese, organizzato dal presidente della commissione consiliare Cultura del Comune di Bari, Giuseppe Cascella, e da Dario Rupen Timurian, imprenditore ed esponente della comunità.

Presenti all’incontro, tra gli altri, il decano della comunità Rupen Timurian e Siranush Quaranta, assieme a Pietro Curzio, già primo presidente della Corte di Cassazione, e al consigliere comunale e membro della commissione consiliare Cultura Marco Bronzini.

L’ambasciatrice Hambardzumyan ha sottolineato la forza del legame tra l’Armenia e la Città di Bari, citando il villaggio di “Nor Arax” nei pressi di Bari (che cento anni fa accolse molti profughi armeni in fuga dal genocidio perpetrato dall’Impero ottomano), la vita e l’opera del grande poeta armeno barese Hrand Nazariantz e la presenza, sul lungomare Imperatore Augusto, della stele “khachkar” (croce di pietra) realizzata dall’architetto armeno Ashot Grigoryan e donata dalla comunità armena alla città per suggellare lo storico legame tra i due popoli.

La comunità armena barese, nel corso della cerimonia, ha poi lasciato in dono due targhe: una dedicata al sindaco Antonio Decaro, che sottolinea il suo impegno “per azioni di pace e di dialogo fra i popoli che hanno abitato da sempre il territorio cittadino”, mentre l’altra è stata consegnata a Giuseppe Cascella “per la sua sensibilità mostrata verso il popolo armeno nel corso della presidenza della commissione consiliare Cultura”.

Al termine dell’incontro, l’ambasciatrice Tsovinar Hambardzumyan ha poi conferito a Carlo Coppola, segretario dell’associazione Armeni Apulia e presidente del Centro studi “Hrand Nazariantz”, una “Medaglia di gratitudine” assegnata dal presidente della Repubblica d’Armenia Vahagn Khachaturyan.

Vai al sito

MIA NONNA D’ARMENIA (L’Opinione 05.01.24)

La nonna armena registra il racconto della sua vita in fuga in un quaderno ritrovato molti anni dopo dalla nipote. Lo ha conservato per lungo tempo come un talismano, un porto sicuro contro l’oblio e per evitare la deformazione dei ricordi spesso esercitata dalla memoria. Lo scrive in varie lingue, quelle dei suoi avi e quella dell’arrivo alla destinazione finale che è il francese. Nel quaderno che l’Autrice scopre nel 2014 trova il racconto di una lunga fuga. Grazie alla sua esperienza ma soprattutto al suo intuito, la nonna riesce sempre a sfuggire ai massacri dei turchi. Intuisce il momento giusto per evitare le deportazioni in corso negli anni dal 1915 in poi. Il libro è ricco di colpi di scena e il tempo appare più lungo della brevità del libro che potrebbe essere considerato anche un romanzo breve. Tutto è descritto in un eterno presente che ricorda le tragedie greche. Talvolta, la bimba rivolge delle domande alla nonna ma non riceve mai risposte. Capirà con la lettura del quaderno: la nonna ha intuito che solamente il presente può salvare la vita da un passato che non perdona.

La pulizia etnica accompagna tutto il libro mediata dalla visione distaccata della bambina. La sua innocenza riesce a rendere sopportabile la barbarie e la ferocia che ha decimato un popolo intero, la sua storia, la sua memoria. La nazione autrice di questi crimini non ha mai pagato né è stata sottoposta al giudizio di un tribunale internazionale neanche in tempi recenti con la continuazione degli omicidi di massa degli Armeni. La compostezza del libro e la narrazione elegante bastano da soli a costituire un profondo atto di accusa senza appello.

La scrittrice passa in rassegna i ricordi attivati dal prezioso quaderno scritto durante il periodo dei genocidi. Gli orrori sono sempre sullo sfondo. Ci sono qua e là diverse descrizioni di eliminazioni per avvelenamento o di affogamento di bambini armeni, di fucilazioni sommarie, di paesi bruciati con i loro abitanti. La lettura delle righe precise e minuziose della amatissima nonna è attiva ma filtrata dalla pacatezza dei bambini che osservano da un punto di vista privo di pregiudizi. Il testo è percorso interamente da una saldezza morale che però non prevede il perdono. Gli eventi devono essere ricordati senza cedere ai sentimentalismi e al dolore. La prosa è asciutta, le descrizioni sono brevi e incisive. La paura della piccola è decantata dalla sua grande fiducia nella nonna misteriosa ma forte, affettuosa e indulgente. Non rimprovera mai la nipote che incoraggia a leggere, a cercare, a pensare. La nonna conosce le regole antiche del suo popolo ma, per proteggere la nipotina, non esita ad aggirarle grazie ad una incrollabile caparbietà. La sua sicurezza e la rapida comprensione degli eventi ne fa agli occhi infantili dell’Autrice un personaggio leggendario.

Nonostante la sua brevità, il libro riesce a contenere molti ricordi, le riflessioni, le sconfitte e la salvezza con le molteplici fughe. Il libro è arricchito da fotografie che ritraggono una famiglia originariamente benestante e istruita. La vertiginosa sequenza della memoria accomuna questo gioiello narrativo all’Odissea, ricorda il viaggio che hanno vissuto molti esuli come Josif Brodskij, Agota Kristof, Emil Cioran e nobilita l’importante filone dell’esilio come infausta condizione umana. Aiuta a capire la condizione della fuga, del diario come testimonianza, molto comune fra gli esuli e simbolo di tenacia, di fiducia in sé stessi e di una salda integrità morale che è più forte della disperazione.

(*) Anny Romand, Mia nonna d’Armenia, La Lepre Edizioni, 2022, pagine 127, 16 euro.

(**) Immagine: la nonna a undici anni con famiglia Serpouhi, impero ottomano, 1904. Fonte: https://www.premiocomisso.it/mia-nonna-darmenia-di-di-anny-romand/

 

Vai al sito

L’ambasciatrice armena in visita a Bari: ricevuta a Palazzo di Città dal vicesindaco Di Sciascio (Baritoday 05.01.24)

Si è tenuta questa mattina, a Palazzo di Città, la visita di Tsovinar Hambardzumyan, ambasciatrice della Repubblica d’Armenia in Italia. Il vicesindaco, Eugenio Di Sciascio, ha accolto la diplomatica nel corso di un incontro che ha rappresentato l’occasione per rafforzare ulteriormente le relazioni tra l’Armenia e la città di Bari. Tra i temi affrontati, l’intensificazione della cooperazione in campo culturale e in quello tecnologico e le importanti opportunità aperte dal crescente interscambio economico tra l’Armenia e l’Italia.

Al colloquio, conclusosi con uno scambio di doni, è seguito un incontro in sala giunta con la comunità armena barese, organizzato dal presidente della commissione consiliare Cultura del Comune di Bari, Giuseppe Cascella, e da Dario Rupen Timurian, imprenditore ed esponente della comunità.

Presenti all’incontro, tra gli altri, il decano della comunità Rupen Timurian e Siranush Quaranta, assieme a Pietro Curzio, già primo presidente della Corte di Cassazione, e il consigliere comunale e membro della commissione consiliare Cultura Marco Bronzini.

L’ambasciatrice Hambardzumyan ha sottolineato la forza del legame tra l’Armenia e la Città di Bari, citando il villaggio di ‘Nor Arax’ nei pressi di Bari (che cento anni fa accolse molti profughi armeni in fuga dal genocidio perpetrato dall’Impero ottomano), la vita e l’opera del grande poeta armeno barese Hrand Nazariantz e la presenza, sul lungomare Imperatore Augusto, della stele ‘khachkar’ (croce di pietra) realizzata dall’architetto armeno Ashot Grigoryan e donata dalla comunità armena alla città per suggellare lo storico legame tra i due popoli.

La comunità armena barese, nel corso della cerimonia di oggi, ha poi lasciato in dono due targhe: una dedicata al sindaco Antonio Decaro, che sottolinea il suo impegno “per azioni di pace e di dialogo fra i popoli che hanno abitato da sempre il territorio cittadino”, mentre l’altra è stata consegnata a Giuseppe Cascella “per la sua sensibilità mostrata verso il popolo armeno nel corso della presidenza della commissione consiliare Cultura”.

Al termine dell’incontro, l’ambasciatrice Tsovinar Hambardzumyan ha poi conferito a Carlo Coppola, segretario dell’associazione Armeni Apulia e presidente del Centro studi ‘Hrand Nazariantz’, una ‘Medaglia di gratitudine’ assegnata dal presidente della Repubblica d’Armenia Vahagn Khachaturyan.

Vai al sito

Il dipartimento di filatelia dell’operatore locale si è trasferito in Armenia. Nel 2024 conta di emettere alcune emissioni simboliche (Vaccarinews 05.01.24)

“A metà settembre, dopo un blocco durato nove mesi, l’Azerbaigian ha effettuato la deportazione degli armeni del Nagorno-Karabakh con la complicità della Russia e il sostegno della Turchia… Oltre 100mila persone si sono trasferite”. Costituisce la testimonianza giunta da uno degli abitanti coinvolti nella guerra per l’area. È un dipendente dell’ex operatore postale locale, Artsakhpost, rintracciato grazie al lettore di “Vaccari news” Enzo Cafaro.

“Ora -prosegue l’interlocutore- siamo rifugiati in Armenia. Molti non hanno alloggio, lavoro… Tutte le istituzioni statali, le imprese, le strutture educative dell’Artsakh non esistono più. Anche Artsakhpost ha chiuso”.

Con il sostegno di Haypost (è l’azienda postale dell’Armenia) “funziona solo il dipartimento filatelico di Artsakhpost”. Vi operano un responsabile e un grafico. Intendono continuare a lavorare sui francobolli che -va precisato- nella situazione attuale possono rappresentare solo un simbolo. Quest’anno sarebbero previste serie sui seguenti temi: “Europa 2024, fauna e flora sottomarine” (è programmata per marzo o aprile), “Calcio: Euro 2024” (giugno), “Giochi olimpici estivi: Paris 2024” (luglio). Dato che lo Stato e l’organizzazione non esistono più, tali proposte dipendono dai sostenitori.

 

Il sito di Artsakhpost; ora testimonia qualcosa che non c’è più
Il sito di Artsakhpost; ora testimonia qualcosa che non c’è più

Vai al sito

Pellegrinaggio diocesano in Armenia. Iscrizioni entro il 31 gennaio (Diocesiprato 04.01.24)

Un viaggio «sulle orme dei martiri e dei monaci ai piedi del biblico Ararat», tra spiritualità e cultura alla scoperta di una grande civiltà ponte tra Oriente e Occidente. In sintesi è questo il senso del pellegrinaggio diocesano in Armenia proposto dall’Ufficio competente per la settimana che va dal 24 aprile al primo maggio 2024.

Guidato dal vescovo Giovanni Nerbini, è stato organizzato da Michel Tours-Fidenza. L’Armenia è stato il primo regno ad adottare il cristianesimo come religione di stato e ha conservato intatta la fede cristiana in un lembo di terra stretto fra paesi islamici. Il pellegrinaggio ripercorre i luoghi dei martiri, i monasteri, le testimonianze architettoniche e artistiche alla scoperta di questa antica e gloriosa civiltà cristiana, che ha subìto diverse persecuzioni, il genocidio del 1915 e settant’anni di ateismo sovietico.

La prima tappa sarà Yerevan; nei giorni successivi si visiteranno città, monasteri e luoghi storici di rilievo, incluso il biblico Monte Ararat.

Il viaggio si svolgerà in aereo, con partenza da Bologna. Quota di partecipazione: euro 1750. Acconto euro 250 entro il 31 gennaio con fotocopia passaporto. Saldo entro il 24 marzo.

Info e prenotazioni all’Ufficio pellegrinaggi, piazza Lippi 34; 0574 930630; u.pellegrinaggi@hotmail.it.

A Reggio Calabria conversazioni dedicate a Umberto Zanotti Bianco (Strettoweb 04.01.24)

L’incontro sarà dedicato al tema delle popolazioni oppresse, in particolare della popolazione armena, uno degli argomenti particolarmente cari al cofondatore di Italia Nostra

Il pomeriggio dell’11 gennaio presso la sala conferenze del Collegio di merito dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, che si ringrazia per la collaborazione, si terrà l’ultima conversazione del ciclo di incontri promossi dalla sezione di RC in occasione del sessantennale della scomparsa di Umberto Zanotti Bianco ricordato nell’anno appena conclusosi.

L’incontro sarà dedicato al tema delle popolazioni oppresse, in particolare della popolazione armena, uno degli argomenti particolarmente cari al cofondatore di Italia Nostra e per il quale molto si è speso nel corso della sua esistenza.

Sarà presente in qualità di relatrice la scrittrice Antonia Arslan, di origine armena già professoressa di Letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università degli Studi di Padova, vincitrice di importanti premi letterari nonché figura particolarmente significativa per aver dato voce con i suoi numerosi scritti alla tragedia del popolo armeno, oggetto di persecuzioni e deportazioni nel corso della prima guerra mondiale

La sezione – che ringrazia Antonia Arslan per aver accettato con entusiasmo l’invito – saluta il nuovo anno invitando a riflettere sull’importanza della multiculturalità anche per la società odierna, con particolare attenzione alla nostra nazione, crocevia nei secoli di tante culture nonché di diverse tradizioni.

Vai al sito

Mkhitaryan e la somiglianza con Pippo Franco. L’armeno: “La cosa non mi dispiace…” (Tuttomercatoweb 04 01 24)

Ha parlato anche di questioni personali e scherzato sui tanti meme social, Henrikh Mkhitaryan nel corso della sua intervista alla Gazzetta dello Sport. Il centrocampista armeno dell’Inter, dopo aver parlato del suo ambientamento in Italia e della sua terra, ha commentato scherzando la somiglianza che in molti hanno intravisto col comico Pippo Franco:

Si è trovato meglio in Italia che altrove?
“Sì, perché l’Italia ha una storia incredibile e ottimo cibo, proprio come l’Armenia. E siamo popoli simili, ci piace scherzare, parlare e, quando serve, anche fare i furbi… Io consiglio a tutti di visitare il mio Paese, troveranno tesori che non si aspettano. E il barbecue armeno vale la pena….”.

Sa che è diventata virale la sua somiglianza con un comico di successo di nome Pippo Franco?
“Lo so bene, me lo ripetono ancora adesso. Non lo conoscevo e sono andato a cercarlo su YouTube. La cosa non mi dispiace, anzi spero sia tornato ad essere famoso anche per questo…”.

Vai al sito

La pace turco-armena (Raiplaysound 03.01.24)

Il 3 gennaio 1921 cessano le ostilità tra l’esercito Armeno e quello ottomano con Marco Ansaldo Repertorio, Archivio Rai: GR3 19/01/2007, Radio3 Nagorno Karabakh La guerra dimenticata 19/08/2011, Il tempo e la storia Il genocidio armeno 28/04/2015; La storia siamo noi 6/09/2005. Papa Francesco: il massacro degli armeni è il primo genocidio del XX secolo Euronews 12/4/2015 Estratti dal film: La masseria delle allodole di Paolo e Vittorio Taviani, Ita. 2007 Marco Ansaldo, già inviato speciale de «la Repubblica» per la politica internazionale, oggi è analista geopolitico, consigliere scientifico di «Limes» da Istanbul, vaticanista per «Die Zeit» e consulente de La7 per il programma Atlantide

Vai al sito

Giovani talenti da tutto il mondo di scena al Carmine (Il Giorno 03.01.24)

Concerto per l’Epifania venerdì nella chiesa del Carmine. Alle 20,30 si esibirà l’International Musical Friendship Orchestracademy, scuola-orchestra internazionale, itinerante, che ha formato in trent’anni più di mille musicisti tra i 10 e i 20 anni in tutto il mondo. Nata dall’intuizione di Markus Lentz, docente di violoncello, fondatore e presidente dell’Imf, e da Giovanni Grandi, musicista e docente di tromba, coordinatore Imf per l’Italia, la scuola-orchestra propone, a ingresso libero, il concerto per tromba e orchestra dell’armeno Arutunian e la Quinta sinfonia di Antonin Dvorak.

Vai al sito

Per Agagianian, il cardinale armeno che rischiò di diventare Papa, Chiesa e missione erano indistinguibili. Alessandra Scotto ha ricostruito la sua spiritualità (S.C.) (Faro di Roma 03.01.24)

“Sapete che il vostro cardinale e io eravamo come appaiati nel Conclave dello scorso ottobre? I nostri nomi si avvicendavano or su, or giù, come i ceci nell’acqua bollente”, raccontò San Giovanni XXIII ai connazionali del porporato armeno Gregorio Pietro XV Agagianian, “mancato pontefice” nel Conclave che lo aveva eletto mesi prima, ricevendo gli alunni del Collegio Armeno nel 1959, uno scoop per i vaticanisti dell’epoca e una rivelazione per gli storici che non hanno potuto ignorare la rivelazione del Papa eletto sul nome del cardinale che aveva sfiorato l’elezione come avvenne a Giuseppe Siri nel successivo che elesse Paolo VI e pure nei due del 1978, e a Jorge Mario Bergoglio nel 2005, quando prevalse sul porporato argentino il card. Joseph Ratzinger.

Ma che storia aveva alle spalle Agagianian, del quale è attualmente in corso il processo di canonizzazione?
Nato nell’attuale Georgia (allora parte dell’impero russo) nel 1895, Ghazaros Agagianian fu ordinato sacerdote nel 1917 e vent’anni dopo eletto patriarca di Cilicia degli Armeni, assumendo il nome di Gregorio Pietro. Creato cardinale nel 1946, fu prefetto di Propaganda Fide nel 1960 e poi voluto da Paolo VI tra i moderatori del Concilio Vaticano II. Una “carriera ecclesiastica” che non aveva precedenti e non ha avuto eguali nemmeno successivamente, se non il patriarca dei siri cattolici, cardinale Ignace Moussa I Daoud, chiamato a Rima da Damasco da San Giovanni Paolo II che gli affidò la Congregazione delle Chiese Orientali, ruolo tuttavia di minor impatto universale di quello di Agagianian a Propaganda Fide, dove il prefetto viene chiamato a Roma “il Papa rosso” per analogia al “Papa nero” dei gesuiti.

Alessandra Scotto, biografa del porporato armeno Gregorio Pietro XV Agagianian, ora in cammino verso l’onore degli altari, si concentra nel suo nuovo libro (“Chiesa e missione sono indistinguibili”, edito da Velar) soprattutto sulla sua straordinaria spiritualità ecclesiale, suggerendo una chiave di lettura del pensiero del Catholicos-Patriarca, dal quale emerge quanto, ieri come oggi, la Chiesa e la Missione non possano essere considerate per loro natura separatamente. “Gregorio Agagianian – spiega – si rivolge ai laici, in particolare ai giovani, ai religiosi, ai missionari, al suo amato popolo armeno, chiedendo ad ognuno di essere un faro che risplende e che mostra il valore dell’amore caritatevole, della giustizia, della verità e della pace, per essere pienamente e positivamente cristiani ed efficacemente evangelizzatori”.

A distanza di 50 anni dalla morte del cardinale Agagianian, del resto, la sua vita potrebbe risultare lontana rispetto ai nostri giorni, tuttavia la comprensione del suo messaggio è particolarmente attuale. Una vita avvolta da eventi drammatici, sconvolta da guerre che nulla hanno risolto ma che hanno seminato dappertutto distruzioni materiali e hanno operato immensi sconvolgimenti morali, eppure il Cardinale armeno si sforzò di trovare una via di salvezza per ognuna di quelle anime che Dio gli mise accanto.
In queste pagine non si trova un saggio di Teologia della Missione, ma una testimonianza concreta di come nelle temperie della storia questo personaggio abbia incarnato un cristianesimo fedele alla tradizione ma aperto ai problemi del tempo.

Nella sua prefazione, il card. Fernando Filoni, tra i successori di Agagianian alla guida di Propaganda Fide, oggi Dicastero per l’Evangelizzazione, descrive il predecessore armeno con le parole di San Paolo al suo discepolo Timoteo in un’accorata lettera: “Tu, uomo di Dio, tendi alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mitezza. Combatti la buona battaglia della fede, cerca di raggiungere la vita eterna alla quale sei stato chiamato e per la quale hai fatto la tua bella professione di fede davanti a molti testimoni”. “Senza enfasi – spiega il porporato – ritengo che siano le parole che meglio descrivano il card. Agagianian: uomo di Dio, sacerdote e vescovo di Cristo, figlio della Chiesa!”

“Questo singolare ecclesiastico dalla radice armena, trapiantato per vari anni nella latinità, è stato – sottolinea Filoni – un vero uomo di Dio, il cui senso cristiano della vita stava a lui come la radice all’albero. Già l’origine caucasica ci riporta alla storia di un popolo che ha attraversato immense tragedie per mano degli invasori di turno; al tempo stesso, l’Armenia è rimasta una terra fedele alla propria fede cristiana; una nazione ricca di cultura e di tradizioni consolidate da uomini santi che ne hanno marcato l’esistenza fin dal suo fondatore: San Gregorio l’Illuminatore. Il card. Agagianian (1892- 1971) è stato parte di quel nobile popolo, nonché figlio devoto e poi padre amatissimo”.

“Egli non ha nascosto i suoi ricchi talenti: consapevole del dono divino ha sentito il bisogno di distribuirli a tutti i credenti che cercano il Regno di Dio. E quanto ardore e devozione nel suo ministero pastorale e nel suo complesso ufficio di Prefetto della Congregazione di Propaganda Fide! Ha amato fedelmente la Madre Chiesa, senza chiusure, senza arroccamenti, senza timori! Ha amato teneramente il suo popolo, come un vero padre, continuando ad incontrare e ad amare altri popoli con la stessa passione, con la stessa cura, con la stessa generosità!”, riassume Raphaël Bedros XXI Minassian, attuale
Catholicos Patriarca di Cilicia degli Armeni Cattolici, che nella sua postfazione al volume della Scotto formula l’auspicio che presto “un altro santo armeno risplenda tra i santi della Chiesa universale”.

Sante Cavalleri

Vai al sito