Guerra in Ucraina: l’Armenia si rifiuta di arrestare Putin (Strettoweb 02.04.23)

Il governo armeno, guidato dal partito Contratto civile, non arresterà Vladimir Putin. E questo, nonostante il mandato della Corte penale internazionale (Cpi). E’ quanto dichiarato da Hakob Arshakyan, vicepresidente dell’Assemblea nazionale armena, citato da Kyiv Independent. La scorsa settimana, la Corte costituzionale armena ha stabilito che gli obblighi della Cpi sono in linea con la Costituzione.

La sentenza della Corte implica l’obbligo legale di arrestare il presidente russo e il Commissario per i diritti dell’infanzia, Maria Lvova-Belova. I due dovrebbero finire in manette nel momento in cui entrano in territorio armeno. Ma il governo ha deciso diversamente. “Abbiamo ascoltato le preoccupazioni espresse dalla Russia e penso che possiamo garantire che la continuazione del processo sullo Statuto di Roma non danneggi le relazioni strategiche tra Armenia e Russia“. Lo ha dichiarato Arshakyan in un’intervista all’agenzia di stampa Armenpress.

Il 17 marzo, la Corte penale internazionale ha emesso mandati di arresto per Putin e Lvova-Belova. Quest’ultima è la funzionaria russa che avrebbe supervisionato le deportazioni forzate di oltre 16.000 bambini ucraini in Russia.

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Centoundicesimo giorno del #ArtsakhBlockade. Il mondo “civilizzato” rimane in silenzio e se parla, sono parole al vento senza azione (Korazym 01.04.23)

[Korazym.org/Blog dell’Editore, 01.04.2023 – Vik van Brantegem] – Oggi siamo entrati nel 111° giorni del #ArtsakhBlockade, mentre il mondo “civilizzato” rimane in silenzio e se parla sono parole al vento senza azione, osservando pigramente mentre forniscono all’Azerbajgian ulteriori aiuti militari e stabiliscono nuovi accordi petroliferi e accordi commerciali. L’attenzione dei media è focalizzata sulla guerra in Ucraina e nessun interesse per i conflitti “secondari”. Nel frattempo le forze armate dell’Azerbajgian stanno continuando a rafforzare massicciamente le posizioni nel Corridoio di Berdzor (Lachin), lungo la frontiera (e sul territorio sovrano) dell’Armenia e aumentano le aggressioni lungo la linea di contatto con l’Artsakh per impedire la coltivazione dei campi. L’Azerbaigian minaccia gli Armeni dell’Artsakh e l’esistenza stessa dell’Armenia. Non è più il tempo di dichiarazioni e appelli. Non c’è più tempo per discutere, è tempo di agire. Più che mai i 120.000 Armeni in Artsakh, tra cui 30.000 bambini, hanno bisogno dell’attenzione. Le ONG non sono interessate nelle vite armene.

Il Ministero degli Interni della Repubblica di Artsakh informa: la voce che si sta diffondendo sui social network secondo cui la strada che collega l’Artsakh all’Armenia sarà aperta da oggi, 1° aprile, non corrisponde alla realtà. Dal 12 dicembre 2022, l’Azerbajgian mantiene chiusa, con un posto di blocco di “eco-attivisti” vicino alla città di Shushi, l’unica strada della vita che collega l’Artsakh con il mondo esterno. L’Artsakh è sotto assedio da 111 giorni, superando molte difficoltà e affrontando i problemi umanitari causati dalla chiusura della strada. Al momento, è possibile effettuare forniture umanitarie all’Artsakh solo attraverso la strada Stepanakert-Berdzor (Lachin)-Kornidzor-Goris da parte delle forze di mantenimento della pace russe e del Comitato internazionale della Croce Rossa (traffico che Baku ogni giorno presenta come “prova” che il Corridoio di Berdzor (Lachin) non è chiuso. Il traffico da e per l’Armenia è imprevedibilmente pericoloso fintanto che pseudoambientalisti e militari azeri si trovano nell’area di Shushi. Perciò, il Ministero degli Interni dell’Artsakh esorta a non cedere a informazioni false e a seguire solo le notizie ufficiali.

Il video dal canale Telegram Peacekeeper.

Nell’ambito degli accordi raggiunti, il personale militare del contingente di mantenimento della pace russo ha effettuato l’evacuazione di cittadini della Federazione Russa precedentemente giunti nel territorio del Nagorno-Karabakh. A seguito dell’operazione, sono state evacuate 28 persone, inclusi 8 bambini.

Laurent Wauquiez in piedi davanti alla barriera chiusa all’inizio del Corridoio di Lachin, 29 marzo 2023.“Dietro di me ci sono persone che sono state condannate alla fame. Questo deve essere noto. C’è una falsa scusa che ora tutti gli occhi sono dall’altra parte [riferendosi all’Ucraina], e quindi hanno dimenticato cosa sta succedendo qui. Questa è una violazione assoluta dei diritti umani”, ha dichiarato Wauquiez in un post su Twitter.

Come abbiamo riferito ieri [QUI], la regione francese dell’Alvernia-Rodano-Alpi intende rompere il blocco dell’Artsakh. “L’attenzione di tutto il mondo è fissa sull’Ucraina, e c’è un grande pericolo che l’Armenia e l’Artsakh vengano dimenticati”, ha detto ieri a Yerevan Laurent Wauquiez, Presidente del Consiglio regionale dell’Alvernia-Rodano-Alpi, una regione nel centro-sud della Francia con una popolazione di circa 8 milioni di persone. Nell’ambito di una visita in Armenia, una delegazione francese di 40 persone ha visitato la regione di Syunik, dove inizia il Corridoio di Lachin. Wauquiez ha descritto il blocco come una totale violazione dei diritti umani e ha esortato tutti a non ignorare il “blocco criminale, a non permettere alla popolazione di morire in silenzio”.

Laurent Wauquiez ha detto ai giornalisti durante una conferenza stampa che intende inviare un convoglio umanitario in Artsakh, un’iniziativa della sua regione e della comunità armena di Francia. Una colonna con la bandiera regionale della regione francese dell’Alvernia-Rodano-Alpi cercherà di sfondare il blocco e fornire aiuti umanitari alla Repubblica di Artsakh. “O passerà la colonna, e allora apriremo una piccola porta di speranza, o la colonna non potrà passare. E questo ci darà l’opportunità di presentare questo problema alle organizzazioni internazionali ed europee, per dichiarare che il diritto internazionale è ancora una volta violato e che devono essere prese misure”, ha affermato Wauquiez.

Wauquiez ha affermato di non conoscere “nessun altro angolo del pianeta dove 120.000 persone sono sotto un blocco totale e verso il quale si manifesta un atteggiamento così barbaro”. Ha detto che gli Armeni della regione “sono stati tagliati fuori dal mondo intero per più di 100 giorni” e che l’Azerbajgian non ha aperto la strada neanche dopo la decisione legalmente vincolante del Tribunale Internazionale di Giustizia delle Nazioni Unite. Crede che l’Azerbajgian stia “svolgendo un serio lavoro di propaganda per giustificare le sue azioni”. Dice che una grande delegazione è venuta con lui in Armenia, che ha visitato Syunik, al confine con l’Azerbajgian, per prendere conoscenza della situazione sul campo. “Tutti i membri della nostra delegazione potranno dire: io c’ero, ho visto, ho capito cosa sta succedendo. Il giorno successivo, le forze armate azere sono avanzate nei luoghi in cui ci trovavamo e li hanno occupati del territorio sovrano dell’Armenia”.

Secondo Wauquiez, la reazione della comunità internazionale è inadeguata a quanto sta accadendo. Dice di condividere i sentimenti della società armena ed è ugualmente turbato dall’inerzia dei partner internazionali: “È stato deciso che il gas russo non verrà più acquistato dopo l’occupazione di alcuni territori dell’Ucraina. Il gas azero è più accettabile? Perché non ci sono state ripercussioni per quello che è successo qui? Perché non ci sono sanzioni contro il regime di Aliyev?” Wauquiez ha detto che la regione armena di Syunik, al confine con l’Azerbajgian, “è la chiave per l’integrità dell’Armenia”. Crede che si stia svolgendo una “grande lotta” per la civiltà e la democrazia: “Questa non è una disputa tra due Stati in cui i confini non sono specificati, questo è un totale disprezzo per i diritti umani protetti da tutte le convenzioni internazionali, questo è un desiderio di distruggere una nazione, la sua cultura, la sua storia, la sua memoria”.

«Questi barbari saranno un grosso problema per il mondo “civilizzato” domani» (Liana Margaryan).

Le forze armate dell’Azerbajgian stanno eseguendo lavori di fortificazione sul territorio della comunità Tegh della Repubblica di Armenia. Il Servizio di sicurezza nazionale dell’Armenia ha riportato informazioni sull’avanzamento delle forze armate azere sul tratto di strada che collega il territorio dell’Armenia con il Corridoio di Lachin. Secondo il rapporto, nella notte del 30 marzo, con il pretesto di passare a un percorso alternativo del Corridoio di Lachin, l’esercito azero è avanzato da 100 a 300 metri dal confine in cinque punti [QUI].

Dove sono gli osservatori dell’Unione Europea? Stanno osservando attivamente l’intrusione dell’Azerbajgian nel territorio armeno o danno solo intervisto su come sono bravi ad evitare una prossima guerra nel Caucaso meridionale? Già che non fanno niente di concreto per fermare l’Azerbajgian, ma il Parlamento Europeo, la Commissione Europea, Josep Borrell i Fontelles (il politico ed economista spagnolo con cittadinanza argentina, membro del PSOE, che dal 1º dicembre 2019 ricopre la carica di Alto rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza) e Toivo Klaar (il Rappresentante Speciale dell’Unione Europea per il Caucaso meridionale e la crisi in Georgia dal 13 novembre 2017 con il segno caratteristico di essere costantemente in stato di ibernazione), non hanno niente da dire al loro partner di venditore di gas russo di fiducia?

Il Servizio di Sicurezza Nazionale dell’Armenia ha comunicato:

  • si è tenuto un incontro nella sezione Tegh-Kornidzor con la partecipazione dei rappresentanti della Repubblica di Armenia e della Repubblica di Azerbajgian;
  • sono stati effettuati lavori di adeguamento delle frontiere, a seguito dei quali la situazione nella sezione data è migliorata in modo significativo;
  • i lavori sono attualmente in corso;
  • il pubblico sarà informato sui risultati.

«I successi dell’esercito azero nelle recenti operazioni e la professionalità del suo personale sono stati molto apprezzati dal Comandante in Capo»
Comunicato del Ministro della Difesa dell’Azerbajgian

Il Ministero della Difesa dell’Azerbajgian ha tenuto oggi un incontro con il personale militare di alto livello e trasmette il messaggio del Presidente Aliyev: messaggio all’Iran, l’opzione militare continua, “alto spirito combattivo” da mantenere e un costante miglioramento in campo militare dati i punti precedentemente menzionati, un’altura recentemente occupata all’interno del Nagorno-Karabakh da fortificare.

«Oggi 1° aprile 2023 si è tenuta una riunione di servizio sotto la guida del Ministro della Difesa, il Colonnello generale Zakir Hasanov. All’incontro hanno partecipato viceministri, comandanti delle truppe, capi di dipartimento, dipartimenti e servizi del ministero, nonché comandanti di unità e formazioni militari tramite collegamento video.
In primo luogo, la memoria del leader nazionale del popolo azero, Heydar Aliyev, e dei figli della madrepatria martirizzati per la libertà e l’integrità territoriale delle nostre terre, nonché delle vittime del genocidio del 31 marzo [*], è stata commemorata con un minuto di silenzio.
Trasmettendo i compiti fissati dal Presidente della Repubblica dell’Azerbajgian, Sig. Ilham Aliyev all’esercito dell’Azerbajgian, il Ministro ha ringraziato il personale coinvolto nella pianificazione e nell’esecuzione delle ultime operazioni, in particolare i commando delle unità, per la loro professionalità a favore del Comandante in Capo, e ha detto che le loro attività sono state molto apprezzate. Ha osservato che le operazioni locali svolte in un breve periodo di tempo sono un altro indicatore dell’elevata determinazione al combattimento del nostro esercito.
Commentando le opinioni espresse da chi non riesce a digerire le operazioni riuscite dell’esercito azero, il Ministro della Difesa ha sottolineato che nessuno può parlarci con un linguaggio minaccioso e ha affermato che le accuse infamanti dei militari di alcuni Paesi che sostengono il terrorismo e l’occupazione politica sono inaccettabili e senza senso.
Analizzando le attuali condizioni operative al confine di stato condizionale Azerbajgian-Armenia e della regione economica del Karabakh, il Ministro della Difesa ha dato istruzioni adeguate per prevenire risolutamente possibili provocazioni d’ora in poi.
Il Ministro della Difesa ha osservato che tutte le attività illegali dell’altra parte, compresi i gruppi armati armeni illegali, dovrebbero essere tenute sotto costante controllo d’ora in poi e che tali misure non dovrebbero essere intraprese in futuro sul territorio dell’Azerbajgian.
Il Colonnello generale Z. Hasanov ha notato in particolare l’importanza di aumentare l’intensità dell’addestramento e delle esercitazioni in conformità con le reali condizioni di combattimento, nonché di migliorare i metodi di applicazione efficace delle armi moderne e delle attrezzature militari. (…)
Infine, il Colonnello generale Z. Hasanov ha dato istruzioni concrete sulla migliore esecuzione delle misure di supporto degli ingegneri nelle aree liberate, nonché nelle altezze e nelle posizioni appena controllate».

[*] Il riferimento è alla «Giornata del genocidio azero. I massacri perpetrati dagli Armeni nel 1918-20 a Baku, Guba, Chamakhy così come a Shusha e in altre regioni causarono lo sterminio di 100.000 Azeri e l’espulsione di oltre 1 milione di Azeri dalle loro terre natali» (Leyla Abdullayeva, Ambasciatore dell’Azerbajgian in Francia). Essere carnefici non è sufficiente per i tirapiedi dell’autocrazia della dinastia Aliyev in Azerbajgian. Si appropriano pure attraverso la menzogna della sofferenza che hanno imposto alle loro vittime e gli attenti lettori che ci seguono lo sanno da tempo. Sempre più ignominiosi.

Screenshot di un video diffuso su diversi canali Telegram e altri social azeri.

Il Nagorno Karabakh Observer ha geolocalizzato video amatoriali delle forze armate dell’Azerbaigian in cima a quella che sembra essere la nuova altura presa il 25 marzo scorso, 2,5 km all’interno dell’Arzakh, che domina i due strade sterrate restanti che portano alla strada principale dall’Artsakh all’Armenia nel Corridoio di Lachin.

British Petroleum (la multinazionale del petrolio e del gas britannico che è lo sponsor principale del peggior Stato della categoria genocida) ha tenuto un corso di formazione di 3 giorni per gli studenti universitari di RİİB ( ), l’organizzazione di “volontari” del governo azero responsabile della maggior parte degli “eco-attivisti” che stanno bloccando il Corridoio di Lachin e intrappolato 120.000 persone nell’Artsakh dal 12 dicembre 2022. È bello che si stiano uscendo fuori dal blocco in branco, per tornare più formati grazie a BP, il maggiore investitore straniero in Azerbajgian.

Gli “eco-attivisti” della RİİB-“Regional İnkişaf” İctimai Birliyi (Unione pubblica “Sviluppo regionale”), sempre presenti ben riconoscibili sul posto di blocco. Si tratta di un’organizzazione (formalmente non) governativa azerbajgiana, che comunque non ha niente a che fare con la protezione dell’ambiente. Fu fondata su iniziativa e opera nell’ambito della Fondazione Heydar Aliyev, presieduta dalla moglie del Presidente dell’Azerbajgian e Primo Vice Presidente, Mehriban Aliyeva. Quindi, gli “eco-attivisti” della RIIB lavorano per il governo dell’Azerbajgian. Lo scopo principale dichiarato della RİİB è «partecipare attivamente alla vita socio-economica, pubblica e culturale del Paese, alla costruzione della società civile, sostenere le misure attuate dallo Stato per lo sviluppo delle regioni, è implementare il controllo pubblico, esaminare i ricorsi e le proposte dei cittadini e dialogare con le istituzioni competenti e lavorare nella direzione della risoluzione di progetti in vari campi in cooperazione».

«”Regional İnkişaf” İctimai Birliyi (RİİB), un’organizzazione governativa dell’Azerbajgian, ha organizzato ieri a Shushi un evento per la “Giornata della Gioventù dell’Azerbajgian”. RİİB è stata fondata con l’aiuto della Fondazione Heydar Aliyev. Lo scopo principale dell’organizzazione, secondo il loro sito web, è partecipare alla vita socio-economica, sociale e culturale del Paese, aiutare a costruire la società civile e sostenere i programmi di sviluppo sponsorizzati dal governo nelle regioni. Gli studenti sono stati portati da Baku in autobus per continuare a bloccare il Corridoio di Lachin e hanno ricevuto sacchetti regalo e snack. Questo piccolo viaggio sul campo sembra essere stato organizzato per mostrare ai giovani Azeri come creare una crisi umanitaria e come intrappolare 120.000 Armeni nell’Artsakh. Che bella gita scolastica. Insegnare l’odio e l’ignoranza in così giovane età. Che bella organizzazione governativa e governo per consentire che azioni così ripugnanti vengano mostrate alla tua giovinezza. Che tipo di esempio stai dando per il futuro della tua nazione instillando l’odio dentro di loro?
Un corso di perfezionamento sulla pulizia etnica insegnato ai giovani non permetterà mai che questo conflitto si plachi. Come possiamo parlare di pace e di ripristinare le relazioni reciproche se l’Azerbajgian continua a diffondere l’armenofobia sponsorizzata dallo Stato in tutta la sua popolazione? Questo è solo un altro esempio di odio contro gli Armeni sponsorizzato dallo Stato che deve essere schiacciato prima che il seme continui a crescere. Credo che sia troppo tardi e trovare una soluzione ragionevole al conflitto azero-armeno sembra essere fuori portata se questo tipo di comportamento deve continuare per l’Azerbajgian, e sicuramente continuerà dato gli atti di Aliyev» (Varak Ghazarian – Medium, 1° febbraio 2023 – Nostra traduzione italiana dall’inglese).

Questo “eco-attivista” azero, Ibrahim Safarov – certamente non un semplice fante della RİİB – ha un bel curriculum. Lavora presso l’orribilmente Parco delle Trofei Militari armenofobo razzista a Baku ed è un “volontario” dell’organizzazione NON non-governativa RİİB, aiutando a intrappolare 120.000 persone nel Nagorno-Karabakh. «Mi chiedo, ti piace vedere i tuoi figli crescere con tanto odio? Nelle società normali è anormale. Questi bambini imparano a odiare le persone fin dall’infanzia. Sono futuri terroristi» (Liana Margaryan).

Il Servizio stampa del Ministero della Difesa della Repubblica di Artsakh informa che il 31 marzo le forze armate dell’Azerbajgian hanno violato il cessate il fuoco nelle direzioni est e sud-occidentali della linea di contatto utilizzando armi da fuoco e lanciagranate DZHN-7. Nel villaggio di Nakhijevanik, le forze armate dell’Azerbajgian hanno aperto il fuoco verso i civili che lavoravano nei campi. Da parte dell’Artsakh non ci sono vittime. La violazione del cessate il fuoco è stata segnalata al comando delle forze di mantenimento della pace russe. Dal 1* aprile alle ore 10.00 la situazione sulla linea di contatto è relativamente stabile.

Il Ministero della Salute della Repubblica di Artsakh comunica che causa del blocco da parte dell’Azerbajgian dell’unica strada che collega l’Artsakh con l’Armenia, 12 pazienti del Centro Medico Repubblicano della Repubblica dell’Artsakh con gravi malattie oncologiche e patologie che richiedono interventi chirurgici d’urgenza sono stati trasportati oggi, 1° aprile, presso un centro medico specializzato della Repubblica di Armenia con la mediazione e la scorta del Comitato Internazionale della Croce Rossa. 5 pazienti, che erano stati trasferiti in Armenia per cure mediche, sono tornati in Artsakh insieme ad un accompagnatore. Gli interventi chirurgici programmati continuano ad essere sospesi nei centri medici della Repubblica di Artsakh. 5 bambini rimangono nelle unità di terapia intensiva e neonatale del centro medico di Arevik. 9 pazienti rimangono nel reparto di terapia intensiva del Centro Medico Repubblicato, 5 dei quali in condizioni critiche. In totale 241 pazienti sono stati trasportati finora dall’Artsakh all’Armenia con la mediazione e la scorta del Comitato Internazionale della Croce Rossa.

Nasser Kanaani, il Capo del Centro per la diplomazia pubblica e Portavoce del Ministero degli Esteri della Repubblica Islamica dell’Iran:
«Il criminale regime sionista [Stato di Israele] non ha altro scopo che creare differenze e divisioni nella Ummah islamica avvicinandosi ai Paesi musulmani per realizzare le sue ambizioni di sviluppo. Consigliamo ai fratelli e alle sorelle musulmani in Azerbajgian di essere consapevoli delle reali intenzioni del nemico sionista» (31 marzo 2023).

«Abbiamo chiesto al governo dell’Azerbajgian di spiegare le parole del Ministro degli Esteri del regime sionista in merito all’accordo con l’Azerbajgian per “formare un fronte unito contro l’Iran” [QUI]. Il Portavoce del Ministero degli Esteri dell’Azerbajgian ha evitato di rispondere ed è passato a nuove accuse contro l’Iran. Il perdurare del silenzio non è un implicito sigillo di approvazione sulle dichiarazioni del partner strategico di Baku?» (1° aprile 2023).

«”O voi che aspettate la mia fine, | Il sole turco non è ghiaccio sotto il sole, | non si scioglie e non si trasforma in acqua, | Arisa, non Tabriz!”. Tabriz – un tempo capitale dell’intero #Azerbaigian fondata da Shah Ismail Khatai (1501-1524)».

Adesso il megalomane Aliyev, provocando ulteriormente Teheran, punta verso Tabriz, la più grande città dell’Iran nord-occidentale, con una popolazione di quasi 1.400.000 abitanti.

L’Azerbaigian continua la tortura degli ostaggi armeni
di Uzay Bulut [*]
Providence, 29 marzo 2023

(Nostra traduzione italiana dall’inglese)

La guerra azero-turca di 44 giorni contro il popolo armeno del Nagorno-Karabakh (Artsakh) avrebbe dovuto essere interrotta nel novembre 2020 da un accordo trilaterale di cessate il fuoco tra Armenia, Azerbajgian e Russia. Tuttavia, l’aggressione e le violazioni azere contro il popolo armeno non si sono placate.

Nel rifiutare sistematicamente di conformarsi al diritto internazionale, l’Azerbajgian ha continuato a violare i confini della Repubblica di Armenia uccidendo o prendendo in ostaggio soldati armeni. Il 22 marzo, il soldato armeno Arshak Sargsyan è stato ucciso dal fuoco dell’Azerbajgian vicino al villaggio di Yeraskh al confine tra Armenia e Azerbajgian (Nakhichevan).

L’Azerbajgian sta inoltre bloccando illegalmente l’unica via di accesso alla popolazione dell’Artsakh. Inoltre, continuano le torture e gli omicidi dei prigionieri di guerra armeni. Uno di questi ostaggi armeni è Vicken Euljekjian, un uomo armeno-libanese di 44 anni che è stato incarcerato dall’Azerbajgian dal novembre 2020.

Vicken e la sua amica, Maral Najarian, sono entrambi di etnia armena con doppia cittadinanza armena e libanese. Sono stati arrestati il 10 novembre 2020, vicino alla città armena di Shushi in Artsakh, attualmente occupata dall’Azerbajgian. Secondo quanto riferito, gli arresti sono avvenuti 10 ore dopo l’accordo di cessate il fuoco. Poco dopo, sono stati trasferiti insieme ad altri ostaggi armeni in una prigione a Baku, la capitale dell’Azerbajgian. Sebbene Maral sia stata rilasciata dopo quattro mesi, Vicken è stato condannato a 20 anni di reclusione a seguito di un processo farsa senza un’adeguata rappresentanza legale.

Attualmente, Vicken sta trascorrendo la sua pena in isolamento in una delle prigioni più terribili del mondo. Dato il rischio per la sua salute fisica e mentale, la sua famiglia è molto preoccupata. Secondo una notizia del 1° giugno 2021, Vicken è stata trasferita dalla prigione a un ospedale.

Vicken aveva lavorato come tassista prima della guerra. L’Azerbajgian lo ha accusato di “essere un terrorista e un mercenario, oltre ad essere entrato illegalmente in Azerbajgian”. Maral ha rischiato simili accuse prima di essere rilasciato e rimpatriato nel marzo 2021.

Vicken è stato giudicato colpevole dopo un breve processo che è stato denunciato dal governo armeno e dai gruppi per i diritti umani come una parodia della giustizia. Liparit Drmeyan, assistente del rappresentante dell’Armenia presso la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU), ha affermato che Vicken non aveva accesso ad avvocati da lui scelti. Due anni dopo il rilascio di Maral, il numero di prigionieri di guerra armeni detenuti in Azerbaigian rimane poco chiaro. Ciò che è chiaro, tuttavia, è che Vicken e altri prigionieri di guerra continuano a subire abusi da parte delle autorità azere.

Garo Ghazarian, avvocato e Presidente del “Center for Law and Justice – Tatoyan Foundation USA” che ha sede a Los Angeles, ha monitorato la situazione dei prigionieri di guerra armeni in Azerbajgian. Ghazarian ha detto a chi scrive che ci sono almeno 33 prigionieri nelle carceri azere. “Non c’è dubbio che l’Azerbajgian stia violando la Dichiarazione trilaterale del [9 novembre] 2020; il loro maltrattamento dei prigionieri di guerra armeni viola la Convenzione di Ginevra”, ha aggiunto. Chi scrive ha parlato con Linda Iman Ahmad Arous, la moglie di Vicken, che vive in Libano e sta aspettando con ansia il ritorno del marito.

Vicken e Linda hanno 2 figli: Serge (23) e Christine (20). Linda ha detto che suo marito possedeva un ristorante a Yerevan, la capitale dell’Armenia. Possedeva anche una casa a Shushi, una città storicamente armena nell’Artsakh che fu occupata dall’Azerbajgian durante la guerra azera di 44 giorni. Linda ha detto a chi scrive: “Il 10 novembre 2020, stava andando a Shushi con una nostra amica, Maral, che possiede anche una casa lì. È stato arrestato a un posto di blocco dall’esercito azero”.

Linda ha una comunicazione molto limitata con il marito detenuto: “Vicken mi chiama una volta al mese quando il Comitato Internazionale della Croce Rossa lo visita. Le autorità azere non ci permettono di parlare arabo, e questo ci rende difficile comunicare perché non parlo armeno. E Vicken non può parlare a suo agio al telefono. Tutto quello che mi dice è ‘tirami fuori di qui in fretta, non ce la faccio più’. Vedo solo un suo video di 50 secondi. Sembra così diverso, stanco e spaventato. Non so nulla della sua salute attuale, ma soffre di problemi cardiaci e di un’ernia del disco alla colonna vertebrale. Maral, che era detenuto con lui, mi ha detto che è stato torturato per dire che stava ricevendo denaro [dall’Armenia], e hanno costretto Maral a testimoniare su di lui sotto pressione per dire che è un sospetto terrorista. Ho una confessione legale completa che Maral ha fatto qui in Libano”.

Linda ha condiviso con chi scrive il documento legale che include un riassunto di un’intervista a un testimone che Sheila Paylan, avvocato internazionale per i diritti umani ed ex consulente legale delle Nazioni Unite, che ha realizzato con Maral il 18 giugno 2021. Nell’intervista, Maral ha affermato che quando lei e Vicken sono state arrestate dalle forze azere, hanno preso i loro telefoni, portafogli, passaporti, carte d’identità e tutto ciò che avevano. Hanno battuto anche Vicken: “Siamo stati poi separati e nei primi otto giorni della nostra detenzione sono stato interrogato due volte… ho visto Vicken tre volte. L’ultimo giorno che ho visto Vicken è stato il 18 novembre, il mio compleanno. Lo hanno chiamato, ci siamo seduti insieme per un po’, quindici minuti, e il giorno dopo ci hanno mandato in prigione. Non l’ho più visto. Durante il mio terzo interrogatorio, che deve essere stato nel febbraio 2021, l’interrogatore mi ha detto che ‘Vicken ha confessato tutto e ha detto che era andato a combattere per soldi come mercenario, e se non confessi la stessa cosa, allora sarai colpevole e accusato quanto Vicken’”.

Nella testimonianza resa in Libano, Maral ha affermato di essere stata costretta a dire che Vicken era “un mercenario ed era stato assunto per combattere per l’Armenia per 2500 dollari”. L’hanno registrata mentre diceva questo, e ogni volta che diceva qualcosa che disapprovavano, interrompevano la registrazione e le facevano dire esattamente le cose che era costretta a dire.

“Questo è andato avanti per ore”, ha detto Maral. “Ho chiesto loro ‘perché lo stai facendo?’ e loro dissero ‘vogliamo che il nastro in cui parli sia uniforme e non tagliato, perché non ci siano interruzioni’. Poi mi hanno costretto a firmare una dichiarazione secondo cui tutto quello che ho detto nel video era vero e che ho detto interamente quello che volevo dire liberamente. Ma quello che ho detto nel video, che hanno usato contro Vicken nel suo processo, non era proprio vero. Ho detto solo quello che volevano che dicessi perché sentivo di non avere altra scelta. Ero terrorizzato, solo e impotente. Mi sono sentito intimidito. Dovevo assolutamente fare quello che mi dicevano di fare. Le poche volte che cercavo di spiegare o testimoniare come volevo, gridavano ‘no! Questo è il modo in cui devi dirlo!’ Così ho fatto. Né Vicken né io eravamo terroristi. Stanno dicendo che è un terrorista, un assassino, un criminale, ma non è affatto nessuna di queste cose. Non merita di essere punito così. Per favore, aiutalo”.

Il gruppo umanitario armeno britannico, che ha avviato una petizione online per aiutare a liberare i prigionieri di guerra armeni, riferisce: “L’Azerbajgian continua a detenere illegalmente ostaggi civili armeni e prigionieri di guerra catturati durante la guerra di 44 giorni, in grave violazione della Terza Convenzione di Ginevra sul trattamento dei prigionieri di guerra. Altri ostaggi sono stati presi nel 2021 e nel 2022 dopo le aggressioni militari al territorio sovrano della Repubblica di Armenia. L’Azerbajgian afferma che ci sono solo 33 prigionieri armeni, ma gli avvocati per i diritti umani che lavorano con le famiglie dei prigionieri ritengono che il numero sia vicino a 118 a meno che tutti gli altri ostaggi armeni non siano stati assassinati in cattività. Nell’estate del 2021, 68 di quegli ostaggi sono stati condannati illegalmente a lunghe detenzioni con false accuse e senza accesso a un’equa rappresentanza legale. Nel maggio 2021, altri due prigionieri di guerra armeni – Ishkhan Sargsyan e Vladimir Rafaelyan – sono stati catturati dalle forze azere vicino al lago di Sevan in seguito all’aggressione azera alla Repubblica di Armenia. Un anno fa, nel marzo 2022, questi due giovani militari, Ishkhan e Vladimir, sono stati condannati a 19 e 18 anni di reclusione dai tribunali di Baku. Nel frattempo, nel corso del 2021 e del 2022, la metà degli ostaggi armeni condannati durante i processi fittizi di Baku, sono stati restituiti in Armenia a seguito di interventi di alto livello di Stati Uniti, Francia e Unione Europea”.

Gli ostaggi armeni detenuti illegalmente dall’Azerbajgian vengono maltrattati e persino torturati dall’Azerbajgian mentre il “mondo civilizzato” rimane in silenzio, osservando pigramente mentre forniscono all’Azerbaigian ulteriori aiuti militari e stabiliscono nuovi accordi petroliferi e accordi commerciali. Nel frattempo, Linda ei suoi figli stanno contando i giorni prima di ricongiungersi con Vicken.

“Amo Vicken con tutto il mio cuore”, ha detto Linda. “Non rimarrò in silenzio finché non tornerà a casa. Il mondo ha dimenticato questi prigionieri negli ultimi tre anni. Le prigioni di Baku sono notoriamente luoghi di tormento per gli Armeni. Sento le urla di Vicken da quando Maral mi ha detto quello che ha visto. Maral ha detto che l’ultima volta che ha visto Vicken a Baku, le sue mani erano deformate e le ossa delle sue mani erano visibili. Questo mostra come è stato torturato. Io e tutta la nostra famiglia aspettiamo ogni giorno la notizia del suo ritorno. Ogni giorno lo vedo nei miei sogni entrare dalla porta di casa nostra”.

[*] Uzay Bulut è una giornalista turca attualmente residente in Israele.

Indice – #ArtsakhBlockade [QUI]

Centodecimo giorno del #ArtsakhBlockade. “Integrazione” dell’Artsakh in Azerbajgian = Genocidio. Il mondo deve agire adesso finché non è troppo tardi (Korazym 31.03.23)

[Korazym.org/Blog dell’Editore, 31.03.2023 – Vik van Brantegem] – L’Azerbajgian  continuerà con la violazione sistematica dei diritti umani, l’invasione e i pogrom, finché la Commissione Europea (e la comunità internazionale) sostiene questo Stato terrorista, a favore del gas azero in parte riciclato russo, mentre Ursula von der Leyen pretende di raggiungere emissioni nette zero di gas serra, allo scopo di contenere il riscaldamento climatico. Una barzelletta.

Il Presidente del Consiglio regionale dell’Alvernia-Rodano-Alpi, Laurent Wauquiez, in visita in Armenia, ha chiesto misure pratiche per non permettere che vengano trascurate le violazioni del diritto internazionale dell’Azerbajgian in Armenia, Artsakh e nel Corridoio di Lachin. Oggi 31 marzo 2023 ha incontrato a Yerevan il Ministro degli Esteri della Repubblica di Artsakh, Sergey Ghazaryan. Parlando in una conferenza stampa congiunta, Wauquiez si è descritto come un amico di lunga data dell’Armenia e dell’Artsakh e ha detto di essere scioccato dalla situazione attuale: «Nel 2019 ci siamo incontrati con i rappresentanti dell’Artsakh e abbiamo firmato un accordo di cooperazione tra la mia regione e l’Artsakh. Avevamo adottato una posizione politica nella mia regione per confermare il diritto all’indipendenza dell’Artsakh, il che ha portato a gravi pressioni da parte delle organizzazioni terroristiche pan-turche contro di me e la mia famiglia. Perché sono qui oggi? Perché so bene che tutta l’attenzione internazionale è sull’Ucraina e che in tutto questo c’è il serio pericolo che l’Armenia e l’Artsakh vengano dimenticati. Sono qui per dire che non ti stiamo dimenticando, non sei solo e non dovremmo permettere che le violazioni del diritto internazionale in Armenia, Artsakh e Corridoio di Lachin passino inosservate in silenzio».

Il Presidente del Consiglio regionale dell’Alvernia-Rodano-Alpi ha visitato l’ingresso del Corridoio di Lachin bloccato per mostrare ai suoi connazionali le violazioni del diritto internazionale, che 120.000 persone dall’altra parte sono private dei diritti umani fondamentali: «Ero con il governatore di Syunik nel momento in cui è stato informato che il giorno prima era avvenuta un’avanzata dove ci trovavamo in quel momento [il villaggio di Tegh]. Ho assistito e posso testimoniare sulla violazione del diritto internazionale. Ho anche visto le bandiere azere issate sulle alture situate nelle terre armene. E ho avuto la possibilità di parlare con gli sfollati dell’Artsakh, le cui parole sono state profondamente toccanti. Come politico, è mio dovere agire ed essere in grado di aiutarti».

Wauquiez ha affermato di voler organizzare un convoglio umanitario insieme alle organizzazioni che rappresentano la comunità armena di Francia e cercare di fornire aiuti umanitari all’Artsakh: «Il convoglio sarà organizzato con il sostegno della nostra regione e porterà la bandiera della nostra regione. Si avvicinerà al Corridoio di Lachin e chiederemo il passaggio per l’Artsakh. O il convoglio passerà e avremo un barlume di speranza, oppure il convoglio sarà bloccato e ci darà l’opportunità di presentare la questione davanti alle organizzazioni internazionali ed europee, che ancora una volta si sta violando il diritto internazionale e che le azioni deve essere asssunte».

Il Ministero della Difesa dell’Azerbajgian ha aggiunto una serie di foto in prima pagina del proprio sito, annacquando le tante foto dei Presidenti Aliyev e Erdogan postate dopo la guerra del Nagorno-Karabakh del 2020. Ora foto di commando nei nuovi territori occupati, equipaggiamento militare in parata a Baku e altre (Fonte: Nagorno Karabakh Observer).

Il Presidente della Repubblica di Artsakh ha convocato una sessione straordinaria del Consiglio di Sicurezza per discutere questioni relative alla difesa e alla sicurezza sotto l’attuale blocco del Corridoio di Berdzor (Lachin) e il recente aumento delle violazioni del cessate il fuoco lungo la linea di contatto con l’Azerbajgian.

Echi delle montagne: anime dell’Artsakh

«(…) A parte qualsiasi lavoro che svolgiamo qui in Artsakh, siamo anche tutti soldati. Che sia un uomo o una donna, non importa; tutto ciò che conta è lavorare insieme per vivere su questa terra. (…) Il mio più grande desiderio in questo mondo è la pace perché è una vergogna per la gente dell’Artsakh vivere così. Dopotutto, dovrebbero essere in grado di raggiungere i loro obiettivi. Le persone che vivono sotto la costante minaccia della guerra sono costantemente stressate psicologicamente. Se c’è la pace, tutto il resto è gestibile, anche se è difficile. Se le persone sanno che ci sarà la pace, si porranno obiettivi diversi. Se ci fosse la pace, potremmo mettere la nostra forza altrove nell’economia. Viviamo in tempi incerti e non siamo sicuri di cosa porterà il domani. Nessuno sa quando scoppierà la guerra. Nell’aprile 2016, mentre tre bambini stavano andando a scuola, un esplosivo ha colpito nelle vicinanze; un bambino è morto e gli altri due sono rimasti feriti. Personalmente, la guerra non si è mai fermata e non c’è pace. L’uomo deve sempre aiutare coloro che lo circondano, essere un uomo buono e aiutare tutti indipendentemente da chi sia l’altra persona. Devi cercare di non essere indifferente agli altri perché l’indifferenza a volte permette al male di crescere» (Leonard Tonyan, Preside della scuola di Chartar, provincia di Martuni dell’Artsakh, 6 aprile 2018 – Citato da Varak Ghazarian).

Il Ministero della Difesa della Repubblica di Azerbajgian ha definito “diffamatoria e ridicola” la recente affermazione del comandante delle forze di terra dell’esercito iraniano, il Generale di Brigata Kioumars Heydari, sulla presenza di “elementi del regime sionista e terroristi siriani” [vale a dire dell’Israele e mercenari jihadisti siriani] nel territorio della Repubblica di Azerbajgian durante la guerra del Nagorno-Karabakh del 2020. La dichiarazione del Ministero della Difesa della Repubblica di Azerbajgian: «L’Iran non ha alcuna prova valida di questi elementi dalla regione e un’altra questione è il cambiamento dei confini geopolitici». Una questione che la Repubblica di Azerbajgian ha respinto con forza già in passato, chiedendo prove all’Iran. La Repubblica di Azerbajgian ha anche dichiarato molte volte che non ci sono basi militari straniere nel suo territorio. La dichiarazione del Ministero della Difesa dell’Azerbajgian ha proseguito affermando che «per tre decenni, quando una parte del territorio del Paese era occupata dall’Armenia e più di 130 chilometri dei confini dell’Iran e dell’Azerbajgian erano sotto il controllo dell’Armenia, la Repubblica islamica non solo non si è opposto al cambio di confini, ma al contrario, la fratellanza iraniano-armena si rafforzò durante questo periodo. Oggi non è un segreto per nessuno che l’Armenia abbia due principali alleati nel mondo, uno dei quali è la Francia e il secondo è l’Iran. La Repubblica di Azerbajgian sostiene l’integrità territoriale di tutti i Paesi e non interferisce negli affari interni degli Stati. In risposta all’accusa secondo cui l’Azerbajgian avrebbe utilizzato i terroristi dell’ISIS nella guerra patriottica di 44 giorni, vi informiamo che il glorioso esercito dell’Azerbajgian ha liberato da solo le nostre terre dall’occupazione e ha scritto una cronaca trionfante. Questa affermazione non è altro che un’assurda accusa e calunnia. È ironico e risibile che questa accusa sia stata mossa da un alto ufficiale militare di uno Stato che sostiene il terrorismo e il cui nome è noto per aver commesso atti terroristici in diversi Paesi del mondo».

I rapporti tra l’Iran e l’Azerbajgian sono stati estremamente tesi negli ultimi mesi, soprattutto dopo l’attacco armato all’Ambasciata azera a Teheran. Attualmente le relazioni Iran-Azerbajgian sono al punto più basso dai loro 30 anni di storia diplomatica, al punto che ciascuno accusa l’altro di sostenere attività terroristiche. Ciò può avere un importante effetto geopolitico nel Caucaso meridionale. Inoltre, c’è ulteriore tensione in arrivo tra l’Azerbajgian e l’Iran. Il Ministero degli Esteri dell’Azerbajgian: «Oggi, la fratellanza di Iran e Armenia rimane una minaccia per l’intera regione». «Negli ultimi 30 anni, l’Iran ha, infatti, con il suo tacito consenso, chiuso un occhio sull’occupazione armena dei territori azeri negli ultimi 30 anni». «Queste minacce dell’Iran non intimidiranno mai l’Azerbaigian».

Il Ministero degli Esteri di Israele ha reso nota gli argomenti discussi tra il Primo Ministro israeliano, Benjamin Netanyahu e il Ministro degli Esteri azero, Jehun Bayramov, tra cui «la minaccia che l’Iran rappresenta per la stabilità regionale».

Il Ministro degli Esteri di Israele, Eli Cohen, dopo l’incontro con il Ministro degli Esteri azero, Jehun Bayramov, ha dichiarato: «L’apertura dell’Ambasciata azera in Israele è un’ulteriore prova del rafforzamento delle relazioni tra i nostri Paesi. L’Azerbaigian è un Paese musulmano e la sua posizione strategica rende il rapporto tra di noi di grande importanza e grande potenziale. Il Ministro degli Esteri Bayramov e io abbiamo concordato di formare un fronte unito contro l’Iran e di rafforzare la cooperazione bilaterale nei settori dell’economia, della sicurezza, dell’energia e dell’innovazione».

«Con grande dolore e dispiacere, ho ricordato e onorato la memoria delle vittime dell’Olocausto, il più grave crimine contro l’umanità, a Yad Vashem a margine della mia visita ufficiale in Israele. Contro il genocidio, i crimini contro l’umanità, l’intolleranza, il razzismo e la xenofobia» (Jeyhun Bayramov, Ministro degli Esteri dell’Azerbajgian).

Il livello di ipocrisia qui è così alto da fa stare male. Quest’agenda politica dell’Azerbajgian riguarda il razzismo, la xenofobia, la pulizia etnica, i crimini e l’intolleranza contro gli Armeni, in particolare gli Armeni dell’Artsakh, le minoranze etniche in Azerbajgian, i cittadini azeri che sono contrari al regime autocrate xenofoba criminale genocida della dinastia Aliyev.

«Non c’è una vera opposizione in Azerbajgian. Solo 3-4 persone… Anche quelli che hanno effettivamente trascorso del tempo in prigione, fanno il tifo con tutto il cuore per il genocidio #ArtsakhBlockade del loro regime e la pulizia etnica degli Armeni. È incredibile. Una società con zero senso di empatia» (Nara Matini).

E fa stare male ancora di più, è prendere atto del fatto che è lo Stato di Israele che sostiene questo. Dai Turchi non si aspetta altro, ma dagli Ebrei!

Subito dopo che le forze armate azere sono avanzate di 100-300 metri nel villaggio di Tegh nella regione di Syunik di Armenia e hanno aperto il fuoco sui civili nel Nagorno-Karabakh, il Ministro degli Esteri dell’Azerbajgian, Jeyhun Bayramov, in visita ufficiale in Palestina dichiara in una conferenza stampa con il Ministro degli Esteri della Palestina, Riyad Al-Maliki: «Ringraziamo la Palestina per il suo sostegno all’integrità territoriale e alla sovranità del nostro Paese durante il periodo di 30 anni di occupazione militare dei territori azeri. Azerbajgian sta lavorando alla normalizzazione nel periodo post-conflitto, mentre l’Armenia minaccia le intenzioni di pace con la sua retorica aggressiva». Bayramov ha affermato che non c’è alternativa alla normalizzazione e dovrebbe basarsi sul riconoscimento reciproco dei confini internazionali e dell’integrità territoriale.

Ieri 30 marzo 2023, a Baku si è nuovamente protestato contro il governo dell’autocrate Aliyev. La polizia azera ha attaccato i partecipanti alla protesta e diversi manifestanti sono state arrestate e picchiati dalla polizia. I partecipanti hanno chiesto la libertà per i prigionieri politici e le dimissioni di Aliyev. La dinastia Aliyev è al potere da 30 anni. La moglie di Aliyev è il Vicepresidente. I diritti umani vengono violati in Azerbaigian, ci sono prigionieri politici, i cittadini del Paese del petrolio e del gas hanno fame e sete.

«Il 31 marzo è la Giornata del genocidio azero. I massacri perpetrati dagli Armeni nel 1918-20 a Baku, Guba, Chamakhy così come a Shusha e in altre regioni causarono lo sterminio di 100.000 Azeri e l’espulsione di oltre 1 milione di Azeri dalle loro terre natali» (Leyla Abdullayeva, Ambasciatore dell’Azerbajgian in Francia).

Essere carnefici non è sufficiente per i tirapiedi dell’autocrazia della dinastia Aliyev in Azerbajgian. Si appropriano pure attraverso la menzogna della sofferenza che hanno imposto alle loro vittime e gli attenti lettori che ci seguono lo sanno da tempo. Sempre più ignominiosi.

I militari azeri fanno la guardia al posto di blocco del Corridoio di Lachin, l’unico collegamento terrestre del Nagorno-Karabakh con l’Armenia (Foto di Tofik Babayev/AFP).

Abbiamo lo strumento giusto per fare pressione sull’Azerbaigian sul Nagorno-Karabakh | Opinione
di Sam Brownback e Peter Burns [*]
Newsweek, 30 marzo 2023

(Nostra traduzione italiana dall’inglese)

Dalla guerra del 2020 per il Nagorno-Karabakh, è diventato evidente che l’Azerbajgian è deciso a riconquistare la regione, chiamata anche Artsakh, anche a rischio di sfollare i 120.000 Armeni di etnia indigena che vi abitano.

L’Armenia e l’Azerbajgian si trovano in una posizione strategica all’incrocio tra Iran e Russia, quindi è nell’interesse della sicurezza nazionale degli Stati Uniti garantire una soluzione soddisfacente a questo conflitto. È anche in linea con il nostro impegno nazionale per la promozione della libertà religiosa garantire che le minoranze religiose in pericolo ricevano protezione.

Per fortuna, gli Stati Uniti hanno forti relazioni sia con l’Armenia che con l’Azerbajgian e abbiamo uno strumento nella rinuncia alla Sezione 907 per fare pressione sull’Azerbajgian affinché interrompa il suo comportamento aggressivo. Questo consente al Presidente di rinunciare a una legge che blocca gli aiuti statunitensi all’Azerbajgian. Ciò offre anche l’opportunità di invitare l’Armenia a rivalutare le sue relazioni con la Russia e l’Iran.

L’Azerbajgian basa la sua rivendicazione sul Karabakh sui confini tracciati dal dittatore Josef Stalin nei primi giorni dell’Unione Sovietica. In generale, la comunità internazionale non ha confutato tale affermazione, sebbene ci siano ragioni per pensare che Stalin abbia collocato questa enclave di montagna armena all’interno dell’Azerbajgian per indebolire entrambi gli Stati e tenerli legati all’Unione Sovietica. Dopo il crollo dell’URSS, l’Armenia e l’Azerbajgian hanno combattuto per il Karabakh e l’Armenia ha ottenuto una vittoria limitata, in quello che alla fine è diventato un conflitto congelato. L’Azerbajgian non ha fatto mistero di voler riprendere il controllo dell’area, aumentando negli ultimi anni la pressione sugli abitanti.

L’attuale blocco azerbajgiano del Corridoio di Lachin, l’unica strada per il commercio dentro e fuori il Karabakh, ha creato difficoltà insopportabili per gli Armeni etnici che vi abitano. Il cibo e le medicine stanno finendo e le interruzioni nel flusso di gas naturale sono state attribuite all’Azerbajgian. Per ospedali e anziani la situazione è critica.

La pulizia degli Armeni etnici dall’Azerbajgian non è senza precedenti. In vista della prima guerra del Nagorno-Karabakh, gli Armeni furono cacciati dal resto dell’Azerbajgian, con un’analoga eradicazione degli Azeri dall’Armenia avvenuta nello stesso momento.

Alla pressione sull’attuale blocco, la risposta delle autorità azere è di eludere la responsabilità, incolpando i manifestanti ambientalisti organizzati organicamente e le forze di mantenimento della pace russe per la chiusura della strada. Queste scuse non sono molto convincenti in quanto il governo ha ordinato agli Azeri di non entrare nei territori contesi senza aver ottenuto un permesso per farlo. Alcuni trasgressori sono stati arrestati. Le proteste sembrano arrivare con l’approvazione del governo e con i manifestanti che arrivano su autobus charter.

L’Azerbaigian ha anche firmato un importante trattato con la Russia alla vigilia dell’invasione russa dell’Ucraina. Il Presidente Ilham Aliyev l’ha definita una piena alleanza tra i due Paesi. Spostare la responsabilità non lo taglierà.

Il Dipartimento di Stato americano e la Corte Internazionale di Giustizia hanno entrambi riconosciuto la responsabilità dell’Azerbajgian per il blocco, invitandoli a risolvere la crisi. Anche così, l’Azerbajgian si rifiuta di farlo, mostrando fiducia che gli Stati Uniti non li riterranno responsabili. Dovremmo vedere il loro bluff.

Gli Stati Uniti hanno un’importante relazione strategica con l’Azerbajgian, sbocciata durante la Guerra al Terrorismo. Nel 2002, il Congresso ha concesso al Presidente degli Stati Uniti il diritto di rinunciare a una legge approvata nel 1992 che limita la maggior parte dei tipi di aiuti all’Azerbajgian (l’allora senatore Sam Brownback ha sponsorizzato l’emendamento per fornire al Presidente questa autorità di rinuncia). Da allora, i Presidenti hanno costantemente applicato questa deroga e fornito un’ampia gamma di aiuti militari all’Azerbajgian. L’Aliyev è stato un partner chiave nel contenere le ambizioni iraniane e questo non dovrebbe essere ignorato, ma il valore del rapporto con l’Azerbajgian non dà loro la licenza di strangolare impunemente un gruppo di minoranza etnico-religiosa.

Invece, la nostra stretta relazione dà agli Stati Uniti il diritto di chiamarli a rendere conto delle loro azioni.

Il Presidente dovrebbe agire immediatamente per revocare la deroga della Sezione 907 che ha esteso e sospendere qualsiasi aiuto fino a quando l’Azerbajgian non dimostrerà che lavorerà con mezzi pacifici per risolvere il conflitto.

La revoca della deroga della Sezione 907 invierebbe anche un forte messaggio al Dipartimento di Stato che la Casa Bianca e il Congresso si affidano a loro per soddisfare in modo efficace e accurato i loro obblighi di segnalazione statutari. Un rapporto del Government Accountability Office ha rilevato che il Dipartimento di Stato era tristemente inadempiente con una disposizione dell’emendamento della Sezione 907 che richiedeva loro di fornire informazioni sull’eventuale impatto degli aiuti statunitensi sull’equilibrio del potere militare tra Armenia e Azerbajgian.

Non dovremmo perdere questa occasione per invitare anche l’Armenia a riconsiderare le sue amicizie regionali con la Russia e l’Iran. Mentre ci sono poche buone opzioni disponibili per una piccola nazione senza sbocco sul mare come l’Armenia, cercare protezione in Russia e Iran è invitare la volpe a proteggere il pollaio. Se l’Armenia vuole sopravvivere in questo difficile quartiere, deve cercare di espandere la propria rete di alleanze e partenariati.

Gli Stati Uniti sono ben posizionati per essere un arbitro in questo conflitto, ponendo fine a un’urgente crisi umanitaria e sostenendo il nostro impegno per la protezione delle minoranze religiose, ma per farlo dovremo dimostrare a Baku che facciamo sul serio. Revocare la deroga della Sezione 907 è il modo migliore per farlo.

[*] Sam Brownback è l’ex Ambasciatore degli Stati Uniti per la libertà religiosa internazionale e co-Presidente del vertice dell’International Religious Freedom Summit. Peter Burns è Direttore esecutivo dell’International Religious Freedom Summit.

Indice – #ArtsakhBlockade [QUI]

Strade alternative e tangenziali nel Corridoio di Lachin. Semplificare un quadro complicato ()Korazym 31.03.23)

[Korazym.org/Blog dell’Editore, 31.03.2023 – Vik van Brantegem] – Il Servizio di Sicurezza Nazionale dell’Armenia ha dichiarato, che le forze armate dell’Azerbajgian si trovano a 100-300 metri all’interno del confine del confine dell’Armenia in 5 aree vicino alla nuova strada del Corridoio di Lachin che porta all’Artsakh, come abbiamo riferito ieri [QUI]. De seguito i dettagli nella dichiarazione in sette punti:

Dichiarazione del Servizio di Sicurezza Nazionale dell’Armenia, 30 marzo 2023

1. Secondo gli accordi raggiunti ad agosto 2022, a partire dal 1° aprile [2023], il Corridoio di Lachin che collega il Nagorno-Karabakh all’Armenia dovrebbe terminare al ponte Kornidzor [villaggio], che attraverserà il percorso Kornidzor-Tegh, nel territorio della Repubblica di Armenia.
2. Dopo l’agosto 2022, un tratto stradale che collega il Corridoio di Lachin all’Armenia attraverserà il territorio dell’Azerbajgian dopo il ponte Kornidzor. è passata nuovamente attraverso il territorio dell’Azerbaigian dopo il ponte Kornidzor. Quella parte della strada per tutta la sua lunghezza e il territorio adiacente era controllata dalle forze di mantenimento della pace russe.
3. Secondo i precedenti accordi tra l’Armenia e l’Azerbajgian, le guardie di frontiera dei due Paesi dovevano essere schierate su entrambi i lati del confine lungo il suddetto tratto negli ultimi giorni di marzo [2023].
4. Durante il dispiegamento [delle guardie di frontiera] c’erano differenze nell’interpretazione della mappa. In alcune zone, la parte azera ha iniziato a schierarsi e ad eseguire lavori di fortificazione senza attendere che le divergenze fossero appianate.
5. Secondo i calcoli dalla parte armena, ci sono cinque aree in cui la parte azera si trova [ora] da 100 a 300 metri all’interno del confine [armeno]. È stato raggiunto un accordo che i cartografi di entrambe le parti [lavorano insieme] per correggere [sic] la situazione.
6. L’approccio della parte armena [alla questione] segue una logica di non consentire un’escalation [della situazione].
7. L’Esercito della Repubblica di Armenia non aveva postazioni nelle aree in questione, in quanto le postazioni non si trovano sulla linea di confine, ma su alture vicine. La protezione della stessa linea di confine dovrebbe essere trasferita alle guardie di frontiera secondo il suddetto accordo.

Riportiamo di seguito, nella nostra traduzione italiana, un articolo a firma di Tigran Grigoryan, pubblicato ieri 30 marzo 2023 su Civilnet.am [QUI], sulle ultime azioni dell’Azerbajgian nel Corridoio di Berdzor (Lachin), spiegando la differenza tra tutte le strade alternative e temporanee all’interno/vicino al Corridoio.

* * *

Il 30 marzo, il Ministero della Difesa dell’Azerbajgian ha rilasciato una dichiarazione affermando che il controllo è stato stabilito su diverse altezze vicino al Corridoio di Lachin. In particolare, è menzionato nel messaggio: “In connessione con il funzionamento della nuova strada di Lachin, sono state prese sotto controllo diverse altezze dominanti, strade principali e ausiliarie, nonché l’ampia area di confine tra i villaggi di Jaghazur e Zabukh della regione di Lachin”.

Ore dopo questo messaggio del Ministero della Difesa dell’Azerbajgian, anche il Ministero degli Interni dell’Artsakh ha rilasciato una dichiarazione, che ha confermato il messaggio emesso dalla parte azera e ha rilevato che la strada che collega i villaggi di Aghavno, nella regione di Lachin e Tegh, nella regione di Syunik è stata presa sotto il controllo delle forze armate azere. Il messaggio affermava anche che la strada Tegh-Kornidzor in costruzione nel territorio dell’Armenia, che dovrebbe collegarsi con il nuovo tracciato del Corridoio di Lachin, è percorribile e può essere utilizzata per il trasporto umanitario verso l’Artsakh. Anche il Primo Ministro della Repubblica di Armenia, Nikol Pashinyan, ha confermato queste informazioni durante la sessione del governo.

Dopo la fine della seconda guerra del Karabakh, gli sviluppi attorno al Corridoio di Lachin molto spesso causano confusione nell’opinione pubblica armena. Negli ultimi anni sono state utilizzate diverse strade nuove, alternative e temporanee all’interno e intorno al Corridoio di Lachin. Anche per la maggior parte della comunità giornalistica è spesso difficile capire la differenza tra tutti questi percorsi e individuarli.

Per semplificare questo quadro complicato, è necessario presentare lo sfondo dell’emergere di queste strade e usare termini chiari e distinti quando si parla di esse.

Come è noto, dopo la fine della seconda guerra del Karabakh, fu raggiunto un accordo tra Baku, Yerevan e Stepanakert per costruire un nuovo tracciato del Corridoio di Lachin, che aggirerebbe la città di Lachin/Berdzor. L’Azerbaigian voleva prendere il controllo di Lachin il prima possibile e la costruzione di un nuovo percorso del Corridoio di Lachin era una delle priorità principali per Baku.

A seguito di mesi di negoziati, è stato anche deciso dove passerà il nuovo percorso del corridoio che aggira la città di Lachin: Kornidzor-Hin Shen-Mets Shen-Lisagor-Shushi-Stepanakert.L’Azerbajgian ha intrapreso la costruzione di questa sezione (la parte situata in Artsakh). Inizialmente era previsto anche che il nuovo percorso aggirasse la città di Shushi (la parte ora bloccata dagli “eco-attivisti” azeri) e, passando per l’insediamento di Ghaibalishen, entrasse a Stepanakert. Tuttavia, la parte azera, che in precedenza si era anche assunta l’obbligo di costruire quella sezione, si è successivamente rifiutata di adempiere.

Anche le parti armene non hanno pensato alla costruzione della strada Zarislu-Ghaibalishen-Stepanakert che aggira Shushi.

L’Azerbajgian ha iniziato la costruzione del nuovo percorso del Corridoio di Lachin all’inizio del 2022. L’aspettativa dell’Azerbajgian era che l’Armenia iniziasse contemporaneamente la costruzione della strada Tegh-Kornidzor nel suo territorio, che dovrebbe collegarsi al nuovo tracciato del Corridoio di Lachin. Alla fine di luglio 2022, l’Azerbajgian ha completato la costruzione di una nuova rotta nel territorio dell’Artsakh. A quel tempo, l’Armenia non aveva ancora avviato la costruzione del tratto Tegh-Kornidzor e lo giustificò con il fatto che secondo l’annuncio sul cessate il fuoco del 9 novembre 2020, il nuovo tracciato del Corridoio Lachin doveva essere deciso entro tre anni (a proposito, come sapete, nella dichiarazione del 9 novembre si menziona che il nuovo percorso dovrebbe aggirare la città di Shushi, ma non ha senso aggirare la città di Lachin).

Baku ha definito questa posizione di Yerevan una provocazione. Le autorità azere hanno annunciato che l’Armenia non vuole consegnare gli insediamenti di Lachin (Berdzor), Zabukh (Aghavno) e Sus e sta semplicemente perdendo tempo, nonostante il fatto che le autorità armene avessero dichiarato pubblicamente più volte che questi insediamenti sarebbero stati trasferito all’Azerbajgian dopo la costruzione del nuovo percorso del Corridoio di Lachin.

Con queste giustificazioni, l’Azerbajgian ha iniziato l’escalation dell’agosto 2022. Il 1° agosto, l’esercito azero ha preso il controllo della collina di Saribaba vicino al Corridoio di Lachin (vicino alla comunità di Echtsahogh) e ha chiesto alla parte armena di liberare il vecchio percorso del corridoio di Lachin, consegnando loro Lachin, Zabukh e Sus.

Il 3 agosto l’Armenia ha iniziato la costruzione della sezione Tegh-Kornidzor, che doveva essere completata nella primavera del 2023. Allo stesso tempo, attraverso la mediazione delle forze di mantenimento della pace russe, è stato raggiunto un accordo per trasferire il controllo degli insediamenti di Lachin, Zabukh e Sus all’Azerbajgian entro il 25 agosto, nonché per aprire prima una strada temporanea di 4,5 chilometri, che collegherà il nuovo tracciato del Corridoio di Lachin con il villaggio di Tegh in Syunik Marz all’Azerbajgian dopo il trasferimento. Quella strada temporanea doveva essere utilizzata fino alla costruzione del tratto stradale Tegh-Kornidzor da parte dell’Armenia, dopodiché sarebbe dovuta passare sotto il controllo dell’Azerbajgian.

Il 30 marzo 2023, quella strada temporanea di 4,5 chilometri è stata presa sotto controllo dalle forze armate azere. Come ha affermato il primo ministro Pashinyan durante la sessione di governo, secondo l’accordo, la strada Tegh-Kornidzor dovrebbe essere operativa dal 1° aprile di quest’anno. In altre parole, la parte azera ha stabilito il controllo della strada provvisoria, che comunque, secondo l’accordo esistente, sarebbe dovuta passare sotto il suo controllo dopo due giorni.

Tutto questo, ovviamente, è stato fatto per il consumo domestico. Aliyev vuole mostrare al pubblico azero un’immagine dei nuovi successi e risultati in Karabakh. D’altra parte, Baku continua a parlare con Yerevan e Stepanakert nel linguaggio dell’uso della forza e della minaccia dell’uso della forza. L’operazione del 30 marzo dell’esercito azero mirava a replicare l’escalation dell’agosto 2022, dimostrando che Baku sta costringendo Yerevan ad adempiere ai suoi obblighi.

Prima di allora, il 25 marzo, l’esercito azero aveva stabilito il controllo di un’importante collina vicino alla strada Ghaibalishen-Lisagor e aveva effettivamente preso sotto controllo di fuoco quella strada sterrata, che era stata parzialmente utilizzata per portare aiuti umanitari all’Artsakh dopo l’inizio del blocco di Artsakh vicino a Shushi, al fine di mantenere i contatti con i villaggi della valle di Berdzor della regione. Questa azione mirava a inasprire il blocco, garantire il totale isolamento dell’Artsakh e attraverso di esso imporre a Stepanakert la cosiddetta agenda dell’integrazione.

Per quanto riguarda le strade alternative e temporanee, per evitare confusione, si consiglia di utilizzare i seguenti nomi convenzionali:

  • La strada Kornidzor-Hin Shen-Lisagor-Shushi-Stepanakert sarà chiamata il nuovo percorso del Corridoio Lachin.
  • La strada sterrata Zarislu-Ghaibalishen-Stepanakert sarà definita una strada alternativa che aggira Shushi.
  • Il nuovo percorso, la strada di 4,5 chilometri che collega il villaggio di Tegh, passato sotto il controllo dell’Azerbaigian il 30 marzo, è stato chiamato strada alternativa temporanea.

“Garò, una storia armena” è di scena a Villa del Grumello (Ciaocomo 31.03.23)

L’ Humanities Festival Limiti che apre la stagione di eventi a Villa del Grumello ha in programma, domani sabato 1 aprile lore 18.45, lo spettacolo di Giuseppe Di Bello intitolato Garò. Una storia armenacon la produzione di Anfiteatro – Progetto Piattaforma di UnoTeatro.

Protagonista e solo sul palcoscenico sarà l’attore Stefano Panzeri. Lo spettacolo va in scena a poche settimane di distanza dal 24 aprile, giornata dedicata alla commemorazione delle vittime del genocidio armeno del 1915, una serie di massacri da parte degli ottomani che causarono un milione e mezzo di morti.

Garò racconta la storia del giovane Garabed Surmelian, della sua famiglia e della vita a Shevan, un piccolo villaggio di montagna dove tutto scorre ancora con i tempi dettati dalla natura e da riti antichi. Attraverso le parole di un Meddah, un narratore della tradizione, apparirà un affresco appassionato, curioso e rispettoso, che alterna momenti intimi emozionanti e profondi ad altri più leggeri e divertenti per raccontare la nascita, i riti di passaggio, i giochi e le feste, che porteranno gli spettatori ad entrare in contatto con alcuni dei “colori” di questa cultura straordinaria; ma pure con le ansie e le paure, perché sugli armeni di questo villaggio, come su quelli di tutti gli altri villaggi o città, incombe la folle minaccia di una giovane classe dirigente turca portatrice di un’ideologia nazionalista, che sfocerà nella pianificazione e nell’attuazione del più atroce e terribile dei crimini: il genocidio.

E quando il racconto volge al termine in senso tragico e tutto sembra ormai perduto, il Meddah toccherà ancora una volta i cuori con un’ultima storia che consentirà a tutti di tornare a sperare e a respirare.

«La mostruosità di quel genocidio non può e non deve essere solo sostanza della storia del popolo armeno, ma deve diventare parte della coscienza universale perché i morti non smetteranno mai di far sentire la loro voce. – ha raccontato il regista Pino Di Bello – Né dovremmo farlo noi, in loro ricordo, perché solo coltivando la memoria come antidoto, possiamo immaginare, per tutti coloro che verranno, un mondo senza fanatismi, intolleranze e razzismo».

Lo spettacolo è a ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria QUI

stefano panzeri garò

sabato 1 Aprile

Garò, una storia armena

Spettacolo teatrale con Stefano Panzeri
Testo e regia Giuseppe di Bello
Produzione Anfiteatro – Progetto Piattaforma di UnoTeatro

Villa del Grumello ore 18.45

Ingresso alle attività con donazione facoltativa a favore della parrocchia di Rebbio (CO). Si prega di comunicare eventuali rinunce all’indirizzo email parco@villadelgrumello.it per consentire ad altri di partecipare.

 Parcheggio: Serra del Grumello con accesso da via Bignanico

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Conferenza all’Aquila a sostegno dell’Armenia e della Siria: paesi coraggiosi che non vanno dimenticati (Abruzzolive 31.03.23)

L’Aquila. Si svolgerà sabato 1° aprile alle 17, nella sala Rivera di Palazzo Fibbioni, la conferenza intitolata “Dall’Armenia alla Siria. Solidarietà identitaria e contesto geopolitico”, organizzata da Sol.Id. Onlus per tenere accesi i riflettori sulle due martoriate nazioni poste a oriente del Mediterraneo. L’evento, introdotto dai saluti istituzionali della consigliera comunale Claudia Pagliariccio, ospiterà gli interventi del vicepresidente nazionale dell’associazione Alberto Palladino e del volontario aquilano Marco Mancini.

“L’iniziativa”, riporta il comunicato degli organizzatori, “si inserisce nel quadro delle attività di solidarietà internazionale promosse dalla nostra associazione, che da anni sostiene la battaglia del governo e del popolo siriano contro i tentativi di destabilizzazione dei gruppi terroristici islamisti, spesso foraggiati dai governi occidentali. Il recente terremoto che ha colpito proprio le aree di confine tra Siria e Turchia ha peggiorato ulteriormente la situazione, complice il perdurare delle sanzioni internazionali che rendono più difficili i soccorsi e la ricostruzione del paese. Per questo abbiamo lanciato nelle settimane scorse una raccolta fondi in collaborazione con la comunità siriana in Italia, a cui domani consegneremo proprio all’Aquila anche un carico di aiuti.”

“Oltre alla Siria”, prosegue la nota, “ci siamo occupati di recente anche dell’Armenia, la prima nazione cristiana della storia, impegnata in un conflitto intermittente con l’Azerbaigian per la difesa della propria terra e della propria identità. A tal proposito Sol.Id. ha lanciato in questi mesi una raccolta di linguette di alluminio, tuttora in corso, per sostenere la propria attività nel paese caucasico, il quale si trova ad affrontare una crisi umanitaria nel silenzio della comunità internazionale.”

“Proprio allo scopo di finanziare i progetti della nostra associazione”, conclude la nota di Sol.Id., “la conferenza di domani sarà seguita da un aperitivo solidale che si svolgerà a partire dalle 18:15 presso l’Olimpia caffè, al costo di 10 euro. Tutta la cittadinanza aquilana è invitata a partecipare per offrire un aiuto concreto a due popoli coraggiosi, che meritano tutto il nostro sostegno”.

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Da Yerevan a Mosca, il business dei vestiti di marca (Osservatorio Balcani e Caucaso 31.03.23)

Molti cittadini russi acquistano in Armenia – e rivendono in Russia – ciò che non si può trovare in patria, causa sanzioni

31/03/2023 –  Armine Avetisyan

Il 24 febbraio 2022, il mondo è stato sconvolto dalla notizia dell’avvio della guerra russo-ucraina, un conflitto che ha già causato decine di migliaia di morti da entrambe le parti e ha provocato la più grande crisi di rifugiati in Europa dalla Seconda guerra mondiale.

In seguito all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, gli Stati Uniti, l’Unione Europea e altri paesi occidentali hanno imposto nuove sanzioni e ampliato le esistenti. Tra queste il divieto per una serie di banche russe di utilizzare il sistema di pagamento internazionale SWIFT, il che ha innescato una crisi finanziaria in Russia e un massiccio boicottaggio internazionale.

Il 9 dicembre 2022, il Canada ha imposto nuove sanzioni contro la Russia accusandola di violazioni dei diritti umani. La decisione include sanzioni contro 33 attuali o ex alti funzionari russi e sei entità coinvolte in presunte “violazioni sistematiche dei diritti umani” contro i cittadini russi che hanno protestato contro l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia.

Passo dopo passo i grandi marchi internazionali dell’abbigliamento, elettrodomestici e prodotti alimentari hanno iniziato ad abbandonare il paese.

“Sono venuto a Yerevan per la prima volta alla fine del 2022. Il primo acquisto che ho fatto è stata la Coca-Cola, all’aeroporto, mi mancava molto il suo sapore”, racconta Lena, 25 anni, da poco trasferitasi a Yerevan da Mosca.

“A dicembre sono venuta a trascorrere qui un periodo di vacanze, ho incontrato i miei amici che si erano trasferiti qui prima e ho capito che era possibile iniziare una nuova fase della mia vita trasferendomi in Armenia”, racconta.

Lena di professione è stilista, ha trovato un lavoro in Armenia, ma ha iniziato anche ad occuparsi di commercio al dettaglio.

“Aiuto i miei conoscenti a Mosca a comprare vestiti e scarpe di marca. Ad esempio, se qualcuno vuole un articolo che non è disponibile in Russia, lo compro qui in Armenia e a volte dalla vicina Georgia e lo spedisco a Mosca. Il mio servizio non è gratuito, ovviamente la percentuale che trattengo è minima, ma guadagno una certa somma che mi permette di pagare l’affitto della mia casa qui”, dice Lena.

È lei stessa a sottolineare come molti altri connazionali si guadagnano da vivere così. A suo avviso il numero di cittadini russi che si trasferiscono in Armenia, fanno acquisti a Yerevan e consegnano in Russia è in crescendo. Oggi in Armenia esistono diversi servizi di consegna. In media, i più veloci consegnano in una settimana gli articoli in qualsiasi punto della Russia direttamente all’indirizzo indicato. Il servizio ha un costo di circa 20 euro per spedire un kg di merce. Lena però non si lamenta della tariffa, dice che non è male per la sua attività.

“Consegno soprattutto vestiti: in un kg ci stanno molte cose. Inoltre, è anche sicuro consegnare in questo modo. I pacchi vengono trasportati rapidamente e senza danni e consegnati direttamente a casa del cliente. Vale sicuramente la pena pagare un po’ di più, ma lasciare il cliente soddisfatto”.

A differenza di Lena, il quarantenne Igor – che vive in Armenia da un anno – preferisce effettuare le consegne in Russia tramite veicoli che trasportano passeggeri. Dice che, anche se l’ordine può arrivare tardi, è più conveniente.

“Ho un accordo personale, non posso parlare di prezzi, ma sono soddisfatto. Spedisco caffè e vitamine. Sono merci pesanti, non posso permettermi la consegna per via aerea, altrimenti non ci guadagnerei nulla”, dice. Ciononostante, sottolinea Igor, ogni volta che deve effettuare una consegna via aerea c’è la fila: “Ci sono almeno 2-3 persone in fila. Non dico che tutti facciano affari, che guadagnino soldi, no, ma molte persone comprano articoli di marca dall’Armenia e inviano regali ai loro parenti che vivono lì. Sai, quando ero bambino, ricordo che gli armeni venivano a vivere e lavorare nel nostro paese e compravano da noi regali da portare in Armenia, dicendo che questo e quello non c’erano in Armenia. Ora i tempi sono cambiati, veniamo in Armenia per lavorare e comprare diverse cose, perché non sono disponibili in Russia”, osserva l’uomo con una risata.

In generale, secondo il ministero dell’Economia dell’Armenia il reinsediamento netto di cittadini russi in Armenia è stato, nell’ultimo anno, di 108-110 mila persone: cioè molti russi si sono trasferiti in Armenia e sono rimasti a risiedervi permanentemente.

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Armenia-Russia, una commissione intergovernativa discute di cooperazione militare (Agenzianova 29.03.23)

Ha preso il via ieri la 16ma sessione della commissione intergovernativa tra Armenia e Russia sulla cooperazione tecnico-militare. Lo rende noto l’agenzia di stampa “Armenpress”, sulla base di quanto riferito su Facebook dall’addetto stampa del ministero della Difesa armeno.

Il viceministro della Difesa di Erevan, Karen Brutyan, ha spiegato di auspicare che durante la sessione si possano svolgere “efficaci discussioni” per il rafforzamento delle relazioni tecnico-militari bilaterali tra i due Paesi.

 

Centottesimo giorno del #ArtsakhBlockade – Continuazione. L’Azerbajgian ha iniziato la schedatura di chi ha osato criticare l’autocrazia genocida azera (Korazym 29.03.23)

[Korazym.org/Blog dell’Editore, 29.03.2023 – Vik van Brantegem] – Le principali testate giornalistiche e i giornalisti internazionali dovrebbero dare la priorità al #ArtsakhBlockade e all’aggressione dell’Azerbajgian contro l’Artsakh e l’Armenia. Loro dovere etico imporrebbe una copertura approfondita e documentata, invece di occuparsi delle distrazioni che osserviamo. Difendere i principi della verità, dell’obiettività e dell’interesse pubblico dovrebbe essere imperativo per i media.

Il regime autocratico genocida dell’Azerbajgian rilascia una “analisi” Marginalizing the Azerbaijani Perspective [QUI] con la schedatura di organizzazioni, università, media, giornalisti e diplomatici che hanno osato criticare l’autocrazia genocida azera, che ha lanciato una guerra brutale durante una pandemia, ha commesso orribili crimini di guerra, ha bombardato e invaso l’Armenia, ha intrappolato 120.000 persone sotto il criminale e sadico #ArtsakhBlockade dal 12 dicembre 2022. Data la dittatura della rete di propaganda altamente centralizzata e ben coordinata dell’Azerbajgian e dell’esercito di troll, questo è un via libera per molestare e intimidire organizzazioni, università, media, giornalisti e diplomatici. Essere in questo elenco vale come un certificato di informazioni obiettiva su quanto sta succedendo nel Caucaso meridionale. Un sincero grazie a chi è stato schedato, per aver trovato il coraggio e la determinazione per opporsi all’aggressione dell’Azerbajgian e all’odio anti-armeno.

«Potrebbe essere una grande guerra: a Baku sono state condotte operazioni di “Spia iraniana” e dozzine di persone sono state arrestate e diffamate. Quello che sta succedendo nel Paese, dicono, l’ha fatto l’Iran. Nei prossimi giorni, lo stesso Aliyev rilascerà auto con la scritta “Tabriz is Azerbajgian” nelle città dell’Iran. L’obiettivo era irritare l’Iran contro l’Azerbajgian. Ehi, Aliyev, puoi invadere l’Iran? Forse hai ricevuto sostegno da Israele e Turchia? L’obiettivo è uccidere gli Armeni in nome dell’Iran. Ancora una volta, Aliyev ucciderà persone semplici e pacifiche di Azerbajgian, Armenia e Iran. Per prevenire la guerra, l’Unione Europea dovrebbe imporre sanzioni ad Aliyev e agli Stati Uniti dovrebbe congelare i suoi conti bancari» (Suleyman Suleymanli, Organizzazione per la difesa della libertà di parola e della democrazia).

Come abbiamo riferito oggi [QUI], un passaggio in un articolo su Deutsche Welle di ieri (che riportiamo di seguito integralmente), in cui vengono riferite alcune parole del Capo della missione di monitoraggio dell’Unione Europea in Armenia, Markus Ritter, ha provocato la reazione stizzita del Portavoce del Ministero degli Esteri dell’Azerbajgian, Aykhan Hajizada. Leggendo questo importante articolo si comprende e non è riferito soltanto alle parole di Ritter.

Ecco il testo nella nostra traduzione italiana dall’inglese: «Molti Armeni sono contenti della presenza dell’Unione Europea, dice Ritter. Ma è pronto a smorzare le aspettative: agli osservatori non è consentito l’accesso al territorio azero. Ritter ei suoi colleghi non sono quindi in grado di rilevare, ad esempio, movimenti di truppe in preparazione di un altro attacco. “Molti Armeni credono che ci sarà un’offensiva primaverile da parte dell’Azerbajgian. Se ciò non accade, la nostra missione è già un successo”, dice Ritter».

Armenia: Crescenti timori di un’altra guerra con l’Azerbaigian
di Anja Koch
Deutsche Welle, 28 marzo 2023

(Nostra traduzione italiana dall’inglese)

Per decenni, l’Armenia e l’Azerbajgian sono stati coinvolti in un conflitto sulla contesa regione del Nagorno-Karabakh. Il cessate il fuoco del 2020 è fragile e i civili si stanno preparando a una nuova escalation di violenza.

Gohar ha indossato una giacca mimetica appositamente per questa sessione di allenamento. È venerdì sera, verso le 20, in una palestra situata alla periferia della capitale armena Yerevan. Il posto ha visto giorni migliori. La donna di 27 anni ha già completato diversi round di flessioni e squat. La prossima lezione di armi è in arrivo.

“La situazione nel nostro Paese è così instabile che ogni uomo e donna armeno dovrebbe sapere come maneggiare un’arma da fuoco”, dice, “nel caso qualcosa vada storto”. Gohar si riferisce al fragile cessate il fuoco tra l’Armenia e il suo vicino Azerbajgian. La guerra più recente, nell’autunno 2020, è durata sei settimane e ha causato oltre 7.000 vittime. Sei volte alla settimana, Gohar partecipa all’addestramento paramilitare di tre ore organizzato dall’organizzazione non governativa VoMA. Lavora anche come dentista ed è madre di un bambino di un anno.

“È importante che tutti noi, compresi i civili, siamo preparati”, afferma. Anche altri condividono questo: venticinque partecipanti si sono presentati per la sessione di formazione di questa sera. Più della metà di loro sono donne. In un angolo della palestra i partecipanti simulano l’alpinismo, in un altro si esercitano a somministrare i primi soccorsi ai soldati feriti. I modelli di Kalashnikov possono essere visti accanto a una cassetta di pronto soccorso.

Per proprio conto, VoMA ha già formato tra 5.000 e 6.000 volontari, finanziati da donazioni, in particolare da Armeni che vivono all’estero. A quanto pare, la domanda di addestramento paramilitare ha visto un forte aumento dall’ultima guerra.

Civili che partecipano all’addestramento paramilitare in una palestra alla periferia di Yerevan (Foto di Thomas Sparrow/Deutsche Welle).

Due guerre hanno causato decine di migliaia di vittime

Il conflitto tra le due ex repubbliche sovietiche Armenia e Azerbajgian va avanti da decenni. Al suo centro c’è la contesa regione del Nagorno-Karabakh, che è per lo più popolata da Armeni. Dopo il crollo dell’Unione Sovietica fu proclamata la Repubblica indipendente del Nagorno-Karabakh, ma non ottenne mai il riconoscimento internazionale. Poco dopo, nel 1992, scoppiò una guerra tra l’Armenia, che disponeva di forze superiori, e l’Azerbajgian. È durato fino al 1994, ha causato decine di migliaia di vittime da entrambe le parti e ha causato fughe e sfollamenti su vasta scala.

Successivamente, l’Armenia ha occupato l’area, nonostante facesse parte dell’Azerbajgian per diritto internazionale. Durante la seconda guerra del Nagorno-Karabakh nel 2020, l’Azerbajgian ha ottenuto il controllo su gran parte della regione. L’organizzazione per i diritti umani Amnesty International accusa entrambe le parti di aver commesso crimini di guerra.

Ufficialmente, la guerra si è conclusa il 10 novembre 2020, con un accordo di cessate il fuoco mediato dalla Russia. L’accordo, tuttavia, è piuttosto fragile, come rivela una visita al villaggio armeno di Sotk, situato a soli cinque chilometri dal confine con l’Azerbajgian.

Nel settembre 2022, il villaggio è stato bombardato dalle forze azere. Il sindaco Sevak Khachatryan indica una casa colpita da una granata. “Questa era la casa di una famiglia di sette persone”, dice, aggiungendo che l’attacco è stato lanciato di notte. Ora sono rimasti solo i resti delle pareti, le finestre sono sfondate, le stoviglie rotte giacciono sul pavimento, accanto a un solo cucchiaio e una vecchia padella. “È quasi un miracolo che nessuno sia rimasto ferito”, afferma Khachatryan. “Tutti gli occupanti sono riusciti a mettersi in salvo poco prima dell’attacco”. Tuttavia, una giovane donna è rimasta ferita nella casa accanto. “Era venuta dall’estero per visitare sua madre”, spiega il sindaco. Nel soggiorno, altrimenti completamente distrutto, un apparecchio televisivo evoca tempi più felici.

Il villaggio di Sotk è stato attaccato dalle truppe azere lo scorso settembre (Foto di Anja Koch/Deutsche Welle).

Deluso dalla Russia come garante della sicurezza

Lo scorso settembre, anche altri villaggi situati lungo il confine hanno subito attacchi, con entrambe le parti che si sono scambiate la colpa. Le truppe di pace russe schierate per monitorare il rispetto dell’accordo di cessate il fuoco del 2020 non sono state in grado o non hanno voluto fermare l’escalation.

Molti Armeni si sentono delusi dalla Russia come loro ex protettore. “La guerra in Ucraina colpisce anche noi Armeni. Ha prodotto un vuoto di potere nel Caucaso meridionale”, afferma Tigran Grigoryan, Presidente del think tank Centro regionale per la democrazia e la sicurezza con sede a Yerevan. Ora, ogni volta che l’Azerbajgian ha violato gli accordi, Mosca non è più intervenuta come avrebbe fatto prima, ha aggiunto Grigoryan.

Nel luglio dello scorso anno, con grande irritazione della Russia, l’Armenia e l’Azerbajgian hanno approvato una missione di monitoraggio dell’Unione Europea. Circa 100 agenti di polizia di vari paesi dell’Unione Europea sono stati incaricati di pattugliare i villaggi di confine dell’Armenia e documentare potenziali incidenti. “Non possiamo interferire, abbiamo solo binocoli e macchine fotografiche a nostra disposizione”, afferma Markus Ritter, Capo della missione dell’Unione Europea.

L’Azerbajgian sta pianificando una nuova offensiva?

Molti Armeni sono contenti della presenza dell’Unione Europea, dice Ritter. Ma è pronto a smorzare le aspettative: agli osservatori non è consentito l’accesso al territorio azero. Ritter ei suoi colleghi non sono quindi in grado di rilevare, ad esempio, movimenti di truppe in preparazione di un altro attacco. “Molti Armeni credono che ci sarà un’offensiva primaverile da parte dell’Azerbajgian. Se ciò non accade, la nostra missione è già un successo”, dice Ritter.

Negli ultimi giorni sono stati segnalati nuovi episodi di violenza. L’Armenia ha accusato le truppe azere di aver ucciso un militare. Una settimana prima, l’Armenia avrebbe attaccato le posizioni azere.

Gohar (27): “Ogni uomo e donna armeno dovrebbe sapere come maneggiare un’arma da fuoco” (Foto di Ira Peter).

Rapporti come questi motivano Gohar a continuare a prendere parte alle esercitazioni paramilitari a Yerevan. Ha già completato la prima metà del corso di formazione di tre mesi.

“Ci sono due possibili scenari”, dice. “Quello ottimistico è che riusciremo a sederci al tavolo e risolvere la nostra disputa. Quello pessimistico è: combatteremo finché una delle nostre nazioni non sarà morta”.

Il video dal canale Telegram Peacekeeper.

I militari del contingente di mantenimento della pace russo in Nagorno-Karabakh hanno preso parte all’azione internazionale “Giardino della memoria”. Durante l’azione, avvenuta presso il punto di schieramento delle forze di mantenimento della pace russe, il personale militare, insieme ai volontari del progetto multinazionale “Noi siamo uniti”, ha piantato 78 piantine di alberi da frutto in onore del 78° anniversario della vittoria del popolo sovietico nella Grande Guerra Patriottica. Per perpetuare la memoria di ogni morto in guerra, si prevede di piantare 27 milioni di alberi. Ogni albero è un simbolo di memoria e gratitudine di generazioni pacifiche.

Indice – #ArtsakhBlockade [QUI]


Centottesimo giorno del #ArtsakhBlockade. «Vostro silenzio (e non azione) ci uccide»

[Korazym.org/Blog dell’Editore, 29.03.2023 – Vik van Brantegem] –Giorno 1️08 del sadico e illegale #ArtsakhBlockade da parte del regime autocratico genocida dell’Azerbajgian. Tutto quello che l’Occidente ha fatto finora ha avuto poco o nessun effetto sull’autocrate genocida dell’Azerbajgian. Va tutto bene sostenere il cessate il fuoco e tutto il resto, ma l’Occidente doveva tracciare linee rosse e doveva essere fermo con le conseguenze se voleva essere preso sul serio. L’appeasement è una politica estera disastrosa. È decisamente giunto il momento per l’Occidente di passare dalla “preoccupazione” all’azione contro l’Azerbajgian ora che quella autocrazia sta attaccando direttamente i diplomatici e leader occidentali che non si adeguano alla sua volontà.

Un membro dell’Assemblea nazionale dell’Azerbajgian, Fazil Mustafa, ha subito ieri un attentato vicino a casa sua, riferisce News.az, citando il Ministero degli Interni dell’Azerbajgian. Mustafa ha subito più ferite da colpi di kalashnikov. Attualmente lo stato del deputato è soddisfacente e non è in pericolo di vita. Sul luogo dell’attentato è stata inviata una task force. Sono state avviate misure di ricerca operativa per identificare la persona e le persone che hanno commesso l’attentato. Caliber.az ha enumerato alcuni fatti riguardanti l’incidente: oggi è la vacanza professionale del servizio di sicurezza statale e del servizio di intelligence straniero dell’Azerbajgian; il giorno precedente l’Azerbajgian ha condotto un’operazione contro spie iraniane; oggi, il Ministro degli Esteri dell’Azerbajgian apre l’Ambasciata dell’Azerbajgian in Israele; Fazil Mustafa è noto per la sua aspra retorica anti-iraniana.

Il sadico e illegale #ArtsakhBlockade è una masterclass del regime autocratico genocida della dinastia Aliyev sui crimini atroci, come definiti dal Quadro di analisi per i crimini di atrocità delle Nazioni Uniti, pubblicato nel 2014. Contiene 14 fattori di rischio, tra cui traduciamo dall’inglese i primi due fattori di rischio.

FATTORE DI RISCHIO 1 – Situazioni di conflitto armato o altre forme di instabilità – Situazioni che mettono uno Stato sotto stress e generano un ambiente favorevole all’atrocità di crimini.
Indicatori
1.1 Conflitto armato internazionale o non internazionale.
1.2 Crisi di sicurezza causata, tra gli altri fattori, dalla defezione dagli accordi di pace, dal conflitto armato in paesi limitrofi, minacce di interventi esterni o atti di terrorismo.
1.3 Crisi o emergenze umanitarie, comprese quelle causate da calamità naturali o epidemie.
1.4 Instabilità politica causata da cambi di regime improvvisi o irregolari o trasferimento di potere.
1.5 Instabilità politica causata da dispute di potere o crescente opposizione nazionalista, armata o movimenti radicali.
1.6 Tensioni politiche causate da regimi autocratici o da una dura repressione politica.
1.7 Instabilità economica causata dalla scarsità di risorse o controversie sul loro uso o sfruttamento.
1.8 Instabilità economica causata dalla grave crisi dell’economia nazionale.
1.9 Instabilità economica causata da povertà acuta, disoccupazione di massa o profonde disuguaglianze orizzontali.
1.10 Instabilità sociale causata dalla resistenza o dalle proteste di massa contro l’autorità o le politiche dello Stato.
1.11 Instabilità sociale causata da esclusione o tensioni basate su problemi di identità, la loro percezione o forme di estremismo.
Commento
I crimini atroci di solito hanno luogo sullo sfondo di un conflitto armato internazionale o non internazionale. I conflitti armati sono periodi caratterizzati da un’elevata incidenza di violenza, insicurezza e liceità degli atti che altrimenti non sarebbe accettabile. Inoltre, la capacità degli Stati di infliggere danni è solitamente al massimo durante i periodi di conflitto. Se il conflitto armato è un modo violento di affrontare i problemi, è chiaro che il rischio di atrocità crimini aumenta acutamente durante questi periodi. Tuttavia, altre situazioni che non sono tipiche dei conflitti armati possono farlo anche sottoponendo uno Stato a un tale livello di stress da renderlo più incline a gravi violazioni dei diritti umani e, infine, a crimini atroci. Infatti, genocidio e crimini contro l’umanità possono verificarsi anche in tempo di pace. Ciò è molto probabile quando ci sono gravi livelli di instabilità politica, minacce alla sicurezza del Paese o addirittura volatilità negli affari economici o sociali. Anche se situazioni di instabilità, o addirittura di conflitto armato, non necessariamente portano al verificarsi di crimini atroci, aumentano notevolmente la probabilità di tali crimini.
FATTORE DI RISCHIO 2 – Record di gravi violazioni dei diritti umani internazionali e del diritto umanitario – Gravi violazioni passate o attuali dei diritti umani internazionali e del diritto umanitario, in particolare se assumendo un modello di condotta precoce, e includendo quelli che equivalgono a crimini di atrocità, quello che non sono stati prevenuti, puniti o adeguatamente affrontati e, di conseguenza, creano un rischio di ulteriori violazioni.
Indicatori
2.1 Gravi restrizioni passate o presenti o violazioni dei diritti umani internazionali e del diritto umanitario, in particolare se si assume uno schema di condotta precoce e se si prendono di mira gruppi, popolazioni o individui.
2.2 Atti passati di genocidio, crimini contro l’umanità, crimini di guerra o loro istigazione.
2.3 Politica o pratica di impunità o tolleranza per gravi violazioni dei diritti umani internazionali e diritto umanitario, di crimini atroci o del loro incitamento.
2.4 Inerzia, riluttanza o rifiuto di utilizzare tutti i mezzi possibili per interrompere pianificato, prevedibile o in corso di gravi violazioni dei diritti umani internazionali e del diritto umanitario o probabili crimini di atrocità, o loro incitamento.
2.5 Prosecuzione del sostegno ai gruppi accusati di coinvolgimento in gravi violazioni del diritto internazionale umano, dei diritti umani e del diritto umanitario, compresi i crimini atroci, o la mancata condanna delle loro azioni.
2.6 Giustificazione, resoconti faziosi o negazione di gravi violazioni dei diritti umani internazionali e diritto umanitario o crimini atroci.
2.7 Politicizzazione o assenza di processi di riconciliazione o di giustizia transitoria a seguito di conflitto.
2.8 Diffusa sfiducia nelle istituzioni statali o tra diversi gruppi a causa dell’impunità.
Commento
Società che hanno una storia di violenza e gravi violazioni dei diritti umani internazionali e del diritto umanitario o crimini di atrocità, o dove questi sono attualmente in corso, possono essere più inclini a ulteriori crimini di atrocità. Come la storia ha dimostrato, i crimini di atrocità in generale e il genocidio in particolare sono preceduti da meno diffusi o gravi violazioni sistematiche dei diritti umani internazionali e del diritto umanitario. Si tratta in genere di violazioni di diritto civile e politici, ma possono includere anche severe restrizioni ai diritti economici, sociali e culturali, spesso collegati a modelli di discriminazione o esclusione di gruppi, popolazioni o individui protetti. Questo fattore di rischio è anche rilevante laddove le eredità di passate atrocità non siano state adeguatamente affrontate attraverso singoli processi criminali di responsabilità, riparazione, ricerca della verità e riconciliazione, nonché misure di riforma globali nel settore della sicurezza e giudiziario. È più probabile che una società in questa situazione ricorra nuovamente alla violenza come forma di violenza nell’affrontare il problema.

«I lavori di costruzione di 32,6 chilometri di strade, decine di chilometri di condotte idriche, sistemi di irrigazione per migliaia di ettari di terreno, 3.717 appartamenti e più di 40 infrastrutture sociali e industriali sono stati interrotti. Si stima che 9.800 persone (compresi i collocamenti temporanei sostenuti dallo Stato e oltre il 50% dei lavoratori del settore privato) abbiano perso il posto di lavoro e fonti di reddito a causa dell’impatto sull’economia del #ArtsakhBlockade e delle interruzioni delle infrastrutture vitali. L’economia della Repubblica di Artsakh ha subito una perdita di circa 200 milioni di dollari USA, portando a un calo dell’indice del PIL annuo previsto (903 milioni di dollari) di oltre il 22%» (Siranush Sargsyan, giornalista freelance a Stepanakert).

L’Assistente del Segretario di Stato degli Stati Uniti, Karen Donfried, ha parlato al telefono con il Ministro degli Esteri dell’Azerbaigian, Bayramov, per esprimere preoccupazione per i “movimenti militari” dell’Azerbajgian, ha detto il portavoce del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, Vedant Patel, in una conferenza stampa quando gli è stato chiesto di fornire aggiornamenti sulla situazione sul campo per quanto riguarda l’Armenia-Azerbajgian: «Ha sottolineato l’impegno degli Stati Uniti nei negoziati di pace tra Armenia e Azerbajgian. Poiché anche il Segretario di Stato ne ha parlato più volte, il dialogo diretto è la chiave per risolvere questo problema e raggiungere una pace duratura. Non esiste una soluzione militare a questo conflitto. Continueremo a facilitare le discussioni tra l’Armenia e l’Azerbajgian sia a livello bilaterale che con i partner, e anche attraverso le organizzazioni multilaterali».

Ilham Aliyev riceve Massim Mammadov, 28 marzo 2023.

Il Presidente dell’Azerbajgian, Ilham Aliyev, ha ricevuto ieri 28 marzo 2023, Massim Mammadov in relazione alla sua nomina a rappresentante speciale del Presidente nella regione di Lachin. Le forze armate dell’Azerbajgian hanno preso il controllo della città chiave di Lachin (Berdzor), insieme ai villaggi di Zabux (Aghavno) e Sus, a poche chilometri dal confine con l’Armenia, il 26 agosto 2021, che era sotto il controllo delle forze di pace russe dal novembre 2020.

Le forze armate dell’Azerbajgian entrano nella città di Lachin, 26 agosto 2021.

Durante il suo discorso, Aliyev ha detto: «Nonostante il fatto che alla fine della seconda guerra del Karabakh questa regione [Lachin] sia passata sotto il nostro controllo, la città di Lachin è rimasta fuori dal nostro controllo. C’erano ragioni oggettive per questo. La strada dall’Armenia al Karabakh passava per il centro della città di Lachin. Il 9 novembre 2020, a seguito di molte ore di conversazioni telefoniche con il Presidente della Russia durante il giorno, siamo riusciti a restituire la città di Lachin all’Azerbajgian. Per questo, su mia insistenza, è stata inserita nel verbale finale la costruzione di una strada alternativa e ne è stata fissata la scadenza. Tuttavia, in termini alquanto vaghi, è stato indicato che la discussione su questo problema sarebbe stata condotta per tre anni. Ma non appena finì la seconda guerra del Karabakh, ordinai immediatamente di determinare il percorso e tutti i parametri tecnici della nuova strada. Abbiamo presto iniziato questo lavoro e l’abbiamo completato in un anno e mezzo. Cioè, una nuova strada è stata costruita intorno alla città di Lachin ed era pronta per l’esercizio all’inizio di agosto dello scorso anno, o meglio il 2 agosto. Abbiamo trasmesso un messaggio al comando delle forze di mantenimento della pace russe che avrebbero dovuto rimuovere i loro posti dal vecchio percorso e spostarsi sulla nuova strada, ed entro il 5 agosto saremmo entrati nella città di Lachin, nei villaggi di Zabukh e Sus. Gli Armeni del Karabakh, che in quel momento hanno contattato i nostri rappresentanti, hanno chiesto di dare loro tempo, dicendo “entro il 25 agosto risolveremo noi stessi questi problemi, sgombereremo gli armeni residenti illegalmente dalla città di Lachin, dai villaggi di Zabukh e Sus, e quindi la questione sarà chiusa”. Non ho obiettato, perché 20 giorni non fanno molta differenza. Così, a seguito dei lavori svolti, il 25 agosto, tutti gli armeni che vivevano illegalmente nella città di Lachin, i villaggi di Zabukh e Sus sono stati sfrattati da lì. Il 26 agosto abbiamo riacquistato i villaggi di Zabukh e Sus e la città di Lachin. Successivamente, ho visitato la città di Lachin, ho issato la bandiera dell’Azerbajgian nel centro della città e ho dichiarato che d’ora in poi vivremo per sempre in questa nostra terra natale».

Ilham Aliyev visita Lachin, 21 settembre 2021.

Nel suo discorso, Aliyev ha anche menzionato il ruolo dei mediatori internazionali nella risoluzione del problema del Karabakh, in particolare il Gruppo di Minsk dell’OSCE: «Devo notare in particolare che nel corso degli anni di negoziati, i mediatori hanno sempre mostrato una sorta di approccio speciale alla regione di Lachin, e l’Armenia nel suo insieme ha considerato inaccettabile il ritorno della regione di Lachin all’Azerbajgian. Anche se non avrebbero lasciato altre zone. Ora, due anni e mezzo dopo la guerra, questo è diventato più evidente a tutti. I mediatori internazionali, l’ex gruppo di Minsk dell’OSCE, durante i negoziati, hanno effettivamente cercato di consolidare questa occupazione. Ora tutto è diventato chiaro: questo atteggiamento ingiusto e negativo della Francia nei confronti dell’Azerbajgian non è casuale. Durante questi due anni e mezzo, il mondo intero ha visto tutto. Allo stesso tempo, le forze anti-azere hanno visto la nostra volontà inflessibile. Nessuno può influenzare la nostra volontà. Nessuno può parlarci nel linguaggio degli ultimatum. Lo abbiamo dimostrato all’Armenia nella seconda guerra del Karabakh, lo abbiamo dimostrato ai patroni dell’Armenia per due anni e mezzo dopo la guerra. Li abbiamo sconfitti e ancora una volta abbiamo mostrato al mondo intero che stiamo ottenendo e otterremo ciò che vogliamo».

Ilham Aliyev alza la bandiera dell’Azerbajgian a Lachin, 21 settembre 2021.

Semplicemente, è così che funzione la pulizia etnica dell’Azerbajgian nei confronti degli Armeni, dichiarando che “occupano illegalmente” le terre ancestrali armeni.

Melanie Joly, Ministro degli Esteri del Canada, in un discorso al Parlamento canadese ha chiesto all’Azerbajgian di riaprire il Corridoio di Berdzor (Lachin): «Condivido le preoccupazioni degli Armeni canadesi e Armeni nel Nagorno-Karabakh. Continuiamo a chiedere alle autorità azere di riaprire il Corridoio di Lachin. Dobbiamo prevenire l’aggravarsi della crisi umanitaria. Il Canada sostiene l’accordo di cessate il fuoco del 2020, compreso il ritorno dei prigionieri di guerra armeni. È importante che il cessate il fuoco, sostenuto dal gruppo di monitoraggio dell’Unione Europea, sia rispettato».

In un articolo sul sito della Deutsche Welle [QUI], pubblicato ieri 28 marzo 2023, vengono riferite le seguenti parole del Capo della missione di monitoraggio dell’Unione Europea in Armenia, Markus Ritter (nella nostra traduzione italiana dall’inglese): «Molti Armeni sono contenti della presenza dell’Unione Europea, dice Ritter. Ma è pronto a smorzare le aspettative: agli osservatori non è consentito l’accesso al territorio azero. Ritter ei suoi colleghi non sono quindi in grado di rilevare, ad esempio, movimenti di truppe in preparazione di un altro attacco. “Molti Armeni credono che ci sarà un’offensiva primaverile da parte dell’Azerbajgian. Se ciò non accade, la nostra missione è già un successo”, dice Ritter».
Questi riferimenti di Ritter hanno provocato la reazione del Portavoce del Ministero degli Esteri dell’Azerbajgian, Aykhan Hajizada: «Condanniamo fermamente il fatto che il Capo della missione dell’Unione Europea, sulla base delle affermazioni false e calunniose della parte armena, abbia espresso l’opinione che l’Azerbajgian si stia preparando a qualsiasi attacco e abbia presentato il compito principale della missione dell’Unione Europea come “proteggere l’Armenia dall’Azerbajgian”. Abbiamo ripetutamente sottolineato la necessità di impedire che questa missione venga utilizzata in modo improprio per minare il processo di normalizzazione tra l’Azerbajgian e l’Armenia. Occorre garantire che l’ubicazione della missione dell’Unione Europea in Armenia tenga conto dei legittimi interessi dell’Azerbajgian, nonché che le attività di tale missione siano svolte dall’Unione Europea in modo da non compromettere la fiducia reciproca. Non dovrebbe consentire alla parte armena di abusare della presenza della missione dell’Unione Europea per aggravare la situazione ed eludere i suoi obblighi. La Missione dell’Unione Europea non dovrebbe dare spazio ad affermazioni false e calunniose e dovrebbe agire secondo il suo mandato».

Nel mese di gennaio 2018 i principali assistenti dell’ex Presidente degli Stati Uniti, Barakh Obama, hanno affermato che la sua amministrazione ha fallito non dichiarando ufficialmente che il massacro di massa degli armeni avvenuto più di 100 anni fa costituiva un genocidio. “È stato un errore”, ha detto Ben Rhodes, che è stato Vice Consigliere per la Sicurezza Nazionale nel governo Obama. “Avremmo dovuto riconoscere il genocidio armeno”.. “Mi dispiace”, ha dichiarato Samantha Power, allora Ambasciatrice di Obama alle Nazioni Unite. “Mi dispiace che abbiamo deluso così tanti Armeni Americani”. Oggi, Samantha Power è l’amministratore di USAID (l’Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale, fondata nel 1961 su ordine esecutivo del Presidente degli USA, John Fitzgerald Kennedy, come agenzia governativa statunitense per la lotta alla povertà globale e al fine di consentire alle società democratiche di migliorare le proprie potenzialità). Da Power e da USAID abbiamo sentito ancora nessuna parola sul #ArtsakhBlockade e sulla conseguente crisi umanitaria in Artsakh. Significa che stanno aspettando di dover formulare un altro “scusa”?
Rhodes e Power avevano condiviso i loro rimpianti in risposta a una domanda del pubblico durante un episodio di Pod Save the World, un podcast ospitato da Tommy Vietor, un altro ex assistente di Obama. Le loro dichiarazioni sono state insolitamente franche data la delicatezza di una questione che ha tormentato i Presidenti degli Stati Uniti per anni.
Gli storici segnano il 1915 come l’inizio del massacro durato anni di circa 1,5 milioni di Armeni. Il genocidio ha avuto luogo durante la disgregazione dell’Impero Ottomano, principalmente in quella che è l’odierna Turchia, durante e dopo la Prima Guerra Mondiale.
I leader turchi detestano l’idea che i padri fondatori del loro Paese possano aver commesso un genocidio, sostenendo che non esisteva una campagna organizzata per uccidere gli Armeni. La maggior parte dei principali storici statunitensi ed europei non è d’accordo con questo. I leader turchi hanno avvertito per anni che il riconoscimento ufficiale da parte degli Stati di un genocidio armeno avrebbe inflitto gravi danni alle loro relazioni. Diversi Paesi europei hanno formalmente riconosciuto il massacro come un genocidio, di solito attirando ritorsioni diplomatiche dalla Turchia.
La Turchia è un membro della NATO e gli Stati Uniti fanno affidamento sulla sua cooperazione su diverse questioni mediorientali, inclusa la lotta contro il gruppo terroristico dello Stato islamico.
Come candidato presidenziale nel 2008, Obama aveva promesso che avrebbe riconosciuto formalmente il genocidio armeno come fatto storico. Ma come Presidente, ha perso molte possibilità per farlo, anche nel 2015, quando gli Armeni hanno celebrato il centenario delle atrocità. “Ogni anno c’era un motivo per non farlo”, ha spiegato Rhodes. “La Turchia è stata vitale per alcune questioni che stavamo affrontando, o c’è stato un dialogo tra la Turchia e il governo armeno sul passato”. “Francamente, questa è la lezione, penso, andando avanti: fallo il primo anno, sai, perché se non lo fai diventa più difficile ogni anno in un certo senso”, ha aggiunto Rhodes.
Power, che ha vinto un Premio Pulitzer nel 2003 per un libro che criticava la storica inazione dell’America nei confronti del genocidio e delle uccisioni di massa, ha suggerito che l’amministrazione è stata “preso in giro” dal leader turco Recep Tayyip Erdoğan e altri coinvolti nel ritardare una dichiarazione di genocidio.
Erdoğan era ben in sintonia con l’umore e il calendario politico degli Stati Uniti, e lui e altri avrebbero sostenuto la possibilità che pronunciando la parola “genocidio” Obama potesse far fallire i tentativi in corso di riavvicinamento tra Turchia e Armenia. Gli Armeni Americani sono rimasti amaramente delusi dal fallimento di Obama nel mantenere la sua promessa elettorale. I commenti di Rhodes e Power hanno fatto ben poco per placare i leader della comunità che ritenevano che fosse troppo poco, troppo tardi.
“Il momento per chiunque di risolvere questo problema è quando sono in carica”, ha affermato Aram Suren Hamparian, Direttore esecutivo del Comitato Nazionale Armeno d’America. “Penso che tutto ciò che riconoscono ora, l’hanno capito allora”. Hamparian ha aggiunto che c’è un’altra persona che la sua comunità vorrebbe sentire: “Il Presidente Obama dovrebbe spiegare perché non ha onorato il suo impegno. E penso che ci debba delle scuse, deve delle scuse al popolo americano.
Nella discussione sul podcast, Power ha insistito sul fatto che l’ex Presidente aveva buone intenzioni e considerava sempre il quadro più ampio. Obama è un “consequenzialista”, ha detto Power. “Ha sempre pensato: ‘OK, potrei sentirmi bene, potrei mantenere una promessa elettorale e mantenerla per gli Armeni Americani a cui ho fatto questa promessa. E poi cosa? E se ritardasse questa cosa [il dialogo diplomatico] che potrebbe essere molto più promettente?’ Penso che credesse davvero che potesse avere quell’effetto perverso, perché gli era stato detto da persone che studiavano la regione e conoscevano la regione.
Alla fine, i funzionari statunitensi non saranno in grado di mantenere la punta dei piedi sulla verità di ciò che è accaduto, ha aggiunto Power. “Dìre solo la verità. È più sicuro a lungo termine”, ha detto Power. Sono le sue parole pronunciato nel cinque anni fa. Dovrebbe ripeterle a se stesso oggi, che è in corso il proseguimento del genocidio armeno, iniziato più di un secolo fa.

Azxeber.com, un sito statale dell’Azerbajgian, acclamato amante della pace, ha pubblicato alcune interviste alla gente per strada sulla probabilità di una nuova guerra con l’Armenia: “Il motivo per cui gli Armeni stanno commettendo queste provocazioni è perché vogliono occupare nuovamente le nostre terre. Gli Armeni sono i nostri nemici, e fino a quando i nostri nemici non saranno sradicati, non avremo tranquillità”. “Quello che posso dire è che gli Armeni vedono gli Azeri, vedono le loro vite in televisione e ovunque. Vedono che l’Azerbaigian è un paradiso, e chi non vorrebbe vivere in paradiso? Ecco perché non riescono a tenere le mani a posto e vogliono occupare la terra azera”.
Se qualcuno di loro dicesse qualcos’altro, la polizia li arresterebbe e li metterebbe nelle prigioni di Aliyev. È come se devono mentire senza sosta per sopravvivere, come nell’Unione Sovietica ai tempi di Stalin.

Il Cremlino minaccia apertamente l’Armenia di non ratificare lo Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale, ha detto una fonte del Ministero degli Esteri russo all’agenzia russo TASS․ “Mosca considera assolutamente inaccettabili i piani di Yerevan di aderire allo Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale sullo sfondo degli ultimi ordini illegali della CPI contro la leadership russa”. La fonte ha anche detto a TASS che la parte armena è stata avvertita di “conseguenze estremamente negative per le relazioni bilaterali in caso di possibili mosse di Yerevan”. Questa è una minaccia estremamente grave per la Repubblica di Armenia, che è uno Stato sovrano e che non è obbligato a obbedire alla volontà del governo russo quando conduce la sua politica estera. L’Armenia non è una colonia russa, quei tempi sono passati. Questo si aggiunge alle conseguenze già estremamente negative per la Russia in Armenia. La questione è semplice: dopo aver ratificato lo Statuto di Roma, l’Armenia si appresta a intentare causa contro Aliyev al Tribunale Penale Internazionale. Putin non viene spesso a Yerevan. Anche con lo Statuto di Roma ratificato, sarà difficile usarlo contro di lui.

L’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO) [*] è pronta ad attuare i piani per il dispiegamento di una missione sul confine armeno-azerbajgiano basata sull’interesse di garantire la sicurezza dell’Armenia, ha detto il Viceministro degli Esteri della Federazione Russa, Mikhail Galuzin, in un’intervista a RTVI: «Da parte nostra, confermiamo la nostra disponibilità a dispiegare una missione CSTO sul confine armeno-azerbajgiano nell’interesse della sicurezza dell’Armenia, nonché altri programmi di supporto, che sono stipulati nel pertinente progetto di decisione del Consiglio di Sicurezza Collettiva della CSTO sulla fornitura di assistenza alla Repubblica di Armenia. Siamo pronti per questo lavoro nella stessa misura dell’Armenia stessa».
Mosca si aspetta che le discussioni dannose sulla natura dell’interazione di Yerevan con altri membri della CSTO cessino e che le questioni che sorgono al riguardo vengano risolte in modo costruttivo, ha detto Galuzin: «Ci aspettiamo che le discussioni dannose si interrompano e che tutte le questioni di interazione con Yerevan nell’ambito della CSTO, compreso il dispiegamento della missione di monitoraggio dell’organizzazione sul territorio dell’Armenia, saranno risolte in modo costruttivo e reciprocamente vantaggioso. Discutiamo apertamente di tutte le preoccupazioni della parte armena nel quadro dei formati di cooperazione esistenti nella CSTO, a partire dalle riunioni del Consiglio Permanente fino al Consiglio di Sicurezza Collettiva, che è il più alto organo dell’organizzazione».
Galuzin ha parlato anche delle “difficoltà” nell’ambito della CSTO, osservando che nessuna organizzazione internazionale che “fa un vero lavoro pratico basato sugli interessi di tutti i suoi membri” può funzionare senza di loro: «A partire da oggi, l’Organizzazione ha avviato un intenso processo di attuazione delle decisioni prese dai Capi degli Stati membri nelle riunioni tenutesi nel 2022. Soprattutto grazie alla Presidenza armena, molto è stato fatto per sviluppare le capacità della CSTO di contrastare le sfide e le minacce alla nostra sicurezza collettiva. Vorrei sottolineare che i risultati raggiunti non sarebbero stati possibili senza il lavoro coordinato, efficace e interessato di tutti gli Stati membri».
Il Vice Ministro degli Esteri della Federazione Russa ha aggiunto che sono in corso preparativi attivi per le riunioni periodiche dei Consigli dei Ministri degli Esteri e della Difesa e del Comitato dei Segretari dei Consigli di Sicurezza della CSTO previste per maggio-giugno: «L’ordine del giorno è molto ricco, il che indica l’elevata domanda dell’organizzazione in materia di garanzia di sicurezza e stabilità nell’area di responsabilità. Queste e altre questioni relative al rafforzamento della cooperazione nell’ambito della CSTO sono state oggetto di intense discussioni durante l’incontro dei Ministri Sergey Lavrov e Ararat Mirzoyan a Mosca il 20 marzo 2023, nonché durante la recente visita del Segretario Generale della CSTO, Imanghali Tasmagambetov, a Yerevan».

[*] La Russia contribuisce più del 50 per cento del budget della CSTO. La dimensione dell’esercito della CSTO è di poco maggiore al milione di soldati, di cui l’80 per cento sono Russi. Membri attuali: Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan, Russia, Tagikistan. Osservatori: Serbia, Unione Russia-Bielorussia. Possibili candidati: Iran. Membri passati: Azerbajgian, Georgia, Uzbekistan.

Indice – #ArtsakhBlockade [QUI]

Nagorno Karabakh: l’assertività dell’Azerbaijan (Osservatori Balcani E Caucaso 29.03.23)

Rimane bloccato il corridoio di Lachin e intanto l’esercito dell’Azerbaijan ha occupato una nuova postazione oltre la linea di contatto tra i contendenti. Nell’inazione dei peackeeper russi

29/03/2023 –  Marilisa Lorusso

Lo scorso 22 febbraio la Corte Internazionale di Giustizia aveva sancito che l’Azerbaijan adottasse “[…] tutte le misure a sua disposizione per garantire il movimento di persone, veicoli e merci lungo il corridoio di Lachin in entrambe le direzioni, senza ostacoli”. Ciononostante il cosiddetto corridoio di Lachin, unico collegamento via terra tra le aree del Nagorno Karabakh controllate da parte armena e l’Armenia rimane bloccato da sedicenti ambientalisti azerbaijani.

La decisione della Corte Internazionale di Giustizia è rimasta quindi inapplicata, e sono ormai quasi 110 giorni che il Nagorno Karabakh ha il proprio cordone ombelicale con l’Armenia reciso. Su Lachin continuano a transitare solo i mezzi dei peacekeepers russi e la Croce Rossa che in questi oltre tre mesi ha trasportato più di 200 malati.

Mentre Lachin rimane bloccato, continuano i processi di normalizzazione post-bellica in un precario equilibrio fra le parti. Si è tenuta a Yerevan la partita di calcio fra Armenia e Turchia  . Non è stato come negli anni d’oro della “football diplomacy”, quando alla partita in Armenia si erano recate le autorità turche, e non è stata ammessa la tifoseria. Ma i giocatori turchi hanno comunque potuto giocare a Yerevan. Continuano anche gli scambi fra le due cancellerie – di Armenia e Azerbaijan – sul documento di pace. Si è infatti al quarto giro di negoziazione con incontri diretti fra Baku e Yerevan.

Tutti questi processi, teoricamente incoraggianti nell’ottica di una progressiva smilitarizzazione della questione del Karabakh e di una soluzione pacifica all’annoso problema, cozzano non solo con il persistere del blocco di Lachin, ma anche con la retorica al vetriolo delle parti. Appare evidente che soprattutto Baku non sta preparando l’opinione pubblica a una pace con compromessi e che stanno prevalendo posizioni massimaliste, galvanizzate dal successo militare: si alimentano anche di un retaggio ormai consolidato e difficile da scardinare di sfiducia reciproca. Il peso di questa sfiducia, sorta a causa di più di 30 anni di negoziati che non hanno portato a un lavorio sulle opinioni pubbliche per preparare la pace, si fa sempre più insostenibile, e rischia di minare i già campati in aria processi di normalizzazione.

La strada sterrata

Un nuovo contenzioso si è scatenato nel mese di marzo intorno all’uso di una strada sterrata. Secondo la documentazione video  prodotta dagli azeri le forze armate armene e le milizie illegali armene – come viene definito da parte azerbaijana l’esercito del Karabakh – con l’aiuto del contingente dei peacekeeper russi starebbero aggirando gli accordi di cessate il fuoco proseguendo con attività militari non autorizzate appoggiandosi su strade sterrate interne al Karabakh. Un’accusa ribadita più volte, e più volte smentita dalle autorità de facto del Karabakh, che hanno sottolineato come il blocco di Lachin abbia reso difficili anche le comunicazioni interne e quindi i rifornimenti ad alcune comunità devono essere fatti attraverso strade sterrate. Per le condizioni del fondo stradale si sarebbe obbligati a usare mezzi piuttosto solidi, come appunto i camion militari, e la scorta dei peacekeeper.

La botta e risposta è andata avanti fino a sabato 25 marzo, quando alle parole sono seguite i fatti: l’esercito di Baku è avanzato verso la strada sterrata incriminata.

Stando alla dichiarazione  del ministero della Difesa azero: “Negli ultimi giorni si è intensificato il trasporto di manodopera, munizioni, mine e altre attrezzature militari dall’Armenia per distaccamenti armati armeni illegali nel territorio dell’Azerbaijan, dove sono temporaneamente dispiegate le forze di pace russe. Questo trasporto viene effettuato, in particolare, sfruttando le ore notturne e le condizioni meteorologiche nebbiose. Distaccamenti armati armeni illegali svolgono lavori per la realizzazione di nuove strade lungo diversi percorsi che attraversano alcune aree montuose e non asfaltate, nonché per l’ampliamento di vecchi sentieri. A tale scopo vengono utilizzate attrezzature militari, ingegneristiche e speciali, nonché persone sottoposte a servizio militare […] Tenendo conto della situazione attuale, sono state prese le necessarie misure di controllo dalle unità dell’esercito dell’Azerbaijan per sopprimere l’uso di strade sterrate a nord della strada di Lachin”.

Stando a fonti armene  , nella notte del 25 marzo unità militari azere sarebbero avanzate prendendo possesso di un punto di osservazione strategico sulla strada sterrata incriminata. Il bollettino quotidiano dei peacekeepers russi conferma l’avanzamento azero e precisa  che “un’unità delle forze armate azere, in violazione del paragrafo 1 della Dichiarazione del Presidente della Repubblica dell’Azerbaijan, del Primo Ministro della Repubblica di Armenia e del Presidente della Federazione Russa del 9 novembre 2020, il 25 marzo 2023 ha attraversato la linea di contatto nella regione di Shusha, ha occupato una postazione situata a un’altitudine di 2054,0 m (2,9 km a nord-est del monte Sarybaba [Sarıbaba Dağı]) e ha avviato lavori di ingegneria per stabilire un presidio.”

Questo avanzamento è in linea con le priorità di Baku, come si evince anche dal blocco di Lachin: impedire che affluiscano in Karabakh nuove armi e che si consolidi un nuovo status quo anche attraverso la fortificazione delle posizioni come emerse dalla guerra del 2020. Non per nulla Baku sostiene che sia necessario un check point all’ingresso di Lachin, per verificare la natura di ciò che viene trasportato. L’avanzamento del 25 marzo è finalizzato a verificare che non si stiano utilizzando e creando vie militari alternative a quella attualmente bloccata, con il supporto dei peacekeeper russi.

I peacekeeper

Di nuovo i peacekeeper russi, come nel caso del blocco di Lachin, si sono trovati con le cose fatte e incapaci di contrastare la politica di Baku in territorio karabakhi. Stando alle autorità de facto locali, anche i peacekeeper si sarebbero ricollocati a ridosso dell’altura dove si sono insediati gli azeri, provando a persuaderli a ritirarsi, ma di fatto non hanno ottenuto alcun arretramento. Stesso bilancio della crisi di Lachin, che pure da accordi sarebbe sotto il controllo dei peacekeeper ma che di fatto è nelle mani degli eco-ambientalisti o presunti tali di Baku. Ed è quello che è accaduto sinora in tutti gli avanzamenti di Baku, come quello di Farrukh nel marzo 2022.

Due soldati russi sono anche stati feriti recentemente, mentre cercavano un soldato armeno che si era perso nella nebbia mentre consegnava dei rifornimenti e si era per errore addentrato in territorio azerbaijano. Sull’incidente le parti si sono accusate reciprocamente, gli armeni dicono che hanno sparato, gli azeri e vice-versa. E questa è la routine di tutti gli incidenti di fuoco, fenomeno peraltro in continua crescita nel mese di marzo, e che di nuovo, dopo una fase di relativa calma, si sta propagando lungo tutto il confine armeno-azero e lungo la linea di contatto azero-karabakhi, con nuove vittime da entrambe le parti.

Gli unici che possono accertare e prevenire gli scontri, almeno in Karabakh, in teoria sono i peacekeeper, ma appunto la loro efficacia viene costantemente messa a dura prova da Baku che si muove con grande assertività e percezione di impunità anche verso la presenza russa.

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