Nagorno Karabakh, l’Azerbaijan lancia un’operazione militare contro l’enclave armena (Rassegna Stampa 19.09.23)

L’Azerbaigian lancia un’operazione antiterrorismo nella regione contesa del Nagorno-Karabakh (Dire)


Comunità Armena: “L’Azerbaigian attacca con droni e artiglieria la popolazione”.(Sardegnagol)


Offensiva dell’Azerbaijan in Nagorno Karabakh: droni e colpi di artiglieria sulla popolazione. “Dopo nove mesi di isolamento totale, il genocidio è realtà” (LaStampa)


Karabakh chiede un cessate il fuoco. Baku: ‘Ci fermiamo se i separatisti depongono le armi’ (Ansa)


L’Azerbaigian ha iniziato a bombardare gli armeni del Nagorno-Karabakh (Tempi)


Nagorno-Karabakh: l’Azerbaigian attacca postazioni militari. “Operazione antiterroristica” (Euronews)


Nagorno Karabakh, l’Azerbaijan lancia un’operazione militare contro l’enclave armena: 25 morti e 80 feriti. Assalto al palazzo del governo a Erevan (Repubblica)


DICHIARAZIONE DELL’AMBASCIATORE DELLA REPUBBLICA D’ARMENIA IN ITALIA SULL’AGGRESSIONE DI OGGI DELL’AZERBAIJAN (Difesaonline)


Erdogan, il Karabakh è parte dell’Azerbaigian (Ansa)


Acs, prosegue opera di distruzione, vicini alla comunità armena (Ansa)


Attacco azero in stile putiniano agli armeni. E l’Italia con chi sta? (Il Foglio)


Nagorno-Karabakh, l’offensiva di Baku: «Ci fermiamo se i separatisti depongono le armi». Proteste al palazzo del governo armeno (Open)


Operazione azera nel Nagorno-Karabakh. Bruxelles: “Baku fermi l’azione militare” (Ansa)


Nagorno Karabakh: l’Azerbaijan bombarda le zone civili (La7)


Nagorno Karabakh, fila di mezzi militari dell’Azerbaijan diretti verso l’enclave armena: il video (La7)


NAGORNO KARABAKH. OFFENSIVA MILITARE AZERA: QUANDO LE ARMI SOSTITUISCONO LA DIPLOMAZIA (Notizie Geopolitiche)


Separatisti Karabakh, 5 morti e 80 feriti in combattimenti (Ansa)


Nagorno Karabakh, ultimatum di Baku ai separatisti. Erdogan: “Sosteniamo Azerbaigian” (IlGiornale)


Guerra nel Nagorno-Karabakh, l’Azerbaigian attacca postazioni militari armene: almeno 5 civili uccisi (CDS)


Nagorno Karabakh, Azerbaigian attacca nella regione contesa con Armenia (Adnkronos)


Separatisti armeni chiedono il cessate il fuoco, il presidente azero Aliyev: prima arrendetevi (Rainews)


Guerra Armenia-Azerbaigian, cosa succede e perché si combatte: il ruolo dell’enclave del Nagorno Karabakh (Il Messaggero)


Nagorno Karabakh, alta tensione Azerbaigian-Armenia: cosa fa la Russia (AdnKronos)


Azerbaigian avvia “operazione antiterroristica” in Nagorno Karabakh (Skytg24)


È scoppiata una nuova guerra in Europa: “È pulizia etnica” (Todaymondo)


Armenia-Azerbaigian, per Nagorno Karabakh guerra che dura dal 1988: cosa succede, perché si combatte (Adnkronos)


ONU: all’Assemblea Generale l’appello dell’Armenia contro l’aggressione dell’Azerbaigian (Primapress)


Verso una nuova guerra tra Armenia e Azerbaigian (Identità)


Nagorno-Karabakh: scontri a Erevan nei pressi del palazzo del governo armeno (Rainews)


L’Armenia chiede l’intervento del Consiglio Sicurezza ONU (Corriere del Ticino)


Cosa succede nel Nagorno Karabakh: l’attacco azero, le denunce armene (Avvenire)


Nagorno Karabakh, storia della guerra tra Armenia e Azerbaijan (Repubblica)


Nagorno-Karabakh, l’Azerbaigian lancia un’operazione militare nella regione | Tajani: serve una soluzione diplomatica (Tgcom24)


Nagorno Karabakh, truppe dell’Azerbaigian entrano in forze nella regione separatista: morti e feriti. In Armenia manifestanti assaltano il palazzo del governo (Quotidiano Nazionale)


Armenia, l’Azerbaigian lancia un’operazione armata per conquistare il Nagorno-Karabakh. Mosca: «Rispettare il cessate il fuoco» (Il Gazzettino)


L’Azerbaigian attacca nel Nagorno-Karabakh e riaccende il conflitto con l’Armenia (Domani)


“Operazione antiterrorismo”, l’Azerbaigian attacca l’Armenia nel Nagorno-Karabakh. Mosca: “Fermatevi” (Haffingtonpost)


Guerra Armenia-Azerbaigian, cosa succede e perché si combatte: il ruolo dell’enclave del Nagorno Karabakh (IlGazzettino)


Nagorno Karabakh, l’altro fronte della guerra in Ucraina (Skytg24)


Armenia fa appello alle Nazioni Unite (Rainews)


Nagorno Karabash: patriarca Minassian (armeni), “cessate il fuoco immediato, salviamo un popolo già condannato a morte” (Sir)


Azerbaigian comunica di aver fatto breccia in fronte armeno in Karabakh (Reuters)


L’Azerbaigian lancia un’offensiva militare contro gli armeni nel Nagorno-Karabakh: 25 morti di cui un bambino, 80 i feriti (Ilfattoquotidiano)


Aggressione azera in Nagorno Karabakh. Gli armeni (scaricati dai russi) chiedono aiuto all’Onu (Haffingtonpost)


Nagorno-Karabakh, premier Armenia: “Esercito Baku ha iniziato operazione di sfondamento”  (Primapaginanews)


Forze di Baku tentano sfondamento, lo dice il Primo Ministro Armeno (Quotidiano.net)


Azerbaigian, offensiva per conquistare il Nagorno Karabakh: ritorna la guerra con l’Armenia (Il Tempo)


Si riaccende la tensione nel Nagorno Karabakh con le solite tattiche e bugie (Panorama)


Venti di guerra in Nagorno-Karabakh: bombe dell’Azerbaigian nella regione contesa con l’Armenia (Fanpage)


Alta tensione nel Nagorno-Karabakh, tra Azerbaijan e Armenia tornano a spirare venti di guerra. Per il Cremlino si rischia un’escalation nella regione contesa (La Notizia)


ARMENIAInfuria il conflitto nel Nagorno-Karabakh (Tio.ch)


L’Azerbaijan sta facendo un’operazione militare in Nagorno Karabakh (Ilpost)


Che posto è il Nagorno Karabakh (Il Post)


Nagorno Karabakh, cosa sta succedendo: i perché di oltre 100 anni di guerre e occupazioni (Quotidiano.net)


Riesplodono gli scontri in Nagorno Karabakh (Faro di Roma)


Gas, diritto internazionale e alleanze regionali: ecco perché l’Ue può e farà poco in Nagorno-Karabakh (Eunews)


Azerbaigian, operazione armata contro posizioni armene in Nagorno-Karabakh (Cds)


Azerbaigian, atto di guerra: “Operazione armata in Nagorno-Karabakh (Libero)


L’Azerbaigian bombarda il Nagorno-Karabakh e altre notizie interessanti (Limes)


Il doppio gioco azero sugli aiuti umanitari agli armeni del Nagorno-Karabakh (Tempi)


L’Azerbaigian attacca il Nagorno Karabakh: la Comunità Armena chiede la condanna dell’aggressione e l’intervento internazionale (Fai)


Riesplode la guerra del Nagorno Karabakh : l’esercito Azerbaijan attacca le città della minoranza  armena (La Stampa)


Nagorno Karabakh, Tajani offre mediazione ad Azerbaigian e Armenia (Askanews)

Il doppio gioco azero sugli aiuti umanitari agli armeni del Nagorno-Karabakh (Tempi 19.09.23)

Ieri per la prima volta dal 15 giugno gli armeni del Nagorno-Karabakh sono tornati a ricevere aiuti umanitari. La Croce rossa internazionale e le forze russe di mantenimento della pace hanno trasportato in Artsakh circa 23 tonnellate di farina di produzione armena attraverso il Corridoio di Lachin, che l’Azerbaigian ha bloccato il 12 dicembre scorso. Allo stesso tempo, beni sanitari e per l’igiene personale di produzione svizzera e russa sono arrivati attraverso la città di Aghdam, controllata dall’Azerbaigian. Nelle prossime ore, nuovi aiuti dovrebbero arrivare da Rostov.

L’Azerbaigian ricatta gli armeni

Le autorità del Nagorno-Karabakh hanno dovuto accettare il ricatto del regime di Ilham Aliyev per impedire che la catastrofe umanitaria, che ha già fatto diverse vittime, si trasformasse in un genocidio. L’Azerbaigian, infatti, dopo aver provocato artificialmente la crisi che ha reso impossibile la vita ai 120 mila armeni residenti in Artsakh, ha proposto di far passare gli aiuti da Aghdam tenendo chiuso il Corridoio di Lachin.

Non si tratta di una proposta innocua o neutrale: il Corridoio di Lachin è l’unica strada che collega gli armeni del Nagorno-Karabakh all’Armenia. L’obiettivo degli azeri è di bloccare completamente quella via per aprirne un’altra che passa dai territori conquistati dall’Azerbaigian nella guerra del 2020.

In questo modo Baku potrebbe allentare o rinfocolare la crisi umanitaria nel Nagorno-Karabakh a piacimento, tenendo gli armeni sotto scacco e sotto costante ricatto. Le autorità dell’Artsakh hanno sempre cercato di resistere all’invio di aiuti attraverso la città di Aghdam ma, presi per fame, hanno dovuto cedere dopo aver ottenuto però la consegna di aiuti anche attraverso il Corridoio di Lachin.

Il Corridoio di Lachin va riaperto

L’accordo raggiunto il 12 settembre, e che si è concretizzato ieri con l’arrivo dei primi aiuti, è senza dubbio una notizia positiva per la popolazione del Nagorno-Karabakh, ormai allo stremo.

Il compromesso non risolve però il problema di fondo: il Corridoio di Lachin deve essere riaperto e il transito di beni e persone da e verso l’Armenia ripristinato. Solo il ripristino della giustizia e dello stato di diritto potranno infatti evitare un nuovo conflitto tra Armenia e Azerbaigian.

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Quaderno armeno (Comune Arco 18.09.23)

La biblioteca civica «Bruno Emmert» propone venerdì 22 settembre l’incontro con Sara Maino, artista audiovisiva, educatrice, poeta e performer, regista cinematografica e teatrale, che presenta il suo libro «Quaderno armeno. Hotel Praha, Yerevan» (Nous, 2023).

A Yerevan, la capitale dell’Armenia indipendente, non è il mondo armeno diasporico occidentale accogliente, pacificato, plurilingue, caratterizzato da un cristianesimo aperto e universale che viene incontro a Sara. Per una serie di disavventure verrà fagocitata da un clan di rifugiati ospiti in un albergo fatiscente, dove il degrado risulta insopportabile, dove non ci sono turisti o armeni locali ma profughi della guerra del Nagorno Karabakh; un rifugio dove una umanità dolente tenta di cancellare un vissuto che non ha futuro. Un diario-racconto di straordinaria efficacia descrittiva e insieme capace di andare in profondità, di scavare nel proprio mondo e nel mondo dell’altro senza timore di far emergere la verità scomoda della difficoltà di potersi accettare nella propria diversità (dalla prefazione di Pietro Kuciukian).

Inizio alle ore 17.30, ingresso libero.

L’autrice dialogherà con Giuliano Geri, editor e traduttore; interverrà Pietro Kuciukian, console onorario della Repubblica di Armenia in Italia, e saranno presenti Chiara Sicurella e Giuditta Busà della casa editrice Nous.

Con intermezzi musicali di Stefano Menato.

► https://biblioteca.comune.arco.tn.it

Foto da www.facebook.com/mainosara 

Le forniture di aiuti umanitari nel Nagorno-Karabakh sono finalmente riprese. L’Ue esorta a “regolarizzare il passaggio” (Eunews 18.09.23)

Bruxelles – Dopo mesi di stallo e di completa chiusura dei rifornimenti umanitari, gli oltre 120 mila abitanti del Nagorno-Karabakh possono tornare a sperare in un flusso costante di cibo e farmaci, gas e acqua potabile. “Accogliamo con favore il passaggio simultaneo di carichi umanitari attraverso Lachin e Ağdam“, è il commento soddisfatto del presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel, alla notizia di oggi pomeriggio (18 settembre) dell’ingresso di camion del Comitato internazionale della Croce Rossa carichi di aiuti umanitari nella regione separatista a maggioranza armena sul territorio dell’Azerbaigian: “Questo passaggio deve essere regolarizzato“.

Nagorno Karabakh Armenia AzerbaijanIl primo convoglio umanitario a fare ingresso nell’enclave a maggioranza cristiana nel sud-ovest dell’Azerbaigian (a maggioranza musulmana) era arrivato martedì scorso (12 settembre) ma dal territorio azero attraverso la rotta Ağdam-Askeran. Altri convogli francesi e armeni erano rimasti invece finora bloccati, nonostante l’accordo del 9 settembre tra il governo azero e quello armeno per riaprire il corridoio di Lachin. Per questo motivo il leader del Consiglio Ue aveva chiesto “a tutte le parti interessate di dare prova di responsabilità e flessibilità” nel “facilitare la riapertura dell’unica via di accesso all’Armenia e al mondo esterno per decine di migliaia di abitanti dell’autoproclamata Repubblica dell’Artsakh. Dopo la svolta di oggi – che mette forse fine a una crisi che va avanti da nove mesi – per Bruxelles “è essenziale avviare colloqui tra Baku e gli armeni del Nagorno-Karabakh sui loro diritti e la loro sicurezza“, ha messo in chiaro Michel, anticipando che “l’Ue è pronta a sostenere”.

L’Unione Europea è diventata da un anno e mezzo il principale mediatore tra il primo ministro dell’Armenia, Nikol Pashinyan, e il presidente dell’Azerbaigian, Ilham Aliyev, e si spiega così l’entusiasmo di Bruxelles nel vedere i primi segnali di distensione tra due Paesi caucasici. “Accogliamo la consegna di aiuti umanitari della Croce Rossa attraverso Lachin e Ağdam agli armeni del Nagorno-Karabakh”, ha ribadito il portavoce del Servizio europeo per l’azione esterna (Seae), Peter Stano. Quello che le istituzioni comunitarie ora si aspettano è “garantire forniture regolari alla popolazione”, spingere per un “dialogo significativo” tra Baku e i separatisti e soprattutto “diminuire le tensioni sulla linea di contatto e sul confine internazionale“. La crisi dura da mesi e il dispiegamento di truppe azere lungo il confine armeno ha aumentato i timori per lo scoppio di un nuovo conflitto tra Baku e Yerevan per il controllo del Nagorno-Karabakh.

La tensione in Nagorno-Karabakh

Armenia Azerbaijan UE
Da sinistra: il presidente dell’Azerbaigian, Ilham Aliyev, il presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel, e il primo ministro dell’Armenia, Nikol Pashinyan

Tra i due Paesi caucasici la guerra congelata va avanti dal 1992, con scoppi di violenze armate ricorrenti. Il più grave degli ultimi anni è stato quello dell’ottobre del 2020: in sei settimane di conflitto erano morti quasi 7 mila civili, prima del cessate il fuoco che ha imposto all’Armenia la cessione di ampie porzioni di territorio nel Nagorno-Karabakh. Dopo un anno e mezzo la situazione è tornata a scaldarsi a causa di alcune sparatorie alla frontiera a fine maggio 2022, quando è diventato sempre più evidente che la tensione sarebbe tornata a salire. La priorità dei colloqui di alto livello stimolati dal presidente del Consiglio Europeo è stata posta sulla delimitazione degli oltre mille chilometri di confine. Tuttavia, mentre a Bruxelles si sta provando da allora a trovare una difficilissima soluzione a livello diplomatico, da settembre sono riprese le ostilità tra Armenia e Azerbaigian, con reciproche accuse di bombardamenti alle infrastrutture militari e sconfinamenti di truppe di terra.

La mancanza di un monitoraggio diretto della situazione sul campo da parte della Russia – che fino allo scoppio della guerra in Ucraina era il principale mediatore internazionale – ha portato alla decisione di implementare una missione Ue. Dopo il compromesso iniziale con Yerevan e Baku raggiunto il 6 ottobre a Praga in occasione della prima riunione della Comunità Politica Europea, 40 esperti Ue sono stati dispiegati lungo il lato armeno del confine fino al 19 dicembre dello scorso anno. Una settimana prima della fine della missione l’Azerbaigian ha però bloccato in modo informale – attraverso la presenza di pseudo-attivisti ambientalisti armati – il corridoio di Lachin e fino a oggi sono stati messi in atto forti limitazioni del transito di beni essenziali come cibo e farmaci, gas e acqua potabile. Gli unici a poterla percorrere erano i soldati del contingente russo di mantenimento della pace e il Comitato internazionale della Croce Rossa.

Azerbaigian Armenia Corridoio Lachin
Soldati dell’Azerbaigian al posto di blocco sul corridoio di Lachin (credits: Tofik Babayev / Afp)

A seguito dell’aggravarsi della situazione nel corridoio di Lachin, il 23 gennaio è arrivata la decisione del Consiglio dell’Ue di istituire la missione civile dell’Unione Europea in Armenia (Euma) nell’ambito della politica di sicurezza e di difesa comune, con l’obiettivo di contribuire alla stabilità nelle zone di confine e garantire un “ambiente favorevole” agli sforzi di normalizzazione dei due Paesi caucasici. Ma la tensione è tornata a crescere lo scorso 23 aprile, con la decisione di Baku di formalizzare la chiusura del collegamento strategico attraverso un posto di blocco, con la giustificazione di voler impedire la rotazione dei soldati armeni nel Nagorno-Karabakh “che continuano a stazionare illegalmente nel territorio dell’Azerbaigian”. Da Bruxelles è arrivata la condanna dell’alto rappresentate Ue per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, prima della ripresa delle discussioni a maggio e un nuovo round di negoziati di alto livello tra Michel, Aliyev e Pashinyan il 15 luglio.

L’alternarsi di sforzi diplomatici e tensioni crescenti sul campo ha portato a uno degli episodi più allarmanti per gli osservatori Ue presenti dallo scorso 20 febbraio in Armenia per contribuire alla stabilità nelle zone di confine. Il 15 agosto una pattuglia della missione Euma è rimasta coinvolta in una sparatoria dai contorni non meglio definiti (entrambe le parti, armena e azera, si sono accusate a vicenda), senza nessun ferito. L’evento aveva provocato qualche imbarazzo a Bruxelles, dopo che Yerevan aveva dato la notizia secondo cui l’esercito azero aveva “scaricato il fuoco contro gli osservatori dell’Ue”. Sulla stessa pagina X della missione civile Ue in Armenia era apparso un post (poi cancellato) con un perentorio “falso”, ma poche ore più tardi è stato pubblicato l’aggiornamento di rettifica che ha dato ragione ai portavoce armeni, almeno nella parte in cui è stata confermata la presenza della pattuglia europea durante gli spari, senza nessun riferimento alla responsabilità azera.

Il Consiglio ecumenico delle chiese in visita in Armenia (Riforma.it 18.09.23)

Una delegazione del Consiglio ecumenico delle chiese (Cec) è in visita presso la Chiesa apostolica armena da oggi18 fino al 22 settembre. La visita prevederà un’udienza con Karekin II, patriarca e catholicos di tutti gli Armeni.

La delegazione discuterà della situazione attuale del Corridoio Lachin, la strada principale che collega la regione all’Armenia, che è bloccato da più di nove mesi, colpendo gravemente le condizioni di vita di 120.000 persone, compresi i bambini. La crisi umanitaria continua ad aggravarsi nell’enclave bloccata del Nagorno-Karabakh (Artsakh).

«Data la terribile situazione nel Nagorno-Karabakh e la continua lotta per far arrivare gli aiuti umanitari, il comitato centrale del Cec ha chiesto al segretario generale di guidare una delegazione in questa parte tormentata del mondo. La nostra visita ha lo scopo di esprimere la solidarietà della comunità globale, studiare la situazione, stabilire i fatti e considerare con i leader e le realtà locali cosa può fare il Consiglio ecumenico per affrontare la situazione. Chiediamo alle nostre chiese membro e ad altri di pregare per la situazione nel Nagorno-Karabakh».

Durante la visita della delegazione al monastero armeno di Noravank, risalente al XIII secolo, si terrà una preghiera per la pace nella regione.

Gli incontri che si terranno nella capitale armena Yerevan e altrove includeranno funzionari statali, organizzazioni della società civile, la missione di monitoraggio civile dell’Unione europea e altri attori.

Il segretario generale del Consiglio ecumenico delle chiese, il pastore Jerry Pillay, sarà accompagnato dall’arcivescovo Vicken Aykazian, vice moderatore del comitato centrale del Cec, dalla pastora. Rita Famos, presidente della Chiesa protestante svizzera, da Carla Khijoyan, dirigente del programma Cec per il Medio Oriente, da Peter Prove, direttore della Commissione delle Chiese per gli affari internazionali del Cec e da Ani Ghazaryan Drissi, dirigente del programma del Cec per la Commissione Fede e Costituzione del Consiglio ecumenico.

Qui l’intervista al giornalista Simone Zoppellaro che abbiamo pubblicato la scorsa settimana in relazione proprio alla situazione nella regione.

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281° giorno del #ArtsakhBlockade. Cronaca dal campo di concentramento della soluzione finale di Aliyev in Artsakh. Artsakh è armeno. Lo è stato sempre… e non rinuncia ad essere armeno (Korazym 18.09.23)

[Korazym.org/Blog dell’Editore, 18.09.2023 – Vik van Brantegem] – A mezzogiorno di ieri, domenica 17 settembre 2023 – il giorno di Khachverats nella Chiesa Apostolica Armena, la festività dell’Esaltazione della Santa Croce – abbiamo ascoltato un’altra recita dell’Angelus Domini domenicale, durante la quale Papa Francesco continua a non menzionare il destino dell’Armenia, la prima nazione cristiana, e la drammatica crisi umanitaria causata dall’Azerbajgian, che si aggrava giorno dopo giorno in Artsakh. Perché?

Ani Badalyan, Portavoce del Ministero degli Esteri dell’Armenia, comunica con un post su Twitter che Ararat Mirzoyan, Ministro degli Esteri dell’Armenia parteciperà dal 18 al 24 settembre 2023 a New York alla 78ª sessione dell’Assemblea Generale ed eventi di alto livello delle Nazioni Unite. Aggiunge: «Sono previsti numerosi incontri con funzionari e controparti delle Nazioni Unite di diversi Paesi».

Da un altro post su Twitter, questa volta della Segreteria di Stato della Santa Sede, apprendiamo: «Il Segretario per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni Internazionali, S.E. Mons. Paul Richard Gallagher, parteciperà alla 78ª Assemblea Generale delle Nazioni Unite per la Settimana di Alto-Livello, che si terrà a New York dal 18 al 26 settembre 2023».

Certamente, il Segretario Mons. Gallagher avrà occasione di spiegare al Ministro Mirzoyan questo inquietante silenzio della Suprema Autorità che rappresenta a questo Alto Livello.

Il Centro l’informazione della Repubblica di Artsakh/Nagorno-Karabakh ha pubblicato ieri, 17 settembre 2023 alle ore 13.16 sulla sua pagina Facebook il post che segue (nostra traduzione italiana dall’inglese). Il post informa che il governo della Repubblica di Artsakh ha acconsentito all’apertura della rotta di Akna (Aghdam), con la simultanea apertura del Corridoio di Berdzor (Lachin), per il trasporto umanitario con veicoli della Croce Rossa.

Ricordiamo, che ciò non significa che il Corridoio di Berdzor (Lachin) è aperto, poiché si tratta solo di veicoli della Croce Rossa e per un volume limitato. Quindi, non secondo lo status del Corridoio di Berdzor (Lachin) definito nella dichiarazione trilaterale del 9 novembre 2023 e l’ordine vincolante della Corte Internazionale di Giustizia delle Nazioni Unite, per l’apertura del corridoio in ambedue le direzioni senza ostacoli per persone, veicoli anche privati e merci (sia umanitari e commerciali).

«Cari connazionali,
la crisi causata dal blocco dell’Artsakh da parte dell’Azerbajgian si aggrava ogni giorno. Il governo organizza l’approvvigionamento di grano e la fornitura di farina ai panificatori in condizioni ristrette, purtroppo non è sempre possibile fornire i 200 grammi di pane giornalieri a disposizione dei cittadini con il sistema dei tagliandi.
Considerando l’aggravarsi del disastro e della situazione di sicurezza nel Paese, le autorità della Repubblica di Artsakh hanno deciso di accettare la proposta congiunta dell’ufficio di Stepanakert del Comitato Internazionale della Croce Rossa e del Comando della missione di mantenimento della pace russo per il trasferimento simultaneo di carichi umanitari della Croce Rossa attraverso il Corridoio di Berdzor, lungo l’autostrada Goris-Stepanakert e lungo la strada Akna-Stepanakert, con autoveicoli del Comitato Internazionale (merci di origine estera).
L’organizzazione del processo è necessaria sia per neutralizzare le minacce alla vita e alla salute dei nostri cittadini, sia per garantire l’ulteriore trasporto di carichi umanitari attraverso il Corridoio di Berdzor.
Vi informiamo inoltre che i mediatori stanno lavorando per organizzare un incontro con i rappresentanti ufficiali dell’Artsakh e dell’Azerbajgian al fine di alleviare la tesa situazione umanitaria e di sicurezza nella Repubblica».

Secondo quanto si apprende, e viene riferito anche dall’agenzia 301, gli aiuti in arrivo da Svizzera, Russia, Spagna e India verranno trasportati nell’Artsakh dalla strada Akna (Aghdam)-Askeran-Stepanakert. Gli aiuti dall’Armenia, invece, seguiranno la strada Goris-Stepanakert, lungo il Corridoio di Berdzor (Lachin) che collega l’Armenia con l’Artsakh. Il Comitato Internazionale della Croce Rossa gestirà in esclusiva il trasporto delle merci, mentre i veicoli della Mezzaluna Rossa non opereranno sulla strada Akna-Stepanakert.

Il passaggio attraverso la strada Akna (Aghdam)-Askeran-Stepanakert.

Secondo i rapporti ufficiali del Comitato Internazionale della Croce Rossa Internazionale, la Croce Rossa ha consegnato con successo aiuti umanitari all’Artsakh attraverso il Corridoio di Berdzor (Lachin) e la strada Akna (Aghadam)-Askeran-Stepanakert.

Questa mattina, intorno alle ore 07.30 ora locale, un camion e autoverture del CICR sono passati attraverso la strada Akna (Aghdam)-Askeran-Stepanakert e sono stati ricevuti da un rappresentante dell’ufficio della Croce Rossa a Stepanakert. Questo carico umanitario, come confermato dal CICR, comprende forniture essenziali come farina e medicine. In contemporanea un camion e autovetture del CICR sono passati attraverso il Corridoio di Berdzor (Lachin) con 23 tonnellate di farina armena.

Il CICR ha affermato che i residenti dell’Artsakh sono in fila per il pane e che le strutture sanitarie mancano di forniture mediche. Ha aggiunto che le spedizioni di aiuti umanitari rappresentano una necessità urgente.

Il passaggio attraverso la strada Akna (Aghdam)-Askeran-Stepanakert.
Il passaggio attraverso la strada Akna (Aghdam)-Askeran-Stepanakert, al posto di blocco delle forze di mantenimento della pace russe sulla linea di contatto Artsakh-Azerbajgian.
Il passaggio sul ponte Hakari all’ingresso del Corridoio di Berdzor (Lachin) dall’Armenia, al posto di blocco illegale dell’Azerbajgian sulla frontiera tra Armenia e Artsakh.

«Come risultato dei persistenti sforzi diplomatici volti a trovare un consenso umanitario tra i decisori, il Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) lunedì sta portando spedizioni di farina di grano e articoli medici essenziali alle persone bisognose tramite il Corridoio di Lachin e la strada di Aghdam.
“Siamo estremamente sollevati dal fatto che molte persone che dipendono dagli aiuti umanitari riceveranno finalmente il sostegno tanto necessario nei prossimi giorni”, ha affermato Ariane Bauer, direttrice regionale del CICR per l’Europa e l’Asia centrale. “Le strutture sanitarie mancano di forniture mediche. Le persone fanno ore di fila per il pane. Hanno urgentemente bisogno di aiuti continui attraverso spedizioni umanitarie regolari. Questo consenso ha permesso alle nostre équipe di riprendere questo lavoro salvavita”.
Nelle ultime settimane il CICR ha discusso con i decisori politici sulle opzioni per far arrivare gli aiuti nell’area attraverso diversi percorsi, tra cui sia il Corridoio di Lachin che la strada di Aghdam. L’operazione di lunedì prevedeva due camion che consegnavano simultaneamente le merci attraverso il Corridoio di Lachin e la strada di Aghdam» (CICR Ginevra).

«Spero che questo consenso consenta ai nostri convogli strettamente umanitari di riprendere non solo oggi ma nelle settimane a venire in modo da poter fornire regolarmente aiuti a coloro che ne hanno bisogno. Il nostro obiettivo è raggiungere coloro che hanno più bisogno di assistenza in linea con i nostri principi fondamentali di neutralità, imparzialità e indipendenza» (Ariane Bauer, Direttrice regionale del CICR per l’Europa e l’Asia centrale).

«Come risultato dei persistenti sforzi diplomatici per trovare un consenso umanitario tra i decisori, oggi stiamo portando spedizioni di farina di grano e articoli medici essenziali alle persone bisognose attraverso il Corridoio di Lachin e la strada di Aghdam» (CICR Armenia).

«I camion del CICR hanno attraversato liberamente il posto di controllo di frontiera di Lachin dopo essere ispezionato, diretto verso Khankendi di Azerbajgian [cioè, Stepanakert, la capitale della Repubblica di Artsakh, sotto assedio dalle forze armate dell’Azerbajgian da 9 mesi]”, scrivono i media statali azeri, omettendo di menzionare che questa è la prima volta che degli aiuti umanitari attraversano il Corridoio di Berdzor (Lachin) dallo scorso mese di giugno.

Il passaggio del carico umanitario del Comitato Internazionale della Croce Rosso attraverso la strada di Akna (Aghdam)-Askeran-Stepanakert è descritto dal giornalista Fardin Isazade, che durante il blocco degli sedicenti “eco-attivisti” del Corridoio di Berdzor (Lachin) si era offerto “scherzosamente” di uccidere degli Armeni in occasione della festa di Novruz.

Poiché è stato raggiunto un accordo affinché la strada Akna (Aghdam)-Askeran-Stepanakert sia utilizzata esclusivamente per aiuti umanitari attraverso la Russia trasportati dalla Croce Rossa russa, gli ex sedicenti “eco-attivisti” che hanno bloccato il Corridoio di Berdzor (Lachin), riciclati manifestanti della “farina umanitaria-filantropica” della Mezzaluna Rossa azera liberanno la strada Aka (Aghadam)-Askeran-Stepanakert dallo show e torneranno a casa?

Non ci sono segni di una riapertura generale del Corridoio di Berdzor (Lachin). Finché le persone e le merci (incluso carburante) non potranno viaggiare liberamente tra Artsakh e Armenia in ambedue le direzioni, senza intromissione dell’Azerbajgian nel Corridoio di Berdzor (Lachin); finché la fornitura di gas ed elettricità dall’Armenia non viene ripristinata, il blocco dell’Azerbajgian rimane in pieno vigore. Se il popolo dell’Artsakh ha bisogno di aiuti umanitari per sopravvivere, significa che si trova ancora sotto blocco in una crisi umanitaria creata dall’Azerbajgian.

«L’integrità territoriale del Paese con una superficie di 29.800 km2, i diritti e la sicurezza del popolo del Nagorno-Karabakh sono una linea rossa per l’Armenia. Dopo la caduta di Hitler, la pulizia etnica non è più una questione interna di nessun Paese. Le massicce violazioni dei diritti umani non possono mai essere considerate affari interni di nessun Paese. Spero che quando l’Armenia preparerà le sue risposte all’Azerbajgian, avrà luogo un nuovo incontro. Ma è molto importante che l’Azerbajgian faccia passi di fiducia in risposta ai nostri passi. Il processo non può essere unilaterale» (Edmon Marukyan, Ambasciatore con incarichi speciali presso il Ministero degli Esteri dell’Armenia, Leader del partito Armenia Luminosa).

«Un aereo militare azero Ilyushin IL-76MD è recentemente atterrato a Islamabad, in Pakistan, sollevando preoccupazioni a causa del suo volo insolito, senza data di ritorno o destinazione nota. Ciò suggerisce che il Pakistan potrebbe inviare personale o armi all’Azerbajgian» (Agenzia 301).

Avi Scharf, giornalista di Haaretz segnala voli tra Israele-Azerbajgian di cargo militari registrati: «RARO volo di Rosh Hashanah dall’aeroporto azera vicino al confine con l’Armenia alla base israeliana di Ovda. Il 7°! cargo jumbo pesante in 2 settimane (il 105° in 7 anni)».

«”Teheran non permetterà la restrizione o la chiusura della storica rotta che collega l’Iran all’Armenia”, ha dichiarato il Ministro degli Esteri iraniano, Hossein Amir Abdollahian. “Se l’Azerbajgian vuole effettuare un’operazione militare contro l’Armenia, risponderemo con un’operazione 10 volte più potente in modo che non mandino i loro soldati a morire inutilmente”, ha dichiarato il Membro della Commissione per la Sicurezza Nazionale del Parlamento iraniano, Yaqub Rezazadeh» (Agenzia 301).

Segue un articolo di JAMnews (di Go Group Media, con sede in Georgia), in cui viene spiegato in chiare lettere che l’Azerbajgian non solo si sta preparando alla guerra, ma questa è inevitabile. Riprende le parole da un’intervista con l’organo di stampa statale azero Bizim.Media di Elmar Mammadyarov, che è stato Ministro degli Esteri dell’Azerbajgian dal 2004 al 2020. Fu licenziato dopo che il Presidente Ilham Aliyev lo ha criticato per essere stato assente dal Ministero degli Esteri durante uno scontro armato al confine con l’Armenia il 12 luglio 2020. Gli fu vietato di lasciare il Paese, essendo inserito in una no-fly list per il suo coinvolgimento in un’indagine su accuse di corruzione nel Ministero degli Esteri.

“Per firmare il trattato di pace è necessario uno scontro militare” – ex Ministro degli Esteri azerbajgiano, Elmar Mammadyarov sulla probabilità della guerra
JAMnews, 13 settembre 2023

(Nostra traduzione italiana dall’inglese)

Secondo l’ex Ministro degli Esteri azerbajgiano, Elmar Mammadyarov, per firmare un trattato di pace tra Azerbajgian e Armenia è necessario uno scontro militare. “Può essere uno scontro a breve termine o una guerra. Solo questo potrà costringere Pashinyan a firmare il trattato”, ha aggiunto.

“L’inizio delle esercitazioni militari nelle Forze Armate dell’Azerbajgian ha spaventato gli Armeni. Nonostante il fatto che, secondo alcuni giornalisti, i revanscisti armeni desiderino iniziare una guerra. Questa è un’opinione fondamentalmente errata. Analisi internazionali mostrano che l’esercito armeno è stato schiacciato durante la guerra durata 44 giorni. L’attuale situazione economica dell’Armenia non consente di ricostruire l’esercito. Pertanto, la guerra è ciò che Pashinyan teme di più.

E ora Pashinyan bussa a diverse porte per evitare la guerra. Vuole che i leader dei principali Stati del mondo convincano l’Azerbajgian a non iniziare una guerra. Pashinyan sa che un’altra guerra potrebbe segnare la fine non solo della sua carriera politica, ma anche dell’intera Armenia”.

Così l’ex ministro degli Esteri azero Elmar Mammadyarov ha commentato gli ultimi sviluppi nella regione in un’intervista a Bizim.Media.

Ha sottolineato che gli scontri militari costringeranno l’Armenia a firmare un trattato di pace: “Ho detto molte volte che per firmare un trattato di pace dovrebbero esserci dei tipi di scontri militari. Una guerra o scontri a breve termine costringeranno Pashinyan a firmare il trattato. In questo momento la leadership armena sta facendo un doppio gioco. Non vuole né la pace né la guerra. Sotto la pressione di forze interne ed esterne, il governo di Pashinyan fa spesso dichiarazioni anti-azerbajgiane. Ma poi non riesce a sostenere queste affermazioni e si ritira dalle sue posizioni. Ora chiede nuovi incontri e trattative. Per questo si rivolge ai leader degli altri Paesi”.

Secondo Mammadyarov l’operazione antiterrorismo è necessaria: “Attualmente l’esercito azerbajgiano controlla l’intera zona del confine condizionale con l’Armenia. Ma in Karabakh il quadro è un po’ diverso. I separatisti rappresentano una seria minaccia non solo per il nostro popolo, ma anche per lo Stato. Dovremmo tenere conto del fatto che molti oggetti strategici, a partire dal bacino idrico di Sarsang fino al Bazaar Rosso, sono sotto il controllo dei separatisti armeni. Per questo motivo è necessaria un’operazione antiterrorismo su questo territorio. Un’altra opzione che Pashinyan teme è un’operazione antiterroristica da parte dell’esercito azerbajgiano in Karabakh e l’espulsione dei militanti armeni dal Paese. Questo non promette nulla di buono per Pashinyan. Ecco perché è preoccupato. Attraverso i leader di Francia, Germania e Turchia sta cercando di dissuadere Baku dall’idea di un’operazione del genere”.

«Ovviamente, il Comune di Stepanakert non è in grado di raccogliere la spazzatura a causa della mancanza di carburante. Ovviamente, quel povero cane non riesce a trovare nulla per colazione. Ancora mattina a Stepanakert» (Marut Vanyan, giornalista freelance in Karabakh/Artsakh – Email).

«Nove mesi dopo l’inizio del #ArtsakhBlockade in Nagorno-Karabakh, la carenza di pane peggiora. Nonostante il sistema dei tagliandi, oggi [17 settembre 2023] tutti i panifici sono chiusi, rendendo impossibile trovare il pane anche con i tagliandi. I proprietari hanno esposto degli avvisi in cui si dice “niente farina” a causa della continua carenza» (Siranush Sargsyan, giornalista freelance nel Nagorno-Karabakh assediato).

»Questo ragazzo è andato in bicicletta all’altra parte della città per cercare cibo, ha fatto il giro del mercato, fermandosi, indugiarono per un po’, Poi, è tornato a casa, a mani vuote» (Siranush Sargsyan, giornalista freelance nel Nagorno-Karabakh assediato)

«Ho appena visitato il mercato di Stepanakert per comprare un po’ di roba…» (Marut Vanyan, giornalista freelance in Karabakh/Artsakh – Email).

«Tutti comprano l’uva quanto possono» (Marut Vanyan, giornalista freelance in Karabakh/Artsakh – Email).

«C’è un villaggio in Nagorno-Karabakh/Artsakh chiamato Sos [come SOS-Save Our Souls). Un uomo da lì ha consegnato uva alla città. “Per favore, datemi ancora un po’, ci sono quattro bambini a casa”, ha detto una donna, tenendo in mano il sacchetto di plastica. Così Sos salva le anime della capitale» (Marut Vanyan, giornalista freelance in Karabakh/Artsakh – Email).

I 9 mesi di blocco significano anche che non c’è più sale in Artsakh. Quindi, la gente produce il sale in casa, perché il sale è fondamentale per conservare per fare le provviste in previsione dell’inverno.

Domenica mattina 17 settembre 2023, Stepanakert. «Un’altra coda. E ancora una volta. per il pane. L’Eucaristia» (Marut Vanyan, giornalista freelance in Karabakh/Artsakh – Email).

«Come vi procurate le candele? chiedo al diacono.
– Da Etchmiadzin.
– Ma il Corridoio di Lachin è chiuso.
– Siamo riusciti a portarle l’ultima volta poi la strada è stata chiusa. Sai, è chiaro che presto anche queste finiranno» (Marut Vanyan, giornalista freelance in Karabakh/Artsakh – Email).

«”Ieri mio figlio è andato a dormire piangendo. Sono il peggior genitore di questo mondo”. La crisi alimentare colpisce le famiglie povere di Nagorno-Karabakh/Artsakh» (Marut Vanyan, giornalista freelance in Karabakh/Artsakh – Email).

«Russi in Nagorno-Karabakh. Almeno potete portare un sacco di caffè per Stepanakert. Volate in continuazione sopra le nostre teste e non vi chiediamo neanche un risarcimento per l’inquinamento atmosferico. Almeno potete consegnare le sigarette ai vostri colleghi dell’esercito e della polizia in Nagorno Karabakh. Almeno vi chiamate forze di mantenimento della pace… Certamente non è così difficile come aprire il Corridoio di Lachin» (Marut Vanyan, giornalista freelance in Karabakh/Artsakh – Email).

Code, un sistema di governo azero-turco

Code non solo in Artsakh, ma anche in Turchia. Recep Tayyip Erdoğan dice che il XXI secolo è il “secolo turco” (chi lo spiega che esistono Cina e India?), ma a Defne, nella provincia di Hatay, la gente fa code enormi che secondo il giornalista sono troppo lunghe per lui per camminare e che la gente sarà fortunata per prendere un pacco d’acqua.

Defne è un’antica città greca originariamente chiamata Dafne (Δάφνη) dal nome di una ninfa mitologica associata a fontane, pozzi, sorgenti, ruscelli, torrenti e altri fonti d’acqua dolce. Dafne era una città portuale turistica durante l’impero greco seleucide, famosa per le cascate. Oggi, il 12º e attuale Presidente della Turchia non è in grado di fornire abbastanza acqua dolce alla gente del posto, ma questo secolo è totalmente turco…

«Elmar Allahverdiyev, un ex militare azero, che aveva rivelato i crimini del dittatore Aliyev, ha subito un attentato e la sua moglie è stata uccisa. Allahverdiyev era stato torturato senza pietà nell’ambito del “caso Tartar”, uno dei più grandi crimini ordinati da Ilham Aliyev.
Mentre stava andando in vacanza con la sua famiglia, l’auto (Lexus) su cui viaggiava Allahverdiyev è stata attaccata da altre auto. A seguito di questo attacco terroristico, la moglie di Allahverdiyev, Rahima Allahverdiyeva nata nel 1994, è stata uccisa e lui e 2 figli sono rimasti gravemente feriti
Allahverdiyev ha detto su canali giornalistici YouTube la verità sul crimine di Tartar, su ordine di chi e da chi è stato commesso. Alcune settimane prima dell’attentato, Allahverdiyev era stato minacciato dal DTX [Dövlət Təhlükəsizliyi Xidməti, il servizio di sicurezza dello Stato della Repubblica di Azerbajgian). Gli fu detto che se non stesse zitto, se continuasse a parlare dei fatti di Tartar, avrebbero ucciso lui e la sua famiglia.

Vorrei menzionare che nel 2017, su ordine del Presidente dell’Azerbajgian, Ilham Aliyev, più di 1.700 militari [azeri] sono stati brutalmente torturati e alcuni di loro sono stati uccisi a causa della tortura. Le persone che sono state torturate hanno detto che il generale e altri ufficiali che le hanno torturate hanno detto che İlham Aliyev li aveva ordinato di farlo.
Informazioni più dettagliate sul “caso Tartar” si possono trovare su Wikipedia [QUI].
Fino ad oggi, gli autori dei crimini di Tartar non sono stati puniti e coloro che parlano di questo crimine vengono imprigionati e torturati. Le organizzazioni per i diritti umani probabilmente chiederanno sanzioni ad Aliyev e al suo ministero del terrore, il DTX, per questo attentato contro la famiglia di Elmar Allahverdiyev e per l’omicidio di sua moglie» (Manaf Jalilzade, blogger politico azero e fondatore-capo di Diktator TV, residente in Svizzera).

«Il dittatore Aliyev presto farà una provocazione contro gli Armeni. Secondo le precise informazioni che ho ricevuto, Aliyev effettuerà nuove provocazioni al confine con l’Armenia per avviare il prossimo turno di guerra. Il mondo intero sa benissimo che Nikol Pashinyan e il popolo armeno non vogliono la guerra. Si può anche dire che la maggior parte del popolo azero odia gli spettacoli di guerra di Aliyev. Ma Aliyev continua a effettuare provocazioni e a uccidere i giovani. A causa di questo malvagio dittatore, oggi l’Azerbajgian è conosciuto nel mondo come un Paese del terrore. La maggior parte della popolazione in Azerbajgian non vuole più la guerra, ma chi si oppone viene picchiato dalla polizia e imprigionato. Lo ripeto un’altra volta: Aliyev farà presto una grande provocazione per iniziare una guerra con l’Armenia» (Suleyman Suleymanli, blogger politico azero, Defence of Freedom of Speech and Democracy Organization, residente in Svizzera).

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Indice – #ArtsakhBlockade [QUI]

Nagorno-Karabakh, i separatisti accettano il passaggio di aiuti (Bluewin 17.09.23)

I separatisti armeni nell’enclave separatista del Nagorno-Karabakh in Azerbaigian hanno concordato oggi la consegna di forniture umanitarie attraverso il territorio controllato da Baku, segnando un primo passo verso la de-escalation nella instabile regione.

17.9.2023 – 21:57

L’Armenia ha accusato l’Azerbaigian di alimentare una crisi umanitaria nel Nagorno-Karabakh dopo che Baku ha bloccato l’anno scorso l’unica strada che collega la regione montuosa con l’Armenia, il corridoio Lachin, sorvegliato dalle forze di pace russe.

L’Azerbaigian ha respinto l’accusa, sostenendo che il Nagorno-Karabakh potrebbe ricevere tutte le forniture di cui ha bisogno attraverso l’Azerbaigian. Baku ha affermato che le autorità separatiste hanno semplicemente rifiutato la sua proposta di riaprire contemporaneamente sia il corridoio Lachin che la strada Aghdam che collega il Nagorno-Karabakh con il resto dell’Azerbaigian.

Consegne consentite

Oggi il governo separatista ha dichiarato di aver accettato di consentire «consegne simultanee di carichi umanitari» attraverso entrambe le rotte, mentre «mediatori non specificati stanno lavorando per organizzare un incontro con i rappresentanti ufficiali dell’Artsakh (nome armeno del Nagorno-Karabakh) e dell’Azerbaigian al fine di alleviare la tesa situazione umanitaria e di sicurezza nella repubblica».

Il ministero degli Esteri di Baku ha affermato di essere stato informato dal Comitato internazionale della Croce Rossa che le autorità separatiste «hanno concordato forniture parallele di carichi umanitari a partire dal 18 settembre».

L’Unione europea e gli Stati Uniti hanno chiesto la riapertura delle rotte di Lachin e Aghdam per gli aiuti umanitari poiché il Nagorno-Karabakh è alle prese con una grave carenza di cibo e medicine.

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280° giorno del #ArtsakhBlockade. Cronaca dal campo di concentramento della soluzione finale di Aliyev in Artsakh. Sottomettere gli Armeni con l’arma della fame in modo che, se e quando il Corridoio di Lachin riaprirà, se ne vadano (Korazym 17.09.23)

[Korazym.org/Blog dell’Editore, 17.09.2023 – Vik van Brantegem] – Con il blocco dell’Artsakh/Nagorno-Karabakh «gli Azeri vogliono che moriamo per strada», è quello che gli Armeni – dichiarati da Ilham Aliyev “cittadini del Karabagh dell’Azerbajgian senza alcun diritto o garanzia di sicurezza particolare” – dicono sia un tentativo di Baku di costringerli alla sottomissione: pulizia etnica a tappe e genocidio al rallentatore.

«La mia passeggiata domenicale attraverso il viale principale di Stepanakert. Le persone raramente passano. Si sente parlare solo di cibo. Tutti hanno facce allarmate. Buona giornata» (Marut Vanyan, giornalista freelance in Karabakh/Artsakh – Email).

Sono necessarie tre azioni immediate:

1. Sanzioni contro il regime autocratico azero e i suoi massimi rappresentanti, in testa il clan Aliyev (le cui massime ricchezze si trovano in Occidente), in quanto responsabili delle atrocità di massa in corso nell’Artsakh/Nagorno-Karabakh.
2. Aperture immediato del Corridoio di Berdzor (Lachin) senza ostacoli per persone, veicoli umanitarie e private, merci umanitarie e commerciali. Ogni minuto conta visto la situazione umanitaria al collasso.
3. Riconoscimento al popolo armeno dell’Artsakh/Nagorno-Karabakh del diritto all’autodeterminazione. La discriminazione per motivi raziali e l’oppressione sistematiche sottolineano l’urgenza di questo riconoscimento. Il riconoscimento dell’indipendenza della Repubblica di Artsakh da parte della comunità internazionale è essenziale per l’esercizio del diritto fondamentale degli armeni a vivere in pace nelle loro terre ancestrali.

Il Nagorno Karabakh Observer nel pomeriggio e in serata di ieri, ha informato, che l’esercito di difesa della Repubblica di Artsakh è stato messo in massima allerta, aggiungendo che non c’è nessuna indicazione diretta dello scoppio imminente di una guerra, solo le normali segnalazioni di violazione del cessate il fuoco da parte dell’Azerbajgian, che sono diventate la nuova norma. Poi ha riferito di rapporti non ufficiali secondo cui l’Azerbajgian sta concentrando delle truppe lungo la linea di contatto con il Nagorno-Karabakh nella regione di Martakert. Inoltre, ha riferito di segnalazioni di camion dell’esercito di difesa della Repubblica di Artsakh in movimento da/per Stepanakert ad Askeran, vicino alla linea di contatto a est, lungo la strada che porta ad Akna (Aghdam), al centro dell’attenzione nei giorni scorsi come “rotta alternativa alla strada Lachin”.

Jean-Christophe Buisson, il Vice Direttore de Le Figaro Magazine, in un post su Twitter scrive: «Confusione sulla situazione a #Martakert nell’#Artsakh. Voci di bombardamenti azeri sugli Armeni smentite dal sindaco, che però sottolinea come gli Azeri abbiano concentrato nelle vicinanze molto equipaggiamento militare negli ultimi giorni. La tensione è quindi reale. Anche la nostra attenzione».

Il Centro di informazione della Repubblica di Artsakh alle ore 22.22 ha pubblicato un post sulla sua pagina Facebook, con il seguente messaggio del servizio stampa del Ministero della Difesa: «Relativamente ai movimenti e agli accumuli effettuati dalle forze armate azerbajgiane, in Artsakh è stato osservato una stato di allarme nella popolazione della Repubblica. A questo proposito, vi informiamo che la Repubblica di Artsakh segue la situazione 24 ore su 24 e informa immediatamente il pubblico in caso di sviluppi significativi. La diffusione di informazioni non verificate nella situazione attuale non contribuisce in alcun modo alla difesa del nostro Paese. Da notare anche che i servizi speciali nemici sono attivi nel fomentare situazioni di panico. Vi invitiamo a seguire le notizie ufficiali».

Il Centro di informazione della Repubblica di Artsakh alle ore 22.43 pubblicato sulla sua pagina Facebook il seguente post: «Cari compagni compatrioti, in caso di cambiamento nella situazione sulla linea di contatto, il servizio stampa del Ministero della Difesa informerà immediatamente il pubblico. Esortiamo a non parlare di sicurezza e questioni militari nei social network e nelle conversazioni telefoniche, in quanto si ciò potrebbe danneggiare la difesa della Repubblica di Artsakh. Vi esortiamo a mostrare moderazione e di seguire solo le notizie ufficiali».

Ani Badalyan, Portavoce del Ministero degli Esteri dell’Armenia in un post su Twitter ha affermato: «Apprezzate le dichiarazioni chiare e mirate espresse durante l’audizione “Valutazione della crisi nel Nagorno-Karabakh” [al Senato] negli Stati Uniti [QUI], sul contenimento dell’escalation della situazione nel Caucaso meridionale, sulla prevenzione della pulizia etnica nel Nagorno-Karabakh, sottolineando che il Corridoio di Lachin dovrebbe essere sbloccato e che i diritti e la sicurezza della popolazione armena dovrebbero essere affrontati. I rispettivi passaggi, un forte coinvolgimento internazionale e l’implementazione sono fondamentali».

Il 16 settembre, 8 pazienti del Centro Medico Repubblicano della Repubblica di Artsakh, insieme ai loro accompagnatori, sono stati trasferiti nei centri medici specializzati della Repubblica di Armenia con la mediazione e l’accompagnamento del Comitato Internazionale della Croce Rossa. Lo riferisce il Ministero della Salute della Repubblica di Artsakh, aggiungendo che 18 bambini sono attualmente ricoverati nell’unità medica Arevik, di cu 3 nel reparto neonatale e di rianimazione. 72 pazienti sono ricoverati presso il Centro Medico Repubblicano, di cui 6 pazienti nel reparto di terapia intensiva, 4 dei quali in condizioni critiche.

Dal canale Telegram delle forze di mantenimento della pace russe in Nagorno-Karabakh, 14 settembre 2023, inusualmente chiaro e schietta, riferendo come stanno le cose senza parafrasi fumose diplomatiche:
«Il Ministro della Difesa armeno ha discusso con il comandante in capo delle forze di terra delle forze armate russe e il nuovo comandante del contingente di mantenimento della pace russo la situazione nella regione.
Il 14 settembre 2023, il Ministro della Difesa della Repubblica di Armenia, Suren Papikyan, ha ricevuto il comandante in capo delle forze di terra russe, il Generale dell’esercito Oleg Salyukov, e il nuovo comandante del contingente di mantenimento della pace della Federazione Russa nel Nagorno-Karabakh, il Maggiore generale Kirill Kulakov. Il Ministro della Difesa ha salutato il comandante del contingente di mantenimento della pace e gli ha augurato successo nella missione di mantenimento della pace.
Le parti hanno discusso della situazione al confine armeno-azerbajgiano e nell’area di responsabilità delle forze di mantenimento della pace. È stata inoltre sollevata la questione di aumentare l’efficacia della missione del contingente di mantenimento della pace.
Il Ministro della Difesa ha presentato i dati sui movimenti e le concentrazioni delle forze armate azere lungo i confini, sulle provocazioni, sulle sparatorie e sulla diffusione della disinformazione. Ha inoltre sottolineato la necessità di una rigorosa attuazione di tutti i punti della dichiarazione trilaterale del 9 novembre 2020 e l’importanza degli sforzi volti a sbloccare rapidamente il Corridoio di Lachin».

Dal canale Telegram delle forze di mantenimento della pace russe in Nagorno-Karabakh, 16 settembre 2023
«Il 16 settembre 2023, 80 persone hanno lasciato il Karabakh per l’Armenia attraverso il Corridoio di Lachin.
I residenti dell’Armenia e del Nagorno-Karabakh si sono rivolti al punto di accoglienza dei cittadini del contingente di mantenimento della pace russo in Karabakh: studenti di università armene e straniere, nonché specialisti e lavoratori che, a causa del blocco da parte dell’Azerbajgian, hanno perso il lavoro e non potevano ritornare al loro luogo di residenza permanente.

I rappresentanti del contingente della mantenimento della pace russo in Nagorno-Karabakh hanno organizzato il trasporto e la scorta di queste persone attraverso il Corridoio di Lachin, hanno monitorato il loro passaggio attraverso il punto di controllo di frontiera sul lato azerbajgiano, hanno aiutato a caricare e consegnare i bagagli e hanno offerto l’opportunità di viaggiare su comodi autobus».

Ovviamente, come di consueto l’operazione è stato filmato come un reality show dai media statali azeri, con le solite interviste, e riportato da Adnan Huseyn («Circa 80 persone di nazionalità armena hanno attraversato oggi liberamente il valico di frontiera di Lachin in direzione di Khankendi-Gorus. Alcuni avevano cittadinanza e passaporti russi. Dopo un controllo documentale è stato garantito il loro regolare movimento»), il tutto rilanciato dai troll azeri, come prova che “non c’è un #ArtsakhBlockade” e “la strada Khankendi-Goris è aperta”.

Il movimento pubblico Fronte per la Sicurezza e lo Sviluppo dell’Artsakh ha rilasciato una dichiarazione riguardante la distribuzione di pacchi alimentari – come si nota dalle foto con prodotti di fabbricazione russa – per le donne incinte. Secondo la dichiarazione, le donne incinte registrate presso l’Associazione medica regionale di Martuni hanno diritto a ricevere pacchi alimentari ipercalorici appositamente progettati per le donne incinte distribuiti dal Fronte per la Sicurezza e lo Sviluppo dell’Artsakh. Per ottenere questi pacchi il destinatario o un suo familiare è pregato a presentare un documento di riconoscimento valido a nome del destinatario.
Il Comitato esecutivo del Consiglio del Fronte per la Sicurezza e lo Sviluppo dell’Artsakh è coordinato da Ruben Vardanyan, già Ministro di Stato della Repubblica di Artsakh.

Arshak Abrahamyan, membro del movimento pubblico Fronte per la Sicurezza e lo Sviluppo dell’Artsakh, ha pubblicato sulla sua pagina Facebook le foto di quelle che sembrano dei piccoli panini, che è riuscito ad acquistare venerdì 15 settembre dopo aver fatto la fila per il pane per diverse ore: «A Stepanakert, questi sono considerati pirozhki [in riferimento ai fagottini ripieni tipici della tradizione culinaria russa, in questo caso senza un ripieno] e vengono venduti a 200 dram al pezzo. Ieri sono stato in fila per tutta la notte e poiché avevano assegnato meno farina al panificio, avevano deciso di preparare almeno “pirozhki”. Li ho presi da loro».

«Stamattina ho camminato per 3 km per arrivare al mercato sperando di trovare carne, verdura o frutta venduta dagli abitanti dei villaggi. Non c’era niente, tranne alcuni sottaceti, erbe e zucche, che sono di stagione» (Siranush Sargsyan, giornalista freelance nel Nagorno-Karabakh assediato).
Ecco, che mercato ricco provvisto di tutto, manca solo una torta per organizzare un fantastico matrimonio appositamente per il rappresentante dell’Azerbaigian all’ONU o per i troll azeri a cui piace postare filmati di grassi ospiti Armeni che ballano durante una festa di matrimonio (peccato che non fanno vedere tutto questo magnifico cibo che è disponibile in Karabagh in Azerbajgian a prova che il #ArtsakhBlockade è inventato dai criminali separatisti di Khankendi).
Chi avrebbe fornito tutti questi prodotti che nelle foto si vedono esposti sulle bancarelle del mercato: Azeri, alieni o altri bravi ragazzi pieni di umanesimo con la casacca della Mezzaluna azera, riciclati eco-attivisti del blocco del Corridoio di Lachin?

Il HALO Trust, una delle due ONG internazionali (con il Comitato Internazionale della Croce Rossa) ancora operative nell’Artsakh/Nagorno-Karabakh, riferisce della situazione sul campo [QUI].
HALO sta implementando un programma di assistenza finanziaria rivolto ai membri vulnerabili della comunità, come le donne incinte e gli anziani, i cui redditi sono stati drasticamente colpiti dagli effetti della carenza di beni e non possono più permettersi il poco cibo disponibile.
Nonostante queste sfide, HALO ha continuato il suo lavoro salvavita. Con la sospensione anche del razionamento del carburante, l’attenzione si è spostata sui compiti nelle vicinanze di Stepanakert per preservare questa risorsa limitata. HALO rimane impegnata a schierare le sue squadre di sgombero delle mine per eliminare la minaccia di contaminazione mortale nella regione. Attraverso questi sforzi, continua a migliorare la vita delle famiglie e dei bambini nel Nagorno-Karabakh, consentendo loro di vivere liberamente senza paura, curare in sicurezza i loro giardini e sostenersi durante il periodo di carestia.
Dal 2000, HALO ha ripulito quasi 500 campi minati nel Nagorno-Karabakh, rendendo il territorio sicuro e trasformando la vita della popolazione. I volontari di HALO visitano scuole e comunità per insegnare alle persone, soprattutto ai bambini, come rimanere al sicuro finché tutte le mine non saranno scomparse.
Ma le mine antiuomo non sono l’unica sfida. Il 27 settembre 2020, nel Nagorno Karabakh sono scoppiati i peggiori combattimenti degli ultimi decenni, con molte famiglie costrette a fuggire dalle proprie case. Il 9 novembre 2020 è stato concordato un cessate il fuoco, ma le case, le strade e i giardini sono rimasti disseminati di esplosivi. L’attenzione di HALO ora in Karabakh è sulla rimozione di munizioni a grappolo e altri ordigni inesplosi da centri abitati chiave come Stepanakert, Martakert e Martuni. Ciò garantirà la sicurezza della popolazione rimanente e delle famiglie sfollate che fanno ritorno nelle loro case.

Segnaliamo
– Perché questo blocco porta alla fame e alla minaccia di guerra di Iris de Graaf – NOS, 16 settembre 2023 [QUI] https://nos.nl/video/2490638-waarom-deze-wegblokkade-tot-honger-en-oorlogsdreiging-leidt: «Il Nagorno-Karabakh è tagliato fuori dal mondo esterno da nove mesi. L’unica strada di accesso alla regione armena dell’Azerbaigian è bloccata, provocando una crisi umanitaria. La NOS [la più grande televisione dei Paesi Bassi] è andata a vedere il Corridoio di Lachin bloccato per riferire sulla situazione attuale. La corrispondente Iris de Graaf spiega come è nata la situazione».
ARTSAKH-29072023_06 NOI PREGHIAMO IL SIGNORE PER QUESTO MIRACOLO
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Indice – #ArtsakhBlockade [QUI] http://www.korazym.org/83192/indice-artsakhblockade-in-aggiornamento/

Azerbaigian e Armenia: firma della pace entro fine anno (Osservatoriosullalegalita 17.09.23)

di Aurora Gatti

La firma dell’accordo di pace tra Armenia e Azerbaigian entro la fine dell’anno è possibile, ha dichiarato in un briefing il primo ministro armeno Nikol Pashinyan, aggiungendo che Erevan sta adottando tutte le misure necessarie a tal fine.

“La grave crisi umanitaria nel Nagorno-Karabakh influisce ovviamente sul processo di pace. Dedichiamo molto tempo alla chiusura del corridoio Lachin [da parte dell’Azerbaigian] e alla crisi umanitaria nel Nagorno-Karabakh. Questa energia e tempo dovrebbero essere spesi per affrontare l’accordo di pace . Ritengo sempre possibile firmare un accordo di pace entro la fine dell’anno poiché ho accettato l’obbligo di firmare tale accordo. Sì, crediamo che la firma sia possibile entro la fine dell’anno”, ha affermato.

Il 13 settembre il primo ministro armeno Nikol Pashinyan ha ufficialmente riconosciuto che il suo Paese riconosce la regione contesa del Nagorno-Karabakh come parte del territorio sovrano dell’Azerbaigian. La sua dichiarazione è arrivata in risposta alle osservazioni di Putin che ha espresso limitazioni al coinvolgimento della Russia nel Nagorno-Karabakh in seguito al riconoscimento pubblico da parte dell’Armenia della rivendicazione dell’Azerbaigian sulla regione a maggioranza armena.

Il conflitto tra Armenia e Azerbaigian per la regione montuosa del Nagorno-Karabakh, un territorio conteso che faceva parte dell’Azerbaigian prima della disgregazione dell’Unione Sovietica, ma che era popolato principalmente da armeni, scoppiò nel febbraio 1988 dopo la guerra del Nagorno-Karabakh. La Regione Autonoma del Karabakh ha annunciato il suo ritiro dalla Repubblica Socialista Sovietica dell’Azerbaigian. Nuovi scontri sono scoppiati il ​​27 settembre 2020, con intense battaglie che hanno infuriato nella regione contesa.

9 novembre 2020, il presidente russo Vladimir Putin, il presidente azerbaigiano Ilham Aliyev e il primo ministro armeno Nikol Pashinyan hanno firmato una dichiarazione congiunta su un cessate il fuoco completo nel Nagorno-Karabakh. Secondo il documento, l’Azerbaigian e l’Armenia hanno mantenuto le posizioni che avevano, mentre alcuni distretti sono stati consegnati a Baku e le forze di pace russe sono state schierate lungo la linea di contatto e lungo il corridoio Lachin.

L’anno scorso, l’Azerbaigian e l’Armenia hanno avviato i colloqui per un trattato di pace, in cui la questione della demarcazione della linea di confine comune è diventata uno dei seri ostacoli. Pashinyan e Aliyev hanno avuto diversi incontri personali attraverso la mediazione della Russia e dell’UE.

Le parti si scambiano regolarmente nuove proposte e commenti sulla bozza di accordo di pace, anche se occasionalmente si verificano sparatorie al confine, in cui Baku e Yerevan si incolpano a vicenda.

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NAGORNO KARABAKH. Artsakh alla fame. Gli Azeri dicono no all’apertura di Lachin (Agc News 17.09.23)

Le tensioni in Artsakh – Nagorno Karabakh sono tutt’altro che risolte. Su Internet circolano filmati del blocco del contingente russo di mantenimento della pace. Il fatto è che l’evento si è verificato un mese fa a Khojaly. L’11 settembre, dall’Azerbaigian, le forze di pace russe hanno consegnato aiuti umanitari all’Artsakh. Prima di ciò, gli azeri, sotto le spoglie della Mezzaluna Rossa, hanno cercato di costringere gli armeni del Nagorno-Karabakh ad aprire la strada mentre tengono chiuso il corridoio di Lachin sul lato armeno.

Ed è proprio il corridoio a essere il pomo della grande discordia. Secondo la social sfera di interesse gli azeri stanno obbligando gli armeni a cedere il controllo di tutto il territorio e li costringono a restare senza cibo, acqua e medicine.

I russi hanno concordato con gli azeri che avrebbero guidato un’auto attraverso Aghdam, dopodiché avrebbero dovuto sbloccare il corridoio Lachin entro 24 ore e lasciar passare la Croce Rossa armena, le organizzazioni umanitarie russe e armene nell’Artsakh. Ma Baku ha un’opinione diversa: non esiste un corridoio aperto dall’Azerbaigian – non si può parlare di consentire il passaggio delle merci attraverso Lachin. Nel frattempo essendo Lachin l’unico corridoio percorribile per far arrivare il cibo in Nagorno Karabakh la gente muore letteralmente di fame.

Nikol Pashinyan da tempo ha dimostrato di non fidarsi di di Vladimir Putin, e ha chiesto l’intervento di Francia e Stati Uniti, che non si sono tirati indietro soprattutto in funzione anti russa.

L’ambasciata americana a Yerevan ha annunciato il 14 settembre l’arrivo in Armenia del comandante della 10a divisione di fanteria da montagna dell’esercito americano, il generale Gregory Anderson e il Vice Capo di Stato Maggiore del Comando USA in Europa e Africa Patrick Ellis. Il 15 settembre si sono uniti all’ambasciatrice americana Christina Quinn e osserveranno lo stato di avanzamento dell’esercitazione congiunta del personale militare americano e armeno Eagle Partner-2023, che si svolge dall’11 settembre con la partecipazione della 12a brigata di peacekeeping delle forze armate armene.

L’arrivo del comandante di una delle unità d’élite delle forze armate statunitensi, che ha partecipato a numerose guerre e conflitti, è in una certa misura simbolico. E Patrick Ellis è già stato in Armenia quest’anno: all’inizio di aprile, nell’ambito di una visita di lavoro, Ellis ha incontrato i rappresentanti del ministero della Difesa armeno e ha visitato il centro di addestramento Zar. L’arrivo di due generali di alto rango testimonia la priorità della Transcaucasia nella politica estera della Casa Bianca.

Per tutta la giornata del 14 e del 15 settembre Armenia e Azerbaijan si sono difesi sui media dalle reciproche accuse: «Il messaggio del Ministero della Difesa azerbaigiano secondo cui unità dell’Esercito di Difesa dell’Artsakh hanno svolto lavori di ingegneria nella regione di Askeran il 14 settembre alle 19:05-19:25 è disinformazione», riferisce il Ministero della Difesa dell’Artsakh.

Il 14 settembre, intorno alle 22:30, unità delle forze armate azere hanno aperto il fuoco con armi leggere contro posizioni armene situate nella zona di Verin Shorzha (regione di Gegharkunik), riferisce il ministero della Difesa armeno. Gli azeri negano.

Il Dipartimento di Stato americano ha dichiarato che non tollererà alcun attacco contro la popolazione dell’Artsakh (Nagorno-Karabakh). «Grazie alla collaborazione con partner internazionali è stato possibile consentire l’ingresso del primo camion nel Nagorno-Karabakh. Il mezzo era russo, secondo l’accordo, il traffico lungo il corridoio Lachin dovrebbe essere ripristinato. Siamo tutti lieti che un camion sia passato per Agdam, ma questo non basta. Il corridoio Lachin deve essere aperto. Questo non è negoziabile. Il corridoio Lachin deve essere aperto adesso, non più tardi, ma per ora non dovrebbero esserci ritardi in questa materia. Non tollereremo alcuna azione militare o attacco contro la popolazione del Nagorno-Karabakh, questo è assolutamente chiaro. La guerra tra Armenia e Azerbaigian non è finita, il che rende urgenti i nostri sforzi per stabilire una pace duratura e dignitosa»; lo ha affermato il 14 settembre, durante un’audizione sulla situazione nel Nagorno-Karabakh presso la commissione per le relazioni estere del Senato americano, il sottosegretario di Stato americano per gli affari europei ed eurasiatici, Yuri Kim. Il camion di cui si parla è lo stesso di cui parlano i russi.

 

 

Il presidente della Repubblica dell’Artsakh Samvel Shahramanyan ha convocato il 15 settembre una riunione di lavoro. L’ordine del giorno dell’incontro era la situazione che si era sviluppata nella repubblica a seguito del blocco totale dell’Artsakh da parte dell’Azerbaigian e i meccanismi per superarla. Sono state discusse anche questioni relative alla soluzione dei problemi alimentari della popolazione, al prezzo dei prodotti agricoli, alla distribuzione dei prodotti essenziali e ad altri problemi urgenti. Il presidente Shahramanyan ha osservato che il governo dovrebbe adottare misure tempestive per centralizzare le risorse alimentari nella repubblica e organizzare il processo di fornitura alla popolazione di prodotti vitali attraverso il sistema dei coupon.

Durante l’incontro il Presidente ha toccato anche la questione del movimento dei civili dall’Artsakh alla Repubblica d’Armenia, accompagnati dalle forze di pace russe e dal Comitato internazionale della Croce Rossa. Samvel Shahramanyan ha osservato che questo processo deve essere portato avanti in condizioni di stretto controllo, in modo trasparente e in conformità con le procedure esistenti. In questo contesto, il Capo dello Stato ha sottolineato la necessità di creare gruppi di lavoro locali. Il Presidente ha impartito specifiche istruzioni ai vertici delle autorità competenti sull’ordine del giorno della riunione.

Sempre il 15 di settembre sulla social sfera armena si legge: «Cittadini armeni hanno consegnato aiuti umanitari alla 102esima base militare russa a Gyumri. Ricordiamo che da 9 mesi la Russia non adempie ai propri obblighi e, in particolare, in collusione con l’Azerbaigian, mantiene chiuso il corridoio Berdzor (Lachin)».

Anna Lotti