[Korazym.org/Blog dell’Editore, 12.09.2023 – Renato Farina] – Ho fatto un sogno tremendo. Mi sono ritrovato in un’isba ucraina in pieno Holodomor. Non fingete di non sapere che cosa sia. Nel biennio 1932-1933 tre quattro cinque milioni di famiglie contadine morirono per fame (questo etimologicamente significa la parola). Fu una carestia terroristica. Stalin impose la collettivizzazione, non fu una decisione economica: collettivizzò per volontà politica la fame e la morte dei kulaki.
Prima la Camera e poi il Senato il 26 luglio hanno approvato la mozione “90 anni dopo l’Holodomor: riconoscere l’uccisione di massa per fame come genocidio”. Giustissimo. Ma come fanno i senatori italiani a non riconoscere invece il genocidio armeno ad opera dei giovani turchi nel 1915? Sarebbe drammaticamente essenziale per impedire che il genocidio si ripeta contro i miei fratelli Armeni che in 120 mila sono stritolati dall’assedio nell’Artsakh (Nagorno-Karabakh), circondati da ogni parte da soldati e “attivisti” Azerbajgiani che bloccano l’unica via che li collega alla Repubblica di Armena.
Mi chiedo: perché questo doppio standard? Questa inerzia oscena, in aggiunta alla vendita di aerei militari italiani al regime di Ilham Aliyev, credo che renda attuale quello che in Napoli milionaria di Eduardo De Filippo, Gennarello, tornato dalla guerra e accolto dai parenti e a dagli amici che non vogliono sentir parlare delle stragi con l’invito a tacere, commentò: «Certe cose si pagano».
Il Parlamento ha chiesto che il genocidio dei kulaki sia riconosciuto, ma continua l’inerzia oscena sull’assedio dell’enclave armena, in aggiunta alla vendita di aerei militari al regime azero.
Un’infamia che si ripete
Davvero si vuole accettare che si ripeta – anche se sappiamo tutto, e persino l’ONU lo sa e condanna sterilmente – l’infamia che inesorabilmente di nuovo si affaccia dalle mie parti, a pochi chilometri da dove guizzano le trote come principesse argentee nel lago di Sevan, lungo la via carovaniera del Caucaso meridionale, tra monti che rilucono di bellezza e di fede? (Sì, esistono ancora in certi posti maledetti dalla persecuzione e benedetti dal martirio le testimonianze di santi bambini e madri sante; come martiri furono nel 1915 il milione e mezzo di Armeni sotto il giogo ottomano, e i contadini Ucraini annichiliti dall’inedia dopo aver rosicchiato le icone).
Il sottoscritto Molokano, al tempo in cui militava come Italiano, ma spiritualmente Armeno, nell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, propose due emendamenti alla risoluzione che riconosceva l’orrore di quella carestia. Era il 2010, e ne discussi con Sergej Markov, Vicerettore dell’Università di San Pietroburgo e ideologo di Putin, un uomo ragionevole. La versione ufficiale traduceva “kulaki” con “contadini ricchi”: io proposi contadini e basta. Ricchi di che? Quella era la giustificazione ideologica che mosse gli “attivisti” a partecipare all’assassinio, togliendo gli ultimi chicchi di grano dal pugno stretto di madri che vedevano i loro piccini senza più la forza di sbattere le ciglia. Markov fece votare i Russi a favore dell’emendamento. Il termine “carestia terroristica” invece lo ritenne un insulto alla Russia e la sinistra europea, per difendere non la Russia ma l’utopia assassina del comunismo, rise. Allora nessuno potè introdurre il termine genocidio. E neppure nel titolo si parlava di Ucraina, ma di ex URSS.
Per il bene dell’umanità?
Il mio intervento fu una richiesta di perdono agli Ucraini a nome del popolo italiano. Stupii l’assemblea. Il motivo? Lo dissi. Il Console italiano a Kharkiv, Kiev e Odessa, il Triestino Sergio Gradenigo, fascista della prima ora, aveva inviato rapporti terrificanti a Benito Mussolini. Mussolini leggeva ogni corrispondenza dall’URSS. Il Console scrisse di «una carestia organizzata e voluta per dare una lezione al contadino». Mussolini ne approfittò per comprare grano da Mosca, e non protestò per la strage: anzi a settembre volle fosse firmato a Roma il Patto italo-sovietico di «amicizia, non aggressione e neutralità». Deputati Ucraini dalla barba incolta da contadini mi cercarono e si misero in ginocchio a ringraziarmi.
Mi fa spavento che l’Italia abbia firmato simili intese con l’Azerbajgian a Baku, che vanno oltre l’amicizia e contemplano «la modernizzazione delle forze armate». Vasilij Grossman in Tutto scorre dedica pagine di indicibile pena e straziata poesia a descrivere le madri che mangiano i figli morti. La morte per fame è la più dolorosa che esista. E gli attivisti comunisti, come gli attivisti ecologisti e nazionalisti Azeri – ahimè sostenuti dai miei fratelli Italiani al governo e al Senato -, erano convinti di essere nel giusto. «È per fare il bene, il bene dell’umanità che hanno ridotto le madri a quel punto» (pagina 151). E voi Italiani per il gas? Certe cose si pagano.
Il Molokano
Questo articolo è stato pubblicato sul numero di settembre 2023 dell’edizione cartacea del mensile Tempi.
Foto di copertina: il Museo Nazionale del Genocidio dell’Holodomor a Kiev (Foto di Eduard Kryzhanivskyi). Il cibo come arma. L’Holodomor, la carestia artificiale di Mosca che uccise ucciso milioni di ucraini. L’alleato di Mosca nel Caucaso meridionale, Baku, sta usando un’altra volta il cibo come arma, questa volta per annientare il popolo armeno dell’Artsakh in un nuovo genocidio.
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2023-09-12 18:37:452023-09-13 18:38:20#ArtsakhBlockade Holodomor di serie B. Cari senatori, in Artsakh la fame uccide come in Ucraina novant’anni fa (Korazym 12.09.23)
Le dimissioni di Arayik Harutyunyan e il cambio di leadership nel Nagorno Karabakh aprono una nuova fase di incertezza nella regione e per il futuro delle relazioni tra il Karabakh e l’Azerbaijan
Arayik Harutyunyan, presidente de facto dell’ex Regione autonoma del Nagorno Karabakh, si è dimesso il primo settembre. Lo sviluppo non è giunto inaspettato e c’erano già state molte critiche nei suoi confronti, visto il fallimento nel risolvere la situazione nella regione separatista assediata da Baku dal 12 dicembre.
“Il mio background e l’atteggiamento dell’Azerbajian stanno […] generando gravi problemi per quanto riguarda i nostri ulteriori passi e [la flessibilità]”, ha scritto Harutyunyan su Facebook il giorno prima. “Inoltre, la sconfitta nella guerra e le conseguenti difficoltà emerse nel paese hanno ridotto la fiducia nelle autorità e soprattutto nel presidente, il che rappresenta un ostacolo molto serio al futuro buon governo”.
Hanno lasciato l’incarico anche il ministro de facto Gurgen Nersisyan e il suo consigliere, Artak Beglaryan. Samvel Shahramanyan, nominato al posto di Nersisyan, era ampiamente considerato il successore scelto da Harutyunyan. La Costituzione era già stata modificata per consentire fosse il parlamento de facto a scegliere un successore anziché consentire all’elettorato di votarne uno.
Insieme alla fazione politica di Harutyunyan, anche altri tre membri dell’Assemblea nazionale del Karabakh hanno sostenuto la nomina di Shahramanyan, unica voce dissenziente il controverso ex comandante militare Samvel Babayan. La nomina di Babayan è stata respinta perché non soddisfaceva i requisiti di residenza e cittadinanza per candidarsi.
Lo stesso era accaduto nel 2019, prima dell’elezione della presidenza e del parlamento non riconosciuti del 2020, che portarono al potere Arayik Harutyunyan. All’epoca Babayan affermò di essere stato “illegalmente privato” della sua “cittadinanza” nel 2006 senza esserne informato.
Il famigerato uomo forte, un tempo considerato il più potente del Karabakh, era stato incarcerato nel 2000 dopo essere stato accusato di aver ideato un fallito tentativo di omicidio contro l’allora presidente de facto del Karabakh Arkhadi Ghukasyan. Nel 2017, Babayan è stato nuovamente incarcerato con l’accusa di aver tentato di contrabbandare armi, compresi lanciarazzi, dalla Georgia all’Armenia prima delle elezioni parlamentari.
Più recentemente, Babayan ha ulteriormente alimentato ulteriori controversie sostenendo colloqui diretti tra Stepanakert e Baku e la creazione di un mercato comune sulla strada chiusa da decenni Askeran-Aghdam che collega il Karabakh con l’Azerbaijan vero e proprio. Attualmente, è la questione della strada per Aghdam che continua a mantenere in uno stallo l’accordo sulla strada del corridoio del Lachin.
“Il presidente del Consiglio europeo Charles Michel ha proposto un approccio graduale che rifletterebbe un sequenziamento nel funzionamento a pieno titolo del corridoio Lachin e l’apertura della rotta Aghdam”, ha osservato l’Unione europea in una dichiarazione rilasciata lo stesso giorno delle dimissioni di Harutyunyan.
“La sequenza di queste fasi e il tipo di carico che verrebbe consegnato da ciascuna di queste strade, nonché le relative procedure, sono stati al centro delle recenti discussioni, continua la dichiarazione. “Il dialogo tra Baku e i rappresentanti degli armeni che vivono nell’ex Regione autonoma del Nagorno-Karabakh sarà essenziale in merito”.
Nonostante le critiche di Babayan Babayan ha anche organizzato una manifestazione all’aperto durante la votazione, ma non è riuscito a ottenere un sostegno sufficiente.
Shahramanyan si è insediato come presidente de facto del Karabakh il 10 settembre.
L’Unione europea ha criticato il voto, ma ha affermato che, pur “non riconoscendo il quadro costituzionale e giuridico all’interno del quale [le elezioni] si sono svolte”, ritiene tuttavia “importante per gli armeni del Karabakh consolidarsi attorno ad una leadership disposta a impegnarsi in discussioni orientate ai risultati con Baku. L’UE è impegnata a sostenere questo processo”.
Nel frattempo, a Yerevan, i leader dell’opposizione contrari all’accordo di pace con l’Azerbaijan si sono congratulati con Shahramanyan. Tuttavia, il primo ministro armeno Nikol Pashinyan non ha espresso le consuete felicitazioni. È probabile che, se Pashinyan riconoscesse Shahramanyan come presidente, contraddirebbe le sue precedenti dichiarazioni sul riconoscimento dell’integrità territoriale dell’Azerbaijan.
Il 11 settembre, Pashinyan in un’intervista alla Public TV dell’Armenia, ha affermato che non ha rilasciato alcuna dichiarazione perché “la situazione è tale che non c’è molto da congratularsi”.
Negli ultimi giorni, un accumulo di forze militari azerbaigiane vicino alla linea di contatto del Karabakh e al confine con l’Armenia ha destato in molti preoccupazione per un nuovo conflitto. L’esito di una nuova guerra di questo tipo si rivelerebbe ancora più prevedibile di quella intrapresa nel 2020. Il blocco parziale dell’autostrada Lachin da parte dell’Azerbaijan aggiunge ulteriori preoccupazioni sul suo futuro, anche a breve termine.
Sono falliti i tentativi di aprire il Corridoio Lachin anche per rifornimenti umanitari in cambio dell’apertura di un percorso supplementare attraverso Aghdam verso l’Azerbaijan vero e proprio. Infatti il 9 settembre, in seguito alla scelta di Shahramanyan da parte del parlamento de facto, la Croce Rossa russa ha dichiarato che avrebbe trasferito l’assistenza umanitaria via Baku. Un solo camion è però arrivato finora in Karabakh via Baku e Aghdam il mattino del 12 settembre.
Il Karabakh, in particolare, vede l’accettazione delle forniture attraverso Aghdam come equivalente all’accettazione dell’eventuale integrazione nell’Azerbaijan. È per questo motivo che, sebbene abbiano accettato un solo camion dalla Croce Rossa russa, non hanno permesso alla Mezzaluna Rossa azera di entrare nel territorio sotto il controllo delle forze di peacekeeping russe.
Come ha scritto un giornalista per Alia Media (Yerevan), e dato che Shahramanyan non è stato votato dalla popolazione, Arayik Harutyunyan “di fatto [è diventato] l’ultimo capo eletto del [Nagorno Karabakh]. “[…] Araik Harutyunyan, anche con la sua esperienza fallita e imperfetta, è stata l’ultima incarnazione dello stato [del Karabakh]”, ha affermato Karpis Pashoyan.
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2023-09-12 18:33:112023-09-13 18:34:23Il presidente de facto del Karabakh si dimette, nominato un sostituto (Osservatorio Balcani e Caucaso 12.09.23)
Tourism Committee of Armenia intensifica le attività di promozione sul mercato italiano.
Fra le ultime iniziative, due eventi dedicati al trade in programma all’Nh Collection Roma Palazzo dei Cinquecento mercoledì 27 settembre e all’hotel Nh Collection Milano President giovedì 28 settembre.
I due appuntamenti saranno l’occasione per scoprire la destinazione grazie all’intervento di Sisian Boghossian, direttrice del Tourism Committee of Armenia, e di immergersi nei sapori armeni con aperitivo e cena a base di vini e altre specialità armene.
Da inizio anno l’Armenia è raggiungibile dall’Italia con voli diretti WizzAir da Milano, Roma e Venezia e di Flyone Armenia da Milano, che si aggiungono ai collegamenti con scalo di altre compagnie aeree.
Nel periodo gennaio – luglio 2023 i visitatori italiani sono stati oltre 6mila, con un incremento di circa il 229% rispetto al corrispondente periodo del 2022. Numeri che confermano la tendenza positiva iniziata con la ripresa dei viaggi nel 2021 e le enormi potenzialità di sviluppo del mercato italiano, che nel 2019 arrivò a sfiorare i 12mila arrivi.
Con l’obiettivo di rilanciare il turismo dall’Italia, lo scorso marzo l’ente del turismo armeno ha partecipato all’evento che si è svolto a Venezia, organizzato dall’Aeroporto Marco Polo di Venezia in collaborazione con WizzAir, durante il quale Sisian Boghossian ha evidenziato i plus della destinazione e dei voli diretti per Yerevan.
Dichiara Sisian Boghossian: “Il Tourism Committtee of Armenia rimane fermo nel suo impegno volto a espandere la presenza dell’Armenia nel panorama turistico globale e i recenti risultati nel mercato italiano indicano che la scelta strategica di coinvolgere trade e stampa va nella giusta direzione”.
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2023-09-12 18:31:422023-09-13 18:32:48Armenia, mercato italiano al centro dello sviluppo (TTG 12.09.23)
Uno dei conflitti da sempre lontano dalle prime pagine è quello del Nagorno Karabakh, una regione al centro di tensioni tra armeni e azeri almeno dalla caduta dell’Unione Sovietica.
In questi mesi le notizie che emergono dalla regione non riguardano uno scontro aperto (che appare comunque sempre all’orizzonte), bensì le condizioni degli abitanti di questa regione, ormai quasi completamente isolati dalle forze azere che controllano le vie d’accesso. Si parla già di morti per fame o carenza di farmaci, e circola il termine “genocidio“.
Il giornalista Simone Zoppellaro ci racconta come siamo arrivati a questo punto e come possano pesare sulla zona le tensioni geopolitiche più ampie, come la guerra in Ucraina e l’avvicinamento degli Usa all’Armenia.
Il conflitto tra Armenia e Azerbaigian potrebbe riaccendersi con nuovo vigore e coinvolgere nuovi partecipanti.
Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche ha lanciato un avvertimento a Erdoğan e Aliyev: l’Iran non permetterà che Turchia e Azerbaigian tentino di modificare con la forza i confini statali dell’Armenia. Immediatamente i media armeni hanno iniziato a diffondere la notizia che l’Iran starebbe radunando urgentemente truppe al confine con l’Azerbaigian e si starebbe preparando al confronto in caso di ostilità. La notizia è stata immediatamente smentita da Teheran.
Dopotutto, la stessa situazione a Erevan è molto contraddittoria. L’Armenia pensa di poter giocare con il fuoco all’infinito, ma non è così. Attualmente, l’Armenia sta già diventando una base e una stazione di intelligence degli Stati Uniti e dell’Occidente contro Teheran. La presenza di rappresentanti dei Paesi dell’UE e della NATO nella regione e il loro dispiegamento lungo il confine iraniano, così come le esercitazioni militari armeno-americane: tutto ciò rappresenta una minaccia diretta per l’Iran.
Certo, ci sono stati alcuni disaccordi tra Baku e Teheran, ma va sottolineato che le relazioni continuano ad essere amichevoli e sulla via dello sviluppo. La recente visita a Baku del Maggiore Generale Mohammad Ahadi, Capo del Dipartimento Relazioni Internazionali e Diplomazia della Difesa dello Stato Maggiore delle Forze Armate della Repubblica Islamica dell’Iran, e il suo incontro con il Ministro della Difesa azero Zakir Hasanov lo testimoniano.
Non va dimenticato che il 5 settembre l’Armenia ha richiamato il suo post-presidente dalla Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva e Nikol Pashinyan ha espresso la sua insoddisfazione per le azioni della Russia nella zona del corridoio di Lachin.
Il Primo Ministro armeno sta chiamando attivamente i leader degli Stati, apparentemente in cerca di alleati. È riuscito a chiamare Francia, Germania e Iran. Il Leader iraniano ha espresso preoccupazione per gli eccessivi contatti del Primo Ministro con i Paesi occidentali. Ieri Nikol Pashinyan ha avuto colloqui con Recep Tayyip Erdoğan. Finora non sono state rilasciate dichiarazioni clamorose.
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2023-09-12 14:34:462023-09-13 18:36:11GUERRA E PACE/Nuove scintille tra Armenia e Azerbaigian: sullo sfondo Iran e Turchia (Quotidianosociale 12.09.23)
Kim Kardashian ha lanciato un appello al presidente americano, Joe Biden, chiedendogli di tutelare il popolo armeno. In un commento su Rolling Stone, la star e il produttore Eric Esrailian si rivolgono al primo inquilino della Casa Bianca: “Noi siamo armeni. Siamo discendenti di sopravvissuti al genocidio armeno e non vogliamo parlare di un altro genocidio in futuro”.
Kim Kardashian e Esrailian parlano del governo dell’Azerbaijan che secondo loro userebbe la “fame come arma contro la popolazione dell’Armenia”, che “blocca le associazioni che tutelano i diritti umani e usa una retorica che è segno di un intento genocida”. Secondo Kardashian e Esrailian sarebbe necessaria un’azione subito da parte di Biden.
Non è la prima volta che Kardashian fa appello alle istituzioni per tutelare la sua terra d’origine. Già nel 2015 si era rivolta a Barack Obama chiedendogli di usare la parola “genocidio” per descrivere il massacro degli 1,5 milioni di armeni nel 1915. Nel 2020 aveva chiesto a Donald Trump di fare di più per il paese.
Kim Kardashian, il battesimo dei figli in Armenia
“Grazie Armenia per un viaggio così memorabile. Sono grata per essere stata battezzata insieme ai miei bambini presso la Mother See of Holy Etchmiadzin, la cattedrale principale dell’Armenia che a volte viene definita il Vaticano della Chiesa apostolica armena. Questa chiesa fu costruita nel 303 d.C”, aveva detto l’imprenditrice nel 2019, quando aveva deciso di andare in Armenia per battezzare se stessa e i suoi figli.
“Quando mi occupo di qualcosa voglio sempre prendermi il tempo necessario per conoscere la persona che voglio aiutare”, ha raccontato Kim durante un’intervista a Vogue parlando del suo attivismo politico. “A volte, se non si tratta di un caso di emergenza, mi capita di andare in visita in carcere, ma se c’è la minaccia di un’esecuzione, non c’è tempo, bisogna agire”.
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2023-09-11 18:52:142023-09-13 18:54:04Kim Kardashian, appello a Biden per la difesa del popolo armeno (Ladyblitz 11.09.23)
La partita di qualificazione per Euro 2024 tra Armenia e Croazia, giocata oggi, lunedì 11 settembre a Erevan, è stata brevemente interrotta al 35′ dopo che un drone con una bandiera è passato sopra lo stadio. Secondo quanto riportato dai media armeni, si trattava della bandiera del Nagorno-Karabakh, una regione che Armenia e Azerbaijan si contendono da anni.
Il drone con la bandiera è passato molto vicino al campo da gioco, seguito dagli applausi degli spettatori. L’arbitro francese Clement Turpin ha interrotto la partita, che è ripresa dopo pochi minuti.
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2023-09-11 18:46:492023-09-13 18:47:50Drone con bandiera del Nagorno-Karabakh interrompe il match a Erevan (La Voce 11.09.23)
WASHINGTON – Le ostilità tra Armenia e Azerbaigian sul territorio del Nagorno-Karabakh, una regione dell’Azerbaigian a lungo contesa, hanno causato la morte di migliaia di persone nel corso degli anni e minacciato la stabilità della regione. Nel novembre 2020, un accordo mediato dalla Russia con le due nazioni ha permesso di far viaggiare rifornimenti e persone tra l’Armenia e il Nagorno-Karabakh attraverso un’unica autostrada chiamata Corridoio di Lachin.
Tuttavia, dal dicembre 2022, l’Azerbaigian ha bloccato il Corridoio di Lachin. Rapporti recenti dalla regione raccontano dell’impatto devastante che il blocco, durato nove mesi, ha avuto sui 120.000 abitanti di etnia cristiana, in gran parte armeni, che si trovano intrappolati nel Nagorno-Karabakh e devono far fronte a una terribile carenza di cibo, medicine e forniture mediche, carburante, elettricità e altri elementi essenziali per sostenere la vita.
Il vescovo David J. Malloy di Rockford, presidente del Comitato per la giustizia internazionale e la pace della Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti (USCCB), chiede una fine pacifica del blocco del Nagorno-Karabakh:
“Continuiamo a pregare per la fine del conflitto e di questa crescente crisi umanitaria. Le due visite apostoliche del Santo Padre nel Caucaso meridionale nel 2016 e il suo più recente appello all’inizio di quest’anno per “la grave situazione umanitaria nel corridoio di Lachin” riflettono la nostra forte speranza per una risoluzione”.
La visita del Segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, sia in Armenia che in Azerbaigian nel mese di luglio testimonia gli sforzi della Santa Sede per la ricerca della pace.
“Con la continua impasse di questo conflitto e le crescenti conseguenze di questo blocco, siamo tutti d’accordo nel pregare per coloro che soffrono a causa di questo conflitto – per vedere questa imminente catastrofe umanitaria scongiurata e per vedere questo conflitto risolto alla fine con mezzi pacifici”.
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2023-09-11 18:25:312023-09-11 18:25:39Genocidio armeno in Nagorno/Artsakh. Comunicato dei vescovi USA. (Stilum Curiae 11.09.23)
MONTECATINI TERME – Uno scambio culturale, e l’avvio di una collaborazione artistica che unisce con un filo diretto Montecatini Terme e l’Armenia: è il progetto che nasce dall’incontro – avvenuto presso lo spazio MO.C.A. Montecatini Terme Contemporary Art – tra una delegazione di artisti armeni, guidata dal regista Aram Manukyan (rappresentante della Federazione dei cineasti pan-armeni), il Sindaco Luca Baroncini e l’Assessore alla Cultura del Comune di Montecatini Terme Alessandro Sartoni, e il Presidente del Montecatini International Short Film Festival Marcello Zeppi.
L’incontro tra la delegazione dei cineasti armeni e il Comune di Montecatini
Nel corso dell’incontro, i cineasti hanno fatto dono al Comune di Montecatini di una preziosa edizione armena de Il libro della lamentazione di Gregorio Narek, uno dei caposaldi della spiritualità cristiana orientale, e di alcuni prodotti locali, mentre il Sindaco Luca Baroncini e l’Assessore Alessandro Sartoni hanno ricambiato con un catalogo brossurato sull’arte di Galileo Chini, e hanno fatto da guida ai loro ospiti accompagnandoli personalmente a visitare le numerose tracce artistiche lasciate dall’artista a Montecatini Terme.
L’incontro ha segnato anche l’avvio di una serie di progetti culturali che uniranno Montecatini Terme e l’Armenia. A partire dalle riprese del cortometraggio La voglia matta di danzare, diretto dallo stesso Aram Manukyan, interpretato da Alessia Bolognini e co-prodotto dal MISFF Lab Production (la costola del festival che si occupa di produzione e distribuzione di cortometraggi e lungometraggi), ambientato nel mondo della danza e girato tra Venezia, Montecatini Terme e Montecatini Alto.
Come parte degli accordi di scambio internazionale, il documentario Galileo Chini a Montecatini Terme – diretto da Marcello Zeppi e co-prodotto dal MISFF e dal Comune di Montecatini Terme – sarà prossimamente proiettato nella sala Henri Verneuil dell’Istituto Statale di Teatro e Arte cinematografica della capitale armena Yerevan, e nella sala cinematografica del Naregatsi Art Institute, da oltre venti anni uno dei centri di scambio culturale a artistico più attivi di Yerevan, al centro di una rete di scambio culturale internazionale.
Il documentario, reduce da una proiezione alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, nasce per celebrare i centocinquant’anni dalla nascita del pittore, ceramista e illustratore di scenografie, legato a doppio filo a Montecatini Terme, dove ha lasciato la sua inconfondibile impronta Liberty che attira ancora oggi turisti da tutto il mondo.
L’incontro di scambio culturale e l’avvio delle riprese del cortometraggio La voglia matta di danzare anticipano le iniziative previste per la prossima edizione del Montecatini International Short Film Festival, in programma dal 16 al 22 di ottobre. Tra le tante novità di questa edizione, in programma anche una rassegna dedicata al cinema armeno.
Alessandro Sartoni, Assessore alla Cultura del Comune di Montecatini Terme, commenta: «Come detto a Venezia, Galileo Chini è assurto al ruolo di ambasciatore della città nel 2023. L’amicizia con Aram Manukyan, ribadita col Sindaco e con Marcello Zeppi nell’incontro di sabato pomeriggio in Municipio, porterà, nel segno della cooperazione culturale, a proporre il nostro cortometraggio su Chini a Montecatini nella sala Henri Verneuil dell’Istituto statale di teatro e arte cinematografica di Yerevan, nella sala cinematografica del Naregatsi Art Institute e in altra sala cinematografica privata di Yerevan. Mi pare un passo positivo nel segno della promozione dell’identità culturale cittadina. Non è il primo e non sarà l’ultimo. Faremo parlare di Chini fuori dall’Italia altre volte entro la fine del presente anno».
Marcello Zeppi, Presidente del Montecatini International Short Film Festival, commenta: «Siamo molto contenti e orgogliosi di questa collaborazione con i cineasti armeni, che produrrà vantaggi reciproci. Grazie al nostro roadshow internazionale MISFF IRS il viaggio del documentario Galileo Chini a Montecatini Terme, già premiato al prestigioso Avanca Film Festival, continua, portando ovunque il nome e la bellezza di Montecatini, e attirando qui a sua volta i professionisti del mondo del cinema da tutto il mondo. E siamo solo all’inizio!».
Il regista armeno Aram Manukyan commenta: «Credo che sia importante cooperare, e sviluppare il riconoscimento reciproco tra la cultura armena e quella italiana. La proiezione del film su Galileo Chini in Armenia costituirà un potente mezzo per approfondire lo studio della cultura italiana in Armenia. Lavoriamo insieme affinché ciò accada e promuoviamo lo scambio culturale».
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2023-09-11 18:19:032023-09-13 18:55:35MISFF, uno scambio culturale tra Montecatini e l’Armenia nel segno del cinema (Reportpistoia 11.09.23)
[Korazym.org/Blog dell’Editore, 11.09.2023 – Vik van Brantegem] – Oggi è il giorno 274 dell’assedio dell’Azerbajgian all’Artsakh/Nagorno-Karabakh. Non è ancora arrivato alcun aiuto. L’Artsakh rimane ermeticamente chiuso e sigillato. Il blocco dell’Azerbajgian resta totale, prosegue il genocidio di 120.000 Armeni Cristiani.
Comunicato Presidente del Comitato per la Giustizia Internazionale e la Pace della Conferenza dei Vescovi Cattolici degli Stati Uniti (USCCB) in relazione al genocidio che si sta consumando ai danni degli Armeni dell’Artsakh/Nagorno-Karabakh
Le ostilità tra Armenia e Azerbajgian sul territorio del Nagorno-Karabakh, una regione dell’Azerbajgian a lungo contesa, hanno causato la morte di migliaia di persone nel corso degli anni e minacciato la stabilità della regione. Nel novembre 2020, un accordo mediato dalla Russia con le due nazioni ha permesso di far viaggiare rifornimenti e persone tra l’Armenia e il Nagorno-Karabakh attraverso un’unica autostrada chiamata Corridoio di Lachin.
Tuttavia, dal dicembre 2022, l’Azerbaigian ha bloccato il Corridoio di Lachin. Rapporti recenti dalla regione raccontano dell’impatto devastante che il blocco, durato nove mesi, ha avuto sui 120.000 abitanti di etnia cristiana, in gran parte Armeni, che si trovano intrappolati nel Nagorno-Karabakh e devono far fronte a una terribile carenza di cibo, medicine e forniture mediche, carburante, elettricità e altri elementi essenziali per sostenere la vita.
Il Vescovo di Rockford, Mons. David J. Malloy, Presidente del Comitato per la Giustizia Internazionale e la Pace della Conferenza dei Vescovi Cattolici degli Stati Uniti (USCCB), chiede una fine pacifica del blocco del Nagorno-Karabakh: “Continuiamo a pregare per la fine del conflitto e di questa crescente crisi umanitaria. Le due visite apostoliche del Santo Padre nel Caucaso meridionale nel 2016 e il suo più recente appello all’inizio di quest’anno per “la grave situazione umanitaria nel Corridoio di Lachin” riflettono la nostra forte speranza per una risoluzione”.
La visita del Segretario di Stato, il Cardinale Pietro Parolin, sia in Armenia che in Azerbajgian nel mese di luglio testimonia gli sforzi della Santa Sede per la ricerca della pace.
“Con la continua impasse di questo conflitto e le crescenti conseguenze di questo blocco, siamo tutti d’accordo nel pregare per coloro che soffrono a causa di questo conflitto – per vedere questa imminente catastrofe umanitaria scongiurata e per vedere questo conflitto risolto alla fine con mezzi pacifici” [QUI].
La festività di Khachverats
Oggi, 11 settembre 2023, nella Chiesa Apostolica Armena inizia la settimana di Khachverats, la festività dedicata alla glorificazione della Santa Croce. Il Giorno dell’Esaltazione della Santa Croce, che è una delle cinque festività della Chiesa Apostolica Armena, si celebra la domenica tra l’11 e il 17 settembre. Alla vigilia di Khachverats si svolge una processione nelle chiese apostoliche armene. Prima della cerimonia, una Croce o le reliquie della Santa Croce vengono esposte sopra un baldacchino decorato con erbe o fiori (foto di copertina). Con la solenne processione guidata dal sacerdote, il Segno Sacro viene portato fuori, girando intorno alla chiesa e, fermandosi, il sacerdote alza la croce e benedice i quattro angoli del Paese. Dopo la processione, rientrando in chiesa, si canta Adoriamo la tua Croce, Signore, lodiamo e glorifichiamo la tua santa Risurrezione! Dal legno della Croce è venuta la gioia in tutto il mondo. Segue la liturgia serale, al termine della quale vengono distribuiti i fiori ai fedeli.
La Santa Croce del Signore è il segno che segnala la sconfitta della morte, il simbolo del rinnovamento attraverso la resurrezione, il potere di preservazione, la fonte della cura. La Croce divenne il ponte che collegava il precipizio tra la terra e il cielo, così come “colui che apre le porte al cielo e colui che dà il regno in eredità” (Grigor Tatevats). Satana si vergognava quando la Croce veniva esaltata poiché “la Croce era una forza spirituale” (Grigor Tatevats). Questo è il motivo per cui le cupole e gli altari delle sante chiese armene sono decorati con croci e perché tutti i rituali vengono eseguiti con il sacro segno del trionfo del Signore.
La televisione NOS dei Paesi Bassi in Armenia
Iris de Graaf, la corrispondente della più grande televisione dei Paesi Bassi, la NOS, ha scritto: «Ora siamo in viaggio verso l’Armenia per la NOS. Nei prossimi giorni riferiremo sulla situazione in loco sull’accordo dell’accesso al Nagorno-Karabakh, ma anche sulle crescenti tensioni. Non è ancora chiaro se questo accordo metterà fine al blocco che dura da nove mesi. Gli accordi non sono stati ancora chiaramente confermati dall’Azerbajgian. E se i camion con gli aiuti potessero entrare, non è ancora chiaro se gli Armeni residenti effettivamente potrebbero entrare e uscire dall’enclave. Per i residenti del Nagorno-Karabakh vale quanto segue: vedere per credere. Allo stesso tempo, negli ultimi giorni le tensioni sono aumentate. Circolano numerosi video di colonne militari dell’esercito azerbajgiano dirette verso il confine della regione. Osservatori indipendenti avvertono di una possibile nuova escalation militare. Da parte armena, da lunedì si terranno esercitazioni militari con soldati americani, il che è una spina nel fianco sia dell’Azerbajgian che dell’alleato armeno, la Russia. Per il momento la regione resterà sotto alta tensione».
Gli Stati Uniti hanno chiesto di aprire contemporaneamente il Corridoio di Berdzor (Lachin) e la strada che attraversa Akna (Aghdam)
Lo si legge nel comunicato del Dipartimento di Stato, che ha osservato che gli Stati Uniti d’America sono preoccupati per il rapido deterioramento della situazione umanitaria nel Nagorno-Karabakh. «Notiamo che i carichi umanitari sono vicino a Lachin e Aghdam e ribadiamo il nostro appello ad aprire immediatamente entrambi i corridoi in modo che i carichi umanitari tanto necessari raggiungano gli uomini, le donne e i bambini del Nagorno-Karabakh», si legge nel comunicato.
All’attenzione di Anthony Blinken, Josep Borrell, Emmanuel Macron e Olaf Scholz: non si raggiungerà un accordo e la situazione non sarà risolta finché non imporrete sanzioni ad Ilham Aliyev. Se volete davvero schierarvi a fianco dei diritti umani e salvare la vita di 120.000 persone, agite subito e togliere il #ArtsakhBlockade. Ne avete le capacità e i mezzi. Sennò il Presidente della Repubblica di Baku continuerà ad usarvi come dei scendiletto e terminerà quello che ha promesso: cacciare gli Armeni dall’Artsakh come dei cani. E certamente userà altri arsenali che non dei scacciacani.
Ieri sera, 10 settembre 2023, alle ore 20.10 il Nagorno Karabakh Observer ha riferito: «Al momento in cui scriviamo, a quanto pare nessun aiuto umanitario è arrivato nel Nagorno-Karabakh. La Croce Rossa russa aveva inviato un camion con probabilmente medicinali. L’ultima volta che sapevamo fosse a Barda in Azerbajgian. Indicazioni che le autorità di Baku si rifiutano di consentire la continuazione dell’operazione».
Alle ore 20.15 di ieri sera, 10 settembre 2023, Artak Beglaryan ha scritto: «Nonostante l’accordo con la parte azera raggiunto ieri con la mediazione russa, l’Azerbajgian non ha aperto a nessuno il Corridoio di Lachin. Inoltre hanno bloccato anche la via di Aghdam su cui tanto insistono. Di conseguenza, finora non è entrato niente nell’Artsakh».
Da parte suo, l’Ufficio del Comitato Internazionale della Croce Rossa in Azerbajgian, negando il suo presunto coinvolgimento fallimento del tentativo di fornire aiuti umanitari al Nagorno-Karabakh, ha dichiarato: «Respingiamo le accuse secondo cui il CICR sta ostacolando gli sforzi della Croce Rossa russa per fornire assistenza nell’area o sta promuovendo qualsiasi programma politico di sorta. La decisione di consentire o meno l’arrivo degli aiuti umanitari è nelle mani delle parti».
Invece, ieri il Vicepresidente della Commissione per gli Affari di Sicurezza del Parlamento dell’Azerbajgian ha annunciato, che oggi il camion della Croce Rossa russa potrà entrare ad Aghdam e da lì ad Askeran. Non ha menzionato il Corridoio di Berdzor (Lachin).
Intanto, l’agenzia di stampa statale azera APA, per proseguire lo show da clown, nella disperazione deve accontentarsi a filmare il camion della Croce Rossa russa bloccato dalle autorità azeri davanti all’albergo a Barda:
Aspettando che l’Assistente presidenziale, HikmetHajiyev, si inventa una nuova scusa?
Continuiamo a seguire l’evolversi della situazione… e i colpi di scena, guardando oltre la narrazione della propaganda azera.
Intanto, per la già conosciuta Ayshan Aslan-Mammadli (docente dell’Università Statale di Baku, dal distretto di Lachin dell’Azerbajgian [se lo specificano vuol dire che non è loro e che è territorio usurpato], sostegno alla pace nel Karabakh), è molto semplice la spiegazione del rifiuto dei cosiddetti “aiuti umanitari” dall’Azerbajgian (che blocca da 9 mesi il Corridoio di Lachin e blocca l’ingresso degli aiuti umanitari dall’Armenia, in conformità della Dichiarazione trilaterale del 9 novembre 2023). Per loro tutto è semplice: la “pace nel Karabakh” che intendono è l’integrazione dell’Artsakh in Azerbajgain, ma senza gli Armeni:
«Oh mio Dio. Allora perché il carico alimentare inviato dalla Croce Rossa russa non è ancora accettato dal vostro cosiddetto regime? Lasciate che ve lo dica: perché questo è uno spettacolo #fakeblockade creato da voi, Armeni, intorno al Karabakh dell’Azerbajgian».
Anche per un altro troll azero-turco che conosciamo, ∀sāsīyūn (che sta seguendo la moda di capovolgere la A nel suo nome) la spiegazione è semplice:
«Feste, obesità e troppo cibo… Gli Armeni si sono radunati vicino alla strada Ağdam-Khankendi per impedire il passaggio di un camion russo con prodotti nel Karabakh».
Ecco, dove si riforniscono gli “Armeni obesi con troppo cibo per fare le feste”… e se fosse la tua figlia?:
«“Per le strade di una città assediata è possibile trovare anche una banconota, ma mai carte di caramelle” Amleto Martirosyan» (Siranush Sargsyan, giornalista freelance nel Nagorno-Karabakh assediato).
L’autocrazia criminale e corrotta dell’Azerbajgian mantiene con i petrodollari un’enorme rete di disinformazione e diffusione di menzogne e notizie false, di cui i media azeri (tutti sotto controllo del regime) e gli ambasciatori sono solo il punto dell’iceberg. Sono costantemente impegnato a nascondere quello che sanno fare meglio: invadere, uccidere, decapitare, esiliare, saccheggiare, stuprare, distruggere, intimidire, cancellare, falsificare, nascondere, corrompere, usurpare, molestare, terrorizzare. L’Azerbajgian è uno stato terrorista e dovrebbe essere fermato immediatamente, finché non sarà troppo tardi. È esilarante il modo in cui gli Azeri postano sui social media dicendo quanto desiderano la pace. Se avessero voluto la pace, se il governo azero avesse voluto la pace, non avrebbero chiuso il Corridoio di Berdzor (Lachin) e non ci sarebbe una crisi umanitaria.
Nigar Arpadarai, membro del Parlamento dell’Azerbajgian e Membro della delegazione azera all’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa, dove sussurra all’orecchio del Segretario Generale, ha farneticato in un post su Twitter: «I separatisti Armeni in Karabakh ora non accettano rifornimenti lungo le strade di Lachin e Aghdam. Entrambe le strade dovrebbero funzionare in parallelo, questo dà fastidio ai separatisti. La narrativa del “blocco” è puramente politica. Gli Armeni del Karabakh sono ostaggi dei militanti».
Detta da uno che rappresenta un regime autocratico che tiene in ostaggio i suoi cittadini azeri è veramente esilarante. Accusa assurda sapendo che l’ex Procuratore della Corte Penale Internazionale ha definito il #ArtsakhBlockade un genocidio premeditato.
L’agenzia di stampa statale azera (va ricordato che non esiste stampa libera in Azerbajgian) APA ha riferito ieri, 10 settembre 2023, che «un militare azerbajgiano ha fatto esplodere una mina antiuomo sepolta sulla strada di rifornimento delle unità dell’esercito azerbajgiano [ricordiamo, di occupazione] nella regione di Aghdam da un gruppo di ricognizione e sabotaggio di Armeni illegali». Coincidenza conveniente con la questione dell’apertura della strada Akna (Aghdam)-Stepanakert. APA aggiunge: «Recentemente si è verificato il massiccio deposito di mine da parte dei resti delle forze armate armene e dei distaccamenti armati per commettere provocazioni».
Quindi, se abbiamo capito bene, APA vuole farci credere – pensando che siamo dei cretini che – usando la fraseologia della propaganda azera – degli “Armeni etnici affamati”, che non possono nemmeno lasciare “la zona dove è temporaneamente di stanza il contingente di mantenimento della pace russo nel Karabakh dell’Azerbajgian” a causa del blocco da parte di Russia e Azerbajgian, in qualche modo, nonostante la flotta di drone turche e israeliani operati dall’esercito azerbajgiano lì (come documentano i video che posta), sarebbero riusciti a piantare mine in un territorio completamente controllato dai reparti speciali del Ministero della Difesa dell’Azerbaigian. ¡jajajajajajajajaja!
Il Ministero della Difesa dell’Artsakh ha osservato che la nota del Ministero della Difesa dell’Azerbajgian, secondo cui unità dell’esercito di difesa dell’Artsakh avrebbero effettuato un’infiltrazione diversiva e piazzato mine, provocando il ferimento di un militare azerbajgiano da una mina il 10 settembre intorno alle ore 13.30, è completamente inventato e falso.
La macchina della propaganda azera sta costruendo il proprio casus belli come fecero i nazisti con i Polacchi nel 1939, in una rappresentazione che vale la nomination all’Oscar.
Al riguardo, il Ministero della Difesa della Repubblica di Artsakh ha riferito: «Come abbiamo già accennato, recentemente il Ministero della Difesa dell’Azerbajgian ha aumentato notevolmente la frequenza di pubblicazione di messaggi falsi, anche se la natura di questi messaggi falsi è leggermente cambiata. Se finora la parte azera ha diretto al Ministero della Difesa false accuse di violazione del cessate il fuoco o di trasporto di armi e munizioni, ora lancia false accuse di aver effettuato operazioni di sabotaggio o di aver preparato tali operazioni. Tali affermazioni del Ministero della Difesa dell’Azerbaigian non hanno nulla a che fare con la realtà. In questo modo la parte azera sta preparando attivamente le informazioni per un’altra provocazione».
Il Ministero della Difesa dell’Azerbajgian ha dichiarato che questa mattina, 11 settembre 2023, intorno alle ore 01.00, “gruppi armati armeni illegali nel territorio dell’Azerbajgian, dove è temporaneamente di stanza il contingente di mantenimento della pace russe, hanno cercato di scavare nuove trincee [ad Askeran lungo la linea di contatto] davanti alle posizioni dell’esercito azerbajgiano nella regione di Aghdam».
Il Ministero della Difesa della Repubblica di Artsakh ha confutato questa affermazione azera, che le unità dell’esercito di difesa dell’Artsakh presumibilmente stavano conducendo lavori di fortificazione nella regione di Askeran intorno alle ore 01.00 dell’11 settembre e che sarebbero stati interrotti a seguito delle azioni militari dell’Azerbajgian, come «un altro esempio di disinformazione», affermando che «è ovvio che la parte azera non rinuncia alle loro intenzioni di condurre azioni “su larga scala” contro il territorio dell’Artsakh e attua la sua preparazione informativa».
«Le cosiddette “elezioni presidenziali” a Khankendi/Stepanakert non hanno base legale. La situazione umanitaria nella regione e il rispetto degli standard internazionali sono fondamentali. Il Consiglio d’Europa invita tutte le parti ad allentare le tensioni, impegnarsi in un dialogo e ripristinare la pace. Il Consiglio d’Europa è pronto a supportare», ha dichiarato Marija Pejčinović Burić, Segretario Generale del Consiglio d’Europa. Davvero imbarazzante questo sostegno al despota genocida della Repubblica di Baku, che annunciò i risultati delle cosiddette “elezioni presidenziali” PRIMA della chiusura dei seggi elettorali. Un autocrate guerrafondaio armenofobo genocida che è il partner energetico cosiddetto “affidabile”, il che rende le istituzioni europei complice dei suoi crimini genocidi. È davvero imbarazzante questa narrazione di “tutte le parti” mentre c’è una parte che è l’aggressore (Azerbajgian” e un’altra parte che è la vittima (gli Armeni dell’Armenia e dell’Artsakh) e non riuscire a costringere il despota azero di aprire il Corridoio di Berdzor (Lachin) che provoca la morte per fame a causa del #ArtsakhBlockade. Infine, è osceno invitare “tutte le parti ad allentare le tensioni, impegnarsi in un dialogo e ripristinare la pace”, che è sarebbe stato come invitare gli ebrei nel ghetto di Varsavia e nei campi di sterminio durante la Shoah di “impegnarsi in un dialogo” con Hitler.
Oggi abbiamo bisogno di saggezza più che di forza e coraggio, perché senza saggezza tutto può trasformarsi in male
Questo è il messaggio del Primate della Diocesi di Artsakh della Chiesa Apostolica Armena, il Vescovo Vrtanes Abrahamyan, che si è congratulato con Samvel Shahramanian in occasione della sua elezione alla carica di Presidente della Repubblica di Artsakh:
«Caro signor Shahramanyan,
a nome della classe spirituale della Diocesi di Artsakh e del nostro popolo fedele, vi porgiamo le nostre sincere congratulazioni per la vostra elezione alla posizione responsabile di Presidente della Repubblica di Artsakh. In questo periodo pieno di prove e ostacoli visibili per l’Artsakh, gli occhi di tutto il popolo dell’Artsakh sono puntati su di te, che attendi con speranza un esito positivo delle loro difficoltà e privazioni a cui sono sottoposti. Il giogo è veramente pesante, ma per un Cristiano qualunque giogo diventa dolce e sopportabile se portato con amore e per amore di un’idea santa.
Essendo ben consapevoli della tua storia e del tuo grande contributo alla costruzione dello Stato di Artsakh, siamo sicuri che continuerai a servire il nostro popolo con lo stesso zelo anche in questa nuova posizione. Sono passati 32 anni da quando il popolo dell’Artsakh è stato in prima linea nella lotta per l’esistenza e la dignità del popolo armeno, ha sofferto molte difficoltà e sofferenze e continua ancora a soffrire. Oggi, la nostra gente ha bisogno di amore e sincerità più di ogni altra cosa, e soprattutto, da parte dei leader del loro Paese. L’atmosfera di solidarietà e unità esistente nel campo politico dell’Artsakh dovrebbe diventare la solida base della nostra lotta e la forza trainante dell’intera unità armena.
Perciò, oggi abbiamo bisogno di saggezza più che di forza e coraggio, perché senza saggezza tutto può trasformarsi in male. La Scrittura ci insegna che l’inizio della saggezza perfetta è il Timor di Dio. Una forte fede in Dio e una coscienza pulita sono un forte muro per ogni persona e nazione. «Se il Signore non costruisce la casa, i costruttori si affaticano invano. Se il Signore non protegge la città, le sentinelle vegliano invano» (Sal 127,1). Ispirati da questo bellissimo versetto del Salmo 127, preghiamo affinché tu possa alleviare le preoccupazioni del nostro Paese con saggezza e prudenza, per garantire la vita pacifica degli Armeni dell’Artsakh nella loro patria donata da Dio.
Che Dio benedica la tua nuova missione».
Proteggere il diritto inalienabile degli Armeni dell’Artsakh all’autodeterminazione
Sua Santità Karekin II, Patriarca Supremo e Catholicos di Tutti gli Armeni ha inviato un messaggio di congratulazioni a Samvel Shahramanyan in occasione della sua elezione a Presidente della Repubblica di Artsakh:
«Caro Signor Presidente,
dalla Santa Sede di Etchmiadzin, ti portiamo i nostri saluti e la benedizione patriarcale in occasione della tua elezione alla carica di Presidente della Repubblica di Artsakh.
Assumi la posizione di Presidente nella situazione più difficile, mentre l’Artsakh si trova ad affrontare le più gravi sfide di sicurezza, politiche ed economiche e nelle condizioni di un blocco di fatto di nove mesi, difende eroicamente il suo diritto a vivere liberamente e in modo indipendente. Ogni bambino della nazione è coinvolto nella giusta lotta dell’Artsakh e crediamo che con la determinazione e il potenziale di tutti gli Armeni, così come con il sostegno della comunità internazionale, saremo in grado di raggiungere la conclusione desiderata del problema, per proteggere il diritto inalienabile degli Armeni dell’Artsakh all’autodeterminazione nella loro terra natale.
Egregio Signor Presidente,
avendo la testimonianza del tuo servizio coscienzioso, altruista e zelante in varie posizioni elevate, sei pieno di speranza che con la tua esperienza e autorità contribuirai alla creazione di un’atmosfera di solidarietà e cooperazione nell’Artsakh e al rafforzamento dello spirito e dell’ottimismo del popolo, a favore della vita indipendente e sicura degli Armeni dell’Artsakh e della creazione di un futuro prospero.
Dalla Santa Sede di Etchmiadzin, ti portiamo il nostro sostegno, pregando affinché, sotto la benedizione del Signore, tutte le tue iniziative siano coronate dal successo a beneficio del nostro mondo nativo dell’Artsakh».
Questi sono i Capi della Santa Chiesa Apostolica Armena, che stanno vicino al loro popolo che soffre. Invece, attendiamo invano dal Capo della nostra Chiesa Cattolica Romana una parola di condanna dei crimini commessi dall’autocrate di Baku e una parola di conforto con il popolo armeno dell’Artsakh, mentre non manca mai di menzionare l’Ucraina (anche se chi governa a Kiev non l’apprezza) dopo la preghiera dell’Angelus Domini domenicale, come anche ieri: «Sentiamoci chiamati a opporre alla forza delle armi quella della carità, alla retorica della violenza la tenacia della preghiera. Facciamolo soprattutto per tanti Paesi che soffrono a causa della guerra; in modo speciale, intensifichiamo la preghiera per la martoriata Ucraina. Ci sono le bandiere, lì, dell’Ucraina, che sta soffrendo tanto, tanto!».
NOI PREGHIAMO IL SIGNORE PER QUESTO MIRACOLO
NON DOBBIAMO SPERARE CHE VENGA DAGLI UOMINI,
QUELLO CHE SOLO IL SIGNORE POTREBBE DARCI
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2023-09-11 18:17:152023-09-11 18:17:15274° giorno del #ArtsakhBlockade. Cronaca dal campo di concentramento della soluzione finale di Aliyev in Artsakh. Per gli Armeni dell’Artsakh vale la saggezza di vedere per credere (Korazym 11.09.23)
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