L’appello di Kim Kardashian a Joe Biden: “Ferma un altro genocidio armeno” (Tuttonitizie 10.09.23)

Kim Kardashian ha lanciato un appello al presidente Joe Biden affinché gli Stati Uniti d’America evitino un altro genocidio degli armeni da parte dell’Azerbaigian. 

Lo sterminio di 1,5 milioni di armeni da parte dell’Impero Ottomano tra il 1915 e il 1919 è indicato come il primo genocidio del XX secolo. Ad esso è seguito il più noto e imponente Olocausto: il genocidio degli ebrei perpetrato dalla Germania nazista e dai suoi alleati tra il 1933 e il 1945 che costò la vita a circa 15 milioni di persone. 

Durante la Prima guerra mondiale, le autorità turche dell’Impero Ottomano deportarono ed eliminarono fisicamente centinaia di migliaia di armeni. Le tensioni tra i nazionalisti turchi di religione musulmana e i cattolici armeni scoppiarono quando questi ultimi disertarono dall’esercito ottomano per giurare fedeltà all’impero russo. Seguirono arresti, fucilazioni e deportazioni dell’élite armena di Costantinopoli verso l’Anatolia, la parte orientale dell’attuale Turchia. Durante le marce della morte, che coinvolsero circa 1.200.000 armeni, molti morirono di fame, stenti e malattie.

L'appello di Kim Kardashian a Joe Biden:
Il monumento in ricordo delle vittime del genocidio armeno a Erevan, capitale dell’Armenia

Nonostante la portata della tragedia, ancora oggi, solo 29 paesi in tutto il mondo, tra cui l’Italia dal 2019, riconoscono il genocidio armeno. Ovviamente, il principale paese negazionista del genocidio armeno è la Turchia. Secondo la posizione ufficiale del governo turco, le morti degli armeni tra il 1915 e il 1919 non sono state deliberate, bensì casuali e dovute alla minaccia che l’etnia armena rappresentava per la sicurezza nazionale dell’allora Impero Ottomano. L’Armenia, il 24 aprile di ogni anno, ricorda il genocidio dei suoi concittadini da parte delle autorità ottomane. A Erevan, la capitale del paese, nella piazza principale è presente un museo dedicato proprio al genocidio del popolo armeno.

Il nuovo genocidio del popolo armeno 

Oggi, la minaccia principale per l’Armenia non è più rappresentata dalla Turchia, ma da un altro paese turcofono con il quale il paese confina. L’Azerbaigian. Tra i due paesi è scoppiata una sanguinosa guerra dopo la caduta dell’Unione Sovietica, di cui entrambi facevano parte. La disputa è nata per la regione del Nagorno-Karabakh, di etnia armena ma facente parte del territorio azero. Dopo la caduta dell’URSS, gli armeni del Nagorno-Karabakh si sono autoproclamati indipendenti, manifestando la volontà di non sottostare al governo azero.

La situazione è rimasta praticamente immutata fino al 2020, quando l’Azerbaigian, supportato dalla Turchia e da Israele, ha vinto una guerra che gli ha permesso di riconquistare buona parte della regione montuosa. Oggi, gli armeni del Nagorno-Karabakh sono di fatto isolati dal resto del mondo a causa dell’Azerbaigian che ha bloccato l’unica strada che collega la regione all’Armenia. Di conseguenza, i carichi umanitari e di rifornimento non possono passare. A metà agosto, una donna armena del Nagorgno-Karabakh è morta di malnutrizione a causa dell’assenza dei beni di prima necessità.

L’appello di Kim Kardashian a Joe Biden

Per questo motivo, Kim Kardashian, modella americana di origini armene, ha voluto richiamare l’attenzione del presidente Joe Biden alla questione del genocidio del popolo armeno. In un post su X (Twitter), la modella ha chiesto a Joe Biden di intervenire “per fermare un altro genocidio armeno“. “E’ arrivato il momento per l’America (e per il mondo) di intraprendere azioni per proteggere gli armeni dagli azeri“, ha tuonato Kim Kardashian.


 

Kim Kardashian a Biden, ‘fermare il prossimo genocidio armeno’ (Ansa 09.09.23)

Kim Kardashian lancia un appello al presidente Joe Biden, al quale chiede di fermare il prossimo genocidio armeno.

In un commento su Rolling Stone, la star e il produttore Eric Esrailian si rivolgono a Biden: “Noi siamo armeni.

Siamo discendenti di sopravvissuti al genocidio armeno e non vogliamo parlare di un altro genocidio in futuro”.
Kardashian e Esrailian parlano del governo dell’Azerbaijan che usa la “fame come arma contro la popolazione dell’Armenia”, che “blocca le associazioni che tutelano i diritti umani e usa una retorica che è segno di un intento genocida”. Secondo Kardashian e Esrailian sarebbe necessaria un’azione subito da parte di Biden.
Non è la prima volta che Kardashian fa appello alla Casa Bianca per l’Armenia. Nel 2015 si era rivolta a Barack Obama chiedendogli di usare la parola “genocidio” per descrivere il massacro degli 1,5 milioni di armeni nel 1915. Nel 2020 aveva chiesto a Donald Trump di fare di più per il paese.

272° giorno del #ArtsakhBlockade – Parte 1. Cronaca dal campo di concentramento della soluzione finale di Aliyev in Artsakh. Mentre Aliyev è intento a sterminare gli Armeni, il mondo guarda altrove e permette il genocidio (Korazym 09.09.23)

[Korazym.org/Blog dell’Editore, 09.09.2023 – Vik van Brantegem] – Oggi, 9 settembre 2023, il Parlamento della Repubblica di Artsakh/Nagorno-Karabakh eleggerà il nuovo Presidente della Repubblica. Tutti i partiti nell’Assemblea Nazionale, ad eccezione del partito Patria Unita guidata da Samvel Babayan, hanno nominato il Ministro di Stato, Samvel Shahramanyan, per la carica. Patria Unita ha nominato Samvel Babayan per la carica, ma la nomina è stata respinta, perché non soddisfa i requisiti di cittadinanza della Repubblica di Artsakh da dieci anni e della residenza permanente nella Repubblica di Artsakh da dieci anni. Nel luglio 2023 Patria Unita è stata l’unica fazione parlamentare a votare contro la modificato della costituzione per consentire all’Assemblea Nazionale di eleggere un nuovo Presidente della Repubblica durante la legge marziale. Dopo le dimissioni di Arayik Harutyunyan la scorsa settimana, il partito di Babayan è rimasto esplicito nella sua opposizione al voto.

Questa mattina a Stepanakert: «Barricate e cordone di polizia davanti al Parlamento. Nagorno-Karabakh/Artsakh elegge il Presidente» (Marut Vanyan, giornalista freelance in Karabakh/Artsakh – e-mail).

«Per l’Azerbajgian la questione del Karabakh è una questione di ambizione, per gli Armeni del Karabakh è una questione di vita o di morte», affermava il fisico sovietico Andrej Sacharov, famoso nel mondo dapprima per il contributo alla messa a punto della bomba all’idrogeno e successivamente per la sua attività in favore dei diritti civili che gli valse il Premio Nobel per la pace. Lo disse nel novembre 1989, durante la prima guerra scatenata dall’Azerbajgian contro il Nagorno-Karabakh tra il febbraio 1988 e il maggio 1994, che è difficile da comprendere e quasi impossibile da apprezzare in tutta la portata e l’orrore.

«Armenia deve fermare i suoi tentativi di ostacolare la reintegrazione degli Armeni residenti in Karabakh come cittadini con pari diritti dell’Azerbajgian. Tutti i tentativi di Armenia di sostenere e perpetuare il separatismo armato in Azerbajgian devono essere respinti dalla comunità internazionale» (Nasimi Aghayev).

In questa intervista l’Ambasciatore dell’Azerbajgian – che è una vergogna personificata per la diplomazia – ripete ovviamente tutto l’arsenale di menzogne e disinformazione, come fa ogni giorni assiduamente sui social, godendo del diritto di libertà di parola (e di spargere propaganda di odio anti-armeno), che è negato dal regime autocratico del suo padrone Aliyev ai “cittadini con pari diritti dell’Azerbajgian”.

Ma a parte di questo, quello che dice l’armenofobo guerrafondaio genocida Aghayev è come dire ai sopravvissuti al genocidio di tornare indietro e vivere con gli autori del genocidio. Ha senso?

Come gli Azeri ad esempio di Aghayev comprendono l’integrazione degli Armeni dell’Artsakh come “cittadini con pari diritti dell’Azerbajgian”, lo vediamo da più di 30 anni e da mese ne diamo quotidianamente degli esempi comprensibile anche per gli occhi e i cuori più chiusi.

«Le scuole materne statali di Stepanakert sono ancora chiusi per carenza di cibo. Da giugno, nessun bene vitale o medicinale salvavita è stato importato nell’Artsakh perché l’Azerbajgian ha mantenuto chiuso il Corridoio di Lachin, l’unica strada che collega l’Artsakh con il mondo esterno» (Hagop Ipdjian, Consigliere del Presidente della Repubblica di Artsakh).

«Non riesco più a vedere… La situazione è davvero critica. Due donne escono dal panificio gridando: “Vita disgustosa, insopportabile… Siamo qui dalle cinque del mattino”. A mani vuote… Tutti parlano di pane per le strade. Riconoscendomi al bazar di Stepanakert, una donna mi mostra il pane nero sottile, dice che ne ha ricevuto un pezzo e mezzo aspettandolo per 3 giorni, e quasi mi urla: “Capisci, non posso mangiarlo, sto morendo di mal di stomaco…”. Che dire? Non posso comprarlo neanche io, mi spiace… Cari giornalisti stranieri, mi dispiace di non riuscire sempre a rispondere alle vostre e-mail. Detto francamente, non so se cercare cibo/pane/medicinali o concentrarmi sul lavoro. Per favore accettate le mie scuse» (Marut Vanyan, giornalista freelance in Karabakh/Artsakh – e-mail).

Come gli attenti lettori di questa coperture sul #ArtsakhBlockade ben sanno, Marut Vanyan è una giornalista nell’Artsakh sotto assedio, che pubblica post su Twitter sulle difficoltà che gli Armeni dell’Artsakh affrontano: tagli di elettricità/gas/acqua, mancanza di medicine/cibo ecc. mentre il regime dell’Azerbajgian li tiene sotto assedio da 9 mesi. Gli Azeri nei commenti sono quelli di sempre: odiatori di Armeni e vili gongolanti sul #ArtsakhBlockade.

«L’Artsakh è la nostra patria. L’Artsakh è nostro» (Organizzazione giovanile della Federazione Rivoluzionaria Armena-ARF del Libano).

Kim Kardashian: il mio appello a Joe Biden per fermare un altro genocidio armeno
Kim Kardashian e Dr. Eric Esrailian scrivono di come sia giunto il momento per l’America (e il mondo) di agire per proteggere gli Armeni dall’Azerbajgian
di Kim Kardashian e Dr. Eric Esrailian
Rolling Stone, 8 settembre 2023

(Nostra traduzione italiana dall’inglese)

Siamo Armeni. Siamo i discendenti dei sopravvissuti al genocidio armeno e non vogliamo parlare del riconoscimento o della commemorazione di un altro genocidio in futuro.

Dal dicembre dello scorso anno, l’Azerbajgian ha bloccato l’unica ancora di salvezza tra gli Armeni Cristiani indigeni dell’Artsakh (noto anche come Nagorno-Karabakh) e il resto del mondo. Da molti anni sono dipendenti dal trasporto di cibo, forniture mediche e aiuti umanitari attraverso il Corridoio di Lachin. La guerra in Ucraina ha reso l’Azerbajgian un’alternativa apparentemente più favorevole al petrolio e al gas russi per alcuni Paesi. Tuttavia, questa dipendenza ha incoraggiato il governo autocratico azero a usare la fame come arma contro la popolazione armena nella regione. Non c’è più tempo per pensieri, preghiere o preoccupazioni.

La guerra del 2020, dopo che l’Azerbajgian ha attaccato non provocato gli Armeni nell’Artsakh, non è mai finita nella mente degli Armeni di tutto il mondo. Nonostante l’accordo di cessate il fuoco, gli attacchi contro i soldati armeni sono stati costanti e senza ripercussioni. Le politiche armenofobiche sono state progettate e ampiamente promosse dal governo azero e da altri. La pace regionale non dovrebbe implicare il sacrificio della sovranità degli Armeni nell’Artsakh, ma indipendentemente da ciò che si crede riguardo alla nostra opinione, è chiaro che questo spietato blocco ha oltrepassato tutte le linee rosse dei diritti umani e del diritto umanitario. Il blocco dei gruppi per i diritti umani, come il Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR), e la retorica piena di odio che accompagna il blocco sono segni di intenti genocidari.

Il governo dell’Azerbajgian e i suoi alleati sostengono che esistono percorsi alternativi da utilizzare. Utilizzare un passaggio alternativo controllato dall’Azerbajgian per la consegna occasionale di rifornimenti è, nella migliore delle ipotesi, falso. Più probabilmente, segnerà l’inizio della fine per gli Armeni Cristiani nell’Artsakh. All’inizio di questa crisi, nella repubblica vivevano circa 120.000 Armeni, tra cui 30.000 bambini. Sfortunatamente, a causa della fame e dell’impossibilità di ricevere cure mediche adeguate, si è già verificata una significativa e tragica perdita di vite umane – e la situazione potrà solo peggiorare senza un’azione immediata. Per coloro che sopravvivranno, il trauma sarà permanente. Sebbene ci fosse un tentativo in malafede di dipingere il blocco come legato a preoccupazioni ambientali, gli Armeni e gli osservatori internazionali sapevano che il desiderio era quello di rendere la repubblica così inabitabile che le persone morissero o accettassero di andarsene. Nel frattempo, i sostenitori di questa fame usano campagne coordinate sui social media per fingere che non sia in atto un blocco. Questa propaganda distopica può sembrare assurda per chi ne ha conoscenza, ma i difensori di questi abusi dei diritti umani stanno cercando di confondere le persone, dato tutto ciò che accade nel mondo.

Numerosi gruppi di studio del genocidio e relatori speciali indipendenti delle Nazioni Unite – tra cui il Primo consigliere speciale delle Nazioni Unite sulla prevenzione del genocidio, il Professor Juan Méndez – cercano da mesi di allertare il mondo su queste imminenti atrocità. Il mese scorso, Luis Moreno Ocampo, il Primo procuratore capo della Corte Penale Internazionale, ha pubblicato il suo rapporto indipendente. Ha concluso che un genocidio è già in corso perché, ai sensi dell’Articolo II, (c) della Convenzione sul genocidio, l’Azerbajgian sta “deliberatamente infliggendo al gruppo condizioni di vita calcolate per provocare la sua distruzione fisica”.

La Rete universitaria per i diritti umani, in collaborazione con studenti, avvocati e accademici della Harvard Law School Advocates for Human Rights, del Promise Institute for Human Rights dell’UCLA, della Wesleyan University e del Lowenstein Project di Yale, ha condotto due viaggi conoscitivi nel Nagorno-Karabakh e quattro in Armenia tra marzo 2022 e luglio 2023. Il loro documento informativo recentemente pubblicato afferma: “Inoltre, gli abusi che abbiamo documentato non sono una serie di violazioni di diritti indipendenti; Nel loro insieme, questi abusi rivelano una campagna sincronizzata e globale per svuotare il Nagorno-Karabakh e parti dell’Armenia dagli Armeni”.

Il silenzio collettivo o l’inazione di individui, governi e organizzazioni governative come le Nazioni Unite e l’Unione Europea hanno perpetuato la crisi. Ogni giorno che passa mette in pericolo sempre più vite.

I vostri dollari delle tasse ora facilitano e consentono questo comportamento fornendo aiuti esteri a una nazione ricca di petrolio. Attraverso le sanzioni economiche, il taglio degli aiuti esteri all’Azerbajgian, il boicottaggio di eventi internazionali in Azerbaigian (come concerti ed eventi sportivi come il calcio e la Formula 1) e attraverso procedimenti nei tribunali internazionali, possiamo ottenere collettivamente risultati, ma questo processo è stato troppo lento e il tempo stringe. Come cittadini, facciamo appello a leader come il Presidente Biden, il Segretario di Stato Blinken e i loro colleghi affinché prendano immediatamente posizione. Devono fare pressione sull’Azerbajgian affinché apra il Corridoio di Lachin senza precondizioni.

Siamo solo due persone. Abbiamo lavorato dietro le quinte per sostenere i nostri fratelli e sorelle armeni, ma questo approccio diplomatico non ha prodotto risultati significativi. È chiaro che a questa crisi non potranno porre rimedio i singoli individui, ma continueremo a fare il possibile per sfruttare tutta l’influenza di cui disponiamo. Non siamo politici o leader di governo e, nonostante i nostri sforzi diplomatici, questa crisi umanitaria è continuata senza una fine chiara in vista, fatta eccezione per il potenziale di pulizia etnica della popolazione armena. Continueremo a usare le nostre voci per diffondere la verità.

La gente dell’Artsakh vuole vivere in pace. Ora è il momento della vera leadership. Abbiamo bisogno che coloro che hanno un ruolo significativo in questi affari chiedano immediatamente che il Corridoio di Lachin venga aperto per fermare un altro genocidio. Vogliamo attirare maggiore attenzione sulla crisi e fare appello a coloro che all’interno del nostro governo hanno veramente a cuore l’umanità affinché intervengano. Gli Stati Uniti hanno la capacità di mobilitare una risposta. I leader che sono efficaci e aiutano il nostro popolo saranno ricordati per il loro eroismo. Anche se ben intenzionati, coloro che sono inerti e inefficaci saranno ricordati per aver permesso che un genocidio avvenisse sotto il loro controllo. La scelta è loro.

Il Centro Rabbinico d’Europa viene criticato per la lettera alla leadership armena

Il gruppo di 50 importanti rabbini europei di alto livello del Centro Rabbinico d’Europa (RCE) hanno ricevuto forti critiche per la loro lettera alla leadership armena, volta a minimizzare la portata della catastrofe umanitaria in corso in Artsakh, di cui abbiamo riferito il 6 agosto [QUI] e il 7 agosto [QUI].

Non solo le autorità armene, ma anche rappresentanti della comunità internazionale, diversi rapporti e dichiarazioni di organizzazioni internazionali indipendenti e gruppi per i diritti umani hanno messo in guardia contro la politica in corso da parte dell’Azerbajgian in Artsakh, che è nella sua essenza genocida. In un recente rapporto, l’ex Procuratore capo della Corte Penale Internazionale, Luis Moreno Ocampo, ha sostenuto che esiste “una base ragionevole per ritenere che l’Azerbajgian stia attualmente commettendo un genocidio contro la popolazione indigena armena del Nagorno-Karabakh” e lo ha ribadito durante l’audizione d’emergenza del Congresso del 6 settembre, di cui abbiamo riferito il 7 settembre [QUI]. Ha avvertito che gli Stati Uniti rischiano di diventare complici del genocidio in corso nel Nagorno-Karabakh, dove 120.000 Armeni sono stati tagliati fuori da cibo e medicine, sono condannati a morte per fame dal governo dell’Azerbajgian. Non c’è nessun dubbio sull’intento genocida di Aliyev e Luis Moreno Ocampo esorta gli Stati Uniti a intervenire per prevenire nuove atrocità e il deputato Chris Smith mette in guardia dal genocidio contro gli Armeni in Artsakh.

Anche Genocide Watch ha emesso numerosi allarmi a questo riguardo. L’Istituto Lemkin per la prevenzione di genocidio ha pubblicato nel tempo otto rapporti sul rischio di genocidio nel Nagorno-Karabakh.

In una dichiarazione di risposta all’intervento del Centro Rabbinico d’Europa, l’attivista israeliano e analista sulle questioni del Caucaso meridionale, Yaron Weiss, ha scritto: «Come nipote dei sopravvissuti alla Shoah, residuo di una famiglia che fu quasi completamente sterminata, condanno la cinica appropriazione della memoria delle vittime della Shoah da parte di quel gruppo di rabbini. La tragedia del nostro popolo avrebbe dovuto istruire questo gruppo di rabbini sul dovere di sostenere le altre nazioni che sono in pericolo. Il governo dell’Azerbajgian viola gli accordi firmati e decreta la fame per una popolazione di 120.000 Armeni (di cui 30.000 bambini), con l’intenzione di spazzare via la popolazione armena dell’Artsakh».

Weiss prosegue: «Non è meno spiacevole che il gruppo di rabbini abbia scelto di tenere una Conferenza il prossimo novembre in Azerbajgian, un Paese noto per essere un violatore seriale dei diritti umani, che occupa il 168° posto su 180 nell’indice della libertà di stampa, perseguita le persone LGBT, danneggia la libertà di culto, è coinvolto in crimini di guerra e ora porta avanti una politica di chiusura e di fame contro la popolazione armena dell’Artsakh».

Inoltre, in riferimento agli omicidi di massa commessi durante la Shoah dai soldati della Legione azera [Israel fornisce armi all’Azerbajgian, nonostante l’elefante nella stanza, che la comunità internazionale esita ad affrontare a causa della geopolitica – 6 agosto 2023], Weiss afferma: «È doloroso che lo stesso gruppo di rabbini abbia scelto di non condannare i crimini della Legione azera durante il periodo più buio della storia. Così come evitano di condannare l’attuale atteggiamento discriminatorio delle autorità azere nei confronti delle minoranze etniche e dei membri di altre religioni».

Anche la Federazione Armena Europea per la Giustizia e la Democrazia (EAFJD) ha espresso in una Nota il suo profondo rammarico e la forte condanna della lettera del gruppo di rabbini del Centro Rabbinico d’Europa: «In quanto organizzazione euro-armena, l’EAFJD riconosce la delicatezza del termine [genocidio], soprattutto alla luce dell’immensa sofferenza sopportata dal popolo ebraico durante la Shoah, e sostiene pienamente l’importanza di rendere omaggio e di preservare la memoria di quei tragici eventi. Il termine non è usato come confronto storico; piuttosto, viene utilizzato in conformità con la definizione delineata nella Convenzione delle Nazioni Unite sulla prevenzione e la repressione del crimine di genocidio».

L’EAFJD osserva che da nove mesi l’Azerbajgian tiene sotto blocco i 120.000 nativi Armeni del Nagorno-Karabakh/Artsakh, tra cui 30.000 bambini, in palese violazione della dichiarazione trilaterale di cessate il fuoco del 9 novembre 2020 da esso firmata. Dal 15 giugno 2023 le autorità azere hanno imposto un assedio totale bloccando l’accesso al cibo e ad altri beni essenziali. Ciò è avvenuto nonostante il fatto che gli Stati Uniti, l’Unione Europea, la Corte Internazionale di Giustizia, la Corte Europea dei Diritti Umani abbiano tutti chiesto all’Azerbajgian di revocare immediatamente il blocco. L’Azerbajgian sfrutta la fame e la privazione dell’accesso ai beni di prima necessità con l’obiettivo di costringere gli Armeni a lasciare la propria patria.

Nella Notra, l’EAFJD invita i rabbini del Centro Rabbinico d’Europa a riconoscere la gravità della situazione nel Nagorno-Karabakh e a rimanere fedeli ai principi di giustizia e diritti umani come rappresentanti di una nazione che un tempo aveva urgentemente bisogno del sostegno e dell’empatia della comunità internazionale nella sua ricerca di giustizia.

Ieri, 8 settembre 2023, si è svolto presso la sede del Ministero della Difesa della Repubblica di Armenia un briefing con gli addetti alla difesa accreditati in Armenia sulla situazione attuale al confine armeno-azerbajgiano.

Una mappa a cura di Marilyn Rybar della situazione attuale lungo il nuovo confine armeno-azerbajgiano, che fa riferimento ad una nuova possibile incursione nelle regioni meridionali dell’Armenia.

Un’altra indicazione che qualcosa sta in fermento, oltre alle 20+ video sui social azeri negli ultimi giorni, che mostrano movimenti di truppe in Azerbajgian, è la pubblicazione da parte del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (Pasdaran) iraniano di un video che mette in guardia Baku da quella che potrebbe essere un’altra incursione nel sud dell’Armenia, creando il Corridoio di Zangezur (che taglierebbe la connessione tra Armenia e Iran). All’inizio del video si vedono chiaramente missili o lancio di munizioni in aree occupati dall’Azerbajgan con la guerra dei 44 giorni del 2020, in precedenza controllate dalla Repubblica di Artsakh/Nagorno-Karabakh. Nel video si vede il ponte che attualmente separa l’Iran dai territori occupati dall’Azerbajgian lungo il fiume Araz.

Un post su Twitter dell’eminente professore iraniano Seyed Mohammad Marandi, evoca le prospettive di un’altra guerra lungo i confini dell’Iran, questa volta con l’Azerbajgian che porta avanti il suo progetto del “Corridoio di Zangezur” che dovrebbe collegare l’Azerbajgian con sua exclave Nakhichevan, ovvero il controllo sui territori della regione di Syunik, nel sud dell’Armenia, al confine con l’Iran: «L’Iran ha sempre sostenuto il ripristino della piena sovranità della Repubblica di Azerbajgian e il pieno rispetto dei diritti dei suoi cittadini armeni. Tuttavia, l’Iran non tollererà alcun tentativo di minare la sovranità armena. Le strade dell’Iran verso Yerevan non saranno bloccate».

Il corrispondente senior dell’agenzia di stampa governativa iraniana IRIB afferma: «L’Iran impedirà qualsiasi modifica ai suoi confini… Il fiume Aras è il confine comune con l’Armenia e con la Repubblica di Baku» (come l’Azerbajgian viene avversamente chiamato da alcuni iraniani).

Come abbiamo riferito, nei giorni scorsi sono stati registrati numerosi voli dalla base aerea israeliana di Ovda a Ganja, in Azerbajgian. Ora da Ganja a all’exclave di Nakhichevan è stato visto volare l’aereo cargo IL-76 (Reg: 4K-AZ40; IACO 600828) sospettato di trasportare carichi militari visto volare da Ganja all’exclave di Nakhichevan, il terzo volo dello stesso giorno.

«È molto probabile che si stia pianificando un conflitto armato. Non solo gli utenti armeni e azeri postano e si accusano a vicenda, ma ora i social media russi, iraniani e turchi iniziano di nuovo a parlare di una possibile guerra tra Armenia e Azerbajgian.
Abbiamo motivo di credere che esista una seria minaccia di guerra con l’Azerbajgian che effettua un’altra incursione in Armenia (questa volta da entrambe le parti), e forse nel Nagorno-Karabakh. Si ritiene che la capacità deterrente delle forze armene e del Karabakh sia bassa. Situazione molto pericolosa» (Nagorno Karabakh Observer).

«L’Azerbajgian ha pianificato di iniziare una nuova guerra e di sferrare devastanti attacchi militari su Yerevan. L’Azerbajgian è pronto ad attaccare la capitale dell’Armenia con missili a lungo raggio, che causeranno vittime tra la popolazione civile. Questo è un calcolo molto specifico di Aliyev. Perché l’Azerbajgian intende attaccare la stessa Yerevan e causare vittime tra la popolazione civile?
Come un dittatore medievale, Aliyev ha adottato le tattiche di Putin nella guerra contro l’Armenia. Aliyev vede che Vladimir Putin distrugge gli insediamenti pacifici dell’Ucraina, uccide persone pacifiche e bambini, ma non viene punito. L’impunità di Putin incoraggia Aliyev. L’Azerbajgian è fiducioso che colpire la capitale dell’Armenia e altri insediamenti non sarà punito a livello internazionale.
Nel 2020, Aliyev ha condotto guerra al Nagorno-Karabakh per 44 giorni. Dal 9 novembre 2020 ad oggi ha effettuato grandi e piccoli attacchi militari contro l’Armenia, uccidendo persone e occupando territori, ma non è stato punito per crimini di guerra. A proposito, l’impunità di Aliyev è stata una delle ragioni per cui Putin ha attaccato l’Ucraina. Anche il Presidente della Russia è rimasto impunito fino ad oggi.
Colpendo la capitale Yerevan e altre grandi città armene, Aliyev intende costringere le autorità armene a smettere di sollevare la questione della sicurezza e della tutela dei diritti degli Armeni del Nagorno-Karabakh nelle strutture internazionali e nei Paesi occidentali.
Dopo l’attacco all’Armenia e l’occupazione dei territori armeni del 13 settembre 2022, Yerevan non ha rinunciato a tutelare i diritti degli Armeni dell’Artsakh nelle strutture internazionali. L’Azerbajgian intende aumentare il livello di pressione militare sull’Armenia in modo che il governo di Pashinyan firmi un accordo che darà ad Aliyev l’opportunità di effettuare una pulizia etnica e un genocidio senza ostacoli nel Nagorno-Karabakh.
L’Azerbajgian vuole che l’accordo Armenia-Azerbajgian non menzioni il Nagorno-Karabakh, non avvii i negoziati attraverso il meccanismo internazionale Baku-Stepanakert e trasformi il conflitto del Nagorno-Karabakh in una questione interna dell’Azerbajgian attraverso la pressione militare e la fame.
Se nell’accordo non verranno fissati i meccanismi per garantire i diritti degli Armeni del Nagorno Karabakh, l’Azerbajgian invaderà il Nagorno-Karabakh prossimamente. Aliyev vuole avere questa opportunità.
La macchina di propaganda dell’Azerbajgian giustificherà la necessità di un attacco militare alla capitale dell’Armenia e ad altre grandi città come se avesse colpito obiettivi militari legittimi che minacciavano la sicurezza dell’Azerbajgian.
Un anno o due fa, Aliyev annunciò che non avrebbe permesso all’Armenia di avere un esercito e che avrebbe distrutto l’equipaggiamento militare che rappresenta una minaccia per l’Azerbajgian, indipendentemente dalla sua ubicazione.
Gli esperti sulle questioni dell’Azerbajgian testimoniano che l’Azerbajgian di solito annuncia in anticipo i suoi piani militari attraverso gli esperti e i giornalisti di Aliyev, e poi implementa questo scenario.
Gli attacchi militari su Yerevan sono necessari per l’Azerbajgian e il suo alleato, la Russia, per provocare sconvolgimenti politici interni in Armenia e portare al potere le forze appoggiate dalla Russia. Questo scenario è abbastanza realistico. L’Azerbajgian calcola che l’Armenia riceverà colpi militari devastanti, e se non riesce a costringere l’Armenia a firmare un documento che autorizza il genocidio nel Nagorno-Karabakh, allora c’è un secondo piano.
Dopo aver effettuato attacchi militari contro l’Armenia, Aliyev ritiene che occuperà facilmente il Nagorno-Karabakh e conquisterà nuovi territori dall’Armenia. In particolare, oltre a Yerevan, il secondo obiettivo forte dell’Azerbajgian sarà Syunik, la regione meridionale dell’Armenia. In particolare, un attacco a Syunik consentirebbe all’Azerbajgian e alla Russia di costringere finalmente l’Armenia a cedere il corridoio sovrano che collega l’Azerbajgian a Nakhichevan, che sarebbe controllato dalla Russia.
L’Azerbajgian ha calcolato che con l’imminente attacco militare, dovrebbe finalmente risolvere la questione del Nagorno-Karabakh, impadronirsi di nuovi territori dall’Armenia e privare l’Armenia delle sue capacità di autodifesa. L’Occidente dovrebbe prendere molto sul serio le intenzioni dell’Azerbajgian e della Russia contro la sicurezza dell’Armenia.
Questo scenario di morti di massa può essere evitato solo in un caso. Gli USA e l’Unione Europea devono aumentare notevolmente la pressione sull’Azerbajgian per prevenire un brutale attacco militare contro l’Armenia e il Nagorno-Karabakh e per riportare l’Azerbajgian ad un processo negoziale pacifico.
Seguo quotidianamente i media azeri. Ilham Aliyev e i media che lo servono, esperti, annunciano i piani azeri di attaccare il territorio stesso dell’Armenia. Inoltre ne parlano in russo o in inglese in modo che il pubblico armeno possa conoscere queste minacce.
Penso che sia dovere di tutti noi mettere in guardia i nostri partner internazionali dalle minacce pubbliche che stanno lanciando contro Yerevan e che sia necessario prevenire questo terribile scenario.
Lo scenario, il pericolo di cui ho parlato in questo post, lo sappiamo perfettamente dalle recenti dichiarazioni pubbliche dei media e degli esperti controllati dall’amministrazione Aliyev» (Roberto Ananyan – Nostra traduzione italiana dall’inglese).

Ieri, 8 settembre 2023, l’Ambasciatore dell’Armenia nella Federazione Russa, Vagharshak Arutyunyan, è stato convocato al Ministero degli Esteri russo a causa di una serie di azioni “ostili” di Yerevan, come riporta il Ministero: «Al Ministero degli Esteri della Federazione Russa, l’Ambasciatore dell’Armenia a Mosca, V.V. Arutyunyan, è stato convocato e gli è stata presentata una forte protesta». Il Ministero ha specificato che queste azioni includono l’avvio del processo di ratifica dello Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale in Armenia, la visita della moglie del Primo Ministro Nikol Pashinyan in Ucraina, la fornitura di assistenza umanitaria al regime di Kiev e lo svolgimento di esercitazioni militari che coinvolgono gli Stati Uniti sul territorio armeno. Oltre alla Nota di protesta su questi argomenti, è stata consegnata all’Ambasciatore armeno una Nota di protesta in merito alle “dichiarazioni offensive” del Presidente dell’Assemblea Nazionale armena, Alen Simonyan, rivolte a Maria Zakharova, Portavoce del Ministero degli Esteri russo, e al Ministero nel suo complesso.

«Maria Zakharova, Portavoce del Ministero degli Esteri russo, continua la sua serie di dichiarazioni assurde rivolte all’Armenia. Oggi [8 settembre 2023], durante il forum sui media russo-armeno, ha affermato che la Russia è preoccupata per l’aumento del numero dei media filo-occidentali in Armenia. “Consideriamo inaccettabili i tentativi di seminare inimicizia e odio tra i nostri popoli e di incolpare la Russia per tutte le disgrazie dell’Armenia. Partiamo dal presupposto che né noi né voi possiamo essere soddisfatti della chiara tendenza apparsa recentemente nell’arena dell’informazione armena”, ha dichiarato Zakharova. Ha affermato che la diffusione di informazioni “unilaterali, negative e false” sulla Russia contraddice la tradizionale natura amichevole delle relazioni tra i due Paesi.
Ha anche lamentato che i personaggi russi sono inclusi nella lista nera e non possono visitare l’Armenia. “La decisione di definire ‘persone indesiderabili’ i leader dei media e gli scienziati politici nel nostro Paese, che non hanno infranto la legge ed espresso le loro opinioni personali, danneggia gravemente la cooperazione tra Russia e Armenia”, ha insistito.
È assurdo che il portavoce del regime dittatoriale, che ha soppresso la libertà di parola e perseguitato la libertà dei media con metodi goebbelsiani, si preoccupi del divieto di ingresso in Armenia ai giornalisti e ai propagandisti russi. La Russia considera non liberi i discorsi che non elogiano la guerra criminale di Putin.
Oggi in Russia non esistono giornalisti liberi, perché il regime dittatoriale del Cremlino ha creato condizioni mortali, a causa delle quali i media liberi sono stati costretti a fuggire dal Paese. Il portavoce della Russia non ha il diritto di interferire negli affari interni dell’Armenia e di esprimere un’opinione sulla questione se i media debbano essere filo-occidentali o filo-russi.
E cosa significano i media filo-occidentali? Secondo la logica del Cremlino, tutti i media che definiscono la guerra della Russia contro l’Ucraina un crimine contro l’umanità, presentando cioè la realtà, sono media filo-occidentali. Il fatto è semplicemente che l’Armenia è uno stato democratico e c’è libertà di parola. Nessuno in Armenia, sia esso un rappresentante del governo o dell’opposizione, può ordinare ai media liberi di tacere o di distorcere la verità sulla guerra russo-ucraina.
Naturalmente, la Russia ha una vasta rete di agenzie e i canali televisivi russi di propaganda vengono trasmessi in tutta l’Armenia, ma in realtà non sono riusciti a fare il lavaggio del cervello agli Armeni e a giustificare la guerra russa. Ecco perché il portavoce di Lavrov è preoccupata.
Anche se i media “filo-occidentali” tacciono, gli abitanti dei villaggi di confine dell’Armenia hanno visto come i soldati russi di stanza al confine armeno-azerbajgiano hanno lasciato le loro basi poche ore prima dell’attacco dell’Azerbajgian e le hanno consegnate all’Azerbajgian. Chi può vietare ai giornalisti di parlarne?
Dopo il 13 settembre 2022, la Russia e l’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO) si sono rifiutate di adempiere ai loro obblighi di sicurezza nei confronti dell’Armenia, non hanno fornito armi e munizioni, non hanno inviato gruppi di reazione rapida in Armenia, che insieme avrebbero protetto l’Armenia con soldati armeni da un attacco dall’Azerbajgian.
L’Azerbajgian ha occupato almeno 150 chilometri quadrati di territorio dell’Armenia. La Russia e la CSTO sono obbligate a valutare questa occupazione e a sostenere la liberazione di questi territori armeni. Il Cremlino si rifiuta di farlo, sebbene ne sia obbligato. Se i media “filo-occidentali” tacciono su questi tradimenti russi, resta il fatto che la Russia non sta adempiendo alle proprie responsabilità in materia di sicurezza, e i cittadini lo vedono tutto. È impossibile nasconderlo.
La Russia ha rinnegato il suo impegno nei confronti del Nagorno-Karabakh, a seguito del quale l’Azerbajgian ha chiuso il Corridoio di Lachin e condanna alla fame 120.000 Armeni. Dal dicembre 2022, le forze di mantenimento della pace russe hanno chiesto tangenti agli Armeni nel Nagorno-Karabakh in cambio del trasporto di beni umanitari. In altre parole, hanno approfittato della difficile situazione dei 120.000 Armeni sotto assedio. Oggi, le forze di mantenimento della pace russe usano i loro elicotteri per trasportare cibo nell’Artsakh, ma solo per se stessi, e non forniscono quel cibo agli Armeni. Se i media “filo-occidentali” non presentano i fatti dell’inerzia e della corruzione della Russia nel Nagorno-Karabakh, i 120.000 Armeni del Nagorno-Karabakh non capiscono tutto questo?
Nel 2010-2020, Russia e Bielorussia hanno fornito all’Azerbajgian armi per miliardi di dollari, che costituivano il 67% dell’arsenale di Baku. A causa dell’uso delle armi russe, migliaia di Armeni furono uccisi durante le guerre. Maria Zakharova vuole che i media “filo-occidentali” nascondano questa verità ai cittadini armeni.
Oggi la Russia propone che il Nagorno-Karabakh venga integrato nell’Azerbajgian, come la minoranza serba in Kosovo. Tuttavia non si propone di introdurre un programma internazionale di sicurezza chiaro e garantito e diritti. È diventato noto il nuovo piano di Lavrov, secondo il quale l’Azerbajgian ottiene il diritto di arrestare gli Armeni che hanno partecipato alla guerra nel Nagorno-Karabakh. Maria Zakharova vuole che i media “filo-occidentali” non mettano in guardia sul possibile genocidio?
La Russia deve fare i conti con il fatto di perdere l’Armenia e il popolo armeno. Non ha più potere sull’Armenia e saranno i cittadini armeni a decidere chi salirà al potere qui.
Il governo armeno dovrebbe far sparire i canali televisivi di propaganda russa che operano nei multiplex pubblici. La democrazia in Armenia è irreversibile e nessuno, nemmeno lo zar russo, può decidere cosa dovrebbero trasmettere i media armeni.
È interessante notare che ieri [8 settembre 2023] in Armenia sono stati arrestati il blogger filorusso Mikayel Badalyan e il giornalista di Sputnik Armenia Ashot Gevorgyan. Sono accusati di traffico illegale di armi. Mika Badalyan era già stato arrestato per aver diffuso false informazioni su “attacchi terroristici in preparazione a Yerevan e oltre”, ma è stato rilasciato su cauzione. Maria Zakharova ha presentato Mika Badalyan come un blogger filo-russo. Mi chiedo se tutti i blogger filo-russi siano coinvolti nel traffico illegale di armi, oltre alla propaganda filo-Cremlino. Questa domanda è retorica» (Robert Ananyan – Nostra traduzione italiana dall’inglese).

NOI PREGHIAMO IL SIGNORE PER QUESTO MIRACOLO
NON DOBBIAMO SPERARE CHE VENGA DAGLI UOMINI,
QUELLO CHE SOLO IL SIGNORE POTREBBE DARCI

Indice – #ArtsakhBlockade [QUI]

Mosca convoca l’ambasciatore armeno per “passi non amichevoli” (AGI 09.09.23)

AGI – La Russia ha convocato l’ambasciatore dell’Armenia per “passi non amichevoli”, dopo che Erevan ha annunciato esercitazioni con l’esercito statunitense e dopo le crescenti critiche al ruolo di Mosca nello stallo del Nagorno-Karabakh. La mossa è arrivata mentre il Cremlino ha messo in guardia contro le esercitazioni con gli Stati Uniti e mentre le tensioni tra Armenia e Azerbaigian si sono intensificate sul Karabakh.

Erevan, tradizionale alleato della Russia, ha sempre più criticato la missione di pace di Mosca. Il ministero degli Esteri russo ha dichiarato in un comunicato che “la leadership armena ha compiuto negli ultimi giorni una serie di passi ostili”. Tra questi, “le esercitazioni militari statunitensi in territorio armeno”, il viaggio a Kiev della moglie del primo ministro armeno e l’adesione di Erevan alla Corte penale internazionale.

Il ministero degli Esteri di Mosca ha dichiarato che l’inviato armeno è stato sottoposto a una “dura presentazione”. Nonostante la convocazione, il ministero degli Esteri ha sottolineato che la Russia e l’Armenia “rimangono alleate e tutti gli accordi sullo sviluppo del rafforzamento della partnership saranno rispettati“.

Mosca si è anche detta “preoccupata” per la detenzione di un blogger armeno della sua testata Sputnik, che Erevan ha poi dichiarato di aver rilasciato. La Russia ha inviato forze di pace in Karabakh come parte di un accordo mediato da Mosca per porre fine alla guerra del 2020 tra Armenia e Azerbaigian. Molti dei tradizionali alleati della Russia nell’ex spazio sovietico hanno messo in dubbio il ruolo di Mosca dopo l’offensiva su larga scala in Ucraina.


Russia ha convocato l’ambasciatore armeno per presentare una protesta (TRT)

Abbiategrasso: il Consiglio sostiene il popolo armeno dell’Artsakh (Primamilanoovest 09.09.23)

Il Consiglio Comunale di Abbiategrasso mercoledì sera 6 settembre 2023 ha approvato all’unanimità una mozione di solidarietà al popolo armeno dell’Artsakh e di condanna del blocco del corridoio di Lachin.

Situazione drammatica

“Questa mozione rappresenta un forte impegno da parte della nostra comunità per affrontare le tragiche conseguenze umanitarie provocate da questa situazione critica, come il conflitto in corso nel Nagorno-Karabakh. – spiega il presidente del Consiglio Francesco Bottene – Nella mozione, il Consiglio Comunale esprime la sua profonda preoccupazione per le drammatiche conseguenze umanitarie scaturite dal blocco del corridoio di Lachin e dal persistente conflitto nella regione. Riconosciamo la sofferenza della popolazione in questo territorio e ci uniamo alla comunità internazionale nell’affermare il nostro sostegno e la nostra solidarietà in questo momento difficile”

Atto di solidarietà

È importante sottolineare che questo atto di solidarietà è particolarmente significativo, in quanto durante il mese di settembre 2022, Abbiategrasso ha avuto l’onore di ospitare la visita di Sua Eccellenza Monsignor Abrahamyan Vrtanes, vescovo dell’Artsakh. La sua presenza ha ulteriormente evidenziato l’importanza di promuovere la pace e la solidarietà in tutto il mondo, compreso il Nagorno-Karabakh.

Il Consiglio Comunale di Abbiategrasso si impegna a seguire da vicino gli sviluppi di questa situazione.

“Con la nostra mozione, ribadiamo il nostro impegno per la pace, la solidarietà e i diritti umani fondamentali in tutto il mondo. Chiediamo al Governo italiano di promuovere iniziative internazionali pacifiche atte a risolvere questa grave crisi umanitaria e politica”

CAUCASO. Armenia-Azerbaijan tra disinformazione e influenze estere (Agcnews 09.09.23)

Dall’11 al 20 settembre si terranno in Armenia le esercitazioni congiunte con gli Stati Uniti “EAGLE PARTNER 2023”, in particolare nel centro di addestramento “Zar” della brigata di mantenimento della pace e il centro di addestramento “N” del Ministero della Difesa.

Le esercitazioni armeno-americane annunciate da Yerevan rendono diffidente il Cremlino. Come se non bastasse il Ministero della Difesa dell’Artsakh o Nagorno Karabakh ha registrato il movimento e la concentrazione di grandi attrezzature militari (compresa l’artiglieria) delle forze armate azere sulla linea di contatto.

A partire dal 2018 con l’arrivo di Pashinyan al potere gli equilibri armeni sono cambiati. Sono diventati negli anni partner affidabili per l’Armenia gli Stati Uniti, la Francia e ancora la Turchia che però è amica dell’Azerbaijan che vuole impossessarsi di un corridoio che taglierebbe territorialmente l’Iran dai confini con l’Armenia.

I russi, antichi alleati armeni, sono diventati amici del’Azerbaijan per questioni di gasdotti e sono meno interessati all’Armenia sotto tiro azero, in ultima analisi la popolazione delle terre contese e cedute in base ad una risoluzione ONU all’Azerbaijan dopo la guerra soffrono la fame, in senso letterale.

A partire dal 6 di settembre dunque l’Azerbaijan ha spostato veicoli armati al confine con l’Armenia. Il premier armeno Nikol Pashinyan il 7 settembre ha dichiarato: «L’Azerbaigian ha concentrato le truppe al confine con l’Armenia e sulla linea di demarcazione con il Nagorno-Karabakh, la situazione è esplosiva». Secondo Pashinyan, «la situazione è tale che la comunità internazionale, gli Stati membri del Consiglio di sicurezza dell’Onu devono adottare misure serie per prevenire una nuova esplosione nella regione».

Il Ministero degli Esteri azerbaigiano ha definito una “manipolazione politica” la dichiarazione del primo Ministro Nikol Pashinyan sulla concentrazione delle truppe di Baku al confine tra i due paesi e in Karabakh, fatta in precedenza durante una riunione del governo. «Le accuse mosse nel discorso del primo ministro armeno Nikol Pashinyan alla riunione del governo del 7 settembre, secondo cui l’Azerbaigian sta aggravando la situazione politico-militare nella regione e concentrando presumibilmente le forze nel territorio, fanno parte di un’altra falsa manipolazione politica da parte dell’Armenia», si legge nella dichiarazione di politica estera.

Il ministro degli Esteri dell’Artsakh Sergei Ghazaryan in un’intervista al quotidiano francese Ouest-France Il ha dichiarato che il «Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite può adottare una risoluzione in materia chiedendo all’Azerbaigian di porre fine al blocco. Le organizzazioni internazionali dovrebbero imporre sanzioni contro i responsabili del blocco e inviare aiuti umanitari in tutti i modi possibili, anche per via aerea. La causa di una morte su tre nell’Artsakh è la fame e la malnutrizione. Immaginate cosa accadrà se questo blocco non verrà revocato. È necessario agire immediatamente, altrimenti sarà troppo tardi. Inoltre, i residenti dell’Artsakh vengono quotidianamente attaccati dalle forze armate azere, che cercano di impedire qualsiasi tipo di attività economica nell’Artsakh e di esacerbare ulteriormente la carestia. Questa è una catastrofe umanitaria».

La tensione però sale, il Ministero della Difesa dell’Azerbaigian afferma «che il 7 settembre, dalle 12:35 alle 14:00, unità dell’Esercito di Difesa dell’Artsakh hanno svolto lavori di ingegneria nelle regioni Askeran e Martuni dell’Artsakh, che sarebbero stati sospesi di conseguenza delle azioni delle unità azere, è un’altra disinformazione». Secondo glia armeni il Ministero della Difesa dell’Azerbaigian ha aumentato significativamente la frequenza di pubblicazione di messaggi falsi, parallelamente vengono effettuati movimenti e accumuli di personale, armi ed equipaggiamento militare. Ovviamente, con tali azioni, la parte azera sta preparando una base informativa per un’altra provocazione, riferisce il Ministero della Difesa dell’Artsakh.

La scena è la stessa ore prima dello scoppio della II guerra dell’Artsakh nel 2020. Con la differenza che ora i droni iraniani gli UAV da ricognizione e attacco Shahed-171 delle forze aerospaziali iraniane dell’IRGC hanno iniziato a condurre ricognizioni lungo i confini armeno, azero e turco. E ancora fonti vicine al capo del Dipartimento di sicurezza nazionale siriano, generale Ali Mamluk, riferisce che i servizi segreti della Repubblica araba trasmetteranno informazioni all’Armenia sui mercenari delle bande filo-turche nei territori della Siria occupati dai turchi, che potrebbero essere trasferiti in Azerbaigian in caso di guerra. La Siria sostiene l’Armenia nel conflitto con l’Azerbaigian e la Turchia.

La missione di osservatori dell’UE in Armenia ha aumentato il pattugliamento nelle zone di confine delle regioni di Gegharkunik e Syunik per monitorare eventuali eventi militari.

E mentre resta in sospeso la questione dell’ingresso nella NATO dell’Armenia, come ha affermato il capo della commissione parlamentare permanente per le relazioni esterne, membro del partito del primo ministro Nikol Pashinyan, Sargis Khandanyan. Sulla social sfera piovono critiche perché sembra che il gabinetto armeno ha deciso di acquistare un edificio del valore di oltre 17 milioni di sterline nella zona alla moda di Londra a St. James’s Piazza per le esigenze dell’Ambasciata armena per aumentare l’autorità del Paese.

I maligni affermano che questo fatto, ovvero che l’Armenia avrà un’ambasciata a Westminster consentirà all’ambasciatore armeno di intrattenere stretti rapporti con il re e il parlamento. Ciò indica l’alta priorità del Paese per la Gran Bretagna, confermando ancora una volta la tendenza a focalizzare nuovamente l’attenzione sulla Transcaucasia.

In Artsakh oggi si elegge il presidente. L’8 settembre il presidente ad interim della Repubblica dell’Artsakh David Ishkhanyan si è rivolto al popolo dell’Artsakh con queste parole: «Domani, 9 settembre, secondo la Costituzione della Repubblica dell’Artsakh, l’Assemblea nazionale eleggerà il Presidente della Repubblica. Nell’attuale situazione insolita, stiamo compiendo questo passo per rispondere rapidamente alle sfide che crescono ogni giorno, organizzare efficacemente la vita interna del Paese e affrontare adeguatamente le sfide esterne.

Il diritto e il dovere di eleggere il capo del Paese è assegnato dalla Costituzione al Parlamento che hai eletto. Il potere di nominare un candidato alla presidenza della repubblica è assegnato esclusivamente alle fazioni dell’Assemblea nazionale dell’Artsakh, cosa che si è svolta secondo la procedura stabilita. Finora tutti i processi preparatori per le dimissioni del Presidente della Repubblica e l’elezione di un nuovo Presidente sono stati organizzati in conformità con la Costituzione e la legislazione, tenendo conto dell’attuale situazione di grave crisi.

Considerando alcune tendenze pericolose emerse nel sentimento pubblico negli ultimi giorni, in questo momento cruciale, con il diritto che mi è riservato, invito tutti alla sobrietà e li esorto a non soccombere alle provocazioni che dividono i popoli, a non soccombere alla ristretta cerchia interessi e ad abbandonare le preferenze personali per il bene comune. Nessuno ha il diritto di coinvolgere in un’avventura la nostra società in questo momento per noi fatale. Vorrei sottolineare e assicurarvi in ​​particolare che tutte le azioni che minano la stabilità interna saranno represse con la forza della legge.

Abbiamo tutte le opportunità per annullare il desiderio dell’Azerbaigian di smantellare le istituzioni statali della Repubblica dell’Artsakh e non dovremmo contribuire con alcuna azione alla realizzazione degli obiettivi criminali dell’Azerbaigian. Ci impegniamo a proteggere e rafforzare le basi dello stato costruito nel corso di tre decenni. Questo è il desiderio e la volontà del nostro popolo e dobbiamo lasciarci guidare da questi messaggi. Credimi, insieme renderemo possibile l’impossibile».

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Armenia-Azerbaigian: Pashinyan apre a un “colloquio urgente” con Aliyev per allentare le tensioni (Agenzia Nova 09.09.23)

Il premier armeno Nikol Pahinyan ha tenuto oggi colloqui telefonici con i leader di Francia, Germania, Iran e con il segretario di Stato Usa, Antony Blinken. Lo riporta l’agenzia di stampa “Armenpress”, secondo cui, durante la conversazione con il presidente francese Emmanuel Macron, il capo del governo di Erevan ha espresso la sua disponibilità a organizzare un “colloquio urgente” con il leader azerbaigiano, Ilham Aliyev, al fine di allentare la situazione al confine. La stessa volontà il premier armeno l’avrebbe ribadita al cancelliere tedesco Olaf Scholz, al presidente iraniano Ebrahim Raisi e al segretario di Stato statunitense. Pahinyan ha ribadito ai suoi interlocutori che l’Azerbaigian continua a concentrare le sue truppe nel Nagorno-Karabakh, dove a sua detta è in corso “una crisi umanitaria” per il “blocco illegale” del corridoio di Lachin, nonostante Baku abbia respinto le accuse.

Nella giornata di ieri, il ministero della Difesa armeno aveva riferito che la situazione al confine “resta tesa a causa di un accumulo delle forze armate azerbaigiane negli ultimi due giorni”, spiegando che le truppe di Erevan “continuano a intraprendere le azioni necessarie per prevenire provocazioni”. Oggi, il ministero della Difesa azerbaigiano ha invece reso noto che i soldati dell’Armenia “hanno aperto il fuoco” durante la notte contro le truppe a Sadarak, a nord dell’exclave Nakhchivan, e che conseguentemente le unità di Baku hanno intrapreso “misure di ritorsione”. L’omologo dicastero armeno, da parte sua, ha accusato l’Azerbaigian di compiere “disinformazione”.

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L’Armenia, vaso di coccio del Caucaso (Contropiano 09.09.23)

ome spiegavamo, la dinamica tra la Russia e l’Armenia di Pashinyan è quella di un “circolo vizioso”, questo ci viene evidenziato oggi dall’”auto-sospensione” dal CSTO e dall’annuncio di esercitazioni con gli USA, nel contesto di manovre azere che possono indicare una nuova offensiva.

Più l’Armenia si avvicina alla NATO, meno la Russia è disposta a sacrificare la – ben più importante – intesa strategica con Turchia e Azerbaijan (fondamentale in chiave INSTC) per difenderla militarmente.

Meno la Russia difende il suo antico alleato, più Yerevan viene spinta verso la ricerca di nuovi protettori internazionali.

C’è un problema, tragico, per l’Armenia: neanche i nuovi partner hanno intenzione di difendere l’Armenia a scapito della Turchia – l’ha detto chiaramente Borrell – e del gas dell’”aggressore” (per usare un termine ricorrente) azero esente da ogni sanzione.

Mosca spera ancora in una mediazione, che sta procedendo a piccoli passi ma ancora non riesce a raggiungere i suoi principali obiettivi (anche se la normalizzazione diplomatica Armenia-Turchia ha una portata storica) che solidificherebbe l’intesa con la Turchia anche in altre regioni, assicurerebbe il corridoio INSTC, salverebbe l’alleanza con l’Armenia.

Il prezzo da pagare per Yerevan comunque sarebbe alto – di fatto, una resa – e le pressioni interne potrebbero rendere impossibile un accordo.

Così come non è detto che l’Azerbaijan, conscio di avere ogni attore di peso – salvo l’Iran – dalla sua parte, si accontenti del Nagorno-Karabakh e non voglia anche riaprire manu militari il corridoio tra il suo principale territorio e l’exclave del Nakichvan, circondata da territorio armeno e turco.

L’Azerbaigian mobilita l’esercito al confine con l’Armenia (Temoi 08.09.23)

Una nuova guerra tra Armenia e Azerbaigian potrebbe davvero essere alle porte. Il primo ministro armeno, Nikol Pashinyan, ha dichiarato ieri che Baku da giorni «ammassa truppe lungo la linea di contatto con il Nagorno-Karabakh e al confine con l’Armenia». La situazione politico-militare nella regione, ha aggiunto, «sta seriamente peggiorando».

Baku vuole far morire di fame gli armeni

L’Azerbaigian ha negato ogni movimento anomalo di soldati, ma le dichiarazioni del governo di Baku non hanno alcun valore dal momento che il regime di Ilham Aliyev ancora nega di aver bloccato il Corridoio di Lachin violando il diritto internazionale. L’unica strada che collega i 120 mila armeni che vivono nel Nagorno-Karabakh all’Armenia e al resto del mondo è chiusa al traffico dal 12 dicembre.

Dal 15 giugno, inoltre, perfino alla Croce rossa internazionale viene proibito di portare aiuti umanitari in Artsakh. La situazione, secondo Luis Moreno Ocampo, già procuratore della Corte penale internazionale ed ex professore alle università di Harvard e Yale, equivale a «un genocidio. Far morire di fame le persone per eliminarle fisicamente è genocidio per la legge internazionale».

L’Armenia si affida agli Stati Uniti

In base alla Dichiarazione trilaterale che ha posto fine alla guerra del 2020, il Corridoio di Lachin deve rimanere aperto e le forze russe di mantenimento della pace devono garantire il libero passaggio dei veicoli. Ma la Russia, impegnata nella guerra in Ucraina, non ha né la forza né l’interesse a mettersi di traverso alle mire dell’Azerbaigian e del suo alleato principale, la Turchia di Recep Tayyip Erdogan.

Forse perché impossibilitata a pretendere il rispetto del trattato militare (Otsc) che obbligherebbe Mosca a intervenire in difesa dell’Armenia davanti alle aggressioni di Baku, l’Armenia per la prima volta ha deciso di condurre esercitazioni militari congiunte con gli Stati Uniti, che si terranno dall’11 al 20 settembre.

Pashinyan cerca di smuovere la Russia

La Russia ha messo in guardia Erevan dall’entrare nella sfera di influenza della Nato, ricordando che fino a questo momento ha sempre garantito la sicurezza del suo alleato. Ma l’Armenia teme che l’Azerbaigian sia pronta ad attaccare di nuovo e che Mosca non muoverà un dito per impedirlo.

Pashinyan ha anche ribadito di essere pronto a firmare un vero trattato di pace con Baku, addirittura riconoscendo la sovranità dell’Azerbaigian sul Nagorno-Karabakh, scelta che ha lasciato esterrefatti centinaia di migliaia di armeni, i quali dubitano che ci si possa in alcun modo fidare delle rassicurazioni e delle promesse del regime di Aliyev, che sta affamando quegli stessi armeni che dovrebbe proteggere una volta ottenuta la sovranità sull’Artsakh.

Le esercitazioni militari congiunte con gli Usa servono in realtà da avvertimento per la Russia. Come aveva già dichiarato in passato Pashinyan, «se l’Armenia dovesse uscire dall’Otsc con una decisione de jure, lo farebbe soltanto dopo aver constatato che l’Otsc ha deciso di abbandonare l’Armenia». In ogni caso, per Erevan, non sarebbero buone notizie.

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Flyone Armenia taglia il traguardo del primo milione di passeggeri (Travelquotidiano 08.09.23)

Flyone Armenia ha festeggiato all’aeroporto di Milano Malpensa il “milionesimo” passeggero. Per l’occasione la compagnia ha scelto di premiare i passeggeri di tre dei loro voli: Sochi-Yerevan, Parigi-Yerevan e, appunto, Milano Malpensa-Yerevan.

Aram Ananyan, presidente del consiglio di amministrazione della compagnia aerea, ha consegnato un voucher commemorativo per l’acquisto di biglietti per due persone verso qualsiasi destinazione del network di Flyone Armenia al fortunato passeggero vincitore e alla sua famiglia.

Il traguardo del milionesimo passeggero «rappresenta una pietra miliare dell’importante crescita della compagnia aerea all’aeroporto di Malpensa e una prova del continuo sviluppo del network di rotte di Malpensa in Armenia e negli altri Paesi della regione caucasica» sottolinea una nota congiunta del vettore e Sea.

Caucaso inquieto, l’Armenia delusa da Mosca manovra con gli Usa (Remocontro 08.09.23)

Dall’11 settembre via alle manovre di Erevan con gli Stati Uniti per «favorire la cooperazione». Resta aperta la questione del Nagorno Karabakh e della popolazione armena che vive qui, di fatto prigioniera nella sua enclave, la cui libera circolazione doveva essere garantita dai ‘caschi blu’ russi. E la irriducibile Nancy Pelosi, dopo Taiwan e ormai senza carica, marca il territorio delle nuove e prossime tensioni internazionali americane

Amicizie di convenienza

«Un’esercitazione congiunta con gli Stati Uniti a partire dalla prossima settimana», a stupire persino Nello Scavo su Avvenire, visto che si tratta dell’Armenia, legate da sempre con Mosca, ma in un momento di crescente tensione militare con i vicini dell’Azerbaigian. ‘Colpa di Putin’, tra le molte in altre parti del mondo, non aver saputo proteggere la minoranza armena nella enclave del Nagorno Karabakh, in Azerbaigian, garantendo la libera circolazione lungo il corridoio di Lachin, unica via d‘accesso per viveri e farmaci ai 120 mila armeni del Nagorno-Karabakh. E ora Yerevan, politicamente ‘duttile’, sembra stia per lasciare la Csto, l’organizzazione di assistenza militare reciproca dei Paesi ex Urss. Salvo il problema che il nemico Azerbaigian gode del sostegno militare turco e di sponda e golosità Nato.

‘Eagle Partner 2023’

Il Ministero della Difesa armeno ha poi cercato di ridimensionato l’operazione militare molto ‘di mercato’ col nome ‘Eagle Partner 2023’, che si terrà dall’11 al 20 settembre. Certo, la collaborazione con l’ex nemico Usa, ma per preparare le forze armate armene a partecipare a missioni internazionali. Comunque, piccola cosa, salvo la portata politica del gesto. 85 soldati statunitensi e 175 armeni, annuncia il portavoce dell’esercito americano che, a ridurre ulteriormente la portata del gesto, ha ricordato che sarà coinvolta la Guardia Nazionale del Kansas, legata da amicizia storica con Yerevan. Peso militare quasi zero, sgarbo politico a rischio.

Frustrazione armena

«La mossa arriva in un momento di forte frustrazione armena nei confronti dell’alleato Mosca», segnala Avvenire. Mentre il primo ministro Nikol Pashinyan, in situazione politica personale precaria, accusa la Russia, impegnata nella guerra con l’Ucraina, di non essere riuscita a proteggere l’Armenia da ciò che ha definito «la continua aggressione da parte dell’Azerbaigian». Nonostante le dimensioni ridotte dell’esercitazione, poco oltre la cerimonia, la Russia ha detto che ‘avrebbe osservato da vicino le operazioni e «monitoreremo la situazione», ha reagito il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov. Tono blandi a non troppo peso ad una partita politica più interna armena che internazionale.

Le basi russe del Caucaso

Mosca dispone di una base militare in Armenia e di alcuni presidi militari territoriali che fanno della Russia la potenza preminente nella regione del Caucaso meridionale, che fino al 1991 faceva parte dell’Unione Sovietica. Olesya Vartanyan, analista senior per il Caucaso meridionale del ‘Crisis Group’ per la prevenzione dei conflitti, spiega che quello inviato a Mosca è un segnale molto forte, come se il governo armeno dicesse a Putin che «la vostra distrazione e il fatto di essere così inattivi gioca a favore del nostro nemico». La Russia mantiene una forza di ‘mantenimento della pace’ per sostenere l’accordo che ha posto fine alla guerra tra Armenia e Azerbaigian nel 2020, la seconda che hanno combattuto dal crollo dell’Unione Sovietica.

Presidente armeno ‘maleducato’

Mosca questa settimana ha accusato il presidente armeno Pashinyan di «retorica pubblica al limite della maleducazione» anche se secondo l’analista Vartanyan l’Armenia e l’Azerbaigian sono più vicini a un possibile accordo di pace «di quanto non lo siano stati in passato». Tuttavia proprio le tensioni con Mosca e la situazione nel Nagorno potrebbero innescare una nuova escalation alimentata anche dall’atteggiamento della Turchia, che storicamente sostiene l’Azerbaigian. Molto dipenderà dalle scelte del Dipartimento di Stato Usa e dell’influenza che potrà esercitare sul governo azero.

Zampino Nato anti Mosca

Lunedì il presidente del Comitato europeo per lo sviluppo della Nato, Günther Fehlinger, ha dichiarato che l’Armenia dovrebbe aderire all’Alleanza. Sempre lunedì, il vice ministro degli Esteri armeno Vahan Kostanyan ha detto che il Paese sta collaborando con la Nato ed è pronto a continuare la sua cooperazione. A segnare ulteriormente la distanza da Mosca il primo invio di aiuti umanitari armeni a beneficio della popolazione ucraina.

Nagorno Karabakh, terra contesa dal ‘91 ​

Nel settembre 2020 si è aperto un nuovo capitolo del conflitto tra Armenia ed Azerbaijan sul Nagorno Karabakh. La guerra ebbe inizio nel 1988, con rivendicazioni irredentiste nella regione azera del Nagorno Karabakh, la cui popolazione era costituita per il 75% da armeni. Nel 1991 scoppiò una guerra tra Azerbaijan storico alleato della Turchia e l’Armenia, tradizionalmente sostenuta dalla Russia, che terminò con un cessate il fuoco nel ‘94, lasciando il Nagorno Karabakh sotto l’occupazione dell’Armenia. La «Guerra dei quattro giorni» nell’aprile del 2016, aveva portato ad un armistizio che non ha però mai fermato gli scontri.

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