Le manovre militari USA-Armenia e il “cambio di tono” di Repubblica (Antidiplomatico e altri 06.09.23)

di Fabrizio Poggi per l’AntiDiplomatico

Nell’Armenia del premier Nikol Pašinjan, i prossimi 11-20 settembre, si svolgeranno le manovre militari USA-Armenia “Eagle Partner 2023”. Ufficialmente, il Ministero della difesa di Erevan, parla di “preparazione congiunta a missioni internazionali di pace” che, con la presenza di forze yankee, appare come un ossimoro.

Tant’è che, parallelamente ai tentennamenti armeni nel ODKB (Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva: Russia, Armenia, Bielorussia, Kazakhstan, Kirgizija, Tadžikistan), il presidente del comitato europeo per l’allargamento della NATO, Günther Fehlinger, dichiara che sia tempo per il paese caucasico di entrare nell’Alleanza atlantica. Il politologo Aleksej Martynov non attribuisce però particolare valore alle parole di un semi-privato cittadino, a capo di un ente “semi-commerciale” e sostiene che nessuno pensa seriamente all’ingresso dell’Armenia nella NATO, non foss’altro che in base allo statuto del blocco atlantico, che vieta l’ingresso a paesi che abbiano conflitti territoriali in corso.

Ma, tutto questo avviene sullo sfondo di altri fatti: quello, ad esempio, di addossare alla Russia la responsabilità degli ultimi insuccessi militari e politici armeni: in un’intervista a La Repubblica, Pašinjan ha detto di ritenere un errore la dipendenza di Erevan da Mosca nelle sfere energetiche e della sicurezza e, per questo, sta cercando di diversificare la propria sicurezza, come a volerla affidare al “miglior offerente” che, puntualmente, si fa avanti nella persona, appunto, del signor Fehlinger.

Ora, nota il portale Anna-news: si esorta Erevan a entrare nella NATO, uno dei cui membri, la Turchia, da sempre stretto alleato dell’Azerbajdžan, persegue come proprio obiettivo lo smembramento dell’Armenia. In effetti, se il contingente di pace russo protegge la popolazione armena del Nagorno-Karabakh dagli attacchi azeri, la base operativa dello stesso contingente protegge gli armeni d’Armenia da qualsiasi piano aggressivo turco. E la NATO, quand’anche avvenisse l’adesione di Erevan, non si preoccuperà certo di difendere l’Armenia, dal momento che suo unico obiettivo nella regione è quello di eliminare dall’area Russia e Iran.

Inoltre, si fa notare che Erevan non si è fatta scrupolo di riconoscere le decisioni del cosiddetto Tribunale penale internazionale a carico di Vladimir Putin e le sue ultime azioni mostrano la volontà di rompere i rapporti con Mosca, volgersi a ovest, scegliendo Washington quale intermediario per l’accordo di pace con Baku, che non può non contemplare la cessione del territorio del Karabakh. La scelta riguardo alla regione contesa, potrebbe però costare politicamente cara a Pašinjan, così che egli non trova di meglio che incolpare il contingente di pace russo di non fare abbastanza per difendere la popolazione armena della regione.

Da tutto ciò, l’osservatore dell’agenzia REX, Stanislav Tarasov, deduce che, primo: Pašinjan si rende conto di non poter coinvolgere Mosca in una guerra con Baku; secondo: le dichiarazioni pro occidentali non significano una prospettiva di ulteriori “bonus” concessi all’Armenia, a parte forse qualche generica critica francese e del Dipartimento di stato rivolta a Baku. Così che  Pašinjan deve attendersi pochi cambiamenti, nonostante le sue assicurazioni secondo cui l’Armenia non è alleata della Russia nel conflitto in Ucraina e che, dice lui, Mosca e il suo contingente di pace non starebbero svolgendo le proprie funzioni di pacificazione e sicurezza e si starebbero «allontanando dalla regione»: affermazione subito smentita dal portavoce presidenziale russo Dmitrij Peskov. Intanto, l’Iran tace, mentre la Turchia guarda con sospetto alle manovre del premier armeno e alla sua “alleanza” con la Francia, considerato che Parigi verrebbe coinvolta in una contrapposizione con Ankara nel Mediterraneo.

In concreto, nei giorni scorsi si sono notati strani movimenti di mezzi militari azeri in prossimità delle frontiere armene, in particolare nelle regioni di Sjunik, Gegarkunik e Vajots Dzor, ed è ovviamente difficile non collegarli alle dichiarazioni americane di presentarsi quali intermediari nel conflitto per il Nagorno-Karabakh.

In realtà, osserva ancora Aleksej Martynov, solo una limitata parte dell’élite armena guarda da tempo a USA e UE, con l’intera vicenda del Nagorno-Karabakh messa in moto nel tentativo di sloggiare la Russia dal Caucaso; lo testimonierebbe anche il dettaglio curioso di come, dopo la nomina di Richard Moor a capo del Mi-6, nell’agosto 2020, già a settembre fossero ripresi gli scontri nella regione.

Riferendosi alle parole di Pašinjan a La Repubblica, l’osservatore Gevorg Mirzajan ricorda come l’intro percorso del premier (prima come giornalista, poi oppositore e dal 2018 primo ministro) indichi una propensione al deterioramento delle relazioni russo-armene e all’indebolimento dell’influenza russa nel Caucaso meridionale. E si può dire con relativa sicurezza che tale obiettivo fosse stato fissato dai suoi sponsor stranieri. Dunque, nota Mirzajan, l’assunto di Pašinjan di non affidare la propria sicurezza a una sola fonte, è giusto in teoria; in pratica, c’è un unico interrogativo: dispone l’Armenia di “fornitori” di elementi vitali, di sopravvivenza, alternativi, con capacità e disponibilità equivalenti a quelle russe?

L’élite pro-occidentale, con la sua diaspora attiva in USA, dichiara ovviamente che tale alternativa è costituita dagli Stati Uniti, cui, altrettanto ovviamente, non dispiacerebbe poter disporre di una base in Armenia, al centro del Caucaso meridionale, vicino ai confini di Russia, Turchia e Iran, vicino alle rotte di transito degli idrocarburi del Caspio diretti in Europa e in uno dei rami della “Via della seta”. Ma una tale base yankee trasformerebbe automaticamente Erevan in un nemico per tutti i paesi regionali, così che, perdendo gli amici, non troverebbe un difensore; soprattutto, l’affidabilità delle «garanzie americane di difesa» solleva forti dubbi; possono confermarlo curdi, georgiani e vari altri paesi, spinti dagli americani contro “giocatori” molto più forti di loro e poi lasciati a sbrigarsela da soli.

Ci sarebbe la variante francese: quantunque meno influente degli USA, Parigi non si è distinta per aver lasciato soli i propri alleati; in più, tutta una serie di politici francesi sono oggi tra i più seri difensori dei diritti degli armeni del Karabakh e chiedono a Macron di prendere il controllo del corridoio di Lacin (che collega Erevan a Stepanakert) fermando così il blocco azero della regione. Tuttavia la Francia non dispone di sufficienti forze e mezzi per intervenire in caso di conflitto a protezione dell’Armenia. In secondo luogo, Parigi non è in grado di entrare in conflitto con la Turchia, principale minaccia alla sicurezza dell’Armenia. In terzo luogo, la Francia farà tutto ciò che gli americani diranno: se Washington chiederà a Parigi di usare la presenza in Armenia per destabilizzare i vicini e l’intera regione, allora la risposta sarà un sì.

Terza opzione: Iran. Teheran avrebbe la possibilità e la forza militare di intervenire in caso di bisogno: un confine comune con l’Armenia e un esercito tra i più forti della regione. Avrebbe anche interesse a difendere un’Armenia amichevole e stabile, avendo già abbastanza nemici ai confini. Tuttavia l’Iran è anche meno adatto di altri per il ruolo di difensore dell’Armenia: non può permettersi conflitti con la Turchia, né tantomeno con l’Azerbajdžan, dal momento che in Iran vivono più azeri che nello stesso Azerbajdžan, e ogni tentativo di prendere le parti di Erevan provocherebbe sommosse nelle province settentrionali.

Dunque, nessuna delle varianti potrebbe assicurare all’Armenia una completa sicurezza, politica, militare, economica, quanto la Russia. La scelta pare quindi obbligata.

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Truppe Usa alle porte della Russia: cosa succede in Armenia (Il Giornale 06.09.23)

Ucraina: Peskov, ‘esercitazioni armeno-americane in Armenia sono preoccupanti’ (Gazzetta del Mezzogiorno 06.09.23)

L’Armenia si avvicina all’Occidente (Casa del sole)

Esercitazione militare congiunta tra USA e Armenia, invitata anche ad aderire alla NATO (Pressrusianews)

 

6 SETTEMBRE 1955: POGROM CONTRO I CRISTIANI DI ISTANBUL (Notiziegeopolitiche 06.09.23)

Il 6 settembre 1955, fomentati dal Partito Democratico del primo ministro Adnan Menderes e dagli imam delle moschee sunnite, decine di migliaia di musulmani turchi assaltano la minoranza cristiana greco-ortodossa di Istanbul, allora composta da oltre 200.000 persone, uccidendo una ventina dicristiani, ferendone decinedidonne, saccheggiandoeincendiandooltre 4000 abitazioni, 110 alberghi, 27 farmacie, 23 scuole, 21 farmacie e 73 chiese.
La violenza oltre che sulla minoranza romea (romani di lingua greca e religione ortodossa) si estese anche contro gli altri cristiani: armeni e assiri e contro la comunità ebraica.
Conseguenza del pogrom fu la diaspora cristiana da Istanbul, riducendo dal 55 ad oggi la presenza greco-ortodossa di quella che per per oltre 1600 anni si è chiamata Costantinopoli – Nuova Roma ad appena 2.500 persone. La decantata clemenza e misericordia, di quella che Papa Francesco ha definito “una religione di Pace” si era già palesata nel secolo scorso, quando dal 1915 al 1919, i musulmani turchi si erano resi responsabili del genocidio (Medz Yeghern) e della pulizia etnica degli armeni dell’Anatolia, che ebbero 1.500.000 (un milione e mezzo) di morti e centinaia di migliaia di sfollati, e del meno noto genocidio assiro (Seyfo) che riguardò 750.000 persone, due etnie massacrate unicamente perché di religione cristiana e, di conseguenza, “infedeli”.
Va ricordato che l’Islam ha un concetto di morale e bene diverso da quello cristiano e il Corano (2:191) espressamente ordina ai musulmani: “uccideteli ovunque li incontrate e scacciateli…”
Perché ricordiamo i fatti del ‘55? Non soltanto per non dimenticare il pericolo che rappresentato per le minoranze cristiane in terra islamica ma anche per quello potenziale rappresentato dall’invasione islamica in atto nei paesi a maggioranza cristiana ed anche perché, in questi giorni, si rischia un nuovo genocidio e pulizia etnica, ad opera degli azeri supportati da milizie jhaidiste turche, contro le popolazioni di etnia armene e fede cristiana ortodossa del Nagorno-Karabakh.
Sembra che della sorte degli armeni del Karabakh non interessi a nessuno, non interessa il Vaticano (il Papa si fa paladino soltanto dei musulmani
rohingya del Myanmar o uiguri della Cina, dimenticando che queste popolazioni quando hanno avuto governi islamici propri, la prima cosa che hanno fatto fu di sterminare missionari e convertiti locali al cristianesimo) e neppure i paesi europei che non riconoscono il governo armeno karabakho della Repubblica di Artsakh.
Purtroppo la NATO è interessata a mantenere i buoni rapporti con gli Stati e le teocrazie islamiche e degli armeni, senza petrolio ed invisi all’atlantica Turchia, non interessa nulla.
Inoltre la Russia, che fino a ieri si era posta a garante dell’incolumità fisica delle minoranze cristiane nel mondo islamico e della difesa degli armeni del Karabakh è impegnata in una guerra fratricida in Ucraina e non può più garantire quella difesa che fino a ieri ne aveva permesso la sopravvivenza. L’Italia, non soltanto si è dimenticata di essere l’erede spirituale di Roma, ma ha rinunciato, in nome della sudditanza atlantica, non soltanto ad avere una linea diplomatica di pacificatrice tra le parti ma anche a difendere le minoranze cristiane perseguitate e discriminate del mondo.

* Arcivescovo della Chiesa Ortodossa Italiana.

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Cari parlamentari, anche in Artsakh la fame uccide. Proprio come in Ucraina 90 anni fa (Tempi.it 06.09.23)

Camera e Senato hanno chiesto che sia riconosciuto il genocidio dei kulaki imposto da Stalin contro i kulaki, ma continua l’inerzia oscena sull’assedio degli armeni in Nagorno-Karabakh

Ho fatto un sogno tremendo. Mi sono ritrovato in un’isba ucraina in pieno Holodomor. Non fingete di non sapere che cosa sia. Nel biennio 1932-1933 tre quattro cinque milioni di famiglie contadine morirono per fame (questo etimologicamente significa la parola). Fu una carestia terroristica. Stalin impose la collettivizzazione, non fu una decisione economica: collettivizzò per volontà politica la fame e la morte dei kulaki. Prima la Camera e poi il Senato il 26 luglio hanno approvato la mozione “90 anni dopo l’Holodomor: riconoscere l’uccisione di massa per fame come genocidio”. Giustissimo. Ma come fanno i senatori italiani a non riconoscere invece il genocidio armeno ad opera dei giovani turchi nel 1915? Sarebbe drammaticamente essenziale per impedire che il genocidio si ripeta contro i miei fratelli armeni che in 120 mila sono stritolati dall’assedio nell’Artsakh (Nagorno-Karabakh), circondati da ogni parte da soldati e “attivisti” azerbaig…

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La scarpa più antica al mondo ha 5500 anni (Commentimemorabili 06.09.23)

Trovata in una grotta armena, la calzatura è costituita da un pezzo di pelle bovina legata con un filo di cuoio e imbottita di erba

  • La scarpa di pelle più antica al mondo ha 5500 anni
  • È stata trovata nel 2010 durante uno scavo archeologico in una grotta armena ed era eccezionalmente ben conservata
  • La calzatura risale al 3500 a.C. durante l’Età del Rame in Armenia
  • Il manufatto preistorico è compresso nella zona del tallone e della punta, probabilmente a causa dei molti chilometri di cammino
  • Le scarpe di questa età sono incredibilmente rare, perché la pelle e i materiali vegetali normalmente si degradano molto rapidamente

La scarpa di pelle più antica al mondo ha 5500 anni ed è fatta in pelle bovina imbottita di erba. La calzatura preistorica è stata trovata nel 2010 durante uno scavo archeologico in una grotta armena ed era eccezionalmente ben conservata.

Una scarpa usurata dai tanti chilometri di cammino

Le dimensioni corrispondono ad un 38 europeo e ha la forma di un piede sinistro, non si sa se di uomo o di donna. Realizzata con un unico pezzo di pelle bovina, è allacciata lungo le cuciture sul davanti e sul retro con un cordoncino di cuoio. Internamente è imbottita di erba come isolante e per attutire il contatto del piede con il terreno.

Secondo gli studiosi, la pelle era stata tagliata in due strati e conciata, seguendo una tecnologia abbastanza nuova per l’epoca. È probabile che la pelle fosse stata prima bagnata, poi tagliata, adattata e cucita attorno al piede per realizzare una calzatura su misura.

Datata al radiocarbonio intorno al 3500 a.C., durante l’Età del Rame in Armenia, la scarpa preistorica è compressa nella zona del tallone e della punta, probabilmente a causa di chilometri e chilometri di cammino. Le calzature di questa età sono incredibilmente rare, perché la pelle e i materiali vegetali normalmente si degradano molto rapidamente. In questo caso il manufatto si è ben conservato poiché rimasto in una fossa sigillata con diversi strati di sterco di pecora, accumulato nella grotta dopo che gli abitanti se ne erano andati.

La protezione del piede è stata probabilmente una delle ragioni principali per cui le persone hanno iniziato a indossare le scarpe e, certamente, questo sembra essere il caso della calzatura in cuoio più antica del mondo. Oltre ad evitare di rimanere feriti camminando su terreni con pietre taglienti, avere il piede coperto aiutava anche ad affrontare meglio le temperature estreme della regione (fino a 45 °C d’estate e sotto lo zero d’inverno) e a viaggiare più lontano.

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Nagorno-Karabakh, Azerbaigian pronto a una nuova guerra: la risposta dell’Armenia (Tuttonotizie 06.09.23)

In Nagorno-Karabakh, l’Azerbaigian si sta preparando a un nuovo conflitto con l’Armenia. Dei video testimoniano un’insolita attività dell’esercito azero. L’Armenia ha risposto in modo inaspettato. 

La situazione in Nagorno-Karabakh continua a essere sempre più tesa. La regione in cui abitano per la maggioranza armeni etnici non riesce a trovare pace. Dopo la guerra del settembre-novembre 2020, grazie alla quale l’Azerbaigian ha riconquistato parte dei territori autoproclamatisi indipendenti dopo la caduta dell’Unione Sovietica, ora si teme per un ulteriore escalation militare.

Nagorno-Karabakh, Azerbaigian pronto a una nuova guerra: la risposta dell'Armenia
Il Nagorno-Karabakh è una regione montuosa ufficialmente parte dell’Azerbaigian in cui vivono circa 120 armeni etnici

I colloqui di pace tra il primo ministro armeno Nikol Pashinyan e il presidente azero Ilham Aliyev non hanno finora portato a concreti passi in avanti. Al contrario, come abbiamo raccontato in questo articolo, il blocco azero del corridoio di Lachin, l’unica via che collega il Nagorno-Karabakh con l’Armenia, ha dato vita a una crisi umanitaria senza precedenti. Dopo 8 mesi, in cui camion con i carichi umanitari e il cibo non possono più entrare in Nagorno-Karabakh, è arrivata anche la prima vittima. Una signora di 40 anni, come riporta Open Caucasus Media, sarebbe morta di malnutrizione a metà agosto. Per ovviare al problema della mancanza dei beni alimentari di prima necessità, farina in primis, nella regione è stato istituito un sistema di razionamento del cibo tramite tagliandi.

Sul Nagorno-Karabakh spirano venti di guerra

A peggiorare ulteriormente una situazione già di per sé al limite, si aggiunge la possibilità di un nuovo conflitto armato tra Armenia e Azerbaigian. Questi timori sono supportati da filmati che riprendono un insolito movimento delle truppe azere. In un video pubblicato da Nagorno Karabakh Observer si vedono chiaramente carri armati e veicoli corazzati azeri in movimento lungo le strade montuose della regione. Tra i mezzi individuati ci sarebbe anche l’artiglieria pesante.

 

Il Nagorno Karabakh Observer, inoltre, ha denunciato il volo di aerei cargo dall’aeroporto di Ovda, in Israele, in Azerbaigian. Gli aerei, probabilmente, hanno trasportato munizioni per le forze armate dell’Azerbaigian. Tutti questi elementi non fanno presagire nulla di buono per la popolazione del Nagorno-Karabakh. 
Il ministero della difesa armena, però, non ha intenzione di restare a guardare e questa mattina ha annunciato delle esercitazioni militari congiunte con gli Stati Uniti d’America. Le manovra militari avranno luogo dall’11 al 20 settembre in territorio armeno. Il Ministero della difesa armeno ha comunicato ufficialmente che l’obiettivo delle esercitazioni congiunte è “aumentare il livello di interoperabilità delle unità che partecipano a missioni di peacekeeping“. Tuttavia, è chiaro che gli Stati Uniti d’America, visto che la mediazione della Russia non è riuscita, al momento, a portare a una pace giusta e duratura, abbiano ora l’intenzione di far sentire la propria presenza in Nagorno-Karabakh.

SET 2023 intervista La guerra tra Armenia ed Azerbaigian: intervista a Richard Giragosian, direttore del Centro Studi Regionali (RSC) (RadioRadicale 05.09.23)

L’intervista è incentrata sull’annoso conflitto tra Armenia e Azerbaigian per il controllo del Nagorno-Karabakh, una regione a maggioranza armena situata in territorio azero.

Sul blocco del corridoio di Lachin, la strada strategica che collega il Nagorno-Karabakh all’Armenia, chiusa dal dicembre 2022, blocco che sta causando alla comunità armena che vive nell’enclave contesa una emergenza umanitaria.

Centoventimila armeni della regione del Karabakh stanno vivendo l’inferno.

“La guerra tra Armenia ed Azerbaigian: intervista a Richard Giragosian, direttore del Centro Studi Regionali (RSC)” realizzata da Mariano Giustino con Richard Giragosian (direttore del Regional Studies Center RSC).

L’intervista è stata registrata martedì 5 settembre 2023 alle 16:47.

Nel corso dell’intervista sono stati discussi i seguenti temi: Accordi Internazionali, Alimentazione, Alimenti, Anziani, Armenia, Asia, Auto, Azerbaigian, Benzina, Commercio, Crisi, Decessi, Democrazia, Diritti Umani, Economia, Elettricita’, Energia, Esteri, Europa, Genocidio, Geopolitica, Guerra, Istituzioni, Malattia, Medio Oriente, Minoranze, Nagorno Karabak, Nato, Ovest, Pace, Politica, Rifiuti, Russia, Salute, Sanita’, Societa’, Storia, Territorio, Totalitarismo, Turchia, Unione Europea, Violenza.

La registrazione audio ha una durata di 15 minuti.

 

Ascolta l’intervista dal sito di Radio Radicale

268° giorno del #ArtsakhBlockade. Cronaca dal campo di concentramento della soluzione finale di Aliyev in Artsakh. «Non sono nato in Armenia, ma l’Armenia è nata in me» (Korazym 06.09.23)

[Korazym.org/Blog dell’Editore, 05.09.2023 – Vik van Brantegem] – «Hanno provato a seppellirci… Non sapevano che eravamo semi… Ci hanno dato un destino…» (Nanou Likjan).

++++ L’Armenia richiama il suo rappresentante nell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva
Viktor Biyagov è stato richiamato dalla carica di Rappresentante permanente e plenipotenziario dell’Armenia presso la Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva. Il Presidente armeno Vahagn Khachaturyan ha firmato il decreto per richiamare Victor Biyagov. Il decreto afferma che Biyagov è stato richiamato “sulla base della raccomandazione del Primo Ministro, in conformità con l’articolo 132, parte 1, comma 2 della Costituzione e l’articolo 14 della legge sul servizio diplomatico”.
Con altri due decreti, il Presidente ha nominato Biyagov Ambasciatore straordinario e plenipotenziario della Repubblica di Armenia nel Regno dei Paesi Bassi e Rappresentante permanente della Repubblica di Armenia presso l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche. ++++

++++ L’Armenia invia aiuti umanitari all’Ucraina per la prima volta dall’inizio della guerra russo-ucraina
L’entità e il tipo degli aiuti, così come l’organizzazione che li ha inviati in Ucraina, non sono stati ancora annunciati ufficialmente. Domani a Kiev inizierà il “Terzo Summit delle First Ladies and Gentlemen”, al quale parteciperà anche la moglie del Primo Ministro armeno, che consegnerà personalmente gli aiuti. I nomi di alcune first lady e signori partecipanti sono già stati pubblicati sulle pagine social ufficiali del vertice, ma il nome della moglie del Primo Ministro armeno non è ancora nell’elenco. Il Ministero degli Affari Esteri e il Governo dell’Armenia non si sono ancora espressi ufficialmente su queste informazioni. ++++

«La gente dell’Artsakh può servire da esempio con la loro umanità e i loro valori eccezionali al mondo “civilizzato”. Qualcuno ha perso il tagliando del pane a Stepanakert. Una donna che l’ha trovato, ha scritto un post sui social cercando di rintracciare il proprietario. Tagliando pane, 0,5 pagnotta di pane… #ArtsakhBlockade» (Irina Safaryan).

«Anno 1941: la norma del consumo quotidiano di pane nei campi di concentramento era di 300 g a persona. Anno 2023: la vendita del pane in Artsakh da oggi avviene tramite tagliandi per 200 g di pane al giorno per persona» (Yeraz Yera).

«Ho visto una donna in lacrime oggi. Quando le ho chiesto cosa c’era che non andava, lei ha risposto: “Ho aspettato in fila per un pezzo di pane per 4 ore. Quando è arrivato il mio turno, era finito”. Questa è la vita sotto il blocco per 120.000 persone nell’Artsakh» (Gev Iskajyan).

Nessuno dovrebbe essere costretto a stare in fila 4 ore per un tozzo di pane solo per tornare a casa a mani vuote. Due volte: una volta per il tagliando, un’altra volta per il pane, se c’è…

«Poiché è difficile trovare del pane in Artsakh, tutti i nostri vicini hanno raccolto tutto ciò che avevano in casa (un po’ di farina, un po’ di sale, un po’ di lievito) e hanno cotto dei pezzi di pane. Ognuno di loro ha ricevuto 1 e un quarto pagnotta di pane. Questo mia madre l’ha portato a casa per la nostra famiglia» (Lika Zakaryan, giornalista freelance di Artsakh, autore del libro 44 giorni: diario di una guerra invisibile, co-autore del documentario sulla guerra dell’Artsakh Repubblica invisibile).

Il pattugliamento sulla strada Akna (Aghdam)-Askeran prosegue con un programma che coinvolge i residenti di Askeran, Stepanakert e altri distretti dell’Artsakh.

Per l’Artsakh è accettabile sola la comunicazione senza ostacoli attraverso il Corridoio di Berdzor (Lachin), che è stato concordato con la Dichiarazione trilaterale del 9 novembre 2020 come unico collegamento tra Armenia e Artsakh e non ha alternative, ha affermato il Ministero degli Esteri dell’Artsakh.

Gli sedicenti “eco-attivisti”, che 9 mesi fa hanno bloccato la strada della vita dell’Artsakh – il Corridoio di Berdzor (Lachin) – si sono riciclato come sedicenti “volontari umanitari” della Mezzaluna Rossa azera e ora stanno partecipando ad uno spettacolo con i cosiddetti “camion con farina umanitaria” sulla linea di contatto ad Askeran.

La realtà è, che il #ArtsakhBlockade con la chiusura del Corridoi di Berdzor (Lachin) fa parte della continuazione da parte dell’Azerbajgian del genocidio armeno. I Turchi fanno quello che hanno fatto per millenni: guerra, omicidio e genocidio. Il modo in cui reagiamo, sapendolo, è ciò che farà la differenza.

Renata Alt, Presidente della Commissione per i diritti umani e l’aiuto umanitario del Bundestag tedesco, ha dichiarato: «La situazione nel Nagorno-Karabakh è motivo di grande preoccupazione e sto monitorando da vicino gli sviluppi nella regione», ha dichiarato Alt in risposta ad una domanda dell’agenzia Haypress. Ha affermato che è impegnata in discussioni con i decisori politici e le organizzazioni non governative per affrontare e migliorare la situazione. Assicura che continuerà a impegnarsi per salvaguardare i diritti umani della popolazione del Nagorno-Karabakh. Ha aggiunto che l’Unione Europea può esercitare una pressione efficace sull’Azerbajgian solo attraverso sforzi uniti e concentrati.
Alt ritiene necessario che il Consiglio Europeo e la Commissione Europea prendono l’iniziativa per imporre sanzioni personali contro i responsabili del blocco azero dell’Artsakh.

Mentre aumentano sempre di più gli appelli al regime “umanitario-filantropico con la farina da Aghdam” azero di porre fine al blocco genocida dell’Artsakh, il glorioso comandante in capo delle forze armate azere e autocrate di Baku sta intensificando i crimini di guerra e le minacce di aggressione dell’Azerbajgian, non solo contro l’Artsakh ma anche contro l’Armenia. Inoltre, le sue ambizioni pan-turche ampliano costantemente l’elenco delle aree che presumibilmente stanno diventando spontaneamente e intrinsecamente “azerbajgiane”.

Mentre la notizia del #ArtsakhBlockade si è diffusa a macchia d’olio, soprattutto grazie ai social network, e ha ottenuto il riconoscimento internazionale, l’Azerbajgian non solo ha tenuto gli Armeni dell’Artaakh sotto un blocco genocida, ma ha intensificato le sue minacce di attacco, con rivendicazioni ingiuste di invasione contro l’Armenia, mentre concentra truppe e armi sulla linea di contatto, come riferiscono le fonti giornalistiche che si moltiplicano, secondo le quali l’Azerbajgian sta concentrando su larga scala truppe, munizioni e attrezzi militari sulla linea di contatto con l’Armenia e con l’Artsakh.

++++ L’Esercito di Difesa della Repubblica di Artsakh ha diffuso filmati che documentano il movimento e la concentrazione dell’equipaggiamento militare delle forze armate dell’Azerbajgian lungo l’intera linea di contatto tra l’Artsakh e l’Azerbajgian. L’Esercito di Difesa dell’Artsakh riferisce che l’ondata di disinformazione diffusa dall’Azerbajgian negli ultimi giorni sta preparando il terreno per un’altra provocazione. Nelle ultime 24 ore, sono stati rilasciati filmati dei movimento delle forze armate dell’Azerbajgian che spostavano attrezzature militari chiave con il pretesto di addestramenti ed esercitazioni militari.
Le riprese video mostrano chiaramente il SandCat, un veicolo corazzato composito, l’obice da 122 mm 2A18 (D-30) e il lanciarazzi multiplo TOS-1A Solntsepyok, in grado di utilizzare testate termobariche.
[QUI] ++++

Sono stati avvistati in Azerbajgian convogli militari azeri con nuovi segni di identificazione (una ∀) sulle strade verso le regioni di confine con l’Armenia, trasportando anche radar e sistemi di guerra elettronica.

Sono sempre più numerosi i video e le foto amatoriali sui social azeri, che mostrano colonne di attrezzature militari e truppe trasportate. Potrebbe essere un’altra minaccia provocatoria da parte di Baku per ottenere ulteriori concessioni dall’Armenia.

Però, le notizie del rafforzamento militare dell’Azerbajgian in questi giorni, non fanno altro che aumentare il timore di una nuova escalation e di essere sull’orlo di un pericolo imminente.

Anche se non abbiamo trovato una spiegazione da parte azera del motivo per l’uso di questo simbolo ∀, teniamo presente che in matematica ∀ significa “per ogni”, “ogni”, “per tutti”. Infatti, il simbolo è una A rovesciata, che deriva dall’inglese “all” (tutto). Poi, che anche Armenia, Artsakh e Azerbajgian iniziano con una A, non potrà essere una coincidenza.

Possiamo pensare ad una analogia con le lettere Z, V e O sui veicoli militari delle forze armate russe coinvolte nell’invasione russa dell’Ucraina del 2022. Tali simboli sarebbero stati ideati con l’intento di distinguere i mezzi della Federazione Russa da quelli dell’Ucraina, dato che entrambe le nazioni utilizzano numerosi veicoli e armamenti simili, molto spesso nati da progetti risalenti al periodo dell’Unione Sovietica, o direttamente dell’epoca. La stessa cosa vale per le forze armate azere e armene.

Durante l’invasione russa dell’Ucraina del 2022 le lettere V e O sono stati utilizzati dalle forze armate russe sui mezzi impiegati nel fronte settentrionale e nelle aree prossime alla capitale ucraina, mentre le forze dispiegate nel Donbass e dalla Crimea presentano principalmente la lettera Z. Quindi, i simboli sembrano corrispondere all’area in cui operavano i veicoli.

Le lettere sono stati poi rilanciati dalla propaganda come simboli militaristi del supporto alle forze russe. Il 3 marzo 2022 il Ministero della Difesa russo ha dichiarato che Z è un’abbreviazione della frase “per la vittoria” (in russo “za pobedu”), mentre V sta per “la nostra forza è nella verità” (in russo “sila v pravde”) e “il compito sarà completato” (in russo “zadača budet vypolnena”). Il Ministero della Difesa in seguito suggerì significati alternativi per Z, incluso “per la pace” (in russo “za mir”), “per la verità” (in russo “za pravdu”) e la lettera Z all’interno delle parole inglesi demilitarizzazione e denazificazione, che il presidente russo Vladimir Putin ha affermato essere lo scopo dell’invasione. Un’altra interpretazione di Z è la parola russa per occidente (in russo “zapad”), per designare il distretto militare occidentale o la fanteria diretta a ovest, e di V che sta allo stesso modo per la parola “est (in russo “vostok”).

Gli aerei cargo azeri continuano a volare da e verso la base aerea di Ovda in Israele. Un altro aereo da trasporto militare, un Il-76 della Silk Way Airlines, è decollato da Baku verso la base aerea di Ovda. Nelle ultime settimane sono stati osservati quattro voli che trasportavano armi israeliane all’Azerbajgian.

Ricordiamo come Hikmet Hajiyev, il capo bugiardo della macchina di propaganda di Ilham Aliyev, disse durante la guerra dei 44 giorni del 2020 che quegli aerei allora trasportavano “frutta e verdura”.

Considerati i recenti sviluppi con l’Armenia e l’Artsakh, la guerra non può essere esclusa, tenendo presente anche gli aerei cargo della NATO proveniente dalla Turchia e gli aeri con le armi israeliane dirette a Baku, nel mezzo della mobilitazione dell’Azerbajgian in corso.

Va tenuto conto anche della realtà, che tre giorni fa gli Stati Uniti/NATO hanno concluso la loro esercitazione di addestramento con l’Azerbajgian. Anche la Turchia/NATO sta addestrando le forze armate azere. Ora le truppe azere si stanno schierando lungo la linea di contatto con l’Armenia e l’Artsakh, rafforzando le opere militari nelle porzioni dell’Armenia occupate, principalmente vicine al collegamento più breve tra Nakhichevan e i territori occupati dell’Artsakh.

Inoltre, va tenuto presente che il governo armeno ha consentito all’Azerbajgian di utilizzare lo spazio aereo dell’Armenia per la consegna quotidiana di armi, che verranno usati contro gli Armeni dell’Artsakh e dell’Armenia.

L’Azerbajgian sta concentrando le sue forze armate vicino alla regione di Syunik dell’Armenia. L’Azerbajgian non è un membro della NATO, ma ha appena finito di prepararsi, con l’aiuto degli Stati Uniti/NATO e la Turchia/NATO per invadere l’Armenia e pulire etnicamente l’Artsakh. Gli USA e l’Unione Europea hanno reso incredibilmente chiaro che i loro interessi sono esplicitamente allineati con l’Azerbajgian e la Turchia. Idem la Federazione Russa. Persino l’Iran non è più così esplicito nel difendere i confini dell’Armenia.

L’attività aggressiva dell’Azerbajgian è evidente in più direzioni contemporaneamente, ha affermato il deputato armeno Tigran Abrahamyan sulle sue piattaforme di social media. In concreto ha sottolineato che, nonostante la principale aggressione azera si sia concentrata nella direzione di Sotk all’inizio di settembre, l’Azerbajgian continua a mostrare contemporaneamente attività anche dal Nakhchevan. Il comportamento aggressivo dell’Azerbajgian può essere attribuito a diversi fattori, che vanno dalle provocazioni della Turchia alle dinamiche interne al processo negoziale. Ciò suggerisce che i cambiamenti nella situazione potrebbero portare a conseguenze imprevedibili nella regione, ha concluso Tigran Abrahamyan.

«Appello al personale militare! Fratelli, noi crediamo in voi e siamo sempre con voi. Abbiamo una richiesta per voi: non scattare video o foto nei luoghi in cui vi trovate dislocato. Anche se avete scattato le foto, non condividerle sui social network. Prima di tutto, mettete in pericolo la vita vostra e dei vostri compagni. Può interrompere i piani di battaglia generali e causare pesanti perdite. La parte nemica monitora attivamente i profili dei social network appartenenti ai soldati azeri, analizza i video che condividono e scopre le loro posizioni».

Questo post sui social azeri dimostra la preparazione dell’Azerbajgian all’aggressione militare contro l’Artsakh e l’Armenia. L’Azerbajgian vuole attaccare e rivendicare l’Armenia. Il regime genocida azero ha tenuto gli Armeni dell’Artsakh sotto blocco da quasi 9 mesi, usando la fame come strumento per pulire etnicamente la regione e prenderne il controllo. Mentre gli Armeni e quasi tutti gli Stati del mondo chiedono l’apertura del Corridoio di Lachin e attirano l’attenzione sul #ArtsakhBlockade, l’Azerbajgian sta radunando truppe, armi e attrezzature militari per attaccare l’Armenia e l’Artsakh. Ad Aliyev e Erdoğan non piace l’attenzione negativa che la militarizzazione dalla la fame e il genocidio in Artsakh sta guadagnando sulle piattaforme internazionali. Vogliono controllare la narrazione.

«La dittatura dell’Azerbajgian pretende da BBC World di scusarsi per aver (finalmente) denunciato il loro genocida #ArtsakhBlockade. L’Azerbajgian è arrabbiato perché tutto il denaro investito nella pubblicità non è riuscito a comprare il silenzio. Ma “funziona” bene nel caso della CNN: 0 reportage televisivi in 9 mesi» (Nara Matinian).

Contrariamente a quanto circolava nei giorni scorsi, non è stata ancora fissata la data per la sessione dell’Assemblea Nazionale della Repubblica di Artsakh riguardante le elezioni presidenziali, ha riferito il servizio stampa dell’Assemblea Nazionale. Secondo la Costituzione della Repubblica di Artsakh, in caso la carica di Presidente diventa vacante durante uno stato di guerra, l’Assemblea Nazionale deve eleggere un nuovo Presidente non prima di 7 giorni e non oltre 10 giorni dopo la vacanza si verifica.

Il Comando del Contingente di mantenimento della pace russo nel Nagorno-Karabakh ha annunciato ufficialmente che il nuovo Comandante del Contingente, il Maggiore Generale Kirill Denisovich Kulalov, è entrato in carica dal 3 settembre 2023.

Dmitry Peskov, il Portavoce del Presidente russo, Vladimir Putin, ha dichiarato che la Russia apprezza il suo rapporto costruttivo con l’Armenia. Tuttavia, ha espresso disaccordo con le affermazioni del Primo Ministro armeno, Nikol Pashinyan, riguardo all’efficacia della missione di mantenimento della pace russa in Nagorno-Karabakh, durante l’intervista con la Repubblica, di cui abbiamo riferito ieri [QUI]. «Noi teniamo in grande considerazione il Primo Ministro Pashinyan e apprezziamo il rapporto positivo tra lui e il Presidente Putin. Tuttavia, ci troviamo in disaccordo con il punto di vista del Primo Ministro Pashinyan su questo argomento. La Russia è parte integrante e inseparabile di questa regione, il che rende impossibile per noi di disimpegnarci dall’Armenia», ha dichiarato Peskov ai media. Peskov ha inoltre esortato a «non dimenticare che ci sono più Armeni che vivono in Russia che in Armenia», sottolineando che molti di queste persone sono devoti cittadini della Federazione Russa.

Intanto, mentre Pashinyan mette in guardia contro la Russia, l’Azerbajgian sta gettando le basi per un attacco su larga scala contro l’Artsakh e l’Armenia, dove sono presenti le forze armate russe.

«Il Cremlino prosegue con la sua falsificazione e distorsione dei fatti rispondendo alle ultime accuse del Primo Ministro armeno. L’agenzia TASS ha parlato con una presunta fonte diplomatica (probabilmente Putin, Lavrov o Zakharova), che ha detto che il modo in cui Nikol Pashinyan ha parlato di Mosca nell’intervista a la Repubblica non era accettabile e che Mosca era estremamente infelice. Ecco, come Mosca ha risposto al Primo ministro Pashinyan: “In effetti, stanno cercando di spingere artificialmente la Russia fuori dal Caucaso meridionale, usando Yerevan come mezzo per raggiungere questo obiettivo. La Russia, in quanto vicino e amico più prossimo dell’Armenia, non ha intenzione di farlo. abbandonare la regione. Tuttavia, dovrebbe essere come una strada a doppio senso. Inoltre, l’Armenia non dovrebbe diventare uno strumento dell’Occidente per rimuovere la Russia dalla regione”, ha affermato la fonte diplomatica della TASS.
La dichiarazione della Russia secondo cui non intende lasciare il Caucaso meridionale suona come una minaccia. L’ufficio di Lavrov ha dichiarato che la Russia considera le relazioni con l’Armenia nei settori della sicurezza e dell’economia non come dipendenza di un Paese da un altro, ma come una partnership comprovata, paritaria e reciprocamente vantaggiosa.
Nikol Pashinyan ha affermato che l’architettura di sicurezza dell’Armenia è collegata al 99,999% alla Russia, anche nella logica dell’acquisizione di armi e munizioni. Ma oggi, ha osservato Pashinyan, quando la Russia ha bisogno di armi e munizioni, anche se lo volesse, non potrebbe provvedere alle esigenze di sicurezza dell’Armenia. Questo esempio dovrebbe mostrarci che è un errore strategico dipendere da una sola fonte nel settore della sicurezza. E a posteriori, dopo aver assaporato i frutti amari di quell’errore, stiamo cercando di diversificare la nostra politica di sicurezza. Quando arriva il momento in cui qualcuno deve effettivamente garantire la nostra sicurezza, si scopre che non vuole o non è in grado di garantire la nostra sicurezza, ha affermato Pashinyan.
La Russia ha criticato l’Armenia per aver riconosciuto l’integrità territoriale dell’Azerbajgian, sostenendo che dopo aver riconosciuto il Nagorno-Karabakh come parte dell’Azerbajgian, il lavoro del Contingente russo di mantenimento della pace nel Nagorno-Karabakh è diventato difficile.
I prossimi eventi diranno se la Russia lascerà o meno il Caucaso meridionale. Per me è ovvio che la Russia ha abbandonato i suoi obblighi di sicurezza nei confronti dell’Armenia e del Nagorno-Karabakh e sta cercando di attribuire all’Armenia la responsabilità delle pesanti conseguenze causate dalla sua inazione.
È ovvio che la Russia ha stretto ancora una volta un accordo con l’Azerbajgian e intende sostenere Aliyev nello spopolamento del Nagorno-Karabakh e nella sua integrazione nell’Azerbajgian. E da oggi critica l’Armenia per aver riconosciuto l’integrità territoriale dell’Azerbajgian, per incolpare la Yerevan l’integrazione del Nagorn- Karabakh e dello spopolamento.
Parliamo dei fatti. Dopo il 9 novembre 2020, l’Azerbajgian ha effettuato dozzine di attacchi militari sui territori sovrani dell’Armenia, ma la Russia non ha adempiuto ai suoi obblighi di sicurezza nei confronti dell’Armenia, non ha protetto il confine dell’Armenia.
Dopo l’attacco su larga scala dell’Azerbajgian il 13 settembre 2022, durante la sessione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, la Russia ha indirettamente giustificato l’attacco dell’Azerbajgian all’Armenia dichiarando che il confine armeno-azerbajgiano non è delimitato e che il confine viene delimitato con il movimento delle forze armate azere.
Persino gli Azeri non avevano pensato a una narrazione anti-armena così terribile. Ricordo che dopo qualche tempo Lavrov accusò l’Armenia di occupare i territori dell’Azerbajgian. Non esiste alcun documento di alcuna organizzazione internazionale che riconosca l’Armenia come occupante.
Questa tesi è una menzogna e una frode russa, perché esiste un confine tra Armenia e Azerbajgian, stabilito dalla Dichiarazione di Alma Ata del 1991 come risultato del riconoscimento della reciproca integrità territoriale.
Nel 1991, l’Armenia e l’Azerbajgian da poco indipendenti firmarono la Dichiarazione di Alma Ata sulla creazione della Comunità degli Stati Indipendenti e accettarono di riconoscere gli ex confini amministrativi dell’URSS come confini statali. In altre parole, la dichiarazione della Russia con la quale giustificava la guerra dell’Azerbajgian contro l’Armenia all’ONU, era una bugia.
La menzogna successiva è l’affermazione della Russia secondo cui l’Armenia non era sola durante gli attacchi dell’Azerbajgian ai suoi territori sovrani. La Russia ha definito infondate le affermazioni secondo cui la Russia sarebbe completamente indifferente all’aggressione dell’Azerbajgian contro il territorio sovrano dell’Armenia. Mosca ha affermato che si sono svolte consultazioni tra i Ministri degli Esteri e della Difesa di Armenia e Russia e che i rappresentanti dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO) hanno visitato la regione. “Erevan non sfrutta appieno il potenziale della CSTO e non ha accettato il dispiegamento della missione CSTO e ha fatto una scelta a favore di una missione dell’Unione Europea inefficace”.
Potete dirmi qual è stato il risultato delle consultazioni dei ministri durante gli attacchi all’Azerbajgian? L’Azerbajgian ha lasciato i territori occupati dell’Armenia? La Russia non ha nemmeno lanciato un appello politico all’Azerbajgian affinché si ritiri dal territorio dell’Armenia, come hanno fatto invece gli USA, la Francia e l’Unione Europea.
L’aggressione dell’Azerbajgian è stata fermata il 13 settembre 2022 dall’esercito armeno e dagli Stati Uniti. Il Segretario di Stato Blinken ha chiamato Aliyev, dopodiché Baku ha fermato l’aggressione. Dov’era la Russia in tutto questo?
Inoltre, le guardie di frontiera russe durante l’aggressione dell’Azerbajgian hanno lasciato le loro basi militari nella parte armena, consegnandole all’Azerbajgian. In altre parole, la Russia ha ceduto i territori dell’Armenia all’Azerbajgian. Nel frattempo, secondo l’accordo di “amicizia” firmato tra Armenia e Russia nel 1997, Mosca ha assunto compiti di sicurezza nei confronti dell’Armenia.
In Armenia si trova la 102ª base militare russa, qui si trovano anche il gruppo militare armeno-russo e il sistema di difesa aerea armeno-russo, che si sono mostrati inattivi durante l’attacco dell’Azebajgian e non hanno protetto l’Armenia. In questo momento la Russia è obbligata a liberare i 150 chilometri quadrati occupati dall’Azerbajgian in Armenia. Naturalmente ciò non accadrà.
Inoltre, prima del 13 settembre 2022, durante gli attacchi su larga scala dell’Azerbajgian del 12 maggio 2021, l’Armenia ha fatto appello alla CSTO chiedendo di fornire sostegno militare. Tuttavia, al vertice della CSTO tenutosi a Yerevan il 23 novembre 2022, hanno respinto la richiesta dell’Armenia di valutare l’aggressione militare dell’Azerbajgian e di fornire sostegno militare.
Il Cremlino rileva che l’Armenia non ha sfruttato il potenziale della CSTO non accettando il dispiegamento della missione di osservazione della CSTO, accettando invece la “missione inefficace” dell’Unione Europea. Forse Lavrov ha dimenticato che la CSTO è un’organizzazione che presuppone l’assistenza militare reciproca, non una missione di osservazione.
In altre parole, la CSTO è obbligata a inviare truppe in Armenia su richiesta di Yerevan e, insieme all’esercito armeno, a cacciare gli invasori Azeri dai territori armeni occupati.
Al contrario, sono convinto che la missione di osservazione della CSTO avrebbe comportato ulteriori pericoli per l’Armenia. Il dispiegamento di osservatori della CSTO in Armenia sarebbe diventato un nuovo motivo per l’Azerbajgian per attaccare l’Armenia impunemente. Non ho dubbi che gli osservatori della CSTO non avrebbero registrato nuovamente che l’Azerbajgian è la parte attaccante o avrebbero incolpato l’Armenia. Ciò avrebbe dato all’Azerbajgian motivi per un comportamento sconsiderato.
La CSTO non ha valutato gli attacchi militari effettuati dall’Azerbajgian il 12 maggio 2021 e il 13 settembre 2022, non ha criticato Baku, quindi come avrebbe dovuto la missione di osservazione della CSTO registrare la parte azera come occupante? Naturalmente la CSTO non l’avrebbe fatto.
E dopo lo spiegamento della missione di osservatori dell’Unione Europea, il confine armeno-azerbajgiano si è un po’ stabilizzato, e non ci sono guerre con centinaia di vittime, gli scontri sono su piccola scala.
Inoltre, la missione dell’Unione Europea ha recentemente impedito un attacco su larga scala da parte dell’Azerbajgian all’Armenia. L’Azerbajgian ha diffuso false informazioni secondo cui l’Armenia sta accumulando truppe al confine armeno-azerbjigiano. Tuttavia, gli osservatori dell’Unione Europea hanno smentito le false informazioni fornite dall’Azerbajgian, privando Baku della falsa giustificazione per l’attacco militare.
A proposito, l’Azerbajgian e la Russia stanno cercando di screditare la missione dell’Unione Europea attraverso le loro forze per procura in Armenia, ma la società armena ha fiducia negli Europei. Nel frattempo, gli abitanti dei villaggi di confine di Tavush, Syunik e Gegharkunik hanno visto con i propri occhi come la Russia ha ceduto i territori armeni all’Azerbajgian durante gli attacchi azeri.
Critico le autorità armene per aver acconsentito allo schieramento di guardie di frontiera russe lungo il confine armeno-azerbajgiano dopo il 2020 e alla creazione di basi russe a Syunik. È l’errore del governo di Nikol Pashinyan, che dovrebbe essere corretto, cioè i Russi dovrebbero essere allontanati da Syunik, Tavush e Gegharkunik, e la base militare di Syunik dovrebbe essere spostata nella base militare di Gyumri.
Se davvero la Russia non avesse voluto che l’Armenia riconoscesse l’integrità territoriale dell’Azerbaijan, non lo avrebbe fatto» (Robert Ananyan – Nostra traduzione italiana dall’inglese).

Nella Galleria Khanjyan a Yerevan si trova il monumentale murale eseguito dal noto pittore armeno Grigor Khanjyan (1926–2000). Fu commissionato per il monumento sovietico originale, ma lasciato incompiuto al momento della morte di Khanjyan, le tre scene principali del murale illustrano eventi importanti nella storia dell’Armenia: la creazione dell’alfabeto armeno (1992-1994), la battaglia di Avarayr nel 451 d.C. (1995-1998) e la rinascita dell’Armenia (1998-2000).

La battaglia di Avarayr fu combattuta tra l’esercito persiano sassanide e l’esercito armeno cristiano. La guerra ha avuto luogo nella pianura di Avarayr nella regione di Vaspurakan nella Grande Armenia, che attualmente si trova nel nord dell’Iran. Sebbene gli Armeni persero la guerra, essa aprì la strada a un trattato nel 484 d.C. chiamato Trattato di Nvarsak. Questo trattato è stato fondamentale per proteggere il diritto degli Armeni a praticare la propria religione.

NOI PREGHIAMO IL SIGNORE PER QUESTO MIRACOLO
NON DOBBIAMO SPERARE CHE VENGA DAGLI UOMINI,
QUELLO CHE SOLO IL SIGNORE POTREBBE DARCI

Indice – #ArtsakhBlockade [QUI]

La Russia protesta dopo l’intervista a “Repubblica” del premier armeno Nikol Pashinyan: “Non diventi strumento dell’Occidente” (La Repubblica 04.09.23)

Mosca ritiene “inaccettabili il tono e i contenuti delle dichiarazioni” rilasciate dal primo ministro armeno Nikol Pashinyan sulla Russia nel corso di un’intervista al quotidiano La Repubblica, così come la nota diffusa dal ministero degli Esteri armeno “con l’obiettivo di scaricare la responsabilità dei propri errori di calcolo sulla Russia“. Lo riferisce l’agenzia di stampa Tass citando una propria fonte diplomatica, secondo la quale Mosca è “estremamente insoddisfatta rispetto alle ultime dichiarazioni pubbliche della leadership armena”

A Repubblica Pashinyan aveva detto che la dipendenza di Erevan “dalla Russia per la sicurezza è stata un errore strategico” e che in Nagorno Karabakh, regione storicamente contesa con l’Azerbaijan, “è in corso una pulizia etnica”

Commentando le parole di Pashinyan sulla possibilità che la Russia si allontani dalla regione, la fonte diplomatica citata dalla Tass afferma che “in effetti stanno cercando di estromettere artificialmente la Russia dal Caucaso meridionale, utilizzando Erevan come mezzo per raggiungere questo obiettivo. La Russia, in quanto vicino e amico più stretto dell’Armenia, non intende lasciare la regione. Tuttavia, anche l’Armenia non dovrebbe diventare uno strumento dell’Occidente per eliminare la Russia”. Allo stesso modo, ha proseguito la fonte, la Russia considera le relazioni con l’Armenia nelle sfere della sicurezza e dell’economia “non come la dipendenza di un Paese da un altro, ma come una partnership paritaria, reciprocamente vantaggiosa e comprovata”.

Il diplomatico ha quindi parlato alla Tass della guerra del Nagorno Karabakh del 2020, sostenendo che è stata in gran parte causata dai passi avventati e provocatori della leadership armena, comprese le dichiarazioni secondo cui “il Karabakh è Armenia”. Questo, afferma la fonte, “ha ampiamente svalutato gli accordi raggiunti dalle parti attraverso il gruppo Osce a Minsk. Se non fosse stato per l’intervento della Russia e del presidente Vladimir Putin personalmente, i risultati delle ostilità sarebbero stati ancora più deplorevoli”.

 

La fonte diplomatica ha anche definito infondate le accuse di presunta totale indifferenza della Russia nei confronti “dell’aggressione dell’Azerbaijan contro il territorio sovrano della Repubblica di Armenia”. Al contrario, ha detto, si sono svolte consultazioni rilevanti tra i ministeri degli Esteri e della Difesa dei due Paesi.

 

“La via principale per risolvere il conflitto armeno-azerbaigiano è l’attuazione degli accordi trilaterali al massimo livello, che sono stati ritardati in modo inaccettabile e non per colpa della Russia”, ha sottolineato la fonte alla Tass. Allo stesso tempo, Erevan “non sfrutta appieno il potenziale della Csto” e “si è rifiutata di accettare la missione dell’organizzazione a favore di quella inefficace dell’Ue”.

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267° giorno del #ArtsakhBlockade. Cronaca dal campo di concentramento della soluzione finale di Aliyev in Artsakh. Il Primo Ministro armeno: la dipendenza per la sicurezza dalla Russia un errore strategico (Korazym 04.09.23)

[Korazym.org/Blog dell’Editore, 04.09.2023 – Vik van Brantegem] – «Il Premier armeno Pashinyan: “La nostra dipendenza dalla Russia per la sicurezza è stato un errore strategico. In Nagorno-Karabakh è in corso una pulizia etnica”». L’intervista di Luca Steinmann con Nikol Pashinyan per la Repubblica, 3 settembre 2023 [QUI]: «Il Premier armeno parla a Repubblica mentre è impegnato in trattative con l’Azerbajgian per raggiungere un accordo: “Il Primo ministro armeno Nikol Pashinyan è impegnato in trattative con l’Azerbagjan per raggiungere un accordo di pace, ma lancia l’allarme: “Vogliamo fare il possibile per ottenere la pace, ma nel Nagorno-Karabakh l’Azerbajgian mette in atto una pulizia etnica”. La popolazione armena della contesa regione in questione sta vivendo una catastrofe umanitaria senza precedenti a causa del blocco da parte delle truppe azere del Corridoio di Lachin, unico collegamento con l’Armenia, la cui viabilità dovrebbe essere garantita dai soldati russi».

«Il 3 settembre è un giorno della vergogna nella storia recente dell’Armenia, non un giorno di calcolo razionale», ha scritto ieri il giornalista di Yerevan, Robert Ananyan, nel giorno in cui Pashinyan ha condiviso le sue importanti riflessioni con la Repubblica: «Considero il 3 settembre 2013 un giorno nero nel calendario armeno. Ha interrotto il processo di integrazione europea dell’Armenia, aumentato la malsana dipendenza dell’Armenia dalla Russia, privato l’economia armena del progresso tecnologico, piani concreti per introdurre standard elevati, grandi investimenti, un modo garantito per aumentare il benessere dei cittadini della Repubblica di Armenia e modernizzare lo Stato. Invece l’Armenia non ha ottenuto nulla: falsa sicurezza e false promesse russe riguardo al Nagorno-Karabakh. Il nuovo piano di Lavrov per sciogliere il Nagorno-Karabakh come parte dell’Azerbajgian infligge un duro colpo alle già deboli giustificazioni per l’adesione all’Unione Economica Eurasiatica».

Riportiamo le analisi di Robert Ananyan, dopo la cronaca quotidiana dall’Armenia e dall’Artsakh.

Foto di copertina: resistere al #ArtsakhBlockade con amore – Monastero di Hakobavank (Monastero di San Giacomo), 3 settembre 2023 (Foto di David Ghahramanyan, fotoreporter a Stepanakert – email).

Ti sposeresti sotto un assedio genocida? La risposta in Artsakh è sì. Ecco, la resilienza degli Armeni dell’Artsakh e la loro volontà di vivere liberi nella terra ancestrale nonostante l’assedio azero da quasi 9 mesi, le difficoltà quotidiane, il terrore e la fame imposta dal regime autocratico di Ilham Aliyev dell’Azerbajgian che li vuole morti.

Come prevede la Costituzione, l’Assemblea Nazionale eleggerà il nuovo Presidente della Repubblica di Artsakh l’8 settembre 2023.

Il sito Shamshyan.com riferisce che nella notte del 3 settembre 2023 alle ore 03.00, le forze armate dell’Azerbajgian nel territorio noto come Ahkyand da loro controllato, hanno colpito ancora una volta con armi leggere l’Aeroporto di Kapan nella regione di Syunik in Armenia, la cui pista corre parallela alla linea di contatto. Sono stati esplosi tre colpi, che hanno colpito i muri esterni della sala arrivi dell’aeroporto e la torre di controllo, e una finestra, danneggiando i mobili. Non ci sono state vittime a seguito della sparatoria. Il dipartimento investigativo regionale di Syunik ha avviato un procedimento penale con l’accusa di tentato omicidio. Minacce e provocazioni sono l’unica espressione dell’Azerbajgian e del suo Presidente, l’autocrate da padre in figlio, Ilham Aliyev.

L’esercito di difesa della Repubblica di Artsakh ha comunicato:
– Ieri, 3 settembre 2023 intorno alle ore 14.20, un cittadino dell’Artsakh è rimasto ferito vicino al villaggio Janyatagh nella regione di Martakert vicino alla miniera di Kashen, mentre le forze armate dell’Azerbajgian, violando il cessate il fuoco, prendevano di mira un veicolo civile per la fornitura d’acqua con armi leggere e proiettili di un lanciagranate HAN-17 da 30 mm.
– Oggi, 4 settembre 2023 intorno alle ore 10.10, le forze armate azere ha violato il cessate il fuoco a Sarushen prendendo di mira il trattore di un contadino che effettuava lavori agricoli.

Il Ministero della Difesa della Repubblica di Armenia e l’Esercito di Difesa della Repubblica di Artsakh hanno smentito 5 disinformazioni del Ministero della Difesa dell’Azerbajgian alle 13.30 di oggi. L’Azerbajgian sta costruendo basi informative per lanciare nuove provocazioni e aggressioni.

Un aereo cargo pesante AN-124-100 è decollato questa mattina dall’aeroporto di Istanbul ed è atterrato all’aeroporto Heydar Aliyev di Baku alle ore 09.00. Non c’erano informazioni disponibili su questo volo, indicando la segretezza del carico. Nelle ultime tre settimane, l’aereo della Silk Way Airlines (Il-76TD, registrazione 4K-AZ40), noto per il trasporto di armi da Israele all’Azerbajgian, ha completato quattro voli, di cui due atterrando a Gandzak (Ganja).

La prospettiva prevalente sugli Armeni tra numerosi Azeri è stata notevolmente modellata da vari fattori, tra cui la propaganda e l’incitamento su base quotidiana, che hanno portato al problema pervasivo dell’armenofobia all’interno della società azera. Ciò si riflette spessissimo nelle pubblicazioni delle notizie nazionaliste azere, di cui segue un esempio.

«L’errore più grande è catturare questi figli di puttana. Guardate la foto, i volti di questi zingari senza casa, questa è spazzatura biologica da riciclare. 8 animali, questi sono più o meno 16 futuri Ashot e Siranush che respireranno ossigeno, berranno acqua, la inquineranno, occuperanno diversi metri quadrati di terreno. Perché cazzo dovremmo tenerli in vita? Per cosa?»

Le autorità della Repubblica di Artsakh/Nagorno-Karabakh inizieranno a distribuire il pane con tagliandi poiché la farina diventa sempre più scarsa a causa del blocco e della crisi umanitaria. Per ricevere una mezza pagnotta a testa a partire da domani è necessario preregistrarsi e mostrare il passaporto.

«Da ieri, non c’è pane a Stepanakert. Da domani 5 settembre 2023, in Artsakh il pane sarà venduto con tagliandi; mezza pagnotta (circa 200 grammi) a persona» (Siranush Sargsyan, giornalista freelance nel Nagorno-Karabakh assediato).

«Sono il 257. Fin dal primo mattino la gente fa la fila nella speranza di ottenere tagliandi per il pane. Non c’è ancora pane a Stepanakert, nel Nagorno-Karabakh, ma la gente spera che con i tagliandi POTREBBERO essere in grado di acquistare il pane razionato dal governo: mezza pagnotta. Forse domani…» (Siranush Sargsyan, giornalista freelance nel Nagorno-Karabakh assediato).

L’ex Segretario generale della NATO e Primo ministro danese, Anders Fogh Rasmussen, ha pubblicato il post su Facebook sul Nagorno-Karabakh che riportiamo qui sopra.

Thomas van Linge, un giornalista freelance dei Paesi Bassi ha visitato l’ingresso dalla parte dell’Armenia del Corridoio di Lachin, bloccato dall’Azerbajgian da quasi 9 mesi. Ha pubblicato filmati recenti della zona: «Ho visitato il confine armeno-azerbajgiano questo fine settimana nel punto in cui il Corridoio di Lachin è bloccato: il ponte sul fiume Hakari. A questo checkpoint le forze armate azere bloccano tutto il traffico tra l’Armenia e il Nagorno-Karabakh, lasciando 120.000 Armeni sotto assedio in Karabakh, da oltre 8 mesi».

Come era prevedibile, la Russia ha protestato dopo l’intervista a la Repubblica dil Pashinyan: «Non diventi strumento dell’Occidente». Per Mosca sono «inaccettabili il tono e i contenuti delle dichiarazioni» rilasciate da Pashinyan sulla Russia nel corso dell’intervista, così come la nota diffusa dal Ministero degli Esteri armeno «con l’obiettivo di scaricare la responsabilità dei propri errori di calcolo sulla Russia», di cui abbiamo riferito ieri.

La Repubblica informa oggi, che lo ha riferito l’agenzia TASS citando una propria fonte diplomatica, secondo la quale Mosca è “estremamente insoddisfatta rispetto alle ultime dichiarazioni pubbliche della leadership armena”.

Commentando le parole di Pashinyan sulla possibilità che la Russia si allontani dalla regione, la fonte diplomatica citata dalla TASS afferma che «in effetti stanno cercando di estromettere artificialmente la Russia dal Caucaso meridionale, utilizzando Erevan come mezzo per raggiungere questo obiettivo. La Russia, in quanto vicino e amico più stretto dell’Armenia, non intende lasciare la regione. Tuttavia, anche l’Armenia non dovrebbe diventare uno strumento dell’Occidente per eliminare la Russia». Allo stesso modo, ha proseguito la fonte, la Russia considera le relazioni con l’Armenia nelle sfere della sicurezza e dell’economia «non come la dipendenza di un Paese da un altro, ma come una partnership paritaria, reciprocamente vantaggiosa e comprovata”».

Il diplomatico ha quindi parlato alla TASS della guerra del Nagorno-Karabakh del 2020, sostenendo che è stata in gran parte causata dai passi avventati e provocatori della leadership armena, comprese le dichiarazioni secondo cui “il Karabakh è Armenia”. Questo, afferma la fonte, «ha ampiamente svalutato gli accordi raggiunti dalle parti attraverso il Gruppo di Minsk dell’Organizzazione di Sicurezza e Cooperazione in Europa (OSCE). Se non fosse stato per l’intervento della Russia e del Presidente Vladimir Putin personalmente, i risultati delle ostilità sarebbero stati ancora più deplorevoli».

La fonte diplomatica ha anche definito infondate le accuse di presunta totale indifferenza della Russia nei confronti «dell’aggressione dell’Azerbajgian contro il territorio sovrano della Repubblica di Armenia». Al contrario, ha detto, si sono svolte consultazioni rilevanti tra i Ministeri degli Esteri e della Difesa dei due Paesi.

«La via principale per risolvere il conflitto armeno-azerbajgiano è l’attuazione degli accordi trilaterali al massimo livello, che sono stati ritardati in modo inaccettabile e non per colpa della Russia», ha sottolineato la fonte alla TASS. Allo stesso tempo, Yerevan «non sfrutta appieno il potenziale della CSTO» e «si è rifiutata di accettare la missione dell’organizzazione a favore di quella inefficace dell’Unione Europea».

Le analisi di Robert Ananyan

«La principale stampa occidentale sta discutendo attivamente le importanti riflessioni espresse dal Primo Ministro armeno in un’intervista a la Repubblica, riguardo al ritiro della Russia dal Caucaso meridionale.
In primo luogo, perché l’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO) non ha sostenuto l’Armenia durante gli attacchi militari dell’Azerbajgian? Pashinyan ha affermato che questo fatto parla dell’attuale crisi della CSTO e che il pubblico armeno ha sperimentato e continua a provare una profonda delusione riguardo alle pratiche dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva. Il giornalista ha citato dal messaggio di congratulazioni di Nikol Pashinyan in occasione dell’adozione della Dichiarazione di Indipendenza dell’Armenia il 23 agosto.
Il giornalista ha chiesto se si può dire che quando si cercherà di raggiungere la pace con l’Azerbajgian, questo è un modo per diventare più indipendente da Mosca. Pashinyan ha risposto che essere indipendenti significa avere meno dipendenza nel settore della sicurezza e diversificare le politiche del settore.
Il giornalista de la Repubblica, Luca Steinmann ha chiesto perché la Russia ha ceduto il controllo del Corridoio di Lachin all’Azerbajgian. Pashinyan ha collegato l’inattività dei Russi alla possibilità di un ritiro della Russia dal Caucaso meridionale.
Sono convinto che affinché l’Armenia possa superare questa situazione estremamente pericolosa, sia necessario lasciare l’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva e l’Unione Economica Eurasiatica e avviare una profonda cooperazione con gli Stati Uniti e l’Unione Europea in ambito militare, economico, energetico e di politica estera. Nella fase iniziale, quando sarà necessario liberarsi dalle unità di integrazione neo-imperiali russe, penso che l’Armenia possa adottare lo status di Stato neutrale modificando la Costituzione. Ciò consentirà all’Armenia di spiegare facilmente alla Russia perché è necessario che Yerevan costruisca relazioni pacifiche e non conflittuali con l’Azerbajgian e la Turchia. Inoltre, lo status neutrale consentirà di sviluppare relazioni bilaterali con gli Stati Uniti, la Francia e altri stati dell’Unione Europea attraverso la cooperazione militare e di sicurezza. Lo status neutrale ridurrà anche l’aggressività del Cremlino e il rischio di possibili azioni minacciose dovute al ritiro dai progetti neo-imperiali russi.
Naturalmente, affinché tutto ciò avvenga senza intoppi, è necessario che la Russia si indebolisca gradualmente nella guerra contro l’Ucraina, a seguito della quale farà uscire le sue truppe dal Caucaso meridionale, e non sarà interessata su quale vettore politico straniero è salito l’Armenia.
La sconfitta della Russia è necessaria non solo per l’Ucraina e l’Europa, affinché diminuiscano le minacce alla loro sicurezza, ma anche per l’Armenia․ Ciò consentirà l’adesione all’Unione Europea e alla NATO nella fase successiva. Tutto ciò dovrebbe essere fatto con molta attenzione, in collaborazione con l’Occidente. Cerchiamo di essere ottimisti» (Robert Ananyan – Nostra traduzione italiana dall’inglese).

«Il 3 settembre è un giorno della vergogna nella storia recente dell’Armenia, non un giorno di calcolo razionale. Esattamente 10 anni fa, il Presidente dell’Armenia, Serzh Sargsyan, annunciava l’adesione all’Unione doganale pianificata dalla Russia (attualmente, l’Unione Economica Eurasiatica). Questa decisione ha aggravato la malsana dipendenza dell’Armenia dalla Russia. Ricordo bene la situazione 10 anni fa.
Il Cremlino ha minacciato il Presidente dell’Armenia, Serzh Sargsyan, affinché abbandoni l’accordo di associazione con l’Unione Europea e si unisca al progetto neo-imperiale della Russia. Ora descriverò nei dettagli come è successo e quali sono state le conseguenze.
Il Cremlino considerava il progetto di “Partenariato orientale” dell’Unione Europea come una manifestazione dell’espansione dell’Occidente verso la Russia, con l’obiettivo di includere gli Stati sotto l’influenza russa nei programmi di integrazione occidentale. Pertanto, questa è diventata una questione di vita o di morte per il regime di Putin, che ha iniziato a sconfiggere le aspirazioni di Armenia, Bielorussia, Ucraina, Moldavia, Azerbajgian e Georgia di associazione con l’Unione Europea. Mi concentrerò solo su Armenia e Ucraina.
Il motivo dell’attuale guerra criminale della Russia contro l’Ucraina è stato l’accordo di associazione. Nel novembre 2013, il Presidente Viktor Yanukovich ha rifiutato di firmare l’accordo di associazione con l’Unione Europea, che era in fase di sviluppo da anni. Nel frattempo, era stato lo stesso Yanukovich ad approvare in precedenza l’accordo di associazione. Yanukovich si è invece dichiarato favorevole al riavvicinamento con la Russia.
Nell’autunno del 2013, la Russia ha avvertito l’Ucraina che se avesse continuato a procedere verso la firma di un accordo di libero scambio con l’Unione Europea, il Paese si sarebbe trovato ad affrontare un disastro finanziario e forse il collasso.
Sergey Glazev, Consigliere del Presidente russo, Vladimir Putin, ha annunciato che se l’accordo Unione Europea-Ucraina venisse firmato, la Russia sosterrebbe l’emergere di un movimento separatista nell’est e nel sud dell’Ucraina di lingua russa. A seguito di Euromaidan, gli Ucraini hanno rovesciato Yanukovich, e il nuovo Presidente dell’Ucraina Poroshenko ha firmato la parte politica dell’accordo con il Presidente del Consiglio Europeo, Herman van Rompuy, a Brussel il 21 marzo 2014, e la parte economica è stata firmata il 27 giugno. La Russia ha occupato la Crimea, Donetsk e Luhansk, che appartengono all’Ucraina.
Le radici della guerra russo-ucraina di oggi sono nascoste negli eventi storici accaduti 10 anni fa. Sicuramente, questa rimarrà una delle manifestazioni più interessanti e brutali della lotta geopolitica nella storia dell’umanità.
Putin e il suo entourage non nascondono di voler ristabilire l’Impero russo. Considerano l’URSS l’impero russo, ma con un sistema politico leggermente diverso. Lo stesso Putin ha definito il crollo dell’URSS la più grande tragedia del XX secolo. In questo senso, l’Unione Economica Eurasiatica e l’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva sono strumenti degli obiettivi neo-imperiali russi. Una volta che le ex colonie sovietiche saranno completamente integrate nella Russia dal punto di vista militare ed economico, sarà più facile introdurle nello Stato dell’Unione Russia-Bielorussia.
L’inclusione dell’Ucraina nell’UEE e la sconfitta dell’adozione da parte di quel paese del corso politico occidentale erano un obiettivo estremamente importante per la Russia. Tuttavia, l’Armenia era più debole e vulnerabile dell’Ucraina, pertanto il governo di Serzh Sargsyan ha ceduto facilmente alle minacce di Putin aderendo all’Unione doganale (l’odierna Unione Economica Eurasiatica) il 3 settembre 2013, firmando un documento con Putin a Mosca.
Inoltre, la società armena non ha protestato in maniera massiccia contro la decisione di ritirarsi dall’Associazione, come invece ha fatto la società ucraina. Solo la società civile armena e alcuni politici hanno sottolineato i pericoli derivanti dall’ingresso nell’Unione Economica Eurasiatica (UEE).
E nel 2013-2014, le principali forze di opposizione politica in Armenia erano più filo-russe di Serzh Sargsyan. Sono convinto che l’alleanza politica chiamata “Quartetto” sia stata uno degli strumenti della Russia per portare l’Armenia nell’UEE.
A quel tempo, l’associazione dei partiti Prosperous Armenia-Dashnaktsutyun-Congresso nazionale armeno-Patrimonio sotto il nome di “Quartetto” sollevò questioni puramente interne armene, ma riuscì a cambiare il Primo Ministro.
Nel 2013-2014 in Armenia c’è stata la minaccia di un’esplosione politica interna, che poteva diventare un ulteriore strumento di pressione contro Serzh Sargsyan. Per quattro anni ha negoziato con l’Unione Europea sulla questione della firma di un accordo di associazione, ma ha ceduto alle pressioni esterne e interne.
All’inizio del 2013, Serzh Sargsyan è stato eletto presidente con una frode elettorale. Tuttavia, i funzionari europei dell’epoca ignorarono questo fatto, sperando che l’accordo di associazione venisse firmato. Oggi è già evidente che Putin, che ha scatenato la guerra contro l’Ucraina, ha anche minacciato Serzh Sargsyan che l’Armenia avrebbe avuto seri problemi in termini di conflitto e sicurezza del Nagorno-Karabakh.
Nel 2013, infatti, l’Armenia si è ritirata dall’Accordo di Associazione con l’Unione Europea perché la Russia ha trasformato il conflitto del Nagorno-Karabakh in uno strumento di pressione.
L’Armenia aveva un altro punto vulnerabile, ovvero il suo sistema di sicurezza. In quegli anni, l’Armenia acquistò la maggior parte delle sue armi e dell’equipaggiamento militare dalla Russia, il che fu un grave errore di Serzh Sargsyan. Uno Stato che riceve componenti di sicurezza da un’unica fonte non può condurre una politica estera indipendente. Se l’Armenia avesse firmato un accordo di associazione con l’Unione Europea, la Russia si sarebbe rifiutata di vendere armi all’Armenia.
Ciò sarebbe stato fatale per l’Armenia, che si stava preparando alla guerra con l’Azerbajgian. Tuttavia, la firma dell’adesione all’UEE non ha portato sicurezza o posizione pro-Karabakh della Russia in Armenia.
Fu durante quel periodo che la Russia aumentò le vendite di armi all’Azerbajgian.
L’errore strategico di Serzh Sargsyan è stato quello di non aver notato l’armamento dell’Azerbajgian da parte della Russia e di non considerarlo un problema. Sì, dopo la guerra di aprile si è rivolto a Medvedev a Yerevan, ma quella denuncia non ha avuto conseguenze politiche. Il mercato dell’acquisto di armi non era diversificato.
Serzh Sargsyan sembrava aver calcolato che se l’Armenia fosse entrata nell’UEE, la Russia avrebbe sostenuto la parte armena nel conflitto del Nagorno-Karabakh e non avrebbe permesso all’Azerbajgian di iniziare una guerra. Tuttavia, due o tre anni dopo, Sergej Lavrov presentò un piano russo per risolvere la questione del Nagorno-Karabakh, lasciando al futuro la soluzione della questione dello status.
Intanto l’aspirazione del governo di Serzh Sargsyan era che in cambio di 5 o 7 regioni il Nagorno-Karabakh ottenesse o l’indipendenza oppure la possibilità di un referendum che non escludesse l’indipendenza.
Due anni fa, nel 2011, la firma del documento armeno-azerbajgiano sulla questione del Nagorno-Karabakh fallì a Kazan. Ilham Aliyev ha rifiutato di firmare il documento che non escludeva l’indipendenza del Nagorno-Karabakh. Dopo il fallimento dell’accordo di Kazan, la Russia ha aumentato significativamente le vendite di armi all’Azerbajgian, privilegiando essenzialmente le idee di Aliyev di risolvere il conflitto, che il Nagorno-Karabakh non poteva immaginare al di fuori dell’Azerbajgian e si stava preparando alla guerra.
Il piano di Lavrov e la guerra dell’aprile 2016 miravano a costringere l’Armenia ad abbandonare le sue aspirazioni all’indipendenza dell’Artsakh. Serzh Sargsyan, che ha la reputazione di giocatore di scacchi e leader con forti capacità geopolitiche, è stato sconfitto.
L’adesione dell’Armenia all’UEE non ha assicurato il sostegno della Russia all’Armenia, ma ha accelerato il processo di attuazione della decisione russo-azerbajgiana di collocare il Nagorno-Karabakh sotto l’Azerbajgian.
L’Armenia era già nelle tasche della Russia. Era necessario soddisfare l’Azerbajgian. L’implementazione dello scenario del dispiegamento di un contingente militare russo nel Nagorno-Karabakh avrebbe dovuto aumentare l’influenza di Mosca nel Caucaso meridionale.
La Russia considera il Nagorno-Karabakh parte dell’Azerbajgian. E avere una presenza militare in Nagorno-Karabakh, secondo la logica del Cremlino, significherebbe che la Russia ha basi militari in tutti e tre i Paesi del Caucaso meridionale: Armenia, Azerbajgian e Georgia (Abkhazia, Ossezia del Sud).
Tuttavia, con l’accordo russo-azerbajgiano, lo scenario di guerra contro il Nagorno-Karabakh è stato ritardato. Le ragioni erano diverse: la rivolta di Sasna Tsrer, le promesse di Serzh Sargsyan di raggiungere una soluzione pacifica, la rivoluzione avvenuta in Armenia nel 2018 e l’istituzione di un nuovo governo. Mentre si preparava per una nuova guerra contro l’Ucraina, Vladimir Putin ha aspettato altri due anni.
Il governo di Pashinyan non ha accettato una soluzione pacifica al piano di Lavrov. Nel 2020, Russia, Turchia e Azerbajgian hanno condotto una “operazione di successo” congiunta contro il Nagorno Karabakh. Shoigu è ancora in salute e può confermarlo con maggiori dettagli. E coloro che non hanno un legame diretto con Shoigu possono porsi la domanda: di cosa è simbolo il centro di monitoraggio russo-turco situato ad Aghdam, se non del coordinamento russo-turco della guerra del 2020?
L’adesione dell’Armenia all’UEE è stato un errore strategico di Serzh Sargsyan. Non solo non ha risolto il conflitto del Nagorno-Karabakh, ma ha anche inibito la prospettiva di integrazione europea dell’Armenia e certamente non ha risolto il problema della sicurezza dell’Armenia. Dopo il 9 novembre 2020, gli attacchi militari dell’Azerbajgian contro l’Armenia sono avvenuti con il tacito consenso della Russia, per non dire che si trattava di operazioni congiunte russo-azerbajgiane contro l’Armenia al fine di occupare il corridoio [di Zangezur] nella regione di Meghri.
Penso che si calcolasse che uno dei risultati della guerra del 2020 sarebbe stata la perdita dell’indipendenza dell’Armenia, che sarebbe diventata un territorio vassallo a pieno titolo della Russia. Tuttavia, quel piano politico non è stato attuato a causa del comportamento pro-stato e del posizionamento del cittadino armeno.
Il 4 settembre 2013, il Presidente della Commissione per le relazioni estere del Parlamento Europeo, Elmar Brok, ha annunciato che la decisione di aderire all’unione doganale è stata presa dal Presidente dell’Armenia sotto la pressione della Russia.
I funzionari dell’Unione Europea si sono anche rifiutati di separare la componente economica da quella politica dell’accordo di associazione e di firmarlo con o senza una debole componente economica.
Un anno dopo il 3 settembre 2013, Serzh Sargsyan ha ammesso indirettamente che la decisione dell’Armenia di aderire all’UEE è stata presa durante la notte a Mosca. Nel numero del 23 settembre 2014 del quotidiano Aravot è stato pubblicato un articolo sulla visita di Serzh Sargsyan nella Repubblica Ceca nel gennaio di quell’anno, in cui Sargsyan rispondeva alle domande degli Armeni locali presso l’Ambasciata armena a Praga. La sessione di domande e risposte ha avuto luogo dopo che i dispositivi di registrazione video erano stati rimossi dalla stanza. Il giornalista residente a Praga, Shushan Ghazaryan, ha registrato o trascritto la sessione di domande e risposte.
Quando Bagrat Arakelyan gli ha chiesto perché non avesse chiesto l’opinione di tutti gli Armeni e non avesse indetto un referendum sull’adesione all’unione doganale, Serzh Sargsyan ha risposto: “Non potrei chiedere a tutti voi la vostra opinione da un giorno all’altro”.
Questa è una testimonianza del fatto che Serzh Sargsyan una notte è stato in grado di pensare all’adesione all’EEU. Ovviamente, tale decisione è stata presa da Vladimir Putin o da Serzh Sargsyan a seguito delle minacce russe. Oppure Putin ha descritto le conseguenze che attendono l’Armenia e ha spaventato Sargsyan.
Sebbene l’accordo di partenariato globale e rafforzato Armenia-Unione Europea firmato nel 2017 fosse basato sull’accordo di associazione negoziato prima del vertice di Vilnius, a differenza dell’accordo di associazione del 2013, la componente economica è significativamente più debole. L’Armenia ha ceduto molti diritti della sua politica economica all’UEE della Russia.
La decisione presa da Serzh Sargsyan il 3 settembre 2013 ha aggiunto un ostacolo significativo alla prospettiva dell’adesione dell’Armenia all’Unione Europea. Se il 2 settembre 2013 l’Armenia doveva solo firmare e attuare con successo l’accordo di associazione per una reale prospettiva di adesione all’Unione Europea, oggi ha creato un ulteriore rischio.
Per aderire all’Unione Europea, l’Armenia dovrà prima lasciare l’Unione Economica Eurasiatica (EEU), cosa che naturalmente sarà osteggiata dalla Russia. A seconda del successo o del fallimento dell’esercito russo nella guerra in Ucraina, ci sarà una reazione debole o forte da parte della Russia.
Sono sicuro che gli Europei possano fare del ritiro dell’Armenia dall’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO) una condizione per l’adesione all’Unione Europea. Tuttavia non credo che qualcuno abbia cancellato l’arte dei piccoli passi.
Considero il 3 settembre 2013 un giorno nero nel calendario armeno. Ha interrotto il processo di integrazione europea dell’Armenia, aumentato la malsana dipendenza dell’Armenia dalla Russia, privato l’economia armena del progresso tecnologico, piani concreti per introdurre standard elevati, grandi investimenti, un modo garantito per aumentare il benessere dei cittadini della Repubblica di Armenia e modernizzare lo Stato. Invece l’Armenia non ha ottenuto nulla: falsa sicurezza e false promesse russe riguardo al Nagorno-Karabakh. Il nuovo piano di Lavrov per sciogliere il Nagorno-Karabakh come parte dell’Azerbajgian infligge un duro colpo alle già deboli giustificazioni per l’adesione all’Unione Economica Eurasiatica.
Ma sono ottimista. Rispetto al 2013 la società armena è cambiata. C’è stata solo una piccola manifestazione contro la decisione del 3 settembre 2013, alla quale anch’io ho avuto la fortuna di partecipare. Nel 2013, il rating dell’83% della Russia in Armenia è stato ridotto 3-4 volte a causa delle azioni anti-armene della Russia.
Anche i valori della società armena sono cambiati. L’eterno sentimento filo-russo, pieno di nostalgia sovietica, si è notevolmente ridotto e le idee di sovranità, indipendenza, sviluppo democratico e cooperazione profonda e senza restrizioni con l’Occidente sono diventate dominanti.
Sono sicuro che la liberazione definitiva dall’influenza nauseante della Russia e il ripristino della sovranità dell’Armenia saranno una questione di tempo. Credo nel potere dell’evoluzione» (Robert Ananyan – Nostra traduzione italiana dall’inglese).

NOI PREGHIAMO IL SIGNORE PER QUESTO MIRACOLO
NON DOBBIAMO SPERARE CHE VENGA DAGLI UOMINI,
QUELLO CHE SOLO IL SIGNORE POTREBBE DARCI

Indice – #ArtsakhBlockade [QUI]

266° giorno del #ArtsakhBlockade. Cronaca dal campo di concentramento della soluzione finale di Aliyev in Artsakh. E Azerbajgian sarebbe “il Paese della buona volontà, delle buone intenzioni e della misericordia” (Korazym 03.09.23)

[Korazym.org/Blog dell’Editore, 03.09.2023 – Vik van Brantegem] – Parte della storia della Repubblica di Artsakh/Nagorno-Karabakh può essere paragonata a quella del Bangladesh, di Timor Est e dell’Eritrea. Gli ultimi tre hanno ottenuto il pieno riconoscimento internazionale dopo anni di combattimenti. Tuttavia, nel Caucaso meridionale sono coinvolti attori geopolitici molto più grandi…

Il giornalista azerbajgiano Hikmet Hasanov ha pubblicato il 1° settembre 2023 una foto di bambini piccoli a Stepanakert, lamentandosi del fatto che non sembravano morire di fame: «1° settembre giornata della conoscenza dei nostri ragazzini a Khankendi. Tesoro, c’è qualcuno qui che somiglia a qualcuno che soffre la fame?».

Nei commenti, i bambini vengono chiamati “escrementi di roditori”, “bambini bastardi”. Si legge: “Guarda i nostri asinelli”, “È come se le mosche si posassero sullo sterco essiccato del bestiame… Come vedi sono come mosche sedute su merda di mucca”, “Dimenticate questi ragazzi, non passerà molto tempo prima che porteranno le nostre bandiere nelle loro mani e diranno ‘lunga vita all’Azerbajgian’”.

Come è possibile immaginare che gli Armeni potranno vivere sotto il dominio di questo Stato fascista terrorista? È come se si invitasse gli Ebrei a coesistere con i nazisti. La società azera è malata, molto malata. Il Paese intera ha bisogno di un TSO collettivo e cure.

«L’AZGAC è determinata nella sua posizione: “Siamo qui finché due CAMION carichi di cibo non saranno consegnati agli Armeni residenti a Khankandi”».

Mi chiedo chi diavolo imporrà i suoi “aiuti umanitari” alle persone. Mentre continua a bloccare da 9 mesi 120.000 Armeni nell’Artsakh, chiudendo il Corridoio di Lachin verso l’Armenia, gli Azeri sono diventati così umani.

Avere fiducia nell’Azerbajgian, che intende per sfamare una popolazione che sta affamando deliberatamente, aumentando la pressione gradualmente nei 9 mesi passati, è come confidare nella Germania durante la Seconda Guerra Mondiale che offre di sfamare gli Ebrei rinchiusi nel ghetto di Varsavia.

Leggere per credere, pensando che parla Novruz Aslanov, il Presidente della Società della Mezzaluna Rossa azera, la personificazione del regime autocratico fascista vestito da “umanitario-filantropo”, che sta affamando le stesse persone che vuole sfamare, salvandoli dal “regime separatista da Khankandi” che ha auto-bloccato l’Artsakh, con il “dialogo” e la “buona volontà”. Questo individuo in rosso parla di “umanesimo” con la faccia di bronzo.

«LA MISERICORDIA non conosce limiti!» (Novruz Aslanov, Presidente della Società della Mezzaluna Rossa dell’Azerbajgian).

2 settembre 2023. È il quinto giorno della protesta per la farina della Mezzaluna Rossa azera, mentre l’Aazerbajgian continua a cercare di forzare i 120.000 che ha affamato per quasi 9 mesi ad accettare il suo “aiuto” per la crisi umanitaria che ha creato. Qui non stiamo parlando di un disastro naturale.

L’Azerbajgian ha fatto installare la sera del 1° settembre 2003 una linea elettrica per rendere più confortevoli i 42 manifestanti della Mezzaluna Rossa azera (una ripetizione degli “eco-attivisti” che il 12 dicembre 2022 hanno iniziato il blocco del Corridoio di Lachin) che stanno da 5 giorni sulla strada di Aghdam con le loro 10 tonnellate di farina che vogliono per forza portare a “Khankendi”, mentre l’Azerbajgian sta da quasi 9 mesi affamando i 120.000 Armeni dell’Artsakh, interrompendo anche la loro fornitura di gas ed energia elettrica. Semplicemente assurdo.

Per quanto riguarda le dichiarazioni del Presidente della Società della Mezzaluna Rossa dell’Azerbajgian:
1. Visto che l’Azerbajgian nega che c’è una crisi umanitaria in Artsakh, a cosa serve mandare 2 camion con farina?
2. Il Comitato Internazionale della Croce Rossa che è presente in Artsakh da 30 anni è ben “capace di condurre una valutazione delle esigenze degli Armeni in Karabakh”. Fatto è che l’Azerbajgian ha creato la crisi umanitaria in Artsakh, chiudendo il Corridoio di Berdzor (Lachin). Anche i bambini sanno che aprendo il corridoio la crisi umanitaria sparirà. Intanto, davanti all’ingresso del corridoio, presso il ponte Hakari a Kornidzor stanno fermi 32 camion con aiuti umanitari da più di un mese, perché l’Azerbajgian non permette l’ingresso. Sempre parlando di buona volontà, di buone intenzioni e di “Paese della misericordia”.

La Società della Mezzaluna Rossa dell’Azerbajgian è capace di condurre una valutazione delle esigenze degli Armeni in Karabakh
News.az, 30 agosto 2023

La Società della Mezzaluna Rossa dell’Azerbaigian (AzRC) è capace di condurre la valutazione dei bisogni degli Armeni che vivono nella regione del Karabakh in Azerbajgian, ha detto mercoledì ai giornalisti il presidente dell’AzRC Novruz Aslanov, riporta News.Az.
“Questa valutazione può essere effettuata da specialisti della Società della Mezzaluna Rossa dell’Azerbajgian se ci viene fornito l’accesso al territorio. Posso fare questa valutazione da solo. Possiamo coinvolgere i nostri partner ed esperti stranieri in questo lavoro. Non ne vedo problemi qui”, ha detto Novruz Aslanov.
Secondo lui la questione fondamentale è costruire la comunicazione attraverso il dialogo.
“La cosa più importante è dimostrare buona volontà. Le opinioni di due o tre persone non dovrebbero influenzare la popolazione di origine armena a Khankendi. Credo che la maggior parte della popolazione sia già stanca di questi processi e dovrebbero dimostrare i principi di umanesimo al mondo intero. Se la Società della Mezzaluna Rossa dell’Azerbajgian è venuta con buone intenzioni, dovrebbe anche trattarla con rispetto e pazienza. Non aiuteremo nessuno con la forza. Questo è un passo avanti e tutti sono obbligati ad accoglierlo, indipendentemente dalla lingua, dalla religione, dalla razza o dall’appartenenza politica. Si pensa che se non abbiamo ricevuto un appello, perché inviare aiuti? Perché dovremmo aspettarci un appello? Se può essere necessario, allora stiamo facendo questo passo”, ha aggiunto.

Una voce dal “Paese della buona volontà, delle buone intenzioni e della misericordia”: «Quando ero in Azerbajgian hanno cercato di spaventarmi con la reclusione a lungo termine. Ho detto che avrei fatto uno sciopero della fame se fossi stato imprigionato. Hanno detto che mi avrebbero picchiato e sottoposto ad alimentazione forzata. Questo è simile al modo in cui il governo dell’Azerbajgian invia “aiuti alimentari” all’Artsakh» (Rahim Shaliyev).

Avi Scharf, giornalista di Haaretz ha segnalato su Twitter un volo raro di sabato per la base dell’aeronautica israeliano, dal campo azero sul fronte contro l’Armenia. Ieri è atterrato il 101° (in 7 anni) cargo pesante ad Ovda. Silkway Airlines è stato autorizzato dalle autorità israeliane dal trasporto di esplosivi attraverso una pista di atterraggio isolata nel deserto. Alcuni sono atterrati con il segnale di riconoscimento del Ministero della Difesa dell’Azerbajgian.
I voli da Baku alla remota pista di atterraggio israeliana aumentano sempre durante gli attacchi delle forze armate azere all’Armenia e l’Artsakh, e rivelano esportazioni di armi verso l’Azerbajgian. Israele vende armi all’Azerbajgian per miliardi e riceve in cambio petrolio accesso all’Iran. Israele aiuta l’Azerbajgian nel genocidio degli Armeni, dimenticando la Shoah e il “mai più”. Genocidio dello Shabbat approvato dai rabbini. Disgustoso.

Ieri, 2 settembre 2023, in molti Paesi del mondo si sono svolti manifestazioni nel 32° anniversario della dichiarazione della Repubblica di Artsakh. A Parigi una manifestazione si è svolta davanti all’Ambasciata dell’Azerbajgian. Migliaia di persone si sono riunite a Yerevan, in un mare di colori vibranti e canti appassionati, dimostrando l’inequivocabile sostegno all’indipendenza dell’Artsakh. La manifestazione ha dimostrata la resilienza della nazione armena e la sua determinazione a difendere la Repubblica di Artsakh, che è sottoposta attualmente ad un blocco genocida da parte dell’autocrazia dell’Azerbajgian. I manifestanti, tra cui anche gli ex Presidenti armeni Serzh Sargsyan e Robert Kocharyan, hanno anche criticato apertamente l’attuale governo armeno per la sua inazione nel risolvere il disastro umanitario nell’Artsakh.

Montevideo, Uruguay.

Rally SOS Artsakh a Montreal organizzato dal Consiglio Unito Armeno del Quebec.

Politici, studiosi e gente comune si sono uniti agli Armeni dei Paesi Bassi nella protesta ad Amsterdam per chiedere un’azione immediata da parte degli attori in grado di fermare il blocco illegale dell’Artsakh da parte del regime di Aliyev volto all’annientamento della popolazione armena indigena del Nagorno-Karabakh.

Tornando sul campo, se qualcuno ha avuto notizia dalla Missione di Osservazione dell’Unione Europea in Armenia, schierata (nei ristoranti) lungo il confine dell’Armenia con l’Azerbajgian, per monitorare le violazioni del cessate il fuoco, in seguito all’aggressione dell’Azerbajgian sul territorio sovrano dell’Armenia, batte un colpo.

La “Comunità dell’Azerbajgian occidentale” (cioè, dell’Armenia) ha rilasciato una dichiarazione in cui condanna quella che definisce “la provocazione armena” a Sotk. In realtà, l’Azerbajgian, come nei mesi precedenti, ha attaccato Sotk (bloccando anche l’attività della miniera d’oro), che l’Azerbajgian e, per estensione, la “Comunità dell’Azerbajgian occidentale” chiamano “Zod”, poiché Sotk e dintorni fanno parte del prossimo tentativo di accaparramento di terre da parte dell’Azerbajgian.

Ieri intorno alle ore 16.00, le posizioni di difesa armene intorno al villaggio di Norabak sono ste prese di mira dalle forze armate dell’Azerbajgian.

Le autorità azere riferiscono di aver contrastato ieri mattina i droni di sorveglianza provenienti dall’Armenia sulle posizioni militari nell’area di Shahbuz e nell’area di Kelbajar di Azerbajgian, dove secondo il Ministero della Difesa dell’Azerbajgian sarebbe stato abbattuto un drone di sorveglianza proveniente dall’Armenia vicino alle sue posizioni. Il drone mostrato nelle foto mostra sessun danno apparente da arma da fuoco (se vero, probabilmente abbattuto da misure a radiofrequenza). Il Ministero della Difesa dell’Azerbajgian segnala che posizioni militari ella regione di Julfa di Nakhichevan (la prima volta qui segnalata in oltre 6 anni) e vicino alla città di Kapan in Armenia sono state colpite dal fuoco di armi leggere. Funzionari del Ministero della Difesa dell’Armenia confutano il rapporto dell’Azerbajgian definendolo disinformazione.

L’Azerbajgian ha riferito che il 1° settembre le sue posizioni lungo il confine con l’Armenia sono state colpite da mortai da 60 mm e 82 mm. Il Ministero della Difesa dell’Armenia confuta il seguente rapporto dell’Azerbaigian definendolo disinformazione, non corrispondente alla realtà sul campo.

Il Ministero della Difesa dell’Azerbajgian ha pubblicato un video ripreso dai suoi militari che prendono di mira un centro di controllo di droni mobile, probabilmente durante l’attacca delle forze armate dell’Azerbajgian all’Armenia del 1° settembre 2023. A seguito nella zona le immagini satellitari della NASA mostrano un grande incendio e rapporti separati segnalano un’esplosione udita prima dell’incendio.

Così, ieri, un giorno dopo il massiccio attacco delle forze armate dell’Azerbajgian al territorio sovrano dell’Armenia, i funzionari azeri hanno pubblicato diverse dichiarazioni in cui accusavano Yerevan di aver nuovamente violato il cessate il fuoco, ma quest’ultimo le ha tutte negate. La situazione di tensione continua e non si possono escludere ulteriori conflitti armati.

L’Azerbajgian ha accusato l’Artsakh di aver colpito il 1° settembre 2023 con “misure di radiofrequenza” un Boeing 777 americano e un C-650 israeliano.

Nasimi Aghayev, nel suo tempo libero anche Ambasciatore dell’Azerbajgian in Germania, quotidianamente impegnato sui social a diffondere le menzogne e la disinformazione del suo padrone Aliyev, ha scritto in un post su Twitter: «Un altro motivo per cui l’Armenia dovrebbe finalmente ritirare le sue formazioni armate illegali dall’Azerbajgian. Hanno appena messo in pericolo molti passeggeri che volavano sul volo Parigi-Pechino di American Air e sul volo Tel Aviv-Baku».

Aghayev immagina di provare a evocare fiducia e credibilità nel suo quotidiano palleggio fascista terrorista, facendo riferimento a una delle sue fonti di notizie sostenute dallo Stato azero e altrettanto screditati.

Il Ministero della Difesa della Repubblica di Artsakh/Nagorno-Karabakh ha smentito le segnalazioni dell’Azerbajgian sull’uso di misure di radiofrequenza contro gli aerei.

Il Nagorno Karabakh Observer ha esaminato l’accusa e non è riuscito a trovare nessun aereo di questi tipi nelle vicinanze a meno di 100 km di distanza negli orari indicati dalle autorità azere, che hanno aumentato rapporti simili, sostenendo che le autorità della Repubblica di Artsakh/Nagorno-Karabakh stanno utilizzando misure di radiofrequenza per prendere di mira gli aerei nel loro spazio aereo. Finora nessuna compagnia aerea o altro organismo indipendente ha segnalato eventuali incidenti in quella zona.

«L’Azerbajgian ha effettuato un attacco militare ai confini internazionalmente riconosciuti dell’Armenia. È una rivendicazione territoriale, un’invasione della sovranità dell’Armenia. Capiamo qual è l’obiettivo dell’Azerbajgian? Nelle ultime settimane, l’Azerbajgian è stato sottoposto a forti pressioni e minacce internazionali, come ha ammesso l’altro giorno Ilham Aliyev. La comunità internazionale, soprattutto quella occidentale, non è d’accordo con il modo di Aliyev di condannare alla fame gli Armeni del Nagorno-Karabakh.
La politica di Aliyev di condannare gli Armeni del Nagorno-Karabakh alla pulizia etnica e alla fame è sostenuta solo da Russia e Turchia. La comunità internazionale però non è d’accordo con un nuovo genocidio degli Armeni. L’Azerbajgian è stato lasciato isolato.
L’altro giorno, la Francia ha portato 10 camion di aiuti umanitari all’inizio del Corridoio di Lachin. Anne Hidalgo, Sindaco di Parigi, a capo della delegazione, ha inviato un messaggio dal Corridoio di Lachin chiuso, al Presidente Emmanuel Macron per avviare il processo di adozione di una risoluzione nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Non è escluso che la Francia avvii il processo sulla questione per ottenere una risoluzione.
Settimane fa, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha discusso la questione dell’apertura del Corridoio di Lachin. Sì, sebbene non sia stata adottata alcuna risoluzione, quasi tutti i 15 stati membri hanno notato la grave situazione umanitaria nel Nagorno-Karabakh e hanno invitato l’Azerbajgian ad aprire il Corridoio di Lachin. Il semplice fatto che la questione Artsakh sia stata nuovamente internazionalizzata e sia in discussione alle Nazioni Unite è già la sconfitta dell’Azerbajgian. Non è una sconfitta su larga scala, ma è ormai evidente che la questione del Nagorno-Karabakh non è un suo problema interno.
Dopo la guerra dei 44 giorni, il racconto principale di Ilham Aliyev ed esperti azerbajgiani era che il conflitto del Nagorno-Karabakh fosse stato risolto come risultato della guerra, e che all’ordine del giorno dovessero figurare solo la risoluzione delle relazioni armeno-azerbajgiani e la firma del trattato.
L’Armenia e le superpotenze globali non sono d’accordo con questa narrazione, che insistevano sulla necessità di risolvere la questione dei diritti e della sicurezza degli Armeni del Nagorno.Karabakh. Negli ultimi giorni si è registrato un numero senza precedenti di dure dichiarazioni contro Baku.
Queste pressioni rallentano o bloccano temporaneamente i piani dell’Azerbajgian di sottomettere il Nagorno-Karabakh con la forza. L’Unione Europea, gli Stati Uniti, la Germania e la Francia hanno chiesto unilateralmente all’Azerbajgian di aprire il Corridoio di Lachin.
Notizie inedite e inaspettate dalla Germania. Il Ministro degli Esteri tedesco, Annalena Berbock, ha recentemente informato: “Sono in corso discussioni con gli Stati Uniti per fornire aiuti al Nagorno-Karabakh”. Ha anche descritto la situazione nel Nagorno-Karabakh come catastrofica e ha sottolineato la necessità di aprire il corridoio.
A giudicare dalle parole del Ministro degli Esteri tedesco, la Germania e gli Stati Uniti potrebbero seguire l’esempio della Francia e inviare carichi umanitari per gli Armeni del Nagorno-Karabakh all’inizio del Corridoio di Lachin.
Una dichiarazione importante è stata fatta dal capo della politica estera dell’Unione Europea, Josep Borrell, dopo l’incontro dei Ministri degli Esteri dell’Unione Europea a Toledo, in Spagna: “Chiediamo alle autorità dell’Azerbajgian di garantire un movimento sicuro e senza ostacoli attraverso il Corridoio di Lachin”. Durante l’incontro, al quale hanno partecipato rappresentanti degli Stati membri dell’Unione Europea, è stata discussa anche la questione della crisi umanitaria nel Nagorno-Karabakh. Questo è un altro fatto del fallimento della strategia di Aliyev di non internazionalizzare la questione del Karabakh e di trasformarla in una questione interna dell’Azerbajgian.
E ieri, il presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel, ha presentato un piano per risolvere la crisi umanitaria nel Nagorno-Karabakh. Il Rappresentante speciale dell’Unione Europea,ToivoKlaar, e la squadra di Michel sono stati in frequente contatto con Baku, Yerevan e Karabakh per trovare una soluzione alla questione del blocco. L’Unione Europea ha valutato che la situazione umanitaria nel Nagorno-Karabakh si sta rapidamente deteriorando ed è imperativo adottare misure per rispondere ai bisogni della popolazione locale. Brussel ha inoltre sottolineato che Baku dovrebbe chiarire le procedure per il ritorno degli Armeni del Nagorno-Karabakh dall’Armenia attraverso il Corridoio di Lachin. Qualsiasi chiarezza è un fallimento e uno sviluppo indesiderabile per l’Azerbajgian, poiché limita il suo arsenale di guerra ibrida contro il Nagorno-Karabakh e l’Armenia. E sono sicuro che l’appello dell’Unione Europea a chiarire le procedure nel Corridoio di Lachin o verrà respinto o si farà riferimento alla legislazione dell’Azerbajgian, anch’essa fonte di incertezza. Parallelamente, secondo Michel, le discussioni si sono concentrate anche sul rapido ripristino delle forniture di elettricità e gas agli Armeni del Karabakh. L’Unione Europea ha invitato Baku e Stepanakert al dialogo. “I diritti e la sicurezza degli armeni del Karabakh devono essere garantiti e le discussioni sui metodi specifici devono essere avviate al più presto possibile” ha affermato Charles Michel.
Ciò ripete l’appello degli Stati Uniti. Ma l’Azerbajgian ha un problema anche qui. Per ora, con Mosca, è fallito il processo di organizzazione di un incontro internazionale in un Paese terzo. Quando l’Occidente chiede nuovamente un incontro, ciò implica uno stato neutrale, e Mosca e Baku tendono ad organizzare l’incontro in Azerbajgian.
L’Azerbajgian deve accettare l’idea che la questione del Nagorno-Karabakh è diventata internazionale e sarà costretto a negoziare con Stepanakert in un paese neutrale, attraverso un meccanismo internazionale.
Ho portato fatti che dimostrano che le pressioni internazionali possono potenzialmente diventare pericolose per l’Azerbajgian. Con l’attacco militare del 1° settembre l’Azerbajgian esercita pressioni sull’Armenia affinché l’Armenia blocchi il processo di consolidamento della comunità internazionale contro l’Azerbajgian.
Con questo attacco, l’Azerbajgian invia un messaggio all’Armenia: non è al sicuro dagli attacchi militari e dalla guerra, è necessario fermare l’attività. Gli Azeri definiscono la diplomazia attiva dell’Armenia una “karabakhizzazione” del processo di risoluzione armeno-azerbaigiana.

Attaccando Sotk, Azerbajgian cerca di destabilizzare il processo. La richiesta dell’Armenia di garantire i diritti e la sicurezza degli Armeni del Nagorno Karabakh è considerata da loro una rivendicazione territoriale contro l’Azerbajgian. L’attacco a Sotk è una tattica speculare: è una rivendicazione territoriale contro l’Armenia.
L’obiettivo, come ho già detto, è eliminare l’attività dell’Armenia attraverso la pressione militare. Ciò darà all’Azerbajgian la possibilità di risolvere il conflitto del Karabakh nella logica della sua questione interna. E questo significa prendere il Nagorno-Karabakh sotto il controllo diretto. I metodi sono noti: infiltrazione morbida da Aghdam sotto il nome di consegna di beni umanitari o invasione militare dura.
Se il metodo soft fallisce, verrà utilizzata la formula hard. È una questione di tempo, che dipende anche dall’intensità o dall’indebolimento della pressione degli attori internazionali.
Non importa quanto gli appelli e le esortazioni degli attori internazionali siano sottovalutati, sono solo la punta dell’iceberg e dicono molto poco sui processi dietro le quinte. E nel profondo, Aliyev riceve minacce e pressioni. Poiché l’Azerbajgian non può affrontare un duro confronto con l’Occidente, minaccia l’Armenia con queste azioni militari, mandando il messaggio che è necessario smettere di difendere i diritti degli Armeni del Nagorno-Karabakh nei tribunali internazionali.
L’Azerbajgian sta cercando di creare un sentimento di insicurezza in Armenia, affinché Yerevan non insista più sulla necessità di garantire i diritti degli Armeni del Nagorno Karabakh. Tuttavia, come avete già notato, su questo insiste non solo l’Armenia, ma anche importanti attori della comunità internazionale.
L’Armenia afferma chiaramente che firmerà un accordo con l’Azerbajgian solo se si terranno i negoziati in formato internazionale Stepanakert-Baku sulle questioni relative ai diritti e alla sicurezza. È vero, l’Azerbajgian e la Russia sono riusciti a bloccare un incontro Karabakh-Azerbaigiano in un Paese neutrale, ma il conflitto del Karabakh non è scomparso da ciò.
Gli USA e l’Unione Europea chiedono che Baku incontri subito Stepanakert. Penso che l’Azerbajgian non sarà in grado di costringere l’Armenia con attacchi militari ad abbandonare l’agenda di protezione dei diritti e della sicurezza degli Armeni del Nagorno-Karabakh. Permettetemi di ricordarvi che questo non è accaduto dopo la guerra del 2020, quando le forze armate armene erano in uno stato debole.
Gli Stati Uniti, l’Unione Europea, la Francia e i Paesi occidentali hanno ripetutamente dichiarato di sostenere la sovranità e l’integrità territoriale dell’Armenia. Ciò significa che l’Azerbajgian non sarà perdonato per un nuovo attacco militare della portata di quello del 13 settembre 2022 contro l’Armenia.
Ecco perché l’attacco è stato su piccola scala. Ma ovviamente non escludo che si tenterà di ripetere il 13 settembre. Dipende dal grado di resistenza delle forze armate armene e dal grado di coinvolgimento della comunità internazionale.
Non è escluso che vengano imposte sanzioni contro il regime di Aliyev se manca di rispetto agli attori internazionali apertamente. Nei Paesi occidentali si discute seriamente sulla questione delle sanzioni contro l’Azerbajgian.
L’Azerbajgian dovrebbe fare la cosa giusta: fermare gli attacchi militari all’Armenia e ritornare a negoziati costruttivi. Questo è ciò che impone la logica del processo di pace. Invece, penso che l’Azerbajgian andrà avanti con metodi duri e militari. Ecco come vedo la situazione adesso. Monitoreremo il processo» (Robert Ananyan – Nostra traduzione italiana dall’inglese).

Segnaliamo

– Un’altra pulizia etnica potrebbe essere in corso – e noi non prestiamo attenzione di Nicola Kristof – The New York Times, 2 settembre 2023 [QUI]: «Con le sue camere di tortura russe e il massacro di civili, la guerra in Ucraina è già abbastanza orribile. Ma cosa succederebbe se un altro Paese approfittasse di questa distrazione per commettere i propri crimini contro l’umanità? Incontra l’Azerbajgian. Probabilmente non hai sentito parlare della brutalità dell’Azerbajgian nei confronti di un’enclave di etnia armena chiamata Nagorno-Karabakh, ma merita un esame approfondito. L’ex Procuratore capo della Corte Penale Internazionale, Luis Moreno Ocampo, che ho conosciuto anni fa quando cercava le responsabilità per il genocidio nella regione del Darfur in Sudan, ora descrive ciò che sta accadendo in Nagorno-Karabakh in modo simile. “È in corso un genocidio contro 120.000 Armeni che vivono nel Nagorno-Karabakh”, ha scritto in un recente rapporto».

– Nel Nagorno-Karabakh, l’arma della fame di Faustine Vincent – Le Monde International, 3-4 settembre 2023: «Il blocco dell’enclave da parte dell’Azerbaigian è peggiorato quest’estate, minacciando gli armeni di gravi carenze. “C’è la paura costante che la guerra ricominci, o qualcosa di peggio”».

NOI PREGHIAMO IL SIGNORE PER QUESTO MIRACOLO
NON DOBBIAMO SPERARE CHE VENGA DAGLI UOMINI,
QUELLO CHE SOLO IL SIGNORE POTREBBE DARCI

Indice – #ArtsakhBlockade [QUI]