Inquietudini armene (Electomagazine 08.09.23)

Non è certo una novità. La regione caucasica, intrico di popoli, etnie, religioni, è sempre stata, per usare un eufemismo, inquieta. E lo è divenuta ancor di più, da che i diversi stati regionali sono divenuti indipendenti dopo il crollo dell’URSS.

Indipendenza che non ha, però, risolto molti nodi. Anzi, ha acuito tensioni e conflitti latenti e compressi dal dominio degli Zar rossi. Quello per il Nagorno Karabach, tra Azeri e armeni, ne è solo l’esempio più eclatante. Non certo l’unico. E, forse, neppure il più pericoloso.

 

E proprio dall’Armenia giungono, in queste ore, segnali gravidi di minaccia. Che potrebbero far sospettare una, prossima, esplosione di tutta la regione caucasica.

In sintesi, il primo ministro Armeno, Nikol Pashinyan, ha dichiarato pubblicamente che l’alleanza,cormai storica, con la Russia è un peso per Erevan. Un peso dal quale vuole liberarsi al più presto. Reazione secca del Cremlino. Che attraverso il suo portavoce, ha ribadito che il rapporto Russia Armenia è un’alleanza, un’amicizia “fra pari”. Nell’interesse di entrambi. Punto e a capo.

Ma non si tratta solo di parole. Sono state annunciate manovre militari congiunte fra l’esercito armeno e quello statunitense. Quasi una prolusione all’uscita di Erevan dall’alleanza con la Russia. E a un suo ingresso nella NATO.

Cosa questo possa comportare è facile immaginarlo. Trovarsi la NATO nel Caucaso, da sempre il suo “giardino di casa”, non è qualcosa che possa lasciare indifferente Mosca. E neppure Teheran, sino ad oggi l’altro alleato regionale dell’Armenia.

Fabio L. Grassi – che insegna alla Sapienza di Roma ed è uno dei massimi esperti della geopolitica caucasica – ha rilevato come sia angosciante notare che i leader armeni riescano, infallibilmente, a non azzeccarne una.

Infatti, abbandonare il campo russo per passare dalla parte americana, significa, in questo momento, un totale isolamento per l’Armenia. Che si trova circondata, fra vicini ostili. Da un lato Mosca e Teheran che, come dicevo, vedono come fumo negli occhi la presenza NATO nella regione. Dall’altro Azerbaijan e Turchia. Nemici storici. Una inimicizia acuita dalla crisi del Nagorno Karabach. Dove sembra sul punto di riaccendersi il conflitto.

Al di là dei calcoli, ed errori, del governo di Erevan, la situazione che si sta venendo a creare presenta un elevato tasso di rischio. Washington, ormai sempre più cosciente del fallimento ucraino, tende a generare un nuovo focolaio di tensione con Mosca nel Caucaso.

E siccome puntare sulla Georgia, in questo momento, appare difficile, per la riottosità della sua classe dirigente memore dell’infelice esperienza del 2008 – quando Tblisi fu abbandonata a se stessa di fronte al fulmineo attacco russo – punta, ora, sull’Armenia.

Per aprire, a Sud, un nuovo fronte nella complicata partita a scacchi per isolare, e in prospettiva smembrare, la Russia e la sua area di influenza.

Questa operazione potrebbe, però, facilmente scatenare un effetto a catena. Coinvolgendo anche la Turchia. Dove Erdogan non potrà certo accettare supinamente il sostegno, implicito, dell’Amico Americano alle rivendicazioni armene sul Nagorno. A spese di quell’Azerbaijan che, per Ankara, è un “paese fratello”.

L’amministrazione Biden rischia, dunque, un nuovo effetto boomerang. Strappando Erevan alla sfera di influenza russa, segna un ulteriore allontanamento dalla Turchia. E fa sì che Baku, sino a ieri abbastanza vicina a Washington, cominci a guardare con sempre maggiore interesse nella direzione di Mosca.

Il Caucaso è un mosaico delicato e complesso. Spostare una pedina implica sempre un gioco di reazioni a catena. Che possono portare a un ginepraio tale da far sembrare facile da comprendere l”attuale conflitto russo-ucraino.

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271° giorno del #ArtsakhBlockade – Parte 1 e 2. Cronaca dal campo di concentramento della soluzione finale di Aliyev in Artsakh. Grande pericolo che Azerbajgian inizi presto una terribile guerra contro Artsakh e Armenia (Korazym 08.09.23)

[Korazym.org/Blog dell’Editore, 08.09.2023 – Vik van Brantegem] – Ricordiamo a tutti coloro che parlano di “ambedue le parti” (non indicando chi è l’aggressore – l’Azerbajgian – e chi sono le vittime – l’Artsakh e l’Armenia) e “negoziati di pace”, che cibo e assistenza medica non potranno mai far parte di un accordo di pace. Rendere le persone dipendenti dalla fase del processo di negoziazione per il cibo e l’assistenza medica, che è un diritto umano fondamentale, non è mai una soluzione ad alcun problema.

Una torta nel #ArtsakhBlockade.

«L’amore in una fetta di formaggio, Artsakh. “Ogni giorno tagliavo un pezzo dall’ultima fetta di formaggio e lo lasciavo a lei (la moglie). E lei ne tagliò un altro pezzo, lasciando la fetta a me. Ora l’ultimo pezzo di pane. Dobbiamo quindi porre fine a questa questione”. Colloqui nel blocco #Artsakhblockade» (Lika Zakaryan, giornalista freelance di Artsakh, autore del libro 44 giorni: diario di una guerra invisibile, co-autore del documentario sulla guerra dell’Artsakh Repubblica invisibile).

«Parlando oggi con la madre di una bambina piccola, le ho chiesto se sua figlia ha già iniziato l’asilo. “Questo avrebbe dovuto essere il suo primo giorno di scuola in assoluto, ma è chiusa”. Questa è la storia di solo uno dei 30.000 bambini che vivono sotto il blocco dell’Artsakh da parte dell’Azerbajgian» (Gev Iskajyan).

Accettare la proposta dell’Azerbajgian della “strada di Aghdam” (per la fornitura di “aiuti umanitari”) sì o no in alternativa/complementare al “Corridoio di Lachin” chiuso dall’Azerbajgian dalle ore 10.30 del 12 dicembre 2022 e non permette di entrare gli aiuti umanitarie dal ponte Hakari, è semplicemente osceno. Significa imporre “trattative” per l’integrazione forzata dall’Artsakh in Azerbajgian, in violazione dei diritti umani, del diritto umanitario internazionale e del diritto all’autodeterminazione del popolo di Artsakh.

A differenza dell’Azerbajgian sul territorio sovrano dell’Armenia, l’Armenia che non ha pretese sul territorio sovrano dell’Azerbajgiano, mentre l’Azerbajgian viola i diritti dell’Artsakh con la forza e la minaccia della forza.

Il trattamento riservato all’Armenia e all’Artsakh da coloro che la circondano è motivo di vergogna a livello internazionale. Ancora una volta, i crimini di una nazione ricca di risorse vengono ignorati, e un popolo con una storia così ricca e lunga ne paga il prezzo.

L’Esercito di Difesa della Repubblica di Artsakh smentisce il rapporto dell’Azerbaigian di essere stato “contrastato” mentre lavorava sulle trincee lungo la linea di contatto nell’area di Askeran/Aghdam: «La dichiarazione diffusa dal Ministero della Difesa dell’Azerbajgian afferma che l’8 settembre intorno alle ore 00.25 , le forze di difesa dell’Artsakh hanno effettuato lavori di fortificazione nella regione di Askeran che presumibilmente erano stati sospesi dalle forze armate azere è un’altra disinformazione». Tali rapporti da parte azere sono diventati un evento quotidiano negli ultimi due mesi o più, cambiando la dinamica delle semplici accuse di violazione del cessate il fuoco. Sebbene non siano stati verificati in modo indipendente, riflettono la crescente tensione tra le parti.

Secondo il giornalista Abbas Juma, nel contesto dell’escalation armeno-azera, è arrivato un rapporto dall’Iran secondo cui un drone Shahed 171 da ricognizione è stato avvistato nel cielo vicino a Syunik e ai confini di Iran, Azerbajgian e Armenia.

I servizi segreti siriani condivideranno informazioni sui mercenari con l’Armenia

Secondo fonti strettamente legate al Maggiore Generale Ali Mamluk, Capo del Dipartimento di sicurezza nazionale siriano, è stato riferito che i servizi segreti siriani forniranno all’Armenia dati di intelligence riguardanti mercenari affiliati a gruppi filo-turchi che operano nelle regioni del Paese occupate dalla Turchia. Questi mercenari potrebbero potenzialmente essere trasferiti dalla Turchia in Azerbajgian in caso di guerra. Vale la pena notare che la Siria ha tradizionalmente mostrato sostegno all’Armenia nel conflitto con l’Azerbajgian e la Turchia.

I membri dell’Organizzazione degli Stati Turchi discutono della “gestione dell’emergenza” a Baku, mentre l’Azerbajgian stesso sta effettivamente creando un disastro umanitario, condannando con il #ArtsakhBlockade gli Armeni dell’Artsakh alla carestia.

Erdoğan ha definito “provocatorio” il comportamento dell’Armenia

Il Presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdoğan si è espresso ancora una volta in modo errato nel suo discorso sull’Armenia. Secondo Anadolu, Erdoğan, riferendosi alle sfide che minacciano la stabilità nella regione, si è riferito anche all’Armenia, sostenendo che la sensibilità degli equilibri è preservata soprattutto grazie al comportamento “provocatorio” dell’Armenia nel Caucaso.

La Commissione per le relazioni estere del Senato degli Stati Uniti terrà la prossima settimana un’audizione sul blocco dell’Artsakh da parte dell’Azerbaigian

Il Senato degli Stati Uniti ha annunciato che la Commissione per le relazioni estere al completo terrà un’audizione per “valutare la crisi nel Nagorno-Karabakh”, giovedì 14 settembre 2023 alle ore 10.00. Verranno ascoltato due funzionari dell’Ufficio per gli affari europei ed eurasiatici del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti: la Signora Yuri Kim, Segretario aggiunto facente funzioni, e il Signor Lou Bono, Consulente senior per i negoziati sul Caucaso.

Dichiarazione del Ministero degli Esteri della Repubblica di Armenia
7 settembre 2023

Il Ministero degli Esterni armeno ieri ha rilasciato una dichiarazione – che riportiamo nella nostra traduzione italiana dall’inglese – in cui sottolinea che l’Armenia resta impegnata nell’agenda di pace e stabilità nel Caucaso meridionale, sottolineando al contempo la necessità di segnali verbali e pratici simili da parte di Baku. Inoltre, che il blocco del Corridoio di Lachin, la crisi umanitaria nel Nagorno-Karabakh e l’assenza del dialogo Baku-Stepanakert nell’ambito di un meccanismo internazionale non contribuiscono al miglioramento dell’atmosfera nella regione.

Per quanto riguarda la dichiarazione rilasciata dal Ministero degli Esteri dell’Azerbajgian dopo il discorso del Primo Ministro armeno Nikol Pashinyan alla riunione del governo armeno del 7 settembre 2023, riteniamo necessario sottolineare quanto segue.
Gli stessi utenti azeri delle reti sociali e dei media hanno pubblicato informazioni sull’accumulo di truppe azerbajgiane vicino al confine armeno-azerbajgiano e lungo la linea di contatto nel Nagorno-Karabakh, il che è confermato anche da informazioni provenienti da altre fonti.
Nel suddetto discorso, il Primo Ministro armeno ha dichiarato che l’Armenia è impegnata a rispettare gli accordi raggiunti il 6 ottobre 2022 a Praga, il 31 ottobre 2022 a Sochi e il 14 maggio 2023 a Brussel, che hanno confermato il reciproco riconoscimento incondizionato da Armenia e Azerbajgian della reciproca integrità territoriale. L’Armenia non ha rivendicazioni territoriali contro l’Azerbajgian e si aspetta lo stesso dall’Azerbajgian, che non ha ancora confermato pubblicamente il proprio impegno nei confronti di questi accordi.
L’Armenia non è interessata ad una escalation militare, ha proposto meccanismi per escludere tali rischi, ma finora non ha ricevuto risposte. L’Armenia è pronta a discutere anche l’introduzione di altri meccanismi efficaci.
L’Armenia è pronta a continuare a compiere sforzi attivi per completare il lavoro sulla bozza dell’accordo do pace e la normalizzazione delle relazioni con l’Azerbajgian e firmarlo il prima possibile.
L’Armenia è impegnata e resta impegnata nell’agenda di pace e stabilità nel Caucaso meridionale, sottolineando al contempo la necessità di segnali verbali e pratici simili da parte di Baku.
È ovvio che il blocco del Corridoio di Lachin, la crisi umanitaria nel Nagorno-Karabakh e l’assenza del dialogo Baku-Stepanakert nell’ambito di un meccanismo internazionale non contribuiscono al miglioramento dell’atmosfera nella regione.

Il Ministro degli Esteri azero ha lanciato false accuse contro l’Armenia durante l’incontro con il Rappresentante speciale del Ministero degli Esteri russo

Il Ministro degli Esteri azerbajgiano, Jeyhun Bayramov, ha ricevuto il co-Presidente russo del Gruppo di Minsk dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, Igor Khovaev, Rappresentante Speciale del Ministero degli Esteri russo per le questioni delle relazioni armeno-azerbajgiani. Durante l’incontro Bayramov ha lanciato false accuse contro l’Armenia. Secondo l’agenzia statale azera News.am, Bayramov ha accusato l’Armenia di provocazioni, cosa che sta facendo Baku. Secondo i media statali azeri, Bayramov ha continuato a fornire al diplomatico russo informazioni errate sulle azioni della parte armena, che presumibilmente minano gli sforzi volti a stabilire una pace stabile nella regione. Allo stesso tempo, il Ministro degli Esteri azero ha dimenticato di ricordare numerosi crimini, nonché violazioni dei punti della Dichiarazione tripartita del 9 novembre 2020, che si riferiscono al ritorno dei prigionieri di guerra e di altri detenuti, nonché al mantenimento del regime di controllo russo degli accessi al Corridoio di Lachin e che l’Artsakh è sotto blocco da 9 mesi.

«L’Azerbajgian deve porre fine immediatamente al blocco umanitario del Corridoio di Lachin, la fame e l’espulsione non possono essere una base per una convivenza pacifica» (Michael Roth, Presidente della Commissione per gli Affari Esteri del Bundestag tedesco).

Parole al vento senza significato nel mondo reale dell’Artsakh. Il tempo delle parole è scaduto da 9 mesi. Poi, non si tratta di un blocco “umanitario”, ma di un blocco tout court. Il Corridoio di Lachin deve essere aperto in ambedue le direzioni senza ostacoli (quindi le forze armate dell’Azerbajgian devono uscire dal corridoio) per persone, merci e veicoli. Ripetiamolo: non solo per traffico “umanitario”.

Il deputato repubblicano del Texas, Patrick Edward “Pat” Fallon, ha dichiarato che le parole devono essere trasformate in azioni e che il Presidente dell’Azerbajgian, Ilham Aliyev, deve essere ritenuto responsabile della sua campagna di pulizia etnica nell’Artsakh. Così ha risposto Fallon alla (ennesima) conversazione telefonica tra il Segretario di Stato americano, Anthony Blinken, e Aliyev, durante la quale Blinken ha ripetuto l’appello per l’apertura del Corridoio di Lachin. Aliyev ha archiviato con cura questo appello con i precedenti: nel bidone dei rifiuti (sicuro, l’ha detto lui stesso mesi fa che è questo il destino degli appelli).
«Il Segretario di Stato Blinken chiede giustamente la fine del blocco del Corridoio di Lachin, ma queste parole devono essere seguite da azioni significative, soprattutto perché la crisi umanitaria nell’Artsakh continua a peggiorare», ha scritto Fallon in un post sul suo account Twitter.
Il deputato ha sottolineato l’importanza di assicurare alla giustizia il Presidente dell’Azerbajgian, Ilham Aliyev, per l’instaurazione della pace: «I crimini di Aliyev contro l’umanità e la sua deliberata campagna di pulizia etnica nell’Artsakh devono avere delle conseguenze», ha scritto, aggiungendo che la pace non sarà stabilita nel Caucaso se «Aliyev non sarà ritenuto responsabile dell’aggressione dell’Azerbajgian contro il popolo armeno».

L’Azerbaigian usa la fame come strumento per distruggere gli Armeni. L’intervista del Ministro degli Esteri dell’Artsakh al quotidiano francese Ouest-France

Il Ministro degli Esteri della Repubblica di Artsakh, Sergey Ghazaryan, ha rilasciato un’intervista al quotidiano francese Ouest-France, che riportiamo di seguito nella nostra traduzione italiana.

Qual è la situazione nella Repubblica di Artsakh dalla fine della guerra del 2020?
L’Azerbajgian continua la sua retorica minacciosa e la politica genocida contro gli Armeni. Innanzitutto, il 9 gennaio 2022 è stata interrotta la fornitura di elettricità dall’Armenia all’Artsakh e poi, a metà marzo, anche la fornitura di gas. Successivamente, la parte azera ha istituito un posto di blocco illegale nel Corridoio di Lachin. Dal 15 giugno l’unica strada che collega l’Artsakh all’Armenia è completamente bloccata per persone, cibo, medicinali e altri beni essenziali.

Quali sono le conseguenze del blocco?
Le famiglie vengono separate dall’una e dall’altre parre, il normale funzionamento degli ospedali viene interrotto. A causa della mancanza di carburante, i lavoratori agricoli non possono coltivare la terra. Inoltre, sono presi di mira quotidianamente dalle forze armate dell’Azerbajgian, che mirano a ostacolare qualsiasi tipo di attività economica nell’Artsakh e ad aggravare ulteriormente la carestia. Questo è un disastro umanitario.
Le nostre scorte sono esaurite. abbiamo solo una scorta di farina e pane per pochi giorni. La causa di una morte su tre nell’Artsakh è la fame e la malnutrizione. Immaginate cosa accadrà se a questo blocco non verrà posto fine. È necessario adottare misure immediate, altrimenti sarà troppo tardi.

Secondo lei la carestia è organizzata in modo deliberato?
Sì, i maggiori esperti internazionali definiscono la situazione come un genocidio. L’Azerbajgian usa la fame come strumento per annientare gli Armeni.

Come si può prevenire questo genocidio?
I leader dei Paesi e l’ONU devono dar prova di volontà politica. La comunità internazionale ha l’obbligo e la capacità di prevenire i genocidi. Le organizzazioni internazionali competenti sono adeguatamente informate sulla situazione nell’Artsakh. Dovrebbero farne una valutazione obiettiva. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite può adottare una risoluzione adeguata che invita l’Azerbajgian a porre fine al blocco. Le organizzazioni internazionali dovrebbero imporre sanzioni ai responsabili del blocco e inviare aiuti umanitari con tutti i mezzi possibili, anche per via aerea.
Facciamo appello al mondo libero e progressista affinché tuteli i diritti delle persone e dei popoli. Non perdiamo tempo, perché, dopo tutto, si tratta di prevenire il genocidio.

Bloccare gli aiuti umanitari a NK è una violazione dei diritti umani

Il Partito Europeo dei Verdi ha scritto in un post su Twitter: «Situazione critica nel Corridoio di Lachin. Le forze azere bloccano l’ingresso degli aiuti umanitari nel Nagorno-Karabakh. È una violazione dei diritti umani». Inoltre, si sottolinea anche l’appello del Ministro degli Esteri tedesco, Annalena Berbock, all’Azerbajgian e alla Russia di aprire il Corridoio di Lachin per agli aiuti umanitari.

Un dipendente della Società della Mezzaluna Rossa dell’Azerbajgian è stato visto frequentare campi militari in stile “gioventù hitleriana”. Questo per quanto riguarda l’“indipendenza”, come se qualsiasi organizzazione in Azerbajgian potesse esistere senza approvazione del Presidente autocratico Ilham Aliyev.

«50 rabbini europei hanno inviato una lettera al Presidente dell’Armenia e a Nikol Pashinyan chiedendo loro di onorare le terribili sofferenze umane subite dal popolo ebraico e di smettere immediatamente di usare espressioni come “genocidio” e “pulizia etnica” per scopi politici nel conflitto con l’Azerbajgian» (Rahman Mustafaev, Ambasciatore dell’Azerbajgian nel Regno dei Paesi Bassi).

Della lettera del Centro Rabbinico d’Europa (RCE) alla leadership armena abbiamo riferito ieri [QUI].

Ricordiamo che l’8 agosto 2023 in un articolo su Le Point, lo storico e saggista ebreo Marc Knobel si è indignato per l’imminente Conferenza dei Rabbini europei, presieduta dal Rabbino Pinchas Goldschmidt, che si terrà a novembre in Azerbajgian, Paese aggressore dell’Armenia e dell’Artsakh: «Rabbini, mi vergogno e sono ebreo» [QUI]. La Conferenza dei Rabbini Europei che si terrà in Azerbaigian a novembre, denuncia Marc Knobel.

Questi idioti a Baku non si rendono neanche conto di quanto tutto questo sia controproducente e si stia per rivelarsi un boomerang. Stanno utilizzando come arma la memoria della Shoah per far sparire dalla cronaca le accuse di genocidio nel #ArtsakhBlockade. Ma sbagliano: non è Nikol Pashinyan che lo chiama genocidio, ma la comunità internazionale. Il fatto che il #ArtsakhBlockade sia genocidio in atto non è solo l’opinione degli Armeni, è l’opinione di esperti, ovvero studiosi e storici del genocidio indipendenti e non affiliati al governo. E lo scrive anche l’ebreo Marc Knobel: «Rabbini e cari amici, sapete che l’Azerbajgian sta effettuando la pulizia etnica nel Nagorno-Karabakh».

La Prof.ssa Brenda Shaffer ha scritto in un post su Twitter: «L’Armenia ha lanciato i missili balistici Iskander di fabbricazione russa contro la capitale dell’Azerbajgian, Baku, negli ultimi giorni delle ostilità nel novembre 2020. Tuttavia, le forze azere hanno intercettato il missile con un sistema di difesa aerea Barak-8 acquistato da Israel Aerospace Industries».

Ringraziamo la Prof.ssa Brenda Shaffer, lobbysta di lunga data per il regime genocida dell’Azerbajgian, per aver dimostrato ancora una volta che l’avidità di Israele è quella di assistere l’Azerbajgian per un secondo genocidio armeno.

Nella foto sopra si puoi vedere chiaramente il Ministro delle Difesa dello Stato di Israel, Yoav Gallant, che guarda la foto di Artsakh, godendo della fame degli Armeni.

Israel è complice dei crimini dell’Azerbajgian, quindi co-responsabile del genocidio armeno 2023. Vergogna, si tradiscono se stessi per 30 denari e il gas azero/russo.

Segnaliamo

– Preparativi di guerra in Azerbajgian per il Nagorno-Karabakh di Mariano Giustino – The Huffington Post, 7 settembre 2023 [QUI]: «Il rischio di escalation nel Caucaso meridionale è concreto: Israele e Turchia inviano armi agli Azeri; l’Armenia si ritira dal CSTO, prende le distanze dal suo alleato di lunga data, la Russia, a causa del tradimento subito per la indifferenza davanti all’aggressività di Baku. Il momento migliore per fermare una guerra è prima che inizi e forse è quello che avrà pensato il Presidente francese Emmanuel Macron che, secondo fonti armene, è atteso a Yerevan il 9 e il 10 settembre e subito dopo dovrebbe recarsi nella capitale azera. Ci sono molteplici segnali che indicano un enorme aumento di movimenti di truppe in Azerbajgian al confine con l’Armenia».

NOI PREGHIAMO IL SIGNORE PER QUESTO MIRACOLO
NON DOBBIAMO SPERARE CHE VENGA DAGLI UOMINI,
QUELLO CHE SOLO IL SIGNORE POTREBBE DARCI

Indice – #ArtsakhBlockade [QUI]

 

 

271° giorno del #ArtsakhBlockade – Parte 2. Cronaca dal campo di concentramento della soluzione finale di Aliyev in Artsakh. Grande pericolo che Azerbajgian inizi presto una terribile guerra contro Artsakh e Armenia (Korazym 08.09.23)

[Korazym.org/Blog dell’Editore, 08.09.2023 – Vik van Brantegem] – Riportiamo di seguito le analisi del giornalista ameno Robert Ananyan sulla situazione nel Caucaso meridionale e il pericolo di una guerra imminente dell’Azerbajgian contro la Repubblica di Armenia e la Repubblica di Artsakh/Nagorno-Karabakh, che «sarebbe più corretto chiamare l’imminente guerra russo-azera contro gli Armeni», osserva. Presentando l’intero contesto della situazione esplosiva di oggi, conclude: «L’imminente terribile guerra russo-azerbajgiana potrebbe essere evitata se gli Stati Uniti, l’Unione Europea e altri centri geopolitici costringessero l’Azerbajgian ad abbandonare questo scenario sanguinoso. Sono sicuro che il Nagorno-Karabakh e l’Armenia siano pronti a proseguire i negoziati di pace e ottenere un risultato».

«Il governo armeno ha annunciato per la prima volta che la sua dipendenza unilaterale in termini di sicurezza dalla Russia è stato un errore strategico. Questa è una diagnosi importante e accurata. Allo stesso tempo, vediamo che l’Armenia comunica liberamente e rafforza la cooperazione con i Paesi occidentali, gli Stati Uniti, la Francia e l’Unione Europea. Oggi l’India è un importante partner per la sicurezza. Ciò potrebbe significare che l’Armenia sta cercando di bilanciare la propria politica estera. Per decenni, la malsana dipendenza dalla Russia si è approfondita a tal punto che anche il solo fatto di inviare aiuti umanitari all’Ucraina è visto dal Cremlino e dai suoi propagandisti come l’inizio di una guerra da parte dell’Armenia.

La dipendenza dell’Armenia dalla Russia non riguarda solo il campo della sicurezza. Oggi l’energia armena (gas, energia nucleare), le ferrovie e altri settori continuano a essere sotto l’influenza della Russia. Spero che l’Armenia decida presto di costruire una centrale nucleare con gli Stati Uniti, e non con la Russia. Un simile dilemma esiste ora.

Dopo aver iniziato la guerra contro l’Ucraina, la Russia non vende più armi all’Armenia. Persino i Russi non forniscono le armi pagate dall’Armenia (circa 700 milioni di dollari). A breve termine, ciò crea problemi di sicurezza, perché l’Azerbajgian inizierà presto una guerra contro l’Armenia. Ma sul lungo termine è positivo essere privati della fonte delle armi russe. Ciò costringe il governo armeno a pensare a diversificare il mercato dell’acquisto di armi e ad abbandonare la dipendenza dalla Russia. L’emergere di nuove e diversificate fonti di armi consentirà all’Armenia di perseguire una politica indipendente dalla Russia.

Negli anni precedenti, la Russia ha stabilito la propria egemonia sull’Armenia, ponendola in una dipendenza dal punto di vista della sicurezza. Questo è il motivo per cui le alte autorità armene sono state costrette a votare in modo neutrale o a favore della Russia nelle strutture internazionali riguardanti i problemi dell’Ucraina.

Tuttavia, ad oggi, l’Armenia non ha mai votato a favore di alcuna risoluzione che giustifichi l’aggressione della Russia. L’Armenia non sostiene l’aggressione della Russia contro l’Ucraina, come ha annunciato il Primo Ministro armeno. Credo che l’Armenia non sarebbe stata in grado di inviare aiuti umanitari all’Ucraina se la Russia fosse rimasta, come prima, la fonte del 95% dei suoi acquisti di armi. È stato un fatto crudele e scioccante per la società armena scoprire che la Russia e l’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO) hanno abbandonato i loro doveri di garanti della sicurezza. Il 22 febbraio 2022 Putin e Aliyev hanno firmato una dichiarazione che conferma le relazioni di alleanza.

Sappiamo che l’alleanza russo-azerbajgiana contro l’Armenia è iniziata almeno dal 2007, quando la Russia ha iniziato a vendere armi letali all’Azerbajgian, il cui volume ha raggiunto miliardi di dollari. Nel 2020, il 67% dell’arsenale dell’Azerbajgian era fornito da Russia e Bielorussia, che sono formalmente alleati dell’Armenia nella CSTO.

Tuttavia, nella guerra dei 44 giorni del 2020, la Russia ha fornito sostegno militare, di intelligence, politico e diplomatico all’Azerbajgian, grazie al quale ha sconfitto l’esercito di difesa del Nagorno-Karabakh, cambiando radicalmente la situazione nelle relazioni armeno-russe. La Russia, insieme a Turchia e Azerbajgian, ha stretto un accordo contro l’Armenia e il Nagorno-Karabakh, portando a termine una “operazione di successo” in Karabakh.

La politica non allineata, direi traditrice, della Russia nei confronti dell’Armenia è finalmente diventata evidente per la società armena.
Oltre ad armare l’Azerbajgian, durante le aggressioni militari azere iniziate dal 12 maggio 2021, la Russia non solo non ha sostenuto la sicurezza dell’Armenia, come era obbligata a fare, ma è stato anche scoperto che il ricatto militare dell’Azerbajgian è sponsorizzato dalla stessa Russia.

Mesi fa, durante la riunione dell’Unione Economica Eurasiatica (EEU), Aliyev ha affermato apertamente che la Russia sostiene l’Azerbajgian nel progetto azero del “Corridoio di Zangezur”. Il “Corridoio di Zangezur” è una rivendicazione territoriale nei confronti dell’Armenia da parte dell’Azerbajgian, con l’obiettivo di creare un corridoio attraverso il territorio dell’Armenia fino a Nakhichevan.

La Russia afferma inoltre di voler schierare truppe tra Armenia e Azerbajgian, parallelamente al processo di demarcazione dei confini, ma spero che, oltre all’Armenia, anche l’Azerbajgian sarà contrario.

Oggi nulla mantiene l’Armenia vicina alla Russia. Penso che sia ovvio che il contingente delle forze di mantenimento della pace russo non impedirà all’Azerbajgian di iniziare una guerra contro il Nagorno-Karabakh. La Russia non ha nulla da offrire o da dare all’Armenia, né in senso militare e politico, né in termini di valore. La Russia non ha uno stato alleato. La Russia offre ai suoi vicini la schiavitù, il ritorno all’Unione Sovietica, cioè l’occupazione.

L’Armenia ratificherà lo Statuto di Roma, che le darà la possibilità di denunciare i crimini di guerra dell’Azerbajgian presso la Corte Penale Internazionale. Di conseguenza, Putin non potrà più venire in Armenia.

L’Armenia conduce esercitazioni militari con gli Stati Uniti, inviando all’Occidente il messaggio che la considera un partner per la sicurezza. La prossima esercitazione armeno-americana dovrebbe essere Defender2024.

La visita della consorte del Primo Ministro armeno in Ucraina dimostra, che l’Armenia non è indifferente alle sofferenze del popolo ucraino e che l’atteggiamento dell’Armenia nei confronti della guerra contro l’Ucraina è negativo.

Il richiamo del Rappresentante armeno nella CSTO e il rifiuto di partecipare alle esercitazioni militari della CSTO dimostrano che Yerevan si ritirerà presto da quell’alleanza guidata dalla Russia. Ciò dimostrerà ancora una volta la disponibilità dell’Armenia a sviluppare un partenariato di sicurezza con l’Occidente. Gli osservatori dell’Unione Europea sono in Armenia, mentre Azerbajgian e Russia prendono molto sul serio la loro presenza. Hanno proposto il dispiegamento di osservatori della CSTO, ma l’Armenia ha preferito gli osservatori dell’Unione Europea.

L’Armenia dovrebbe anche annunciare le sue ambizioni di aderire all’Unione Europea e presentare una domanda ufficiale di adesione. I principali stati dell’Unione Europea, Germania e Francia, sostengono apertamente la prospettiva europea dell’Armenia. Penso che il prossimo passo per Yerevan dovrebbe essere l’adesione all’Unione Europea.

L’Armenia si trova in una situazione geopolitica estremamente difficile, a causa del pericolo di guerre costanti. La Russia sta utilizzando l’Azerbajgian come strumento di ricatto militare per impedire a Yerevan di abbandonare la sfera di influenza russa. Gli Stati Uniti, l’Unione Europea, la Francia e la Germania sono obbligati a frenare l’evidente intenzione dell’Azerbajgian di intraprendere una nuova guerra.

Accelererà inoltre la costruzione di strette relazioni tra l’Armenia e l’Occidente. È necessario che vengano firmati nuovi documenti tra i Paesi occidentali e l’Armenia per porre il partenariato su basi solide» (Robert Ananyan – Nostra traduzione italiana dall’inglese).

«C’è il grande pericolo che l’Azerbajgian inizi presto una guerra contro il Nagorno Karabakh e l’Armenia. Sarebbe più corretto chiamare l’imminente guerra russo-azera contro gli Armeni. Consideriamo insieme l’algoritmo dell’attacco militare dell’Azerbajgian e anche i parametri del sostegno della Russia all’Azerbajgian. La Russia incoraggerà l’Azerbajgian a spostare la guerra nel territorio dell’Armenia.

Il 9 settembre è prevista l’elezione di un nuovo Presidente da parte dell’Assemblea nazionale del Nagorno-Karabakh, poiché il Presidente eletto nel 2020, Arayik Harutyunyan, si è dimesso. L’Azerbajgian chiede lo scioglimento delle istituzioni statali del Nagorno-Karabakh: l’amministrazione presidenziale, l’Assemblea Nazionale.

Esiste la possibilità che l’Azerbajgian lanci un attacco militare contro l’Artsakh per impedire al parlamento di eleggere un nuovo presidente, dando così inizio al collasso del sistema statale nel Nagorno-Karabakh.

Non è escluso che, parallelamente all’accumulo di truppe ed equipaggiamento militare nelle zone di confine Armenia-Azerbajgian, Karabakh-Azerbajgian, l’Azerbajgian abbia già avanzato tali richieste agli Armeni del Nagorno-Karabakh.

Prima di ogni guerra, l’Azerbajgian inventa false narrazioni da presentare ai diplomatici degli Stati Uniti, dell’Unione Europea e di altri Paesi per convincerli che la sua “guerra è giusta”.

Le tesi della guerra imminente sono già note. L’Azerbajgian dichiara che l’Armenia ha truppe militari costituite da 10.000 soldati in Karabakh. Baku falsifica che con il comunicato del 9 novembre 2020 l’Armenia si è impegnata a disarmare il Nagorno-Karabakh.

Non ci sono forze armate nel Nagorno Karabakh sotto il Ministero della Difesa dell’Armenia.

L’Azerbajgian manipola il sostegno interstatale dell’Armenia al Nagorno-Karabakh, sostenendo che Yerevan finanzia gruppi armati illegali. A seguito della guerra del 2020, decine di migliaia di persone sono state private delle loro case a causa dell’occupazione dei territori e degli insediamenti del Nagorno-Karabakh. Per fornire loro alloggi e superare la difficile situazione sociale, l’Armenia stanzia questi soldi al Nagorno-Karabakh.

Tuttavia sì, esiste l’esercito di difesa del Nagorno-Karabakh, composto da Armeni locali. L’esercito di difesa esiste perché l’Azerbajgian si prepara alla guerra e al genocidio degli Armeni. In altre parole, se non ci sarebbe un esercito di difesa, l’Azerbajgian ucciderebbe e deporterebbe i 120.000 Armeni in tre ore.

L’Azerbajgian si rifiuta di negoziare con Stepanakert attraverso il meccanismo internazionale sui diritti e le questioni di sicurezza degli Armeni e di fornire garanzie di sicurezza. Forse durante i negoziati sarebbe possibile raggiungere un accordo con il Nagorno.Karabakh reciprocamente accettabile, verrebbero forniti meccanismi di sicurezza affidabili e l’esistenza dell’esercito di difesa diventerebbe priva di significato? Baku non andrà in questa direzione.

L’Azerbajgian utilizza il processo di negoziazione per iniziare una guerra. Baku non fornisce meccanismi fondamentali di sicurezza e diritti ai 120.000 Armeni del Nagorno.Karabakh e li minaccia con un ultimatum per accettare il piano di integrazione dell’Azerbajgian.

È naturale che senza diritti e garanzie di sicurezza Stepanakert non aderirà al piano di integrazione. L’Azerbajgian sfrutta il rifiuto del Nagorno-Karabakh accusando Stepanakert di distruttività. E Baku dichiara che il Nagorno-Karabakh non accetta le sue proposte costruttive, pertanto l’Azerbajgian è costretto a lanciare un’operazione militare per stabilire il controllo azero sul Nagorno-Karabakh. Prima della guerra, l’Azerbajgian dichiara anche che la parte armena ha attrezzature militari pesanti in Karabakh e continua a piazzare mine, non fornisce mappe accurate delle aree minate e non rivela i luoghi delle fosse comuni.

Gli Azerbajgiani accusano oggi l’Armenia di aver fornito attrezzature militari al Nagorno-Karabakh, nonostante il Corridoio di Lachin sia chiuso e 120.000 Armeni siano condannati alla fame. Questo è assurdo.

Tuttavia, è probabile che durante questo periodo ci sarà una forte pressione internazionale e l’Azerbajgian non impedirà l’elezione di un nuovo Presidente. Ma, ciò non farà altro che rinviare la guerra. In ogni caso, la comunità internazionale ritiene che dovrebbe aver luogo un negoziato Baku-Stepanakert, durante il quale il Nagorno Karabakh dovrebbe presentare i suoi rappresentanti eletti.

Se l’Azerbajgian ostacolasse lo svolgimento delle elezioni, non ci sarà il Presidente eletto del Nagorno-Karabakh e i suoi rappresentanti con cui Baku dovrà negoziare. Se fosse possibile convincere Baku ad abbandonare il terrorismo e la retorica militare e a incontrare Stepanakert, è possibile che Aliyev non lancerà un attacco militare in questo momento.

Spesso la gente mi chiede se la Russia accetterà l’attacco dell’Azerbajgian all’Armenia e al Nagorno-Karabakh. Penso che i fatti indichino che sì, sarà d’accordo. La Russia ha interessi affinché l’Azerbajgian inizi una guerra. Innanzitutto va notato che l’Azerbajgian avrà il sostegno della Russia. La Russia incoraggerà l’Azerbajgian a spostare la guerra nel territorio dell’Armenia. Perché?

Le posizioni della Russia si stanno indebolendo nel Caucaso meridionale. In particolare, Azerbajgian e Turchia hanno un piano per espellere le forze di mantenimento della pace russe dal Nagorno-Karabakh. Mesi fa, Erdoğan annunciò che le forze di mantenimento della pace russe avrebbero dovuto lasciare il Nagorno-Karabakh nel 2025.

La Russia cercherà una nuova area. Sì, la Russia ha attualmente una base militare in Armenia, ma il Cremlino deve essere costantemente al centro dell’Armenia e dell’Azerbajgian per trarre costantemente vantaggio dai conflitti tra questi due stati. La Russia può incoraggiare l’Azerbajgian a iniziare una guerra contro l’Armenia oltre al Nagorno Karabakh.

Il calcolo russo è che, a causa della guerra, la parte armena si indebolirà e si rivolgerà a Mosca per chiedere aiuto. So da fonti diplomatiche che la Russia voleva disporre delle truppe lungo tutto il confine contemporaneamente ai lavori di demarcazione del confine armeno-azerbajgiano.

Tuttavia, la parte armena ha già insistito affinché le truppe venissero ritirate dal confine armeno-azerbajgiano e le guardie di frontiera venissero richiamate. Ora la Russia vorrebbe che l’Azerbajgian occupasse i territori sovrani dell’Armenia. Questa sarà l’occasione per la Russia di schierare truppe al confine tra Armenia e Azerbajgian.

Per la Russia è vantaggioso che gli attacchi militari dell’Azerbajgian siano diretti a alla regione di Syunik, che si trova nel sud dell’Armenia, in modo che possano finalmente ottenere un corridoio dall’Armenia (il “Corridoio di Zangezur). L’attacco dell’Azerbajgian a Syunik è un’altra opportunità per aumentare la possibilità di dare all’Azerbajgian un corridoio sotto il controllo russo.

Ilham Aliyev ha recentemente ammesso alla riunione dell’Unione Economica Eurasiatica (EEU) che la Russia sostiene l’idea dell’Azerbajgian di ottenere un corridoio (il Corridoio di Zangezur) dall’Armenia. La Russia sostiene l’occupazione da parte dell’Azerbajgian di un corridoio sovrano dall’Armenia, lo spiegamento di truppe russe nel corridoio e il controllo della rotta stradale Azerbajgian-Nakhchivan-Turchia.

C’è un’altra ragione per cui la Russia sostiene i piani militari dell’Azerbajgian contro l’Armenia. Lo spiegamento della Missione di osservazione dell’Unione Europea in Armenia a partire dall’ottobre 2022 ha causato grande insoddisfazione in Russia.

L’Armenia ha rifiutato l’offerta di Mosca di schierare osservatori della CSTO. A proposito, nella versione preliminare dell’Accordo trilaterale del 9 novembre 2020, le forze di mantenimento della pace russe avrebbero dovuto essere schierate a Syunik, nel settore di Meghri, per garantire la sicurezza del corridoio Azerbajgian-Nakhchivan-Turchia. Questa era la proposta della Russia, ma su richiesta dell’Armenia è stata rimossa questa clausola, motivo per cui i russi non sono stati schierati a Syunik.

Tuttavia, ciò non significa che la Russia abbia rinunciato a questa idea. Se l’Azerbajgian attacca Syunik, è un’opportunità per la Russia di schierare le sue forze di mantenimento della pace anche nella regione meridionale dell’Armenia. Quindi, anche l’imminente attacco dell’Azerbajgian all’Armenia sarà un attacco basato sugli interessi della Russia. In Armenia c’è un’opinione sbagliata secondo cui la Russia impedirà l’occupazione azera del Nagorno-Karabakh.

Recentemente, il Ministero degli Esteri russo ha annunciato che, dopo che l’Armenia ha riconosciuto l’integrità territoriale dell’Azerbajgian, lo status delle forze di mantenimento della pace russe di stanza nel Nagorno-Karabakh è cambiato. Per questo la Russia incolpa l’Armenia per la chiusura del Corridoio di Lachin. Questa è, ovviamente, una menzogna, perché dopo il 9 novembre 2020, Vladimir Putin ha riconosciuto il Nagorno-Karabakh come parte dell’Azerbajgian e, nonostante ciò, le forze di mantenimento della pace russe erano di stanza lì.

Se lo status delle forze di mantenimento della pace russe e le condizioni del loro dispiegamento fossero cambiati, quale nuovo status avrebbero ricevuto?

La Russia ha difficoltà a dimostrare all’Azerbajgian la necessità della sua presenza nel Nagorno-Karabakh. Il nuovo piano di Lavrov presuppone l’integrazione del Nagorno-Karabakh nell’Azerbajgian. Se notate, nel piano russo non si fa menzione delle forze di mantenimento della pace russe o di qualsiasi altro meccanismo di sicurezza nel Nagorno Karabakh.

Il nuovo status delle forze di mantenimento della pace russe sarà quello di sostenere il processo di integrazione del Nagorno-Karabakh nell’Azerbajgian. Tuttavia, penso che in realtà le forze di mantenimento della pace russe sosterranno l’Azerbajgian nello spopolare del Nagorno-Karabakh. Questo è già iniziato.

La Russia distribuisce passaporti russi ad alcuni Armeni del Nagorno-Karabakh e li espelle dal Karabakh. Questo è il modo in cui la Russia contribuisce alla politica di pulizia etnica dell’Azerbajgian. In altre parole, la Russia non ha problemi con l’occupazione del Nagorno-Karabakh.

Per la Russia non è importante se nella piazza del Rinascimento di Stepanakert sventola la bandiera armena o quella azera. Ciò che è importante per Mosca è che ci siano diverse migliaia di Armeni in Karabakh, in modo che le forze di mantenimento della pace russe abbiano un motivo per restare. Naturalmente, durante il suo prossimo attacco militare, l’Azerbajgian non prenderà di mira le forze di mantenimento della pace russe, ma effettuerà attacchi mirati contro l’esercito di difesa del Karabakh.

L’imminente terribile guerra russo-Azerbajgiana potrebbe essere evitata se gli Stati Uniti, l’Unione Europea e altri centri geopolitici costringessero l’Azerbajgian ad abbandonare questo scenario sanguinoso. Sono sicuro che il Nagorno-Karabakh e l’Armenia siano pronti a proseguire i negoziati di pace e ottenere un risultato.

Ho presentato l’intero contesto della situazione esplosiva di oggi. Pace a tutti (Robert Ananyan – Nostra traduzione italiana dall’inglese).

NOI PREGHIAMO IL SIGNORE PER QUESTO MIRACOLO
NON DOBBIAMO SPERARE CHE VENGA DAGLI UOMINI,
QUELLO CHE SOLO IL SIGNORE POTREBBE DARCI

Indice – #ArtsakhBlockade [QUI]

Alta tensione. L’Armenia si allontana da Mosca, esercitazioni al fianco degli Usa (Avenire 07.09.23)

Dall’11 settembre via alle manovre di Erevan con gli Stati Uniti per «favorire la cooperazione». Resta aperta la questione del Nagorno Karabakh e della popolazione armena che vive qui

Proteste contro il premier armeno Pahinyan nella capitale Yerevan

Proteste contro il premier armeno Pahinyan nella capitale Yerevan – Ansa

Un’esercitazione congiunta con gli Stati Uniti a partire dalla prossima settimana. Lo ha annunciato l’Armenia, in un momento di crescente tensione militare con i vicini dell’Azerbaigian e mentre a proteggere la minoranza armena in territorio dovrebbero essere i militari russi, che non sono però riusciti a sbloccare il corridoio di Lachin, unica via d‘accesso per viveri e farmaci ai 120 mila armeni del Nagorno-Karabakh. Anche per questa ragione Yerevan si appresta a lasciare la Csto, l’organizzazione di assistenza militare reciproca dei Paesi ex Urss.

Il Ministero della Difesa armeno ha dichiarato che lo scopo dell’esercitazione “Eagle Partner 2023”, che si terrà dall’11 al 20 settembre, è quello di favorire la collaborazione con gli Usa e preparare le forze armate a partecipare a missioni internazionali. Un portavoce dell’esercito americano ha dichiarato che parteciperanno 85 soldati statunitensi e 175 armeni. Ci saranno anche membri della della Guardia Nazionale del Kansas, che da vent’anni collaborano con Yerevan.

La mossa arriva in un momento di forte frustrazione armena nei confronti dell’alleato Mosca. Il primo ministro Nikol Pashinyan ha accusato la Russia, impegnata nella guerra con l’Ucraina, di non essere riuscita a proteggere l’Armenia da ciò che ha definito «continua aggressione da parte dell’Azerbaigian». Nonostante le dimensioni ridotte dell’esercitazione, la Russia ha detto che avrebbe osservato da vicino le operazioni.

Del resto Mosca dispone di una base militare in Armenia e di alcuni presidi militari territoriali che fanno della Russia la potenza preminente nella regione del Caucaso meridionale, che fino al 1991 faceva parte dell’Unione Sovietica. «Naturalmente, una notizia del genere è fonte di preoccupazione, soprattutto nella situazione attuale. Pertanto, analizzeremo a fondo questa notizia e monitoreremo la situazione», ha reagito il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov.

Olesya Vartanyan, analista senior per il Caucaso meridionale presso l’organizzazione no-profit per la prevenzione dei conflitti “Crisis Group”, spiega che quello inviato a Mosca è un segnale molto forte, come se il governo armeno dicesse a Putin che «la vostra distrazione e il fatto di essere così inattivi gioca a favore del nostro nemico».

La Russia mantiene una forza di “mantenimento della pace” per sostenere l’accordo che ha posto fine alla guerra tra Armenia e Azerbaigian nel 2020, la seconda che hanno combattuto dal crollo dell’Unione Sovietica. Mosca questa settimana ha accusato il presidente armeno Pashinyan di «retorica pubblica al limite della maleducazione» anche se secondo l’analista Vartanyan l’Armenia e l’Azerbaigian sono più vicini a un possibile accordo di pace «di quanto non lo siano stati in passato». Tuttavia proprio le tensioni con Mosca e la situazione nel Nagorno potrebbero innescare una nuova escalation alimentata anche dall’atteggiamento della Turchia, che storicamente sostiene l’Azerbaigian. Molto dipenderà dalle scelte del Dipartimento di Stato Usa e dell’influenza che potrà esercitare sul governo azero.

Lunedì il presidente del Comitato europeo per lo sviluppo della Nato, Günther Fehlinger, ha dichiarato che l’Armenia dovrebbe aderire all’Alleanza. Sempre lunedì, il vice ministro degli Esteri armeno Vahan Kostanyan ha detto che il Paese sta collaborando con la Nato ed è pronto a continuare la sua cooperazione. A segnare ulteriormente la distanza da Mosca il primo invio di aiuti umanitari armeni a beneficio della popolazione ucraina.

Nagorno Karabakh, terra contesa dal ‘91 ​

Nel settembre 2020 si è aperto un nuovo capitolo del conflitto tra Armenia ed Azerbaijan sul Nagorno Karabakh con tensioni che periodicamente riesplodono. La guerra ebbe inizio nel 1988, con rivendicazioni irredentiste nella regione azera del Nagorno Karabakh, la cui popolazione era costituita per il 75% da armeni. Nel 1991 scoppiò una guerra tra Azerbaijan storico alleato della Turchia e l’Armenia, tradizionalemte sostenuta dalla Russia, che terminò con un cessate il fuoco nel ‘94, lasciando il Nagorno Karabakh sotto l’occupazione dell’Armenia. La “Guerra dei quattro giorni” nell’aprile del 2016 portò a un armistizio che non ha però mai fermato gli scontri.

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L’Armenia si allea con Kyiv. E annuncia le esercitazioni militari con gli Stati Uniti (Il Foglio 07.09.23)

Preparativi di guerra in Azerbaigian per il Nagorno Karabakh (Haffingtonpost 07.09.23)

Il momento migliore per fermare una guerra è prima che inizi e forse è quello che avrà pensato il presidente francese Emmanuel Macron che, secondo fonti armene, è atteso a Yerevan il 9 e il 10 settembre e subito dopo dovrebbe recarsi nella capitale azera. Ci sono molteplici segnali che indicano un enorme aumento di movimenti di truppe in Azerbaigian al confine con l’Armenia.

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Primo ministro Armeno: “molto probabile” una nuova guerra con l’Azerbaigian (Corrierepl 07.09.23)

L’Armenia ha accusato l’Azerbaigian di preparare una provocazione militare contro le sue forze concentrando le truppe lungo il confine condiviso dagli acerrimi nemici, vicino alla regione separatista del Nagorno-Karabakh. “La situazione politico-militare nella nostra regione è seriamente peggiorata”, ha detto il primo ministro Nikol Pashinyan alla riunione di gabinetto a Yerevan. Le due ex repubbliche sovietiche hanno combattuto due guerre, all’inizio degli anni ’90 e di nuovo nel 2020, per il controllo della regione – riconosciuta a livello internazionale come parte dell’Azerbaigian ma in gran parte popolata da etnia armena – che ha portato alla sconfitta armena, alle conquiste territoriali dell’Azerbaigian e a un fragile cessate il fuoco. Tuttavia, nonostante i colloqui in corso su un accordo di pace a lungo termine, negli ultimi mesi sono aumentate le tensioni tra Azerbaigian e Armenia sulla strada Lachin, l’unica via terrestre che dà all’Armenia l’accesso alla regione del Karabakh, dove l’Azerbaigian ha istituito un posto di frontiera in aprile con vari pretesti.

Armenia: “molto probabile” una nuova guerra con l’Azerbaigian

Questo blocco ha creato una grave crisi umanitaria all’interno dell’enclave, popolata principalmente da armeni, con carenza di cibo e medicine e frequenti interruzioni di corrente. Poiché l’ultimo round dei negoziati di pace, svoltosi il 15 luglio a Bruxelles, non ha portato a una svolta il primo ministro Nikol Pashinyan ritiene che l’Occidente e la Russia debbano esercitare una maggiore pressione su Baku per eliminare il blocco. Tuttavia la delusione nei confronti della Russia come partner economico e di sicurezza è più alta che mai. “L’architettura di sicurezza dell’Armenia era legata al 99,999% alla Russia, anche per quanto riguarda l’approvvigionamento di armi e munizioni”, ha detto Pashinyan. Ma oggi vediamo che la stessa Russia ha bisogno di armi, armi e munizioni (per la guerra in Ucraina) e in questa situazione è comprensibile che, anche se lo volesse, la Federazione Russa non potrebbe soddisfare le esigenze di sicurezza dell’Armenia. Questo esempio dovrebbe dimostrarci che la dipendenza da un solo partner in materia di sicurezza è un errore strategico”, ha aggiunto.

L’Armenia guarda all’Occidente

Molti armeni si sentono traditi dal fatto che Mosca e la CSTO non siano riuscite a fornire maggiore sostegno durante la guerra del Karabakh del 2020 con l’Azerbaigian e abbiano rifiutato di intervenire in difesa dell’Armenia dopo che un’incursione azera nel territorio dell’Armenia nel settembre 2022 ha provocato quasi 300 morti. Tra il 2011 e il 2020, la Russia è stata il maggiore fornitore di armi sia all’Armenia che all’Azerbaigian. L’Armenia ha gradualmente approfondito i legami con l’Occidente a partire dalla rivoluzione colorata filo-europea del 2018, e l’ultimo anno ha visto una rapida accelerazione nel deterioramento dei suoi legami di sicurezza con la Russia, nonostante ospiti ancora truppe russe e dipenda teoricamente dalle forze di pace russe per far rispettare il cessate il fuoco che ha posto fine alla guerra del 2020. Dall’escalation dello scorso settembre con l’Azerbaigian, l’Armenia ha intrapreso una serie di azioni concrete per prendere le distanze dalla CSTO. Al vertice della CSTO di novembre a Yerevan, Pashinyan ha rifiutato di firmare una dichiarazione e un documento sulle misure congiunte per fornire assistenza all’Armenia. Lui ha giustificato la sua decisione citando la mancanza di una “chiara valutazione politica” da parte dell’alleanza riguardo all’offensiva dell’Azerbaigian di due mesi prima. A marzo, quando Erevan avrebbe normalmente scelto il nuovo vice segretario generale della CSTO, ha rinunciato al diritto di prendere parte alla rotazione della leadership del blocco. Nello stesso mese, la Corte penale internazionale (CPI) ha emesso un mandato di arresto nei confronti del presidente russo Vladimir Putin per il suo presunto ruolo in crimini di guerra in Ucraina, e una settimana dopo, la Corte costituzionale armena ha autorizzato la ratifica del trattato CPI. Se approvato, costringerebbe le autorità armene ad arrestare Putin. Tuttavia, il 1° settembre il governo di Pashinyan ha chiesto formalmente la ratifica del trattato della Corte penale internazionale da parte del Parlamento. Con una mossa simbolica, l’inviato armeno presso la CSTO è stato richiamato il 5 settembre e riassegnato ai Paesi Bassi, dove ha sede la Corte penale internazionale. La cosa più sconcertante di tutte è che, nonostante il rifiuto di ospitare un’esercitazione militare CSTO sul suo territorio questo gennaio, l’Armenia ha annunciato il 6 settembre che terrà un’esercitazione congiunta con le truppe americane dal 10 all’11 settembre chiamata “Eagle Partner 2023”.  L’affronto è arrivato il giorno dopo che l’Armenia ha deciso che avrebbe fornito assistenza umanitaria all’Ucraina per la prima volta dall’invasione russa nel febbraio 2022. La moglie di Pashinyan, Anna Hakobian, consegnerà personalmente gli aiuti a Kiev.

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85 militari e ufficiali statunitensi saranno schierati in Armenia (Avia.pro 07.09.23)

Secondo le informazioni fornite dall’agenzia di stampa internazionale Reuters, alla luce delle dichiarazioni dell’addetto stampa del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, 2023 soldati americani e 85 soldati armeni prenderanno parte alle esercitazioni militari congiunte dell’Armenia e degli Stati Uniti d’America , nome in codice “Eagle Partner 175”.

Un evento del genere sarà molto provocatorio sia nei confronti dell’Azerbaigian che della Russia, soprattutto sullo sfondo delle critiche e delle accuse contro Mosca, nonché delle ripetute dichiarazioni di Pashinyan sulla sua disponibilità a lasciare la CSTO.

È noto che le fasi delle esercitazioni prevedono manovre tattiche, addestramento per rispondere a situazioni non standard, nonché il miglioramento dell’interazione tra fanteria e unità tecniche.

Non è noto quanto siano minacciose tali esercitazioni per la Russia, dal momento che la parte russa non ha ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali al riguardo. Tuttavia, tali azioni da parte dell’Armenia possono essere considerate ostili.

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Celebrazioni per l’850° anniversario della morte del patriarca armeno san Nerses Shnorhali (Comune Venezia 07.09.23)

In occasione dell’850° anniversario della morte di san Nerses Shnorhali, la Congregazione Armena Mechitarista ha organizzato una serie di celebrazioni per onorare la memoria del grande patriarca armeno dell’età ciliciana. Con il patrocinio del Consolato Onorario della Repubblica d’Armenia a Venezia, in occasione del giubileo shnorhaliano sono stati organizzati tre eventi che rientrano nel palinsesto de “Le Città in Festa”:
L’8 settembre, festa della Natività della Beata Vergine Maria Madre di Dio, presso la chiesa di San Lazzaro verrà celebrata la Divina Liturgia, alle ore 10.30. Il Coro Saghmosergu, sotto la direzione del direttore Vahe Begoyan, animerà la celebrazione con composizioni polifoniche di Komitas Vardapet.
Il 9 settembre, alle 18, un concerto celebrerà la ricca eredità musicale di San Nerses Shnorhali presso la basilica palladiana di San Giorgio Maggiore, con un intervento del musicologo armeno Mher Navoyan.
Il 10 settembre, alle ore 17.30, il patriarca di Venezia, Francesco Moraglia, presiederà una Celebrazione vespertina in rito armeno presso la basilica di San Marco, con il coro Saghmosergu che interpreterà alcuni importanti componimenti del Patriarca San Nerses Shnorhali.

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270° giorno del #ArtsakhBlockade. Cronaca dal campo di concentramento della soluzione finale di Aliyev in Artsakh. Appello alla preghiera per il popolo armeno (Korazym 07.09.23)

[Korazym.org/Blog dell’Editore, 07.09.2023 – Vik van Brantegem] – La ragazza nella foto di copertina ha resistito durante i quasi 9 mesi del blocco illegale, disumane e atroce imposto dall’Azerbajgian al popolo armeno dell’Artsakh e ha ancora tutta la forza e la determinazione per difendere la libertà e la giustizia per il suo popolo e il suo Paese nel video postato sull’account ufficiale di Twitter della Repubblica di Artsakh, gestito dal team Diplomazia Digitale del Ministero degli Esteri dell’Artsakh.

Di fronte alle avversità e nell’inattività della comunità internazionale, la voce di questa ragazza emerge dalla profondità del #ArtsakhBlockade, che fra una settimana entrerà nel decimo mese ed esprime la pesantezza della resilienza e della determinazione. Le sue parole dipingono un quadro di lotta, ma rivelano anche uno spirito che rifiuta di essere confinato.

Appello di preghiera per il popolo armeno

Grazie all’amico e collega Marco Tosatti, apprendiamo dell’Appello di preghiera per il popolo armeno del Cardinale Raymond Leo Burke, che l’ha pubblicato oggi sul suo blog Stilum Curiae. Il Cardinal Burke fa appello per pregare in particolare per gli Armeni dell’Artaskh, minacciati di genocidio dal regime autocratico di Ilham Aliyev dell’Azerbajgian. L’appello è stato pubblicato in italiano, inglese, francese, spagnolo, portoghese, tedesco e polacco [QUI].

Nella festa della decapitazione di San Giovanni Battista, dopo aver celebrato pochi giorni fa la festa dell’apostolo San Bartolomeo (24 agosto) che, insieme a San Giuda Taddeo, portò Cristo in Armenia nel primo secolo cristiano, il mio pensiero va a Sua Santità Papa Benedetto XV e ai suoi instancabili sforzi per venire in aiuto del popolo armeno mentre su di esso si scatenava l’orrore del genocidio all’inizio della Prima Guerra Mondiale.
Nel suo discorso in occasione del Concistoro per la creazione dei cardinali di Santa Romana Chiesa, il 6 dicembre 1915, egli rifletté sullo stato oltremodo turbolento del mondo in quel momento. Facendo particolare riferimento al popolo armeno, dichiarò: “Il pietosissimo popolo armeno è portato vicino all’annientamento” [“miserrima Armeniorum gens prope ad interitum adducitur”] (Acta Apostolicae Sedis VII, p. 510).
I nostri fratelli e sorelle armeni sanno bene cosa significa essere massacrati per la loro fede, la loro storia, il loro stile di vita intriso di gioia cristiana. Sanno cosa significa portare la croce con Nostro Signore, essere braccati e arrestati con false accuse, marciare nel deserto senza cibo e acqua, essere massacrati.
Loro hanno l’onore di essere cristiani fin dai tempi degli apostoli Bartolomeo e Giuda Taddeo. Nel loro incessante amore per Cristo, hanno versato il loro sangue per testimoniare la verità della fede apostolica. Ora, vengono nuovamente aggrediti.
Dal dicembre 2022, i 120.000 armeni del Nagorno Karabakh (o Artsakh, come chiamano la loro antica patria) sono sotto assedio. Non hanno più gas per l’energia. Non hanno mezzi di trasporto pubblici o privati. I loro agricoltori vengono assaliti sotto la minaccia delle armi e non possono raccogliere i loro raccolti. Le scorte di cibo sono pericolosamente basse. I tribunali hanno denunciato l’assedio. I governi hanno denunciato l’assedio.
Ma, per ora, nessuno è venuto al fianco delle vittime di questa gravissima ingiustizia per alleviare la loro fame e la loro sete.
La voce di Nostro Signore risuona chiaramente nelle nostre orecchie: “Ciò che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25, 40). Le sue parole devono rimanere sempre nel nostro cuore che, come ci ricorda Sant’Agostino, è inquieto finché non riposa nel suo Sacratissimo Cuore.
Non c’è posto per il silenzio e l’inazione davanti alla crudele persecuzione, anzi all’annientamento dei nostri fratelli e sorelle armeni. Diamo voce pubblica a ciò che Nostro Signore ispira nei nostri cuori a favore dei nostri fratelli e sorelle armeni, affinché tutti la possano sentire. Eleviamo a Nostro Signore preghiere ferventi e incessanti per il popolo armeno. Accorriamo anche noi al loro fianco. Portiamo loro cibo e bevande. Spero un giorno di andare in pellegrinaggio al Corridoio di Lachin. È un luogo armeno molto antico in cui si venerano le ossa dell’apostolo Giuda Taddeo che, con San Bartolomeo, predicò per primo il Vangelo in Armenia.
Facciamoci tutti pellegrini, almeno con la nostra preghiera quotidiana, per celebrare con gioia la presenza viva di Nostro Signore tra i suoi fratelli e sorelle dell’Armenia. Il Vangelo ci dice: “La luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta” (Gv 1, 5). Con i santi Bartolomeo e Giuda Taddeo, stiamo dalla parte della Luce che è Cristo, il Re del Cielo e della Terra, il Re della Pace, a nome dei suoi fedeli in Armenia, i nostri fratelli e le nostre sorelle sottoposti a una sofferenza così terribile. Vi prego di unirvi a me nella preghiera e nell’azione al fianco del popolo armeno.
Raymond Leo Cardinale Burke
29 agosto 2023

Festa della decapitazione di San Giovanni Battista

Anne Hidalgo Sindaco di Parigi ieri ha detto al LCI, il canale televisivo all news francese del gruppo TF1: «L’Azerbajgian ha lanciato un processo di genocidio nell’Artsakh. Richiediamo una risoluzione al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e che tutta la luce venga fatta sulla responsabilità dell’Azerbajgian nella corruzione della classe politica europea».

Sì, c’è necessità di un’indagine sulla corruzione dei politici e dei funzionari dell’Unione Europea. Non sarà una sorpresa se, una volta completato, ne sopravvivessero solo pochi. Ciò in cui si sono trasformati i politici e i funzionari dell’Unione Europea è una vergogna assoluta.

Il Segretario del Consiglio di Sicurezza dell’Armenia ha presentato agli Ambasciatori l’accumulo di forze militari dell’Azerbajgian lungo la linea di contatto con il Nagorno-Karabakh e lungo il confine con l’Armenia

Il Segretario del Consiglio di Sicurezza armeno, Armen Grigoryan, ha incontrato ieri i Capi delle Missioni diplomatiche accreditate in Armenia. Grigoryan ne ha scritto sulla sua pagina Facebook: «Ho presentato ai Capi delle Missioni diplomatiche i dettagli riguardanti la linea di contatto del Nagorno-Karabakh, nonché l’accumulo di forze militari azere lungo il confine tra Armenia e Azerbajgian. Ho anche portato all’attenzione dei Capi degli uffici di rappresentanza la crisi umanitaria nel Nagorno-Karabakh».
Durante l’incontro, Grigoryan ha sottolineato anche l’importanza degli sforzi dei partner internazionali per prevenire una possibile aggressione da parte dell’Azerbajgian.

Sui social network azeri sono tante le riprese video di spostamenti di truppe e attrezzature militari azeri. In una nuova riprese video viene segnalata lo spostamento della colonna delle forze speciali Yashma dell’Azerbajgian attraversano il villaggio di Chayli, dirigendosi in direzione della linea di contatto con l’Artsakh e il confine con l’Armenia, oltrepassando la città di Bilesuvar nel sud-est del Paese.

Verso mezzogiorno di oggi (ora di Roma) un drone azero stava conducendo una ricognizione vicino a Shamkhor, al confine con la regione di Tavush in Armenia.

Il Primo Ministro armeno, Nikol Pashinyan, ha denunciato una notevole escalation della situazione politico-militare nel Caucaso meridionale, citando il crescente accumulo di truppe azere lungo la linea di contatto con l’Artsakh e il confine armeno-azerbajgiano. Pashinyan ha osservato che la situazione attuale richiede che la comunità internazionale, compresi i Paesi membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, adottino delle misure più serie per prevenire un potenziale scoppio di conflitto nella regione. Attraverso le sue azioni, l’Azerbajgian dimostra la sua intenzione di impegnarsi in una nuova provocazione militare contro l’Artsakh/Nagorno-Karabakh e l’Armenia, ha aggiunto Pashinyan.

«Il Primo Ministro Benjamin Netanyahu ha ricevuto Hikmet Hajiyev. Il Signor Hajiyev ha portato i saluti e i migliori saluti del Presidente dell’Azerbajgian, Ilham Aliyev, al Primo Ministro. Hanno discusso le questioni della cooperazione bilaterale e delle prospettive future tra i nostri Paesi» (Ambasciata dell’Azerbajgian in Israele).

L’Ambasciata dell’Azerbajgian in Israele informa che ha avuto luogo un incontro tra Hikmet Hajiyev, Assistente del Presidente della Repubblica di Azerbajgian, Capo del Dipartimento per gli Affari di Politica Estera dell’Amministrazione Presidenziale, e Benjamin Netanyahu, il Primo Ministro dello Stato di Israele.

Non serve uno sfera di cristallo o un uccellino nella stanza dell’incontro, per capire che gli argomenti del colloquio erano la vendita di armi all’Azerbajgian e la pulizia etnica degli Armeni in Artsakh.

Ricordiamo – mentre gli aerei cargo azeri continuano a volare da e verso la base aerea di Ovda in Israele, per trasportare armi israeliane all’Azerbajgian -come Hikmet Hajiyev, il capo bugiardo della macchina di propaganda di Ilham Aliyev, disse durante la guerra dei 44 giorni del 2020, che quegli aerei allora trasportavano “frutta e verdura”.

Il Centro Rabbinico d’Europa (RCE) ha inviato una lettera alla leadership armena, chiedendo al popolo armeno di “porre fine immediatamente e completamente” all’uso del termine genocidio in riferimento al blocco dell’Artsakh durato quasi 9 mesi da parte dell’Azerbajgian.
Inoltre, la lettera del RCE ignora palesemente il genocidio armeno del 1915 affermando che “le espressioni terrificanti sono adatte solo per il genocidio intenzionale, sistematico e più grande nella storia dell’umanità, subito dal popolo ebraico. Lo Shoa”.
Il RCE si riferisce anche al blocco durato quasi 9 mesi come ad un “conflitto” interno all’Azerbajgian e accusa il popolo armeno di “usare incessantemente” il termine “genocidio” per un guadagno politico inappropriato.
In precedenza, i rabbini del RCE si erano espressi contro la “demonizzazione” dell’Azerbajgian e avevano definito l’Armenia un “alleato degli ayatollah a Teheran”.
Attualmente nell’Artsakh/Nagorno-Karabakh si sta verificando una catastrofe umanitaria, con un numero crescente di vittime per fame di massa, uccisioni mirate e rapimenti di civili armeni pacifici. L’autocrazia dell’Azerbajgian prende deliberatamente di mira la popolazione di etnia armena dell’Artsakh, con l’obiettivo di distruggere quel gruppo, definizione di genocidio. E così sia. Che il Centro Rabbinico d’Europa se ne faccia una ragione, continuando a fare da megafono per la propaganda armenofoba, guerrafondaia e genocida di dell’autocrate armenofobo, guerrafondaio e genocida Ilham Aliyev.

Nel frattempo, un aereo da ricognizione elettronico dell’aeronautica militare turca è attualmente operativo al confine con l’Iran. In precedenza, l’Iran aveva dichiarato la sua opposizione a qualsiasi cambiamento geopolitico nella regione.

CNN: «Baku è determinata a rendere impossibile la vita degli Armeni, a farli morire di fame e a fare pressione su di loro perché se ne vadano»

«Nel mezzo dell’ultima riacutizzazione delle tensioni, Baku afferma che riprenderà completamente e integrerà il territorio nell’Azerbajgian, mentre gli Armeni si rifiutano di essere sradicati da una regione che sostengono sia la loro patria. (…). Ronald Suny, Professore di Scienze politiche all’Università del Michigan, ha dichiarato alla CNN: “Ora che ha vinto la guerra del 2020 con l’Armenia, l’obiettivo finale dell’Azerbajgian è cacciare gli Armeni dell’Artsakh dall’Azerbajgian. “Piuttosto che usare la violenza diretta, che inciterebbe l’opposizione dall’estero… Baku è determinata a rendere impossibile la vita degli Armeni, a farli morire di fame e a fare pressione su di loro perché se ne vadano”, ha detto. Per rendere le cose ancora più complicate, l’Azerbajgian – uno stato monopartitico guidato dal Presidente Ilham Aliyev negli ultimi due decenni – si è offerto di rifornire la regione separatista attraverso un valico dalla vicina città azera di Aghdam. “Date le intenzioni genocide dell’Azerbajgian e la loro sistematica politica statale di odio anti-armeno di lunga data, il nostro popolo nutre legittime preoccupazioni sulla sicurezza di qualsiasi prodotto proveniente dall’Azerbaigian”, ha detto alla CNN Harutyunyan, il leader eletto del Nagorno-Karabakh. “Invece di fingere tentativi di fornire assistenza umanitaria, l’Azerbajgian deve sbloccare il Corridoio di Lachin”, ha detto» (CNN, 6 settembre 2023).

Arayik Harutyunyan alla CNN: «Invece di fingere di fornire aiuti umanitari, l’Azerbajgian dovrebbe sbloccare il Corridoio di Lachin»

Arayik Harutyunyan, il quarto Presidente della Repubblica di Artsakh, ha scritto ieri sulla sua pagina Facebook dell’intervista che ha rilasciato alla CNN per l’articolo, che abbiamo segnalato ieri: «Di recente, quasi tutti i principali media internazionali hanno fatto riferimento al blocco dell’Artsakh. In questa serie occupa un posto importante la pubblicazione odierna della CNN, alla quale ho risposto alle domande del conduttore, prima delle mie dimissioni dalla carica di Presidente della Repubblica. Alcune delle mie risposte sono contenute nella pubblicazione, che presenta la situazione in modo abbastanza completo, sia dal punto di vista politico che umanitario. Nell’intervista sono state presentate le mie seguenti sottolineature:
“L’Azerbajgian ha circondato la Repubblica di Artsakh con l’obiettivo principale di commettere un genocidio contro il nostro popolo”.
“Date le intenzioni genocide dell’Azerbajgian e la sistematica politica statale di odio anti-armeno di lunga data, il nostro popolo ha una valida preoccupazione per la sicurezza di qualsiasi prodotto proveniente dall’Azerbajgian”.
“Invece di fingere di fornire aiuti umanitari, l’Azerbajgian dovrebbe sbloccare il Corridoio di Lachin”.
“Sono deluso dalle risposte finora fornite da Unione Europea e USA. Le ragioni dell’inerzia e dei fallimenti dell’Europa e dell’America sono principalmente geopolitiche, che includono anche la dipendenza energetica dall’Azerbajgian”.
Potete leggere l’articolo completo al seguente link».

Il Congresso USA discute della situazione in Artsakh: quello che sta accadendo adesso è un genocidio

Ieri si sono svolte delle audizioni presso la Commissione Tom Lantos per i Diritti Umani della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, sotto la co-Presidenza bipartisan del Rappresentante democratico del Massachusetts, Jim McGovern e del Rappresentante repubblicano del New Jersey, Christopher H. Smith sul tema della situazione creatasi a seguito del blocco azero dell’Artsakh. I relatori hanno affermato all’unanimità che quello che sta accadendo è un genocidio contro la popolazione armena dell’Artsakh/Nagorno-Karabakh.
Il co-Presidente Smith ha sottolineato che 120.000 Armeni soffrono a causa del governo dell’Azerbajgian. «Questo terribile crimine, questo crimine genocida, è stato pianificato e portato avanti dal governo dell’Azerbajgian, direi dal Presidente Aliyev, che governa l’Azerbajgian come un dittatore. Ho incontrato Aliyev due volte a Baku, ho parlato con lui in modo molto franco del suo governo e delle violazioni dei diritti umani da lui commesse», ha il co-Presidente Smith, che ha riferito anche sulla preparazione di un nuovo disegno di legge sui diritti umani nel Nagorno-Karabakh, sul quale si sta attualmente lavorando.

L’ex Procuratore fondatore della Corte Penale Internazionale e fondatore del Global Practice Hub, Luis Moreno Ocampo, documentando la cronologia dei quasi 9 mesi di #ArtsakhBlockade, ha affermato inequivocabilmente: “Non c’è dubbio che ci siano intenzioni genocide”, presentando il suo parere di esperto, che ha formulato nel suo rapporto del 7 agosto 2023, in cui sottolinea che «ci sono fondati motivi per ritenere che nel 2023 si sta commettendo un genocidio contro gli Armeni che vivono nel Nagorno-Karabakh». Ha detto ai membri della Commissione: gli Armeni del Nagorno-Karabakh hanno bisogno che voi facciate sì che il “mai più” diventi realtà, ricordando loro il genocidio armeno del 1915.

Riassumendo la sua relazione, ha detto: «Quello che sta accadendo adesso è un genocidio. Di solito si pensa che molte persone debbano essere uccise e morire durante un genocidio. Tuttavia, ci sono diversi modi per compiere un genocidio. Una forma richiede 0 vittime, creando semplicemente le condizioni per lo sterminio umano». Ha ricordato che a gennaio il Segretario di Stato Blinken aveva invitato Aliyev ad aprire il corridoio, ma Aliyev non lo ascoltò. Aliyev sa che il blocco comporta il rischio di morte, ma lo fa. «In questa fase non c’è dubbio che ci siano intenzioni di genocidio», ha detto.

Parlando della posizione degli Stati Uniti, Luis Moreno Ocampo ha osservato che, come l’Armenia e l’Azerbajgian, gli Stati Uniti sono uno Stato parte della Convenzione per la prevenzione del crimine di genocidio, che implica prevenzione e punizione. Ha sottolineato la necessità di prevenirlo urgentemente.

Anche David Phillips, Direttore del Programma di Costruzione della Pace e dei Diritti Umani presso l’Istituto per lo Studio dei Diritti Umani della Columbia University, ha sottolineato che le parole di Aliyev e dei suoi funzionari non lasciano dubbi sul loro intento genocida.

La crisi umanitaria in Artsakh è stata discussa al Consiglio d’Europa: il blocco del Corridoio di Lachin dovrebbe essere considerato un genocidio

La Rappresentanza permanente dell’Armenia presso il Consiglio d’Europa informa che nella riunione del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa di ieri, 6 settembre 2023, si è discusso del Blocco del Corridoio di Lachin e della crisi umanitaria in Artsakh.
Marija Pejcinovich Burich, Segretario Generale del Consiglio d’Europa ha presentato al Comitato dei Ministri i risultati delle visite della delegazione di alto rango del Consiglio d’Europa in Armenia e in Azerbajgian nei mesi di maggio e luglio 2023.
Diverse delegazioni, tra cui quella dell’Unione Europea, hanno rilasciato dichiarazioni sulla situazione nel Corridoio di Lachin.
Il Rappresentante permanente dell’Armenia, l’Ambasciatore Arman Khachatryan, ha osservato che durante la visita in Armenia, la delegazione di alto rango del Consiglio d’Europa, recandosi all’inizio del Corridoio di Lachin, ha costatato il blocco completo del Corridoio di Lachin. Ha sottolineato che con le sue azioni l’Azerbajgian dimostra apertamente il suo vero obiettivo: l’attuazione della pulizia etnica nel Nagorno-Karabakh, che è incompatibile con gli obblighi assunti dall’Azerbajgian come membro del Consiglio d’Europa. L’Ambasciatore Khachatryan ha sottolineato la necessità di fermare la crisi umanitaria e dei diritti umani causata dal blocco totale del Nagorno-Karabakh. Ha esortato l’Azerbajgian a fermare il blocco e ad attuare pienamente le decisioni giuridicamente vincolanti della Corte Internazionale di Giustizia e della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.
«Come primo passo urgente, il Consiglio d’Europa dovrebbe condurre una missione conoscitiva nel Corridoio di Lachin e nel Nagorno-Karabakh. Nella risoluzione dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa (PACE) è stata richiesta anche una missione conoscitiva sul Corridoio di Lachin e il Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d’Europa, Dunya Mijatovich, ha confermato la sua disponibilità a recarsi nel Nagorno-Karabakh», ha osservato l’Ambasciatore Khachatryan. Ha sottolineato che le questioni relative ai diritti e alla sicurezza del popolo del Nagorno-Karabakh dovrebbero essere risolte nel quadro del meccanismo internazionale del dialogo Baku-Stepanakert.
Un altro punto all’ordine del giorno del Comitato dei Ministri era la discussione sul rapporto Genocidio contro gli armeni nel 2023 dell’ex Procuratore della Corte Penale Internazionale, Luis Moreno Ocampo.
L’Ambasciatore Khachatryan ha presentato la conclusione del rapporto di Luis Moreno Ocampo secondo cui il blocco del Corridoio di Lachin dovrebbe essere considerato un genocidio ai sensi dell’articolo 2 della Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio. Inoltre, ha fatto riferimento ad opinioni e rapporti di altri autori sui pericoli della pulizia etnica e del genocidio nel Nagorno-Karabakh, come il rapporto dell’ex Consigliere Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite per la prevenzione del genocidio, Juan E Méndez.
Il Deputato di PACE, Pieter Omzigi, ha chiesto per iscritto al Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa quali misure ha intrapreso il Comitato per prevenire il genocidio contro gli Armeni e se l’attuale minaccia ha conseguenze per l’Azerbajgian, membro del Consiglio.
L’Ambasciatore Khachatryan ha sottolineato che le azioni dell’Azerbajgian contro il Nagorno-Karabakh contraddicono i principi e i valori del Consiglio d’Europa, che può lasciare senza conseguenze le evidenti violazioni degli obblighi di adesione e della convenzione da parte dell’Azerbajgian.

EDITORIALE
Il blocco del Nagorno-Karabakh da parte dell’Azerbajgian deve finire
Le Monde, 4 settembre 2023

(Nostra traduzione italiana dal francese)

La chiusura da parte di Baku dell’unico corridoio che collega il Nagorno-Karabakh all’Armenia, usando l’arma della fame contro migliaia di Armeni, non è solo una colossale colpa politica, è anche e soprattutto una sfida alle più elementari regole della politica internazionale.
Ogni giorno che passa aumenta il rischio di una catastrofe umanitaria da quando il Presidente azerbajgiano ha deciso di sottoporre il Nagorno-Karabakh a un blocco d’altri tempi. Tre anni dopo la sua vittoria contro le forze armene, Ilham Aliyev sembra determinato a sfruttare il suo vantaggio, aiutato dalla passività di una forza di interposizione russa schierata dopo un cessate il fuoco ottenuto sotto l’egida di Mosca.
Enclave sulla quale la sovranità dell’Azerbajgian è riconosciuta a livello internazionale ma popolata principalmente da Armeni che vi godono di una forma di autonomia di fatto, il Nagorno-Karabakh non conosce tregua dall’inizio della disintegrazione dell’Unione Sovietica. La riconquista delle zone cuscinetto da parte di Baku e la cattura di parte dell’enclave stessa al costo di migliaia di morti da entrambe le parti nel 2020 non hanno portato ad una pace dei coraggiosi, anzi.
Dal dicembre 2022 il Corridoio di Lachin, l’unico che ancora collegava il Nagorno-Karabakh all’Armenia, concentra le tensioni. Dopo l’installazione di posti di blocco ufficialmente per ragioni di sicurezza, il regime di Ilham Aliev ha deciso a luglio di chiudere ermeticamente questa strada, anche al Comitato Internazionale della Croce Rossa, l’ultima organizzazione umanitaria internazionale a poter accedere all’enclave. Vi sopravvivono più di 100.000 Armeni, cifra contestata dall’Azerbajgian.
Utilizzando spudoratamente l’arma della fame e delle privazioni, anche per quanto riguarda le forniture mediche, Baku vuole costringere gli Armeni del Nagorno-Karabakh a ricorrere ad essa in preda alla disperazione. Invece di cercare la difficile via della convivenza in una terra tormentata, questo regime offre così a questi Armeni un patto impossibile: la sottomissione, mentre vengono vituperati in Azerbajgian, o l’esilio.
Il confinamento del Presidente azerbajgiano in questo atteggiamento intransigente non è solo una colpa politica colossale, che aumenta di dieci volte l’odio invece di ridurlo. Il suo blocco del Nagorno-Karabakh è anche, e soprattutto, una sfida alle regole più elementari del diritto internazionale. Restando sordo agli avvertimenti lanciati dalla Corte Internazionale di Giustizia a febbraio, Ilham Aliyev si espone a gravi accuse.
Impotenza internazionale
L’ex Procuratore della Corte Penale Internazionale, Luis Moreno Ocampo, ha già lanciato l’accusa, assicurando in un rapporto pubblicato ad agosto che “è in corso un genocidio contro i 120.000 Armeni che vivono nel Nagorno-Karabakh”. Baku si offese per questo, ma la Convenzione delle Nazioni Unite del 1948 afferma, che “infliggere deliberatamente a un gruppo condizioni di vita intese a provocare la sua distruzione fisica totale o parziale sarà considerato genocidio”.

Sono iniziati i preparativi per la liturgia che sarà celebrata per l’XI volta nella chiesa della Santa Croce sull’isola Aghtamar del lago Vana in Turchia

Secondo il sito Ermenihaber, il Sindaco di Gevash in Turchia, Murad Sezer, del Partito Giustizia e Sviluppo (AKP) di Recep Tayyip Erdoğan, ha detto in riferimento ai preparativi per la liturgia che sarà celebrata per l’XI volta nella chiesa della Santa Croce sull’isola Aghtamar del lago Van: «Saranno centinaia gli invitati. La chiesa fu costruita dal Re Gagik I di Vaspurakan nel 915-921 ed era di grande importanza per gli Armeni. È stato restaurato nel 2005. Dopo il completamento dei lavori, la storica chiesa è stata inaugurata nel 2007 con una cerimonia internazionale come “Museo della memoria”».
Dopo una pausa di 95 anni, il 19 settembre 2010 è stata celebrata la prima liturgia nella chiesa della Santa Croce di Aghtamar. La cerimonia, alla quale parteciperanno migliaia di turisti provenienti dalla Turchia e dall’estero, si terrà per l’undicesima volta il prossimo 10 settembre. Il Sindaco Sezer ha osservato: «Anno dopo anno si osserva uno straordinario interesse per l’isola Aghtamar. L’interesse aumenta di giorno in giorno».
Il lago Van è il più grande lago della Turchia. Si trova Anatolia orientale, la parte più orientale del Paese. Sulla sponda orientale del lago si trova la città di Van. È un lago salato che riceve acqua da numerosi piccoli corsi d’acqua che scendono dalle montagne circostanti ed è uno dei più grandi laghi endoreici (senza sbocchi) del mondo. L’originario emissario del bacino venne bloccato da un’antica eruzione vulcanica.
Il lago Van fu il centro del Regno armeno di Ararat dal 1000 a.C. circa, e successivamente della satrapia di Armina, Regno della Grande Armenia, e del Regno armeno di Vaspurakan.
Insieme al lago Sevan (nell’odierna Armenia) e al lago Urmia (nell’attuale Iran), il lago Van era uno dei tre grandi laghi del Regno armeno, riferiti come “i mari di Armenia”.
La chiesa armena della Santa Croce del X secolo sull’isola Akdamar è una chiesa reale del Regno armeno di Vaspurakan. Le rovine dei monasteri armeni esistono anche in altre tre isole del lago Van (Lim, Arter e Ktuts). Anche la regione intorno al lago Van era disseminata di un gran numero di monasteri armeni, tra i quali i più importanti furono quelli di Narekavank del X secolo e di Varagavank dell’XI secolo, entrambi al giorno d’oggi distrutti.

NOI PREGHIAMO IL SIGNORE PER QUESTO MIRACOLO
NON DOBBIAMO SPERARE CHE VENGA DAGLI UOMINI,
QUELLO CHE SOLO IL SIGNORE POTREBBE DARCI

Indice – #ArtsakhBlockade [QUI]

Card. Burke: Appello alla preghiera per gli armeni del Nagorno/Artsakh. (Stilum Curiae 07.09.23)

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, riceviamo e ben volentieri pubblichiamo questo appello del card. Burke per gli armeni dell’Artaskh, minacciati di genocidio dagli azeri. Nel collegamento l’appello è in diverse lingue. Buona lettura e condivisione.

 

 

Appello di preghiera per il popolo armeno

Nella festa della decapitazione di San Giovanni Battista, dopo aver celebrato pochi giorni fa la festa dell’apostolo San Bartolomeo (24 agosto) che, insieme a San Giuda Taddeo, portò Cristo in Armenia nel primo secolo cristiano, il mio pensiero va a Sua Santità Papa Benedetto XV e ai suoi instancabili sforzi per venire in aiuto del popolo armeno mentre su di esso si scatenava l’orrore del genocidio all’inizio della Prima Guerra Mondiale.

Nel suo discorso in occasione del Concistoro per la creazione dei cardinali di Santa Romana Chiesa, il 6 dicembre 1915, egli rifletté sullo stato oltremodo turbolento del mondo in quel momento. Facendo particolare riferimento al popolo armeno, dichiarò: “Il pietosissimo popolo armeno è portato vicino all’annientamento” [“miserrima Armeniorum gens prope ad interitum adducitur”] (Acta Apostolicae Sedis VII, p. 510).

I nostri fratelli e sorelle armeni sanno bene cosa significa essere massacrati per la loro fede, la loro storia, il loro stile di vita intriso di gioia cristiana. Sanno cosa significa portare la croce con Nostro Signore, essere braccati e arrestati con false accuse, marciare nel deserto senza cibo e acqua, essere massacrati.

Loro hanno l’onore di essere cristiani fin dai tempi degli apostoli Bartolomeo e Giuda Taddeo. Nel loro incessante amore per Cristo, hanno versato il loro sangue per testimoniare la verità della fede apostolica. Ora, vengono nuovamente aggrediti.

Dal dicembre 2022, i 120.000 armeni del Nagorno Karabakh (o Artsakh, come chiamano la loro antica patria) sono sotto assedio. Non hanno più gas per l’energia. Non hanno mezzi di trasporto pubblici o privati. I loro agricoltori vengono assaliti sotto la minaccia delle armi e non possono raccogliere i loro raccolti. Le scorte di cibo sono pericolosamente basse. I tribunali hanno denunciato l’assedio. I governi hanno denunciato l’assedio.

Ma, per ora, nessuno è venuto al fianco delle vittime di questa gravissima ingiustizia per alleviare la loro fame e la loro sete.

La voce di Nostro Signore risuona chiaramente nelle nostre orecchie: “ciò che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25, 40). Le sue parole devono rimanere sempre nel nostro cuore che, come ci ricorda Sant’Agostino, è inquieto finché non riposa nel suo Sacratissimo Cuore.

Non c’è posto per il silenzio e l’inazione davanti alla crudele persecuzione, anzi all’annientamento dei nostri fratelli e sorelle armeni. 2 Diamo voce pubblica a ciò che Nostro Signore ispira nei nostri cuori a favore dei nostri fratelli e sorelle armeni, affinché tutti la possano sentire. Eleviamo a Nostro Signore preghiere ferventi e incessanti per il popolo armeno. Accorriamo anche noi al loro fianco. Portiamo loro cibo e bevande. Spero un giorno di andare in pellegrinaggio al Corridoio di Lachin. È un luogo armeno molto antico in cui si venerano le ossa dell’apostolo Giuda Taddeo che, con San Bartolomeo, predicò per primo il Vangelo in Armenia.

Facciamoci tutti pellegrini, almeno con la nostra preghiera quotidiana, per celebrare con gioia la presenza viva di Nostro Signore tra i suoi fratelli e sorelle dell’Armenia. Il Vangelo ci dice: “La luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta” (Gv 1, 5). Con i santi Bartolomeo e Giuda Taddeo, stiamo dalla parte della Luce che è Cristo, il Re del Cielo e della Terra, il Re della Pace, a nome dei suoi fedeli in Armenia, i nostri fratelli e le nostre sorelle sottoposti a una sofferenza così terribile. Vi prego di unirvi a me nella preghiera e nell’azione al fianco del popolo armeno.

Raymond Leo Cardinale Burke

29 agosto 2023 Festa della decapitazione di San Giovanni Battista

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L’Armenia si allontana da Mosca, esercitazioni al fianco degli Usa (Avvenire e altri 07.09.23)

Dall’11 settembre via alle manovre di Erevan con gli Stati Uniti per «favorire la cooperazione». Resta aperta la questione del Nagorno Karabakh e della popolazione armena che vive qui

Un’esercitazione congiunta con gli Stati Uniti a partire dalla prossima settimana. Lo ha annunciato l’Armenia, in un momento di crescente tensione militare con i vicini dell’Azerbaigian e mentre a proteggere la minoranza armena in territorio dovrebbero essere i militari russi, che non sono però riusciti a sbloccare il corridoio di Lachin, unica via d‘accesso per viveri e farmaci ai 120 mila armeni del Nagorno-Karabakh. Anche per questa ragione Yerevan si appresta a lasciare la Csto, l’organizzazione di assistenza militare reciproca dei Paesi ex Urss.

Il Ministero della Difesa armeno ha dichiarato che lo scopo dell’esercitazione “Eagle Partner 2023”, che si terrà dall’11 al 20 settembre, è quello di favorire la collaborazione con gli Usa e preparare le forze armate a partecipare a missioni internazionali. Un portavoce dell’esercito americano ha dichiarato che parteciperanno 85 soldati statunitensi e 175 armeni. Ci saranno anche membri della della Guardia Nazionale del Kansas, che da vent’anni collaborano con Yerevan.

La mossa arriva in un momento di forte frustrazione armena nei confronti dell’alleato Mosca. Il primo ministro Nikol Pashinyan ha accusato la Russia, impegnata nella guerra con l’Ucraina, di non essere riuscita a proteggere l’Armenia da ciò che ha definito «continua aggressione da parte dell’Azerbaigian». Nonostante le dimensioni ridotte dell’esercitazione, la Russia ha detto che avrebbe osservato da vicino le operazioni.

Del resto Mosca dispone di una base militare in Armenia e di alcuni presidi militari territoriali che fanno della Russia la potenza preminente nella regione del Caucaso meridionale, che fino al 1991 faceva parte dell’Unione Sovietica. «Naturalmente, una notizia del genere è fonte di preoccupazione, soprattutto nella situazione attuale. Pertanto, analizzeremo a fondo questa notizia e monitoreremo la situazione», ha reagito il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov.

Olesya Vartanyan, analista senior per il Caucaso meridionale presso l’organizzazione no-profit per la prevenzione dei conflitti “Crisis Group”, spiega che quello inviato a Mosca è un segnale molto forte, come se il governo armeno dicesse a Putin che «la vostra distrazione e il fatto di essere così inattivi gioca a favore del nostro nemico».

La Russia mantiene una forza di “mantenimento della pace” per sostenere l’accordo che ha posto fine alla guerra tra Armenia e Azerbaigian nel 2020, la seconda che hanno combattuto dal crollo dell’Unione Sovietica. Mosca questa settimana ha accusato il presidente armeno Pashinyan di «retorica pubblica al limite della maleducazione» anche se secondo l’analista Vartanyan l’Armenia e l’Azerbaigian sono più vicini a un possibile accordo di pace «di quanto non lo siano stati in passato». Tuttavia proprio le tensioni con Mosca e la situazione nel Nagorno potrebbero innescare una nuova escalation alimentata anche dall’atteggiamento della Turchia, che storicamente sostiene l’Azerbaigian. Molto dipenderà dalle scelte del Dipartimento di Stato Usa e dell’influenza che potrà esercitare sul governo azero.

Lunedì il presidente del Comitato europeo per lo sviluppo della Nato, Günther Fehlinger, ha dichiarato che l’Armenia dovrebbe aderire all’Alleanza. Sempre lunedì, il vice ministro degli Esteri armeno Vahan Kostanyan ha detto che il Paese sta collaborando con la Nato ed è pronto a continuare la sua cooperazione. A segnare ulteriormente la distanza da Mosca il primo invio di aiuti umanitari armeni a beneficio della popolazione ucraina.

Nagorno Karabakh, terra contesa dal ‘91 ​

Nel settembre 2020 si è aperto un nuovo capitolo del conflitto tra Armenia ed Azerbaijan sul Nagorno Karabakh con tensioni che periodicamente riesplodono. La guerra ebbe inizio nel 1988, con rivendicazioni irredentiste nella regione azera del Nagorno Karabakh, la cui popolazione era costituita per il 75% da armeni. Nel 1991 scoppiò una guerra tra Azerbaijan storico alleato della Turchia e l’Armenia, tradizionalemte sostenuta dalla Russia, che terminò con un cessate il fuoco nel ‘94, lasciando il Nagorno Karabakh sotto l’occupazione dell’Armenia. La “Guerra dei quattro giorni” nell’aprile del 2016 portò a un armistizio che non ha però mai fermato gli scontri.

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Armenia: esercitazioni militari con gli Usa. Si temono ripercussioni in Nagorno-Karabakh (Asianews)

L’Armenia volta le spalle alla Russia e annuncia esercitazioni con gli Usa: rischio di escalation nel Caucaso (Il Fatto Quortdiano)

Russia, screzi con l’Armenia: “Esercitazioni con Usa saranno monitorate” (Quotidianpost)

 

269° giorno del #ArtsakhBlockade. Cronaca dal campo di concentramento della soluzione finale di Aliyev in Artsakh. Quanti altri Armeni dovranno ancora morire prima che il mondo se ne accorga? (Korazym 06.09.23)

[Korazym.org/Blog dell’Editore, 06.09.2023 – Vik van Brantegem] – Il Parlamento della Repubblica di Artsakh/Nagorno-Karabakh ha nominato il Ministro di Stato, Samvel Shahramanyan, per la carica di Presidente dell’Artsakh. Tre partiti di opposizione nel parlamento dell’Artsakh – ARF, Giustizia e il Partito Democratico dell’Artsakh – hanno presentato ufficialmente la candidatura di Shahramanyan. Lo ha annunciato Metakse Akopyan, deputato del partito Giustizia.

Ripetiamo la domanda: perché l’Azerbajgian pretende di inviare 2 camion di farina come “aiuto umanitario” attraverso la strada di Akna (Aghdam), se secondo la narrazione di Baku non c’è l’assedio, il Corridoio di Lachin non è chiuso, non vengono bloccati 32 camion con aiuti umanitari dall’Armenia e dalla Francia davanti al ponte Hakari e non c’è la fame in Artsakh?

L’Unione Europea ha acquistato più energia russa che Cina dal febbraio 2022.

Dichiarazione dell’Alto Rappresentante/Vice Presidente Borrell i Fontelles a nome della Commissione Europea
6 settembre 2023

(Nostra traduzione italiana dall’inglese)

«Armenia e Azerbajgian sono stati discussi come punto separato all’ordine del giorno nel Consiglio Affari Esteri del 26 giugno 2023, durante il quale l’Alto Rappresentante/Vicepresidente ha fornito una panoramica del deterioramento della situazione derivante dal blocco quasi totale del Corridoio di Lachin. Ha avvertito i Ministri degli Esteri del rischio di una crisi umanitaria e ha trasmesso l’appello del Parlamento Europeo a imporre sanzioni all’Azerbajgian. Diversi Stati membri hanno espresso sostegno agli sforzi del Presidente del Consiglio Europeo e dell’Alto Rappresentante e hanno espresso preoccupazione per il continuo blocco del corridoio.
L’Unione Europea segue da vicino gli sviluppi all’interno e attorno al Corridoio di Lachin e le relative implicazioni umanitarie dall’inizio di dicembre 2022. L’Unione Europea ha ripetutamente chiesto la completa apertura del corridoio e resta fortemente impegnata ai massimi livelli per aiutare Armenia e Azerbajgian a lavorare verso una normalizzazione reciprocamente accettabile delle relazioni.
A questo proposito, non è attualmente presa in considerazione la sospensione del Memorandum d’intesa sull’energia firmato il 18 luglio 2022 con l’Azerbajgian, nell’ambito degli sforzi dell’Unione Europea per diversificare le proprie fonti energetiche. Tuttavia, l’Unione Europea continuerà a far capire a Baku la necessità di affrontare urgentemente il deterioramento della situazione umanitaria nel Nagorno-Karabakh, e che un’incapacità di farlo in modo adeguato potrebbe avere un impatto pratico sulle sue relazioni con l’Unione Europea».

Quindi, Josep Borrell, Alto Rappresentante per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza dell’Unione Europea, nonché Vice Presidente della Commissione Europea, in riferimento al blocco del Corridoio di Lachin, dichiara che l’Unione Europea non prevede sanzioni contro l’Azerbajgian.

Traduzione: mentre rimane attaccato alla canna del gas, Borrell ha dato il via libera all’Azerbajgian per commettere il genocidio in Artsakh e con questo si è autodenunciato come complice nel crimine. Quando Armenia citerà Ilham Aliyev davanti alla Corte Penale Internazionale, non dovrà dimenticare tra altri anche Borrell.

Mosca ha chiesto spiegazioni a Yerevan riguardo alla decisione del governo armeno di inviare lo Statuto di Roma al Parlamento per la ratifica

Lo ha annunciato in un briefing Maria Zakharova, Portavoce del Ministero degli Esteri della Federazione Russa: «Abbiamo già chiesto chiarimenti alla parte armena su questo tema e decideremo i nostri prossimi passi in base al contenuto della risposta di Yerevan». Il governo armeno ha inviato lo Statuto di Roma al parlamento per la ratifica il 1° settembre. Ratificando lo Statuto di Roma, il governo armeno vede l’opportunità di ritenere responsabile il Presidente dell’Azerbajgian, Ilham Aliyev, per i crimini commessi. Ovviamente, Mosca pensa al fatto che la Corte Penale Internazionale ha emesso un mandato di arresto per il Presidente russo, Vladimir Putin, il che significa che può essere arrestato nei Paesi che hanno ratificato lo Statuto di Roma.

Poi, rispondendo alla domanda su cosa sta facendo la parte russa per allentare la tensione attorno al Nagorno-Karabakh e porre fine alla crisi umanitaria, Zacharova ha dichiarato che la Russia, attraverso il Ministero degli Esteri, il Ministero della Difesa e altri dipartimenti competenti, è in costante contatto con tutti i partner interessati e sta adottando misure per risolvere la crisi umanitaria. Zakharova ha ricordato che Igor Khovayev, Rappresentante speciale del Ministro degli Esteri russo per la regolamentazione delle relazioni armeno-azerbajgiane, ha discusso in dettaglio questo argomento durante la sua visita a Yerevan la settimana scorsa, e in questi giorni si trova a Baku, dove terrà consultazioni con i suoi colleghi azeri. «Agiamo in conformità con gli accordi tripartiti globali firmati tra i leader della Federazione Russa, dell’Azerbajgian e dell’Armenia nel 2020-2022. Siamo a favore dell’accesso senza ostacoli agli aiuti umanitari attraverso le rotte di Lachin e Aghdam, e allo stesso tempo chiediamo di evitare un’inutile politicizzazione di questo problema», ha affermato Zacharova e osservato che l’Unione Europea «come prima, anche in questo caso prende spudoratamente in prestito le iniziative della parte russa, mentre, in generale, i risultati delle azioni dell’Unione Europea non portano alla soluzione della situazione». Zakharova ha anche definito «inaccettabili» i «tentativi di Yerevan di incolpare la Russia».

In sostanza, tradotto dal diplomatichese, la Russia non sta facendo nulla per risolvere la questione del Nagorno-Karabakh, non si tratta di soltanto una “crisi umanitaria”, ma ha significati profondi. Inoltre, non condannando l’Azerbajgian per le sue azioni e collegare l’apertura del Corridoio di Lachin all’apertura della “strada di Aghdam”, Zacharova comunica che la Russia segue la linea dell’Azerbajgian. Va ricordato che il Corridoio di Lachin fa parte degli accordi trilaterali, mentre la “strada di Aghdam” è una pretesa di Baku per chiudere il collegamento dell’Artsakh con l’Armenia attraverso il Corridoio di Lachin e iniziare l’integrazione dell’Artsakh in Azerbajgian attraverso l’apertura della “strada di Aghdam”.

A partire da ieri, la gente dell’Artsakh può comprare con i tagliandi mezza pagnotta di pane a testa (circa 200 gr) al giorno. Si è chiesta di che farina è fatta. Il grano in Artsakh è finito e le forze armate dell’Azerbajgian sparano ai mietitori di grano. Il pane è fatto con il granoturco.

Oggi, si è tenuto presso il Ministero della Difesa dell’Armenia un briefing con gli addetti alla difesa delle rappresentanze diplomatiche accreditati in Armenia

Gli addetti alla difesa sono stati informati sulla situazione operativa in atto al confine Armenia-Azerbajgian dal Capo del Dipartimento della Politica di Difesa e della Cooperazione Internazionale del Ministero della Difesa dell’Armenia, Levon Ayvazyan. È stato osservato che le Forze Armate armene stanno adottando tutte le misure necessarie nell’ambito dei loro compiti per prevenire un’ulteriore escalation della situazione.

«Nei nostri oltre 7 anni di monitoraggio del conflitto del Nagorno-Karabakh, non abbiamo mai visto così tanti video di personale militare, colonne e movimenti di truppe pubblicati da utenti privati dell’Azerbajgian, oltre che durante la guerra del 2020. Difficile credere che sia solo per esercitazioni militari» (Nagorno Karabakh Observer). Della questione abbiamo riferito ieri [QUI]. Oggi, il Servizio di Sicurezza di Stato dell’Azerbajgian ha emesso un avviso al riguardo.

Il Servizio di Sicurezza di Stato dell’Azerbajgian ha avvertito che la condivisione di video relativi alle forze armate azere sui social media comporta significative conseguenze legali.

L’Istituto Lemkin per la prevenzione del genocidio ha pubblicato il nuovo rapporto sul rischio di genocidio da parte dell’Azerbajgian nell’Artsakh/Nagorno-Karabakh) a causa delle terribili circostanze del blocco e del rafforzamento militare dell’AzerbaJgian lungo i confini dell’Artsakh e dell’Armenia. Il rapporto di 126 pagine utilizza il file delle Nazioni Unite Quadro di analisi per i crimini di atrocità.

L’Istituto Lemkin è profondamente preoccupati per ciò che sta accadendo attualmente ed è convinto che si tratti di un genocidio. C’è molto che il mondo internazionale può fare per fermare il secondo genocidio armeno, ma deve agire con coraggio e rapidità.

Il riepilogo esecutivo di 3 pagine (con una panoramica dei risultati e dei consigli) e il rapporto completo [QUI].

«L’Armenia sta adottando misure per ritirarsi dalla CSTO. Russia e Azerbajgian si stanno preparando per una nuova guerra contro l’Armenia
È molto probabile che Viktor Biyagov, ritirato ieri, sarà l’ultimo rappresentante dell’Armenia nell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO) guidata dalla Russia. Sono sicuro che l’Armenia non nominerà più un rappresentante nella CSTO. Nella fase successiva, l’Armenia lascerà l’alleanza politico-militare guidata dalla Russia.
È giunto da tempo il momento di lasciare la CSTO. Da mesi Yerevan sta adottando misure per indebolire gradualmente la sua partecipazione alla CSTO. L’Armenia ha prima rifiutato la posizione di Vice Segretario della CSTO, ha rifiutato di svolgere esercitazioni militari della CSTO in Armenia e ha rifiutato di partecipare alle esercitazioni militari della CSTO in Bielorussia. Tuttavia, Yerevan ha deciso di partecipare a due esercitazioni militari NATO.
Al vertice della CSTO tenutosi a Yerevan nel novembre 2022, l’Armenia ha rifiutato di firmare importanti documenti dell’organizzazione. Non sono stati accettati perché l’Armenia non ha firmato. È diventato evidente che la CSTO non esiste come un’alleanza militare unitaria. È una bugia costruita dalla Russia.
Nella società armena è stata creata molta pressione sul governo di Nikol Pashinyan affinché si ritiri immediatamente dalla CSTO. Ma ovviamente penso che la ragione per lasciare la CSTO non sia la rabbia della società armena nei confronti della Russia e della CSTO. Persino le forze politiche al servizio della Russia in Armenia non osano giustificare l’inazione della CSTO durante gli attacchi dell’Azerbajgian contro l’Armenia.
L’anno dell’attacco su larga scala dell’Azerbajgian contro l’Armenia, avvenuto il 13 settembre 2022, passerà presto. La CSTO è in realtà una struttura non funzionante, falsa, crollata. Ciò è stato dimostrato dai passi coerenti dell’Armenia.
La proposta della Russia di un anno fa di schierare osservatori disarmati della CSTO in Armenia sembrava una presa in giro, quando l’Azerbajgian occupava 150 chilometri quadrati di Armenia. La CSTO non avrebbe dovuto inviare osservatori in Armenia, ma truppe militari e armi. La CSTO e la Russia hanno l’obbligo documentale di liberare i territori armeni occupati dall’Azerbajgian insieme all’esercito armeno.
Tuttavia, la Russia e la CSTO da essa guidata si sono rifiutate di considerare l’attacco dell’Azerbajgian contro l’Armenia. Non hanno riconosciuto il fatto dell’aggressione dell’Azerbajgian, quando, oltre ad occupare i territori, l’Armenia ha subito anche più di 200 vittime.
La Russia effettuerà presto attacchi militari contro l’Armenia tramite l’Azerbajgian.
Il Cremlino cercherà di impedire il processo avviato dall’Armenia per ritirarsi dalla CSTO. Mosca e Baku si stanno preparando a condurre un’operazione militare speciale contro l’Armenia. Ieri si è saputo che l’Armenia sta inviando aiuti umanitari all’Ucraina, il che potrebbe essere un segno di liberazione dal Cremlino. Sta diventando sempre più evidente che Yerevan sta prendendo provvedimenti contro le aspirazioni imperialiste della Russia.
Non è un caso che in un momento di tensione nei rapporti tra Russia e Armenia, l’Azerbajgian abbia accumulato forze militari al confine con Armenia e con il Nagorno-Karabakh, come è documentato dai video diffusi.
Ieri, la Missione di osservazione dell’Unione Europea in Armenia ha documentato anche l’aumento della tensione al confine armeno-azerbajgiano. Gli Osservatori europei si dicono preoccupati per l’aumento della tensione e degli scontri nelle regioni di confine.
Dopo gli scontri militari al confine armeno-azerbajgiano del 1° settembre 2023, che hanno provocato vittime e feriti, questa è la prima dichiarazione pubblica della Missione di osservazione dell’Unione Eropea di stanza in Armenia sui sanguinosi eventi. La Missione ha inoltre informato di aver riferito della situazione a Brussel.
Ieri l’Esercito di Difesa del Nagorno-Karabakh ha pubblicato filmati che dimostrano l’accumulo di forze armate azerbajgiane sul confine tra Nagorno-Karabakh e Azerbajgiian.
La Russia sta preparando una nuova operazione militare contro l’Armenia dopo che Yerevan si è rifiutata di soddisfare la richiesta del Cremlino di abbandonare la Missione di osservazione dell’Unione Europea.
Non è un caso che ieri Maria Zakharova abbia annunciato che gli scontri militari al confine armeno-azerbajgiano del 1° settembre 2023 dimostrano ancora una volta l’inefficacia della Missione di osservazione dell’Unione Europea. Il Cremlino chiede infatti all’Armenia di dispiegare una Missione CSTO invece di una Missione di osservatori dell’Unione Europea.
Tuttavia, Yerevan non solo non ha soddisfatto la richiesta di Mosca, ma con la decisione del governo intende concedere lo status alla Missione di osservazione dell’Unione Europea in Armenia.
Ciò significherà il rafforzamento dell’immagine di sicurezza dell’Occidente in Armenia. Naturalmente, la Russia non è stata soddisfatta delle denunce isteriche di Maria Zakharova contro Yerevan, e Mosca ha iniziato a usare il suo strumento di ricatto militare contro l’Armenia, che è l’Azerbajgian.
Non è un caso che nell’ultimo mese l’Azerbajgian abbia intensificato l’importazione di armi da Israele. Secondo fonti israeliane, dal 15 agosto al 5 settembre, la compagnia aerea azera Silk Way ha già effettuato 5 voli per l’Azerbajgian con aerei cargo dall’aeroporto israeliano di Ovda, che è l’unico aeroporto in Israele ad avere un permesso per l’esportazione e l’importazione di esplosivi. Ciò significa che l’Azerbajgian si sta preparando ancora una volta alla guerra contro l’Armenia e il Nagorno-Karabakh su istigazione della Russia. La Russia utilizzerà il suo procuratore, l’Azerbajgian, cercando di provocare una guerra contro la sovranità e la sicurezza dell’Armenia. Il Cremlino mira a impedire che Yerevan lasci la CSTO e ad approfondire la cooperazione in materia di sicurezza con l’Occidente.
L’altro giorno, il Primo Ministro armeno ha annunciato che la Russia lascerà la regione, cosa che è stata accolta istericamente in Russia. Non voglio ripetere le minacce del Ministero degli Esteri russo.
La guerra contro l’Armenia e il Nagorno Karabakh è vantaggiosa sia per la Russia che per l’Azerbajgian. La Russia mira anche a privare l’Armenia della sua sovranità e ad unirla allo Stato dell’Unione Russia-Bielorussia.
E l’Azerbajgian, come ho più volte accennato, intende occupare completamente l’Artsakh/Nagorno-Karabakh e di impossessarsi di nuovi territori dall’Armenia. Con la guerra pianificata, Russia e Azerbajgian cercheranno anche di ottenere il “Corridoio di Zangezur” dall’Armenia.
Gli USA, l’Unione Europea e la NATO sono obbligati a compiere passi concreti per prevenire una guerra congiunta russo-azerbajgiana contro l’Armenia. L’Occidente è obbligato a esercitare un’enorme pressione sull’Azerbajgian affinché Aliyev rifiuti di essere uno strumento di ricatto della Russia contro l’Armenia.
Proprio come il crollo dell’URSS è iniziato con i movimenti ambientalisti iniziati a Yerevan negli anni ’80, che in seguito si sono trasformati in manifestazioni per l’indipendenza dell’Armenia, sono sicuro che la CSTO guidata dalla Russia crollerà grazie all’Armenia» (Robert Ananyan – Nostra traduzione italiana dall’inglese).

«L’Armenia prevede di svolgere esercitazioni militari con gli USA sul suo territorio
Dall’11 al 20 settembre si svolgerà l’esercitazione congiunta armeno-americana “Eagle Partner – 2023”, nell’ambito della preparazione alla partecipazione alle missioni internazionali di mantenimento della pace. L’esercitazione si svolgerà presso il centro di addestramento Zar della brigata di mantenimento della pace del Ministero della Difesa e presso il centro di addestramento N del Ministero della Difesa.
Questa informazione è notevole nella misura in cui ieri l’Armenia ha richiamato Viktor Biyagov, il suo rappresentante presso la CSTO. È stato nominato Ambasciatore dell’Armenia nei Paesi Bassi. Per gli amanti del simbolismo, devo ricordare che la Corte Penale Internazionale si trova nei Paesi Bassi, che ha emesso un mandato di arresto per il Presidente russo, Vladimir Putin.
L’altro giorno si è saputo che lo Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale è stato inviato al Parlamento armeno, che penso sarà adottato dal Parlamento. Ciò significherebbe che il Presidente russo Putin, ricercato dal tribunale dell’Aia, non potrebbe entrare in Armenia o, al suo arrivo, dovrebbe essere imprigionato dalle forze dell’ordine armene e consegnato al Tribunale internazionale.
Tuttavia, penso che l’obiettivo principale dell’Armenia nella ratifica dello Statuto di Roma sia quello di creare basi legali per combattere i crimini di guerra dell’Azerbajgian, non tanto quello di vietare l’ingresso di Putin. Un altro problema è che Mosca ha deciso di descrivere ciò come un’azione contro di essa.
Sono sicuro che l’Armenia non nominerà più un nuovo Ambasciatore presso la CSTO. Si tratta di una riduzione della partecipazione dell’Armenia alla CSTO. Inoltre, mesi fa, l’Armenia ha rifiutato di partecipare alle esercitazioni militari della CSTO pianificate in Bielorussia, e la parte armena ha rifiutato anche di ospitare esercitazioni militari della CSTO in Armenia.
Penso che l’Armenia dovrebbe prendere in considerazione la partecipazione all’esercitazione militare Defender23 organizzata dagli Stati Uniti nel 2024, che nel 2023 si è svolta sul territorio di 10 Paesi europei. Ad aprile, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha incluso per la prima volta il nome dell’Armenia nell’elenco dei partecipanti all’esercitazione militare Defender 23, ma in seguito il nome è stato rimosso. Penso che a quel tempo ci fossero discussioni preliminari sulla partecipazione anche dell’Armenia alle esercitazioni Defender 23. Tuttavia, poiché la Russia ha fatto dell’Azerbajgian uno strumento di attacchi militari contro l’Armenia, è possibile che le autorità armene abbiano cercato di difendersi da nuovi attacchi azeri contro l’Armenia.
Naturalmente, oltre ad organizzare l’esercitazione militare armeno-americana “Eagle Partner – 2023”, la parte armena partecipa anche ad altre due esercitazioni militari NATO: KFOR e Saber Junction. Si può vedere che l’Armenia non vuole essere associata alla Russia e alla Bielorussia, che hanno iniziato una guerra criminale contro l’Ucraina։ L’Armenia annulla la sua partecipazione alle esercitazioni militari organizzate dalla CSTO, boicotta la sua partecipazione alla CSTO e crea forme di cooperazione con l’Occidente.
Naturalmente, va sottolineato che l’Unione Europea è già rappresentata in Armenia con una componente di sicurezza, che è la Missione di Osservazione Europea. In qualsiasi momento può essere riprofilato, cambiare significato o acquisire una componente militare, cosa che penso non vedremo in questa fase.
L’esercitazione militare armeno-americana “Eagle Partner – 2023” prevede azioni di stabilizzazione tra le parti in conflitto durante compiti di mantenimento della pace.
Lo scopo dell’esercitazione è quello di aumentare il livello di interoperabilità delle unità che partecipano a missioni internazionali di mantenimento della pace nel quadro delle operazioni di mantenimento della pace, di scambiare le migliori pratiche nella gestione e nella comunicazione tattica, nonché di aumentare la prontezza dell’unità armena per il previsto valutazione del “Concetto di Capacità Operativa” della NATO» (Robert Ananyan – Nostra traduzione italiana dall’inglese).

«Perché è importante che l’Armenia abbia fornito aiuti umanitari all’Ucraina 560 giorni dopo l’inizio della guerra russo-ucraina?
Posso affermare con sicurezza che Erevan sta mettendo in pericolo la sua statualità con la sua decisione di sostenere l’Ucraina. Esiste una minaccia reale di attacchi russi contro la sovranità dell’Armenia.
Se fornire sostegno militare o umanitario all’Ucraina è una situazione sicura per gli stati membri della NATO e dell’Unione Europea, allora posso affermare con sicurezza che l’Armenia ha deciso di sostenere l’Ucraina, non cedendo alle minacce e ai ricatti del Cremlino.
Nonostante ciò, penso che il sostegno dell’Armenia all’Ucraina sia pienamente giustificato. Oggi Yerevan lancia un appello al mondo intero affinché fornisca sostegno umanitario agli Armeni del Nagorno-Karabakh, condannati a morte per fame dall’Azerbajgian e dalla Russia. Hanno chiuso il Corridoio di Lachin e vietato ai 32 camion inviati da Armenia e Francia di consegnare gli aiuti umanitari nel Nagorno-Karabakh.
L’Armenia non può rimanere indifferente alla catastrofe umanitaria in cui si è trovato il popolo pacifico dell’Ucraina a causa della guerra criminale della Russia. Posso dire che oggi Armeni e Ucraini sono i popoli che si trovano nella situazione più difficile nella regione, poiché entrambi si trovano ad affrontare la reale minaccia di un genocidio.
Spero che Stati Uniti e Germania annuncino presto una decisione congiunta per fornire assistenza umanitaria al Nagorno-Karabakh.
Le nostre fonti diplomatiche riferiscono che oggi il governo armeno presenterà i dettagli sulla decisione di fornire assistenza umanitaria all’Ucraina e sul tipo e sulla quantità di aiuti inviati all’Ucraina da Yerevan.
La moglie del Primo Ministro armeno parteciperà al “Terzo vertice delle First Lady e dei Gentlemen” che avrà inizio oggi a Kiev. Anna Hakobyan fornirà personalmente gli aiuti all’Ucraina.
Il vertice è organizzato dalla First Lady dell’Ucraina Olena Zelenska. Quest’anno, il terzo vertice delle First Ladies and Gentlemen a Kiev si concentrerà sul tema della salute mentale. Al vertice parteciperanno rappresentanti di decine di Paesi in tutto il mondo, tra cui Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania, Francia, Italia, Polonia, Romania, Turchia, Israele e Giappone.
Oggi la Russia partecipa al piano di condanna a morte per fame degli Armeni dell’Artsakh/Nagorno-Karabakh, attuato dall’Azerbajgian. Attualmente si sta preparando un attacco militare russo-azerbajgiano contro l’Armenia e il Nagorno-Karabakh.
L’Esercito di Difesa del Nagorno Karabakh e il Ministero della Difesa dell’Armenia hanno distribuito video che mostrano come l’Azerbajgian sta accumulando truppe nelle zone di confine armeno-azerbajgiano e Karabakh-Azerbajgian. L’Azerbajgian utilizza anche le false informazioni prima dell’attacco militare, accusando i partiti armeni di violazioni del regime di cessate il fuoco.
I rapporti tra Mosca e Yerevan sono diventati estremamente tesi negli ultimi giorni. Mosca ha reagito in modo duro e minaccioso alle dichiarazione di Nikol Pashinyan sul ritiro della Russia dal Caucaso meridionale. Mosca ha definito inaccettabili le dichiarazioni di Pashinyan.
Secondo le mie informazioni, Mosca chiede che l’Armenia rinunci agli Osservatori dell’Unione Europea e dispieghi invece Osservatori della CSTO.
Tuttavia, Yerevan ha respinto questa richiesta, decidendo di concedere agli Osservatori dell’Unione Europea uno status in Armenia. Inoltre, la Russia chiede all’Armenia di abbandonare l’accordo raggiunto a Praga nell’ottobre 2022 con la mediazione dell’Unione Europea sul riconoscimento dell’integrità territoriale dell’Azerbajgian.
Se l’Armenia annullasse la sua decisione, ciò darebbe alla Russia l’opportunità di mantenere acceso il conflitto al confine armeno-azerbajgiano e di mantenere Yerevan e Baku in una situazione gestibile. Ma penso che l’Armenia rimarrà fedele alla sua decisione di riconoscere l’integrità territoriale dell’Azerbajgian a Praga.
Quali misure può intraprendere Mosca contro l’Armenia, che secondo il Cremlino è disobbediente? Naturalmente, lo strumento principale del Cremlino è provocare l’Azerbajgian a iniziare una guerra contro Armenia e Nagorno-Karabakh. Il regime dittatoriale di Aliyev è uno strumento nelle mani della Russia per sottoporre l’Armenia a pressioni militari, minacce e ricatti al fine di ottenere concessioni.
Presto sentiremo voci isteriche dalla Russia sul perché l’Armenia ha osato inviare aiuti umanitari all’Ucraina. Tuttavia, come dimostra la decisione di Yerevan di inviare aiuti umanitari all’Ucraina, l’Armenia non cederà alle minacce del Cremlino.
Se l’assistenza umanitaria o militare all’Ucraina non avrà conseguenze negative per i Paesi occidentali, nel caso dell’Armenia la Russia sta diventando più aggressiva e ci saranno sicuramente nuovi attacchi da parte di Mosca contro la sovranità, l’indipendenza e la democrazia dell’Armenia.
Ciò significa che l’Occidente è obbligato ad aumentare il proprio sostegno all’Armenia. Il compito urgente degli Stati Uniti e dell’Unione Europea in questo momento è quello di frenare l’Azerbajgian, uno strumento ibrido della Russia, per evitare la guerra.
Penso che non dovremmo avere paura del Cremlino, dovremmo ratificare lo Statuto di Roma e pensare all’attuazione di nuovi programmi di assistenza umanitaria all’Ucraina (Robert Ananyan – Nostra traduzione italiana dall’inglese).

Le donne di un coro tradizionale della chiesa cantano durante una funzione tenuta al Monastero di Tatev (Foto di Mitchell Kanashkevich).

Le donne dell’Artsakh chiedono un futuro sicuro per le loro famiglie e la loro comunità
di Gulnara Shahinian [*]
FoRB Alleanza delle donne, 5 settembre 2023

La popolazione indigena armena cristiana ama la piccola enclave del Nagorno-Karabakh nel Caucaso meridionale, che conoscono come Artsakh. Poiché gli Armeni furono la prima nazione ad accettare il cristianesimo come religione di Stato nel 301 d.C., il pittoresco e aspro terreno montuoso dell’Artsakh, la ricca bellezza naturale e le valli mozzafiato sono costellati di secolari cattedrali e monasteri armeni cristiani.

Dallo scorso dicembre, la Repubblica di Azerbajgian ha bloccato il Corridoio di Lachin, larga 5 km, scatenando una campagna di fame e pulizia etnica contro i 120.000 Armeni Cristiani indigeni rimasti nell’Artsakh. Questo corridoio fornisce l’unico collegamento tra l’Artsakh e l’Armenia e il mondo. Il 15 giugno, l’Azerbajgian ha bloccato l’ingresso di tutti i prodotti alimentari e delle risorse mediche essenziali nell’Artsakh. Dal 26 luglio, l’Azerbajgian ha bloccato la consegna di quasi 400 tonnellate di cibo e forniture mediche essenziali inviate dall’Armenia. Paradossalmente, mentre affamavano 120.000 persone, il 3 agosto l’Azerbajgian ha firmato l’impegno delle Nazioni Unite, guidato dagli Stati Uniti, contro l’uso del cibo come arma in guerra.

Gli ultimi rapporti confermano che alla popolazione dell’Artsakh restano solo altre due settimane di scorte di cibo, dopodiché si profila la fame di massa.

Storia dell’Artsakh in prospettiva

La campagna di Christian Solidarity International per Artsakh, The Cost of Silence: Preventing Another Armenian Genocide, fornisce informazioni chiave sull’attuale conflitto. L’Impero Ottomano e il suo stato successore, la Repubblica di Turchia, tra il 1915 e il 1923 massacrarono 1,5 milioni di armeni che vivevano nelle loro terre ancestrali occupate. La Turchia deve ancora riconoscere il genocidio armeno.

La Repubblica di Armenia, che comprende meno dell’1% del territorio storico armeno, nel 1918 dichiarò l’indipendenza, così come il Nagorno-Karabakh (NK). Sempre nel 1918, l’invasione della regione del Caucaso da parte dell’Impero Ottomano portò alla formazione della Repubblica di Azerbajgian. Nel 1920, le forze azere massacrarono migliaia di Armeni in Nagorno-Karabakh e nel 1921 l’Unione Sovietica conquistò l’Armenia, l’Azerbajgian e i territori del Nagorno-Karabakh. Allora il commissario sovietico per le nazionalità, Joseph Stalin, ridisegnò i confini e, contro la volontà della popolazione, incluse l’Oblast autonomo di Nagorno-Karabakh (una divisione amministrativa dell’ex Unione Sovietica) all’interno dell’Azerbajgian sovietico.

Quando gli Armeni del Nagorno-Karabakh fecero una campagna per la loro libertà nel 1988, l’Azerbajgian bloccò la regione ed effettuò la pulizia etnica dei villaggi armeni. Con il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991, le Repubbliche di Azerbajgian, di Armenia e di Nagorno Karabakh dichiararono ciascuna la propria indipendenza attraverso un referendum condotto legalmente. L’Azerbajgian rispose bombardando la città armena di Stepanakert, provocando la prima guerra del Karabakh (1992-1994) tra Armenia e Azerbajgian. Questa guerra si concluse con un cessate il fuoco, con il Nagorno-Karabakh settentrionale che divenne una repubblica libera (non riconosciuta come indipendente da nessun altro Paese). Nel settembre 2020, nel mezzo di un blocco pandemico globale, l’Azerbajgian si è unito alla Turchia, membro della NATO, e, schierando armi di fabbricazione israeliana, ha bombardato a tappeto e occupato parti dell’Artsakh. La guerra finì il 9 novembre con un accordo tra Armenia, Azerbajgian e Russia attraverso il quale NK ha perso molto territorio.

Le donne dell’Artsakh sono vittime e leader

Da oltre 30 anni le donne dell’Artsakh sono sopravvissute a feroci guerre territoriali per il diritto all’autodeterminazione. Con mariti e figli che difendevano il loro territorio durante la prima guerra dell’Artsakh, un cambiamento nella tradizionale identità di genere ha reso le donne capofamiglia, capofamiglia, custodi di famiglie immediate ed estese e difensori della proprietà. Le donne sono diventate ciò che alcuni chiamano capi di famiglie “senza testa”.

Le donne dell’Artsakh continuarono a seppellire padri, fratelli, mariti e figli nelle guerre successive per il diritto all’autodeterminazione dell’enclave. Con il sostegno dell’Armenia, sono diventati costruttori di pace, mediando i conflitti all’interno dei loro villaggi e città, formando ONG e sviluppando programmi di costruzione della pace e di stato di diritto democratico in tutto l’Artsakh.

Il Centro risorse per le donne a  Yerevan, Armenia, la ONG Democracy Today, la ONG Women for Development e i capitoli della  Fondazione Kvinna fino a Kvinna (un’organizzazione svedese che sostiene le donne nelle zone di guerra/conflitto) promuovono gli elementi costitutivi della democrazia dell’Artsakh. Nel luglio 2002, Democracy Today, insieme alle donne dell’Artsakh e all’International Fellowship for Reconciliation (IFOR ), ha organizzato la conferenza “Donne del Nagorno-Karabakh per la pace e la coesistenza pacifica” nella capitale dell’Artsakh, Stepanakert.

A causa del blocco di carburante, gas, elettricità e connessione Internet limitata da parte dell’Azerbajgian, dal 12 dicembre 2022 2.000 donne incinte, 30.000 bambini, 20.000 anziani e 9.000 disabili sono stati privati di cibo e forniture mediche essenziali. Le autorità azerbajgiane hanno convertito in moschee antiche cattedrali cristiane e cancellato siti del patrimonio religioso e culturale.

Le donne affrontano il peso dell’insicurezza alimentare, trascorrendo le loro giornate alla ricerca di cibo per nutrire le proprie famiglie e salvaguardare la propria sicurezza e salute. A luglio, Vera Narimanyan , madre single di un bambino di tre anni e di una bambina di sei, ha lasciato i suoi figli addormentati a casa per camminare per cinque chilometri fino a una città vicina in cerca di cibo. Quando i bambini si sono svegliati, hanno vagato per le strade e, non trovando la madre, sono saliti su un’auto abbandonata e si sono addormentati sotto il caldo torrido. I loro corpi furono ritrovati il giorno successivo dopo una ricerca durata quasi 24 ore.

Il giornalista freelance Siranush Sargsyan offre scorci delle dure prove quotidiane delle file per il pane (l’unico cibo disponibile) che iniziano a formarsi alle 4 del mattino. Dopo ore in fila, molti tornano a casa a mani vuote svuotando frigoriferi e dispense. Mentre gli aborti triplicano, i video di donne incinte che svengono per le strade di Artsakh vengono pubblicati regolarmente sui social media. I bambini malnutriti che aspettano per ore in fila per il pane stanno svenendo mentre gli adulti vengono in loro soccorso.

Dopo che i soldati azeri hanno rapito il 68enne Vagif Khachatryan da un’evacuazione medica in Armenia facilitata dal Comitato internazionale della Croce Rossa (ICRC), lo hanno portato a Baku e accusato di crimini di guerra, gli anziani di Artsakh evitano i trasporti sanitari. La 66enne Svetlana è diabetica e cade in coma regolare, ma rifiuta di essere trasportata in Armenia dal CICR temendo la sorte di Khachatryan.

Il 18 agosto, Mary Asatryan, Assistente del Difensore dei diritti umani dell’Artsakh, ha riferito che “tutte le istituzioni mediche stanno sperimentando un’insufficienza di farmaci, stimata inferiore al 50%”. Non sono presenti antipiretici, antibiotici, farmaci per la pressione sanguigna, farmaci per persone con malattie croniche (diabete, malattie cardiovascolari e respiratorie, ecc.), vitamine e integratori alimentari, alimenti per neonati e farmaci per bambini. “Se questa situazione continua, la salute pubblica dell’Artsakh subirà un grave collasso. Ci aspettiamo che venga intrapresa un’azione internazionale il prima possibile”, afferma Asatryan.

Asatryan è tra le tante ragazze nate durante la prima guerra dell’Artsakh che sono rimaste traumatizzate dalle atrocità della guerra dei 44 giorni nel 2020 e ricoprono posizioni di alto livello negli uffici religiosi, di giustizia sociale, medici, giudiziari, educativi e governativi dell’Artsakh. Prima della guerra del 2020, i sei giudici della Corte suprema di giustizia dell’Artsakh erano tutte donne. Oggi, otto dei 15 funzionari del difensore civico per i diritti umani sono avvocatesse che documentano le violazioni dei diritti umani in Azerbajgian, assistendo alle decapitazioni dei loro connazionali da parte dei mercenari siriani trasportati dalla Turchia nell’Artsakh, alla tortura dei loro anziani e al bombardamento delle loro scuole, ospedali e chiese.

Nell’aprile di quest’anno, mentre il mondo restava in silenzio mentre il blocco continuava, le donne dell’Artsakh hanno organizzato una protesta chiedendo diritti umani, libertà di movimento e un futuro migliore. Anche sotto costrizione, le neomamme di tutto l’Artsakh hanno osservato la benedizione cristiana di 40 giorni dei loro neonati presso la chiesa apostolica armena di Stepanakert.

I desideri, le speranze e i bisogni delle donne dell’Artsakh

Le madri dell’Artsakh sono stanche di seppellire i loro figli e di piangere i loro bambini non ancora nati, mentre continuano a pregare per la sicurezza. Vivendo con cibo e forniture mediche razionate, loro e le loro famiglie si troveranno presto ad affrontare l’imminente stagione invernale gelida e montuosa. Perseverano nel mantenere la sanità mentale, nel trovare razioni di cibo per i loro figli e per i genitori anziani, e guardano il loro futuro messo in discussione nei “negoziati di pace” a Washington, Brussel e L’Aia, e nelle riunioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, mentre sopportano le minacce quotidiane di un’epidemia. campagna di pulizia etnica fin troppo familiare.

Le donne dell’Artsakh, discendenti del genocidio armeno del 1915, sono coinvolte nella rimappatura geopolitica. Con l’abbandono della Russia (a causa della guerra in Ucraina) e il fatto che l’Azerbajgian ignora le richieste delle potenze e delle organizzazioni occidentali (tra cui la Corte internazionale di giustizia, insieme al Lemkin Institute, Genocide Watch e Amnesty International), la pulizia etnica e religiosa in corso nell’Artsakh è in corso. segnali premonitori del genocidio.

Raccomandazioni

Essendo una popolazione cristiana indigena che ha vissuto per secoli nell’Artsakh, proteggendo e mantenendo la propria identità attraverso le guerre e le minacce di pulizia etnica, le donne dell’Artsakh credono fermamente che le loro famiglie e comunità meritino un futuro libero e sicuro e che i governanti autoritari non debbano determinare il loro destino. A tal fine, la comunità internazionale deve:

  • Riconoscere l’indipendenza della Repubblica di Artsakh, in linea con il diritto all’autodeterminazione sancito in vari strumenti delle Nazioni Unite e con il voto e la decisione del popolo dell’Artsakh del 1991 di dichiarare la propria indipendenza dall’Azerbajgian.
  • Condannare il blocco in corso del Corridoio di Lachin e gli attacchi non provocati delle forze azere al Nagorno-Karabakh e chiedere che l’Azerbajgian cessi immediatamente e incondizionatamente il blocco e le aggressioni contro l’Artsakh.
  • Schierare immediatamente osservatori internazionali nel Corridoio di Lachin e nell’Artsakh per esplorare le opportunità per garanzie più efficaci e sostenibili di sicurezza e di sviluppo pacifico.
  • Soddisfare i bisogni urgenti delle vittime dell’aggressione azera sia in Armenia che in Artsakh.
  • Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa e altri organismi internazionali competenti dovrebbero indagare su tutti i crimini di guerra commessi dalle forze azere.

[*] Gulnara Shahinian è la fondatrice della ONG Democracy Today, Armenia, un’esperta internazionale indipendente sui diritti umani, la schiavitù e il traffico di esseri umani ed ex relatrice speciale delle Nazioni Unite sulle forme contemporanee di schiavitù.

Segnaliamo

– “Stiamo morendo di fame”: i residenti del Nagorno-Karabakh temono per il futuro sotto blocco di Caolán Magee – CNN, 6 settembre 2023 [QUI]: «“Se il blocco non finisca presto, sempre più persone moriranno di fame. Non riesco a dormire pensando a come darò da mangiare ai miei tre figli”, ha detto Gharaghazaryan. “Stiamo tutti perdendo la speranza. Quante altre persone dovranno morire prima che il mondo se ne accorga?”».
Finalmente, la CNN si è svegliata.

NOI PREGHIAMO IL SIGNORE PER QUESTO MIRACOLO
NON DOBBIAMO SPERARE CHE VENGA DAGLI UOMINI,
QUELLO CHE SOLO IL SIGNORE POTREBBE DARCI

Indice – #ArtsakhBlockade [QUI]