Tra Russia ed Europa la Chiesa armena va in frantumi. E l’Azerbaigian vince, con il plauso di Roma (Avvenbire di Calabria 24.01.26)

“Nel nostro tempo così martoriato, in cui l’umanità sembra fallire sia nel percorrere la strada dell’unità e della pace, dobbiamo avere il coraggio di parlare di pace e unità come unica cifra antropologica possibile e come inclinazione di ogni cuore, anche quando sembra tutto perduto, là dove tutto sembra prendere una strada diversa. La vera partita si gioca impegnandosi per l’unità, la bontà, la verità”. Lo ha detto ieri sera il patriarca di Venezia Francesco Moraglia, nella predicazione svolta nella basilica cattedrale di San Marco dove ha guidato la preghiera ecumenica nel cuore della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, insieme ai pastori e ai rappresentanti delle altre comunità cristiane.
Moraglia ha ricordato san Nerses Shnorhali, Catholicos nel XII secolo della Chiesa armena e pioniere dell’ecumenismo, e l’abate Mechitar di Sebaste, il quale cinque secoli dopo “realizzò a Venezia il centro dal quale ebbe impulso la rinascita della cultura armena in tutto il mondo e un nuovo stile e spirito di rispetto e feconda amicizia tra le Chiese Armena Apostolica e Cattolica”. Nel richiamare le persecuzioni e il “martirio” di cui fu vittima il popolo armeno, il patriarca di Venezia ha evocato le parole pronunciate il 28 maggio 2006 da Benedetto XVI, pellegrino ad Auschwitz. “In un tempo in cui la politica ha smarrito il senso del diritto internazionale e, ancor prima, della moderazione, della giustizia e della riconciliazione”, ha rimarcato Moraglia, l’impegno è “conservare oggi vive nelle nostre chiese e comunità” le domande “sulla necessità del perdono e della riconciliazione: a Gaza, in Ucraina, negli altri sessanta teatri di guerra oggi attivi nel mondo. Anche attraverso questa preghiera ecumenica, Dio tenga viva in noi la consapevolezza” che esiste “un’unica strada percorribile, ossia ‘conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace’ (Ef 4,3). Ogni altra strada – ha concluso Moraglia – è menzogna!”.

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Oggi parte la “Settimana dell’Artsakh a Milano” (Tempi 23.01.26)

Dal 23 al 29 gennaio si tiene a Milano la rassegna dedicata al Nagorno-Karabakh organizzata da Sireh, un invito a conoscere e incontrare una cultura antica e oggi minacciata attraverso ciò che unisce le persone: il cibo, la musica, la spiritualità e il dialogo tra generazioni
Il volantino dell'evento sull'Artsakh a Milano

Dal 23 al 29 gennaio si tiene a Milano la “Settimana dell’Artsakh” (Nagorno-Karabakh, qui il programma) organizzata da Sireh, un invito a conoscere e incontrare una cultura antica e oggi minacciata attraverso ciò che unisce le persone: il cibo, la musica, la spiritualità e il dialogo tra generazioni.

Corsi di cucina armena, cene accompagnate da musica e danza alla Casa Armena, momenti di incontro e riflessione presso la Parrocchia di San Pietro in Sala e il suo teatro, culmineranno in una messa concelebrata e in occasioni di scambio tra giovani con storie e vissuti diversi.

Una settimana per ascoltare, condividere e costruire ponti, partendo dal patrimonio culturale del Nagorno-Karabakh (Artsakh) e dalle persone che lo custodiscono, trasformando la memoria in presenza e l’incontro in responsabilità condivisa.

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Al mudaC di Carrara, marmo e acciaio raccontano le relazioni umane (Archiportale 23.01.25)

23/01/2026 – Marmo e acciaio per raccontare le relazioni umane. Va in scena al MudaC di Carrara la personale di Mikayel Ohanjanyan, artista armeno vincitore del Leone d’oro alla Biennale di Venezia 2015. Visitabile dal prossimo 13 febbraio, la mostra ‘Mikayel Ohanjanyan. Legami: Ties That Bind’ è un’installazione dal forte impatto spaziale che esprime il concetto di legame tra individui, natura, tempo e storia, in una sfera esistenziale, spirituale e universale.

Nell’esposizione a cura di Christopher Atamian e Tamar Hovsepian di Atamian Hovsepian Curatorial Practice, emerge la ricerca più recente dell’artista: i legami intesi come connessione, memoria storica e resilienza. Il corpus di opere esposto è stato pensato e realizzato appositamente per Carrara, città che ospita il nuovo studio dell’artista, gemellata con la sua città di origine, Yerevan, e che lo ha accolto nel suo museo più innovativo, il mudaC, accanto ad artisti di primo piano come Jannis Kounellis, Lynn Russell Chadwick e David Tremlett.

“Formatosi in Armenia e maturato artisticamente in Italia – sottolineano i curatori – il linguaggio di Ohanjanyan è al tempo stesso profondamente radicato e universale. Siamo onorati di presentare il suo lavoro in una città e in un’istituzione di così alto valore storico”.

Il lavoro di Mikayel Ohanjanyan immagina l’umanità come parte di una vasta rete che collega gli individui tra loro, oltre che alle forze della natura, del tempo e della storia, i legami sono le strutture invisibili che tengono insieme ogni cosa. Inteso come valore primario in una società contemporanea fondata su divisioni e contrasti, il legame è rappresentato in mostra da cinque sculture di diverse dimensioni, dagli elementi più monumentali (fino a 121×210×90 cm) ai più raccolti (53×68×40 cm).

Ciascuna di esse è formata da due blocchi informi in marmo statuario bianco, tenuti insieme da cavi in acciaio inox che incidono profondamente la pietra e ne attraversano la superficie. I cavi generano una evidente tensione fisica e, al tempo stesso, alludono a un’idea di unità e interdipendenza.

Sebbene le forme rimangano incomplete e intrinsecamente incompatibili, l’atto del legarle insieme suggerisce un tentativo di recuperare una memoria collettiva perduta. Un gesto di natura utopica, ma necessario per confrontarsi con il presente e immaginare il futuro.

Attraverso metafore materiali, Ohanjanyan traduce concetti astratti in forme tangibili, sollevando interrogativi fondamentali su ciò che ci unisce – gli uni agli altri, al mondo, al passato e al presente – e su come tali connessioni plasmino l’identità, la storia e la narrazione più ampia dell’esperienza umana.

Dal punto di vista visivo e concettuale, le opere di Mikayel Ohanjanyan sembrano suggerire una riconciliazione silenziosa tra forze opposte e sono capaci di mostrare, nel loro insieme, una poetica riflessione sulla condizione umana e sulle strutture invisibili che tengono insieme ogni cosa.

Mikayel Ohanjanyan. Legami: Ties That Bind
mudaC ǀ museo delle arti Carrara
Inaugurazione 13 febbraio ore 18.00
13 febbraio – 30 agosto 2026

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Armenia-Chiesa: dramma e futuro (Settimananews 23.01.26)

Si ritroveranno a St Pölten (Austria, 16-19 febbraio) i 56 vescovi della Chiesa armena e il loro catholicos, Karekin II, per un concilio che può rilevarsi decisivo per il futuro di quella Chiesa. In un paese che corre sul filo sottile di una sopravvivenza incerta, la Chiesa apostolica armena deve ritrovare la sua unità per garantire un futuro alla nazione.

L’anomalia di un concilio che, invece di riunirsi nella sede storica di Etchmiadzin (Erevan) – era previsto per il 10-12 dicembre 2025 –, trova ospitalità in Europa è solo l’indizio del drammatico confronto fra gerarchia e mondo politico (fra Karekin II e il primo ministro Pashinyan) e di una spaccatura interna senza precedenti.

L’Armenia, arrivata all’indipendenza nel 1991, stretta fra le pretese egemoniche della Turchia e quelle espansionistiche dell’Azerbaigian, con una popolazione che supero di poco i tre milioni è disfunzionale nell’attuale geopolitica. Anche il tradizionale protettore, la Russia, si è sfilato per il filo-occidentalismo di Pashinyan (cf. qui). La pace “dei vinti” firmata a Washington l’8 agosto 2025 non ha appianato lo scontro. La gerarchia addebita al governo di aver gestito male la guerra del 2020, la perdita del Nagorno-Karabak, l’esodo di oltre 100.000 persone, il successivo abbandono di altri paesi di quell’area senza ottenere il rilascio dei prigionieri di guerra.

Le accuse di Pashinyan a Karekin II sono quelle di essersi schierato con l’opposizione politica sostenendo alcuni suoi vescovi per l’impresa e, inoltre, di essere infedele ai suoi voti monastici, perché avrebbe una figlia segreta violando le regole morali del monachesimo. Da mesi sta chiedendo le sue dimissioni (cf. qui).

Profonda irritazione ha provocato nel governo il viaggio di Karekin II in Bielorussia (primavera 2025), dopo che Lukashenko ha inneggiato alla vittoria azera e, per ritorsione, Pashinyan ha deciso che non avrebbe più inviato ambasciatori a Misnk. Gli onori riservati al catholicos sono apparsi come uno schiaffo al governo armeno che si appresta ad un passaggio elettorale nel prossimo giugno.

Arresti e censure

Nel giugno scorso, è stato arrestato il vescovo Bagrat Galstanyan, il più esposto nella lotta contro il governo. Rischia dieci anni di carcere.

Poi è successo per un secondo vescovo, Micael Adspayan, condannato il 3 ottobre a due anni di carcere.

Il 15 ottobre è arrestato l’arcivescovo Mkrtch Proshyan con altri 12 ecclesiastici. Stessa sorte per un fratello e un nipote di Karekin II, accusati di essere agenti della polizia segreta russa.

Infine, all’inizio di dicembre, è toccato al vescovo Arshak Khachatryan, capo della cancelleria della curia.

Per questo, il portavoce Y. Artenian ha giustificato il trasferimento in Austria del previsto concilio.

Un passaggio ulteriore del conflitto è avvenuto il 3 gennaio, quando il primo ministro, Nicol Pashinyan, pubblica una dichiarazione firmata da dieci vescovi per invocare una riforma della Chiesa armena dopo il fallimento della gestione attuale.

Il 5 gennaio Karekin II e il sinodo rispondono accusando i vescovi ribelli di essere usciti dall’obbedienza canonica, di aver rifiutato ogni contatto e di essere stati vittime di ricatti. Fra i media favorevoli ai dissidenti ci sarebbero quelli più vicini alla moglie del primo ministro.

Il 10 gennaio Karekin II rimuove dall’incarico il vescovo ribelle Gevorg Saroyan per abuso di ufficio e indebite pressioni sul suo clero. Il vescovo si rivolge al tribunale locale che lo reintegra nelle sue funzioni, sollevando un vespaio fra gli esperti del diritto ecclesiale che affermano l’incompetenza del tribunale civile in merito e giustificano l’eventuale ricorso al tribunale europeo dei diritti per dirimere la questione.

Al successore designato, Ruben Zargaryan, è stato impedito dalla polizia di entrare nell’episcopio.

Il 13 gennaio, l’intero sinodo, in una nota ufficiale, respinge le pretese dei dieci vescovi ribelli e denuncia la campagna anti-ecclesiale di incostituzionalità e di procedimenti illegali e illeciti. Difende l’onore del catholicos per le accuse diffamatorie di cui è oggetto e chiama tutti i vescovi a partecipare al concilio di St Pölten in Austria per una chiarifica a porte chiuse. Non si sa quanti dei ribelli parteciperanno. Nel conflitto, l’iniziale strategia di far dimettere Karikin II sembra cedere il passo alla volontà di dividere la Chiesa.

Anche il clero è in subbuglio e, dall’autunno 2025, sono cresciute le voci critiche verso la gerarchia e il catholicos. Il più noto fra questi, p. Aram Asatrjan, è stato ridotto dal suo vescovo allo stato laicale, ma lui non ha abbandonato il suo monastero e alle sue celebrazioni è arrivato anche il primo ministro Pashinyan. Diversi altri monaci e preti sono stati censurati.

Karekin II è entrato in funzione nel 1999. Si è molto dedicato alla qualificazione del clero fondando tre seminari e una facoltà teologica, spendendosi per l’animazione sociale e la cura della popolazione travolta prima del terremoto e poi dalla guerra. Mantiene buoni rapporti con il patriarca di Costantinopoli, Bartolomeo, e con il mondo ecumenico. È stato in udienza da papa Leone il 16 settembre scorso. La sua formazione teologica è avvenuta al seminario di Etchmiadzin ma si è perfezionato a Bonn, a Zagorsk (Mosca) e a Vienna. Forse il trascorso austriaco gli ha aperto le porte di St Pölten.

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Armenia: il Regno delle Pietre Urlanti (Corrierepl 21.01.26)

Armenia: il Regno delle Pietre Urlanti – BARI – Il Consolato Onorario della Repubblica di Armenia in Bari è lieto di annunciare la conferenza “Armenia: Il Regno delle Pietre Urlanti”, tenuta dal celebre fotografo e regista Iago Corazza.

L’evento si terrà martedì 27 gennaio 2026, alle ore 18:00, nella Sala Consiliare “Enrico Dalfino” del Palazzo di Città del Comune di Bari (Corso Vittorio Emanuele II, 84). L’ingresso è libero e aperto a tutta la cittadinanza fino ad esaurimento posti.

L’iniziativa, curata e promossa dal Consolato Onorario, sarà introdotta dal Console Onorario Dario Rupen Timurian e dal Consigliere Generale Carlo Coppola, e conclusa dalla giornalista e consigliere Siranush Quaranta.

Iago Corazza, reduce da oltre ottanta Paesi esplorati e autore di reportage per National Geographic, propone un viaggio immersivo nel cuore dell’Armenia: una terra “improbabile” per la sua posizione geografica e la travagliata storia, eppure straordinariamente viva grazie all’orgoglio e alla resilienza del suo popolo. Dopo quattordici spedizioni nel Paese, Corazza ha ideato un one man show multimediale innovativo che supera il format tradizionale della proiezione lineare.

Attraverso capitoli tematici, potenti immagini evocative e filmati spettacolari, il pubblico potrà interagire in tempo reale, esplorando l’evoluzione dello spazio umano e la straordinaria bellezza di un territorio millenario. L’autore, testimone per UNICEF ed Emergency, unisce estetica artistica a impegno per la sostenibilità e la responsabilità sociale – valori che lo hanno portato a fondare lo Skua Nature Group per la tutela dell’ambiente.

L’Armenia non viene presentata solo come nazione incastonata tra grandi potenze, ma come simbolo universale di dignità, memoria e cultura: le sue “pietre urlanti” continuano a testimoniare con forza la presenza nella storia del mondo.

Un’occasione unica per scoprire, attraverso l’arte visiva di Corazza, la forza identitaria di un popolo che resiste a persecuzioni, esili e divisioni forzate.

Informazioni: Consolato Onorario della Repubblica di Armenia in Bari – www.consolatoarmenobari.it info@consolatoarmenobari.it

 INFORMAZIONI ESSENZIALI

  1. a) Iago Corazza

Giornalista, regista, fotografo e viaggiatore. Ha iniziato a collaborare con un’importante agenzia fotografica a soli 15 anni. Ha realizzato centinaia di reportage e monografie in oltre 80 Paesi nei cinque continenti (Europa, Africa, Asia, Americhe, Oceania). Autore di pubblicazioni prestigiose, tra cui volumi per National Geographic (tra cui un manuale sulla tecnica del ritratto). Ha prodotto documentari, trasmissioni televisive e progetti multimediali per importanti realtà italiane e internazionali. Testimone per UNICEF ed Emergency, si occupa di temi sociali, sostenibilità ambientale e responsabilità. Nel 2019 ha fondato lo Skua Nature Group, un network internazionale per la conservazione di animali, ambiente e territorio. È docente di direzione e fotografia in istituzioni professionali e utilizza tecnologie avanzate per produzioni multimediali immersive. Sito: www.iago.com

  1. b) Consolato Onorario della Repubblica dArmenia in Bari e Console Onorario Dario Rupen Timurian

Il Consolato Onorario della Repubblica d’Armenia in Bari (circoscrizione Puglia) è stato inaugurato nel 2024. Ha sede a Bari e funge da punto di riferimento per la tutela dei cittadini armeni in Puglia, la promozione della cultura e delle relazioni bilaterali Italia-Armenia, nonché per iniziative di sensibilizzazione e eventi culturali. Dello staff consolare fanno parte in primo luogo: Carlo Coppola, docente e cittadino d’Italia e d’Armenia e Siranush Quaranta, giornalista e discendente dagli armeni giunti a Bari nel 1924.

Dario Rupen Timurian, Console Onorario dal 2024, è nato a Bari il 2 luglio 1974. Laureato in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Bari, è un imprenditore nel settore edile. Membro attivo della comunità armena in Italia, ha contribuito attivamente all’apertura del Consolato per rafforzare i legami tra Puglia e Armenia, specialmente in un momento storico delicato per il Paese caucasico. Sito ufficiale: www.consolatoarmenobari.it 

Pace tra Armenia e Azerbaigian: sta cambiando l’Eurasia, dicono i leader regionali (Euronews 21.01.26)

Armenia-Azerbaigian: i presidenti si incontrano per la prima volta dopo lo storico accordo di pace. Attori regionali celebrano una pace che plasmerà il futuro della regione.

Un panel di Euronews al Forum economico mondiale di Davos ha riunito i presidenti di Armenia e Azerbaigian per la prima volta dall’adozione del loro storico accordo di pace ad agosto dell’anno scorso .

Entrambe le parti hanno lodato l’accordo, e Ilham Aliyev, presidente dell’Azerbaigian, ha affermato che dimostra la volontà politica di entrambi i Paesi.

“È stato un risultato storico, lo scorso agosto, quando i nostri due Paesi hanno firmato un accordo di pace, ponendo fine a oltre tre decenni di guerra e sangue”, ha detto. “Con questo accordo stiamo cambiando un’ampia area geografica, una parte dell’Eurasia.”

Ha aggiunto che i leader di entrambi i Paesi hanno preso la decisione “responsabile e molto importante” di porre fine a un conflitto durato 30 anni. “Potevamo continuare. Voglio essere molto franco con voi e con il pubblico. Ma questo avrebbe portato a guerre senza fine. Avrebbe portato a più sofferenza, più vittime.”

Parole confermate dal presidente armeno Vahagn Khachaturyan, che ha sottolineato che il futuro dipende dalla pace tra i due Paesi.

“Riusciremo, perché i nostri accordi sono molto concreti. I principi sono chiari e completi. Rispettiamo territorio, integrità, sovranità e giurisdizione reciproci. Saremo guidati da questi principi”, ha detto Khachaturyan.

Da ostilità a cooperazione: Armenia e Azerbaigian puntano sulla crescita

I due capi di Stato hanno evidenziato i risultati raggiunti dalla pace dopo la firma dell’accordo, inclusi i benefici economici.

“I vantaggi della pace si vedono nell’avvio della cooperazione”, ha detto Aliyev, spiegando che le prime consegne di merci, prodotti essenziali e prodotti petroliferi dall’Azerbaigian sono già dirette in Armenia.

“Questo di per sé fa scendere i prezzi”, ha aggiunto. “Quanto è stato raggiunto è un enorme beneficio per l’Armenia, per l’Azerbaigian, per il Caucaso meridionale. È anche un esempio di come Paesi su posizioni profondamente ostili possano passare a una fase di cooperazione.”

Khachaturyan ha annunciato che i due Paesi rafforzeranno questa relazione commerciale. “Ora la Repubblica di Armenia può ricevere merci dall’Azerbaigian passando per il territorio della Georgia. Sono certo che un giorno potremo riceverle direttamente attraverso i nostri territori.” Aliyev ha concordato: quel giorno “non è troppo lontano”.

Aliyev ha indicato altri esempi concreti della trasformazione, sottolineando che gli abitanti della capitale armena, Yerevan, possono ora acquistare carburante azero per le loro auto.

Il presidente armeno ha sottolineato che la possibilità per Armenia e Azerbaigian di fare affari oltre confine non sarà utile solo a livello locale, ma che “grazie a questa cooperazione il Caucaso meridionale diventerà una regione molto favorevole per il mondo intero”.

“Le discussioni che stiamo avendo sulla connettività tra Europa e Asia: il modo migliore per realizzarla passa dal Caucaso meridionale”, ha detto Khachaturyan.

Ha concluso che il processo di avvicinamento tra i due Paesi avrà successo, perché c’è non solo un interesse politico, ma anche economico.

“Questo rafforzerà gli accordi che abbiamo raggiunto.”

Le ricadute delle incertezze geopolitiche

Ai due presidenti si è aggiunto il presidente serbo Aleksandar Vučić. Ha offerto una valutazione cupa sulle rapide evoluzioni geopolitiche nel mondo.

“Non c’è mai stata meno pace, stabilità e tranquillità nel mondo. L’anno scorso è stato il peggiore dalla Seconda guerra mondiale per numero di conflitti avviati da diversi Paesi o all’interno dei Paesi”, ha detto.

“C’è chi potrebbe dire, anche nei nostri Paesi, che siamo lontani da tutto questo. Ma c’è un effetto di ricaduta. E tutti dovremo affrontarne le conseguenze.”

Vučić ha avvertito che le ricadute delle tensioni tra Stati Uniti ed Europa danneggeranno soprattutto i Paesi più piccoli. “Questo divorzio tra Stati Uniti ed Europa non sarà solo temporaneo; durerà, e alla fine tutti dovremo pagarne il prezzo.”

Ha osservato che la Serbia sarà particolarmente colpita, dato il numero di aziende europee da cui dipende per la produzione di ricambi.

“Se dovranno affrontare dazi più alti negli Stati Uniti, che sono il mercato principale di queste aziende, significherà che dovremo chiudere le nostre fabbriche, i nostri impianti in Serbia.”

Ha invocato una forte cooperazione con Azerbaigian, Armenia e l’intera regione. “Senza dubbio verremo colpiti. Ma con il sostegno e l’aiuto di buoni amici come Armenia e Azerbaigian, e si spera anche della Turchia, saremo in grado di superare tutte queste difficoltà.”

UE: appello al rilascio dei detenuti del conflitto e sostegno al processo di pace tra Armenia e Azerbaigian. (Sardegnagol 21.01.26)

L’Unione europea rinnova l’appello per il rilascio e il rimpatrio di tutti i detenuti legati ai conflitti, compresi quelli provenienti dal Nagorno-Karabakh, considerandolo un passaggio fondamentale per rafforzare la fiducia tra le parti. È quanto afferma l’Alto rappresentante per la Politica estera e di sicurezza, Kaja Kallas, in una dichiarazione a nome della Commissione europea.

Bruxelles ha inoltre invitato l’Azerbaigian a garantire il rispetto del giusto processo e ad assicurare che eventuali accuse di crimini di guerra o altre violazioni siano indagate in modo trasparente. L’UE continua, nel frattempo, a sostenere gli sforzi di normalizzazione delle relazioni tra Armenia e Azerbaigian su tutte le questioni ancora aperte.

In questo quadro, l’Unione ha accolto con favore la dichiarazione congiunta Armenia-Azerbaigian del 7 dicembre 2023 sulle misure di rafforzamento della fiducia, compreso lo scambio di prigionieri, e ha definito un passo decisivo la sigla preliminare del trattato di pace bilaterale avvenuta l’8 agosto 2025 a Washington, che segna un avanzamento significativo verso la fine di decenni di conflitto.

La Commissione europea esorta ora entrambe le parti a mantenere lo slancio e a compiere ulteriori passi concreti a sostegno del processo di pace, inclusa la liberazione dei detenuti colpiti dal conflitto, ribadendo la disponibilità dell’UE a contribuire all’attuazione degli accordi di Washington.

Parallelamente, Bruxelles richiama l’attenzione sul rispetto dello Stato di diritto e dei diritti umani, pilastri del partenariato tra l’UE e l’Azerbaigian, come previsto dall’Accordo di partenariato e cooperazione. In questo contesto, l’Unione ha espresso forte preoccupazione per l’aumento degli arresti di giornalisti indipendenti, difensori dei diritti umani e attivisti politici nel Paese. Nel frattempo, però, l’Ue firma accordi economici importanti con il regime dittatoriale azero.

L’UE, conclude l’esponente estone della Commissione von der Leyen, “ha più volte sollecitato le autorità azere a garantire che le proprie azioni siano conformi agli obblighi previsti dal diritto nazionale e internazionale e a procedere al rilascio di tutte le persone detenute per aver esercitato diritti e libertà fondamentali. Messaggi – conclude – che sono stati trasmessi in modo costante sia pubblicamente sia nei contatti bilaterali a tutti i livelli”.

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Stabilizzazione del Caucaso, cultura e commercio: alla Farnesina le consultazioni politiche Italia-Armenia (Aise 20.01.26)

ROMA\ aise\ – Stabilizzazione del Caucaso, pace, interscambi commerciali e culturali. Questi i temi trattati durante le consultazioni politiche Italia-Armenia tenutesi alla Farnesina e co-prosieduta dal Vice Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Edmondo Cirielli, con il suo omologo armeno Vahan Kostanyan.
La riunione, come spiegato dalla Farnesina, ha approfondito le relazioni con Jerevan nel più ampio contesto dell’impegno italiano per la stabilizzazione del Caucaso meridionale e si è svolta nel solco dell’incontro tra i Presidenti della Repubblica Mattarella e Khachaturyan del luglio 2023 a Roma, a cui sono seguiti colloqui a livello di Ministro e Vice Ministro degli Esteri nel corso del 2024.
Il Vice Ministro ha segnalato l’importanza che l’Armenia prosegua nel processo di pace avviato con l’Azerbaigian, Paese con cui l’Italia mantiene un dialogo costante a tutti i livelli, così come nel consolidare i suoi rapporti con l’UE. Sul fronte economico, le delegazioni hanno condiviso la necessità di intensificare l’interscambio commerciale (giunto ormai a oltre 415 milioni di euro nel 2024) e approfondire le opportunità di collaborazione nell’ambito della connettività infrastrutturale (specialmente ferroviaria) dischiuse dal Summit di Washington. Infine, sono stati affrontati i temi legati alla cultura e alla cooperazione allo sviluppo, per la quale l’Armenia figura tra i Paesi d’intervento prioritari. (aise) 

Armenia. Mosca avverte, ‘Impossibile integrarsi nell’UE restando nell’Unione Eurasiatica’ (Notizie Geopolitiche 20.01.26)

di Enrico Oliari –

Il Ministero degli Affari esteri russo ha inviato un messaggio chiaro e diretto al primo ministro armeno Nikol Pashinyan: l’Armenia dovrà decidere in modo urgente e definitivo quale direzione strategica intraprendere e con quali alleati proseguire il proprio percorso politico ed economico.
A ribadirlo è stato il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, intervenuto in una conferenza stampa dedicata ai risultati della diplomazia russa nel 2025. Commentando le aspirazioni di Erevan verso l’integrazione europea, Lavrov ha escluso con fermezza la possibilità di una doppia appartenenza normativa.
Secondo il capo della diplomazia russa, adottare gli standard dell’Unione Europea rimanendo al tempo stesso membri dell’Unione Economica Eurasiatica non è praticabile. “È ovvio per chiunque abbia una conoscenza anche di base dei principi di funzionamento dell’UEE e dell’UE che questo non è possibile. È semplicemente tecnicamente impossibile”, ha dichiarato Lavrov, ricordando come il tema sia già stato più volte affrontato dal vice primo ministro russo Aleksei Overchuk nei colloqui con la controparte armena.
Si creerebbe, ad esempio, una valvola per cui le merci di un circuito economico entrerebbero liberamente nell’altro.
Oltre alla questione geopolitica ed economica, Mosca ha espresso anche una forte preoccupazione per l’evoluzione delle tensioni interne all’Armenia, in particolare per quanto riguarda il rapporto con la Chiesa Apostolica Armena. “Osserviamo con rammarico come si sta sviluppando la situazione”, ha affermato Lavrov, lasciando intendere che il tema abbia ormai una rilevanza non solo interna ma anche regionale.
Le dichiarazioni del ministro russo segnano un nuovo passaggio critico nei rapporti tra Mosca ed Erevan, mettendo l’Armenia di fronte a una scelta strategica che potrebbe ridefinire il suo posizionamento internazionale nei prossimi anni.
Per ora il dossier resta sul tavolo del Cremlino in attesa di ulteriori sviluppi e chiarimenti ufficiali da parte statunitense.

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Al Centro Studi Americani la visione armena su sviluppo, pace e integrazione regionale (Difesa 20.01.26)

Si è svolto a Roma, presso il Centro Studi Americani, l’incontro dedicato a Armenia’s vision on Regional and Global Development, promosso dall’Ambasciata della Repubblica d’Armenia in Italia. Protagonista dell’appuntamento Vahan Kostanyan, vice ministro degli Esteri di Yerevan, chiamato a illustrare la linea strategica dell’Armenia nel mutato contesto regionale e internazionale.

L’iniziativa ha rappresentato un momento di confronto significativo non solo sul piano diplomatico, ma anche politico, economico e accademico, confermando il ruolo del Centro Studi Americani come piattaforma di dialogo su dossier geopolitici complessi e spesso poco esplorati nel dibattito pubblico europeo.

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Dopo i saluti introduttivi, il vice ministro ha aperto il suo intervento richiamando gli sviluppi seguiti all’intesa di agosto a Washington tra Armenia e Azerbaigian, definendoli come un passaggio cruciale nella storia recente del Caucaso meridionale. Kostanyan ha sottolineato come tale accordo abbia segnato il superamento di una fase dominata dalla gestione del conflitto, aprendo invece una stagione orientata alla costruzione e al consolidamento della pace attraverso strumenti istituzionali e cooperazione economica.

In questo quadro, particolare rilievo è stato attribuito allo sblocco delle comunicazioni regionali – ferroviarie e stradali – considerate un elemento chiave per trasformare il Caucaso da area di frizione geopolitica a snodo di interconnessione tra Asia centrale ed Europa. Il vice ministro ha evidenziato come l’apertura delle infrastrutture di trasporto possa generare benefici reciproci, favorendo il commercio, riducendo le tensioni e creando interdipendenze economiche capaci di rafforzare la stabilità nel lungo periodo.

Kostanyan ha inoltre ricordato alcuni primi risultati concreti del nuovo corso, tra cui l’avvio di scambi energetici e logistici, il transito di merci attraverso reti ferroviarie precedentemente inutilizzate e i primi passi verso una cooperazione economica bilaterale strutturata. Elementi che, a suo avviso, dimostrano come il processo di pace non sia solo una dichiarazione politica, ma un percorso che inizia a produrre effetti tangibili.

Un’altra parte centrale dell’intervento è stata dedicata al rapporto tra Armenia e Unione europea. Il vice ministro ha richiamato l’adozione, da parte del parlamento armeno, della legge che avvia formalmente il processo di adesione all’UE, chiarendo come tale scelta rappresenti soprattutto un impegno interno verso riforme profonde nei settori istituzionale, economico e sociale. In questa prospettiva, l’integrazione europea è stata descritta non come un obiettivo simbolico, ma come una bussola per la modernizzazione del Paese.

Nel dettaglio, Kostanyan ha illustrato il percorso di integrazione graduale e settoriale che Yerevan intende seguire, ispirandosi a modelli già sperimentati in altri contesti europei.

Energia, trasporti, telecomunicazioni e digitale sono stati indicati come ambiti prioritari, insieme al rafforzamento dei rapporti bilaterali con singoli Stati membri. In tale contesto, l’Italia è stata più volte citata come interlocutore naturale, sia per la sua collocazione strategica sia per il potenziale di cooperazione industriale, tecnologica e culturale.

Conclusa l’introduzione, l’incontro è entrato nel vivo con una lunga sessione di domande da parte del pubblico. Kostanyan ha risposto a quesiti che hanno spaziato dall’innovazione tecnologica allo sviluppo delle startup, illustrando la crescita del settore high-tech armeno, sostenuto da politiche governative mirate, investimenti in formazione e progetti dedicati come poli ingegneristici e centri creativi per i giovani.

Ampio interesse ha suscitato anche il tema della transizione digitale e dell’intelligenza artificiale. Il vice ministro ha spiegato che l’Armenia sta orientando le proprie politiche verso un allineamento agli standard europei in materia di regolamentazione, cybersicurezza e protezione dei dati, senza rinunciare a collaborazioni internazionali con grandi attori tecnologici globali. L’obiettivo dichiarato è quello di coniugare sovranità digitale, innovazione e apertura ai mercati.

Non sono mancati interrogativi di natura geopolitica. Kostanyan ha affrontato apertamente il tema dei rapporti con la Russia, ribadendo la volontà armena di perseguire una politica estera equilibrata, fondata su relazioni diversificate e non su dipendenze unilaterali. Analogamente, ha richiamato il dialogo con la Cina, inserito in una logica di cooperazione economica che non viene considerata incompatibile con altri progetti infrastrutturali regionali.

Un passaggio delicato ha riguardato il ruolo della diaspora armena, tradizionalmente molto influente sul piano politico ed economico. Il vice ministro ha riconosciuto l’esistenza di posizioni differenti all’interno delle comunità armene all’estero rispetto al processo di pace, sottolineando tuttavia come le decisioni strategiche debbano essere assunte a Yerevan, tenendo conto delle priorità di sicurezza, stabilità e sviluppo dello Stato.

Nel complesso, dall’incontro è emersa l’immagine di un’Armenia impegnata in una fase di transizione profonda, chiamata a ridefinire il proprio ruolo regionale e internazionale in un contesto segnato da equilibri fragili e opportunità nuove. Il dialogo ospitato dal Centro Studi Americani ha offerto uno spaccato diretto di questa trasformazione, contribuendo a chiarire obiettivi, limiti e ambizioni di una politica estera che punta a fare della cooperazione – più che del confronto – il proprio asse portante.

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