Fontana (Lega): “Piazza Colombo avrà una targa per ricordare il genocidio armeno” (video) (Lavocedigenova.it 01.06.21)

Fontana (Lega): “Piazza Colombo avrà una targa per ricordare il genocidio armeno” (video)

Un ricordo al milione e mezzo di armeni che dal 1915 al 1916 sono stati barbaramente uccisi in Anatolia

Lorella Fontana (Lega)

Lorella Fontana (Lega)

Parte dalla capogruppo della LegaLorella Fontana, l’idea di istituire una targa in ricordo del genocidio armeno avvenuto ad inizio secolo in Anatolia.

Ho depositato una mozione in consiglio comunale volta a riconoscere il valore triste del genocidio armeno“, afferma la capogruppo.

La loro colpa fu quella di professare la fede cristiana“, continua Fontana che sostiene si tratti di un problema anche attuale.

Molti cristiani nel mondo stanno sacrificando le loro vite per mano soprattutto dell’Islam a causa della propria professione religiosa“, continua Lorella Fontana.

Su questo punto c’è ancora troppo silenzio; il genocidio armeno potrebbe essere un modo per ricordare tutte le vittime cristiane che ancora oggi perdono la vita per professare la loro fede.

La targa dovrebbe essere collocata in piazza Colombo, dove la parrocchia effettua ogni martedì un momento di preghiera per la pace; “Credo che una targa in ricordo di questo primo genocidio del ventesimo secolo, sia oggetto di raccoglimento in preghiera perchè la pace non sia più un’utopia” conclude la capogruppo.

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Mkhitaryan dice sì al rinnovo: il futuro dell’armeno è a Roma (Pagineromaniste 01.06.21)

Il futuro di Mkhitaryan è nella Roma. L’armeno ha fatto attendere Trigoria per il si al rinnovo che però alla fine è arrivato: pronto un contratto pluriennale per lui. Decisiva l’offerta di Tiago Pinto come riporta con un tweet Jacopo Aliprandi. E’ stata una serata concitata e la possibilità che il rinnovo andasse in porto sembrava a un certo punto naufragata, e invece le cose, alla fine, sono andate per il verso giusto. Un primo grande acquisto per la Roma di Mourinho. Mancano ancora le firme, ma la situazione sembra orientata al verso giusto.

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Roma, Mkhitaryan rinnova: un altro anno in giallorosso. E Mourinho chiama Donnarumma

La Roma di José Mourinho prende forma. Il primo colpo è una conferma: Henrikh Mkhitaryan ha deciso di restare in giallorosso e ha rinnovato il contratto per un altro anno ancora. L’attaccante armeno è arrivato in Italia nell’estate del 2019 e ha collezionato complessivamente 73 presenze e 23 gol: “In questi due anni la Roma mi ha conquistato, come squadra e come città, grazie all’incredibile passione dei tifosi. L’ambizione della società è molto alta e sono davvero orgoglioso di poter dare il mio contributo per affrontare le sfide che ci aspettano nella prossima stagione. Daje Roma!

Nel 2020-21 Mkhitaryan ha realizzato 14 reti e ha fornito 13 assist. “Siamo felici che abbia deciso di proseguire la sua esperienza alla Roma”, ha dichiarato Tiago Pinto, General Manager dell’area sportiva. “Come ha già dimostrato in campo, le sue qualità saranno molto importanti per aiutare la squadra a raggiungere i suoi obiettivi nella prossima stagione”.

A tessere la trattativa per l’attaccante armeno è stato il suo procuratore, Mino Raiola, che negli ultimi giorni ha così avuto modo di colloquiare anche con Mourinho. Da qui nasce la pazza idea Donnarumma e ad alimentarla è proprio il tecnico portoghese, che come riporta La Gazzetta dello Sport avrebbe chiamato l’ormai ex portiere del Milan: “Vuoi venire con me?”.

Come noto Raiola cerca per Gigio un contratto da top player, almeno 10 milioni a stagione, ma come riporta la Rosea quello dell’ingaggio sembra essere il problema più aggirabile per la Roma, perché il classe 1999 diventerebbe certamente una ricca plusvalenza che il club potrebbe incassare in qualsiasi momento. Nonostante il fascino di Mourinho, però, al momento il portiere ha altre idee, sogna un top club (Juve? Barcellona?) e vuole giocare la Champions League, senza contare che lo stesso Raiola sarebbe pronto a fornire alla Roma un altro suo assistito, Areola, che è di proprietà del Psg ma nell’ultima stagione ha giocato in prestito al Fulham.

Donnarumma probabilmente resterà solo un sogno, ma Granit Xhaka è un obiettivo concreto e ha anche commentato apertamente l’interesse della Roma dicendosi molto lusingato e volenteroso di giocare con Josè Mourinho. Come riportato dal Corriere dello Sport, per il centrocampo i giallorossi guardano anche all’uruguagio Nandez del Cagliari, che sembra molto apprezzato dallo Special One, mentre per la difesa l’obiettivo numero uno è Jerome Boateng, che da poco ha salutato il Bayern Monaco dopo dieci stagioni. Lo stipendio del centrale classe 1988 (6 milioni a stagione) non sarebbe un problema per via del Decreto Crescita, ma su di lui c’è anche il Monaco.

Detto degli obiettivi in entrata, vanno poi risolte le situazioni legate a Dzeko e Florenzi e per questo in settimana sarebbe in programma un incontro tra Tiago Pinto e Alessandro Lucci, procuratore di entrambi. L’attaccante bosniaco potrebbe lasciare Trigoria ma solo per un’offerta che faccia felici entrambe le parti, mentre per il numero 24 la cessione definitiva dopo la stagione in prestito al Psg sembra la strada principale. L’Inter ci pensa in caso di (probabile) cessione di Hakimi.

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Micki extratime. Il Romanista: “L’armeno ha detto sì, il rinnovo è vicino” (Tuttomercatoweb 01.06.21)


Caparros (ct Armenia): “Nessuno mi dice chi convocare. Mkhitaryan giocatore fenomenale, spero ci aiuti nelle qualificazioni di settembre” (Laroma24.it) 

Caparros: “È un giocatore fenomenale, ci aiuterà a settembre” (Forza Roma)


UFFICIALE: Mkhitaryan resta alla Roma. L’armeno: “Conquistato dai giallorossi”, Pinto: “Felici che abbia deciso di restare” (Giallorossi.net)

Dante sa parlare anche in armeno (Sole24ore 31.05.21)

Dante è sempre stato nel respiro sotterraneo del Ravenna Festival. Quest’anno, con la ricorrenza dei settecento anni dalla morte, letteralmente vi trabocca: Dedicato a Dante si intitola il cartellone e scorrendo i fitti appuntamenti, lo ritroviamo in un continuo affiorare. Declinato nella musica, nel teatro, nella danza. Motore di linguaggi contemporanei oppure riesumato nelle pagine di autori del passato. Dante presente, inevitabile, aleggiante, al pari di quell’edicola bianca, a cupoletta. La sua tomba.

Impossibile non incrociarne lo sguardo, passando dagli uffici del Festival. Loro a destra, lei giusto in fondo, nella medesima via. In comune un tratto: la porta sempre aperta, tutto il giorno. Per accogliere i rispettivi ospiti, certo. Ma forse anche per dialogare, nei segreti silenzi di certe ore assolate.

Dopo l’apertura con Teodora di Montalbetti, il Festival prosegue parlando di Dante, con il musicologo Piero Mioli, nel Chiostro della Biblioteca Classense, che rilegge la Commedia come un gigantesco poema sinfonico.

E nel segno di Dante trova coronamento, con il concerto straordinario diretto da Riccardo Muti, con l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini e il Coro del Maggio Musicale Fiorentino, replicato nelle tre città del poeta: a Ravenna il 12 settembre, a Firenze il 13 (data della morte) e a Verona il 15.

Intenzionalmente tripartito, vede le paradisiache Laudi alla Vergine Maria di Giuseppe Verdi, il Purgatori di Tigran Mansurian, commissione di Ravenna Festival al principale compositore armeno dei nostri giorni, 82 anni, per approdare infine alla monumentale Dante-Symphonie di Franz Liszt.

Un minuscolo contrassegno, fatto del noto profilo del poeta e colorato di rosso, verde e bianco, ci orienta nel Dante dedicato. Qui la scelta si fa difficile, perché se di primo acchito verrebbe da consigliare l’ascolto dei brani contemporanei, freschi di penna, con le tre Cantiche trasformate in partitura, sull’altro fronte il gruppo degli antichi si presenta talmente raro e sfaccettato nelle proposte da stuzzicare alla pari curiosità e interesse. Dante oggi si rispecchia in tre significative e originali commissioni a altrettanti compositori, di radici e scuole diversissime.

A Giovanni Sollima, cavaliere sul violoncello, capace di sfide su temi scottanti di attualità, partendo dalla sua Palermo, spetta la prima tappa: Sei studi sull’Inferno di Dante sono pannelli anticati (anche secondo la tecnica del contrafactum) su brevi estratti dal Terzo Quinto Venticinquesimo Canto, con Raffaele Pe controtenore, coro e orchestra. Alla sperimentale, ma insieme evocativa, scrittura di Tigran Mansurian va il Purgatorio: debutto a Erevan, nella nuova tappa delle “Vie dell’amicizia”, e lusso della concertazione privilegiata di Muti. Infine a Valentin Silvestrov, pianista e compositore ucraino (anche lui decano, 83 anni, anche lui scoperta dell’etichetta ECM) viene riservata la luminosità ineffabile del Paradiso, negli ori della Basilica di Sant’Apollinare in Classe.

Coerenti gli autori, pertinenti i luoghi e gli esecutori. Ma a questa inedita Commedia in suoni, encomiabile progetto, cifra distintiva senza precedenti e di notevole impegno per il Ravenna Festival, si affiancano le riscoperte nella letteratura del passato. Si parte da Dante e i trovatori, con Enea Sorini voce, salterio e percussioni, e Peppe Frana oud e guinterna, e un drappello di poeti-compositori capeggiati da Arnaut Daniel, quello che Dante incoronò “miglior fabbro del parlar materno” (Purgatorio, XXVI). Gli stessi ripresi poi in organico allargato, con arpa, buccina, cialamella e cornamusa, dallo storico Ensemble Micrologus.

Sempre nella Basilica di San Francesco, che ospitò i funerali danteschi, si eseguono mottetti sacri del Seicento, con cornetto, organo e soprano di “Seicento stravagante”. Vielle, organo portativo e ciotole, percussioni storiche e voce recitante di “Ensemble Palamento” cercano Dante in musiche del Trecento, sulle tracce di Boccaccio. Mentre Odhecaton, col suo direttore Paolo Da Col, conosciuti come raffinati archeologi musicali (e infatti per la liturgia nelle Basiliche offrono il capolavoro della Missa Hercules dux Ferrariae di Desprez) affrontano la novità di Mirco De Stefani, sul Canto XXXIII del Paradiso, in un viaggio dantesco, dalle parole ai suoni.

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Da Beethoven all’Armenia, su YouTube la musica da camera del Puccini di Gallarate (Malpenza24 30.05.21)

GALLARATE – La rassegna “Virtuose e virtuosi in virtuale”, a cura del conservatorio “G. Puccini” di Gallarate, si arricchisce di un nuovo concerto che nel programma spazierà da Beethoven a Brahms, passando per i paesaggi dell’Armenia evocati da Arutunian e Babadjanian: a eseguire i brani che andranno in onda domani, lunedì 31 maggio, alle 20.30 sul canale YouTube dell’Istituto, saranno gli allievi della classe di musica da camera della professoressa Cristiana Nicolini.

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Nuovi equilibri tra violoncello e basso

Si parte con la seconda delle due Sonate op. 5, composta da Ludwig van Beethoven nel 1796 a seguito dell’incontro con il violoncellista Jean-Pierre Duport e dedicata a Federico Guglielmo II di Prussia, anch’egli violoncellista dilettante, già dedicatario di Quartetti di Mozart e Boccherini. Della composizione, con cui Beethoven si staccava definitivamente dal modello della sonata per violoncello e basso continuo in favore di nuovi equilibri tra i due strumenti e di innovazioni formali, saranno eseguiti i primi due movimenti: Adagio sostenuto ed espressivo, Allegro molto più tosto presto. Al pianoforte Beatrice Distefano e al violoncello Elena Carla Porta.

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L’incontro di Brahms con Mühlfeld

Dal primo Beethoven all’ultimo Brahms: il concerto prosegue con Filippo Cortellari al clarinetto e Luca Barberis al pianoforte, che interpretano la Sonata op. 120 n. 2 per clarinetto (o viola) e pianoforte, scritta nel 1894 dal compositore amburghese. Entrambe le Sonate dell’op. 120 furono inizialmente concepite non per viola, ma per clarinetto, e anch’esse (insieme al Trio op. 114 e al Quintetto op. 115) devono la loro origine all’incontro con un altro celebre strumentista, Richard von Mühlfeld (“Fräulein Klarinette”, come lo aveva soprannominato Brahms, ammirato dalla sua maestria).

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Paesaggi e sonorità dell’Armenia

Seguirà un excursus nel repertorio armeno con i due pianoforti di Aurora Avveduto e Cristina Coppola, che rievocheranno sonorità e paesaggi di questa terra con la Rapsodia armena per due pianoforti, composta “a quattro mani” da Alexander Arutunian e Arno Babadjanian nel 1950. Sarà poi la volta del trio composto da Matilde Lualdi (violino), Daniele Curioni (violoncello) e Fabio De Bortoli (pianoforte), impegnati nel Trio Elegiaco in sol minore n. 1 di Sergej Rachmaninov, composto a Mosca nel 1892 e pubblicato solo dopo la scomparsa del compositore.

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La Sonata di “Mel”, compagna di studi di Debussy

Marat Acquavita (flauto) e Samuele Ghiraldini (pianoforte) propongono invece la Sonata di Mélanie Hélène Bonis. Compositrice francese tardo-romantica, allieva di César Franck e compagna di studi di Claude Debussy al Conservatorio di Parigi, la Bonis dovette fronteggiare le numerose difficoltà per le donne che si affacciavano al mondo della composizione, che la spinsero tra l’altro ad adottare il soprannome di “Mel”. Dopo il fallimento del matrimonio che le era stato imposto dalla famiglia, poté dedicarsi appieno alla composizione, entrando nella Société des compositeurs de musique e venendo pubblicata dal celebre editore Leduc. In chiusura, si torna a Brahms con il Trio op. 114 interpretato da Riccardo Lentini (clarinetto), Elena Carla Porta (violoncello) e Alessandro Danieli (pianoforte).

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Armenia: Pashinyan accusa Azerbaigian di provocare tensioni per influenzare elezioni parlamentari (Agenzianova 30.05.21)

Erevan, 30 mag 18:51 – (Agenzia Nova) – L’Azerbaigian sta cercando di provocare tensioni al confine nel tentativo di influenzare l’esito delle elezioni parlamentari anticipate in Armenia. Lo ha dichiarato oggi il primo ministro armeno ad interim, Nikol Pashinyan. “Le ultime provocazioni dell’Azerbaigian al confine hanno ovviamente lo scopo di influenzare i processi elettorali in Armenia”, ha affermato, ripreso dai media locali. “Prendendo questi passi provocatori, l’Azerbaigian vuole vedere un certo risultato elettorale”, ha detto, aggiungendo che Baku non vuole che il suo partito vinca le elezioni parlamentari. Le elezioni anticipate in Armenia sono previste per domenica 20 giugno. (segue) (Rum)

La Città metropolitana di Reggio Calabria riconosce la Repubblica dell’Artsakh e il genocidio del popolo armeno (Il Reggino 30.05.21)

Il Consiglio della Città metropolitana ha approvato all’unanimità due importanti mozioni in solidarietà e sostegno del popolo armeno: nella prima è stato riconosciuto il “Genocidio del popolo armeno”, avvenuto nel 1915 a opera dell’Impero Ottomano; nella seconda è stata formalmente riconosciuta la Repubblica armena dell’Artsakh, ultimamente vittima di un’aggressione armata da parte dell’Azerbaigian. «Il rapporto fra la provincia di Reggio e l’Armenia – ha affermato la presidente Tehmine Arshakyan – benché ancora poco conosciuto, in realtà è secolare e negli ultimi anni sta ritrovando vivacità.

Come “Comunità Armenia-Calabria” vogliamo ringraziare tutto il Consiglio metropolitano per la sensibilità dimostrata e in particolare vogliamo ringraziare il consigliere Rudi Lizzi che ha conosciuto la nostra realtà e ha voluto fare propria la causa armena attraverso la presentazione di queste due mozioni. Vogliamo esprimere la nostra gratitudine anche ai consiglieri Antonio Minicuci, Armando Neri, Carmelo Versace, Giuseppe Ranuccio, Domenico Mantegna, Antonio Zimbalatti, Filippo Quartuccio e Domenico Marino, che in maniera trasversale hanno sottoscritto le due mozioni presentate dal consigliere Lizzi. Il rapporto fra il popolo armeno e il territorio reggino nasce intorno al decimo secolo dopo Cristo, un legame testimoniato dai numerosi siti archeologici presenti in particolare nella provincia jonica, nonché nel culto di alcuni santi e in toponimi e idiomi che utilizziamo nella nostra quotidianità anche senza rendercene conto.

Riscoprire questo rapporto significa rinsaldare le proprie radici culturali oltre che ravvivare un’amicizia con una terra lontana geograficamente ma vicina per storia e cultura. Già da qualche anno questa relazione aveva ripreso vita alimentando un flusso di ricercatori accademici e di visitatori armeni, in particolare a Brancaleone e nei comuni limitrofi che attraversano quella che ormai viene definita la “Valle degli Armeni”. Siamo certi che queste due mozioni risulteranno da stimolo per incentivare le relazioni fra Reggio e l’Armenia, ma anche per far crescere l’interesse culturale verso il nostro territorio tanto da divenire possibile volano di un auspicato sviluppo turistico con positive ricadute sul territorio».

Soddisfatto anche il consigliere di Fratelli d’Italia Rudi Lizzi, che ha presentato le due mozioni. «Le due mozioni discusse – ha dichiarato Lizzi – hanno rappresentato un’importante contributo a favore del rispetto dei diritti umani, per la promozione della pace fra i popoli, per il sostegno al dialogo fra culture, che ha aggiunto – principi sanciti dalla nostra Costituzione e valori fondanti l’Unione Europea ma che, purtroppo, in varie parti del mondo ancora rappresentano una conquista da raggiungere.

La comunità Armena-Calabria da diverso tempo – ha continuato il consigliere metropolitano – ha posto alla mia attenzione le tensioni che purtroppo animano l’area caucasica recentemente scossa da un conflitto armato fra la Repubblica di Armenia e l’Azerbaijan per l’integrità e l’indipendenza della regione del Nagorno-Karabakh, chiamata anche “Repubblica dell’Artsakh. Con queste due mozioni anche la Città metropolitana di Reggio Calabria – ha concluso Lizzi – si inserisce in un percorso concreto di solidarietà e di difesa dei diritti umani, del dialogo e della pace che si può costruire solo attraverso atti che, sicuramente possono avere un valore simbolico, ma che hanno anche un loro concreto peso mediatico e nel contesto delle relazioni internazionali. E noi reggini, intimamente legati all’Armenia, non possiamo restare indifferenti».

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L’Azerbaigian sconfina e cattura sei soldati dell’esercito armeno (Tempi.it 29.05.21)

L’esercito dell’Azerbaigian ha catturato sei soldati armeni vicino al confine dopo essere sconfinato in territorio armeno. È l’ultimo di una serie di incidenti negli ultimi mesi che hanno visto le truppe azere oltrepassare pericolosamente il confine con l’Armenia dopo le importanti conquiste nel Nagorno-Karabakh ottenute durante la guerra di sei settimane iniziata a settembre. Il conflitto, risolto dal decisivo intervento della Turchia a fianco del regime azero, si è concluso a novembre con un doloroso accordo mediato dalla Russia.

L’Azerbaigian perseguita gli armeni

I sei soldati rapiti dall’Azerbaigian si trovavano in una zona al confine con la provincia di Kalbajar, che le forze armene dovevano abbandonare entro il 15 novembre, in base agli accordi. Il ministro della Difesa armeno ha accusato il regime azero, che a sua volta ha puntato il dito contro Erevan, sostenendo che avrebbe inviato i soldati nella zona per operazioni di sabotaggio.

A inizio maggio l’esercito azero è sconfinato per 3,5 chilometri in territorio armeno nella provincia di Gegharkunik, adiacente a quella di Kalbajar. Come riporta la Bbcsolo il pronto intervento diplomatico di Erevan «ha impedito all’Azerbaigian di occupare quella parte di Armenia. Nella stessa area in uno scambio a fuoco lungo il confine è morto un soldato armeno». Nonostante l’esercito azero si sia formato, centinaia di soldati restano ancora in territorio armeno.

Dopo il conflitto di settembre, nel quale sono morte 6.000 persone, l’Azerbaigian ha riconquistato vaste porzioni del Nagorno Karabakh. In base agli accordi, le forze armene hanno dovuto lasciare le province di Kalbajar e Lachin. Circa 2.000 soldati dell’esercito russo controllano che gli accordi vengano rispettati.

Il genocidio culturale degli armeni

Nonostante la fine della guerra, l’Azerbaigian non sembra intenzionato a fermarsi e non mancano segnali inquietanti. Oltre ai ripetuti sconfinamenti in territorio armeno, Erevan ha dimostrato che il regime azero si sta dedicando a distruggere il patrimonio culturale-religioso armeno nei territori riconquistati. Diverse chiese sono già state rase al suolo.

Non solo. Come previsto dagli accordi, l’Armenia ha rilasciato tutti i prigionieri azeri. Il regime islamico non ha fatto lo stesso. Tre settimane fa, il Parlamento europeo ha intimato a Baku di restituire tutti i prigionieri di guerra armeni, che secondo alcune organizzazioni per i diritti umani sarebbero torturati nelle carceri azere. Secondo l’Europarlamento, almeno 245 persone sarebbero prigionieri.

L’Azerbaigian è anche accusato di aver rapito e brutalmente ucciso nel Nagorno Karabakh decine di civili armeni dopo che la guerra si era già conclusa. Un avvocato che si batte per la difesa dei diritti umani, Siranush Sahakyan, ha presentato 75 casi di abusi a danno di armeni presso la Corte europea dei diritti umani.

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Il Papa ricorda Gregorio Pietro XX: con lui sono stato vicino al popolo armeno (Vaticannews 29.05.21)

Funerali solenni stamattina del capo della Chiesa Armeno Cattolica, il patriarca Gregorio Pietro XX Ghabroyan, scomparso a Beirut lo scorso martedì a 86 anni. Era ammalato da alcuni mesi. In rappresentanza del Papa ha preso parte alle esequie il cardinale Mario Zenari, nunzio apostolico in Siria, che ha letto il messaggio di Francesco indirizzato a monsignor Boutros Marayati, ora amministratore della Chiesa Patriarcale di Cilicia degli Armeni. La cerimonia che si è tenuta nella Cattedrale Armeno Cattolica San Gregorio Illuminatore–Sant’Elia nella capitale libanese, è stata presieduta da monsignor Marayati, mentre l’omelia è stata pronunciata da monsignor Kevork Assadourian, vescovo ausiliare di Beirut del Patriarcato armeno cattolico, a lungo collaboratore di Gregorio Pietro XX.

La “benedizione speciale”

Nel suo messaggio, il Papa rievoca alcuni momenti condivisi con “l’amato fratello in Cristo”, il patriarca di Cilicia degli Armeni, a cominciare dalla sua elezione nell’estate del 2015, “prima di accettare volle chiedermi una benedizione speciale, per essere in grado di reggere la Chiesa Patriarcale malgrado l’età ormai avanzata”, scrive il Papa. “Il 7 settembre 2015 abbiamo concelebrato a Roma l’Eucarestia, nella quale è stata significata la Ecclesiastica Communio: abbiamo tenuto insieme elevati il Corpo e il Sangue di Cristo, segno visibile che fondamento di ogni servizio nella Chiesa è l’adesione e la conformazione al Cristo, Crocifisso e Risorto. Nel 2016 fu con me nel corso del Viaggio Apostolico in Armenia, in particolare quando visitai la cattedrale dell’Ordinariato per i fedeli armeno cattolici in Europa Orientale, a Gyumri, e insieme ai confratelli Vescovi del Sinodo della Chiesa Patriarcale. Nel 2018, in occasione dell’inaugurazione della Statua di San Gregorio di Narek, nei Giardini Vaticani”.

L’adesione del patriarca alla chiamata di Dio a seguirlo

La vicinanza al patriarca, prosegue Francesco, è stata occasione di prossimità anche con il popolo armeno, “che tanto ha sofferto lungo la storia ma è sempre rimasto fedele alla professione di fede in Cristo Salvatore”. Il Papa ricorda poi le diverse iniziative di solidarietà sostenute da Gregorio Pietro XX “per le popolazioni più provate, specialmente in Siria e Libano” e il suo impegno per “l’apertura del processo di beatificazione e canonizzazione del suo illuminato predecessore, il servo di Dio cardinale Gregorio Pietro XV Agagianian”. Ultimamente, scrive ancora il Papa, costatando il venir meno delle sue forze fisiche, “con senso di responsabilità si è interrogato in coscienza se fosse ancora in grado di guidare la Chiesa Armena come Patriarca: gli ha risposto il Signore, pronunciando un’ultima volta la chiamata a seguirlo”. Francesco conclude il messaggio affidando alla Misericordia di Dio l’anima del defunto nella certezza che ad accompagnarla in Cielo è “la preghiera di intercessione della Madre di Dio Maria Santissima, di San Gregorio l’Illuminatore e di San Gregorio di Narek, insieme a tutti i martiri e i santi armeni”.

Sandri: in lui spirito di paternità e intelligenza acuta

Dopo la lettura del messaggio del Papa, il Il nunzio apostolico in Libano, monsignor Joseph Spiteri, ha letto il messaggio di cordoglio del cardinale Leonardo Sandri. Il prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali del patriarca ricorda “lo spirito di paternità e di guida, vissuti all’interno di una personalità dall’intelligenza acuta, nella riflessione come nell’amministrazione, capace di intessere relazioni a diversi livelli e custode attento dell’eredità spirituale lasciata dai suoi predecessori”. Dei tanti incontri avuti con il patriarca di Cilicia degli Armeni Cattolici, il porporato cita nel testo due: quelli del 3 marzo 2012 in Francia e del 24 settembre 2015 in Armenia per la consacrazione di due chiese. “All’inizio del rito di consacrazione del luogo sacro – scrive il cardinale Sandri – il vescovo ‘bussa’ con la croce alle porte del tempio, perché siano spalancate e possano accogliere il popolo santo di Dio per celebrare i Divini Misteri. In quelle due occasioni insieme, unendo le nostre mani intorno alla Croce, abbiamo compiuto quel rito: ora da un lato sentiamo l’esigenza che sia la nostra preghiera a ‘bussare’ alle porte del cuore di Dio, affinchè accolga e doni il riposo eterno al nostro fratello e padre. Dall’altro siamo richiamati tutti a prendere tra le nostre mani e su noi stessi la Croce, come il patriarca Gregorio Pietro XX ha saputo fare in questi mesi di progressivo indebolimento, e lasciare che essa ci conduca ogni giorno di più incontro al Signore lungo il nostro pellegrinaggio terreno”.

Aveva un amore particolare per i poveri

Nella sua omelia monsignor Assadourian ha sottolineato in maniera particolare la dedizione del patriarca ai poveri “come dimostrano gli aiuti e la vicinanza che ha voluto dimostrare, lontano dai riflettori, a favore delle famiglie povere in particolar modo in questi ultimi due anni in cui il Libano vive insostenibili condizioni economiche e sociali. Nei giorni scorsi – ha proseguito – persino la malattia che lo ha afflitto non è riuscita a fermare il perseguimento del suo lavoro. Anche sul letto dell’ospedale continuava a gestire, organizzare e convocare riunioni per cercare di soddisfare i bisogni della sua Chiesa e del suo popolo”. Presenti alle esequie i vescovi e il clero della Chiesa armeno cattolica, rappresentanti delle Chiese cattoliche e ortodosse del Libano tra i quali il patriarca di Antiochia dei Maroniti cardinale Béchara Boutros Raï, il patriarca della Grande Casa di Cilicia degli Armeni Aram I, e il patriarca della Chiesa Siro Cattolica, Yousef Younan. Era presente anche un rappresentante del presidente della Repubblica libanese nonché esponenti del mondo politico, diplomatico e civile del Paese. La cerimonia di tumulazione avrà luogo nella sede patriarcale del Convento di Nostra Madre di Bzommar dove Gregorio Pietro XX sarà sepolto nel cimitero riservato ai patriarchi armeni.

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Messa per il Patriarca Pietro Gregorio XX, il ricordo di Papa Francesco (Acistampa 29.05.21)


Papa Francesco: messaggio per le esequie di S.B. Gregorio Pietro XX Ghabroyan, patriarca di Cilicia degli Armeni (Sir 29.05.21)

 

La MetroCity riconosce la Repubblica dell’Artsakh e il genocidio degli armeni (Reggio Today 29.05.21)

Nella giornata di mercoledì 26 maggio, il consiglio della Città metropolitana ha approvato all’unanimità due importanti mozioni in solidarietà e sostegno del popolo armeno: nella prima si riconosce il “Genocidio del popolo armeno”, avvenuto nel 1915 a opera dell’Impero Ottomano; nella seconda si riconosce formalmente la Repubblica armena dell’Artsakh, ultimamente vittima di un’aggressione armata da parte dell’Azerbaigian. “Come “Comunità Armenia-Calabria” esprimiamo tutta la nostra gratitudine per questi due importanti passaggi che rappresentano un grande abbraccio reggino alla ritrovata sorella Armenia”.

Le congratulazioni da parte della Comunità Armena-Calabria nel commento della presidente Tehmine Arshakyan: “Il rapporto fra la provincia di Reggio e l’Armenia, benché ancora poco conosciuto, in realtà è secolare e negli ultimi anni sta ritrovando vivacità. Come “Comunità Armenia- Calabria” vogliamo ringraziare tutto il Consiglio metropolitano per la sensibilità dimostrata e in particolare vogliamo ringraziare il consigliere Rudi Lizzi che ha conosciuto la nostra realtà e ha voluto fare propria la causa armena attraverso la presentazione di queste due mozioni. Vogliamo esprimere la nostra gratitudine anche ai consiglieri Antonio Minicuci, Armando Neri, Carmelo Versace, Giuseppe Ranuccio, Domenico Mantegna, Antonio Zimbalatti, Filippo Quartuccio e Domenico Marino, che in maniera trasversale hanno sottoscritto le due mozioni presentate dal consigliere Lizzi.

Il rapporto fra il popolo armeno e il territorio reggino nasce intorno al decimo secolo dopo Cristo, un legame testimoniato dai numerosi siti archeologici presenti in particolare nella provincia jonica, nonché nel culto di alcuni santi e in toponimi e idiomi che utilizziamo nella nostra quotidianità anche senza rendercene conto. Riscoprire questo rapporto significa rinsaldare le proprie radici culturali oltre che ravvivare un’amicizia con una terra lontana geograficamente ma vicina per storia e cultura.

Già da qualche anno questa relazione aveva ripreso vita alimentando un flusso di ricercatori accademici e di visitatori armeni, in particolare a Brancaleone e nei Comuni limitrofi che attraversano quella che ormai viene definita la “Valle degli Armeni”. Siamo certi che queste due mozioni risulteranno da stimolo per incentivare le relazioni fra Reggio e l’Armenia, ma anche per far crescere l’interesse culturale verso il nostro territorio tanto da divenire possibile volano di un auspicato sviluppo turistico con positive ricadute sul territorio”.

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Nagorno-Karabakh: Pashinyan, Armenia pronta a ritirare truppa da confine con Azerbaigian (Agenzianova 29.05.1)

Erevan, 29 mag 17:22 – (Agenzia Nova) – L’Armenia è pronta a ritirare le sue truppe dal confine con l’Azerbaigian nel tentativo di ridurre l’escalation della situazione di sicurezza. Lo ha detto oggi il primo ministro ad interim dell’Armenia, Nikol Pashinyan, commentando la dichiarazione del Gruppo di Minsk dell’Osce sul Nagorno-Karabakh. “Accolgo con favore la dichiarazione dei copresidenti del Gruppo di Minsk dell’Osce, la logica dei passi presentati lì è fondamentalmente accettabile per noi. Siamo pronti a iniziare a ritirare le truppe in qualsiasi momento e stiamo aspettando che il Gruppo di Minsk dell’Osce raggiunga un accordo con l’Azerbaigian per avviare un tale ritiro”, ha detto Pashinyan in un incontro con i residenti del distretto di Erevan di Nork-Marash. Il premier ha aggiunto che l’Armenia è pronta a svolgere il lavoro sulla demarcazione e delimitazione delle frontiere, nonché a riprendere il processo negoziale sul Nagorno-Karabakh sotto gli auspici del Gruppo di Minsk. (Rum)

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