Ipotesi di viaggio in Messico, Armenia e Kosovo per Papa in 2016 (Askanews.it 08.10.15)

Città del Vaticano, 8 ott. (askanews) – Armenia, Messico, nonché altri paesi del Sud America. Kosovo, Polonia, magari Francia. Sono le mete – non certe né tanto meno ufficiali – dei possibili viaggi di Papa Francesco nel corso del 2016.

Il progetto di un preannunciato viaggio del Papa in Messico, forse a settembre, “comincia ad essere concreto”, ha detto nei giorni scorsi il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, commentando le voci, rimbalzate dalla conferenza episcopale messicana, di un viaggio di Francesco nel 2016 nel paese sudamericano. “Rispondendo a una domanda che mi è stata fatta – ha dichiarato il gesuita – ho detto che il Papa desidera andare in Messico, come ben sappiamo perché lo ha detto egli stesso diverse volte in connessione con il viaggio negli Stati Uniti. Ho detto che vi è un progetto per fare questo viaggio nel prossimo anno e che per questo progetto sono cominciati passi concreti. Ho detto che se il Papa va in Messico naturalmente intende andare a onorare la Vergine di Guadalupe nel suo Santuario. Ho detto che questo non è un annuncio ufficiale del viaggio perché non ho date né una agenda da comunicare. Dico che si tratta di un progetto che comincia ad essere concreto”.

Papa Francesco in persona ha accennato alla sua idea, poi tramontata con la scelta di andare a Cuba, di visitare il Messico prima del recente viaggio negli Stati Uniti, ricalcando in qualche modo le orme dei migranti che passano dal sud al nord America: “Io – ha raccontato ai giornalisti sul volo dall’Avana a Washington – pensavo di entrare negli Stati Uniti passando per il Messico, inizialmente, la prima idea era Ciudad Juarez, la frontiera del Messico… Ma andare in Messico senza andare alla “Guadalupana” (la Madonna di Guadalupe, ndr.) sarebbe stata uno schiaffo! Ma è una cosa passata…”.

Si inseguono poi, senza trovare conferma ufficiale o ufficiosa, le voci di altri paesi che, oltre al Messico, il Papa potrebbe toccare: Cili, Uruguay, Perù nonché – ma il tema, all’avvicinarsi delle elezioni presidenzial di dicembre prossimo, è molto delicato – il suo paese d’origine, l’Argentina.

E’ praticamente scontato, a luglio, che Francesco andrà in Polonia per presiedere la Giornata mondiale della gioventù (Gmg) di Cracovia. Se della Spagna non si sa nulla, è nell’aria da tempo – ma anche qui senza conferme – l’ipotesi di un viaggio in Francia, alla quale lo stesso Francesco aveva accennato di ritorno da Strasburgo: “Si deve andare a Parigi certamente, no? Poi, c’è una proposta di andare a Lourdes… Io ho chiesto una città dove non sia andato mai alcun Papa, per salutare quei cittadini. Ma il piano non è stato fatto”.

L’agenzia stampa francese I.Media rivela, inoltre, che “a inizio anno Papa Francesco potrebbe recarsi in Armenia”, sottolineando che negli ultimi mesi due cardinali della Curia romana, Kurt Koch e Leonardo Sandri, si sono recati in questo paese a maggioranza cristiana. Il Papa aveva suscitato l’irritazione della Turchia per aver presieduto una messa, il 12 aprile scorso a San Pietro, nel quale aveva parlato del “genocidio” degli armeni nel centenario di quegli eventi nel 1915. Il presidente armeno Serz Sargsyan, così come i due catolicos armeni, il cattolico e l’ortodosso, presenti a quella cerimonia, hanno riferito nei mesi scorsi di avere invitato il Papa. Dopo l’Albania (2014) e la Bosnia Erzegovina (2015) – è sempre una notizia ipotizata da I.Media – Francesco potrebbe recarsi in Kosovo, paese indipendente dalla Serbia e sede di importanti monasteri ortodossi.

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“IL GRANDE MALE” LA FORZA DEL TEATRO CIVILE PER RIEVOCARE IL GENOCIDIO POCO CONOSCIUTO DEL POPOLO ARMENO

ROMA – Sarà in scena al Teatro India dal 19 al 21 ottobre IL Grande Male, uno spettacolo civile dedicato al centenario del genocidio armeno; testo e regia di Sargis Galstyan. In scena Stefano Ambrogi, Jonis Bascir, Ermanno De Biagi, Vincenzo De Michele, Sarghis Galstyan, Andrea Davì, Marine Galstyan, Lorenzo Girolami, Claudia Mancinelli, Luca Basile, Arsen Khachatryan. Lo spettacolo è realizzato dalla compagnia InControVerso (ensemble artistico molto apprezzato da pubblico e critica, che ricordiamo anche per l’ottimo spettacolo “A Porte Chiuse” andato in scena a Roma al Piccolo Eliseo), realizzato in collaborazione con l’Ambasciata della Repubblica d’Armenia in Italia.

Berlino, 1921. Lo studente armeno Soghomon Tehlirian è sotto processo per aver ucciso con un colpo di pistola Talaat Pasha, uno degli organizzatori del genocidio, rifugiato nel 1919 in Germania sotto falso nome, per sfuggire ad una condanna a morte per “crimine di lesa umanità” a danno delle popolazione armene residenti nell’Impero Ottomano.
Dopo due giorni di processo è Talaat – del quale vengono ricostruite le atroci gesta e attraverso le drammatiche rivelazioni dei sopravvissuti chiamati a deporre – ad essere condannato moralmente: le prove a suo carico sono talmente terrificanti che Tehlirian viene assolto per l’omicidio da lui compiuto.

Gli atti processuali, dai quali nasce l’ispirazione e la scrittura dello spettacolo ”Il grande male”, sono una preziosa chiave per comprendere quell’immane tragedia che fu il genocidio armeno nel 1915: attraverso i dialoghi riportati fedelmente dalle testimonianze scritte e le immagini dell’epoca proiettate in scena si va a formare un vortice di informazioni documentate che guidano lo spettatore nel dramma degli avvenimenti di quegli anni, nel sistema della giustizia e portano luce su un capitolo dimenticato della storia dell’uomo. Attraverso la coralità di diciotto personaggi che intervengono nel processo avviene la ricostruzione documentata di molteplici aneddoti che vanno a formare un chiaro quadro del contesto politico nel quale il progetto genocidiaro venne messo in atto.

In ”Il grande male” vediamo i testimoni chiamati a deporre, una pluralità di voci che aiutano lo spettatore nella comprensione dei fatti storici: figure di anonimi turchi e curdi buoni, che vennero in soccorso ai deportati; Johannes Lepsius, responsabile della Deutsche Orient-Mission, che vuole dimostrare la precisa volontà genocidaria dei Giovani Turchi; il generale Otto Liman von Sanders, al cui comando erano le truppe tedesche inviate in Anatolia durante la Prima Guerra Mondiale, che invece cerca almeno in parte di scagionare il Governo ottomano.
Tutte queste testimonianze scorrono in un contesto, quello di Berlino nell’anno 1921, in cui gli orientali vengono giudicati tendenzialmente inclini all’illegalità e scarsamente consapevoli del valore della vita umana.
Perchè lo spettacolo “Il Grande Male”

Nel 1915 un milione e mezzo di armeni furono assassinati nell’Impero Ottomano seguendo un piano stabilito in anticipo ed eseguito metodicamente con lo scopo ultimo di distruggerne la civiltà. Come il giornalista francese scrisse “Nell’oriente sta morendo la nostra sorella, e sta morendo solo perché è la nostra sorella, il suo delitto è che ha condiviso i nostri sentimenti, ha amato quello che amiamo noi, ha pensato così come pensiamo noi, ha creduto a tutto quello in cui crediamo noi, ha valorizzato come noi la saggezza, la giustizia, poesia ed arte” Gli armeni furono così vittime di un genocidio che sarebbe diventato un riferimento funesto per coloro che vennero dopo. Da allora, i governi turchi che si sono succeduti hanno combattuto energicamente per far dimenticare questo triste episodio del passato del loro paese. Ancora oggi, soprattutto in Turchia, il semplice fatto di enunciare questa verità storica scatena, contro coloro che lo fanno, una violenta opposizione, minacce fisiche e in qualche caso perfino la morte. Il negazionismo alimenta il razzismo e l’odio contro gli armeni e altre minoranze non musulmane. Alcuni vorrebbero far credere che ammettere la realtà del genocidio armeno sia un attacco contro tutti i turchi e contro la stessa natura turca, quando di fatto si tratta di un attacco al negazionismo e di un passo avanti per la giustizia e la democrazia.

L’ultimo atto di un genocidio è la sua negazione
Elie Wiesel
La compagnia InControVerso

Viene fondata da Marine Galstyan e Sargis Galstyan in Italia. Si tratta di un nuovo gruppo di artisti professionisti del panorama culturale di teatro e danza in Italia, che è composto da attori, attrici, ballerini e ballerine giovani di nazionalità italiana e armena.
Punto di forza della compagnia è proprio il confronto tra culture e scuole d’arte di Paesi diversi. All’attivo ha la produzione dello spettacolo A porte chiuse, regia di Marine Galstyan, che è stato messo in scena in vari teatri tra i quali il Piccolo Eliseo e il Teatro Vittoria di Roma, il Manzoni a Pistoia.

Teatro India
lungotevere Vittorio Gassman 1 (già lungotevere dei Papareschi)
ingresso disabili via Luigi Pierantoni 6
biglietti: intero 18 euro | ridotto 1 (under 35 e over 65) – 16 euro |ridotto 2 (cral e convenzionati) – 14 euro – Orario spettacoli ore 21,00

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Maya Amenduni – @Comunicazione
Ufficio Stampa per Compagnia InControVerso
Maya Amenduni
+39 392 8157943
mayaamenduni@gmail.com
Federica Guidozzi
+39 3477749976
Federica.guidozzi05@gmail.com

 

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Venezia, all’istitito armeno gli studenti viaggiano nel tempo (genteveneta.it 08.10.15)

Un viaggio nel tempo organizzato dall’associazione internazionale Bridging Ages in collaborazione con la Congregazione Mechitarista di Venezia ed il patrocinio dell’Ambasciata della Repubblica d’Armenia in Italia. Un salto nel passato guidato dal prof. Jon Hunner, professore di storia all’università del New Messico, il quale come metodo di studio propone ai suoi studenti il Time Travel come momento di immedesimazione per far apprendere una precisa epoca storica. L’evento, svolto in occasione 300 anni dell’anniversario dell’arrivo dell’abate Mechitar, nella mattinata ha visto impegnati diversi docenti i quali hanno avuto modo di spiegare ai 60 studenti la lunga storia che unisce la comunità armena con l’Italia e in particolare a Venezia dove nel 1870 è stato inaugurato l’istituto armeno Moorat-Raphael, ora adibito a mostre, concerti, convegni ed a collaborazioni con le scuole. Continua


 

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FAIMARATHON, una giornata FAI d’autunno alla scoperta di un’Italia diversa (urbanpost.it 08.10.15)

Turchia: scuole cristiane a rischio chiusura (Agensir.it 08.10.15)

All’inizio dell’anno scolastico, almeno 24 scuole appartenenti a fondazioni ed enti legati alle comunità cristiane e ad altre minoranze religiose presenti in Turchia, si trovano in difficoltà e rischiano la chiusura soprattutto a causa dello scarso numero di allievi che possono accogliere sulla base della legislazione attualmente in vigore. Il pericolo minaccia soprattutto le scuole collegate alla piccola comunità greco-ortodossa. L’allarme è stato lanciato dall’avvocato turco Nurcan Kaya, coordinatore del Gruppo dei diritti delle minoranze. Secondo Kaya occorre definire un quadro normativo che precisi i diritti e i doveri di tali istituti scolastici, chiarendo i meccanismi di finanziamento statale ed eliminando l’obbligo di cittadinanza turca per gli allievi (clausola che riduce sensibilmente il numero di alunni potenziali). All’inizio dell’anno scolastico 2014/2015, le scuole appartenenti a fondazioni ed enti legati alle comunità cristiane presenti in Turchia autorizzate a ricevere sostegno finanziario dallo Stato erano 55. Di esse, 36 appartenevano alla comunità armena, 18 alla comunità greca e una scuola materna apparteneva alla comunità siro-ortodossa.

Armenia protagonista alle Gallerie d’Italia (assesempione.info 08.10.15)

Milano – Le Gallerie d’Italia aprono le porte all’Armenia e alla sua cultura millenaria per un grande evento nel centenario del genocidio del popolo armeno. Giovedì 15 ottobre, alle ore 21.00, di scena “1915 Il canto spezzato. Musica e poesia armena”, uno spettacolo multimediale per ridare voce ai protagonisti della storia, promosso e organizzato dall’Unione Armeni d’Italia nell’ambito del cartellone di eventi del centenario che ha visto anche a Milano numerose iniziative.
Il soprano armeno Ani Balian, accompagnata al pianoforte, interpreta i canti della tradizione armena raccolti dal grande etnomusicologo Gomidàs. Brevi intermezzi lirici con l’attrice Elda Olivieri che leggerà brani tratti da poeti armeni che hanno vissuto in prima persona il dramma del genocidio. Accompagnerà la musica, la proiezione di immagini d’epoca in larga pare inedite.saluti istituzionali Stefano Bruno Galli, Regione Lombardia, Baykar Sivazliyan, presidente Unione Armeni d’Italia.

Gayaneh e altre storie armene (paloliave.it 07.10.15)

Dove» Molfetta

Data dell’evento» il 8 ottobre 2015 alle ore 20:30

Indirizzo» Museo Diocesano

Telefono» 3286677282

WebSite» www.animamea.it/animamea2015

 

Il genocidio armeno continua ad ispirare una delle linee tematiche del Festival Anima Mea e di Orfeo Futuro, la rete sostenuta da Puglia Sounds nella quale è inserita la manifestazione diretta da Gioacchino De Padova.

Giovedì 8 ottobre nell’auditorio del Museo Diocesano di Molfetta (ore 20.30) e venerdì 9 ottobre nella Sala Colafemmina di Acquaviva delle Fonti (ore 20.30), le stragi del 1915 vengono ricordate con Gayaneh e altre storie armene, concerto del quale sarà protagonista l’Ensemble ’05 formato dal violinista Diego Romano, dal violoncellista Roberto Mansueto e dalla pianista Antonia Valente con ospite il mezzosoprano Syuzianna Hakobyan, (biglietti euro 5, ridotti euro 3 – info 3286677282 oppure www.animamea.it/animamea2015).

Il titolo della serata prende spunto dal balletto Gayaneh di Aram Khachaturian, il cui brano più celebre, la Danza delle spade, è stato molto usato anche nel cinema, da Billy Wilder (Uno, due, tre) a Woody Allen (Scoop) sino a Joel Cohen (Mr. Hula Hop). Ed è proprio con la Danza delle spade per violino e pianoforte, nonché l’Adagio & Bacchanal da Spartacus e la Danza op.1 in si bemolle maggiore, che l’Ensemble ’05 rende omaggio a Khachaturian ricordando il genocidio del 1915. Ma la tragedia degli armeni verrà ricordata anche con musiche di altri autori del recente passato, come Arno Babadjanian (Trio per violino, violoncello e pianoforte) e di compositori dei nostri giorni, dall’anziano Tigran Mansurian (Lament per violino) al più giovane Vache Sharafyan (Voices of the Invisible Butterflies per pianoforte). Senza dimenticare Komitas Vardapet, padre Komitas, al secolo Sogomon Sogomonian, l’archimandrita della chiesa apostolica armena e papà della moderna musica di quel popolo, del cui martirio cent’anni fa fu testimone diretto con ferite dalle quali non riuscì più a guarire. Della sua produzione l’Ensemble ’05 proporrà Tsirani tsar (L’albero d’albicocca) e Krunk (Gru)  con solista il soprano Syuzianna Hakobyan, nella cui interpretazione si potranno ascoltare anche Mattino di luce dal ciclo Quattro liriche antiche armene di Ottorino Respighi e un canto del X secolo di San Gregorio di Narek, Sayln ayn ichaner (Scendeva il carro dal monte Arart).

Bagnacavallo, artisti armeni al Convento di San Francesco (Ravenna24ore.it 07.10.15)

Il convento di San Francesco a Bagnacavallo ospiterà da sabato 10 a sabato 31 ottobre le mostre Segni e parole e Loss of relevance, dedicate a due importanti artisti di origini armene, rispettivamente Alice Tachdjian e Norayr Kasper.

Curate da Carlo Polgrossi e organizzate dal Comune, le due esposizioni hanno il patrocinio dell’Ambasciata della Repubblica d’Armenia in Italia. E lo stesso ambasciatore della Repubblica Armena, Sargis Ghazaryan, interverrà all’inaugurazione, in programma alle 16 di sabato 10 ottobre, accanto al sindaco Eleonora Proni e all’assessore alla Cultura Enrico Sama. Continua

Udine: a palazzo Torriani – mostra fotografica sull’Armenia (udine20.it 07.10.15)

Dal 17 al 23 ottobre Palazzo Torriani ospiterà la mostra fotografica di Graziella Vigo “Spirito d’Armenia”.
Promossa dall’Ambasciata della Repubblica d’Armenia in Italia nella cornice degli eventi e commemorazioni  del 2015, con il supporto del Comune di Udine, della Camera di Commercio di Udine e di Confindustria Udine , la mostra è un invito al pubblico friulano a scoprire l’Armenia, la sua storia, la sua tradizione,  cultura e i suoi paesaggi indimenticabili.

La mostra
Scattate tra l’Armenia contemporanea, il Nagorno Karabakh, e la Venezia del Collegio Armeno Moorat-Raphael a Dorsoduro e dell’isola di San Lazzaro degli Armeni col Monastero Mechitarista, le immagini di Graziella Vigo portano il visitatore a esplorare un mondo nuovo.
È un invito a scoprire la vera essenza dell’Armenia: dai monasteri millenari, nascosti nel fondo delle valli, scavati nella roccia delle montagne, apparentemente vuoti e deserti, ma sempre vivi e aperti al culto della Chiesa cristiana più antica del mondo, alle immagini ingenue delle Madonne, fino agli khachkar, le croci di pietra, sbalzate, ricamate, incise nella caratteristica pietra rossa e grigia. Senza dimenticare l’Armenia contemporanea che emerge vivida nelle fotografie delle cerimonie più sacre, dei momenti di vita quotidiana, dei mestieri perduti, dei bambini vestiti a festa per il primo giorno di scuola, del mercato e dei contadini dal volto antico. E poi ancora il lavash, il tipico pane armeno, le focacce del Karabakh, la vendemmia e i panorami pieni di sole o sotto la neve. Il frutto del melograno è il simbolo di un Paese che ha resistito a secoli di invasioni, di usurpazioni e di massacri, qualche volta sconfitto ma mai vinto, ieri come oggi proiettato verso il futuro. Continua

Torino: Voci e immagini per l’Armenia a Palazzo (Ansa 07.10.15)

(ANSA) – TORINO, 7 OTT – Una mostra con opere di Zareh Matafian, unico superstite della sua famiglia al genocidio degli armeni del 1915, di Marina Mavian, presidente di Casa Armena e di 12 pittori italiani, resterà allestita dall’ 8 al 17 ottobre a Palazzo Cisterna. In programma anche incontri, domani e dopodomani,con scrittorie studiosi. L’evento è patrocinato, oltre che dalla Città metropolitana di Torino, da Compagnia di San Paolo, Società Reale Mutua di Assicurazioni e Consiglio Regionale del Piemonte.

Il libro “Mayrig” a San Marino (Iltirreno.gelocal.it (7.10.15)

PIOMBINO. La versione italiana del libro-verità “Mayrig” di Henri Verneuil e il genocidio armeno (edito da Divinafollia) protagonista di una presentazione a Palazzo Graziani, nella Repubblica di San Marino. Tra i relatori la traduttrice del libro dal francese, Letizia Leonardi che ha introdotto il pubblico in questa storia di migranti, parlando poi del massacro subito dal popolo armeno nel 1915, definito da alcuni “il primo genocidio del XX secolo”, ancora non riconosciuto dalla Turchia. “Mayrig” è stata anche l’occasione per discutere della deportazione del popolo armeno ad opera dei turchi dell’impero ottomano. Continua