Yusif non vuole Ruzan (giornaledellamusica 14.01.20)

Avrebbero dovuto cantare insieme il prossimo 7 febbraio al SemperOpernball a Dresda, modellato sul più celebre ballo delle debuttanti nella Staatsoper di Vienna. Invece il tenore di origine azerbaigiana Yusif Eyazov, più noto come coniuge di Anna Netrebko, ha rifiutato di esibirsi accanto alla collega soprano, l’armena Ruzan Mantashyan. Il motivo sarebbero “ragioni politiche”. A complicare le cose, secondo quanto riporta il sito francese forumopera.com ci sarebbe stata una richiesta da parte dell’associazione che gestisce il Semperopernball di licenziare la cantante.

Da parte dei responsabili del SemperOpernball è stato emesso un comunicato dal tono piuttosto confuso: “Il SemperOpernball rifiuta fermamente le accuse contro Yusif Eyazov. Gli organizzatori del SemperOpernball rigettano fermamente le accuse che la cantante Ruzan Mantashyan non si esibirà al XV SemperOpernball il 7 febbraio a causa della sua nazionalità. In precedenza, è stato riportato che il tenore azerbaigiano, che canterà al concerto di gala della Semperoper di Dresda, aveva rifiutato di apparire al SemperOpernball assieme all’artista armena a causa della nazionalità di questa.”

Nell’apprendere la notizia, l’agenzia Armenpress ha riportato un commento del soprano armeno Hasmik Papian: “Dove siamo arrivati? … Ho cantato in quel teatro e non ricordo incidenti simili. Sto pensando di levare la mia voce in segno di protesta»

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Armenia: ministro Economia, indice di attività economica è salito al 7,5 per cento (Agenzianova 14.01.15)

Erevan, 14 gen 10:49 – (Agenzia Nova) – L’economia armena ha iniziato il 2020 in maniera molto positiva a fronte degli ottimi risultati raggiunti l’anno scorso. Lo ha dichiarato il ministro dell’Economia, Tigran Khachatryan, durante una conferenza stampa organizzata oggi ad Erevan. “L’indice di attività economica si è attestato al 7,5 per cento: a determinare la crescita è stato un corso positivo nei settori dell’industria (con un aumento del 9,3 per cento), dei servizi (15 per cento), del commercio (9,2) e dell’edilizia (4,5). (Res)

Trasporto aereo: Armenia Airways, annunciata sospensione dei voli verso l’Iran (Agenzianova 12.01.20)

Erevan, 12 gen 09:39 – (Agenzia Nova) – La compagnia di bandiera Armenia Airways ha sospeso i suoi voli verso l’Iran a seguito dell’abbattimento accidentale di un Boeing 737 della Ukraine International Airlines da parte delle Forze armate iraniane nella notte tra il 7 e l’8 gennaio. Lo si apprende da un messaggio pubblicato sul profilo Facebook della compagnia, che ha annunciato oggi la cancellazione di un volo da Erevan a Teheran. “Il volo AMW111/112 da Erevan a Teheran e ritorno è stato cancellato per motivi di sicurezza”, ha scritto la compagnia, aggiungendo che ai passeggeri sarà consentito di spostare il volo ad un’altra data. (Res)

Il 10 febbraio a Olbia manifestazione dell’Anpi per ricordare tutte le vittime degli stermini (Olbianotizie 10.01.20)

OLBIA. L’Anpi (Associazione Partigiani d’Italia) Olbia-Tempio, Comune di Olbia, Comune di Padru, Sindacato Gallurese, Scuole Superiori di Olbia-Tempio, le Associazioni impegnate nella lotta alle Guerre, alle Discriminazioni e alle Diseguaglianze il 10 febbraio 2020 promuovono una manifestazione al Museo Archeologico, per ricordare tutte le vittime degli Stermini, delle stragi e delle discriminazioni operate dalla “belva umana” sulle popolazioni civili e su individui considerati “Diversi”. 
“Si parlerà di popoli e luoghi -ha commentato il presidente dell’ampi Provinciale, Domenico Piccinnu- come Auschwitz, Foibe, Armeni, Siriani, Curdi, Palestinesi, Cambogiani, Srebrenica, Tutsi, Indios dell’Amazzonia, Indiani d’America… purtroppo l’elenco è lunghissimo, riflettendo insieme sul concetto di rispetto, antirazzismo e antifascismo.
L’evento vedrà impegnati gli studenti con i loro docenti e testimonianze delle visite ai campi di sterminio organizzate dalle scuole con il comune di Olbia. 
Rappresentazioni Musicali, Teatrali, Letture di Poesie in ricordo di quelle tremende Tragedie, e delle discriminazioni attuate anche oggi, accomuneranno esperienze vissute da ebrei, rom, omosessuali, donne, migranti, disabili, slavi, italiani, armeni, palestinesi, siriani, arabi, sardi, curdi, asiatici, africani, neri, gialli, indiani d’America, indios dell’Amazzonia, Indigeni di tutte le latitudini con in comune la tragedia della sopraffazione”.

Armenia: premier Pashinyan, povertà va contrastata attraverso il lavoro (Agenzia Nova 09.01.20)

Erevan, 09 gen 11:07 – (Agenzia Nova) – La povertà va contrastata e superata attraverso il lavoro. Lo ha dichiarato il primo ministro armeno, Nikol Pashinyan, durante la riunione parlamentare odierna. “Il nostro obiettivo principale è la creazione di tutte le condizioni necessarie a sostenere il lavoro dei cittadini, che devono però impegnarsi ad aiutare il governo nell’adempimento delle sue funzioni”, ha detto il premier, ricordando che a partire dal primo gennaio di quest’anno le microimprese in Armenia non sono più soggette a tassazione. Nel suo intervento, Pashinyan ha sottolineato gli ottimi risultati raggiunti nel corso del 2019 nel settore del turismo prevedendo una nuova crescita durante l’anno corrente. “Alla luce di ciò, è fondamentale rafforzare e migliorare ancora i servizi a disposizione dei cittadini e dei turisti che vengono in visita nel nostro paese”, ha aggiunto il premier. (Res)

Jacopo Santini. Armenia 301 – Parte prima. Armenia: la memoria del genocidio (Arte.go.it 08.01.2020)

In mostra una selezione di immagini da un progetto in corso del professore di fotografia presso Studio Arts College International Jacopo Santini.
Santini presenterà la prima fase di un progetto, realizzato grazie al Fondo di Sviluppo istituito da SACI, il cui scopo è documentare come il ricordo e la negazione o rimozione di uno stesso evento, il genocidio Armeno, abbia plasmato profondamente le società Armena e Turca e continuerà il progetto in Turchia, Siria e Libano anche nel 2021.

301 (dopo Cristo) è l’anno in cui, stando alla tradizione e dopo una serie di cruente indecisioni, l’Armenia accolse il Cristianesimo, per volontà del re Tidrate III, e ne fece la religione nazionale, primo – si dice – fra i popoli. 301 è anche l’articolo del codice penale turco che sanziona – con pene detentive – ogni offesa all’identità turca”, disposizione usata spesso e volentieri per punire varie forme di dissenso e, ovviamente, ogni menzione di ciò che da 100 anni è in Turchia negato, Metz Yegern: il grande dolore, il primo genocidio del ‘900 che, tra il 1915 e il 1918 (con sanguinosi strascichi successivi), per piano e mano dei Giovani Turchi, costò la vita a circa 1. 500. 000 Armeni all’epoca residenti nei territori del fu Impero Ottomano, soprattutto nell’attuale Anatolia orientale (o Armenia occidentale). Questo genocidio ha potuto contare sull’ipocrita complicità di un buon numero di nazioni che, ad oggi non lo hanno riconosciuto come tale, nonostante il concorde avviso della comunità scientifica internazionale circa la copiosità, l’univocità e l’inconfutabilità delle prove.

“La fotografia” – disse Oliver Wendell Holmes nei suoi tempi pionieristici – “è uno specchio dotato di memoria”. Può tuttora esserlo, perfino in un’epoca in cui, complice la rivoluzione digitale, è lecito dubitarne. Il dilemma è cosa fotografare a distanza di un secolo dai fatti, quando gli ultimi, pochissimi sopravvissuti, sono fragilissimi centenari, per non ridurre il lavoro ad un esercizio stucchevole di documentazione “archeologica”.

“Ho pensato, iniziando la ricerca di una struttura per il progetto, all’Angelus Novus di Walter Benjamin (e al quadro di Klee da cui mosse il pensiero del filosofo tedesco), gli occhi fissi sul passato, sulle catastrofi che, sotto il suo sguardo trascinato verso il futuro dalla tempesta che chiamiamo progresso, sono un solo cumulo di rovine. [.. . ] Parlare oggi del genocidio, con la fotografia, non può che avvenire misurandosi con il presente, con ciò che, tangibilmente, resta del passato nel presente, con la memoria di quel passato nelle parole e nei comportamenti degli individui o in quelli delle società, nei luoghi teatro di quegli eventi lontani, nelle cose, in tutte le terre in cui si consumò Metz Yegern, Armenia, Turchia, Siria, Libano. [.. . ]L’idea è cucire ricordi, parole ed immagini e dar testimonianza del presente come traccia e riflesso del passato, forse debole ma esistente. Non si tratta di un atto di indagine, già compiuta e con risultati indiscutibili, ma di una testimonianza. La storia la si racconta spesso osservandola riflessa negli occhi di chi, dovunque sia nato, le è sopravvissuto, come nelle pupille dell’Angelus Novus non ancora chiuse dal vento del progresso. ”
Jacopo Santini

Inaugurazione: Giovedì, 15 gennaio, ore 18

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Dettagli

Inizio:
Mercoledì 15 Gennaio 2020
Fine:
Domenica 9 Febbraio 2020

Luogo

SACI GALLERY
Via Sant’Antonino, 11
Firenze, 50122 Italia 
+ Google Maps
Telefono:
055 289948
Sito web:
www.saci-florence.edu

 

Oggi, nel 1880, nasceva Hrand Nazariants: intorno a lui, a Bari, “I poeti della via” (Molalibaera 08.01.20)

Affamati di spiritualità, di trascendenza, figli di un ideale vigoroso e di nobili valori “I poeti della via” (Angeloro, Sinisi, Montella, Pellecchia, Mastrini, Potito, Santoro e Sorrenti), così come si definirono, potrebbero essere considerati gli ultimi tizzoni di una rinascenza culturale che fiorì a Bari nei primi anni del novecento attorno (e anche) alla figura dell’intellettuale armeno Hrand Nazariantz (08 gennaio1880 – 25 gennaio 1962).

I SOGNATORI DIMENTICATI

“I poeti della via” si muovevano declamando i loro versi tra Bari e paesi limitrofi tra il 1950 e il 1968.

Un’opera di Hrand Nazariantz pubblicata dalla casa editrice Humanitas di Piero Delfino Pesce

Portavano in seno un progetto di ricostruzione, la pianticella tenera, seminata in anni di incertezza e inquietudine, quelli cioè del primo ‘900.

Giulio Gigante li chiamava per eventi organizzati dall’università popolare di Conversano, perché sapevano essere protagonisti di atmosfere magiche e intense. Erano serate pensate come occasione per accordar l’orecchio e allenare l’occhio alla bellezza che, attraverso l’arte si svela, esalta e tutti eleva!

In Giulio la cultura era come fontanella d’acqua dolce per il bene comune ed essi erano un riferimento importante, perché sapevano rapportarsi con immediatezza senza essere banali.

La semplicità e la concretezza era il costume de “I Poeti della Via”.

La ricerca di forme migliori per emozionare non era mero esibizionismo, né progetto d’evasione, tanto meno intrattenimento o distrazione dalla vita grama, ma e, soprattutto, convinzione che l’Arte fosse forza propedeutica per alimentare, nei concittadini, la visione di paese capace di valorizzarsi.

Caricatura di Nazariantz di anonimo

Giulio Gigante riconosceva in questi uomini la risorsa umana, l’energia salutare che unisce il senso pratico a quello ideale, frutto della contemplazione, intesa come spirito della ricerca dell’essenza di bellezza e serenità, insomma ogni incontro organizzato dell’università popolare Conversanese aveva una funzione sociale.

La loro “rappresentazione mentale di paese”, vedeva nello studio non il passaporto per fughe all’estero, quanto il mezzo per uscire dai margini della vita con un’offerta di prodotti qualificati e non omologati a dei canoni decisi da pochi.

La cultura come mezzo per costruire ponti, favorire scambi per avere una visione veramente globale del pianeta. Per offrire una vivacità di colori e sapori che fossero espressione peculiare del luogo, paesaggio delle meraviglie.

“I poeti della Via” per molti erano tollerati come ingenui, privi del senso concreto della realtà e per questo, spesso messi alla berlina. Era come se non riflettessero l’immagine comune del commerciante che punta subito al sodo.

Una delle maggiori opere di Hrand Nazariantz

Per tanti la Cultura non era strumento di identificazione e mezzo per cogliere le potenzialità di un territorio, quanto un abito per opulenti e per fannulloni. I caffè o i cenacoli erano salotti per ricchi non certo luoghi di aggregazione o confronto.

Cosa rappresentarono il Caffè Sottano del buon Don Armando Scaturchio? Cosa era lo storico Caffè Stoppani, ritrovo degli intellettuali baresi? Cosa è rimasto nell’immaginario collettivo della città schiusa a oriente, attenta ai venti e alle onde di mare che, come bastimenti, approdano e ripartono?

I luoghi dell’incontro, la vetrina sociale erano le piazze e i corsi per le passeggiate nei giorni di festa! I sognatori o gli artigiani del pensiero erano un ingombro per quanti ignorano che l’Arte vera è espressione di bagliori interiori. La sintesi di percorsi che interpretano l’animo in relazione coll’immensità cosmica, ma soprattutto sono il manifesto di dimensioni invisibili ma reali dei quali l’artista è testimone e interprete.

Un’altra opera di Hrand Nazariantz pubblicata dalla casa editrice Humanitas di Piero Delfino Pesce

Eredi di un ideale, quale il “Manifesto Graalico che ha per confini solo Amore e Luce” (1951), per il quale “In quest’ora di fatale oscillazione che distoglie l’umanità dai suoi fini veri… di generale disfacimento morale”, si fecero latori della Poesia come seme di ricchezza d’animo.

L’Arte intesa non come semplice forma estetica per nascondere la miseria del cuore, quanto folgore che disperde la tenebra e mostra il vero, il bello e il buono di ogni essere.

Animati dall’Aurea di Calliope, vivevano ogni spettacolo o opera d’arte come missione redentrice che li tributava aedi e sacerdoti della Poesia, pronti a sacrificare se stessi sull’altare della creatività e “…rendere la propria vita migliore dei propri versi…”, finirono coll’essere isolati, ma fecero della loro emarginazione un crogiolo fecondo tutto da scoprire in un contraddittorio di bisogno di stabilità e innovazione.

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Misericordia: card. Krajewski ad Albano, case accoglienza diocesi sono “piccole realtà di puro Vangelo” (SIR 08.01.20)

“Non contano i numeri, ma piccole realtà come queste, sempre aperte per i poveri. Sono esperienze di puro Vangelo”: il card. Konrad Krajewski definisce così tre strutture di accoglienza della diocesi di Albano presenti sul litorale laziale, di cui l’elemosiniere del Papa ha incontrato gli ospiti questo pomeriggio. “Ascoltando le vostre esperienze mi viene da dire che la carità senza la vita consacrata non esiste”, ha osservato il card. Krajewski. Sono infatti le suore missionarie dell’Incarnazione ad accogliere a Torvaianica cinque famiglie in difficoltà (17 persone in totale) provenienti da Sri Lanka, Armenia e Italia. Sedici persone, soprattutto madri sole con figli, sono ospiti invece ad Anzio della casa di prima accoglienza “Card. Pizzardo”, gestita dai padri orionini. Arrivano da Italia, Russia, Nigeria, Tunisia, Marocco, Romania, rappresentano un microcosmo culturale e religioso e vengono accolte per tempi anche lunghi, in attesa di stabilità abitativa e lavorativa. La casa “Mons. Dante Bernini” di Tor San Lorenzo, infine, affidata da qualche mese a due francescani del terz’ordine regolare, coinvolge nove padri separati e un uomo solo in un progetto annuale di accoglienza e reinserimento, con possibilità di ospitare anche i figli. Tra loro c’è Roberto, 56 anni, palermitano. Nel 2009 ha visto fallire l’attività che aveva intrapreso, poi si è separato dalla moglie e si è trovato a dormire in macchina. “Ho scoperto questa struttura su internet e da maggio 2019 sono qui – racconta al Sir –. Ho ricominciato a dialogare con altri e riscoperto una dimensione di socialità. Avevo cresciuto una figlia mia e i tre figli della mia ex moglie. Alla mia età, nonostante quarant’anni di esperienza, è difficile trovare lavoro e mi trovo ad accettare piccoli impieghi notturni saltuari. L’incertezza per il futuro è ciò che più mi rende inquieto”, conclude.

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Armenia: premier Pashinyan, paese diventerà primo nella regione per Pil pro capite (Agenzianova 07.01.20)

Erevan, 07 gen 09:06 – (Agenzia Nova) – L’Armenia si appresta a diventare il primo paese nella regione del Caucaso meridionale in termini di Pil pro capite. Lo ha scritto sul suo profilo Facebook il capo del governo di Erevan, Nikol Pashinyan, commentando una serie di dati diffusi dal Fondo monetario internazionale (Fmi). “Nel 2019 abbiamo superato la Georgia, e quest’anno è possibile che riusciremo a superare anche l’Azerbaigian diventando il primo paese del Caucaso meridionale in termini di Pil pro capite”, ha scritto il premier. (Res)

“Armenia: una tragedia dimenticata tra storia e letteratura”, due incontri a Reggio Emilia (Modena2000.it 6.01.20)

L’UCIIM in collaborazione con ANTEAS O.d.V di Reggio Emilia organizza nelle giornate di lunedì 13 e lunedì 20 gennaio 2020 due incontri sul tema “Armenia: una tragedia dimenticata tra storia e letteratura”.

Gli incontri si svolgono con inizio alle ore 16.30 presso l’Istituto San Vincenzo de’ Paoli, via Franchetti 4 – Reggio Emilia. Sarà rilasciato attestato di partecipazione.

Relatrice è la prof. Maria Chesi, laureata in lettere classiche con tesi in archeologia cristiana e già insegnante di italiano e latino presso il liceo classico “Ludovico Ariosto” di Reggio Emilia. E’ autrice di articoli riguardanti le pievi dell’Appennino reggiano pubblicati su “Reggio storia” e del libro, scritto a quattro mani con il padre Sandro,”Medioevo canossiano”.

E’ stata presidente diocesana di Azione Cattolica ed è ideatrice dei progetti famiglia dell’AC.

Nel 2015 ricorreva il centenario del Genocidio del popolo Armeno – il Metz Yeghern, il “Grande Male – perpetrato dall’Impero Ottomano.

Il 12 aprile dello stesso anno, nel suo messaggio al popolo armeno Papa Francesco affermava: “Un secolo è trascorso da quell’orribile massacro che fu un vero martirio del vostro popolo, nel quale molti innocenti morirono da confessori e martiri per il nome di Cristo”. E aggiungeva: “Non vi è famiglia armena ancora oggi, che non abbia perduto in quell’evento qualcuno dei suoi cari: davvero fu quello il Metz Yeghern, il “Grande Male”, come avete chiamato quella tragedia”.

Parole che avevano scatenato le ire di Erdogan e del governo della Turchia, colpito nel vivo, che non ha mai voluto sentir definire quelle stragi – centinaia di migliaia furono le vittime, uomini e donne di ogni età – “un genocidio”, anzi il primo genocidio del sec. XX.

Perché il Comune di Reggio Emilia non ricorda nella toponomastica cittadina l’orrendo “Genocidio degli Armeni” perpetrato dai Turchi? Perché non fare memoria di tante centinaia di migliaia di martiri: donne, bambini, anziani, giovani e adulti? Sarebbe un doveroso omaggio alle vittime.

D’altro canto – come si legge nel volume di Agop Manoukian Presenza armena in Italia. 1915-2000 – il Comune di Reggio Emilia in data 22 aprile 2005 approvò un documento di riconoscimento del genocidio armeno.

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