Erevan, 21 ott 10:27 – (Agenzia Nova) – Sono 33 le persone arrestate a Gyumri in relazione ai disordini scoppiati il 20 ottobre durante una manifestazione a sostegno del sindaco Vardan Ghukasyan. Lo ha riferito il Comitato investigativo dell’Armenia, precisando che i fermati sono accusati di partecipazione a disordini di massa e ostruzione alla giustizia. Secondo le autorità, i disordini sono avvenuti mentre il Comitato anticorruzione conduceva perquisizioni negli uffici municipali nell’ambito di un procedimento penale per corruzione. Mentre le indagini erano in corso, i sostenitori del sindaco si sono radunati davanti al Comune dando vita a una protesta, sfociata in scontri con le forze dell’ordine. La polizia ha successivamente proceduto a fermare numerosi manifestanti. Oggi il sindaco Vardan Ghukasyan è stato posto in detenzione preventiva per due mesi con l’accusa di aver richiesto e ricevuto tangenti. Oltre al primo cittadino, altre sette persone sono state arrestate con le medesime accuse.
(Rum)
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2025-10-21 20:18:272025-10-22 20:20:27Armenia: arresti a Gyumri, 33 fermati per disordini di massa durante protesta a sostegno sindaco (AgenziaNova 21.10.25)
GD – Jerevan, 21 ott. 25 – Nel Museo di Storia di Jerevan si è svolto il convegno “Turismo archeologico per lo sviluppo in Armenia: il restauro dei mosaici di Garni e le attività armeno-italiane a Dvin e Aruch”, organizzato in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, della Scienza, della Cultura e dello Sport della Repubblica di Armenia e sostenuto dall’Ambasciata d’Italia a Jerevan, nell’ambito del progetto ARCHEtourDEV, finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo AICS e coordinato dall’Università di Firenze.
L’evento è stato inaugurato dall’allocuzione del Direttore del Museo, Davit Poghosyan, a cui sono seguiti i saluti istituzionali della Ministra della Cultura, Zhanna Andreasyan, e dell’Ambasciatore d’Italia, Alessandro Ferranti.
Nel dare il benvenuto ai partecipanti, la Ministra Andreasyan ha fatto cenno all’importanza dell’iniziativa dal punto di vista della conservazione e del restauro del patrimonio archeologico e della crescita delle capacità professionali degli specialisti, nonché dello sviluppo delle comunità locali, i cui abitanti potranno considerare il patrimonio culturale come un’opportunità diretta per lo sviluppo delle loro comunità.
La Ministra Andreasyan ha poi espresso la sua gratitudine all’Ambasciata d’Italia in Armenia e a tutte le altre istituzioni coinvolte nel programma, augurando pieno successo nell’attuazione del progetto congiunto, che riguarda innanzitutto le relazioni amichevoli e l’ulteriore approfondimento della cooperazione tra Italia e Armenia.
Per parte sua l’amb. Ferranti, sottolineando la grande importanza di progetti congiunti di tale calibro tra Italia e Armenia, ha osservato che i popoli italiano e armeno sono legati da un patrimonio e un comune retaggio millenario e che l’archeologia simboleggia la capacità di guardare al futuro con maggiore serenità e consapevolezza, attraverso la riscoperta e la valorizzazione delle memorie del passato.
Il programma principale del Convegno era dedicato a Garni, dove l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze sta conducendo la terza fase dei delicati lavori di restauro del mosaico. Gli interventi previsti, tra cui l’analisi strutturale del mosaico, gli studi stratigrafici, la rimozione selettiva della malta e le operazioni di pulitura, contribuiranno alla conservazione a lungo termine del mosaico.
L’evento ha inoltre presentato i progressi registrati dall’Università di Firenze e dall’ISMEO (Associazione Internazionale di Studi sul Mediterraneo e l’Oriente) nelle missioni archeologiche in essere rispettivamente a Dvin e ad Aruch, a dimostrazione dell’ampia portata del partenariato italo-armeno in tale settore, che collega la conservazione del patrimonio a un nuovo paradigma di opportunità di sviluppo delle comunità locali coinvolte e di promozione del turismo culturale.
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2025-10-21 20:16:252025-10-22 20:18:17Armenia: Convegno “Turismo archeologico per sviluppo: il restauro dei mosaici di Garni e le attività armeno-italiane a Dvin e Aruch” (GiornaleDiplomatico21.10.25)
Ignazio Maloyan è santo martire armeno, assassinato dai turchi in odium fidei l’11 giugno 1915, nel giorno della Festa del Sacro Cuore. Fu testimone del genocidio armeno, troppo a lungo negato.
Fra i sette nuovi santi proclamati da Papa Leone XIV domenica 19 ottobre, c’è anche il martire armeno Ignazio Maloyan. Il premier armeno Nikol Pashinyan, benché ai ferri corti con la Chiesa nel suo paese (due vescovi arrestati, con l’accusa di golpismo, per le manifestazioni dell’anno scorso), era presente alla cerimonia. Ha definito la canonizzazione “un atto di giustizia” per gli armeni e che fa luce sulla loro drammatica storia. Il santo martire armeno è infatti un testimone d’eccezione del genocidio del 1915.
Choukrallah Maloyan nacque a Mardin, nell’Anatolia orientale, Impero Ottomano, il 15 aprile 1869. L’arcivescovo di Mardin, Melkon Nazarian notò la sua forte fede e lo inviò nel 1883 al convento di Bzommar in Libano (allora provincia ottomana), sede dell’Istituto del Clero Patriarcale armeno. Il giorno della solennità del Corpus Domini del 1896 fu ordinato sacerdote prendendo il nome di Ignazio.
Dopo un primo periodo ad Alessandria d’Egitto, nel 1910 veniva nominato Vicario patriarcale nella sua città natale, a Mardin. Ignazio Maloyan tornava a Mardin dopo 27 anni. Venne consacrato vescovo da San Pio X il 22 ottobre 1911, durante Sinodo nazionale della Chiesa armena. Molte cose erano cambiate in Turchia. Fra il 1894 e il 1896 gli armeni avevano subito una serie di sanguinose persecuzioni nella provincia di Diyarbekir, ad opera del sultano Abdul Hamid. Nel 1909, nel suo ultimo anno di regno, il sultano scatenò un’altra ondata di persecuzioni, questa volta nella provincia di Adana. Queste prime forme di genocidio, ancora non organizzate, avevano comunque causato 250mila morti, terrorizzando i sopravvissuti. I Giovani Turchi avevano preso il potere con un colpo di Stato nel 1908 e stavano riformando lo Stato secondo le linee del nazionalismo europeo. Nel 1911, mentre Maloyan si trovava a Roma, l’Italia era entrata in guerra con una Turchia ormai indebolita, per sottrarle la Libia.
Appena tre anni dopo, l’Impero Ottomano, suo malgrado, veniva trascinato dai tedeschi nella Grande Guerra. Tanto per cominciare, le forze ottomane rimediarono una sonora sconfitta nella battaglia di Sarikamish, contro i russi, nel Caucaso. Quindi proprio a ridosso delle regioni a maggioranza armena ci si preparava a un’invasione russa. Per i Giovani Turchi fu il pretesto giusto per sbarazzarsi del tutto della minoranza armena.
La Turchia, tuttora, nega la natura genocida dello sterminio e minimizza le cifre. Chi usa il termine di “genocidio” commette un reato secondo il codice penale turco. Eppure non solo i documenti (come gli ordini contenuti nel “telegramma Talaat” che i turchi tuttora considerano un falso storico), ma anche le modalità stesse indicano l’intenzione genocida: quella di eliminare del tutto un popolo. Prima vennero fucilati in massa gli armeni che prestavano servizio sotto le armi. Poi, eliminati i maschi abili alle armi, vennero deportati i più deboli: vecchi, donne, bambini. Ma non si trattava di deportazioni, bensì di massacri programmati. Nei lunghi percorsi, le colonne di armeni venivano infatti attaccate e massacrate, o dai turchi stessi, o da guerriglieri curdi, aizzati dagli ottomani anche dietro la promessa di saccheggiare le proprietà delle vittime. Nei luoghi di destinazione delle deportazioni, nei campi di concentramento allestiti nel deserto siriano, i prigionieri erano lasciati morire di fame e di stenti. Fra il 1915 e il 1916 ne morì più di un milione, la metà dell’intera popolazione armena in Turchia.
Il genocidio viene ricordato in Armenia nel giorno del Metz Yeghern (Grande Male) ogni 24 aprile. In realtà, lo sterminio era iniziato già in febbraio, ma il 24 aprile 1915 venne condotta, a Costantinopoli, una grande retata di polizia in cui furono arrestati tutti i capi politici, religiosi e gli intellettuali della comunità armena. Ignazio Maloyan, a Mardin, venne arrestato in questa fase del genocidio, il 30 aprile. Le autorità ottomane imbastirono anche una finta indagine, per produrre prove compromettenti (armi e documenti che dimostrassero un tradimento) che però non vennero mai trovate.
La natura del genocidio resta oggetto di dibattito anche per chi non ne nega l’esistenza storica. I Giovani Turchi erano laici, massoni e nazionalisti. Si ispiravano alla rinascita delle patrie europee, prendevano ad esempio il Risorgimento italiano (da cui il nome che rievoca la mazziniana Giovine Italia) volevano modernizzare la Turchia. Condividevano l’ideale di una nazione mono-etnica, libera da qualunque corpo estraneo. Di qui la tesi prevalente che il genocidio non sia stato contro i cristiani, ma contro gli armeni in quanto etnia. I motivi laici, oltre al nazionalismo e alla paura di una collaborazione con il nemico russo, si ritrovano, come spesso accade, nell’invidia: gli armeni, fra le minoranze turche, erano i più ricchi e intraprendenti, i più connessi con la comunità internazionale e cosmopoliti.
Ma i curdi e i turchi che sterminarono materialmente gli armeni furono motivati soprattutto dal furore religioso. Nel 1914, il sultano Maometto V aveva proclamato il jihad contro le potenze dell’Intesa. Il jihad era vissuto anche all’interno dell’Impero, come guerra santa contro le minoranze cristiane. Il martirio di Maloyan è la testimonianza di questo furore religioso. Al vescovo venne chiesto più volte di convertirsi all’islam in cambio della libertà. Venne anche torturato barbaramente perché si convertisse. Condannato ai lavori forzati, dopo dieci giorni di carcere duro, fu incolonnato assieme agli altri deportati, ma assassinato appena due giorni dopo la sua partenza da Mardin, l’11 giugno 1915, giorno della festa del Sacro Cuore. Prima di ucciderlo, gli aguzzini turchi gli proposero di nuovo di convertirsi per salvarsi. Venne ucciso in odium fidei, non perché semplicemente armeno, ma perché cristiano, dalla fede incrollabile, pronto al martirio.
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2025-10-21 20:08:042025-10-26 16:03:40Ignazio Maloyan, martire e testimone del genocidio arme (BQ e altri 21.10.25)
ATeheran è stata inaugurata una fermata della metropolitana dedicata alla Vergine Maria. La stazione “Maryam Moghaddas” (Santa Maria), sulla linea 6, si trova nel Maryam Park, proprio di fronte alla chiesa armena della Santa Vergine, vicino ai quartieri che ospitano le minoranze cristiane, armene e assire. L’ apertura ha suscitato un dibattito sull’immagine del Paese, sulla diversità religiosa e sulle relazioni internazionali. Oltre a elementi ornamentali che evocano la simbologia cristiana, c’è anche una statua della Vergine Maria, alta due metri e mezzo. Un progetto che il sindaco di Teheran Alireza Zakani definisce su X come “un tributo alla coesistenza delle religioni divine” a Teheran.
“Ogni elemento visibile in questa stazione è stato realizzato in modo che, quando si passa di lì, si capisca che l’obiettivo è quello di rispettare le altre religioni, e in particolare il cristianesimo“, ha dichiarato all’Afp Tina Tarigh Mehr, l’artista che ha realizzato le opere visibili nella stazione, pensata come un’opera d’arte.
Il nome e l’immagine della stazione riflettono la venerazione della figura di Maria, “una figura rispettata anche nell’Islam”, ha affermato un funzionario comunale alla cerimonia di apertura, sottolineando appunto il legame interreligioso con la figura della Vergine.
stazione della metropolitana Maryam Moghaddas (Vergine Maria), appena inaugurata, vicino alla cattedrale armena Sarkis, a Teheran. (afp)
Da un punto di vista estetico, la stazione integra elementi artistici che riflettono il patrimonio culturale iraniano con simboli associati alla Vergine Maria. I media iraniani hanno parlato della scelta del nome come un gesto di coesistenza culturale e le immagini della nuova stazione sono state ampiamente condivise sui social media in persiano. Molti utenti hanno accolto la decisione come “inaspettata” ma “positiva”, mentre altri hanno notato come il gesto simbolico sia in contrasto con le pressioni quotidiane a cui sono sottoposte le minoranze religiose nel Paese. Sebbene il cristianesimo sia infatti ufficialmente riconosciuto in Iran e un piccolo numero di chiese storiche continui la sua opera di evangelizzazione, i gruppi per i diritti umani da tempo documentano restrizioni alla libertà religiosa, in particolare per i convertiti e le congregazioni non registrate. Arresti, sorveglianza e molestie nei confronti delle comunità cristiane, infatti, sono stati segnalati nel corso degli anni.
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2025-10-21 20:03:482025-10-22 20:16:14A Teheran apre una stazione della metro dedicata alla Vergine Maria (RaiNews 21.10.25)
l Primo Ministro della Repubblica d’Armenia, Nikol Pashinyan, ha effettuato una visita ufficiale presso l’Ambasciata armena in Italia, che si trova al centro di Roma. Accolto dall’Ambasciatore Vladimir Karapetyan, il Capo del Governo ha avuto modo di incontrare il personale diplomatico e di conoscere da vicino le attività dell’ufficio.
Durante la visita, l’Ambasciatore Karapetyan ha illustrato al Primo Ministro le principali linee d’azione dell’Ambasciata, soffermandosi in particolare sullo stato attuale della cooperazione bilaterale tra l’Armenia e l’Italia. Sono stati evidenziati i progressi compiuti nel dialogo politico, negli scambi culturali e nella promozione delle relazioni economiche tra i due Paesi.
Il Primo Ministro ha espresso apprezzamento per il lavoro svolto dalla rappresentanza diplomatica, sottolineando l’importanza del ruolo della stessa nel rafforzamento dei legami armeno-italiani e nel sostegno alla Comunità armena residente in Italia.
La visita ha rappresentato un momento significativo nel quadro delle relazioni diplomatiche tra Armenia e Italia, confermando l’impegno reciproco teso a una collaborazione sempre più profonda e articolata.
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2025-10-20 20:16:322025-10-20 20:16:32Il Primo Ministro della Repubblica d’Armenia Nikol Pashinyan visita l’Ambasciata a Roma (Giornale Diplomatico 20.10.25)
“Tutti noi condividiamo la gioia del popolo armeno amato mentre contempliamo la santità del vescovo martire Ignazio Maloyan”. Lo ha detto il Papa, in inglese, durante l’udienza concessa ai partecipanti alle sette canonizzazioni di ieri. “Egli era un pastore secondo il cuore di Cristo e, nei momenti di grandi difficoltà, non abbandonò il suo gregge, ma lo incoraggiò per rafforzarne la fede”, il ritratto di Papa Francesco: “Quando gli fu chiesto di rinunciare alla sua fede in cambio della libertà, non esitò a scegliere il suo Signore, fino al punto di versare il proprio sangue per Dio”. “Questo mi fa pensare con affetto al popolo armeno, che incide la croce nelle pietre come segno della loro fede ferma e incrollabile”, ha commentato il Pontefice: “Possa l’intercessione del nuovo santo rinnovare il fervore dei credenti e portare frutti di riconciliazione e pace per tutti”.
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2025-10-20 20:11:432025-10-22 20:15:18Leone XIV: Ignazio Maloyan, “un pastore secondo il cuore di Cristo”. Appello per “riconciliazione e pace” per il popolo armeno (SIR 20.10.25)
GD- Jerevan, 20 ott. 25 – Nel quadro delle iniziative in programma in Armenia per la XXV Settimana della Lingua italiana nel mondo, l’ambasciatore italiano Alessandro Ferranti, accompagnato da una delegazione dell’Ambasciata, si è recato in visita all’Accademia Statale di Belle Arti di Jerevan.
A dare il benvenuto agli ospiti il Rettore Vardan Azatyan, il quale ha sottolineato l’importanza delle relazioni armeno-italiane ponendo enfasi sugli ambiti di possibile sviluppo della cooperazione nel campo delle arti.
Nel corso della visita l’ambasciatore ha anche incontrato gli studenti del corso di lingua italiana, augurando loro pieno successo nel percorso di formazione intrapreso, che permetterà di allargare gli orizzonti delle ispirazioni e delle opportunità di sviluppo dei talenti e di sbocco professionale. Alla delegazione sono state inoltre presentate la nuova collezione della Biblioteca dedicata alla lingua e alla cultura italiana e la mostra “Pensare attraverso la pittura: il corpo come modello” allestita presso la sala espositiva dell’Accademia.
L’italiano viene insegnato all’Accademia a partire dal 2013. Nel corso degli anni circa 20 studenti hanno ottenuto la certificazione CELI di livello A2, B1 e B2, e alcuni hanno proseguito gli studi in diverse Accademie in Italia. Dal 2014 l’Accademia collabora con l’Università per Stranieri di Perugia, offrendo agli studenti l’opportunità di partecipare a corsi di lingua e cultura italiana con borse di studio.
La visita ha consentito di valorizzare la centralità della lingua italiana nella dimensione privilegiata del rapporto culturale fra Italia e Armenia, traguardando una sempre più ampia diffusione di itinerari e modelli di apprendimento dell’italiano volti a propiziare ed approfondire le collaborazioni e gli scambi fra i due Paesi.
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2025-10-20 20:01:222025-10-22 20:03:44Armenia: amb. Ferranti visita Accademia Statale di Belle Arti a Jerevan (GiornaleDiplomatico 20.10.25)
La visita di lavoro del primo ministro armeno Nikol Pashinyan a Roma, articolata in incontri presso le sedi diplomatiche armene in Italia e la Santa Sede e nella partecipazione alla cerimonia di canonizzazione dell’arcivescovo Ignazio (Ignatius) Maloyan, presenta un valore simbolico e politico multiplo nel contesto delle relazioni internazionali dell’Armenia.
Sul piano bilaterale Italia–Armenia tale visita rafforza le relazioni tra Roma e Yerevan e offre un’ulteriore opportunità a entrambi i paesi per sviluppare la cooperazione economica e culturale e mantenere aperti i contatti politici utili in una fase regionale segnata da negoziati di pace con l’Azerbaigian.
Sul piano delle relazioni Armenia–Santa Sede, la partecipazione di Pashinyan alla canonizzazione e i colloqui previsti (incluso un incontro privato con il Santo Padre e un appuntamento con il Segretario di Stato) consolidano il ruolo diplomatico-religioso del Vaticano sia nel complesso sistema delle relazioni internazionali sia a livello culturale per quel che concerne la tematica del Genocidio Armeno.
La visita ufficiale del primo ministro armeno Nikol Pashinyan in Italia si è svolta tra il 18 e il 20 ottobre 2025, con la maggior parte delle attività concentrate nella giornata del 19 ottobre tra Roma e la Città del Vaticano.
Durante il soggiorno, il capo del governo armeno ha visitato le due rappresentanze diplomatiche del proprio Paese: l’Ambasciata della Repubblica d’Armenia in Italia e quella presso la Santa Sede. In entrambe le occasioni, accompagnato dagli ambasciatori competenti, Pashinyan ha incontrato il personale diplomatico, esaminando lo stato delle relazioni bilaterali e discutendo i canali di cooperazione con le autorità italiane e vaticane.
Il momento centrale della visita è coinciso con la partecipazione alla cerimonia di canonizzazione di Ignatius (Ignazio) Maloyan, arcivescovo armeno-cattolico martirizzato nel 1915, che si è tenuta in Piazza San Pietro alla presenza del Pontefice e del Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella. Il rito, presieduto da Papa Leone XIV, ha rappresentato un passaggio simbolico di grande rilievo per la comunità armena nel mondo. Nell’ambito della stessa giornata, Pashinyan ha avuto anche un incontro privato con il Santo Padre e un colloquio con il Segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, durante il quale sono stati affrontati temi legati alla cooperazione interreligiosa e al ruolo della Santa Sede nella promozione della pace nel Caucaso.
A margine della cerimonia, il Primo Ministro ha preso parte a una cena ufficiale organizzata in onore della canonizzazione dal Patriarca della Chiesa armeno-cattolica di Cilicia. In quell’occasione ha incontrato esponenti della diaspora armena e membri della gerarchia ecclesiastica presenti a Roma, ribadendo il legame tra lo Stato armeno e la comunità religiosa all’estero.
Questa missione diplomatica si inserisce in un contesto più ampio di rilancio dell’attività estera dell’Armenia nei confronti dell’Unione Europea e dei principali partner occidentali. La visita a Roma arriva infatti in un momento in cui Yerevan è impegnata in un delicato processo di negoziato di pace con l’Azerbaigian (dopo il raggiungimento della bozza di pace lo scorso agosto 2025 a Washington) e mira a rafforzare le proprie relazioni politiche, economiche e culturali con i Paesi europei, individuando nell’Italia e nella Santa Sede interlocutori strategici per consolidare la propria posizione internazionale.
Valore politico-diplomatico della partecipazione alla canonizzazione. La canonizzazione di Ignatius Maloyan ha una forte risonanza simbolica per l’Armenia: Maloyan è riconosciuto come martire del Genocidio Armeno e la canonizzazione presso la sede pontificia proietta in chiave internazionale la memoria storica armena. La presenza del Primo Ministro al rito pontificio costituisce un atto diplomatico e culturale di estremo significato, perché conferma l’importanza del riconoscimento del Genocidio Armeno e riporta tale argomento all’interno delle agende dei paesi europei. La canonizzazione di Maloyan può agevolare iniziative di riconoscimento, sostegno alla diaspora e all’internazionalizzazione delle istanze di Yerevan. Dal punto di vista del Vaticano, la canonizzazione rafforza il dialogo ecumenico e la responsabilità morale sulle persecuzioni storiche, creando una piattaforma comune con cui discutere anche temi di tutela delle minoranze e cooperazione umanitaria.
Rapporti Italia–Armenia: opportunità a livello economico, culturale e politico. L’incontro con la comunità diplomatica armena in Italia e i contatti con la società civile e la diaspora sono elementi pratici per rafforzare legami economici, culturali e parlamentari. L’Italia, quale Stato membro dell’Unione Europea con una nutrita comunità armena e tradizioni di cooperazione culturale con Yerevan, può offrire canali per progetti di supporto umanitario agli armeni del Nagorno-Karabakh/Artsakh fuggiti dopo il settembre 2023, ma al contempo può dare vita a iniziative di sviluppo locale, partenariati commerciali e incentivi per investimenti. Inoltre, gruppi parlamentari di amicizia e ONG italiane impegnate sulle tematiche del Caucaso possono costituire una leva di influenza che l’Armenia potrebbe sfruttare con il fine di promuovere una soluzione di pace negoziata e duratura.
Armenia–Santa Sede: dialogo religioso e memoria storica. Il colloquio del Primo Ministro armeno con il Santo Padre e i colloqui con il Segretario di Stato Vaticano hanno rappresentato un’opportunità per consolidare il rapporto bilaterale con la Santa Sede, spazio dove si intrecciano questioni di memoria (genocidio), diritti delle minoranze e ruolo della Chiesa armeno-cattolica. Per l’Armenia, il rafforzamento di questi canali è utile non soltanto per la diplomazia commemorativa ma anche per facilitare la cooperazione educativa, umanitaria e la protezione delle comunità cristiane nella regione. Tuttavia, la rilevanza di tali risultati deve essere valutata alla luce delle tensioni interne tra il Governo armeno e la Chiesa apostolica nazionale, che potrebbero ridurre l’impatto politico domestico di successi internazionali.
Implicazioni per la politica estera italiana nel Caucaso. Per l’Italia, la visita di Pashinyan costituisce una opportunità per riaffermare un ruolo di mediatore nel Caucaso meridionale, in particolare promuovendo iniziative di cooperazione post-conflitto, assistenza umanitaria e dialogo interreligioso. Roma può sfruttare i legami culturali e religiosi (incluso il ruolo del Vaticano) per facilitare le confidence-building measures tra Yerevan e i partner regionali. Tuttavia, la capacità italiana di influenzare il corso dei negoziati di pace deve essere inserita in un contesto più ampio di politiche dell’Unione Europea, considerando il crescente interesse che Bruxelles ha dimostrato nei confronti dell’Armenia e del panorama geopolitico caucasico.
La visita di Pashinyan a Roma e in Vaticano rappresenta un mix efficace di diplomazia simbolica e networking istituzionale: infatti, la presenza del Primo Ministro armeno a Roma ha permesso di consolidare i canali di politica estera e comunicazione con la Santa Sede, rafforzare i rapporti con le rappresentanze armene in Italia e offrire all’Armenia un’occasione per rinnovare la memoria storica in sedi internazionali.
Per massimizzare i benefici politico-diplomatici, sia l’Italia che l’Armenia (e anche la Santa Sede) dovrebbero continuare il dialogo volto alla firma di ulteriori accordi di cooperazione economica, programmi congiunti di tutela della minoranza e progetti di sviluppo con finanziamenti mirati.
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2025-10-20 19:49:132025-10-22 20:01:19Armenia. Il primo ministro Nikol Pashinyan a Roma e alla Santa Sede (Notizie Geopolitiche 20.10.25)
Domenica 19 ottobre Papa Leone XIV proclamerà santo l’armeno Ignazio Choukrallah Maloyan nato il 19 aprile 1869 a Mardin, una cittadina del sud-est della Turchia, che all’epoca faceva parte dell’Impero Ottomano. Egli sentì fin da giovane una vocazione forte alla vita religiosa. All’età di 14 anni entrò nell’istituto clericale patriarcale di Bzommar, in Libano. Nel 1896 fu ordinato sacerdote, assumendo il nome di Ignazio, in onore di sant’Ignazio di Antiochia.
Svolse il suo ministero in varie comunità armene cattoliche, ad Alessandria e al Cairo in Egitto, dove dimostrò la sua abilità nella predicazione, e l’impegno e l’attenzione verso i più deboli e bisognosi. Dopo essere stato nominato nel 1904 segretario particolare del Patriarca dell’Armenia Cattolica Boghos Bedros XII Sabbaghian (1836-1915) che durante il Sinodo dei Vescovi armeni riunito a Roma, lo nominerà Arcivescovo di Mardin il 22 ottobre 1911.
Il nuovo Arcivescovo visse in un periodo estremamente difficile per gli armeni nell’Impero Ottomano, dovuta ad una sempre più crescente tensione politica, discriminazioni, persecuzioni: tutto ciò sfociò negli eventi tragici del “genocidio armeno” iniziato il 24 aprile 1915. Quando cominciarono le deportazioni e le persecuzioni, Maloyan rimase con la sua comunità, non fuggì, il 3 giugno 1915 fu arrestato insieme a sacerdoti e fedeli armeni cattolici. Gli fu chiesto più volte di abiurare, di rinnegare la fede e di convertirsi all’Islam, in cambio della vita: ma egli rifiutò sempre. Fu quindi torturato, imprigionato, e infine ucciso, con un colpo di pistola alla nuca, presumibilmente fra il 10 e l’11 giugno 1915, vicino a Diyarbakir, in una località chiamata Kara-Keupru. Il 7 ottobre 2001 Papa Giovanni Paolo II lo ha beatificato, riconoscendo il suo martirio.
Sono passati 110 anni dall’inizio del genocidio del popolo armeno, in cui morirono milioni di persone, anche a causa della loro identità cristiana, questo è stato uno dei fattori che hanno contribuito alla persecuzione da parte del governo ottomano, a maggioranza musulmana, che vedevano le minoranze cristiane come un elemento estraneo e potenzialmente ostile. Il genocidio fu un evento tragico che portò alla sistematica eliminazione di una vasta parte della popolazione armena che risiedeva nei territori dell’Impero Ottomano.
E’ giusto ricordare che già negli anni 1894-1897 c’era stata una campagna contro gli armeni, per opera del sultano ottomano Abdul-Hamid II (1876-1909), successivamente nel periodo che precede la prima guerra mondiale, nell’impero ottomano, salì al potere il movimento dei “Giovani Turchi”, essi volevano creare uno stato di ispirazione nazionalista, a centralizzare tutto il potere, ed erano convinti inoltre di poter modernizzare l’Impero ottomano, sul modello delle potenze europee. Ecco, allora, che la presenza di minoranze etniche e religiose come gli armeni, divenne motivo di crescente preoccupazione, essi erano percepiti e visti come un ostacolo a questa visione, prevalentemente quelli di religione cristiana.
Di conseguenza, il genocidio verso i cristiani armeni, si manifestò pienamente in seguito all’approvazione della “Legge Techir” nella quale si stabiliva la deportazione della popolazione armena dell’Impero ottomano, per cancellarne oltre la religione, la storia e la cultura. In base a quanto stabilito le autorità ottomane, diedero inizio alle deportazioni di massa di intellettuali armeni, residenti a Costantinopoli, in seguito vennero arrestati, deportati e massacrati, uomini, donne vecchi e bambini, di conseguenza sparì la popolazione armena da tutta l’Anatolia orientale.
Papa Francesco nel messaggio agli armeni del 12 aprile del 2015, in occasione del centenario del genocidio, così si espresse: “Cari fratelli e sorelle armeni, un secolo è trascorso da quell’orribile massacro che fu un vero martirio del vostro popolo, nel quale molti innocenti morirono da confessori e martiri per il nome di Cristo. Non vi è famiglia armena ancora oggi, che non abbia perduto in quell’evento qualcuno dei suoi cari: davvero fu quello il “Metz Yeghern”, il “Grande Male”, come avete chiamato quella tragedia. In questa ricorrenza provo un sentimento di forte vicinanza al vostro popolo e desidero unirmi spiritualmente alle preghiere che si levano dai vostri cuori, dalle vostre famiglie, dalle vostre comunità… – ha poi proseguito il pontefice – …Fare memoria di quanto accaduto è doveroso non solo per il popolo armeno e per la Chiesa universale, ma per l’intera famiglia umana, perché il monito che viene da questa tragedia ci liberi dal ricadere in simili orrori, che offendono Dio e la dignità umana…”. Questo si può considerare il primo genocidio del XX secolo, purtroppo nella storia dell’umanità, ne seguiranno altri, e il 24 aprile è riconosciuto giustamente come il “Giorno della Memoria del Genocidio Armeno”.
Il futuro santo Ignazio Maloyan resterà per sempre un simbolo di fede salda, di resistenza spirituale e di amore verso il suo popolo soprattutto in un momento drammatico, il suo martirio è un messaggio per i cristiani, specialmente in contesti di persecuzione religiosa, e discriminazione, in cui vivono e soffrono ancora in alcune parti del mondo.
Ecco, che allora la canonizzazione di Maloyan assume importanza anche oggi, che ricorda il genocidio armeno, una ferita della storia poco riconosciuta e spesso negata; e invita alla riflessione su cosa significhi vivere la fede in situazioni di ostilità, discriminazione, minaccia.
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2025-10-19 20:06:462025-10-20 20:41:15Ignazio Choukrallah Maloyan: il santo martire armeno (In Terris e altri 19.10.25)
[Korazym.org/Blog dell’Editore, 18.10.2025 – Vik van Brantegem] – Oggi, sabato 18 ottobre 2025, il neonato movimento Mer Dzevov ha radunato migliaia di persone in piazza della Libertà a Yerevan, dichiarando l’inizio di quello che gli organizzatori hanno definito “la fine del periodo difficile dell’Armenia e l’inizio di una nuova fase di ricostruzione”. Intervenendo alla manifestazione, il Coordinatore del movimento, Narek Karapetyan, ha affermato che piazza della Libertà è stata storicamente il luogo di nascita di importanti movimenti nazionali, tra cui il Movimento per Artsakh e quello per l’Indipendenza, entrambi, ha osservato, “condotti alla vittoria dai nostri padri”. Ha proseguito: “Noi, membri e volontari del movimento Mer Dzevov, stiamo lanciando il terzo movimento: il movimento per porre fine al periodo difficile dell’Armenia e iniziare un periodo di ricostruzione”, delineando una sequenza di passi volti a quello che ha descritto come un “cambio pacifico del potere”.
Dopo i discorsi in piazza della Libertà, i partecipanti hanno iniziato una marcia attraverso il centro di Yerevan, guidati dalla moglie e dai figli dell’imprenditore, filantropo e prigioniero politico Samvel Karapetyan. Il corteo si è diretto verso la sede del Servizio di Sicurezza Nazionale, dove sono attualmente detenuti Karapetyan e diversi Vescovi della Chiesa Apostolica Armena. Durante il raduno, l’Avv. Aram Vardevanyan ha trasmesso un messaggio di Samvel Karapetyan e citando il suo cliente ha annunciato: “Una volta che il movimento Mer Dzevov diventerà un partito politico, Samvel Karapetyan è pronto ad assumere la carica di presidente del partito”.
Samvel Karapetyan, miliardario e filantropo russo-armeno, uno degli uomini d’affari più influenti in Armenia e importante investitore attraverso il Gruppo Tashir, è stato arrestato il 18 giugno 2025 nel corso di quella che i suoi sostenitori sostengono essere un’indagine politicamente motivata e il suo arresto è diventato un punto di riferimento per i critici del governo. Samvel Karapetyan è accusato di “aver incitato all’usurpazione del potere”, dopo aver pubblicamente difeso la Chiesa Apostolica Armena contro il governo. Sebbene la Corte d’Appello Penale dell’Armenia abbia successivamente dichiarato illegale la sua detenzione, il governo continua a trattenerlo on nuove accuse, tra cui il riciclaggio di denaro.
Al raduno di oggi, Narek Karapetyan ha anche annunciato che il movimento prevede di organizzare un pellegrinaggio alla Madre Sede della Santa Etchmiadzin nei prossimi giorni “per dimostrare che Etchmiadzin non è indifesa”. Il prossimo raduno dei sostenitori di Mer Dzevov è previsto per le ore 17.30 di domani a Etchmiadzin.
Due anni dopo la perdita dell’Artsakh/Nagorno-Karabakh, l’Assemblea Nazionale della Repubblica di Artsakh in esilio ha dichiarato il 19 settembre Giornata dello Sfollamento Forzato e della Richiesta di Diritti, ha annunciato il Ministero della Cultura della Repubblica di Artsakh. È stato apportato un emendamento corrispondente alla Legge della Repubblica di Artsakh “Sulle Festività e i Giorni della Memoria”. In questo giorno di due anni fa, il 19 settembre 2023, a seguito dell’attacco genocida dell’Azerbajgian, la Repubblica di Artsakh cadde sotto l’occupazione delle forze armate azere. Oltre 120.000 residenti dell’Artsakh furono costretti a lasciare la loro patria e 624 persone, tra cui 265 militari e 21 civili, persero la vita. L’esplosione di un deposito di carburante in quei giorni provocò 238 vittime civili e 22 dispersi.
Una delegazione armena, guidata dal neo-nominato Direttore del Servizio di Sicurezza Nazionale, Andranik Simonyan, ha partecipato al Terzo Forum sulla Sicurezza di Baku, che si è svolto in Azerbajgian dal 19 al 21 settembre 2025. La decisione di partecipare a tale forum segna un notevole cambiamento nell’approccio di Yerevan. Nel novembre 2024, l’Armenia si rifiutò di partecipare alla Conferenza ONU sul Clima a Baku, citando espressamente il rifiuto dell’Azerbajgian di rilasciare prigionieri di guerra e ostaggi Armeni. Questa opposizione ora sembra essere stata dimenticata. A seguito del recente accordo di “pace” negoziato a Washington, le autorità armene sembrano più disposte a confrontarsi con l’Azerbajgian su piattaforme internazionali. La questione dei prigionieri di guerra e degli ostaggi, un tempo un importante punto di scontro, è notevolmente scomparsa dalla narrazione ufficiale.
La partecipazione della delegazione armena al forum è vista da alcuni osservatori come un ulteriore allineamento alle condizioni dell’Azerbajgian e parte di un più ampio cambiamento nella posizione di politica estera dell’Armenia. Andranik Simonyan, in particolare, è percepito come un uomo che si è guadagnato un notevole favore a Baku, dopo aver guidato con successo la repressione del dissenso interno armeno. Naturalmente, un rappresentante armeno noto per aver represso l’opposizione armena a una politica di concessioni all’Azerbajgian, sarà ovviamente ben accolto a Baku. Lo smantellamento sistematico dell’opposizione armena contro l’Azerbajgian è una delle richieste principali dell’Azerbajgian, poiché Baku si spinge persino a chiedere emendamenti costituzionali all’interno dell’Armenia. I critici sostengono che questi sviluppi riflettano una più ampia tendenza all’accomodamento politico e al crescente allineamento con gli interessi azerbajgiani. Questo risultato è impopolare in Armenia e continua a suscitare polemiche nella società armena.
Il 15 ottobre 2025, durante la Terza Commissione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, l’Armenia ha ribadito il suo impegno per il divieto assoluto di tortura e ha lanciato l’allarme per le segnalazioni attendibili di abusi e detenzioni motivate politicamente. Il Comitato delle Nazioni Unite contro la Tortura ha espresso seria preoccupazione per la detenzione in corso dei 23 prigionieri Armeni dell’Artsakh detenuti in Azerbajgian, sottolineando che i loro diritti, la loro sicurezza e la loro dignità rimangono a rischio a causa dell’assenza di accesso internazionale, incluso il Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR). L’Armenia ha esortato tutti gli Stati a rispettare il diritto internazionale e a proteggere le persone private della libertà dalla tortura e dai trattamenti disumani.
Hayk Mamijanyan, leader del gruppo parlamentare Pativ Unem Dashink (Con Onore), ha rivolto un appello all’Alto Rappresentante per gli Affari Esteri dell’Unione Europea, Kaja Kallas, chiedendo di organizzare una visita dell’Ambasciatore dell’Unione Europea in Azerbajgian ai prigionieri di guerra e ostaggi Armeni dell’Artsakh detenuti a Baku. Questa richiesta fa seguito alla recente espulsione del Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) dall’Azerbajgian, che ha di fatto eliminato l’unico canale di monitoraggio umanitario delle condizioni dei prigionieri. Non sono criminali. Sono simboli della resistenza, imprigionati per aver difeso l’Armenia, la sua Chiesa e il suo popolo.
Mamijanyan ha delineato le minacce a cui sono esposti gli Armeni dell’Artsakh imprigionati a Baku, osservando che le autorità azere hanno creato un “vuoto informativo” sulla loro situazione. Senza alcun monitoraggio delle loro condizioni, al momento non c’è modo di verificare la protezione e il trattamento dei prigionieri Armeni dell’Artsakh nel notoriamente violento sistema azero.
La risposta dell’Unione Europea alla richiesta di Mamijanyan sarà altamente rivelatrice dell’attuale posizione nei confronti dell’Azerbajgian. Lo scorso aprile, Kallas si è recata a Baku per discutere di un ulteriore “rafforzamento dei legami”. Solo un giorno prima della sua visita, la missione dell’Unione Europea in Armenia ha cancellato la parola “genocidio” da un post sui social media in commemorazione del Giorno della Memoria del Genocidio Armeno, apparentemente per evitare di intaccare le relazioni con l’Azerbajgian.
L’Unione Europea continua a ignorare la sorte dei prigionieri Armeni dell’Artsakh detenuti illegalmente a Baku e altre violazioni dei diritti umani commesse dal regime autocratico degli Aliyev in Azerbajgian, dando priorità alla cooperazione energetica con Baku e ad un’agenda geopolitica anti-Russa nella regione. I diritti umani e il diritto internazionale passano in secondo piano rispetto agli interessi energetici e strategici. Dopotutto, l’Unione Europea costantemente ha dato priorità al conflitto con la Russia oltre al sostegno a Israele contro l’Iran, e l’Azerbajgian si trova in una posizione strategica proprio tra Russia e Iran, fornendo al contempo redditizie risorse energetiche, riciclando anche il gas russo. È molto improbabile che l’Unione Europea eserciti pressioni sugli Aliyev per il bene degli Armeni.
Nel frattempo, lo stesso governo armeno sembra riluttante a premere per il ritorno dei prigionieri Armeni dell’Artsakh. Gli osservatori notano che queste persone potrebbero essere visti come testimoni scomodi, o persino potenziali oppositori politici, del Primo Ministro Nikol Pashinyan.
Da due anni, otto ex funzionari e leader dell’Artsakh sono stati illegalmente catturati dall’Azerbajgian. Rimangono in carcere a Baku, con accuse penali inventate. Tra gli arrestati ci sono Ruben Vardanyan, ex Ministro di Stato della Repubblica di Artsakh; Arkadi Ghukasyan, Bako Sahakyan e Arayik Harutyunyan, secondo, terzo e quarto Presidente della Repubblica di Artsakh; Davit Ishkhanyan, ex Presidente dell’Assemblea Nazionale; Davit Babayan, ex Ministro degli Esteri; Levon Mnatsakanyan, ex Comandante dell’Esercito di Difesa; e Davit Manukyan, ex Vice Comandante dell’Esercito di Difesa.
Oltre a questi otto leader, decine di civili e militari armeni continuano a languire nelle prigioni azere.
Non dobbiamo permettere che vengano dimenticati. Dobbiamo persistere nella lotta per il rilascio di tutti gli ostaggi Armeni dall’Azerbajgian.
La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) ha ordinato all’Azerbajgian di fornire un rapporto sulle condizioni di detenzione e sulla salute di 23 ostaggi Armeni dell’Artsakh trattenuti a Baku. Siranush Sahakyan, rappresentante legale dei prigionieri presso la CEDU, ha dichiarato che i detenuti sono stati tenuti in completo isolamento per quasi tre mesi. “Nessuna organizzazione internazionale indipendente ha avuto accesso a loro. Al momento, non ci sono informazioni sulle loro condizioni di detenzione, sullo stato di salute o sullo stato psicologico”, ha dichiarato Sahakyan.
Il Comitato Nazionale Armeno d’America (ANCA) ha annunciato la sua opposizione alla disegno di legge 5632, avvertendo che la misura legittima la pulizia etnica dell’Artsakh da parte dell’Azerbajgian, ignorando i diritti degli Armeni sfollati forzatamente dall’Artsakh dopo l’aggressione militare del 19 e 20 settembre 2023 e delle altre vittime delle aggressioni di Baku. Nella sua dichiarazione, l’ANCA ha definito il disegno di legge “fuorviante”, sottolineando che non affronta:
La detenzione illegale e il maltrattamento di ostaggi armeni, prigionieri civili e prigionieri di guerra da parte dell’Azerbajgian.
Il diritto collettivo dei rifugiati dell’Artsakh a tornare alle proprie case sotto protezione internazionale.
La distruzione di siti del patrimonio cristiano e di proprietà civili.
La continua occupazione del territorio sovrano armeno da parte dell’Azerbajgian.
L’ANCA ha inoltre criticato la definizione di aggressione restrittiva contenuta nel disegno di legge, affermando che normalizza di fatto i passati attacchi dell’Azerbajgian, e ha avvertito che disposizioni vaghe sulle sanzioni per coloro che “minano” il processo di pace potrebbero soffocare il legittimo dibattito democratico in Armenia. “Il Congresso dovrebbe promuovere una pace reale e duratura basata sulla giustizia”, ha affermato l’ANCA, “non legittimare le conquiste genocide dell’Azerbajgian o approvare automaticamente concessioni pericolose imposte agli Armeni con la forza”.
Un nuovo rapporto di Luis Moreno Ocampo, Procuratore fondatore della Corte Penale Internazionale, denuncia un grave conflitto di interessi che indebolisce una recente sentenza delle Nazioni Unite sulla detenzione di Ruben Vardanyan in Azerbajgian. Il Gruppo di Lavoro delle Nazioni Unite sulla Detenzione Arbitraria (UNWGAD) ha emesso il Parere N. 46/2024 in febbraio 2025, sostenendo che la detenzione di Ruben Vardanyan non è arbitraria, contraddicendo l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Volker Türk, che aveva chiesto il rilascio immediato di tutti gli Armeni dell’Artsakh detenuti in Azerbajgian.
Le conclusioni di Ocampo rivelano che l’autrice del Parere, la Presidente-Relatrice Ganna Yudkivska, ha legami finanziari e personali con l’Azerbajgian attraverso la sua posizione presso Equity Law Firm, che rappresenta la compagnia petrolifera statale azera SOCAR, e tramite suo marito, Georgii Logvynskyi, un politico Ucraino con una lunga storia di impegno pro-azerbajgiano. Secondo Ocampo, questi legami violano le norme delle Nazioni Unite in materia di indipendenza, imparzialità e conflitti di interesse. “Qualcuno con stretti legami con le autorità al potere a Baku non avrebbe dovuto giudicare un caso riguardante gli Armeni dell’Artsakh”, ha affermato Luis Moreno Ocamo. Il suo team legale ora sta contestando il parere dell’UNWGAD e chiedendo la ricusazione di Yudkivska.
Ruben Vardanyan, filantropo, ex banchiere ed ex Ministro di Stato della Repubblica di Artsakh, è stato sequestrato dalle forze di sicurezza azere il 27 settembre 2023, in seguito all’assalto all’Artsakh, mentre tentava di lasciare la regione durante l’esodo forzato della popolazione dell’Artsakh. Deve rispondere a 42 capi d’accusa, tra cui finanziamento del terrorismo e organizzazione di gruppi armati, in un processo a Baku. Il procedimento è opaca e politicamente motivato.
Il Primo Ministro dell’Armenia, Nikol Pashinyan, ha dichiarato all’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa (APCE) di non considerare realistico il ritorno degli Armeni forzatamente sfollati in Artsakh, negando ancora una volta il loro diritto, riconosciuto a livello internazionale, di tornare nelle loro terre ancestrali. “Lo dirò apertamente: non considero realistico il ritorno dei rifugiati nel Nagorno-Karabakh. In questo contesto, credo che la questione del ritorno dei rifugiati sia pericolosa per il processo di pace”, ha dichiarato Pashinyan.
Rispondendo alle domande dei membri dell’APCE, ha sottolineato che, con il sostegno sia del governo armeno che della comunità internazionale, la popolazione sfollata dell’Artsakh deve essere reinsediata in Armenia. “Abbiamo avviato un programma di alloggi per i nostri compatrioti del Karabakh. È stato difficile avviarlo, ma sono convinto che diventerà più efficace. Immaginiamo il futuro dei nostri compatrioti del Karabakh in Armenia, con la cittadinanza della Repubblica di Armenia”, ha affermato.
Le sue osservazioni evidenziano un chiaro cambiamento di politica da parte di Yerevan, che dà priorità all’integrazione degli Armeni dell’Artsakh sfollati con la forza in Armenia dall’Azerbajgian, piuttosto che sostenerne il loro ritorno, in un momento in cui l’Azerbajgian continua a promuovere la sua narrativa espansionistica dell’Azerbajgian occidentale” (Armenia).
L’Artsakh era, è e rimarrà per sempre armeno. Il ritorno della popolazione Cristiana armena dell’Artsakh non è una questione di se, ma di quando. Fino a quel giorno, la gente dell’Artsakh dovrà curare le proprie ferite, ricostruire la propria casa e perseverare con incrollabile determinazione.
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2025-10-18 20:13:312025-10-20 20:14:45Il diritto di ritorno in Artsakh degli Armeni sfollati con la forza dall’Azerbajgian, negato anche dal governo dell’Armenia (Korazym 18.10.25)
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