Al salotto letterario Degennaro si ricorda il genocidio armeno (Dabitonto.com 03.12.19)

È stato il primo grande genocidio del XX secolo, costato la vita a circa 1,5 milioni di persone. Ma celebrarne la memoria non è certo facile, ancora oggi, ad un secolo da quei tragici eventi. Parliamo del genocidio armeno compiuto dall’Impero Ottomano, ma di cui ancora oggi, nell’odierna Turchia, si nega la memoria, a causa delle responsabilità del suo fondatore, Mustafa Kemal, detto Ataturk.

A parlarne, giovedì 5 dicembre alle 18.30, nel salotto letterario “Degennaro”, sarà Luigi Antonio Fino, autore del libro “Il genocidio armeno” edito da Nuova Palomar. Un volume frutto di anni di intenso studio di questa tristissima pagina della storia, ancora sottaciuta, negata.

Dialogheranno con l’autore, il giornalista Marino Pagano e Carlo Coppola, dell’associazione “Armeni Apulia”

Armenia: una nuova delegazione governativa in partenza per l’Azerbaigian (Agenzianova 03.12.19)

Erevan, 03 dic 12:38 – (Agenzia Nova) – Su decisione del premier dell’Armenia Nikol Pashinyan, dal 4 al 7 dicembre, un’altra delegazione armena partirà per Baku. È il secondo gruppo di cittadini armeni in partenza per l’Azerbaigian negli ultimi venti giorni. In quei giorni, Baku ospiterà il 14mo incontro della Commissione intergovernativa del corridoio dei trasporti Europa-Caucaso-Asia (Traceca) e l’incontro dedicato al 20mo anniversario dell’organizzazione. Tra i membri della delegazione vi sono il viceministro dell’Amministrazione territoriale e delle Infrastrutture Armen Simonyan, e due rappresentanti dei dicasteri delle Infrastrutture e degli Esteri. Dal 17 al 21 novembre, delle delegazioni di giornalisti armeni e azerbaigiani si sono recati in visita nei rispettivi paesi. In precedenza, il 22 settembre 2017, l’allora deputato dell’Assemblea nazionale dell’Armenia Armen Ashotyan e l’attuale vicepresidente Mane Tandilyan hanno visitato l’Azerbaigian e hanno partecipato alla conferenza dell’Assemblea parlamentare Euronest a Baku. (Res)

ASIA/TURCHIA – Dalla comunità armena nuove richieste di annullare il processo per l’elezione del nuovo Patriarca (Agenzia Fides 02.12.19)

Istanbul (Agenzia Fides) – La disposizione che impedisce a potenziali candidati residenti all’estero di prendere parte all’elezione del nuovo Patriarca armeno di Costantinopoli continua a provocare malessere e reazioni negative in seno alla comunità armena locale. Negli ultimi giorni – riferisce la testata bilingue turco-armena Agos – una istanza di annullamento dell’intero processo elettorale ormai avviata da tempo è stata presentata dall’avvocato Saro Bengliyan al Ministero degli esteri turco e alla Prefettura di Istanbul. La richiesta di azzeramento del processo elettorale assume rilievo anche alla luce del fatto che l’avvocato Bengliyan è membro del Consiglio amministrativo incaricato di vigilare a nome della comunità armena sulla regolarità delle procedure seguite per arrivare alle elezione del nuovo Patriarca. L’avvocato nella sua istanza ha chiesto l’annullamento di un procedimento elettorale che penalizza la comunità armena attraverso “atti forzosi, ingiusti, illegali che rispondono a criteri privi di fondamento”
All’inizio di agosto, come riferito dall’Agenzia Fides (vedi Fides 9/8/2019), era stata fissata la tabella di marcia – ormai saltata – che avrebbe dovuto portare all’elezione del successore del Patriarca Mesrob II Mutafyan (scomparso a marzo) entro la metà di dicembre 2019. La Commissione delegata a preparare l’elezione del Patriarca degli armeni della Turchia aveva stabilito di proporre alla Prefettura di Istanbul le giornate del 7, 8 e 11 dicembre come date in cui si sarebbero dovute svolgere le fasi finali dell’elezione patriarcale.
Lo scorso settembre (vedi Fides 23/9/2019), esponenti della Commissione del Patriarcato armeno apostolico di Costantinopoli incaricata di coordinare e accompagnare l’intero processo per l’elezione del nuovo Patriarca avevano espresso l’auspicio che non fossero poste restrizioni alla lista dei potenziali candidati alla carica patriarcale. L’auspicio era stato espresso in particolare dai Vescovi che ricoprono ruoli autorevoli nel Patriarcato, compresi l’Arcivescovo Aram Ateşyan – per lungo tempo “locum tenens” del Patriarcato, durante gli anni di malattia invalidante del precedente Patriarca Mesrob – e l’Arcivescovo Sahak Masalyan, incaricato di coordinare l’intero processo elettorale, con il titolo di “Degabah” (fiduciario).

Vai al sito

Hazza bin Zayed incontra il presidente dell’Armenia (Wam.ae 01.12.19)

ABU DHABI, il primo di dicembre 2019 (WAM) – Sua Altezza lo sceicco Hazza bin Zayed Al Nahyan, Vice Presidente del Consiglio esecutivo di Abu Dhabi, ha incontrato il Presidente dell’Armenia, Armen Sarkissian, attualmente in visita negli Emirati Arabi Uniti per partecipare al Gran Premio di Abu Dhabi 2019, che si svolgerà dal 28 novembre al 1 dicembre, sul circuito di Yas Marina.

Durante l’incontro, lo sceicco Hazza ha salutato le solide relazioni tra i due paesi, con il presidente armeno che ha salutato la grande e ordinata organizzazione del Gran Premio di Abu Dhabi di Formula 1 Etihad Airways 2019, con il patrocinio di Sua Altezza lo sceicco Mohamed bin Zayed Al Nahyan, Principe ereditario di Abu Dhabi e vice comandante supremo delle forze armate degli Emirati Arabi Uniti.

All’incontro erano presenti Jabr Mohamed Ghanem Al Suwaidi, direttore generale della Corte del principe ereditario di Abu Dhabi, Omar Saif Ghobash, vice ministro degli affari culturali presso il ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, e Mher Mkrtumyan, ambasciatore straordinario e plenipotenziario della Repubblica di Armenia negli Emirati Arabi Uniti.

Tradotto da: G. Mohamed.

http://www.wam.ae/en/details/1395302807709

“A Sua Immagine”: Lorena Bianchetti incontra Paolo Vallesi, viaggio in Armenia e prima domenica d’Avvento (SIR 30.11.19)

“A Sua Immagine” entra nell’Avvento con molte iniziative, a cominciare dalle puntate di sabato 30 novembre e domenica 1° dicembre. I temi in scaletta: Lorena Bianchetti incontra il cantautore Paolo Vallesi; parte il viaggio della redazione di “A Sua Immagine” in Armenia con don Marco Pozza; infine, puntata talk domenicale dedica all’Avvento. “A Sua Immagine” è una trasmissione realizzata dalla Rai in collaborazione con la Conferenza Episcopale Italiana, firmata da Laura Misiti e Gianni Epifani.
Nel dettaglio. Sabato 30 novembre alle 15.55 su Rai Uno la conduttrice di “A Sua Immagine” Lorena Bianchetti incontra il cantautore Paolo Vallesi, che dopo il grande trionfo Sanremese nel 1992 con il brano “La forza della vita” ha vissuto poi per quasi 20 anni un momento di oblio, tornando oggi alla ribalta della scena musicale. Nel corso del faccia a faccia con la Bianchetti, Vallesi ricorda gli inizi della carriera in parrocchia, con il primo complesso rock, così come il rapporto con la fede, la partecipazione alle Giornate mondiali della gioventù nonché il legame con la famiglia.
Alle 16.15 linea alla rubrica “Le ragioni della Speranza”, dedicata al commento del Vangelo della domenica: al via da questa puntata il viaggio in Armenia, alle radici del cristianesimo, con il teologo don Marco Pozza. Tra le prime tappe del viaggio, si segnalano il monastero del Khor Virap, il monte Ararat e il complesso monastico di Noravank. Come sempre, compagna di viaggio di “A Sua Immagine” è l’Opera Romana Pellegrinaggi, con don Giovanni Biallo.
“Parola di Dio” è il titolo della puntata di “A Sua Immagine” di domenica 1° dicembre alle ore 10.30 su Rai Uno. Nella prima domenica d’Avvento, “A Sua Immagine” si occupa del “libro dei libri”, la Sacra Bibbia. Ospiti del talk domenicale con Lorena Bianchetti il biblista padre Raniero Cantalamessa, lo scrittore Eraldo Affinati e Roberta Rocelli, fra i responsabili del Festival Biblico in Veneto. Molte le testimonianze nel corso della puntata, tra cui quella di padre Enzo Bianchi, fondatore della Comunità di Bose.
Alle 10.55, dopo il notiziario di “A Sua Immagine” con Paolo Balduzzi, linea alla Santa Messa, sempre in diretta su Rai Uno: la celebrazione eucaristica viene trasmessa dalla Chiesa. S. Maria Assunta in Poggibonsi (Si), per la regia Tv di Michele Totaro e il commento di Simona De Santis. Momento conclusivo con la domenica mattina di “A Sua Immagine” è infine l’ascolto e il commento in diretto dell’Angelus di papa Francesco, alle 12 da piazza San Pietro.
Per rivedere tutte le puntate del programma e per maggiori approfondimenti, è possibile consultare il portale RaiPlay alla pagina dedicata oppure il sito Ceinews.it.

Vai al sito

Morta Goar Vartanyan: la spia che salvò Churchill, Roosevelt e Stalin (Ilgiornale 29.11.19)

Goar Vartanyan, la spia russa che contribuì al fallimento di un complotto nazista per uccidere i “big three” – Franklin D.

Roosevelt, Winston Churchill e Iosip Stalin – si è spenta all’età di 93 anni.

Una storia singolare quella di lady Vartanyan, nata nell’Armenia sovietica e protagonista in diversi scenari mondiali a difesa degli interessi russi.

Secondo il Cremlino, il contributo più importante nella sua lunga carriera da spia è certamente quello contro il complotto nazista per assassinare Churchill, Roosevelt e Joseph Stalin nel 1943.
Secondo fonti dei servizi russi, Goar Vartanyan e il suo defunto marito, Gevork, furono coinvolti nel sabotaggio dell’Operazione Salto in Lungo – Weitsprung – un complotto nazista per uccidere i “tre grandi”, mentre i leader alleati erano a Teheran per il loro primo incontro durante la Seconda Guerra Mondiale. Un attentato che, se realizzato, avrebbe potuto compromettere gli esiti del conflitto bellico e, probabilmente, delle democrazie occidentali.

In estrema sintesi, il piano fu teorizzato dall’agente segreto tedesco Ernst Kaltenbrunner e vagliato e confermato da Adolf Hitler, grazie a diverse informazioni sottratte da un codice decifrato della US Navy, dal quale si era appreso la data e il luogo – Teheran – della conferenza dei tre leader, fissata per metà ottobre del 1943. A supporto dell’operazione sul campo fu coinvolto l’agente Elyesa Bazna, sotto il nome in codice “Cicerone”, che trasmise i dati chiave relativi la conferenza. Una falla nel fragile sistema di sicurezza adottato provocò presto la scoperta del piano da parte dei servizi segreti sovietici, grazie alle figure dei coniugi Vartanyan.

Nel 1981 uscì nei cinema europei la produzione internazionale “Nido di spie”, ispirata liberamente alle vicende del fallito attentato.

Vartanyan è morta lunedì e sarà sepolta nel cimitero di Troyekurovskoye a Mosca, secondo l’agenzia di stampa filogovernativa russa Ria Novosti. Suo marito era morto nel 2012 all’età di 87 anni.
Dmitry Peskov, segretario stampa del presidente russo Vladimir Putin, ha dichiarato mercoledì in una conferenza stampa che il leader russo ha espresso le sue profonde e sentite condoglianze a riguardo. Peskov ha affermato, inoltre, che questo singolare duo di spie ha notevolmente influenzato il corso della storia europea e non.

Goar Vartanyan nacque a Gyumri – nell’allora Armenia Sovietica – il 25 gennaio 1926, la sua famiglia si trasferì in Iran all’inizio degli anni ’30. Dopo aver aderito ad un gruppo antifascista all’età di 16 anni, ha lavorato con Gevork, il futuro marito, per smascherare agenti tedeschi con notevole diligenza e ottimi risultati. Nel 1951, i Vartanyan si trasferirono in URSS e si ritiene abbiano avuto lunghe carriere nel servizio di intelligence sovietico. Gevork Vartanyan, a tal proposito, ricevette il premio “Eroe dell’Unione Sovietica” per i suoi servizi resi. Fonti giornalistiche russe confermano che l’SVR – Služba vnešnej razvedki – l’agenzia di intelligence russa che ha preso il posto del KGB dopo lo scioglimento dell’Unione Sovietica – ha affermato che la coppia venne coinvolta in numerosi “lavori di intelligence attiva” in “condizioni estreme in molti paesi e scenari”.

Vai al sito


 

Addio alla zarina delle spie russe, Goar Vartanyan: con il marito sventò attacco nazista a Churchill, Roosvelt e Stalin (Il Messaggero 28.11.19)

«Senza di loro – è stato l’omaggio del portavoce del Cremlino Dmitri Peskov – la storia del mondo sarebbe stata molto diversa». E in effetti se non ci fosse stata lei, Goar Vartanyan e suo marito Gevorg, Winston Churchill, Franklin Delano Roosvelt e Stalin sarebbero rimasti uccisi nel loro primo incontro, nel 1943, a Theran. E invece lei, la  zarina di tutte le spie russe, con il compagno agente segreto anche lui, li salvò dall’attentato e la storia cambiò.
Ora questa figura a dir poco mitica dell’intelligence sovietica, è morta all’età di 93 anni: sarà sepolta nel cimitero di Troekurovsky, accanto al marito, scomparso nel 2012 a 87 anni. Per lei si sono scomodati tutti, da Vladimir Putin ai vertici dell’Svr, i servizi segreti esteri russi, che hanno ricordato come le «gesta» di Goar e di suo marito sono già state «cantate» in una lunga galleria di libri e film.

Vartanyan, originaria dell’Armenia, si trasferì con la famiglia in Iran nei primi anni ’30 ed entrò a far parte del gruppo antifascista – capeggiato dal suo futuro marito – a 16 anni. Insieme, a guerra ormai scoppiata, si destreggiarono nel complesso gioco dello spionaggio mediorientale sino ad avere una parte rilevante nello sventare il piano nazista (l’operazione Long Jump) concepito per assassinare i tre grandi nel corso del loro primo incontro, nel 1943, a Teheran. Ovviamente nessuno, a parte chi di dovere a Mosca, lo sapeva – com’è d’obbligo negli apparati d’intelligence: primeggiare nell’ombra. Capacità rara che venne adeguatamente ricompensata. Nel 1951 i coniugi Vartanyan furono così portati nell’Urss e nel 1956 si diplomarono con successo presso l’Istituto di Lingue Straniere di Yerevan, nella natia Armenia.

Il resto è materiale da leggenda: 30 anni di servizio continuo in giro per il mondo nelle vesti d’innocua coppia sposata, probabilmente parte del programma top-secret sovietico di “spionaggio profondo”, ovvero slegato dai più tradizionali incarichi legati alle sedi diplomatiche, ai media o alle import-export. Nome in codice: “Anita ed Henri”. Nel 1986 il ritorno in patria, tra medaglie e riconoscimenti (benché il posto d’onore, nella beatificazione pubblica, sia sempre stato riservato a Gevorg). Il loro lavoro, dicono gli esperti, è stato tanto riservato e cruciale che non verrà mai declassificato. Putin, fa sapere il Cremlino, ha espresso le sue condoglianze ai parenti e agli amici di Goar Vartanyan, che conosceva bene e di persona, come del resto suo marito. Tra spie, del resto, vige sempre un certo cameratismo.
Ma c’è chi mette in discussione la leggenda. «Il fallito piano nazista, denominato Long Jump,  per uccidere i tre statisti è  un mito del Kgb che fu pubblicato dopo che la guerra era conclusa»: lo spiega alla testata americana Radio Free Europe lo storico dello spionaggio Alexander Vassiliyev. «Finora – afferma l’esperto – non è stata ottenuta nessuna prova che indichi i preparativi nazisti per gli omicidi a Teheran». Secondo Vassiliyev, «molti storici credono che Stalin diffuse le voci sull’operazione terroristica a Teheran per avvicinarsi a Roosevelt e ridurre l’influenza di Churchill». Già nel 2012, il Wall Street Journal scriveva che «il piano tedesco non è mai stato esposto nei dettagli e alcuni storici dubitano che sia persino esistito». Secondo il Cremlino, invece, la vicenda è autentica, e senza i Vartanyan «la storia del mondo sarebbe stata molto diversa»

Vai al sito

Armenia: tomba di amazzone scoperta in antica necropoli (Scienzenotizie 29.11.19)

Una delle mitiche Amazzoni descritte dagli antichi greci sarebbe stata trovata sepolta nel nord dell’Armenia insieme a vasi di ceramica e gioielli risalenti all’VIII-VI secolo a.C. La tomba è stata rinvenuta nel 2017 nella necropoli di Bover I nella provincia armena di Lorri, ma ora l’analisi delle ossa hanno dimostrato come appartenesse a una donna di età compresa tra 20 e 29 anni non appartenente alla nobiltà, come inizialmente si era pensato per la ricchezza dei gioielli, ma una guerriera.

Armenia: tomba di amazzone scoperta in antica necropoli

Durante l’esame delle ossa danneggiate, gli archeologi hanno rilevato, infatti, una punta di freccia di ferro sul ginocchio sinistro che veniva utilizzata per la caccia o il combattimento e, inoltre, i segni di una spada sui fianchi mentre una parte della gamba sinistra è stata tagliata con un’ascia. Secondo gli investigatori si tratta di tracce inequivocabili che dimostrano la natura di combattente della donna. Possenti muscoli caratterizzavano il corpo della donna, soprattutto nel torace e nelle spalle, a causa della costante flessione e del sollevamento dei pesi, come tipicamente accadeva agli arcieri esperti.

Vai al sito


E’ stata scoperta la tomba di una guerriera morta a cause delle ferite riportate in battaglia, nell’odierna Armenia, che risale a più di duemila anni fa.

Non erano solo le donne Vichinghe a combattere ma, a quanto pare, anche quelle dell’antico popolo del regno degli Urarti combattevano al fianco dei loro colleghi maschi. E’ quanto emerge dai resti di una tomba, antica più di duemila anni fa, scavata nel 2017 in una zona facente parte dell’attuale Armenia. Lo scheletro che gli archeologi hanno ritrovato apparteneva ad una donna, una personalità molto importante, probabilmente, vista la quantità degli oggetti rinvenuti di fianco ai suoi resti.

Lo scheletro era posizionato su un fianco e l’asse formato dalla testa e dai piedi indicava il Nord-Ovest. Braccia e gambe erano state bloccate e, su ciò che rimaneva delle ossa, gli scienziati hanno osservato innumerevoli fratture provocate delle armi dei suoi nemici. La ferita più eclatante è forse quella notata sul femore dove, incastrata nell’osso, è emersa la punta di metallo di un freccia. Ma i colpi che le sono stati inferti non finiscono qui. Le ossa pelviche, il femore e la tibia avevano lesioni imputabili probabilmente a colpi di spada o di ascia.

Anche l’ulna presentava fendenti di spada solo che, in questo caso, i traumi erano indiretti, probabilmente, ovvero il risultato dei violenti impatti di un arma contro lo scudo imbracciato dalla donna. I colpi inferti in questo modo erano potenti e l’energia di essi passava dallo scudo all’ulna e all’avambraccio. Non è strano, quindi, pensare, come hanno fatto gli archeologi, che la donna fosse una guerriera di una certa importanza per le genti del suo popolo, anche se di più preciso, per ora, non si sa nulla.

Al momento della morte la donna aveva un’età compresa tra i venti ed i ventinove anni e questa è la seconda sepoltura di una guerriera proveniente dall’Armenia. Quello degli Urarti, dal quale la guerriera proveniva, è stato un Regno in cui le donne partecipavano alla caccia e alla guerra, almeno le donne più influenti e che godevano quindi di una certa libertà, come ci dimostrano le tombe nelle quali queste guerriere sono state rinvenute.

Armenia-Italia: vicepresidente Csm Ermini a Erevan, focus su cooperazione (Agenzianova 27.11.19)

Erevan, 27 nov 17:03 – (Agenzia Nova) – Il presidente della Corte di cassazione dell’Armenia, Yervand Khundkaryan, ha ricevuto il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura italiana, David Ermini, che è stato ieri in visita a Erevan. All’incontro, secondo quanto riferisce la stampa locale, hanno partecipato anche il presidente della Camera civile e amministrativa della Cassazione armena Ruzanna Hakobyan e il presidente della Camera penale Lilit Tadevosyan. Nell’incontro Khundkaryan ha illustrato quella che è la missione costituzionale della Corte di cassazione dell’Armenia, le procedure per esaminare gli appelli e l’importanza della giurisprudenza nel lavoro dell’organismo giudiziario. I rappresentanti armeni hanno inoltre evidenziato l’importanza del processo di riforme attualmente in corso nel settore giudiziario del paese caucasico, sottolineando che Erevan conta molto sulla cooperazione con i partner internazionali. (Res)

Il genocidio armeno raccontato in Biblioteca da Antonia Arslan e Siobhan Nash-Marshall (Novara today 26.11.19)

Antonia Arslan è nata a Padova nel 1938. Ha origini armene e, riguardo al genocidio del popolo armeno, ha anche scritto saggi divulgativi e romanzi. Il suo esordio letterario avviene nel 2004 con “La masseria delle allodole” (Rizzoli), vincitore del Il Premio Strega di narrativa e finalista al Premio Campiello. Il libro più recente è “Lettera a una ragazza in Turchia” (Rizzoli). “Tu devi avere un coraggio nuovo, mia ragazza di Turchia. Ti vogliono rimandare indietro a tempi lontani, mentre a te piacciono capelli al vento e gonne leggere, ascoltare musiche forti, andare a zonzo con gli amici e sentirti uguale a loro. Vorresti lottare a viso scoperto. E invece dovrai scoprire di nuovo il coraggio sotterraneo dei deboli, l’audacia che si muove nell’ombra, e cercare nella tua storia antica le ragioni e la forza per sopravvivere.”Queste le parole di Antonia Arslan nella sua lettera immaginata a una ragazza turca. Con la maestria che è solo dei grandi narratori, Antonia Arslan ripercorre le vicende delle sue antenate armene, tessendo un racconto che si dipana attraverso un filo teso dai tempi antichi per arrivare fino ai giorni nostri. Perché la paura subdola che ci colpisce ogni giorno, le oscure premonizioni che si propagano da Oriente a Occidente, da Istanbul a Bruxelles, sono le stesse delle donne armene che si sono sacrificate in nome della libertà. L’antidoto contro la paura è la memoria, è il tappeto di storie di chi ha subìto un ribaltamento del suo mondo all’improvviso. L’autrice della Masseria ci regala un libro intimo, attualissimo, un viaggio straordinario in cui ridà vita alle vicende di donne che combattono per il proprio futuro e per restare se stesse.

Siobhan Nash-Marshall insegna filosofia al Manhattanville College di New York dopo essersi specializzata all’Università di Padova e alla Cattolica di Milano. “I peccati dei padri” (Guerini e associati) si occupa del negazionismo turco e del genocidio armeno. Nel 1915 il governo dell’Impero Ottomano cominciò a scacciare gli armeni dalle terre dove i loro antenati avevano vissuto da tempi immemorabili. Gli uomini furono uccisi; donne, vecchi e bambini furono deportati nella parte più inospitale del deserto siriano, del tutto inadatta al vivere umano.

Ma la pulizia etnica nell’Armenia occidentale era solo una parte del progetto dei Giovani Turchi per l’intera Anatolia. Lo scopo finale era in realtà di trasformare quelle terre nella «terra avita del popolo turco» (il cosiddetto vatan), un luogo dove la cultura, l’economia e la gente fossero tutti turchi. Questo progetto fu attuato su larga scala in ogni direzione, con impressionante determinazione e violenza.

La Turchia odierna sta ancora cercando di costruire il suo vatan, proseguendo così il genocidio iniziato dai turchi ottomani, e continuando a negare, di fatto, che questo abbia avuto luogo. Coprire un crimine vuol dire prolungarne gli effetti.

In I peccati dei padri Nash-Marshall mette in rapporto l’assoluto disprezzo dei fatti e delle genti, del territorio e della storia che è caratteristica comune sia del genocidio nel 1915 che dell’attuale negazionismo turco, con la vacua sprezzante indifferenza alla realtà fattuale che si diffonde sempre di più nel mondo moderno.

I “Giovedì letterari in biblioteca” sono organizzati dal Centro Novarese di Studi Letterari in collaborazione con l’Istituto Storico Fornara con il patrocinio del Comune di Novara e della Regione Piemonte con il supporto della Fondazione Comunità Novarese Onlus, all’interno del progetto “La comunità dei libri”.

Potrebbe interessarti: https://www.novaratoday.it/eventi/giovedi-letterari-28-novembre-2019.html
Seguici su Facebook: https://www.facebook.com/pages/NovaraToday/277106068978664

Roma, i dubbi su Mkhitaryan: portare l’armeno in Turchia? Fonseca ci pensa (Corriere dello Sport 26.11.19)

ROMA – È tornato ad allenarsi con il gruppo dodici giorni fa, dopo uno stop di un mese e mezzo per la lesione tendinea dell’adduttore della gamba destra. Henrikh Mkhitaryan ha perso dieci partite da quando si è fermato lo scorso 30 settembre, e non è escluso che possa saltare anche l’undicesima per tornare nelle migliori condizioni nella trasferta contro il Verona di domenica prossima. 

Il dubbio di Paulo Fonseca, ma in generale della Roma, è se portare il trequartista a Istanbul, per la gara di Europa League contro il Basaksehir. Due i principali motivi. Prima di tutto di natura fisica, con il giocatore che non ha ancora disputato un minuto in campo dal suo rientro in gruppo, e inserirlo in una partita così importante e delicata per le sorti di qualificazione ai sedicesimi di Europa League potrebbe essere un azzardo eccessivo.

Il secondo motivo è di natura politicaMkhitaryan, capitano della nazionale armena, si troverebbe buttato nella mischia – quasi sicuramente a partita in corso – in uno stadio che non lo accoglierebbe nel migliore dei modi visti i freddi rapporti che intercorrono tra i due paesi. La Turchia tuttora non riconosce ufficialmente il genocidio di oltre un milione e mezzo di armeni nel 1915, pianificato sotto l’Impero Ottomano. Un genocidio formalmente riconosciuto invece dal governo italiano e, da meno di un mese, anche dagli Stati Uniti“Il parlamento turco condanna e non riconosce l’adozione da parte della Camera dei Rappresentanti americana di un documento in cui si aderisce alla teoria del genocidio armeno. Una decisione che getta ombre su verità storiche e va a discapito dei membri del congresso che hanno mostrato saggezza e coscienza”, la riposta firmata da quattro dei cinque partiti del parlamento turco, compreso il partito di governo Akp, di cui il presidente Erdongan è leader.  

“La squadra di Erdogan”, così viene soprannominata l’Istanbul Basaksehir (i colori sociali sono l’arancione, il bianco e l’azzurro, gli stessi del partito conservatore), ha come presidente Goksel Gumusdag, vicesindaco di Istanbul e membro dell’Akp. Insomma, il partito di Erdogan e Gumusdag ha negato ancora una volta il genocidio armeno, e Mkhitaryan dovrebbe scendere in campo contro la loro squadra di calcio. In uno stadio che promette fiamme e fuoco vista l’importanza della gara, riempito dai fischi assordanti degli ultrà. Si fanno chiamare “Il gruppo 1453”, dalla data della presa di Costantinopoli da parte del sultano Maometto II: sono nazionalisti e islamisti, sostenitori ovviamente di Erdogan e del suo modello politico. 

Fonseca: “Sbagliamo spesso l’ultima decisione. Su Mkhitaryan…”

Naturalmente l’incolumità del giocatore non è in discussione, la polizia turca ha messo a disposizione la scorta per i vari trasferimenti della Roma nella città, i dubbi sono esclusivamente di ragione sportiva. Fonseca si sta chiedendo se vale realmente la pena portare a Istanbul un giocatore che non ha ancora pienamente recuperato il ritmo partita e la forma fisica, rischiandolo a partita in corso in uno stadio che lo fischierebbe e che potrebbe destabilizzare la prestazione dell’armeno se inserito in campo. Una possibilità è lasciarlo nella Capitale, continuando ad allenarsi a Trigoria nei due giorni di trasferta dei compagni di squadra, per poi impiegarlo con maggiore serenità nella trasferta di Verona. Dubbi che il tecnico scioglierà domani in conferenza stampa e con le convocazioni. Mkhitaryan (che per entrare in Turchia dovrebbe ritirare il visto all’aeroporto di Istanbul) ha comunque dato il suo ok alla trasferta, ancora scottato del forfait (con una situazione però decisamente più critica) nella finale di Europa League non giocata in Azerbaigian contro il Chelsea, sempre per motivi politici. Il trequartista nel corso della sua carriera ha già disputato due partite in Turchia, entrambe a Istanbul. Mai però contro “la squadra di Erdogan” e i suoi gruppi ultrà nazionalisti. 

Vai al sito