ARMENIA. Diminuisce l’export, ma le aspettative restano positive (Agcnews 28.06.19)

Il primo Ministro Nikol Pashinyan ha dichiarato nella riunione del gabinetto del governo armeno del 27 giugno di aver discusso con la Russia il normale funzionamento dell’export verso Mosca. «Abbiamo avuto movimenti tangibili nel settore dell’esportazione di prodotti agricoli, a partire dal maggio di quest’anno; l’esportazione di prodotti vegetali e animali è aumentata del 76,6%, rispetto al maggio dell’anno precedente», ha detto Pashinyan, ripreso da Armenia News.

«Riassumendo, fino a maggio di quest’anno, possiamo dire che la crescita delle esportazioni di prodotti vegetali e animali ha fatto un più 11,8%, rispetto all’anno precedente», ha aggiunto, in particolare. Il premier armeno ha osservato che il tema del normale funzionamento delle vie di esportazione è sempre stato all’ordine del giorno delle discussioni tra i funzionari russi e georgiani.

«Ho discusso la questione con il presidente russo Vladimir Putin; abbiamo preso accordi concreti con il primo ministro della Federazione russa Dmitry Medvedev», ha detto Pashinyan. «Abbiamo anche avuto colloqui con il primo ministro della Georgia Mamuka Bakhtadze».

«Da diversi mesi ormai, la nostra economia è di buon umore; si formano buone aspettative”, ha aggiunto Nikol Pashinyan. «Le riserve in dollari della Banca Centrale dell’Armenia sono aumentate di 185 milioni di dollari; è un buon segnale. Ma nel lungo periodo, la nostra economia dovrebbe essere costruita in modo tale che l’esportazione di materie prime sia ridotta al minimo, o eliminata», ha aggiunto Pashinyan.

L’Armenia ha quindi bisogno di una trasformazione economica, per il primo Ministro armeno. Commentando poi il calo delle esportazioni, il primo Ministro ha detto che i dati erano veritieri, osservando che il calo delle esportazioni è dovuto alla chiusura della miniera di rame e molibdeno di Teghut: «Questo è ciò che io chiamo la trasformazione dell’economia. Ma le esportazioni di brandy, prodotti finiti, prodotti agricoli sono aumentate. Ci auguriamo che quest’anno il volume dei prodotti trasformati aumenterà», ha osservato Pashinyan dicendo tuttavia, che il futuro non è nel settore minerario.

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Armenia – Georgia. Incontro tra Vicepremier (notiziegeopolitiche 28.06.19)

I vicepremier di Armenia e Georgia, Ararat Mirzoyan e Maia Tskhitishvili, si sono incontrati ieri in occasione della riapertura dei lavori della decima sessione della commissione intergovernativa per la cooperazione economica e commerciale bilaterale tra i due paesi.
In una conferenza stampa congiunta a margine della riunione i due hanno affermato che: “La ripresa dei lavori è una ulteriore dimostrazione dell’impegno dei nostri due governi per promuovere un incremento della cooperazione bilaterale”.
Per Erevan infatti è fondamentale mantenere dei buoni rapporti con Tbilisi; nonostante il supporto del governo russo, l’Armenia infatti nella regione del Caucaso è di fatto isolata: la guerra in corso con l’Azerbaigian per il controllo dell’altopiano del Nagorno-Karabakh e l’assenza di rapporti diplomatici con la Turchia (che a oltre un secolo di distanza continua a negare il genocidio del popolo armeno a opera degli ottomani) ha infatti reso la Georgia l’unico interlocutore disponibile.

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Iran, “Gli iraniani sono in gravi difficoltà: le misure punitive di Trump colpiscono “tutti i livelli” della società (Repubblica 27.06.19)

TEHERAN (AsiaNews) – Le sanzioni economiche imposte dal governo degli Stati Uniti Usa contro l’Iran “hanno causato gravi difficoltà” a “tutti i livelli” della società. E oggi, rispetto al recente passato, “la vita è diventata molto difficile per la gente comune”. È quanto racconta ad AsiaNews padre Ryan Issa, 43 anni, sacerdote iraniano, da nove anni incardinato nella diocesi della Chiesa caldea di Teheran. Nato ad Urmia, capoluogo dell’Azerbaigian Occidentale, nel nord-ovest del Paese, il sacerdote non nasconde un clima di “tensione e preoccupazione” che si respira nel quotidiano fra i cittadini della Repubblica islamica.

“Il problema non è solo economico ma culturale”. “L’economia – spiega il sacerdote – gioca un ruolo fondamentale nella nostra vita e nella nostra società, ad ogni livello”. I prezzi dei beni al consumo e degli alimenti “sono diversi da un negozio all’altro”, ma il problema non è solo economico perché tocca pure la sfera culturale. “Lo studio – racconta – ha perso valore. Molte fabbriche sono chiuse o stanno interrompendo la produzione. E lo stipendio di un normale impiegato [statale o privato] è in grado di sostenere la famiglia solo per una settimana”. All’origine dell’escalation della tensione fra Iran e Stati Uniti, che ha innescato una gravissima crisi economica nella Repubblica islamica, la decisione del presidente Usa Donald Trump nel maggio 2018 di ritirarsi dall’accordo nucleare (Jcpoa) raggiunto da Barack Obama. La Casa Bianca ha quindi deciso di introdurre le più dure sanzioni della storia, rafforzare la presenza militare nell’area e azzerare le esportazioni di petrolio iraniane, colpendo in primis la popolazione.

E arrivano nuove sanzioni. In questi giorni Washington ha lanciato nuove sanzioni contro la guida suprema Ali Khamenei, in seguito all’abbattimento – in acque internazionali secondo Washington, sul proprio territorio obietta l’Iran – di un drone Usa nel Golfo. In risposta, il presidente iraniano Hassan Rouhani ha parlato di decisione da “ritardati mentali”. Immediata la replica di Trump, che definisce “ignoranti e offensive” le parole dell’omologo iraniano, il quale nel frattempo ha telefonato al presidente francese Emmanuel Macron, assicurandogli che Teheran “non ha interesse a innalzare la tensione e non cerca la guerra con nessuno, compresi gli Stati Uniti”.  “La minoranza cristiana – sottolinea il sacerdote caldeo – non sta certo meglio della maggioranza musulmana. Per quanto ci riguarda, a livello di cattolici le preoccupazioni maggiori riguardano l’esodo [un annoso problema che investe tutto il Medio oriente, dall’Iraq alla Siria, il Libano] continuo” che rischia di svuotare il Paese di una componente antica e radicata nel territorio.

Il desiderio di espatriare. “L’elemento religioso, la fede nel suo complesso – afferma p. Ryan – si è indebolito. La preoccupazione, o meglio l’aspirazione maggiore per i giovani, cristiani e non, è l’emigrazione, trovare un lavoro e avere una vita norma, dignitosa, dentro o fuori dal Paese”. Le preoccupazioni della vita quotidiana, il desiderio di espatriare portano a un progressivo allontanamento dalla propria comunità: “Nelle grandi città, come avviene nella capitale – confessa – vediamo e incontriamo i giovani cristiani solo per le celebrazioni di Natale e Pasqua”.

La geografia religiosa in Iran. In Iran vi sono circa 22mila cattolici (circa 500mila i cristiani) su un totale di quasi 82 milioni di abitanti, in larghissima maggioranza musulmani sciiti (90%, i sunniti sono poco più del 5%). Fra le varie Chiese vi sono caldei, armeni e di rito latino, che si sommano a europei e latino-americani che lavorano nella Repubblica islamica. Secondo la Costituzione iraniana (art. 13) cristiani, zoroastriani ed ebrei sono liberi di praticare il culto “nel rispetto” delle leggi islamiche. I cristiani hanno anche rappresentanti in Parlamento (Majlis).

La sensazione di isolamento diffusa. Fra i problemi che gravano sulla comunità cristiana iraniana, oltre al desiderio crescente di fuga, vi è anche “la sensazione di isolamento, di distacco rispetto al resto della popolazione”. “L’appartenenza, purtroppo, si sente molto poco a livello formale ed ecclesiale. Per questo – conclude p. Ryan – chiediamo a tutti i cattolici, soprattutto a quanti vivono in Occidente di pregare per i cristiani, per tutto il popolo iraniano e per il nostro Paese” in questo momento di grave difficoltà.

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Libano: il 29 giugno sarà inaugurato il primo Giardino dei giusti a Kfarnabrakh (Agenzianova 27.06.19)

Roma, 27 giu 12:00 – (Agenzia Nova) – “Nella primavera del 2019 sono stati piantati nel Giardino di Kfarnabrakh dieci olivi, simbolo di pace, a ricordo e testimonianza di dieci Giusti dell’umanità la cui memoria sarà resa imperitura dalla pietra del Libano in cui saranno incisi i loro nomi”, ha aggiunto padre Abdo Raad. I Giusti che saranno onorati sono: Carlo Angela, medico che si oppose al fascismo e tra il 1940 e il 1945 salvò dalla deportazione perseguitati e dissidenti politici; Faraaz Hussein, studente bengalese, nel 2016 durante un attentato terroristico a Dacca, rinunciò a salvarsi per non abbandonare le sue amiche; Jakob e Elisabeth Kunzler, coniugi svizzeri, soccorsero gli armeni durante il genocidio. Nel 1922 si trasferirono in Libano e salvarono 8.000 orfani; Antonia Locatelli, uccisa nel 1992 per avere denunciato il genocidio in Rwanda; Fridtjof Nansen, Nobel per la pace nel 1922, creò uno speciale passaporto per gli apolidi e le vittime dei genocidi; Andrej Sacharov, fisico russo, premio Nobel per la pace 1975, ha denunciato al mondo i pericoli del nucleare e difeso i diritti umani; Sophie Scholl, universitaria del gruppo Rosa Bianca, giustiziata nel 1943 per avere cercato di risvegliare la coscienza del popolo tedesco; Azucena Villaflor, uccisa in Argentina nel 1977 per avere denunciato la sorte dei desaparecidos con il movimento delle “Madres de Plaza de Mayo”; Armin T. Wegner, scrittore tedesco, denunciò al mondo il genocidio degli armeni del 1915, il Gulag e l’antisemitismo nazista del 1933. La cerimonia sarà anche l’occasione per ringraziare l’associazione svizzera Elias e in particolare il suo Presidente, Yves Tabin, per l’importante contributo donato per la realizzazione del Giardino. (Com)

Polemiche su un Docu-film dedicato agli armeni “islamizzati” dopo i massacri del 1915 (Fides 25.06.19)

Istanbul (Agenzia Fides) – Il documentario “La Croce nascosta”, prodotto e realizzato dai due giornalisti Altan Sancar e Serhat Temel, che ripercorre la vita degli armeni “islamizzati” dopo i massacri del 1915 nella regione di Diyarbakir, è stato proiettato in pubblico per la prima volta lo scorso 16 giugno, presso il Centro congressi di Diyarbakir, appartenente al Consiglio Comunale.
Dopo la proiezione, il documentario è divenuto bersaglio di una serie di articoli critici pubblicati sul quotidiano turco islamista Yeni Akit (Alba Nuova), che hanno iniziato a denigrare il film presentandolo come un’operazione anti-turca ispirata da circoli filo-occidentali connessi anche ai gruppi curdi vicini al PKK (Partito dei lavoratori del Kurdistan, definito come “organizzazione terroristica” sia dalla Turchia che dagli USA).
“I circoli pro-PKK” ha scritto Yeni Akit a proposito del documentario “sostengono le tesi dell’Occidente e incolpano la Turchia per aver commesso il genocidio armeno. Questi circoli, che vogliono raccontare l’esodo del 1915 come un massacro di armeni, aiutano e facilitano coloro che all’estero stanno cercando di mettere in un angolo la Turchia. Il regista Altan Sancar, che si presenta come nipote di un armeno, sostiene la tesi del genocidio nel suo film “La Croce nascosta”.Lo stesso Sancar ha preannunciato sul suo account Twitter l’intenzione di : dare inizio a un procedimento legale contro il quotidiano Yeni Akit, indicando il quotidiano islamista come il responsabile di eventuali future aggressioni ai danni suoi o del collega Serhat Temel.
Negli ultimi anni, si vanno moltiplicando studi e ricerche che fanno riferimento al fenomeno – dai contorni ancora poco definiti, almeno dal punto di vista quantitativo – dei cosiddetti “armeni nascosti” o “cripto-armeni”, i discendenti di armeni che si sono convertiti al tempo delle persecuzioni, ai quali vanno aggiunti i bambini armeni adottati a quell’epoca da famiglie turche o curde, dopo la morte dei loro genitori naturali, e che hanno scoperto le proprie radici solo in un secondo momento. (GV) (Agenzia Fides 25/6/2019).

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Libano: Gariwo, sabato inaugurazione del primo Giardino dei Giusti del Paese (SIR 24.06.19)

Sabato 29 giugno a Kfarnabrakh, villaggio a 45 km circa da Beirut, sarà inaugurato il primo Giardino dei Giusti del Libano con la dedica di dieci alberi di olivo in onore di dieci Giusti dell’umanità appartenenti a etnie, religioni e credi diversi. L’iniziativa, nata dalla collaborazione tra Gariwo e l’associazione libanese Annas Linnas, sarà realizzata all’interno del Giardino educativo sensoriale situato sulla collina di Kfarnabrakh (kfar significa casa-paese-territorio, nabrakh significa benedetto), a circa 1.100m di altitudine nel Distretto del Chouf nella catena del Monte Libano. Annas Linnas, costituita nel 2009 dal padre greco-melchita-basiliense Abdo Raad per favorire la convivenza tra la popolazione locale e i rifugiati, è impegnata dal 2011 ad alleviare i disagi causati dall’arrivo di nuovi profughi dai Paesi limitrofi. Per Gariwo sarà presente Pietro Kuciukian, console onorario della Repubblica d’Armenia in Italia e co-fondatore di Gariwo. “Si è pensato a un Giardino perché capire e difendere la natura, per assicurare una vita migliore per tutti, è un’aspirazione comune a gruppi etnici, religioni, nazionalità e classi di età diversi. Amare la natura è una preghiera a Dio, poiché tutte le religioni riconoscono il proprio Dio come creatore della natura”, ha spiegato padre Abdo Raad. Il concetto del giardino come luogo d’incontro e dialogo è condiviso da Gariwo, che dal 2003 promuove la realizzazione di Giardini dei Giusti per onorare figure esemplari di resistenza morale coinvolgendo scuole, cittadini, associazioni e istituzioni. Questo impegno collettivo ha portato alla realizzazione di una rete di 114 Giardini in Italia e 12 nel mondo. Tra i Giusti si annoverano Nelson Mandela, Nobel per la pace 1993, Fridtjof Nansen, Nobel per la pace nel 1922, che creò uno speciale passaporto per gli apolidi e le vittime dei genocidi, e Andrej Sacharov, fisico russo, premio Nobel per la pace 1975, che ha denunciato al mondo i pericoli del nucleare e difeso i diritti umani.

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A Poggibonsi un incontro con lo scrittore Arthur Alexanian per parlare della ‘questione armena (valdelsa.net 24.06.19)

«È fondamentale dibattere su temi come questo, che il governo turco cerca di far cadere nel dimenticatoio e in alcune parti del mondo viene piuttosto trascurata – spiega Carlo Busini, giovane poggibonsese che ha pensato e organizzato l’evento -. Sarà molto interessante poter dialogare con Arthur Alexanian, un “Armeno con un’ottica italiana”, che ci aiuterà a capire quanto sia importante l’impegno che si richiede al Governo italiano nel riconoscere ufficialmente il genocidio degli armeni»

Dialoghi italo-armeni. Si chiama così l’evento in programma per venerdì prossimo, il 28 giugno, alla Sala polivalente La Ginestra a Poggibonsi, al quale parteciperà lo scrittore francese di origini armene Arthur Alexanian (nella foto), autore del libro Il bambino e i venti d’Armenia, edito da Ibiskos Ulivieri.

L’iniziativa si concentrerà sulla questione armena, partendo da un’introduzione fino a dibattere sull’attualissimo tema della mozione bipartisan approvata dalla nostra Camera che impegna il Governo a «riconoscere ufficialmente il genocidio armeno e a darne risonanza internazionale».

«È fondamentale dibattere su temi come questo, che il governo turco cerca di far cadere nel dimenticatoio e in alcune parti del mondo viene piuttosto trascurato – spiega Carlo Busini, giovane poggibonsese che ha pensato e organizzato l’evento, in collaborazione con l’associazione La Scintilla -. Sarà molto interessante poter dialogare con Arthur Alexanian, un “Armeno con un’ottica italiana”, che ci aiuterà a capire quanto sia importante l’impegno che si richiede al Governo italiano nel riconoscere ufficialmente il genocidio degli armeni».

Il 24 aprile del 2015, data in cui ricorreva il centenario della deportazione e dell’uccisione di un milione e 500mila armeni, Carlo aveva organizzato a Colle di Val d’Elsa una marcia, coinvolgendo gli studenti e i cittadini.

“La differenza fondamentale tra un Paese democratico e uno stato totalitario risiede nella cancellazione storica delle responsabilità”, ha scritto Gabriele Nissim, presidente di GARIWO (Gardens of the Righteous Worldwide), associazione che combatte contro le ingiustizie per il riconoscimento dei genocidi.

L’appuntamento è dalle ore 18.00 alle 20.00. A seguire, cena a buffet con piatti tipici armeni e buona musica

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Armenia: presidente Sarkissian incontra a Parigi vertici di Airbus e Air Asia (Agenzianova 22.06.19)

Erevan, 22 giu 11:11 – (Agenzia Nova) – Il presidente dell’Armenia Armen Sarkissian, attualmente in Francia, ha visitato il principale padiglione della compagnia Airbus allestito al salone aeronautico di Le Bourget, una delle principali manifestazioni internazionali dedicate al settore aeronautico. Secondo quanto riferisce una nota della presidenza di Erevan, Sarkissian ha parlato delle possibilità di sviluppare la cooperazione con l’Armenia con Lionel Champeaud, vicepresidente e direttore regionale di Airbus. Il capo dello Stato ha detto che l’Armenia ha un grande potenziale di sviluppo nel campo delle alte tecnologie e dell’intelligenza artificiale, un ambito con ampi margini di cooperazione con l’Airbus. I rappresentanti di Airbus si sono detti disponibili a recarsi in visita l’Armenia. (segue) (Res)

Garni, bellezza e mistero (Cittanuova 21.06.19)

Ponte tra Asia ed Europa, l’Armenia è ancora oggi un Paese immeritatamente poco conosciuto. Solo negli ultimi anni il turismo ha cominciato a considerare anche questa nazione, le cui vicende hanno molto da insegnarci: in particolare l’ostinazione a rimanere legati alle proprie radici, linguistiche e religiose, ritenute indispensabili a mantenere un’identità di popolo, sfuggendo al pericolo dell’assimilazione.

Giunge perciò a proposito, edita da Terra Santa e a cura di Alberto Elli, esperto di storia e lingue antiche, Armenia, una guida che vuole essere un aiuto a quanti decidono di compiere un viaggio sull’altopiano armeno, portandoli a comprendere un aspetto fondamentale di questa cultura: l’identità cristiana, coraggiosamente difesa in un ambiente in cui la pratica religiosa non è molto diffusa, soprattutto dopo la dominazione sovietica. Si sono pertanto volute privilegiare quelle informazioni che permettono al turista interessato di “capire” il popolo armeno e il suo patrimonio.

A una parte introduttiva contenente elementi fondamentali di storia (con la triste pagina del genocidio), di religione (la millenaria Chiesa armena e il monachesimo) e di cultura (arte, architettura e lingua), fa seguito la descrizione dettagliata di oltre quaranta siti scelti oculatamente tra le decine che la piccolissima Armenia offre.

Imbarazzato a mia volta a indicarne almeno uno per l’itinerario di turno, mi sono risolto a scegliere la fortezza di Garni (III-II secolo a. C.), situata a quasi 1400 metri di altitudine e a circa 28 chilometri dalla capitale Yerevan, all’estremità Sud-Occidentale del villaggio omonimo. Residenza estiva degli antichi re armeni munita di mura e di torri, conserva all’interno del suo perimetro resti di edifici civili e religiosi di enorme interesse architettonico e artistico: primo fra tutti il magnifico tempio in stile ionico-romano, simbolo dell’Armenia pre-cristiana e, assieme al vicino monastero di Geghard, una delle principali attrazioni turistiche del Paese.

Fu fatto costruire da re Trdat I (nome impronunciabile, che noi italiani abbiamo trasformato in Tiridate) dopo il 66 d.C., al suo ritorno da Roma dove aveva ricevuto la corona di sovrano d’Armenia direttamente dalle mani di Nerone. All’inizio del IV secolo, quando il cristianesimo divenne la religione di Stato degli armeni, esso sopravvisse alla distruzione degli altri templi pagani, forse perché trasformato in residenza estiva per la sorella di Tiridate III, Khosrovadukht (altro nome che inceppa la lingua). Unico edificio del mondo greco-romano oggi esistente più a Oriente, era ancora intatto quando nel 1679 un devastante terremoto lo ridusse ad un ammasso informe di rovine, malgrado la sua robustezza assicurata da grappe metalliche tra pietra e pietra. Nel XIX secolo, causa il rinnovato interesse per il sito, iniziarono i primi scavi archeologici e tra il 1969 e il 1975 lo storico dell’architettura Alexander Arami Sahinian pose mano alla sua ricostruzione integrale, riutilizzando fino all’80 per cento del materiale originale.

Il tempio si erge isolato sull’orlo di un promontorio triangolare che sovrasta il burrone del fiume Azat e le montagne di Gegham, la cui sola vista grandiosa merita il viaggio. È un periptero, circondato cioè da un portico colonnato di sei colonne sulle facciate corte e otto sulle lunghe. L’alto podio e la fronte dalla lunga scalea conferiscono maestosità all’edificio, interamente costruito in basalto grigio proveniente da cave locali (in grigio più chiaro le parti di restauro).

Ognuno dei ventiquattro capitelli è decorato in modo diverso; ricche decorazioni fregiano anche architravi, cornici e il soffitto del portico. Se il colonnato rispecchia l’ordine ionico-romano, la cella appare legata alle tradizioni architettoniche armene: invece di avere il tetto di legno, come tutti i templi greco-romani, presenta una volta a botte di pietra con un’apertura che, insieme all’ampio ingresso, fornisce luce all’ambiente. Sulla parete di fondo, all’interno di un tabernacolo con frontone, vi era la statua di culto: probabilmente Mihr, il dio del sole della mitologia armena, equivalente al Mithra iraniano.

Sulle origini e sulla funzione di questo singolare monumento, struttura aliena sul territorio armeno, non tutti gli studiosi sono d’accordo.

Secondo alcuni non era un vero tempio, ma la tomba dello stesso primo Tiridate o di un altro re armeno romanizzato: lo proverebbe la costruzione nel VII secolo, sul suo lato occidentale, della chiesa bizantina di Surb Sion, del tipo a pianta centrale con cupola, distrutta anch’essa dal sisma del 1679 (ne restano i ruderi). Non sarebbe stato più agevole e meno dispendioso trasformare il tempio pagano in cristiano, com’era successo in altri casi del genere? Se il monumento venne risparmiato, fu forse per rispettare quello che appariva un mausoleo funebre.

L’incertezza permane. Ad ogni modo il grande piazzale davanti al tempio (continuiamo a chiamarlo così) è oggi utilizzato per concerti e altre manifestazioni: come quelle che, a marzo e a luglio, vedono affluire in questo sito, considerato il loro santuario, i cosiddetti hetani o arordi (figli di Ari), ovvero i seguaci del neopaganesimo armeno, dottrina antecedente gli inizi del XX secolo, ma istituzionalizzata solo dopo il collasso dell’Unione Sovietica.

Altre attrattive segnala la guida di Alberto Elli a Garni: «Scendendo nella gola del fiume Azat, ci si viene a trovare nella Riserva Statale di Khosrov. Sulle pareti perpendicolari del canyon è possibile ammirare una splendida formazione rocciosa: un impressionante insieme di regolari colonne di basalto, a sezione esagonale, simili a canne d’organo (donde il nome “Sinfonia delle pietre” con cui è nota), paragonabile a quelle della Giant’s Causeway, nell’Irlanda del Nord, e di Fingal’s Cave, in Scozia».

Questi spettacolari effetti dell’intensa attività vulcanica della zona in epoche remote si devono al raffreddamento della lava a contatto con l’aria o con l’acqua.

E ancora, stavolta meta di pellegrinaggi cristiani: «Posto in fondo a una profonda gola del fiume Azat, in un’area di grande bellezza naturale, nel comune di Geghard, l’omonimo monastero (più precisamente Geghardavank) è in assoluto uno dei luoghi più affascinanti dell’Armenia, giustamente famoso per la sua peculiarità architettonica, essendo in parte costruito e in parte scavato nella roccia della montagna adiacente. Splendido esempio di fondazione monastica medievale, dal 2000 fa parte della lista del Patrimonio dell’umanità dell’Unesco».

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