Nagorno-Karabakh: Armenia, riunione congiunta consigli sicurezza con autorità Artsakh (Agenzia Nova 12.03.19)

Erevan, 12 mar 16:41 – (Agenzia Nova) – Il primo ministro armeno Nikol Pashinyan e il leader de facto dell’autoproclamata repubblica dell’Artsakh Bako Sahakyan hanno presieduto una riunione congiunta dei consigli di sicurezza a Stepanakert. Lo ha riferito l’ufficio stampa del governo di Erevan. Il tema principale all’ordine del giorno è stata una valutazione sull’andamento degli sforzi per risolvere pacificamente il conflitto del Nagorno-Karabakh con l’Azerbaigian. Nel corso dei lavori Pashinyan ha dichiarato che le autorità armene lavoreranno alacremente per garantire il coinvolgimento dell’Artsakh nel processo negoziale volto a risolvere il conflitto. Secondo il premier armeno, uno dei principali temi da affrontare nella questione del Nagorno-Karabakh è la preparazione delle popolazioni che vivono in quei territori alla pace. “Trovo degno di nota sottolineare che preparare la popolazione per la pace non può essere un problema individuale di un dato governo coinvolto nei colloqui, questo è un lavoro comune. Per esempio, la preparazione della comunità azerbaigiana per la pace deve avvenire non solo con la partecipazione dell’Azerbaigian, ma anche con il governo dell’Armenia”, ha detto Pashinyan. (segue) (Res)

Speciale difesa: Nagorno-Karabakh, Armenia, riunione congiunta consigli sicurezza con autorità Artsakh

Erevan, 13 mar 15:15 – (Agenzia Nova) – Il primo ministro armeno Nikol Pashinyan e il leader de facto dell’autoproclamata repubblica dell’Artsakh Bako Sahakyan hanno presieduto una riunione congiunta dei consigli di sicurezza a Stepanakert. Lo ha riferito l’ufficio stampa del governo di Erevan. Il tema principale all’ordine del giorno è stata una valutazione sull’andamento degli sforzi per risolvere pacificamente il conflitto del Nagorno-Karabakh con l’Azerbaigian. Nel corso dei lavori Pashinyan ha dichiarato che le autorità armene lavoreranno alacremente per garantire il coinvolgimento dell’Artsakh nel processo negoziale volto a risolvere il conflitto. Secondo il premier armeno, uno dei principali temi da affrontare nella questione del Nagorno-Karabakh è la preparazione delle popolazioni che vivono in quei territori alla pace. “Trovo degno di nota sottolineare che preparare la popolazione per la pace non può essere un problema individuale di un dato governo coinvolto nei colloqui, questo è un lavoro comune. Per esempio, la preparazione della comunità azerbaigiana per la pace deve avvenire non solo con la partecipazione dell’Azerbaigian, ma anche con il governo dell’Armenia”, ha detto Pashinyan. Proprio sulla base di questa convinzione, il capo del governo armeno lo scorso anno ha fatto “sostanzialmente una dichiarazione senza precedenti”, affermando che qualsiasi soluzione al problema del Karabakh deve essere accettabile per le popolazioni dell’Armenia, dell’Artsakh e dell’Azerbaigian. “Questo è stato il mio contributo per preparare la pace non solo alle popolazioni dell’Armenia e dell’Artsakh ma anche dell’Azerbaigian. Purtroppo, non vediamo dichiarazioni o provvedimenti adeguati da parte del presidente azerbaigiano Ilham Aliyev. Nonostante ciò, sono pronto a continuare il dialogo non solo con il presidente Aliyev, ma anche con il popolo dell’Azerbaigian, perché sono sicuro che questo popolo è tanto amante della pace quanto quelli dell’Armenia e dell’Artsakh”, ha detto Pashinyan nel corso della riunione congiunta dei consigli di sicurezza. (Res)

 

Ristorante Ararat, la cultura e il gusto della cucina armena e georgiana (Gazzettadifirenze.it 11.03.19)

Armenia e Georgia, due nazioni confinanti situate nella regione caucasica. Paesi lontani, ma affascinanti per la loro storia e la loro cultura tanto da meritare un viaggio per conoscerli meglio. Ma intanto a Firenze c’è un angolo armeno – georgiano dove è possibile gustare la cucina di queste due nazioni iniziando così a conoscere attraverso i loro piatti il loro mondo storico-culturale.

Si tratta del ristorante Ararat (Borgo la Croce 32r), il cui nome richiama il Monte Ararat situato al confine tra Confine tra Turchia, Armenia, Azerbaijan e Iran. Nonostante oggi si trovi nella Turchia orientale, questo monte dalle due cime, il grande e il piccolo Ararat, per il popolo armeno è un simbolo millenario in quanto si pensa che si la mitica montagna dell’Arca di Noè.

Il ristorante è un luogo elegante e raffinato dove gli arredi contemporanei si fondono con i richiami alla cultura dei due Paesi come, ad esempio, gli alfabeti georgiano e armeno dipinti sulla parete al piano superiore. Interessante è anche il luogo, perché il locale si trova all’interno di quella che in passato fu una chiesa di cui sono ancora visibili il transetto e la croce.

Il ristorante Ararat rappresenta oggi una sorta di ambasciata armena e georgiana in Italia, dopo un recente cambio di gestione che ha portato a un ampliamento del menù e a un tocco più smart sia in sala che in cucina: “Abbiamo voluto introdurre a Firenze i piatti più noti della cucina caucasica – spiega la giovane titolare di Ararat, Amaliya, venuta in Italia otto anni fa per studiare marketing – perché riteniamo che la nostra cultura si racconti anche attraverso il cibo e l’ospitalità. I nostri piatti sono espressione delle delle tradizioni caucasiche, e crediamo che questo tipo di ristorazione possa incontrare l’interesse, oltre che la curiosità, dei fiorentini e dei toscani”.

Il personale, prevalentemente armeno, vi introdurrà alla cucina di questi due Paesi con piatti preparati da cuochi sia armeni che georgiani. Per antipasto vi consigliamo il Pkhali, salsa di noci e aglio abbinata di volta in volta con verdure come fagioli, barbabietole o carote e accompagnato dal melograno che è uno dei simboli del popolo caucasico. Immancabile, poi, il piatto nazionale georgiano, i Khinkali, involtini di pasta ripiena di diversi tipi di carne trita e spezie: vanno mangiati rigorosamente con le mani, perché utilizzando le posate si perde il succo interno che è l’ingrediente più caratteristico del piatto. Ogni menu caucasico non può prescindere poi da spiedini di manzo o pollo e dai tipici Tolma, involtini di carne avvolti nella foglia di vite. In abbinamento, vini – incluso quello al melograno – e distillati georgiani.

Da non perdere poi il Khachapuri, uno dei più tradizionali piatti della gastronomia georgiana, una focaccia ripiena, con un cuore di formaggio, burro e uovo che il ristorante ha preparato anche in versione “extralarge”.

Per finire, tutto da gustare il Pakhlava, un dolce tipico della tradizione a base di pasta “fillo”, zucchero, miele e frutta secca da accompagnare ad un distillato all’albicocca o alla pesca.

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Eurovision 2019: per l’Armenia “Walking out”, la lotta interiore di Srbuk (Eurofestivalnews 10.03.19)

Lo scorso novembre l’Armenia ha rivelato di aver selezionato internamente Srbuhi Sargsyan, in arte Srbuk, come rappresentante per l’Eurovision Song Contest 2019.

Finalmente, dopo tre mesi d’attesa, è stato svelato “Walking out”, il brano che la seconda classificata della prima edizione di X Factor Armenia canterà a Tel Aviv nella prima semifinale del 14 maggio.

Presentando il videoclip, Srbruk spiega cosa l’ha colpita del brano in questione:

Quando ho ascoltato per la prima volta la melodia, ho subito avuto una chiara visione davanti agli occhi. Avvenimenti che non sono ancora diventati ricordi… ho realizzato conto che la lotta e il tracollo di emozioni dentro di me dovevano essere ben rappresentati nella mia canzone. Voglio dire a me stessa e a chiunque altro: Non ammazzare l’amore, ma non permettere che ti uccida.

Abbiamo voluto trasmettere anche visivamente le emozioni dentro un cuore che ama, ma che è stato tradito. Quel momento in cui pensi di essere pieno di gioia, ma invece non riesci a respirare. Il momento in cui vuoi condividere la tua felicità, ma inizi a perdere te stesso: hai le mani legate, le emozioni ti travolgono, fai finta di voler tenere in vita il tuo amore. Ma cosa aspetti? Quanto a lungo puoi sottostare a queste regole? Queste sono le domande e le emozioni messe in mostra nel video del brano”.

La carriera di Srbuk inizia dopo l’esperienza di X Factor del 2010, quando forma la band Allusion. Nel 2016 si mette in proprio, pubblicando il singolo da solista “Yete Karogh Es“.

L’anno scorso ha partecipato a un altro talent, The Voice of Ukraine, piazzandosi al quarto posto. A novembre, pochi giorni prima del suo annuncio come rappresentante del paese caucasico all’Eurovision 2019, ha pubblicato il secondo singolo “Half a goddess“.

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Armenia vede “pressione” nelle esercitazioni militari dell’Azerbagian (Sputniknews 09.03.19)

Il ministero della Difesa armeno inquadra le manovre nel contesto di un possibile incontro dei presidenti dei due Paesi in futuro.

Le esercitazioni militari su vasta scala pianificate dall’Azerbaigian sono un tentativo di mettere pressione nel contesto di un possibile incontro tra Ilham Aliyev e Nikol Pashinyan. Questa dichiarazione è stata fatta in un post su Facebook dal portavoce del dicastero militare armeno Artsrun Ovannisyan.

“Secondo gli accordi di Vienna, le esercitazioni militari sono soggette a notifica se vi prendono parte almeno 9mila persone, 250 carri armati o 500 veicoli corazzati da combattimento, 250 unità di artiglieria semovente, mortai e lanciarazzi multipli. L’OSCE e noi consideriamo le esercitazioni militari previste come un tentativo di mettere pressione alla luce del possibile incontro tra Pashinyan ed Aliyev”, ha scritto Ovannisyan.

In precedenza il ministero della Difesa dell’Azerbaigian aveva riferito che dall’11 al 15 marzo si svolgeranno nel Paese grandi manovre, alle quali prenderanno parte non oltre 10mila soldati. Secondo il dicastero militare azerbaigiano, saranno coinvolti al massimo 10mila militari, circa 500 carri armati, veicoli blindati, tra cui mezzi speciali, fino a 300 lanciarazzi e unità di artiglieria di vario calibro, mortai e 20 velivoli dell’aviazione militare.

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Turchia: morto patriarca armeno di Costantinopoli Mesrob II (Swiss.info 08.03.19)

È morto oggi a Istanbul all’età di 62 anni il patriarca armeno ortodosso di Costantinopoli, Mesrob II. Da tempo malato, è deceduto per un infarto nell’ospedale armeno di Surp Pirgic dove era ricoverato.

Al secolo Minas Mutafyan, ordinato nel 1979 dopo studi in Germania e Stati Uniti, era stato eletto come 84/mo patriarca armeno di Costantinopoli nel 1998, ma dal 2008 soffriva di una forma di demenza precoce che gli aveva impedito di fatto di esercitare il suo mandato. Secondo la normativa turca, tuttavia, un successore non può essere eletto finché il legittimo patriarca è in vita. Le sue funzioni erano quindi state affidate a un vicario, l’arcivescovo Aram Atesyan, che oggi ha ricevuto le condoglianze anche dal presidente Recep Tayyip Erdogan.

L’elezione del successore avverrà con la convocazione di un sinodo dopo un lutto di 40 giorni. La comunità di fedeli armeni in Turchia, concentrata principalmente a Istanbul, è stimata oggi in circa 70 mila persone.

Armenia: le ragazze delle stelle (Osservatorio Balcani e Caucaso 08.03.19)

Hasmik Andreasyan, 26 anni, si sente a casa quando guarda le stelle. Hasmik è figlia di un astronomo ed è cresciuta a pochi metri dal telescopio più grande dell’Armenia, presso l’osservatorio astrofisico di Byurakan. Oggi segue i passi del padre assieme ad altre otto giovani astronome che lavorano all’osservatorio.

L’astronomia armena, e in particolare l’Osservatorio di Byurakan, hanno una ricca storia. Grandi scoperte, in particolare nel campo dell’astrofisica, son da ascrivere a scienziati armeni. Una delle leggende della moderna astronomia, Victor Ambartsumyan, era armeno ed è stato lui a fondare l’osservatorio.

Ma l’astronomia ha faticato a trovare i suoi spazi dalla fine dell’Unione sovietica. Hanno pesato sia la mancanza dei fondi necessari e le riforme del settore scolastico.

Attualmente sono 43 i ricercatori che lavorano all’osservatorio che si estende su una superficie di 53 ettari. Tra loro vi sono 9 giovani donne.

Hasmik e Anahit Samsonyan, entrambe trentenni, rappresentano la nuova generazione degli astronomi in Armenia. Le due giovani scienziate viaggiano su un piccolo autobus dalla capitale Yerevan all’osservatorio, impiegando 40 minuti, quasi ogni giorno per condurre esperimenti ed osservare il cosmo.

Hasmik è specializzata in giovani stelle. Anahit studia l’astronomia dell’infrarosso. Hasmik è cresciuta studiando le stelle mentre Anahit ha iniziato ad interessarsene solo durante i suoi studi universitari, quando le capitò in gita di visitare l’osservatorio.

Entrambe sono scienziate molto legate al loro lavoro ed a volte stanno sveglie tutta la notte ad aspettare che le nuvole si diradino e di poter lavorare. “La nostra professione sembra molto romantica ma in realtà non lo è. La maggior parte del tempo la passiamo davanti al computer a fare calcoli ed esperimenti. Ma la nostra routine quotidiana è molto diversa dai giorni in cui facciamo osservazioni”, sottolinea Hasmik.

“Il nostro orario di lavoro non si limita alle canoniche otto ore al giorno, cinque giorni alla settimana… A volte nei giorni di osservazioni, se ci sono nuvole, sto sveglia tutta la notte”.

Durante i giorni di osservazione gli scienziati possono risiedere a Byurakan. Vi sono ancora dormitori in stile sovietico. “Mio padre è u astronomo e io sono di fatto cresciuta a Byurakan. Mio padre aveva un posto dove dormire qui, io andavo a scuola nel villaggio. In questo ambiente non potevo che non amare l’astronomia”, racconta Hasmik.

Il villaggio, Armenia occidentale, può non essere famoso come Londra o Parigi ma, nel mondo dell’astronomia, è ben conosciuto.

Molte sono state le scoperte rilevanti fatte nell’osservatorio, fondato nel 1946. I contributi nel campo includono del lavoro apripista relativamente alle associazioni stellari, a fenomeni correlati ai nuclei delle galassie e alla teoria della materia super-densa.

Attualmente, sottolinea Anahit, gli scienziati armeni hanno accesso a tutti gli ultimi sviluppi e non vi sono limiti su cosa possono raggiungere. “L’astronomia non ha confini. Non mi sento separata dalla comunità scientifica globale. La mia carriera dipende da me e dalle mie ambizioni e non vi sono limiti. Nell’era di internet abbiamo molte possibilità di venire informati di ogni nuova scoperta”, afferma.

Aggiunge che i giovani astronomi riescono solitamente a fare da tre a quattro viaggi di lavoro all’anno per prendere parte a diverse conferenze e collaborare a lavori scientifici con colleghi stranieri. Anahit sottolinea che, grazie ai contributi  dati in passato dall’Armenia all’astronomia, i giovani astronomi sentono l’enorme responsabilità di continuare il lavoro di Ambartsumyan.

“L’astronomia è una scienza internazionale, in qualsiasi fase della tua carriera puoi continuare la tua formazione all’estero, acquisire nuove conoscenze ed espandere i tuoi orizzonti. Ci sono molte opportunità per questo… L’Osservatorio di Byurakan era uno dei principali al mondo e in questo senso noi ci sentiamo molto responsabili assicurandoci di non restare indietro rispetto agli ultimi risultati dell’astronomia e nell’aiutare ad ispirare giovani scienziati e spingerli ad entrare nel campo”.

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Harbour for cultures: Triseste contemporanea vola a Jerevan (08.03.19)

TRIESTE\ aise\ – Nuova collaborazione internazionale per Trieste Contemporanea, hub di proposte e di informazione sull’arte contemporanea: il suo progetto “Harbour for Cultures” farà infatti parte del programma di lavoro della 89ma Sessione Internazionale del Parlamento Europeo della Gioventù, in programma a Jerevan, in Armenia, da domani al 17 marzo.
Traendo ispirazione dal caso reale di come convertire e riutilizzare l’area del Porto Vecchio (vecchio porto) di Trieste e idealmente alla ricerca di un modello accessibile di una società condivisa, il progetto H/C chiederà ai giovani partecipanti al Parlamento Europeo della Gioventù (EYP) di immaginare un “nuovo porto” e reinterpretarlo da una prospettiva diversa.
Le idee raccolte durante l’incontro formeranno uno speciale mazzo di carte ispirato a “Strategie oblique” di Brian Eno.
La prossima sessione del Parlamento Europeo dei Giovani sarà la più grande conferenza della gioventù nella storia della Repubblica di Armenia che riunirà circa 300 giovani leader provenienti da oltre 40 paesi europei che discuteranno le attuali questioni europee e globali in materia di diritti umani, energia e sicurezza, cooperazione tra i paesi dell’Unione Europea e i paesi del partenariato orientale (EaP).
Presente in 40 paesi europei e con oltre 30.000 partecipanti su base annuale, il Parlamento europeo dei giovani è una rete peer-to-peer di associazioni indipendenti che riunisce giovani di tutta Europa per discutere su temi globali e sociali in un contesto parlamentare. L’obiettivo del Parlamento Europeo dei Giovani è quello di rendere le nuove generazioni più informate e responsabili per affrontare le sfide del mondo e della società del presente e del futuro, lavorando contemporaneamente su un importante problema della nostra società: come avvicinare la politica alle persone. (aise)

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Sant’Egidio partecipa al dolore della Chiesa Apostolica Armena di Turchia per la perdita del Patriarca Mesrob II (Sanyegidio.org 08.03.19)

La Comunità di Sant’Egidio partecipa al dolore della Chiesa Apostolica Armena di Turchia per la perdita del Patriarca Mesrob II, amico fraterno, deceduto dopo una lunga e dolorosa malattia. Ancora pochi giorni fa aveva ricevuto la visita di alcuni suoi membri presso l’ospedale armeno di Istanbul.

Giovane prete e poi vescovo, ha trascorso un anno di studi a Roma e organizzato assieme alla Comunità di Sant’Egidio la visita e i soccorsi alla popolazione di Yerevan colpita dal terremoto nel 1988. Prese parte a numerose  edizioni della Preghiera per la Pace nello spirito di Assisi e ha operato e pregato per l’unità dei cristiani. Ne ricordiamo i tratti umani, l’entusiasmo per la liturgia, la predicazione, la passione per la tradizione e la spiritualità di cui era figlio, la speranza nelle giovani generazioni, l’apertura all’incontro con l’altro. Si ricordano i suoi incontri a Roma con Giovanni Paolo II e a Istanbul con Benedetto. Ha aiutato ad amare la storia, le ferite e le speranze di una grande Chiesa, e nel debito di questa amicizia, si rinnova anche la promessa della prossimità futura.



Testo dell’omelia di Sua Beatitudine Mesrob II (23 dicembre 1999 – Basilica di Santa Maria in Trastevere)

Cari fratelli e care sorelle,
un saluto affettuoso nel nome di Gesù Cristo, nostro Signore.
Io sono Mesrob, la mia gente mi chiama Mesrob II. Sono il Patriarca Armeno di Costantinopoli da quattordici mesi. Ma alcuni fra voi sapranno che da circa quattordici anni sono un amico e un membro in spirito dell’amata Comunità di Sant’Egidio.
Sono a Roma per un pellegrinaggio in occasione della festa di Natale, che l’occidente celebra il 25 dicembre, mentre siamo alla soglia del terzo millennio.
La Comunità è stata il ponte per questa visita. A Genova, dove sono stato invitato da voi, ho avuto ancora una volta l’opportunità di incontrare il card. Roger Etchegaray, un vecchio amico, attualmente presidente della Commissione Pontificia per il Grande GiubiIeo. Lui mi ha invitato a Roma per essere presente all’apertura della Porta Santa, insieme al Papa Giovanni Paolo II. E qui sono un pellegrino a Roma e un amico.
Questo è il mio secondo Natale a Roma. Nel 1988 ero qui per alcuni corsi aIl’Angelicum. Non vedevo l’ora di passare il Natale con voi. E in realtà così è avvenuto, anche se qualcosa ha profondamente toccato e ferito il mio cuore.
Due settimane prima di Natale l’otto dicembre, un terribile terremoto ha devastato il Nord dell’Armenia. Il mio cuore sanguinava e i miei pensieri erano con il mio popolo. Ho capito allora come la Comunità condividesse questo dolore nel modo più profondo. Non riesco a ricordare ora quante parrocchie ho visitato in Roma, insieme agli amici della comunità, predicando a innumerevoli gruppi di cittadini romani, per suscitare un aiuto concreto per l’Armenia. E’ stato un Natale differente da quello che mi sarei aspettato. Ma ad ogni modo è stato un Natale speciale. Mi sono sentito vicino a Giuseppe e Maria, esausti, rigettati, poveri, ma ciò nonostante, capaci di proteggere la vita che era in loro, ripieni di speranza.
È nuovamente Natale. E di nuovo sono in Roma, dopo un altro terribile terremoto che ha devastato, questa volta, il Nord ovest della Turchia, della quale sono cittadino e Patriarca. Attraverso di voi, vorrei ringraziare tutti coloro che sono stati di aiuto con la loro generosità.
La gente a Istanbul, Nicomedia, Nicea sono pieni di paura, perché centri internazionali di sismologia hanno annunciato un prossimo terremoto, di dimensioni maggiori, a causa di una grande cavità al di sotto del mar di Marmara. Molti ricchi stanno consolidando la struttura delle loro case. Ma cosa avverrà ai più poveri? Cosa sarà di quelli che lottano per mettere sul tavolo dei loro figli una fetta di pane? Per questo preghiamo. Preghiamo che la paura lasci spazio alla speranza, l’ansia sia rimpiazzata dalla fiducia. La gente è assetata di una parola di conforto. Ma questa parola è già incarnata in loro, in quanti hanno occhi per vedere e orecchie per udire.
Ecco, sono passati circa duemila anni dall’evento salvifico di Betlemme. La Parola si è fatta carne, vive in mezzo a noi, e noi abbiamo visto la sua gloria, piena di grazia e verità. La Parola, come unigenito figlio di Dio, ha ricevuto la sua gloria dal Padre.
Il Verbo esisteva prima di tutto. Ma si è incarnato nello spazio e nel tempo. È come uno di noi, eccetto il peccato. E’ stato inviato per tutti, offerto e ricevuto come un sacrificio gradito a Dio. E’ espressione dell’amore del Padre, che ha amato il mondo tanto da mandare il suo unico figlio. Chi crede in lui non morirà ma riceverà la vita eterna. La sua missione salvifica continua attraverso di noi, quando obbediamo. La missione della parola incarnata si realizza quando ci pentiamo. La parola germina, quando siamo uniti nell’amore.
Pentimento, obbedienza, amore incorruttibile di Dio e amore fraterno. E qui noi ci sentiamo deboli e poveri.
Ma questa è la nostra chiamata, fratelli e sorelle. Tutti abbiamo ereditato peccati antichi, antichi malintesi, antichi problemi ed errori. Questi sono ostacoli, inferriate che devono essere rimosse come dice il salmo ventiquattro. E’ così che il Re della gloria, il Verbo incarnato, potrà entrare nei cuori e guarirli.
Siamo gioiosi. Entriamo nel nuovo millennio. Per portare frutti per e con Cristo dobbiamo insieme aprire le porte, rimuovere le inferriate.
Amen.
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Antonia Arslan ad Ancona, si rinforza l’amicizia con la comunità ebraica e con la città (Vivereancona.it 07.03.19)

Ancona 07/03/2019 – Ci sarà anche Ancona d’ora in avanti tra i luoghi cari ad Antonia Arslan, celebre scrittrice italo-armena, studiosa e traduttrice di autori armeni, che è stata ospite mercoledì pomeriggio della comunità ebraica del capoluogo -tra le più antiche d’Europa- al Teatro delle Muse, insieme al vicepresidente del Tribunale Rabbinico di Milano, Vittorio Robiati Bendaud, docente, saggista e storico.

A salutarla davanti ad un ampio pubblico, insieme alla presidente della Comunità Ebraica, Manuela Russi e all’Arcivescovo Mons. Angelo Spina, il Sindaco Valeria Mancinelli, che ha ascoltato fino in fondo riflessioni e testimonianze della autrice del pluripremiato “La masseria delle allodole”, il romanzo in parte autobiografico che nel 2004 ha svelato al mondo intero la tragica vicenda del genocidio armeno. Una pagina della Storia terribile, fatta di persecuzioni, massacri e diaspore a più riprese che ha non poche affinità con la shoah ebraica.

Una occasione, quella di mercoledì (moderata dal giornalista Cristiano Bendin) che ha avuto il merito di rinsaldare i legami e portare alla luce le affinità tra minoranze perseguitate in periodi non tanto lontani, e tra queste comunità e la città dorica, che riscopre così una parte fondante della propria identità, sempre aperta al dialogo interreligioso e interculturale.

Nella mattinata di giovedì la scrittrice, accompagnato dall’assessore alla Cultura, Paolo Marasca, ha quindi visitato la chiesa di San Gregorio Illuminatore ( o Armeno, già San Bartolomeo) sul colle Guasco, recentemente riaperta dopo un lungo lavoro di restauro, conseguente alle ferite che le ha inflitto il terremoto del 1972.

Ad Antonia Arslan, che si è detta colpita dalla città e dalla sua comunità rappresentativa, è stata illustrata da parte dalla curatrice Cristiana Colli, la pregevole mostra fotografica “Terre in movimento” in chiusura presso la chiesa degli Armeni.

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