Polemiche su un Docu-film dedicato agli armeni “islamizzati” dopo i massacri del 1915 (Fides 25.06.19)

Istanbul (Agenzia Fides) – Il documentario “La Croce nascosta”, prodotto e realizzato dai due giornalisti Altan Sancar e Serhat Temel, che ripercorre la vita degli armeni “islamizzati” dopo i massacri del 1915 nella regione di Diyarbakir, è stato proiettato in pubblico per la prima volta lo scorso 16 giugno, presso il Centro congressi di Diyarbakir, appartenente al Consiglio Comunale.
Dopo la proiezione, il documentario è divenuto bersaglio di una serie di articoli critici pubblicati sul quotidiano turco islamista Yeni Akit (Alba Nuova), che hanno iniziato a denigrare il film presentandolo come un’operazione anti-turca ispirata da circoli filo-occidentali connessi anche ai gruppi curdi vicini al PKK (Partito dei lavoratori del Kurdistan, definito come “organizzazione terroristica” sia dalla Turchia che dagli USA).
“I circoli pro-PKK” ha scritto Yeni Akit a proposito del documentario “sostengono le tesi dell’Occidente e incolpano la Turchia per aver commesso il genocidio armeno. Questi circoli, che vogliono raccontare l’esodo del 1915 come un massacro di armeni, aiutano e facilitano coloro che all’estero stanno cercando di mettere in un angolo la Turchia. Il regista Altan Sancar, che si presenta come nipote di un armeno, sostiene la tesi del genocidio nel suo film “La Croce nascosta”.Lo stesso Sancar ha preannunciato sul suo account Twitter l’intenzione di : dare inizio a un procedimento legale contro il quotidiano Yeni Akit, indicando il quotidiano islamista come il responsabile di eventuali future aggressioni ai danni suoi o del collega Serhat Temel.
Negli ultimi anni, si vanno moltiplicando studi e ricerche che fanno riferimento al fenomeno – dai contorni ancora poco definiti, almeno dal punto di vista quantitativo – dei cosiddetti “armeni nascosti” o “cripto-armeni”, i discendenti di armeni che si sono convertiti al tempo delle persecuzioni, ai quali vanno aggiunti i bambini armeni adottati a quell’epoca da famiglie turche o curde, dopo la morte dei loro genitori naturali, e che hanno scoperto le proprie radici solo in un secondo momento. (GV) (Agenzia Fides 25/6/2019).

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Libano: Gariwo, sabato inaugurazione del primo Giardino dei Giusti del Paese (SIR 24.06.19)

Sabato 29 giugno a Kfarnabrakh, villaggio a 45 km circa da Beirut, sarà inaugurato il primo Giardino dei Giusti del Libano con la dedica di dieci alberi di olivo in onore di dieci Giusti dell’umanità appartenenti a etnie, religioni e credi diversi. L’iniziativa, nata dalla collaborazione tra Gariwo e l’associazione libanese Annas Linnas, sarà realizzata all’interno del Giardino educativo sensoriale situato sulla collina di Kfarnabrakh (kfar significa casa-paese-territorio, nabrakh significa benedetto), a circa 1.100m di altitudine nel Distretto del Chouf nella catena del Monte Libano. Annas Linnas, costituita nel 2009 dal padre greco-melchita-basiliense Abdo Raad per favorire la convivenza tra la popolazione locale e i rifugiati, è impegnata dal 2011 ad alleviare i disagi causati dall’arrivo di nuovi profughi dai Paesi limitrofi. Per Gariwo sarà presente Pietro Kuciukian, console onorario della Repubblica d’Armenia in Italia e co-fondatore di Gariwo. “Si è pensato a un Giardino perché capire e difendere la natura, per assicurare una vita migliore per tutti, è un’aspirazione comune a gruppi etnici, religioni, nazionalità e classi di età diversi. Amare la natura è una preghiera a Dio, poiché tutte le religioni riconoscono il proprio Dio come creatore della natura”, ha spiegato padre Abdo Raad. Il concetto del giardino come luogo d’incontro e dialogo è condiviso da Gariwo, che dal 2003 promuove la realizzazione di Giardini dei Giusti per onorare figure esemplari di resistenza morale coinvolgendo scuole, cittadini, associazioni e istituzioni. Questo impegno collettivo ha portato alla realizzazione di una rete di 114 Giardini in Italia e 12 nel mondo. Tra i Giusti si annoverano Nelson Mandela, Nobel per la pace 1993, Fridtjof Nansen, Nobel per la pace nel 1922, che creò uno speciale passaporto per gli apolidi e le vittime dei genocidi, e Andrej Sacharov, fisico russo, premio Nobel per la pace 1975, che ha denunciato al mondo i pericoli del nucleare e difeso i diritti umani.

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A Poggibonsi un incontro con lo scrittore Arthur Alexanian per parlare della ‘questione armena (valdelsa.net 24.06.19)

«È fondamentale dibattere su temi come questo, che il governo turco cerca di far cadere nel dimenticatoio e in alcune parti del mondo viene piuttosto trascurata – spiega Carlo Busini, giovane poggibonsese che ha pensato e organizzato l’evento -. Sarà molto interessante poter dialogare con Arthur Alexanian, un “Armeno con un’ottica italiana”, che ci aiuterà a capire quanto sia importante l’impegno che si richiede al Governo italiano nel riconoscere ufficialmente il genocidio degli armeni»

Dialoghi italo-armeni. Si chiama così l’evento in programma per venerdì prossimo, il 28 giugno, alla Sala polivalente La Ginestra a Poggibonsi, al quale parteciperà lo scrittore francese di origini armene Arthur Alexanian (nella foto), autore del libro Il bambino e i venti d’Armenia, edito da Ibiskos Ulivieri.

L’iniziativa si concentrerà sulla questione armena, partendo da un’introduzione fino a dibattere sull’attualissimo tema della mozione bipartisan approvata dalla nostra Camera che impegna il Governo a «riconoscere ufficialmente il genocidio armeno e a darne risonanza internazionale».

«È fondamentale dibattere su temi come questo, che il governo turco cerca di far cadere nel dimenticatoio e in alcune parti del mondo viene piuttosto trascurato – spiega Carlo Busini, giovane poggibonsese che ha pensato e organizzato l’evento, in collaborazione con l’associazione La Scintilla -. Sarà molto interessante poter dialogare con Arthur Alexanian, un “Armeno con un’ottica italiana”, che ci aiuterà a capire quanto sia importante l’impegno che si richiede al Governo italiano nel riconoscere ufficialmente il genocidio degli armeni».

Il 24 aprile del 2015, data in cui ricorreva il centenario della deportazione e dell’uccisione di un milione e 500mila armeni, Carlo aveva organizzato a Colle di Val d’Elsa una marcia, coinvolgendo gli studenti e i cittadini.

“La differenza fondamentale tra un Paese democratico e uno stato totalitario risiede nella cancellazione storica delle responsabilità”, ha scritto Gabriele Nissim, presidente di GARIWO (Gardens of the Righteous Worldwide), associazione che combatte contro le ingiustizie per il riconoscimento dei genocidi.

L’appuntamento è dalle ore 18.00 alle 20.00. A seguire, cena a buffet con piatti tipici armeni e buona musica

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Armenia: presidente Sarkissian incontra a Parigi vertici di Airbus e Air Asia (Agenzianova 22.06.19)

Erevan, 22 giu 11:11 – (Agenzia Nova) – Il presidente dell’Armenia Armen Sarkissian, attualmente in Francia, ha visitato il principale padiglione della compagnia Airbus allestito al salone aeronautico di Le Bourget, una delle principali manifestazioni internazionali dedicate al settore aeronautico. Secondo quanto riferisce una nota della presidenza di Erevan, Sarkissian ha parlato delle possibilità di sviluppare la cooperazione con l’Armenia con Lionel Champeaud, vicepresidente e direttore regionale di Airbus. Il capo dello Stato ha detto che l’Armenia ha un grande potenziale di sviluppo nel campo delle alte tecnologie e dell’intelligenza artificiale, un ambito con ampi margini di cooperazione con l’Airbus. I rappresentanti di Airbus si sono detti disponibili a recarsi in visita l’Armenia. (segue) (Res)

Garni, bellezza e mistero (Cittanuova 21.06.19)

Ponte tra Asia ed Europa, l’Armenia è ancora oggi un Paese immeritatamente poco conosciuto. Solo negli ultimi anni il turismo ha cominciato a considerare anche questa nazione, le cui vicende hanno molto da insegnarci: in particolare l’ostinazione a rimanere legati alle proprie radici, linguistiche e religiose, ritenute indispensabili a mantenere un’identità di popolo, sfuggendo al pericolo dell’assimilazione.

Giunge perciò a proposito, edita da Terra Santa e a cura di Alberto Elli, esperto di storia e lingue antiche, Armenia, una guida che vuole essere un aiuto a quanti decidono di compiere un viaggio sull’altopiano armeno, portandoli a comprendere un aspetto fondamentale di questa cultura: l’identità cristiana, coraggiosamente difesa in un ambiente in cui la pratica religiosa non è molto diffusa, soprattutto dopo la dominazione sovietica. Si sono pertanto volute privilegiare quelle informazioni che permettono al turista interessato di “capire” il popolo armeno e il suo patrimonio.

A una parte introduttiva contenente elementi fondamentali di storia (con la triste pagina del genocidio), di religione (la millenaria Chiesa armena e il monachesimo) e di cultura (arte, architettura e lingua), fa seguito la descrizione dettagliata di oltre quaranta siti scelti oculatamente tra le decine che la piccolissima Armenia offre.

Imbarazzato a mia volta a indicarne almeno uno per l’itinerario di turno, mi sono risolto a scegliere la fortezza di Garni (III-II secolo a. C.), situata a quasi 1400 metri di altitudine e a circa 28 chilometri dalla capitale Yerevan, all’estremità Sud-Occidentale del villaggio omonimo. Residenza estiva degli antichi re armeni munita di mura e di torri, conserva all’interno del suo perimetro resti di edifici civili e religiosi di enorme interesse architettonico e artistico: primo fra tutti il magnifico tempio in stile ionico-romano, simbolo dell’Armenia pre-cristiana e, assieme al vicino monastero di Geghard, una delle principali attrazioni turistiche del Paese.

Fu fatto costruire da re Trdat I (nome impronunciabile, che noi italiani abbiamo trasformato in Tiridate) dopo il 66 d.C., al suo ritorno da Roma dove aveva ricevuto la corona di sovrano d’Armenia direttamente dalle mani di Nerone. All’inizio del IV secolo, quando il cristianesimo divenne la religione di Stato degli armeni, esso sopravvisse alla distruzione degli altri templi pagani, forse perché trasformato in residenza estiva per la sorella di Tiridate III, Khosrovadukht (altro nome che inceppa la lingua). Unico edificio del mondo greco-romano oggi esistente più a Oriente, era ancora intatto quando nel 1679 un devastante terremoto lo ridusse ad un ammasso informe di rovine, malgrado la sua robustezza assicurata da grappe metalliche tra pietra e pietra. Nel XIX secolo, causa il rinnovato interesse per il sito, iniziarono i primi scavi archeologici e tra il 1969 e il 1975 lo storico dell’architettura Alexander Arami Sahinian pose mano alla sua ricostruzione integrale, riutilizzando fino all’80 per cento del materiale originale.

Il tempio si erge isolato sull’orlo di un promontorio triangolare che sovrasta il burrone del fiume Azat e le montagne di Gegham, la cui sola vista grandiosa merita il viaggio. È un periptero, circondato cioè da un portico colonnato di sei colonne sulle facciate corte e otto sulle lunghe. L’alto podio e la fronte dalla lunga scalea conferiscono maestosità all’edificio, interamente costruito in basalto grigio proveniente da cave locali (in grigio più chiaro le parti di restauro).

Ognuno dei ventiquattro capitelli è decorato in modo diverso; ricche decorazioni fregiano anche architravi, cornici e il soffitto del portico. Se il colonnato rispecchia l’ordine ionico-romano, la cella appare legata alle tradizioni architettoniche armene: invece di avere il tetto di legno, come tutti i templi greco-romani, presenta una volta a botte di pietra con un’apertura che, insieme all’ampio ingresso, fornisce luce all’ambiente. Sulla parete di fondo, all’interno di un tabernacolo con frontone, vi era la statua di culto: probabilmente Mihr, il dio del sole della mitologia armena, equivalente al Mithra iraniano.

Sulle origini e sulla funzione di questo singolare monumento, struttura aliena sul territorio armeno, non tutti gli studiosi sono d’accordo.

Secondo alcuni non era un vero tempio, ma la tomba dello stesso primo Tiridate o di un altro re armeno romanizzato: lo proverebbe la costruzione nel VII secolo, sul suo lato occidentale, della chiesa bizantina di Surb Sion, del tipo a pianta centrale con cupola, distrutta anch’essa dal sisma del 1679 (ne restano i ruderi). Non sarebbe stato più agevole e meno dispendioso trasformare il tempio pagano in cristiano, com’era successo in altri casi del genere? Se il monumento venne risparmiato, fu forse per rispettare quello che appariva un mausoleo funebre.

L’incertezza permane. Ad ogni modo il grande piazzale davanti al tempio (continuiamo a chiamarlo così) è oggi utilizzato per concerti e altre manifestazioni: come quelle che, a marzo e a luglio, vedono affluire in questo sito, considerato il loro santuario, i cosiddetti hetani o arordi (figli di Ari), ovvero i seguaci del neopaganesimo armeno, dottrina antecedente gli inizi del XX secolo, ma istituzionalizzata solo dopo il collasso dell’Unione Sovietica.

Altre attrattive segnala la guida di Alberto Elli a Garni: «Scendendo nella gola del fiume Azat, ci si viene a trovare nella Riserva Statale di Khosrov. Sulle pareti perpendicolari del canyon è possibile ammirare una splendida formazione rocciosa: un impressionante insieme di regolari colonne di basalto, a sezione esagonale, simili a canne d’organo (donde il nome “Sinfonia delle pietre” con cui è nota), paragonabile a quelle della Giant’s Causeway, nell’Irlanda del Nord, e di Fingal’s Cave, in Scozia».

Questi spettacolari effetti dell’intensa attività vulcanica della zona in epoche remote si devono al raffreddamento della lava a contatto con l’aria o con l’acqua.

E ancora, stavolta meta di pellegrinaggi cristiani: «Posto in fondo a una profonda gola del fiume Azat, in un’area di grande bellezza naturale, nel comune di Geghard, l’omonimo monastero (più precisamente Geghardavank) è in assoluto uno dei luoghi più affascinanti dell’Armenia, giustamente famoso per la sua peculiarità architettonica, essendo in parte costruito e in parte scavato nella roccia della montagna adiacente. Splendido esempio di fondazione monastica medievale, dal 2000 fa parte della lista del Patrimonio dell’umanità dell’Unesco».

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Armenia: approvati nuovi limiti alla pubblicità del gioco d’azzardo (pressgiochi.it 20.06.19)

L’Assemblea nazionale dell’Armenia ha approvato mercoledì alcuni emendamenti che influenzeranno l’industria del gioco d’azzardo. Il parlamento ha adottato il disegno di legge che limita gli annunci di giochi d’azzardo su tv e radio.

Le nuove leggi stabiliscono che gli annunci di giochi a distanza possono essere trasmessi in televisione solo dalle 22:00 alle 7:00. Gli annunci di giochi a distanza sulla radio saranno consentiti dalle 8:00 alle 20:00, ma con l’eccezione di un’ora prima o dopo il programma per bambini. Inoltre, le restrizioni pubblicitarie dall’Armenia stabiliscono che non si possono superare i 3 minuti in onda durante il periodo consentito.

Il disegno di legge, che è stato scritto dal deputato Hrachya Hakobyan, è stato emendato dopo la prima udienza. Il parlamento ha 132 seggi e 114 parlamentari hanno votato a favore.

All’inizio di giugno, il Parlamento ha approvato in prima istanza una serie di regolamenti sul gioco d’azzardo che limitano il gioco solo a quattro città del territorio. Se approvata, la legge potrebbe entrare in vigore nel novembre 2020. Il provvedimento mira a limitare l’attività di gioco a sole quattro città: Tsakhkadzor, Jermuk, Sevan e Meghri. L’iniziativa è venuta alla luce per ridurre al minimo la dipendenza dal gioco tra la popolazione armena.

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Armenia: natura e cucina (Agenziastampaitalia.it 20.06.19)

(ASI) Viaggiare in auto in Armenia può essere pericoloso! Lo stato delle strade non è ottimale e tratti ben tenuti improvvisamente s’interrompono con grossi buchi nell’asfalto che possono risultare fatali all’auto. Proprio mentre mi trasferivo a Tbilisi (Georgia) una buca ci ha distrutto uno pneumatico con conseguente ritardo sul viaggio.

Per questo motivo distanze non particolarmente eccessive richiedono una quantità di tempo non indifferente e, soprattutto, una costante attenzione alla strada e agli strani percorsi che le altre auto fanno per evitare le buche. A ciò va aggiunto un particolare di colore, economicamente interessante: non è infrequente incontrare sulle strade grosse greggi di pecore o mandrie di bovini che occupano la via; nulla di eclatante, ma per un viaggiatore abituato alle strade europee l’incontro è simpaticamente ansiogeno. Ma, a parte queste difficoltà, il paesaggio armeno è profondamente diverso da quelli a cui siamo abituati in Italia e quindi è di grande interesse per la varietà di panorami, l’impressionante velocità con cui le prospettive si aprono e si chiudono, la profondità delle vallate e le improvvise barriere che si frappongono tra il nostro occhio e l’orizzonte.

L’Armenia è una piccola nazione che copre un’area pari a quella del Piemonte e della Liguria messe insieme e in questa piccola area, priva di sbocchi al mare, l’elemento dominante è senz’altro l’Ararat (che si trova in Turchia). E’ rinfrancante percorrere la verdissima pianura a sud di Jerevan dominata da questo colossale vulcano spento e tutta coltivata a frutteti (soprattutto pesche) e vigneti, i vini locali sono ottimi. Molto caratteristici sono anche i tanti nidi di cicogna appollaiati sui pali e che si susseguono quasi a perdita d’occhio. Questa pianura, stretta tra il confine turco e i monti, va via via restringendosi proseguendo verso sud e la montagna diventa la caratteristica principale di un paesaggio che dai circa mille metri dell’altopiano dove si trova Jerevan s’innalza rapidamente, giungendo ai quasi duemila metri del lago Sevan, per raggiungere e superare i quattromila del monte Arragats che, posto di fronte all’Ararat quasi incornicia l’altopiano armeno. Ma ciò che colpisce in questa cavalcata verso l’alto è il terreno.

Monti e colline sono infatti di origine vulcanica e in molti tratti si vede uno strano scintillio a terra: è l’ossidiana, una pietra vulcanica che, riflettendo come un vetro i raggi del sole, brilla con forza. Impressionanti poi sono le profondissime, strette vallate, veri e propri canyon che spesso interrompono improvvisamente il paesaggio; non so se di origine tettonica o vulcanica questi strani e affascinanti ambienti sembrano narrarci di sconvolgimenti e cataclismi colossali avvenuti nella notte dei tempi. Così, spesso, appena dietro una curva o una bella collina, si aprono abissi profondi in cui lo sguardo resta quasi affascinatamente catturato come succede a Garni, luogo famoso per la presenza di un tempio ellenistico e di terme di epoca romana. Qui la strada che conduce al tempio si snoda senza difficoltà apparenti tra le colline, si giunge al tempio poi, camminando a piedi e girandogli intorno si scopre improvvisamente che siamo sulla sommità di un orrido profondissimo di cui era impossibile immaginarne l’esistenza fino a quando non si è aggirata la costruzione.

Lo stesso succede a Saghmosawank dove dietro le chiese del monastero si apre, inaspettato e perturbante un lungo e, di nuovo, profondissimo canyon. L’orografia del territorio è quindi completamente diversa da quelle delle nostre pianure alluvionali o dalle strette, lunghe vallate alpine di origine glaciale o dalle ampie vallate appenniniche che un tempo erano il fondo di un mare basso e caldo. Questa terra ci appare come modellata da forze titaniche che col fuoco delle eruzioni e con le scosse di devastanti terremoti hanno creato un paesaggio di una bellezza selvaggia. Circa cinque millenni fa un antichissimo e affascinante poema narra del viaggio di un re di Uruk in Mesopotamia verso il nord, verso l’Armenia. Gilgamesh, questo è il nome dell’eroe, vuole impadronirsi del legno di quelle terre e a un certo punto sogna quella che alcuni commentatori hanno interpretato come un’eruzione vulcanica: queste terre già al sorgere della civiltà erano caratterizzate, per i loro vicini, dalla violenza dello scontro tra placche geologiche!

Tra questi alti monti il lago Sevan appare all’improvviso circondato dalle vette e con un’imponenza sbalorditiva. Per dare un’idea, questo lago è lungo 90 chilometri e largo 30 nel punto massimo, si estende quindi su una superficie grande più di tre volte il lago di Garda ed è pescosissimo. La trota che popola queste acque ha un’ottima carne e, cucinata impanata, è in grado di soddisfare i palati più esigenti. Particolarmente suggestiva è la penisola che si protende nel lago su cui è stato costruito il monastero di Sevanawank. Se si raggiunge il punto più alto in una bella giornata il panorama appare di una ricchezza sconfinata e comunica uno stato di tranquillo benessere da cui è difficile congedarsi. Lo sguardo spazia dal blu profondo del lago al verde del collinoso altopiano, dall’azzurro chiaro del cielo al bianco delle cime innevate e delle nuvole; vi è qualcosa di insaziabile nell’osservare come il verde e il blu si contendano gli spazi e come la neve in lontananza incornici l’orizzonte; i rumori giungono attutiti e una sensazione di calma pervade l’intera penisola. Questo angolo d’Armenia è di un fascino che merita una lunga sosta contemplativa.

Si è accennato prima all’ottimo vino e alla superba trota di lago ma almeno un paio di altre indicazioni gastronomiche vale la pena ricordare. La prima è la ricchissima quantità di zuppe che è possibile assaggiare. Personalmente ho trovato ottima la Spas, una zuppa di yogurt e orzo dal sapore delicatamente squisito, ma ne esistono per tutti i gusti e con gli ingredienti più disparati con carne (di tutti i tipi), patate, verdure e così via. E poi la carne alla brace. La cottura della carne avviene all’interno di forni circolari scavati nel pavimento (i Tonir), sul fondo c’è la brace ardente e su di essa sono posizionati dei grossi spiedi alti almeno un metro con la carne e le patate infilzate, questi spiedi posseggono a un capo un gancio che si attacca a sbarre di ferro messe trasversalmente sull’apertura del forno debitamente coperta durante la cottura. La carne acquista un gusto ottimo ed è da mangiarsi avvolta nel Lawasch, un tipo di pane azzimo senza lievito, cotto in appositi forni sul tipo di quello per la carne. Ma il Lawasch, peraltro comune a tutta un’ampia area asiatica comprendente anche TurchiaIran e Azerbaijan, risulta adatto non solo con la carne ma anche con le tantissime verdure, i peperoni piccanti, i pomodori che possono essere avvolti al suo interno.

Queste brevi annotazioni al mio viaggio in Armenia si concludono qui. Ma non posso non ringraziare le persone che mi hanno accompagnato e fatto conoscere un bellissimo paese. Roberto Graziotto, il mio amico teologo con cui è sempre bello confrontarsi e la cui profonda umanità è basata su un autentico spirito evangelico, le professoresse armene Nune MinasyanRusanna Arakelyan e la tedesca Johanna Butting sempre disponibili e cortesissime, l’amico Tobias Jacobs, il cantante d’opera poliglotta Armen Karapetyan (con cui era bello parlare in italiano), il professore Vahran Soghomonyan (figura di spicco dell’intellighenzia armena) e l’amica ungherese, profonda conoscitrice dell’Armenia, Ilkei Eniko.

Nicola F. Pomponio

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È Albano Carrisi show al matrimonio da favola del calciatore dell’Arsenal Henrikh Mkhitaryan (Oggi 19.06.19)

Il cantante di Cellino San Marco, osannato come una super star nei paesi dell’Est, ha cantato “Nel blu dipinto di blu” con gli sposi, entrambi armeni

Henrikh Mkhitaryan e Betty Vardanyan, matrimonio da favola a Venezia… con sorpresa! Dopo meno di un anno di amore, il centrocampista dell’Arsenal e la fidanzata, entrambi armeni e trentenni, si sono detti “sì” in Italia. Con uno show di Albano Carrisi – FOTO | VIDEO 1 | VIDEO 2

BACIO E GIRO IN TAXI BOAT – Il centrocampista della squadra londinese e la figlia del diplomatico armeno Mikael Vardanyan – radiosa in abito avorio, tiara e velo – hanno scelto di celebrare le nozze a San Lazzaro degli Armeni, piccola isola della laguna veneziana. Con tanto di giro per i canali in taxi boat e bacio a favore di flash. “Sposami e resta con me per sempre”, ha scritto lo sposo sui social.

HA CANTATO “VOLARE” – E dopo la cerimonia, tutti a far festa. Con l’esibizione a sorpresa di Al Bano, osannato in Russia e nei paesi dell’Est come una super star. Ma non in Ucraina, dove anzi è “persona non grata”: “Pensavo fosse uno scherzo”, aveva detto il cantante al centro di una querelle internazionale (VIDEOINTERVISTA). Il leone di Cellino San Marco ha cantato Nel blu dipinto di blu di Domenico Modugno con gli sposi. Volare oh oh… – VIDEO

Un viaggio in Armenia tra immagini e musica (Gazzettadimantova 19.06.19)

  • MANTOVA.  Alla Madonna della Vittoria successo per la prima di Hayastan, insolito connubio tra la musica di Leonardo Zunica e la testimonianza di viaggio del fotografo Vincenzo Bruno. L’evento fa parte del festival Eterotopie 2019.  (video di Gangi)

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MANTOVA. Il Piano festival Eterotopie ha preso il via martedì 18 giugno nell’ex chiesa della Madonna della Vittoria con Hayastan, installazione che trascende il concetto tradizionale di mostra fotografica. Attraverso una speciale tipologia di stampa lo spettatore è chiamato a muoversi tra le fotografie di Vincenzo Bruno, creando con esse un rapporto dinamico e continuamente cangiante. Il pubblico non assiste ma partecipa alla creazione di un dialogo intimo e personale tra musica e immagine. Al pianoforte il maestro Leonardo Zunica ha eseguito musiche di Komitas, F. Ali Sade, F. Say, M. Feldman.

Eterotopie è proseguito mercoledì sera al Conservatorio Campiani con un appuntamento suddiviso in due parti: nell’auditorium Monteverdi è andato in scena Specchi, evento dedicato alla musica classica del Novecento e contemporanea, con la pianista francese Maroussia Gentet; a seguire, nel Chiostro, Divertions, jazz con il pianista Alessandro Lanzoni.

Giovedì 20 giugno alle 21 a palazzo Te, invece, appuntamento con Il progetto Sonografie, creato con la Fondazione Palazzo Te, ideato per indagare il rapporto tra musica e immagine. Si parte dai disegni di Kandinskij realizzati per la suite Quadri di una esposizione di Mussorsgkij, che il pianista russo Mikhail Rudy restituisce in un avvincente concerto “animato”. Poi, dopo un momento chopiniano con Sabrina Lanzi, un dialogo tra i campi cromatici di Sonia Costantini e la musica appositamente creata da Corrado Rojac e Luigi Manfrin con lo stesso Rojac e Zunica.

Arsenal, matrimonio a Venezia per Mkhitaryan. E al ricevimento canta Al Bano. VIDEO (18.06.19)

Il centrocampista dei Gunners ha detto sì alla compagna Betty Vardanyan a Venezia nella splendida cornice di San Lazzaro degli Armeni. Una giornata indimenticabile per la coppia alla quale ha partecipato anche Al Bano, cantautore italiano e voce d’eccezione che ha intonato “Volare” (“Nel blu dipinto di blu”) in occasione del ricevimento

Giornata indimenticabile per Henrikh Mkhitaryan, centrocampista dell’Arsenal che si è sposato con la compagna Betty Vardanyan. La coppia ha scelto Venezia per la loro data più speciale, matrimonio che si è celebrato nella splendida cornice di San Lazzaro degli Armeni, piccola isola della laguna. Una destinazione non casuale considerando la nazionalità armena del giocatore e la presenza del monastero, casa madre dell’ordine dei Mekhitaristi nonché uno dei primi centri al mondo di cultura armena. Dopo la funzione i due novelli sposi hanno attirato l’attenzione di tantissimi turisti percorrendo i canali, primi istanti da marito e moglie per la coppia che si è conosciuta nel 2018. Figlia del noto uomo d’affari Mikayel Vardanyan, Betty ha scelto un vestito color avorio con un bouquet composto da begonie rose per la gioia di Mkhitaryan. Non è mancato un tocco italiano nemmeno al ricevimento complice la presenza di Albano Carrisi in arte Al Bano, celebre cantautore apprezzatissimo in tutto il mondo che ha intonato “Volare” (“Nel blu dipinto di blu”) di Domenico Modugno allietando i novelli sposi e tutti i presenti. Un momento immortalato sui canali social del calciatore, cantante d’eccezione per la memorabile giornata italiana di Mkhitaryan.

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