A San Daniele del Friuli un albero di melograno in ricordo delle tragedie del popolo armeno (Friulisera 05.07.19)

Domani, sabato 06 luglio, alle ore 18.00, le associazioni Scriptorium Foroiuliense e Zizernak daranno vita a un nuovo sodalizio a futura memoria delle tragedie che hanno colpito il popolo armeno. Nell’occasione al centro del chiostro della sede dello Scriptorium, in via Udine 2 a San Daniele, sarà piantato un albero di melograno con la benedizione di Padre Hamazasp della Congregazione Mechitarista dell’isola di San Lazzaro degli Armeni di Venezia. All’evento prenderanno parte il presidente della giunta regionale del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga e sua eccellenza il prefetto di Udine, Angelo Ciuni. A celebrare la creazione del nuovo sodalizio, interverranno: Il sindaco di San Daniele del Friuli, Pietro Valent,  Il presidente di Zizernak, Daniel Temresian, Lo storico dell’Armenia, Gregorio Zovighian, Il Console onorario della Repubblica Armena, Pietro Kuciukian, l’assessore regionale alle finanze e patrimonio della Regione Fvg, Barbara Zilli, il presidente dello Scriptorium Foroiuliense, Roberto Giurano.

Non sappiamo se l’iniziativa di domani sia legata alla ricorrenza odierna, ma vale comunque la pena ricordare che l’Armenia celebra oggi la Giornata della Costituzione. Con il ripristino dell’indipendenza dell’Armenia nel 1991 infatti   la discussione per l”adozione di una nuova costituzione nazionale divenne inevitabile. Così la Carta fondamentale venne adottata  il 5 luglio 1995 attraverso un referendum. La Carta successivamente ha subito delle modifiche attraverso dei referendum, l’ultimo nel 2015. Però la data di prima promulgazione, il 5 luglio è stata dichiarata giorno festivo, la Giornata della Costituzione. Secondo l’articolo 1 della Costituzione, la Repubblica di Armenia è uno Stato sovrano, democratico, sociale e legale. L’articolo 2 definisce che il potere nella Repubblica di Armenia appartiene al popolo.

Vai al sito

Armenia: premier Pashinyan, visite ufficiali in Vietnam e a Singapore da 4 a 9 luglio (Agenzianova 03.07.19)

Erevan, 03 lug 10:19 – (Agenzia Nova) – Il primo ministro armeno, Nikol Pashinyan, si recherà in visita ufficiale in Vietnam e a Singapore insieme alla moglie Anna, nel quadro di un ciclo d’incontri che lo terrà impegnato dal 4 al 9 luglio. Lo riferisce l’agenzia di stampa “Armenpress”, aggiungendo che, durante la prima tappa ad Hanoi, il premier di Erevan ha in programma incontri con il presidente del parlamento, Nguyen Thi Kim Ngan, e con l’omologo, Nguyen Xuan Phuc, a cui seguiranno una conferenza stampa congiunta e una cena ufficiale. Secondo quanto riportato all’interno di una nota diffusa stamattina dal suo servizio stampa, Pashinyan visiterà il mausoleo costruito in onore del fondatore della Repubblica socialista del Vietnam, Ho Chi Min, e il monumento ai caduti per l’indipendenza. In aggiunta, il premier armeno ha in programma una serie di incontri alla Camera di commercio vietnamita e all’ambasciata d’Armenia ad Hanoi. Il viaggio del primo ministro continuerà poi a Singapore, dove si fermerà dal 7 al 9 luglio e incontrerà le più alte cariche del paese, tra cui il presidente, Halimah Yacob, e il primo ministro, Lee Hsien Loong. Stando alle informazioni diffuse da “Armenpress”, al termine della visita è prevista la firma di una serie di accordi bilaterali.

Arshile Gorky, l’arte prima di ogni altra cosa (Ilbolive 02.07.19)

“Un cavalletto massiccio di fabbricazione straniera, grandi quantità di tele di ampie dimensioni, centinaia di tubetti dei colori più costosi, dozzine di tavolozze coperte con grossi mucchi di vernice, foreste di pennelli fini, pezze di lino per gli stracci da pittura, fusti di olio e trementina. Questa non è un’esagerazione”, così Willem de Kooning descriveva lo studio di Arshile Gorky, sottolineando la sua vocazione artistica, il suo rapporto unico e totalizzante con la pittura, fatto di studio, ricerca e dedizione.

È una straordinaria storia d’arte e vita, di sofferenza e abbandono, speranza e opportunità, quella di Arshile Gorky. Nasce il 15 aprile 1904 a Khorkom, in Armenia, e il suo vero nome è Vostanik Manoug Adoian. Nel 1908, dopo aver lasciato il lago Van, il padre e il fratello partono per l’America ma, nonostante le promesse, i due scompaiono nel nulla. Nel 1915 la madre è costretta a fuggire con i figli rimasti con lei a Erevan e prova a contattare il marito in America, inviando una fotografia sua e del figlio (Gorky) nel tentativo di riunire la famiglia: la donna non riceve risposta e, poco dopo, muore di fame tra le braccia di Gorky stesso. Una perdita che segna per sempre la vita del futuro artista. Qualche mese più tardi, la città viene assediata e, per sfuggire alle persecuzioni (che ricordiamo con il doloroso nome di genocidio armeno), Gorky scappa con la sorella e, a soli 15 anni, riesce a rifugiarsi negli Stati Uniti. Qui inizia la sua seconda vita: studia a Boston, si sposta a New York per insegnare arte e dal 1935 inizia un periodo di crescita e conferme artistiche a partire dal contratto di tre anni firmato con la Guild art gallery. Nel 1941 il San Francisco museum of Modern art ospita la sua prima retrospettiva. I primi anni Quaranta sono costellati di soddisfazioni e successi, nascono anche le sue due figlie, ma la felicità si esaurisce in fretta: a seguito di un periodo di turbamento personale e problemi di salute (un incidente e il cancro), il 21 luglio 1948, a soli 44 anni, si toglie la vita a Sherman in Connecticut.

Arshile Gorky: 1904 –1948 è allestita a Ca’ Pesaro, Galleria internazionale d’arte moderna (fino al 22 settembre), e riunisce oltre 80 opere dell’artista, precursore dell’espressionismo astratto, dalla National Gallery of Art di Washington, Tate Modern di Londra, Centre Pompidou di Parigi, Whitney Museum of American Art di New York, Hirshhorn Museum and Sculpture Garden di Washington, Albright-Knox Art Gallery di Buffalo, Calouste Gulbenkian Foundation di Lisbona, Diocesi della Chiesa Armena Americana a New York. “La straordinaria personalità di Gorky, per la prima volta in Italia con una mostra monografica, illuminerà zone ancora in ombra della storia dell’arte del nostro Paese, facendoci esplorare in profondità l’osmosi della pittura europea con quella americana, di cui Gorky fu senza dubbio uno dei più importanti innovatori”, spiega Gabriella Belli, storica dell’arte, direttore della Fondazione Musei civici di Venezia e curatrice della mostra insieme a Edith Devaney, curatrice alla Royal academy of arts di Londra.

“Gli piaceva lavorare in maniera veloce come notoriamente faceva il Tintoretto perché, come disse una volta, quando siamo in sintonia con il nostro tempo facciamo le cose con maggiore facilità. Gorky non solo sentiva di essere un tutt’uno con la propria epoca, ma anche tramite la pittura attingeva all’eterno”, spiega Saskia Spender, nipote di Gorky e presidente di The Arshile Gorky Foundation che, con la Fondazione Musei civici veneziani, ha dato vita alla retrospettiva, proponendo una serie di opere raramente esposte al pubblico. “Gorky è stato un uomo che ha rifiutato confini ed etichette di ogni tipo”, la mostra svela l’evoluzione del suo vocabolario artistico, frutto dell’impegno artistico e intellettuale con i movimenti europei e al tempo stesso della sua indipendenza: Gorky ha studiato, compreso e rielaborato, facendole proprie, le lezioni di Paul Cézanne, Ingres, Paolo Uccello, Picasso, Joan Miró.

“Fu riconosciuto come un protagonista della scena downtown dell’arte di New York molto prima del raggiungimento della maturità artistica. I racconti dei colleghi ai quali fu vicino negli anni Venti e Trenta, prima Stuart Davis e poi Willem de Kooning, descrivono una figura carismatica: un uomo venuto da un Paese rigorosamente taciuto, con un nome inventato, un passato inaccessibile, e un modo del tutto personale di esprimere se stesso con le parole e con gli abiti – spiega Saskia Spender – L’atmosfera era bellissima, disse de Kooning dello splendente studio di Gorky al 36 di Union Square […] L’arte era il pilastro della vita di questo collega; veniva prima del mangiare e del bere, figurarsi se non veniva prima delle spavalderie e della parlata idiosincratica per le quali era noto. Lavorava giorno e notte, notte e giorno. Magro come un chiodo e povero, Gorky investiva solo in materiali di prima qualità e carta fatta a mano”.

Il percorso espositivo veneziano inizia con le figure e i ritratti, tra tutti l’Autoritratto del 1937, che dà il benvenuto al visitatore. Il ritratto della madre, da una fotografia del 1910, che rivela emozioni potenti legate alla memoria e alla perdita, ed è una immagine che commuove e in cui l’artista, ancora bambino, compare accanto a lei. Si passa alle nature morte e ai disegni che precedono i dipinti, in un continuo interrogarsi su Cubismo e Surrealismo, poi agli anni Quaranta e alle ultime opere, capolavori che ne definiscono il percorso artistico: The Liver is the cock’s comb (1944), ovvero Il fegato è la cresta del gallo, e ancora One year the milkweed (1944) e Dark green painting (1948 circa). Ma prima di entrare nella grande stanza dedicata agli ultimi anni, ecco il film The eye-spring realizzato dalla nipote Cosima Spender, breve ma intenso racconto dell’esistenza e del percorso artistico di Gorky, dall’infanzia in Armenia agli anni Trenta a New York, tra ispirazione e incontri, fino alla riconnessione con la natura degli anni Quaranta, a partire dalle estati trascorse in Connecticut e alla Crooked run farm in Virginia. “La molla dell’occhio… Arshile Gorky è per me il primo pittore al quale questo segreto sia stato completamente rivelato – scriveva André Breton nel tema introduttivo del catalogo della mostra Arshile Gorky, Julien Levy Gallery, New York 1945 – L’occhio […] è fatto per trarre un lineamento, un filo conduttore tra le cose più eterogenee”.

Vai al sito

Boxe, Europei 2019: Armenia in trionfo nel giorno dell’argento di Salvatore Cavallaro (Oasport 30.06.19)

Gli European Games di boxe maschile, valevoli anche come Europei per questi specifici eventi a Minsk, concludono il proprio cammino con due successi armeni e il dominio del peso massimo russo Gadzhimagomedov, oltre che con l’argento del nostro Salvatore Cavallaro.

PESI MINIMOSCA (49 kg)
L’armeno Artur Hovhannisyan, con un combattimento dominato nelle prime due riprese, sconfigge il georgiano Sakhil Alakhverdovi con verdetto non unanime (4-1) per andare a conquistare l’oro dopo aver trovato la forma nel corso della competizione

PESI GALLO (56 kg)
Dominio dell’irlandese Kurt Walker, che vince tutte e tre le riprese nei confronti dell’ucraino Mykola Butsenko, laureandosi campione d’Europa a 24 anni e dopo aver rischiato soltanto contro il vicino di nazione Peter McGrail.

PESI SUPERLEGGERI (64 kg)
Ancora una soddisfazione armena, con Hovhannes Bachkov che vince sul filo di lana (3-2) il combattimento decisivo con il francese Sofiane Oumiha. Il verdetto è anche paradossale: Bachkov vince una sola ripresa, ma lo aiuta il fatto che ad assegnargli due round siano tre dei cinque giudici.

PESI MEDI (75 kg)
La cronaca di Salvatore Cavallaro-Oleksandr Khyzhniak

PESI MASSIMI (91 kg)
E’ andata come doveva andare, e cioè con il trionfo del russo Muslim Gadzhimagomedov, capace di annichilire, in tutti i sensi, il bielorusso Uladzislau Smiahlikau. La medaglia d’oro è ulteriormente impreziosita da un atterramento effettuato da Gadzhimagomedov, pur non definitivo.

Il Pin accende l’energia solare in Armenia (Ilsole24ore 28.06.19)

E’ partito il cantiere per una centrale elettrica fotovoltaica in Armenia, grazie a un progetto europeo coordinato dal Polo universitario di Prato. Il progetto, di cui il Pin è capofila, realizzato grazie al finanziamento della Commissione europea e cofinanziato dal ministero dello Sviluppo armeno, in partnership con il Centro regionale del turismo e le municipalità locali (l’investimento è di poco superiore ai 2 milioni di euro), ha la finalità di promuovere lo sviluppo di piccole e medie imprese nel settore turistico nella parte centrale della regione del Vayotz Dzor, in Armenia.

Gli strumenti per raggiungere questo scopo sono diversi, dalla formazione alla creazione di nuovi posti di lavoro nel turismo mediante piccoli grant, ma uno dei cardini su cui si basa il progetto è proprio la produzione di energia pulita attraverso la costruzione di una centrale fotovoltaica, i cui proventi garantiranno la sostenibilità delle altre azioni del progetto per il futuro, venendo reinvestiti in posti di lavoro e politiche attive di promozione turistica.

Il 18 giugno scorso è stata avviata la costruzione della centrale che sarà terminata entro luglio. «Il Pin si muove in ambiti diversi – dice Enrico Banchelli, direttore del Pin – una nostra importante competenza, consolidata in più di 25 anni di esperienza, è la capacità di gestire progetti europei anche complessi. Siamo molto lieti di poter contribuire allo sviluppo economico e sociale di una bellissima regione come questa zona dell’Armenia, apportando il nostro contributo in materia di eco-turismo, energie rinnovabili e sviluppo sostenibile. Sono convinto che l’impatto di questo progetto lascerà un segno tangibile nello sviluppo dell’area negli anni a venire».

ARMENIA. Diminuisce l’export, ma le aspettative restano positive (Agcnews 28.06.19)

Il primo Ministro Nikol Pashinyan ha dichiarato nella riunione del gabinetto del governo armeno del 27 giugno di aver discusso con la Russia il normale funzionamento dell’export verso Mosca. «Abbiamo avuto movimenti tangibili nel settore dell’esportazione di prodotti agricoli, a partire dal maggio di quest’anno; l’esportazione di prodotti vegetali e animali è aumentata del 76,6%, rispetto al maggio dell’anno precedente», ha detto Pashinyan, ripreso da Armenia News.

«Riassumendo, fino a maggio di quest’anno, possiamo dire che la crescita delle esportazioni di prodotti vegetali e animali ha fatto un più 11,8%, rispetto all’anno precedente», ha aggiunto, in particolare. Il premier armeno ha osservato che il tema del normale funzionamento delle vie di esportazione è sempre stato all’ordine del giorno delle discussioni tra i funzionari russi e georgiani.

«Ho discusso la questione con il presidente russo Vladimir Putin; abbiamo preso accordi concreti con il primo ministro della Federazione russa Dmitry Medvedev», ha detto Pashinyan. «Abbiamo anche avuto colloqui con il primo ministro della Georgia Mamuka Bakhtadze».

«Da diversi mesi ormai, la nostra economia è di buon umore; si formano buone aspettative”, ha aggiunto Nikol Pashinyan. «Le riserve in dollari della Banca Centrale dell’Armenia sono aumentate di 185 milioni di dollari; è un buon segnale. Ma nel lungo periodo, la nostra economia dovrebbe essere costruita in modo tale che l’esportazione di materie prime sia ridotta al minimo, o eliminata», ha aggiunto Pashinyan.

L’Armenia ha quindi bisogno di una trasformazione economica, per il primo Ministro armeno. Commentando poi il calo delle esportazioni, il primo Ministro ha detto che i dati erano veritieri, osservando che il calo delle esportazioni è dovuto alla chiusura della miniera di rame e molibdeno di Teghut: «Questo è ciò che io chiamo la trasformazione dell’economia. Ma le esportazioni di brandy, prodotti finiti, prodotti agricoli sono aumentate. Ci auguriamo che quest’anno il volume dei prodotti trasformati aumenterà», ha osservato Pashinyan dicendo tuttavia, che il futuro non è nel settore minerario.

Vai al sito

Armenia – Georgia. Incontro tra Vicepremier (notiziegeopolitiche 28.06.19)

I vicepremier di Armenia e Georgia, Ararat Mirzoyan e Maia Tskhitishvili, si sono incontrati ieri in occasione della riapertura dei lavori della decima sessione della commissione intergovernativa per la cooperazione economica e commerciale bilaterale tra i due paesi.
In una conferenza stampa congiunta a margine della riunione i due hanno affermato che: “La ripresa dei lavori è una ulteriore dimostrazione dell’impegno dei nostri due governi per promuovere un incremento della cooperazione bilaterale”.
Per Erevan infatti è fondamentale mantenere dei buoni rapporti con Tbilisi; nonostante il supporto del governo russo, l’Armenia infatti nella regione del Caucaso è di fatto isolata: la guerra in corso con l’Azerbaigian per il controllo dell’altopiano del Nagorno-Karabakh e l’assenza di rapporti diplomatici con la Turchia (che a oltre un secolo di distanza continua a negare il genocidio del popolo armeno a opera degli ottomani) ha infatti reso la Georgia l’unico interlocutore disponibile.

Vai al sito

Iran, “Gli iraniani sono in gravi difficoltà: le misure punitive di Trump colpiscono “tutti i livelli” della società (Repubblica 27.06.19)

TEHERAN (AsiaNews) – Le sanzioni economiche imposte dal governo degli Stati Uniti Usa contro l’Iran “hanno causato gravi difficoltà” a “tutti i livelli” della società. E oggi, rispetto al recente passato, “la vita è diventata molto difficile per la gente comune”. È quanto racconta ad AsiaNews padre Ryan Issa, 43 anni, sacerdote iraniano, da nove anni incardinato nella diocesi della Chiesa caldea di Teheran. Nato ad Urmia, capoluogo dell’Azerbaigian Occidentale, nel nord-ovest del Paese, il sacerdote non nasconde un clima di “tensione e preoccupazione” che si respira nel quotidiano fra i cittadini della Repubblica islamica.

“Il problema non è solo economico ma culturale”. “L’economia – spiega il sacerdote – gioca un ruolo fondamentale nella nostra vita e nella nostra società, ad ogni livello”. I prezzi dei beni al consumo e degli alimenti “sono diversi da un negozio all’altro”, ma il problema non è solo economico perché tocca pure la sfera culturale. “Lo studio – racconta – ha perso valore. Molte fabbriche sono chiuse o stanno interrompendo la produzione. E lo stipendio di un normale impiegato [statale o privato] è in grado di sostenere la famiglia solo per una settimana”. All’origine dell’escalation della tensione fra Iran e Stati Uniti, che ha innescato una gravissima crisi economica nella Repubblica islamica, la decisione del presidente Usa Donald Trump nel maggio 2018 di ritirarsi dall’accordo nucleare (Jcpoa) raggiunto da Barack Obama. La Casa Bianca ha quindi deciso di introdurre le più dure sanzioni della storia, rafforzare la presenza militare nell’area e azzerare le esportazioni di petrolio iraniane, colpendo in primis la popolazione.

E arrivano nuove sanzioni. In questi giorni Washington ha lanciato nuove sanzioni contro la guida suprema Ali Khamenei, in seguito all’abbattimento – in acque internazionali secondo Washington, sul proprio territorio obietta l’Iran – di un drone Usa nel Golfo. In risposta, il presidente iraniano Hassan Rouhani ha parlato di decisione da “ritardati mentali”. Immediata la replica di Trump, che definisce “ignoranti e offensive” le parole dell’omologo iraniano, il quale nel frattempo ha telefonato al presidente francese Emmanuel Macron, assicurandogli che Teheran “non ha interesse a innalzare la tensione e non cerca la guerra con nessuno, compresi gli Stati Uniti”.  “La minoranza cristiana – sottolinea il sacerdote caldeo – non sta certo meglio della maggioranza musulmana. Per quanto ci riguarda, a livello di cattolici le preoccupazioni maggiori riguardano l’esodo [un annoso problema che investe tutto il Medio oriente, dall’Iraq alla Siria, il Libano] continuo” che rischia di svuotare il Paese di una componente antica e radicata nel territorio.

Il desiderio di espatriare. “L’elemento religioso, la fede nel suo complesso – afferma p. Ryan – si è indebolito. La preoccupazione, o meglio l’aspirazione maggiore per i giovani, cristiani e non, è l’emigrazione, trovare un lavoro e avere una vita norma, dignitosa, dentro o fuori dal Paese”. Le preoccupazioni della vita quotidiana, il desiderio di espatriare portano a un progressivo allontanamento dalla propria comunità: “Nelle grandi città, come avviene nella capitale – confessa – vediamo e incontriamo i giovani cristiani solo per le celebrazioni di Natale e Pasqua”.

La geografia religiosa in Iran. In Iran vi sono circa 22mila cattolici (circa 500mila i cristiani) su un totale di quasi 82 milioni di abitanti, in larghissima maggioranza musulmani sciiti (90%, i sunniti sono poco più del 5%). Fra le varie Chiese vi sono caldei, armeni e di rito latino, che si sommano a europei e latino-americani che lavorano nella Repubblica islamica. Secondo la Costituzione iraniana (art. 13) cristiani, zoroastriani ed ebrei sono liberi di praticare il culto “nel rispetto” delle leggi islamiche. I cristiani hanno anche rappresentanti in Parlamento (Majlis).

La sensazione di isolamento diffusa. Fra i problemi che gravano sulla comunità cristiana iraniana, oltre al desiderio crescente di fuga, vi è anche “la sensazione di isolamento, di distacco rispetto al resto della popolazione”. “L’appartenenza, purtroppo, si sente molto poco a livello formale ed ecclesiale. Per questo – conclude p. Ryan – chiediamo a tutti i cattolici, soprattutto a quanti vivono in Occidente di pregare per i cristiani, per tutto il popolo iraniano e per il nostro Paese” in questo momento di grave difficoltà.

Vai al sito

Libano: il 29 giugno sarà inaugurato il primo Giardino dei giusti a Kfarnabrakh (Agenzianova 27.06.19)

Roma, 27 giu 12:00 – (Agenzia Nova) – “Nella primavera del 2019 sono stati piantati nel Giardino di Kfarnabrakh dieci olivi, simbolo di pace, a ricordo e testimonianza di dieci Giusti dell’umanità la cui memoria sarà resa imperitura dalla pietra del Libano in cui saranno incisi i loro nomi”, ha aggiunto padre Abdo Raad. I Giusti che saranno onorati sono: Carlo Angela, medico che si oppose al fascismo e tra il 1940 e il 1945 salvò dalla deportazione perseguitati e dissidenti politici; Faraaz Hussein, studente bengalese, nel 2016 durante un attentato terroristico a Dacca, rinunciò a salvarsi per non abbandonare le sue amiche; Jakob e Elisabeth Kunzler, coniugi svizzeri, soccorsero gli armeni durante il genocidio. Nel 1922 si trasferirono in Libano e salvarono 8.000 orfani; Antonia Locatelli, uccisa nel 1992 per avere denunciato il genocidio in Rwanda; Fridtjof Nansen, Nobel per la pace nel 1922, creò uno speciale passaporto per gli apolidi e le vittime dei genocidi; Andrej Sacharov, fisico russo, premio Nobel per la pace 1975, ha denunciato al mondo i pericoli del nucleare e difeso i diritti umani; Sophie Scholl, universitaria del gruppo Rosa Bianca, giustiziata nel 1943 per avere cercato di risvegliare la coscienza del popolo tedesco; Azucena Villaflor, uccisa in Argentina nel 1977 per avere denunciato la sorte dei desaparecidos con il movimento delle “Madres de Plaza de Mayo”; Armin T. Wegner, scrittore tedesco, denunciò al mondo il genocidio degli armeni del 1915, il Gulag e l’antisemitismo nazista del 1933. La cerimonia sarà anche l’occasione per ringraziare l’associazione svizzera Elias e in particolare il suo Presidente, Yves Tabin, per l’importante contributo donato per la realizzazione del Giardino. (Com)