Orbis. Il video-mapping di Daniele Spanò illumina la capitale armena (Atribune 14.06.19)

Si è svolta lo scorso 4 giugno a Jerevan, capitale dell’Armenia, la performance di videomapping Orbis, realizzata dall’artista italiano Daniele Spanò (Roma, 1979). Curato da Isabella Indolfi, promosso dall’Ambasciata d’Italia in Armenia e supportato dal The Cafesjian Center for the Arts, l’evento ha richiamato migliaia di persone, che hanno assistito a una poetica rielaborazione delle forme di uno dei monumenti simbolo della città. La Cascata spicca su Jerevan con la sua enorme scalinata di pietra calcarea, la cui costruzione è iniziata durante la Repubblica Socialista Sovietica e si è conclusa nel 2009 ad opera di Gerard Cafesjian, il quale ne fece la sede del The Cafesjian Center for the Arts, cuore pulsante dell’arte contemporanea in Armenia, con una collezione tra le più importanti al mondo.
L’opera di Spanò ha esplorato uno degli angoli più suggestivi dell’immenso monumento, e giocando con l’architettura modernista e razionale, unita ai tipici disegni delle decorazioni armene, ha dato vita a eccentrici giochi geometrici. Il cerchio, protagonista di quest’opera, è in effetti una figura che si ripete in maniera quasi ossessiva nella città di Jerevan, dalle decorazioni sui palazzi in stile sovietico, alla mappa stessa della città, il cui centro storico è racchiuso, appunto, in un cerchio. Nell’opera dell’artista romano, disegni e suoni si susseguono in un ritmo infinito, cadenzato dalla musica originale di Franz Rosati, autore conosciuto sulla scena contemporanea per le sue sonorità elettroniche e visionarie.

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I legni risuonano all’Olimpico: il rosso e il nero „I legni risuonano all’Olimpico: il rosso e il nero“ (Vicenzatoday 13.06.19)

L’Olimpico è un suono e ieri sera Sonig Tchertian violino e Mario Brunello violoncello hanno fatto un bellissimo concerto proprio facendo risuonare i loro strumenti con la cassa armonica formata dal legno della scena di Scamozzi

E’ il suono profondo del legno di cinquescento anni fa che ci accoglie al teatro Olimpico per il concerto di Brunello e Sonig Tchakerian.
Il violoncello di Brunello, che ha aperto la serata, viene da quegli abeti delle nostre Alpi con cui da secoli si costruiscono strumenti unici per la purezza del suono. E il suono si è amplificato meravigliosamente nella cassa di risonanza lignea della scena scamozziana del Teatro Olimpico.
E’ inevitabile sentire l’eco degli alberi ascoltando Brunello, il suo cello che entra nelle zone d’ombra, che canta il bosco, gli spiragli di luce che si fanno breccia tra le foglie, le altezze dei pini centenari, i colori delle rocce, la vivacità dei piccoli fiori, il verde morbido del muschio. Per tornare poi con Bach al nero vortice dell’abisso.
Parlano la delicatezza del suo archetto e la velocità delle dita con voce profonda.

Sono il rosso e il nero i protagonisti della serata fatta di antiche culture contrapposte: l’Armenia andata perduta, finita inglobata nell’impero turco e la Francia che è l’anima di un Europa che ha perso la sua identità di coscienza del mondo.

Sonig arriva a piedi nudi, drappeggiata di rosso e il suo violino ci porta in altri territori.
E’ il fuoco che arde, la fiamma che si innalza, si acquieta per ripartire più veloce, è energia, è calore.
Il suono del suo violino è deciso, preciso, impellente. La personalità complessa, rivela emozioni profonde quando si lascia andare come durante il Ravel.
Una grande interpretazione e il numeroso pubblico lo sente e le tributa calorosi applausi.

Sonig Tchakerian è di origine armena, vive l’infanzia ad Aleppo, dove inizia a suonare il violino con il padre, appassionato musicista. Trasferita in Italia si diploma a 16 anni, massimo dei voti e lode con Giovanni Guglielmo e si perfeziona con Salvatore Accardo, dal 2009 è titolare del corso di violino presso l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Assieme al marito, il direttore d’orchestra Giovanni Battista Rigon, ha fondato le “Settimane Musicali” al Teatro Olimpico di Vicenza.
Suona un violino magnifico di Gennaro Gagliano, costruito a Napoli nel 1760 ed è tra i pochi volinisti capaci di eseguire dal vivo l’integrale dei Capricci di Paganini.

Mario Brunello in nero classico emana l’imperturbabilità del tempo
Mario Brunello è nato a Castelfranco, diplomato al conservatorio di Padova, nel 1986 vince, primo e unico italiano, il prestigioso Concorso Ciajkovskij di Mosca. E’ diventato uno dei massimi violoncellisti viventi. Si esibisce diretto dalle bacchette più importanti e con orchestre prestigiose, portando il suo prezioso Maggini del Seicento ovunque nel mondo.
Per il musicista trevigiano lo strumento, custodito nella inconfondibile custodia rossa, è un compagno di viaggio con cui andare alla scoperta di nuovi suoni dal Sahara al Monte Fuji, l’Himalaya e soprattutto le predilette Dolomiti. Qui è diventato l’icona dei «Suoni delle Dolomiti» portando Bach e un numero sempre maggiore di musicisti e spettatori tra rifugi d’alta quota, sotto guglie di roccia e alle falde dei ghiacciai.
Il suo grande amore per Arte Sella, un progetto di arte contemporanea nei boschi del Trentino, che il musicista segue con passione da anni, sulle cui opere si è abbattuto l’uragano lo scorso autunno, lo vede ora tra i promotori della ricostruzione.
La sua sensibilità lo porta ad appoggiare sempre le nobili cause.

Il programma
Sonig Tchakerian non rinuncia ad una firma armena nemmeno in questa edizione del festival. Nella serata di ieri “In cammino dall’Ararat a Parigi” ha scelto: la Partita del turco Saygun per violoncello solo, Sonata Monologo dell’armeno Kaciaturian per violino solo, per finire in un magnifico abbraccio musicale e umano con il duo di Ravel per violino e violoncello.
La chiusura è stupenda: Tchakerian e Brunello suonano in contemporanea lei l’Ave Maria di Schubert e lui Bach Cello Suite No.1 una sorpresa che ha lasciato incantati gli spettatori.
E uno scroscio fragoroso di applausi finali ha decretato il successo della scelta inconsueta.

Il prossimo e ultimo appuntamento delle Settimane Musicali dell’Olimpico
Il Sestetto
Domenica 16 giugno ore 18.30
Odeo del Teatro Olimpico

Conversazione con Giovanni Bietti
Le sue lezioni sono molto interessanti portano a conoscere profondamente un’opera, un autore.

Domenica 16 giugno ore 19.30

Serata conclusiva del Festival con uno straordinario repertorio, due celeberrimi sestetti: ‘Souvenir de Florence’ di Tchaikovsky, omaggio del compositore all’Italia e a Firenze, meta di suoi frequenti soggiorni, e ‘Verklärte Nach’ di Schoenberg, unico poema sinfonico concepito per la musica da camera, scritto sulla straordinaria poesia di Dehmel tratta dalla raccolta ‘Weib und Welt’.

Sonig Tchakerian violino
Damiano Barreto violino
Alfredo Zamarra viola
Alessandro Acqui viola
Silvia Chiesa violoncello
Ludovica Rana violoncello
Maria Luisa Zaltron voce recitante

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Ue-Armenia: Mogherini, attenti a riforma giudiziaria e a finanziamenti per progetti prioritari

Bruxelles, 13 giu 17:19 – (Agenzia Nova) – “Questo accordo può svolgere un ruolo molto importante nella modernizzazione dell’Armenia, anche attraverso l’introduzione delle norme dell’Unione europea in molti settori. L’Armenia ha recentemente preparato una tabella di marcia che abbiamo discusso oggi per attuare questo accordo. Poiché vediamo che può sostenere in modo utile le riforme in Armenia, sosterremo ulteriormente la sua attuazione con l’assistenza tecnica e lo sviluppo di capacità”, ha detto l’Alto rappresentante. L’Ue presta particolare attenzione alla riforma giudiziaria e sostiene il lavoro in corso finalizzato a una riforma giudiziaria globale in Armenia, in linea con la Costituzione armena e con gli standard internazionali. “Un sistema giudiziario indipendente, efficiente e responsabile giova a tutti. Contribuisce alla protezione dei diritti umani e ad un ambiente imprenditoriale favorevole allo sviluppo economico e agli investimenti stranieri”, ha proseguito Mogherini. (segue) (Beb)

FESTIVAL 5X88 Cagliari: il 14 giugno per 5×88 un incontro con Diana Gabrielyan e la musica armena (Sardegnareporter 12.06.19)

Viaggio nelle musiche dell’Armenia venerdì 14 giugno a Cagliari per 5×88, la rassegna dedicata al pianoforte solo organizzata dalla Fondazione “Giuseppe Siotto“, sotto la direzione artistica della pianista e compositrice Irma Toudjian.

Ospite della serata (in programma come sempre alle 21 nei suggestivi spazi del Palazzo Siotto di via dei Genovesi 114) sarà la talentuosa pianista Diana Garbielyan, armena d’origine ma residente in Italia.

Di lei nel 1999 Pierre Petit scrisse su Le Figaro: “Ha tredici anni, possiede una presenza, una passione e un senso dello stile inarrestabili…”.

Durante la serata cagliaritana Gabrielyan proporrà un programma costruito sulle note di alcuni tra i più noti compositori armeni contemporanei: da Arno Babadjanyanad Aram Khachaturyan, toccando anche Alexander Scriabin e la musica romantica del maestro unghere Franz Liszt.

Biglietti: intero 10 euro; 7 euro ridotto per under26 e soci dell’Associazione Suoni e Pause e Touring Club Italiano.

5×88 è realizzata con il contributo di: Comune di Cagliari, Assessorato al Turismo della Regione e Fondazione di Sardegna. In collaborazione con l’associazione Suoni e Pause.

Diana Gabrielyan è nata a Yerevan, in Armenia dove ha studiato nella Scuola Musicale Speciale per bambini prodigio “P. I. Tchaikovsky”. A soli nove anni ha tenuto il suo primo Recital.

A dieci, ha vinto il 3° premio al Primo Concorso Internazionale di Musica “Classica Nova” ad Hannover, in Germania, subito dopo  il 2° premio al VII Concorso Internazionale di Piano “Ciutat de Carlet” a Valencia, in Spagna, e il 1 premio al VII Concorso Internazionale “Premio Gramsci di Pianoforte” a Cagliari, in Italia, vincendo inoltre, come Premio Speciale per la migliore esecuzione del brano imposto, concerti a Parigi. Dal 1998 vive in Italia. A 19 anni si è diplomata al Conservatorio “S. Cecilia” di Roma con il massimo dei voti e la lode, vincendo un premio speciale come Miglior Diploma di Roma del 2005. In seguito ha ottenuto il Diploma Accademico di II livello sia in “Discipline Musicali – Pianoforte” che in “Discipline Musicali – Musica da Camera” al Conservatorio “S. Cecilia” di Roma, sempre con il massimo dei voti e la lode. E’ vincitrice di numerosi concorsi nazionali ed internazionali. Svolge una intensa attività concertistica partecipando a numerosi festival.

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ARMENIA. Proseguono le ottime relazioni tra Yerevan e Mosca (Agcnews.eu 12.06.19)

Le relazioni armeno-russe non sono state influenzate dai noti eventi politici interni che hanno avuto luogo l’anno scorso; a fare questa dichiarazione è stato l’ambasciatore russo in Armenia Sergey Kopyrkin l’11 giugno. Kopyrkin, riporta Arka,  ha descritto i legami bilaterali tra Yerevan e Mosca come stabili, dicendo anche che sono ad alto livello e sono tipici di un’alleanza strategica.

L’ambasciatore russo ha detto che le relazioni tra i paesi si stanno sviluppando e si stanno adattando a nuove realtà, sfide ed esigenze. Ha inoltre individuato contatti regolari ad alto livello tra i paesi, sottolineando gli incontri tra il primo ministro armeno Nikol Pashinyan e il presidente russo Vladimir Putin e il primo ministro Dmitry Medvedev. «Ci aspettiamo che il Presidente della Russia arrivi a Yerevan per partecipare a una riunione dell’Unione economica eurasiatica prevista per il 1° ottobre». 

Anche sul campo le relazioni russo-armene sono ottime. La settimana scorsa, l’Armenia ha detto di aver inviato in Siria una nuova squadra di esperti di sminamento e altro personale facenti parte di quella che descrive come una missione umanitaria con l’assistenza della Russia. Il 5 giugno il ministero della Difesa, riporta Rferl, ha detto che il gruppo era arrivato il giorno precedente nella città nordoccidentale di Aleppo, e che avrebbe condotto operazioni di sminamento accanto ad assistenza medica.

Il nuovo contingente ha sostituito una squadra di 83 esperti di sminamento, personale medico e agenti di sicurezza inviati in Siria a febbraio.  Più di 100.000 persone di etnia armena vivevano ad Aleppo prima della guerra civile siriana. Molti di loro sono fuggiti, tra cui in migliaia si sono diretti in Armenia.

Le forze governative siriane hanno ripreso il controllo della città di Aleppo nel dicembre 2016. La Russia ha dato un sostegno cruciale al presidente siriano Bashar al-Assad durante tutto il conflitto, che era iniziato con la repressione del governo contro i manifestanti nel marzo del 2011.

Russia e Armenia hanno anche cooperato anche nell’aiutare la popolazione iraniana nel mese di aprile nelle aree colpite dalle inondazioni. 

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Ateneo e Cism, missione in Armenia: si rafforza la collaborazione con gli atenei di Yerevan (Friulisera 12.06.19)

Con il rinnovo dell’accordo – già sottoscritto a Udine nel maggio del 2015 – di collaborazione scientifica e scambio studenti per il prossimo quinquennio (2019-2024), prosegue la collaborazione scientifica, didattica e culturale fra Università di Udine e National University of Architecture and Construction of Armenia (NUACA) di Yerevan. Parallelamente sono state poste le basi per una promettente collaborazione con la Yerevan State University (YSU). Da quest’anno, inoltre, la collaborazione si rafforza con il coinvolgimento del Centro internazionale di Scienze meccaniche (CISM) di Udine, partner provilegiato nelle azioni di internazionalizzazione di elevayo carattere scientifico.

Lo scorso 6 e 7 giugno una delegazione mista Università di Udine e CISM ha incontrato i massimi vertici delle due università armene, con l’obiettivo di allargare la collaborazione con azioni congiunte di didattica e ricerca, attraverso programmi di scambio studenti e docenti, partecipazione a seminari e convegni e realizzazione di comuni progetti di ricerca.

Gli obiettivi di collaborazione per i prossimi anni sono incentrati, in particolare, su temi di ricerca nei settori dell’ingegnera civile, ambientale e architettura con la NUACA, nonché sull’avvio di un rapporto di collaborazione nel settore della matematica, che alla YSU è a un livello di eccellenza, con la proposta di corsi avanzati e Summer school, in collaborazione con il CISM di Udine.

Nei primi quattro anni la collaborazione già in essere con la NUACA ha visto realizzati: lo scambio di tesisti, due dell’ateneo friulano e uno della NUACA, sul tema dell’isolamento sisimico; la visita a Yerevan con seminari di tre docenti dell’Università di Udine; la partecipazione di 15 studenti NUACA alla Summer school dell’Università di Udine “Bacco’s. Designing in the Wine Process”.

Soddisfatto il rettore dell’Università di Udine, Alberto De Toni. «L’accoglienza calorosa alla NUACA– dice – ha confermato il rapporto di stima e amicizia tra i due atenei. Siamo molto contenti di poter collaborare con una università in crescita che può vantare innovativi laboratori di architettura e di poterci confrontare con istituzioni e docenti esperti in materia di isolamento sismico. Per quanto riguarda la YSU, la conoscenza reciproca ha posto basi significative: l’interesse comune è incentrato sul settore della matematica e ci sono concrete prospettive di programmi di ricerca congiunti. Peraltro, entrambe le università armene sono inserite in reti internazionali di scambio, tra cui la rete Erasmus+, e sono attivi contatti con altre università italiane».

Alla missione hanno partecipato, per l’Università di Udine e il CISM: Alberto De Toni, rettore dell’ateneo friulano; Giorgio Alberti, delegato per la mobilità internazionale; Anna Frangipane, delegate per lo sviluppo attività estere di area scientifica e referente per le attività di collaborazione con la National University of Architecture and Construction of Armenia; Dikran Dikranjan, referente per le attività di collaborazione con la Yerevan State University; Mario Pezzetta, presidente del CISM di Udine.

Alla National University of Architecture and Construction of Armenia la delegazione ha incontrato: il rettore Gagik Galsyan; il delegato ai rapporti internazionali Vardges Yedoyan; Davit Grigoryan, preside della Faculty of Construction; Armen Bubushyan, preside della Faculty of Design; Arev Samuelyan, direttore dell’International and inter-university cooperation division of the International Relations Department; Marine Buniatyan, direttrice del Laboratory of Survey and Diagnosis of Monuments; Tigran Dadayan, titiolare della cattedra di “Building Structures”.

Alla Yerevan State University gli interlocutori sono stati: il rettore Gegham Gevorgyan;Alexander Markarov, delegato alle politiche scientifiche e ai rapporti internazionali e capo dell’Ufficio di cooperazione internazionale; Varuzhan Atabekyan, titolare della cattedra di Algebra e Geometria; Vahagn H. Mikaelian, docente della cattedra di Matematica discreta e Informatica teorica.

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Successo per il primo Business Forum Italia-Armenia (Etribuna 12.06.19)

Grande successo per il primo Business Forum Italia-Armenia, appena concluso a Yerevan che ha visto la partecipazione del Primo Ministro Nikol Pashinyan e del Ministro dell’Economia Tigran Khachatryan. L’iniziativa promossa dall’Associazione nazionale costruttori edili (ANCE) e dall’Oice è stata organizzata dall’Ambasciata italiana a Yerevan e dall’Agenzia ICE.

Il Primo Ministro armeno, nel suo intervento ha rivolto un invito a tutti gli imprenditori italiani presenti a cogliere le opportunità offerte dallo sviluppo in atto nel paese e a essere parte attiva della sua ascesa economica, sottolineando come essa sia una priorità del Governo, sostenuta finanziariamente anche dalle principali istituzioni internazionali (UE, ADB, BERS, BEI, UNDP).

La nutrita partecipazione di aziende alla sessione dei B2B e B2G (circa 200 incontri previsti) a margine del Forum è senz’altro un segno tangibile del rilevante interesse a creare nuove partnership in questo mercato, ha sottolineato l’Ambasciatore italiano Vincenzo Del Monaco intervenendo ai lavori del Forum.

L’Armenia, a dispetto delle sue dimensioni può essere considerata, a pieno titolo, una nazione globale grazie ad una numerosissima ed influente comunità di espatriati ed e’ stata definita “Paese dell’anno” dalla rivista The Economist quale destinazione di investimenti esteri.

Il Consigliere Vincenzo Ercole Salazar Sarsfield della Farnesina, che ha guidato la delegazione imprenditoriale, ha sottolineato come le imprese italiane abbiano diverse carte da giocare in Armenia per collaborazioni win-win nei settori oggetto del Forum: connettività, efficienza energetica, waste management, smart citie, trasporto urbano e recupero del patrimonio storico.

In occasione del Business Forum, è stato sottoscritto un Memorandum d’Intesa tra l’ANCE e l’Associazione armena dei costruttori per portare avanti le future collaborazioni tra i costruttori dei due Paesi.  (Farnesina)

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Armenia: Monasteri e Khachkar (Politicamentecorretto 12.06.19)

Il giorno 8 Ottobre dell’anno del Signore 451 si inaugurò un imponente Concilio Ecumenico che per numero di partecipanti sarebbe stato superato solo dal Vaticano II più di un millennio e mezzo dopo. Il concilio di Calcedonia, città fondata dai greci e ora quartiere di Istanbul (Kadikoy), era stato convocato per definire dottrinalmente le due nature (umana e divina) del Cristo contro l’eresia monofisita che, esaltandone la natura divina, giungeva a negarne l’umanità. Il Concilio stabilì la retta dottrina, fu un successo di Papa Leone (che si ricorda anche per la leggenda secondo cui avrebbe fermato da solo le orde unne di Attila ad Aquileia), ma, purtroppo, non riuscì a stabilire l’unità dei Cristiani. Vescovi egiziani, siriaci, etiopici non riconobbero le decisioni mentre l’Armenia, che era stata invasa dai Persiani, non mandò nessun vescovo e non aderì al dettato conciliare.

Da quella data in poi la Chiesa armena andò prendendo le distanze dalle altre Chiese e quando Giustiniano, un secolo dopo, tentò un controllo più aggressivo del regno la spaccatura si approfondì irrimediabilmente, unendo motivazioni dottrinali e rivendicazioni indipendentiste. La Chiesa armena è quindi autocefala; dottrinalmente non è lontana, non si proclama e non è assolutamente monofisita, né dal cattolicesimo né dall’ortodossia (in passato si è tentato più volte una riunione) e ha sviluppato un apparato liturgico imponente e suggestivo. Penso sia importante tenere a mente queste scarnissime informazioni quando si visitano i monasteri armeni; sono tantissimi e hanno rappresentato per la storia di questo paese un momento fondamentale per la conservazione, l’approfondimento, lo sviluppo della cultura e dell’identità collettiva della popolazione.

Nei giorni che ho soggiornato nel Caucaso ne ho visitati molti e naturalmente non è il caso di descriverli a uno a uno, ma due particolarità vanno subito tenute presenti: i monaci non appartengono, come in occidente, a ordini con gerarchie separate ma rispondono, come quello che noi chiamiamo clero secolare, alle gerarchie territoriali e al Katholikòs; inoltre se i monasteri possono dare l’impressione di essere architettonicamente simili tra di loro, in realtà a fronte di queste similitudini si articolano profonde differenze. Le due cose sono collegate perché, al contrario che in occidente dove esistono caratteristiche artistiche legate ai singoli ordini (arte benedettina, cistercense, francescana ecc.), il monastero armeno appare espressione di una omogenea rappresentazione del mondo e della fede. Ciò che subito colpisce sono i colori. Tutti i monasteri sono realizzati con pietre vulcaniche nere e rosso scuro; il che dà un’impressione di austera bellezza; pochissime chiese hanno un’illuminazione artificiale e le candele, la semioscurità, la luce che penetra da un oculo posto sulle sommità delle cupola e dal portone d’ingresso donano a queste costruzioni una bellezza ascetica. Nessuna statua, rarissimi dipinti con notevole predilezione per la figura di Maria; sembra così esprimersi una religiosità forte, solida e con una grande sensibilità per un “sacro” profondamente altro, eppur vicinissimo.

A queste suggestioni vanno aggiunte alcune caratteristiche architettoniche. La pianta è sempre a croce greca orientata sull’asse est-ovest con l’altare rivolto a est, è costante un ambiente centrale delimitato da quattro colonne-pilastri su cui si elevano archi talvolta a tutto sesto, talaltra leggermente a sesto acuto. Mi sono chiesto la ragione per cui sono sempre e solo quattro i pilastri e penso che la soluzione mi sia venuta a Norawank nella Chiesa di Surb Astvatsatsin dove in un ambiente quasi sotterraneo (questa chiesa è stranissima, con una ripida scalinata esterna che percorre in diagonale la facciata ai due lati dell’ingresso conducendo al piano superiore, dov’è l’altare) gli archi non sostengono la cupola ma il tetto dell’ambiente sovrastante; qui in corrispondenza di ogni campata sono scolpiti i quattro simboli degli evangelisti, quindi probabilmente il motivo per cui tutte le chiese posseggono questa struttura è da rintracciarsi in un fondamento evangelico (cosa che il mio amico Roberto, da buon teologo, aveva subito compreso senza vedere i fregi).

Su questi archi insiste sempre una cupola divisa in spicchi dal numero variabile e all’apice si trova l’oculo, all’esterno la cupola non è mai visibile rotonda ma sempre coperta da elementi che la trasformano in un cono o piramide. Mi soffermo un attimo sull’oculo. E’ incredibile come il nostro occhio abituato, o accecato, dall’illuminazione artificiale sia comunque immediatamente suggestionato dall’illuminazione naturale. Le chiese sono abbastanza buie, anche come detto per le pietre usate, la luce che arriva dall’alto ha quindi un’importanza enorme e ho voluto visitare San Giovanni Illuminatore, bella chiesa del X secolo, nel monastero di Hagadzin in due momenti diversi. In un caso, col cielo coperto, entrava un chiarore diffuso che si riverberava sulle pareti senza che la luce s’imponesse con forza, anzi una sorta di aerea gentilezza sembrava caratterizzare tutto l’edificio, ma quando il sole brillava nel cielo senza nuvole la luce entrava con un fascio netto, deciso, tagliente e illuminava con irruenza la parte della chiesa che colpiva.

Se nel primo caso sembrava quasi di assistere a un alleggerimento dell’edificio, nel secondo c’era qualcosa di caravaggesco, metafisico, qualcosa che non poteva non evocare l’inizio del Vangelo di Giovanni (“In Lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre” 1,4-5). L’altare non è mai posto sotto la cupola ma al fondo del braccio contrapposto all’entrata e, particolare di notevole interesse liturgico, non è mai a livello del terreno ma sempre sopraelevato, quando addirittura posizionato in un altro ambiente a cui si accede dietro una parete divisoria. In tal modo risulta netta la separazione tra celebrante posto in alto e che dà le spalle ai fedeli e i partecipanti al rito in basso e sempre in piedi, o in ginocchio, ma mai seduti non essendovi banchi. Ho avuto modo di assistere al rito solenne a Echmiatsin, la residenza del Katholikòs, e colpisce il continuo canto che caratterizza il rito, ma anche in questo caso il rito ha modellato l’architettura perché queste chiese posseggono un’acustica straordinaria.

Al Monastero di Geghard, ponendosi al centro dell’ambiente, in corrispondenza all’oculo, il canto si spande per tutta la chiesa con una potenza e anche dolcezza che ha del commovente: non è solo forza, vi è in questo caso come un delicato e armonico crescere su se stesso della voce, un potenziarsi che ha dell’ineffabile, un’asciutta capacità di evocazione dell’Altro. Spesso le facciate delle chiese ricordano quel ruolo di cerniera tra oriente e occidente al quale si è già accennato. A Saghmosawank, realizzato nel XIII sec., il portale contiene in sé motivi orientali (stelle che richiamano quelle di David, un arco carenato) all’interno di una facciata in cui si presentano elementi, come l’arco a tutto sesto, che sembrano rimandare alla contemporanea arte europea. Mentre nella chiesa di Surb Karapet a Norawank l’ingresso è sormontato da una Madonna in trono con bambino che ricorda direttamente le sculture romaniche ma con in più un ricchissimo motivo floreale che avvolge le figure e che sembra evocare l’arte persiana. Si potrebbero aggiungere moltissimi altri elementi ma mi preme sottolinearne uno che non ha giustificazioni estetiche. 

Spesso nelle pareti posteriori delle chiese vi sono come delle nicchie che percorrono in tutta la sua altezza l’edificio: sono elementi antisismici che alleggeriscono la struttura dandole elasticità; rendono bene l’idea dell’ingegno armeno e del problema dei terremoti che hanno devastato a più riprese queste regioni. Un caso a sé per l’importanza e la storia del sito è quello di Khor Virap, vero e proprio monastero-fortezza a ridosso della frontiera turca e di fronte all’Ararat. Su queste colline vulcaniche il monastero è solo l’ultimo atto di una storia quasi trimillenaria. Se la chiesa Astvatsatsin risale al XVII sec. il sito era già utilizzato in epoca urartea (dal IX-VIII sec. a.C.), divenne poi la capitale del regno armeno col nome di Artaxata. Qui si combatté la battaglia decisiva tra Lucullo e Tigrane II nel 68 a.C. (partecipò alla campagna, secondo Appiano e Plutarco, un comandante di cavalleria di nome Pomponio, forse quindi qualcuno della mia famiglia era già stato in Armenia!), fu presa nel I sec. d.C. dal generale romano Corbulone e rimase capitale dal 189 a.C. al 428 d. C.: è difficile pensare un luogo dove la storia sia più presente.

Alcune riflessioni, in chiusura, sui Khachkar, le croci di pietra. Sono un prodotto tipico dell’arte armena e se ne vedono tantissimi, di tutte le dimensioni e tutti impressionanti, alcuni con il bordo superiore ripiegato su se stesso come protezione contro le intemperie (sono i più recenti); in essi si rende particolarmente percepibile quell’incontro con motivi orientali a cui spesso si è fatto cenno. Nel blocco di pietra rettangolare è incisa una croce che, nelle quattro estremità, tende a biforcarsi dando vita a motivi floreali o ispirati all’uva. Sotto la croce possono esservi altri motivi come rosoni o altre foglie che si dipartono dal basso. E’ un certosino lavoro di intaglio con decorazioni labirintiche, una ricerca dell’ornamento che vuole mostrare come dalla croce fiorisca la vita, come l’eternità (simboleggiata dal rosone o dal cerchio posto sotto la croce) si manifesti nella Croce stessa. I tappeti persiani con motivi floreali hanno un aspetto simile, ma qui è il simbolo del Cristianesimo ad essere fons vitae. E mentre nelle rappresentazioni della Passione spesso sotto la Croce si trova il Cranio (Golgota), qui è dall’eternità che promana la salvezza attraverso la Croce. Con i suoi ghirigori nella pietra, i suoi intarsi, i suoi giri, il suo intrecciarsi in percorsi senza fine e continuamente ripiegantisi su se stessi, il suo fiorire debordante da ogni limite, l’ornamento del Khachkar ci narra qualcosa di noi e del labirinto che in noi è e che noi siamo.

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Biblioteche ricolme d’odio (Osservatorio Balcani e Caucaso 11.06.19)

Quando Imran Gafarov, un georgiano della minoranza azera, si è imbattuto in un libro pieno di rivendicazioni territoriali e incitamento all’odio contro gli armeni nella biblioteca di Marneuli, una città a maggioranza azera nella regione Kvemo Kartli nel sud della Georgia, è rimasto senza parole.

“Ero nella biblioteca di Marneuli ed ho visto un libro intitolato ‘I monumenti dell’Azerbaijan occidentale’, scritto da Aziz Alakabarli. Ho pensato che fosse sui monumenti storici situati nell’ovest dell’Azerbaijan. Tuttavia, leggendo il libro, è diventato subito evidente si parlasse di monumenti presenti nel territorio dell’Armenia. Il libro era chiaramente ostile nei confronti degli armeni”, ha raccontato Gafarov ad OC Media.

Ci sono due copie di quel libro in biblioteca. Alla tredicesima pagina dell’edizione del 2006 vi sono rivendicazioni territoriali nei confronti dell’Armenia. Alla ventunesima pagina, l’autore sostiene che gli armeni avrebbero commesso genocidi contro gli azeri in quattro occasioni. L’edizione del 2007 contiene una mappa dell’”Azerbaijan occidentale” in cui i luoghi situati in Armenia sono scritti nelle loro varianti linguistiche azere.

La biblioteca contiene altro materiale propagandistico che può essere diviso in tre categorie: incitamento all’odio diretto verso l’Armenia e gli armeni, sostegno al separatismo e alle rivendicazioni territoriali nei confronti dell’Iran e propaganda a favore della famiglia ‘regnante’ in Azerbaijan, gli Aliyev.

Una retorica carica di odio

In ‘Terre georgiane-azere’, l’autore, Eldaniz Ibrahimov, non dichiara apertamente il suo scopo, ma emerge evidente un sottile messaggio per spingere gli azeri che vivono Georgia alla richiesta di indipendenza. Nonostante il libro sia dedicato apparentemente ai monumenti dell’Azerbaijan, prende avvio con un discorso del 1918 fatto dall’allora Presidente del Parlamento della Repubblica dell’Azerbaijan, Alimardan Topchubashov: “Non vi è nulla di tanto flessibile e mutevole quanto la politica. Le nostre speranze di vivere in un periodo di libertà e indipendenza si stanno concretizzando. Non abbiamo mai perso la speranza. Abbiamo sempre creduto che il nostro popolo potesse vivere liberamente e che avremmo fatto qualsiasi cosa per ottenere l’indipendenza. Non abbiamo mai abbandonato quest’impresa e non lo faremo mai perché riconosciamo che niente supera questa fortuna”.

Alla nona pagina del libro, l’autore dichiara ciò che segue: “Alcuni interessanti ricerche vengono ogni tanto pubblicate in merito agli azeri della Georgia. Le loro vite, i loro problemi e le situazioni che vivono sono argomenti rilevanti per i media dell’Azerbaijan. I mass media, inclusi i siti online, dedicano un posto speciale al tema degli azeri che vivono in Georgia. Tuttavia, questo non basta. Le nostre mani dovrebbero costantemente posarsi sul pulsare di Borchali [nome storico di alcune zone dell’area di Kvemo Kartli] dal momento che questa regione ha molta importanza per noi”.

Queste sezioni del libro non sono state incluse nelle traduzioni russa e inglese.

Nella stessa biblioteca, il quarto volume della serie “Gli armeni e i fatti” contiene incitamento all’odio più o meno ad ogni pagina. A pagina 1.925, gli armeni vengono descritti come “zingari” e “schiavi”: “Gli armeni sono dei nuovi arrivati in Turchia e nel Caucaso e hanno trovato terre perfettamente abitabili. Hanno approfittato dell’ospitalità dei popoli turchi e hanno deciso di stabilirsi permanentemente qua. Ciò nonostante, non sono riusciti a liberarsi dei loro costumi da zingari e sono diventati i burattini politici degli stati più forti. Sono diventati gli eterni nemici dei signori di cui erano i sudditi”.

Le pagine 1.942 e 1.943 sono piene di retorica d’odio: “Arriverà il tempo in cui gli armeni saranno maledetti dall’umanità e ricordati dagli studiosi, dai viaggiatori e dalle figure storiche come una tribù di ipocriti, pericolosi, immorali, perfidi che distorce la storia e cambia i nomi dei monumenti, dei siti storici e dei luoghi appartenenti ai turchi rendendoli armeni”.

Vi sono anche un numero considerevole di pubblicazioni che sostengono rivendicazioni separatiste contro l’Iran, come i lavori del poeta Khalil Rza Uluturk. La maggioranza di questi libri propagandistici è stata pubblicata su commissione del ministero della Cultura e del Turismo dell’Azerbaijan.

Lana Khashalashvili, direttrice della biblioteca, ha dichiarato ad OC Media di non essere stata a conoscenza della presenza di discorsi inneggianti all’odio nei libri. “Quando la libreria aveva aperto da poco, l’Ambasciata dell’Azerbaijan ha regalato 800 libri in lingua azerbaigiana. Noi non abbiamo l’autorità di controllare questi libri perché consideriamo la biblioteca come un archivio. Non abbiamo il potere di togliere nessun libro dalla lista”.

“Solo un archivio”

Nel febbraio del 2009, il quotidiano azerbaigiano 525-ji Gazet ha riportato che il ministero della Cultura e del Turismo dell’Azerbaijan aveva inviato una quantità rilevante di libri alla biblioteca del Parlamento nazionale della Georgia, all’Università statale di Tbilisi, al Centro culturale azero e alle librerie azere e ad altre istituzioni.

Secondo 525-ji Gazet, la collezione dei libri inviati includeva titoli quali “Heydar Aliyev e la cultura”, “Il protettore della nostra cultura e gemme culturali”, i libri di Ali Eyvazov “Umanesimo e missione di carità” e “Terrorismo armeno”.

Nel dicembre 2009, il servizio in azero di RFE/RL Radio Azadlig ha riportato che la Biblioteca nazionale dell’Azerbaijan aveva spedito 3488 libri in Georgia. Questi libri sono stati distribuiti alle istituzioni di formazione e alle biblioteche. Uno dei libri inviati alla Biblioteca parlamentare nazionale della Georgia era “Il conflitto in Karabakh. Una storia breve” a firma di Akif Naghi. Nel preambolo del libro si afferma che si “presentano i fatti su carattere, aggressività ed espansionismo degli armeni contro il popolo azero fin dal lontano passato”. Dalla prima fino all’ultima pagina, il libro è ricco di insulti diretti al popolo armeno.

La biblioteca contiene inoltre libri che glorificano la famiglia reggente in Azerbaijan.

Secondo il direttore della libreria, Levan Taktakishvili, tutti i libri sono trattati in egual modo e la libreria è considerata un semplice archivio.

“Non è giusto demonizzare collettivamente persone innocenti”

Nonostante Ahmad Imamguliyev, un georgiano della minoranza azerbaigiana militante del partito d’opposizione Partito Georgia Europea, non abbia letto i libri da noi citati, ha dichiarato ad OC Media che l’utilizzo dell’incitamento all’odio è inaccettabile: “È normale dare risposte decise se qualsiasi stato attua politiche sporche. Tuttavia non è giusto demonizzare collettivamente persone innocenti. Epiteti rudi diretti a singoli gruppi nazionali sono inaccettabili. Per esempio, possiamo dire che lo stato russo è un aggressore, ma non abbiamo il diritto di usare certi appellativi per le persone di nazionalità russa”.

Ciò nonostante, Imamguliyev non crede che tali libri possano provocare odio tra le minoranze etniche che vivono in Georgia. A suo avviso questi libri non sono letti da molte persone e tali minoranze etniche in Georgia hanno sempre avuto relazioni amichevoli.

“Lo stato dovrebbe prevenire che certi libri siano portati in Georgia”

Aida Taghiyeva, un’attivista della società civile, georgiana della comunità azerbaigiana, ritiene che i libri che contengono odio dovrebbero essere rimossi dalle biblioteche. “È semplicemente sbagliato riferirsi ad un popolo come ‘rozzo’ o ‘ipocrita’. Lo stato dovrebbe evitare che certi libri arrivino in Georgia”, ha dichiarato ad OC Media.

Secondo lei questi libri hanno un “effetto psicologico” sugli azeri che vivono in Georgia. “Come risultato della pressione esercitata dall’Azerbaijan, circa l’80% degli azeri che vivono in Georgia ora prova un certo odio per gli armeni. Nonostante non sia evidente in superficie, si percepisce in certi contesti. Libri del genere rinforzano questa pressione”, ha sottolineato Aida Taghiyeva.

Ha inoltre affermato che questa pressione è parte della strategia politica azerbaigiana. “Il governo dell’Azerbaijan ci vede come parte di loro. Avere azeri in Georgia pieni d’odio contro gli armeni è a loro molto utile. Se un conflitto scaturisse qua, loro li utilizzerebbero a loro vantaggio”, ha detto aggiungendo però che la Georgia comprende che l’Azerbaijan ha sofferto molto durante la guerra. “Abbiamo sempre condannato il genocidio a Khojali e ci rammarichiamo per quello. Ciò nonostante, la giustizia non nasce dall’odio e tutto ciò non significa che dovremmo essere nemici degli armeni in Georgia. Persone innocenti che hanno vissuto nel periodo della guerra non dovrebbero essere prese di mira. Coloro che vivevano in Georgia, in larga parte, non hanno partecipato al conflitto. Questi problemi non dovrebbero essere risolti da noi, ma tra gli stati”.

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Primo business forum Italia-Armenia (Aise 11.06.19)

EREVAN\ aise\ – Grande successo per il primo Business Forum Italia-Armenia, appena concluso a Yerevan che ha visto la partecipazione del Primo Ministro Nikol Pashinyan e del Ministro dell’Economia Tigran Khachatryan. L’iniziativa promossa dall’Associazione nazionale costruttori edili (ANCE) e dall’Oice è stata organizzata dall’Ambasciata italiana a Yerevan e dall’Agenzia ICE.
Il Primo Ministro armeno, nel suo intervento ha rivolto un invito a tutti gli imprenditori italiani presenti a cogliere le opportunità offerte dallo sviluppo in atto nel paese e a essere parte attiva della sua ascesa economica, sottolineando come essa sia una priorità del Governo, sostenuta finanziariamente anche dalle principali istituzioni internazionali (UE, ADB, BERS, BEI, UNDP).
La nutrita partecipazione di aziende alla sessione dei B2B e B2G (circa 200 incontri previsti) a margine del Forum è senz’altro un segno tangibile del rilevante interesse a creare nuove partnership in questo mercato, ha sottolineato l’Ambasciatore italiano Vincenzo Del Monacointervenendo ai lavori del Forum.
L’Armenia, a dispetto delle sue dimensioni può essere considerata, a pieno titolo, una nazione globale grazie ad una numerosissima ed influente comunità di espatriati ed è stata definita “Paese dell’anno” dalla rivista The Economist quale destinazione di investimenti esteri.
Il Consigliere Vincenzo Ercole Salazar Sarsfield della Farnesina, che ha guidato la delegazione imprenditoriale, ha sottolineato come le imprese italiane abbiano diverse carte da giocare in Armenia per collaborazioni win-win nei settori oggetto del Forum: connettività, efficienza energetica, waste management, smart citie, trasporto urbano e recupero del patrimonio storico.
In occasione del Business Forum, è stato sottoscritto un Memorandum d’Intesa tra l’ANCE e l’Associazione armena dei costruttori per portare avanti le future collaborazioni tra i costruttori dei due Paesi. (aise) 

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